Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
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sabato 7 marzo 2015

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitoli finali 43° e 44°)...

Con i Capitoli 43° e 44° siamo giunti alla fine della pubblicazione del  LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany. Ringrazio vivamente nel Signore i fratelli nella fede Viero (autore della trascrizione di 42° Capitoli) e Pasquale (autore della trascrizione degli ultimi 2° Capitoli), a Dio piacendo cercherò  di unire in un solo file PDF tutto il Libro affinché sia di più facile consultazione…
Prima e seconda parte.
Terza e quarta parte.
Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.
Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.
Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.
Capitolo 17°.
Capitolo 18°.
Capitolo 19°.
Capitolo 20°.
Capitolo 21°.
Capitolo 22°.
Capitolo 23°.
Capitolo 24°.
Capitolo 25.
Capitolo 26.
Capitolo 27.
Capitolo 28°.
Capitolo 29°.
capitolo  30°.
Capitolo 31°.
Capitolo 32°.
Capitolo 33°.
Capitolo 34°.
Capitolo 35°.
Capitolo 36°.
Capitolo 37°.
Capitolo 38°.
Capitolo 39°.
Capitolo 40°.

Capitolo 41°.

Capitolo 42°.

«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.

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Cap. 43:

Come detto, il liberalismo è tanto un’eresia pratica, quanto un’eresia dottrinale, e questo caratteristica principale spiega un gran numero di fenomeni presentati da questo maledetto errore nel suo sviluppo attuale nell’ambito della moderna società. Tra questi fenomeni, il primo è l’apparente varietà con la quale esso ha infestato ogni nazione, e questo autorizza a spargere la falsa idea (sia in persone in buona fede, che in quelle con cattive intenzioni) che esista non uno solo, ma diversi liberalismi. In effetti il liberalismo, grazie al suo carattere pratico, prende una certa forma peculiare per ogni region, e benché il suo concetto intrinseco ed essenziale (e cioè l’emancipazione sociale dalla legge cristiana o il «naturalismo politico») sia unico, gli aspetti sotto i quali si offre allo studio dell’osservatore, sono molto vari. La ragione di questo fatto si comprende allora perfettamente.

Una proposizione eretica è la medesima ed ha lo stesso tono a Madrid o a Londra, a Roma o a Parigi, o a San Pietroburgo. Ma una dottrina che ha sempre avuto una tendenza a manifestarsi nei fatti e nelle istituzioni piuttosto che con tesi manifestamente formulate, deve necessariamente adattarsi al clima regionale, al temperamento fisiologico, agli antecedenti storici, allo stato delle idee, agli interessi attuali di una nazione ed a mille altre circostanze.

Necessariamente, lo ripetiamo, il liberalismo deve prendere in prestito tutti gli aspetti ed i caratteri che lo facciano apparire multiplo, mentre in realtà è solo e semplicemente unico.

Così ad esempio, colui che ha studiato solo il liberalismo francese, virulento, sfacciato, ebbro di odio volterriano contro tutto ciò che ha il minimo sapore di cristianesimo, avrebbe difficilmente compreso, all’inizio del secolo, il liberalismo spagnolo: ipocrito, semi-mistico, cullato, quasi battezzato nella sua deplorevole culla di Cadice, con l’invocazione alla Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Un osservatore superficiale avrebbe di conseguenza avuto facilmente l’idea che il liberalismo temperato degli spagnoli non avesse nulla in comune con il liberalismo eccessivo, e francamente satanico, professato nella stessa epoca dai nostri vicini francesi. Eppure occhi perspicaci avrebbero visto fin da allora ciò che l’esperienza di mezzo secolo ha reso visibile anche ai ciechi, e cioè : il liberalismo che marcia con il cero in mano e la croce sulla fronte, il liberalismo che nella prima epoca costituzionale ha avuto come padri e padrini integerrimi magistrati, illustri sacerdoti, anche tra i posti più elevati tra i dignitari ecclesiastici, il liberismo che ordinava la lettura degli articoli della costituzione dai pulpiti delle nostre parrocchie, che celebrava con armonie gioiose e con il canto del «Te Deum» le infernali vittorie della massoneria sulla fede della vecchia Spagna, era assai più perverso ed anche diabolico nel suo concetto essenziale, rispetto a quello che piazzava sugli altari di Parigi la «dea ragione» ed ordinava con decreto ufficiale l’abolizione del culto cattolico in tutta la Francia. Si trattava semplicemente del fatto che il liberismo si presentava in Francia a volto scoperto, così come poteva presentarsi allo stato sociale della nazione francese, mentre si introduceva sornionamente in Spagna e vi prosperava come solo poteva prosperare, dato il nostro stato sociale, cioè camuffato dalla maschera cattolica, giustificato o più esattamente condotto per mano e quasi autorizzato dal sigillo ufficiale per i molti cattolici. Questo contrasto non può presentarsi oggi sotto un aspetto così evidente; le delusioni sono così numerose e forti che hanno gettato sullo studio di questa questione luci rischiaranti, in primo luogo le ripetute dichiarazioni della Chiesa. Tuttavia non è raro sentir ancora parlare in tal senso molte persone che credono, o fanno sembrare che si possa credere, che si possa essere in un certo modo liberali da noi, mentre non lo si possa essere ad esempio in Francia, né in Italia, perché il problema li vi si trova essere posto in termini differenti. Questa è la malattia di tutti quelli che non sono più colpiti dagli aspetti di un avvenimento se non per il suo fondo sostanziale.

venerdì 6 marzo 2015

“Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma”.

Unam sanctam

Bolla sul Primato del Papa - Bonifacio VIII

Che ci sia una ed una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica noi siamo costretti a credere ed a professare, spingendoci a ciò la nostra fede, e noi questo crediamo fermamente e con semplicità professiamo, ed anche che non ci sia salvezza e remissione dei nostri peccati fuori di lei, come lo sposo proclama nel Cantico: "Unica è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice", che rappresenta un corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio, e in esso c'è "un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo". Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un sola braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta. Questa Chiesa noi veneriamo, e questa sola, come dice il Signore per mezzo del Profeta: "Libera, o Signore, la mia anima dalla lancia e dal furore del cane, l’unica mia". Egli pregava per l’anima, cioè per Se stesso (per la testa e il corpo nello stesso tempo) il quale corpo precisamente Egli chiamava la sua sola e unica Chiesa, a causa della unità di promessa di fede, sacramenti e carità della Chiesa, ossia "la veste senza cuciture" del Signore, che non fu tagliata, ma data in sorte. Perciò in questa unica e sola Chiesa ci sono un solo corpo ed una sola testa, non due, come se fosse un mostro, cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro; perché il Signore disse a Pietro: "Pasci il mio gregge". "Il mio gregge" Egli disse, parlando in generale e non in particolare di questo o quel gregge; così è ben chiaro, che Egli gli affidò tutto il suo gregge. Se perciò i Greci od altri affermano di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, essi confessano di conseguenza di non essere del gregge di Cristo, perché il Signore dice in Giovanni che c’è un solo ovile, un solo e unico pastore.

Noi sappiamo dalle parole del Vangelo che in questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale, cioè, ed una temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: "Ecco qui due spade" (che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare (il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti). E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: "Rimetti la tua spada nel fodero". Quindi ambedue sono in potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale; una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo il comando e la condiscendenza del clero, perché è necessario che una spada dipenda dall’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. Perché quando l’Apostolo dice: "Non c’è potere che non venga da Dio e quelli (poteri) che sono, sono disposti da Dio", essi non sarebbero disposti se una spada non fosse sottoposta all’altra, e, come inferiore, non fosse dall’altra ricondotta a nobilissime imprese. Poiché secondo san Dionigi è legge divina che l’inferiore sia ricondotto per l’intermedio al superiore. Dunque le cose non sono ricondotte al loro ordine alla pari immediatamente, secondo la legge dell’universo, ma le infime attraverso le intermedie e le inferiori attraverso le superiori. Ma è necessario che chiaramente affermiamo che il potere spirituale è superiore ad ogni potere terreno in dignità e nobiltà, come le cose spirituali sono superiori a quelle temporali. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall’esercitare il governo sopra le medesime, poiché, e la verità ne è testimonianza, il potere spirituale ha il compito di istituire il potere terreno e, se non si dimostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia riguardo la Chiesa e il potere della Chiesa: "Ecco, oggi Io ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni" ecc.

Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini; del che fa testimonianza l’Apostolo: "L’uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non è giudicato da alcun uomo", perché questa autorità, benché data agli uomini ed esercitata dagli uomini, non è umana, ma senz’altra divina, essendo stata data a Pietro per bocca di Dio e resa inconcussa come roccia per lui ed i suoi successori, in colui che egli confessò, poiché il Signore disse allo stesso Pietro: "Qualunque cosa tu legherai...". Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio, a meno che non pretenda, come i Manichei, che ci sono due principi; il che noi affermiamo falso ed eretico, poiché (come dice Mosè non nei principi, ma "nel principio" Dio creò il cielo e la terra. Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma.

Data in Laterano, nell’ottavo anno del nostro Pontificato, il 18 novembre 1302

lunedì 2 marzo 2015

“Se non vivremo a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta”.

Da un'omelia di S.E.R. Monsignor Mc Kenna O.P.

[...] D'altro canto c'è il comune dolore, e anche di questo devo parlare, seppur brevemente. Intendo il comune dolore nel contemplare la nostra Santa Madre Chiesa in condizioni così disperate, sebbene, umanamente parlando, non sia scomparsa. Diciamo che la barca di Pietro è caduta in mano ai pirati o, per essere più chiari, che la ciurma, capitano compreso, si è ammutinata. Vescovi, preti, gli stessi papi conciliari. Ora sono tutti intenti a volgere la rotta della barca dal cielo verso la terra. Secondo le parole di Geremia: "Il nemico è diventato il capo" cioè ha preso il comando. [...] Tuttavia, con le parole di San Paolo, "il nostro dolore non deve essere come quello di coloro che non hanno speranza". La Chiesa cattolica, come insegna la Fede, è indefettibile, indistruttibile, anche se, umanamente parlando, non è in vista alcun aiuto, nessuna prospettiva terrena di liberazione della Chiesa, neppure dopo 25 anni dal concilio, nessuna speranza di restaurazione di un vero Papa. Eppure questo è il nocciolo della questione.  Nostro Signore ci ha assicurato "sarò con voi ogni giorno" e che le "porte degli inferi non prevarranno" contro la Sua Chiesa. Finirà il mondo prima che ciò accada.  Ed allora, cari fratelli, non ci resta che continuare e non perderci d'animo. [...] Dunque siate voi fedeli di sostegno a noi, pochi vescovi, preti, seminaristi, religiosi. Se non vivremo a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta.

S.E.R. Monsignor Robert Fidelis Mc Kenna O.P. (12 gennaio 1991)

2 Marzo 1876 nasce a Roma Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, futuro Pio XII ultimo Sommo pontefice Cattolico prima della rivoluzione satanica Conciliare...

Accadde oggi: il 2 marzo 1876 nasce a Roma Eugenio Maria Giuseppe Giovanni PACELLI, lo stesso giorno, 63 anni più tardi, è eletto PIO XII…

Eugenio Pacelli a 6 anni…


Eugenio Pacelli diventa Pio XII ultimo Sommo pontefice della vera Chiesa Cattolica…

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IL SANTO PADRE PIO XII
(2 marzo 1876 - 9 ottobre 1958)

 

sabato 28 febbraio 2015

Domínica secunda in Quadragésima - Santa Messa "Non Una Cum"...

 http://www.unavox.it/NuoveImmagini/Diverse/Come_assistere/S-Messa_allegoria_1_picc.jpg
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https://messatridentinanapoli.files.wordpress.com/2014/10/pio-xii-1.jpg?w=665
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Thessalonicénces, I, 4, 1-7 
 
Fratres: Rogámus vos, et obsecrámus in Dómino Iesu, ut, quemádmodum accepístis a nobis, quómodo opórteat vos ambuláre et placére Deo, sic et ambulétis, ut abundétis magis. Scitis enim quæ præcépta déderim vobis per Dóminum Iesum. Hæc est enim volúntas Dei, sanctificátio vestra: ut abstineátis vos a fornicatióne, ut sciat unusquísque vestrum vas suum possidére in sanctificatióne, et honóre; non in passióne desidérii, sicut et gentes, quæ ignórant Deum: et ne quis supergrediátur, neque circumvéniat, in negótio fratrem suum: quóniam vindex est Dóminus de his ómnibus, sicut prædíximus vobis, et testificáti sumus. Non enim vocávit nos Deus in immundítiam, sed in sanctificatiónem: in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più. Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato.  Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione.
M. - Deo grátias.  

28 FEBBRAIO 2015 SECONDA GIORNATA DELLA MEMORIA PER I TROMBATI DAL MODERNISTA RATZINGER...

http://www.torinofree.it/images/immagini_articoli/dal_02_marzo_2013/papa_benedetto_XXVI.png

CRONISTORIA DI UN ENNESIMA PAGLIACCIATA MODERNISTA:

L'ANNUNCIO DELL'ABDICAZIONE DAL PAPATO, che mai ha avuto in quanto modernista condannato...
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"Carissimi Fratelli, vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di San Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo sommo pontefice. Carissimi fratelli vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la santa chiesa alla cura del suo sommo pastore, nostro Signore Gesù Cristo e imploriamo la sua santa madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i padri cardinali nell'eleggere il nuovo sommo pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la santa chiesa di Dio"
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MENTRE VOLA IN VILLEGGIATURA LASCIA IN EREDITA' BERGOGLIONE.

MA IL MODERNISTA RATZINGER AVEVA NOSTALGIA DELL'ABITO BIANCO ALLORA A DECISO DI INVENTARSI IL PAPATO EMERITO INSOZZANDO ULTERIORMENTE, dato il modernismo imperante, IL PAPATO CATTOLICO.

venerdì 27 febbraio 2015

NELLA FALSA CHIESA CONCILIARE, SATANA IMPERAT

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Sta facendo discutere il videoclip musicale del rapper trentino Andrea Compless, per promuovere il disco «Un quarto di secolo», girato il 29 gennaio nella chiesa parrocchiale di Ravina, dove è stato allestito un vero e proprio set professionale, con tanto di comparse e con il cantante vestito da prete. 
Che il video, pubblicato online pochi giorni fa, potesse suscitare sentimenti contrastanti lo immaginavano gli stessi protagonisti. Nel profilo Facebook del gruppo musicale di Compless, Birrette Family, si leggeva: «In arrivo un nuovo video completamente fuori di testa! speriamo vada tutto bene, per un bigotto la blasfemia è sempre dietro l'angolo...».
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Questo esempio di Sacrilego uso della casa di Dio ispira pochi commenti dato l'evidenza del fatto che i fasulli consacrati conciliari sono in realtà ministri autenticamente satanici, solo una domanda ci viene spontaneo chiederci, IN QUALE SPROFONDO INFERNALE ANDRANNO A FINIRE I MODERNISTI CONCILIARI?

giovedì 26 febbraio 2015

“In attesa che il vostro padre che sta laggiù accolga anche voi nel suo regno, "laddove è pianto e stri­dor di denti", voglio che voi sappiate della nostra in­crollabile certezza che quei tesori CI SARANNO RESTITUITI”.

