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venerdì 14 febbraio 2014

I DOGMI NON SI TOCCANO, SONO IRREFORMABILI E DEFINITIVAMENTE STABILITI...


«Poiché l’uomo dipende totalmente da Dio, suo Creatore e Signore, e la ragione creata è sottomessa completamente alla verità increata, quando Dio si rivela, dobbiamo prestargli, con la fede, la piena soggezione dell’intelletto e della volontà. Quanto a questa fede —inizio dell’umana salvezza— la Chiesa Cattolica professa che essa è una virtù soprannaturale, per cui, sotto l’ispirazione di Dio e con l’aiuto della grazia, crediamo vere le cose da lui rivelate.

Con fede divina e cattolica deve credersi tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o tramandata, e che è proposto dalla Chiesa come divinamente rivelato sia con giudizio solenne, sia nel suo Magistero ordinario universale.

Poiché senza la Fede è impossibile piacere a Dio e fare parte dei suoi figli, senza di essa nessuno può essere mai giustificato, come nessuno conseguirà la vita eterna, se non persevererà in essa fino alla fine. Perché poi potessimo soddisfare al dovere di abbracciare la vera Fede e di perseverare costantemente in essa, per mezzo del Figlio suo Dio istituì la Chiesa, provvedendola delle note di una istituzione divina, perché potesse essere conosciuta da tutti come la Custode e la Maestra della parola rivelata.

La stessa Chiesa, anzi, con la sua ammirabile propagazione, con la sua eminente santità, con la sua inesausta fecondità in ogni bene, con lo spettacolo della sua unità e della sua incrollabile stabilità, è un grande, perenne motivo di credibilità ed una irrefragabile testimonianza della sua missione divina.

Per cui, non è affatto uguale la condizione di quelli che attraverso il celeste dono della Fede hanno aderito alla Verità Cattolica e di quelli che, mossi da considerazioni umane, seguono una falsa religioneQuelli, infatti, che hanno ricevuto la Fede sotto il Magistero della Chiesa non possono mai avere giustificato motivo di mutare o di dubitare della propria Fede. Stando così le cose, rendiamo grazie a Dio Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei suoi Santi nella luce e non trascuriamo una così abbondante salvezza; ma, guardando all’autore della Fede e al suo perfezionatore, Gesù, teniamo forte la confessione della nostra speranza». [Concilio Vaticano Primo — Definizione della dottrina della fede cattolica e del primato e dell’infallibilità Papale — SESSIONE I, 8 dicembre 1869; Denzinger, 3008 e succ.].

«[…] i padri del concilio Costantinopolitano IV, seguendo le orme dei predecessori, emisero questa solenne professione: "Prima condizione per la salvezza è quella di custodire la norma della retta Fede. E poiché non si può trascurare la espressione del Signore Nostro Gesù Cristo, che dice: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, questa affermazione si verifica nei fatti, perché nella Sede Apostolica la Religione Cattolica è stata sempre conservata pura e la dottrina santa tenuta in onore. Non volendo separarci affatto, perciò, da questa Fede e dottrina, speriamo di essere nell’unica comunione che la Sede Apostolica predica, nella quale è la intera e vera solidità della Religione cristiana.
 
[...] aderendo fedelmente ad una tradizione accolta fin dall’inizio della Fede cristiana, a gloria di Dio, nostro salvatore, per l’esaltazione della religione cattolica e la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del Santo Concilio, insegniamo e definiamo essere dogma divinamente rivelato che il Romano pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando, adempiendo il suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, in virtú della sua suprema autorità apostolica definisce che una dottrina riguardante la Fede o i costumi dev’essere ritenuta da tutta la Chiesa, per quell’assistenza divina che gli è stata promessa nel beato Pietro, gode di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto dotata la sua Chiesa, allorché definisce la dottrina riguardante la Fede o i costumi. Quindi queste definizioni sono irreformabili per virtú propria, e non per il consenso della Chiesa.

Se poi qualcuno —Dio non voglia!— osasse contraddire questa nostra definizione: sia anatema». [Ibid. - SESSIONE IV, 18 luglio 1870; ibid.]
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Cio' che afferma il Concilio Vaticano I, Concilio Dogmatico, e' chiaro: Il "Magistero Ordinario Universale", che si ha in un Concilio governato dal Sommo Pontefice, e il Magistero Ex Cathedra sempre del Sommo Pontefice è infallibile in quanto quando sulla Chiesa Governa un lecito Sommo Pontefice tutto ciò che viene definito riguardo la Fede e la Morale è infallibile poichè queste definizioni della Chiesa godono dell'infallibilità del Sommo Pontefice, chiaramente quello lecito e non quelli eretici pubblici come quelli conciliari.
Queste definizioni del Concilio Vaticano I sono dogmatiche e irrefformabili e chiunque, anche noi stessi, mettesse in dubbio tali definizioni agirebbe in modo temerario e cadrebbe nella censura dello stesso Concilio: "Se poi qualcuno —Dio non voglia!— osasse contraddire questa nostra definizione: sia anatema"
Se in questo convulso tempo ci mettessimo anche a contestare ciò che è stato definito dogmaticamente, pur di affermare le nostre personale tesi, cascheremo in una enorme superbia che puzza tanto di protestantesimo. La vera Tradizione Cattolica è sufficentemente spiegata dall'autentico Magistero Petrino pre conciliabolo vaticanosecondista e a questo noi ci atteniamo e prendiamo nettamente e chiaramente le distanze da chiunque metta dei dubbi sulle dichiarazioni dogmatiche del Concilio Vaticano I. Chiaramante aspetteremo il promesso secondo commento di Monsignor Williamson e poi trarremmo le definitive conclusioni, ma se il buon giorno si vede dal mattino già si intende dove sembra voglia andare il pensiero di Monsignor Williamson sul Papato...
In definitiva affermare che un autentico Pontefice della Chiesa cattolica possa dare del veleno ai fedeli nel Suo Magistero ordinario universale è falso e fuori dal cristianesimo se le affermazioni del Concilio Vaticano I non piacciono non è un problema nostro ma è di chi insegna falsamente ed in maniera gallicana, quindi eretica, che i Pontefici Conciliari sono cattivi Papi ma Papi.
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 "Commenti Eleison" di Mons. Williamson
Numero CCCXLIII (343) 8 febbraio 2014



Infallibilità della Chiesa - I

Probabilmente il problema principale dei sedevacantisti è l’infallibilità della Chiesa (i Papi conciliari sono terribilmente fallibili, quindi come possono essere Papi?). Tuttavia, l’infallibilità ha bisogno di essere vista come qualcosa di più della semplice panacea del sedevacantismo. Il moderno problema di preferire l’autorità alla verità è vasto.

