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mercoledì 16 ottobre 2013

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 22°)...



Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.
 
«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
 http://www.seldelaterre.fr/I-Grande-12040-le-liberalisme-est-un-peche-nouvelle-edition.net.jpg
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Cap. 22 -- la carità nelle forme della polemica: i liberali hanno ragione su questo punto contro gli apologisti cristiani ?

Non è tuttavia sul terreno dei principi del liberalismo tiene prima di tutto a dare battaglia, sa troppo bene che nella discussione sui principi, esso avrebbe a subire un'irrimediabile disfatta. Preferisce accusare senza interruzione i cattolici di esercitare poca carità nelle forme della loro propaganda. E’ su questo punto, come abbiamo già detto, che certi cattolici, in fondo buoni, ma intaccati di liberalismo, si scagliano ordinariamente contro di noi.
Vediamo ciò che c'è da dire su questo punto. Cattolici noi abbiamo ragione su questo punto come su tutti gli altri, me i liberali non ne hanno neppure l'ombra. Fermiamoci un momento per convincerci di ciò sulla base delle seguenti considerazioni:

1°)- il cattolico può trattare apertamente il suo avversario in quanto " liberale", se egli lo è realmente, e questo nessuno lo metterà in dubbio. Se un autore, un giornalista, un deputato fa mostra di liberalismo e non nasconde le sue preferenze liberali, come si può dire che lo si insulta chiamandolo " liberale" ? Si palam res est, repetitio injuria non est : "dire ciò che tutti sanno non è un'ingiuria.". A maggior ragione, dire del prossimo ciò che lui stesso afferma in  tutti i momenti, non può costituire offesa. Quanti liberali tuttavia, soprattutto nel gruppo delle persone miti e di quelle moderate, giudicano ingiuriose le espressioni di "liberali" o "amici dei liberali" riferite loro da qualche avversario cattolico.

2°)-essendo dato che il liberalismo è una cosa malvagia, definire malvagi i difensori pubblici e coscienti del liberalismo, non è una mancanza di carità.
Si tratta in sostanza, di applicare al caso presente la legge di giustizia in uso in tutti i secoli. Noi, cattolici di oggi, non diciamo nulla di nuovo a questo riguardo. Noi ci atteniamo alla pratica costante dell'antichità. I propagandisti e i fautori delle eresie sono stati in tutti tempi definiti eretici quanto i loro autori. E siccome l'eresia è sempre stata considerata nella Chiesa come un male dei più gravi, la Chiesa ha sempre definito malvagi e cattivi i suoi fautori e propagatori. Vedete l'insieme degli autori ecclesiastici, voi noterete come gli apostoli hanno trattato i primi eresiarchi, come i santi padri, i controversisti moderni e la Chiesa stessa nel suo linguaggio ufficiale, li hanno imitati. Non c'è dunque alcun peccato contro la carità nel chiamare il male “Male”, malvagi gli autori, fautori e discepoli del male, iniquità, scelleratezza, perversità, l'insieme dei loro atti, parole e scritti. Il lupo è stato sempre chiamato lupo senza giri di parole, e mai chiamandolo così si è creduto di fare torto al gregge e al suo pastore.

3°)- se la propaganda del bene e la necessità di attaccare il male esigono l'impiego di termini un poco duri contro gli errori e i loro corifei riconosciuti, questo impiego non è assolutamente contrario alla carità. Vi è qui un corollario o una conseguenza del principio sopra dimostrato. Occorre rendere male detestabile e odioso. Ora non si ottiene questo risultato senza mostrare i pericoli del male, senza dire quanto esso sia perverso, odioso e da disprezzare. L'arte oratoria cristiana di tutti i secoli autorizza l'impiego delle figure retoriche più violente contro l'empietà. Negli scritti dei grandi atleti del cristianesimo, l'uso dell'ironia, dell'imprecazione, dell'esasperazione, degli epiteti "pesanti" è continuo. In questo campo l'unica legge deve essere l'opportunità e la verità.
Esiste ancora un'altra giustificazione per questo uso di termini un poco duri.
La propaganda e l'apologetica popolari (esse sono sempre popolari quando sono religiose) non possono conservare le forme eleganti e temperate dell'accademia e della scuola. Per convincere il popolo occorre parlare al suo cuore e alla sua immaginazione che non possono essere toccate che da un linguaggio colorato, bruciante, appassionato. Essere appassionati non è reprensibile quando lo si è per un santo ardore di Verità.
Le pretese violenze del giornalismo ultramontano moderno non solo sono molto inferiori a quelle del giornalismo liberale, ma esse sono ancor più giustificate da tutte le pagine delle opere dei nostri grandi polemisti cattolici delle epoche migliori, ciò che è facile da verificare.
San Giovanni battista cominciò col chiamare i farisei: "razza di vipere". Gesù Cristo nostro Signore lanciò loro gli epiteti "di ipocriti, di sepolcri imbiancati, di generazione perversa e adultera" senza per questo credere di macchiare la santità della sua predicazione così misericordiosa.