Il Concilio è l’apoteosi del “non serviam” di Lucifero: insurrezione sacrilega contro Dio, la sua Opera, il suo mistero d’amore. È la negazione sacrilega del regno sociale di Cristo Re.
Il Concilio è l’apoteosi del serpente che sibila ai nostri progenitori: “sarete come Dei”.
È l’instaurazione dell’umanesimo integrale.
Il Concilio è l’apoteosi del rinnegamento integrale del Dio crocifisso sul Golgota: “non vogliamo che egli regni su di noi”.
Il Concilio è l’apoteosi della rivoluzione francese: il culto sacrilego dell’uomo divenuto dio e maestro, e la dichiarazione sacrilega dei diritti dell’uomo.
Il Concilio è l’apoteosi della rivoluzione “in tiara e piviale”, l’apoteosi della vittoria apparente del mistero d’iniquità sul mistero d’amore. Questo Concilio è veramente l’apoteosi dell’apostasia totale. (Rev. Padre Maurice Avril)

«Si inaugura oggi la nuova forma della liturgia in tutte le parrocchie e chiese del mondo». Era il 7 marzo 1965 quando, in occasione dei 25 anni della morte di san Luigi Orione, Paolo VI presiedeva la prima Messa in italiano nella parrocchia di Ognissanti a Roma. Un «avvenimento», come lo definì Montini nell’omelia, che era la traduzione nel concreto della riforma liturgica scaturita dal Vaticano II con la CostituzioneSacrosanctum Concilium.
«Di fronte a quella celebrazione la gente si commosse perché vide un grande passo che la Chiesa compiva verso di loro», spiega monsignor Pierangelo Sequeri, preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. E aggiunge: «Si ebbe l’esatta percezione che la Chiesa, senza tradire la tradizione, metteva i credenti in contatto diretto con azioni e parole che sono un’anticipazione alla liturgia celeste».
A cinquanta anni da quello storico evento papa Francesco presiederà sabato 7 marzo la Messa nella stessa parrocchia, mentre domani si terrà un convegno di pastorale liturgica dal titolo “Uniti nel rendimento di grazie” nel teatro accanto alla chiesa di Ognissanti. «Parlare della riforma liturgica – afferma Sequeri – vuol dire guardare al traghettamento della Chiesa che Paolo VI ha guidato non senza fatiche e difficoltà. L’idea che lo ispirava era quella di un cristianesimo che, senza perdere uno iota della sua verità e della sua profondità, entrasse nell’ottica di potersi comunicare all’uomo contemporaneo. Un uomo che, quando pensa alla Chiesa, non può avere nella mente l’immagine di una struttura che, attraverso determinate spiegazioni, gli fa capire che dentro di essa c’è un mistero. No, l’uomo deve percepire fin da subito la bellezza del mistero che, poi, può cercare di approfondire»…. Fonte: Avvenire

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Si apprende dal giornalaccio (Avvenire) dei falsi Vescovi Cattolici modernisti che hanno occupato la Santa Sede abusivamente, la commemorazione della promulgazione del Novus Orror Missae da parte del pessimo ed eretico e quant'altro Montini. Anche noi ci uniamo alla commemorazione ma lo facciamo chiaramente in maniera contraria attraverso le parole di Monsignor Dominici Celada:

AGLI ASSASSINI DELLA LITURGIA

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Monsignor Dominici Celada

E da tempo che desidera­vo scrivervi, illustri as­sassini della nostra santa liturgia. Non già perch'io speri che le pie parole possono avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti ne­gli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce. Non illudetevi, signori! Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore.

II vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro li­vore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina di anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poi­ché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l'autorità del Triregno.

Dopo quel famoso convegno di "liturgia pastorale", sul quale erano cadute, come una spada, le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica Assisi schiu­mando rabbia e veleno.

Ora, ci siete riusciti. Per adesso, almeno. Avete creato il vostro "capolavoro": la nuova litur­gia. Che questa non sia opera di Dio è dimostrato, innanzittut­to, (prescindendo dalle implica­zioni dogmatiche) da un fatto molto semplice: è di una brut­tezza spaventosa!

http://2.bp.blogspot.com/-qgfNsq0nYl0/TZvQ1u013dI/AAAAAAAAEgs/i7EKdHYMRjA/s1600/Altar+Mejico+cristiada-No+esta+aqui.jpg

È il culto dell'ambiguità e dell'equivoco, non di rado il cul­to dell'indecenza. Basterebbe questo per capire che il vostro "capolavoro" non proviene da Dio, fonte di ogni bellezza, ma dall'antico sfregiatore delle opere di Dio.

domenica 22 febbraio 2015

DOMÍNICA PRIMA IN QUADRAGÉSIMA. Santa Messa "Non Una Cum"...


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22 FEBBRAIO 2015: CATTEDRA DI SAN PIETRO IN ANTIOCHIA

Festa della Cattedra di Antiochia.
Per la seconda volta la santa Chiesa festeggia la cattedra di Pietro; ma oggi, siamo invitati a venerare non più il suo Pontificato in Roma, ma il suo Episcopato ad Antiochia. La permanenza del Principe degli Apostoli in quest'ultima città fu per essa la più grande gloria che conobbe dalla sua fondazione; pertanto, questo periodo occupa un posto tanto rilevante nella vita di san Pietro da meritare d'essere celebrato dai cristiani.


Il Cristianesimo ad Antiochia.

Cornelio aveva ricevuto il battesimo a Cesarea dalle mani di Pietro, e l'ingresso di questo Romano nella Chiesa preannunciava il momento in cui il Cristianesimo doveva estendersi oltre la popolazione giudaica. Alcuni discepoli, i cui nomi non ci furono tramandati da Luca, fecero un tentativo di predicazione in Antiochia, ed il successo che ne riportarono indusse gli Apostoli ad inviarvi Barnaba. Giunto questi colà, non tardò ad associarsi un altro giudeo convertito da pochi anni e conosciuto ancora col nome di Saulo, che, più tardi, cambierà il suo nome con quello di Paolo e diventerà oltremodo glorioso in tutta la Chiesa. La parola di questi due uomini apostolici suscitò nuovi proseliti in seno alla gentilità, ed era facile prevedere che ben presto il centro della religione di Cristo non sarebbe stato più Gerusalemme, ma Antiochia. Così il Vangelo passava ai gentili e abbandonava l'ingrata città che non aveva conosciuto il tempo della sua visita (Lc 19,44).

San Pietro ad Antiochia.

La voce dell'intera tradizione c'informa che Pietro trasferì la sua residenza in questa terza città dell'Impero romano, quando la fede di Cristo cominciò ad avere quel magnifico sviluppo che abbiamo qui sopra ricordato. Tale mutamento di luogo e lo spostamento della Cattedra primaziale stanno a dimostrare che la Chiesa s'avanzava nei suoi destini e lasciava l'augusta cinta di Sion, per avviarsi verso l'intera umanità.

Sappiamo dal Papa sant'Innocenzo I ch'ebbe luogo in Antiochia una riunione degli Apostoli. Ormai il vento dello Spirito Santo spingeva verso la gentilità le sue nubi sotto il cui emblema Isaia raffigura gli Apostoli (Is 60,8). Sant'Innocenzo, alla cui testimonianza si unisce quella di Vigilio, vescovo di Tarso, osserva che si deve riferire al tempo di questa riunione di san Pietro e degli Apostoli ad Antiochia, quanto san Luca scrive negli atti, là dove afferma che alle numerose conversioni di gentili, si incominciò a chiamare i discepoli di Cristo con l'appellativo di Cristiani.

Le tre Cattedre di san Pietro.

Dunque Antiochia è diventata la sede di Pietro, nella quale egli risiede, e dalla quale partirà per evangelizzare le diverse province dell'Asia; qui farà ritorno per ultimare la fondazione di questa nobile Chiesa. Sembrava che Alessandria, la seconda città dell'impero, volesse rivendicare a sé l'onore della sede del primato, quando piegò la testa sotto il giogo di Cristo. Ma ormai Roma, da tempo predestinata dalla divina Provvidenza a dominare il mondo, ne avrà maggior diritto. Pietro allora si metterà in cammino, portando nella sua persona i destini della Chiesa; si fermerà a Roma, ove morirà e lascerà la sua successione. Nell'ora segnata, si distaccherà da Antiochia e stabilirà vescovo Evodio, suo discepolo. Questi, quale successore di Pietro, sarà Vescovo di Antiochia; ma la sua Chiesa non eredita il primato che Pietro porta con sé. Il principe degli Apostoli designa Marco, suo discepolo, a prender in suo nome possesso di Alessandria; la quale sarà la seconda Chiesa dell'universo e precederà la stessa sede di Antiochia, per volontà di Pietro, che però non ne occupò mai personalmente la sede. Egli è diretto a Roma: ivi finalmente, fisserà la Cattedra sulla quale vivrà, insegnerà e governerà nei suoi successori.

