Dopo l'ennesimo caso di pedofilia nel clero, don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente, proponiamo una bellissima omelia del Vescovo S. Ecc. Mons. Alfonso De Galarreta, che propone con forza e sapienza la vera natura del Sacerdozio Cattolico, non quello partorito dal pernicioso Concilio Vaticano II, che questa lettura sia di edificazione per tutti coloro che amano la Vera Santa Chiesa e non quella falsa prodotta dal modernismo durante l'ultimo Concilio...durante la S. Messa per le ordinazioni sacerdotali
della Fraternità San Pio X
a Ecône, il 27 giugno 2008
Ecône: Ordinazioni, 27 giugno 2008
| Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Così sia. Eccellenze, cari confratelli, cari ordinandi, miei carissimi fratelli, quando si consideri qual è il pensiero della Santa Chiesa, sia nelle Sacre Scritture, specialmente in San Paolo, o nella Tradizione, che è come condensato nel Pontificale Romano, si constata che è vero: Monsignor Lefebvre, il nostro santo fondatore, è stato il servitore fidelis et prudens, fedele e prudente, e si potrebbe benissimo aggiungere: forte, valente, che non ha fatto altro che trasmetterci con fedeltà ciò che aveva ricevuto dalla Santa Chiesa, e cioè il vero Sacerdozio cattolico. | ![]() |
E cioè che dobbiamo fare della Santa Messa il centro, il cuore della nostra vita spirituale, della nostra vita sacerdotale, della nostra vita. È dalla Messa, dalla Santa Messa, dalla celebrazione della Santa Messa che dobbiamo attingere, trarre, tutte le grazie per la santificazione personale e per la santificazione dei fedeli. Questo significa che alla base della santificazione vi è la Santa Messa. È proprio questo che ci ha detto Mons. Lefebvre.
In seguito, occorre che noi si compia il nostro dovere di mediatore con la preghiera. Vi è una mediazione del sacerdote per mezzo della preghiera, sia pubblica sia privata. Certo, la Liturgia, è chiaro, ma anche la vita di preghiera personale, privata. Il sacerdote è ordinato ad una mediazione tra Dio e gli uomini. In altre parole si tratta di una preghiera di domanda, di intercessione, di mediazione, di riparazione, di espiazione, e soprattutto di propiziazione.
Nostro Signore stesso ha detto ai suoi Apostoli, nel Vangelo di San Giovanni: " Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga ". E Nostro Signore aggiunge: " perché tutto quello che chiederete al Padre Mio nel mio nome, ve lo conceda ". Dunque, vi è quanto meno un ufficio di intermediazione per mezzo della preghiera. Potente ufficio, compito del sacerdote, simile a quello di Mosè, per esempio, nel Vecchio Testamento, quando ottenne il perdono del popolo con la sua preghiera. O quando ottenne la vittoria nella battaglia, nella misura in cui pregò per il popolo. Un potere simile a quello di Elia, di aprire o chiudere il cielo, le grazie del cielo. Ed è Nostro Signore stesso che ci ha dato l’esempio. Monsignor Lefebvre parlava di Nostro Signore come fosse sempre in preghiera. Egli è il modello della preghiera sacerdotale per eccellenza. E la preghiera sacerdotale per eccellenza è ancora la Santa Messa. È proprio questo dunque l’esempio che abbiamo ricevuto da Nostro Signore, è questa la meditazione. Allo scopo di rendere propizio Iddio, non solo per la Chiesa, per i Cristiani, ma per il mondo. Come dice San Giovanni Crisostomo, si è costituito per pregare per tutto il mondo.
Ora, Nostro Signore nella Santa Messa è il sacerdote. È l’oblazione. È il sacrificio. È la vittima. E allora vi è una duplice imitazione. Noi dobbiamo cercare di assomigliare ogni giorno di più a Nostro Signore Sacerdote. Quindi, nella Sua santità, nella ricerca che Egli ha fatto in tutto il tempo della Gloria di Dio. Tutto è ordinato alla Gloria del Padre. E anche nella Sua cura per la Salvezza delle ànime, nella Sua Misericorda. Santità, Gloria di Dio, Misericordia.
Ma noi dobbiamo anche conformarci a Nostro Signore vittima, oblazione, sacrificio.
