Papa Leone XIII, Sapientiae Christianae,
10 Gennaio 1890: “Come dice San Tommaso: “ciascuno è tenuto a
manifestare pubblicamente la sua Fede, sia per istruire incoraggiare gli
altri fedeli, sia per respingere gli attacchi degli avversari”.
Indietreggiare davanti al nemico e conservare il silenzio, quando da
tutte le parti si alzano tali clamori contro la Verità, è il
comportamento di un uomo senza carattere, o che dubita della verità
delle sue credenze.”
Con questo scritto non si vuole mettere in dubbio la validità e la leicità della Consacrazione svolta da Monsignor Williamson ma si vuole solo analizzare quali siano state le motivazioni per cui si è svolto l’evento.
Prima di fare un breve commento alle parole lette durante il “Mandato Romano” che autorizzava l’elezione del Nuovo Vescovo da parte di Monsignor Williamson e di un passaggio dell’intervista fatta a Monsignor Faure leggiamo cosa asserisce il Supremo magistero della Chiesa Cattolica rispetto a chi si aggrava del delitto di scisma dalla Suprema Autorità della Chiesa, chiaramente in un tempo di normalità e di ordine:
6. La frode più usata per ottenere il nuovo scisma è il nome di cattolico, che gli autori e i loro seguaci assumono ed usurpano malgrado siano stati ripresi dalla Nostra autorità e condannati con Nostra sentenza. Fu sempre cosa importante per eretici e scismatici dichiararsi cattolici e dirlo pubblicamente, gloriandosene, per indurre in errore popoli e Principi. E questo lo attestò tra gli altri il Presbitero San Girolamo : "Sono soliti gli eretici dire al loro Re o al loro Faraone: siamo figli di quei sapienti che fin dall’inizio ci tramandarono la dottrina degli Apostoli; siamo figli di quegli antichi re che si chiamano i re dei Filosofi e abbiamo unito la scienza delle Scritture con la sapienza del mondo"…
8. Che fosse subdola e capziosa la formula di fede da essi pubblicata è confermato anche dal fatto che avevano respinto la dichiarazione o professione di fede proposta ritualmente dalla Nostra autorità, e che il Venerabile Fratello Antonio Giuseppe, Arcivescovo di Tiane, Delegato Apostolico a Costantinopoli, aveva ordinato loro di sottoscrivere con lettera monitoria, ad essi inviata il 29 settembre dello stesso anno. È alieno sia dal divino ordinamento della Chiesa, sia dalla sua perpetua e costante tradizione, che qualcuno possa affermare la propria fede e asserire di essere veramente cattolico, se non partecipa di questa Sede Apostolica. A questa Sede Apostolica , per il suo particolarissimo primato, tutta la Chiesa, ossia i fedeli, ovunque si trovino, devono aderire, e chiunque abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa, soltanto falsamente può affermare di appartenere alla Chiesa. Pertanto è già scismatico e peccatore colui che colloca un’altra cattedra in contrapposizione all’unica Cattedra del Beato Pietro, dalla quale promanano, verso tutti, i diritti di una veneranda comunione.
9. Certamente, tutto questo non era sconosciuto ai preclarissimi Vescovi delle Chiese Orientali. Infatti, nel Concilio di Costantinopoli celebrato nell’anno 536, Menna, Vescovo di quella città apertamente dichiarava ai Padri, che approvavano: "Noi, come la vostra carità già conosce, seguiamo la Sede Apostolica e le obbediamo; riconosciamo in comunione con essa i suoi membri che l’approvano, mentre condanniamo coloro che essa condanna". Ancora più apertamente ed espressamente San Massimo , Abate di Crisopoli e confessore della fede, parlando di Pirro Monotelita dichiarava: "Se non vuole essere eretico e non vuole sentirselo dire, non si metta dalla parte di questo o di quello: ciò è inutile e irragionevole perché se c’è uno che si scandalizza di lui, tutti sono scandalizzati, e se uno è appagato, tutti senza dubbio sono appagati. Quindi si affretti ad accordarsi su tutto con la Sede Romana. Una volta accordatosi con essa, tutti insieme e ovunque lo riterranno pio e ortodosso. Infatti parla inutilmente chi crede che una persona siffatta debba essere persuasa e sottratta al castigo da me; egli non dà garanzie e implora il beatissimo Papa della santissima Chiesa dei Romani, cioè la Sede Apostolica, la quale dallo stesso Verbo di Dio incarnato, ma anche da tutti i santi Sinodi, secondo i sacri canoni ricevette e detiene il governo, l’autorità e il potere di legare e di sciogliere in tutto e su tutto, quanto si riferisce alle sante Chiese di Dio che esistono su tutta la terra". Perciò Giovanni, Vescovo di Costantinopoli, dichiarava ciò che poi avvenne nell’ottavo Concilio Ecumenico, cioè "che i separati dalla comunione della Chiesa Cattolica, cioè coloro che non sono in accordo con la Sede Apostolica, non dovevano essere nominati nella celebrazione dei Sacri Misteri"; con ciò si significava palesemente che essi non venivano riconosciuti come veri cattolici.