Per “Infallibilità” si intende l’impossibilità di sbagliare o di cadere in errore. Il Concilio Vaticano I ha definito nel 1870 che il papa non può errare quando sono assicurate quattro condizioni: deve (1) parlare come Papa, (2) su una questione di Fede o di morale, (3) in maniera definitoria, e (4) con il chiaro intento di impegnare tutta la Chiesa. Ogni insegnamento siffatto appartiene a ciò che viene detto il suo Magistero “Straordinario”, perché per un verso il Papa raramente copre tutte e quattro le condizioni, e per l’altro insegna molte altre verità sulle quali non può sbagliare o cadere in errore perché esse sono sempre state insegnate dal Chiesa, e quindi appartengono a quello che il Vaticano I ha chiamato “Magistero Ordinario Universale” della Chiesa, anch’esso infallibile. La domanda è: come si relaziona il Magistero Straordinario del Papa col Magistero Ordinario della Chiesa?

martedì 11 febbraio 2014

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 33°)...

Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany. 
«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
 
 http://www.seldelaterre.fr/I-Grande-12040-le-liberalisme-est-un-peche-nouvelle-edition.net.jpg
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Cap. 33
I rimedi più efficaci e opportuni che conviene applicare alle popolazioni dominate da liberalismo

Noi ne indicheremo qualcuno :
1°) - l'organizzazione di tutti i cattolici che siano più o meno numerosi.
In ciascuna località, occorre che essi si conoscano, si vedano, si uniscano.
Non deve esserci oggi una città, una borgata cattolica, che non abbia il suo nocciolo di uomini d'azione.
Questa organizzazione attira gli indecisi, dal coraggio agli esitanti, fa da contrappeso all'influenza dell'opinione pubblica e rende ciascuno forte della forza di tutti i credenti. Voi non siete che una dozzina di uomini di cuore, non importa: fondate un'accademia della giovinezza cattolica, una consulta o perlomeno una confraternita. Metteteli subito in relazione col gruppo analogo della città vicina o della capitale. Serrate le vostre fila, associazione con associazione; formando con i vostri scudi la famosa testuggine dei legionari romani; così uniti, per quanto poco numerosi voi siate, voi porterete alta la bandiera di una dottrina sana, pura, intransigente, senza deviazioni né attenuazioni, senza patti né alleanze con il nemico. L'intransigenza coraggiosa offre un nobile spettacolo, simpatico e cavalleresco. È bello vedere un uomo battuto come una roccia dai flutti e dai venti restare in piedi, immobile, senza arretrare. È un buon esempio, un costante buon esempio !
Predicate con la vostra condotta, predicate. Con essa in qualsiasi luogo. Voi vedrete ben presto con quale facilità voi imporrete prima il rispetto, poi l'ammirazione e in seguito la simpatia. Non vi mancheranno i proseliti. Oh ! Se tutti buoni cattolici comprendessero il buon apostolato secolare che potrebbero così esercitare nelle loro rispettive città !
Uniti al parroco, attaccati come l'edera al muro parrocchiale, fermi come il suo vecchio campanile, essi potranno sfidare qualsiasi temporale e far fronte a qualsiasi tempesta;

lunedì 10 febbraio 2014

ORA E' UFFICIALE LA DEMONIACA CHIESA CONCILIARE HA FALLITO E DISTRUTTO LA FEDE DI QUASI TUTTI I BATTEZZATI...

I GALLICANI DELLA SAN PIO X PREGANO PER IL FALSO PONTEFICE BERGOGLIO, NOI PREGHIAMO CHE IL SIGNORE FACCIA CESSARE LA SEDE VACANTE E CI DONI UN VERO PONTEFICE CATTOLICO...

http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/modena_san_francesco/Interno.jpg

di Daniele Casi
 
Con buona pace del neo Cardinale Baldisseri, Segretario  del Sinodo dei Vescovi, che aveva chiesto e spergiurato riservatezza sui dati che sarebbero stati raccolti, è finalmente arrivato sulle pagine di tutti i giornali, anche grazie ai comunicati del Sir (Servizio informazione religiosa), ovvero l'agenzia stampa della CEI, il responso dato dall’orbe cattolico al questionario/sondaggio sulla pastorale familiare promosso da papa Francesco in vista del ‘Sinodo speciale sulla famiglia’ in programma in Vaticano, il prossimo mese di ottobre.



La notizia “bomba”, secondo i titoli dei maggiori quotidiani come La Repubblica, ormai asceso al grado di organo extra moenia della Sede Apostolica, è di quelle che più scontate di così non si può: cattolici e magistero non si conoscono, non si sono mai (?) incontrati e di certo, per i primi, è il secondo a dover segnare il passo. Qualche dato ‘italiano’ di sintesi: Matrimonio dei preti: 57% si, 38% no; Sacerdozio femminile: 59% si, 35% no; Aborto: 13% no, 15% si, 68% solo in certi casi (!!!); Contraccettivi: 84% si, 12% no; Matrimonio omosessuale: 30% si, 66% no. Il 74% degli intervistati ha dichiarato di andare a Messa almeno due volte al mese, il resto ci va “ogni tanto”.

