Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 5,
7-8
Fratres: Expurgáte vetus ferméntum ut sitis nova conspérsio, sicut estis
ázymi.
Étenim Pascha nostrum immolátus est Christus. Ítaque epulémur: non in
ferménto véteri, neque in ferménto malítiæ, et nequítiæ: sed in ázymis
sinceritátis et veritátis.
M. - Deo grátias.
Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta
nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato
immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di
malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
M. - Deo
grátias.
Una
volta suonata la nostra
ultima
ora,
cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi,
ed il tempo di meritare e quello pure di demeritare.
Tali e quali la morte ci troverà,
ci presenteremo a Cristo giudice.
I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime,
i nostri sospiri di pentimento,
che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il cuore di Dio,
avrebbero potuto di noi fare,
con l'aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi,
oggi più a nulla valgono;
il tempo della misericordia è trascorso,
ora incomincia il tempo della giustizia.
Multifáriam, multísque
modis olim Deus lóquens pátribus in prophétis: novíssime diébus istis
locútus est nobis in Fílio, quem constítuit herédem universórum, per
quem fecit et sæcula: qui cum sit splendor glóriæ, et figúra substántiæ
eius, portánsque ómnia verbo virtútis suæ, purgatiónem peccatórum
fáciens, sedet ad déxteram maiestátis in excélsis: tanto mélior Ángelis
efféctus quanto defferéntius præ illis nomen hereditávit. Cui enim dixit
aliquándo Angelórum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te? Et rursum:
Ego ero illi in patrem, et ipse erit mihi in fílium? Et cum íterum
introdúcit primogénitum in orbem terræ, dicit: Et adórent eum ómnes
Ángeli Dei.
Et ad ángelos quidem dicit: Qui facit Ángelos suos spíritus, et
minístros suos flammam ignis. Ad Fílium áutem: Thronus tuus, Deus, in
sæculum sæculi: virga æquitátis, virga regni tui. Dilexísti iustítiam,
et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo
exsultatiónis præ particípibus tuis. Et: Tu in princípio, Dómine, terram
fundásti: et ópera manuum tuárum sunt coeli. Ipsi períbunt, tu áutem
permanébis: et omnes ut vestiméntum veteráscent: et velut amíctum
mutábis eos, et mutabúntur: tu áutem idem ipse es, et anni tui non
defícient.
M. - Deo grátias.
Dio, che aveva già
parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per
mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per
mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo
del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione
della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la
potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei
peccati si è assiso alla destra della mæstà nell'alto dei cieli, ed è
diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è
il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto:
Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre
ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito
nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli
dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma
di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e:
Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e
odiato l'iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza
più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato
la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu
rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li
avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e
gli anni tuoi non avranno fine.
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Colossénses, 1, 12-20
Fratres: Grátias ágimus Deo Patri, qui dignos nos fecit in partem
sortis sanctórum in lúmine: qui erípuit nos de potestáte tenebrárum, et
tránstulit in regnum Fílii dilectiónis suæ, in quo habémus redemptiónem
per sánguinem eius, remissiónem peccatórum. Qui est imágo Dei
invisíbilis, primogénitus omnis creatúræ: quóniam in ipso cóndita sunt
univérsa in coelis et in terra, visibília et invisibília, sive throni,
sive dominatiónes, sive principátus, sive potestátes: ómnia per ipsum et
in ipso creáta sunt: et ipse est ante omnes, et ómnia in ipso constant.
Et ipse est caput córporis Ecclésiæ, qui est princípium, primogénitus ex
mórtuis: ut sit in ómnibus ipse primátum ténens: quia in ipso complácuit
omnem plenitúdinem inhabitáre; et per eum reconciliáre ómnia in ipsum,
pacíficans per sánguinem crucis eius, sive quæ in terris, sive quæ in
coelis sunt, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
Fratelli: ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado
di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha
liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo
Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione
dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni
creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle
invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono
state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte
le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè
della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai
morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di
fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé
tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per
mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
Léctio Epístolæ
B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 12, 2-11
Fratres: Scitis quóniam cum gentis essétis, ad simulácra muta prout
ducebámini eúntes.
