Enciclica Mirari Vos di Papa Gregorio XVI, tratta dal benemerito sito "Progetto Barruel":
“Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per
quella assoluta e totalmente illimitata libertà di opinioni che, per la
rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni,
per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per
la religione. Ah, ‘Qual morte delle anime più disastrosa della libertà
di errore’, disse S. Agostino. Nel vedere quindi la rimozione dagli
uomini di ogni freno capace di mantenerli sui cammini della verità,
portati come già sono alla rovina per naturale inclinazione al male, Noi
affermiamo invero che si è aperto il pozzo dell’inferno del quale S.
Giovanni descrisse un fumo che oscurava il sole e dal quale emergevano
locuste a devastare la terra. Questa è la causa della mancanza di
stabilità intellettuale; questa è la causa della corruzione
continuamente crescente della gioventù; questo è ciò che causa nel
popolo il disprezzo dei sacri diritti, delle leggi e degli oggetti più
santi. Questa è la causa, in una parola, del più mortale flagello che
possa rovinare gli Stati; poiché l’esperienza prova, e la più remota
antichità ci insegna, che per effettuare la distruzione del più ricco,
del più potente, del più glorioso, e del più fiorente degli Stati,
null’altro è necessario oltre quella illimitata libertà di opinione,
quella libertà di pubblica espressione, quella infatuazione della
novità.”
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Già nel discorso alla curia Romana Ratzinger ha parlato della libertà religiosa in termini assolutamente inacettabili e non cattolici:
"Nella situazione attuale dell’umanità, il dialogo delle religioni è una
condizione necessaria per la pace nel mondo, e pertanto è un dovere per i
cristiani come pure per le altre comunità religiose. Questo dialogo delle
religioni ha diverse dimensioni. Esso sarà innanzi tutto semplicemente un
dialogo della vita, un dialogo della condivisione pratica. In esso non si
parlerà dei grandi temi della fede – se Dio sia trinitario o come sia da
intendere l’ispirazione delle Sacre Scritture ecc. Si tratta dei problemi
concreti della convivenza e della responsabilità comune per la società, per lo
Stato, per l’umanità. In ciò bisogna imparare ad accettare l’altro nel suo
essere e pensare in modo diverso. A questo scopo è necessario fare della
responsabilità comune per la giustizia e per la pace il criterio di fondo del
colloquio. Un dialogo in cui si tratta di pace e di giustizia diventa da sé, al
di là di ciò che è semplicemente pragmatico, una lotta etica circa la verità e
circa l'essere umano; un dialogo circa le
valutazioni che sono presupposte al tutto. Così il dialogo, in un primo momento
meramente pratico, diventa tuttavia anche una lotta per il giusto modo di essere
persona umana. Anche se le scelte di fondo non sono come tali in discussione,
gli sforzi intorno a una questione concreta diventano un processo in cui,
mediante l’ascolto dell’altro, ambedue le parti possono trovare purificazione e
arricchimento. Così questi sforzi possono avere anche il significato di passi
comuni verso l’unica verità, senza che le scelte di fondo vengano cambiate. Se
ambedue le parti muovono da un’ermeneutica di giustizia e di pace, la differenza
di fondo non scomparirà, crescerà tuttavia anche una vicinanza più profonda tra
loro.
Per l’essenza del dialogo interreligioso, oggi in genere si considerano
fondamentali due regole:
1. Il dialogo non ha di mira la conversione, bensì la comprensione. In questo si
distingue dall’evangelizzazione, dalla missione.
2. Conformemente a ciò, in questo dialogo ambedue le parti restano
consapevolmente nella loro identità, che, nel dialogo, non mettono in questione
né per sé né per gli altri.
Queste regole sono giuste. Penso, tuttavia, che in questa forma siano formulate
troppo superficialmente. Sì, il dialogo non ha di mira la conversione,(capito bene? Questo inutile dialogo non ha di mira la conversione, quindi la Chiesa cessa di essere missionaria per impelagarsi in un fantomatico dialogo che puzza tanto di dottrina massonica, di cui sotto metteremo alcuni brani delle loro scellerate tesi che i modernisti Vaticani oramai adottano pubblicamente) ma una
migliore comprensione reciproca: ciò è corretto. La ricerca di conoscenza e di
comprensione, però, vuole sempre essere anche un avvicinamento alla verità.
