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venerdì 13 febbraio 2015

IMBROGLIOGORJE…

Fonte: Medjugorje… 33 anni dopo (V e ultima parte)

Abbiamo visto, come nelle parti precedenti, la “Madonna” di Medjugorje tenga al rispetto ecumenico di tutti i fedeli delle altri religioni; ortodossi e islamici che siano, come se non ci fossero differenze di fedi. A conferma di ciò,  in una apparizione, redarguì un sacerdote che aveva manifestato perplessità a riguardo: “…di a quel prete” disse a Marjia, “che gli islamici e gli ortodossi,  al pari dei cattolici sono uguali davanti a mio figlio e davanti a me, perché voi tutti siete miei figli.”
Se gli ortodossi che non riconoscono l’infallibilità del Papa, ne l’Immacolata Concezione e nemmeno la Sua gloriosa Assunzione, e se gli islamici deridono la SS. Trinità e negano l’incarnazione  redentrice di Cristo, verrebbe da chiedersi: ” Se siamo uguali a loro come credenti, ha ancora senso essere cattolici?” Sarebbe come dire che tutte le religioni sono uguali; vere e false nello stesso tempo, e che quindi, di fatto, non esisterebbe nessuna vera religione. Se ne dedurrebbe a ragione di ciò, che la Chiesa non sarebbe più; Una, Santa, Cattolica e Apostolica ne ci sarebbe più la Madre del Figlio di Dio.
Ma allora perché la Madonna aFatima ha chiesto preghiere e sacrifici per coloro che sono lontani dalla Chiesa, per la conversione dei poveri peccatori, per quelli che non credono, non adorano, non sperano ed non amano? Al contrario a Medjugorje, perché  non e’ mai stata chiesta la riparazione per ottenere la conversione dei peccatori, degli scismatici, dei musulmani, dei pagani e degli atei? Ha poi continuato  e confermato, dicendo questa volta a Mirijana: “Voi non credete se non rispettate le altre religioni, musulmana e ortodossa. Voi non siete cristiani se non le rispettate.” In definitiva agli occhi di questa apparizione non esistono differenze di religioni e  false dottrine. Ci sarebbe da chiedersi, ma i Santi martiri che hanno dato la vita per la difesa della Fede, per cosa lo hanno fatto? I nostri missionari cattolici, che per comando di Gesù hanno portato e portano tutt’ora la sua parola fino ai confini del mondo, a che cosa servono? Forse perché si vuole tentare di unire tutti i popoli di qualsiasi credo e religione sotto un’unica Chiesa che dovrà venire, con la complicità della “Madonna” di Medjugorje?

Fra le tante differenze con altre apparizioni, si nota l’assenza di una indefinibile e meravigliosa intimità con la Visione. Al contrario, invece e in netto contrasto, è evidente una scomposta famigliarità. A Mirjana Dragigevic fu chiesto una volta, se prevedeva altre apparizioni. Rispose: “Ci arrangiamo a metterci d’accordo insieme. Oggi mi metto d’accordo con lei per sapere quando potrà apparire domani”. Incredibile! La “Madonna” che si accorda per quando dovrà apparire. Cosa c’è di soprannaturale in tutto ciò!? A quella massa di pellegrini che continuamente vanno e vengono, senza sapere con che cosa hanno a che fare, qualcuno glielo dovrebbe pure far sapere come è nata e montata questa strana storia di apparizioni fasulle, alimentata dalla setta dei carismatici.

MEDJUGORJE ERA PREVISTA!

L’ abbe’ Renè Laurentin era a conoscenza delle apparizioni prima che avvenissero.  Molti dei carismatici francescani erano stati avvisati. Il prete tedesco Heribert Muhlen, professore all’università di Paderbon, responsabile del movimento carismatico in Germania disse durante una conferenza a Zagabria: “Dio prepara nel vostro paese grandi cose che avranno profonde ripercussioni sul destino Dell’Europa intera.”

Anche in Italia, un sedicente prete stigmatizzato (?), molti anni prima delle “apparizioni”, annunciò ai fedeli nei pressi di Medjugorje, che: “La Santa Vergine visiterà ben presto la vostra patria”. Poi, ci fu, p. Tardif, autentico maitre à penser  del Movimento carismatico che nel maggio 1981 disse a p.Tomislav Vlasic: “Non temete! Io vi manderò mia Madre.” Certo che c’è stato un bel da fare affinché si preparassero le condizioni ideali adatte per far apparire la “Madonna”. Una “Madonna” che annerisce quando, per altro su sua esplicita volontà, si fa toccare; oppure quando i “veggenti” in estasi ridono pazzamente; o quando bacia il ritratto di papa Giovanni Paolo II; e quello della recita del Pater e del Credo da parte della “Madonna” insieme ai veggenti; e quella poi, dove in alcune apparizioni lei stessa dice:” Lodato siano Gesù e Maria”. Una giaculatoria molto usata in Croazia, ma detto dalla Madonna ci fa rimanere al quanto sorpresi.

Questo sono alcune delle tante stranezze a cui nessuno è mai stato in grado di dare una spiegazione. Senza considerare l’atteggiamento dei veggenti per niente distaccato dal conformismo della vita del mondo e delle mode. In netto contrasto con le anime di tutt’altri autentici veggenti, le quali erano tutte tese verso una perfezione che escludeva altre distrazioni.

sabato 6 dicembre 2014

IL MODERNISMO CREATURA DOTTRINARIA SATANICA A SERVIZIO DEI LIBERALI CONCILIARI…

Fonte: Progetto Barruel…

 

Bergoglio “Pontefice” ecumenico della falsa chiesa conciliare…
La Civiltà Cattolica anno XXXIV, serie XII, vol. IV (fasc. 803, 23 nov. 1883), Firenze 1883 pag. 539-548.

R.P. Matteo Liberatore d.C.d.G.

IL MODERNISMO[1] A RISPETTO DELLA CHIESA.

I.

Appena la Chiesa di Cristo comparve nel mondo, l'antico Paganesimo la combattè ad oltranza, cercando di soffocarla nel sangue. Il nuovo Paganesimo, che appellasi Modernismo, e più comunemente Liberalismo o Rivoluzione, anch'egli combatte la Chiesa; perchè, come strumento anche di Satana, è informato dal medesimo spirito, l'odio a Cristo, ed è mosso dal medesimo fine, quello cioè d'impedire ne' popoli il benefizio della redenzione. Se non che a conseguire questo medesimo fine, egli non può usare i medesimi mezzi. La ragione si è, perchè dove per l'antico Paganesimo trattavasi d'impedire che la nuova Potenza s'insignorisse del mondo, per lui si tratta di spogliare questa Potenza della signoria già conquistata. Esso quindi è costretto di seguire contro la Chiesa, più che la violenza, l'astuzia, imitando il contegno che Faraone si prefisse contro il popolo ebreo: Fortius nobis est. Venite sapienter opprimamus eum [2]. [«È più potente di noi, suvvia, vediam d'opprimerlo con arte.» Cfr. Es. I, 9-10. N.d.R.]

La Chiesa, uscita vincitrice dalla prima lotta, era giunta gradatamente ad assoggettare a Cristo le nazioni. L'idea, annunziata dall'Apostolo, di ristorare in Cristo ogni cosa, instaurare omnia in Christo[3], per opera della Chiesa era attuata. L'uomo da servo della colpa tramutato in figliuolo adottivo di Dio, santificate le nozze colla grazia del Sacramento, abolita la schiavitù, elevato il povero a rappresentante di Cristo, chiusa ne' giusti limiti l'autorità paterna, mitigato secondo le norme di giustizia il diritto di guerra, convertito il potere civile da dominazione in ufficio ministeriale, nobilitati tutti gli atti della vita umana col richiamare sopra di essi l'ordinazione alla vita avvenire:Non habemus hic manentem civitatem, sed futuram inquirimus [4]. Sive manducatis, sive bibitis, sive aliud quid facitis omnia in gloriam Dei facite [5]. [«Non abbiam qui ferma città, ma andiam cercando la futura.» — «O mangiate, o beviate, o facciate altra cosa: tutto fate a gloria di Dio.» Ad Cor. X, 31. N.d.R.]

