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lunedì 17 marzo 2014

SAN PIER DAMIANI: "Ed è ben giusto che coloro che, contro la legge di natura e contro l’ordine dell’umana ragione, consegnano ai demoni la loro carne per godere di rapporti così schifosi, condividano con i demoni la cella della loro preghiera".

SAN PIER DAMIANI E L’OMOSESSUALITA’ COME IL PEGGIORE DEI VIZI
di don Marcello Stanzione

Pier Damiani, Vescovo, Cardinale, monaco e infine Dottore della Chiesa fu uno degli intellettuali di spicco del secolo XI e uno dei maggiori antesignani della Riforma Gregoriana. Nacque a Ravenna nel 1007 in una famiglia numerosa e rimase orfano in tenera età. Lo allevò la sorella Roselinda e lo adottò come figlio il fratello maggiore, Damiano, motivo per cui venne chiamato Pier Damiani.
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Egli sentiva profondamente la mancanza del padre e della madre tanto che, secondo quanto si racconta, mentre era ancora fanciullo e molto povero, quando trovava una moneta, anziché tenersela, la dava a un sacerdote, affinché celebrasse una Santa Messa per i propri genitori defunti. Rivelò ben presto un’intelligenza straordinaria e il fratello maggiore, che era arciprete di Ravenna, si adoperò per fornirgli i mezzi per studiare prima a Faenza e poi a Parma. Divenuto docente dell’Università di Parma, accadde a Pier Damiani un fatto determinante per la sua vita: mentre stava a pranzo, gli si avvicinò un povero; egli, non volendo essere disturbato lo pregò di andarsene, cosa che il povero umilmente fece. Il fatto ebbe in Pier Damiani ripercussioni interiori tali da non lasciargli più pace.
Lui che era stato povero e che ora stava sempre con la testa sui libri dimenticando la miseria dei fratelli, veniva raggiunto da Dio che gli apriva gli occhi proprio attraverso un povero che chiedeva l’elemosina. Entrò nella comunità degli eremiti, i Camaldolesi, fondati da San Romualdo a Fonte Avellana in Umbria. Qui divenne presto Priore del rinomato Monastero e redattore della Regola del suo Ordine religioso. In un suo scritto in poetici versi celebrò l’elogio della vita eremitica lasciandoci pagine letterarie che costituiscono ancora oggi uno dei capolavori della letteratura religiosa medioevale. Era uno studioso instancabile; passava le notti a leggere e scrivere, tanto che le lunghe veglie e lo studio continuo gli avevano procurato fortissimi dolori di testa. Pier Damiani prima di ogni altra cosa fu un Santo Monaco, maestro di vita religiosa nonché eremitica, padre di una nuova Regola concernente i comportamenti da tenere durante l’eremitaggio, denominata di “San Colombano”.
Per lui il monastero rappresentò un momento di preparazione all’eremo, al quale secondo Pier Damiani tutti i monaci avrebbero dovuto aspirare, in quanto forma di vita consacrata contrassegnata da una grande spiritualità. Il suo desiderio è sempre stato quello della preghiera continua, ossia rimanere costantemente in conversazione con il Signore meditando la sua Parola in una atmosfera di assoluta solitudine.
Poiché però la Chiesa era minacciata e divisa dovette lasciare il silenzio per dare il suo contributo alla riforma della  Chiesa, lacerata dalle eresie, dalla simonia, ossia la compravendita delle cariche ecclesiastiche, e dal generale affievolimento del fervore evangelico. La sua eccezionale personalità lo portò ben presto a divenire consigliere di Papi e di Imperatori. Nominato prima Vescovo di Ostia e poi Cardinale, dopo aver lasciato il silenzio della cella monastica si stabilì definitivamente a Roma.
Nella Città Eterna fu per anni a fianco di ben sei Papi come “commesso viaggiatore della pace”, e in particolare lavorò per organizzare la riforma della Chiesa al fianco di Ildebrando di Soana, Abate Benedettino di San Paolo fuori le Mura e futuro Papa col nome di Gregorio VII. Dal Papa ricevette diversi incarichi, tra i quali quello di Delegato Pontificio in Germania, in Francia e nell’Italia settentrionale. Visitò numerose abbazie, diocesi e comunità cristiane dando consigli e sostenendo l’opera riformatrice. Tra i vari compiti affidatigli dal Papa vi fu anche quello di impedire il divorzio dell’Imperatore di Germania, Enrico IV. Trovò la morte il 22 febbraio 1072 a Faenza mentre tornava dall’ennesima missione di pace nella sua città natale, Ravenna, divisa dai sostenitori di un antipapa. Forse per questo il grande Poeta Dante Alighieri lo ha collocato nel Paradiso tra gli spiriti contemplativi facendogli narrare un brevissimo episodio riguardante la sua preferenza per i cibi frugali e la predilezione per la vita dedita alla preghiera.
Durante tutto il Medioevo, ossia nel periodo di formazione della civiltà cristiana occidentale, la Chiesa non ha mai smesso di promuovere la virtù della temperanza e di rinnovare la condanna del vizio contro natura; in tal modo riuscì a ridurlo ad un fenomeno rarissimo e marginale.

