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lunedì 17 luglio 2017

"[…]dopo questi segni, quando si sarà vicini alla fine"..

  Nel ‘700 la Beata Anna Maria Taigi lo aveva profetizzato.
In quegli anni era assolutamente impensabile portare la lussuria in processione.Gay pride? Diabolici pride ! Le visioni profetiche sul Gay pride della mistica Beata Anna Maria Taigi

essa scrisse:

” […]dopo questi segni, quando si sarà vicini alla fine, il Drago sarà sciolto e la Divina Madre inviterà alla penitenza e gli uomini senza tener conto dei Celesti moniti andranno per le vie della Eterna Città Santa bagnata dal Sangue dei Principi(Apostoli), portando la Lussuria in processione; e il Padre della Menzogna sarà a loro capo. Sacrilegi compiranno contro i tempi del Santo Spirito e contro la Religione: gli uomini si vestiranno da donne e le donne si vestiranno da uomini, la Voce del Santo Vicario non sarà ascoltata e l’ Alma Sua figura sara fatta oggetto di scherno e risa, allora il Drago che già ha preso possesso del suo regno istillerà lumi alle menti degli a lui soggetti per diffondere l’alito pestilento della Lussuria ove il Beatissimo pose Sede e per diffondere e moltiplicare l’opera sua nefanda di distruzione e perdizione, dovrà allora dalla Cristianità implorarsi la Misericordia di Dio e fare Orazione per la Chiesa Militante domandando aiuto alla Madre Santa e offrendo penitenze e sacrifici […]”
Anna Maria Taigi aveva visioni di assoluta precisione, non frutto di illusioni o di immaginazione, descriveva esattamente luoghi che non aveva mai visitato, in Italia e altrove, profetizzò con straordinaria precisione un gran numero di avvenimenti, specie riguardanti le sorti della Chiesa, con molti anni di anticipo. Profetizzò il disastro napoleonico in Russia, quando non si aveva ancora idea che Napoleone avrebbe invaso quel paese, profetizzò pure che sarebbe morto a Sant’Elena e ne descrisse esattamente le esequie quando il corso era ancora vivo.

Non si potrebbe dare descrizione più perfetta, pronunciata con due secoli di anticipo, dell’evento anticristico e diabolico noto come Gay Pride!Preghiamo e facciamo penitenza! Per noi e per questi nostri fratelli e sorelle che non sanno quello che fanno.Signore Gesù Cristo abbi pietà di noi peccatori e del mondo intero per i meriti della Tua dolorosa Passione… Santissima Vergine, Madre della Purezza vieni in nostro soccorso!! Angeli Santi e Santi tutti del Cielo, Anime Purganti, pregate con noi e per noi!

Fra le sue altre profezie vi è la conquista francese dell’Algeria, la rivoluzione a Parigi nel 1830, la guerra di Crimea, la liberazione degli schiavi nelle Americhe, la caduta di gran parte delle monarchie europee. Predisse il pontificato di Giovanni Mastai Ferretti, il futuro Pio IX, ne indicò la durata esatta, descrisse quello che il futuro Papa avrebbe fatto e le persecuzioni alle quali sarebbe andato incontro: Mastai Ferretti non era neppure ancora cardinale quando Anna Maria Taigi morì, e anche numerose altre profezie di lei si avverarono solo molti anni dopo la morte della veggente. In confessione rivelò al padre Ferdinando dell’Ordine dei Trinitari, nella chiesa di San Crisogono a Roma, che proprio in quel momento il Padre generale di quell’Ordine veniva ucciso insieme ai suoi frati dai francesi che occupavano la Spagna, e descrisse dettagliatamente i maltrattamenti che la soldataglia giacobina e atea stava infliggendo ai martiri. Due mesi dopo lettere dalla Spagna riferirono l’eccidio e confermarono in ogni dettaglio la visione

 MISTICA SUBITO RICONOSCIUTA: LA BEATA ANNA MARIA TAIGI

Anna Maria Riannetti era un’umile ragazza nata a Siena il 29 maggio 1769. Era figlia di un farmacista che fece fallimento e nel 1775 dovette trasferirsi con tutta la famiglia a Roma, dove i suoi genitori lavorarono come domestici. Anna fu mandata in una scuola per fanciulle povere retta dalle Suore Pie Filippine, e a tredici anni dovette a sua volta andare a lavorare, dapprima in alcune fabbriche, e successivamente a servizio. Nel 1790 sposò Domenico Taigi che era servitore presso la potente famiglia Chigi, ed era di carattere molto difficile. I due ebbero sette figli, di cui tre morirono in giovane età. Devota alla Santissima Trinità, Anna Maria condusse una vita veramente cristiana, curando la famiglia e assistendo quelli più poveri di lei.

giovedì 16 marzo 2017

"Sommo Bestemmiatore usurpatore in Vaticano"...

Con Francesco al mio lato, inferno assicurato
«Chiunque ami la verità odia l’errore,
e questo orrore dell’errore è la pietra di paragone con cui si riconosce l’amore per la verità.
Se non ami la verità, potrai dire che l’ami e farlo anche credere;
ma si può star certi che, in questo caso, mostrerai mancanza di orrore per ciò che è falso, e da ciò si riconoscerà che non ami la verità»

(Ernest Hello)



Quando si tratta di presentare i detti e i fatti di Francesco, è impossibile non imbattersi in blasfemie disseminate dappertutto, qualunque sia il tema trattato o l’azione compiuta. Se ho deciso di dedicare un articolo ad alcune delle sue innumerevoli blasfemie, è stato con la precisa finalità pedagogica di porre in rilievo le più «eclatanti», di modo che i cristiani, prendendo coscienza della malizia e dell’empietà inqualificabili di quest’uomo insensato, possano evitare le sue trappole diaboliche e non rimanere sedotti dal falso Vangelo che egli predica, né dal Cristo adulterato che egli presenta ingannevolmente al mondo, facendosi forte dell’immenso prestigio e della grande autorità morale legate alla sua investitura.

Ritengo necessario aggiungere anche che: a voler indicare un tratto distintivo del pontificato di Francesco, un marchio di fabbrica che lo caratterizzi adeguatamente, un comune denominatore che dia coerenza alle sue parole e ai suoi gesti, un canovaccio sempre presente in tutto ciò che dice e fa, senza dubbio si dovrà parlare di blasfemie. Francesco, infatti, le profferisce con la stessa naturalezza con cui respira, emettendo improperi contro ogni cosa sacra con un’abilità consumata, un piacere diabolico e una prodigiosa indecenza.

Vediamo allora alcune di queste continue e multiformi espettorazioni bergogliane:
«E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio» (1).