Con tutte le riserve che si possono avere sulla scientificità della raccolta dei dati - in Germania e Svizzera, ad esempio, il questionario è arrivato materialmente in mano “ai fedeli”, mentre in Italia è circolato solo fra i Vescovi ed i loro diocesani di fiducia – non è difficile credere ad una sostanziale aderenza all’effettivo sentire dei battezzati.

domenica 9 febbraio 2014

PER NON DIMENTICARE. LE FOIBE GENOCIDIO DEL SATANICO COMUNISMO...

 Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
http://www.statoquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/02/foibe1.jpg
Mons. Santin e la preghiera per le vittime delle foibe

Nel 1959 Mons. Antonio Santin, arcivescovo di Trieste e Capodistria, compose una preghiera per le anime di tutte le vittime delle foibe (tra cui 50 sacerdoti). Prima di affrontare i crimini dei comunisti e l’arroganza dell’occupazione britannica, Mons. Santin ebbe problemi anche col nazionalismo italiano, come il divieto di usare le lingue slave in alcune chiese della diocesi (per le omelie e i canti popolari). Oppure quando, nel settembre 1938, nel corso di un comizio pubblico a Trieste, Mussolini attaccò Pio XI. Dopo il discorso Mons. Santin lo affrontò per chiedere spiegazioni (“non posso senza reagire lasciar offendere in quel modo il Papa a Trieste”): il Duce negò gli insulti e cercò di spiegare il suo pensiero. Il 19 giugno 1943 malgrado le minacce ricevute dai comunisti il Prelato andò ad amministrare le Cresime a Capodistria, dove fu aggredito e ferito dalle bande titine, che evitarono di ucciderlo per calcoli politici. Nel dopoguerra si recò ripetutamente a rendere visita ai campi dei profughi e alle comunità degli esuli nelle varie parti d’Italia.

Preghiera per i martiri delle foibe
“O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te. Ascolta, o Signore, la nostra voce. De profundis clamo ad Te, Domine. Domine, audi vocem meam. Oggi tutti i Morti attendono una preghiera, un gesto di pietà, un ricordo di affetto. E anche noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l’insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché tu hai raccolto l’ultimo loro grido, l’ultimo loro respiro. Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell’amore le vie della pace.
 In trent’anni due guerre, come due bufere di fuoco, sono passate attraverso queste colline carsiche; hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli; hanno riempito cimiteri e ospedali; hanno anche scatenato qualche volta l’incontrollata violenza, seminatrice di delitti e di odio. Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace, una pace che sia riposo tranquillo per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi. Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo Vangelo, ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi nostri Morti, profonda come le voragini che li accolgono. Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore dei Tuo Volto. E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà.
 Tu ci hai detto: Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati, ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell’iniquità. O signore, a questi nostri Morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace. Risplenda a loro la Luce perpetua e brilli la Tua Luce anche sulla nostra terra e nei nostri cuori, E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano. Domine, coram te est omne desiderium meum et gemitus meus te non latet. Così sia”.
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venerdì 7 febbraio 2014

OGGETTIVAMENTE NON SI PUO' SEGUIRE TALE INSEGNAMENTO SULL'AUTORITA' DELLA CHIESA CATTOLICA...

http://1.bp.blogspot.com/-tMUOrIpv5D4/ThLLD1v3sOI/AAAAAAAACVw/BfJYQM3eXKU/s640/bishop.bmp

Leggendo il commento di Monsignor Williamson sul sedevacantismo molti commenti sarebbero da fare, ma per adesso trattiamo solo di uno dei essi, esattamente una parte del punto n° 4: 

Il modernismo è “la sintesi di tutte le eresie” (San Pio X). Ma i Papi conciliari sono stati tutti modernisti “pubblici e manifesti”, cioè eretici di una natura tale che, come affermato da san Roberto Bellarmino, non possono essere membri della Chiesa, figuriamoci a capo di essa.
 Si veda il “Commento” della scorsa settimana. Al tempo di Bellarmino le cose erano molto più chiare, o “pubbliche e manifeste”, da quello che sono in mezzo all’odierna confusione delle menti e dei cuori. L'oggettiva eresia dei Papi Conciliari (cioè quello che dicono) è pubblica e manifesta, ma non la loro eresia soggettiva o formale (cioè la loro cosciente e decisa intenzione di negare ciò che sanno essere immutabile dogma cattolico)”.

Affermare che ai tempi di San Bellarmino le affermazioni eretiche di allora erano più manifeste di oggi è una autentica inesattezza storica, ci verrebbe da chiedere a Monsignor Williamson, ma negli ultimi 50 anni dove ha vissuto? Quindi o non sa quello che dice oppure pur di giustificare la sua tesi eterodossa, uguale a quella della San Pio X e anche di altri cripto modernisti, i Pontefici Conciliari dicono eresie ma sono autentici Pontefici, Monsignor Williamson afferma codeste cose che non tengono minimamente conto della realtà oggettiva che ottiene un chiaro discernimento con la vera tradizione della Chiesa che condanna come eretico l’ultimo Conciliabolo con tutte le eresie che sono state promulgate e che hanno permesso a personaggi condannati, in quanto modernisti, di occupare abusivamente la Santa chiesa Cattolica. 

In realtà ai tempi di San Bellarmino si aveva nella Chiesa Cattolica una autentica Sessio e Missio che permetteva a degli autentici Pastori della Chiesa Cattolica di condannare e fermare tutte le eresie che si manifestavano. Oggi che la falsa Sessio e Missio Conciliare, che non proviene da Nostro Signore ma dal diavolo padre della menzogna e creatore delle eresie, ha preso il sopravvento sulla Cristianità e chiaro che niente viene condannato o fermato se non cio’ che è concernente alla vera Tradizione della Chiesa. In definitiva la banda bassotti eretica modernista ha preso il potere nella Chiesa e prende decisioni evidentemente contrarie a cio’ che dei Veri Pastori Cattolici farebbero in un tempo di normalità.

