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martedì 6 giugno 2017

Non ci si può scordare di tutto ciò...

È visione generale consolidata e di buon senso che se tutta la Chiesa accetta l’elezione di un papa senza fiatare, senza sollevare sospetti sul conclave elettore, l’elezione è da ritenersi valida. Ma non è nessun dogma.
Infatti, la Bolla «Cum ex apostolatus», di Papa Paolo IV, definisce che non vale questo generale riconoscimento se si scopre che il «papa eletto» era deviato dalla fede prima di tale elezione. Allora il conclave che lo ha eletto, anche se avesse avuto l’unanimità dei cardinali, va ritenuto nullo, non avvenuto, con la conseguente nullità dell’eletto alla carica. Si trattava, perciò, di un chierico deviato occulto, che riuscì ad ingannare i cardinali sulle sue condizione di uomo fedele e lucido, non deviato da eresie (come il modernismo, né da sette massoniche).
Tale tipo di «papa» poteva e può ingannare i cardinali e la moltitudine per qualsiasi durata di tempo, ma non il Signore, da Chi proviene immediatamente l’autorità pontificale, mai da loro avuta. Basta considerare la loro opera di continua e crescente demolizione della Chiesa.
È appena uscito a Roma un libro che tratta dei «papi» eletti in questo modo. Un libro «sui generis» perché è una raccolta di scritti contrari alla certezza generale della legittimità dei «papi conciliari»: «La Chiesa Tradita – scempio della Fede Latina, di Michele Arcangelo, pubblicato da BastogiLibri (Esoterica-massonica). In esso sono riprodotte pagine di altri libri, come sia del noto «Nichitaroncalli – Controvita di un papa», di Franco Bellegrandi.
Poiché il tema del nuovo libro è il grande tradimento alla Chiesa, che si perpetua nell’apatia generale, ne parliamo qui, ritornando sulla spaventosa realtà dello scempio per corrompere la fede, in atto in Vaticano dall’elezione di Roncalli a quella ancora più bislacca di Bergoglio.pio per corrompere la fede, in atto in Vaticano dall’elezione di Roncalli a quella ancora più stramba di Bergoglio.

domenica 30 aprile 2017

"Uscite da essa, o popolo mio, affinché non vi associate ai suoi stessi peccati e non siate colpiti dai suoi stessi flagelli. Ché sono giunti fino al cielo i peccati di lei; si è ricordato Dio delle sue iniquità".

NEL SUO 1º «MAESTRO» ROMANO SI SVELÒ LA «GESTA DELL’ANTICRISTO BABILONICO»!

Ivo Marsaudon, il suddetto frammassone Francese ed autore, sostenne anche che Angelo Roncalli, Antipapa Giovanni XXIII, divenne un massone di trentatreesimo grado durante la sua esperienza in Francia come nunzio. Maria Ball Martinez scrisse che, dalle loro postazioni, le guardie repubblicane Francesi notarono "il nunzio, Roncalli, lasciare la sua residenza in abiti civili per frequentare gli incontri serali del Giovedì della loggia massonica del Grande Oriente di Francia. Mentre un tale drammatico conflitto di lealtà snerverebbe qualunque uomo medio, sia egli un Cattolico od un frammassone, Angelo Roncalli sembra avere addomesticato la questione." 

[12] Maria Ball Martinez, Il minare la Chiesa Cattolica [The undermining of the Catholic Church], 1999, Hillmac, Messico, pagina 117.

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Qualcuno mi dirà, ma con tanti gravi problemi vissuti oggi, devi sempre tornare a parlare del chierico mediocre ed equivoco Roncalli divenuto «papa santo»? Sì, lo devo, perché dalla prima menzogna nel massonica nel Luogo Santo deriva necessariamente tutta la confusione morale nel mondo, fino al dominio della «grande meretrice assisa su acque copiose destinata a perdizione»!
Il fatto è che tutti i problemi umani e sociali sono derivati da guai di segno religioso e soprattutto se riguardano la Chiesa di Dio e la rappresentanza della Sua Autorità in terra; essa è ordinata al bene del’uomo, se manca o peggio, se è alterata, allora il male e la menzogna si diffondono ovunque, senza la voce di un giudice moralmente superiore che le possa frenare; peggio, con la presenza di voci d’apparenza papale o superiore essi sono accelerati. Vedi Bergoglio e i birilli europei nel caso delle migrazioni forzate e molto altro che rovina l’Europa e il mondo!
Allora riprendo proprio dall’inizio: dalla banda dei quattro modernisti a Roma
Nel suo libro «I quattro del Gesù. Storia di una eresia», Giulio Andreotti racconta la saga di un gruppo di seminaristi, di cui è sorto uno che fu lo strumento per l’introduzione dell’eresia nella Sede Romana.
Ecco i nomi di tali deviati, di cui uno fu capace di realizzare tale sortilegio: Angelo Roncalli, Giulio Belvederi, zio della moglie di Andreotti, Alfonso Manaresi ed Ernesto Buonaiuti erano quattro seminaristi, stretti da amicizia e dalla comune visione religiosa modernistica.
Gli ultimi due hanno portato le loro idee eretiche così avanti da essere censurati e scomunicati (Manaresi e il Buonaiuti). Belvederi e Roncalli furono invece salvati dai loro protettori, nel caso di quest’ultimo dall’allora vescovo di Bergamo Giacomo Radini Tedeschi, in odore di modernismo. Un altro compagno di Roncalli a Bergamo fu Nicola Turchi, che tradusse in italiano lo storico Duchesne, anch’esso censurato.
Negli anni precedenti l’evento di Fatima, si diffondeva nei seminari cattolici la turpe deviazione modernistica, giustamente condannata dal Papa San Pio X. La sua natura eterodossa derivava dall’eresia consistente nel separare la Religione dalla Storia, che equivale pure a separare la Fede dalla vita civile e dal destino dell’uomo.
Un suo vettore futuro sarebbe il professor Roncalli, futuro Giovanni 23, quello che avrebbe archiviato nel 1959 la terza parte del Segreto della Madonna di Fatima come inopportuna; attitudine ostile allo spirito cristiano, che ritiene prezioso ogni segno celeste e molto grave la responsabilità di testimoniarlo appena esso è riconosciuto dalla Chiesa come un nuovo divino intervento nella storia della vita umana in terra.