Quest’unica frase, pronunciata sei mesi dopo la sua elezione, e che fu oggetto di una copertura mediatica planetaria, sarebbe dovuta bastare per suscitare una condanna inappellabile di questo incredibile offensore argentino. Ma non c’è stata condanna, né altro che potesse assomigliarle. Non c’è stata nemmeno una timida richiesta di rettifica o, quanto meno, di chiarimento semantico. Eppure, era la prima volta nella storia della Chiesa che un «Papa» negava l’esistenza del Dio cattolico: peraltro in un modo non certo accomodante.

Questa grave assenza di reazioni prova a sufficienza lo stato di deterioramento spirituale, intellettuale e morale dei cattolici; si tratta di un indizio certo della incredibile indifferenza che nutre il mondo cattolico riguardo alla fede, e questo nonostante una frase esplosiva come poche e di facile e immediata comprensione.

Se poi a qualcuno sembrasse che la detta frase sarebbe suscettibile di ricevere un’interpretazione benevola e ortodossa, in conformità col magistero, e non fosse in grado di cogliere in essa una colossale empietà, l’odio per Dio e la Sua Chiesa espresso ad un grado parossistico, con tutta la malizia del diavolo che parla per bocca di quest’uomo iniquo, mi troverei obbligato a dire che siamo al cospetto di un problema molto serio e che sarebbe meglio che costui si scrollasse di dosso la sonnolenza spirituale che l’affligge, prima che sia troppo tardi…

lunedì 13 marzo 2017

"Ogni ovile è spiato da ladri e malandrini, che agognano di farne il campo delle loro ruberie".

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII 
AI PARROCI E AI QUARESIMALISTI DI ROMA
Sala del Concistoro – Venerdì, 27 marzo 1953

Ecco, diletti figli, una Udienza, alla quale non avremmo potuto rinunziare. Appena le Nostre forze Ce lo hanno permesso, Ci siamo affrettati a chiamarvi intorno a Noi, per trattenerCi un poco con voi, per parlarvi col Nostro cuore ancor più che con le Nostre labbra.
La vostra presenza qui Ci è motivo di profondo gaudio e Ci spinge a manifestarvi la Nostra più viva letizia; se infatti tanta gioia Ci procura sempre l’incontro coi fedeli di Roma, quanto più grande deve essere quella di poterCi trovare con voi, che dividete col Vescovo dell’Urbe, col vostro Vescovo, le ansie, le trepidazioni, i timori, le speranze, in una parola, le cure pastorali?
Vi diamo dunque, amati Parroci di Roma e Predicatori quaresimalisti, il Nostro paterno benvenuto, nella speranza che quanto saremo semplicemente per dirvi non solo servirà in qualche modo alla efficacia del vostro ministero, ma giungerà anche alle menti e ai cuori di non pochi romani, nel campo delle vostre apostoliche fatiche.
Voi ben sapete come la Sacra Scrittura, quando parla della Chiesa, usa — secondo le circostanze — immagini architettoniche, sociali, antropomorfe. Così la Chiesa è un edificio costruito sopra una « pietra » fondamentale, tanto saldo che nessun impeto di uomini o di demoni varrà a farlo crollare (cfr. Matth. 16, 18); è un regno, le cui chiavi sono in mano di colui che ebbe da Gesù. Re eterno, la potestà di legare e di sciogliere sulla terra e nel cielo (cfr. Matth. 16, 18-19); è un corpo, le cui membra sono i fedeli e le cui operazioni sono governate dal Capo che è Gesù, rappresentato dal Vicario di Lui sulla terra (cfr. Rom. 12, 4-6: 1 Cor. 12, 12-27; Eph. 4, 4).

Ma vi è un’immagine, sulla quale — come vi è noto — Gesù sembra insistere in modo particolare, intrattenendosi a indicarne gli elementi, a spiegarne il significato, a proporne le applicazioni pratiche: la Chiesa è un ovile, che ha un Pastore supremo invisibile, Cristo stesso, il quale però volle che facesse le sue veci sulla terra un Pastore visibile, il Papa.
Per confidarCi con voi — come fa un padre coi figli più vicini e più cari — Noi vi diciamo che pochi passi del Vangelo sono stati e sono oggetto delle Nostre meditazioni quanto quello che descrive la Chiesa come un ovile e qualifica il suo Capo col titolo, umile insieme e grande, di Pastore (Io. 10, 1-18). Poche voci, per conseguenza, risuonano tanto insistentemente — vorremmo dire: tanto imperiosamente, — alle Nostre orecchie e s’imprimono tanto profondamente nel Nostro cuore come questa: Tu es pastor ovium.
Non vi dispiaccia dunque che il Vescovo, il Pastore di Roma, rimediti con voi quella pagina, riascolti con voi quella voce. Nello scorso gennaio, ricevendo la parrocchia di S. Saba, procurammo di rivolgerCi specialmente ai fedeli, indicando loro le mete da raggiungere, invitandoli ad entrare, per così dire, in santa gara coi fedeli delle altre parrocchie dell’Urbe. Intendevamo — fra l’altro — di proporre un semplice e pratico modello, che potesse essere utile a quanti nel settore parrocchiale desiderano lavorare all’attuazione del « mondo migliore da Dio voluto » (Esort. 10 febbraio 1952). Oggi, quasi a complemento di ciò che allora dicemmo, C’indirizziamo particolarmente a voi, dilettissimi sacerdoti, cooperatori, — ognuno nel proprio territorio, — del Vescovo presso il popolo romano, parte tanto eletta dell’ovile universale di Cristo. Perciò Noi diremo a ciascuno di voi: tu es pastor ovium. La parrocchia, che Gesù per mezzo Nostro ti ha affidata, è anch’essa un ovile, e tu ne sei il pastore.



Ora l’opera del pastore, l’opera quindi di ciascuno di voi, dovrà essere primieramente di difesa dai ladri. Ogni ovile è spiato da ladri e malandrini, che agognano di farne il campo delle loro ruberie. Quando essi si accostano all’ovile e furtivamente vi penetrano, non hanno che un fine : rubare e fare strage: Fur non venit visi ut furetur et mactet et perdat (Io. 10, 10).
Dovete quindi e innanzi tutto studiarvi di individuare e riconoscere i ladri, badando di non lasciarvi guidare da un certo semplicismo, che farebbe volgere la vostra attenzione, le vostre precauzioni verso una sola parte. Come nel gran mondo della Chiesa universale, così nel piccolo mondo della parrocchia, il nemico » sembra uno, ma è molteplice. Noi lo avvertimmo — se ben ricordate — dinanzi alla immensa moltitudine degli Uomini di Azione Cattolica nella radiosa giornata del 12 ottobre scorso. Vi è bensì — sarebbe impossibile di non accorgersene —un nemico che tiene tutti particolarmente in ansia; esso diventa ogni giorno più minaccioso, e insidia e assalta con tutti i mezzi e senza esclusione di colpi; ma questo nemico è divenuto fra tutti il più facilmente riconoscibile.
Altri nemici, o — se volete, — lo stesso « nemico » sotto diverse forme e spoglie, occorrerà scoprire. Si avvicinano spesso vestiti da agnelli, « in vestimentis ovium » (Matth. 7, 15). Bisognerà quindi adoperarsi affinché i fedeli li riconoscano dalle opere; dalle piante, cioè, che per causa loro, nascono e crescono nel campo di Dio, come pure dai frutti che su quelle piante maturano : « a fructibus eorum ».

A tal fine gioverà mostrare quanto disorientamento e quali tenebre s’incontrano spesso là dove prima era tutto uno splendore di luce; additare l’odio che opprime certi cuori, già dilatati nell’amore operoso; la discordia e la guerra che infuriano là dove regnava la pace; la torbida passione che sconvolge gli animi là dove era il candore della purezza. Il « nemico » disanima i giovani, estinguendo in loro la fiamma dei supremi ideali; priva i bambini della innocenza, riducendoli a piccole furie ribelli contro Dio e contro gli uomini. E quando vedrete i poveri privati delle loro più alte e consolanti speranze e certi ricchi chiusi in un pervicace egoismo; quando rimarrete tristi davanti a focolari, dove gli sposi gemono nel freddo, perché si è spento il fuoco dell’amore; dite : ecco, è venuto il ladro; ecco, è venuto il nemico, ed è venuto ut furetur et mactet et perdat, per rubare e portare lo scompiglio e la morte.
Contro questo multiforme nemico bisognerà reagire con l’impeto del padre che difende i suoi figli e con la prontezza che un dovere così urgente e tremendo impone.
Noi sappiamo che i Nostri parroci romani vigilano insonni e si affaticano e si affannano per evitare la strage nel proprio ovile, o almeno per ridurne il danno. Ognuno di voi è, con Noi, pastore nell’ovile : tu es pastor ovium.
Ma ecco un’ansia di Gesù. Se, a guardia dell’ovile, invece del pastore buono, vi fosse soltanto un mercenario, potrebbe avvenire che il gregge rimanesse incustodito, o andasse addirittura disperso, appena che si facesse sentire l’urlo dei lupi, avidi di preda, pronti all’assalto : Mercenarius . . . vidit lupum venientem et dimittit oves et fugit, et lupus rapit et dispergit oves (Io. 10, 12). Oggi le condizioni del clero difficilmente possono essere un motivo di umana attrattiva, come erano forse in altri tempi. In un mondo preso, come non mai, nella rete dell’interesse, agitato dalla frenesia del piacere e tormentato dalla sete di dominio, il sacerdozio è ed appare come qualche cosa di raramente appetibile per coloro che volessero rimanere nel mondo appartenendo al mondo. Voi, diletti figli, vi sforzate di dare splendente esempio di distacco da quanto potrebbe darvi l’apparenza di «impiegati », che nel lavoro non vedessero nè cercassero altro fuorché una mercede — giusta, del resto — che valga a procacciare loro il necessario sostentamento.

giovedì 2 febbraio 2017

"Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo"...

 Il brano è tratto dalla predica XI sopra Ezechiele, pronunciata nella prima metà del 1497.

Quare mater tua leaena? Che vuol dire, popolo cristiano, che la madre tua è leonessa e dorme e si riposa tra' leoni? Che vuol dire questo, Signore? Che canzone è questa? Che vuol dire madre leonessa? Io non ho madre leonessa; io ho paura della leonessa e del leone. No, dice il Signore; egli è cosa da poltroni avere paura. Sai tu quale è la tua madre leonessa? Ella è la Chiesa. I preti, i prelati, i principi, mettili tutti insieme: questi sono la madre, ma principaliter sono quelli che hanno cura delle anime. Questa tua madre soleva essere una bella donna, avere bei capelli, begli occhi, belle mani, belle poppe, bella bocca. Ella era tutta bella. Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo; ma oggi sono piene le corti di uomini viziosi e scellerati. Che dirà colui che scrive a Roma? Va', scrivi questo. Aveva allora bella faccia, cioè bei costumi. I capelli belli erano i pensieri, che aveva tutti a Dio. Gli occhi belli erano: il destro, col quale riguardava le cose spirituali; il sinistro, col quale guardava le temporali, le quali distribuiva ai poveri. Guarda San Gregorio, che dava tutto ai poveri: mangiava sempre coi poveri, aveva l'olfatto pieno di odore dei santi; la bocca bella alle predicazioni e alle buone parole. Le poppe colle quali lattava ognuno, erano il vecchio e il nuovo testamento; le belle mani erano le buone opere piene di carità. Così era la madre tua in quel tempo; ma non è più donna; non ci è più carità. Dove è la bella faccia, cioè i costumi? Dove sono i capelli, cioè le cogitazioni delle cose spirituali? Dove sono le mani, cioè le buone operazioni? Le sono tutte date alla rapina. Le poppe sono tutte guaste: non ci è gusto niente, non si dà più latte, non ci è più odore di santi; ella è diventata una leonessa. La donna è diventata leonessa rapace crudele degli altri animali. La leonessa è molto lasciva, così ora vediamo ogni cosa piena di lascivia.
 
 Fonte:Opportune Importune...


Il domenicano Girolamo Savonarola iniziò la predicazione dei Quaresimali - era il 17 Febbraio 1496 - con queste parole: 
Fatti in qua, ribalda Chiesa, fatti in qua ed ascolta quello che il Signore ti dice: Io ti avevo dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo. I vasi desti alla superbia; i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abominevole. Una volta ti vergognavi dei tuoi peccati, ma ora non più. 
Il 24 Febbraio tuonò dal pulpito:
Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi [...] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

domenica 25 dicembre 2016

LA SORDITA' E LA CECITA' DELL'EMPIO...



 Il dolore, la sofferenze, la morte. Non è facile, credetemi, parlare di argomenti tanto alti senza esser percorsi da un timore reverenziale. E compulsare la Sacra Scrittura, gli scritti dei Santi Padri, i documenti del Magistero, le fonti liturgiche dimostra che è proprio nel mistero della sofferenza umana che la nostra Religione si mostra in tutta la sua ineffabile perfezione, e si pone come unica risposta credibile alle nostre domande. Poiché Cristo ha compiuto l'opera della Redenzione proprio attraverso la Passione e la Morte, rendendo il dolore strumento di salvezza e di riscatto, ma anche motivo di speranza.

Il senso della sofferenza umana è compendio del nostro Credo, perché nella sofferenza si è compiuta la nascita, la vita e la morte di Colui che, incarnandosi nel seno della Vergine Maria, ha sconfitto la morte del corpo, ma ancor più la morte dell'anima.

Ma proprio perché la sofferenza è legata intimamente ai Misteri della nostra Fede - la Ss.ma Trinità, l'Incarnazione, la Passione, la Resurrezione - non è possibile dare una risposta alla spontanea domanda dell'uomo senza coinvolgere tutte le Verità della Fede, sì che ogni dogma - anche quello che può sembrare più marginale - manifesta la propria ragione e necessità. Negare uno solo dei dogmi della nostra Fede, significa scardinare l'intero edificio cattolico, ma ancor prima significa profanare quel corpus organico perfettissimo che la Sapienza infinita di Dio ha posto come unico strumento di salvezza eterna per l'uomo corrotto dal peccato. Significa, in ultima analisi, negare quanto Nostro Signore ci ha insegnato non per istruirci intellettualmente, ma per consentirci - ancorché immeritevoli - di restaurare l'ordine mirabile che per nostra colpa abbiamo infranto in Adamo. Significa attentare a Cristo medesimo, che è Verità Egli stesso, Verbo eterno del Padre. 

lunedì 21 novembre 2016

"Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore".

 


Nota di Piergiorgio Seveso: chi è del “nostro giro” conosce quasi a memoria questo maraviglioso pezzo, degno di un infiammato quaresimalista, scritto dal musicologo Monsignor Domenico Celada nei primi anni della rivoluzione liturgica montiniana (giunta al suo compimento, dopo una progressiva descensus ad inferos, il 30 novembre 1969 – prima domenica d’Avvento). Il pezzo fu pubblicato su “Vigilia romana”, l’organo del movimento “Civiltà cristiana”: movimento e rivista che si dissolsero entrambi a metà degli anni Settanta. A quest’ultima collaborarono (o direttamente o indirettamente) molte penne note a chi ci legge: Monsignor Francesco Spadafora, padre Noel Barbara, il domenicano padre Luciano Cinelli, lo stimmatino padre Cornelio Fabro, il salesiano Don Giuseppe Pace, il francescano Antonio Coccia, l’abbè Louis Coache, Cristina Campo, l’allora padre Guerard Des Lauriers (futuro vescovo), alcuni cappellani militari (anche della RSI), altri laici come Fausto Belfiori, Tito Casini ed il suo direttore Franco Antico, poi arrestato durante le indagini per il “golpe Borghese”. 

Iniziativa coraggiosa e molto composita, vera manifestazione di quel variegato fronte anticomunista conservatore e monarchico che non seppe mai portare alle giuste conseguenze teologiche e ecclesiali il suo rifiuto della rivoluzione conciliare e quindi naturalmente ne venne triturato e si sfaldò in mille rivoli, spesso  contraddittori tra loro e ancor più spesso spurii e in ultima conniventi con quella rivoluzione che voleva combattere. Se “Vigilia romana” fu spazzata via per la sua intima e radicale debolezza (subendo anche l’onta suprema di una neutralizzazione post mortem come nel saggio di Giuseppe Brienza), va detto che oggi una rivista cattolica, con così grande spessore culturale, sarebbe impossibile (almeno nelle nostre terre) per la totale mancanza di ingegni e per la ancor più esiziale mancanza di coraggio in quel che resta del campo di Dio. Monsignor Celada, collaboratore anche de “Il tempo” e de “Lo Specchio”, presente alla stesura del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” , pagò il suo coraggio con la perdita della cattedra di Gregorianistica alla Lateranense, morendo relativamente giovane negli anni Settanta, ma i suoi scritti rimangono a testimonianza di una passione per la difesa della Messa romana che non vien meno. Siano queste parole di terribile monito e di severa minaccia a chi oggi vuole barattare i brandelli di ciò che resta di una primogenitura con un piatto di lenticchie (argentine). 



Tratto da “Vigilia Romana”  Anno III, N. 11, Novembre 1971.
di Monsignor Domenico Celada

E’ da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce.
Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore. Il vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno.
Dopo quel famoso convegno di “liturgia pastorale”, sul quale erano cadute come una spada le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica assise schiumando rabbia e veleno.

martedì 25 ottobre 2016

"La dottrina protestante consiste nel profanare la Sacra Scrittura, nel seminare incredulità e immoralità, nel distruggere i Sacramenti e la Chiesa di Gesù Cristo, nel ricondurre il mondo allo stato del paganesimo".


Segnalazione del Centro Studi Federici
E’ stato ristampato il volumetto “I protestanti distruttori della religione cristiana”, del padre passionista Luigi di San Carlo, edito nel 1931.
Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo la lettera che il card. Camillo Laurenti, Prefetto della S. Congregazione dei Riti, indirizzò all’Autore.
 
P. Luigi di S. Carlo, I protestanti distruttori della religione cristiana, Amicizia Cristiana 2016, pag. 88, euro 9,00. Ordini: edizioniamiciziacristiana@yahoo.it
 
Lettera di Sua Eminenza il Cardinale Camillo Laurenti
Prefetto della Santa Congregazione dei Riti
Roma, 14 aprile 1931
 
Reverendo P. L., 
Saluto con piacere il suo piccolo ma vigoroso opuscolo, che reca un notevole contributo alla difesa della nostra santa fede cattolica attualmente cosi insidiata in Italia dai Protestanti. La schiettezza della fede che l’eresia non arrivò mai a contaminare nella massa del nostro buon popolo, è, tra i molti doni che Dio ci ha fatto, il tesoro più prezioso e il vanto più glorioso di nostra gente. Collocata da Dio nel bel mezzo d’Italia, la Sede di Pietro, centro di unità nella Chiesa, qui più che altrove irradiò la luce del suo magistero e mantenne salda la fede della nazione. 
Questa fede che suscitò nel nostro popolo tanto eroismo di santità, dai martiri dei primi secoli ai mistici, ai Dottori, ai missionari del medio evo fino ai contemporanei Don Bosco, Contardo Ferrini, Gabriele dell’Addolorata, questa fede è il succo vitale della nostra anima, è il germe per cui non è ancora del tutto inaridita la nostra vita spirituale.
Il fulcro della nostra storia è la Chiesa Cattolica, per la cui opera non fummo del tutto travolti nell’invasione barbarica al cadere dell’Impero Romano, fummo preservati dal giogo islamico nel Medio Evo e dalla peste dell’eresia all’aprirsi dell’epoca moderna. Perfino l’antica storia di Roma convergeva inconsapevolmente, come a meta ignota, alle glorie della futura Chiesa. È il pensiero che da San Leone Magno tolse Dante quando di Roma e dell’Impero
 
 Romano cantava:
La quale e il quale a voler dir lo vero
Fur stabiliti per lo loco santo
U’ siede il Successor del maggior Piero.
(Inferno, canto II)
 