Lo stesso Monsignor Williamson e tutti i Vescovi contrari alle riforme del conciliabolo hanno in se l’autentica Missio in virtù della loro Consacrazione Vescovile Tradizionale, anche se imperfetta in quanto la Sessio e la Missio vanno accorpate assieme, della Chiesa Cattolica ma non possono esercitare l’autentica Sessio che è una prerogativa del solo Sommo Pontefice quindi non godono dell’infallibilità che si ha solo se un Vescovo è in comunione e sottomissione di fede all’autentico Sommo Pontefice della Chiesa Cattolica e dato che di autentico Sommo Pontefice della Chiesa non se ne vede neanche l'ombra ciò che viene affermato dai Vescovi, tranne che per definizioni già fatte dalla Chiesa negli autentici Pontefici del passato preconciliare, non in comunione con il Sommo Pontefice non godono dell'infallibilità, inventarsi nuove teorie, come, per esempio ciò che affermano i cripto modernisti che per giustificare il diabolico conciliabolo affermano che il Magistero Ordinario Universale non è infallibile, pur di dire che su quella sedia ci stà uno vestito di bianco oggettivamente non può godere in se di nessuna infallibilità quindi non si può seguire, chiaramente questi nuovi pensieri teologici vanno verso un evidente eresia.
Ma di cio’ che afferma Monsignor Williamson sul Suo scritto mettiamo in risalto la questione dell’eresie professate in maniera pertinace dagli eretici conciliari travestiti di bianco nell’arco di 50 anni. 

Prima di tutto facciamo la distinzione della massima importanza tra eretico "materiale" e "formale"; materiale, quando qualcuno nega o revoca in dubbio articoli di fede, senza aver coscienza di negare o mettere in dubbio un articolo di fede, o lo fa senza l'animo e senza intenzione; formale, quando c'è tutta la consapevolezza e deliberazione. Di conseguenza, soltanto in quest'ultimo caso si dà il delitto.
Perché si abbia il peccato formale di eresia occorre non solo che l'errore circa la verità rivelata da credersi per fede divino-cattolica sia volontaria, ma che vi sia ancora la consapevolezza di opporsi alla regola della fede: questa consapevolezza si chiama con vocabolo tecnico pertinacia.
Ora dopo 50 anni di eresie pubbliche professate dagli apostati conciliari ci si nasconde ancora sulla dimostrazione della pertinacia del loro agire satanico. Pensare che dei Pontefici e dei Vescovi non conoscano la vera dottrina della Chiesa è una assurdità e una autentica menzogna, ma andiamo pure dietro a codesti signori che si nascondono dietro la cosidettadimostazione della pertinacia” per gli oggettivi apostati conciliari.

Tale dimostrazione si può avere nel documento, come anche in tanti altri, congiunto tra gli apostati conciliari e gli eretici Luterani che nel 2017 si preparano a celebrare la cosidetta “riforma di Martin Lutero”.
Questo documento prova il fatto che gli apostati conciliari conoscono ciò che il Santo concilio di trento ha affermato dogmaticamente nei suoi documenti per porre rimedio alle scelleratezze sataniche di lutero e di tutti i suoi discepoli. Difatti questo documento congiunto in un punto afferma: 

II. Nuove prospettive su Martin Lutero e sulla Riforma
16. Quello che è accaduto nel passato non si può cambiare, ma può invece cambiare, con il passare del tempo, ciò che del passato viene ricordato e in che modo. La memoria rende presente il passato. Mentre il passato in sé è inalterabile, la presenza del passato nel presente si può modificare. In vista del 2017, il punto non è raccontare una storia diversa, ma raccontare questa storia in maniera diversa.  
17. Luterani e cattolici hanno molte ragioni per rinarrare la loro storia in modi nuovi. Si sono avvicinati gli uni agli altri attraverso relazioni familiari, attraverso il loro servizio missionario rivolto al mondo e attraverso la loro comune resistenza a tirannie in molte parti del mondo. Questi contatti approfonditi hanno cambiato la loro reciproca percezione, rendendo più pressante la necessità di dialogo ecumenico e di ulteriori studi. Il movimento ecumenico ha mutato orientamento alla percezione che le varie Chiese hanno della Riforma: i teologi ecumenici hanno deciso di non porre più l’accento sui punti di vista delle rispettive confessioni e di non perseguirli a svantaggio del dialogo ecumenico, per cercare invece ciò che è comune nell’ambito delle differenze, o addirittura dei contrasti, e in tal modo lavorare verso un superamento delle differenze che separano le Chiese.  
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Tutto chiaro? Questi signori hanno deciso di cambiare rotta, per portare avanti il satanico Ecumenismo conciliare,sapendo che la Vera Chiesa Cattolica ha condannato le eresie di Lutero.
Ora veniamo a cio’ che il documento afferma del concilio di trento:





Dal satanico documento congiunto tra luterani e apostati conciliari “dal conflitto alla comunione”…

Il concilio di Trento
78. Il concilio di Trento (1545-1563), convocato una generazione dopo la Riforma di Lutero, iniziò prima della guerra di Smalcalda (1546-1547) e si concluse dopo la pace di Augusta (1555). La bolla di convocazione Laetare Jerusalem (19 novembre 1544) poneva al Concilio tre compiti: sanare la divisione confessionale, riformare la Chiesa e stabilire la pace tra i prìncipi, così da poter attuare una difesa contro gli ottomani.  
79. Il Concilio decise che a ogni sessione sarebbero stati prodotti un decreto dogmatico per affermare la fede della Chiesa e un decreto disciplinare per favorirne la riforma. Per la maggior parte, tuttavia, i decreti dogmatici non presentarono un’esaustiva esposizione teologica della fede, ma si focalizzarono piuttosto sulle dottrine contestate dai riformatori, enfatizzando così gli elementi di dissenso.

mercoledì 5 febbraio 2014

SE QUALCONO AVESSE ANCORA DEI DUBBI I MODERNISTI SONO CONDANNATI E FUORI DELLA CHIESA CATTOLICA, DI CONSEGUENZA NON HANNO IN SE NESSUNA CARICA VALIDA ALL'INTERNO DELLA CHIESA ODIERNA...

