
M. - Deo grátias.
M. - Deo grátias.










“Noi riconosciamo il Concilio Vaticano Secondo come uno dei Concilii Ecumenici della Chiesa Cattolica, accettandolo alla luce della Sacra Tradizione… Riconosciamo la validità del Novus Ordo Missae promulgato da Papa Paolo VI dovunque sia celebrato correttamente e con l’intenzione di offrire il vero Sacrificio della S. Messa.“Riconosciamo il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, insieme con tutti i suoi poteri e prerogative, promettendogli obbedienza filiale ed offrendo le nostre preghiere per lui.”




Teologi e canonisti come San Roberto Bellarmino (1542-1621), il Gaetano, (1468-1533), Francisco Suarez (1548-1617), Tomàs de Torquemada (1420-1498), Wernz e Vidal ritengono, senza compromettere la dottrina dell'infallibilità pontificia, che anche un papa (come individuo, chiaramente) che diventa eretico perde il pontificato. Inoltre, alcuni di questi autori sostengono che un papa può divenire scismatico. Ad esempio, nel suo grande trattato sul Romano Pontefice, San Roberto Bellarmino pone la questione: «Se un papa eretico possa essere deposto». Da notare in primo luogo che la sua domanda presume che un papa può diventare eretico. Dopo una lunga discussione, Bellarmino conclude: «Un papa che è eretico manifesto cessa (per se) automaticamente di essere papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l'insegnamento di tutti gli antichi Padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione» 13. Per sostenere la sua posizione, Bellarmino cita diversi passi di Cipriano, di Ioannes Driedonus e di Melchior Cano (1509-1560). La base di questo insegnamento, conclude il Santo, è che un eretico manifesto non può essere in alcun modo membro della Chiesa, né per mezzo della sua anima, né per mezzo del suo corpo, né tramite un'unione interna, né attraverso un'unione esterna. Dopo il Bellarmino, altri eminenti canonisti e teologi hanno sostenuto in maniera simile questa posizione. Lo Ius Canonicum di Wernz e Vidal, un'opera in otto volumi ripubblicata nel 1943, che forse è il commentario più tenuto in considerazione dal Codice di Diritto canonico del 1917, afferma: «Attraverso la divulgazione aperta dell'eresia, per via di questo fatto (ipso facto), si ritiene che il Romano Pontefice caduto nell'errore debba essere privato del potere di giurisdizione anche prima di qualsiasi sentenza di accertamento da parte della Chiesa [...]. Un papa che è caduto nell'eresia pubblica cesserebbe ipso facto di essere un membro della Chiesa; perciò, egli cesserebbe anche di essere il capo della Chiesa»

…Anche i Papi hanno sollevato la possibilità che un eretico possa finire in qualche modo sul trono di Pietro. Papa Innocenzo III (1198–1216), uno dei campioni più forti dell'autorità pontificia nella storia del papato, insegna: «Nondimeno, il Romano Pontefice non deve vantarsi, perché può essere giudicato dagli uomini, o piuttosto, può essere chiamato in giudizio, se puzza manifestamente di eresia. Perché colui che non crede è già giudicato» 17. Durante il tempo della rivolta protestante, Papa Paolo IV (1555–1559), un altro vigoroso difensore dei diritti del papato, sospettava che uno dei Cardinali che aveva buone possibilità di essere eletto papa nel prossimo conclave fosse in segreto un eretico. Perciò, il 16 febbraio 1559, egli pubblicò la Bolla Cum ex Apostolatus Officio. Il Pontefice decretò che se mai dovesse succedere che qualcuno che venisse eletto papa avendo in anticipo «di aver deviato dalla fede, o di essere caduto in qualche eresia», la sua elezione, anche se fosse avvenuta con l'accordo e il consenso unanime di tutti i Cardinali, sarebbe «nulla, non valida e senza alcun valore» («nulla, irrita et inanis existat»). Paolo IV decretò che tutti i successivi atti, leggi e nomine di tale papa invalidamente eletto siano prive «di qualsiasi forza ("viribus careant") tutte e ciascuna ("omnia et singula") di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto ("nullam prorsus firmitatem nec ius")». Inoltre, egli ordinò che tutti coloro che fossero nominati ad uffici ecclesiastici da tale papa «siano per il fatto stesso ("eo ipso") e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione ("absque aliqua desuper facienda declaratione"), private ("sint privati") di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere ("auctoritate, officio et potestate")». Quindi, la possibilità di cadere nell'eresia, è una concomitante mancanza di autorità da parte di un individuo che sembra essere il papa, non è affatto forzata, ma è fondata sull'insegnamento di almeno due Papi…
…Più semplicemente, da un lato sappiamo che la Chiesa è indefettibile (non può sbagliare), e dall'altro sappiamo - come insegnano diversi teologi e Papi - che un papa, come individuo, può disertare dalla fede, e perdere così il suo ufficio e la sua autorità. Una volta che abbiamo riconosciuto gli errori e i mali della religione conciliare, non restano che due alternative:
· La Chiesa è caduta nella defezione (il che è impossibile);
· Gli uomini di Chiesa hanno disertato la fede, e di conseguenza hanno perso i loro uffici e la loro autorità.
