ORÁTIO
Præsta, Dómine, fidélibus
tuis: ut jejuniórum veneránda
sollémnia, et cóngrua pietáte
suscípiant, et secúra devotióne
percúrrant. Per Dóminum.
Concedi, o Signore, ai tuoi fedeli: che questo tempo venerando,
consacrato ai digiuni, venga da loro accolto con la debita pietà e
trascorso con la ferma devozione. Per nostro Signore Gesú Cristo, tuo
Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. M. - Amen.
LECTIO
Léctio Joélis Prophétæ Joel. 2, 12-19.
Haec dicit Dóminus:
Convertímini ad me in toto corde vestro, in ieiúnio, et in fletu, et in
planctu.
Et scíndite corda vestra, et non vestiménta vestra, et convertímini ad
Dóminum Deum vestrum: quia benígnus, et miséricors est, pátiens, et
multae misericórdiae, et praestábilis super malítia. Quis scit, si
convertátur, et ignóscat, et relínquat post se benedictiónem,
sacrifícium, et libámen Dómino Deo vestro? Cánite tuba in Sion,
sanctificáte ieiúnium, vocáte coetum, congregáte pópulum, sanctificáte
ecclésiam, coadunáte senes, congregáte párvulos, et sugéntes úbera:
egrediátur sponsus de cubíli suo, et sponsa de thálamo suo. Inter
vestíbulum et altáre plorábunt sacerdótes minístri Dómini, et dicent:
Parce, Dómine, parce pópulo tuo: et ne des hereditátem tuam in
oppróbrium, ut dominéntur eis natiónes. Quare dicunt in pópulis: Ubi est
Deus eórum ? Zelátus est Dóminus terram suam, et pepércit pópulo suo. Et
respóndit Dóminus, et dixit pópulo suo: Ecce ego mittam vobis fruméntum,
et vinum, et óleum, et replebímini eis: et non dabo vos ultra oppróbrium
in géntibus: dicit Dóminus omnípotens.
M. - Deo grátias.
Parola del Signore - ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con
pianti e lamenti". Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al
Signore vostro Dio, perchè egli è misericordioso e benigno, tardo
all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura.
Chi sa che non cambi e si plachi
e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libazione per il Signore
vostro Dio. Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate
un'adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un'assemblea, chiamate i
vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua
camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare piangano i
sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: "Perdona, Signore, al tuo
popolo e non esporre la tua eredità al vituperio e alla derisione delle
genti". Perchè si dovrebbe dire fra i popoli: "Dov'è il loro Dio?". Il
Signore si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del
suo popolo. Il Signore ha risposto al suo popolo: "Ecco, io vi mando il
grano, il vino nuovo e l'olio e ne avrete a sazietà; non farò più di voi
il ludibrio delle genti.
M. - Deo grátias.
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Costituzione Non ambigimus di Benedetto XIV (30 maggio 1741)
L’osservanza
della Quaresima è il vincolo della nostra milizia; con quella ci
distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella
allontaniamo i flagelli dell’ira divina; con quella, protetti dal
soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi
delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a
detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a
pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza
non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei
pubblici affari e di disgrazie nelle cose private (…).
DISCIPLINA DEL DIGIUNO E DELL'ASTINENZA
La
disciplina del digiuno e dell'astinenza, secondo i Canoni 1250-1254 del
Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto
dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S.
Congregazione Concilio del 25 luglio 1957, è la seguente:
- LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno.
- LA LEGGE DELL'ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.
IL DIGIUNO consiste
nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso
della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250
grammi alla sera).
L'ASTINENZA
vieta l'uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello
delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.
GIORNI DI ASTINENZA DALLA CARNI:
- tutti i Venerdì dell'anno (tranne se vi cade una festa di precetto).
GIORNI DI ASTINENZA E DI DIGIUNO:
- Mercoledì delle Ceneri;
- ogni Venerdì e Sabato di Quaresima;
- il Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora;
- le Vigilie di Natale (24 Dicembre), di Pentecoste, dell'Immacolata (7 dicembre),
d'Ognissanti (31 Ottobre).
GIORNI DI SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA:
- tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le Domeniche non c'è digiuno).
POSSONO NON PRATICARE L'ASTINENZA:
- i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
- gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se deboli;
- gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente;
-
mogli, figli, servi, tutti coloro che esercitano in servizio essendovi
costretti, e che non possono avere altro cibo sufficientemente
nutriente.
POSSONO NON PRATICARE IL DIGIUNO:
- coloro che digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi, donne che allattano o incinte;
- poveri che hanno già poco cibo a disposizione;
- coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il digiuno (es: lavori pesanti);
- coloro che fanno un lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami);
-
chi deve fare un lungo e faticoso viaggio;- per un maggiore bene o per
un'opera di pietà più grande se questa è moralmente incompatibile con il
digiuno (es: assistenza ai malati).
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5 MARZO 2014: MERCOLEDÌ DELLE CENERI (INIZIO DELLA SANTA QUARANTENA)
L'appello del profeta.
Ieri il mondo s'agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si
abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la
sacra tromba di cui parla il profeta
Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l'apertura solenne del
digiuno quaresimale, il tempo dell'espiazione, l'imminente avvicinarsi
dei grandi anniversari della nostra salvezza. Destiamoci, cristiani, e
prepariamoci a combattere le battaglie del Signore.
L'armatura spirituale.
Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne,
dobbiamo essere armati: ecco perché la santa Chiesa ci raccoglie nei
suoi templi per iniziarci alla milizia spirituale. San Paolo ce ne ha
già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: "Siate
dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della
corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al
Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l'elmo della
saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio" (Ef 6,14-17).
Il principe degli Apostoli aggiunge: "Avendo Cristo patito nella carne,
armatevi anche voi dello stesso pensiero" (1Pt. 4,1).
Ricordandoci oggi la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge
un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della
prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per
intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare.
I nemici da combattere.
Noi siamo assaliti da due sorta di nemici: le passioni dentro il nostro
cuore, il demonio fuori; entrambi disordini che derivano dalla
superbia. L'uomo si rifiutò d'obbedire a Dio; ciò nonostante egli lo
risparmiò, ma alla dura condizione di subire la morte: "Uomo, disse, tu
sei polvere, ed in polvere ritornerai" (Gen 3,19). Ah! perché
dimenticammo quell'avvertimento? A Dio bastò solo premunirci contro noi
stessi; compresi del nostro niente, non avremmo mai dovuto infrangere la
sua legge. Se ora vogliamo perseverare nel bene, al quale ci ha
ricondotti la sua grazia, dobbiamo umiliarci, accettare la sentenza e
considerare la vita come un viaggio più o meno breve che termina alla
tomba. Sotto questa luce tutto diventa nuovo, ogni cosa si schiarisce.
Nell'immensa sua bontà, Dio, che si compiacque riversare tutto il suo
amore su di noi, esseri condannati alla morte, ci appare ancor più
ammirabile. Nelle brevissime ore della nostra esistenza, l'ingratitudine
e l'insolenza con cui ci scagliammo contro di lui ci sembrano sempre
più degne del nostro disprezzo, e più legittima e salutare la
riparazione che ora ci è possibile e che egli si degna d'accettare.