Tali segni illuminarono la storia della Chiesa di Dio, fin dalla sua origine, aiutando a identificarla correttamente; confortando e sostenendo i fedeli nelle prove che essa sempre attraversò, Sì . Il cristiano legge la storia dell’umanità alla luce di Gesù Cristo, sua ragione e guida; ricordandosi innanzitutto che il mondo fu creato per essere l’impero dell’Uomo-Dio e della sua Chiesa, la cui missione è salvare gli uomini attraverso il culto del Bene, del Vero, del Bello – in Dio Uno e Trino.
Poiché la fede in Dio e l’amore per i Suoi disegni avveratisi nella storia sono intimamente legati, si sa che la visione storica modernista, per cui la religione va asservita alla mentalità e ai bisogni sociali ei tempi, come accusato nella «Pascendi», spegne il soprannaturale della Storia, e così anche la fede, facendo dimenticare il fine della vita dell’essere umano. È il tentatico di escludere Dio dalla Storia umana!
Poiché tutto ciò riguarda Roncalli, di cui è possibile dimostrare che era pervaso da una mentalità modernista, che da nunzio e patriarca non nascondeva e nemmeno più la sua vicinanza alla Massoneria, la conclusione è ovvia: l’apparato clericale del tempo di Pio XII era composto in buona parte da modernisti camuffati o da chierici ciechi di fronte ai veri pericoli.

domenica 16 aprile 2017

"Il grido lacerante dell’Uomo-Dio attraversa le tenebre della storia dell’uomo decaduto; è l’ora culminante dell’agonia in cui Gesù Cristo assume tutti i peccati che devastano l’anima umana".

LA DIVINA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Quando si medita sulla somma violenza e intensità dei dolori sofferti dal Signore nella Sua Passione, dall’Agonia nell’Orto di Getsemani alla Morte, si capisce che solo l’Amore divino poteva sopportarli con quelle santissime parole.
E come non meditarla sempre, specialmente ora che conosciamo particolari medici di quelle laceranti sofferenze fisiche, che ci hanno aperto le porte della salvezza?
Per avvicinarle, cominciamo dalle ricerche mediche del chirurgo e medico legista francese Pierre Barbet, per cui «si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia… Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l’anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione».
«Gesù entrato in agonia nell’orto del Getsemani – scrive l’evangelista Luca – pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, l’angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiac­ciato Gesù. Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudori­pare… 


 Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra… E Gesù s’è sentito abbandonato perfino dagli apostoli addormentati, e sa che sarà tradito da Giuda.

venerdì 10 marzo 2017

«Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’Anticristo»...



Sono sempre più quelli che vorrebbero rinviare Bergoglio ai suoi pascoli. Aspirazione giusta e saggia, ma impossibile nel pesante quadro degli inganni e tabù in corso.
Per superarli ai dovrebbe affrontare una cupa realtà che si può esprimere nella questione:
Il cattolico di questi tempi é ancora capace di capire il significato della virtuale presenza dell’Autorità di Dio per il bene e l’ordine in terra? Se lo fosse, sarebbe pure sgomento della Sua radicale lunga assenza precedente all’attuale «papa conciliare»! Sarebbe allora, capace di vedere, con gli occhi della fede, il vuoto spaventoso riguardante il Soglio di San Pietro, causa del sommo inganno del nostro tempo e d’ogni altro perfido inganno.
Parliamo della Sede della Verità occupata dal 1958 da chierici che, alieni alla Fede cattolica, inoltrano la fede conciliare ecumenista, a fatale danno dell’unica Chiesa della Fede in Gesù Cristo Re.
Eppure non mancarono gli avvisi maternali sulla perdita della fede a partire dal vertice della Sede romana Il 19 settembre 1846 a La Salette la Madonna profetizzò: «Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’Anticristo». Nel 1917, la Madre di Dio a Fatima segnalò che tale crollo fatale sarebbe più chiaro nel 1960.

La situazione attuale conferma quanto avvisato pure a Fatima da Maria, Regina dei Profeti, con la visione simbolica del massacro del Papa cattolico con tutto il suo seguito. La visione sarebbe più chiara da quando nella Sede di Roma subentrò il modernista Roncalli, Giovanni 23. Ciò fu possibile col voto in un conclave che ora il cattolico può e deve considerare nullo, in vista del falso e del male introdotto da G23 nella Chiesa. Costui riuscì ad ingannare i cardinali elettori sulle sue intenzioni col suo giuramento di fedeltà pontificale. Ma non ingannano le sue opere di segno modernista e massonico: “Li conoscerete dalle loro opere”, è il giudizio insegnato da Gesù.

venerdì 3 marzo 2017

La Babilonia Satanica Modernista...



 SUICIDIO ASSISTITO DELLA BABILONIA ROMANA DI PAGLIA E FANGO

Nessuno creda che mi metterò a parlare delle squallide questioni in voga sul suicidio personale e altro. Penso che quello che ci deve interessare è la matrice di tanto squallore, mascherato di libertà e dignità umana … di perdersi in eterno. Per salvare da tale perdizione il Signore è venuto per spartire la vita in questo mondo, fatta di fatiche, lacrime e sangue, ma che superata nel suo corso, può offrire la vera libertà, che è il desiderio di conoscere e arrivare alla Verità.
Pertanto il Signore creò la Chiesa, depositaria del Suo Sacrificio, che raccolse tutti i dolori, fatiche, lacrime e sangue, dovuti agli errori e peccati degli uomini. A noi spetta onorarlo con amore e riconoscenza per beneficiare di quel riscatto di cui non saremmo mai capaci da soli. Perciò parto sempre dalla questione principale.
La missione della Chiesa è, quindi, l’insegnamento di questa partecipazione nell’onore e amore di Cristo Signore, gloria di Dio e speranza nostra in mezzo ai molti deliri e delitti umani, da testimoniare per carità, affinché siano evitati, mentre preghiamo di esserne preservati, sempre nel Sacrificio affidato alla Santa Chiesa, fortezza della fede (Dn). Quando manca la sua difesa nel Santuario è l’ora di tutte le abominazione della desolazione finale. Ci siamo?
Ecco su cosa vigilare, coscienti che già avvenne l’abbandono della sua difesa, e che ora continua nella Sede che era della Chiesa, ora occupata da altri per avviare lavori di demolizione ecumenistica, accompagnate da profusi e scandalosi  casi di «communicatio in sacris». Ma per le questioni gravi della società sono cani muti.

Lavori in corso ma tenuti segreti?
Sembra che le trame per l’aggiornamento bergogliento della liturgia sia roba segreta, conosciuta solo attraverso voci nei corridoi vaticani. Ma il fatto che circolino è solo un segnale che si vuole andare oltre lo scempio che si conosce dal 1967 del «novus ordo missae» NOM! Si tratterebbe de una commissione mista di cattolici, luterani e anglicani il cui lavoro sarebbe coperto da silenzio stampa! Ma come, abbiamo foto di Paolo 6 con la sua commissione di protestanti di allora, e la promessa della sua evoluzione continua per mettere a punto una messa a cui sia possibile la partecipazione di tutte le confessioni «cristiane»; gli ortodossi sono caso aparte.

