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mercoledì 3 giugno 2015

L'ultimo vero Pontefice Cattolico,(Pio XII) canonizza il grande San Pio X "martello santo" dei modernisti...

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Discorso di  Pio XII dopo il rito di canonizzazione di San Pio X, 29 maggio 1954

Quest’ora di fulgente trionfo, che Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema gloria degli altari, ricolma l’animo Nostro di gaudio, al quale voi, Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza così largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di essere al servigio di lui nella Curia Romana.
Fausto e memorando questo dì, non soltanto per Noi, che lo annoveriamo tra i giorni felici del Nostro Pontificato, cui la Provvidenza aveva pur riservato così numerosi dolori e sollecitudini; ma altresì per la intiera Chiesa, che, spiritualmente stretta intorno a Noi, esulta all’unisono in veemente palpito di religiosa commozione.
Il caro nome di Pio X in questo vespro radioso attraversa da un capo all’altro la terra, scandito con gli accenti più diversi; e destando da per tutto pensieri di celestiale bontà, forti impulsi di fede, di purezza, di pietà eucaristica, risuona a perenne testimonianza della feconda presenza di Cristo nella sua Chiesa. Con generoso ricambio, esaltando il suo servo, Dio attesta la eccelsa santità di lui, per la quale, anche più che per il suo supremo Ufficio, Pio X fu in vita inclito campione della Chiesa, e come tale è oggi il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi.
Ora Noi desideriamo che precisamente in questa luce voi contempliate la gigantesca e mite figura del Santo Pontefice, affinchè, calate le ombre su questa memoranda giornata e spente le voci dell’immenso osanna, il solenne rito della sua santificazione permanga in benedizione nelle anime vostre ed in salvezza per il mondo.
  1. — Il programma del suo Pontificato fu da lui solennemente annunziato fin dalla prima Enciclica (E supremi del 4 Ottobre 1903), in cui dichiarava essere suo unico proposito di instaurare omnia in Christo (Eph. 1, 10), ossia di ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Ma quale è la via che ci apre l’adito a Gesù Cristo? egli si chiedeva, guardando amorevolmente le anime smarrite ed esitanti del suo tempo. La risposta, valida ieri, come oggi e nei secoli, è: la Chiesa! Fu pertanto sua prima sollecitudine, incessantemente perseguita fino alla morte, di rendere la Chiesa sempre più in concreto atta ed aperta al cammino degli uomini verso Gesù Cristo. Per questo intento egli concepì l’ardita intrapresa di rinnovare il corpo delle leggi ecclesiastiche, in guisa da dare all’intiero organismo della Chiesa più regolare respiro, maggior sicurezza e snellezza di movimento, come era richiesto da un mondo esterno improntato a crescente dinamismo e complessità. È ben vero che questa opera, da lui stesso definita « arduum sane munus », si adeguava all’eminente senso pratico ed al vigore del suo carattere; tuttavia la sola aderenza al temperamento dell’Uomo non sembra che spieghi l’ultimo motivo della difficile impresa. La scaturigine profonda dell’opera legislativa di Pio X è da ricercarsi soprattutto nella sua personale santità, nella sua intima persuasione che la realtà di Dio, da lui sentita in comunione incessante di vita, è la origine e il fondamento di ogni ordine, di ogni giustizia, di ogni diritto nel mondo. Dov’è Dio, là è ordine, giustizia e diritto; e, viceversa, ogni ordine giusto tutelato dal diritto manifesta la presenza di Dio. Ma quale istituzione sulla terra doveva più eminentemente palesare questa feconda relazione fra Dio e il diritto, se non la Chiesa, corpo mistico di Cristo stesso? Iddio benedisse largamente l’opera del beato Pontefice, cosicchè il Codice di diritto canonico resterà nei secoli il grande monumento del suo Pontificato, ed egli stesso potrà considerarsi come il Santo provvidenziale del tempo presente.
Possa questo spirito di giustizia e di diritto, del quale Pio X fu al mondo contemporaneo testimone e modello, penetrare nelle aule delle Conferenze degli Stati, ove si discutono gravissimi problemi della umana famiglia, in particolare il modo di bandire per sempre il timore di spaventosi cataclismi e di assicurare ai popoli una lunga era felice di tranquillità e di pace.
  1. - Invitto campione della Chiesa e Santo provvidenziale dei nostri tempi si rivelò altresì Pio X nella seconda impresa che contraddistinse l’opera sua, e che in vicende talora drammatiche ebbe l’aspetto di una lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro: l’unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede. Già dalla fanciullezza la Provvidenza divina aveva preparato il suo eletto nell’umile sua famiglia, edificata sull’autorità, sui sani costumi e sulla fede stessa scrupolosamente vissuta. Senza dubbio ogni altro Pontefice, in virtù della grazia di stato, avrebbe combattuto e respinto gli assalti miranti a colpire la Chiesa nel suo fondamento. Bisogna tuttavia riconoscere che la lucidità e la fermezza, con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo, attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo. Unicamente sollecito che l’eredità di Dio fosse serbata intatta al gregge affidatogli, il grande Pontefice non conobbe debolezze dinanzi a qualsiasi alta dignità o autorità di persone, non tentennamenti di fronte ad adescanti ma false dottrine entro la Chiesa e fuori, nè alcun timore di attirarsi offese personali e ingiusti disconoscimenti delle sue pure intenzioni. Egli ebbe la chiara coscienza di lottare per la più santa causa di Dio e delle anime. Alla lettera si verificarono in lui le parole del Signore all’Apostolo Pietro: « Io ho pregato per te, affinchè la tua fede non venga meno, e tu . . . conferma i tuoi fratelli » (Luc. 22, 32). La promessa e il comando di Cristo suscitarono ancora una volta nella roccia indefettibile di un suo Vicario la tempra indomita dell’atleta. È giusto che la Chiesa, decretandogli in quest’ora la gloria suprema nel medesimo luogo ove rifulge da secoli non mai offuscata quella di Pietro, confondendo anzi l’uno e l’altro in una sola apoteosi, canti a Pio X la sua riconoscenza ed invochi in pari tempo la intercessione di lui, affinchè le siano risparmiate nuove lotte di tal genere. Ma ciò di cui allora propriamente si trattò, vale a dire la conservazione della intima unione della fede e del sapere, è un così; alto bene per tutta la umanità, che anche questa seconda grande opera del santo Pontefice è di una importanza che va molto al di là dello stesso mondo cattolico.
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Chi, come il modernismo, separa, opponendole, fede e scienza nella loro fonte e nel loro oggetto, opera in questi due campi vitali una scissione così deleteria, « che poco è più morte ». Si è veduto praticamente: l’uomo, che al volger del secolo era già nell’intimo di sè diviso, e tuttavia ancora illuso di possedere la sua unità nella sottile apparenza di armonia e di felicità, basate in un progresso puramente terreno, è stato poi visto come spezzarsi sotto il peso di una ben differente realtà.