Ideo notum vobis fácio, quod nemo in Spíritu Dei loquens, dicit anáthema
Iesu.
Et nemo potest dícere, Dóminus Iesus, nisi in Spíritu Sancto. Divisiónes
vero gratiárum sunt, idem autem Spíritus. Et divisiónes ministratiónum
sunt, idem autem Dóminus. Et divisiónes operatiónum sunt, idem vero
Deus, qui operátur ómnia in ómnibus. Unicuíque autem datur manifestátio
Spíritus ad utilitátem. Alii quidem per Spíritum datur sermo sapiéntiæ:
álii autem sermo sciéntiæ secúndum eúmdem Spíritum: álteri fides in
eódem Spíritu: álii grátia sanitátum in uno Spíritu: álii operátio
virtútum, álii prophetía, álii discrétio spirítuum, álii génera
linguárum, álii impertrátio sermónum. Hæc autem ómnia operátur unus
atque idem Spíritus, dívidens síngulis prout vult.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Sapete che
quando eravate pagani, eravate trascinati verso i muti idoli. Perciò io
vi avverto che nessuno, che parli per lo Spirito di Dio, dice:
Maledizione a Gesú. E nessuno può dire: Signore Gesú, se non dallo
Spirito Santo. Vi sono bensí diversità di carismi, ma lo Spirito è uno
solo. E vi sono diversità di ministeri, ma non v’è che un solo Signore.
E vi è anche diversità di operazioni, ma non v’è che un solo Dio, che
opera tutto in tutti. Infatti a ciascuno è concessa la manifestazione
dello Spirito a fini utili. Dallo Spirito, ad uno è concessa la parola
della sapienza, a un altro la parola della scienza sempre dal medesimo
Spirito, a un altro la fede nello stesso Spirito, a un altro il dono
delle guarigioni nell’unico Spirito, a un altro il dono di operare
miracoli, a un altro la profezia, a un altro il discernimento degli
spiriti, a un altro ogni genere di lingue, a un altro l’interpretazione
delle lingue. Ma tutto questo è il medesimo e unico Spirito che lo
opera, dando a ciascuno secondo che gli piace.
M. - Deo grátias.
Fratres: Humánum dico, propter infirmitátem carnis vestræ: sicut
enim exhibuístis membra vestra servíre immundítiæ, et iniquitáti ad
iniquitátem, ita nunc exhibéte membra vestra servíre iustítiæ in
sanctificatiónem. Cum enim servi essétis peccáti, líberi fuístis
iustítiæ. Quem ergo fructum habuístis tunc in illis, in quibus nunc
erubéscitis? Nam finis illórum mors est. Nunc vero liberáti a peccáto,
servi áutem facti Deo, habétis fructum vestrum in sanctificatiónem,
finem vero vitam ætérnam. Stipéndia enim peccáti, mors. Grátia áutem
Dei, vita ætérna, in Cristo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Vi parlo alla maniera umana a causa della
debolezza della vostra carne: come infatti avete messo le vostre membra
a servizio dell’impurità e dell’iniquità a scopo di malizia, cosí ora
offrite le vostre membra per servire alla giustizia a scopo di
santificazione. Infatti, quando eravate schiavi del peccato, non
potevate servire alla giustizia. Ma che vantaggio avete avuto da quelle
cose delle quali ora vi vergognate? Poiché il fine di essi è la morte.
Ora, invece, liberati dal peccato, e fatti servi di Dio, avete per
vostro vantaggio la santificazione e per fine la vita eterna. Infatti,
mercede del peccato è la morte: ma dono di Dio è la vita eterna nel
Cristo Gesú nostro Signore.
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Romános
Rom. 8, 18-23.
Fratres: Exístimo, quod non sunt condígnæ passiónes hujus témporis ad
futúram glóriam, quæ revelábitur in nobis. Nam exspectátio creatúræ
revelatiónem filiórum Dei exspéctat. Vanitáti enim creatúra subjécta
est, non volens, sed propter eum, qui subjécit eam in spe: quia et ipsa
creatúra liberábitur a servitúte corruptiónis, in libertátem glóriæ
filiórum Dei. Scimus enim, quod omnis creatúra ingemíscit et párturit
usque adhuc. Non solum autem illa, sed et nos ipsi primítias spíritus
habéntes: et ipsi intra nos gémimus, adoptiónem filiórum Dei
exspectántes, redemptiónem córporis nostri: in Christo Jesu, Dómino
nostro.