«L’ipotesi prevede una prima parte di liturgia della parola, che non presenta problemi; dopo il riconoscimento dei peccati, e la richiesta di perdono a Dio, e la recita del Gloria, ci sarebbero le letture, e il Vangelo.
«Sarebbe allo studio il problema del Credo. Le Chiese protestanti, pur riconoscendo il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, recitano di preferenza il Credo apostolico. La Chiesa cattolica li alterna. In fondo neanche questo punto dovrebbe costituire un problema maggiore.
«Così come la presentazione delle offerte, anche se da studiare con attenzione, non sembra offrire ostacoli maggiori al progetto. [L’offertorio è già stato liquidato dal NOM].
«Il nodo centrale è quello dell’eucarestia. La visione cattolica dell’eucarestia differisce profondamente da quella luterana e di altre confessioni protestanti. E naturalmente la liturgia in questo momento così fondamentale, in cui per i cattolici avviene la transustanziazione (non così per i riformati) non può non essere diversa per i diversi celebranti.
«Ma come celebrare una liturgia comune dividendosi chiaramente, nell’enunciazione, proprio al culmine dell’evento? Una delle possibili soluzioni prospettate sarebbe il silenzio. Vale a dire che dopo il Sanctus, nel momento in cui normalmente durante la Messa vengono pronunciate le parole: “Padre veramente Santo …” i celebranti potrebbero tacere, ciascuno ripetendo mentalmente la ”sua” formula. La parola torna a regnare nella congregazione con la recita del Padre Nostro. Non è chiaro poi come si dovrebbero formare le file per ricevere l’eucarestia.
«Ecco, questo è quanto abbiamo sentito, e riferiamo. Una parziale conferma che ci sono, da qualche parte, dei lavori in corso, l’abbiamo avuta da questo articolo di Luisella Scrosati, su la Bussola Quotidiana, in cui si parla di un escamotage “trovato” nel Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, allora presieduto dal Cardinale Kasper, con il quale si riconosceva la validità dell’Anafora di Addai e Mari (preghiera eucaristica della Chiesa assira d’Oriente, più conosciuta come Chiesa nestoriana). Una preghiera che non conteneva le parole della consacrazione, “se non, come afferma il documento del 2001, ‘in modo eucologico e disseminato’, cioè non in modo esplicito (“Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue”), bensì ‘sparse’ nelle preghiere che compongono l’anafora. Sarebbe perciò utilissima come principio giustificativo di una nuova preghiera eucaristica senza parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti”. Quella liturgia era dedicata solo alla Chiesa caldea e alla Chiesa assira, nel caso che ci fossero problemi pastorali. Ma figuriamoci se un dettaglio così minuscolo può avere peso nella febbre ecumenica attuale. De minimis non curat praetor…»

Parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti?
Ma se da sempre la Chiesa del Signore è di scandalo per le religiosità umane! Si vergognavano i preti di Essa. Ecco che oggi sono molti dei suoi consacrati a volersi liberati proprio di quanto dava forza, ragione, difesa della vita nella Unam Sanctam. Che cosa rimane a loro? Fantasmi di paglia per il gran fallò della fine dei tempi! Erano liberi di suicidarsi, hanno fatto di questa libertà per l’inferno, un pegno da insegnare alle masse incretinite e apostate quanto loro!
In verità, la domanda da porsi per quelli che sperano vedere un giorno la Chiesa restaurata in una Cristianità che converte e salva, è semplice: – Quali furono i veri tarli che hanno minato le sue difese? La risposta viene dai Concili Ecumenici, ma più ancora dall’azione di Papi Santi.

venerdì 9 dicembre 2016

Articolo per le “vedove ratzingeriane”...

Le troppe “vedove ratzingeriane” leggano e traggano profitto…
L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Questo 2016 si chiude ancora all’ombra sinistra di due guerre senza fine. Le abbiamo descritte nell’articolo precedente, ma per i cattolici è sempre bene approfondire le sue radici religiose, da dove spunta ogni male nella società umana. Se non lo fa direttamente, lo fa minando le difese della Verità, come sia la fortezza del Sacrificio perpetuo menzionato dal profeta Daniele e ricordato da Gesù stesso come segno della fine.
Qui un breve approfondimento sarà fatto con riferimento alla «lezione di Ratzinger», allineato in pieno alla giustificazione di Lutero, tesi con cui Bergoglio imperversa sempre più.
Lo faremmo seguendo quanto pubblicato dal vaticanista Sandro Magister: « Joseph Ratzinger torna in cattedra; Non la cattedra di vescovo di Roma, ma quella di professore di teologia. Una inattesa lezione del papa emerito sulle questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi. Sì, ma a controsenso del pensiero cristiano di sempre.
  • «ROMA, 18 marzo 2016 – Il testo di Joseph Ratzinger di cui sotto sono riprodotti i brani salienti non è inedito. Era già stato letto dal suo segretario Georg Gänswein durante un convegno organizzato a Roma dai gesuiti della Rettoria del Gesù, tra l’8 e il 10 ottobre 2015, mentre in Vaticano era in corso il sinodo sulla famiglia. Ma fino a due giorni fa questo testo, che ha la forma dell’intervista, era noto soltanto a pochissimi. Mentre ora sta per uscire in un libro che raccoglie gli atti di quel convegno. Mercoledì 16 marzo il quotidiano “Avvenire” ne ha anticipato ampi stralci, rivelando anche il nome dell’intervistatore. E poche ore dopo “L’Osservatore Romano” l’ha pubblicato integralmente: «La fede non è un’idea ma la vita. Intervista al papa emerito Benedetto XVI Il tema del convegno era tipico della Compagnia di Gesù: “Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali”. E gesuita era anche l’intervistatore, Jacques Servais, belga, discepolo del grande teologo Hans Urs von Balthasar. Ma da questo Ratzinger ha preso spunto per mettere a fuoco le questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi, a partire da ciò che egli definisce “drastici capovolgimenti della nostra fede” e “profonde evoluzioni del dogma”, con le drammatiche “crisi” che ne conseguono. Senza esitare a liquidare come “del tutto errata” alla luce della teologia trinitaria una tesi che ha modellato per secoli la predicazione della Chiesa, quella secondo cui “il Cristo doveva morire in croce per riparare l’offesa infinita che era stata fatta a Dio e così restaurare l’ordine infranto”.
  • «Anche sul binomio giustizia / misericordia Ratzinger ha parole illuminanti (!), con un brevissimo rimando a papa Francesco sul quale hanno fatto leva gli adulatori dell’attuale pontefice, prontamente zittiti da “L’Osservatore Romano”… Se è Dio a doversi giustificare – Ecco dunque tre brani salienti di questo testo, che è il più ampio fin qui scritto da Ratzinger dopo la sua rinuncia al papato. Il testo era originariamente in lingua tedesca, ma è stato reso pubblico in italiano, tradotto dall’intervistatore con la revisione ultima dello stesso papa emerito.

venerdì 4 novembre 2016

I PONTIFICATI ANTICRISTICI CONCILIARI...