martedì 9 dicembre 2014

Papa Pio X «AD DIEM ILLUM LAETISSIMUM» (1904)

Papa Pio X
«AD DIEM ILLUM LAETISSIMUM»
(1904)
Per celebrare il cinquantenario del dogma della Immacolata Concezione[1]

Il Corso del tempo ci condurrà tra pochi mesi al giorno d'incomparabile letizia allorché, cinquant'anni or sono, circondato da una magnifica corona di Cardinali e di Vescovi, il Nostro Predecessore Pio IX, Pontefice di santa memoria, dichiarò e proclamò quale rivelazione divina per l'autorità del magistero apostolico, che Maria è stata, fin dal primo istante della Sua concezione, totalmente immune dal peccato originale. Proclamazione che nessuno ignora essere stata accolta da tutti i fedeli dell'universo con tale gioia e entusiasmo quale non si ebbe mai a memoria d'uomo e con manifestazione di fede, sia nei riguardi dell'Augusta Madre di Dio, sia per il Vicario di Gesù Cristo, così grandiosa e così unanime.
Oggi, Venerabili Fratelli, benché alla distanza di mezzo secolo, non possiamo sperare che il rinnovato ricordo della Vergine Immacolata provochi nelle nostre anime come una eco di quelle sante letizie e rinnovelli gli spettacoli magnifici di fede e d'amore verso l'Augusta Madre di Dio, spettacoli che si videro in questo passato già lontano? Ciò che Ce lo farebbe desiderare ardentemente è un sentimento, che Noi abbiamo sempre nutrito nel Nostro cuore, di devozione verso la Beata Vergine ed insieme di gratitudine profonda per i suoi benefizi.
Ciò che d'altra parte Ce ne darebbe la certezza è lo zelo dei cattolici, sempre vigile e sempre pronto e preparato ad ogni testimonianza d'amore da rendersi alla Grande Madre di Dio; e non vogliamo dissimulare che un'altra cosa ravviva grandemente questo Nostro desiderio: è che Ci sembra, se dobbiamo credere a un segreto Nostro istinto, che vi possiamo promettere il prossimo avverarsi di alte speranze nelle quali fu concepita, dal Nostro Predecessore Pio IX e da tutto l'episcopato, la definizione solenne del dogma dell'Immacolata Concezione. Queste speranze invero vi sono pochi che non si dolgano di non averle viste avverarsi e che non invochino le parole di Geremia: «Noi abbiamo atteso la pace e questo bene non è venuto; il tempo della guarigione ed ecco il terrore». Ma non bisogna tacciare di poca fede gli uomini che trascurano di approfondire o di considerare sotto la loro vera luce le opere di Dio? Chi potrebbe infatti contare, chi valutare i tesori segreti di grazia che durante tutto questo tempo Iddio ha versato nella sua Chiesa per la preghiera della Vergine? E, lasciando a parte ciò, che dire del Concilio Vaticano così ammirabile di opportunità e della definizione dell'infallibilità Pontificia, formulata cosi a buon punto di fronte agli errori che stavano per sorgere? E di questo slancio di pietà che, cosa nuova e inaudita, ha fatto affluire da tanto tempo ai piedi del Vicario di Cristo, per venerarlo al suo cospetto, i fedeli di ogni lingua e di ogni parte? E non è un mirabile effetto della Divina Provvidenza, che i Nostri due Predecessori, Pio IX e Leone XIII, abbiano potuto in tempi così torbidi governare santamente la Chiesa, per un periodo così lungo quale prima non era stato concesso ad altro Pontificato? Al che bisogna aggiungere che non appena Pio IX aveva affermato la fede cattolica nella Concezione senza macchia della Madre di Dio, nella città di Lourdes si iniziavano le meravigliose manifestazioni della Vergine che furono l'origine dei templi elevati in onore dell'Immacolata Madre di Dio, opere di alta magnificenza e d'immenso lavoro, nei quali prodigi quotidiani, dovuti alla Sua intercessione, forniscono splendidi argomenti per combattere l'attuale incredulità umana. Tanti e così insigni benefizi accordati da Dio per le pietose sollecitazioni della Benigna Vergine durante i cinquant'anni che stanno per compiersi, non debbono farci sperare la salute per un tempo più vicino di quanto non abbiamo creduto? Così che, come ce l'insegna una legge della Provvidenza Divina, gli estremi mali non sono mai lontani dalla prossima liberazione: «Il suo tempo è vicino e i suoi giorni non sono lontani. Poiché il Signore prenderà Giacobbe sotto la sua pietà e avrà ancora il suo eletto in Israele». È dunque completa fiducia che li sostiene di poter dire fra poco: «Il Signore ha infranto le verghe degli empi. La terra è nella pace e nel silenzio, essa si allieta ed esulta».


Ma se il cinquantesimo anniversario dell'atto Pontificio per il quale fu dichiarata senza macchia la Concezione di Maria, deve provocare nel seno del popolo cristiano ardente entusiasmo, la ragione è soprattutto nella necessità che abbiamo esposta nella Nostra precedente Enciclica. Noi vogliamo dire di «tutto restaurare in Gesù Cristo». Poiché chi non accetta che non vi è strada più sicura né più facile se non quella di Maria, per la quale gli uomini possono arrivare fino a Cristo e ottenere mediante Gesù Cristo questa perfetta adozione filiale che rende santi e senza macchia allo sguardo di Dio?

mercoledì 20 agosto 2014

CENTENARIO DELLA MORTE DI SAN PIO X, COLUI CHE HA COLPITO I MODERNISTI CHE OGGI HANNO OCCUPATO ABUSIVAMENTE LA CHIESA…

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LETTERA ENCICLICA
PASCENDI
DOMINICI GREGIS
DEL SOMMO PONTEFICE

PIO X

AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI, VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI
AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE
PACE E COMUNIONE.

Sugli errori del Modernismo

VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

Introduzione

L'officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome. La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica: stanteché per opera del nemico dell'uman genere, mai non mancarono "uomini di perverso parlare (Act. XX, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)". Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere, seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo, e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli.

Ed a rompere senza più gl'indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell'errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch'è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d'ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell'opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.