Fonte: Progetto Barruel... 
  [pstpied.jpg]
La Civiltà Cattolica anno LVIII, vol. IV (fasc. 1378, 6 nov. 1907), Roma 1907 pag. 385-404.

IL PROGRAMMA DEI MODERNISTI RIBELLI

L'atto di ribellione è consummato: sei anonimi, sacerdoti, si dice, e per nostra vergogna maggiore italiani, l'hanno tramato lungamente nell'ombra; l'hanno poi annunziato strepitosamente sui loro fogli liberali e scredenti; infine, l'hanno ora compiuto improntamente alla luce del giorno, ma celando il loro nome nelle tenebre. Perchè lo scandalo fosse più sonoro e più triste, vi hanno aggiunto l'ipocrisia dell'eresiarca e dell'apostata: con presunzione insana, orgogliosa e, se non fosse troppo scandalosa, immensamente ridicola, essi hanno eretto la fronte proterva contro il Vicario di Cristo, arrogandosi di dargli biasimo, di farglisi giudici, di condannarlo, di additarlo anzi al biasimo della Chiesa universale, e sostituirsi a lui nel magistero apostolico innanzi al popolo cristiano. Scandalo e aberrazione incredibile, che quasi non ha pari nella storia!
Lo sapevamo: l'avevano minacciato da lungo tempo, e ora da capo, all'uscire dell'enciclica Pascendi dominici gregis, erano tornati alle minacce: volevano farsi sentire, far parlare di sè, farsi temere! E tutto era da temere da giovani che hanno il sacerdozio della Chiesa, che mangiano del pane della Chiesa; ma non hanno lo spirito, non l'amore della Chiesa. Tuttavia per l'amore dei nostri fratelli, per la salute di tante anime, volevamo sperare fino all'ultimo, che si sarebbe risparmiato al nostro popolo questo scandalo, al clero italiano questa vergogna, questo tripudio ai nemici di Dio e della Chiesa, questa cagione di nuove amarezze al cuore del Papa. — Non fu vero: anche questa volta, come tutte le volte che demmo più benigna interpretazione alle parole dei modernisti, che sperammo da loro migliori cose, anche questa volta c'ingannammo dolorosamente: il loro contegno fu ed è anzi peggiore, sotto ogni rispetto, di quanto si poteva aspettare. 

Il Papa aveva parlato: dopo le miti ammonizioni, dopo le esortazioni paterne, dopo i richiami ripetuti e la lunga aspettazione, deluso nelle sue speranze, aveva infine additato il pericolo e il danno che dalle pestifere dottrine e dal morboso contagio della propaganda e dell'esempio di alcuni suoi figli, derivava alla Chiesa tutta, insidiando al deposito sacro della fede, di cui è suo diritto, non meno che terribile dovere, la vigilantissima custodia. Da questo, e da questo solo — ben lo sanno i modernisti — come esordisce l'enciclica, così muove l'atto di Pio X: «L'officio divinamente commessoci di pascere il gregge del Signore, fra i primi doveri, imposti da Cristo, ha quello di custodire con ogni vigilanza, il deposito della fede.» Per questo il Pontefice aveva denunziato gli insidiatori occulti, i nemici domestici; per questo aveva esposto distesamente le dottrine più riprovevoli che hanno corso fra cattolici, laici e chierici: per questo aveva prescritto i rimedii di preservazione. Ma non aveva nominato alcuno: aveva anzi, negli stessi passi più severi, ammessa la possibilità di migliori intenzioni, nonchè di ravvedimento, negli erranti: aveva con ciò aperta loro la via del ritorno e, per così dire, del trionfo; perchè trionfa sempre chi cede alla verità, vincendo l'orgoglio dell'errore. Non dunque «requisitoria feroce» — come scriveva uno di loro nel Giornale d'Italia — era l'enciclica del mite Pio X: era una parola forte e addolorata, che, se feriva, non feriva a morte, ma a salute; o più veramente feriva a morte l'errore per dare la salute agli erranti.
La voce del Papa quindi, come dicevamo subito dopo la condanna del modernismo [1], era voce di padre, di pastore, di maestro, di capo della Chiesa e di legislatore supremo, voce autorevole e sacra che insegnava e prescriveva, nè solo in punto di disciplina, ma in materia dottrinale, dogmatica. E quando parla questa voce autorevole e sacra del Padre universale, si fa silenzio nella famiglia cristiana: i figli genuini l'ascoltano tutti; e quando suoni rimprovero, l'ascoltano addolorati e compunti, ma sempre fiduciosi, riverenti. E più quando il grido del Pastore risuona angoscioso tra il frastuono della bufera che si appressa, l'ascolta il gregge trepidante e lo discerne fra le mille voci discordanti e, se sbandato, si affretta di seguirne il richiamo. Oves meae vocem meam audiunt: [«Le mie pecorelle ascoltano la mia voce», Ioann. X, 27. N.d.R.] Chi non l'ascolta corre al precipizio, alla rovina. 