di Arai Daniele

Siamo al viaggio più emblematico del pontificato anticristico; questo in cui Bergoglio compare in Svezia per commemorare, insieme ai luterani, 500 anni della falsa Riforma di quel monaco agostiniano angosciato che fu Martin Lutero, vissuto e morto sublimando la crapula secolare e religiosa. Una visita internazionale voluta vistosa e solo per finta controcorrente, perché non rompe nemmeno con i tabù già «lavorati» dai predecessori conciliareschi e da prelati diversi, eminentissimi nelle eresie che accelerano in varie lingue con la solita ipocrisia conciliare.
Perciò attenzione, le critiche a quest’ennesima buffonata della bacata mente bergogliosa non è da contare come voce nuova nel nuovo Vaticano; la sbragata riabilitazione di Lutero era già avvenuta apertamente con Giovanni Paolo 2º di ignea memoria, che si era limitato ad andare al tempio luterano di Roma, dove l’ho visto arrivare anche un po’ prima dell’ora programmata!
La Sede era già scandalosamente vacante nel 1983, quando Karol Wojtyla, detto papa Giovanni Paolo 2º e pure «santo subito» (la fretta è d’obbligo) scrisse un speciale messaggio a un altro grande dell’olimpo di là giù, il cardinale Giovanni Willebrands, presidente dell’allora nuovo segretariato per l’unione luterana dei cristiani, per i 500 anni dalla nascita di Lutero: “In questa occasione numerosi cristiani, specialmente di confessione evangelico-luterana, ricordano quel teologo che, alla soglia del tempo moderno, ha in modo sostanziale contribuito al radicale cambiamento della realtà ecclesiale e sacrale occidentale. Il nostro mondo fa ancora oggi l’esperienza del suo grande impatto sulla storia”.


Sottolineava: “per la Chiesa cattolica il nome di Martin Lutero è legato, attraverso i secoli, al ricordo di un periodo doloroso e, in particolare, all’esperienza dell’origine di profonde divisioni ecclesiali. Per questa ragione, il 500° della nascita di Martin Lutero deve essere per noi motivo di meditazione, nella verità e nella carità cristiana, su quell’avvenimento gravido di storia che fu l’epoca della Riforma. Perché è il tempo che, distanziandoci dagli eventi storici, fa sì che essi siano spesso meglio compresi ed evocati. Pertanto, note personalità e istituzioni della cristianità luterana hanno indicato l’opportunità che l’anno dedicato a Lutero sia improntato a un genuino spirito ecumen[ist]ico e che il discorso su Lutero contribuisca all’unità dei cristiani. Accolgo con soddisfazione questa intenzione e vi scorgo un invito fraterno per giungere insieme a un’approfondita e più completa visione degli avvenimenti storici e a una riflessione critica sulla molteplice eredità di Lutero”.
È curioso questo ripensamento – solo in apparenza tardivo in rapporto al Vaticano 2, perché in verità è fondamentale per la nuova «unità e libertà» conciliari che mette in primo piano quello che unisce, declassando quanto divide, dai Sacramenti ai dogmi mariani.

sabato 8 ottobre 2016

"viviamo nel contrasto abissale tra i Papi della Fede, della Giustizia e della Cristianità, con gli anticristi conciliari che vogliono la resa all’Islam o alla violenza comunista".


L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

 La battaglia navale di Lepanto, del 7 ottobre 1571, si svolse all’insegna del Santo Rosario e Il trionfo fu attribuito all’intercessione della Vergine Maria, per cui san Pio V, nel 1572, istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, trasformata da Gregorio XIII in «Madonna del Rosario». La vittoria nel corso della politica europea ha assicurato un altro secolo di Cristianità contro la secolare pressione musulmana.
Questa è continuata e riprese forze nel settembre 1683 mirando la presa di Vienna in un scenario politico-militare terribile per la Cristianità sconvolta dalla Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), «guerra di religione» continuata come disputa di dominio tra la Francia dei Borbone e gli Asburgo dall’autorità imperiale. La vergogna per l’Europa cattolica, è stata allora l’alleanza del cardinale Richelieu coi protestanti, avendo foraggiati d’oro lo svedese Gustavo Adolfo per sconfiggere i poteri della parte germanica, devastata e divisa politicamente fra cattolici e protestanti.
Tali divisioni favorirono l’egemonia della Francia di Luigi XIV (1638-1715), aspirante della corona imperiale. Il tal senso non esitò a cercare l’alleanza degli ottomani. indifferente agli ideali della Cristianità. Nel mio «Nella profezia di Fatima… il mistero dell’altra Roma», tratto brevemente del caso per il fatto di quel Re aver ricevuto la grazia di una «Richiesta-Offerta» del Sacro Cuore. Purtroppo non l’ha considerata.
Ecco che la storia di questi ultimi secoli è la misera storia di una Europa che rifiutò le benedizioni del Cielo per ambire a quella autonomia nel progresso che produsse la presente decadenza e oscena sudditanza europea ad ogni diavoletto e anticristo. Ma ciò servirà qui, ancora per spiegare che se c’è la presenza del Papa nulla è perduto. Infatti, sul finire del secolo l’Europa cristiana era ripiegata da divisioni religiose e lotte dinastiche, rendendola oltremodo vulnerabile a un’invasione turca.

L’impero ottomano aveva ormai conquistato territori balcanici fino alla pianura ungherese. L’avanzata finale era prevedibile e infatti il Gran Visir Kara Mustafà, forte anche della neutralità dovuta alla spregiudicata politica anti-asburgica di Luigi XIV, approfitta del momento di confusione in cui versava la Cristianità per armare la grande offensiva puntando alla capitale imperiale, Vienna.
Questa volta i Turchi sarebbero passati alla larga della ancora temibile Repubblica di Venezia, che malgrado la caduta di Candia nel 1669, era stata la sola a contende le isole dell’Egeo e i territori in Grecia e di Dalmazia. L’altra resistenza poteva venire, come è venuta dalla cattolica Polonia, a cui era stata sottratta nel 1672 la Podolia in quella che poi sarebbe parte dell’Ucraina odierna. A questo punto i tamburi di guerra cominciarono a suonare nel gennaio 1683 a Istanbul, punto di partenza dell’immenso esercito messo in marcia verso il cuore dell’Europa attraverso l’Ungheria.
L’obiettivo turco portato avanti da Kara Mustafà e del sultano Maometto IV era allora, come è oggi, di creare una grande Turchia europea e musulmana con capitale Vienna. Il progetto allora di presentava ancora più accessibile, visto la debolezza della ridotte forze imperiali rinforzate solo da milizie ungheresi guidate dal duca Carlo V di Lorena. Qui si deve ricordare la campagna di resistenza intrapresa dal venerabile padre cappuccino Marco da Aviano. Fu l’inviato del Papa Innocenzo XI presso l’Imperatore il grande predicatore della crociata anti-turca, in Nome della Madre di Dio, la cui effigie fino al tempo di Hitler rimase nella bandiera austriaca.
L’8 luglio 1683 il minaccioso esercito ottomano dall’Ungheria parte verso Vienna e il 13 luglio cinge l’assedio, dopo aver devastato i territori attraversati col saccheggio di città chiese e conventi e massacrando e schiavizzando quei popoli cristiani. In vista dell’invasione imminente l’’imperatore Leopoldo I lascia la città per raggiunge Linz. La situazione per la resistenza sembra disperata di fronte al temibile pericolo turco.
Tornano a suonare ovunque le campane dell’«arrivano i turchi», già suonate nel secolo precedente. Si cerca di mobilitare quanto resta delle risorse militari imperiali, e l’imperatore invia messaggi per cercare di raccogliere le forze dei principi, anche protestanti e chiede l’intervento immediato dell’esercito più vicino, quello polacco. Era il gioco la salvezza dell’Europa cristiana e il Papa era all’avanguardia dell’appello generale, ormai inutile verso la Francia e qualche altro.