Pericolo delle dottrine moderniste

Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa; ma non potrà stupirsene chiunque, poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice, si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare. Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond'è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l'albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell'adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia: giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici, e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto; e poiché sono temerari quanto altri mai, non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonderle menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un'assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera. Finalmente, e questo spegne quasi ogni speranza di guarigione, dalle stesse loro dottrine sono formati al disprezzo di ogni autorità e di ogni freno; e, adagiatisi in una falsa coscienza, si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione. Sì, sperammo a dir vero di riuscire quando che fosse a richiamar costoro a più savi divisamenti; al qual fine li trattammo dapprima come figli con soavità, passammo poi ad un far severo, e finalmente, benché a malincuore, usammo pure i pubblici castighi. Ma voi sapete, o Venerabili Fratelli, come tutto riuscì indarno: sembrarono abbassai la fronte per un istante, mala rialzarono subito con maggiore alterigia. E potremmo forse tuttora dissimulare se non si trattasse che sol di loro: ma trattasi invece della sicurezza del nome cattolico. Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio, che ormai sarebbe colpa, per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano.

E poiché è artificio astutissimo dei modernisti (ché con siffatto nome son chiamati costoro a ragione comunemente) presentare le loro dottrine non già coordinate e raccolte quasi in un tutto, ma sparse invece e disgiunte l'una dall'altra, allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti, mentre di fatto sono fermi e determinati; gioverà innanzi tutto raccogliere qui le dottrine stesse in un sol quadro, per passar poi a ricercar le fonti di tanto traviamento ed a prescrivere le misure per impedirne i danni.

I sette aspetti del modernista

E alfin di procedere con ordine in una materia di troppo astrusa, è da notare anzi tutto che ogni modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi: quelli cioè di filosofo, di credente, di teologo, di storico, di critico, di apologista, di riformatore: e queste parti sono tutte bene da distinguersi una ad una, da chi voglia conoscere a dovere il lor sistema e penetrare i principî e le conseguenze delle loro dottrine.

Prendendo adunque le mosse dal filosofo, tutto il fondamento della filosofia religiosa è riposto dai modernisti nella dottrina, che chiamano dell'agnosticismo. Secondo questa, la ragione umana è ristretta interamente entro il campo dei fenomeni, che è quanto dire di quel che apparisce e nel modo in che apparisce: non diritto, non facoltà naturale le concedono di passare più oltre. Per lo che non è dato a lei d'innalzarsi a Dio, né di conoscerne l'esistenza, sia pure per intromessa delle cose visibili. E da ciò si deduce che Dio, riguardo alla scienza, non può affatto esserne oggetto diretto; riguardo alla storia non deve mai riputarsi come soggetto istorico. Poste cotali premesse, ognuno scorge di leggieri quali sieno le sorti della teologia naturale, dei motivi di credibilità, dell'esterna rivelazione. Tutto questo i modernisti tolgon via di mezzo, e ne fanno assegno all'intellettualismo, ridicolo sistema, come essi affermano, e tramontato già da gran tempo. Né in ciò ispira loro alcun ritegno il sapere che si enormi errori furono già formalmente condannati dalla Chiesa. Giacché infatti il Concilio Vaticano così ebbe definito: "Se qualcuno dirà, che Dio uno e vero, Creatore e Signor nostro, per mezzo delle cose create, non possa conoscersi con certezza col lume naturale dell'umana ragione, sia anatema"(De Revel., can. I); e similmente: "Se alcuno dirà non essere possibile, o non convenire che, mediante divina rivelazione, sin l'uomo ammaestrato di Dio e del culto che Gli si deve, sia anatema" (Ibid., can. II); e finalmente: "Se alcuno dirà che la rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni e che perciò gli uomini non debbano esser mossi alla fede se non da interna esperienza o privata ispirazione, sia anatema" (De Fide, can. III).Di qual guisa poi i modernisti dall'agnosticismo, che è puro stato d'ignoranza, passino all'ateismo scientifico e storico, che invece è stato di positiva negazione; e con qual diritto perciò di logica, dal non sapere se Iddio sia intervenuto o no nella storia dell'uman genere si trascorra a spiegar tutto nella storia medesima ponendo Dio interamente da parte come se in realtà non fosse intervenuto, lo assegni chi può. Ma tanto è; per costoro è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l'àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino. Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo, intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte, intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo.

Vero è che l'agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa; la positiva sta tutta nell'immanenza vitale. Dall'una all'altra ecco con qual discorso procedono. La Religione, sia essa naturale o sopra natura, alla guisa di ogni altro fatto qualsiasi, uopo è che ammetta una spiegazione. Or, tolta di mezzo la naturale teologia, chiuso il cammino alla rivelazione per il rifiuto dei motivi di credibilità, negata anzi qualsivoglia esterna rivelazione, chiaro è che siffatta spiegazione indarno si cerca fuori dell'uomo. Resta dunque che si cerchi nell'uomo stesso; e poiché la religione non è altro infatti che una forma della vita, la spiegazione di essa dovrà ritrovarsi appunto nella vita dell'uomo. Di qui il principio dell'immanenza religiosa. Di più, la prima mossa, per così dire, di ogni fenomeno vitale, quale si è detta essere altresì la religione, è sempre da ascrivere ad un qualche bisogno; i primordi poi, parlando più specialmente della vita, sono da assegnare ad un movimento del cuore, o vogliam dire ad un sentimento. Per queste ragioni, essendo Dio l'oggetto della religione, dobbiamo conchiudere che la fede, inizio e fondamento di ogni religione, deve riporsi in un sentimento che nasca dal bisogno della divinità. Il quale bisogno, non sentendosi dall'uomo se non indeterminate ed acconce circostanze, non può di per sé appartenere al campo della coscienza: ma giace da principio al di sotto della coscienza medesima o, come dicono con vocabolo tolto ad imprestito dalla moderna filosofia, nella subcoscienza, ove la sua radice rimane occulta ed incomprensibile. Che se si chieda in qual modo da questo bisogno della divinità, che l'uomo provi in se stesso, si faccia poi trapasso alla religione, i modernisti rispondono così. La scienza e la storia, essi dicono, sono chiuse come fra due termini: l'uno esterno, ed è il mondo visibile; l'altro interno, ed è la coscienza. Toccato che abbiano o l'uno o l'altro di questi termini, non hanno come passare più oltre; al di là si trovano essi a faccia dell'inconoscibile. Dinanzi a questo inconoscibile, o sia esso fuori dell'uomo oltre ogni cosa visibile, o si celi entro l'uomo nelle latebre della subcoscienza, il bisogno del divino, senza verun atto della mente, secondo che vuole il fideismo, fa scattare nell'animo già inclinato a religione un certo particolar sentimento; il quale, sia come oggetto sia come causa interna, ha implicata in sé la realtà del divino e congiunge in certa guisa l'uomo con Dio. A questo sentimento appunto si dà dai modernisti il nome di fede, e lo ritengono quale inizio di religione.

