Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

mercoledì 18 dicembre 2013

La liturgia cattolica infedele...


 http://media.tumblr.com/0cbeb269132b51ee174df0bf447cd235/tumblr_inline_mvanzsqCx71r2ai2c.jpg
La liturgia cattolica infedele

di Belvecchio
La Chiesa cattolica ha celebrato per quasi duemila anni una liturgia che, nei contenuti come nelle forme, era meno fedele alla «verità del Vangelo»

Questo è quanto ha pubblicato, martedì 17 dicembre, il quotidiano dei vescovi, Avvenire, in un articolo intitolato: E la liturgia tornò al popolo.
L’articolo, a firma di tale Goffredo Boselli, di professione monaco, a Bose, ha voluto commemorare i cinquant’anni della Sacrosanctum Concilium, il documento sulla liturgia, sfornato per primo dal mai abbastanza esaltato Vaticano II.
Non è importante l’autore e ciò che dice, perché basta sapere che lavora a Bose per capire che di cattolico qui c’è poco o niente, è importante invece che le sue considerazioni siano state pubblicate da Avvenire, sancendo in maniera inequivocabile che esse sono condivise dai vescovi italiani.
È questo che commentiamo.

Il Boselli di Bose scrive: «il Concilio ha raggiunto un solo grande risultato: ha reso la liturgia più cristiana. Sì, la Chiesa cattolica celebra oggi una liturgia che, nei contenuti come nelle forme, è più fedele alla “verità del Vangelo”».

Se lo dice lui, e se lo condividono i vescovi, ci sarebbe da crederlo, e nel crederlo occorre segnalare che egli continua così: «Dicendo ciò non si intende minimamente pensare che prima del Vaticano II la liturgia non fosse cristiana. Dire questo sarebbe profondamente ingiusto nei confronti dei credenti che per secoli hanno celebrato la liturgia tridentina facendone la fonte della loro santificazione, ma lo sarebbe anche nei confronti dei cattolici che ancora oggi la celebrano


http://www.agerecontra.it/public/pres30/wp-content/uploads/2013/09/da-pseudoarcivescovo-cristomarxista-di-Buenos-Aires-dice-messa-conciliare-fra-i-bidoni-della-spazzatura-e-tra-faldoni-su-cause-di-prostituzione-.jpgCioè, un colpo al cerchio e un colpo alla botte: malamente assestati, però, perché la precisazione è più assurda della prima affermazione: «non si intende minimamente pensare che prima del Vaticano II la liturgia non fosse cristiana»… e infatti non l’abbiamo pensato, ma abbiamo perfettamente capito che per duemila anni “la liturgia era sicuramente meno cristiana”.
Intendiamoci, la cosa è anche possibile, perché no, ma allora ne deriva che la stessa Chiesa cattolica era meno cristiana. E questa non è una cosa da poco, soprattutto perché se la Chiesa è stata meno cristiana per duemila anni, sarà ben possibile che non lo sia stata affatto in questi ultimi cinquant’anni e che tuttora persista nel non esserlo.
Perché le profonde riflessioni di un qualunque “bosiano” sarebbero corrette, tali da meritare la condivisione dei vescovi italiani, e non sarebbero altrettanto corrette le riflessioni fatte qui da noi che siamo altrettanti uomini qualunque, sia pure non affetti dal morbo di Bose?

martedì 17 dicembre 2013

"Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore".

 Sul giornale degli apostati "Vescovi" Conciliari è apparso l'elogio del "Novus Orror Missae", come commentare la falsa liturgia Cattolica inventata da sana pianta da massoni protestantizzati con una vena ebraicizzante proveniente dagli stessi massoni che con faccia tosta, grazie a dei venduti che li hanno fatti entrare dentro la Chiesa, sedevano dentro i Conclavi che hanno eletto degli autentici eretici che a loro volta si sono fatti e si fanno definire "Pontefici" della nuova Chiesa Conciliare che di cattolico non possiede neanche l'ombra? A noi ci sembra giusto, a commento delle cialtronerie del giornale spazzatura L'Avvenire, ripostare il fenomenale intervento di Monsignor Celada che tempo addietro si rivolse proprio a coloro che avevano creato l'aborto modernista del Novus Orror Missae:
Agli assassini della liturgia, di Monsignor Domenico Celada

http://3.bp.blogspot.com/-aVsWT6F5ClI/UfU7xCix3XI/AAAAAAAABdo/JmXozQx35wk/s640/003830393-a4f812f8-327f-43b0-b866-cc524f1cdfb7.jpg
Durante e dopo il Concilio Vaticano II, la prima resistenza cattolica al Modernismo si organizzò – come era ovvio - a Roma. Tra le più autorevoli voci pubbliche si segnalò il mensile “Vigilia Romana”, fondato nel 1969, che ospitava articoli dei capi storici del “sedevacantismo”, come Padre Joaquin Saenz y Arriaga, Padre Guerard des Lauries (teologo domenicano professore all’Università lateranense di Roma, elaborò la “Tesi di Cassiciacum” per spiegare la crisi nella Chiesa e fu tra i fondatori dell’Istituto Mater Boni Consilii), Padre Nöel Barbara, l’Abbè Louis Coache. Collaborarono alla rivista altri famosi ecclesiastici come Don Giuseppe Pace, Padre Antonio Coccia, Monsignor Francesco Spadafora, Padre Cinelli, Padre Cornelio Fabro. Una delle firme più combattive fu quella del liturgista Monsignor Domenico Celada, che grazie all’interessamento di Cristina Campo collaborò anche alla preparazione del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae”, scritto da Padre Guerard des Lauries e firmato dai cardinali Ottaviani e Bacci nel Giugno 1969. Pubblichiamo un veemente articolo di Mons. Celada sulla riforma liturgica, apparso su “Vigilia Romana” nel Novembre 1971 (Anno III, N. 11), che illustra lo spirito che animava in quegli anni la resistenza cattolica anti-modernista. Con l’inizio del nuovo anno ci auguriamo che tutti gli oppositori al Concilio Vaticano II sappiano ritrovare questo spirito autenticamente “refrattario”.

E’ da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce. Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore.
Il vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno. Dopo quel famoso convegno di “liturgia pastorale”, sul quale erano cadute come una spada le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica Assisi schiumando rabbia e veleno.
Ora ci siete riusciti. Per adesso, almeno. Avete creato il vostro “capolavoro”: la nuova liturgia. Che questa non sia opera di Dio è dimostrato innanzitutto (prescindendo dalle implicazioni dogmatiche) da un fatto molto semplice: è di una bruttezza spaventosa. E’ il culto dell’ambiguità e dell’equivoco, non di rado il culto dell’indecenza. Basterebbe questo per capire che il vostro “capolavoro” non proviene da Dio, fonte d’ogni bellezza, ma dall’antico sfregiatore delle opere di Dio.

lunedì 16 dicembre 2013

"O santa Chiesa Romana, nostra roccaforte, eccoci raccolti entro le tue mura, attorno alla tomba di quel pescatore le cui ceneri ti proteggono sulla terra, mentre la sua immutabile dottrina ti illumina dall'alto del cielo".