Così, ambedue le parti, avvicinandosi passo passo alla verità, vanno in avanti e
sono in cammino verso una più grande condivisione, che si fonda sull’unità della
verità. Per quanto riguarda il restare fedeli alla propria identità: sarebbe
troppo poco se il cristiano con la sua decisione per la propria identità
interrompesse, per così dire, in base alla sua volontà, la via verso la verità.
Allora il suo essere cristiano diventerebbe qualcosa di arbitrario, una scelta
semplicemente fattuale. Allora egli, evidentemente, non metterebbe in conto che
nella religione si ha a che fare con la verità. Rispetto a questo direi che il
cristiano ha la grande fiducia di fondo, anzi, la grande certezza di fondo di
poter prendere tranquillamente il largo nel vasto mare della verità, senza dover
temere per la sua identità di cristiano. Certo, non siamo noi a possedere la
verità, ma è essa a possedere noi: Cristo, che è la Verità, ci ha presi per
mano, e sulla via della nostra ricerca appassionata di conoscenza sappiamo che
la sua mano ci tiene saldamente. L’essere interiormente sostenuti dalla mano di
Cristo ci rende liberi e al tempo stesso sicuri. Liberi: se siamo
sostenuti da Lui, possiamo entrare in qualsiasi dialogo apertamente e senza
paura. Sicuri, perché Egli non ci lascia, se non siamo noi stessi a
staccarci da Lui. Uniti a Lui, siamo nella luce della verità...."
Veniamo ora al cosiddetto "messaggio per la pace", di cui quel trombone modernista di Paolo VI fu il promotore:
"...La proposta
di dedicare alla Pace il primo giorno dell’anno nuovo non intende perciò
qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa cioè cattolica; essa
vorrebbe incontrare l’adesione di tutti i veri amici della pace, come
fosse iniziativa loro propria, ed esprimersi in libere forme, congeniali
all’indole particolare di quanti avvertono quanto bella e quanto
importante sia la consonanza d’ogni voce nel mondo per l’esaltazione di
questo bene primario, che è la pace, nel vario concerto della moderna
umanità. La Chiesa cattolica, con intenzione di servizio e di esempio,
vuole semplicemente "lanciare l'idea", nella speranza ch'essa raccolga
non solo il più largo consenso del mondo civile, ma che tale idea trovi
dappertutto promotori molteplici, abili e validi a imprimere nella
"Giornata della Pace", da celebrarsi alle calende d'ogni anno nuovo,
quel sincero e forte carattere d'umanità cosciente e redenta dai suoi
tristi e fatali conflitti bellici, che sappia dare alla storia del mondo
un più felice svolgimento ordinato e civile..."
che ribadisce ancora una volta la dottrina eterodossa e massonica della libertà religiosa...

" Tra i diritti umani basilari, anche per la vita
pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle
comunità alla libertà religiosa. In questo momento
storico, diventa sempre più importante che tale
diritto sia promosso non solo dal punto di vista
negativo, come libertà da – ad esempio, da
obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere
la propria religione –, ma anche dal punto di vista
positivo, nelle sue varie articolazioni, come
libertà di: ad esempio, di testimoniare la
propria religione, di annunciare e comunicare il suo
insegnamento; di compiere attività educative, di
beneficenza e di assistenza che permettono di
applicare i precetti religiosi; di esistere e agire
come organismi sociali, strutturati secondo i
principi dottrinali e i fini istituzionali che sono
loro propri. Purtroppo, anche in Paesi di antica
tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli
episodi di intolleranza religiosa, specie nei
confronti del cristianesimo e di coloro che
semplicemente indossano i segni identitari della
propria religione".
Ora vediamo cosa dicono i diabolici e scomunicati massoni: