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domenica 16 aprile 2017

DOMÍNICA RESURRECTIÓNIS " Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati idioti vaticanosecondisti...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 5, 7-8 
 
Fratres: Expurgáte vetus ferméntum ut sitis nova conspérsio, sicut estis ázymi. Étenim Pascha nostrum immolátus est Christus. Ítaque epulémur: non in ferménto véteri, neque in ferménto malítiæ, et nequítiæ: sed in ázymis sinceritátis et veritátis.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
M. - Deo grátias. 

venerdì 14 aprile 2017

In Passione et Morte Dómini "Non Una Cum" gli apostati asini Vaticanosecondisti...

 Una volta suonata la nostra ultima ora,
cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi,
ed il tempo di meritare e quello pure di demeritare.
Tali e quali la morte ci troverà,
ci presenteremo a Cristo giudice.
I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime,
i nostri sospiri di pentimento,
che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il cuore di Dio,
avrebbero potuto di noi fare,
con l'aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi,
oggi più a nulla valgono;
il tempo della misericordia è trascorso,
ora incomincia il tempo della giustizia.

San Pio da Pietrelcina
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domenica 25 dicembre 2016

25 DICEMBRE SANTO NATALE IN NATIVITATE DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI SANTE MESSA "Non Una Cum" GLI APOSTATI VATICANOSECONDISTI...

 Santa Messa "Non Una Cum" in die...

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EPISTOLA Léctio Epístolæ ad Hebræos, 1, 1-12  
Multifáriam, multísque modis olim Deus lóquens pátribus in prophétis: novíssime diébus istis locútus est nobis in Fílio, quem constítuit herédem universórum, per quem fecit et sæcula: qui cum sit splendor glóriæ, et figúra substántiæ eius, portánsque ómnia verbo virtútis suæ, purgatiónem peccatórum fáciens, sedet ad déxteram maiestátis in excélsis: tanto mélior Ángelis efféctus quanto defferéntius præ illis nomen hereditávit. Cui enim dixit aliquándo Angelórum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te? Et rursum: Ego ero illi in patrem, et ipse erit mihi in fílium? Et cum íterum introdúcit primogénitum in orbem terræ, dicit: Et adórent eum ómnes Ángeli Dei. Et ad ángelos quidem dicit: Qui facit Ángelos suos spíritus, et minístros suos flammam ignis. Ad Fílium áutem: Thronus tuus, Deus, in sæculum sæculi: virga æquitátis, virga regni tui. Dilexísti iustítiam, et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo exsultatiónis præ particípibus tuis. Et: Tu in princípio, Dómine, terram fundásti: et ópera manuum tuárum sunt coeli. Ipsi períbunt, tu áutem permanébis: et omnes ut vestiméntum veteráscent: et velut amíctum mutábis eos, et mutabúntur: tu áutem idem ipse es, et anni tui non defícient.
M. - Deo grátias.
  
 
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della mæstà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
M. - Deo grátias. 

domenica 30 ottobre 2016

ULTIMA DOMENICA DI OTTOBRE NOSTRO SIGNORE GESÚ CRISTO RE DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI REGIS. Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...


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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Colossénses, 1, 12-20
 
Fratres: Grátias ágimus Deo Patri, qui dignos nos fecit in partem sortis sanctórum in lúmine: qui erípuit nos de potestáte tenebrárum, et tránstulit in regnum Fílii dilectiónis suæ, in quo habémus redemptiónem per sánguinem eius, remissiónem peccatórum. Qui est imágo Dei invisíbilis, primogénitus omnis creatúræ: quóniam in ipso cóndita sunt univérsa in coelis et in terra, visibília et invisibília, sive throni, sive dominatiónes, sive principátus, sive potestátes: ómnia per ipsum et in ipso creáta sunt: et ipse est ante omnes, et ómnia in ipso constant. Et ipse est caput córporis Ecclésiæ, qui est princípium, primogénitus ex mórtuis: ut sit in ómnibus ipse primátum ténens: quia in ipso complácuit omnem plenitúdinem inhabitáre; et per eum reconciliáre ómnia in ipsum, pacíficans per sánguinem crucis eius, sive quæ in terris, sive quæ in coelis sunt, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
Fratelli: ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
M. - Deo grátias.

lunedì 25 luglio 2016

DOMÍNICA X POST PENTECOSTEN Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti...