Il Papa, il beato Innocenzo XI, ancora da cardinale, Benedetto Odescalchi, aveva da tempo seminato per la Santa Sede una politica europea e orientale, soprattutto dal 1676, e che il quell’ora drammatica ha dato frutti con lui eletto Papa col nome di Innocenzo XI. Beatificato, nel 1956 da Papa Pio XII, e l’unico papa tra San Pio V e San Pio X. Le sue doti politiche come custode del grande spirito crociato, ispirò una politica tesa a creare un sistema di equilibrio fra i principi cristiani per indirizzare la loro politica estera contro l’impero ottomano. Tante questionI poco ricordate, ma che lo rese ammirato perfino dal non cattolico WInston Churchill.
Il Pontefice, da cardinale si guadagnò il titolo di “padre dei poveri”, ma era pure un abile politico della diplomazia pontificia impegnata a conciliare i contrasti europei, per esempio dell’Austria con la Polonia, del Brandeburgo protestante e con la Russia ortodossa, difese perfino i giusti interessi dei protestanti ungheresi contro il locale episcopato. La difesa dell’Europa dall’Islam doveva precedere le divisioni locali della Cristianità. Così, davanti alla minaccia ottomana del 1683, riuscì a essere l’anima di una coalizione cristiana, trovando i mezzi in Europa per finanziare le truppe e pagare dei cosacchi dell’esercito polacco, che ebbero un ruolo importante nello scontro.

domenica 2 ottobre 2016

Mons. Castro Mayer: "La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente ai Vaticano II con le sue eresie, non e né può essere la Chiesa di Cristo".




L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

ln un vecchio articolo su (si si no no a. X n. 8) era stata puntualizzata la situazione nella Chiesa in riferimento a gravi questioni di Fede, semplicemente accantonate in Vaticano. Siccome, nonostante la loro gravità, si voleva mettere a tacere i problemi crescenti, due Vescovi hanno insistito nel riparlarne in pubblico. Riassumiamo brevemente i fatti principali.
Allora era da più di 15 anni che Arcivescovo Marcel Lefebvre, denunciava errori contro la Fede di una «profondità inimmaginabile». Come unica risposta aveva ricevuto dalle autorità della Chiesa solo isolamento ed un’invalida ed illegale sospensione «a divinis».

Un altro insigne Vescovo, Sua Ecc. za Mons. Antonio de Castro Mayer, dal 1970 aveva presentato alla S. Sede studi e scritti sugli stessi errori contenuti in recenti documenti ecclesiali. Anche a lui nessuna risposta, ma isolamento.
Ad accrescere la situazione balorda era il fatto che gli errori denunciati dai due Presuli erano già stati condannati dai Magistero della Chiesa prima del Vaticano 2. Quindi, ubbidire alle autorità che imponevano documenti ecclesiali del genere, rifiutandosi di chiarirne errori e ambiguità, significava disubbidire a tutto il Magistero precedente che, nella sua legittimità e continuità, proviene da Dio. Si doveva davvero comprovare la pertinacia di tali «papi»?
Come previsto non soltanto dai due Vescovi di cui sopra, ma anche da vari Cardinali e Vescovi, Sacerdoti e dotti laici del mondo cattolico, le gravi deviazioni dalia Fede, conseguenti agli errori denunciati, producevano malefici frutti tanto nella Chiesa quanto nella società. La vasta assuefazione ai cambiamenti proposti dalle autorità ecclesiali allora rivelava una generale cecità sulle questioni di Fede e un concetto alienante di ubbidienza, estraneo a quello esposto dalia dottrina cattolica. Era in gioco la cecità di fronte ad ogni menzogna, anche politica.
Infatti, la gente crede, e glielo si lascia credere, in una illimitata infallibilità e perfino indefettibilità del Papa nei più svariati campi, contro la sana dottrina per cui il Romano Pontefice è infallibile solo quando definisce come Dottore universale e supremo questioni di Fede e di Morale. Ma qui si taceva sulla responsabilità dei cattolici che, appartenendo ali’unica Chiesa e professando la vera Fede per grazia di Dio, non saranno discolpati dall’aver accolto promotori di errori ed eresie sparsi a piene mani da chi appariva loro superiore in autorità. In tal senso, ben grave è la responsabilità di quelli che si dicono eredi dei due Vescovi.
Come insegna San Tommaso, i fedeli partecipano dell’infallibilità «in credendo», poiché la Fede infusa da Dio in modo perfetto nell’uomo imperfetto, è accompagnata dai doni necessari perché egli la possa preservare riconoscendo tutto ciò che la insidia e costituisce adulterio con il mondo: la Chiesa, «Sposa di Cristo, che non può adulterarsi, è incorrotta e pudica; conosce una casa sola, custodisce con casto pudore la santità di un solo talamo» (San Cipriano, De cath. Eccl. unitate 6, cit in Mortalium Animos). Dal Papa non possono venire atti o documenti che, pur senza la nota d’infallibilità, inducano all’errore, all’eresia e alla corruzione del peccato.

domenica 25 settembre 2016

EZECHIELE (7):«Figlio dell’uomo, riferisci: così dice Dio, mio Signore, alla terra d’Israele: la fine!"...

 Fonte: Agere Contra...