Fratelli: io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente
non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in
noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli
di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo
volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza
di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per
entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene
infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie
del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie
dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la
redenzione del nostro corpo.
GRADUALE
Ps. 78, 9 et 10.
Propítius esto, Dómine, peccátis nostris: ne quando dicant gentes: Ubi
est Deus eórum? Adjuva nos, Deus, salutáris noster: et propter honórem
nóminis tui, Dómine, líbera nos.
Mostrati
clemente, o Signore, verso i nostri peccati affinché gli infedeli non
abbiano a dire: dove è il loro Dio? Aiutaci, o Dio della nostra
salvezza, e per l’onore del to nome liberaci, o Signore!
Léctio Epístolæ
B. Petri Ap., I, 5, 6-11 Carissími: Humiliámini sub poténti manu
Dei, ut vos exáltet in témpore visitatiónis: omnem sollicitúdinem
vestram proiiciéntes in eum, quóniam ipsi cura est de vobis. Sóbrii
estóte, et vigiláte: quia adversárius vester diábolus tamquam leo
rúgiens círcuit, quǽrens quem dévoret: cui resístite fortes in fide:
sciéntes eámdem passiónem ei, quæ in mundo est, vestræ fraternitáti
fíeri. Deus áutem omnis grátiæ, qui vocávit nos in ætérnam suam glóriam
in Christo Iesu, módicum passos ipse perfíciet, confirmábit solidabítque.
Ipsi glória, et impérium in sǽcula sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.
Carissimi: Umiliatevi
sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti nel tempo della sua
visita: e affidate a Lui ogni vostra preoccupazione, poiché Egli stesso
ha cura di voi. Siate sobrii e vigilate, poiché il vostro nemico, il
diavolo, vi circonda come un leone ruggente, cercando di divorare
qualcuno: ad esso resistete forti nella fede; sapendo che le medesime
sofferenze hanno i vostri fratelli sparsi per il mondo. Tuttavia, il Dio
di ogni grazia, che ci ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesú,
ci perfezionerà dopo che avremo sofferto un poco, e ci confermerà nella
fede, ci irrobustirà. A Lui gloria e il regno nei secoli dei secoli.
Amen.
Léctio Actuum Apostolórum, 2, 1-11 Cum compleréntur dies
Pentecóstes, erant omnes discípuli páriter in eódem loco: et factus est
repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et
replévit totam domum ubi erant sedéntes. Et apparuérunt illis dispertítæ
línguæ tamquam ignis: sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt
omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis línguis, prout Spíritus
Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Ierúsalem habitántes Iudæi,
viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce,
convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque
lingua sua illos loquéntes.
Stupébant autem omnes, et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti,
qui loquúntur, Galilæi sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque
linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi, et Medi, et Ælamítæ, et qui
hábitant Mesopotámiam, Iudæam, et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrygiam,
et Pamphyliam, Ægyptum, et partes Lybiæ, quæ est circa Cyrénen, et
ádvenæ Románi, Iudæi quoque, et prosélyti, Cretes, et Arabes: audívimus
eos loquéntes nostris línguis magnália Dei.
M. - Deo grátias.
Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme
nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un
violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed
apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su
ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e
incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito
concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini
religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta
gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria
lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che
parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il
suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della
Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia,
della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a
Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed
Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue
delle grand
M. - Deo grátias.
ALLELÚIA
Allelúia, allelúia.
Ps. 103, 30 - Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis
fáciem terræ. Allelúia.
(genufléctitur)
Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis
ignem accénde.
Allelúia, allelúia.
Sal. 103, 30 - Manda il tuo Spírito e saran creati, e sarà rinnovata la
faccia della terra. Allelúia. (ci si inginocchia) Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi
in essi il fuoco del tuo amore.