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Fra i Santi che combatterono il vizio omosessuale nel Medioevo, uno dei più grandi fu proprio San Pier Damiani, Dottore della Chiesa, riformatore dell’ordine benedettino e sommo scrittore e predicatore. Nel suo Liber Gomorrhanus, scritto verso il 1051 per Papa san Leone IX, egli denuncia con grande vigore la rovina spirituale alla quale si condanna chi pratica tale vizio. Si va diffondendo dalle nostre parti un vizio così gravemente nefasto e ignominioso, che se non vi si opporrà al più presto uno zelante intervento punitore, di certo la spada dell’ira divina infierirà enormemente annientando molti. (…) Questa turpitudine viene giustamente considerato il peggiore fra i crimini, poiché sta scritto che l’onnipotente Iddio l’ebbe in odio sempre ed allo stesso modo, tanto che mentre per gli altri vizi stabilì dei freni mediante il precetto legale, questo vizio volle condannarlo, con la punizione della più rigorosa vendetta. Non si può nascondere infatti che Egli distrusse le due famigerate città di Sodoma e Gomorra, e tutte le zone confinanti, inviando dal cielo la ,pioggia di fuoco e zolfo (…)

sabato 15 marzo 2014

Benedetto XIV: "Nihilominus ut eorum Clerici, Subdiaconi, Diaconi et Presbyteri uxores in eorum ministerio retineant, dummodo ante sacros Ordines, Virgines, non Viduas, neque corruptas duxerint, Romana non prohibet Ecclesia"...

Fonte: Progetto Barruel...

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Sac. Francesco  Bosello

Dissertazione storico-teologica sopra la disciplina de' Greci circa il Celibato sacerdotale, Venezia 1826 pag. 11-27.

DIATRIBA SOPRA LA DISCIPLINA DELLA CHIESA GRECA CIRCA IL CELIBATO ECCLESIASTICO.

Sogliono i nemici dell'Ecclesiastico Celibato, come testè io diceva, o Accademici, opporre in difesa del loro falso pensare la disciplina de' Greci che da molti secoli invalse, cioè di permettere a' Diaconi ed ai Sacerdoti di ritenere le mogli che avevano prima della loro Ordinazione, a patto però che nel tempo del loro Ministero all'Altare ne stiano lontani. Cosa notissima e ne' suoi principj, e ne' suoi fondamenti, e ne' suoi progressi per qualunque non digiuno dell'Ecclesiastiche cognizioni, a grado che parrebbe superfluo discuterla fra' Latini, onde abbattere l'opposizione avversaria. Pure a difesa sempre maggiore del vero farne conviene l'esame più diligente, acciò trionfi la verità e scornato rimanga il nemico della veneranda disciplina della Romana Chiesa, Madre, Maestra di tutte le Chiese del Mondo. Quindi si stabiliscono le tre seguenti proposizioni.
I. Il Celibato anche nella chiesa Greca si osservava dagli Ecclesiastici ne' primi secoli sino al secolo settimo circa.
II. Il cambiamento della disciplina del Celibato fra' Greci ebbe un'origine apparentemente legale solo al tempo del concilio Trullano, origine spuria ed erronea.
III. La Chiesa Romana non solo si oppose a tal rilassamento di disciplina fra' Greci, benchè in seguito l'abbia tollerato, ma da quell'epoca sempre più confermò la disciplina sua dagli Apostoli ereditata.
Se nella trattazione di queste proposizioni, nauseasse il lettore 1a troppo lunga prolissità, avverta che senza un'analisi relativamente completa esaurirsi non può polemicamente un argomento di tanta importanza.

PROPOSIZIONE I.