Questa l'origine delle tre grandi Cattedre Patriarcali così venerate anticamente: la prima, Roma, investita della pienezza dei diritti del principe degli Apostoli, che gliele trasmise morendo; la seconda, Alessandria, che deve la sua preminenza alla distinzione di cui volle insignirla Pietro adottandola per sua seconda sede; la terza, Antiochia, sulla quale si assise di persona, allorché, rinunciando a Gerusalemme, volle portare alla Gentilità le grazie dell'adozione.

Se dunque Antiochia cede in superiorità ad Alessandria, quest'ultima le è inferiore rispetto all'onore d'aver posseduta la persona di colui che Cristo aveva investito dell'ufficio di Pastore supremo. È dunque giusto che la Chiesa onori Antiochia per aver avuto la gloria d'essere temporaneamente il centro della cristianità: è questo il significato della festa che oggi celebriamo [1].

Doveri verso la Cattedra di san Pietro.

Le solennità che si riferiscono a san Pietro devono interessare in modo speciale i figli della Chiesa. La festa del padre è sempre quella dell'intera famiglia, perché da lui viene la vita e l'essere. Se v'è un solo gregge, è perché esiste un solo Pastore. Onoriamo perciò la divina prerogativa di Pietro, alla quale il Cristianesimo deve la sua conservazione; riconosciamo gli obblighi che abbiamo verso la Sede Apostolica. Il giorno che celebravamo la Cattedra Romana, apprendemmo come viene insegnata, conservata e propagata la Fede dalla Chiesa Madre nella quale risiedono le promesse fatte a Pietro. Onoriamo oggi la Sede Apostolica, quale unica sorgente del legittimo potere, mediante il quale vengono retti e governati i popoli in ordine alla salvezza eterna.

Poteri di Pietro.

Il Salvatore disse a Pietro: "Io ti darò le Chiavi del Regno dei cieli" (Mt 16,19), cioè della Chiesa; ed ancora: "Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle" (Gv 21,15-17). Pietro dunque è principe, perché le Chiavi, nella Sacra Scrittura, significano il principato; e Pastore, Pastore universale, perché non vi sono in seno al gregge che pecore ed agnelli. Ma ecco che, per divina bontà, in ogni parte incontriamo Pastori: i Vescovi, "posti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio" (At 20,28), che in suo nome governano le cristianità, e sono anch'essi Pastori. Come mai le Chiavi, che sono eredità di Pietro, si trovano in altre mani, che non sono le sue? La Chiesa cattolica ce ne spiega il mistero nei documenti della sua Tradizione.

giovedì 19 febbraio 2015

CARRELLATA DELL’ORRORE DEI FALSI “VESCOVI” APOSTATICI CONCILIARI…

[18]Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. [19]Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. [20]Ora voi avete l'unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza. [21]Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. [22]Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. [23]Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre. ( 1° Lettera di San Giovanni).

Lettera al Vescovo di Troyes di Papa Pio VII (1814): “Il nostro cuore è ancor più profondamente afflitto da una nuova causa di dolore che, lo ammettiamo, ci tormenta e fa sorgere profondo scoramento ed estrema angoscia: è l’articolo 22 della Costituzione. Non soltanto esso permette la libertà dei culti e di coscienza, per citare i termini precisi dell’articolo, ma promette sostegno e protezione a questa libertà e, inoltre, anche ai ministri dei quali i culti sono citati....

“Questa legge fa ben più che stabilire la libertà per tutti i culti senza distinzione: mescola la verità con l’errore e pone le sette eretiche e perfino il Giudaismo sullo stesso piano della santa ed immacolata Sposa di Cristo, fuori della quale non ci può essere salvezza. In aggiunta a questo, nel promettere favore e supporto alle sette eretiche ed ai loro ministri non sono semplicemente le loro persone, ma i loro errori che vengono favoriti e tollerati. Questa è implicitamente l’eresia disastrosa e sempre da deplorarsi che S. Agostino descrive in questi termini: ‘Pretende che tutti gli eretici siano sul retto cammino e dicano la verità. Questa è un’assurdità così mostruosa che non posso credere che qualsiasi setta possa realmente professarla.’”

Subito sotto si può ammirare l’apostasia dei fasulli “Vescovi della satanica Chiesa Conciliare” Cileni che partecipano ad un rito satanico in onore del “dio Tata Inti, dio del Sole Inca”…

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martedì 17 febbraio 2015

FERIA QUARTA CINERUM: “Perciò, anima mia, essendo tanto grande l’odio che il Signore porta al peccato, se ami Dio sopra ogni cosa, devi anche sopra ogni cosa odiare il peccato”.

SANTA MESSA DELLE CENERI "NON UNA CUM"...
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LEVAZIONI D’ANIMA: “Se non provi dispiacere per i peccati tuoi e degli altri, non ami Dio” – di San Roberto Bellarmino
Il fuoco è un elemento tanto puro e nobile, che Dio stesso volle appellarsi fuoco, come disse Mosè: «Il nostro Dio è un fuoco consumatore» (Deut. 4, 24). E la prima volta che apparve a Mosè, si fece vedere in un roveto che ardeva e non si consumava. «Apparve il Signore – scrive Mosè – nella fiamma del fuoco in mezzo al roveto: e vedevo che il roveto ardeva senza consumarsi» (Ex. 3, 2). E quando Dio volle dar la legge al suo popolo, venne in forma di fuoco, come racconta lo stesso Mosè: «Tutto il monte Sinai fumava perché il Signore era apparso sopra di esso nel fuoco» (Ex. 19, 18).
Parimenti quando si trattò di promulgar la legge nuova, lo Spirito Santo apparve agli apostoli in lingue di fuoco. Finalmente, gli Spiriti celesti che stanno più vicini al Signore sono chiamati Serafini, cioè ardenti od infuocati, perché partecipano più da vicino dell’ardentissimo fuoco che è Dio.
Stando così le cose, non sarà difficile a noi, dallo studio della natura e dalle proprietà del fuoco, formarci un gradino per ascendere colla meditazione e la contemplazione sino a Dio.
Ci sarà senza dubbio più facile salire a Lui sul cocchio ardente di Elia, che spiccare il volo dallo studio della terra, dell’acqua e dell’aria.
Accingiamoci dunque a considerare le proprietà del fuoco.
Il fuoco è di tale natura da operare in modo diverso e anche contrario sui vari oggetti. Divora immediatamente la legna, il fieno, le stoppie; rende più puri e più belli l’oro, l’argento, le pietre preziose.
Il ferro poi, per sua natura nero, freddo, duro e pesante, lo trasforma in guisa da renderlo in breve tempo lucido, pieghevole, leggero; lo fa risplendente come le stelle, bruciante come il fuoco, liquido come l’acqua e docile tanto che il fabbro ferraio può dargli la forma che più gli piace. Tutte queste cose servono benissimo a sollevar il nostro pensiero a Dio. In primo luogo, la legna, il fieno, le stoppie, secondo l’Apostolo, sono figura delle opere cattive che non possono resistere al fuoco del divino giudizio (I Cor. 3, 12). È incredibile quanto i peccati dispiacciano a Dio che è fuoco purissimo, e con quanto zelo Egli li consumi e distrugga, se il peccatore sia in stato di pentirsene. Il pentimento cancella tutti i peccati.
Che se il peccatore non è in stato di pentirsi, come sono i demoni ed i dannati; l’ira di Dio si rivolge contro di loro che dice il Savio: «Sono in odio a Dio l’empio e la sua empietà» (Sap. 14, 9). Quanto poi sia grande e veemente quest’odio, lo dimostra il diavolo il quale dopo il peccato, benché fosse Angelo nobilissimo anzi, come pensa S. Gregorio, Principe del primo ordine degli Angeli, e la più nobile creatura di Dio, fu immediatamente cacciato dal cielo, spogliato di ogni bellezza di grazia soprannaturale, cangiato in creatura mostruosa e condannato alla pena eterna.
Lo dimostrò Gesù Cristo il quale discese dal cielo per distruggere l’opera del diavolo, cioè i peccati, e perciò è detto l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