E ben lo sanno i fedeli tutti: quella voce è come la parola del Signore, di cui è l'eco, «parola viva e penetrante, che s'interna fino alla divisione dell'anima e dello spirito», [Hebr. IV, 12 N.d.R.] ma solo per recarvi luce, refrigerio e vita. Sanno i fedeli tutti che anche quando la voce sacra del Papa non risuona in tutta la forza dell'autorità sua infallibile, ha diritto nell'uso del suo magisterio autentico, ordinario e solenne, al nostro ossequio, all'assenso cioè, non solo esterno, ma interno e sincero. E sanno infine che questo ossequio è per ognuno dovere strettissimo, elementare, di cattolico.
Ma non sanno più, non intendono più nulla di tutto ciò i modernisti. Alla voce del Padre essi rispondono con il dispetto del figlio oltracotante e riottoso: alla voce del capo e del pastore con l'albagia del servo contumace che vuol soprastare, con la insipienza del cieco che vuol guidare, con la precipitanza del gregge protervo che vuol correre da sè ai pascoli dell'errore. Peggio ancora: alla voce del maestro e del giudice della fede e della dottrina rispondono col biasimo dello scolaro ignorante che si arroga di correggere il maestro, del colpevole che presume giudicare il giudice: alla voce del legislatore finalmente con la baldanza del suddito ribelle che morde il freno della legge e ricalcitra dispettosamente. Peggio ancora: pensando alla condizione loro, di sacerdoti, di figli prediletti della Chiesa, cresciuti da lei tanti anni, a tanto suo costo, all'ombra dei suoi altari, la Chiesa dovrà ripetere le parole sacre, con lamento più doloroso: «Ho nutrito dei figli e li ho esaltati: ed essi mi hanno sprezzata» [2].

martedì 4 febbraio 2014

"Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma".

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Unam sanctam

Bolla sul Primato del Papa - Bonifacio VIII

Che ci sia una ed una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica noi siamo costretti a credere ed a professare, spingendoci a ciò la nostra fede, e noi questo crediamo fermamente e con semplicità professiamo, ed anche che non ci sia salvezza e remissione dei nostri peccati fuori di lei, come lo sposo proclama nel Cantico: "Unica è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice", che rappresenta un corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio, e in esso c'è "un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo". Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un sola braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta. Questa Chiesa noi veneriamo, e questa sola, come dice il Signore per mezzo del Profeta: "Libera, o Signore, la mia anima dalla lancia e dal furore del cane, l’unica mia".

 Egli pregava per l’anima, cioè per Se stesso (per la testa e il corpo nello stesso tempo) il quale corpo precisamente Egli chiamava la sua sola e unica Chiesa, a causa della unità di promessa di fede, sacramenti e carità della Chiesa, ossia "la veste senza cuciture" del Signore, che non fu tagliata, ma data in sorte. Perciò in questa unica e sola Chiesa ci sono un solo corpo ed una sola testa, non due, come se fosse un mostro, cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro; perché il Signore disse a Pietro: "Pasci il mio gregge". "Il mio gregge" Egli disse, parlando in generale e non in particolare di questo o quel gregge; così è ben chiaro, che Egli gli affidò tutto il suo gregge. Se perciò i Greci od altri affermano di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, essi confessano di conseguenza di non essere del gregge di Cristo, perché il Signore dice in Giovanni che c’è un solo ovile, un solo e unico pastore.
Noi sappiamo dalle parole del Vangelo che in questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale, cioè, ed una temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: "Ecco qui due spade" (che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare (il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti). E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: "Rimetti la tua spada nel fodero". Quindi ambedue sono in potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale; una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo il comando e la condiscendenza del clero, perché è necessario che una spada dipenda dall’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. Perché quando l’Apostolo dice: "Non c’è potere che non venga da Dio e quelli (poteri) che sono, sono disposti da Dio", essi non sarebbero disposti se una spada non fosse sottoposta all’altra, e, come inferiore, non fosse dall’altra ricondotta a nobilissime imprese. 

Poiché secondo san Dionigi è legge divina che l’inferiore sia ricondotto per l’intermedio al superiore. Dunque le cose non sono ricondotte al loro ordine alla pari immediatamente, secondo la legge dell’universo, ma le infime attraverso le intermedie e le inferiori attraverso le superiori. Ma è necessario che chiaramente affermiamo che il potere spirituale è superiore ad ogni potere terreno in dignità e nobiltà, come le cose spirituali sono superiori a quelle temporali. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall’esercitare il governo sopra le medesime, poiché, e la verità ne è testimonianza, il potere spirituale ha il compito di istituire il potere terreno e, se non si dimostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia riguardo la Chiesa e il potere della Chiesa: "Ecco, oggi Io ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni" ecc.

Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini; del che fa testimonianza l’Apostolo: "L’uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non è giudicato da alcun uomo", perché questa autorità, benché data agli uomini ed esercitata dagli uomini, non è umana, ma senz’altra divina, essendo stata data a Pietro per bocca di Dio e resa inconcussa come roccia per lui ed i suoi successori, in colui che egli confessò, poiché il Signore disse allo stesso Pietro: "Qualunque cosa tu legherai...". Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio, a meno che non pretenda, come i Manichei, che ci sono due principi; il che noi affermiamo falso ed eretico, poiché (come dice Mosè non nei principi, ma "nel principio" Dio creò il cielo e la terra. Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma.

Data in Laterano, nell’ottavo anno del nostro Pontificato, il 18 novembre 1302

lunedì 3 febbraio 2014

COSI' PARLANO I SATANASSI CONCILIARI...


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Genova – Un ex professore delle Br parla ai piedi di un altare, invitato da un parroco. «In Chiesa si può anche bestemmiare, è un luogo libero», dice don Paolo Farinella, parroco di San Torpete, una piccola chiesa nel cuore dei vicoli. Ed Enrico Fenzi, 76 anni («Sette scontati in galera, più tre agli arresti domiciliari») seduto accanto al prete parla liberamente. Di sé, di don Gallo che a suo dire faceva “santini” dei terroristi irriducibili «e per tre volte la sua Comunità mi ha impedito di parlare in pubblico», dice sollevando proteste.
Del clima degli anni vissuti insieme alla colonna genovese delle Brigate rosse. Racconta verità inedite e senza prove: quella volta che, sostiene, un giudice gli disse che Alì Agca lo accusava di avergli fornito la pistola per sparare a papa Giovanni Paolo e i documenti falsi per fuggire. «Il lavoro dei servizi segreti è questo – scandisce – creare false piste. Più d’una, in modo da poter utilizzare al momento giusto quella più adatta. Se si fosse deciso di portare avanti la pista dell’Est, il mio coinvolgimento sarebbe stato utile, una costruzione perfettamente logica. Ma si cambiò strada».
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Meditazioni di sant’Alfonso sull’Inferno e sulle pene eterne

