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giovedì 29 gennaio 2015

IL PIANO SATANICO CONCILIARE, portato avanti da eretici di ogni risma, per attuare l’ecumenismo…

Condanna che Sua Santità Pio XI inflisse al “pancristianesimo” per mezzo della Mortalium animos (1928):

“Forse in passato non è mai accaduto che il cuore delle creature umane fosse preso come oggi da un così vivo desiderio di fraternità al fine di rafforzare ed allargare i rapporti nell’interesse della società umana. […] [Ci sono uomini che] sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concettoe svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. […] Questi ed altri simili argomenti esaltano ed eccitano coloro che si chiamano pancristiani, i quali, anziché restringersi in piccoli e rari gruppi, sono invece cresciuti, per così dire, a schiere compatte, riunendosi in società largamente diffuse […] E intanto si promuove l’impresa con tale operosità, da conciliarsi qua e là numerose adesioni e da cattivarsi perfino l’animo di molti cattolici con l’allettante speranza di riuscire ad un’unione che sembra rispondere ai desideri di Santa Madre Chiesa, alla quale certo nulla sta maggiormente a cuore che il richiamo e il ritorno dei figli erranti al suo grembo.

Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della fede cattolica. Pertanto, poiché la coscienza del Nostro Apostolico ufficio ci impone di non permettere che il gregge del Signore venga sedotto da dannose illusioni, richiamiamo, Venerabili Fratelli, il vostro zelo contro così grave pericolo […] Così i cattolici sapranno come giudicare e regolarsi di fronte ad iniziative intese a procurare in qualsivoglia maniera l’unione in un corpo solo di quanti si dicono cristiani.

Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: « Amatevi l’un l’altro»), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: «Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno» (II Giov.,10)”.

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Bergoglione, eretico fasullo Pontefice Cattolico, cosi si è espresso davanti ad conclamati eretici scismatici ed apostati per spiegare la modalità per arrivare alla satanica unità falsa conciliare:

[...] La donna di Sicar interroga Gesù sul vero luogo dell’adorazione di Dio. Gesù non si schiera a favore del monte o del tempio, ma va oltre, va all’essenziale abbattendo ogni muro di separazione. Egli rimanda alla verità dell’adorazione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. L’unità dei cristiani – ne siamo convinti - non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti, riconcilia le diversità.

[...] Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre. Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 131). Il comune impegno ad annunciare il Vangelo permette di superare ogni forma di proselitismo e la tentazione di competizione. Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo!

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Sempre Pio XI in Mortalium animos:

“[…] Vi sono però taluni che affermano e ammettono che troppo sconsigliatamente il Protestantesimo rigettò alcuni punti di fede e qualche rito del culto esterno, certamente accettabili ed utili, che la Chiesa Romana invece conserva. […]E intanto affermano di voler ben volentieri trattare con la Chiesa Romana, ma con eguaglianza di diritti, cioè da pari a pari; e certamente se potessero così trattare, lo farebbero con l’intento di giungere a una convenzione la quale permettesse loro di conservare quelle opinioni che li tengono finora vaganti ed erranti fuori dell’unico ovile di Cristo. A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo.

“Il liberalismo e la Rivoluzione sono un tutt'uno; il liberalismo è la dottrina della Rivoluzione, e la Rivoluzione è l'applicazione pratica del liberalismo”.

Fonte: Progetto Barruel…
Da: Études religieuses, philosophiques, historiques et littéraires par des Pères de la Compagnie de Jesus, dix-huitième année — cinquième série, tome V, Lyon - Paris 1874 pag. 5-24

R.P. Henri Ramière  d.C.d.G.

Il fallimento del liberalismo

Se abbracciassimo collo sguardo il mondo civilizzato in tutta la sua estensione, vedremmo risultare dagli avvenimenti che vi si attuano due verità in apparenza contraddittorie, ma in realtà legate l'una all'altra da una connessione  necessaria: il liberalismo ottiene ovunque un completo trionfo, ed ovunque è costretto a distruggersi da sé.

Che trionfi ovunque non è necessario provarlo, è sufficiente aprire gli occhi per convincersene; domina infatti contemporaneamente negli spiriti, nelle leggi e nei costumi; e la stampa, questa regina delle società moderne, è ovunque al suo servizio. Il liberalismo riunisce partigiani di tutti i regimi politici, adepti di tutte le credenze, rampolli di tutte le razze sotto i suoi stendardi; gli stati che con le loro leggi paiono escluderlo, come la Russia, subiscono anch'essi l'influenza delle sue dottrine. In Germania «l'uomo di ferro e sangue» [Bismarck, N.d.T.] ha conquistato il potere assoluto che ha usato così tirannicamente solo a partire dal momento in cui si è posto alla testa del partito nazional-liberale; è in nome del liberalismo che le antiche franchigie provinciali dell'Austria  ed i diritti sovrani dei Cantoni elvetici sono stati sacrificati alla centralizzazione; è il liberalismo a governare l'Inghilterra, l'Italia, l'Olanda, il Belgio, il Portogallo col meccanismo della monarchia parlamentare; nella repubblica radicale di Spagna e nella repubblica provvisoriamente conservatrice di Francia i partiti, pur essendo su posizioni le più opposte, si accordano a riconoscere la sua supremazia, e solo il Giappone non ci tiene all'onore di sottomettersi alle sue leggi. Ma proprio nel momento in cui i suoi complotti sono stati coronati da un pieno successo, nel momento in cui si è assicurato il concorso di tutti i poteri deputati a combatterlo, un difensore della verità sconfitta [1] ha osato proclamare al parlamento di Berlino il fallimento del liberalismo!

Sì, proprio così ha detto, e noi dimostreremo che è pura verità. Talora gli avversari del liberalismo sono accusati di sostituire i ragionamenti colle declamazioni, e di non definire neppure la dottrina che combattono, ma noi non ci esporremo ad una tale critica: daremo una definizione di liberalismo, ne distingueremo accuratamente i differenti generi ed i differenti gradi, analizzeremo la menzogna che costituisce la sua essenza e gli errori radicali che implica: e proprio in tal modo troveremo il principio della duplice refutazione, teorica e pratica, colla quale è condannato dalla Provvidenza a disingannare i popoli che ha tratto in inganno. Tale è infatti la vendetta che Dio riserba a difesa dell'eterna verità, temporaneamente vinta dall'errore: nel momento in cui il liberalismo è giunto all'apogeo della potenza, nel momento in cui si vanta d'aver acquisito sulle anime e su nazioni intere un incontrastabile dominio, deve espiare tale sua vittoria con un duplice castigo: col flagello che scatena sui popoli sottomessi al suo giogo, e colle contraddizioni in cui lo trascinano, nel suo sviluppo, gli errori celati sotto formule ipocrite.

Il liberalismo è giunto all'ora fatale in cui, rinnegando tutte le proprie massime e smentendo tutte le proprie promesse, distrugge i propri principî con lo sviluppo all'estremo delle loro conseguenze; per constatare questo duplice fallimento sarà sufficiente comprendere il suo linguaggio ed osservare le sue opere, studiare dapprima i suoi principî e poi i suoi risultati [2]. Ma innanzi tutto è necessario definire con precisione il termine liberalismo, che è ben lungi dall'avere lo stesso significato nello spirito e sulle labbra di tutti coloro che lo impiegano. Avremo fatto fare un gran passo in avanti alla discussione se riusciremo a dare una nozione assai netta della dottrina designata da tale espressione.

I.
Che cos'è il Liberalismo?

È possibile darne una definizione? Come capire questo Proteo che assume in diversi tempi ed in diversi luoghi le forme più opposte fra loro? Bismarck si fa passare per liberale, ed il primo ministro inglese Gladstone si attribuisce anch'egli la stessa qualità; Minghetti e Castelar la rivendicano come fosse una gloria, e molti dei nostri ministri francesi non la considererebbero probabilmente un'offesa. Che vi è di comune tra il liberalismo di questi uomini di Stato la cui politica è così differente? «Sono cristiano penitente, ma liberale impenitente,» diceva Lacordaire al termine di sua vita, e si credeva perciò autorizzato dal proprio amore alla religione a custodire il proprio liberalismo; pochi anni più tardi uno dei suoi successori sulla cattedra di Notre-Dame sarà condotto dal suo liberalismo ad una scandalosa apostasia. Com'è che uno stesso principio può produrre effetti così opposti? Siamo in presenza di una mera mistificazione, di uno spettro le cui forme cangianti permettano a ciascuno di rivestirne arbitrariamente il sistema che preferisce?

No, il liberalismo cela sotto queste apparenze differenti una unità reale, ma per trovare questa unità non bisogna esaminare a caso chi, a buon diritto o a torto, porta il nome di liberale; bisogna procedere come i dotti che si applicano allo studio delle stirpi: quando vogliono comprendere il vero tipo della stirpe negra, ad esempio, non studiano gli individui in cui il tipo è più o meno fuso con tipi differenti, ma cercano dei veri negri, negri dal sangue puro; considerandoli con attenzione, comparandolo gli uni cogli altri non si fa fatica a discernere i caratteri della stirpe, e così diviene facile ritrovare tali caratteristiche negli individui di tipo misto.