 

O santa Chiesa Romana, nostra roccaforte, eccoci raccolti entro le tue mura, attorno alla tomba di quel pescatore le cui ceneri ti proteggono sulla terra, mentre la sua immutabile dottrina ti illumina dall'alto del cielo. Ma se tu sei forte, è per il Signore che sta per venire. Egli è il tuo baluardo, poiché è lui che abbraccia tutti i tuoi figli nella sua misericordia; egli è la tua fortezza invincibile poiché per lui le potenze dell'inferno non prevarranno contro di te. Apri le tue porte, affinché tutti i popoli facciano ressa nella tua cinta: poiché tu sei la maestra della santità, la custode della verità. Possa l'antico errore che si oppone alla fede cessare presto, e la pace stendersi su tutto il gregge! O santa Chiesa Romana, tu hai riposto per sempre la tua speranza nel Signore; ed egli a sua volta, fedele alla promessa, ha umiliato davanti a te le alture superbe, le roccaforti dell'orgoglio. Dove sono i Cesari, che credettero di averti annegata nel tuo stesso sangue? Dove sono gli Imperatori che vollero attentare all'inviolabile verginità della tua fede? Dove i settari che ogni secolo, per così dire, ha visto accanirsi l'uno dopo l'altro intorno agli articoli della tua dottrina? Dove sono i prìncipi ingrati che tentarono di asservirti dopo che tu stessa li avevi innalzati? Dov'è l'Impero della Mezzaluna che tante volte ruggì contro di te, allorché, disarmata, ricacciavi lontano l'orgoglio delle sue conquiste? Dove sono i Riformatori che pretesero di costituire un Cristianesimo senza di te? Dove sono quei sofisti moderni, ai cui occhi non eri più che un fantasma impotente e tarlato? Dove saranno, fra un secolo, quei re tiranni della Chiesa, quei popoli che cercano la libertà fuori della verità?


Saranno passati con il rumore del torrente; e tu invece sarai sempre calma, sempre giovane, sempre senza rughe, o santa Chiesa Romana, assisa sulla pietra inamovibile. Il tuo cammino attraverso tanti secoli, sotto il sole che fuori di te illumina sole le variazioni dell'umanità. Donde ti viene questa solidità, se non da colui che è la Verità e la Giustizia? Gloria a lui in te! Ogni anno, egli ti visita; ogni anno, ti reca nuovi doni, per aiutarti a compiere il pellegrinaggio, e sino alla fine dei secoli, verrà sempre a visitarti, a rinnovarti, non solo mediante la potenza di quello sguardo con il quale rinnova Pietro, ma riempiendoti di se stesso, come riempì la Vergine gloriosa; l'oggetto del tuo più tenero amore, dopo quello che porti allo Sposo. Noi preghiamo con te, o Madre nostra, e diciamo: Vieni, Signore Gesù! Il tuo nome e il tuo ricordo sono il desiderio delle anime nostre; esse ti desiderano durante la notte, e i nostri intimi sospiri ti cercano.

(Prosper Gueranger - meditazione per la terza settimana d'Avvento)

sabato 14 dicembre 2013

Don Rioult - II...

Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  14 dicembre 2013
Questi commenti sono reperibili tramite il seguente accesso controllato:
http://www.dinoscopus.org/italiano/italianiprincipale.html
 
 
--------------
Don Rioult - II

Cito Don Olivier Rioult, dalla sua intervista a Parigi del 6 ottobre (cfr. EC 333), per un’altra questione, molto controversa all’interno dell’odierna Resistenza Cattolica – la questione dell’organizzazione. A Don Rioult è stato chiesto se pensava che fosse possibile istituire una nuova organizzazione a livello mondiale, o se invece optava per una sorta di libera associazione, come quella che raggruppa i sedevacantistida un certo numero di anni.Ed ecco la sua risposta, questa volta con le sue stesse parole:-

“È possibile che nei prossimi mesi io possa creare un’associazione in senso lato, fondata sull’amicizia con gli altri cattolici della Resistenza, che guardino o meno all’opinione sedevacantista, perché per me si tratta di una opinione. Ma adesso le cose non sono ancora mature per una tale associazione. In ogni caso, tutto ciò che è cattolico è nostro. Dunque, tutti i cattolici che sono pronti ad operare come cattolici e a resistere al modernismo che regna nella Chiesa, ebbene, noi lavoreremo con loro. Dunque, sì ad un’associazione in senso lato che condivida lo stesso bene comune: la Fede e il culto della Chiesa cattolica, la difesa della Fede. È questo stesso bene comune che può creare un’amicizia tra tutti i nostri gruppi.

“Io credo che più andiamo verso la fine dei tempi, più il cattolico sarà di fatto un anarchico; non di diritto, ma di fatto. Voglio dire che dovrà essere contro tutti i poteri esistenti, perché tutti i poteri saranno stati neutralizzati, minati o sovvertiti e opereranno contro l’ordine naturale. Dunque, di fatto, il cattolico dovrà resistere a tutte le autorità, nella Chiesa o nello Stato... perché queste saranno tutte deviate sotto l’influenza massonica..., in ogni caso al servizio del Principe di questo mondo. Penso dunque che sarà molto difficile creare ulteriori strutture mondiali. Il Padre Roger Calmel, domenicano francese, aveva una chiara visione delle cose. Già nel 1970 diceva che i capi naturali locali dovranno far brillare il loro ministero là dove sono, con dei semplici legami d’amicizia con gli altri capi locali dei diversi posti.

“Nel 1970, nella rivista francese “Itinéraires” (n° 149), egli scrisse:

Se Padre Calmel scrisse questo nel 1970, relativamente alle circostanze del 1970, si potrebbe fare l’obiezione che egli guardasse troppo avanti, o che Mons. Lefebvre, organizzando la Fraternità San Pio X, abbia dimostrato cos’era ancora possibile fare nel 1970. Ma io credo che Padre Calmel avesse ragione nel lungo periodo. Guardando a cosa è accaduto nelle Fraternità l’anno scorso, si potrebbe dire che essa era destinata a ad arenarsi sulla sabbia. Come Papa San Pio X, Mons. Lefebvre condusse una meravigliosa azione di retroguardia, ma si può vedere quanto poco egli potesse realizzare, partito 70 anni dopo il Papa, e noi oggi ci troviamo a 40 anni dopo Monsignore. In un mondo in marcia verso la sua rovina, la realizzazione della profezia di Padre Calmel non poteva essere ritardata indefinitamente.

Cari lettori, se vogliamo non abbandonare Nostro Signore, non abbiamo scelta, dobbiamo cingere i nostri lombi. A mio parere, Padre Calmel e Don Rioult hanno ragione.

Madre di Dio, Ausilio dei Cristiani, aiutaci!