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EPISTOLA    

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 12, 2-11

  Fratres: Scitis quóniam cum gentis essétis, ad simulácra muta prout ducebámini eúntes. Ideo notum vobis fácio, quod nemo in Spíritu Dei loquens, dicit anáthema Iesu. Et nemo potest dícere, Dóminus Iesus, nisi in Spíritu Sancto. Divisiónes vero gratiárum sunt, idem autem Spíritus. Et divisiónes ministratiónum sunt, idem autem Dóminus. Et divisiónes operatiónum sunt, idem vero Deus, qui operátur ómnia in ómnibus. Unicuíque autem datur manifestátio Spíritus ad utilitátem. Alii quidem per Spíritum datur sermo sapiéntiæ: álii autem sermo sciéntiæ secúndum eúmdem Spíritum: álteri fides in eódem Spíritu: álii grátia sanitátum in uno Spíritu: álii operátio virtútum, álii prophetía, álii discrétio spirítuum, álii génera linguárum, álii impertrátio sermónum. Hæc autem ómnia operátur unus atque idem Spíritus, dívidens síngulis prout vult.
M. - Deo grátias.


Fratelli: Sapete che quando eravate pagani, eravate trascinati verso i muti idoli. Perciò io vi avverto che nessuno, che parli per lo Spirito di Dio, dice: Maledizione a Gesú. E nessuno può dire: Signore Gesú, se non dallo Spirito Santo. Vi sono bensí diversità di carismi, ma lo Spirito è uno solo. E vi sono diversità di ministeri, ma non v’è che un solo Signore. E vi è anche diversità di operazioni, ma non v’è che un solo Dio, che opera tutto in tutti. Infatti a ciascuno è concessa la manifestazione dello Spirito a fini utili. Dallo Spirito, ad uno è concessa la parola della sapienza, a un altro la parola della scienza sempre dal medesimo Spirito, a un altro la fede nello stesso Spirito, a un altro il dono delle guarigioni nell’unico Spirito, a un altro il dono di operare miracoli, a un altro la profezia, a un altro il discernimento degli spiriti, a un altro ogni genere di lingue, a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutto questo è il medesimo e unico Spirito che lo opera, dando a ciascuno secondo che gli piace.
M. - Deo grátias.

domenica 3 luglio 2016

DOMÍNICA VII POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA    
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Romános, 6, 19-23
 
Fratres: Humánum dico, propter infirmitátem carnis vestræ: sicut enim exhibuístis membra vestra servíre immundítiæ, et iniquitáti ad iniquitátem, ita nunc exhibéte membra vestra servíre iustítiæ in sanctificatiónem. Cum enim servi essétis peccáti, líberi fuístis iustítiæ. Quem ergo fructum habuístis tunc in illis, in quibus nunc erubéscitis? Nam finis illórum mors est. Nunc vero liberáti a peccáto, servi áutem facti Deo, habétis fructum vestrum in sanctificatiónem, finem vero vitam ætérnam. Stipéndia enim peccáti, mors. Grátia áutem Dei, vita ætérna, in Cristo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli: Vi parlo alla maniera  umana a causa della debolezza della vostra carne: come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a scopo di malizia, cosí ora offrite le vostre membra per servire alla giustizia a scopo di santificazione. Infatti, quando eravate schiavi del peccato, non potevate servire alla giustizia. Ma che vantaggio avete avuto da quelle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché il fine di essi è la morte. Ora, invece, liberati dal peccato, e fatti servi di Dio, avete per vostro vantaggio la santificazione e per fine la vita eterna. Infatti, mercede del peccato è la morte: ma dono di Dio è la vita eterna nel Cristo Gesú nostro Signore.
M. - Deo grátias.

lunedì 13 giugno 2016

DOMÍNICA IV POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanoscondisti...