Le idee stabiliscono tra gli spiriti delle affinità analoghe alla parentela fisica delle stirpi: esse costituiscono delle stirpi intellettuali dai tipi assai differenti; ma tra queste idee si possono produrre delle mescolanze; vi sono meticci nell'ordine morale come nell'ordine fisico, e non è in loro che bisogna studiare i tipi delle dottrine alle quali si ricollegano. Se dunque vogliamo sapere ciò che sia il liberalismo, dobbiamo considerarlo come è presso coloro che non pongono alcuna riserva nella professione dei loro principî; quando avremo potuto discernere in loro l'essenza del sistema, allora sapremo cosa pensare delle forme sotto cui si può mescolare a sistemi differenti.

I. — Il principio del liberalismo.  Partendo da questo dato, giungeremo senza fatica ad una definizione precisissima del liberalismo: esso è la dottrina che afferma la completa indipendenza della libertà umana e nega di conseguenza ogni autorità superiore all'uomo nell'ordine intellettuale, religioso e politico, perchè tale è di fatto l'idea che emerge dalla famosa Dichiarazione dei diritti dell'uomo, simbolo fondamentale del liberalismo; e se l'ambiguità di talune formule potesse far nascere qualche dubbio, sarà sufficiente, per comprenderne il senso reale, leggere i dibattiti che ne precedettero la redazione definitiva. Si acconsentì, è vero, dopo molte discussioni, a porre in testa a tale nuovo evangelo il nome dell'Essere supremo ma, in conformità al deismo di Rousseau, si riconobbe nella prima riga l'esistenza del Creatore solamente per negare poi la sua autorità nell'intero documento. Solo dall'uomo deriva la sovranità (art. 3). Il pensiero e la parola sono indipendenti. Ogni uomo è libero non solo di respingere interiormente la Rivelazione divina, ma anche di minare l'autorità di tale Rivelazione nello spirito dei suoi simili; e tale libertà è proclamata uno dei diritti più preziosi dell'uomo (art. 11). La religione cristiana, agli occhi della società, non è altro che un'opinione, assolutamente identica ai falsi culti (art. 10).

Di conseguenza Dio non è più padrone né nell'ordine intellettuale, né nell'ordine religioso, né nell'ordine politico: al contrario è l'uomo ad essere sovrano in questa triplice sfera. Ecco il principio del liberalismo: negazione diretta ed assoluta della dottrina cattolica, la quale afferma la sovranità di Dio in tutti gli ordini in cui l'errore liberale proclama l'indipendenza dell'uomo.

mercoledì 28 gennaio 2015

voltafaccia

Riflessioni su un voltafaccia

... E su cosa pensava anche lui di Bergoglio solo pochi mesi fa. E sul perché si sia adeguato al codazzo progressista. Che Iddio abbia pietà di lui!

di Maurizio-G. Ruggiero

Ho letto con pena l’articolo del levita don Ariel Levi di Gualdo, levita nel senso sacerdotale e non della parola, che attacca a man salva tutti i tradizionalisti, gettando così la maschera di falsa apprensione per le sorti della Chiesa, uccisa (umanamente parlando) dai folli novatori che la occupano da 50 anni e più. Ovvero, tanto per essere chiari, dal 1789 della Chiesa, che fu il concilio vaticano II.

Articolo disgustoso e indegno, anche per le incredibili volgarità che esso contiene, persino del nome di cattolico, per non dire della veste sacerdotale che il Levi indossa, tanto è mosso da passioni disordinate.

Tutti i vizi capitali (ma principalmente la superbia e l’invidia) sono ben rappresentati in questo scritto, a riprova che i conservatori sono infinitamente peggiori dei progressisti e costituiscono l’arma di riserva della sovversione operante nella Chiesa e nella società, quando i primi non ce la fanno più. Il soccorso grigio della falsa destra, della palude, ammantato di apparentemente nobili ragioni, è sempre stato fondamentale, infatti, per la Rivoluzione, per intimidire gli allocchi e per seminare sconcerto fra i buoni. Caratteristica dei conservatori, infatti, è quella di essere progressisti di marcia lenta, che approveranno domani ciò che i progressisti realizzano oggi; pur criticando farisaicamente e a parole, quello che i primi fanno.

Dal testo del Levi emerge infatti:

AVARIZIA – La preoccupazione del proprio posto, per la vita comoda, per gli onori mondani o per la rispettabilità borghese, che viene compromessa da quei turbolenti tradizionalisti, i quali lanciano allarmi, non si rassegnano all’orrore presente nella Chiesa e nel mondo (che non è poi tanto male, vero Levi?). E chi ce lo fa fare? I tradizionalisti vorrebbero far prendere le armi contro il demonio, il mondo, la Rivoluzione, le false dottrine e superstizioni, i vaticanosecondisti, la falsa gerarchia che promuove eresie, da Roncalli in avanti, e così via. Insomma darci una vita di fastidi, degna della Croce di Cristo, ma non di chi vuole la pace dei sensi e col mondo.

SUPERBIA – Noi siamo color che sanno, fa capire l’autore; ve la diciamo noi la dottrina, quella giusta. Gli altri, tutti stupidi o dilettanti. Cultori non della Tradizione, ma di un’ideologia. Peccato che il nostro levita non affronti una, una sola delle sesquipedali fesserie bergogliste (dal Dio che non è cattolico al chi sono io per giudicare un sodomita, ai genitori conigli) ma si limiti solo a esaminare le pagliacciate esteriori del nostro, pur rilevantissime nella desacralizzazione della figura del Romano Pontefice, ove Bergoglio lo fosse: naso da clown, pollice alzato, gesto delle corna ecc. Per non dire dell’odio miserabilista e tipicamente conciliare del Levi per trine, merletti, pizzi, ovvero per il fasto e il decoro trionfalista (ma che bella parola!) della tradizionale liturgia romana. Addirittura Levi teorizza che sarebbe sorta una nuova forma di Chiesa, che Jorge Mario incarnerebbe (quasi che non fosse Cristo ad averla fondata la Chiesa, ma i conciliari!) pur di non obbedire a quanto il perenne Magistero insegna su falso ecumenismo, indifferentismo religioso, unicità salvifica della Chiesa, Stato cattolico, cosiddetta libertà religiosa e di coscienza ecc.

domenica 25 gennaio 2015

“Oimè! ch’io muoio, e non posso morire. Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può”.

Santa Caterina da Siena:
(dalla lettera a un Cardinale)

"Aprite l’occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese di Dio. Vedete, padre, che ‘l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca. Li pastori dormono nell’amor proprio di loro medesimi, in una cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si sentono, perché veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la vita della Grazia in loro e anco quella de’ sudditi loro. Essi non se ne curano: e tutto n’è cagione la perversità dell’amore proprio. Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! S’egli è prelato ed egli ha amore proprio, egli non corregge il difetto de’ suoi sudditi; perocché colui che ama sé per sé, cade in timore servile, e però non riprende. Che se egli amasse sè per Dio, non temerebbe di timore servile; ma arditamente con virile cuore riprenderebbe li difetti e non tacerebbe né farebbe vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti». Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch’io muoio, e non posso morire. Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può. Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora pel tempo presente v’invito a spogliare l’anima vostra d’ogni amore proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e salute dell’anime."

martedì 20 gennaio 2015

Quanto sia grave il peccato della bestemmia…

Fonte: Progetto Barruel…

Sant'Alfonso Maria de Liguori

Da: Discorsi sacri morali o sia sermoni compendiati per tutte le domeniche dell'anno, Bassano 1820 pag. 184-187.
SERMONE LIII.
PER LA DOMENICA XXIV. DOPO PENTECOSTE.

Della Bestemmia.

Cum ergo videritis abominationem desolationis — Matth, 24. 15.  [«Quando adunque vedrete l'abbominazione della desolazione...»N.d.R.]

Tutti i peccati sono abbominati da Dio, ma più propriamente il peccato della bestemmia dee chiamarsi l'abbominazione di Dio, perchè quantunque tutti i peccati mortali sono di disonore a Dio, come parla l'Apostolo: Per praevaricationem legis Deum inhonoras: Rom. 2. 23. nondimeno gli altri peccati disonorano Dio indirettamente col trasgredire la sua legge, ma la bestemmia disonora direttamente Dio col maledire il suo santissimo Nome; onde scrisse S. Gio. Grisostomo, che niuna colpa inasprisce tanto il Signore, quanto il sentire il suo nome dagli uomini bestemmiato: Nihil ita exacerbat Deum, sicut quando nomen ejus blasphematur. Lasciate dunque, che in questo giorno, Cristiani miei, vi faccia vedere in due Punti:

Nel Punto I. Quanto sia grave il peccato della bestemmia .

Nel Punto II. Con quanto rigore Iddio lo punisce.

PUNTO I.
Quanto sia grave il peccato della bestemmia.