Ed ora che avviene? Contro questa fede cattolica, che fu il nostro conforto nei secoli di sventura, l’ispiratrice della nostra gloria, e il santo legame spirituale che sempre ci unì in Gesù Cristo anche quando eravamo politicamente divisi, si sferra adesso una offensiva, più rumorosa, è vero, che efficace, ma con caratteri così perfidi che meriterebbero le parole santamente sdegnose di Gesù Cristo contro i seminatori di scandali e i seduttori di anime. È un vero e grande oltraggio che ci si fa.
Il primo oltraggio è contro la verità, contro la vera e santa fede cattolica, nobile retaggio della nazione. Rapire anche un’anima sola alla Santa Madre Chiesa è innanzi a Dio un male senza misura.
Il secondo oltraggio è contro la nostra civiltà, tutta penetrata nel pensiero, nell’arte, nella tradizione, nel costume dal soffio animatore della fede cattolica; civiltà che nella storia dello spirito toccò culmini altissimi e tracciò linee di luce che ancora illuminano il mondo.
Il terzo oltraggio è nel momento storico prescelto per l’acuirsi di questa offensiva. È vero che da tempo, specialmente la setta metodista medita e lavora pel disgregamento religioso del nostro popolo. Ma è dopo i Patti Lateranensi felicemente conchiusi che l’eresia ha raddoppiato i suoi sforzi. Perché? – Credo per combattere volutamente e deliberatamente i salutari effetti che quella pacificazione era destinata a produrre.

domenica 18 settembre 2016

Nubius al Clero corrotto massonico:"Voi pescherete degli amici e li condurrete ai piedi della Cattedra Apostolica".



Segnalazione di Federico Prati
 
Alcune tappe del piano massonico contro la Chiesa (a cura di Claudio Prandini)
«Lasciate che vi additiamo la Massoneria come nemica, ad un tempo, di Dio, della Chiesa e della Patria». (Leone XIII)
«La menzogna è la loro legge; il Demonio è il loro Dio; il loro culto è ciò che vi ha di più vergognoso». (Pio VIII, in enc. “Traditi” del 1829)
«Sono quattrocento anni che noi scalziamo il cattolicesimo, la macchina più forte che sia stata inventata in fatto di spiritualismo. Essa è solida ancora, disgraziatamente; la Rivoluzione (massonica) è il trionfo dell’uomo su Dio!».
(Lafargue – al Congresso di Liegi, nel 1865)
«Tendete le vostre reti – invocava Nubius al clero affiliato alla massoneria – tendetele al fondo delle sacrestie, dei Seminari e dei Conventi! Voi pescherete degli amici e li condurrete ai piedi della Cattedra Apostolica. Voi avrete così pescato una rivoluzione in tiara e cappa, preceduta dalla croce e dal gonfalone; una rivoluzione che non avrà bisogno che di ben piccolo aiuto per appiccare il fuoco ai quattro angoli del mondo»
Padre Pio disse a don Luigi Villa: «Coraggio, coraggio, coraggio! perché la Chiesa è già invasa dalla Massoneria» aggiungendo: «La Massoneria è già arrivata alle pantofole del Papa».
La Massoneria, vera chiesa di satana checchè ne dicano i suoi maestri ed affigliati, è, di natura sua, diametralmente opposta alla Chiesa di Gesù Cristo, alla quale infatti muove oggi la guerra più subdola in nome del laicismo. Ebbene, contro la Chiesa laica di satana deve opporsi, non solamente la forza sacerdotale, ma anche la forza laica della Chiesa di Cristo. È alle due forze insieme unite che Dio ha riserbato in ogni tempo la vittoria. Le porte dell’inferno, egli ha detto, non prevarranno contro la mia Chiesa. Mai!
(Mons. Scalabrini)
INTRODUZIONE
Da quando la Chiesa ha iniziato a pronunciarsi nei riguardi della massoneria il suo giudizio negativo è stato ispirato da molteplici ragioni, pratiche e dottrinali. Essa non ha giudicato la massoneria responsabile soltanto di attività sovversiva nei suoi confronti, ma fin dai primi documenti pontifici in materia e in particolare nella Enciclica «Humanum Genus» di Leone XIII (20 aprile 1884), il Magistero della Chiesa ha denunciato nella Massoneria idee
filosofiche e concezioni morali opposte alla dottrina cattolica.

http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_19850223_declarationmasonic_articolo_it.html

Quasi nessuno ha le idee chiare sulla Massoneria. Ne diamo un abbozzo della nascita, dell’organizzazione e degli scopi. I più, la credono una Associazione di mutua assistenza; altri, la rievocano come una raccolta di assassini politici, coi quali ha abbattuto numerosi Regni e Imperi, Teste coronate, da Luigi XVI a Nicola II e all’ Impero Asburgico, assieme alle loro Famiglie reali. E così via. Perciò, diamo un breve schema di essa, benché non sia facile dare in poche linee un’idea alquanto adeguata della sua realtà assai complessa.
Radunando gli elementi principali, iniziamo col dire che è una “società segreta” che forma i suoi iscritti con una “iniziazione” che li imbeve delle proprie massime che poi, a loro volta, devono iniettare nella società in cui vivono.

mercoledì 14 settembre 2016

«Àlzati, giudice della terra, rendi ai superbi quello che si meritano! Fino a quando i malvagi, Signore, fino a quando i malvagi trionferanno? Sparleranno, diranno insolenze, si vanteranno tutti i malfattori?» (Salmo 94, 2-4)...

di Alejandro Sosa Laprida
Parte prima


Francesco ha infine trovato la tiara pontificia che gli si addice (1) Parte prima Introduzione.
  1. L’omosessualismo non più condannato, ma «integrato».
  2. Il laicismo va nel senso della «Storia».
«Ed a rompere senza più gl’indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista.
Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch’è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; […] Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi.
Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro.
Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde.»
(San Pio X, Enciclica Pascendi, 1907, 2-3)

Tavola delle materie
Introduzione.
  1. L’omosessualismo non più condannato, ma «integrato».
  2. Il laicismo va nel senso della «Storia».
  3. Chiesa e Sinagoga, una pari dignità.
  4. Eresie caratterizzate.
  5. Amoris laetitia: la distruzione del matrimonio e l’abolizione del peccato tramite la falsa misericordia.
  6. Il mondialismo e la «conversione ecologica».
  7. L’«eco-enciclica» Laudato Si’.
  8. Spaventose bestemmie.
  9. Sostegno all’islam e all’immigrazione musulmana in Europa.
  10. Francesco, Teilhard de Chardin e il panteismo.
  11. Francesco, parossismo dell’ecumenismo conciliare.
  12. La questione della pena di morte.
  13. Verso un governo mondiale.
Conclusione.
Introduzione
Parlare di Francesco potrebbe rivelarsi, non solo un esercizio particolarmente sgradevole, ma soprattutto pericoloso, per una duplice ragione che attiene sia al passato sia al futuro. Circa il passato, vi è il rischio di focalizzare eccessivamente l’attenzione sulla persona di Bergoglio, trascurando così di ricordare da dove viene la crisi attuale, la quale, per l’essenziale, non riguarda Francesco: lui non fa che esacerbarla e condurla alle sue estreme conseguenze. Circa il futuro, c’è il rischio di perdere di vista il senso di questa crisi spaventosa, rimanendo in qualche modo «prigionieri» dell’incubo attuale e dimenticando che, Dio permettendo, se ne parla per meglio far risplendere la gloria di Nostro Signore quand’Egli si degnerà di intervenire per punire i malvagi, ricompensare i giusti e restaurare ogni cosa.
Il primo rischio consiste dunque nel perdere di vista il quadro d’insieme e nel sopravvalutare una persona a detrimento dell’intero sistema di cui egli è solo una componente interscambiabile. Il secondo rischio, ancora più grave, sta nell’indebolimento della virtù teologale della speranza, dimenticando che Nostro Signore ha già vinto il male e che noi, se Gli restiamo fedeli, per grazia di Dio, partecipiamo alla Sua vittoria.