sabato 12 ottobre 2013

L'APOSTATA BERGOGLIO, PONTEFICE DELLA "FALSA CHIESA CONCILIARE", ANNULLA L'ESAME, PROMOSSO DAL SUO DEGNO PREDECESSORE MODERNISTA, SULLA BLASFEMA LITURGIA NEOCATECUMENALE...


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 «...papa Francesco ne ha presa in via riservata anche una terza: ha bloccato l'esame intrapreso dalla congregazione per la dottrina della fede sulle messe delle comunità neocatecumenali.
Una liturgia neocatecumenale
L'ordine di accertare se in queste messe si compiano degli abusi liturgici, e quali, era stato dato personalmente da Benedetto XVI nel febbraio del 2012:

> Quella strana messa che il papa non vuole

L'avvio dell'esame era risultato decisamente sfavorevole al "Cammino" fondato e diretto da Francisco "Kiko" Argüello e Carmen Hernández, da sempre molto disinvolti nel modellare le liturgie secondo i loro criteri.

Ma ora essi si sentono al sicuro. Hanno avuta la conferma dello scampato pericolo dallo stesso papa Francesco, in una udienza loro accordata il 5 settembre.»




Riepiloghiamo:



  • Francesco "blocca" il procedimento in corso: i kikos «si sentono al sicuro»



Sarà più probabile che il Papa approvi lo scempio liturgico introdotto da Kiko e Carmen, oppure che si sia convinto che il problema neocatecumenale non possa essere risolto richiamandoli all'ubbidienza? 

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D'ALTRONDE DA UNO CHE AFFERMA TALI SCEMPIAGGINI CHE COSA CI SI POTEVA ASPETTARE? 

venerdì 11 ottobre 2013

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 21°)...

Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.
 
Prima e seconda parte.
Terza e quarta parte.
Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.
Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.
 Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.
Capitolo 17°.
Capitolo 18°.
Capitolo 19°.
Capitolo 20°.


«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
 http://www.seldelaterre.fr/I-Grande-12040-le-liberalisme-est-un-peche-nouvelle-edition.net.jpg
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Cap. 21
La sana intransigenza cattolica opposta alla falsa carità liberale

Intransigenza! Intransigenza! Io sento una parte dei miei lettori più o meno intaccati dal liberalismo lanciare queste grida dopo la lettura del capitolo precedente.
Che in maniera poco cristiana di risolvere la questione, dicono.
I liberali sono, si o no, il nostro prossimo come gli altri uomini ? Con tali idee dove andremo ? È mai possibile proporre con una simile impudenza la condanna della carità !
"Siamo al punto Infine !" Noi grideremo a nostra volta. Ah ! Ci si getta sempre in faccia questa pretesa nostra mancanza di carità. Ebbene ! Poiché è così, noi risponderemo nettamente a questo rimprovero che per molti, riguardo a questo soggetto, è un grande cavallo di battaglia. E se non lo è, perlomeno serve da paraurti ai nostri nemici, e, come ha detto con grande spiritualità un autore, obbliga gentilmente la carità a servire da barricata contro la verità.
Ma, prima di tutto, cosa significa la parola carità ?

La teologia cattolica che ne dà una definizione tratta dall'organo più autorevole per l'insegnamento al popolo, il catechismo, così pieno di saggezza e di filosofia. Ecco questa definizione: la carità è una virtù soprannaturale che ci inclina ad amare Dio sopra ogni altra cosa e il prossimo come noi stessi per amor di Dio. Così, dopo Dio, noi dobbiamo amare il prossimo come noi stessi, e ciò, non in una qualsiasi maniera, ma per l'amore che portiamo a Dio e per obbedienza alla sua legge. E ora, che cosa significa amare ?
Amare è volere il bene, risponde alla filosofia, "amare, è volere il bene per colui che si ama.". A chi la carità comanda di voler bene ? Al prossimo ! Cioè non a tale o tal altro uomo solamente, ma tutti gli uomini. E quale è  questo bene che bisogna volere perché ne risulti un vero amore ? Prima di tutto, il bene supremo, che è il Bene soprannaturale; immediatamente dopo i beni nell'ordine naturale, che non siano incompatibili con esso. Tutto ciò si riassume nella frase: "per l'amore di Dio" e in mille altre il cui senso sia lo stesso.
Ne consegue che si può amare il prossimo, bene e molto, sia facendogli dispiacere, sia contrariandolo, oppure causandogli un pregiudizio materiale o perfino in certe occasioni privandolo della vita.
Tutto si riduce, insomma, a esaminare se in tutti questi casi si operi, sì o no, per il suo bene proprio, per il bene di qualcuno il cui diritti sono superiori ai suoi, o semplicemente per il più grande servizio di Dio.

1°)-per il suo bene.-Se è dimostrabile che dispiacendo al prossimo, offendendolo, si sia agito per il suo bene, sarebbe evidente che noi lo amiamo, anche nelle contrarietà e dispiaceri che gli abbiamo imposto. Per esempio: si ama il malato bruciandogli con il fuoco o tagliandogli il membro affetto da cancrena; si ama il malvagio correggendolo con la repressione e le punizioni,etc. etc. tutto ciò è carità, e carità perfetta.

2°)-per il bene di un altro i cui diritti siano superiori.-È sovente necessario dispiacere una persona, non per il suo proprio bene, ma per togliere a qualcun altro il male che lei gli  causa. Si tratta allora di un obbligo di carità difendere l'aggredito contro l'ingiusta violenza; e può capitare di fare all'aggressore tanto male quanto sia necessario per la difesa dell'aggredito e ciò che accade quando si uccide un brigante alle prese con un viaggiatore. In questo caso, uccidere l'ingiusto aggressore, ferirlo, ridurlo in ogni maniera all'impotenza, è fare un atto di vera carità.

3°)-per il servizio dovuto a Dio.-Il Bene di tutti i beni è la Gloria divina, allo stesso modo che Dio è per ogni uomo il più prossimo di tutti i  prossimi. Di conseguenza, l'amore dovuto all'uomo in quanto prossimo deve sempre essere subordinato a quello che noi tutti dobbiamo al nostro comune Signore. Per il suo amore dunque e per il suo servizio (se è necessario), occorre dispiacere agli uomini, ferirli e perfino (sempre quando sia necessario) ucciderli. Fate bene attenzione alla grande importanza delle parentesi (se è necessario): esse indicano chiaramente il solo caso in cui il servizio di Dio esiga tali sacrifici.
Allo stesso modo che in una guerra giusta gli uomini si feriscono e si uccidono per il servizio alla patria, così essi possono ferirsi uccidersi per il servizio di Dio.

E ancora: allo stesso modo che si può, in conformità alla legge, giustiziare degli uomini a causa delle loro infrazioni al codice umano, si ha il diritto, in una società cattolicamente organizzata, di fare giustizia degli uomini colpevoli di infrazione al codice divino, in quelli dei suoi articoli obbligatori nel foro esterno. Così si trova giustificata, sia detto en passant, l'Inquisizione tanto maledetta. Tutti questi atti (beninteso quando essi siano giusti necessari ) sono degli atti virtuosi e possono essere comandati dalla Carità.
Il liberalismo moderno non la vede in questo modo, ma in ciò ha torto. Da questo deriva che esso concepisca e dia una nozione falsa della carità ai suoi adepti. Con le sue invettive e le sue banali accuse di intolleranza e di intransigenza rinnovate senza interruzione, esso sconcerta perfino i cattolici più fermi. La nostra concezione, per noi, è tuttavia ben chiara e concreta.
Eccola: la sovrana intransigenza cattolica non è altro che la sovrana carità cattolica. Questa carità si esercita relativamente al prossimo, quando, nel suo proprio interesse, essa lo confonde, l'umilia, l'offende e lo fa soffrire. Essa agisce verso terze persone, allorquando per liberarle dall'errore e dal suo contagio, essa ne smaschera gli autori e i fautori, chiamandoli con il loro vero nome, malvagi, perversi, destinandoli all'orrore, al disprezzo, denunciandoli all'esecrazione comune, e quando sia possibile, allo zelo delle autorità sociali incaricate di reprimerli e di punirli.

Infine questa carità si esercita relativamente a Dio, quando per la sua Gloria e  il suo Servizio, diventi necessario imporre il silenzio a tutte le considerazioni umane, superare tutti i limiti, tralasciare ogni rispetto umano, ferire tutti gli interessi, esporre la propria vita e tutte le vite allorquando il loro sacrificio fosse necessario al raggiungimento di un così alto fine.
Tutto ciò è pura intransigenza nel vero Amore e, per conseguenza, sovrana Carità.
I tipi umani di questa intransigenza sono gli eroi più sublimi della Carità, come la comprende la Vera Religione. E poiché ai nostri giorni ci sono così pochi veri intransigenti, ci sono anche poche persone veramente caritatevoli. La carità liberale, attualmente alla moda, è condiscendente, affettuosa, perfino tenera, nella forma, ma in fondo essa non è che il disprezzo essenziale dei veri beni dell'uomo, dei supremi interessi della Verità e di Dio.

lunedì 7 ottobre 2013

Intervista a S. Ecc. Mons. Richard Williamson (FSSPX), rilasciata al sito della Repubblica Ceca "REX!" il 30 settembre 2013...

 Fonte: Unavox...
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Intervista condotta da D. Grof.
Pubblicata sul sito REX!
  dove si trovano anche la versione in inglese e in francese


Motto:
Vi è del marcio in Danimarca.
(Shakespeare, Amleto)




Intervista


Eccellenza, innanzi tutto voglio ringraziarla per avere accettato di rispondere ad alcune domande che possono interessare i nostri lettori.


REX!: Molte persone vogliono conoscere la vostra opinione su diverse cose, tuttavia mi sembra che nessuno Le pone una prima semplice domanda: Come si sente un anno dopo essere stato espulso dalla FSSPX? E in rapporto a questo, può dire ai nostri lettori come impiega giornalmente adesso il suo tempo?

Mons. Williamson: Per quanto riguarda i sentimenti, non biasimo nessuno perché non mi chiede come mi sento. Come direbbero i Francesi, non è questo il problema. Il problema è l’apostasia globale!
Quando alla mia routine quotidiana, se non viaggio, per il momento vivo a Londra “sotto osservazione”, occupandomi di me stesso, particolarmente impegnato a scrivere ogni settimana, in francese e in inglese, i “Commenti Eleison” e a correggere le traduzioni in tedesco, italiano e spagnolo. I “Commenti Eleison” hanno un certo numero di traduttori devoti e una signora francese corregge il mio francese!

REX!: Come faccio abitualmente, ho posto un motto in cima a questa intervista. In questo caso mi è sembrato molto appropriato iniziare con Shakespeare. Primo, perché so che a Lei piace questo autore; secondo, la citazione potrebbe benissimo adattarsi al presente stato della Chiesa e del mondo stesso. Secondo Lei cosa c’è di marcio oggi nella Chiesa e nel mondo o per essere più specifico, qual è la radice principale del marcio?

Mons. Williamson: La principale radice del marcio è che la massa degli esseri umani che vive sulla terra, creata da Dio e per Dio, ha girato le spalle a Dio. È una luciferina rivolta mondiale contro il nostro Creatore, che sarà severamente punita, perché solo una severa punizione può ancora fermare quasi tutte le anime viventi dallo scivolare nell’Inferno. Dio punisce coloro che Egli ama, come un buon padre. Si veda Ebrei XII, 7. Si tratta di una rivolta che è cresciuta nel corso dei secoli, se non dei millenni, diretta da dei veri satanisti che vogliono che ogni singola anima piombi all’Inferno.

REX!: Nei suoi “Commenti Eleison” o nelle sue conferenze, Lei usa a volte il termine “cinquantismo” per descrivere un tipo di mentalità cattolica degli anni ’50. Sembra che Lei consideri questo come una delle premesse di ciò che è accaduto dopo il Vaticano II. Per favore, può spiegarlo?