Che cosa è 1a bestemmia? è un detto ingiurioso contra Dio: Est contumeliosa in Deum locutio, così la definiscono i Dottori. Oh Dio con chi se la prende l'uomo, quando bestemmia? se la prende direttamente con Dio: Contra Omnipotentem roboratus est. Job 15. 25. E come, esclama S. Efrem, non temi, o bestemmiatore, che non discenda il fuoco dal cielo, e ti divori? e non si apra sotto di te la terra, e ti assorbisca? Non metuis, ne forte ignis de coelo descendat; et devoret te, qui sic os adversus Omnipotentem aperis? neque vereris, ne terra te absorbeat? S. Ephr. Paren. 2. I Demonii tremano al nome di Cristo, dice S. Gregorio Nazianzeno, e noi non temiamo d'ingiuriarlo? Daemones ad Christi Nomen exhorrescunt, nos vero Nomen adeo venerandum contumelia afficere non veremur? S. Greg. Naz. Orat. 21. Il vendicativo se la prende con un uomo suo pari; ma il bestemmiatore, quando bestemmia, par che voglia vendicarsi, con Dio stesso, che fa o permette quella cosa, che gli dispiace. Vi è una gran differenza tra l'offendere il ritratto del Re, e l'offendere la persona del Re; l'uomo è immagine di Dio, ma il bestemmiatore offende lo stesso Dio, dice S. Atanasio: Qui blasphemat, contra ipsam Deitatem agit. Chi offende la legge del Re, pecca; ma chi offende la stessa persona del Re, commette delitto di lesa Maestà; onde non gode grazia, ed è punito con castighi orrendi. Che dee dirsi poi di chi bestemmia, ed ingiuria la Maestà di Dio? Dicea nel suo Cantico Anna la Profetessa: Si peccaverit vir in virum, placari ei potest Deus; si autem in Dominum peccaverit vir, quis orabit pro eo? I. Reg. 2. 25. [«Se un uomo pecca contro un altr'uomo, può impetrarsi per lui pietà da Dio; ma se contro Dio pecca un uomo, chi farà orazione per lui?» Mons. Antonio Martini commenta: «Se la prende addirittura contro Dio chi l'offende nelle cose, che riguardano il suo culto, e il rispetto dovuto alle cose sante, le quali sono state destinate a rendere Dio propizio a' peccati degli uomini; onde chi di tali cose ne fa occasione, e strumento per offendere il Signore, dove troverà chi lo preghi per lui, e quali altri mezzi troverà per placarlo? Non vuol dirsi, che simili peccati sieno irremissibili, ove abbiasi riguardo alla misericordia di Dio, che non ha termine, ma che difficilmente rimettonsi.» N.d.R.] È così enorme dunque il peccato della bestemmia, che gli stessi Santi par che non abbiano animo di pregare per un bestemmiatore.

2. Giungono alcune bocche sacrileghe a bestemmiare chi li mantiene! Dice il Grisostomo: Tu Deo benefacienti tibi, et tui curam agenti maledicis? [«Osi maledire Dio che ti ha colmato di benefici e ti conserva?»N.d.R.] Oh Dio, tu stai con un piede all'Inferno, che se Dio non ti mantenesse in vita per sua misericordia, saresti dannato per sempre; e tu in vece di ringraziarlo, nello stesso tempo ch'egli ti fa bene, lo bestemmi? Si inimicus meus (si lamenta il Signore) maledixisset mihi, sustinuissem utique. Ps. 54. 13. Se tu m'ingiuriassi nel tempo che ti castigo, più lo soffrirei, ma tu mi maledici nel tempo ch'io ti sto beneficando? O lingua diabolica, ti sgrida S. Bernardino da Siena, che cosa mai ti trasporta a bestemmiare il tuo Dio, che ti ha creato, e ti ha ricomprato col suo Sangue! O lingua diabolica, quid potest te inducere ad blasphemandum Deum tuum, qui te plasmavit, qui te pretioso sanguine redemit? S. Bern. Sen. Serm. 33. Alcuni arrivano a bestemmiare espressamente Gesù Cristo quel Dio ch'è morto in croce per loro amore! Oh Dio, se noi non avessimo da morire, dovremmo desiderare di morir per Gesù Cristo, per rendere qualche piccola gratitudine ad un Dio, che ha data la vita per noi. Dico,piccola gratitudine, perchè non vi è paragone tra la morte di una misera creatura colla morte di un Dio; e tu in vece di amarlo, e benedirlo lo maledici (dice S. Agostino): Flagellatus est Christus flagellis Judaeorum, sed non minus flagellatur blasphemiis falsorum Christianorum. S. Aug. in Jo. Vi sono stati anche alcuni, che hanno bestemmiata, o ingiuriata Maria Vergine questa buona Madre che tanto ci ama, e prega sempre per noi! Ma tali scellerati sono stati puniti orribilmente da Dio. Narra il Surio (nel giorno 7. di Agosto) che un empio bestemmiò la B. Vergine, e poi con un pugnale ferì la sua Immagine, che stava in una Chiesa; ma uscito che fu da quella, un fulmine lo colse, e lo ridusse in cenere. L'infame Nestorio, che similmente avea bestemmiato, ed indotti altri a bestemmiare contra Maria SS. dicendo che non era vera Madre di Dio, morì disperato colla lingua mangiata da' vermi.

3. Quis loquitur blasphemias? Luc. 5. 21. E chi è questi che bestemmia? un Cristiano? uno che ha ricevuto il santo Battesimo, nel quale la sua lingua è stata in certo modo consacrata? Scrive un dotto Autore che sulla lingua di chi ha da battezzarsi si pone il sale benedetto: Ut lingua christiani quasi sacra efficiatur, et Deum benedicere consuescat. Clericat. tom. I. Dec. Tract. 52. [«Affinchè la lingua del cristiano sia come consacrata e si abitui a benedire Dio.» N.d.R.] E poi questa lingua dovrà diventare una spada, che trapassi il cuore di Dio, secondo parla S. Bernardino: Lingua blasphemantis efficitur quasi gladius cor Dei penetrans? Tom. 4. Serm. 35. Perciò dice poi lo stesso Santo, che niun peccato contiene in se tanta malizia quanto la bestemmia: Nullum est peccatum, quod habeat in se tantam iniquitatem sicut blasphemia. E prima lo disse S. Grisostomo: Nullum hoc peccato deterius, nam in eo accessio est omnium malorum, et omne supplicium. Lo stesso scrisse S. Girolamo, dicendo che ogni altro peccato, paragonato alla bestemmia, è meno: Nihil horribilius blasphemia, omne quippe peccatum comparatum blasphemiae levius est. S. Hier. in Isa. c. 18. E qui bisogna avvertire, che la bestemmia de' Santi, e delle cose, e giorni santi, come de' Sacramenti, della Messa, di Pasqua, Natale, Sabato santo, sono della stessa specie delle bestemmie contra Dio, perchè, secondo insegna S. Tommaso, siccome l'onore che si fa a' Santi, ed alle cose, o giorni santi, si riferisce a Dio; così l'ingiuria che si fa a' Santi ridonda contra lo stesso Dio, ch'è il fonte della Santità: Sicut Deus in Sanctis suis laudatur (come si legge nel Salmo 150.: Laudate Dominum in Sanctis ejus); ita et blasphemia in Sanctos in Deum redundat. S. Th. q. 13. a. 13. a. 1. ad 2. Ed è un peccato massimo contra la Religione. Ib. a. 3.

TIE'!!! BECCATEVI QUESTO. SACRILEGI EUCARISTICI ALLA "MESSA" DI BERGOGIO...

Manila, Filippine, 16 Gennaio 2015 - Durante la Messa di Bergoglio, alla Comunione, le ostie consacrate vengono passate di mano in mano in mezzo alla folla…
Richiesto di un commento su queste immagini, il presidente della Conferenza episcopale filippina, l’arcivescovo Socrates Villegas, ha detto che in circostanze normali non sarebbe dovuto succedere, “ma nel caso di domenica, con sei milioni di persone, era necessario aiutarsi a ricevere la Comunione”.
Il responsabile del rapporto con i media della conferenza episcopale, padre Francis Lucas, ha ribadito che “dal momento che la gente non poteva muoversi, il passaggio delle ostie di mano in mano era motivato”. 
Testimoni hanno raccontato di aver trovato ostie anche nel fango.

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venerdì 16 gennaio 2015

SIGNORE PIETA’… Articolo senza commento, parlano le immagini…


FILIPPINE: LA NUOVA BENEDIZIONE CON LE CORNA DI BERGOGLIONE!

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«La rivoluzione, di Papa Francesco è solo agli inizi». Tagle prosegue «Mi aspetto un Sinodo dove si discuta con franchezza, onestà intellettuale, che parli alla Chiesa e al mondo». Accoglierebbe nella Chiesa le coppie non sposate? «Nelle Filippine, ogni anno celebriamo, per ben quattro-cinque volte, il matrimonio delle coppie non sposate. Per noi non è una sorpresa. Noi annunciamo il Vangelo» [qui].

giovedì 15 gennaio 2015

CARRELLATA DI ERESIE CONCILIARI….

GIORNALISTA: HA VISITATO UN TEMPIO BUDDHISTA MA FINORA BUDDHISMO ERA RITENUTO DALLA CHIESA "LA RELIGIONE DEL DIAVOLO"...
BERGOGLIO: "Una volta si diceva che i buddisti andavano all’inferno? Ma anche i protestanti, quando io ero bambino, andavano all’inferno, così ci insegnavano. E ricordo la prima esperienza che ho avuto di ecumenismo: avevo quattro o cinque anni e andavo per strada con mia nonna, che mi teneva per mano, e sull’altro marciapiede arrivavano due donne dell’Esercito della salvezza, con quel cappello che oggi non portano più e con quel fiocco. Io chiesi: dimmi nonna, quelle sono suore? E lei mi ha risposto: no, sono protestanti, ma sono buone! E’ stata la prima volta che io ho sentito parlare bene di persone appartenenti alle altre confessioni. La Chiesa è cresciuta tanto nel rispetto delle altre religioni, il Concilio Vaticano II ha parlato del rispetto per i loro valori. Ci sono stati tempi oscuri nella storia della Chiesa, dobbiamo dirlo senza vergogna, perché anche noi siamo in un cammino, questa interreligiosità è una grazia"

http://www.lastampa.it/…/papa-francesco-arriva-…/pagina.html

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Bergoglio: "Pensiamo alla notte di San Bartolomeo! (il riferimento è alla strage degli ugonotti, uccisi dai cattolici, ndr) Come si capisce, anche noi siamo stati peccatori su questo, ma non si può uccidere in nome di Dio, questa è una aberrazione...ma se il dottor Gasbarri (l’organizzatore dei viaggi papali, ndr), che è un amico, dice una parolaccia contro mia mamma, gli aspetta un pugno. Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri...ogni religione ha dignità, ogni religione che rispetti la vita umana, la persona umana, io non posso prenderla in giro.
http://www.lastampa.it/2015/01/15/esteri/papa-francesco-arriva-nelle-filippine-WWimKfYYQderIrQPMpMYtK/pagina.html

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SRI LANKA - PADRE LOMBARDI: BERGOGLIO OGGI SI E' TOLTO LE SCARPE ENTRANDO IN UN TEMPIO BUDDHISTA E HA "ASCOLTATO IN SILENZIO E CON GRANDE RISPETTO" LE PREGHIERE BUDDHISTE MENTRE GLI VENIVANO MOSTRATE LE RELIQUIE DI DUE "UOMINI SANTI" IN QUANTO SEGUACI DI BUDDHA.
http://www.theguardian.com/world/2015/jan/14/pope-francis-sri-lankan-buddhist-temple
http://notizie.tiscali.it/cronaca/feeds/15/01/14/t_98_ADN20150114195654.html?cronaca
http://multimedia.lastampa.it/multimedia/vatican-insider/lstp/188525/

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http://2.bp.blogspot.com/-rfC74Bi6yOo/VLaeL1On-nI/AAAAAAAACJw/9WiK2IvDDck/s1600/bergo-2.jpg

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 42°)...

Continuiamo la publicazione del LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.
Prima e seconda parte.
Terza e quarta parte.
Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.
Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.
Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.
Capitolo 17°.
Capitolo 18°.
Capitolo 19°.
Capitolo 20°.
Capitolo 21°.
Capitolo 22°.
Capitolo 23°.
Capitolo 24°.
Capitolo 25.
Capitolo 26.
Capitolo 27.
Capitolo 28°.
Capitolo 29°.
capitolo  30°.
Capitolo 31°.
Capitolo 32°.
Capitolo 33°.
Capitolo 34°.
Capitolo 35°.
Capitolo 36°.
Capitolo 37°.
Capitolo 38°.
Capitolo 39°.
Capitolo 40°.

Capitolo 41°.

«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.

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Capitolo 42: spiegazione semplice e chiara di una massima della Rivista Popular che molti hanno mal compreso.

" Come potete giudicare così male (dirà qualcuno) la massima, dogmatica per molti, che è risuonata così tante volte alle nostre orecchie ! Niente, nemmeno un pensiero per la politica, tutto, fino all'ultimo respiro, per la Religione".

Questa massima alla sua ragion d'essere, amici miei, essa caratterizza perfettamente, senza pregiudizio per le grandi dottrine fin qui esposte, la Rivista di propaganda popolare che la inscrive tutte le settimane in testa alle sue colonne.

La sua spiegazione è facile e sgorga dal carattere stesso della propaganda popolare, e dal senso puramente popolare che vi ricevono certe espressioni. Noi lo dimostreremo rapidamente.

Politica e religione, nel loro senso più elevato, nel loro senso metafisico, non sono delle idee distinte; la prima, al contrario, è contenuta nella seconda, come la parte contenuta nel tutto, o come il ramo è compreso nell'albero, per servirci di un paragone più volgare.

La politica o l'arte di governare i popoli non è altra cosa, nella sua parte morale (la sola di cui ci occupiamo qui), dell'applicazione dei grandi principi della religione nella direzione della società, con i mezzi necessari al suo vero fine.

Considerata da questo punto di vista, la politica è la religione o fa parte della religione, proprio come l'arte di governare un monastero, la legge che presiede alla vita coniugale o i mutui doveri dei padri e dei figli.

Di conseguenza sarebbe assurdo dire: "non voglio nulla per la politica, poiché voglio ogni cosa per la religione", dato giustamente che la politica è una parte molto

importante della religione, poiché essa è o deve essere semplicemente un'applicazione su grande scala dei principi e delle regole che la religione promulga per le cose umane, che sono tutte contenute nella sua immensa sfera.

domenica 11 gennaio 2015

IO NON SONO CHARLIE…

I falsi dottori

[1]Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina. [2]Molti seguiranno le loro dissolutezze e per colpa loro la via della verità sarà coperta di impropèri. [3]Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna è gia da tempo all'opera e la loro rovina è in agguato.

Le lezioni del passato

[4]Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio; [5]non risparmiò il mondo antico, ma tuttavia con altri sette salvò Noè, banditore di giustizia, mentre faceva piombare il diluvio su un mondo di empi;[6]condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, ponendo un esempio a quanti sarebbero vissuti empiamente.[7]Liberò invece il giusto Lot, angustiato dal comportamento immorale di quegli scellerati. [8]Quel giusto infatti, per ciò che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, si tormentava ogni giorno nella sua anima giusta per tali ignominie. [9]Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, [10]soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore.

Il castigo futuro

Temerari, arroganti, non temono d'insultare gli esseri gloriosi decaduti,[11]mentre gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano contro di essi alcun giudizio offensivo davanti al Signore. [12]Ma costoro, come animali irragionevoli nati per natura a essere presi e distrutti, mentre bestemmiano quel che ignorano, saranno distrutti nella loro corruzione,[13]subendo il castigo come salario dell'iniquità. Essi stimano felicità il piacere d'un giorno; sono tutta sporcizia e vergogna; si dilettano dei loro inganni mentre fan festa con voi; [14]han gli occhi pieni di disonesti desideri e sono insaziabili di peccato, adescano le anime instabili, hanno il cuore rotto alla cupidigia, figli di maledizione! [15]Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaàm di Bosòr, che amò un salario di iniquità, [16]ma fu ripreso per la sua malvagità: un muto giumento, parlando con voce umana, impedì la demenza del profeta. [17]Costoro sono come fonti senz'acqua e come nuvole sospinte dal vento: a loro è riserbata l'oscurità delle tenebre. [18]Con discorsi gonfiati e vani adescano mediante le licenziose passioni della carne coloro che si erano appena allontanati da quelli che vivono nell'errore. [19]Promettono loro libertà, ma essi stessi sono schiavi della corruzione. Perché uno è schiavo di ciò che l'ha vinto.

[20]Se infatti, dopo aver fuggito le corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del Signore e salvatore Gesù Cristo, ne rimangono di nuovo invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. [21]Meglio sarebbe stato per loro non aver conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltar le spalle al santo precetto che era stato loro dato. [22]Si è verificato per essi il proverbio:

Il cane è tornato al suo vomito
e la scrofa lavata è tornata ad avvoltolarsi nel brago. (Seconda Lettera di san Pietro)

In questo articolo non parleremo delle stranezze sul presunto attentato “Mussulmano” sui giornalisti blasfemi Francesi, ma ci soffermeremo sul fatto che questi laicisti miscredenti passavano la loro vita, che è dono di Dio, ad insultare pesantemente la Santità di Dio con vignette blasfeme che ledono direttamente il Primo Comandamento della legge di Dio. Chiaramente come Cristiani non ci interessano gli insulti alle altre false religioni sparse per il mondo ma ci chiediamo se questi laicisti blasfemi erano minimamente al corrente che i “Mussulmani” prima o poi avrebbero reagito in maniera violenta alle continue offese al falso profeta “Maometto”. Forse pensavano di passarla liscia in eterno? Sicuramente il primo attributo di Dio è la Misericordia e da a tutti il tempo di ravvedersi per tornare nella retta via ed inserirsi nella “Vita Eterna” già in questa vita attraverso la Grazia di Nostro Signore Gesu’ Cristo, ma in Dio esiste anche la Giustizia, questi giornalisti laicisti miscredenti oltre che gettare alle ortiche la propria anima traviavano tutti i lettori del loro giornalaccio blasfemo. Questa pietosa vicenda sa tanto di castigo Divino a cui questa generazione umana sembra non importare un bel niente ed in particolar modo ai satanassi Conciliari che come prodotto della nefasta ed eretica libertà religiosa Conciliare ha generato la distruzione del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo permettendo ad orde di eretici di ogni specie ed a credenti di false e sataniche religioni umane di invadere tutto l’occidente una volta Cattolico Apostolico Romano. Per finire postiamo, NOSTRO MALGRADO, alcune vignette blasfeme e sataniche contro la Santissima Trinità e la madonna Santa affinché questa vicenda serva anche a noi credenti nel vero Dio per svegliarci e decidere definitivamente di rompere col peccato e divenire degni Figli dell’unico e Vero Dio.