Contro questo stato di cose adunque convien rivolgere le mire, prima di assaltare la Chiesa in sè stessa. Non la sua esistenza, come già da principio, ma la sua azione, l'influenza da lei esercitata su i popoli, convien che sia l'oggetto immediato e diretto della guerra; l'assalto all'esistenza verrà da ultimo. E così di fatto veggiamo adoperarsi dal Modernismo. Tutti i suoi sforzi sono volti per ora a ritogliere alla Chiesa l'acquistato dominio, a sbandirla dall'ordine sociale, a stremarla d'ogni efficacia, a tornare gradatamente pagani i costumi dei popoli. È questa la guerra mossa oggidì contro la Chiesa, e scaltramente incalzata.

Non intendiamo dire con ciò che per addietro la Chiesa godesse pace. Attesa la sua qualità di militante quaggiù, essa in ogni tempo fu osteggiata, or con la forza or con la frode. Anche dopo la conversione di Costantino, l'idea pagana non depose mai del tutto le armi. Ne sono prova evidente le antiche lotte degli Imperatori di Bisanzio, e poscia dei Cesari di Occidente. Sopra tutto, dopo la grande ribellione protestantica, essa crebbe di ardire e moltiplicò gli assalti per riacquistare lo scettro. Basti ricordare, se non fosse altro, il Gallicanismo o Regalismo, che voglia dirsi, esplicatosi in forma più ampia nel Giuseppismo e Leopoldismo de' tempi a noi più vicini. Se non che quelle erano rapine diciam così spicciolate; le quali danneggiando la Chiesa, tuttavia le lasciavano qualche possesso. Lo spogliamento totale d'ogni suo diritto par che sia proposito de' giorni nostri. Oggidì non si parla più d'invadere tale o tal altra appartenenza della Chiesa, di rimuoverla da tale o tal altra istituzione civile, ma si proclama altamente che bisogna espellerla universalmente da tutte le istituzioni e relazioni sociali. Solo le si lascia per ora un invisibile asilo nella coscienza individuale, sperando di poterla poi cacciare anche di là, in virtù del libero pensiero.

II.

A mostrare l'arte fina, onde in questa perfida impresa il Modernismo procede, ristringeremo il discorso all'Italia; dove esso trovò dall'una parte più accaniti fautori, e dall'altra maggiore ostacolo per l'universalità della fede cattolica ne' cittadini. Quindi gli fu mestieri procedere per gradi e con sottilissimo accorgimento. Esso dunque dichiarò da prima di non voler altro, se non la emancipazione scambievole de' due poteri, quello della Chiesa e quello dello Stato, con piena libertà di azione in entrambi: Libera Chiesa in Libero Stato. Ambidue questi poteri, si disse, sono sovrani; ma il loro fine è diverso. L'uno mira al cielo, l'altro alla terra. L'esperienza ha mostrato non esser possibile la loro unione, senza che l'uno soverchi l'altro. Dunque stiano separati; e l'uno governi la società de' fedeli, l'altro quella de' cittadini, entrambi a senno proprio: idea non attuabile in guisa alcuna, per la medesima ragione che si reca a persuaderla, cioè la diversità di fine nei due poteri. Essendo il fedele identico al cittadino, il volerlo sottoporre a due indirizzi, non coordinati tra loro, ti dà sembianza di chi commettesse a due coloni, aventi scopo diverso, la coltura d'un medesimo campo, senza che l'uno sia subordinato all'altro o s'intenda coll'altro.

Facil trapasso da cotesta separazione si era che lo Stato, il quale ha in mano la forza, si prendesse il tutto, dichiarando sè solo sovrano nell'ordine esterno dell'umano consorzio. Così di fatto avvenne. E così veramente si voleva; perocchè quella formula: Libera Chiesa in libero Stato si proclamava per gettare polvere negli occhi, e aprirsi l'adito a procedere innanzi. Era un'insidia, non uno scopo. Lo scopo era l'esclusione della Chiesa dal governo de' popoli e il suo assoggettamento allo Stato.

sabato 23 febbraio 2013

VADE RETRO SATANA...Le bestemmie del "falso profeta" Beppe Grillo...

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Prima di votare questo bellimbusto, ascoltate bene ciò che dice della Chiesa questo satanasso... CRISTIANI SVEGLIATEVI E NON FATEVI INCANTARE DA CHI VI PROMETTE UN PIATTO DI LENTICCHIE A DISCAPITO DELLA VOSTRA FEDE...

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martedì 5 febbraio 2013

LA COMBRICCOLA MODERNISTA "VATICANOSECONDISTA", COLLUSA CON LA MASSONERIA EBRAICA

 
 E Tu, o Maestro infallibile, parla! Oh parla! In mezzo al dissolvimento universale dell'ora presente, allo scetticismo di un secolo che dubita di tutto, ad una società che si sfascia, a tante dottrine che si combattono, a scuole che succedono a scuole, a sistemi che distruggono sistemi, a opinioni che s'incalzano per finir tutte nel nulla...noi abbiamo bisogno di una voce autorevole e sicura che riveli quella verità la quale insegna la via che conduce alla vita! Oh parla dunque, Maestro infallibile! Tu solo hai parola di verità e vita...Dove andremo noi a cercarle lontano da te? Forse nei libri, nelle teorie, nei sistemi dei filosofi? Nelle scuole di Parigi, d'Oxford, di Ginevra? Nella politica, nelle massime del mondo? Ah! Tacete tutti...voci dell'umana sapienza, voci di cattedre menzognere, voci di sette malvage, voci discordi della pubblica opinione, della politica, degl'interessi del mondo...tacete, tacete! Lasciate che ascolti la voce che viene da Roma. Oh! Parla, parla dunque, Maestro infallibile, io ti ascolto in ginocchio come si ascolta Iddio, e mi si paralizzi il braccio, muta diventi la lingua, ciechi gli occhi, prima che mi dimentichi dei tuoi insegnamenti! (San Pio X)
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Il presente articolo è stato estratto da un'edizione piuttosto datata dell'opera di Epiphanius Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia. Nel maggio del 2008, è stata pubblicata un'edizione accresciuta (pagg. 989 contro le 659 dell'edizione precedente) della stessa opera di cui consigliamo caldamente la lettura.

Condanne emanate dalla Santa Sede PRIMA DEL CONCILIABOLO VATICANO II...

La Santa Sede non tardò a scorgere nella Massoneria un'istituzione infesta alla religione ed eversiva degli stessi ordinamenti civili: Clemente XII con Lettera Apostolica In eminenti, del 28 aprile 1738, ne colpì gli aderenti con scomunica riservata al Pontefice, e ordinò ai Vescovi di procedere contro i massoni come verso persone vehementer sospette di eresia, dichiarando che, nell'opinione pubblica, dare il nome alla Massoneria equivaleva ad incorrere in una pravitatis et perversionis notam. Benedetto XIV (1675-1758) rinnovò la condanna con la Costituzione Providas, del 17 maggio 1751, come fecero Pio VII, Leone XII e altri Pontefici. Vanno ricordate perché di particolare importanza la Costituzione Apostolicæ Sedis di Pio IX (1792-1878) l'Enciclica Humanum genus di Leone XIII, e l'Allocuzione concistoriale del 20 novembre 1911 di San Pio X (1835-1914). Il 27 giugno 1839, la Sacra Congregazione del Sant'Uffizio dichiarò che nella condanna generale va compresa anche la Massoneria scozzese d'Irlanda e la Massoneria nordamericana; e il 20 giugno 1894 vi comprese talune associazioni umanitarie americane di emanazione massonica. La Sacra Congregazione di Propaganda Fide ha emanato istruzioni per i luoghi di missione. La disciplina vigente è compresa nei cann. 684, 2335 e 2336 del Codice di Diritto Canonico; il primo ammonisce gravemente i fedeli di guardarsi dal dare il nome ad associazioni segrete, condannate, sediziose o sospette, o che comunque si sottraggono alla vigilanza ecclesiastica; il secondo infligge la scomunica ipso facto incurrenda riservata alla Santa Sede a chi dà il nome alla Massoneria; il terzo infligge pene speciali ai chierici.

http://1.bp.blogspot.com/-qmpq8WhsPYU/UQ-MszscFgI/AAAAAAAAA0c/tKtDltJemrQ/s1600/CONCILIO.jpg

Fotografia "pertinente", anche se di libera intepretazione, tratta dal Blog Opportune Innopportune..