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Ma non è qui tutto il filosofare, o, a meglio dire, il delirare di costoro. Imperocché in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede: ma colla fede e nella fede stessa quale da loro è intesa, sostengono che vi si trovi altresì la Rivelazione. E che infatti può pretendersi di vantaggio per una rivelazione? O non è forse rivelazione, o almeno principio di rivelazione, quel sentimento religioso che si manifesta d'un tratto nella coscienza? Non è rivelazione l'apparire, benché in confuso, che Dio fa agli animi in quello stesso sentimento religioso? Aggiungono anzi di più che, essendo Iddio in pari tempo e l'oggetto e la causa della fede, la detta rivelazione è al tempo stesso di Dio e da Dio: ha cioè insieme Iddio e come rivelante e come rivelato. Di qui, Venerabili Fratelli, quell'assurdissimo effato dei modernisti che ogni religione, secondo il vario aspetto sotto cui si riguardi, debba dirsi egualmente naturale e soprannaturale. Di qui lo scambiar che fanno, come di pari significato, coscienza e rivelazione. Di qui la legge, per cui la coscienza religiosa si dà come regola universale, da porsi in tutto a pari della rivelazione, ed alla quale tutti hanno obbligo di sottostare, non esclusa la stessa autorità suprema della Chiesa, sia che ella insegni, sia che legiferi in materia di culto o di disciplina.

lunedì 10 febbraio 2014

ORA E' UFFICIALE LA DEMONIACA CHIESA CONCILIARE HA FALLITO E DISTRUTTO LA FEDE DI QUASI TUTTI I BATTEZZATI...

I GALLICANI DELLA SAN PIO X PREGANO PER IL FALSO PONTEFICE BERGOGLIO, NOI PREGHIAMO CHE IL SIGNORE FACCIA CESSARE LA SEDE VACANTE E CI DONI UN VERO PONTEFICE CATTOLICO...

http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/modena_san_francesco/Interno.jpg

di Daniele Casi
 
Con buona pace del neo Cardinale Baldisseri, Segretario  del Sinodo dei Vescovi, che aveva chiesto e spergiurato riservatezza sui dati che sarebbero stati raccolti, è finalmente arrivato sulle pagine di tutti i giornali, anche grazie ai comunicati del Sir (Servizio informazione religiosa), ovvero l'agenzia stampa della CEI, il responso dato dall’orbe cattolico al questionario/sondaggio sulla pastorale familiare promosso da papa Francesco in vista del ‘Sinodo speciale sulla famiglia’ in programma in Vaticano, il prossimo mese di ottobre.



La notizia “bomba”, secondo i titoli dei maggiori quotidiani come La Repubblica, ormai asceso al grado di organo extra moenia della Sede Apostolica, è di quelle che più scontate di così non si può: cattolici e magistero non si conoscono, non si sono mai (?) incontrati e di certo, per i primi, è il secondo a dover segnare il passo. Qualche dato ‘italiano’ di sintesi: Matrimonio dei preti: 57% si, 38% no; Sacerdozio femminile: 59% si, 35% no; Aborto: 13% no, 15% si, 68% solo in certi casi (!!!); Contraccettivi: 84% si, 12% no; Matrimonio omosessuale: 30% si, 66% no. Il 74% degli intervistati ha dichiarato di andare a Messa almeno due volte al mese, il resto ci va “ogni tanto”.

Con tutte le riserve che si possono avere sulla scientificità della raccolta dei dati - in Germania e Svizzera, ad esempio, il questionario è arrivato materialmente in mano “ai fedeli”, mentre in Italia è circolato solo fra i Vescovi ed i loro diocesani di fiducia – non è difficile credere ad una sostanziale aderenza all’effettivo sentire dei battezzati.

domenica 12 gennaio 2014

CONTINUA LA DERIVA MODERNISTA DELLA "NEO FRATERNITA' SAN PIO X"...


http://www.lapennadellacoscienza.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/07/nave-che-affonda.jpg

Dichiarazione di
Don Martin Fuchs, FSSPX

sulle motivazioni che l'hanno indotto ad abbandonare
la Fraternità San Pio X.

Pubblicata in tedesco nel sito POSCHENKER
in inglese su diversi siti della Resistenza Cattolica, vedi The Recusant
in francese da diversi siti della Resistenza Cattolica, vedi Avec l'Immaculée
in spagnolo da diversi siti della Resistenza Cattolica, vedi Non possumus


Don Martin Fuchs esercita il suo ministero in Austria, ad Aigen, vicino Salisburgo, dove è rimasto, seguito da quasi tutti i suoi fedeli




È col cuore affranto che il 30 dicembre ho comunicato al Superiore Generale le mie dimissioni dalla Fraternità San Pio X. Per tutta l’eternità sarò riconoscente a Mons. Lefebvre per la fede cattolica e per il sacerdozio! Tuttavia, con dispiacere ho dovuto rendermi conto che nel corso degli ultimi anni la Fraternità, a poco a poco, ha deviato dalla via che lui aveva tracciata.

1- Il “Te Deum” in ringraziamento per il Motu Proprio nel quale si legava intimamente la Messa tridentina con la Messa di Paolo VI e nel quale era richiesta l’accettazione del concilio Vaticano II.
Ancora recentemente si poteva leggere su Internet che al Priorato San Pio X di Monaco la “Santa Messa” era offerta “nella forma straordinaria”. In seminario, io ho appreso che noi diciamo la Messa nel rito tridentino, non c’è rito ordinario o straordinario, questa è una fabbricazione completamente infondata di Benedetto XVI. Chi parla di rito straordinario deve avere in mente e deve accettare un rito ordinario, la nuova Messa.


2 - La gratitudine per la remissione della scomunica dei quattro vescovi. Mons. Lefebvre, in una conferenza stampa nel 1988, disse: “Allora saremo scomunicati da dei modernisti, da della gente che è stata condannata dai papi precedenti. Allora, cosa potrà mai fare una cosa così? Noi siamo condannati da della gente che è condannata e dovrebbe essere condannata pubblicamente. La cosa ci lascia indifferenti. In tutta evidenza la cosa non ha valore.” Mons. Lefebvre ha sempre considerato la scomunica come nulla e non avvenuta. Ma ciò che è nullo e non avvenuto non ha bisogno di essere rimesso. Per di più, l’ingiustizia perpetrata contro Mons. Lefebvre e Mons. de Castro Mayer continua a rimanere in vigore.