 Kyrie eleison.

giovedì 12 dicembre 2013

ALLA COMBRICCOLA MODERNISTA, CHE OCCUPA ABUSIVAMENTE LA CHIESA CATTOLICA... "ANATEMA SIT".

http://2.bp.blogspot.com/-mp3hkSTvIKo/UUQ_C2o4FjI/AAAAAAAAB64/r8ssmo1oRBw/s1600/Benedetto+XV.jpgVi sono oggi pure, e non sono scarsi, coloro i quali, come dice l'Apostolo: "Stimolati nell'orecchio, e non sostenuti da una sana dottrina, ammucchiano le parole dei maestri secondo i propri desideri e dalle verità si sviano e si lasciano convertire dalle parole" (II Tim. IV, 3, 4). Infatti tronfi ed imbaldanziti per il grande concetto che hanno dell'umano pensiero, il quale in verità ha raggiunto, la Dio mercè, incredibili progressi nello studio della natura, alcuni, confidando nel proprio giudizio in ispregio dell'autorità della Chiesa, giunsero a tal punto di temerità che non esitarono a voler misurare colla loro intelligenza perfino le profondità dei divini misteri e tutte le verità rivelate, e a volerle adattare al gusto dei nostri tempi. Sorsero di conseguenza i mostruosi errori del Modernismo, che il Nostro Predecessore giustamente dichiarò "sintesi di tutte le eresie" condannandolo solennemente. Tale condanna, o Venerabili Fratelli, noi qui rinnoviamo in tutta la sua estensione; e poiché un così pestifero contagio non è stato ancora del tutto sradicato, ma, sebbene latente, serpeggia tuttora qua e là, Noi esortiamo che guardisi ognuno con cura dal pericolo di contagio; che ben potrebbe ripetersi di tale peste ciò che di altra cosa disse Giobbe: "È fuoco che divora. fino alla perdizione e che sradica tutti i germi" (Job. XXXI, 12). Né soltanto desideriamo che i cattolici rifuggano dagli errori dei Modernisti, ma anche dalle tendenze dei medesimi, e dal cosiddetto spirito modernistico; dal quale chi rimane infetto, subito respinge con nausea tutto ciò che sappia di antico, e si fa avido e cercatore di novità in ogni singola cosa, nel modo di parlare delle cose divine, nella celebrazione del sacro culto, nelle istituzioni cattoliche e perfino nell'esercizio privato della pietà. Vogliamo dunque che rimanga intatta la nota antica legge: "Nulla si rinnova, se non ciò che è stato tramandato"; la quale legge, mentre da una parte deve inviolabilmente osservarsi nelle cose di Fede, deve dall'altra servire di norma anche in tutto ciò che va soggetto a mutamento; benché anche in questo valga generalmente la regola: "Non nova, sed noviter".


[Brano tratto dall'enciclica “Ad Beatissimi Apostolorum Principis” di Benedetto XV; Papa dal 1914 al 1922].
------------- 


PAPA FRANCESCO PERSONA DELL ANNO PER TIME

Mentre il falso "Papa (né materiale, né formale) Bergoglio" riceve il premio di "uomo dell'anno", leggiamo cosa dice uno degli otto Saggi che dovrebbero riformare la Curia Romana, un Cardinale eretico patentato, nullo come chi lo ha eletto:



Can. 8. Si quis dixerit, gehennae metum, per quem ad misericordiam Dei de peccatis dolendo confugimus vel a peccando abstinemus, peccatum esse aut peccatores peiores facere: anatema sit (Concilii Trid., Sess. De iustificatione, Can. 8) / trad: Se qualcuno afferma che il timore dell’inferno, per il quale, dolendoci dei peccati, ci rifugiamo nella misericordia di Dio o ci asteniamo dal male, è peccato e rende peggiori i peccatori: sia anatema.


Un Mea Culpa per l'Inferno?


 

Il cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, un mese fa ha tenuto a Erding, in Baviera una conferenza in tema di Resurrezione. Secondo una relazione apparsa sul web la Chiesa  dovrebbe ‘fare ammenda’ per le immagini spaventose del Purgatorio e dell'Inferno avallate nel corso dei secoli.

Marco Tosatti

  

Quando ho letto la notizia, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: “se lo piglia Dante Alighieri…”. E la seconda è stato un pensiero di affettuosa solidarietà per papa Francesco; del genere (molto campano) “ma cchi tte se’ pijato…”, o meglio: chi ti hanno consigliato di infilare nel Consiglio degli otto cardinali incaricati di riformare Curia e Chiesa. 

Il cardinale arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, un mese fa ha tenuto a Erding, in Baviera una conferenza in tema di Resurrezione. Abbiamo trovato una relazione della conferenza agli indirizzi che mettiamo in calce; relazione che ci sembra non molto favorevole al porporato, ma che non pensiamo sia stata inventata.  

In buona sostanza il cardinale a proposito della risurrezione, scrivono gli estensori della relazione “Il cardinale considera che Dio ci da l'assicurazione, che con il suo aiuto ci trasformerà e porterà a compimento, ma ‘senza il dito alzato a monito e senza un inferno con torture, carcere e graticola’. La Chiesa, secondo lui, con immagini quali il purgatorio e il paradiso, ha provocato timore della morte. E non solo: la chiesa dovrebbe ‘fare ammenda’ per queste immagini spaventose, che secondo il cardinale Marx sono chiaramente l'invenzione di cristiani empi. Precisamente il cardinale ha detto : ‘E per questo dobbiamo pentirci’. E ci si chiede, in che mondo il cardinale viva. Dopo mezzo secolo sotto il segno dell'abolizione dell'inferno, il problema non è la credenza che vi sia un inferno, ma bensì che anche molti cristiani non credono più all'esistenza dell'inferno e del purgatorio”. 

La Chiesa dovrebbe “abolire completamente la paura”, e le immagini del “dopo” devono essere “immagini di fiducia, speranza, immagini che ci aiutino ad andare avanti, anche se non possono darci una risposta definitiva”. E’ una visione consolante dell’al di là, ma noi abbiamo ancora negli occhi e nelle orecchie l’immagine e la voce di Giovanni Paolo II nella Valle dei Templi di Agrigento, “Mafiosi convertitevi, una volta verrà il Giudizio di Dio!”. E il catechismo recita: “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell'inferno, “il fuoco eterno”. E se non ricordo male, anche nel Vangelo, nelle parole di Gesù, i dannati non sembrano destinati a una vacanza..  

 

OGNI COMMENTO SU QUESTO IMPOSTORE E' SUPERFLUO...

lunedì 9 dicembre 2013

IN PRIVATO SI STIGMARIZZA L'ACCORDISTA FELLAY IN PUBBLICO LO SI APPOGGIA. TUTTO QUESTO E' AVERE UN COMPORTAMENTO CON UNA DOPPIA FACCIA CHE NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON UNA RETTA FEDE CATTOLICA...


Ringraziamo della traduzione un nostro carissimo amico...
---------------------

Lettera aperta al Distretto di Francia

di Don Olivier Rioult

http://www.unavox.it/NuoveImmagini/Resistenza_cattolica/Don_Rioult_conferenza_6-13_picc.jpg

Cari confratelli,

Poiché il Bollettino della Fraternità San Pio X (n° 251), del luglio 2013, mi ha esplicitamente nominato, vi chiedo pochi minuti di attenzione per ascoltare il mio “diritto di replica”.