Di fronte ad una tale scelta, alla luce della logica dei dettami di fede, noi affermiamo l'indefettibilità della Chiesa, e riconosciamo la defezione degli ecclesiastici. In altre parole, riconosciamo che i cambiamenti introdotti dopo il Concilio sono falsi e cattivi, e che dev'essere rifiutato anche un riconoscimento implicito degli uomini che li hanno promulgati, in quanto non possiedono realmente l'autorità della Chiesa. É probabile che qualcuno dica che tutti i cattolici «tradizionalisti» sono «sedevacantisti». In realtà, non tutti i cattolici «tradizionalisti» si sono ancora resi conto di questo problema. In questo modo, il problema dell'autorità è risolto. I cattolici che stanno lottando per preservare la fede dopo l'apostasia post-conciliare non hanno alcun obbligo nei confronti di coloro che hanno perso la loro autorità abbracciando l'errore.
don Anthony Cekada
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Vi ricordate le corna “benedicenti” di Bergoglione e di Luis Antonio Tagle a Manila? Squallide…

Vediamo ora Tagle come rappresenta bene la falsa e satanica chiesa Conciliare tutto amore misericordia e lussuria:

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Tratto dal libro “Brevi e famigliari risposte alle obbiezioni che si fanno più frequentemente contro la religione”, dell’Abate francese Ségur . Anno 1870

«Tutte le religioni son buone? » — Ciò vuol dire, non è egli vero, che, purché io sia presso a poco un uomo onesto, poco importa l'essere Pagano, Giudeo, Turco, Cristiano, Cattolico, Protestante?
Ciò vuol dire ancora che tutte le religioni sono invenzioni umane di cui Iddio deve ben poco curarsi?
Ciò vuol dire infine che tutte le religioni son false?
Ma, ditemi, dove avete imparato che ciò che si pensa dell'Essere superiore gli sia indifferente? E chi vi ha rivelalo che tutti i culti che si vedono sulla terra gli siano graditi egualmente ?
Perchè vi sono delle false religioni, ne segue egli forse che non siavene una vera?
E perchè siamo circondati da ingannatori, non è più possibile distinguere l'amico sincero?
“Tutte le religioni non sono che invenzioni umane, indifferenti?”
Ma vi pensate? E non vedete che date così una smentita al genere umano intiero?
Il Pagano che piega il ginocchio davanti il suo Giove, l'Indiano che onora le incarnazioni ridicole del suo Budda; il Musulmano che venera il suo falso profeta, non li vedete dominati da una stessa e grande credenza, la credenza che Dio non ha abbandonato l'uomo a se stesso, e che nell'ordine religioso meno ancora che negli altri, noi non siamo separati dal nostro Creatore ? — Se il diluvio delle superstizioni indiane, egiziane, druide, greche, romane, pagane, maomettane, non potè distruggere questa credenza, non verrà da ciò che essa è la voce indestruttibile della verità, il grido, il bisogno della natura, la tradizione costante del genere umano? Il raggio della verità può egli sólo penetrare attraverso di tante ombre.