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EPISTOLA    
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Romános Rom. 8, 18-23.
 
Fratres: Exístimo, quod non sunt condígnæ passiónes hujus témporis ad futúram glóriam, quæ revelábitur in nobis. Nam exspectátio creatúræ revelatiónem filiórum Dei exspéctat. Vanitáti enim creatúra subjécta est, non volens, sed propter eum, qui subjécit eam in spe: quia et ipsa creatúra liberábitur a servitúte corruptiónis, in libertátem glóriæ filiórum Dei. Scimus enim, quod omnis creatúra ingemíscit et párturit usque adhuc. Non solum autem illa, sed et nos ipsi primítias spíritus habéntes: et ipsi intra nos gémimus, adoptiónem filiórum Dei exspectántes, redemptiónem córporis nostri: in Christo Jesu, Dómino nostro.
 
Fratelli: io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
 
GRADUALE    
Ps. 78, 9 et 10. Propítius esto, Dómine, peccátis nostris: ne quando dicant gentes: Ubi est Deus eórum? Adjuva nos, Deus, salutáris noster: et propter honórem nóminis tui, Dómine, líbera nos.
 
Mostrati clemente,  o Signore, verso i nostri peccati affinché gli infedeli non abbiano a dire: dove è il loro Dio? Aiutaci, o Dio della nostra salvezza, e per l’onore del to nome liberaci, o Signore!

domenica 5 giugno 2016

DOMÍNICA III POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 5, 6-11 Carissími: Humiliámini sub poténti manu Dei, ut vos exáltet in témpore visitatiónis: omnem sollicitúdinem vestram proiiciéntes in eum, quóniam ipsi cura est de vobis. Sóbrii estóte, et vigiláte: quia adversárius vester diábolus tamquam leo rúgiens círcuit, quǽrens quem dévoret: cui resístite fortes in fide: sciéntes eámdem passiónem ei, quæ in mundo est, vestræ fraternitáti fíeri. Deus áutem omnis grátiæ, qui vocávit nos in ætérnam suam glóriam in Christo Iesu, módicum passos ipse perfíciet, confirmábit solidabítque. Ipsi glória, et impérium in sǽcula sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.
 
Carissimi: Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti nel tempo della sua visita: e affidate a Lui ogni vostra preoccupazione, poiché Egli stesso ha cura di voi. Siate sobrii e vigilate, poiché il vostro nemico, il diavolo, vi circonda come un leone ruggente, cercando di divorare qualcuno: ad esso resistete forti nella fede; sapendo che le medesime sofferenze hanno i vostri fratelli sparsi per il mondo. Tuttavia, il Dio di ogni grazia, che ci ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesú, ci perfezionerà dopo che avremo sofferto un poco, e ci confermerà nella fede, ci irrobustirà. A Lui gloria e il regno nei secoli dei secoli. Amen.
M. - Deo grátias. 

domenica 15 maggio 2016

DOMINÍCA PENTECOSTES - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Actuum Apostolórum, 2, 1-11 Cum compleréntur dies Pentecóstes, erant omnes discípuli páriter in eódem loco: et factus est repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et replévit totam domum ubi erant sedéntes. Et apparuérunt illis dispertítæ línguæ tamquam ignis: sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis línguis, prout Spíritus Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Ierúsalem habitántes Iudæi, viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce, convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque lingua sua illos loquéntes. Stupébant autem omnes, et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti, qui loquúntur, Galilæi sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi, et Medi, et Ælamítæ, et qui hábitant Mesopotámiam, Iudæam, et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrygiam, et Pamphyliam, Ægyptum, et partes Lybiæ, quæ est circa Cyrénen, et ádvenæ Románi, Iudæi quoque, et prosélyti, Cretes, et Arabes: audívimus eos loquéntes nostris línguis magnália Dei.
M. - Deo grátias. 
 
Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue delle grand 
M. - Deo grátias.
 
ALLELÚIA   
Allelúia, allelúia. Ps. 103, 30 - Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ. Allelúia. (genufléctitur) Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis ignem accénde.
 
Allelúia, allelúia. Sal. 103, 30 - Manda il tuo Spírito e saran creati, e sarà rinnovata la faccia della terra. Allelúia. (ci si inginocchia) Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in essi il fuoco del tuo amore.  

 
 
SEQUENTIA 1 Veni, sancte Spíritus, / Et emítte coélitus, / Lucis tuæ rádium. 2 Veni, pater páuperum, / Veni, dator, múnerum, / Veni, lumen córdium. 3 Consolátor óptime, / Dulcis hospes ánimæ, / Dulce refrigérium. 4 In labóre réquies, / In æstu tempéries, / In fletu solátium. 5 O lux beatíssima, / Reple cordis íntima, / Tuórum fidélium. 6 Sine tuo númine, / Nihil est in hómine, / Nihil est innóxium. 7 Lava quod est sórditum, / Riga quod est áridum, / Sana quod est sáucium. 8 Flecte quod est rígidum, / Fove quod est frígidum, / Rege quod est dévium. 9 Da tuis fidélibus, / In te confidéntibus, / Sacrum septenárium. 10 - Da virtútis méritum, / Da salútis éxitum, / Da perénne gáudium. Amen. Allelúia. 

lunedì 2 maggio 2016

DOMINÍCA QUINTA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli impostori apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Epístolae B. Iacóbi Ap., 1,22-27

Caríssimi: Estóte factóres verbi, et non auditóres tantum: fallente vosmetípsos. Quia si quis audíto rest verbi, et non factor: hic comparábitur viro consideránti vultum nativitátis suae in spéculo: considerávit enim se, et ábiit, et statim oblítus est, qualis fúerit. Qui autem perspéxerit in legem perféctam libertátis, et permánserit in ea, non audítor obliviósus factus, sed factor óperis: hic beátus in facto suo erit. Si quis autem putat se religiósum esse, non refraénans linguam suam, sed sedúcens cor suum, huius vana est relígio. Relígio munda, et immaculáta apud Deum et Patrem, haec est: Visitáre pupíllos, et víduas in tribulatióne eórum, et immaculátum se custodíre ab hoc saéculo.

sabato 23 aprile 2016

DOMINÍCA QUARTA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

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EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Iacóbi Ap., 1, 17-21
 
Caríssimi: Omne datum óptimum, et omne donum perféctum desúrsum est, descéndens a Patre lúminum, apud quem non est transmutátio, nec vicissitúdinis obumbrátio. Voluntárie enim génuit nos verbo veritátis, ut simus inítium áliquod creatúræ eius. Scitis, fratres mei dilectíssimi. Sit áutem omnis homo velox ad audiéntum: tardus áutem ad loquéndum, et tardus ad iram. Ira enim viri iustítiam Dei non operátur. Propter quod abiiciéntes omnem immundítiam, et abundántiam malítiæ, in mansuetúdine suscípite ínsitum verbum, quod potest salváre ánimas vestras.
M. - Deo grátias.
 
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira. Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò, deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime.
M. - Deo grátias.

domenica 17 aprile 2016

DOMINÍCA TÉRTIA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli impostori modernisti vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 2, 11-19
 
Caríssimi: Obsecro vos tamquam ádvenas, et peregrínos abstinére vos a carnálibus desidériis, quæ mílitant advérsus ánimam, conversatiónem vestram inter gentes habéntes bonam: ut in eo, quod detréctant de vobis tamquam de malefactóribus, ex bonis opéribus vos considerántes, gloríficent Deum in die visitatiónis. Subiécti ígitur estóte omni humánæ creatúræ propter Deum: sive regi, quasi præcellénti: sive dúcibus, tamquam ab eo missis ad vindíctam malefactórum, láudem vero bonórum: quia sic est volúntas Dei, ut benefaciéntes obmutéscere faciátis imprudéntium hóminum ignorántiam: quasi líberi, et non quasi velámen habéntes malítiæ libertátem, sed sicut servi Dei. Omnes honoráte: fraternitátem dilígite: Deum timéte: regem honorificáte. Servi, súbditi estóte in omni timóre dóminis, non tantum bonis, et modéstis, sed etiam dyscolis. Hæc est enim grátia: in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all'anima. La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio. State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni.  Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re. Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili. È una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente.
M. - Deo grátias.