Innanzi tutto, vi chiedo di non dare alcun credito all’affermazione di Don Thouvenot che pretende che noi avremmo cercato di “far esplodere la Fraternità”.
Io devo tutto alla Fraternità e vi sono anche legato per testamento. Il nostro scopo era l’oggetto stesso dell’azione di grazia di Mons. Fellay, a Kansas City, dell’ottobre 2013: essere «preservati da ogni sorta di accordo”, poiché questo sarebbe stato una grande «disgrazia».

I desiderii…

Don de Cacqueray afferma che «sarebbe veramente paradossale e opera diabolica voler lasciare la Fraternità nel momento in cui viene presentata una tale Dichiarazione [27 giugno 2013]. È sotto la guida del nostro Superiore generale e non dei franchi tiratori, che dobbiamo continuare a condurre la battaglia per la Fede».
Ma Don de Cacqueray ha dovuto scrivervi tre pagine per rassicurarvi su questa Dichiarazione, quando invece non fu necessario alcun commento su quella del 21 novembre 1974.

«Continuare a condurre la battaglia per la Fede sotto la guida del nostro Superiore generale». E sia! Ma a partire dal 2002, dove sono i comunicati della Casa Generalizia che condannano ufficialmente Roma? Peggio, ci sono stati dei comunicati che hanno perfino favorito le menzogne romane. Mons. Tissier, nell’editoriale de Le Sel de la Terre (n° 85, estate 2013), parla di «menzogne ed equivoci» a proposito del motu proprio di Benedetto XVI sulla Messa e della remissione delle scomuniche. E così che ne parla Mons. Fellay? Perché Don Nély, in privato, sconsiglia ai confratelli la lettura di questo articolo di Mons. Tissier, descrivendolo come cattivo o senza interesse?

Don de Cacqueray ci dice di combattere «con intelligenza e prudenza, con spirito soprannaturale e nell’ubbidienza ai nostri Superiori». E sia! Ma perché ritornando da Menzingen con il Cor Unum n° 104, ha affermato che «un accordo era ineluttabile» e che egli non era «più in grado di esigere l’obbedienza dei suoi subalterni nei confronti di Mons. Fellay»?

Don de Cacqueray, in privato, ha fortemente criticato le deviazioni della Casa Generalizia. Lo ha fatto a giusto titolo, con coraggio ed intelligenza, ma che ne è di questo pubblicamente?

Due affermazioni che deformano la realtà

a) L. A. B. [Lettres aux amis et bienfaiteurs] n° 80: Don de Cacqueray esprime a Mons. Fellay la sua «riconoscenza per il rifiuto coraggioso che ha rivolto al Papa».
b) Bollettino n° 251: Don de Cacqueray scrive: «il nostro Superiore generale ci comunica adesso quest’altra Dichiarazione. Lo ringraziamo vivamente.» Ma in privato, Don de Cacqueray ha detto ad un confratello, l’11 giugno 2013, che la dichiarazione del 15 aprile 2012, sebbene ritirata, era stata ampliata con la pubblicazione di Cor Unum 104 e con la lettera a Benedetto XVI del 17 giugno… Ma fino a luglio 2012, Don de Cacqueray aveva giustamente posto il vero problema: «Dal momento che non si è stati capaci di rispettare le decisioni del Capitolo del 2006, perché si dovrebbe essere in grado di rispettare domani gli impegni assunti oggi?».
I ringraziamenti sono dunque improprii fintanto che le ingiustizie non siano state riparate e gli errori chiaramente rigettati.

Forse che vi scandalizzerete di queste richieste? Eppure esse sono un classico nella storia ecclesiastica. Negli Atti di Cartagine, il diacono Paolino, a proposito di un chierico fautore di errori, dichiara: «Delle due, l’una: o neghi di aver insegnato questo o lo condanni!

E allora la realtà, sfortunatamente, non è quella descritta ufficialmente da Don de Cacqueray.
La realtà che è Mons. Fellay è stato PARZIALE, trascurando il bilancio di Mons. Lefebvre (1988-1991), DISOBBEDIENTE al Capitolo del 2006,  IMPRUDENTE disprezzando gli avvertimenti dei vescovi e INFEDELE approntando una dichiarazione empia (15 aprile 2012).
Di più, il Superiore generale ha tenuto un comportamento disonesto, praticando la menzogna, la manipolazione dei testi… Senza dimenticare i peccati d’omissione e le contraddizioni evidenti nascoste sotto il falso pretesto di «saper leggere fra le righe»…

Nell’aprile 2012, Don de Cacqueray affermava che la dichiarazione di Mons. Fellay era «scandalosa, che minava l’onore della Fraternità e che egli si sarebbe adoperato per ottenerne il rigetto solenne in occasione del Capitolo». Il 15 giugno 2012, Mons. de Galarreta confidava ad un confratello: «Mons. Fellay capirà che non può continuare, poiché ha deluso coloro che si aspettavano un accordo, e gli altri gli diranno: tutto questo, per questo!». Dopo il Capitolo, Don de Cacqueray constatava che: «la condizione del 2006 è stata completamente abbandonata.» E nel maggio 2013, Mons. Tissier de Mallerais dichiarava che il contenuto di Cor Unum n° 104 era «troppo deplorevole per poter essere commentato, troppo chiaramente insoddisfacente per essere approvato, troppo scioccante per non arrecare vergogna a chi di dovere

In conclusione, non c’è stata alcuna «ritrattazione solenne», ma un abbandono delle nostre posizioni, con un Superiore che «ha continuato a mantenere» un comportamento ufficialedeplorevole”, “insoddisfacente”, “scioccante” e “vergognoso”!

Il nostro bene comune

Cosa aspettano questi confratelli per trarre le conseguenze di questi fatti? Hanno saputo scrivere i numeri, ma non osano fare l’addizione.
Bisogna attendere che Mons. Fellay concelebri la Messa di Paolo VI con una chitarra, perché decidano di agire pubblicamente?
Invece di tenere una posizione efficace, essi hanno pensato che ciò che sarebbe salutare è impossibile, dimenticando che i limiti del possibile si amplierebbero se solo avessero l’ardire di esprimere ad alta voce ciò che pensano. Il demonio parla loro di unione per bloccarli ed essi dimenticano allora che non c’è unione feconda se non quella che si fonda su dei principii certi, e che diversamente il termine “unione” serve solo a coprire un malinteso col quale i più onesti vengono ingannati dai più furbi.

domenica 8 dicembre 2013

8 dicembre: "IN CONCEPTIÓNE IMMACULATA BEATÆ MARIÆ VÍRGINIS"...

« Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua. (Proverbi 8,24)»


« [...] declaramus, pronuntiamus et definimus, doctrinam quae tenet beatissimam Virginem Mariam in primo instanti suae conceptionis fuisse singulari omnipotentis Dei gratia et privilegio, intuitu meritorum Christi Iesu Salvatoris humani generis, ab omni originalis culpae labe praeservatam immunem, esse a Deo revelatam atque idcirco ab omnibus fidelibus firmiter constanterque credendam. »    

« [...] dichiariamo, affermiamo e definiamo la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli. »

http://www.santiebeati.it/immagini/Original/26100/26100D.JPG 

MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO
 
 S. MESSA CON GLÓRIA

ORÁTIO

Deus, qui per Immaculátam Vírginis Conceptiónem dignum Fílio tuo habitáculum preparásti: quǽsumus: ut, qui ex morte eiúsdem Fílii tui prævísa, eam ab omni labe præservásti, nos quoque mundos eius intercessióne ad te perveníre concédas. Per eúmdem Dóminum nostrum Iesum Christum Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.