Il B'nai B'rith“Nelle Logge B'nai B'rith tutti gli Ebrei sono ì benvenuti e si sentono a casa loro. Essi erano "Fratelli" prima di avere gustato la poesia dei rituale di iniziazione. Essi erano "Figli dell'Alleanza" per loro nascita e l'Alleanza non è stala tracciata da qualche uomo riunito in Loggia, essa è stata latta da Dio e Israele ai piedi del monte Sinai. Abramo, padre della razza ebraica, è - potremmo dire in modo figurato – il fondatore della prima Loggia, e scopre il suo rituale allorché innalza gli occhi verso la miriade di stelle brillanti sotto la volta dei cieli e vede in esse l'opera di un Creatore. Le stelle gli parlarono; esse dissero:
"Vedi, il tuo popolo saia come le stelle del Cielo.... Che sia Benedetto..."
("Why the B'nai B'rith?", B'nai B'rith Magazine, New York, May 1929, p. 274)


«B'NAI B'RITH . Associazione fraterna ebraica fondata negli Stati Uniti nel 1843. B'nai Berith in lingua ebraica significa i figli dell'Alleanza. Lo scopo di questa associazione è di mantenere la tradizione e la cultura ebraiche e di lottare contro l'antisemitismo.

La dichiarazione di principio dei fondatori precisa che l'ideale dell'associazione è “di unire gli Ebrei per i loro interessi più elevati, come pure quelli dell'intera umanità [...] di difendere il patrimonio religioso e spirituale dell'Alleanza grazie ad un'azione educativa e spirituale, specialmente presso i giovani [...], di lottare contro l'antisemitismo dichiarato o latente”.

I membri si chiamano “Fratelli”, ricevono un'iniziazione e si riuniscono in logge»10. "New York, 13 ottobre 1843. Al Caffè Sinsberner (nel quartiere del Lower East Side, a Manhattan, N.d.A.) 12 ebrei, emigrati dalla Germania, tengono una misteriosa riunione. Essi progettano di creare un'obbedienza massonica riservata ai soli ebrei. Curioso. Dal momento che la massoneria si proclama al di sopra di tutte le religioni e di tutte le razze, perché costoro non si uniscono ad una loggia già esistente?

Sembra che in quella metà del XIX secolo, la società protestante newyorchese non fosse esente da un certo antisemitismo. Si può supporre che i dodici fondatori del B'nai B'rith fossero già frammassoni affiliati a logge americane, dal momento che essi sceglieranno un rituale che è un misto di Rito di York e di rito americano degli Odd Fellows (società segreta fondata nel 1788 a Londra, N.d.A.)”11.

Un anno dopo la sua fondazione il B'nai B'rith apre una seconda loggia a New York e una terza a Baltimora. Nel 1882 approda in Germania, patria di Lutero, com'era naturale, giacché “il Giudaismo è una religione del libero esame. A parte l'unicità di Dio e la legge dell'amore, tutto il resto, come aveva detto Hillel, non è che un commento che può essere discusso12.

Sciama quindi in Europa centrale, all'Est, ma solo nel 1932 apre una sede in Francia, paese latino e cattolico. Il B'nai B'rith, praticamente ignoto al grande pubblico e sul quale i giornalisti amano sorvolare, è senza dubbio una delle società segrete, attualmente note, di vertice.

Sembra infatti che massoneria, Pilgrims' Society, Commissione Trilaterale, CFR, eccetera, non fungano che da cinghie di trasmissione di questo colossale organismo aristocratico ebraico. Significativa la dichiarazione resa nel 1975 dal 19° presidente mondiale del B'nai B'rith, David M. Blumberg13 , in un opuscolo dal titolo Un modo di essere ebreo:

“Il posto dei B'nai B'rith è unico fra le organizzazioni ebraiche [...]. Essi contano più membri di qualsiasi altra organizzazione ebraica. Si menzionano questi fatti non per orgoglio, ma semplicemente per indicare che abbiamo una responsabilità particolare nella famiglia delle organizzazioni ebraiche nei riguardi del nostro popolo e dell'umanità [...]”14.

giovedì 8 novembre 2012

Gli eterodossi, del Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso, fanno gli aguri di buona festività Deepavali ai fautori della satanica religione indù...

Il falso, perchè fautore dell'eretica dottrina conciliare sul cosidetto dialogo con le false religioni,  Pontificio Consiglio per il dialogo Interreligioso, ha madato gli auguri di buona festività Deepavali ossia "fila di lampade ad olio" agli induisti.

Oramai questi venduti della fede agiscono apertamente ed in maniera impunita...

Ci si chiede del come sia possibile che chi dovrebbe "portare l'obbedienza alla fede cattolica" tutte le genti, per far si che si salvino l'anima, abbiano abbandonato, la radicalità del messaggio Evangelico, dal conciliabolo in poi:

“Come il Padre ha inviato Me, anch’io mando voi” (Giov. 20:21).
“Chi ascolta voi, ascolta Me” (Luca 10:16).
“Andate, perciò, e insegnate a tutte le nazioni... insegnando loro ad osservare tutto quello che vi ho comandato ed ecco, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla consumazione del mondo” (Matt. 28:19-20).
“Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura... chi viene battezzato e crede sarà salvato e chi non crede sarà condannato” (Marco 16:16).
 per dar credito a queste religioni che definire sataniche è un eufemismo, (alla fine dell'articolo metterò tutta una serie di false divinità adorate dagli adepti induisti). Una sola risposta: "ERESIA". E' dato che l'eresia separa mortalmente dalla comunione con Dio non si può più dar credito a chi promuove tali scelleratezze:

Qui di seguito è pubblicata integralmente (per la prima volta in lingua italiana), la Costituzione Apostolica emanata in forma Bullae “Cum ex Apostolatus officio” il 15 marzo 1559.
 
5 - Pene per il delitto di favoreggiamento delle eresie.

File:Paolo IV.jpgInoltre, incorreranno nella sentenza di scomunica «ipso facto», tutti quelli che scientemente (scienter) si assumeranno la responsabilità d’accogliere (receptare) e difendere, o favorire (eis favere) coloro che, come già detto, siano colti sul fatto, o confessino o siano convinti in giudizio, oppure diano loro attendibilità (credere) o insegnino i loro dogmi (eorum dogmata dogmatizare); e siano tenuti come infami; né siano ammessi, né possano esserlo (nec admitti possint) con voce, sia di persona, sia per iscritto o a mezzo delegato o di procuratore per cariche pubbliche o private, consigli, o sinodi o concilio generale o provinciale, né conclave di cardinali, né alcuna congregazione di fedeli od elezione di qualcuno, né potranno testimoniare; non saranno intestabili, né chiamati a successione ereditaria, e nessuno sarà tenuto a rispondere ad essi in alcun affare; se poi abbiano la funzione di giudici, le loro sentenze non avranno alcun valore e nessuna causa andrà portata alle loro udienze; se avvocati il loro patrocinio sia totalmente rifiutato; se notai, i rogiti da loro redatti siano senza forza o validità.
Oltre a ciò, siano i chierici privati di tutte e ciascuna delle loro chiese, anche cattedrali, metropolitane, patriarcali e primaziali, delle loro dignità, monasteri, benefici e cariche ecclesiastiche (et officiis ecclesiasticis) in qualsivoglia modo, come sopra riferito, dalle qualifiche ottenute anche regolarmente, da loro come dai laici, anche se rivestiti, come si è detto, regolarmente delle suddette dignità, siano privati «ipso facto», anche se in possesso regolare, di ogni regno, ducato, dominio, feudo e di ogni bene temporale posseduto; i loro regni, ducati, domini, feudi e gli altri beni di questo tipo, diverranno per diritto, di pubblica proprietà o anche proprietà di quei primi occupanti che siano nella sincerità della fede e nell’unità con la Santa Romana Chiesa sotto la nostra obbedienza o quella dei nostri successori, i Romani Pontefici canonicamente eletti.