Ecco perché mi sforzerò primariamente di dimostrare, circa il passato, che la radice degli errori bergogliani affonda nel Vaticano II. Secondariamente, circa il futuro e per non cadere nello scoraggiamento, tenterò di mettere in risalto l’aspetto escatologico della crisi attuale, ricordando, come dice San Paolo che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio» (Rm. 8, 28); e che lo spiegamento del mistero d’iniquità, anche nel luogo santo, è permesso da Dio per meglio far risaltare il Suo trionfo al momento del Giudizio delle Nazioni:
il Dies Irae nel quale sarà annientato l’impero del male.
Corruptio optimi pessima, la corruzione del migliore è quanto c’è di peggio.
La più grande autorità morale sulla terra messa al servizio del male e della menzogna, diviene necessariamente il principale fattore rivoluzionario al mondo.
Come ho detto prima, quest’opera di iniquità non è dovuta solo a Francesco, in quanto si è abbeverato alla fonte avvelenata del Vaticano II e ne è divenuto l’ultimo dei propagatori, ma certo è che con lui la rivoluzione nella Chiesa ha incontestabilmente raggiunto un nuovo traguardo, ha effettuato un salto qualitativo: l’errore e la menzogna, la blasfemia e il sacrilegio, sono divenute onnipresenti e si manifestano con una sfrontatezza spudorata, tali da rendere irrespirabile l’atmosfera spirituale.
A quasi tre anni e mezzo di pontificato, l’opera di devastazione perpetrata da Francesco supera ogni immaginazione:

bisogno di una conversione ecologica;
richiesta di perdono ai «gay» per essere stati «discriminati» dalla Chiesa; costruire una «nuova umanità» con la «cultura dell’incontro»; la Chiesa e la Sinagoga hanno una «pari dignità»; Maria e la Chiesa hanno dei «difetti»; Lutero non si è sbagliato sulla dottrina della giustificazione; gli Stati cattolici sono incompatibili con il senso della «Storia»; i musulmani sono dei «figli di Dio»; la pena di morte per i criminali è «inammissibile»; un giorno la specie umana si estinguerà; non esiste il Dio cattolico; la moltiplicazione dei pani non c’è stata; Dio si serve dell’evoluzione e non è un «mago»; il matrimonio cristiano è solo un «ideale»; il linguaggio dei luterani e quello dei cattolici riguardo all’Eucarestia è «la stessa cosa»; la Chiesa ha avuto in passato dei «comportamenti inumani», ma dopo il Vaticano II ha imparato «il rispetto» delle altre religioni…

martedì 6 settembre 2016

"Questi sì astuti nemici hanno riempito ed inebriato con impudenza ed amarezza la Chiesa, la Sposa dell'immacolato Agnello...".

 Fonte: Vaticano Cattolico...

 

L'orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele: una profezia circa la futura apostasia a Roma, Italia

 


Redatto da
Fra. Michele Dimond, O.S.B.
Fra. Pietro Dimond, O.S.B.

L'orazione originale di Papa Leone XIII all'Arcangelo San Michele fu profetica. Composta oltre 100 anni fa, dipoi soppressa dato il suo struggente contenuto, l'orazione originale di Papa Leone XIII a San Michele è una delle più interessanti e controverse preghiere colleganti alla presente situazione nella quale trovasi la vera Chiesa Cattolica. Il 25/09/1888, dopo la Santa Messa mattutina, Papa Leone XIII fu traumatizzato al punto di crollare. Coloro trovantisi in sua presenza pensarono che egli fosse morto. Una volta ripresa conoscenza il Papa descrisse una spaventosa conversazione da lui udita, provenuta dal fianco del tabernacolo. Tale conversazione fu delineata da 2 voci, voci le quali Papa Leone XIII comprese essere chiaramente quelle di Gesù Cristo e del Diavolo. Il Diavolo si vantò di potere distruggere la Chiesa Cattolica, a patto che gli fossero stati concessi 75 anni (100 anni secondo alcuni) onde svolgere il suo piano. Il Diavolo domandò ancora il permesso di operare una grande influenza sopra coloro che sarebberosi offerti al suo servizio. Alle richieste del Diavolo nostro Signore Gesù Cristo apparentemente rispose:
"Sarannoti concessi il tempo ed il potere.".
Turbato profondamente da ciò che egli aveva udito Papa Leone XIII compose la seguente ed originale Orazione a San Michele, ancora profezia, ordinando che essa venisse recitata appresso tutte le Sante Messe basse come protezione per la Chiesa Cattolica dagli attacchi provenienti dall'Inferno. Ciò che segue è l'orazione originale - notinosi specialmente le porzioni in grassetto - continuata da qualche commento. L'orazione originale è stata estratta da' La Raccolta, una collezione munita di imprimatur delle orazioni ufficiali ed indulgenti della Chiesa Cattolica.