lunedì 11 aprile 2016

DOMINÍCA SECUNDA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" l'apostata Bergoglione...

 http://www.santalfonsoedintorni.it/wp-content/uploads/2012/05/Il-buon-pastore720.jpg
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 2, 21-25 
 
Caríssimi: Christus passus est pro  nobis, vobis relínquens exémplum, ut sequámini vestígia eius. Qui peccatum non fecit, nec invéntus est dolus in ore eius: qui cum maledicerétur, non maledicébat: cum paterétur, non comminabátur, tradébat autem iudicánti se iniúste: qui peccata nostra ipse pértulit in córpore suo super lignum: ut peccátis mórtui, iustítiæ vivámus: cuius livóre sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum.
M. - Deo grátias 
 
Fratelli a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca,  oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.
M. - Deo grátias. 
 
 
ALLELÚIA 
Allelúia, allelúia. Luc. 24, 35 - Cognovérunt discípuli Dóminum Iesum in fractióne panis. Allelúia. Io. 10, 14 - Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, e t cognóscunt me meæ. Allelúia. 
 
Allelúia, allelúia. Luca 24, 35 - I discepoli riconobbero il Signore Gesù alla frazione del pane. Allelúia. Giovanni 10, 14 - Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Allelúia. 

 http://beniculturali.diocesi.bergamo.it/bbccbg/allegati/159/Ambito_veneziano_sec._XVIII,_Messale_con_Ges%C3%B9_Cristo_Buon_Pastore-Casa_parrocchiale_della_parrocchia_di_Sant'Agata_Vergine_e_Martire.jpg
 
EVANGÉLIUM

Sequéntia S. Evangélii secundum Ioánnem, 10, 11-16

sabato 26 marzo 2016

SABBATO SANCTO: DE VIGILIA PASCHALI - Santa Messa "Non Una Cum" l'apostata Bergoglione...

DOMÍNICA RESURRECTIÓNIS 

http://www.beliefnet.com/~/media/D0BC69ACDEA94DF1AC76C4C9E0E8DC02.ashx?db=master&20120326T2316159490
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EVANGÉLIUM
Sequéntia S. Evangélii secundum Marcum, 16, 1-7 
 
In illo témpore: María Magdaléne, et María Iacóbi, et Salóme, emérunt arómata, ut veniéntes úngerent Iesum. Et valde mane una sabbatórum, véniunt ad monuméntum, orto iam sole. Et dicébant ad ínvicem: Quis revólvet nobis lápidem ab óstio monuménti? Et respiciéntes vidérunt revolútum lápidem. Erat quippe magnus valde. Et introëúntes in monuméntum vidérunt iúvenem sedéntem in dextris, coopértum stola cándida, et obstupuérunt. Qui dicit illis: Nolíte expavéscere: Iesum quæritis Nazarénum, crucifíxum: surréxit, non est hic, ecce locus ubi posuérunt eum. Sed ite, dícite discípulis eius, et Petro, quia præcédit vos in Galilæam: ibi eum vidébitis, sicut dixit vobis.
M. - Laus tibi, Christe.
 
 
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del sepolcro?".Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via, benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto".
M. - Laus tibi Christe. 
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 https://monsignorepuenteochoa.files.wordpress.com/2009/04/sabbato-sancto.jpg
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Terminata la benedizione del Cero Pasquale, il Diacono depone la dalmatica bianca per riprendere i paramenti violacei; poi si reca vicino al Celebrante , che, dopo aver deposto il piviale , riveste il manipolo con la pianeta violacea. Quindi si incominciano le Profezie senza titolo e senza rispondere alla fine Deo gratias . Il Celebrante le legge a voce bassa, all'Altare, dal lato dell'Epistola.