Mons. Williamson: Il termine “cinquantismo”, come lo chiamo io, indica quella forma del cattolicesimo degli anni ’50 che aveva conservato molte delle apparenze della vera Chiesa, ma che al suo interno era interamente pronta a raggiungere il mondo moderno nella sua apostasia. Tutte quelle apparenze della vera Chiesa erano necessarie per il collasso, perché gli uomini di Chiesa potessero dissimularlo come un “rinnovamento” o una “ripresa” della Chiesa, esattamente come il Protestantesimo lo dissimulò con una “riforma” o “ristrutturazione”.

venerdì 4 ottobre 2013

4 OTTOBRE SANCTI FRANCISCI, CONFESSORIS San Francesco Confessore Patrono d'Italia...

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EPISTOLA

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Gálatas, 6, 14-18


Fratres: Mihi autem absit gloriári, nisi in Cruce Dómini nostri Jesu Christi: per quem mihi mundus crucifíxus est, et ego mundo. In Christo enim Jesu neque circumcísio áliquid valet neque præpútium, sed nova creatúra. Et quicúmque hanc régulam secúti fúerint, pax super i l l o s et misericórdia, et super Israël Dei. De cetero nemo mihi moléstus sit: ego enim stígmata Dómini Jesu in córporemeo porto. Grátia Dómini nostri Jesu Christi cum spíritu vestro, fratres. Amen.
M. - Deo grátias. 


Fratelli, quanto a me, ch’io mi guardi dal gloriarmi se non della croce di nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo è per me crocifisso ed io per il mondo. La circoncisione, infatti,è nulla, e nulla il prepuzio. Ciò che conta è essere nuova creatura (in Cristo). A quanti seguiranno questa regola sia pace e misericordia su di loro, e sull’Israele di Dio (la Chiesa). D’ora innanzi nessuno mi procuri delle noie, perché io porto sul mio corpo i contrassegni di Gesù. La grazia di nostro Signore Gesù Cristo sia con voi, o fratelli. Amen
M. - Deo grátias.


GRADUALE

Ps. 36, 30-31 - Os justi meditábitur sapiéntiam, et lingua ejus loquétur judícium. Lex Dei ejus in corde ipsíus: et non supplantabúntur gressus ejus.


Sal. 36, 30-31 - La bocca del giusto proferisce parole di saggezza, e la sua lingua parla secondo giustizia. La legge del suo Dio gli sta nel cuore: e nei suoi passi non tentenna.

ALLELÚIA

Allelúia, allelúia. Francíscus pauper et húmilis coelum dives ingréditur, hymnis coeléstibus honorátur. Allelúia.


Allelúia, allelúia. Francesco, povero ed umile, entra ricco nel cielo, accolto dagli inni celesti. Allelúia.


EVANGÉLIUM

Sequéntia S. Evangélii secundum Matthǽum, 11, 25-30


In illo témpore: Respóndens Jesus, dixit: Confíteor tibi, Pater, Dómine coeli et terræ, quia abscondísti hæc a sapiéntibus et prudéntibus, et revelásti ea párvulis. Ita, Pater: quóniam sic fuit plácitum ante te. Omnia mihi trádita sunt a Patre meo. Et nemo novit Fílium nisi Pater: neque Patrem quis novit nisi Fílius, et cui volúerit Fílius reveláre. Veníte ad me, omnes, qui laborátis et oneráti estis, et ego refíciam vos. Tóllite jugum meum super vos, et díscite a me, quia mitis sum et húmilis corde: et inveniétis réquiem animábus vestris. Jugum enim meum suave est et onus meum leve.
M. - Laus tibi Christe.


In quel tempo: Gesù prese a dire: Ti ringrazio, o Padre,Signore del cielo e della terra, perché hai nascoste queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Così è, o Padre, perché così a Te piacque. Tutto è stato dato a me dal Padre mio. E nessuno conosce il Figlio, fuori del Padre, né alcuno conosce il Padre, fuori del Figlio e fuori di quegli cui il Figlio lo avrà voluto rivelare. Venite a me, voi tutti che siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi, e imparate da me, perché sono mite e umile di cuore; e troverete riposo per le vostre ànime. Infatti il mio giogo è soave ed il mio peso leggero.
M. - Laus tibi Christe.
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Dobbiamo essere semplici, umili e puri


Dalla «Lettera a tutti i fedeli» di san Francesco d'Assisi
(Opuscoli, ed. Quaracchi 1949, 87-94)

Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo oltremodo ricco, volle tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima Madre, la povertà.

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 20°)...

Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.




«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
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Quanto è necessario prendere precauzioni contro le letture liberali.