[…] Considera come l’inferno è una prigione infelicissima piena di fuoco; in questo fuoco sono sommersi i dannati avendo un abisso di fuoco di sopra, d’intorno, di sotto. Fuoco negli occhi, fuoco nella bocca, fuoco da per tutto. Tutti poi i sensi hanno la loro propria pena. Gli occhi acciecati dal fumo e dalle tenebre, ed atterriti dalla vista degli altri dannati e dei demoni. Le orecchie odono giorno e notte continui urli, pianti, bestemmie. L’odorato è appestato dai fetori di quegli innumerevoli corpi puzzolenti. Il gusto è cruciato da ardentissima sete e da fame canina, senza poter ottenere mai una goccia d’acqua, né un tozzo di pane. Perciò quegli infelici, carcerati, arsi dalla sete, divorati dal fuoco, afflitti da tutti i tormenti, piangono, urlano, si disperano, ma non vi è, né vi sarà mai chi li sollevi o li consoli. Oh inferno, inferno, al quale alcuni non vogliono credere, se proprio non vi cadono! Che dici tu che leggi? Se ora tu dovessi morire dove andresti? Tu non hai la forza di sopportare una scintilla di candela sulla mano, e sopporterai di dover stare in un lago di fuoco, che ti divori, sconsolato ed abbandonato da tutti per tutta l’eternità?
Considera poi la pena che avranno le potenze dell’anima. La memoria sarà sempre tormentata dal rimorso della coscienza; questo è quel verme che roderà sempre il dannato nel pensare che si è perduto volontariamente per pochi piaceri avvelenati. Oh Dio, che gli parranno allora quei momenti di piacere dopo cento, dopo mille milioni di anni d’inferno? Questo verme gli ricorderà il tempo che gli aveva dato Dio per rimediare al mal fatto, le comodità che gli aveva presentate per salvarsi, i buoni esempi dei compagni, i propositi fatti, ma non eseguiti. Ed allora vedrà che non v’è più rimedio alla sua rovina eterna. Oh Dio, oh Dio! e che doppio inferno sarà questo! La volontà sarà sempre contraddetta, non avrà mai niente di ciò che vorrà, cioè nessun bene ed avrà sempre quel che non vorrà, cioè tutti i tormenti. L’intelletto conoscerà i grandi beni che ha perduto, cioè il paradiso e Dio. Oh Dio, oh Dio, perdonatemi per amore di Gesù Cristo.
Peccatore, tu che ora non ti curi di perdere il paradiso e Dio, conoscerai la tua cecità quando vedrai i beati trionfare e godere nel regno dei cieli, e tu, come cane puzzolente, sarai cacciato via da quella patria beata, dalla bella faccia di Dio, dalla compagnia di Maria, degli angeli e dei santi. Allora smaniando griderai: Oh paradiso di contenti, o Dio, bene infinito, non siete, né sarete più mio. Su dunque, fa penitenza, muta vita, non aspettare che anche per te non vi sia più tempo. Datti a Dio, comincia ad amarlo davvero. Prega Gesù, prega Maria, che abbiano pietà di te.

venerdì 31 gennaio 2014

Cardinale Ottaviani: “... il Concilio più che una nuova aurora per l’umanità, [è] una lunga notte per la Chiesa”; “... prego Dio di farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno muoio cattolico”.



Il 25 dicembre 1961, il “papa buonoRoncalli, nel suo quarto anno di pontificato, promulgava la Costituzione apostolica di indizione del Concilio, la “Humanae Salutis” [1]. Roncalli ricordava la promessa fatta da Gesù “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt. 28,20), ovvero:
“... tale gioiosa assistenza di Cristo, se non è mai mancata, viva ed operante, nella santa Chiesa, è stata evidente soprattutto quando la compagine e la comunità umana erano sconvolte dalle più furiose tempeste”; poiché “questo nostro tempo la Chiesa vede la comunità umana gravemente turbata aspirare ad un totale rinnovamento”, si richiede “ora alla Chiesa: di immettere l’energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nelle vene di quella che è oggi la comunità umana”. Contro “le ideologie di coloro che riducono tutto a materia o tentano di sovvertire i fondamenti della fede cattolica” la Chiesa “dotata cioè di una più robusta compattezza nell’unità, potenziata dal supporto di una più feconda dottrina, più bellamente fulgida per splendore di santità, sicché essa appare del tutto pronta a combattere le sante battaglie della fede”.
Davanti ad “una comunità di uomini travagliata da un’estrema povertà di valori dell’animo”, ma nel contempo con una Chiesa “fiorente per rigoglio di vitalità”, secondo Roncalli si rendeva necessario un Concilio perché:
la Chiesa si dimostrasse sempre più idonea a risolvere i problemi degli uomini contemporanei”, indetto “in un momento in cui la Chiesa avverte più vivo il desiderio di irrobustire la sua fede con forze nuove”; dinanzi ai “i pericoli di disastrosi conflitti” propositi del Concilio volevano essere “soprattutto i valori che fanno parte dell’animo e dell’ordine soprannaturale, come anche l’intelligenza e la coscienza degli uomini, che devono prendere luce e guida da Dio, Creatore e Redentore del genere umano”, perciò - dice Roncalli - “confidiamo che quello che sarà deliberato nel Concilio Ecumenico sarà di tale efficacia che non soltanto illuminerà di sapienza cristiana e fortificherà di fervorosa energia l’intimo degli animi, ma anche pervaderà l’insieme delle attività umane”.
Sebbene Roncalli sosteneva che l’indizione del Concilio fu accolta con grande entusiasmo e per definire anche che un “ordine soprannaturale deve però influire al massimo sull’altro ordine”, quello temporale, e questo perché la Chiesa è “Madre e Maestra”, in molti non furono poi così elettrizzati: ritenevano che non era certo necessario un Concilio per risolvere i problemi del tempo, dato che sarebbe bastato probabilmente ricordare a gran voce e con forza quelle ovvie condanne già comminate definitivamente al comunismo, alla massoneria (che aveva ricevuto più di 200 condanne nel Magistero), al modernismo ed all’ateismo dilagante.
Per usare le parole del pro-Prefetto del Sant’Uffizio (prima della riforma voluta da Paolo VI nel 1965, era Prefetto lo stesso Papa), il cardinale Alfredo Ottaviani, era solamente necessario contrastare con maggiore forza quella “ideologia marxista, un’offesa alla legge di Dio e una tragedia per l’intera umanità”, quel comunismo ateo “intrinsecamente perverso” [cf. Pio XI, Divini Redemptoris], di cui si interessò anche Pio XII deliberandone nel 1949 la “scomunica a tutti i propugnatori”.