Il Celibato anche nella Chiesa Greca si osservò dagli Ecclesiastici ne' primi secoli sino al secolo settimo circa.
La pruova fondamentale di questa proposizione è tutta appoggiata ad un fatto, cioè che fin dagli Apostoli la Chiesa tutta d'Occidente e d'Oriente osservato abbia il Celibato nel Clero. Omettendo le prove speculative di deduzione, che sarebbero però sempre dimostrative, e dal Santo Evangelio (Matth. 19) e da San Paolo (I. Tim. 3. 2., I. Cor. 7. 27. 32. 33. 34. II. Tim: 2. 22. ) e dalla stessa teologica ragione; si venga alle pruove di autorità decisive, dalle quali si conosce che l'Apostolico stabilimento del Celibato Sacerdotale si mantenne nei tre primi secoli, ancorchè non vi fosse ancora una legge positiva che lo precettasse; si mantenne, dissi, costante e generale per modo, che non solo non ci dà la Storia fondamento alcuno per conchiudere che siasi alterata giammai nell'epoca fissata tale venerabile disciplina, ma tutti i documenti ci offre più certi dell'invariata e costante perpetuità di esso.
E prima si presenta l'autorità veneranda di tutt'i Vescovi dell'Africa i quali nell'anno circa 396 radunati nel secondo Concilio Cartaginese comandando l'osservanza dell'Ecclesiastico Celibato nelle loro Diocesi e Provincie in faccia a tutto il mondo esclamano: ut quod Apostoli docuerunt et ipsa servavit antiquitas nos quoque custodiamus (Can. 2.). Ma gli Apostoli predicarono anche in Grecia: dunque anche in Grecia insegnarono la preziosità ed inculcarono l'osservanza nel Clero di quella virtù che fa gli uomini agli Angeli uguali, cioè a dire la vita celibe affatto. Quindi è che San Girolamo Padre del 5. secolo nell'Apolog. contra Jovinianum, indubitatamente afferma «Apostoli vel Virgines, vel post nuptias continentes... adsumpti in Apostolatum reliquerunt officium conjugale». E di quà ne venne, prosegue esso S. Dottore, che nelle Chiese d'Oriente e d'Occidente si osservò sempre mai sino a' suoi tempi il Sacerdotal Celibato: «Quid facient Orientis Ecclesiae? quid Ægypti et Sedis Apostolicae? quae aut virgines Clericos accipiunt, aut continentes, aut si uxores habuerint, mariti esse desistunt?» Fanno eco perfettamente al citato Padre Latino i Greci Padri tutti, fra quali Origene Hom. 23. in Num. dice. «Illius est solius afferre sacrificium indesinens, qui indesinenti et perpetuae se devoverit castitati». S. Epifanio eletto Vescovo di Salamina circa l'anno 366. Haer. 49. n. 7. così si esprime: «Quum Sacerdotalia Christus munera et ornamenta cum iis qui post unas nuptias continentiam servarint aut in virginitate perstiterint communicanda esse velut in exemplari monstraverit... Id quod Apostoli deinde honeste et religiose decreverunt per Ecclesiasticam Sacerdotii regulam». Lo stesso Santo Padre nel fine della sua opera contra haereses dipinge lo spirito e la Disciplina della Chiesa su questo argomento là dove dice: «Sanctum Sacerdotium ex virginibus ut plurimum, aut ex solitariis, aut si hi ad ministerium non suffecerint, ex his constituitur qui propriis ab uxoribus se continent. Et si quis ab initio continens fuerit aut viduus, habere potest locum Episcopi, Presbyteri, Diaconi aut Subdiaconi».

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Parla con eguale chiarezza nell'Eresia 59 de' Catari dicendo: «Sed et liberos gignentem unius uxoris virum Ecclesia non adscripsit, sed eum qui se ab una continuit aut in viduitate vixit Diaconum aut Hypodiaconum, aut Episcopum aut Presbyterum, maxime ubi sinceri sunt canones Ecclesiastici». S. Giovanni Grisostomo poi nell'Omilia de patientia Job così ìnsegna. «Sic dicit Apostolus unius uxoris virum, non ea ratione ut id nunc ab Ecclesia observetur; oportet enim prorsus castitate Sacerdotem ornatum esse». Ed il Nisseno nel libro de Virgin. capo ultimo afferma «non obtemperare legi prohibenti» quel Sacerdote che nuptiali opere impurus sacrificium offert». S. Cirillo di Gerosolima nella sua 12. Catechesi così si esprime «Qui apud Jesum bene fungitur Sacerdotio, abstinet a muliere: ipse Jesus quomodo ex viro ac muliere proditurus esset?»

mercoledì 12 marzo 2014

San Pio da Pietralcina: "basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni".

«Quanti uomini e quante donne dovrebbero chinare la testa quando si narra l’antica storia della strage «degli Innocenti (Mt. 2:16-18)! I bambini vennero strappati dalle braccia delle madri di Betlemme. Alcune di queste madri morirono perché la spada colpì loro per prima. Altre morirono perché il cuore di una madre facilmente si spezza quando vede morire il suo bambino.
Ma voi, migliaia di padri e di madri nell’Occidente Cristiano, che cosa avete fatto? Non avete voluto udire neppure il pianto del vostro bambino. Voi avete tramato in silenzio e comprato un libro nel quale si descrive per filo e per segno come potervi premunire dal fardello dei figli». Vi siete incamminati sul sentiero dell’assassinio e avete ucciso o fatto uccidere quello che già aveva incominciato a vivere nel vostro grembo.
L’avete fatto per salvarvi la linea? L’avete fatto per rimanere ancorati alla vostra balorda sicurezza borghese? L’avete fatto perché vostro marito era un buono a nulla che vi bramava come amante, ma non teneva alla vostra maternità? L’avete fatto spinte dal vile timore delle preoccupazioni, del dolore, delle responsabilità? O l'avete fatto perché sviate e ingannate dalle chiacchiere di falsi profeti, di dirigenti dimentichi dei loro doveri, o di un pugno di teologi usciti fuori dalla carreggiata? Eccovi dunque: un albero sterile del quale è scritto che dovrà essere abbattuto (Lc. 13:6-9); un fiore senza seme, un essere senza scopo, un’anima piena di vergogna.
Il nome di Erode è rimasto maledetto fino ai nostri giorni. Ma ai nostri giorni non occorre più un Erode per assassinare i bambini innocenti. Oggi si trovano dei medici disposti ad uccidere per un pugno di monete d’argento. Quando le madri assassinano i loro bambini, il mondo è maturo per la maledizione di Dio». (
P. Werenfried van Straaten)

Postiamo questa incredibile testimonianza sulla vita nascitura e del fatto che l'embrione, da subito, è un essere umano. Queste immagini sono inequivocabili e speriamo che chi le guarderà e stia pensando, diabolicamente, di abortire il proprio figlio che si fermi, Dio saprà ricompensare il tornare indietro da un proposito veramente diabolico. 