Orazione originale all'Arcangelo San Michele di Papa Leone XIII, 1930, Fratelli Benzinger [Benzinger Brothers], pagine 314-315: "O glorioso Arcangelo San Michele, principe dell'armata Celeste, sia tu la nostra difesa nella terribile guerra che noi conduciamo contro i principati e le podestà, contro i regnanti di questo mondo di tenebre, di spiriti e di male. Giunga tu in aiuto dell'uomo, il quale Iddio creò immortale, fatto nella Sua medesima immagine e somiglianza, e redense a sì gran prezzo dalla tirannia del Diavolo.
Che tu combatta in questo giorno la battaglia del Signore, assieme agli angeli santi, come già tu combattesti la guida degli angeli superbi, Lucifero, e la sua armata apostatica, i quali furono impotenti onde poterti resistere, né fuvvi più per loro posto nel Cielo.  
Quel crudele, quell'antico serpente, il quale è appellato Diavolo o Satana, il quale seduce il mondo intero, fu spedito negli abissi con i suoi angeli. Ecco, questo primevo nemico ed uccisore degli uomini ha acquisito coraggio. Trasformato in un angelo di luce egli vagabonda in giro assieme alla moltitudine di spiriti malvagi, invadendo la Terra di modo da offuscare il nome di Dio e del Suo Cristo, di modo da sequestrare, uccidere e spedire alla perdizione eterna le anime destinate alla corona della gloria eterna. Questo malvagio dragone rovescia, come il più impuro dei diluvi, il veleno della sua malizia sugli uomini di mente depravata e di cuore corrotto, lo spirito della menzogna, dell'empietà, della blasfemia ed il pestilenziale alito dell'impurità e di ogni vizio ed iniquità.
Questi sì astuti nemici hanno riempito ed inebriato con impudenza ed amarezza la Chiesa, la Sposa dell'immacolato Agnello, ed hanno posto empie mani sui suoi più sacri possedimenti. Nel luogo santo medesimo, nel quale è stata stabilita la Sede del beatissimo Pietro e la sedia della Verità per la luce del mondo, essi hanno innalzato il trono della loro abominevole empietà, con l'iniquo piano per il quale allorché il Pastore viene colpito le pecore siano disperse. 
Che tu salga, dunque, o invincibile principe, che tu voglia recare aiuto contro gli attacchi degli spiriti perduti al popolo di Dio, donando loro la vittoria. Essi venerano te come il loro protettore e patrono; in te la Santa Chiesa gloria la sua difesa contro il malizioso potere dell'Inferno; a te ha Iddio affidato le anime degli uomini da stabilirsi nella Celeste beatitudine. Deh, che tu voglia pregare al Dio della pace acciocché Egli ponga Satana sotto i nostri piedi, talmente conquistato che egli non tenga più gli uomini in cattività e non nuoccia più la Chiesa. Che tu offra le nostre orazioni dinnanzi all'Altissimo, cosicché esse siano velocemente conciliate con le pietà del Signore, e sconfiggendo il dragone, l'antico serpente, il quale è il Diavolo e Satana, che tu lo renda ancora cattivo negli abissi, talché egli non seduca più le nazioni. Amen.
Ecco la Croce del Signore; siate disperse voi ostili potenze. Il Leone della tribù di Giuda ha conquistato, la radice di Davide. Voglia Tu lasciare che le Tue pietà siano su di noi, o Signore. In quanto noi abbiamo sperato in Te. O Signore, oda Tu la mia preghiera. Voglia Tu lasciare che il mio grido giunga a Te.
Preghiamo.
O Iddio, il Padre di nostro Signore Gesù Cristo, noi invochiamo il Tuo santo nome e come supplicanti noi imploriamo la Tua clemenza, affinché mediante le intercessioni di Maria, sempre Vergine immacolata e nostra Madre, e del glorioso Arcangelo San Michele, Tu ci degni del Tuo aiuto contro Satana e tutti gli altri spiriti immondi, i quali girovagano nel mondo per l'ingiuria della razza umana e la rovina delle anime. Amen."

venerdì 26 agosto 2016

"Vegliate dunque, o uomini, vegliate! Perché non conoscete né il giorno né l’ora. Il giorno del Signore viene, come un ladro nella notte".


L’ora del Terremoto: come un ladro nella notte 



di Isacco Tacconi

Andare a coricarsi la sera, quando le luci si spengono una ad una come piccole candele nella notte cheta, e i bambini già dormono nei loro letti nella spensierata serenità di chi è certo del domani che verrà. E poi, nel cuore della notte, quando da poco è scoccata l’ora del Principe delle tenebre che per rovesciare l’ora della Crocifissione e Morte del Figlio di Dio, imita grottescamente l’opera della nostra Redenzione trasformandola nel tempo oscuro in cui si rivela il figlio dell’iniquità, lo avvertiamo, forte, improvviso, orribile e inarrestabile lo scuotimento degli abissi.
Le fondamenta della terra si squassano, i monti fondono come cera al semplice suono del vento divino che ha aperto in due il «lito rubro». In un attimo, quel sonno dell’umana superbia che ubriaca la coscienza si dissolve precipitandoci nel più tetro degli incubi: la terra si apre sotto i nostri piedi per inghiottirci. In fretta ci si alza, impotenti: cosa fare? Dove fuggire? Come evitare il colpo vibrante della falce che cala inesorabile sulle nostre flebili vite, le quali sembravano essere un granché e, invece, come erba secca alla sera è falciata e dissecca? Il terrore si impadronisce di ogni fibra del nostro corpo votato alla morte, ogni nostro sentire è un fremito interno che l’anima non può dominare, e ci accorgiamo che la nostra vita è veramente un soffio. “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata, e quanto hai preparato di chi sarà?”. O uomo, non stupirti della tua miseria, ma riconosci il tuo vuoto nulla, poiché siamo ombre vaporose che appaiono e dispaiono: “homo natus de muliere, brevi vivens tempore, replétur multis misériis. Qui quasi flor egréditur et contéritur, et fugit velut humbra”.

La terra trema, la nostra casa diventa la nostra stessa prigione, non possiamo uscire, la vita che poc’anzi ci sembrava essere senza fine ora è appesa al filo impietoso delle laboriose moire; ci è sottratto il tempo e il luogo dove finire i nostri giorni. La morte non attende, quando è giunta l’ora essa non tarda e obbedisce alla divina giustizia che miete dove non ha seminato. Soltanto il nome di Colei che ferma il braccio infuocato dell’angelo castigatore è la nostra speranza. E d’un tratto una famiglia colta dallo spavento, si dispone ad affrontare l’infallibile giudicamento. Le ginocchia si piegano, i cuori si sciolgono, le dita scorrono sui grani mentre ancora le pareti ondeggiano e l’uomo è ricondotto a guardare il cielo, giacché la terra frana e non c’è dove potersi appigliare. Il firmamento, tale è, perché unica fermezza e stabilità che sovrasta il movimento della terra, sospesa nel vuoto spazio del cielo universo, mentre volge verso l’ultimo scioglimento in favilla, come attestarono il santo profeta Davide con la Cumana Sibilla.
“Ma Dio è buono e misericordioso”, qualcuno dirà, e non può volere la morte degli innocenti. Eppure la bontà e la misericordia risplendono nella giustizia, perché al di fuori della giustizia vige l’ingiustizia, come al di fuori del bene sussiste solo il male, e lontano dalla luce le tenebre. Possiamo noi sapere agli occhi di Dio chi è senza peccato, chi senza colpa? “Si iniquitàtes observàveris Domine, Domine, quis sustinébit?”. Nulla sfugge a Colui che tutto ha creato e tutto conserva nell’essere, che se solo distogliesse lo sguardo dal mondo esso collasserebbe come un buco nero per ritornare nel baratro del nulla da cui è uscito. Se Dio permette il male morale è per non togliere a noi la dignità di creature dotate di libero arbitrio. Ma quando Dio permette il male che proviene dalla morte e dalla distruzione è perché vuole ricondurre a sé i suoi figli smarriti e, nella verità della sua vacuità, fargli levare lo sguardo verso quae aeterna sunt. Come un padre che per ricondurre il proprio figlio sulla via del bene deve colpirlo duramente affinché si ravveda, perché, attraverso il castigo possa aver salva l’anima come sta scritto: «Lo stolto non si corregge con le parole» e ancora: «Percuoti tuo figlio con la verga e libererai la sua anima dalla morte».

venerdì 29 luglio 2016

Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: “Dio lo vuole! Dio lo vuole!”...