Card. Alfredo Ottaviani
Card. Alfredo OttavianiIn alcuni ambienti si usa sostenere che fu proprio Pio XII a spingere fortemente per l’indizione di un Concilio, tuttavia la storia ci insegna non è così: il 4 marzo del 1948, Papa Pacelli convocò in gran segreto il card. Ottaviani “per costituire una Commissione preparatoria per un eventuale prossimo Concilio ecumenico. Non per aprirsi al mondo, come fu poi deciso da Giovanni XXIII, ma, al contrario, per ridefinire i vari punti della dottrina cristiana minacciati dalla Nouvelle Théologie” [2].
La “Humanae Salutis” di Giovanni XXIII si conclude con la preghiera:
rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste, e concedi alla Santa Chiesa che, perseverando concordemente e assiduamente con Maria, la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro, estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia, regno di amore e di pace. Amen”. [3]
Nel suo diario, il cardinal Ottaviani scriveva nel 1965, 3 anni dopo la “Humanae Salutis”:
“... il Concilio più che una nuova aurora per l’umanità, [è] una lunga notte per la Chiesa”; “... prego Dio di farmi morire prima della fine di questo Concilio, così almeno muoio cattolico”.
Il 30 ottobre del 1962, quando già si paventavano venti di “libertà religiosa” e di “aperture ai fratelli separati” furono messe in cantiere anche alcune modifiche all’“Ordo” della Messa, il cardinal Ottaviani, e non fu il solo, intervenne duramente:
Stiamo cercando di suscitare il disorientamento e lo scandalo nel popolo cristiano, introducendo delle modifiche in un rito così venerabile, che è stato approvato lungo tanti secoli e che è ora divenuto così familiare? Non si può trattare la Santa Messa come se fosse un pezzo di stoffa che si rimette seguendo la moda, secondo la fantasia di ciascuna generazione”. Non immaginava ancora che tutto ciò avrebbe portato al “Novus Ordo Missae”.
Anni dopo i cardinali Ottaviani e Bacci, facendosi portavoce di una corrente numerosa di teologi e sacerdoti che “rigettavano” la “messa normativa” ideata dal Consilium ad exequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, inviarono a Paolo VI il “Breve esame critico del «Novus Ordo Missæ»”, scritto da mons. Michel Guérard des Lauriers [4]. Nel documento si legge, inoltre, che con il “Novus Ordo Missae”:
si vuol fare tabula rasa di tutta la teologia della Messa. In sostanza ci si avvicina alla teologia protestante che ha distrutto il sacrificio della Messa” [5].

Papa San Pio X
Papa San Pio XLa “messa normativa” o falso-ecumenica comunque non sorge da nulla, ma piuttosto sembra trarre linfa vitale dalla libertà religiosa della massoneria (cf. L'Oecuménisme vu par un franc-macon de tradition, del massone Yves Marsaudon) e da quella “Nouvelle Théologie” (caratterizzata da un rifiuto del dominio della Scolastica per favorire un ritorno a fonti, male interpretate, che Henri de Lubac spacciava per patristiche e del cristianesimo delle origini) che tanto aveva già minato il dogma ed aveva messo a dura prova la fede dei cattolici nel pre e nel post Concilio (a cominciare dallo scandaloso testo Surnaturel. Études historiques), quella vastissima corrente teologica “vicina al protestantesimo” e “prossima alle eresie” che pare essere una riproposizione in chiave contemporanea (XX secolo) dell’ “eresia modernista”, così fortemente condannata da Papa San Pio X nel “LAMENTABILI SANE EXITU” [6]
“Con deplorevoli frutti, l'età nostra, impaziente di freno nell'indagare le somme ragioni delle cose, non di rado segue talmente le novità, che, lasciata da parte, per così dire, l'eredità del genere umano, cade in errori gravissimi. Questi errori sono di gran lunga più pericolosi qualora si tratti della disciplina sacra, dell'interpretazione della Sacra Scrittura, dei principali misteri della Fede”
 e nella “PASCENDI DOMINICI GREGIS” [7]:
Di qual guisa poi i modernisti dall'agnosticismo, che è puro stato d'ignoranza, passino all'ateismo scientifico e storico, che invece è stato di positiva negazione; e con qual diritto perciò di logica, dal non sapere se Iddio sia intervenuto o no nella storia dell'uman genere si trascorra a spiegar tutto nella storia medesima ponendo Dio interamente da parte come se in realtà non fosse intervenuto, lo assegni chi può. Ma tanto è; per costoro è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee; entro l'àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni, sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino. Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo, intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte, intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo”.
Il “Dizionario del pensiero cristiano alternativo” (eresie.it, v. Lubac) ci ricorda che:
a parte de Lubac, aderirono alle idee della Nouvelle Théologie teologi come Pierre Teilhard de Chardin, Yves Congar, Hans Küng, Edward Schillebeeckx, Han Urs von Balthasar (1905-1988), Marie-Dominique Chenu (1895-1990), Karl Rahner (1904-1984), Louis Bouyer (1913-2004), Etienne Gilson (1884-1978), Daniélou e Joseph Ratzinger, sebbene gli ultimi due si dissociassero successivamente dal pensiero della Nouvelle Théologie”.