L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Vi è il momento storico, descritto da San Paolo, in cui tutti hanno ugualmente peccato in rapporto al Verbo di Dio rivelato: può non essere questo che si vive oggi con la contaminazione religiosa provocata dalla generale apostasia delle nazione una volta cristiane? Un’apostasia che resta decisamente marcata dall’adulterio ecumeno-ecologista vissuto con la nuova «religione di Assisi», ormai consolidata nel suo globale abominio, dilagante e infestante.
Ma l’apostasia di quella Roma che si presenta ancora come nuova Israele, la Chiesa Cattolica, viene, come in uno specchio, ripetuta in modo simile nella vecchia Gerusalemme aperta agli idoli. Quale sarà il risultato di quanto è offesa a Dio e si ripete ovunque con la scusa di arrivare alla miglior convivenza, alla sicurezza e alla pace. Quale pace avranno?
Conferenza interreligiosa di capi spirituali orientali e giudei
Per la prima volta nella storia di Israele, il Ministero degli Affari Esteri di Israele, in collaborazione con l’American Jewish Committee e il Consiglio mondiale dei leader religiosi ha tenuto una conferenza presso l’Università Ebraica di Gerusalemme per creare un partenariato tra le grandi religioni orientali e l’ebraismo: «Antiche tradizioni, realtà contemporanee – un incontro dei leader religiosi di Israele-Asia». Tale conferenza pionieristica, ha avuto luogo tra il 11 e il 15 settembre, e ha visto la partecipazione di 20 importanti personalità spirituali delle grandi religioni orientali: induismo, buddismo, taoismo, religione Sikh, il giainismo, shintoismo, zoroastrismo, a cui parteciparono israeliani, inclusi rabbini da tutti i rami del giudaismo.
La conferenza interreligiosa a Gerusalemme, ufficialmente sponsorizzata dal governo israeliano apre formalmente Israele alla spiritualità orientale. Gli altri due principali sponsor sono: Il Consiglio Mondiale dei Leader Religiosi, che si descrive come “un appello alle Nazioni Unite e alle sue agenzie nel mondo, gli stati-nazione e altre organizzazioni internazionali, offrendo saggezza e risorse collettive di tradizioni religiose per risolvere gravi problemi globali.”
La conferenza ha affrontato problemi e le preoccupazioni comuni per i leader spirituali di Israele e della religioni orientale: Lo scopo della religione nella società moderna, la protezione dei pianeta Terra, i diritti individuali e una società giusta e il posto di leadership religiosa nel progresso del benessere globale e della pace. I leader religiosi hanno incontrato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Gli ebrei diventano ora noti per la loro attrazione verso la spiritualità orientale, che porta all’invenzione del termine “Bhu-ebrei” (BU-ebrei), riferito agli ebrei che praticano il Buddismo. Non dimostra ciò che gli ebrei restano spiritualmente affamati? Dopo aver sperimentato l’attrazione per il buddismo e altre religioni orientali, come accade in Europa tempo fa, dove andranno? Una unione tra ebraismo e altre religioni orientali può portare qualche risposta spirituale? Quale Dio è quello delle religiosità globale? Induismo, Buddismo, Taoismo, religione Sikh, giainismo,  shintoismo, zoroastrismo, possono essere sufficienti a soddisfare il loro spirito e salvare? Continueranno a escludere proprio la Fede nel Messia rivelato nel loro Antico Testamento, il Verbo di Dio incarnato, che è nato, insegnato e fatto miracoli in quelle terre? Ma c’è di peggio!


Denuncia dell’apostasia di Assisi che compie 30 anni
Lettera di S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre, fondatore della Fraternità San Pio X, inviata a sette cardinali per la condanna della giornata di preghiera per la pace promossa da Giovanni Paolo II ad Assisi per il 27 ottobre 1986

Ecône, 27 agosto 1986
Eminenze,
Di fronte agli eventi attuali nella Chiesa e di cui Giovanni Paolo II è autore, in previsione di ciò che si propone di fare a Taizé e a Assisi nel prossimo mese di ottobre, non posso fare a meno di indirizzarmi a voi per supplicarvi, in nome dei numerosi sacerdoti e fedeli, di salvare l’onore della Chiesa umiliata come non lo è mai stata nel corso della sua storia.
I discorsi e gli atti di Giovanni Paolo II al Togo, in Marocco, in India, alla sinagoga di Roma, suscitano nei nostri cuori una santa indignazione.
Cosa possono pensare di questo i Santi e le Sante dell’Antico e del Nuovo Testamento? Cosa farebbe la Santa Inquisizione se esistesse ancora? È il primo articolo del Credo e il primo comandamento del Decalogo che sono derisi pubblicamente da colui che è seduto sulla Cattedra di Pietro. Lo scandalo è incalcolabile nelle anime dei cattolici.
La Chiesa è scossa nelle sue fondamenta. Se la fede nella Chiesa Cattolica, unica arca di salvezza sparisce, è la Chiesa stessa che scomparirà. Tutta la sua forza, tutta la sua attività soprannaturale ha per base questo articolo della nostra fede.

venerdì 19 agosto 2016

Gli eretici modernisti non hanno in se il potere di "Giuristizione" ma solo il potere dell'Ordine, sempre che siano Consacrati col vero rito Cattolico, in definitiva i cosidetti Pontefici Conciliari sono Canonicamente Nulli...







Arai Daniele

Per l’attuale orribile situazione della Chiesa e del mondo Dio offre una soluzione attraverso Maria. Ma spetta agli uomini prima capirla e poi accoglierla. Essa dipende della presenza di un vero Papa, inviato dal Signore. Infatti, nei momenti più cruciali per la vita della Cristianità sulla terra, i Papi hanno giudicato essere giunto il tempo stabilito dalla Provvidenza per proclamare solennemente la posizione privilegiata della Vergine Maria nell’economia della salvezza.
Il Vescovo Antonio de Castro Mayer ricordava l’importanza dei dogmi mariani per affrontare anche le più gravi questioni civili ricorrendo alla mediazione umana più potente presso Dio, quello della Vergine Madre. Perciò riteneva urgente il dogma ancora da proclamare della Mediazione universale di Maria per un’immensa conversione nei nostri tempi. E ecco cosa il maligno sussurra per impedirla in questi tempi: ipotesi teologali!
In realtà, il mondo ha beneficiato negli ultimi duecento anni di apparizioni della Madonna, legate a questa luminosa e fattiva mediazione. Per molti cattolici sembra però che, di fronte ai guai più inenarrabili creati dalle deviazioni del Vaticano 2, la situazione rovinosa della Chiesa renda ormai scaduto il tempo per ricorrere alla luce di certezze dogmatiche ancora da definire.

 GLI ULTIMI DUE USURPATORI ERETICI MODERNISTI TRAVESTITI DA PONTEFICI...
 
Eppure, se la Chiesa non ha definito la natura teologica degli interventi offerti dalle apparizioni mariane dei secoli moderni è perché assillata proprio dalla scristianizzazioni i cui effetti esse servivano a ammortizzare con miracoli e nuovi devozioni. Si pensi alla Medaglia miracolosa portata a Rue du Bac a Parigi alla vigilia del governo massonico di Luigi Filippo d’Orleans nel 1830 e la miracolosa conversione del Ratisbonne nel 1842 a Roma. Il fatto è che negli ultimi due secoli gli errori rivoluzionari si sono moltiplicati minando la fede della Chiesa, mentre le sue difese sono state abbattute, specialmente attraverso la rivolu­zione conciliare romana, sotto dei «papi», piuttosto procaci anticristici.
Se l’obiettivo era togliere di mezzo il Papa, abbattendolo nell’animo, e infine nella persona; uccidere il Papato per estinguerne la missione di conversione, essa si dimostra compiuta. Questo piano è stato portato avanti dalla Rivoluzione francese in poi, in un crescendo. Perciò anche gli ausili straordinari dati attraverso la Madonna per impedirlo anticiparono le fasi del piano in un crescendo: a Rue du Bac, a la Salette, a Lourdes e finalmente a Fatima.

domenica 14 agosto 2016

S.E. Mons. Castro Mayer :“La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente al Vaticano II con le sue eresie non è, né potrebbe essere, la Chiesa di Gesù Cristo".