E voi, voi venite a decidere il contrario? — Voi scopriste che Dio accoglie collo stesso amore e il cristiano che adora Gesù Cristo, e il Giudeo che non vede in lui che un vile impostore? Che ò lecito e permesso d'adorare in luogo di Dio supremo nelle contrade pagane Giove, Marte, Priapo, Venere? Di rendere in Egitto gli onori divini ai coccodrilli sacri e al bue Apis? Presso i Fenici di sacrificare i propri figli al Dio Moloch? Nel Messico d'immolare migliaia di vitlime umane agli orribili idoli che vi si venerano? Altrove di prostrarsi davauti un tronco d'albero, davanti pietre, piante, avanzi d'animali, avauzì impuri della morte? Di ripetere dal fondo del cuore, a Costantinopoli « Dio è Dio, e Maometto è suo profeta? » A Roma, a Parigi abborrire tutte queste false divinità, disprezzare questo stesso Maometto come un impostore?
Ma è impossibile che ciò crediate seriamente! — Ecco ciò che intanto voi dite : « Tutte le religioni sono buone. »
Perchè non avere piuttosto il merito della franchezza, e confessare che non volete darvi la pena di cercare la verità, che essa poco v'importa e che la tenete come una cosa oziosa?

La ricerca della verità religiosa, inutile! . . . . Insensato ! E se contro la vostra affermazione per nulla fondala, Dio ha imposto all'uomo una regola determinata di culto? Se tra tutte le religioni, una, una sola è la religione, la verità religiosa, assoluta come ogni verità che respinge ogni mescolanza d'errore, escludendo tutto ciò, che non è essa.... a qual sorte voi v'esponete? Credete voi, che la vostra indifferenza vi scuserà avanti il tribunale del Giudice supremo? E potete voi senza follia avventurarvi ad un sì terribile avvenire?
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LETTERA ENCICLICA
SATIS COGNITUM
DEL SOMMO PONTEFICE
LEONE XIII
SULLA UNITÀ DELLA CHIESA

Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e agli altri Ordinari locali che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica.
Il Papa Leone XIII. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.
Vi è abbastanza noto che una parte non piccola dei Nostri pensieri e delle Nostre cure è rivolta a far sì che i traviati ritornino all’ovile del sommo pastore delle anime, Gesù Cristo. Tenendo presente questo, credemmo opportuno, con consiglio e propositi salutari, che gioverebbe non poco descrivere l’immagine e i lineamenti della Chiesa, fra i quali è degnissima di speciale considerazione l’unità, che il divino autore le impresse per l’eternità come insegna di verità e di assoluto valore. L’innata bellezza della Chiesa deve impressionare molto gli animi di chi la contempla; e non è lontano dal vero che con la contemplazione di essa possa essere rimossa l’ignoranza o possano essere sanate le false e preconcette opinioni, specialmente di coloro che sono in errore senza loro colpa, ché anzi può destarsi negli uomini un amore verso la Chiesa simile alla carità, con la quale Gesù Cristo, redimendola col suo sangue divino, la fece sua sposa: “Cristo ha amato la Chiesa, e per essa ha dato se stesso”(Ef 5,25). A quanti faranno ritorno all’amantissima madre, finora non bene conosciuta, o malamente abbandonata, se non è necessario che questo ritorno costi loro del sangue (che peraltro fu il prezzo con il quale Cristo la conquistò) ma qualche fatica o molestia, molto più lieve a sopportarsi, questo almeno sia loro chiaro e palese: che tale peso non è imposto ad essi dalla volontà dell’uomo, ma da un volere e comando divini. Conseguentemente, mediante la grazia celeste, facilmente conosceranno la verità della sua divina affermazione: “Il mio giogo è soave e il mio peso è leggero” (Mt 11,30). Per questo, avendo riposto grandissima speranza nel “Padre dei lumi”, da cui discende “ogni bel dono ed ogni regalo perfetto” (Gc 1,17), di tutto cuore lo supplichiamo, affinché egli, che solo “fa crescere” (1Cor 3,6), voglia benignamente concederci la forza di persuadere.