O Dio, che mediante l’Immacolata Concezione della Vergine preparasti al Figlio tuo una degna dimora: Ti preghiamo: come, in previsione della morte del tuo stesso Figlio, preservasti lei da ogni macchia, cosí concedi anche a noi, per sua intercessione, di giungere a Te purificati. Per lo stesso Signore nostro Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.   

EPISTOLA


Léctio libri Sapiéntiæ, Prov. 8, 22-35  

Dóminus possédit me in inítio viárum suárum, ántequam quidquam fáceret a princípio. Ab ætérno ordináta sum, et ex antíquis, ántequam terra fíeret. Nondum erant abyssi, et ego iam concépta eram: necdum fontes aquárum erúperant: necdum montes gravi mole constíterant: ante colles ego parturiébar: adhuc terram non fécerat, et flúmina et cárdines orbis terræ. Quando præparábat coelos, áderam: quando certa lege et gyro vallábat abyssos: quando ǽthera firmábat sursum, et librábat fontes aquárum: quando circúmdabat mari términum suum, et legem ponébat aquis, ne transírent fines suos: quando appendébat fundaménta terræ. Cum eo eram cuncta compónens et delectábar per síngulos dies, ludens coram eo omni témpore: ludens in orbe terrárum: et delíciæ meæ esse cum fíliis hóminum. Nunc ergo, fílii, audíte me: Beáti qui custódiunt vias meas. Audíte disciplínam, et estóte sapiéntes, et nolíte abiícere eam. Beátus homo, qui áudit me, et qui vígilat ad fores meas quotídie, et obsérvat ad postes óstii mei. Qui me invénerit, invéniet vitam, et háuriet salútem a Dómino.

M. - Deo grátias.


Il Signore mi ha creato all'inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin d'allora. Dall'eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra. Quando non esistevano gli abissi, io fui generata; quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua; prima che fossero fissate le basi dei monti, prima delle colline, io sono stata generata. Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi, né le prime zolle del mondo; quando egli fissava i cieli, io ero là; quando tracciava un cerchio sull'abisso; quando condensava le nubi in alto, quando fissava le sorgenti dell'abisso; quando stabiliva al mare i suoi limiti, sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia; quando disponeva le fondamenta della terra, allora io ero con lui come architetto ed ero la sua delizia ogni giorno, dilettandomi davanti a lui in ogni istante; dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell'uomo. Ora, figli, ascoltatemi: beati quelli che seguono le mie vie! Ascoltate l'esortazione e siate saggi, non trascuratela! Beato l'uomo che mi ascolta, vegliando ogni giorno alle mie porte,  per custodire attentamente la soglia. Infatti, chi trova me trova la vita, e ottiene favore dal Signore.

M. - Deo grátias.

GRADUALE  


Iudith 13, 23 - Benedícta es tu, Virgo Maria, a Dómino Deo excélso, præ ómnibus muliéribus super terram. Iudith 15, 10 - Tu glória Ierúsalem, tu lætítia Israël, tu honorificéntia pópuli nostri.

Giuditta 13, 23 - Benedetta sei tu, o Vergine Maria, dal Signore Iddio Altissimo, piú che tutte le donne della terra. Giuditta 15, 10 - Tu sei la gloria di Gerusalemme, tu l’allegrezza di Isræle, tu l’onore del nostro popolo.

ALLELÚIA

Allelúia, allelúia.

Cant. 4, 7 - Tota pulchra es, Maria: et mácula originális non est in te. Allelúia.

Cantico 4, 7 - Sei tutta bella, o Maria: e in te non v’è macchia originale. Allelúia.

EVANGÉLIUM

Sequéntia S. Evangélii secundum Lucam, 1, 26-28

In illo témpore: Missus est Ángelus Gábriel a Deo in civitátem Galilǽæ, cui nomen Názareth, ad Vírginem desponsátam viro, cui nomen erat Ióseph, de domo David, et nomen Vírginis Maria. Et ingréssus Ángelus ad eam dixit: Ave, grátia plena: Dóminus tecum: Benedícta tu in muliéribus.

M. - Laus tibi Christe.

In quel tempo nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te".

M. - Laus tibi Christe. 
--------------

venerdì 6 dicembre 2013

Don Rioult - I...

Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X


  30 novembre 2013
 
Questi commenti sono reperibili tramite il seguente accesso controllato:
http://www.dinoscopus.org/italiano/italianiprincipale.html

Don Rioult - I

Perché non c’è stata una sollevazione tra i sacerdoti della Fraternità San Pio X, quando la perdita di aderenza alla dottrina cattolica dei loro capi e il conseguente tradimento dell’opera di Mons. Lefebvre, divennero assolutamente chiari a partire dal marzo dell’anno scorso? Don Olivier Rioult, capofila della “Resistenza” in Francia, ha elencato il mese scorso diverse buone ragioni, in un’intervista accessibile in francese sul sito pelagiusasturiensis.wordpress.com. Il seguente sommario è liberamente adattato dal testo originale: -

Innanzi tutto, il peccato d’origine: Una volta che la battaglia originaria per la Tradizione, degli anni ’70 e ’80, riuscì a garantire la sopravvivenza dell’essenziale della Fede, i tradizionalisti si adagiarono sugli allori godendo dei loro ambiti accoglienti e stabilendo una confortevole routine che oggi sono riluttanti ad abbandonare. Hanno perso lo spirito di lotta per la Fede.

In secondo luogo, quella particolare forma di peccato d’origine che è il liberalismo: Negli ultimi dieci anni i capi della Fraternità hanno condotto all’indebolimento della lotta contro il liberalismo, gli errori e l’immodestia. Ma cessare di nuotare controcorrente significa lasciarsi portare alla deriva, e un certo numero di sacerdoti della FSSPX – non tutti – sono cresciuti più deboli nelle loro convinzioni e nella loro predicazione.

In terzo luogo, l’attivismo: Alcuni colleghi hanno anche permesso che fossero distolti dai loro impegni sacerdotali, con la perdita del tempo o della propensione alla lettura o allo studio. Trasformatisi in meri amministratori e comunicatori, hanno indebolito le loro convinzioni e la loro predicazione.

In quarto luogo, l’inganno di Mons. Fellay: Per anni, la sua doppiezza di linguaggio ha ingannato tutti, tranne una piccola minoranza di persone lungimiranti che non potevano assolutamente essere ascoltate. Solo l’anno scorso egli ha gettato la maschera col “Cor Unum” di marzo e con la sua risposta del 14 aprile ai tre vescovi. Egli aveva addormentato la grande maggioranza dei tradizionalisti (come adesso sta facendo di nuovo).