 TORMENTATO CORSO DELL’IPOTESI TABÙ SUL PAPA ERETICO

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Con piacere segnalo la pubblicazione del libro «IPOTESI TEOLOGICA DI UN PAPA ERETICO» (Edizioni Solfanelli, 2016) dello studioso brasiliano Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, traduzione italiana della Iª parte del contenuto del lavoro accordato e seguito da Sua Ecc. Mons. Antonio de Castro Mayer (in foto).
Tale studio occupa una posizione di rilievo nella storia della Chiesa della nostra epoca per l’importanza del tema trattato in tempo opportuno (1970), pur da posizione isolata e controcorrente, ma, principalmente, per la parte essenziale che ha avuto in esso il preclaro Vescovo di Campos d’illustre memoria, Antonio de Castro Mayer.
A causa dell’amicizia filiale che mi lega all’illustre prelato, così come all’amicizia con l’Autore, sono stato in grado di aggiungere informazioni importanti sulla questione. Esse furono in parte pubblicate a suo tempo dal quindicinale  “sì sì no no”, del 30 giugno 1983.
Infatti, tale lavoro è stato scritto secondo lo stesso Mons. Castro Mayer: “a quattro mani”. Arnaldo si era recato alla Sede episcopale di Campos, dove ha redatto il lavoro seguito dal Presule che poi ha voluto mettere per scritto che la sua proprietà è del dott. Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, membro della TFP.

Qui seguirà quanto ho pubblicato allora sul sì sì no no, che non solo riguarda il corso del lavoro – inviato già nel 1970 a tutti i vescovi brasiliani – ma nel 1974, insieme a due altri lavori, a Paolo 6, che non ha mai risposto alle gravi questioni di Fede lì esposte.
Nel gennaio 1974 Sua Ecc.za Mons. Antonio De Castro Mayer, allora Vescovo di Campos (Brasile), inviava a Paolo VI, la lettera, che di seguito rendiamo nota.
Vi erano allegati tre studi dei quali il quindicinale pubblicò il secondo, sulla libertà religiosa.
«E’ una documentazione di tangibile attualità e di estremo interesse, ai fini della comprensione di un pontificato, le cui scelte disastrose gravano tuttora sulla Chiesa nelle loro amarissime conseguenze. Basta leggere poche righe per capire che gli scritti di Mons. De Castro Mayer non hanno niente in comune con gli appelli emotivi o le proteste avventate: è un successore degli Apostoli che cosciente della propria responsabilità si rivolge al successore di Pietro per esporgli gravissime obiezioni fondate su argomenti inoppugnabili. Si avverte che la devozione verso il Santo Padre quasi lo fa tremare, ma non lo trattiene per questo dall’esporre con serena fermezza il Suo dissenso da atti pontifici che compromettono le radici stesse della Fede cattolica, apostolica, romana.
La lettera di Sua Eccellenza Castro Mayer non ebbe mai altra risposta che questa, trasmessa il 22 marzo 1974, tramite il Nunzio Apostolico Carmine Rocco: «Le lettere dei 25 gennaio u. s. dirette all’Eminentissimo Card. Baggio e a Sua Santità Paolo VI, insieme con gli studi fatti da Vostra Eccellenza, sono pervenute a destinazione».
 Sul contenuto degli studi scese il silenzio più impenetrabile: in questo modo semplicistico l’Autorità decaduta credeva di risolvere la scottante questione. Né la gravità delle obiezioni dottrinali né l’affanno di un Vescovo costretto a dissentire dal Papa per rimanere fedele a Cristo, alla Chiesa, alle anime, poterono indurre Paolo VI a lacerare quello schermo dietro il quale amava celare il suo vero volto.
Eppure, come risulta dalla lettera a Mons. Antonio De Castro Mayer era stato espressamente ordinato in nome del Santo Padre di manifestare in tutta libertà le ragioni del suo dissenso. ln realtà Paolo VI (o chi per lui) voleva soltanto accertare fin dove si sarebbe spinta la resistenza dell’allora Vescovo di Campos. Già negli anni settanta, allorché a quest’ultimo era stata attribuita una rigorosa analisi teologica sulla possibilità di un Papa eretico e sul nuovo Ordo Missae, il Secretario di Stato Card. Jean Villot e il Cãrd. Sebastiano Baggio erano intervenuti personalmente, non per chiarire questioni dottrinali ma per assillare il Vescovo dissenziente con raccomandazioni di «riserbo e discrezione che s’impongono».
Ora, nella lettera che accompagna i tre studi Mons. A. De Castro Mayer assicurava il suo “riserbo” e manifestava l’intenzione di non rendere pubblico il suo dissenso. Tanto bastava a Papa Montini e ai montiniani. Tutto il resto: l’integrità della Fede, la fedeltà alla Tradizione cattolica, la sofferenza di tutti coloro che, come Mons.Castro Mayer, si sentivano lacerati tra l’ubbidienza alla Chiesa e l’ubbidienza non dovuta, ma pretesa, ad un corso ecclesiale in rotta con la Fede e la Tradizione immutabili della Chiesa, tutto questo poco interessava a chi aveva messo il proprio io al posto di Dio.

E così furono giocate la semplicità, la devozione e la fiducia di un Vescovo, che non aveva ancora misurato la profondità dell’abisso in cui sembrava precipitata la suprema Autorità nella Chiesa. Solo gli anni e l’evidenza dei fatti lo avrebbero convinto che, in tempi come questi, il silenzio di chi ha responsabilità di anime è omissione colpevole e l’obbedienza incondizionata deplorevole complicità.