Benché Dio possa da solo, con le sue facoltà, compiere tutte le cose che vengono compiute dalle nature create, tuttavia volle con benigna provvidenziale decisione, servirsi degli uomini per aiutare gli uomini; e come nell’ordine delle cose naturali si serve dell’opera e del contributo degli uomini per conferire alle cose la debita perfezione, così pure si comporta — nelle cose che superano il limite naturale — allo scopo di dare all’uomo la santità e la salvezza. Ora è chiaro che tra gli uomini non vi può essere comunicazione di sorta se non attraverso le cose esterne e sensibili. Per tale motivo il Figlio di Dio assunse la natura umana e “pur essendo di natura divina... spogliò se stesso assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini”(Fil 2,6-7); così, operando sulla terra, parlando direttamente, insegnò agli uomini la sua dottrina e i precetti della sua legge.
E poiché conveniva che la sua divina missione fosse perenne, egli riunì intorno a sé alcuni discepoli della sua dottrina, e li fece partecipi del suo potere; e avendo su di essi chiamato dal cielo “lo Spirito di verità”, comandò loro di percorrere tutta la terra, predicando fedelmente a tutte le genti quanto egli aveva insegnato e comandato, affinché il genere umano, professando la sua dottrina e ubbidendo alle sue leggi, potesse conseguire la santità in terra e la felicità eterna nel cielo.
Per questa ragione e in virtù di questo principio fu generata la Chiesa, la quale, se si considera l’ultimo fine a cui mira, e le cause prossime della santità, è certamente spirituale; ma se si considerano i membri che la compongono e i mezzi che conducono al conseguimento dei doni spirituali, è esterna e necessariamente visibile. Gli Apostoli ricevettero la missione d’insegnare attraverso segni, che si percepiscono con la vista e con l’udito, e non altrimenti essi l’eseguirono se non con parole e con fatti, che in ogni caso colpiscono i sensi. E così la loro voce, percuotendo esternamente gli orecchi, produsse la fede negli animi: “La fede dipende dalla predicazione, e la predicazione si attua per la parola di Cristo”(Rm 10,17). E sebbene la stessa fede, o l’assenso alla prima e suprema verità, per sé sia contenuta nella mente, tuttavia occorre che si manifesti con un’esplicita professione: “Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si professa la fede per ottenere la salvezza” (Rm 10,10). Così pure non vi è nulla per l’uomo di più interno della grazia celeste, che produce la santità, ma gli ordinari e principali strumenti per la partecipazione della grazia stessa sono esterni: li chiamiamo sacramenti, che vengono amministrati con certi riti da persone scelte appositamente a tale scopo. Gesù Cristo comandò agli Apostoli e ai loro successori in perpetuo che istruissero e dirigessero le genti, e comandò a queste che ne ricevessero la dottrina e fossero sottomesse ed obbedienti al loro potere. Ma codesti mutui diritti e doveri nel Cristianesimo non avrebbero potuto non solo sopravvivere, ma neppure cominciare, se non attraverso i sensi, interpreti e messaggeri delle cose.
È per questo che spesso le sacre Scritture nominano la Chiesa ora corpo, ora corpo di Cristo: “Ora voi siete il corpo di Cristo”(1Cor 12,27). Come corpo la Chiesa è visibile e, in quanto è di Cristo, è un corpo vivo, operoso e vitale, poiché Gesù Cristo la custodisce e la sostenta con la sua virtù, come la vite alimenta e rende fruttiferi i suoi tralci. Come negli animali il principio di vita è celato e del tutto nascosto, e tuttavia si rivela e si manifesta con il movimento e con l’atteggiamento delle membra, così pure nella Chiesa il principio di vita soprannaturale si manifesta con evidenza con le sue stesse azioni.

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 5, 1-9
Fratres: Estóte imitatóres Dei, sicut f í l i i caríssimi: et ambuláte in dilectióne, sicut et Christus diléxit nos, et trádidit semetípsum pro nobis oblatiónem, et hóstiam Deo in odórem suavitátis. Fornicátio áutem, et omnis immundítia, aut avarítia, nec nominétur in vobis, sicut decet sanctos: aut turpitúdo, aut stultilóquium, aut scurrílitas, quæ ad rem non pértinet: sed magis gratiárum áctio. Hoc enim scitóte intelligéntes, quod omnis fornicátor, aut immúndus, aut avárus, quod est idolórum sérvitus, non habet hereditátem in regno Christi, et Dei. Nemo vos sedúcat inánibus verbis: propter hæc enim venit ira Dei in fílios diffidéntiæ. Nolíte ergo éffici partícipes eórum. Erátis enim aliquándo ténebræ nunc áutem lux in Dómino. Ut fílii lucis ambuláte: fructus enim lucis est in omni bonitáte et iustítia et veritáte.