Ma chi può immaginare quanto Cristo abbia patito per distruggere l’opera del diavolo e dar piena soddisfazione alla giustizia di Dio? «Essendo nella forma di Dio (cioè vera ed espressa immagine del Padre, Dio come il Padre e lo Spirito Santo) non credette che fosse una rapina quel suo essere eguale a Dio; ma annichilò se stesso, presa la forma di servo» (Phil. 2, 7) ed «essendo ricco, si fece povero per noi» (II Cor. 8, 9); non ebbe dove posare il capo, Egli che creò il cielo e la terra; «venne nella sua casa ed i suoi non lo ricevettero» (Jo. 1, 11); «maledetto non malediceva, strapazzata non minacciava, ma si rimetteva nelle mani di chi ingiustamente lo giudicava; portò egli stesso nel proprio corpo sopra del legno (della croce) i nostri peccati» (I Petr. 2, 23-24); «umiliò se stesso fatto obbediente sino alla morte e morte di croce» (Phil. 2, 8) e «colle sue piaghe ci ha sanati» (I Petr. 2, 24). Beffeggiato, sputacchiato, flagellato, coronato di spine, inchiodato sulla croce con massimo disonore e dolori acerbissimi, diede fino all’ultima goccia il sangue e con esso la vita.
E tutto ciò per disfare l’opera del diavolo e per cancellare i nostri peccati.
Quanto il peccato spiaccia a Di, ce lo dice anche la sua legge che proibisce e punisce ogni trasgressione e non lascia senza castigo nemmeno una parola oziosa. E se non può sopportar una parola oziosa, quanto non odierà i delitti e le scelleratezze? La legge di Dio immacolata e il comando del Signore senza ombre sono avversi alle macchie ed alle tenebre e non ci può esser relazione della luce colle tenebre e della giustizia con l’iniquità.
La gravezza del peccato si può anche arguire dall’inferno che Dio tien preparato agli empi ed ai peccatori che, pur avendo avuto la possibilità di lavarsi nel sangue dell’Agnello, o non lo vollero fare o trascurarono di farlo. Ed è giusto che durando in essi eternamente il peccato,anche il supplizio sia eterno. Quanto sia orrenda la pena dell’inferno, è una pena pensarlo. Ne riparleremo trattando dell’ultimo gradino.
Riflessioni e conseguenze.
Perciò, anima mia, essendo tanto grande l’odio che il Signore porta al peccato, se ami Dio sopra ogni cosa, devi anche sopra ogni cosa odiare il peccato. Bada di non lasciarti sedurre da coloro che diminuiscono la bruttezza del peccato e lo scusano; bada di non ingannare te stesso con false ragioni. Se non provi dispiacere per i peccati tuoi e degli altri, non ami Dio; e se non ami Dio sei perduta. Ma se ami Cristo, e non vuoi essergli ingrata, come ti devi sentir debitrice al suo amore! Se Egli ti ha lavata dal peccato e riconciliata con Dio, ti sarà grave da qui innanzi patir qualche cosa per Lui e per suo amore e colla sua grazia, resistere al peccato sino allo spargimento del sangue?
Se non potresti soffrir con pazienza il fuoco dell’inferno, non devi nemmeno poter soffrire il peccato; dovresti fuggire da esso, anzi da ogni sua apparenza, come dalla faccia del serpente. Tienti dunque ferma nel proposito di unire il massimo odio al peccato col massimo grado di amor di Dio.
Fonte: “Elevazione della mente a Dio” di San Roberto Bellarmino – trad. di Mons. L. de Marchi – Ist. Miss. Pia Soc. S. Paolo, pagg. 104-108 – 1940 Roma

domenica 15 febbraio 2015

IL SATANICO CONCILIO VATICANO II COMPLOTTATO DAI NEMICI DI NOSTRO SIGNORE…

Proponiamo questi due stralci dal libro “Lo hanno detronizzato” di Monsignor Lefebvre dove si legge che l’ultimo Conciliabolo è stato pensato e attuato da coloro che di cristiani cattolici non ne hanno nemmeno l’ombra, quindi di fatto non avevano nessuna autorità di indire un Concilio della Chiesa Cattolica in quanto questi signori non ne facevano parte in quanto eretici impenitenti. Il Conciliabolo è nato da un satanico complotto da parte dei modernisti che per 50 anni erano stati fermati dall’operato di San Pio X ma alla morte di Pio XII coloro che erano rimasti nell’ombra nel seno della Chiesa hanno preso il comando di tutte le posizioni eminenti della Santa Chiesa Cattolica compreso il Papato eleggendosi, con la loro pestifera combriccola modernista, 6 falsi Pontefici della nuova Chiesa Conciliare che gli permettesse di mettere in opera le riforme eretiche del loro falso Conciliabolo Vaticano II…

Monsignor Lefebvre dal libro: “Lo hanno detronizzato.

Dal liberalismo all’apostasia. La tragedia conciliare.”

Parte Terza - Il complotto liberale di Satana contro la Chiesa e il Papato

Capitolo XXIII - Il sovvertimento della Chiesa operato da un Concilio

I dettagli dell’impresa di sovvertimento della Chiesa e del Papato progettata dalla setta massonica sono stati compresi più di un secolo fa da un grande illuminato, il canonico Roca. Monsignor Rudolf Graber cita nel suo libro Athanase le opere di questo Roca (1830-1893), sacerdote nel 1858, canonico onorario nel 1869. In seguito scomunicato, predicò la rivoluzione, annunciò l’avvento della sinarchia. Nei suoi scritti parla spesso di una «Chiesa novellamente illuminata», che verrebbe, annuncia, influenzata dal socialismo di Gesù e dei suoi Apostoli. «La nuova Chiesa, predice, che probabilmente non potrà conservare più nulla dell’insegnamento e della forma primitiva dell’antica Chiesa, riceverà tuttavia la benedizione e la giurisdizione canonica di Roma». Roca annuncia anche la riforma liturgica: «Il culto divino, cioè la liturgia, il cerimoniale, il rituale, quali sono stati regolati dalle prescrizioni della Chiesa romana, subiranno una trasformazione in seguito ad un concilio ecumenico […], che renderà loro la semplicità esemplare dell’età d’oro apostolica, in armonia con la nuova condizione della coscienza e della civiltà moderna».

Roca precisa i frutti di questo concilio: «Ne verrà fuori una cosa che lascerà il mondo stupefatto, e che getterà il mondo in ginocchio dinanzi al suo Redentore. Questa cosa sarà la civiltà moderna e l’idealità del Cristo e del suo Vangelo. Sarà la consacrazione del Nuovo Ordine Sociale e il battesimo solenne della civiltà moderna».

In altre parole, tutti i valori della sedicente cultura liberale saranno riconosciuti e canonizzati in seguito al concilio in questione.

Poi ecco che Roca scrive sul papa: «Un sacrificio si prepara, che offrirà una penitenza solenne […]. Il papato cadrà, morrà sotto il sacro coltello che i Padri dell’ultimo concilio forgeranno. Il Cesare pontificale sarà l’ostia consumata per il sacrificio». Bisogna riconoscere che tutto ciò è in procinto di accadere, come dice Roca, a meno che Nostro Signore non lo impedisca! Infine Roca designa col nome di «progressisti» i nuovi preti che compariranno; parla della soppressione dell’abito talare, del matrimonio dei preti … altrettante profezie!

Vedete come Roca ha ben individuato il ruolo determinante di un ultimo concilio ecumenico nel sovvertimento della Chiesa!

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Ma non sono solo i nemici della Chiesa a puntare il dito sugli sconvolgimenti che provocherebbe un concilio ecumenico riunito in un’epoca in cui le idee liberali hanno già ben penetrato la Chiesa.

Quinquagesima - Santa Messa "Non Una Cum"...