6 - Nullità della giurisdizione ordinaria
e pontificale in tutti gli eretici.

Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o abbia questo suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (nulla, irrita et inanis existat), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (nullam ... facultatem) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (viribus careant) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate)...
 Codice di Diritto Canonico (1917) al canone 188, art. n. 4:
“Qualsiasi ufficio sarà vacante ipso facto [per il fatto stesso] per tacita rinuncia e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione, ... §4 per pubblica defezione dalla Fede Cattolica;... (Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: … 4. A fide catholica publice defecerit;...)”
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 La festa di Diwali è celebrata da tutti gli indù ed è conosciuta come Deepavali ossia "fila di lampade ad olio". Simbolicamente fondata su un’antica mitologia, essa rappresenta la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. La celebrazione vera e propria dura tre giorni segnando l’inizio di un nuovo anno, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l’adorazione a Dio. Quest’anno la festa è stata celebrata da molti indù il 5 novembre. Per l’occasione il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha inviato agli Indù il messaggio sul tema: "Cristiani e Indù:

mercoledì 17 ottobre 2012

HAERETICUS MAGNUS... DELLA FALSA CHIESA PARTORITA NEL "CONCILIABOLO VATICANO II"...

L’Anno della fede… luterana: per Muller cattolici e luterani costituiscono la “Chiesa visibile”

Segnalazione di Raimondo Gatto
Articolo tratto da “Tradition in Action” Resaltados propios. (Tomado de AMOR DE LA VERDAD)

Müller, protestanti e giustificazione
Mons. Gerhard Müller, capo della Congregazione per la Dottrina della Fede, considera i Protestanti come parte della Chiesa. L’11 ottobre 2011, in un discorso in onore del vescovo protestante Johannes Friedrich in Baviera, il vescovo Müller ha detto queste parole:
 “Il Battesimo è il segno fondamentale che ci unisce sacramentalmente in Cristo, e che ci rende l’unica Chiesa davanti al mondo.
Pertanto, noi cristiani, cattolici e protestanti, siamo uniti anche in quello che noi chiamiamo la Chiesa visibile. A rigor di termini, non ci sono diverse chiese, ma siamo uno accanto all’altro -. Piuttosto, sono le divisioni e separazioni a rompere l’unità nell’ unica casa di Dio. Ma se i protestanti sono già nella Chiesa cattolica, non necessita che si convertano”.

Così, secondo Müller, il protestantesimo è sufficiente per salvare i suoi seguaci e portarle al Cielo. Indirettamente, quindi, l’insegnamento sulla giustificazione entra in scena ancora una volta. Questo è ciò che dà un nuovo impulso a questo articolo del Dr. Robert Banaugh.
Fa parte di un più ampio studio dal titolo “La distruzione della fede Tradizionale”, che potete leggere qui. I titoli e sottotitoli sono nostri. Sembra che non sia un dogma il fatto che solo la fede cattolica e le buone opere sono nessari alla salvezza, perché ora “si è giustificati solo per fede “.
Muller sui Protestanti: “Siamo un’unica Chiesa”
Il 31 ottobre 1999, i rappresentanti della Chiesa cattolica (ufficiale, n.d.r.) e la Federazione Luterana Mondiale hanno firmato la dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione.
Quando è stato chiesto se i cattolici possono dire che gli individui sono giustificati per sola fede, Jeffrey Cruz, portavoce della Conferenza Episcopale nazionale, ha detto:
  “Sì, in effetti, il testo della dichiarazione lo dice abbastanza chiararamente.”
Nancy Frazier O’Brien, dell’ufficio di Notizie Cattoliche, ha fatto un dichiarazione simile dicendo: (1)
“La firma ha segnato la fine di un lungo, a volte difficile, percorso per cui si è giunti all’accordo Luterano-cattolico superando le reciproche condanne e si afferma che la giustificazione e la salvezza vengono dalla sola fede. ”
Dichiarazioni come questa da parte di rappresentanti della Chiesa Conciliare – rafforzata dal fatto che l’accordo è stato introdotto con grande enfasi, e che Roma non ha reso pubblica una smentita formale – comporta agli occhi dei fedeli della chiesa conciliare che essa insegna che l’uomo è giustificato per la sola fede.
La Chiesa cattolica insegna che i luterani, poiché sostengono che una persona viene salvata per sola fede, furono condannati al Concilio di Trento nel 16 ° secolo.
Questo è stato un concilio dogmatico (come tutti i concili della Chiesa cattolica, n.d.r.), le cui deliberazioni sono state approvate dal Papa Paolo III.
Il fatto che la dottrina cattolica sulla giustificazione dovrebbe essere accettata per la salvezza è stato chiaramente stabilito nel corso della sessione 6, cap. 16 del Concilio:
“Dopo questa dottrina cattolica della giustificazione – secondo cui, se non fedelmente e fermamente accettate, nessuno può essere giustificato – è parso bene al Sacro Sinodo aggiungere questi canoni, in modo che tutti possano conoscere, non solo in modo da mantenerli a lungo, ma anche per sapere ciò che va evitato. ”
Parte di questa dottrina, data nella stessa sessione del Concilio afferma:
 “Se qualcuno dice che per la sola fede il peccatore è giustificato, in modo che sia tenuto a collaborare per il raggiungimento della grazia di giustificazione, e non è necessario prepararsi a conseguire la salvezza con l’azione della propria volontà: sia anatema “.
La dottrina che le opere sono necessarie per la giustificazione è stata anche rafforzata nel Concilio di Trento, laddove ha detto:
  “Così è chiaro che l’uomo non è giustificato soltanto per la fede “(Giacomo 2:24). (Sessione 6, cap. 10)

lunedì 8 ottobre 2012

"Deus non deserit nisi prius deseratur"...

L'apocalittica giudaica: un veleno di lunghissimo corso   dal blog Andrea Carancini

 Sì Sì No No, questo interessante testo su un argomento di estrema importanza (apparso sul numero di Agosto 2012 della rivista in questione).Da meditare anche l'ultimo paragrafo sulla "Shoah". Buona lettura.


L’APOCALITTICA
il dialogo impossibile

Francesco Hayez: La distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d. C.
L’Apocalittica
L’Apocalittica non è da confondersi con l’Apocalisse di San Giovanni[1]. La letteratura apocalittica è il «complesso di scritti pseudonimi giudaici sorti tra il sec. II a. C. e il sec. II d. C[2]. Essa nasce al tempo in cui l’Ellenismo pagano trionfa in Israele, e il Tempio viene profanato (168-164 a. C.). Il successo di Antioco Epifane (+164 a. C.)[3], la conquista della Giudea da parte di Roma con Pompeo (63 a. C.) e, infine, la distruzione del Tempio con Tito (70 d. C.) e della Giudea con Adriano (135 d. C.) accendono sempre più la speranza della riscossa nazionale giudaica, sotto la guida dei “falsi profeti” predetti da Gesù.

L’Apocalittica apocrifa[4], per rafforzare questo revanscismo nazionalistico, si serve dei Profeti canonici dell’Antico Testamento e li arricchisce di predizioni immaginifiche che descrivono il trionfo di Israele sui Pagani o non-Ebrei (gojim): «Israele sarà liberato e vendicato, e, guidato da Jahweh e dal suo Messia, si satollerà nella pace e nell’abbondanza; le 12 Tribù torneranno per imperare sulle Genti domate e calpestate»[5]. 