GIROLAMO, Epistola 22,13 ad Eustochio = PL 22,401-402
Fa pena doverlo confessare: quante vergini cadono ogni giorno! Quante la Chiesa, loro madre, ne vede staccarsi dal suo grembo! ……Ne puoi vedere parecchie, già vedove ancor prima di essere sposate, le quali vorrebbero nascondere, sotto mentite spoglie, lo stato miserabile della propria coscienza: incedono a testa alta e con passo baldanzoso, finchè non le smaschera l’ingrossamento del ventre o il vagito dei bimbi. Altre poi pregustano i vantaggi della sterilità e provocano la morte di un essere umano, prima ancora del suo concepimento. Talune, appena s’accorgono d’aver concepito nella colpa, ricorrono ai farmaci capaci di provocare l’aborto. Non di rado anch’esse ci perdono la vita, e così discendono all’inferno sotto il peso d’un triplice delitto: suicidio, adulterio nei confronti di Cristo e parricidio d’un figlio non ancora venuto alla luce.
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Il miracolo della vita sorprende anche se per pochi minuti.Un piccolo bambino di sole 19 settimane è stato messo al mondo e ora le sue foto commuovono il mondo. 

bambino-poche-settimane

Un evento simile non era mai successo: settimana scorsa, nello Stato dell’Indiana, una donna, Lexi Fretz, si stava preparando per un servizio fotografico durante un matrimonio che si sarebbe svolto il giorno dopo, quando ha iniziato ad avere delle perdite. La corsa in ospedale e nel mentre, le contrazioni sono diventate sempre più forti, finchè ha dato alla luce il piccolo Walter Joshua Fretz, di sole 19 settimane e 3 giorni. “L’ho preso, l’ho abbracciato, mentre il suo cuoricino batteva. L’ho tenuto vicino al cuore, ho contato le dita di mani e piedi e l’ho baciato sulla piccola fronte” ha detto la madre commossa. 
“Custodirò sempre quei ricordi che ho di lui. Sono molto felice che mio marito sia riuscito a raggiungere la macchina per prendere la fotocamera. All’inizio non ne volevo, ma ora sono l’unica cosa che ho per poterlo ricordare.”

lunedì 10 marzo 2014

Requiem aeternam dona ei, Domine...

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La prima cosa che sconvolge della malattia è che essa si abbatte su di noi senza alcun preavviso e in un tempo che noi non decidiamo. Siamo alla mercé degli avvenimenti, e non possiamo che accettarli. La malattia grave obbliga a rendersi conto che siamo davvero mortali; anche se la morte è la cosa più certa del mondo, l’uomo moderno è portato a vivere come se non dovesse morire mai.
Con la malattia capisci per la prima volta che il tempo della vita quaggiù è un soffio, avverti tutta l’amarezza di non averne fatto quel capolavoro di santità che Dio aveva desiderato, provi una profonda nostalgia per il bene che avresti potuto fare e per il male che avresti potuto evitare. Guardi il Crocifisso e capisci che quello è il cuore della fede: senza il Sacrificio il cattolicesimo non esiste. Allora ringrazi Dio di averti fatto cattolico, un cattolico “piccolo piccolo”, un peccatore, ma che ha nella Chiesa una madre premurosa. Dunque, la malattia è un tempo di grazia, ma spesso i vizi e le miserie che ci hanno accompagnato durante la vita rimangono, o addirittura si acuiscono. È come se l’agonia fosse già iniziata, e si combattesse il destino della mia anima, perché nessuno è sicuro della propria salvezza.
D’altra parte, la malattia mi ha fatto anche scoprire una quantità impressionante di persone che mi vogliono bene e che pregano per me, di famiglie che la sera recitano il rosario con i bambini per la mia guarigione, e non ho parole per descrivere la bellezza di questa esperienza, che è un anticipo dell’amore di Dio nell’eternità. Il dolore più grande che provo è l’idea di dover lasciare questo mondo che mi piace così tanto, che è così bello anche se così tragico; dover lasciare tanti amici, i parenti; ma soprattutto di dover lasciare mia moglie e i miei figli che sono ancora in tenera età.
Alle volte mi immagino la mia casa, il mio studio vuoto, e la vita che in essa continua anche se io non ci sono più. È una scena che fa male, ma estremamente realistica: mi fa capire che sono, e sono stato, un servo inutile, e che tutti i libri che ho scritto, le conferenze, gli articoli, non sono che paglia. Ma spero nella misericordia del Signore, e nel fatto che altri raccoglieranno parte delle mie aspirazioni e delle mie battaglie, per continuare l’antico duello” (Mario Palmaro).

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 Requiem aeternam dona ei, Domine; et lux perpetua luceat ei. Requiescat in pace.
Amen.
De profúndis clamávi ad te, Dómine; *

Dómine, exáudi vocem meam.

Fiant aures tuæ intendéntes *

in vocem deprecatiónis meæ.
 

Si iniquitátes observáveris, Dómine, *

Dómine, quis sustinébit?

Quia apud te propitiátio est, *

et timébimus te.
 

Sustínui te, Dómine, †

sustínuit ánima mea in verbo eius, *

sperávit ánima mea in Dómino.