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venerdì 13 febbraio 2015

IMBROGLIOGORJE…

Fonte: Medjugorje… 33 anni dopo (V e ultima parte)

Abbiamo visto, come nelle parti precedenti, la “Madonna” di Medjugorje tenga al rispetto ecumenico di tutti i fedeli delle altri religioni; ortodossi e islamici che siano, come se non ci fossero differenze di fedi. A conferma di ciò,  in una apparizione, redarguì un sacerdote che aveva manifestato perplessità a riguardo: “…di a quel prete” disse a Marjia, “che gli islamici e gli ortodossi,  al pari dei cattolici sono uguali davanti a mio figlio e davanti a me, perché voi tutti siete miei figli.”
Se gli ortodossi che non riconoscono l’infallibilità del Papa, ne l’Immacolata Concezione e nemmeno la Sua gloriosa Assunzione, e se gli islamici deridono la SS. Trinità e negano l’incarnazione  redentrice di Cristo, verrebbe da chiedersi: ” Se siamo uguali a loro come credenti, ha ancora senso essere cattolici?” Sarebbe come dire che tutte le religioni sono uguali; vere e false nello stesso tempo, e che quindi, di fatto, non esisterebbe nessuna vera religione. Se ne dedurrebbe a ragione di ciò, che la Chiesa non sarebbe più; Una, Santa, Cattolica e Apostolica ne ci sarebbe più la Madre del Figlio di Dio.
Ma allora perché la Madonna aFatima ha chiesto preghiere e sacrifici per coloro che sono lontani dalla Chiesa, per la conversione dei poveri peccatori, per quelli che non credono, non adorano, non sperano ed non amano? Al contrario a Medjugorje, perché  non e’ mai stata chiesta la riparazione per ottenere la conversione dei peccatori, degli scismatici, dei musulmani, dei pagani e degli atei? Ha poi continuato  e confermato, dicendo questa volta a Mirijana: “Voi non credete se non rispettate le altre religioni, musulmana e ortodossa. Voi non siete cristiani se non le rispettate.” In definitiva agli occhi di questa apparizione non esistono differenze di religioni e  false dottrine. Ci sarebbe da chiedersi, ma i Santi martiri che hanno dato la vita per la difesa della Fede, per cosa lo hanno fatto? I nostri missionari cattolici, che per comando di Gesù hanno portato e portano tutt’ora la sua parola fino ai confini del mondo, a che cosa servono? Forse perché si vuole tentare di unire tutti i popoli di qualsiasi credo e religione sotto un’unica Chiesa che dovrà venire, con la complicità della “Madonna” di Medjugorje?

Fra le tante differenze con altre apparizioni, si nota l’assenza di una indefinibile e meravigliosa intimità con la Visione. Al contrario, invece e in netto contrasto, è evidente una scomposta famigliarità. A Mirjana Dragigevic fu chiesto una volta, se prevedeva altre apparizioni. Rispose: “Ci arrangiamo a metterci d’accordo insieme. Oggi mi metto d’accordo con lei per sapere quando potrà apparire domani”. Incredibile! La “Madonna” che si accorda per quando dovrà apparire. Cosa c’è di soprannaturale in tutto ciò!? A quella massa di pellegrini che continuamente vanno e vengono, senza sapere con che cosa hanno a che fare, qualcuno glielo dovrebbe pure far sapere come è nata e montata questa strana storia di apparizioni fasulle, alimentata dalla setta dei carismatici.

MEDJUGORJE ERA PREVISTA!

L’ abbe’ Renè Laurentin era a conoscenza delle apparizioni prima che avvenissero.  Molti dei carismatici francescani erano stati avvisati. Il prete tedesco Heribert Muhlen, professore all’università di Paderbon, responsabile del movimento carismatico in Germania disse durante una conferenza a Zagabria: “Dio prepara nel vostro paese grandi cose che avranno profonde ripercussioni sul destino Dell’Europa intera.”

Anche in Italia, un sedicente prete stigmatizzato (?), molti anni prima delle “apparizioni”, annunciò ai fedeli nei pressi di Medjugorje, che: “La Santa Vergine visiterà ben presto la vostra patria”. Poi, ci fu, p. Tardif, autentico maitre à penser  del Movimento carismatico che nel maggio 1981 disse a p.Tomislav Vlasic: “Non temete! Io vi manderò mia Madre.” Certo che c’è stato un bel da fare affinché si preparassero le condizioni ideali adatte per far apparire la “Madonna”. Una “Madonna” che annerisce quando, per altro su sua esplicita volontà, si fa toccare; oppure quando i “veggenti” in estasi ridono pazzamente; o quando bacia il ritratto di papa Giovanni Paolo II; e quello della recita del Pater e del Credo da parte della “Madonna” insieme ai veggenti; e quella poi, dove in alcune apparizioni lei stessa dice:” Lodato siano Gesù e Maria”. Una giaculatoria molto usata in Croazia, ma detto dalla Madonna ci fa rimanere al quanto sorpresi.

Questo sono alcune delle tante stranezze a cui nessuno è mai stato in grado di dare una spiegazione. Senza considerare l’atteggiamento dei veggenti per niente distaccato dal conformismo della vita del mondo e delle mode. In netto contrasto con le anime di tutt’altri autentici veggenti, le quali erano tutte tese verso una perfezione che escludeva altre distrazioni.

giovedì 29 gennaio 2015

IL PIANO SATANICO CONCILIARE, portato avanti da eretici di ogni risma, per attuare l’ecumenismo…

Condanna che Sua Santità Pio XI inflisse al “pancristianesimo” per mezzo della Mortalium animos (1928):

“Forse in passato non è mai accaduto che il cuore delle creature umane fosse preso come oggi da un così vivo desiderio di fraternità al fine di rafforzare ed allargare i rapporti nell’interesse della società umana. […] [Ci sono uomini che] sono soliti indire congressi, riunioni, conferenze, con largo intervento di pubblico, ai quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione. Orbene, i seguaci di siffatta teoria, non soltanto sono nell’inganno e nell’errore, ma ripudiano la vera religione depravandone il concettoe svoltano passo passo verso il naturalismo e l’ateismo; donde chiaramente consegue che quanti aderiscono ai fautori di tali teorie e tentativi si allontanano del tutto dalla religione rivelata da Dio.

Ma dove, sotto l’apparenza di bene, si cela più facilmente l’inganno, è quando si tratta di promuovere l’unità fra tutti i cristiani. […] Questi ed altri simili argomenti esaltano ed eccitano coloro che si chiamano pancristiani, i quali, anziché restringersi in piccoli e rari gruppi, sono invece cresciuti, per così dire, a schiere compatte, riunendosi in società largamente diffuse […] E intanto si promuove l’impresa con tale operosità, da conciliarsi qua e là numerose adesioni e da cattivarsi perfino l’animo di molti cattolici con l’allettante speranza di riuscire ad un’unione che sembra rispondere ai desideri di Santa Madre Chiesa, alla quale certo nulla sta maggiormente a cuore che il richiamo e il ritorno dei figli erranti al suo grembo.

Ma sotto queste insinuanti blandizie di parole si nasconde un errore assai grave che varrebbe a scalzare totalmente i fondamenti della fede cattolica. Pertanto, poiché la coscienza del Nostro Apostolico ufficio ci impone di non permettere che il gregge del Signore venga sedotto da dannose illusioni, richiamiamo, Venerabili Fratelli, il vostro zelo contro così grave pericolo […] Così i cattolici sapranno come giudicare e regolarsi di fronte ad iniziative intese a procurare in qualsivoglia maniera l’unione in un corpo solo di quanti si dicono cristiani.

Potrà sembrare che questi pancristiani, tutti occupati nell’unire le chiese, tendano al fine nobilissimo di fomentare la carità fra tutti i cristiani; ma come mai potrebbe la carità riuscire in danno della fede? Nessuno certamente ignora che lo stesso apostolo della carità, San Giovanni (il quale nel suo Vangelo pare abbia svelato i segreti del Cuore sacratissimo di Gesù che sempre soleva inculcare ai discepoli il nuovo comandamento: « Amatevi l’un l’altro»), ha vietato assolutamente di avere rapporti con coloro i quali non professano intera ed incorrotta la dottrina di Cristo: «Se qualcuno viene da voi e non porta questa dottrina, non ricevetelo in casa e non salutatelo nemmeno» (II Giov.,10)”.

