Card. Louis-Édouard Pie.
Sermone predicato nella Cattedrale di Chartres sulla Intolleranza dottrinale.
(1841 e 1847)
Unus Dominus, una fides, unum baptisma.
Vi è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo.
(San Paolo agli Efesini, c . IV, v . 5.)
Ed è per questo, Fratelli miei, è perchè non vi è alcun attacco, alcuna
lesione nell'ordine intellettuale che non abbia funeste conseguenze
nell'ordine materiale, che noi ci impegniamo sia a combattere il male
attaccandolo nei suoi principii, sia a prosciugarne la fonte, cioè le
idee. Tra di noi si sono accreditati mille pregiudizi: il sofisma,
stupito di essere attaccato, invoca la prescrizione; il paradosso si
vanta d'aver ottenuto il diritto di cittadinanza. Gli stessi cristiani,
che vivono nel bel mezzo di questa atmosfera impura, non ne evitano del
tutto il contagio, ma accettano molti errori troppo facilmente; stanchi
di resistere sui punti essenziali spesso, per farla finita, cedono su
altri punti che sembrano loro meno importanti non accorgendosi, e spesso
non volendo accorgersi, di dove potrebbero essere condotti dalla loro
imprudente fragilità. In questa confusione di idee e di false opinioni
spetta a noi, sacerdoti dell'incorruttibile verità, di gettarsi nella
mischia protestando con l'azione e con la parola: buon per noi se la
rigida inflessibilità del nostro insegnamento potrà arrestare il
tracimare della menzogna, delegittimare i principii erronei che regnano
con superbia sulle intelligenze, correggere gli assiomi funesti già
affermatisi nel tempo, ed infine illuminare e purificare la società che
minaccia di sprofondare, invecchiando, in un caos di tenebre e di
disordini in cui non le sarà più possibile distinguere la natura dei
suoi mali ed ancor meno come rimediarvi.
Il nostro secolo esclama: Tolleranza! Tolleranza! Si ritiene che un
sacerdote debba essere tollerante, che la religione debba essere
tollerante. Fratelli miei, in ogni cosa niente eguaglia la franchezza,
ed io vi dico senza tergiversare che esiste al mondo una sola società
che possiede la verità, e che questa società deve essere necessariamente
intollerante. Ma, prima di entrare in argomento, per capirci bene,
distinguiamo le cose e mettiamoci d'accordo sul senso delle parole per
non fare confusione.
La tolleranza può essere civile oppure teologica, e
la prima non ci riguarda, mi permetterò solo una parola su di essa; se
la legge afferma di permettere tutte le religioni perchè di fronte ad
essa sono tutte egualmente buone o addirittura perchè il pubblico potere
è incompetente a prendere una posizione su questo tema, questa legge è
empia ed atea, poichè professa non già la tolleranza civile quale la
definiremo, ma la tolleranza dogmatica e, con una neutralità criminale,
giustifica nei singoli individui l'indifferenza religiosa più assoluta.
Se al contrario la legge, riconoscendo che una sola religione è buona,
sostiene e permette solamente il tranquillo esercizio delle altre
religioni, essa in questo, come si è già osservato prima di me, può
essere saggia e necessaria a seconda delle circostanze. Se vi sono
momenti in cui occorre dire col famoso conestabile [*]: Une foi, une loi; Una sola fede, una sola legge,
ve ne sono altri in cui bisogna dire come Fénelon al figlio di Giacomo
II: «Concedete a tutti la tolleranza civile, non approvando tutto in
maniera indifferente, ma sopportando con pazienza ciò che Dio sopporta»
Dunque, lasciando da parte questo argomento irto di difficoltà, e
dedicandomi alla questione propriamente religiosa e teologica, esporrò i
due principii seguenti:
1° La religione che proviene dal cielo è verità ed è intollerante verso le dottrine.
2° La religione che viene dal cielo è carità, ed è piena di tolleranza verso le persone.
Preghiamo Maria perchè ci venga in soccorso ed invochi per noi lo Spirito di verità e di carità:Spiritum veritatis et pacis. Ave Maria.
I.
Fa parte dell'essenza di ogni verità il non tollerare il principio a sè
contrario; l'affermazione di una cosa esclude la negazione di questa
stessa cosa, come la luce esclude le tenebre. Laddove non v'è nulla di
certo, o laddove nulla è definito, i pareri possono divergere e le
opinioni possono essere varie; questo lo comprendo e domando la libertà
in tutte le questioni dubbie: In dubiis libertas.
Ma dal momento in cui la verità si presenta con le caratteristiche che
la contraddistinguono con certezza, per il fatto stesso che si tratta di
una verità, essa è positiva, necessaria, e di conseguenza è unica ed
intollerante: In necessariis unitas; condannare
la verità alla tolleranza significa forzarla al suicidio.
L'affermazione che dubita di se stessa si suicida, ed essa dubita di se
stessa quando lascia con indifferenza che la propria negazione le si
ponga a lato. L'intolleranza è per la verità l'istinto di conservazione,
l'esercizio legittimo del diritto di proprietà; quando si possiede
qualcosa, bisogna difendere questo qualcosa, pena l'esserne interamente
privato.