SEQUENTIA
1 Veni, sancte Spíritus, / Et emítte coélitus, / Lucis tuæ rádium. 2
Veni, pater páuperum, / Veni, dator, múnerum, / Veni, lumen córdium. 3
Consolátor óptime, / Dulcis hospes ánimæ, / Dulce refrigérium. 4 In
labóre réquies, / In æstu tempéries, / In fletu solátium. 5 O lux
beatíssima, / Reple cordis íntima, / Tuórum fidélium. 6 Sine tuo númine,
/ Nihil est in hómine, / Nihil est innóxium. 7 Lava quod est sórditum, /
Riga quod est áridum, / Sana quod est sáucium. 8 Flecte quod est rígidum,
/ Fove quod est frígidum, / Rege quod est dévium. 9 Da tuis fidélibus, /
In te confidéntibus, / Sacrum septenárium. 10 - Da virtútis méritum, /
Da salútis éxitum, / Da perénne gáudium.
Amen. Allelúia.
Caríssimi: Estóte factóres verbi, et non auditóres tantum: fallente
vosmetípsos. Quia si quis audíto rest verbi, et non factor: hic
comparábitur viro consideránti vultum nativitátis suae in spéculo:
considerávit enim se, et ábiit, et statim oblítus est, qualis fúerit.
Qui autem perspéxerit in legem perféctam libertátis, et permánserit
in ea, non audítor obliviósus factus, sed factor óperis: hic beátus
in facto suo erit. Si quis autem putat se religiósum esse, non
refraénans linguam suam, sed sedúcens cor suum, huius vana est
relígio. Relígio munda, et immaculáta apud Deum et Patrem, haec est:
Visitáre pupíllos, et víduas in tribulatióne eórum, et immaculátum
se custodíre ab hoc saéculo.
Caríssimi: Omne datum óptimum, et omne donum perféctum desúrsum
est, descéndens a Patre lúminum, apud quem non est transmutátio, nec
vicissitúdinis obumbrátio. Voluntárie enim génuit nos verbo veritátis,
ut simus inítium áliquod creatúræ eius. Scitis, fratres mei dilectíssimi.
Sit áutem omnis homo velox ad audiéntum: tardus áutem ad loquéndum, et
tardus ad iram. Ira enim viri iustítiam Dei non operátur. Propter quod
abiiciéntes omnem immundítiam, et abundántiam malítiæ, in mansuetúdine
suscípite ínsitum verbum, quod potest salváre ánimas vestras.
M. - Deo grátias.
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende
dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di
cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di
verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Lo
sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a
parlare, lento all'ira. Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è
giusto davanti a Dio. Perciò, deposta ogni impurità e ogni resto di
malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e
che può salvare le vostre anime.
M. - Deo grátias.
Caríssimi: Obsecro vos tamquam ádvenas, et peregrínos abstinére
vos a carnálibus desidériis, quæ mílitant advérsus ánimam,
conversatiónem vestram inter gentes habéntes bonam: ut in eo, quod
detréctant de vobis tamquam de malefactóribus, ex bonis opéribus vos
considerántes, gloríficent Deum in die visitatiónis. Subiécti ígitur
estóte omni humánæ creatúræ propter Deum: sive regi, quasi præcellénti:
sive dúcibus, tamquam ab eo missis ad vindíctam malefactórum, láudem
vero bonórum: quia sic est volúntas Dei, ut benefaciéntes obmutéscere
faciátis imprudéntium hóminum ignorántiam: quasi líberi, et non quasi
velámen habéntes malítiæ libertátem, sed sicut servi Dei. Omnes honoráte:
fraternitátem dilígite: Deum timéte: regem honorificáte. Servi, súbditi
estóte in omni timóre dóminis, non tantum bonis, et modéstis, sed etiam
dyscolis. Hæc est enim grátia: in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai
desideri della carne che fanno guerra all'anima. La vostra condotta tra
i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come
malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio
nel giorno del giudizio. State sottomessi ad ogni istituzione umana per
amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai
suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni. Perché questa
è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca
all'ignoranza degli stolti. Comportatevi come uomini liberi, non
servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come
servitori di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio,
onorate il re. Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri
padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili. È
una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo
ingiustamente.