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Bergoglione, eretico fasullo Pontefice Cattolico, cosi si è espresso davanti ad conclamati eretici scismatici ed apostati per spiegare la modalità per arrivare alla satanica unità falsa conciliare:

[...] La donna di Sicar interroga Gesù sul vero luogo dell’adorazione di Dio. Gesù non si schiera a favore del monte o del tempio, ma va oltre, va all’essenziale abbattendo ogni muro di separazione. Egli rimanda alla verità dell’adorazione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. L’unità dei cristiani – ne siamo convinti - non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti, riconcilia le diversità.

[...] Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre. Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 131). Il comune impegno ad annunciare il Vangelo permette di superare ogni forma di proselitismo e la tentazione di competizione. Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo!

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Sempre Pio XI in Mortalium animos:

“[…] Vi sono però taluni che affermano e ammettono che troppo sconsigliatamente il Protestantesimo rigettò alcuni punti di fede e qualche rito del culto esterno, certamente accettabili ed utili, che la Chiesa Romana invece conserva. […]E intanto affermano di voler ben volentieri trattare con la Chiesa Romana, ma con eguaglianza di diritti, cioè da pari a pari; e certamente se potessero così trattare, lo farebbero con l’intento di giungere a una convenzione la quale permettesse loro di conservare quelle opinioni che li tengono finora vaganti ed erranti fuori dell’unico ovile di Cristo. A tali condizioni è chiaro che la Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo.

“Il liberalismo e la Rivoluzione sono un tutt'uno; il liberalismo è la dottrina della Rivoluzione, e la Rivoluzione è l'applicazione pratica del liberalismo”.

Fonte: Progetto Barruel…
Da: Études religieuses, philosophiques, historiques et littéraires par des Pères de la Compagnie de Jesus, dix-huitième année — cinquième série, tome V, Lyon - Paris 1874 pag. 5-24

R.P. Henri Ramière  d.C.d.G.

Il fallimento del liberalismo

Se abbracciassimo collo sguardo il mondo civilizzato in tutta la sua estensione, vedremmo risultare dagli avvenimenti che vi si attuano due verità in apparenza contraddittorie, ma in realtà legate l'una all'altra da una connessione  necessaria: il liberalismo ottiene ovunque un completo trionfo, ed ovunque è costretto a distruggersi da sé.

Che trionfi ovunque non è necessario provarlo, è sufficiente aprire gli occhi per convincersene; domina infatti contemporaneamente negli spiriti, nelle leggi e nei costumi; e la stampa, questa regina delle società moderne, è ovunque al suo servizio. Il liberalismo riunisce partigiani di tutti i regimi politici, adepti di tutte le credenze, rampolli di tutte le razze sotto i suoi stendardi; gli stati che con le loro leggi paiono escluderlo, come la Russia, subiscono anch'essi l'influenza delle sue dottrine. In Germania «l'uomo di ferro e sangue» [Bismarck, N.d.T.] ha conquistato il potere assoluto che ha usato così tirannicamente solo a partire dal momento in cui si è posto alla testa del partito nazional-liberale; è in nome del liberalismo che le antiche franchigie provinciali dell'Austria  ed i diritti sovrani dei Cantoni elvetici sono stati sacrificati alla centralizzazione; è il liberalismo a governare l'Inghilterra, l'Italia, l'Olanda, il Belgio, il Portogallo col meccanismo della monarchia parlamentare; nella repubblica radicale di Spagna e nella repubblica provvisoriamente conservatrice di Francia i partiti, pur essendo su posizioni le più opposte, si accordano a riconoscere la sua supremazia, e solo il Giappone non ci tiene all'onore di sottomettersi alle sue leggi. Ma proprio nel momento in cui i suoi complotti sono stati coronati da un pieno successo, nel momento in cui si è assicurato il concorso di tutti i poteri deputati a combatterlo, un difensore della verità sconfitta [1] ha osato proclamare al parlamento di Berlino il fallimento del liberalismo!

Sì, proprio così ha detto, e noi dimostreremo che è pura verità. Talora gli avversari del liberalismo sono accusati di sostituire i ragionamenti colle declamazioni, e di non definire neppure la dottrina che combattono, ma noi non ci esporremo ad una tale critica: daremo una definizione di liberalismo, ne distingueremo accuratamente i differenti generi ed i differenti gradi, analizzeremo la menzogna che costituisce la sua essenza e gli errori radicali che implica: e proprio in tal modo troveremo il principio della duplice refutazione, teorica e pratica, colla quale è condannato dalla Provvidenza a disingannare i popoli che ha tratto in inganno. Tale è infatti la vendetta che Dio riserba a difesa dell'eterna verità, temporaneamente vinta dall'errore: nel momento in cui il liberalismo è giunto all'apogeo della potenza, nel momento in cui si vanta d'aver acquisito sulle anime e su nazioni intere un incontrastabile dominio, deve espiare tale sua vittoria con un duplice castigo: col flagello che scatena sui popoli sottomessi al suo giogo, e colle contraddizioni in cui lo trascinano, nel suo sviluppo, gli errori celati sotto formule ipocrite.

Il liberalismo è giunto all'ora fatale in cui, rinnegando tutte le proprie massime e smentendo tutte le proprie promesse, distrugge i propri principî con lo sviluppo all'estremo delle loro conseguenze; per constatare questo duplice fallimento sarà sufficiente comprendere il suo linguaggio ed osservare le sue opere, studiare dapprima i suoi principî e poi i suoi risultati [2]. Ma innanzi tutto è necessario definire con precisione il termine liberalismo, che è ben lungi dall'avere lo stesso significato nello spirito e sulle labbra di tutti coloro che lo impiegano. Avremo fatto fare un gran passo in avanti alla discussione se riusciremo a dare una nozione assai netta della dottrina designata da tale espressione.

I.
Che cos'è il Liberalismo?

È possibile darne una definizione? Come capire questo Proteo che assume in diversi tempi ed in diversi luoghi le forme più opposte fra loro? Bismarck si fa passare per liberale, ed il primo ministro inglese Gladstone si attribuisce anch'egli la stessa qualità; Minghetti e Castelar la rivendicano come fosse una gloria, e molti dei nostri ministri francesi non la considererebbero probabilmente un'offesa. Che vi è di comune tra il liberalismo di questi uomini di Stato la cui politica è così differente? «Sono cristiano penitente, ma liberale impenitente,» diceva Lacordaire al termine di sua vita, e si credeva perciò autorizzato dal proprio amore alla religione a custodire il proprio liberalismo; pochi anni più tardi uno dei suoi successori sulla cattedra di Notre-Dame sarà condotto dal suo liberalismo ad una scandalosa apostasia. Com'è che uno stesso principio può produrre effetti così opposti? Siamo in presenza di una mera mistificazione, di uno spettro le cui forme cangianti permettano a ciascuno di rivestirne arbitrariamente il sistema che preferisce?

No, il liberalismo cela sotto queste apparenze differenti una unità reale, ma per trovare questa unità non bisogna esaminare a caso chi, a buon diritto o a torto, porta il nome di liberale; bisogna procedere come i dotti che si applicano allo studio delle stirpi: quando vogliono comprendere il vero tipo della stirpe negra, ad esempio, non studiano gli individui in cui il tipo è più o meno fuso con tipi differenti, ma cercano dei veri negri, negri dal sangue puro; considerandoli con attenzione, comparandolo gli uni cogli altri non si fa fatica a discernere i caratteri della stirpe, e così diviene facile ritrovare tali caratteristiche negli individui di tipo misto.

Le idee stabiliscono tra gli spiriti delle affinità analoghe alla parentela fisica delle stirpi: esse costituiscono delle stirpi intellettuali dai tipi assai differenti; ma tra queste idee si possono produrre delle mescolanze; vi sono meticci nell'ordine morale come nell'ordine fisico, e non è in loro che bisogna studiare i tipi delle dottrine alle quali si ricollegano. Se dunque vogliamo sapere ciò che sia il liberalismo, dobbiamo considerarlo come è presso coloro che non pongono alcuna riserva nella professione dei loro principî; quando avremo potuto discernere in loro l'essenza del sistema, allora sapremo cosa pensare delle forme sotto cui si può mescolare a sistemi differenti.