M. - Deo grátias.
Fratelli fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
M. - Deo grátias.
GRADUALE
Ps. 9, 20 et 4 - Exúrge, Dómine, non præváleat homo: iudicéntur gentes in conspéctu tuo. In converténdo inimícum meum retrórsum, infirmabúntur et períbunt a fácie tua.
Ps. 9, 20 et 4 - Sorgi, o Signore, non trionfi l’uomo: siano giudicate le genti al tuo cospetto.Voltano le spalle i miei nemici: stramazzano e periscono di fronte a Te.
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Cap. 43:
Come detto, il liberalismo è tanto un’eresia pratica, quanto un’eresia dottrinale, e questo caratteristica principale spiega un gran numero di fenomeni presentati da questo maledetto errore nel suo sviluppo attuale nell’ambito della moderna società. Tra questi fenomeni, il primo è l’apparente varietà con la quale esso ha infestato ogni nazione, e questo autorizza a spargere la falsa idea (sia in persone in buona fede, che in quelle con cattive intenzioni) che esista non uno solo, ma diversi liberalismi. In effetti il liberalismo, grazie al suo carattere pratico, prende una certa forma peculiare per ogni region, e benché il suo concetto intrinseco ed essenziale (e cioè l’emancipazione sociale dalla legge cristiana o il «naturalismo politico») sia unico, gli aspetti sotto i quali si offre allo studio dell’osservatore, sono molto vari. La ragione di questo fatto si comprende allora perfettamente.
Una proposizione eretica è la medesima ed ha lo stesso tono a Madrid o a Londra, a Roma o a Parigi, o a San Pietroburgo. Ma una dottrina che ha sempre avuto una tendenza a manifestarsi nei fatti e nelle istituzioni piuttosto che con tesi manifestamente formulate, deve necessariamente adattarsi al clima regionale, al temperamento fisiologico, agli antecedenti storici, allo stato delle idee, agli interessi attuali di una nazione ed a mille altre circostanze.
Necessariamente, lo ripetiamo, il liberalismo deve prendere in prestito tutti gli aspetti ed i caratteri che lo facciano apparire multiplo, mentre in realtà è solo e semplicemente unico.
Così ad esempio, colui che ha studiato solo il liberalismo francese, virulento, sfacciato, ebbro di odio volterriano contro tutto ciò che ha il minimo sapore di cristianesimo, avrebbe difficilmente compreso, all’inizio del secolo, il liberalismo spagnolo: ipocrito, semi-mistico, cullato, quasi battezzato nella sua deplorevole culla di Cadice, con l’invocazione alla Santa Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Un osservatore superficiale avrebbe di conseguenza avuto facilmente l’idea che il liberalismo temperato degli spagnoli non avesse nulla in comune con il liberalismo eccessivo, e francamente satanico, professato nella stessa epoca dai nostri vicini francesi. Eppure occhi perspicaci avrebbero visto fin da allora ciò che l’esperienza di mezzo secolo ha reso visibile anche ai ciechi, e cioè : il liberalismo che marcia con il cero in mano e la croce sulla fronte, il liberalismo che nella prima epoca costituzionale ha avuto come padri e padrini integerrimi magistrati, illustri sacerdoti, anche tra i posti più elevati tra i dignitari ecclesiastici, il liberismo che ordinava la lettura degli articoli della costituzione dai pulpiti delle nostre parrocchie, che celebrava con armonie gioiose e con il canto del «Te Deum» le infernali vittorie della massoneria sulla fede della vecchia Spagna, era assai più perverso ed anche diabolico nel suo concetto essenziale, rispetto a quello che piazzava sugli altari di Parigi la «dea ragione» ed ordinava con decreto ufficiale l’abolizione del culto cattolico in tutta la Francia. Si trattava semplicemente del fatto che il liberismo si presentava in Francia a volto scoperto, così come poteva presentarsi allo stato sociale della nazione francese, mentre si introduceva sornionamente in Spagna e vi prosperava come solo poteva prosperare, dato il nostro stato sociale, cioè camuffato dalla maschera cattolica, giustificato o più esattamente condotto per mano e quasi autorizzato dal sigillo ufficiale per i molti cattolici. Questo contrasto non può presentarsi oggi sotto un aspetto così evidente; le delusioni sono così numerose e forti che hanno gettato sullo studio di questa questione luci rischiaranti, in primo luogo le ripetute dichiarazioni della Chiesa. Tuttavia non è raro sentir ancora parlare in tal senso molte persone che credono, o fanno sembrare che si possa credere, che si possa essere in un certo modo liberali da noi, mentre non lo si possa essere ad esempio in Francia, né in Italia, perché il problema li vi si trova essere posto in termini differenti. Questa è la malattia di tutti quelli che non sono più colpiti dagli aspetti di un avvenimento se non per il suo fondo sostanziale.