mercoledì 7 gennaio 2015

L’IMPERO DELLA CHIESA, DI MONSIGNOR UMBERTO BENIGNI…

Fonte: Comunità Antagonista Padana…

La Chiesa e la civiltà hanno, senza dubbio, un loro elemento proprio, indifferente all’altra: la questione dommatica se lo Spirito Santo proceda da o per il Figlio, è estranea alla civiltà; lo stabilimento del telefono internazionale è estraneo alla Chiesa. Ciò avviene perchè in questa avvi un elemento dommatico, assoluto e trascendente; e nella civiltà entra un elemento semplicemente tecnico.
Peraltro tutto ciò non toglie nè diminuisce affatto il grande principio: la vera religione è la base ed il presidio della vera civiltà, perchè la vera religione è la vera moralità senza di cui la civiltà non può essere che parziale e materiale, quindi manchevole nel più e nel meglio della vita sociale.
La civiltà vera e perfetta risulta da un insieme organico di principii e di fatti morali e materiali: insieme oltremodo complesso e molteplice, che va dal retto funzionamento dell’autorità politica e domestica sino alla rete delle pubbliche comunicazioni ed al buon servizio della nettezza urbana. Ma quanto varrebbe per meritare il titolo di civile ad un popolo, che in esso l’igiene e l’agiatezza raggiungessero la perfezione esistente nel palazzo di un miliardario nord-americano, se in quel popolo mancasse la moralità; sicchè le sue istituzioni, leggi ed usanze fossero immorali od anche amorali, cioè facessero o lasciassero trionfare l’immoralità? Un tal popolo darebbe lo spettacolo di una di quelle stalle signorili, dove ammiransi la pulizia, la comodità, il lusso in cui vivono eleganti e costose bestie da tiro e da corsa.
Dunque la parte più nobile della civiltà, che è la vita morale dei popoli e degli individui, perchè sia logica e stabile, deve fondarsi su di un principio superiore al devenire ed al volere umano, alla vece assidua di partiti e di sistemi che si succedono al governo di una società civile. E ciò solo può darlo la religione la di cui moralità parte direttamente da Dio, verità e giustizia assoluta, immanente, immutabile, a cui ogni uomo, ogni popolo, ogni tempo debbono inchinarsi e sottostare.


Il naturale sentimento dei popoli fu sempre concorde nel riconoscere questa verità fondamentale della civiltà; onde l’età antichissima, l’antica, la media lo riconobbero solennemente e stabilmente lo praticarono; e la stessa età moderna, che ha voluto eliminare la religione come una base dal suo sistema sociale, e così spesso la combatte, pure non può esimersi di fatto da tutta la tradizione e da tutta la coscienza umana; onde ancor oggi i sovrani trovano indispensabile di fondare il loro principio di autorità non solo sulla volontà — spesso cotanto ondulatoria e sussultoria — delle nazioni, ma anche, e prima, sulla grazia di Dio.
Ecco perchè la religione è l’anima della civiltà, e tutto il resto non è che il corpo. E se questo vale in genere per la religione, tanto più vale per il cristianesimo e per la sua storica organizzazione, la Chiesa.

venerdì 2 gennaio 2015

ANCORA SUL GIORNALE EX “ANTIMODERNISTA” SI SI NO NO….

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Don Francesco Putti a trent’anni dalla morte

(da http://wp.me/pWrdv-1Aa)

Il 21 dicembre si sono compiuti trent’anni della morte a Velletri dell’eroico Padre Francesco Maria Putti, nato a Roma il 3 aprile 1909.

Era figlio spirituale di Padre Pio, che l´ha incoraggiato a diventare Sacerdote. Così, dopo gli studi, è stato ordinato il 29 giugno 1956 a Sarzana, con 47 anni.

Don Putti, presto è stato riconosciuto come indefesso paladino antimodernista, in un’ora in cui era già devastante l’infiltrazione di tale setta ereticale nelle viscere della Chiesa romana. Situazione resasi evidente in ogni ambiente clericale e che lui ha subito già nei rapporti col suo Vescovo, come narra il libro (molto abbreviato) di Mons. Spadafora.

Col suo giornale “Sì sì no no”, che ha fondato nel 1975 (gennaio) e diretto fino alla morte nel 1984, ha iniziato a denunciare senza mezze misure le ambiguità e tradimenti di tante «autorità» di allora che tramavano la mutazione della Chiesa a partire da Roma.

Il motto suo e del giornale era“Ubi Veritas et Justitia ibi Caritas”. Di modo che, quando accusato di poca carità verso i progressisti conciliari, che lo detestavano, rispondeva: “in materia di Carità – che non soffochi la Verità e la Giustizia - abbiamo avuto dei buoni Maestri: nel precursore, che ai farisei diceva ‘Razza di vipere’, e ancor più nello stesso Gesù, che ha lanciato le più dure invettive contro i Farisei. (…) Noi, nella Verità e nella Giustizia, rimproveriamo a chi dobbiamo il suo comportamento, per amore. (…) Non è carità nascondere le piaghe dalle quali tutto un corpo è colpito, e per le quali non solo sta marcendo, ma ancor più tende a marcire. L’invocare la Carità, lasciando che terze persone ricevano danno alla propria anima, non solo è mancanza di vera carità, ma è un inganno del demonio che ha ogni interesse dacché i propaghi la falsa carità. Quindi, nessuno si attenda che ci lasciamo distrarre dal demonio” (Sì sì no no, settembre 1976, anno II, n. 9).

«Nel suo giornale don Francesco non si limitava a combattere l’errore in astratto, ma denunciava anche l’errante: il suo buon senso gli diceva che se non ci fossero erranti non ci sarebbero neanche errori, e che se ci sono errori, cioè qualcuno che li diffonde; e per combattere l’errore – per amore della Verità e della Giustizia – bisogna prima combattere l’errante. Il 7 ottobre 1978 (anno IV, n. 10) in Sì sì no no scriveva: “Fratelli, la crisi in atto che ha investito la Chiesa in ogni suo ordine e grado, non ha lasciato immune Roma. (…) Lo spatium poenitentiae, per quanto ci riguarda, è terminato: la nostra azione sarà intensificata. Da qui in avanti, i felloni, gli spergiuri, i rinnegati, saranno smascherati. (…) Lo sappiano i lupi travestiti da agnelli: le loro cattedre saranno controllate, le loro lezioni ciclostilate saranno analizzate, i loro libri saranno controbattuti, i loro articoli passeranno al setaccio, le loro trasmissioni radiofoniche e televisive saranno giudicate: a tutte le loro responsabilità saranno finalmente inchiodati. Per amore della Chiesa, noi faremo a questi falsi fratelli una guerra continua, aperta, implacabile”.

«Ed ancora nel Sì sì no no del maggio 1978: “Chi è peggiore? Il delinquente, o la guardia che, per una certa interna connivenza o benevola affinità, non gli impedisce di commettere il male? Sicuramente, senz’ombra di dubbio, il peggiore è la guardia, perché manca ai doveri specificamente assunti (…). C’è da considerare che delinquenti, e guardie più delinquenti dei delinquenti, nel senso canonico della parola, ci sono anche nella Chiesa (…). Tali ‘guardie-delinquenti’ sono i peggiori traditori di Gesù Cristo”.

Era il tempo di Paolo 6º, il cui funerale paganizzato, il quindicinale ha descritto. Sono divenute note le «Lettere di Don Putti al Papa», da Giovanni Paolo 1º, di cui in certo modo ha previsto il mortale complotto, fino a Giovanni Paolo II, che seguirono in un ‘crescendo’ a causa delle devianze ecumeniste scandalose di Wojtyla. Diverse di queste lettere sono nel mio libro «Entre Fátima e o Abismo» – il Segreto che sfida il pontificato e atterrisce la Cristianità - presentato da Monsignor Antonio Castro Mayer.