Se è necessario osservare verso le persone la condotta che noi abbiamo indicato, è ancor più importante,  e per fortuna più facile, osservarla per le nostre letture.
Il liberalismo è un sistema come il cattolicesimo, sebbene in senso contrario.
Di conseguenza esso ha le sue arti, le sue scienze, la sua letteratura, la sua economia, la sua morale, cioè una visione dell’esistenza interamente propria, animata dal suo spirito, marcata dal suo sigillo e dalla sua fisionomia.
Le più potenti eresie, per esempio l'arianesimo nell'antichità, e il giansenismo nei secoli moderni, presentarono la stessa particolarità.
Esistono dunque, non solamente dei giornali liberali, ma dei libri liberali, o influenzati dal liberalismo; anzi essi abbondano e, triste da dirsi, la generazione attuale se ne nutre abbondantemente, ed è per questa ragione che, senza esserne a conoscenza e senza dubitarne, così tante persone sono miserabilmente vittime del contagio.
Quali regole di prudenza tracciare  questo caso ?
Le stesse regole o pressoché identiche a quelle che noi abbiamo indicato per le persone. Rileggete ciò che è stato detto relativamente agli individui, e applicatelo ai libri. Non è un impegno difficile, e si avrà il vantaggio di evitare ai nostri lettori e a noi stessi la noia della ripetizione. Noi ci limiteremo qui a una sola raccomandazione, che riguarda soprattutto la questione dei libri.
La raccomandazione è che noi dovremmo guardarci di effonderci in elogi riguardo a dei libri liberali, quale che possa essere il loro merito scientifico o letterario, a meno che questi elogi non siano accompagnati da grandi riserve e non tengano conto della condanna che meriterebbero per il loro spirito e il loro sapore liberale.
Approfondiamo un poco questo punto. Molti cattolici, troppo ingenui (anche nel giornalismo cattolico), vogliono essere considerati" imparziali", e darsi sempre un'aria di adulazione. Così battono la grancassa, e suonano la tromba in favore di qualsiasi opera scientifica o letteraria venga dal campo liberale.
Agendo così, essi sperano di provare che non costa ai cattolici riconoscere il merito ovunque si trovi, questo è, sembra loro, un mezzo di attirare a sé il nemico; disgraziato sistema d'attrazione che ci fa giocare a" chi perde guadagna", poiché insensibilmente siamo noi che siamo" attirati". Inoltre, infine, è un modo, per loro, senza esporsi ad alcun pericolo, di dar prova di un rimarchevole spirito di equità.
Che pena abbiamo sentito, qualche mese fa, leggendo, in un giornale cattolico militante, elogi su elogi di un poeta celebre, che in odio alla Chiesa ha scritto poemi come: la visione di fratello Martin, e l'ultima lamentazione di lord Byron!

Ma cosa importa che il suo merito letterario sia grande o no, se esso serve a perdere le anime che noi dobbiamo salvare? Tanto varrebbe complimentarci con il bandito che ci assale del brillante che orna la sua spada, o  delle belle incisioni del fucile con cui spara su di noi.
L'eresia rivestita degli incantesimi artificiali di una ricca poesia è 1000 volte più pericolosa che l'eresia espressa con sillogismi scolastici, aridi e fastidiosi. La storia ce lo insegna: la grande propaganda eretica di quasi tutti i secoli è stata potentemente aiutata dai sonori versi dei poeti. Gli ariani ebbero i loro poeti di propaganda; i luterani anche, tra i quali molti, tra loro Erasmo, si vantavano d'essere eleganti umanisti. Quanto alla scuola giansenista, di Arnaud, di Nicole e di Pascal, non c'è bisogno di dire che essa fu essenzialmente letteraria. Ciascuno sa a cosa Voltaire ha dovuto l’ inizio e la durata della sua spaventosa popolarità. Come dunque possibile che noi, cattolici, ci facciamo complici di queste sirene dell'inferno ? Cosa! Proprio noi contribuiremo a dar loro nome e fama ? Noi vi aiuteremo ad affascinare e a corrompere la gioventù ? Colui che legge nei nostri giornali che tale o tal poeta è un ammirevole poeta, benché liberale, corre dal libraio, compra la produzione di questo poeta " ammirevole", " benché liberale"; divora avidamente i testi, benché  liberali, li assimila fino al punto di avvelenarsi tutta l'anima e alla fine egli diviene liberale quanto il suo poeta preferito.
Quante intelligenze e quanti cuori sono stati perduti a causa del disgraziato Espronceda ! Quante per l'empio Larra ! E quanti, circa ai nostri giorni, si sono perduti per il deplorevole Becquet ! Senza parlare dei vivi, per quanto sia facile, ahimè !, di citarli a dozzine. Perché rendere alla rivoluzione il servizio di esaltare le sue glorie funeste? Per qual fine? Per sembrare imparziali? No, l'imparzialità non è assolutamente permessa quando essa implica l'offesa della Verità i cui diritti sono imprescrittibili. Una prostituta è infame per quanto bella ella sia, e anzi è tanto più pericolosa quanto più è bella.
Oppure per sembrare grati ? No, poiché i liberali, più prudenti di noi, non raccomandano mai le nostre opere, quali esse siano, anche se più belle delle loro.