3 - La volontà di negoziare con Roma, nonostante Mons. Lefebvre avesse già enunciato chiaramente e inequivocabilmente a quali condizioni questo avrebbe potuto farsi in futuro: «Supponendo che ad un certo momento Roma faccia un appello, che ci voglia ricevere, riprendere a parlare, a quel punto sarò io a porre le condizioni. Non accetterò più di trovarmi nella situazione in cui ci siamo trovati al momento dei colloqui. È finita! Io porrò la questione sul piano dottrinale: “Siete d’accordo con le grandi encicliche di tutti i papi che vi hanno preceduto? Siete d’accordo con Quanta Cura di Pio IX, Immortale Dei e Libertas di Leone XIII, Pascendi di Pio X, Quas Primas di Pio XI, Humani generis di Pio XII? Siete in piena comunione con questi papi e con le loro affermazioni? Accettate ancora il giuramento antimodernista? Siete per il Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo? Se voi non accettate la dottrina dei vostri predecessori, è inutile parlare. Fino a quando non avrete accettato di riformare il Concilio, considerando la dottrina di questi papi che vi hanno preceduto, non v’è dialogo possibile. È inutile.» (Fideliter n° 66, settembre-ottobre 1988).



4 - Il perseguimento di un accordo pratico senza una pulizia dottrinale delle eresie del concilio Vaticano II. In una conferenza spirituale, il 21 dicembre 1984, Mons. Lefebvre disse: «Allora la questione canonica, puramente esteriore, pubblica nella Chiesa, è secondaria. Quello che è importante è restare nella Chiesa… nella Chiesa, cioè nella fede cattolica di sempre e nel vero sacerdozio, e nella vera Messa, e nei veri sacramenti, nel catechismo di sempre, con la Bibbia di sempre. È questo che ci interessa. È questo che è la Chiesa. Essere riconosciuti pubblicamente è secondario.» (Conferenza spirituale a Ecône).



5 - Più e più volte, ho dovuto rendermi conto che non si usava più alcun linguaggio chiaro. Così, la seconda intenzione della crociata del Rosario è: “Per il ritorno della Tradizione nella Chiesa”. Cosa s’intende per “la Chiesa”? La Chiesa cattolica fondata da Gesù Cristo o la Chiesa post-conciliare? Se s’intende la Chiesa cattolica, allora non è possibile alcun ritorno, perché la Tradizione fa parte integrante della Chiesa cattolica; se invece s’intende la Chiesa post-conciliare, allora è essa che ha lasciato la Tradizione, quindi è essa che deve tornare alla Tradizione e non la Tradizione nella Chiesa.


Sono queste le ragioni principali che mi hanno portato a questa decisione. Nonostante gli avvertimenti dei tre vescovi: Mons. Williamson, Mons. Tissier de Mallerais e Mons. de Galarreta, nonostante le avvisaglie venienti dall’Istituto del Buon Pastore, nonostante la conoscenza delle attitudini di Benedetto XVI, per il quale non era possibile andare avanti senza l’accettazione del concilio Vaticano II, i colloquii e le trattative andarono avanti.

Qualcuno potrebbe dire: “il nostro Superiore non ha firmato alcunché”. Ma sarebbe stato pronto per un accordo, senza aver prima risolto le differenze dottrinali, come prova la sua lettera del 17 giugno 2012. Essi erano pronti per il peggio, ma è Roma che non ha voluto. La fiducia nei Superiori è oggi in qualche modo scossa, è distrutta.

A questo punto, miei cari fedeli, vi ringrazio con tutto il cuore per tutte le vostre preghiere e i sacrifici con i quali avete sostenuto il mio ministero sacerdotale.
Volentieri mi affido anche in futuro alle vostre preghiere.


Jaidhof, 5. Januar 2014

P. Martin Fuchs

lunedì 9 dicembre 2013

IN PRIVATO SI STIGMARIZZA L'ACCORDISTA FELLAY IN PUBBLICO LO SI APPOGGIA. TUTTO QUESTO E' AVERE UN COMPORTAMENTO CON UNA DOPPIA FACCIA CHE NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON UNA RETTA FEDE CATTOLICA...


Ringraziamo della traduzione un nostro carissimo amico...
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Lettera aperta al Distretto di Francia

di Don Olivier Rioult

http://www.unavox.it/NuoveImmagini/Resistenza_cattolica/Don_Rioult_conferenza_6-13_picc.jpg

Cari confratelli,

Poiché il Bollettino della Fraternità San Pio X (n° 251), del luglio 2013, mi ha esplicitamente nominato, vi chiedo pochi minuti di attenzione per ascoltare il mio “diritto di replica”.

Innanzi tutto, vi chiedo di non dare alcun credito all’affermazione di Don Thouvenot che pretende che noi avremmo cercato di “far esplodere la Fraternità”.
Io devo tutto alla Fraternità e vi sono anche legato per testamento. Il nostro scopo era l’oggetto stesso dell’azione di grazia di Mons. Fellay, a Kansas City, dell’ottobre 2013: essere «preservati da ogni sorta di accordo”, poiché questo sarebbe stato una grande «disgrazia».

I desiderii…

Don de Cacqueray afferma che «sarebbe veramente paradossale e opera diabolica voler lasciare la Fraternità nel momento in cui viene presentata una tale Dichiarazione [27 giugno 2013]. È sotto la guida del nostro Superiore generale e non dei franchi tiratori, che dobbiamo continuare a condurre la battaglia per la Fede».
Ma Don de Cacqueray ha dovuto scrivervi tre pagine per rassicurarvi su questa Dichiarazione, quando invece non fu necessario alcun commento su quella del 21 novembre 1974.

«Continuare a condurre la battaglia per la Fede sotto la guida del nostro Superiore generale». E sia! Ma a partire dal 2002, dove sono i comunicati della Casa Generalizia che condannano ufficialmente Roma? Peggio, ci sono stati dei comunicati che hanno perfino favorito le menzogne romane. Mons. Tissier, nell’editoriale de Le Sel de la Terre (n° 85, estate 2013), parla di «menzogne ed equivoci» a proposito del motu proprio di Benedetto XVI sulla Messa e della remissione delle scomuniche. E così che ne parla Mons. Fellay? Perché Don Nély, in privato, sconsiglia ai confratelli la lettura di questo articolo di Mons. Tissier, descrivendolo come cattivo o senza interesse?