In quinto luogo, la paura dell’ignoto: quando tutto intorno il mondo sta impazzendo e si trova un angolo dove c’è sanità mentale, e quando anche quest’angolo incomincia a impazzire, è necessaria una forza di carattere straordinaria per affrontare la realtà e non lasciarsi irretire da un’illusione o da un’altra, e le illusioni abbondano oggi! Ecco allora che molti sacerdoti si rendono conto che stanno vivendo un dramma che li chiama a decisioni crocifiggenti, ma essi mancano della forza necessaria per lanciarsi nell’ignoto.

In ultimo, ma non minimo, i cattivi capi: Ovviamente, nella Fraternità vi sono sempre stati dei liberali, come nella Chiesa ufficiale, ma fintanto che i capi tengono duro, essi possono essere tenuti a bada. Ora, quando all’interno della Chiesa, Giovanni XXIII e Paolo VI favorirono il liberalismo, il risultato fu un maremoto. Così, adesso che i capi della FSSPX sono diventati liberali, il liberalismo si sta diffondendo nella Fraternità come non sarebbe stato possibile sotto dei buoni capi, dei veri capi.

Le ragioni addotte da Don Rioult sono tutte vere, ma nessuna di esse è più forte di quella Fede che è “la nostra vittoria sul mondo” (I Gv. V, 4). Anzi, si potrebbe dire che tutte queste ragioni discendono dalla mancanza nei sacerdoti di una Fede sufficientemente forte, perché essi vivono in un mondo nel quale la presa della Verità sulle anime viventi è diminuita, e se la Verità non è vera, come può essere vera la fede?

Allora, qual è il modo più semplice per rafforzare la propria presa sulla Verità, com’è assolutamente necessario fare nelle attuali folli circostanze? A mio parere:-

“Vegliare e pregare, vegliare e pregare,
Ogni giorno quindici Misteri”.

Kyrie eleison.

mercoledì 4 dicembre 2013

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 28°)...

Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany. 
«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
 
 http://www.seldelaterre.fr/I-Grande-12040-le-liberalisme-est-un-peche-nouvelle-edition.net.jpg
---------------- 
Cap. 28
Vi sono o possono esservi nella Chiesa ministri di Dio intaccati dall'orribile contagio del liberalismo ?

Disgraziatamente non è affatto raro che degli ecclesiastici subiscano il contagio del liberalismo, e l'errore liberale  realizzi un gran profitto da questo fatto. La singolare teologia di certe persone converte in argomenti di gran peso l'opinione con gli atti di tale o tal altro ecclesiastico; non è abbiamo fatto spesso la triste esperienza nella cattolica Spagna.
Conviene dunque trattare anche questo soggetto con tutti i riguardi che richiede e di porre con sincerità la seguente domanda:
 possono esservi ministri della Chiesa intaccati dal liberalismo ?
Si, amico lettore, ahimè sì !
Si possono disgraziatamente incontrare ministri della Chiesa che sono liberali esaltati, liberali moderati o intaccati di liberalismo, esattamente come i laici.
Il ministro di Dio non è esentato dal miserabile tributo da pagare alle umane debolezze, e, di conseguenza, egli l'ha pagato spesso all'errore contro la Santa Fede.

Cosa vi è di straordinario in ciò se dobbiamo constatare che nella Chiesa a malapena una sola eresia  si sia levata e propagata senza l'assistenza e conforto di un ecclesiastico ?
E ancor più, è storicamente certo che in nessun secolo le eresie abbiano potuto avere qualche successo né svilupparsi, se dall'inizio che esse non abbiano potuto avere dei preti al loro servizio.
Il prete apostata è il primo fattore che ricerca il diavolo per realizzare la sua opera di ribellione. Egli ha bisogno di presentarla agli sguardi delle persone con qualche apparenza di autorità; ora, niente gli è tanto utile sotto questo aspetto quanto il contrassegno di un ministro della Chiesa. E siccome disgraziatamente si trovano sempre, in questa santa Chiesa, degli ecclesiastici corrotti nei loro costumi, corruzione attraverso cui l'eresia  quasi sempre progredisce, o ben accecati dall'orgoglio.
Essendo anche ciò causa molto frequente dell'errore, ne risulta che lo Spirito malvagio, sotto tutte le sue forme e in tutte le sue manifestazioni, ha avuto in ogni tempo a sua disposizione degli apostoli e dei fautori in mezzo al clero.
Giuda iscariota, che cominciò, durante il suo apostolato, col mormorare e seminare dei sospetti contro il suo Divino Maestro e che fini per venderlo ai suoi nemici, è il primo tipo del prete apostata seminatore di zizzania in mezzo ai suoi fratelli.

Ora, tenetelo bene a mente, Giuda fu uno dei 12 primi preti ordinati dallo stesso Salvatore.

martedì 3 dicembre 2013

"Dopo una tale scandalosa raffica di eresie (letteralmente «eruzione eretica» o «sfogo eretico» - orig. «heretical outburst») nessun Cattolico può più avere fede in questo signor Bergoglio come fosse il supremo Pastore delle loro anime".

Siamo contenti di questa presa di posizione, ma ci chiediamo il perchè, secondo don Kramer, i precedenti "pontefici" conciliari sarebbero legittimi quando ripetutamente in discorsi, in scritti ed in atti hanno promulgato le stesse eresie di Bergoglio, quindi la conclusione dovrebbe essere la medesima che il sacerdote ha concluso riguardo all'evidente eretico Bergoglio. Secondo, se ha delle fonti sul caso dell'abdicante modernista Ratzinger le renda note  affinchè la situazione sia più chiara per tutti...

Fonte: Radio Spada...

kramer2

Radio Spada recentemente ha intercettato e diffuso in esclusiva per l'Italia la considerazione di Sede Vacante pubblicata su Facebook e Twitter dal Rev. Paul Kramer, esperto di Fatima e autore del testo «La battaglia finale del Diavolo».  Secondo padre Kramer la Sede sarebbe in realtà usurpata da Bergoglio e la certezza di ciò - dice - viene dal fatto che nella «Evangelii Gaudium», al n° 247, Bergoglio avrebbe fatto «esplicita professione di eresia, direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio III e del Concilio Ecumenico di Firenze, e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV in Ex Quo Primum, che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze, in cui l'alleanza Mosaica è stata “revocata” ed “abrogata”».
Raffronto: «Evengelii Gaudium» n. 247: «Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata». Concilio di Firenze: «La sacrosanta Chiesa Romana … crede, professa ed insegna fermamente che la materia riguardante l’Antico Testamento, la Legge Mosaica, che si divide in cerimonie, riti sacri, sacrifici e sacramenti, poiché essi vennero stabiliti per significare qualcosa di non ancora avvenuto, anche se furono propri del culto divino di quel tempo, dopo la venuta di Nostro Signore, essi hanno CESSATO la loro funzione, e hanno avuto inizio i sacramenti del Nuovo Testamento». (D.S. 1348) ecc ...

