Con i Capitoli 43° e 44° siamo giunti alla fine della pubblicazione del LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany. Ringrazio vivamente nel Signore i fratelli nella fede Viero (autore della trascrizione di 42° Capitoli) e Pasquale (autore della trascrizione degli ultimi 2° Capitoli), a Dio piacendo cercherò di unire in un solo file PDF tutto il Libro affinché sia di più facile consultazione…
Prima e seconda parte.
Terza e quarta parte.
Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.
Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.
Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.
Capitolo 17°.
Capitolo 18°.
Capitolo 19°.
Capitolo 20°.
Capitolo 21°.
Capitolo 22°.
Capitolo 23°.
Capitolo 24°.
Capitolo 25.
Capitolo 26.
Capitolo 27.
Capitolo 28°.
Capitolo 29°.
capitolo 30°.
Capitolo 31°.
Capitolo 32°.
Capitolo 33°.
Capitolo 34°.
Capitolo 35°.
Capitolo 36°.
Capitolo 37°.
Capitolo 38°.
Capitolo 39°.
Capitolo 40°.
«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.
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Cap. 43:
Come detto, il liberalismo è tanto un’eresia pratica, quanto un’eresia dottrinale, e questo caratteristica principale spiega un gran numero di fenomeni presentati da questo maledetto errore nel suo sviluppo attuale nell’ambito della moderna società. Tra questi fenomeni, il primo è l’apparente varietà con la quale esso ha infestato ogni nazione, e questo autorizza a spargere la falsa idea (sia in persone in buona fede, che in quelle con cattive intenzioni) che esista non uno solo, ma diversi liberalismi. In effetti il liberalismo, grazie al suo carattere pratico, prende una certa forma peculiare per ogni region, e benché il suo concetto intrinseco ed essenziale (e cioè l’emancipazione sociale dalla legge cristiana o il «naturalismo politico») sia unico, gli aspetti sotto i quali si offre allo studio dell’osservatore, sono molto vari. La ragione di questo fatto si comprende allora perfettamente.
Una proposizione eretica è la medesima ed ha lo stesso tono a Madrid o a Londra, a Roma o a Parigi, o a San Pietroburgo. Ma una dottrina che ha sempre avuto una tendenza a manifestarsi nei fatti e nelle istituzioni piuttosto che con tesi manifestamente formulate, deve necessariamente adattarsi al clima regionale, al temperamento fisiologico, agli antecedenti storici, allo stato delle idee, agli interessi attuali di una nazione ed a mille altre circostanze.
Necessariamente, lo ripetiamo, il liberalismo deve prendere in prestito tutti gli aspetti ed i caratteri che lo facciano apparire multiplo, mentre in realtà è solo e semplicemente unico.
Così ad esempio, colui che ha studiato solo il liberalismo francese, virulento, sfacciato, ebbro di odio volterriano contro tutto ciò che ha il minimo sapore di cristianesimo, avrebbe difficilmente compreso, all’inizio del secolo, il liberalismo spagnolo: ipocrito, semi-mistico, cullato, quasi battezzato nella sua deplorevole culla di Cadice, con l’invocazione alla Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Un osservatore superficiale avrebbe di conseguenza avuto facilmente l’idea che il liberalismo temperato degli spagnoli non avesse nulla in comune con il liberalismo eccessivo, e francamente satanico, professato nella stessa epoca dai nostri vicini francesi. Eppure occhi perspicaci avrebbero visto fin da allora ciò che l’esperienza di mezzo secolo ha reso visibile anche ai ciechi, e cioè : il liberalismo che marcia con il cero in mano e la croce sulla fronte, il liberalismo che nella prima epoca costituzionale ha avuto come padri e padrini integerrimi magistrati, illustri sacerdoti, anche tra i posti più elevati tra i dignitari ecclesiastici, il liberismo che ordinava la lettura degli articoli della costituzione dai pulpiti delle nostre parrocchie, che celebrava con armonie gioiose e con il canto del «Te Deum» le infernali vittorie della massoneria sulla fede della vecchia Spagna, era assai più perverso ed anche diabolico nel suo concetto essenziale, rispetto a quello che piazzava sugli altari di Parigi la «dea ragione» ed ordinava con decreto ufficiale l’abolizione del culto cattolico in tutta la Francia. Si trattava semplicemente del fatto che il liberismo si presentava in Francia a volto scoperto, così come poteva presentarsi allo stato sociale della nazione francese, mentre si introduceva sornionamente in Spagna e vi prosperava come solo poteva prosperare, dato il nostro stato sociale, cioè camuffato dalla maschera cattolica, giustificato o più esattamente condotto per mano e quasi autorizzato dal sigillo ufficiale per i molti cattolici. Questo contrasto non può presentarsi oggi sotto un aspetto così evidente; le delusioni sono così numerose e forti che hanno gettato sullo studio di questa questione luci rischiaranti, in primo luogo le ripetute dichiarazioni della Chiesa. Tuttavia non è raro sentir ancora parlare in tal senso molte persone che credono, o fanno sembrare che si possa credere, che si possa essere in un certo modo liberali da noi, mentre non lo si possa essere ad esempio in Francia, né in Italia, perché il problema li vi si trova essere posto in termini differenti. Questa è la malattia di tutti quelli che non sono più colpiti dagli aspetti di un avvenimento se non per il suo fondo sostanziale.




















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