Don de Cacqueray ci dice di combattere «con intelligenza e prudenza, con spirito soprannaturale e nell’ubbidienza ai nostri Superiori». E sia! Ma perché ritornando da Menzingen con il Cor Unum n° 104, ha affermato che «un accordo era ineluttabile» e che egli non era «più in grado di esigere l’obbedienza dei suoi subalterni nei confronti di Mons. Fellay»?

Don de Cacqueray, in privato, ha fortemente criticato le deviazioni della Casa Generalizia. Lo ha fatto a giusto titolo, con coraggio ed intelligenza, ma che ne è di questo pubblicamente?

Due affermazioni che deformano la realtà

a) L. A. B. [Lettres aux amis et bienfaiteurs] n° 80: Don de Cacqueray esprime a Mons. Fellay la sua «riconoscenza per il rifiuto coraggioso che ha rivolto al Papa».
b) Bollettino n° 251: Don de Cacqueray scrive: «il nostro Superiore generale ci comunica adesso quest’altra Dichiarazione. Lo ringraziamo vivamente.» Ma in privato, Don de Cacqueray ha detto ad un confratello, l’11 giugno 2013, che la dichiarazione del 15 aprile 2012, sebbene ritirata, era stata ampliata con la pubblicazione di Cor Unum 104 e con la lettera a Benedetto XVI del 17 giugno… Ma fino a luglio 2012, Don de Cacqueray aveva giustamente posto il vero problema: «Dal momento che non si è stati capaci di rispettare le decisioni del Capitolo del 2006, perché si dovrebbe essere in grado di rispettare domani gli impegni assunti oggi?».
I ringraziamenti sono dunque improprii fintanto che le ingiustizie non siano state riparate e gli errori chiaramente rigettati.

Forse che vi scandalizzerete di queste richieste? Eppure esse sono un classico nella storia ecclesiastica. Negli Atti di Cartagine, il diacono Paolino, a proposito di un chierico fautore di errori, dichiara: «Delle due, l’una: o neghi di aver insegnato questo o lo condanni!

E allora la realtà, sfortunatamente, non è quella descritta ufficialmente da Don de Cacqueray.
La realtà che è Mons. Fellay è stato PARZIALE, trascurando il bilancio di Mons. Lefebvre (1988-1991), DISOBBEDIENTE al Capitolo del 2006,  IMPRUDENTE disprezzando gli avvertimenti dei vescovi e INFEDELE approntando una dichiarazione empia (15 aprile 2012).
Di più, il Superiore generale ha tenuto un comportamento disonesto, praticando la menzogna, la manipolazione dei testi… Senza dimenticare i peccati d’omissione e le contraddizioni evidenti nascoste sotto il falso pretesto di «saper leggere fra le righe»…

Nell’aprile 2012, Don de Cacqueray affermava che la dichiarazione di Mons. Fellay era «scandalosa, che minava l’onore della Fraternità e che egli si sarebbe adoperato per ottenerne il rigetto solenne in occasione del Capitolo». Il 15 giugno 2012, Mons. de Galarreta confidava ad un confratello: «Mons. Fellay capirà che non può continuare, poiché ha deluso coloro che si aspettavano un accordo, e gli altri gli diranno: tutto questo, per questo!». Dopo il Capitolo, Don de Cacqueray constatava che: «la condizione del 2006 è stata completamente abbandonata.» E nel maggio 2013, Mons. Tissier de Mallerais dichiarava che il contenuto di Cor Unum n° 104 era «troppo deplorevole per poter essere commentato, troppo chiaramente insoddisfacente per essere approvato, troppo scioccante per non arrecare vergogna a chi di dovere

In conclusione, non c’è stata alcuna «ritrattazione solenne», ma un abbandono delle nostre posizioni, con un Superiore che «ha continuato a mantenere» un comportamento ufficialedeplorevole”, “insoddisfacente”, “scioccante” e “vergognoso”!

Il nostro bene comune

Cosa aspettano questi confratelli per trarre le conseguenze di questi fatti? Hanno saputo scrivere i numeri, ma non osano fare l’addizione.
Bisogna attendere che Mons. Fellay concelebri la Messa di Paolo VI con una chitarra, perché decidano di agire pubblicamente?
Invece di tenere una posizione efficace, essi hanno pensato che ciò che sarebbe salutare è impossibile, dimenticando che i limiti del possibile si amplierebbero se solo avessero l’ardire di esprimere ad alta voce ciò che pensano. Il demonio parla loro di unione per bloccarli ed essi dimenticano allora che non c’è unione feconda se non quella che si fonda su dei principii certi, e che diversamente il termine “unione” serve solo a coprire un malinteso col quale i più onesti vengono ingannati dai più furbi.

giovedì 5 settembre 2013

LA FANTOMATICA "PREGHIERA" PER LA PACE INDETTA DAL "PARROCO" BERGOGLIO CAPO VISIBILE DELLA FALSA CHIESA CONCILIARE...



" Una catena di impegno per la pace unisca tutti gli uomini e le donne di buona volontà! E’ un forte e pressante invito che rivolgo all’intera Chiesa Cattolica, ma che estendo a tutti i cristiani di altre Confessioni, agli uomini e donne di ogni Religione e anche a quei fratelli e sorelle che non credono: la pace è un bene che supera ogni barriera, perché è un bene di tutta l’umanità".

Quindi questo signore ha indetto la ridicola ed offensiva, verso Dio, preghiera della cosidetta pace ecumenica, eretica e miscredente pensando che Dio ascolterà questa ulteriore pagliacciata conciliare donando al mondo la pace. Definire vergognosa questa ulteriore manifastazione eterodossa conciliare è un eufemismo... 



di Daniele Casi 
La notizia, apparsa su molte testate on-line e su qualche quotidiano nazionale, è questa: La giornata planetaria di "preghiera e digiuno" che Papa Francesco ha indetto per sabato prossimo avrà una netta e importante connotazione interreligiosa (..) Questi i ragionamenti che filtrano dalla Santa Sede, mentre giungono anche i primi particolari sulla veglia di sabato sera. (…) Papa Francesco ha dato agli stessi cerimonieri pontifici indicazioni molto "devote", che comunque dovranno tener conto del fatto che sono già annunciati ospiti di altre religioni, davanti ai quali diventerebbe troppo difficile manifestare forme di preghiere marcatamente cattoliche (come l'adorazione eucaristica). La veglia sarà quindi divisa in due parti: una più "ecumenica" e la seconda più "cattolica" (1).