Discorso di Urbano II al Concilio di Clermont (1095)

Popolo dei Franchi, popolo d’oltre i monti, popolo come riluce in molte delle vostre azioni eletto ed amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l’osservanza della fede cattolica e per l’onore prestato alla Santa Chiesa, a voi si rivolge il nostro discorso e la nostra esortazione. Vogliamo che voi sappiate quale lugubre motivo ci abbia condotto nelle vostre terre; quale necessità vostra e di tutti i fedeli ci abbia qui, attratti.
Da Gerusalemme e da Costantinopoli é pervenuta e più d’una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i Persiani. gente tanto diversa da noi, popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati, circoncidono i cristiani e il sangue della circoncisione o spargono sopra gli altari o gettano nelle vasche battesimali; e a quelli che vogliono condannare a una morte vergognosa perforano l’ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinché, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. Altri fanno bersaglio alle frecce dopo averli legati ad un palo; altri, fattogli piegare il collo, assalgono con le spade e provano a troncare loro la testa con un sol colpo.

Che dire della nefanda violenza recata alle donne, della quale peggio è parlare che tacere? Il regno dei Greci è stato da loro già tanto gravemente colpito e alienato dalle sue consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi. A chi dunque incombe l’onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d’animo, agilità nelle membra, potenza d’ umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano e incitino ali animi vostri ad azioni le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa. Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch’è in mano d’una gente immonda, e i luoghi santi, che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza.
O soldati fortissimi, figli di padri invitti, non siate degeneri, ma ricordatevi del valore dei vostri predecessori; e se vi trattiene il dolce affetto dei figli, del genitori e delle consorti, riandate a ciò che dice il Signore nel Vangelo “chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me.
Chiunque lascerà il padre o la madre o la moglie o i figli o i campi per amore del mio nome riceverà cento volte tanto e possederà la vita eterna”. Non vi trattenga il pensiero di alcuna proprietà, nessuna cura delle cose domestiche, ché questa terra che voi abitate, serrata d’ogni parte dal mare o da gioghi montani, è fatta angusta dalla vostra moltitudine, né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi.

giovedì 28 luglio 2016

Saviano, propagatore di morte...

Fonte:Agere Contra...

Caro Saviano, legalizzare la Marijuana è un errore.

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Incalcolabili i danni per la persona e per la società e inoltre non si riduce, ma al contrario si rilancia il potere delle mafie (VIDEO: ex tossicodipendenti contro la cannabis libera)

da Tempi
«È ora di legalizzare il mercato delle droghe in Italia e di farlo in maniera ragionata per evitare che continuino a circolare sostanze che uccidono. Non è più possibile girare la faccia dall’altra parte. È ora di capire che abbiamo troppo da perdere», ha scritto Roberto Saviano sull’Espresso. È il suo – ennesimo – articolo a favore della legalizzazione delle droghe. Niente. È più forte di lui: deve continuare a ripetere la stessa solfa fino alla noia. L’autore di Gomorra dovrebbe però atterrare sul pianeta Terra, togliersi il salame dagli occhi e cominciare a fare un po’ più i conti con la realtà e un po’ meno coi suoi bolsi refrain ideologici. Perché lo dice Tempi? No, perché lo dicono molti di quei magistrati e scienziati che lui dice di stimare. Di esempi ce ne sono a bizzeffe. Non staremo qui a ripetervi quel che diceva Paolo Borsellino nel 1989 (qui trovate ilvideo) quando definiva coloro che propongono di liberalizzare le droghe per combattere le mafie dei «dilettanti di criminologia». Né ripeteremo le parole di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico “Mario Negri”, che recentemente ha messo fortemente in dubbio le presunte “qualità terapeutiche” della cannabis. 

Di marijuana si torna a parlare in questi giorni perché il 25 luglio arriva alla Camera la proposta di legge sulla legalizzazione e qualche giorno fa il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha appoggiato l’idea. Di più: ha proposto che diventino monopolio di Stato e siano vendute nelle tabaccherie. Bene. Ora però dovete leggere l’intervista definitiva sulla questione che spazza via le ridicole tesi di Saviano e che appare oggi sulla Stampa. A parlare non è uno qualunque ma Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro che vive sotto scorta per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta. Insomma, uno che la mafia la conosce bene. E Gratteri, tra le altre cose, afferma due cose molto interessanti. Primo: «Penso che uno Stato democratico non si possa permettere il lusso di liberalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini. Uno stato democratico si deve occupare della salute e della libertà dei suoi cittadini, noi sappiamo invece che qualsiasi forma di dipendenza genera malattie, in particolare psichiche, ma genera anche ricatto. Non possiamo liberalizzare ciò che fa male». Secondo: «Il guadagno che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina. Un grammo di eroina costa 50 euro, un grammo di marijuana costa 4 euro. Non c’è paragone dal punto di vista economico». Volete un esempio, dei numeri? Eccoli: «Ogni 100 tossici dipendenti solo il 5% usa droga leggere. Di questa percentuale solo il 25% viene utilizzato da maggiorenni, l’altro 75% sono minorenni. Se noi pensiamo di liberalizzare e vendere droghe leggere e allora dovremmo ipotizzare di vendere hashish e marijuana anche ai minorenni. Di sicuro non risolveremmo il problema di contrasto alle mafie. Le mafie per coltivare canapa non pagano luce, acqua e soprattutto personale, se si legalizza invece bisogna assumere operai, pagare acqua, luce, il confezionamento, il trasporto. Si è fatto un esperimento a Modena creando delle serre, si è capito che in questo modo un grammo costerebbe 12 euro, tre volte in più di quanto costa al mercato nero. È evidente che il “consumatore” andrà comunque dove paga meno».


LEGALIZZARE LA CANNABIS È UN ERRORE, AD ESEMPIO IN COLORADO… «Legalizzare la cannabis è un errore, provoca danni sociali per miliardi». Parola di Antonio Maria Costa, classe 1941, per anni direttore a Vienna dell’Ufficio Onu per la lotta a droga e criminalità organizzata. In un intervento pubblicato ieri dalla Stampa, Costa spiega innanzitutto come la «cannabis danneggia la mente», frenando il funzionamento dei recettori sensoriali. Se il rischio di danno psichico è pari al 10% in media, nei giovani che consumano in modo «saltuario» la marijuana «sale al 20%», mentre per i giovani che ne fanno uso abituale si va dal 20% al 50%.