Al contrario, essi fanno di tutto per di screditarle con la critica, o soffocarle con il silenzio.
Sant'Ignazio di Loyola, da ciò che racconta il suo illustre biografo, il P. Ribadaneyra, era così severo su questo punto, che egli non autorizzò mai nelle sue classi lo studio di alcuna delle opere di Erasmo da Rotterdam, il famoso umanista del suo tempo. Egli ne dava ragione affermando che, benché un gran numero di scritti eleganti di quest'autore non trattassero di religione, la maggior parte di essi avevano un sapore protestante.
Noi intercaleremo qui un magnifico frammento del p. Faber (che non si accuserà di essere illetterato) sul soggetto dei suoi due illustri compatrioti Milton e Byron.
Il grande scrittore inglese si esprime così in una delle sue lettere: " io non posso spiegarmi questa strana anomalia delle persone nel mondo che citano, con elogi, degli uomini come Milton e Byron, affermando nel contempo che essi amano il Cristo, e ripongono in lui tutte le loro speranze di salvezza. Se si amano il Cristo e la Chiesa, perché lodare pubblicamente coloro che bestemmiano l'Uno e l' Altra ?

Si parla, si tuona contro l'impurità così odiosa agli occhi di Dio, e poi si esalta un autore la cui vita e le cui opere sono sature di questo vizio. Io non posso comprendere questa distinzione tra l'uomo il poeta, tra i brani puri e i brani impuri. Se qualcuno insulta l'oggetto del mio amore, mi è impossibile ricevere da lui  consolazione o piacere, e io non posso concepire che un amore ardente delicato per nostro Signore possa compiacersi delle opere dei suoi nemici.
L'intelligenza ammette delle distinzioni, il cuore no.
Milton (maledetta sia la memoria del bestemmiatore!) passò gran parte della sua vita a scrivere contro la divinità del mio Salvatore, mia unica speranza , mio unico amore. Questo pensiero mi esaspera! Byron, appassionato nei doveri di patriota e in tutte le affezioni naturali, s'abbassò vergognosamente fino a rivestire il crimine e l'incredulità con un sontuoso addobbo di  versi. Il mostro che mise (oserò scriverlo?) Gesù Cristo al livello di Giove e di Maometto, non è per me che una" bestia feroce", anche nei suoi brani più puri, e mai mi sono pentito di aver gettato nel fuoco una superba edizione delle sue opere in quattro volumi, quando ero ad Oxford. L'Inghilterra non ha bisogno di Milton ! E quando mai il mio paese avrà bisogno di una politica, di un merito, di un talento o di qualsiasi altra cosa maledetta da Dio?
Quando mai il Padre Eterno benedirà lo spirito dell'opera di colui che ha rinnegato, ridicolizzato e bestemmiato la divinità di suo Figlio ? Si quis non amat Dominum Nostrum Jesum Christum,sit  anathema, … Così parlava San Paolo."

Ecco in quali termini si esprimeva l'illustre cattolico inglese che è una delle più grandi figure letterarie dell'Inghilterra moderna, ed è bene qui notare che il passaggio citato fu scritto prima dell'abiura completa del p. Faber. È così che sempre si esprimeranno la sana intransigenza cattolica, e il vero senso della Fede.
Io sono confuso quando penso al numero di discussioni di polemiche che hanno avuto luogo sulla questione di sapere se l'educazione classica basata sullo studio degli autori greci e latini, attenuata nei suoi affetti dalla distanza dei secoli, la differenza delle idee e la diversità delle lingue, convenisse  o no alla gioventù, nel mentre quasi niente è ancora stato scritto sul veleno mortale dell'educazione rivoluzionaria, che molti cattolici danno o lasciano dare senza scrupolo ai loro figli.