Mentre siamo in attesa di  veder pubblicato sul sito vaticano il libretto della celebrazione ci viene di augurarci di trovarci di fronte all'ennesima bufala giornalistica. Diversamente dovremmo gridare forte allo scandalo. Dopo le statuine di Buddha sui tabernacoli ed i polli sgozzati sugli altari di Assisi, passando per il bacio del Corano, la preghiera in Moschea ed altre famose puntate dell'ecumenismo conciliare, ci troveremmo di fronte alla più sfacciata offesa rivolta alla Divinità di Nostro Signore ed alla oggettiva e pubblica consacrazione papale del relativismo religioso. La scelta di lasciare Nostro Signore chiuso nel Tabernacolo mancando di rivolgersi a lui, unico e solo Re della Pace e d'invitare tutti indistintamente a pregare il dio delle proprie convinzioni personali è qualcosa che i nostri occhi sperano di non vedere. La causa della pace è, ovviamente buona  ma la Via, l'unica via è la fede in Gesù Cristo, Unico Salvatore del mondo ieri, oggi e sempre. E questo spetta inanzitutto al Suo Vicario di gridarlo forte al mondo! La massima roncalliana del “cerchiamo ciò che ci unisce e mai ciò che ci divide” potrà andare forse bene all'ONU, ma non nelle veglie a San Pietro. L'unico e vero Dio non ha, infatti, nulla a che spartire con “gli dèi falsi e bugiardi” (Dante Alighieri) e di questa Verità il Papa dev'essere supremo garante e testimone. Diversamente il probabile Nobel per la Pace sarà nulla rispetto a ciò che assicura il Vangelo di Matteo (10,33).


(1) http://www.lapresse.it/cronaca/siria-veglia-del-papa-di-sabato-sera-sara-interreligiosa-1.388283


http://www.newsit24.com/notizie/siria-veglia-del-papa-di-sabato-sera-sara-interreligiosa


http://www.unita.it/notizie-flash/siria-veglia-del-papa-di-sabato-sera-sara-interreligiosa-1.519245?localLinksEnabled=false

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Cardinal Bergoglio in Argentina! Altare improvvisato per le strade con tanto di bidoni dell'immondizia sistemati a "lato VANGELO"...

venerdì 23 agosto 2013

"Da più di un decennio essa ha, in parte di nascosto in parte apertamente, lavorato al proprio disfacimento; ha avuto vergogna delle proprie origini, rinnegato il proprio fondatore e mostrato al nemico delle aperture affinché sfondasse le difese".

Ringraziamo per la Traduzione dal Francese una nostra carissima amica...


 http://wordpress.catholicapedia.net/wp-content/uploads/2013/08/Abbe-Trauner.jpg

Reverendi confratelli sacerdoti,

Venerabili religiosi,

Cari genitori,

Beneamati fedeli,



Nostro Signore ci ha insegnato che bisogna essere pronti a lasciare tutto per seguirlo. Egli è il nostro Salvatore poiché ci trasmette la grazia divina e ci rivela l'assoluta verità. Dunque, non per merito nostro, ma illuminati e fortificati dalla Sua grazia, abbiamo da sempre dato poca retta all'opinione degli uomini, per restare fedeli alla Chiesa da Lui fondata, unica ad avere ricevuto la promessa divina di restare sempre uguale e indistruttibile.

Essendo cresciuto sotto lo sguardo e la tutela di uno dei rari curati che hanno resistito alla corrente del modernismo ed alle innovazioni post conciliari in Austria, ho ricevuto l'opportunità di entrare al seminario di Zaitzkofen nel 1988, di perseverarvi e di essere ordinato sacerdote di Gesù Cristo il 25 giugno 1994, nella FSSPX.

Oggi, 19 anni dopo, devo nuovamente lasciare la mia patria spirituale. Devo andarmene e abbandonarla per la sola ragione di aderire alla verità conosciuta e di preservare intatta la grazia ricevuta del sacerdozio.

Poiché, ciò che una volta fu la mia patria, non è più che un ammasso di brandelli. Da più di un decennio essa ha, in parte di nascosto in parte apertamente, lavorato al proprio disfacimento; ha avuto vergogna delle proprie origini, rinnegato il proprio fondatore e mostrato al nemico delle aperture affinché sfondasse le difese.

È dovere di ogni uomo di buon senso guardare in faccia la realtà. Ciò che oggi appare evidente a tutti non è sfuggito allo sguardo di un certo numero di confratelli tenaci e non può più essere taciuto. Poiché chi tace sembra acconsentire. Ma questo non è permesso al sacerdote che ha ricevuto al momento della sua ordinazione l'ordine di predicare e di guidare i fedeli per il loro bene. Colui che sta al di sopra dei fedeli a causa della chiamata divina e dell'ordinazione non può pensare di nascondersi, di abbassare la testa e aspettare che i colpi del nemico guastino le anime dei fedeli. Sarebbe un peccato volere attendere ancora.

Non possiamo aspettarci un miglioramento della situazione sotto l'attuale direzione della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Le loro dichiarazioni sono troppo numerose e troppo chiare, persino in questi ultimi tempi. Non mi si venga a dire che il Superiore Generale non ha firmato nulla e che tutto è come prima! Il suo preambolo dottrinale del 15 aprile 2012 contempla l'abbandono o per lo meno un essenziale ridimensionamento delle obiezioni avanzate da Mons. Lefebvre contro le dottrine del Vaticano II, la Nuova Messa, i nuovi riti dei Sacramenti e il nuovo codice di Diritto Canonico.

Ecco perché sarebbe insensato aspettare altri eventi o segni. Che Roma intraprenda, si o no, o quando, un nuovo tentativo di mettere le mani sulla Fraternità sotto l'attuale direzione di quest'ultima, non ha nessuna importanza. La Fraternità è talmente indebolita nei suoi principi d'azione e di combattimento che la sua assimilazione alle idee post conciliari e post moderniste non è più che una questione di tempo e di sfumature. Che il nemico, una volta che le porte d'ingresso gli vengono aperte, decida di abbattere, bruciare o conservare i bastioni per i propri scopi, ha poca importanza. Alea iacta est.

Che il Dio eterno ed immortale, il Padre di Nostro Signore Gesù Cristo si degni di accettare, benedire e consolidare la mia decisione per mezzo dell'intercessione materna di Colei che è benedetta da tutte le generazioni a causa della sua fede imperturbabile.