Segue la LETTERA del Vescovo A. De Castro Mayer a PAOLO VI
Beatissimo Padre, prostrato rispettosamente ai piedi di Vostra Santità, chiedo venia di sottomettere alla Vostra considerazione gli studi allegati alla presente lettera.
L’invio di questi studi e in ubbidienza all’ordine di Vostra Santità, trasmesso con lettera dell’Eminentissimo Cardinale Sebastiano Bacci all’Eminentissimo Cardinale Vicente Scherer, della qnale quest’ultimo mi ha messo al corrente a viva voce durante un nostro incontro a Rio de Janeiro il 24 settembre u. s.
Nell’ottobre scorso, ho avuto l’onore di scrivere a Vostra Santità affermando il mio filiale rispetto a tali ordini. Tra questi c’era quello per cui, nell’eventualità che «in coscienza io non fossi d’accordo con gli atti dell’attuale Magistero Ordinario della Chiesa», «manifestassi liberamente alla Santa Sede» il mio parere. E’ quel che faccio, con tutta la riverenza dovuta all’ Augusto Vicario di Gesù Cristo, consegnando a Vostra Santità i tre studi allegati.

lunedì 27 giugno 2016

MANCA POCO...


di Arai Daniele

Come si sa, i governi delle nazioni, o meglio, quelli che governano i governi, sapevano che per scatenare una guerra dovevano coinvolgere le genti; motivarle con ragioni forti poiché guerre causano morti e perdite d’ogni genere.  Perciò ricorrevano al martellamento della propaganda e questa, se necessario, alle «false flag» per costruire la motivazione che non c’era o non era abbastanza forte. La storia di queste false provocazioni del «nemico» designato è la più truce e maledettamente ingannevole; le più recenti evocano arsenali di armi per la distruzione di massa, magari dello stesso popolo che tale governo nemico dice di difendere, ma che altri poteri – detti democratici – dicono che andranno difesi da loro. Insomma, una guerra per il diritto di liberare e difendere popoli che poi devono scappare dai liberatori!
Ci voleva ora un motivo molto più reale e serio per chiamare alla guerra. Perché uso il verbo nel passato? Come si presentava ieri e si presenta oggi questo stato conflittuale che provoca guerre senza fine? Nel così detto Medio Oriente non devono sventolare motivi molto forti per scatenare una guerra, esse lì sono di casa dal tempo dell’Impero ottomano e quando questo è scemato è subentrata la questione palestinese; lì le guerre seguono una specie di «generazione spontanea». Sì, ma ora le conseguenze di esse arrivano in Europa, dove si respira di nuovo arie di guerra, ed è inutile fingere che non ci siamo e che non ci riguardi. Oggi, se non siamo alla vigilia di quella che, come spesso si dice, sarà la terza guerra mondiale, siamo alla vigilia di quella peggiore che, come lasciò sfuggire la regina Elisabetta, farà ricordare la IIª GG come un semplice buco nella strada. La prossima, che si può dire sarà la quarta, per non escludere la terza, la nominata Guerra fredda, che sembra vinta dal così detto Occidente, ma che fece comunque i suoi milioni (45?) di morti fra la fine della IIª GG e la caduta del muro di Berlino, potrebbe superarle tutte per quanto riguarda devastazione e numero di vittime.

Ma se il «pericolo sovietico» si presentò arreso tra l’89 e il ’91 in Europa, quale terribile nemico è rimasto per chiamare alla guerra oggi? Putin? La sua Russia è nel mirino per aver annesso la Crimea, ma lì non vi fu guerra. Allora, sarebbe per la difesa della Siria di Assad, che i poteri occulti vogliono ostinatamente spodestato. Ci sarà una forte ragione segreta per cui vale pure l’attuale devastazione totale del Paese, senza limite di mezzi e di scadenze, per ottenerlo.

sabato 28 maggio 2016

"Quando si scatenerà il gran disastro, forse atomico, sarà bene che questo stupore di fronte al potere bestiale del male, si trasformi in stupore sul potere del Bene"...

LA PROFEZIA DI FATIMA E LO SCATENARSI DELLE BESTIE APOCALITTICHE

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PROMESSI A FATIMA I DUE OSTACOLI ALLE BESTIE APOCALITTICHE

I miei articoli di novembre scorso, sulla situazione mondiale guidata da stati terroristici, trovano ora nell’articolo di Maurizio Blondet: «Putin spinto alla guerra».. Dalla NATO e ora, dai suoi.» (20 maggio 2016), le informazioni specifiche sulla guerra impostata.
In esso si fa presente la data di maggio 2017, cent’anni dalla prima Apparizione di Fatima.
Ora, come si sa, il principale marchio delle bestie apocalittiche finali è quello dell’inganno.
Per esempio sulla guerra in Siria. Perciò il mio: SUL MALE PRESENTE NEL GOVERNO TERRORISTICO DEL MONDO – E il ruolo di Maria Santissima nel suo superamento (6 novembre 2015), cerca di inquadrare tale questione epocale, come confronto del peggior male con il maggior BENE!
«Nell’ordine sociale del mondo ci voleva la prova di una contrapposizione tra il bene voluto da Dio e un «bene» elucubrato dall’uomo decaduto, che sono le maligne ideologie: in breve, tra l’Ordine di segno divino, che è quello Cristiano e un «nuovo ordine» di ideologie umane.
Si trattava della contrapposizione per mettere alla prova quanti cercano la volontà di Dio di fronte al problema del male, «questione teologica» cruciale su cui si confrontano i governi in questa terra». E così una spaventosa guerra finale sta per essere servita da satana!

Oggi, anche la Regina d’Inghilterra lascia scappare che quanto sta per succedere sarà così disastroso da far sembrare la II GG solo lo scossone in un buco stradale. Lo ha detto irritata per dover leggere il discorso insulso preparato dal troppo europoide 1º ministro. Si dica che Elisabetta si tiene ben informata di continuo con i dossier del governo e altri.
Scrivevo: «Non sarà che per superare un male di questa portata il Signore non richieda all’umanità la riflessione sul peccato originale e sul mancato stupore di fronte al potere del Bene? Perché esso è offerto nei nostri tempi all’insegna del ruolo della vera Regina, Maria Santissima per una mirabile conversione nazionale e mondiale al Regno di Cristo. È quanto s’intende considerare in seguito a questo sorvolo sull’origine dei grandi mali presenti.»
E come altre volte, non mi riferivo ad articoli delle ultime notizie per arrivare a delle durevole conclusioni, ma a uno scritto degli anni ’30 «The rulers of Russia and the World» del Rv. Denis Fahey, C.S.SP., D.D., D.PH., B.A., (Professor of Philosophy and Church History, Holy Ghost Missionary College, Kimmage, Dublin.) Padre Fahey apre ricordando qualcosa di cruciale nella politica mondiale: «Nel suo noto libro, Genève contre la Paix, pp. 83-92, il conte de St-Aulaire, ex ambasciatore di Francia a Madrid e Londra, dà un interessante resoconto di una “lezione” sulla missione di Israele tra le nazioni, da parte di un banchiere ebreo di New York. La “lezione ” è stata “impartita” in una cena internazionale a BudaPesth nel 1919, a pochi giorni dopo il crollo della Judaeo Bolshevist dominazione di Bela-Kuhn sull’Ungheria cattolica. Il Conte spiega, in via preliminare, che un certo numero di ebrei rivoluzionari, che erano stati espulsi dall’Ungheria, erano tornati lì in uniformi americane dopo l’armistizio, e che i loro rapporti hanno guidato il presidente Wilson nel suo atteggiamento verso tutto quanto riguardava gli interessi di Israele.