BREVE INTRODUZIONE

Secondo lo scrittore di apologetica Carlo Di Pietro, uno degli editor di Radio Spada, la frattura dottrinale rilevata da padre Kramer in realtà sarebbe già presente in altri documenti di Magistero universale e ordinario a partire dal Concilio Vaticano II, come faceva presente anni fa già mons. de Casto Mayer in una lettera inviata a Paolo VI, ma anche recentemente mons. Brunero Gherardini, mons. Michel Guérard des Lauriers e tanti altri; il riferimento è alla «Nostra Aetate» del 28 ottobre 1965 e ad altri documenti, ma anche al raduno probabilmente pancristiano e alla preghiera irenista di Assisi '86 ss. (cf. Mortalium Animos). Riferisce il Di Pietro che in realtà «Nostra Aetate» si presenta come un documento «il cui insegnamento esprime la fede della Chiesa», come ribadito- dice- da Giovanni Paolo II il 12 marzo 1979 nel suo primo incontro con una delegazione di religione ebraica, dichiarazione poi confermata a Caracas il 25 gennaio 1985. Aggiunge che questo grave equivoco dottrinale si è creato sin da quando il Concilio Vaticano II ha definito «stirpe di Abramo» i contemporanei fedeli di religione ebraica, dimenticandosi della discendenza anche degli arabi per via di Ismaele, ma soprattutto- visibilmente stravolgendole- usando per insegnare universalmente alcune interpretazioni della Scrittura in maniera anti-tradizionale, quindi pare contro il dogma cattolico (cf. Provvidentissimus Deus, Satis Cognitum, Dei Filius, Professio Fidei Tridentina), poiché alla Chiesa «compete giudicare del senso genuino e dell'interpretazione delle sacre Scritture, né mai intendere e interpretare se non secondo l'unanime consenso dei padri», inoltre «mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza».

domenica 1 dicembre 2013

"San Francesco d'Assisi previde che un papa non eletto canonicamente non sarebbe stato “un vero pastore ma un distruttore”. Bergoglio perfettamente corrisponde alla descrizione".


media-400565-2

Fonte: Radio Spada...

Si legge: Il giorno 28 novembre 2013, festa di santa Caterina Labouré (Fain-lès-Moutiers, 2 maggio 1806 – Parigi, 31 dicembre 1876), il Rev. Paul Leonard Kramer ha annunciato sulla sua pagina Facebook che egli respinge l'elezione al papato di Bergoglio a causa di manifesta e notoria eresia presente nel recente documento di Magistero, l'Esortazione Apostolica «Evangelii Gaudium».

DICHIARAZIONE SU TWITTER

1457640_188051591386410_956524603_n
La dichiarazione è stata da poco rilanciata dal sito «Novus Ordo Watch», quale «Bombshell Announcement…». Padre Kramer è uno dei più importanti studiosi di Fatima e concluse la sua ricerca pubblicando il testo «La battaglia finale del Diavolo».

DICHIARAZIONE IN LINGUA INGLESE

"Pope" Francis in Evangelii Gaudium n. 247: "We hold the Jewish people in special regard because their covenant with God has never been revoked". This text is an explicit profession of heresy, directly opposed to the solemn dogmatic definition of Pope Eugenius III and the Ecumenical Council of Florence, and the doctrine taught by the supreme magisterium of Pope Benedict XIV in Ex Quo Primum, set forth repeatedly and explicitly citing the definition of Florence, to wit, that the Mosaic covenant has been "revoked" and "abrogated". I have been saying for years that when a "pope" will officially teach explicit and clear heresy flatly contradicting the infallibly defined dogma of the Catholic faith, then you will know that he is the false pope prophecied in many Church approved prophecies and Marian apparitions. St. Robert Bellarmine, St. Alohonsus Liguori, St. Antoninus and Pope Innocent III all teach that when the pope demonstrates himself to be a manifest heretic, i.e. a plainly manifested public heretic, he ceases to be pope (or, if already was a public heretic he was invalidly elected) because he is not a Catholic -- not a member of the Catholic Church. Bellarmine explains that the Roman Pontiff is the visible head of the Church, and the head is a member. One who is not a member cannot be the head, and therefore the election to the supreme pontificate of a public heretic is canonically null & void. The heresy of Bergoglio in no. 247 is such a clear cut case of manifest, public heresy, expressed in stark, unequivocal terms, that it can be said without doubt that if this proposition of no. 247 is not manifestly heretical, then nothing else can be said to be so. It is morally impossible that one who manifestly displays such clearly expressed contempt for a defined dogma of faith by plainly denying it, can be believed to validly hold the office of Roman Pontiff. St. Francis of Assisi foretold of the uncanonically elected pope who would not be "a true pastor but a destroyer". Bergoglio plainly fits the description.
529190_188051571386412_189520837_n

TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA

“Papa” Francesco in Evengelii Gaudium n. 247: “Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata”. Questo testo è una esplicita professione di eresia [cf. Nostra Aetate, n° 4, N.d.A.], direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio III e del Concilio Ecumenico di Firenze, e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV in «Ex Quo Primum», che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze, in cui l'alleanza Mosaica è stata “revocata” ed “abrogata”. Ho detto per anni che quando un “papa” ufficialmente insegnerà in modo esplicito e chiaro una eresia che chiaramente contraddice il dogma definito infallibilmente dalla fede Cattolica, allora tu saprai che egli è il falso papa profetizzato in molte profezie approvate dalla Chiesa ed apparizioni mariane [C.J.C. '17, 188, N.d.A.]. San Roberto Bellarmino, Sant'Alfonso Liguori, Sant'Antonio e Papa Innocenzo III tutti insegnano che quando un papa dimostra di essere un eretico manifesto, per esempio quando si mostra manifestamente e pubblicamente eretico, cessa di essere papa (o, se già era pubblico eretico era stato invalidamente eletto) perché egli non è Cattolico, non è un membro della Chiesa Cattolica. Bellarmino spiega che il Romano Pontefica è il capo visibile della Chiesa, e il capo è un membro. Uno che non è membro non può essere capo, e quindi l'elezione al supremo pontificato di un pubblico eretico è canonicamente nulla ed invalida. L'eresia di Bergoglio nel n. 247 è un così chiaro caso di manifesta, pubblica eresia, espressa in termini inequivocabili, che può essere detto senza dubbio che se tale proposizione n. 247 non è manifestamente eretica, allora nessun'altra cosa può essere detta tale. E' moralmente impossibile che uno che manifestamente mostra un tale disprezzo per un dogma di fede definito, chiaramente negandolo, può essere creduto come possedente validamente l'ufficio di Romano Pontefice. San Francesco d'Assisi previde che un papa non eletto canonicamente non sarebbe stato “un vero pastore ma un distruttore”. Bergoglio perfettamente corrisponde alla descrizione.