Ora, il sacrificio implica sempre una distruzione. Esso è necessariamente una distruzione, una morte, misticamente parlando. Soprattutto alla Messa. Ed è soprattutto all’esempio della Messa che dobbiamo attingere questo spirito che è il vero spirito sacerdotale. E per dirla con parole semplici, è là che dobbiamo accettare le sofferenze con gioia, volentieri. Le avversità, le difficoltà, le incomprensioni, le miserie… La lista delle sventure dell’uomo è molto lunga. È dunque questo che bisogna assumere, accettare con rassegnazione di soffrire la Croce. Non si può evitare di sentire la Croce come una Croce. Diversamente non sarebbe più una Croce. In unione con Nostro Signore, viverla in Lui, per tutto il bene di cui abbiamo bisogno, e per i peccatori, e per la Santa Chiesa. Io penso che sia questo il culmine della vita sacerdotale, il fiore, o piuttosto il frutto.
Si deve predicare secondo l’insegnamento della Tradizione. Secondo la predicazione tradizionale, che è il criterio e la norma della Fede. Il primo e il principale criterio della Fede.
Si chiede giustamente di non adulterare la Fede. Ed egli consiglia a Timoteo: " Abbi come modello le sante parole che hai ascoltato da me nella Fede e nella Carità di Cristo ". L’insegnamento puro, perfetto. E aggiunge: " Conserva il prezioso deposito della Fede, per mezzo dello Spirito Santo, che abita in noi ". Quindi il sacerdote riceve lo Spirito Santo, specialmente nel Sacerdozio, al fine di conservare questo insegnamento, questa Tradizione, al fine di insegnarla, di predicarla. Sono questi i criteri della cattolicità. Ricordatevi le parole di San Paolo nella Lettera ai Galati: " Se anche noi stessi o un angelo del cielo", quindi chiunque sia, un sacerdote, un vescovo o un cardinale o un papa " vi predicasse un Vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, che avete ricevuto, sia anàtema ". Il criterio della Fede cattolica e della predicazione del sacerdote è la Tradizione. La conformità con la Tradizione della Chiesa cattolica. E noi facciamo sempre appello a questo. È questo che fa la nostra forza. Noi non facciamo un magistero " al di sopra del magistero del Papa". Noi facciamo appello al magistero del Papa e all’insegnamento costante, alla Tradizione della Chiesa cattolica, che è al di sopra di noi e al di sopra del Papa.
Dunque, attiene a quest’obbligo predicare per difendere i fedeli da ogni contaminazione dottrinale. Il sacerdote deve lottare contro gli errori e contro i falsi dottori. Contro le eresie e contro gli eretici. Perché è il guardiano delle verità di Fede, per prima cosa. Ma è anche il guardiano del Bene delle ànime. Di cui il primo è giustamente questa Verità in loro, la Fede cattolica. San Paolo è molto esplicito a questo proposito.
Ricordatevi: " Ti scongiuro ", dice a Timoteo, " davanti a Dio e a Nostro Signore Gesù Cristo: annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, esorta, convinci, rimprovera, con ogni magnanimità e dottrina". Il che non significa con pazienza. Certo, ci vuole pazienza con i fedeli o con i colpevoli, per correggerli. Ma egli qui non ne parla, dice che bisogna farlo con pazienza perché è difficile, è una sofferenza, è un combattimento. Ed egli annuncia ? ed è il testamento spirituale di San Paolo ? egli ricorda che verranno tempi in cui gli stessi Cattolici si allontaneranno dalla Verità e volgeranno le loro orecchie alle favole. È su questo allora che il sacerdote deve vigilare. "Sopporta la sofferenza. Adempi il tuo ministero. Fai opera da evangelista ". Dunque è proprio un dovere questa salvaguardia della Fede e delle ànime. E si devono denunciare gli errori, le eresie, ma anche i fautori degli errori e delle eresie. E questo, evidentemente, suppone la forza. Nella misura in cui la battaglia, la crisi, durano, sono soprattutto la nostra pazienza e la nostra forza ad essere messe alla prova. È per questo che San Paolo dice a Timoteo: " E tu, uomo di Dio, combatti la buona battaglia della Fede ". E per San Paolo si tratta di una buona battaglia, non di una cattiva battaglia. Ma allora bisogna battersi, bisogna lottare. E per questo è necessario che noi si sia forti nella Fede. E San Paolo ricorda a Timoteo che con l’imposizione delle mani noi non abbiamo ricevuto uno spirito di timidezza, e cioè di timore, ma uno spirito di forza, di carità e di saggezza. Egli dice prima di tutto " di forza ".
In altri termini, non si può cercare di costruire l’edificio mistico che è la Chiesa cattolica al di là del solo fondamento che è Nostro Signore Gesù Cristo. Colui che costruisce su un diverso fondamento, costruisce un edificio puramente umano. E, come vediamo oggi, umanista. Dunque per prima cosa, il sacerdote nel suo Sacerdozio, in tutta la sua vita, nel suo apostolato, deve fondare tutto su Nostro Signore Gesù Cristo in quanto base.