Il Regno “di questo mondo”

L’Apocalittica apocrifa giudaica ha un carattere eminentemente “esoterico”[6] ed è attribuita comunemente agli Esseni[7]. Monsignor Antonino Romeo scrive che essa tratta «della finale rivincita divina sulle forze del male trionfanti attualmente; della vendetta sulle Genti e della restaurazione gloriosa di Israele. […]. Il Regno di Dio riveste generalmente l’ aspetto nazionalistico-terreno: schiacciante rivincita di Israele, colmo per sempre di prosperità e di dominio»[8]. Il regno di Israele o del Messia, che s’identifica con la Nazione giudaica, “sarà di questo mondo, […], e riporterà l’Eden quaggiù. In tale concezione giudaica, la persona umana conta ben poco: Israele diventa realtà assoluta e trascendente, la redenzione è collettiva anziché individuale, anzi cosmica più che antropologica. […]. Il Messia è rappresentato come un re ed un eroe militante. […]. Mai il Messia è intravisto come redentore spirituale, espiatore dei peccati del mondo”[9]. In breve, «il tema supremo appare in funzione esclusiva della glorificazione di Israele, la ‘fede’ è l’impaziente attesa della bramata vendetta sulle Genti. L’aspirazione all’unione con Dio, l’ amore di Dio e del prossimo esulano completamente da questi scritti Apocalittici, che fomentano la passione di rivincita e di dominio mondiale. […]. Verso le Genti gli Apocalittici sono implacabili: ogni compassione per loro passerebbe per debolezza di fede. […]. I ‘veggenti’ dell’ Apocalittica infieriscono con voluttà feroce, con odio insaziabile. Le “apocalissi” assumono un posto decisivo nell’ astiosa propaganda contro le Genti; sono ordigni di guerra […]; al contrario del Vangelo (Mt. VI, 34), la religione apocalittica ha un solo cruccio e ansia: l’Avvenire […] gli Imperi delle Genti si annienteranno a vicenda finché il dominio universale non passerà a Israele»[10]. Ne consegue «il particolarismo giudaico, condannato dal Vangelo. Il più ambizioso nazionalismo vi rincara le sue pretese. Le Genti vi sono più disprezzate ed odiate che mai: il fosso tra Israele ed esse si trasforma in abisso»[11].

domenica 7 ottobre 2012

Apertura del sinodo dei Vescovi modernisti sulla falsa evangelizzazione cattolica


Il massimo rappresentante, (col suo vestitino bianco), della falsa chiesa Cattolica ha aperto oggi il sinodo modenista sulla cosidetta "nuova evangelizzazione", che altro non è che l'indottrinamento eretico conciliare di tutte le genti...

Omelia del pontefice della falsa Chiesa cattolica, pronunciata durante la "messa non cattolica del Novus Orror Missae", alla sua combriccola di modernisti.


Venerati Fratelli,
cari fratelli e sorelle!

Con questa solenne concelebrazione inauguriamo la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che ha per tema: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Questa tematica risponde ad un orientamento programmatico per la vita della Chiesa, di tutti i suoi membri, delle famiglie, delle comunità, delle sue istituzioni. E tale prospettiva viene rafforzata dalla coincidenza con l’inizio dell’Anno della fede, che avverrà giovedì prossimo 11 ottobre, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Rivolgo il mio cordiale e riconoscente benvenuto a voi, che siete venuti a formare questa Assemblea sinodale, in particolare al Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi e ai suoi collaboratori. Estendo il mio saluto ai Delegati fraterni delle altre Chiese e Comunità Ecclesiali e a tutti i presenti, invitandoli ad accompagnare nella preghiera quotidiana i lavori che svolgeremo nelle prossime tre settimane.
Le Letture bibliche che formano la Liturgia della Parola di questa domenica ci offrono due principali spunti di riflessione: il primo sul matrimonio, che vorrei toccare più avanti; il secondo su Gesù Cristo, che riprendo subito. Non abbiamo il tempo per commentare questo passo della Lettera agli Ebrei, ma dobbiamo, all’inizio di questa Assemblea sinodale, accogliere l’invito a fissare lo sguardo sul Signore Gesù, «coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto» (Eb 2,9). La Parola di Dio ci pone dinanzi al Crocifisso glorioso, così che tutta la nostra vita, e in particolare l’impegno di questa Assise sinodale, si svolgano al cospetto di Lui e nella luce del suo mistero. L’evangelizzazione, in ogni tempo e luogo, ha sempre come punto centrale e terminale Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio (cfr Mc 1,1); e il Crocifisso è per eccellenza il segno distintivo di chi annuncia il Vangelo: segno di amore e di pace, appello alla conversione e alla riconciliazione. Noi per primi, venerati Fratelli, teniamo rivolto a Lui lo sguardo del cuore e lasciamoci purificare dalla sua grazia.
Ora vorrei brevemente riflettere sulla «nuova evangelizzazione», rapportandola con l’evangelizzazione ordinaria e con la missione ad gentes. La Chiesa esiste per evangelizzare. Fedeli al comando del Signore Gesù Cristo, i suoi discepoli sono andati nel mondo intero per annunciare la Buona Notizia, fondando dappertutto le comunità cristiane. Col tempo, esse sono diventate Chiese ben organizzate con numerosi fedeli. In determinati periodi storici, la divina Provvidenza ha suscitato un rinnovato dinamismo dell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Basti pensare all’evangelizzazione dei popoli anglosassoni e di quelli slavi, o alla trasmissione del Vangelo nel continente americano, e poi alle stagioni missionarie verso i popoli dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania. Su questo sfondo dinamico mi piace anche guardare alle due luminose figure che poc’anzi ho proclamato Dottori della Chiesa: San Giovanni d’Avila e Santa Ildegarda di Bingen. Anche nei nostri tempi lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa un nuovo slancio per annunciare la Buona Notizia, un dinamismo spirituale e pastorale che ha trovato la sua espressione più universale e il suo impulso più autorevole nel Concilio Ecumenico Vaticano II. 

martedì 2 ottobre 2012

Al bando il pestifero "Novus Ordo Missae" ideato e promulgato dai nemici del Nostro Signore Gesù Cristo...

«Gli eretici son su tutta la faccia della terra, ma non tutti dappertutto. Gli uni qui, gli altri là. Tuttavia non mancan mai [...] La superbia è la loro unica madre, così come la madre di tutt'i fedeli cristiani, sparsi in tutt'il mondo, è la nostra Chiesa cattolica. Nessuna meraviglia: la superbia ingenera lacerazioni, la carità produce l'unità». Essi, infatti, si separaron dalla Chiesa madre, donde la Cattolica prese l'avvio per distendersi nel mondo intero; se fossero cattolici, si manterrebbero in rapporto con la Chiesa dalla quale l'Evangelo prese le mosse; non posson, però, comunicare con essa perché stravolgono l'Evangelo. (Brunero Gherardini, La Catholica, lineamenti d'ecclesiologia agostiniana, Lindau, 2011)


della Prof. Luisa Balzamo

 "La liberalizzazione" della Messa di sempre, detta per duemila anni, (e non semplicemente in latino) viene troppo tardi: nel 1969 Paolo VI impose il Novus Ordo Missae, che l'allora cardinale Ottaviani definì "allontanamento pauroso dalla fede cattolica": dal 1969 al 1984 si fece credere ai fedeli, disorientati dall'allontanarsi della gerarchia della Chiesa dalla Tradizione di duemila anni e dal magistero perenne della Chiesa, che la Messa di sempre era proibita! poi nel 1984 ci fu "l'indulto" a condizioni inaccettabili per i veri fedeli cattolici ( riconoscere in ogni caso la validità del Novus Ordo Missae e di tutte le decisioni del Concilio Vaticano II- pastorale e non dogmatico-, anche di quelle che si allontanavano dalla dottrina, che la Chiesa, depositaria e interprete della Parola divina, aveva sempre sostenuto) ed ora? Dubitiamo che molti sacerdoti formati nei nuovi seminari, dove, a detta anche di Ratzinger allora cardinale, si impara ben poco, abbiano la fede nella Transustanziazione. I due riti, espressione di due modi diversi d'intendere la fede, non possono coesistere: lex orandi est lex credendi (la legge del pregare è la legge del credere): la vera Messa cattolica è il Rinnovamento del Sacrificio di Cristo Redentore per la nostra salvezza. Il Novus Ordo Missae è ambiguo: venne manipolato anche da 5 teologi protestanti: per i protestanti la messa è solo un ricordo dell'Ultima Cena. La crisi della Chiesa, che esiste, nonostante euforie non giustificate, finirà il giorno in cui non verrà più celebrato il Novus Ordo Missae, escogitato in un tempo in cui la gerarchia della Chiesa soffriva di una crisi d'identità dopo il Vaticano II. Non vi è nessun bisogno di permessi per la Messa veramente Cattolica! Essa spetta di DIRITTO DIVINO ai fedeli! Ed è dovere della gerarchia celebrarla, abbandonando il Novus Ordo, che non risponde pienamente alla Fede cattolica. 
Luisa Balzamo
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Intanto apprendiamo che i traditori di Nostro Signore permettono che la liturgia della Chiesa subisca ancora un ennesimo sacrilegio permesso dalla Gerarchia corrotta della "Nuova Chiesa Conciliare".

venerdì 28 settembre 2012

Il disastro Müller, custode della falsa ed eretica fede conciliare non certo di quella cattolica...