M. - Deo grátias.
Caríssimi: Christus passus est pro nobis, vobis relínquens
exémplum, ut sequámini vestígia eius. Qui peccatum non fecit, nec
invéntus est dolus in ore eius: qui cum maledicerétur, non
maledicébat: cum paterétur, non comminabátur, tradébat autem
iudicánti se iniúste: qui peccata nostra ipse pértulit in córpore
suo super lignum: ut peccátis mórtui, iustítiæ vivámus: cuius livóre
sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis
nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum.
M. - Deo
grátias
Fratelli a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì
per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli
non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca,
oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava
vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con
giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della
croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la
giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti
come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle
vostre anime.
M. - Deo grátias.
ALLELÚIA
Allelúia, allelúia. Luc.
24, 35 - Cognovérunt discípuli Dóminum Iesum in fractióne panis.
Allelúia. Io. 10, 14 - Ego sum pastor bonus: et cognósco oves
meas, e t cognóscunt me meæ.
Allelúia.
Allelúia, allelúia. Luca
24, 35 - I discepoli riconobbero il Signore Gesù alla frazione del
pane. Allelúia. Giovanni 10, 14 - Io sono il buon Pastore e conosco
le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Allelúia.
EVANGÉLIUM
Sequéntia S. Evangélii secundum Ioánnem, 10, 11-16
In illo témpore: María Magdaléne, et María Iacóbi, et Salóme,
emérunt arómata, ut veniéntes úngerent Iesum. Et valde mane una sabbatórum,
véniunt ad monuméntum, orto iam sole. Et dicébant ad ínvicem: Quis revólvet
nobis lápidem ab óstio monuménti? Et respiciéntes vidérunt revolútum lápidem.
Erat quippe magnus valde. Et introëúntes in monuméntum vidérunt iúvenem
sedéntem in dextris, coopértum stola cándida, et obstupuérunt. Qui dicit
illis: Nolíte expavéscere: Iesum quæritis Nazarénum, crucifíxum: surréxit,
non est hic, ecce locus ubi posuérunt eum. Sed ite, dícite discípulis eius,
et Petro, quia præcédit vos in Galilæam: ibi eum vidébitis, sicut dixit
vobis.
M. - Laus tibi, Christe.
Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria di Giacomo e Salome
comprarono oli aromatici per andare a imbalsamare Gesù. Di buon mattino, il
primo giorno dopo il sabato, vennero al sepolcro al levar del sole. Esse
dicevano tra loro: "Chi ci rotolerà via il masso dall'ingresso del
sepolcro?".Ma, guardando, videro che il masso era già stato rotolato via,
benché fosse molto grande. Entrando nel sepolcro, videro un giovane, seduto
sulla destra, vestito d'una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse
loro: "Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È
risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l'avevano deposto. Ora andate, dite
ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete,
come vi ha detto".
M. - Laus tibi Christe.
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Terminata la benedizione del Cero Pasquale, il Diacono depone la
dalmatica bianca per riprendere i paramenti violacei; poi si reca vicino
al Celebrante , che, dopo aver deposto il piviale , riveste il manipolo
con la pianeta violacea. Quindi si incominciano le Profezie senza titolo
e senza rispondere alla fine Deo gratias . Il Celebrante le legge
a voce bassa, all'Altare, dal lato dell'Epistola.
I
Profezia
Genesi
1, 1-31; 2, 1-2
In
principio Dio creò il cielo e la terra.
Ora la
terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo
spirito di Dio aleggiava sulle acque.
Dio
disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
Dio
vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
e
chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo
giorno.
Dio
disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque
dalle acque".
Dio
fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento,
dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
Dio
chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio
disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo
e appaia l'asciutto". E così avvenne.
Dio
chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era
cosa buona.
E Dio
disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da
frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la
sua specie". E così avvenne:
la
terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la
propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo
la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
E fu
sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio
disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il
giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per
gli anni
e
servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E
così avvenne:
Dio
fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la
luce minore per regolare la notte, e le stelle.
Dio le
pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
e per
regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide
che era cosa buona.
Evangelium
Pássio Dómini nostri Jesu Christi secúndum Ioánnem. 18, 1-40; 19, 1-42
In illo témpore: Egréssus est Jesus cum discípulis suis trans torréntem
Cedron, ubi erat hortus, in quem introívit ipse et discípuli ejus. Sciébat
autem et Judas, qui tradébat eum, locum: quia frequénter Jesus convénerat
illuc cum discípulis suis. Judas ergo cum accepísset cohórtem, et a
pontifícibus et pharisaéis minístros, venit illuc cum latérnis et fácibus et
armis. Jesus ítaque sciens ómnia, quæ ventúra erant super eum, procéssit, et
dixit eis: + Quem quaéritis?
C. Respondérunt ei: S. Jesum Nazarénum. C. Dicit eis Jesus:
+
Ego sum. C. Stabat autem et Judas, qui tradébat eum, cum ipsis. Ut ergo
dixit eis: Ego sum: abiérunt retrorsum, et cecidérunt in terram. Iterum ergo
interrogávit eos: + Quem quaéritis? C. Illi autem dixérunt: S. Jesum
Nazarénum. C. Respóndit Jesus: + Dixi vobis, quia ego sum: si ergo me
quaéritis, sínite hos abíre.
C. Ut implerétur sermo, quem dixit: Quia quos dedísti mihi, non pérdidi ex
eis quemquam. Simon ergo Petrus habens gládium edúxit eum : et percússit
pontíficis servum: et abscídit aurículam ejus déxteram. Erat autem nomen
servo Malchus. Dixit ergo Jesus Petro: + Mitte gládium tuum in vagínam.
Cálicem, quem dedit mihi Pater, non bibam illum? C. Cohors ergo et tribúnus
et minístri Judæórum comprehendérunt Jesum, et ligavérunt eum: et adduxérunt
eum ad Annam primum, erat enim socer Cáiphæ, qui erat póntifex anni illíus.
Erat autem Cáiphas, qui consílium déderat Judaéis: Quia expédit, unum
hóminem mori pro pópulo. Sequebátur autem Jesum Simon Petrus et álius
discípulus. Discípulus autem ille erat notus pontífici, et introívit cum
Jesu in átrium pontíficis. Petrus autem stabat ad óstium foris. Exívit ergo
discípulus álius, qui erat notus pontífici, et dixit ostiáriæ: et introdúxit
Petrum. Dicit ergo Petro ancílla ostiária: S. Numquid et tu ex discípulis es
hóminis istíus?
C. Dicit ille: S. Non sum.
C.
Stabant autem servi et minístri ad prunas, quia frigus erat, et
calefaciébant se: erat autem cum eis et Petrus stans et calefáciens se.
Póntifex ergo interrogávit Jesum de discípulis suis et de doctrína ejus.
Respóndit ei Jesus: + Ego palam locútus sum mundo: ego semper dócui in
synagóga et in templo, quo omnes Judaéi convéniunt: et in occúlto locútus
sum nihil.Quid me intérrogas? intérroga eos, qui audiérunt, quid locútus
sim ipsis: ecce, hi sciunt, quæ díxerim ego.
C.
Hæc autem cum dixísset, unus assístens ministrórum dedit álapam Jesu, dicens:
S. Sic respóndes pontífici?
C. Respóndit ei Jesus: + Si male locútus sum, testimónium pérhibe de malo:
si autem bene, quid me cædis?
C. Et misit eum Annas ligátum ad Cáipham pontíficem. Erat autem Simon Petrus
stans et calefáciens se. Dixérunt ergo ei: S. Numquid et tu ex discípulis
ejus es? C. Negávit ille et dixit: S. Non sum. C. Dicit ei unus ex servis
pontíficis, cognátus ejus, cujus abscídit Petrus aurículam: S. Nonne ego
tevidi in horto cum illo? C. Iterum ergo negávit Petrus: et statim gallus
cantávit. Addúcunt ergo Jesum a Cáipha in prætórium. Erat autem mane : et
ipsi non introiérunt in prætórium, ut non contaminaréntur, sed ut
manducárent pascha. Exívit ergo Pilátus ad eos foras et dixit: S. Quam
accusatiónem affértis advérsus hóminem hunc?
C. Respondérunt et dixérunt ei: S. Si non esset hic malefáctor, non tibi
tradidissémus eum. C. Dixit ergo eis Pilátus: S. Accípite eum vos, et
secúndum legem vestram judicáte eum. C. Dixérunt ergo ei Judaéi: S. Nobis
non licet interfícere quemquam. C. Ut sermo Jesu implerétur, quem dixit,
signíficans, qua morte esset moritúrus. Introívit ergo íterum in prætórium
Pilátus, et vocávit Jesum et dixit ei: S. Tu es Rex Judæórum?
C. Respóndit Jesus: A temetípso hoc dicis, an álii dixérunt tibi de me? C.
Respóndit Pilátus: S. Numquid ego Judaéus sum? Gens tua et pontífices
tradidérunt te mihi: quid fecísti? C. Respóndit Jesus:
+
Regnum meum non est de hoc mundo. Si ex hoc mundo esset regnum meum,
minístri mei útique decertárent, ut non tráderer Judaéis : nunc autem regnum
meum non est hinc. C. Dixit itaque ei Pilátus: S. Ergo Rex es tu? C.
Respóndit Jesus: + Tu dicis, quia Rex sum ego.
Ego in hoc natus sum et ad hoc veni in mundum, ut testimónium perhíbeam
veritáti : omnis, qui est ex veritáte, audit vocem meam. C. Dicit ei Pilátus:
S. Quid est véritas? C. Et cum hoc dixísset, íterum exívit ad Judaéos, et
dicit eis: S. Ego nullam invénio in eo causam. Est autem consuetúdo vobis,
ut unum dimíttam vobis in Pascha : vultis ergo dimíttam vobis Regem Judæórum?
C. Clamavérunt ergo rursum omnes, dicéntes: S. Non hunc, sed Barábbam. C.
Erat autem Barábbas latro. Tunc ergo apprehéndit Pilátus Jesum et
flagellávit. Et mílites plecténtes corónam de spinis, imposuérunt cápiti
ejus: et veste purpúrea circumdedérunt eum. Et veniébant ad eum, et dicébant:
S. Ave, Rex Judæórum. C. Et dabant ei álapas. Exívit ergo íterum Pilátus
foras et dicit eis: S. Ecce, addúco vobis eum foras, ut cognoscátis, quia
nullam invénio in eo causam. C. (Exívit ergo Jesus portans corónam spíneam
et purpúreum vestiméntum.)
DAI "SERMONI"DI SANT’AGOSTINO, VESCOVO (Serm. 228/B, 2-5)
"O sacramento di pietà, o segno di unità, o vincolo di carità!" (In Io. Ev. tr. 26, 6, 13)
Cristo Signore nostro dunque, che nel patire offrì per noi quel che nel nascere aveva preso da noi, divenuto in
eterno il più grande dei sacerdoti, dispose che si offrisse il sacrificio che voi vedete, cioè il suo corpo e il suo
sangue. Infatti il suo corpo, squarciato dalla lancia, effuse acqua e sangue, con cui rimise i nostri peccati.
Ricordando questa grazia, operando la vostra salute, che poi è Dio che la opera in voi (cf. Fil 2, 12-13), con
timore e tremore accostatevi a partecipare di quest'altare. Riconoscete nel pane quello stesso corpo che
pendette sulla croce, e nel calice quello stesso sangue che sgorgò dal suo fianco.
Prendete dunque e mangiate il corpo di Cristo, ora che anche voi siete diventati membra di Cristo nel corpo
di Cristo; prendete e abbeveratevi col sangue di Cristo.
Per non distaccarvi, mangiate quel che vi unisce; per
non considerarvi da poco, bevete il vostro prezzo. Come questo, quando ne mangiate e bevete, si trasforma in
voi, così anche voi vi trasformate nel corpo di Cristo, se vivete obbedienti e devoti. Egli infatti, già vicino
alla sua passione, facendo la Pasqua con i suoi discepoli, preso il pane, lo benedisse dicendo: Questo è il mio
corpo che sarà dato per voi (1 Cor 11, 24). Allo stesso modo, dopo averlo benedetto, diede il calice,
dicendo: Questo è il mio sangue della nuova alleanza, che sarà versato per molti in remissione d ei
peccati (Mt 26, 28). Questo già voi lo leggevate o lo ascoltavate dal Vangelo, ma non sapevate che questa
Eucarestia è il Figlio stesso; ma adesso, col cuore purificato in una coscienza senza macchia e col corpo
lavato con acqua monda (cf. Ebr 10, 22), avvicinatevi a lui e sarete illuminati, e i vostri volti non
arrossiranno (Sal 33, 6). Perché se voi ricevete degnamente questa cosa che appartiene a quella nuova
alleanza mediante la quale sperate l'eterna eredità.