Ma, al tempo stesso, Nostro Signore dev’essere il fine di tutti i suoi sforzi. Poiché noi siamo costituiti allo scopo di omniainstaurare in Christo ? instaurare tutto in Cristo.
Instaurare tutto, restaurare tutto, riunire tutto ? come dice il greco ? in Nostro Signore Gesù Cristo. Quindi il fine dell’apostolato, il fine del Sacerdozio, il fine della Santa Chiesa, è Nostro Signore Gesù Cristo. È di fondare tutto su Nostro Signore Gesù Cristo. Ispirare tutto a Nostro Signore. Il sacerdote non può avere altro desiderio, altra volontà, che quella di consacrare la sua vita, tutta la sua vita, tutti i suoi sforzi, tutto il suo lavoro per far sì che Nostro Signore Gesù Cristo sia tutto, in tutto e in tutti. Voglio dirlo un po’ come Sant’Agostino: Nostro Signore dev’essere tutto in tutto e in tutti. Ma dev’essere tutto Nostro Signore: la Sua dottrina, il Suo Sacerdozio, la Sua grazia, il Suo sacrificio, la sua Regalità, la Sua Chiesa, la Sua Santissima Madre. Tutto Nostro Signore.
Poi dev’essere Nostro Signore per tutti. Per tutti. Giustamente, non v’è salvezza al di fuori di Nostro Signore. Non v’è altro nome per il quale possiamo salvarci. E dunque si tratta di un dono, e al tempo stesso di un’esigenza. Dunque, Nostro Signore per tutti. Non solo per i Cattolici o per gli altri che praticano bene il loro culto. Ebbene, no! Nostro Signore è per tutti.
Poi occorre ordinare tutto a Nostro Signore. Tutto per Nostro Signore. San Paolo è chiaro: " Tutto è per voi, voi siete per Cristo e Cristo è per Dio". Ecco la volontà di Dio, del Padre. Che tutto sia ricondotto a Dio, al Padre stesso per Nostro Signore Gesù Cristo.
Poi non si predica più la Verità. Si è in cerca della verità. E allora, il principale mezzo di apostolato è il dialogo. Cos’ha a che vedere con la vocazione del sacerdote? Che deve predicare, e predicare la Verità. Insegnare. E secondo la Tradizione. E vediamo come ciò che è veramente una cattedra di Verità, di Saggezza, divenga, nei migliore dei casi, una cattedra di confusione. E nel peggiore dei casi una cattedra di terrore. È terribile. È a questo che assistiamo. Il Sacrificio della Messa è assolutamente sminuito, sfumato, oscurato. Al punto che diviene perfino un ostacolo per la Fede, per la Grazia di Nostro Signore. Per il vero spirito cattolico e cristiano che è fondato sulla Croce e sul Sacrificio della Croce. È terribile. La Scrittura dice, parlando dei figli di Elia: " I loro peccati erano molto gravi, poiché allontanavano gli uomini dal sacrificio". I loro peccati erano gravi e sono stati condannati da Dio. E Sono morti a causa di ciò.
| E questo, in ogni caso, dimostra l’importanza e la necessità delle consacrazioni. Poiché se noi abbiamo compiuto quest’atto delle consacrazioni, è giustamente per la sopravvivenza del Sacerdozio cattolico. Dunque oggi noi rivendichiamo le consacrazioni. Noi rivendichiamo quest’atto. Ma non come se fosse una sorta di ribellione contro l’autorità, o contro l’autorità del Papa. Vale a dire che non rivendichiamo quest’atto nella sua apparente disobbedienza. Al contrario, lo rivendichiamo nella sua reale resistenza. Nella misura in cui abbiamo compiuto quest’atto semplicemente allo scopo di salvaguardare il Sacerdozio cattolico. E chi dice salvaguardare il Sacerdozio, dice salvaguardare la Fede cattolica. E la Chiesa cattolica. E dunque noi rivendichiamo la figura di Sua Eccellenza Monsignor Marcel Lefebvre. È in questo contesto che la sua figura emerge, con la mole di un gigante. Poiché Monsignore è stato, quanto meno, il principale salvatore della Tradizione. E spesso ci si dice: " Siete lefebvriani ". E noi diciamo sempre: " Non siamo lefebvriani, siamo Cattolici ". | ![]() Da sinistra a destra: S. Ecc. Mons. De Castro Mayer S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre S. Ecc. Mons. Bernard Tissier De Mallerais S. Ecc. Mons. Richard Williamson S. Ecc. Mons. Alfonso De Galarreta S. Ecc. Mons. Bernard Fellay |
Ma io sottolineo anche che noi siamo discepoli di Monsignor Lefebvre, e ne siamo molto fieri. Poiché non bisogna sempre entrare nella logica, nella semantica dei nemici. Certo, " Lefebvriani " è dispregiativo. Vuol dire che saremmo Cattolici perché lefebvriani. Ebbene, no. È perché siamo Cattolici, e Mons. Marcel Lefebvre era molto cattolico, che noi siamo discepoli di Monsignor Marcel Lefebvre. E al contrario, oggi la gente crede perché obbedisce. Non obbediscono perché credono. Questo non significa avere la Fede soprannaturale, significa avere l’obbedienza.