Nel 1983 è riuscita l’iniziativa intrapresa insieme a Don Putti, di avvicinare i due Vescovi, Mons. Lefebvre e Mons. Castro Mayer, affinché si riunissero per redigere una dichiarazione comune sullo stato della Chiesa. Ciò è avvenuto a Rio. È il «Manifesto Episcopale» del 21 novembre 1983, molto mal ricevuto in Vaticano. Come sola risposta l’«autorità» ha varato in seguito il famigerato «indulto» per la Santa Messa che, però, imponeva ai «beneficiati» di prendere le distanze dai tradizionalisti in causa.

mercoledì 31 dicembre 2014

“E infine, o vincitore di Satana, trattieni il Drago infernale nella sua prigione dove l'hai rinchiuso; spezza il suo orgoglio, sventa i suoi piani; vigila acciocché non seduca più i popoli, ma tutti i figli della Chiesa, secondo le parole di Pietro tuo predecessore, gli resistano con la forza della loro fede (1Pt 5,9)”.

31 DICEMBRE - SAN SILVESTRO, PAPA

Fin qui, abbiamo contemplato i Martiri presso la culla dell'Emmanuele. Stefano, che è caduto sotto le pietre del torrente; Giovanni, martire di desiderio, che è passato attraverso il fuoco; gli Innocenti immolati con la spada; Tommaso, ucciso sul pavimento della sua cattedrale: questi sono i campioni che fanno la guardia presso il neonato Re. Tuttavia, per quanto numerosa sia la schiera dei martiri, non tutti i fedeli di Cristo sono chiamati a far parte di questo battaglione scelto; il corpo dell'armata celeste si compone anche dei Confessori che hanno vinto il mondo, ma con una vittoria incruenta. Se il posto d'onore non è per essi, non debbono tuttavia esser privati del favore di servire il loro Re. Nelle loro mani, è vero, non c'è la palma; ma la corona di giustizia cinge le loro fronti. Colui che li ha incoronati, si gloria anche di vederli ai suoi fianchi.
Era dunque giusto che la santa Chiesa, per riunire in questa meravigliosa ottava tutte le glorie del cielo e della terra, iscrivesse in questi giorni nel suo Ciclo il nome di un santo Confessore che rappresentasse tutti gli altri. Questo Confessore è Silvestro, sposo della santa Romana Chiesa, e mediante essa della Chiesa universale, un Pontefice dal regno lungo e pacifico di circa 22 anni, un servo di Cristo adorno di tutte le virtù e dato al mondo all'indomani di quelle furiose battaglie che erano durate tre secoli e nelle quali avevano trionfato, con il Martirio, migliaia di cristiani, sotto la guida di numerosi Papi martiri predecessori di Silvestro.
Silvestro annuncia anche la Pace che Cristo è venuto a portare al mondo e che gli Angeli hanno cantata a Betlemme. Egli è l'amico di Costantino, conferma il Concilio di Nicea che ha condannato l'eresia ariana, organizza la disciplina ecclesiastica per l'era della Pace. I suoi predecessori hanno rappresentato Cristo sofferente: egli raffigura Cristo nel suo trionfo. È completo, in questa Ottava, il carattere del divino Bambino che viene nell'umiltà delle fasce, esposto alla persecuzione di Erode, e tuttavia Principe della pace e Padre del secolo futuro.

O Sommo Pontefice della Chiesa di Gesù Cristo, tu sei dunque stato scelto fra i tuoi fratelli per decorare con i tuoi gloriosi meriti la santa Ottava della Nascita dell'Emmanuele. E vi rappresenti degnamente il coro immenso dei Confessori, tu che hai retto, con tanta forza e tanta fedeltà, il timone della Chiesa dopo la tempesta. Il diadema pontificio orna la tua fronte; e lo splendore del cielo si riflette sulle pietre preziose di cui esso è ornato. Le chiavi del Regno dei Cieli sono fra le tue mani: tu lo apri per farvi entrare i residui della gentilità che passano alla fede di Cristo e lo chiudi agli Ariani, nell'augusto Concilio di Nicea, al quale presiedi per mezzo dei tuoi Legati, e al quale conferisci autorità, confermandolo con il tuo suffragio apostolico. Presto furiose tempeste si scateneranno nuovamente contro la Chiesa; i marosi dell'eresie verranno a percuotere la barca di Pietro; tu ti troverai già in seno a Dio; ma veglierai, con Pietro, sulla purezza della Fede e, per le tue preghiere, la Chiesa Romana sarà il porto in cu Atanasio troverà finalmente qualche ora di pace.
Sotto il tuo pacifico regno, Roma cristiana riceve il premio del suo lungo martirio. Viene riconosciuta come Regina dell'umanità cristiana, e il suo impero come l'unico impero universale. Costantino si allontana dalla città di Romolo che è ormai la città di Pietro: la seconda maestà non vuoi essere eclissata dalla prima; e, fondata Bisanzio, Roma resta nelle mani del suo Pontefice. I templi dei falsi dei crollano, e fanno posto alle basiliche cristiane che ricevono le trionfali spoglie dei santi Apostoli e dei Martiri.
Onorato di doni così meravigliosi, o Vicario di Cristo, ricordati di quel popolo cristiano che è stato il tuo popolo. In questi giorni, esso ti chiede di iniziarlo al divino mistero del Cristo Bambino. Attraverso il sublime simbolo che contiene la fede di Nicea e che tu hai confermato e promulgato in tutta la Chiesa, tu ci insegni a riconoscere Dio da Dio, Luce da Luce, generato e non fatto, consustanziale al Padre. Ci inviti ad adorare questo Bambino come Colui per il quale sono state fatte tutte le cose. Confessore di Cristo, degnati di presentarci a lui, come si son degnati di fare i Martiri che ti hanno preceduto. Chiedigli di benedire i nostri desideri di virtù, di conservarci nel suo amore, di darci la vittoria sul mondo e sulle nostre passioni, di custodirci quella corona di giustizia alla quale osiamo aspirare, quale premio della nostra Confessione.
Pontefice della Pace, dalla tranquilla dimora in cui riposi, guarda la Chiesa di Dio agitata dalle più paurose tempeste, e scongiura Gesù, il Principe della Pace, di por fine a così crudeli agitazioni. Volgi il tuo sguardo su quella Roma che tanto ami e che custodisce caramente la tua memoria; proteggi e dirigi il suo Pontefice. Che essa trionfi sull'astuzia dei politici, sulla violenza dei tiranni, sulle insidie degli eretici, sulla perfidia degli scismatici, sull'indifferenza dei mondani, sulla rilassatezza dei cristiani. Ch'essa sia onorata, amata e obbedita. Che si ristabilisca la maestà del sacerdozio, si rivendichi la potenza dello spirito, la forza e la carità si diano la mano, il regno di Dio cominci infine sulla terra e non vi sia più che un solo ovile e un solo Pastore.
Vigila, o Silvestro, sul sacro deposito della fede che tu hai custodito così integralmente; che la sua luce trionfi su tutti quei falsi e audaci sistemi che sorgono da ogni parte, come i segni dell'uomo nel suo orgoglio. Che ogni intelletto creato si sottometta al giogo dei misteri, senza i quali la sapienza umana non è che tenebre; e Gesù, Figlio di Dio, Figlio di Maria, regni infine, per mezzo della sua Chiesa, sulle menti e sui cuori.
Prega per Bisanzio, chiamata un tempo la nuova Roma e divenuta così presto la capitale delle eresie, il triste teatro della degradazione del Cristianesimo. Fa' che i tempi della sua umiliazione siano abbreviati. Che essa riveda i giorni dell'unità; si decida a onorare il Cristo nel suo Vicario e obbedisca per essere salva. Che le genti traviate e perdute per il suo influsso, riacquistino quella dignità umana che solo la purezza della fede conserva e che essa sola può rigenerare.
E infine, o vincitore di Satana, trattieni il Drago infernale nella sua prigione dove l'hai rinchiuso; spezza il suo orgoglio, sventa i suoi piani; vigila acciocché non seduca più i popoli, ma tutti i figli della Chiesa, secondo le parole di Pietro tuo predecessore, gli resistano con la forza della loro fede (1Pt 5,9).

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da: dom Prosper Guéranger, L'anno liturgico. - I. Avvento - Natale - Quaresima - Passione, trad. it. P. Graziani, Alba, 1959, p. 160-163

martedì 30 dicembre 2014

Hic de Virgine Maria Jesus Christus natus est.

Fonte: Progetto Barruel…

Mons. Jean-Joseph Gaume

Da: Catechismo di perseveranza, versione italiana sulla IV ed. parigina, vol. IV, Napoli 1851 pag. 299-309.

LEZIONE XXVIII

Il Cristianesimo reso sensibile — NATALE

Natale, oggetto di questa festa — Numerazione generale — Adempimento delle profezie — Descrizione della grotta di Bettelemme — Nascita del divino fanciullo — Adorazione de' pastori — Uffizio di Natale — Quello che dobbiamo fare per santificare questa festa, insegnamento della mangiatoja — Allegorìa.

La festa di Natale ha per oggetto la nascita temporale del Figlio di Dio. Il Verbo eterno, eguale in tutto al Padre, e allo Spirito Santo, quello per cui tutto è stato fatto, si è incarnato nel seno della Vergine Maria, ed è nato a Bettelemme in una misera stalla a fine di salvarci; è questo, figli miei, il commovente mistero che la Chiesa propone alla nostra fede in questa solennità. Imitare questo Dio umile, povero e soffrente è ciò ch'ella dice al nostro cuore.