Magis quam custódes auróram, *

speret Israel in Dómino.
 

Quia apud Dóminum misericórdia, *

et copiósa apud eum redémptio.

Et ipse rédimet Israel *

ex ómnibus iniquitátibus eius.

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Le nostre sentite condoglianze per tutta la Famiglia del Professor Palmaro...

sabato 8 marzo 2014

RESOCONTO DELLA CONFERENZA SU MONSIGNOR BENIGNI, Pietro Ferrari, CON TUTTI I VIDEO, relatore Don Francesco Ricossa....


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“Se fossi per virtù ciò che sono in filosofìa non avrei timore di essere giudicato, ma mi affido alla divina misericordia…vita boiaccia!”. Questa, la chiosa di una lettera di Mons. Umberto Benigni ad un suo amico sacerdote di Perugia. Personaggio notevole Umberto Benigni, nato a Perugia nel 1862, tratteggiato con grande precisione da Don Francesco Ricossa sabato 1 Marzo a Roma, uomo d’altri tempi si direbbe oggi, un energumeno dell’ortodossìa, lucido e caustico, poliedrico e risoluto. San Pio X ebbe un braccio destro nella battaglia contro il modernismo, “sintesi di tutte le eresìe”, nemico interno da stanare nella consapevolezza che gli errori si combattono sì con la teoria, ma anche con la “pratica”. Un nemico insidioso, spergiuro e irriducibile, fortemente determinato ad infiltrarsi nelle viscere della Chiesa, va combattuto con gli uomini giusti. Come sacerdote, Umberto Benigni ebbe chiara la Misso della Chiesa, come fattore della civiltà cristiana da edificare, riedificare e difendere ma sempre con realismo. Il realismo di Mons. Umberto Benigni, contro l’utopismo del suo allievo sbandato Buonaiuti, che stava per lasciare il seminario quando gli disse con durezza: “La storia umana è un conato di vomito che si cura con la Inquisizione”. Peccato che Buonaiuti, il capo dei modernisti, invece pensò di terminare il seminario. Mons. “Maligni” per i suoi avversari, era da loro stimato e temuto perché come professore usava rigore negli studi ecclesiastici, senza sconti, senza voler edulcorare o simulare scomode realtà piegandole alla pur sacrosanta battaglia. Come storico, Mons. Benigni ci lascia la sua monumentale Storia Sociale della Chiesa, autentico ed insuperato capolavoro (incompleto perché il Signore lo chiamò prima che finisse a scriverlo) sulla influenza economica, sociale e culturale della Chiesa dai suoi albori fino al XVI Secolo. Lo Storico inaugurò la prima Rivista di Sociologìa e Storia Cattolica. I suoi avversari speravano potesse intrupparsi con loro, nella puerile speranza che un rigoroso professore pronto alla revisione storica come metodo di sfida per la Verità, fosse disposto come loro a sostenere anche una revisione della fede stessa. Sacerdote, Professore ma anche Giornalista, Mons. Umberto Benigni organizzò e diresse giornali come L’Eco d’Italia e La Voce della Verità, solidissimi in dottrina ma con pochi lettori. La Santa Sede finanziava la buona stampa ma occorreva raggiungere platee più vaste, quelle che raggiungevano i giornali “catto-liberali” e così il Giornalista inventò agenzie stampa come La Corrispondenza di Roma, la prima Sala Stampa Vaticana così da dare direttamente ai primi “vaticanisti” sia le informazioni della Segreteria di Stato che quelle estere, tramite i suoi collaboratori sparsi ovunque. Le idee del cattolicesimo intransigente iniziarono così a diffondersi influenzando svariati ambienti. Anche con Benedetto XV fondò l’agenzìa Fede e Ragione. Mons. Umberto Benigni è stato uno dei massimi esperti studiosi di giudaismo e massoneria, contribuendo a viso aperto e con grande conoscenza a smascherarne i piani anticattolici, non solo come studioso ma anche come uomo d’azione: infiltrando i suoi agenti nelle logge, anche quelle teosofiche. La Pascendi Domenici Gregis (  ) di San Pio X del 1907 fu magnifico ed ancora attualissimo strumento dottrinale contro il modernismo, al quale seguì un necessario strumento pratico: il Sodalitium Pianum sorto più o meno contemporaneamente (consultabile su:  http://www.casasanpiox.it/visualizza_docs.asp?id=65  ). Il Sodalitium Pianum fu un “servizio informazioni” voluto da Papa Sarto, uno strumento segreto di “controspionaggio” a servizio dello Stato Vaticano. Mons. Umberto Benigni diresse il Sodalitium Pianum dopo che il Papa e Merry del Val, tramite l’inconsapevole Gasparri che poi fu allontanato per lasciargli via libera, lo fecero entrare in Curia. Gasparri si oppose alla beatificazione di Pio X proprio perché Papa Sarto aveva favorito il cattolicesimo integrale di Monsignore e il progetto del Sodalitium Pianum. Se il modernismo era segreto alle autorità vaticane, perché si nascondeva come filiera internazionale, occorreva una struttura che operasse con le medesime modalità per poterlo combattere: fu così che Monsignore scoprì Ernesto Buonaiuti e Roncalli, trovando documenti inequivocabili. Emblematico il caso di don Primo Vannutelli, amico e riferimento di G.B. Montini, che ebbe a scrivere di non aver mai avuto la fede ma di voler rimanere “dentro” la Chiesa per influenzarla.

venerdì 7 marzo 2014

"VESCOVO" DI SATANA "UNA CUM" TALE SIGNOR BERGOGLIO CHE AGISCE IMPUNEMENTE SENZA CHE NESSUNO LO FERMI...

Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio (Lev. 18:22);
"Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Egualmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne" (Romani 1, 26-28).
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E IL VESCOVO DISSE: «L'AMORE FRA PERSONE DELLO STESSO SESSO È FECONDO NON SOLO PER I DIRETTI INTERESSATI»
 

Claude dagens, vescovo di Angoulême in Francia, con i suoi 74 anni è una delle vecchie guardie dell’ala progressista dell’episcopato transalpino. Non è propriamente uno sprovveduto. Storico di specializzazione, è l’unico prelato oggi membro dell'Académie française e siede sulla sedia che fu di un grande storico come René Remond. Difensore a spada tratta della “laicità” della République, già al centro di polemiche per le sue aperture al dialogo con la massoneria, ha criticato a più ripreso negli ultimi tempi la Manif pour tous e in generale il movimento di resistenza alla legge Taubira che ha introdotto Oltralpe i cosiddetti “matrimoni gay”. Nel suo ultimo intervento scritto sul tema è stato ancora più esplicito, parlando delle unioni tra persone delle stesso sesso come “portatrici di fecondità sia per le persone coinvolte che per il loro entourage”

giovedì 6 marzo 2014

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 34°)...

Continuiamo la publicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany. 
«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346. 
 
 http://www.seldelaterre.fr/I-Grande-12040-le-liberalisme-est-un-peche-nouvelle-edition.net.jpg
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Cap.XXXIV : Segnali molto evidenti per cui si riconoscerà facilmente ciò che procede dallo spirito veramente cattolico, e ciò che deriva dallo spirito intaccato dal liberalismo ovvero radicalmente liberale.

Passiamo ora un'altra questione, a proposito della parola oscurità con cui si chiude il nostro capitolo precedente. L'oscurità è il grande ausiliario dell'iniquità. Qui male agit odit lucem, ha detto il Signore.
Da ciò la cura continua che mette l'eresia nel contornarsi di nuvole. Non è difficile scoprire il nemico quando si presenta con la visiera alzata, né di riconoscere per liberali quelli che cominciano col dichiarare francamente ciò che sono.
Ma questa franchezza non è ordinaria per la setta, così occorre indovinare il nemico sotto il suo mascheramento, allor quando quello è per la maggior parte del tempo molto abile e cauto. Aggiungiamo che la maggior parte delle volte l'occhio che deve riconoscerlo non è quello di una lince; è dunque indispensabile possedere un criterio facile, semplice, popolare per discernere in ciascun momento l'opera cattolica da quello che è l'infernale richiamo del liberalismo. Accade sovente che si annuncia un progetto, un'impresa, che si fondi un'istituzione, e che il fedele cattolico non giunga a discernere prontamente se deve associarsi oppure opporsi con tutte le sue forze.

Ciò accade soprattutto quando l'inferno spinge l'artificio fino a presentarlo con i colori più attraenti della nostra bandiera e in certe occasioni fino a servirsi del nostro linguaggio abituale. In simili casi quanti, ahimè!, Fanno il gioco di Satana, persuasi facilmente di essere impegnati in un'opera cattolica. Ma, si dirà, "ciascuno può consultare la Chiesa la cui parola infallibile  dissipa, qualsiasi incertezza". Molto bene, ma l'autorità della Chiesa non può essere consultata in qualsiasi momento per ciascun caso particolare. La Chiesa ha per abitudine di stabilire saggiamente i principi generali e le regole generali di condotta, lasciando al  giudizio e alla prudenza di ciascun fedele la loro applicazione ai 1000 e più casi concreti di ciascun giorno.

mercoledì 5 marzo 2014

FERIA QUARTA CINERUM...

 ORÁTIO  
Præsta, Dómine, fidélibus tuis: ut jejuniórum veneránda sollémnia, et cóngrua pietáte suscípiant, et secúra devotióne percúrrant. Per Dóminum. 

 
Concedi, o Signore, ai tuoi fedeli: che questo tempo venerando, consacrato ai digiuni, venga da loro accolto con la debita pietà e trascorso con la ferma devozione. Per nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. M. - Amen.   
LECTIO  
Léctio Joélis Prophétæ Joel. 2, 12-19.   
 