Voi siete Cattolici se obbedite. Non se credete. Ora, l’obbedienza è una conseguenza della Fede. Quindi, se noi abbiamo seguito quest’uomo, salvatore della Tradizione, è perché egli era veramente Cattolico. Ma, detto questo, precisato questo, noi rivendichiamo la sua figura. Siamo ben felici di aver condiviso questa battaglia. E saremo ben felici di continuare ancora questa battaglia. E di condividere le sofferenze, le pene, le avversità e, se volete, le dichiarazioni e perfino le condanne che egli ha patito. Noi non ci vergogniamo del Vangelo di Nostro Signore. Noi non ci vergogniamo di Nostro Signore Gesù Cristo. Non ci vergogniamo della Fede cattolica di sempre. Non ci vergogniamo della Chiesa cattolica di sempre. E quindi non arrossiamo per Monsignor Marcel Lefebvre.
Riflettete su tutto quello che abbiamo detto. È impossibile.
Allora, evidentemente, la nostra risposta va piuttosto in direzione di ciò che abbiamo già chiesto. Di ciò che chiediamo da lungo tempo, le tappe con i preamboli. Che eventualmente sfoceranno in una discussione, in un confronto. Teologico. Più che teologico, meglio, dottrinale. Più che dottrinale, del magistero, E più che del magistero, della Fede. E questa è la sola via che siamo pronti ad accettare. La sola via che chiediamo. Evidentemente la risposta della Fraternità va in questa direzione. E andrà in questa direzione.
Ecco. Ve li ho proposti in ordine decrescente. Secondo me. È una mia congettura, che faccio a mie spese.
Ecône: Ordinazioni, 27 giugno 2008




Poi non venga a dire il card. Bagnasco,con voce addolorata e con omelie lamentose alla tettamanzi, che non ci si aspettava una cosa del genere !
RispondiEliminaDove vive il card Bagnasco? In Italia ? Dove ha fatto il seminario? Va nei seminari qualche volta?
Conosce la situazione dei seminari ? Non ha alcuna scusa!
Questa è un'altra triste realtà-effetto della situazione dei seminari ecclesiastici
dove non viene fatta alcuna scrematura dei candidati al sacerdozio.Dall'altra nei seminari neocatecumenali si propagano le eresie conciliari contrarie alla dottrina di sempre.
Possibile che tal don Seppia abbia un tatuaggio sulla spalla e nessuna visita medica l'abbia notato?
L'ha fatto dopo, da sacerdote?
Comunque il vizio della droga non è certo cosa recente ed è indice di grave incuria del
direttore del seminario che dovrebbe essere dimissionato immediatamente e disposta una verifica sulla gestione del seminario da cui è uscito don Seppia.
Altrochè continuare imperterriti ad accogliere eberi e massoni in Vaticano dispensando sorrisi
come se tutto andasse bene....
Come dice mons. Williamson:"Similmente, la Chiesa odierna nel suo insieme è marcia nella misura in cui il conciliarismo la pervade tutta..."
Un OT. Guardate i consultori nominati questa mattina per il Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione. Non vi piaceranno, almeno uno.
RispondiEliminaCome si può ancora dire che non vi sia piena sintonia fra Chiesa e CNC?
per me è la conferma della realtà. Posso esserne anche contento, voi meno, però tutto ora torna. Pian piano sta arrivando il momento per tutti di definre le proprie scelte.
A proposito Mardunolbo, complimenti per il coraggio che hai avuto a postare il commento sull'Osservatorio. ma non è che quell'argomento possa ricevere molta attenzione, perchè non è "funzionale" all'obiettivo.
Per A.Rita e Gialuca:
Che cosa state aspettando? Ci siamo intesi vero? leggi la mail....