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Che ci sia una ed una sola Santa Chiesa Cattolica ed Apostolica noi siamo costretti a credere ed a professare, spingendoci a ciò la nostra fede, e noi questo crediamo fermamente e con semplicità professiamo, ed anche che non ci sia salvezza e remissione dei nostri peccati fuori di lei, come lo sposo proclama nel Cantico: "Unica è la mia colomba, la mia perfetta; unica alla madre sua, senza pari per la sua genitrice", che rappresenta un corpo mistico, il cui capo è Cristo, e il capo di Cristo è Dio, e in esso c'è "un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo". Al tempo del diluvio invero una sola fu l’arca di Noè, raffigurante l’unica Chiesa; era stata costruita da un sola braccio, aveva un solo timoniere e un solo comandante, ossia Noè, e noi leggiamo che fuori di essa ogni cosa sulla terra era distrutta. Questa Chiesa noi veneriamo, e questa sola, come dice il Signore per mezzo del Profeta: "Libera, o Signore, la mia anima dalla lancia e dal furore del cane, l’unica mia". Egli pregava per l’anima, cioè per Se stesso (per la testa e il corpo nello stesso tempo) il quale corpo precisamente Egli chiamava la sua sola e unica Chiesa, a causa della unità di promessa di fede, sacramenti e carità della Chiesa, ossia "la veste senza cuciture" del Signore, che non fu tagliata, ma data in sorte. Perciò in questa unica e sola Chiesa ci sono un solo corpo ed una sola testa, non due, come se fosse un mostro, cioè Cristo e Pietro, vicario di Cristo e il successore di Pietro; perché il Signore disse a Pietro: "Pasci il mio gregge". "Il mio gregge" Egli disse, parlando in generale e non in particolare di questo o quel gregge; così è ben chiaro, che Egli gli affidò tutto il suo gregge. Se perciò i Greci od altri affermano di non essere stati affidati a Pietro e ai suoi successori, essi confessano di conseguenza di non essere del gregge di Cristo, perché il Signore dice in Giovanni che c’è un solo ovile, un solo e unico pastore.