Osservando il comandamento nuovo di amarvi
scambievolmente (cf. Gv 13, 34), avrete in voi la vita. Vi cibate infatti di quella carne di cui la Vita stessa
dichiara: Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (Gv 6, 51), e ancora: Se uno non mangia la
mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la vita in se stesso (Gv 6, 53).
Se dunque avrete in lui la vita, sarete con lui in una sola carne. Non è infatti che questo sacramento dia il
corpo di Cristo per poi lasciarvene separati. E l'Apostolo ricorda che questo era già stato predetto nella santa
Scrittura: I due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande,soggiunge, lo dico in riferimento a
Cristo e alla Chiesa (Ef 5, 31-32). E in un altro passo, riguardo a questa medesima Eucarestia, dice: Uno solo
è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo (1 Cor 10, 17). Voi quindi cominciate a ricevere quel
che già avete cominciato ad essere, purché non lo riceviate indegnamente, mangiando e bevendo la vostra
condanna.
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoliad
Corínthios1 Cor. 11, 20-32
Fratres:
Conveniéntibus vobis in unum, jam non est Domínicam cœnam manducáre.
Unusquísque enim suam cœnam præsúmit ad manducándum. Et álius quidem
ésurit : álius autem ébrius est. Numquid domos non habétis ad
manducándum et bibéndum? aut ecclésiam Dei contémnitis, et confúnditis
eos, qui non habent? Quid dicam vobis? Laudo vos? In hoc non laudo. Ego
enim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam Dóminus Jesus, in
qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias agens tregit, et dixit :
Accípite, et manducáte : hoc est corpus meum, quod pro vobis tradétur :
hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem, postquam
cœnávit, dicens : Hic calix novum Testaméntum est in meo sánguine : hoc
fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem. Quotiescúmque
enim manducábitis panem hunc et cálicem bibétis : mortem Dómini
annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem hunc
vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et sánguinis
Dómini. Probet autem seípsum homo : et sic de pane illo edat et de
cálice bibat. Qui enim mandúcat et bibit indígne, judícium sibi mandúcat
et bibit : non dijúdicans corpus Dómini. Ideo inter vos multi infirmi et
imbecílles, et dórmiunt multi. Quod si nosmetípsos dijudicarémus, non
útique judicarémur. Dum judicámur autem, a Dómino corrípimur, ut non cum
hoc mundo damnémur.
M. - Deo
grátias.
Fratelli: quando vi radunate insieme, il vostro non è più un mangiare la
cena del Signore. Ciascuno infatti, quando partecipa alla cena, prende
prima il proprio pasto e così uno ha fame, l'altro è ubriaco. Non avete
forse le vostre case per mangiare e per bere? O volete gettare il
disprezzo sulla chiesa di Dio e far vergognare chi non ha niente? Che
devo dirvi? Lodarvi? In questo non vi lodo! Io, infatti, ho ricevuto dal
Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella
notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo
spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in
memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il
calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate
questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". Ogni volta infatti
che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la
morte del Signore finché egli venga. Perciò chiunque in modo indegno
mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del
sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di
questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve senza
riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. È
per questo che tra voi ci sono molti ammalati e infermi, e un buon
numero sono morti. Se però ci esaminassimo attentamente da noi stessi,
non saremmo giudicati; quando poi siamo giudicati dal Signore, veniamo
ammoniti per non esser condannati insieme con questo mondo.
M. - Deo
grátias.
GRADUALE
Phil. 2, 8-9 Christus factus est pro nobis obédiens
usque ad mortem, mortem autem crucis V/.
Propter quod et Deus
exaltávit illum : et dedit illi nomen, quod est super omne nomen.