Abbè Arnold Trauner, 25 giugno 2013

XIX Anniversario della mia ordinazione sacerdotale 

giovedì 15 agosto 2013

"Noi ci battiamo semplicemente per la Verità cattolica, la dottrina cattolica, contro gli errori moderni; e questo in maniera che sia chiaro che il fine è la preservazione della Fede cattolica e la protezione delle pecorelle che ci chiamano dappertutto nel mondo per ricevere la dottrina senza alcun compromesso".

Don Joseph Pfeiffer, FSSPX
rilasciata al settimanale francese Rivarol
il 2 agosto 2013




Intervista condotta da Jean-Michel ERICHE.
RIVAROL numero 3105 del 2 agosto 2013.
www.rivarol.com
Editions des Tuileries, Tour Ancône, 82 boulevard Masséna, 75013 Paris.


Premessa di Rivarol

Dopo che una crisi senza precedenti che l’anno scorso ha colpito la Fraternità San Pio X, Don Joseph Pfeiffer, sacerdote americano di una quarantina d’anni e dal temperamento di fuoco, si è particolarmente messo in vista nella resistenza contro gli accordi fra i tradizionalisti “lefebvriani” e la Roma modernista.



Intervista

Rivarol: Reverendo, potrebbe cominciare, per favore, col presentarsi ai nostri lettori che ancora non La conoscono…
Don Joseph Pfeiffer: Sono un sacerdote della Fraternità San Pio X fondata da Mons. Marcel Lefebvre nel 1970. Sono stato ordinato sacerdote a Winona, nel Minnesota, USA. In seguito ho officiato in diversi Priorati e Case di Riposo negli Stati Uniti, per undici anni; dopo sono stato trasferito in Asia, nel 2005, nel Distretto asiatico della Fraternità, il cui quartiere generale si trova a Singapore. Ho officiato nelle Filippine per un anno, poi in India per tre anni e mezzo e in seguito ancora sei mesi nelle Filippine. Ed ecco arriva la crisi dell’anno scorso, la crisi visibile della FSSPX. Io ne sono stato espulso il 4 ottobre 2012, un’espulsione comunque invalida, anche se il documento di “espulsione” fu consegnato in quella data. Così, dall’anno scorso, io e altri sacerdoti siamo passati alla resistenza contro la nuova piega presa dalla FSSPX.

Rivarol: Può ricordarci brevemente cos’è la Fraternità San Pio X, la sua storia e i suoi obiettivi?
Don Joseph Pfeiffer: Sì… La FSSPX è stata fondata nel momento in cui una catastrofe nella Chiesa [il concilio Vaticano II, NdR] fece allontanare una larga maggioranza di vescovi cattolici dalla dottrina cattolica insegnata per 2000 anni, col fatto che essi approvarono il modernismo e gli errori del mondo moderno. Essi hanno voluto avvicinare la Chiesa e il mondo, provocando così la perdita di milioni di anime. A partire da questa catastrofe degli anni ’60 e fino ad oggi, una massa considerevole di fedeli cattolici ha rigettato la Fede. Fu in questo contesto che Mons. Lefebvre fondò un seminario internazionale della FSSPX, per combattere il liberalismo nel mondo, e questa struttura è stata molto forte nella battaglia contro gli errori del nostro tempo. Combattere gli errori del nostro tempo, significa preservare il sacerdozio cattolico e tutte le cose relative al sacerdozio, che offre il Santo Sacrificio a Dio e resiste agli errori moderni contro tutto ciò che manda le anime all’Inferno. La Fraternità è stata fedele a questo compito negli ultimi quarant’anni, ma poi c’è stato in cambiamento. Si riteneva che la Fraternità seguisse una strada, ma, molto dolcemente, essa ha deviato dalla sua direzione. Questa nuova direzione è divenuta visibile l’anno scorso, nel momento in cui è stata resa pubblica. È per questo che all’incirca una cinquantina di sacerdoti si sono sollevati. Peraltro, essi non sono tutti membri della Fraternità – dei quali se ne possono contare una ventina o una trentina – perché bisogna contare anche le comunità amiche che hanno rifiutato la nuova teologia. Questo nuovo approccio dottrinale è manifesto nel fatto che i dirigenti della FSSPX, secondo la nuova linea di comunicazione ufficiale, pretendono che la nuova “Messa” sia stata legittimamente promulgata; cosa che è stata dichiarata in una lettera di Mons. Fellay a Roma del 15 aprile 2012; cosa che è stata dichiarata ufficialmente e dottrinalmente nel bollettino ufficiale della FSSPX del marzo 2013. In quest’ultima dichiarazione, la FSSPX conferma ufficialmente che considera la nuova “Messa” come legittimamente promulgata. Penso anche al nuovo “Diritto Canonico”, che è accettato per tutte le sue leggi ecclesiastiche e non solo per quelle disciplinari che non sono contrarie alla Fede. E tante altre cose che vediamo… E tutto questo rappresenta una svolta importante verso il liberalismo in seno alla Fraternità San Pio X, svolta che non le permette più di difenderci chiaramente contro gli errori del Concilio. Di conseguenza, noi sacerdoti ci siamo sollevati per resistere contro l’accordo con Roma, che è stato reso pubblico l’anno scorso. Questo accordo con Roma avrebbe condotto ad una perdita della Fede e ad una massiccia perdita delle anime. Preveggenti, noi ci siamo sollevati allo scopo di resistere a questa nuova politica. A tutti è stato ordinato di tacere. Ma noi ci rifiutiamo di rimanere in silenzio, per la difesa della Fede, ed è per questo che certi di noi sono stati espulsi dalla Fraternità.

Rivarol: Questo movimento di resistenza continua a persistere, viste le recenti prese di posizione di Mons. Fellay dopo la dichiarazione dottrinale dei tre vescovi del 27 giugno 2013? In fondo, la FSSPX non ha dimostrato la sua fedeltà ai principi del suo fondatore?
Don Joseph Pfeiffer: In questi due ultimi mesi ci sono stati dei segni di un ritorno indietro, di un apparente ripensamento su quest’accordo con Roma e sulle dichiarazioni liberali di Mons. Fellay dell’anno scorso. Questi, peraltro, ha detto che non aveva intenzione di cambiare la posizione di Mons. Lefebvre. Recentemente, a delle suore carmelitane, ha dichiarato l’esatto opposto di quello che aveva detto nel 2012. Così, sembra esserci un’apparente ritrattazione. Ora, quando guardiamo da vicino l’attuale contenuto dottrinale, constatiamo che non v’è ritrattazione. E a questo proposito, uno dei documenti importanti, un documento che io penso sarà essenziale per l’avvenire, è quello del 27 giugno 2013, cioè la dichiarazione dei vescovi della Fraternità in occasione del 25° anniversario.