Noi sappiamo dalle parole del Vangelo che in questa Chiesa e nel suo potere ci sono due spade, una spirituale, cioè, ed una temporale, perché, quando gli Apostoli dissero: "Ecco qui due spade" (che significa nella Chiesa, dato che erano gli Apostoli a parlare (il Signore non rispose che erano troppe, ma che erano sufficienti). E chi nega che la spada temporale appartenga a Pietro, ha malamente interpretato le parole del Signore, quando dice: "Rimetti la tua spada nel fodero". Quindi ambedue sono in potere della Chiesa, la spada spirituale e quella materiale; una invero deve essere impugnata per la Chiesa, l’altra dalla Chiesa; la seconda dal clero, la prima dalla mano di re o cavalieri, ma secondo il comando e la condiscendenza del clero, perché è necessario che una spada dipenda dall’altra e che l’autorità temporale sia soggetta a quella spirituale. Perché quando l’Apostolo dice: "Non c’è potere che non venga da Dio e quelli (poteri) che sono, sono disposti da Dio", essi non sarebbero disposti se una spada non fosse sottoposta all’altra, e, come inferiore, non fosse dall’altra ricondotta a nobilissime imprese. Poiché secondo san Dionigi è legge divina che l’inferiore sia ricondotto per l’intermedio al superiore. Dunque le cose non sono ricondotte al loro ordine alla pari immediatamente, secondo la legge dell’universo, ma le infime attraverso le intermedie e le inferiori attraverso le superiori. Ma è necessario che chiaramente affermiamo che il potere spirituale è superiore ad ogni potere terreno in dignità e nobiltà, come le cose spirituali sono superiori a quelle temporali. Il che, invero, noi possiamo chiaramente constatare con i nostri occhi dal versamento delle decime, dalla benedizione e santificazione, dal riconoscimento di tale potere e dall’esercitare il governo sopra le medesime, poiché, e la verità ne è testimonianza, il potere spirituale ha il compito di istituire il potere terreno e, se non si dimostrasse buono, di giudicarlo. Così si avvera la profezia di Geremia riguardo la Chiesa e il potere della Chiesa: "Ecco, oggi Io ti ho posto sopra le nazioni e sopra i regni" ecc.
Perciò se il potere terreno erra, sarà giudicato da quello spirituale; se il potere spirituale inferiore sbaglia, sarà giudicato dal superiore; ma se erra il supremo potere spirituale, questo potrà essere giudicato solamente da Dio e non dagli uomini; del che fa testimonianza l’Apostolo: "L’uomo spirituale giudica tutte le cose; ma egli stesso non è giudicato da alcun uomo", perché questa autorità, benché data agli uomini ed esercitata dagli uomini, non è umana, ma senz’altra divina, essendo stata data a Pietro per bocca di Dio e resa inconcussa come roccia per lui ed i suoi successori, in colui che egli confessò, poiché il Signore disse allo stesso Pietro: "Qualunque cosa tu legherai...". Perciò chiunque si oppone a questo potere istituito da Dio, si oppone ai comandi di Dio, a meno che non pretenda, come i Manichei, che ci sono due principi; il che noi affermiamo falso ed eretico, poiché (come dice Mosè non nei principi, ma "nel principio" Dio creò il cielo e la terra. Quindi noi dichiariamo, stabiliamo, definiamo ed affermiamo che è assolutamente necessario per la salvezza di ogni creatura umana che essa sia sottomessa al Pontefice di Roma.
Data in Laterano, nell’ottavo anno del nostro Pontificato, il 18 novembre 1302
Da un'omelia di S.E.R. Monsignor Mc Kenna O.P.
[...] D'altro canto c'è il comune dolore, e anche di questo devo parlare, seppur brevemente. Intendo il comune dolore nel contemplare la nostra Santa Madre Chiesa in condizioni così disperate, sebbene, umanamente parlando, non sia scomparsa. Diciamo che la barca di Pietro è caduta in mano ai pirati o, per essere più chiari, che la ciurma, capitano compreso, si è ammutinata. Vescovi, preti, gli stessi papi conciliari. Ora sono tutti intenti a volgere la rotta della barca dal cielo verso la terra. Secondo le parole di Geremia: "Il nemico è diventato il capo" cioè ha preso il comando. [...] Tuttavia, con le parole di San Paolo, "il nostro dolore non deve essere come quello di coloro che non hanno speranza". La Chiesa cattolica, come insegna la Fede, è indefettibile, indistruttibile, anche se, umanamente parlando, non è in vista alcun aiuto, nessuna prospettiva terrena di liberazione della Chiesa, neppure dopo 25 anni dal concilio, nessuna speranza di restaurazione di un vero Papa. Eppure questo è il nocciolo della questione. Nostro Signore ci ha assicurato "sarò con voi ogni giorno" e che le "porte degli inferi non prevarranno" contro la Sua Chiesa. Finirà il mondo prima che ciò accada. Ed allora, cari fratelli, non ci resta che continuare e non perderci d'animo. [...] Dunque siate voi fedeli di sostegno a noi, pochi vescovi, preti, seminaristi, religiosi. Se non vivremo a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta.
S.E.R. Monsignor Robert Fidelis Mc Kenna O.P. (12 gennaio 1991)


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