CONSIDERAZIONI IN SINTESI

Proprio ieri Radio Spada, quasi «presagendo guai», aveva pubblicato con allarme e preoccupazione la denuncia: LE VERE ORAZIONI DI SANTA BRIGIDA E QUELLE MUTILATE!» dove si faceva esplicito riferimento ai n° 247 e 249 della «Evangelli Gaudium», esprimendo seri dubbi: Per bontà e prudenza, voglio pensare che quanto al tema specifico (Chiesa e Giudaismo), qui trattato brevemente, abbia ragione la «CHIESA CONCILIARE»: se così fosse, la CHIESA CATTOLICA sbaglierebbe e loro avrebbero quindi ragione, poiché le due dottrine sono palesemente in contrasto, e non lo dico certo io ma lo insegna la Chiesa docente. Il motivo per cui essi, la «CHIESA CONCILIARE», abbisognano di dichiarare queste novità, è certamente per CORREGGERE gli errori della Fede che invece la CHIESA CATTOLICA ha annunciato per circa 2000 anni. Avessero per assurda ipotesi ragione loro, ovvero la «CHIESA CONCILIARE», … proprio per questo, nell'uno e nell'altro caso, la loro fede è diversa da quella Cattolica, e quindi la dottrina ci insegna che non possono essere ritenuti CATTOLICI! E se non si è Cattolici, come abbiamo visto, non può esserci alcuna appartenenza al «Corpo mistico» (Catechismo Maggiore ai n° 115 ss.). Ad un primo sguardo, la «Evangelii Gaudium» risulta esporre concetti probabilmente secondo uno stile condannato dalla «Auctorem Fidei» di papa Pio VI, al n° 94 si avvicina pericolosamente a varie proposizioni condannate dal «Lamentabili Sane Exitu» (58,62,63,64) e dalla «Pascendi Dominici Gregis» di papa s. Pio X, ai n° 246 e 254 sembra incentivare il pancristianesimo condannato dalla «Mortalium Animos» di papa Pio XI, inoltre pare che alcune interpretazioni date alla Scrittura siano in violazione al dogma cattolico definito dalla «Provvidentissimus Deus» di papa Leone XIII, contro le promesse del  «Giuramento Antimodernista» di papa s. Pio X, contro la «Professio Fidei Tridentina» e contro la Costituzione dogmatica «Dei Filius» di papa Pio IX. 
Come insegna il concilio Vaticano I, «ai successori di Pietro non fu promesso lo Spirito Santo perché, per sua rivelazione, manifestassero una nuova dottrina, ma perché, per la sua assistenza, custodissero inviolabilmente ed esponessero con fedeltà la rivelazione trasmessa dagli apostoli, ossia il deposito della Fede» [Concilio Vaticano I, De Eccl. Christi. cap. 4]. Pertanto dal consenso universale del Magistero ordinario della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro. Nella «Evangelii Gaudium» sembra che non si ravvisi il soddisfacimento di tale promessa, pertanto non si dovrebbe accludere agli atti Magistero della Chiesa ma di anti-chiesa, come insegna la Chiesa (Cf. 1Cor 12,3; 1Cor 16,22 Gl 1,8-9).

sabato 30 novembre 2013

"Padre Pio mi fece prendere una sedia, e disse: «Siediti e dimmi come ti regoli tu, quale confessore, in materia di aborti"...

[Padre Pellegrino Funicelli, “Padre Pio tra sandali e cappuccio”, pp. 376-379]

http://www.evangelizzare.org/wp-content/uploads/2010/02/padre-volto-1-001-670x1023.jpg

Padre Pio mi fece prendere una sedia, e disse: «Siediti e dimmi come ti regoli tu, quale confessore, in materia di aborti».
Dopo aver sentito scattare, come un campanello di allarme o per lo meno come un campanello importuno, questa domanda, desiderai maggiormente scappare via; ma capii che andandomene avrei peggiorata la mia situazione e rimasi, rassegnato a beccarmi una bella lezioncina. Feci comunque un’osservazione fuori posto: «Come frate non credo di avere il dovere di pormi simili problemi». «Assittete (Siediti)», ingiunse indicandomi la sedia.

Nel timore di essere redarguito per qualche eventuale mio difetto in materia di aborto e nel desiderio di svicolare per la naturale riluttanza a incassare rimproveri, dimentico o non curante del fatto che così rinunziavo a qualche notevole guadagno spirituale o mi giocavo addirittura il posticino in Paradiso, preferii affrontare l’argomento indirettamente. Gli rivolsi magnificamente gravido di minacce, una domanda frettolosa rivolta a lui, senza vergognarmi della meschinità del contrattacco inopportuno: «Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto a una signora; perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?».
La domanda non era tanto innocente, quanto potrebbe apparire a prima vista, perché si accompagnava all’intima convinzione che lui, Padre Pio, sempre buono e misericordioso con tutti i membri della grande famiglia umana, sarebbe stato trattato duramente dalla giustizia divina, per “l’eccessivo” rigore adottato nel grande Tribunale della Penitenza, a cui, come ad un favo di miele gocciolante, attirava, per altro, migliaia di penitenti.

In altra occasione rispose a questo mio giudizio temerario ritorcendo l’argomento: «Perché? Tu che sei dolce con gli assassini e noncurante delle vittime, che cosa ti aspetti della giustizia di Dio? Un gesto di clemenza? […] il giorno in cui gli uomini, spaventati dal (come si dice?) boom demografico, dai danni fisici o dai sacrifici economici, perderanno l’orrore per l’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità, perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore». Poi, come mettendo una parentesi, continuò: «Tuttavia non sono tanto deficiente da credere di poter mettere il punto e la parola fine all’inizio del mondo: sono ottimista e credo fermamente nella possibilità di un ritorno ai primordi istinti della natura umana». Mi afferrò per la pettorina, mi calcò la mano sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del mio cuore e riprese con un fare molto sbrigativo: «L’aborto non è soltanto omicidio, ma è pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!».

http://www.centrosangiorgio.com/aborto/articoli/immagini/aborto_salino_3.jpg

Con un sorriso tra l’incredulo e il canzonatorio, nascente, di solito, dalle labbra degli sconfitti, come colpito da un’ondata di pensieri gentili apparentemente, ma loschi in realtà, domandai: «Perché suicidio?». Secondo le mie convinzioni di quel tempo, la donna, eliminando un feto, salva, non ammazza se stessa. Non ero pessimista, ma una tintarella di pessimismo sprezzante e deteriore, forse comune un po’ a tutti, l’avevo pure io: cioè consideravo i feti delle semplici appendici, asportabili, non perché membri senza vita, ma perché appartenenti, questi membri, alla nostra brutta razza. “Che bisogno c’è di andare troppo per il sottile con miserelli come noi?”, mi domandavo, fiero di albergare, una volta tanto, delle machiavelliche e alte concezioni, nella mia mente abituata a strisciare tra gli ozi e i pettegolezzi.

Padre Pio, assalito da una di quelle, non insolite, furie divine, compensato da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, mi rispose: «Capiresti questo suicidio della razza, se, con l’occhio della ragione, vedessi “la bellezza e la gioia” della terra popolata di vecchi bavosi e sdentati e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi, allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con la limitazione della prole si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. […] Quelle ceneri vanno sbattute sulla faccia di bronzo dei genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti. Vedi: io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un po’ forti, ma giuste e necessarie a questi criminali. Inoltre, dopo avere smascherato questi diabolici esseri, mi calmo e riesco più facilmente a distendermi e a “repusà nu poche (a riposare un poco)”. E sono sicuro di aver ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma».

© Il Settimanale di Padre Pio (351 dal Numero 42 del 27 ottobre 2013)