 

I Profezia

Genesi 1, 1-31; 2, 1-2

 

In principio Dio creò il cielo e la terra.

Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.

Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.

Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre

e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.

Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque".

Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.

Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.

Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne.

Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona.

E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne:

la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.

E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni

e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne:

Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. 

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Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra

e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona.

venerdì 25 marzo 2016

DE SOLEMNI ACTIONE LITURGICA POSTMERIDIANA IN PASSIONE ET MORTE DÓMINI - "Non Una Cum" l'apostata Bergoglione...

 
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EVANGÉLIUM
 
Evangelium Pássio Dómini nostri Jesu Christi secúndum Ioánnem. 18, 1-40; 19, 1-42
In illo témpore: Egréssus est Jesus cum discípulis suis trans torréntem Cedron, ubi erat hortus, in quem introívit ipse et discípuli ejus. Sciébat autem et Judas, qui tradébat eum, locum: quia frequénter Jesus convénerat illuc cum discípulis suis. Judas ergo cum accepísset cohórtem, et a pontifícibus et pharisaéis minístros, venit illuc cum latérnis et fácibus et armis. Jesus ítaque sciens ómnia, quæ ventúra erant super eum, procéssit, et dixit eis: + Quem quaéritis? C. Respondérunt ei: S. Jesum Nazarénum. C. Dicit eis Jesus: + Ego sum. C. Stabat autem et Judas, qui tradébat eum, cum ipsis. Ut ergo dixit eis: Ego sum: abiérunt retrorsum, et cecidérunt in terram. Iterum ergo interrogávit eos: + Quem quaéritis? C. Illi autem dixérunt: S. Jesum Nazarénum. C. Respóndit Jesus: + Dixi vobis, quia ego sum: si ergo me quaéritis, sínite hos abíre.  

C. Ut implerétur sermo, quem dixit: Quia quos dedísti mihi, non pérdidi ex eis quemquam. Simon ergo Petrus habens gládium edúxit eum : et percússit pontíficis servum: et abscídit aurículam ejus déxteram. Erat autem nomen servo Malchus. Dixit ergo Jesus Petro: + Mitte gládium tuum in vagínam. Cálicem, quem dedit mihi Pater, non bibam illum? C. Cohors ergo et tribúnus et minístri Judæórum comprehendérunt Jesum, et ligavérunt eum: et adduxérunt eum ad Annam primum, erat enim socer Cáiphæ, qui erat póntifex anni illíus. Erat autem Cáiphas, qui consílium déderat Judaéis: Quia expédit, unum hóminem mori pro pópulo. Sequebátur autem Jesum Simon Petrus et álius discípulus. Discípulus autem ille erat notus pontífici, et introívit cum Jesu in átrium pontíficis. Petrus autem stabat ad óstium foris. Exívit ergo discípulus álius, qui erat notus pontífici, et dixit ostiáriæ: et introdúxit Petrum. Dicit ergo Petro ancílla ostiária: S. Numquid et tu ex discípulis es hóminis istíus? C. Dicit ille: S. Non sum. C. Stabant autem servi et minístri ad prunas, quia frigus erat, et calefaciébant se: erat autem cum eis et Petrus stans et calefáciens se. Póntifex ergo interrogávit Jesum de discípulis suis et de doctrína ejus. Respóndit ei Jesus: + Ego palam locútus sum mundo: ego semper dócui in synagóga et in templo, quo omnes Judaéi convéniunt: et in occúlto locútus sum nihil.Quid me intérrogas? intérroga eos, qui audiérunt, quid locútus sim ipsis: ecce, hi sciunt, quæ díxerim ego. C. Hæc autem cum dixísset, unus assístens ministrórum dedit álapam Jesu, dicens: S. Sic respóndes pontífici? C. Respóndit ei Jesus: + Si male locútus sum, testimónium pérhibe de malo: si autem bene, quid me cædis? C. Et misit eum Annas ligátum ad Cáipham pontíficem. Erat autem Simon Petrus stans et calefáciens se. Dixérunt ergo ei: S. Numquid et tu ex discípulis ejus es? C. Negávit ille et dixit: S. Non sum. C. Dicit ei unus ex servis pontíficis, cognátus ejus, cujus abscídit Petrus aurículam: S. Nonne ego tevidi in horto cum illo? C. Iterum ergo negávit Petrus: et statim gallus cantávit. Addúcunt ergo Jesum a Cáipha in prætórium. Erat autem mane : et ipsi non introiérunt in prætórium, ut non contaminaréntur, sed ut manducárent pascha. Exívit ergo Pilátus ad eos foras et dixit: S. Quam accusatiónem affértis advérsus hóminem hunc? C. Respondérunt et dixérunt ei: S. Si non esset hic malefáctor, non tibi tradidissémus eum. C. Dixit ergo eis Pilátus: S. Accípite eum vos, et secúndum legem vestram judicáte eum. C. Dixérunt ergo ei Judaéi: S. Nobis non licet interfícere quemquam. C. Ut sermo Jesu implerétur, quem dixit, signíficans, qua morte esset moritúrus. Introívit ergo íterum in prætórium Pilátus, et vocávit Jesum et dixit ei: S. Tu es Rex Judæórum? C. Respóndit Jesus:  A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? C. 