I. — Il principio del liberalismo.  Partendo da questo dato, giungeremo senza fatica ad una definizione precisissima del liberalismo: esso è la dottrina che afferma la completa indipendenza della libertà umana e nega di conseguenza ogni autorità superiore all'uomo nell'ordine intellettuale, religioso e politico, perchè tale è di fatto l'idea che emerge dalla famosa Dichiarazione dei diritti dell'uomo, simbolo fondamentale del liberalismo; e se l'ambiguità di talune formule potesse far nascere qualche dubbio, sarà sufficiente, per comprenderne il senso reale, leggere i dibattiti che ne precedettero la redazione definitiva. Si acconsentì, è vero, dopo molte discussioni, a porre in testa a tale nuovo evangelo il nome dell'Essere supremo ma, in conformità al deismo di Rousseau, si riconobbe nella prima riga l'esistenza del Creatore solamente per negare poi la sua autorità nell'intero documento. Solo dall'uomo deriva la sovranità (art. 3). Il pensiero e la parola sono indipendenti. Ogni uomo è libero non solo di respingere interiormente la Rivelazione divina, ma anche di minare l'autorità di tale Rivelazione nello spirito dei suoi simili; e tale libertà è proclamata uno dei diritti più preziosi dell'uomo (art. 11). La religione cristiana, agli occhi della società, non è altro che un'opinione, assolutamente identica ai falsi culti (art. 10).

Di conseguenza Dio non è più padrone né nell'ordine intellettuale, né nell'ordine religioso, né nell'ordine politico: al contrario è l'uomo ad essere sovrano in questa triplice sfera. Ecco il principio del liberalismo: negazione diretta ed assoluta della dottrina cattolica, la quale afferma la sovranità di Dio in tutti gli ordini in cui l'errore liberale proclama l'indipendenza dell'uomo.

mercoledì 28 gennaio 2015

voltafaccia

Riflessioni su un voltafaccia

... E su cosa pensava anche lui di Bergoglio solo pochi mesi fa. E sul perché si sia adeguato al codazzo progressista. Che Iddio abbia pietà di lui!

di Maurizio-G. Ruggiero

Ho letto con pena l’articolo del levita don Ariel Levi di Gualdo, levita nel senso sacerdotale e non della parola, che attacca a man salva tutti i tradizionalisti, gettando così la maschera di falsa apprensione per le sorti della Chiesa, uccisa (umanamente parlando) dai folli novatori che la occupano da 50 anni e più. Ovvero, tanto per essere chiari, dal 1789 della Chiesa, che fu il concilio vaticano II.

Articolo disgustoso e indegno, anche per le incredibili volgarità che esso contiene, persino del nome di cattolico, per non dire della veste sacerdotale che il Levi indossa, tanto è mosso da passioni disordinate.

Tutti i vizi capitali (ma principalmente la superbia e l’invidia) sono ben rappresentati in questo scritto, a riprova che i conservatori sono infinitamente peggiori dei progressisti e costituiscono l’arma di riserva della sovversione operante nella Chiesa e nella società, quando i primi non ce la fanno più. Il soccorso grigio della falsa destra, della palude, ammantato di apparentemente nobili ragioni, è sempre stato fondamentale, infatti, per la Rivoluzione, per intimidire gli allocchi e per seminare sconcerto fra i buoni. Caratteristica dei conservatori, infatti, è quella di essere progressisti di marcia lenta, che approveranno domani ciò che i progressisti realizzano oggi; pur criticando farisaicamente e a parole, quello che i primi fanno.

Dal testo del Levi emerge infatti:

AVARIZIA – La preoccupazione del proprio posto, per la vita comoda, per gli onori mondani o per la rispettabilità borghese, che viene compromessa da quei turbolenti tradizionalisti, i quali lanciano allarmi, non si rassegnano all’orrore presente nella Chiesa e nel mondo (che non è poi tanto male, vero Levi?). E chi ce lo fa fare? I tradizionalisti vorrebbero far prendere le armi contro il demonio, il mondo, la Rivoluzione, le false dottrine e superstizioni, i vaticanosecondisti, la falsa gerarchia che promuove eresie, da Roncalli in avanti, e così via. Insomma darci una vita di fastidi, degna della Croce di Cristo, ma non di chi vuole la pace dei sensi e col mondo.

SUPERBIA – Noi siamo color che sanno, fa capire l’autore; ve la diciamo noi la dottrina, quella giusta. Gli altri, tutti stupidi o dilettanti. Cultori non della Tradizione, ma di un’ideologia. Peccato che il nostro levita non affronti una, una sola delle sesquipedali fesserie bergogliste (dal Dio che non è cattolico al chi sono io per giudicare un sodomita, ai genitori conigli) ma si limiti solo a esaminare le pagliacciate esteriori del nostro, pur rilevantissime nella desacralizzazione della figura del Romano Pontefice, ove Bergoglio lo fosse: naso da clown, pollice alzato, gesto delle corna ecc. Per non dire dell’odio miserabilista e tipicamente conciliare del Levi per trine, merletti, pizzi, ovvero per il fasto e il decoro trionfalista (ma che bella parola!) della tradizionale liturgia romana. Addirittura Levi teorizza che sarebbe sorta una nuova forma di Chiesa, che Jorge Mario incarnerebbe (quasi che non fosse Cristo ad averla fondata la Chiesa, ma i conciliari!) pur di non obbedire a quanto il perenne Magistero insegna su falso ecumenismo, indifferentismo religioso, unicità salvifica della Chiesa, Stato cattolico, cosiddetta libertà religiosa e di coscienza ecc.

domenica 25 gennaio 2015

“Oimè! ch’io muoio, e non posso morire. Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può”.

Santa Caterina da Siena:
(dalla lettera a un Cardinale)

"Aprite l’occhio e ragguardate la perversità della morte che è venuta nel mondo, e singolarmente nel corpo della santa Chiesa. Oimè, scoppi il cuore e l’anima vostra a vedere tante offese di Dio. Vedete, padre, che ‘l lupo infernale ne porta la creatura, le pecorelle che si pascono nel giardino della santa Chiesa; e non si trova chi si muova a trargliele di bocca. Li pastori dormono nell’amor proprio di loro medesimi, in una cupidità e immondizia: sono sì ebbri di superbia, che dormono e non si sentono, perché veggano che il diavolo, lupo infernale, se ne porti la vita della Grazia in loro e anco quella de’ sudditi loro. Essi non se ne curano: e tutto n’è cagione la perversità dell’amore proprio. Oh quanto è pericoloso questo amore nelli prelati e nelli sudditi! S’egli è prelato ed egli ha amore proprio, egli non corregge il difetto de’ suoi sudditi; perocché colui che ama sé per sé, cade in timore servile, e però non riprende. Che se egli amasse sè per Dio, non temerebbe di timore servile; ma arditamente con virile cuore riprenderebbe li difetti e non tacerebbe né farebbe vista di non vedere. Di questo amore voglio che siate privato, padre carissimo. Pregovi che facciate sì che non sia detta a voi quella dura parola con riprensione dalla prima verità, dicendo: «maladetto sia tu che tacesti». Oimè, non più tacere! Gridate con cento migliaia di lingue. Veggo che, per tacere, il mondo è guasto, la Sposa di Cristo è impallidita, toltogli è il colore, perché gli è succhiato il sangue da dosso, cioè che il sangue di Cristo, che è dato per grazia e non per debito, egli sel furano con la superbia, tollendo l’onore che debbe essere di Dio, e dannolo a loro; e si ruba per simonia, vendendo i doni e le grazie che ci sono dati per grazia col prezzo del sangue del Figliuolo di Dio. Oimè! ch’io muoio, e non posso morire. Non dormite più in negligenzia; adoperate nel tempo presente ciò che si può. Credo che vi verrà altro tempo che anco potrete più adoperare; ma ora pel tempo presente v’invito a spogliare l’anima vostra d’ogni amore proprio, e vestirla di fame e di virtù reale e vera, a onore di Dio e salute dell’anime."