Il disastro Müller

di Christopher A. Ferrara

Articolo pubblicato su Catholic Family News

Fonte: Unavox...

Non ci sono alternative: umanamente parlando, la nomina di Papa Benedetto del vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) è un disastro per la causa della restaurazione cattolica nel contesto della devastata vigna del post Vaticano II che ha “rinnovato” la Chiesa.

A mio avviso, il problema non è tanto che gli scritti di Müller contengano delle dichiarazioni che minano i dogmi della transustanziazione e della perpetua verginità di Maria. Lascerò ad altri il compito di accertare, sulla base dell’opportuno esame dei testi originali tedeschi visti  nel loro contesto, se Müller abbia espresso eresie definitive, proposizioni temerarie o qualche tipo di errore teologico.
Per quanto mi riguarda, gli ultimi scritti di Müller non sono più o meno problematici delle numerose sorprendenti dichiarazioni che si possono trovare nei lavori dell’ex cardinale Ratzinger, che sono state esaminate nel mio libro The Great Façade e in molti altri lavori. Per esempio, vi è l’affermazione del cardinale Ratzinger in Introduzione al Crisianesimo, ove si dice (Queriniana, Brescia, 1986, p. 296): «Paolo [San Paolo] afferma dottrinalmente non la risurrezione dei corpi, bensì quella delle persone». No, non lo fa! Egli afferma che saranno esattamente i nostri corpi fisici – trasfigurati, certo – che sorgeranno dalla tomba nel giorno del Giudizio. Ed è quello che afferma la nostra fede sulla resurrezione del corpo, e non della “persona”.
[su questo argomento si vedano gli studi di Mons. Tissier de Mallerais: La fede in pericolo per la ragione e Il mistero della Redenzione secondo Benedetto XVI]

martedì 25 settembre 2012

Commento di Gnocchi e Palmaro sulla pessima figura del modernista, suicidato, Cardinale Martini e le lodi massoniche al loro fratello trapassato in maniera anticristiana...

 Nella giornata della Prolusione, tutta incentrata sul pessimo conciliabolo, del Cardinale Bagnasco in cui viene lodata, mentendo, la pessima figura del suicidato Cardinale Martini, modenista e probabilmente massone, pubblichiamo il recente commento di Gnocchi e Palmaro sulla figura di questo "emminentissimo" esponente della falsa chiesa partorita nel diabolico conciliabolo Vaticano II...
 ..."Il secondo testimone, più noto e anzi famoso, è il Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, che ha cessato di vivere il 31 agosto scorso, dopo una lunga malattia portata con dignità, diventando esempio di una non retorica accettazione della volontà di Dio. Studioso appassionato della Bibbia, pastore creativo sul fronte della nuova evangelizzazione, cercatore indomito di strade che portino ad incontrare gli uomini del nostro tempo, egli è stato «figura imponente» (dall’omelia del Cardinale Angelo Scola) della Chiesa nel dopo Concilio. Nel suo motto episcopale «Pro veritate, adversa diligere», troviamo da una parte molto di lui, e dall’altra la direzione di un cammino che, in comunione con la Chiesa e con l’aiuto della grazia, ciascuno di noi sa di dover percorrere"(Bangasco)... (Intanto la percorra lui e la sua combriccola di modernisti, perchè la via di Martini non è di certo la via di Dio ma quella del suo antagonista ribelle, "satana")

 Rendiamo anche nota questa bella notizia che arriva dalla Germania, con l'avallo della falsa gerarchia modernista che abita in Vaticano:
 
"Chi non versa l’8 per mille alla Chiesa non è più cattolico e non puo’ avere accesso ai sacramenti, compreso il funerale religioso: è la dura presa di posizione assunta dalla Conferenza episcopale della Germania con l’avallo del Vaticano in risposta alla fuga dei cattolici tedeschi dal pagamento del contributo. A partire da lunedì prossimo chiunque dichiarerà la sua uscita dalla comunita’ ecclesiastica di appartenenza, risparmiandosi così il pagamento dell’8 per mille, si porrà al di fuori della Chiesa cattolica. Nel documento reso noto a Berlino si sottolinea che l’uscita formale dalla Chiesa costituisce “una grave mancanza nei riguardi della comunità ecclesiale”. “Chi per qualunque motivo dichiara davanti all’autorità civile la propria uscita dalla Chiesa”, e’ scritto nel documento, “viene meno all’obbligo di appartenenza alla comunità ecclesiastica e a quello di consentire alla Chiesa con il suo contributo finanziario di assolvere alle proprie mansioni”.
Chi non paga l’8 per mille non verrà più considerato cattolico e non potrà dunque più avere accesso ai sacramenti, come la confessione, l’eucarestia, ne’ potra’ piu’ essere padrino di battesimo. In caso di morte, poi, gli verra’ negato il funerale religioso, anche se non verra’ automaticamente scomunicato. Con questa misura la Chiesa cattolica cerca di arginare il crescente rifiuto di contribuire al suo sostentamento, ai quali basta una semplice dichiarazione alla cancelleria di un tribunale per essere esentati dal pagamento"...
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 L'esempio del Cardinale Martini

Con la morte del cardinale Martini è stata canonizzata
la teologia del dubbio
pubblicato su Corrispondenza Romana
 
 di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro...
A forza di interpretare la Scrittura a proprio estro, come ha insegnato il cardinale Carlo Maria Martini e prima di lui Lutero e prima ancora Valdo e prima di loro uno stuolo per nulla originale di eretici, troppi cattolici hanno finito per praticare al contrario il chiarissimo monito evangelico che invita a essere candidi come colombe e astuti come serpenti. Perché solo gente candida come serpenti e astuta come colombe può applicarsi al tentativo di sottrarre il cardinale Martini all’uso che il mondo ne sta facendo dopo la sua morte. Solo un’astuzia spuntata e un candore ingrigito possono condurre un cattolico a non rendersi conto che il mondo sta facendo dell’arcivescovo, in morte, l’uso che lui stesso aveva scelto in vita. Non deve proprio stupire se il primo frutto pubblico post mortem dell’opera del cardinale è la notizia della proposta di legge sul fine vita elaborata da Furio Colombo e intitolata proprio “Legge Martini”. Un sorta di miracolo laico, verrebbe da dire, che “Il fatto quotidiano” del 12 settembre 2012 presenta così: “Il testo si compone di tre soli articoli. Primo: ogni cittadino ha il diritto di decidere liberamente di non ‘vivere’ in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte. Ha diritto perciò di chiedere di essere ‘sedato’ entrando nella fine irreversibile di ogni sofferenza e ogni angoscia, anche qualora l'uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell'organismo. Secondo: la legge istituisce una ‘alleanza medico-paziente’ che stabilisce inequivocabilmente il diritto di ogni ammalato (irreversibilmente inguaribile) di scegliere il momento in cui ricevere una ‘sedazione’ definitiva che lo accompagni, in perfetta incoscienza senza ritorno, alla morte dell'organismo. 

Tale diritto è esercitato da chi, per legame naturale o come indicato da una precedente dichiarazione esplicita, rappresenta la volontà dell'ammalato, nel caso di impossibilità diretta di comunicare da parte del paziente. Terzo: le strutture sanitarie pubbliche e private sono responsabili della sofferenza fisica, psicologica e morale conseguente alla non applicazione della presente legge, a causa di carenze tecniche e o amministrative, e ne rispondono in sede civile e penale. Si parla dunque di palliazione nella proposta di Colombo che pone l’accento sulla volontà espressa da Martini ‘di dire ai medici che lo assistevano, di rinunciare a qualunque proseguimento delle tecniche di mantenimento in vita. Dunque l’espressione della richiesta, a cui i medici hanno aderito, di essere sedato in modo da poter morire senza terrore e senza dolore’. Come sempre, al dramma è seguita la farsa delle smentite, delle controsmentite, delle interpretazioni e delle contronterpretazioni. Ma è difficile sottrarre all’uso del mondo la morte del cardinale, oltre che la sua vita, dopo la lettera della nipote Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre. Nel testo, si legge tra l’altro: “Avevi paura, non della morte in sé, ma dell'atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. 