Haec dicit Dóminus: Convertímini ad me in toto corde vestro, in ieiúnio, et in fletu, et in planctu. Et scíndite corda vestra, et non vestiménta vestra, et convertímini ad Dóminum Deum vestrum: quia benígnus, et miséricors est, pátiens, et multae misericórdiae, et praestábilis super malítia. Quis scit, si convertátur, et ignóscat, et relínquat post se benedictiónem, sacrifícium, et libámen Dómino Deo vestro? Cánite tuba in Sion, sanctificáte ieiúnium, vocáte coetum, congregáte pópulum, sanctificáte ecclésiam, coadunáte senes, congregáte párvulos, et sugéntes úbera: egrediátur sponsus de cubíli suo, et sponsa de thálamo suo. Inter vestíbulum et altáre plorábunt sacerdótes minístri Dómini, et dicent: Parce, Dómine, parce pópulo tuo: et ne des hereditátem tuam in oppróbrium, ut dominéntur eis natiónes. Quare dicunt in pópulis: Ubi est Deus eórum ? Zelátus est Dóminus terram suam, et pepércit pópulo suo. Et respóndit Dóminus, et dixit pópulo suo: Ecce ego mittam vobis fruméntum, et vinum, et óleum, et replebímini eis: et non dabo vos ultra oppróbrium in géntibus: dicit Dóminus omnípotens.
M. - Deo grátias.  

 
Parola del Signore - ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti". Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perchè egli è misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Chi sa che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libazione per il Signore vostro Dio. Suonate la tromba in Sion, proclamate un digiuno, convocate un'adunanza solenne. Radunate il popolo, indite un'assemblea, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l'altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: "Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al vituperio e alla derisione delle genti". Perchè si dovrebbe dire fra i popoli: "Dov'è il loro Dio?". Il Signore si mostri geloso per la sua terra e si muova a compassione del suo popolo. Il Signore ha risposto al suo popolo: "Ecco, io vi mando il grano, il vino nuovo e l'olio e ne avrete a sazietà; non farò più di voi il ludibrio delle genti.
M. - Deo grátias. 

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Costituzione Non ambigimus di Benedetto XIV (30 maggio 1741)
L’osservanza della Quaresima è il vincolo della nostra milizia; con quella ci distinguiamo dai nemici della Croce di Gesù Cristo; con quella allontaniamo i flagelli dell’ira divina; con quella, protetti dal soccorso celeste durante il giorno, ci fortifichiamo contro i prìncipi delle tenebre. Se ci abbandoniamo a tale rilassamento, è tutto a detrimento della gloria di Dio, a disonore della religione cattolica, a pericolo per le anime cristiane; né si deve dubitare che tale negligenza non possa divenire sorgente di sventure per i popoli, di rovine nei pubblici affari e di disgrazie nelle cose private (…).
 
DISCIPLINA DEL DIGIUNO E DELL'ASTINENZA

La disciplina del digiuno e dell'astinenza, secondo i Canoni 1250-1254 del Diritto Canonico piano-benedettino del 1917, modificati dal Decreto dalla S. Congregazione dei Riti del 16 settembre 1955 e dalla S. Congregazione Concilio del 25 luglio 1957, è la seguente:

- LA LEGGE DEL DIGIUNO obbliga tutti i fedeli che hanno compiuto i 21 anni e non hanno ancora iniziato il 60° anno.

- LA LEGGE DELL'ASTINENZA dalla carne obbliga tutti i fedeli a partire dai 7 anni compiuti.

IL DIGIUNO consiste nel fare un solo pasto al giorno e due piccole refezioni nel corso della giornata (i moralisti quantificano in 60 grammi al mattino e 250 grammi alla sera).

L'ASTINENZA vieta l'uso della carne, di estratto o brodo di carne, ma non quello delle uova, dei latticini e di qualsiasi condimento di grasso animale.

GIORNI DI ASTINENZA DALLA CARNI:
- tutti i Venerdì dell'anno (tranne se vi cade una festa di precetto).

GIORNI DI ASTINENZA E DI DIGIUNO:
- Mercoledì delle Ceneri;
- ogni Venerdì e Sabato di Quaresima;
- il Mercoledì, il Venerdì e il Sabato delle Quattro Tempora;
- le Vigilie di Natale (24 Dicembre), di Pentecoste, dell'Immacolata (7 dicembre),
d'Ognissanti (31 Ottobre).

GIORNI DI SOLO DIGIUNO SENZA ASTINENZA:
- tutti gli altri giorni feriali di Quaresima (le Domeniche non c'è digiuno).

POSSONO NON PRATICARE L'ASTINENZA:
- i poveri che ricevono carne in elemosina e non hanno altro da mangiare;
- gli infermi, i convalescenti, i deboli di stomaco, le donne che allattano, le donne incinte se deboli;
- gli operai che fanno lavori più pesanti quotidianamente;
- mogli, figli, servi, tutti coloro che esercitano in servizio essendovi costretti, e che non possono avere altro cibo sufficientemente nutriente.

POSSONO NON PRATICARE IL DIGIUNO:
- coloro che digiunerebbero con grave incomodo: ammalati, convalescenti, deboli di nervi, donne che allattano o incinte;
- poveri che hanno già poco cibo a disposizione;
- coloro che esercitano un lavoro che è moralmente e ordinariamente incompatibile con il digiuno (es: lavori pesanti);
- coloro che fanno un lavoro intellettuale molto faticoso (es. studenti sotto esami);
- chi deve fare un lungo e faticoso viaggio;- per un maggiore bene o per un'opera di pietà più grande se questa è moralmente incompatibile con il digiuno (es: assistenza ai malati).
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5 MARZO 2014: MERCOLEDÌ DELLE CENERI (INIZIO DELLA SANTA QUARANTENA)

L'appello del profeta.

Ieri il mondo s'agitava nei piaceri, e gli stessi cristiani si abbandonavano ai leciti divertimenti; ma questa mattina ha squillato la sacra tromba di cui parla il profeta Gioele (v. Epistola della Messa) per annunciare l'apertura solenne del digiuno quaresimale, il tempo dell'espiazione, l'imminente avvicinarsi dei grandi anniversari della nostra salvezza. Destiamoci, cristiani, e prepariamoci a combattere le battaglie del Signore.

L'armatura spirituale.

Ricordiamoci, però, che nella lotta dello spirito contro la carne, dobbiamo essere armati: ecco perché la santa Chiesa ci raccoglie nei suoi templi per iniziarci alla milizia spirituale. San Paolo ce ne ha già fatto conoscere i dettagli della difesa con queste parole: "Siate dunque saldi, cingendo il vostro fianco con la verità, vestiti della corazza della giustizia, avendo i piedi calzati in preparazione al Vangelo di pace. Prendete soprattutto lo scudo della fede, l'elmo della saldezza e la spada dello spirito, cioè la Parola di Dio" (Ef 6,14-17). Il principe degli Apostoli aggiunge: "Avendo Cristo patito nella carne, armatevi anche voi dello stesso pensiero" (1Pt. 4,1).

Ricordandoci oggi la Chiesa questi apostolici insegnamenti, ne aggiunge un altro non meno eloquente, obbligandoci a risalire al giorno della prevaricazione, che rese necessario quelle lotte che stiamo per intraprendere e le espiazioni attraverso le quali dobbiamo passare.

I nemici da combattere.

Noi siamo assaliti da due sorta di nemici: le passioni dentro il nostro cuore, il demonio fuori; entrambi disordini che derivano dalla superbia. L'uomo si rifiutò d'obbedire a Dio; ciò nonostante egli lo risparmiò, ma alla dura condizione di subire la morte: "Uomo, disse, tu sei polvere, ed in polvere ritornerai" (Gen 3,19). Ah! perché dimenticammo quell'avvertimento? A Dio bastò solo premunirci contro noi stessi; compresi del nostro niente, non avremmo mai dovuto infrangere la sua legge. Se ora vogliamo perseverare nel bene, al quale ci ha ricondotti la sua grazia, dobbiamo umiliarci, accettare la sentenza e considerare la vita come un viaggio più o meno breve che termina alla tomba. Sotto questa luce tutto diventa nuovo, ogni cosa si schiarisce. Nell'immensa sua bontà, Dio, che si compiacque riversare tutto il suo amore su di noi, esseri condannati alla morte, ci appare ancor più ammirabile. Nelle brevissime ore della nostra esistenza, l'ingratitudine e l'insolenza con cui ci scagliammo contro di lui ci sembrano sempre più degne del nostro disprezzo, e più legittima e salutare la riparazione che ora ci è possibile e che egli si degna d'accettare.

lunedì 3 marzo 2014

I SATANICI RISULTATI DELLA SATANICA E FALSA CHIESA CONCILIARE...

Wissam Akiki ha studiato per il sacerdozio Santo Spirito University in Libano, Nostra Signora del Libano maronita nel seminario a Washington e l'Istituto d'Aquino di Teologia a St. Louis. E' sposato con Manal Kassab e hanno una figlia, Perla.
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Il 27 Febbraio Bergoglio, capo della falsa Chiesa conciliare e anti Papa della vera Chiesa Cattolica, ha approvato il sacerdozio di un uomo sposato della chiesa maronita che è in comunione con la Chiesa Conciliare. Che altro dire di questa gente che si dice cattolica e si attribuisce poteri che il Signore mai darebbe loro, difatti il fine ultimo di tutti i poteri Papali, Episcopali e Sacerdotali sono per la salvezza delle anime. Mai il Signore darebbe tali poteri a chi pertinaciamente, quindi in eresia formale, agisce in maniera totalmente contraria a ciò che la vera Chiesa ha sempre fatto.


sabato 1 marzo 2014

L'UTOPICA TRASMISSIONE DELLA "FEDE" DI BERGOGLIO, CAPO, NON CATTOLICO, DELLA FALSA CHIESA COINCILIARE...

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 BERGOGLIO: "LA TRASMISSIONE DELLA FEDE SI BASA SU 3 PILASTRI: UTOPIA, memoria e discernimento. Il primo, importante per i bambini e soprattutto per i giovani, è la buona gestione dell’utopia. In America Latina una gestione non del tutto equilibrata dell’utopia, come nel caso dell’Argentina, ha portato ragazzi dell’Azione Cattolica ad unirsi, negli anni Settanta, alla guerriglia. Ma saper far crescere l’utopia di un giovane "è una ricchezza. Un giovane senza utopia è un vecchio precoce. UN'UTOPIA CRESCE BENE SE ACCOMPAGNATA DA MEMORIA E DISCERNIMENTO. L’utopia guarda al futuro, la memoria guarda al passato e il presente si discerne. Il giovane deve ricevere la memoria e piantare le radici della sua utopia in questa memoria; discernere nel presente la sua utopia, il segno dei tempi...L’utopia di un giovane entusiasta oggi si sta trasformando in disincanto. Ai giovani disincantati è necessario dare fede e speranza".