Erano quattro mil'anni che l'uomo colpevole e degradato aveva udita, nell'uscire dal paradiso terrestre, quella parola di speranza: Il Figlio della donna schiaccerà la testa del serpente [1]. Questa preziosa parola fu per molti secoli l'unico conforto della specie umana in mezzo alle sue immense calamità. Il Figlio della donna per eccellenza, il Vincitore del demonio, il Riparatore della caduta, il Ristoratore del genere umano, era l'oggetto di tutti i voti e di tutte le brame. Non mai era stato più ardentemente, e più universalmente desiderato, che sotto l'impero d'Augusto. E il tempo designato per la di lui venuta era giunto, ma faceva d'uopo che la sua nascita accadesse con tutte le circostanze predette dai profeti, e Cristo doveva nascere a Bettelemme affinchè constasse essere egli della stirpe reale di David.

Ed ecco che l'imperatore Augusto volendo sapere, quanti milioni d'uomini piegavano sotto il suo giogo, ordinò una numerazione generale di tutti i sudditi dell'impero. Perchè presiedessero a questo gran censo, egli nominò ventiquattro commissarî che spedì nei diversi punti della terra. Publio Sulpizio Quirino, e secondo i Greci, Cirino, fu incaricato del governo della Siria da cui la Giudea dipendeva.

L'editto promulgato per questa numerazione generale, ordinava a ciascuno, tanto al ricco che al povero, al potente e al meschino di recarsi alla città, ove era nato, o donde era originaria la sua famiglia per farsi inscrivere sul registro romano.

Ora, Giuseppe e Maria, che discendevano ambedue dalla famiglia reale di David, si portarono alla città di David chiamata Bettelemme. I loro nomi vi furono inscritti, e i registri dell'impero romano fecero fede che Gesù, Figlio di Maria, era pronipote di David, e le profezie, che lo avevano annunziato, furono avverate per mezzo di un monumento autentico.

 censo

Intanto Giuseppe e Maria giunti nella città de' padri loro cercavano invano un alloggio. O che la loro meschina apparenza non lusingasse l'avidità, o che le osterie fossero piene realmente, da per tutto fu detto loro non esservi più luogo, talchè furono costretti a uscire dalla città e a cercare un ricovero in una grotta che serviva di stalla, ove Maria mise al mondo il Redentore. Le circostanze del parto divino furono da noi narrate nella seconda parte del Catechismo [2]. Ora ci limiteremo, miei cari, a far qui la descrizione del luogo sempre venerato ove accadde il commovente mistero.

«Prima di entrarvi, dice un viaggiatore moderno, il superiore del convento mi pose in mano un cero e mi fece una breve esortazione. Quella santa grotta è irregolare, perchè essa occupa il luogo irregolare della stalla, e della mangiatoia. È lunga trentasette piedi e mezzo, larga undici piedi e tre pollici, è alta nove piedi, ed è scavata nel masso. Le pareti di quel masso, sono incrostate di marmo, ed egualmente di marmo prezioso ne è il pavimento, abbellimenti che si attribuiscono a santa Elena. La Chiesa non prende veruna luce al di fuori, e non è illuminata che da trentadue lampade donate da diversi principi cristiani. In fondo alla grotta, dal lato d'oriente, è il sito ove la Vergine partorì il Redentore degli uomini. Quel sito è segnato da un marmo bianco incrostato di diaspro e circondato da un cerchio d'argento a raggi a guisa di sole. In giro si leggono queste parole :

Hic de Virgine Maria
Jesus Christus natus est.

giovedì 25 dicembre 2014

BUON NATALE NEL SIGNORE GESU’2015 A TUTTI…

Nell'anno cinquemilacentonovantanove dalla creazione del mondo, quando nel principio Iddio creò il cielo e la terra; dal diluvio, l'anno duemilanovecentocinquantasette; dalla nascita di Abramo, l'anno duemilaquindici; da Mosè e dalla uscita del popolo d'Israele dall'Egitto, l'anno millecinquecentodieci; dalla consacrazione del Re David, l'anno milletrentadue; nella Settimana sessantesimaquinta, secondo la profezia di Daniele; nell'Olimpiade centesimanovantesimaquarta; l'annosettecentocinquantadue dalla fondazione di Roma; l'anno quarantesimosecondo dell'Impero di Ottaviano Augusto, stando tutto il mondo in pace, nella sesta età del mondo, Gesù Cristo, eterno Dio e Figlio dell'eterno Padre, volendo santificare il mondo colla sua piissima venuta, concepito di Spirito Santo, e decorsi nove mesi dopo la sua concezione, in Betlémme di Giuda nacque da Maria Vergine fatto uomo. Natività di nostro Signor Gesù Cristo secondo la carne.

Cerca di penetrare nel mistero: Dio assume la carne proprio per distruggere la morte in essa nascosta. Come gli antidoti di un veleno, una volta ingeriti, ne annullano gli effetti, e come le tenebre di una casa si dissolvono alla luce del sole, così la morte che dominava sull'umana natura fu distrutta dalla presenza di Dio. E come il ghiaccio rimane solido nell'acqua finché dura la notte e regnano le tenebre, ma tosto si scioglie al calore del sole, così la morte che aveva regnato fino alla venuta di Cristo, appena apparve la grazia di Dio Salvatore e sorse il sole di giustizia, «fu ingoiata dalla vittoria» (1 Cor 15,54), non potendo coesistere con la Vita. O grandezza della bontà e dell'amore di Dio per gli uomini! Diamogli
gloria insieme ai pastori, esultiamo con gli angeli «perché oggi ci è nato il Salvatore, che è Cristo Signore» (Le 2,11). Anche a noi il Signore non è apparso nella forma di Dio, che avrebbe sgomentato la nostra fragilità, ma in quella di servo, per restituire alla libertà coloro che erano in schiavitù. Chi è così tiepido, così poco riconoscente che non gioisca, non esulti, non porti doni? Oggi è festa per tutte le creature. Nessuno vi sia che non offra qualcosa, nessuno si mostri ingrato. Esplodiamo anche noi in un canto di esultanza.
San Basilio Magno

ANZICHE’ IL MESSAGGIO “ORBO PER GLI ORBI DI SUA MODERNITA’ BERGOGLIO” LEGGIAMO CON SPERANZA L’ULTIMO VERO PONTEFICE: “SUA SANTITÀ PIO XII”

SUA SANTITÀ PIO XII A TUTTO IL MONDO IN OCCASIONE DEL NATALE RADIOMESSAGGIO 24 dicembre 1954

A tutto il mondo.

« Ecce ego declinabo super eam quasi fluvium pacis: Ecco che io riverserò sopra di essa come un fiume di pace » . Questa medesima promessa, preannunziata nel vaticinio messianico di Isaia, e adempiuta con mistico significato dall’Incarnato Verbo di Dio nella nuova Gerusalemme, la Chiesa, Noi desideriamo, diletti figli e figlie dell’orbe cattolico, che risuoni ancora una volta su tutta la umana famiglia, quale augurio del Nostro cuore nella presente vigilia del Natale.

Un fiume di pace sul mondo! È questo il voto che più lungamente abbiamo nutrito nell’animo Nostro, per il quale abbiamo più fervidamente pregato e Ci siamo adoperati dal giorno in cui la divina Bontà si compiacque di confidare alla Nostra umile persona l’alto e tremendo officio di Padre comune dei popoli, proprio del Vicario di Colui, cui spettano in eredità le genti .

Abbracciando con uno sguardo d’insieme i trascorsi anni del Nostro Pontificato nella parte del mandato che a Noi deriva dalla universale paternità di cui siamo investiti, Ci sembra che la divina Provvidenza abbia inteso assegnarCi la particolare missione di contribuire a ricondurre, con paziente e quasi estenuante azione, la umanità sui sentieri della pace.

All’approssimarsi del Natale, mentre si acuiva in Noi la brama di accorrere alla culla del Principe della pace per offrirgli, come il dono a Lui più gradito, la umanità pacificata e tutta insieme raccolta quasi in una sola famiglia, Ci fu invece riservata — nei primi sei anni — l’amarezza senza nome di vedere intorno a Noi soltanto popoli in armi, travolti dall’insano furore di vicendevole distruzione.

Sperammo — e con Noi molti speravano — che, esauritasi infine l’eccitazione dell’odio e della vendetta, ben presto sarebbe sorta l’alba di un periodo di sicura concordia. Perdurò invece quello stato angoscioso di disagio e di pericolo, designato dalla opinione pubblica col nome di «guerra fredda », poiché in realtà poco o nulla aveva di comune con la vera pace, e molto di una tregua, vacillante al minimo urto. Il Nostro annuale ritorno alla culla del Redentore continuò a consistere in una mesta offerta di dolori e di ansie, con l’intenso desiderio di trarne il coraggio necessario per non desistere dall’esortare gli uomini alla pace, indicandone il giusto cammino.