E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia. Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato” Quand’anche, scorrendo queste righe, non ci si trovasse in quella zona grigia tanto evocata e vezzeggiata dal cardinale, non pare proprio questo l’atteggiamento che il gregge si attende dal pastore davanti alla morte. Qui ci si trova davanti a un sentire e a un pensare che turbano e rimandano inevitabilmente a quanto Martini confessava nelle Conversazioni notturne a Gerusalemme durante il colloquio con il confratello Georg Sporschill: “Le mie difficoltà hanno riguardato un grande interrogativo: non riuscivo a capire perché Dio lascia soffrire suo Figlio sulla croce. Perfino da vescovo, a volte, non riuscivo ad alzare lo sguardo verso il crocifisso, perché questa domanda mi tormentava. Me la prendevo con Dio… Soltanto in seguito un concetto teologico mi è stato di aiuto nel mio travaglio: senza la morte non saremmo in grado di dedicarci totalmente a Dio… Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio”. Parlare del cardinale Martini, del suo pensiero e della sua opera dentro la Chiesa vorrebbe dire affrontare senza ipocrisie passi intessuti di tragedia come questo. Senza esimersi dal pregare generosamente per la sua anima, poiché nessuno, tranne Dio, sa dove si trovi e quale sia il suo destino.

venerdì 21 settembre 2012

Oh, ma che bei frutti ha dato e da il Conciliabolo Vaticano II, rappresentato dai suoi promotori modenisti...

Ascoltiamo e leggiamo cosa ha detto Ratzinger, (in arte Benedetto XVI, pontefice della "nuova Chiesa conciliare"), modernista conclamato, sulla cosidetta "nuova evangelizzazione" promossa dal pernicioso Conciliabolo Vaticano II...


«La nuova evangelizzazione? È nata con il Concilio»
Lo ha detto il Pontefice parlando ai vescovi appena nominati. E ha aggiunto: “Siate testimoni credibili»
Alessandro Speciale
ROMA

La sfida della “nuova evangelizzazione”, a cui sarà dedicato il Sinodo dei vescovi che si apre il mese prossimo in Vaticano, in realtà viene da lontano. Anzi, secondo papa Benedetto XVI, se ne possono rintracciare le origini già nell'evento che ha dato forma alla Chiesa cattolica così come la conosciamo oggi, il Concilio Vaticano II. E non è quindi un caso che il 50.esimo anniversario della grande assise ecumenica cada proprio nel mezzo del Sinodo.

Parlando questa mattina ai vescovi freschi di nomina invitati a Roma per un Convegno promosso dalla Congregazione per i Vescovi, papa Ratzinger ha ricordato come il suo predecessore Giovanni XXIII vedesse nel Concilio da lui convocato l'occasione di “un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale ed una formazione delle coscienze”, perché la dottrina “certa ed immutabile” della Chiesa venisse “approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo”.

“Potremmo dire - ha commentato Benedetto XVI - che la nuova evangelizzazione è iniziata proprio con il Concilio, che il beato Giovanni XXIII vedeva come una nuova Pentecoste che avrebbe fatto fiorire la Chiesa nella sua interiore ricchezza e nel suo estendersi maternamente verso tutti i campi dell‘umana attività”.

Per il pontefice, i vescovi devono essere “audaci nell’invitare gli uomini di ogni condizione all’incontro con Cristo e a rendere più solida la fede”, di cui devono difendere in modo particolare la “unità”. Ma soprattutto, ha aggiunto, i vescovi devono essere “testimoni credibili”, i primi testimoni della fede, con il compito di accompagnare il cammino dei credenti “offrendo l’esempio di una vita vissuta nell’abbandono fiducioso di Dio”.

Infatti, ha spiegato ai novelli vescovi Benedetto XVI, non si può essere “al servizio degli uomini, senza essere prima servi di Dio”: “Il vostro personale impegno di santità vi veda assimilare ogni giorno la Parola di Dio nella preghiera e nutrirvi dell’Eucaristia, per attingere da questa duplice mensa la linfa vitale per il ministero”.

Gli effetti di quella “nuova Pentecoste” rappresentata dal Concilio, ha concluso il pontefice, “nonostante le difficoltà dei tempi, si sono prolungati, raggiungendo la vita della Chiesa in ogni sua espressione: da quella istituzionale a quella spirituale, dalla partecipazione dei fedeli laici nella Chiesa alla fioritura carismatica e di santità”.
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Vediamo ora uno dei numerosissimi frutti avvelenati del Conciliabolo tanto decantato dagl'ultimi cinque pontefici modernisti...

mercoledì 19 settembre 2012

"Quale cattedra in Vaticano ha autorità per favorire uno «stato di diritto» invertito per cui l’errore ha diritti che vanno riconosciuti e rispettati?" Nessuna Cattedra...

 
 La concezione eretica della dottrina sulla "libertà religiosa"
 26. (La libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. È un diritto sacro e inalienabile. Comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto. Include la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza.21 Deve essere possibile professare e manifestare liberamente la propria religione e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La libertà religiosa è radicata nella dignità della persona; garantisce la libertà morale e favorisce il rispetto reciproco. Gli ebrei che hanno sofferto a lungo ostilità spesso letali, non possono dimenticare i benefici della libertà religiosa) "ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE".
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di Arai Daniele
Una «Libertà di Coscienza» che è matrice di guerre e rivoluzioni
Il Signore con la sua Incarnazione, Passione e morte in croce, per redimerci dall’abuso umano della libertà originale, ci insegna che quest’abuso è il maggior male per ciascuno e per la società umana; la tremenda realtà della «Città dell’uomo», presa nella morsa di un idolatrico culto della goduria terrena e dell’odio al divino.
Perciò il Signore istituì la Chiesaper contenere e superare nella fedeltà al Diritto naturale e divino questo male micidiale. Il Cristianesimo edificando la Civiltà nell’amor di Dio, reprime la libertà spuria, che è abuso di quella voluta da Dio.
Gesù insegnando che la verità ci farà liberi, insegna che la falsa libertà schiavizza.
Infatti, “un errore è peggio di un delitto, è matrice di delitti”. Vi è un rapporto di dipendenza della libertà verso la verità e quindi al Diritto. Esso determina l’ordine personale e sociale nelle coscienze, dove tutti sentono la voce di Dio, mantenendo la libertà di seguirla.
La missione della Chiesa è di confermare, insegnare e difendere la verità che libera e perciò è civilizzatrice, edificando le società conla Fede, Speranza e Carità, difese nell’ordine pratico dal Diritto delle coscienze secondo il diritto divino alla Verità.
Ecco l’incomparabile Civiltà cristiana del Diritto sostenuto dalla Chiesa. Ma ecco pure la ragione perché è combatuta nella società moderna che impone un «diritto alla libertà di coscienza autonoma», quella approvata dal Vaticano II, il razzo VII sulla Cristianità!
Seguono qui degli insegnamenti magisteriali in materia per giungere alla visione delle conseguenze causate dalla confusione tra la libertà delle coscienze, voluta da Dio perla Veritàe l’applicazione sociale dell’altra «libertà» e uguaglianza dell’illuminismo: del dominio di quelli che, «più uguali e liberi» degli altri, impongono le loro libertà come sommo «bene» secondo il democratico diritto alla «libertà di coscienza».
Dalla Enciclica Libertas di Papa Leone XIII aprendiamo: “La libertà, nobilissimo dono di natura, proprio unicamente di creature dotate d’intelletto e di ragione, attribuisce all’uomo la dignità di essere “in mano del proprio arbitrio” e di essere padrone delle proprie azioni. Tuttavia è molto importante stabilire in che modo tale dignità debba manifestarsi, poiché dall’uso della libertà possono derivare grandi vantaggi ma anche grandi mali. Infatti è facoltà dell’uomo ubbidire alla ragione, seguire il bene morale, tendere direttamente al suo fine ultimo. Ma egli può anche deviare verso tutt’altri scopi e, perseguendo false immagini del bene, può turbare l’ordine prestabilito e precipitare in volontaria rovina”.
 

sabato 15 settembre 2012

Indovina indovinello: indovina chi dice queste eresie condannate dalla vera Chiesa di Cristo...Clicca su "continua a leggere", sul fondo pagina, per scoprire chi dice queste cose".