 

 Respóndit Pilátus: S. Numquid ego Judaéus sum? Gens tua et pontífices tradidérunt te mihi: quid fecísti? C. Respóndit Jesus: + Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum, minístri mei útique decertárent, ut non tráderer Judaéis : nunc autem regnum meum non est hinc. C. Dixit itaque ei Pilátus: S. Ergo Rex es tu? C. Respóndit Jesus: + Tu dicis, quia Rex sum ego. Ego in hoc natus sum et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam veritáti : omnis, qui est ex veritáte, audit vocem meam. C. Dicit ei Pilátus: S. Quid est véritas? C. Et cum hoc dixísset, íterum exívit ad Judaéos, et dicit eis: S. Ego nullam invénio in eo causam. Est autem consuetúdo vobis, ut unum dimíttam vobis in Pascha : vultis ergo dimíttam vobis Regem Judæórum? C. Clamavérunt ergo rursum omnes, dicéntes: S. Non hunc, sed Barábbam. C. Erat autem Barábbas latro. Tunc ergo apprehéndit Pilátus Jesum et flagellávit. Et mílites plecténtes corónam de spinis, imposuérunt cápiti ejus: et veste purpúrea circumdedérunt eum. Et veniébant ad eum, et dicébant: S. Ave, Rex Judæórum. C. Et dabant ei álapas. Exívit ergo íterum Pilátus foras et dicit eis: S. Ecce, addúco vobis eum foras, ut cognoscátis, quia nullam invénio in eo causam. C. (Exívit ergo Jesus portans corónam spíneam et purpúreum vestiméntum.)

giovedì 24 marzo 2016

DE MISSA SOLEMNI VESPERTINA IN CŒNA DÓMINI - Santa Messa "Non Una Cum" l'apostata Bergoglione...

DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (Serm. 228/B, 2-5)

 "O sacramento di pietà, o segno di unità, o vincolo di carità!" (In Io. Ev. tr. 26, 6, 13) Cristo Signore nostro dunque, che nel patire offrì per noi quel che nel nascere aveva preso da noi, divenuto in eterno il più grande dei sacerdoti, dispose che si offrisse il sacrificio che voi vedete, cioè il suo corpo e il suo sangue. Infatti il suo corpo, squarciato dalla lancia, effuse acqua e sangue, con cui rimise i nostri peccati. Ricordando questa grazia, operando la vostra salute, che poi è Dio che la opera in voi (cf. Fil 2, 12-13), con timore e tremore accostatevi a partecipare di quest'altare. Riconoscete nel pane quello stesso corpo che pendette sulla croce, e nel calice quello stesso sangue che sgorgò dal suo fianco. Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo, ora che anche voi siete diventati membra di Cristo nel corpo di Cristo; prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo. 

Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce; per non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo. Come questo, quando ne mangiate e bevete, si trasforma in voi, così anche voi vi trasformate nel corpo di Cristo, se vivete obbedienti e devoti. Egli infatti, già vicino alla sua passione, facendo la Pasqua con i suoi discepoli, preso il pane, lo benedisse dicendo: Questo è il mio corpo che sarà dato per voi (1 Cor 11, 24). Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, diede il calice, dicendo: Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti in remissione d ei peccati (Mt 26, 28). Questo già voi lo leggevate o lo ascoltavate dal Vangelo, ma non sapevate che questa Eucarestia è il Figlio stesso; ma adesso, col cuore purificato in una coscienza senza macchia e col corpo lavato con acqua monda (cf. Ebr 10, 22), avvicinatevi a lui e sarete illuminati, e i vostri volti non arrossiranno (Sal 33, 6). Perché se voi ricevete degnamente questa cosa che appartiene a quella nuova alleanza mediante la quale sperate l'eterna eredità.

Osservando il comandamento nuovo di amarvi scambievolmente (cf. Gv 13, 34), avrete in voi la vita. Vi cibate infatti di quella carne di cui la Vita stessa dichiara: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6, 51), e ancora: Se uno non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la vita in se stesso (Gv 6, 53). Se dunque avrete in lui la vita, sarete con lui in una sola carne. Non è infatti che questo sacramento dia il corpo di Cristo per poi lasciarvene separati. E l'Apostolo ricorda che questo era già stato predetto nella santa Scrittura: I due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande,soggiunge, lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa (Ef 5, 31-32). E in un altro passo, riguardo a questa medesima Eucarestia, dice: Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo (1 Cor 10, 17). Voi quindi cominciate a ricevere quel che già avete cominciato ad essere, purché non lo riceviate indegnamente, mangiando e bevendo la vostra condanna. 

 
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EPISTOLA

Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoliad Corínthios  1 Cor. 11, 20-32


Fratres: Conveniéntibus vobis in unum, jam non est Domínicam cœnam manducáre. Unusquísque enim suam cœnam præsúmit ad manducándum. Et álius quidem ésurit : álius autem ébrius est. Numquid domos non habétis ad manducándum et bibéndum? aut ecclésiam Dei contémnitis, et confúnditis eos, qui non habent? Quid dicam vobis? Laudo vos? In hoc non laudo. Ego enim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam Dóminus Jesus, in qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias agens tregit, et dixit : Accípite, et manducáte : hoc est corpus meum, quod pro vobis tradétur : hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem, postquam cœnávit, dicens : Hic calix novum Testaméntum est in meo sánguine : hoc fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem. Quotiescúmque enim manducábitis panem hunc et cálicem bibétis : mortem Dómini annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem hunc vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et sánguinis Dómini. Probet autem seípsum homo : et sic de pane illo edat et de cálice bibat. Qui enim mandúcat et bibit indígne, judícium sibi mandúcat et bibit : non dijúdicans corpus Dómini. Ideo inter vos multi infirmi et imbecílles, et dórmiunt multi. Quod si nosmetípsos dijudicarémus, non útique judicarémur. Dum judicámur autem, a Dómino corrípimur, ut non cum hoc mundo damnémur.
M. - Deo grátias.
 

Fratelli: quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la cena del Signore. Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. Non avete forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo! Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi, non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.

 M. - Deo grátias.


 

GRADUALE

 

Phil. 2, 8-9   Christus factus est pro nobis obédiens usque ad mortem, mortem autem crucis V/. Propter quod et Deus exaltávit illum : et dedit illi nomen, quod est super omne nomen.