Possiamo almeno ora, in questo sedicesimo Natale del Nostro Pontificato, adempiere tale voto? Secondo quanto si assicura da molti, alla guerra fredda è stato sostituito lentamente un periodo di distensione fra le parti in contrasto, quasi vicendevole concessione di più lungo respiro, distensione a cui è stato dato, non senza, una qualche ironia, il nome di «pace fredda ». Benché riconosciamo volentieri che essa rappresenta un qualche progresso nella faticosa maturazione della pace propriamente tale, tuttavia non è ancora il dono degno del mistero di Betlemme, ove «apparve la benignità e l’amore di Dio nostro Salvatore per gli uomini » . Contrastata invero troppo vivamente con lo spirito di cordialità, di sincerità e di chiarezza, che aleggia intorno alla culla del Redentore.


Che cosa s’intende infatti nel mondo della politica per pace fredda se non la mera coesistenza di diversi popoli, sostenuta dal vicendevole timore e dal reciproco disinganno? Ora è chiaro che la semplice coesistenza non merita il nome di pace, quale la tradizione cristiana, formatasi alla scuola dei sommi intelletti di Agostino e di Tommaso d’Aquino, ha appreso a definire «tranquillitas ordinis ». La pace fredda è soltanto una calma provvisoria, il cui durare è condizionato dalla sensazione mutevole del timore, dal calcolo oscillante delle forze presenti; mentre dell’«ordine » giusto, il quale suppone una serie di rapporti convergenti in un comune scopo giusto e retto, non ha nulla. Escludendo poi qualsiasi vincolo d’ordine spirituale tra i popoli così frammentatamente coesistenti, la pace fredda è ben lontana da quella predicata e voluta dal divino Maestro, fondata cioè sull’unione degli spiriti nella medesima verità e nella carità, e che San Paolo definisce «pax Dei », la quale impegna innanzi tutto le intelligenze ed i cuori , e si esercita in armonica collaborazione di opere in tutti i campi della vita, non escluso quello politico, sociale ed economico.


Ecco perché Noi non osiamo offrire la pace fredda al divino Infante. Non è la pax semplice e solenne che cantarono gli Angeli ai pastori nella santa notte; tanto meno è la pax Dei che supera ogni senso, ed è fonte di intimo e pieno gaudio ; ma neppure è quella sognata e auspicata dalla presente umanità già tanto afflitta. Desideriamo tuttavia di esaminarne in particolare le manchevolezze, affinché dal suo vuoto e dalla sua incerta durata sorga imperiosa la brama nei reggitori dei popoli ed in coloro che possono esercitare qualche influsso in questo campo, di tramutarla al più presto nella pace vera, che è, in concreto, Cristo stesso. Poiché, se la pace è ordine, e l’ordine è unità, Cristo è il solo che può e vuole unire gli umani spiriti nella verità e nell’amore. In questo senso la Chiesa lo addita alle genti, con le parole del profeta, come pace Egli stesso: « Et erit Iste pax ».

1. LA COESISTENZA NEL TIMORE

È impressione comune, ricavata dalla semplice osservazione dei fatti, che il principale fondamento, su cui poggia il presente stato di relativa calma, sia il timore. Ciascuno dei gruppi, nei quali è divisa l’umana famiglia, tollera che esista l’altro, perché non vuole perire egli stesso. Evitando in tal modo il fatale rischio, ambedue i gruppi, non convivono, ma coesistono. Non è stato di guerra, ma neppure è pace: è una fredda calma. In ciascuno dei due gruppi è assillante il timore per la potenza militare ed economica dell’altro, in ambedue è viva l’apprensione per gli effetti catastrofici delle novissime armi. Con attenzione piena d’angoscia ciascuno segue lo sviluppo tecnico degli armamenti dell’altro e le sue capacità di produzione economica, mentre affida alla propria propaganda il compito di trarre partito dall’altrui timore, rafforzandone ed estendendone il senso. Sul terreno concreto della politica sembra che non si faccia più assegnamento su altri principî razionali o morali, travolti, dopo tante delusioni, da un estremo collasso di scetticismo.

mercoledì 24 dicembre 2014

Natale - S.Messa (non Una Cum) in Die…


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24 DICEMBRE 2014: VIGILIA DELLA NATIVITA' (astinenza e digiuno - vigilia gaudiosa)

 

Finalmente - dice san Pier Damiani nel suo sermone per questo giorno - eccoci giunti dall'alto mare nel porto, dalla promessa alla ricompensa, dalla disperazione alla speranza, dal lavoro al riposo, dalla vita alla patria. Gli araldi della divina promessa si erano succeduti uno dietro l'altro; ma non portavano nulla con sé, se non il rinnovamento di quella stessa promessa. Perciò il nostro Salmista si era lasciato andare al sonno, e le ultime note della sua arpa sembravano accusare il ritardo del Signore. Tu ci hai respinti - diceva - ci hai trascurati, e hai rimandato l'arrivo del tuo Cristo (Sal 88). Quindi, passando dal lamento all'audacia, aveva esclamato con voce imperiosa: Mostrati dunque, tu che sei assiso sui Cherubini! (Sal 79). Assiso sul trono della tua potenza, circondato da squadre volanti di Angeli, non ti degnerai di abbassare gli sguardi sui figli degli uomini, vittime d'un peccato commesso da Adamo, è vero, ma permesso da te medesimo? Ricordati di quello che è la nostra natura; tu l'hai creata a tua immagine e somiglianza; e se ogni uomo vivente è vanità, lo è anche nell'essere fatto a tua immagine e somiglianza. Abbassa dunque i cieli e scendi: abbassa i cieli della tua misericordia sugli infelici che ti supplicano, e almeno non dimenticarci in eterno.

Isaia a sua volta, nella violenza dei suoi desideri, diceva: A causa di Sion non tacerò; a causa di Gerusalemme, non mi riposerò, finché il giusto che essa attende non si alzi finalmente nel suo splendore. Forza dunque i cieli, e scendi! Finalmente, tutti i profeti, stanchi da una troppo lunga attesa, non hanno cessato di far risuonare di volta in volta le suppliche, i lamenti e spesso anche le grida d'impazienza. Quanto a noi, li abbiamo ascoltati abbastanza; abbiamo ripetuto per abbastanza tempo le loro parole. Si ritirino ora; non c'e più gioia e consolazione per noi, fino a quando il Salvatore, onorandoci di baciare la sua bocca, non ci dica egli stesso: Siete esauditi.

Ma che cosa abbiamo sentito? Santificatevi, figli d'Israele, e siate pronti: perché domani scenderà il Signore. Il resto di questo giorno e appena la metà della notte ci separano ancora da quel glorioso incontro, ci nascondono ancora il Bambino divino e la sua meravigliosa nascita. Correte, o brevi ore; compite rapidamente il vostro corso, perché possiamo presto vedere il Figlio di Dio nella sua culla e rendere i nostri omaggi a questa Natività che salva il mondo. Penso o Fratelli, che siate dei veri figli d'Israele, purificati da tutte le brutture della carne e dello spirito, pronti per i misteri di domani e pieni di sollecitudine a testimoniare la vostra devozione. È almeno quanto io posso giudicare, secondo il modo in cui avete trascorso i giorni consacrati ad aspettare la venuta del Figlio di Dio. Ma se tuttavia qualche goccia del fiume della mortalità ha toccato il vostro cuore, affrettatevi oggi a tergerla, e a coprirla con il bianco velo della Confessione. Io posso promettervelo dalla misericordia del Bambino che sta per nascere, per colui che confesserà i propri peccati con pentimento, la luce del mondo nascerà in lui; le tenebre ingannevoli svaniranno, e gli sarà dato il vero splendore. Perché come potrà essere rifiutata agli infelici la misericordia, nella notte stessa in cui nasce il Signore misericordioso? Scacciate dunque l'orgoglio dai vostri sguardi, la temerità dalla vostra lingua, la crudeltà dalle vostre mani, la voluttà dai vostri reni; ritraete i piedi dalle strade tortuose e quindi venite e giudicate il Signore se, in questa notte, non forza i cieli, se non scende fino a voi, se non getta in fondo al mare tutti i vostri peccati".
Questo giorno santo è, infatti, un giorno di grazia e di speranza, e dobbiamo passarlo in una pia e religiosa letizia. La Chiesa, derogando a tutte le usanze abituali, vuole che se la Vigilia di Natale viene a cadere di Domenica, l'Ufficio e la Messa della Vigilia prevalgano sull'Ufficio e sulla Messa della quarta Domenica di Avvento: tanto queste ultime ore che precedono immediatamente la Natività le sembrano solenni! Nelle altre Feste, per quanto importanti possano essere, la solennità non comincia che ai primi Vespri; fino ad allora la Chiesa si tiene nel silenzio, e celebra i divini Uffici e il Sacrificio secondo il rito quaresimale. Oggi, al contrario, fin dallo spuntare del giorno, all'Ufficio delle Laudi, sembra già cominciare la grande Festa. L'intonazione solenne di questo Ufficio del mattino annuncia il rito Doppio; e le Antifone sono cantate prima e dopo ciascun Salmo o Cantico. Alla Messa, si usa ancora il color; viola, ma non si flettono le ginocchia come nelle altre Ferie dell'Avvento; e non vi è più che una sola Colletta, invece delle tre che caratterizzano una messa meno solenne.