Dichiarazione di Mons. Marcel Lefebvre e di Mons. Antonio de Castro Mayer

Mons. Antonio de Castro MayerMons.Marcel LefebvreIn conseguenza alla visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga e al congresso delle religioni ad Assisi

Roma ci ha fatto chiedere se abbiamo l’intenzione di proclamare la nostra rottura con il Vaticano in occasione del congresso di Assisi. A noi sembra piuttosto che la domanda dovrebbe essere la seguente:
Credete e avete l’intenzione di proclamare che il Congresso di Assisi consumi la rottura delle Autorità romane con la Chiesa Cattolica?
Perché è proprio questo che preoccupa coloro che sono ancora cattolici. In effetti, è ben evidente che a partire dal Concilio Vaticano II il Papa e gli Episcopati si allontanano sempre più nettamente dai loro predecessori. Tutto ciò che è stato messo in opera dalla Chiesa nei secoli passati per difendere la fede, e tutto ciò che è stato compiuto dai missionari per diffonderla, fino al martirio, è ormai considerato come un errore di cui la Chiesa dovrebbe scusarsi e per il quale dovrebbe farsi perdonare.
L’attitudine degli undici papi che dal 1789 al 1985 hanno condannato la rivoluzione liberale, con documenti ufficiali, è considerata come «una mancanza di comprensione del soffio cristiano che ha ispirato la Rivoluzione». Da qui il voltafaccia completo di Roma a partire dal Vaticano II, che ci ha fatto ripetere le parole rivolte da Nostro Signore a coloro che stavano per arrestarlo: Haec est hora vestra et potestas tenebrarum – Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre (Lc XXII 52-53).
Adottando la religione liberale del protestantesimo e della Rivoluzione, i princípi naturalisti di J. J Rousseau, le libertà atee della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, il principio della dignità umana senza più alcun rapporto con la verità e la dignità morale, le Autorità romane voltano le spalle ai loro predecessori e rompono con la Chiesa Cattolica, esse si mettono al servizio dei distruttori della Cristianità e del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.
Gli atti attuali di Giovanni Paolo II e degli Episcopati nazionali illustrano di anno in anno questo cambiamento radicale della concezione della fede, della Chiesa, del sacerdozio, del mondo, della salvezza che si ottiene con la grazia.
Il colmo di questa rottura con il magistero anteriore della Chiesa si è raggiunto ad Assisi, dopo la visita alla sinagoga.

Il peccato pubblico contro l’unicità di Dio, contro il Verbo Incarnato e la Sua Chiesa,  fa fremere d’orrore:  Giovanni Paolo II che incoraggia le false religioni a pregare i loro falsi dei: scandalo incommensurabile e senza precedenti.
Noi potremmo riprendere qui la nostra dichiarazione del 21 novembre 1974, che rimane più attuale che mai.
Noi, che restiamo in modo indefettibile attaccati alla Chiesa Cattolica Romana di sempre, siamo obbligati a constatare che questa religione modernista e liberale della Roma moderna e conciliare si allontana sempre più da noi che professiamo la fede cattolica degli undici papi che hanno condannato questa falsa religione. La rottura non viene dunque da noi, ma da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, che rompono con i loro predecessori.
Questo rinnegamento di tutto il passato della Chiesa attuato da questi due papi e dai vescovi che li imitano è un’empietà inconcepibile ed una umiliazione insostenibile per coloro che restano cattolici nella fedeltà a venti secoli di professione della stessa fede.
Noi consideriamo, dunque, come nullo tutto ciò che è stato ispirato da questo spirito di rinnegamento: tutte le riforme postconciliari e tutti gli atti di Roma che sono compiuti con questa empietà.
Noi contiamo nella grazia di Dio e nel suffragio della Vergine fedele, di tutti i martiri, di tutti i papi fino al Concilio, di tutti i Santi e le Sante fondatori e fondatrici degli ordini contemplativi e missionari, perché ci vengano in aiuto nella rinascita della Chiesa con la fedeltà integrale alla Tradizione.
Buenos Aires, 2 dicembre 1986.
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“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.
“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica.” (Monsignor Marcel Lefebvre)

Veniamo ora alle frasi eretiche sulla "libertà religiosa conciliare" del personaggio da scoprire.... 

 19. La natura e la vocazione universale della Chiesa esigono che essa sia in dialogo con i membri delle altre religioni.Questo dialogo in Medio Oriente è basato sui legami spirituali e storici che uniscono i cristiani agli ebrei e ai musulmani. Questo dialogo, che non è principalmente dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, poggia anzitutto su basi teologiche che interpellano la fede. Esse derivano dalle Sacre
Scritture e sono chiaramente definite nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, e nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Nostra aetate.17 Ebrei, cristiani e musulmani credono in un Dio Uno, creatore di tutti gli uomini.

26. La libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. È un diritto sacro e inalienabile. Comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto. Include la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza.21 Deve essere possibile professare e manifestare liberamente la propria religione e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La libertà religiosa è radicata nella dignità della persona; garantisce la libertà morale e favorisce il rispetto reciproco. Gli ebrei che hanno sofferto a lungo ostilità spesso letali, non possono dimenticare i benefici della libertà religiosa.
Da parte loro, i musulmani condividono con i cristiani la convinzione che in materia religiosa nessuna costrizione è consentita, tanto meno con la forza. Tale costrizione, che può assumere forme molteplici e insidiose sul piano personale e sociale, culturale, amministrativo e politico, è contraria alla volontà di Dio. Essa è una fonte di strumentalizzazione politico-religiosa, di discriminazione e di violenza che può condurre alla morte. Dio vuole la vita, non la morte. Egli proibisce l’omicidio, anche quello dell’omicida (cfr Gen 4,
15-16; 9, 5-6; Es 20, 13).
27. La tolleranza religiosa esiste in diversi paesi, ma essa non impegna molto perché rimane limitata nel suo raggio di azione. È necessario passare dalla tolleranza alla libertà religiosa. Questo passaggio non è una porta aperta al relativismo, come alcuni affermano. Questo passo da compiere non è una crepa aperta nella fede religiosa, ma una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio. Non è una violazione delle verità fondanti della fede, perché, nonostante le divergenze umane e religiose, un raggio di verità illumina tutti gli uomini.22 
Sappiamo bene che la verità non esiste al di fuori di Dio come una cosa in sé. Sarebbe un idolo. La verità si può sviluppare soltanto nella relazione con l’altro che apre a Dio, il quale vuole esprimere la propria alterità attraverso e nei miei fratelli umani. Quindi non è opportuno affermare in maniera esclusiva: « io possiedo la verità ». La verità non è possesso di alcuno, ma è sempre un dono che ci chiama a un cammino di assimilazione sempre più profonda alla verità. La verità può essere conosciuta e vissuta solo nella libertà, perciò all’altro non possiamo imporre la verità; solo nell’incontro di amore la verità si dischiude.
 91. I centri di educazione, le scuole, gli istituti superiori e le università cattoliche del Medio Oriente sono numerosi. I religiosi, le religiose e i laici che vi operano compiono un lavoro impressionante, che apprezzo e incoraggio. Estranee ad ogni proselitismo, queste istituzioni educative cattoliche accolgono alunni o studenti di altre Chiese e di altre religioni.83
Essendo degli inestimabili strumenti di cultura per la formazione dei giovani
alla conoscenza, dimostrano in modo evidente il fatto che esiste, in Medio Oriente, la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso un’educazione alla tolleranza e una ricerca continua di qualità umana.