Così, Fratelli miei, per la necessità stessa delle cose, l'intolleranza è
ovunque, perchè ovunque vi è bene e male, vero e falso, ordine e
disordine; ovunque il vero non sopporta il falso, il bene esclude il
male, l'ordine combatte il disordine. Che cosa vi è di più intollerante,
ad esempio, della seguente proposizione: 2 + 2 = 4? Se mi venite a dire
che due più due fanno tre o che due più due fanno cinque vi rispondo
che due più due fanno quattro, e se mi dite che non contestate il mio
modo di contare, ma che mantenete il vostro e che mi pregate di essere
tanto indulgente verso di voi quanto voi lo siete verso di me io,
fermamente convinto che ho ragione e che voi avete torto, potrei forse
tacere perchè dopo tutto m'importa assai poco che vi sia sulla terra un
uomo per il quale due più due fanno tre o cinque.
Per quel che riguarda un certo numero di questioni, in cui la verità
fosse meno assoluta, in cui le conseguenze fossero meno gravi, potrei,
almeno fino ad un certo punto, venire a patti con voi: sarei conciliante
se mi parlaste di letteratura, di politica, d'arte, di scienze amene,
perchè in tutte queste cose non vi è un tipo unico e determinato, il
bello ed il vero sono più o meno delle convenzioni ed al massimo
l'eresia in questo campo incorre solamente nell'anatema del senso comune
e del buon gusto. Ma se si tratta della verità religiosa, insegnata
ovvero rivelata da Dio stesso, se è questione del vostro futuro eterno e
della salvezza della mia anima, allora nessuna transazione è più
possibile; mi troverete irremovibile, e debbo esserlo. L'essere
intollerante è attributo comune a ogni verità: ma la verità religiosa,
poichè è la più assoluta e la più importante di tutte le verità, è di
conseguenza la più intollerante ed esclusiva.
Fratelli miei, nulla è esclusivo quanto l'unità: udite l'espressione di san Paolo: Unus Dominus, una fides, unum baptisma. Nel cielo vi è un solo Signore: Unus Dominus. Dio, che ha l'unità come attributo fondamentale, ha dato alla terra un solo simbolo, una sola dottrina, una sola fede: Una fides;
e questa fede, questo simbolo, li ha confidati ad una sola società
visibile, ad una sola Chiesa i cui figli sono tutti segnati con lo
stesso sigillo e rigenerati dalla stessa grazia: Unum Baptisma.
Così l'unità divina, che risiede da tutta l'eternità nello splendore
della gloria, s'è prodotta sulla terra con l'unità del dogma evangelico,
il cui deposito è stato dato in custodia da Gesù Cristo all'unità
gerarchica del sacerdozio: Un solo Dio, una sola fede, una sola Chiesa: Unus Dominus, una fides, unum baptisma.
Un pastore inglese ha avuto il coraggio di scrivere un libro sulla tolleranza di Gesù Cristo, ed il filosofo ginevrino [Rousseau. N.d.T.] ha
detto, parlando del Salvatore degli uomini: «Non penso che il mio divin
Maestro abbia sottilizzato sul dogma». Nulla di più vero, Fratelli
miei: Gesù Cristo non ha sottilizzato sul dogma, ma ha portato agli
uomini la verità ed ha affermato: Se qualcuno non è battezzato
nell'acqua e nello Spirito Santo; se qualcuno rifiuta di mangiare la mia
carne e bere il mio sangue, non avrà parte nel mio regno. Lo confesso,
non vi è in ciò sottigliezza alcuna, ma intolleranza, la più positiva,
la più franca delle esclusioni. Ed ancora Gesù Cristo ha inviato i suoi
Apostoli a predicare a tutte le nazioni, cioè a travolgere tutte le
religioni esistenti per stabilire l'unica religione cristiana su tutta
la terra, e a sostituire a tutte le credenze dei diversi popoli l'unità
del dogma cattolico. E prevedendo i sommovimenti e le divisioni che
questa dottrina avrebbe provocato sulla terra, non si è fermato lì, ma
ha dichiarato di esser venuto a portare non la pace ma la spada, ad
accendere la guerra non solo tra i popoli, ma anche all'interno della
stessa famiglia, separando, almeno quanto alle convinzioni, la sposa
credente dallo sposo incredulo, il genero cristiano dal suocero
idolatra: Gesù Cristo non ha sottilizzato sul dogma.

Lo stesso sofista dice altrove al suo Emilio: «Io faccio come san Paolo,
metto la carità al di sopra della fede. Penso che l'essenziale della
religione consista in pratica nel fatto che non solo occorre essere
uomini di bene, umani e caritatevoli, ma anche che chiunque sia
veramente tale creda abbastanza per essere salvato, poco importa quale
religione professi». Certo, Fratelli miei, proprio un bel commento a san
Paolo, il quale per esempio ha affermato che senza la fede è
impossibile piacere a Dio; il quale ha dichiarato che Gesù Cristo non è
diviso, che in Lui non vi è il sì ed il no, ma solamente il sì; che ha
affermato che, se per assurdo venisse un angelo ad annunziare una
dottrina diversa da quella apostolica, lo si dovrebbe anatematizzare.
San Paolo sarebbe un apostolo della tolleranza! Proprio san Paolo, che
marcia abbattendo ogni scienza orgogliosa che si eleva contro Gesù
Cristo, portando tutti gli intelletti a servire Gesù Cristo.