È alieno sia dal divino ordinamento della Chiesa, sia dalla sua perpetua e costante tradizione, che qualcuno possa affermare la propria fede e asserire di essere veramente cattolico, se non partecipa di questa Sede Apostolica. A questa Sede Apostolica , per il suo particolarissimo primato, tutta la Chiesa, ossia i fedeli, ovunque si trovino, devono aderire, e chiunque abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa, soltanto falsamente può affermare di appartenere alla Chiesa. Pertanto è già scismatico e peccatore colui che colloca un’altra cattedra in contrapposizione all’unica Cattedra del Beato Pietro, dalla quale promanano, verso tutti, i diritti di una veneranda comunione…
12. Ma, affermano i Neoscismatici, non si è trattato di dogmi, ma di disciplina a questa infatti si riferisce la Nostra Costituzione Reversurus pubblicata il 12 luglio 1867 ; quindi a coloro che la contestano non possono non essere negati il nome e le prerogative di cattolici: e Noi non dubitiamo che a voi non sfuggirà quanto sia futile e vano questo sotterfugio. Infatti, tutti coloro che ostinatamente resistono ai legittimi Prelati della Chiesa, specialmente al sommo Pastore di tutti, e si rifiutano di eseguire i loro ordini, non riconoscendo la loro dignità, dalla Chiesa Cattolica sono sempre stati ritenuti scismatici. Per quanto hanno fatto i sostenitori della fazione Armena di Costantinopoli, nessuno potrà ritenerli immuni dal reato di scisma, anche se non sono stati condannati come tali dall’autorità apostolica. La Chiesa, come hanno insegnato di Padri è un popolo riunito con un sacerdote; è un gregge che aderisce al suo Pastore: perciò il Vescovo è nella Chiesa, e la Chiesa nel Vescovo, e chi non è con il Vescovo, non è nella Chiesa. Del resto, come ammoniva il Nostro Predecessore Pio VI nella lettera Apostolica con cui condannò in Francia la costituzione civile del Clero, spesso la disciplina aderisce talmente al dogma e influisce a tal punto sulla conservazione della sua purezza che i sacri Concilii in moltissimi casi non hanno dubitato di separare con anatemi dalla comunione della Chiesa i violatori della disciplina.
13. Questi Neoscismatici sono andati veramente oltre dal momento che vanno dicendo che "nessuno scisma è per se stesso un’eresia, tale da essere visto rettamente come allontanamento dalla Chiesa" . Infatti non si sono fatti scrupolo di accusare la Sede Apostolica come se, oltrepassando i limiti della Nostra potestà, avessimo avuto la presunzione di porre mano alla falce in campo altrui, pubblicando alcune norme di disciplina da osservarsi nel patriarcato Armeno; come se le Chiese degli Orientali dovessero osservare con Noi la sola comunione e unità di fede, e non fossero sottomesse alla potestà apostolica del Beato Pietro in tutte le materie che riguardano la disciplina. Inoltre, siffatta dottrina non solo è eretica dopo che sono state deliberate dal Concilio Ecumenico Vaticano la definizione e la proclamazione del potere e della natura del primato pontificio, ma anche perché come tale l’ha sempre ritenuta e condannata la Chiesa Cattolica. Fin d’allora i Vescovi del Concilio Ecumenico di Calcedonia professarono chiaramente nei loro Atti la suprema autorità della Sede Apostolica, e richiedevano umilmente dal Nostro Predecessore San Leone la conferma e la validità dei loro decreti, anche di quelli che riguardavano la disciplina.
14. E in realtà il successore del Beato Pietro , per il fatto stesso che per successione tiene il posto di Pietro, vede assegnato a sé per diritto divino tutto il gregge di Cristo, avendo ricevuto assieme all’Episcopato il potere del governo universale, mentre agli altri Vescovi viene assegnata una particolare porzione del gregge, non per diritto divino, ma per diritto ecclesiastico, non per bocca di Cristo, ma per l’ordinamento gerarchico onde poter esercitare in esso una ordinaria potestà di governo. Se la suprema autorità dell’assegnazione venisse tolta a San Pietro e ai suoi successori, prima di tutto vacillerebbero le stesse fondamenta delle principali Chiese e le loro prerogative. "Se Cristo volle che ci fosse qualcosa in comune fra Pietro e gli altri pastori, non concesse mai alcunché se non per mezzo di lui"…
(Enciclica Quartus supra del Beato Sua Santità Pio IX)
Infine:
…Proclamiamo quindi e dichiariamo che la Chiesa Romana, per disposizione del Signore, detiene il primato del potere ordinario su tutte le altre, e che questo potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza…
(Pastor aeternus del Beato Sua Santità Pio IX)
Come si evince da ciò che è scritto in questi infallibili documenti e che i fedeli cattolici, sia laici che Consacrati, che si pongono fuori di questa dottrina di fatto si collocano nel delitto di Scisma dalla Suprema autorità della Chiesa che è il Sommo Pontefice:
“sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo (Pastur Aeternus)”.

Per questo, prima di ogni commento all’evento della Consacrazione a Vescovo di Monsignor Faure, è stato giusto ricordare cosa afferma il Supremo magistero della Chiesa affinché non si dica che le nostre affermazioni vengono da noi e non dalla Chiesa, in definitiva si deve obbedienza al Sommo Pontefice (e di conseguenza ai Vescovi residenziali a Lui sottomessi) sia nella cose che riguardano la fede e la morale ma anche quelle relative alla disciplina, quindi se si riconosce come vera autorità l’attuale gerarchia eretica della falsa Chiesa Conciliare gli si dovrebbe totale ubbidienza in tutto, ma come si vedrà il permesso al presunto “Pontefice” per effettuare la nuova Consacrazione non è stata nemmeno chiesta ma si è agito a prescindere da essa causa l’eresia che essi proclamano dalla mattina alla sera dal conciliabolo sino ad oggi, tutto questo è avvenuto al contrario, (nonostante che nel personale mandato si affermi che si desidera seguire la linea di Lefebvre), di come fece Monsignor Lefebvre che si adoperò in varie trattative con i Vaticanosecondisti per ottenere il mandato Pontificio per la consacrazione Vescovile.
In questa vicenda la prima domanda che sorge spontanea è questa:
In questo tempo di disordine all’interno della chiesa è necessario Consacrare nuovi Vescovi secondo il rito Tradizionale? Assolutamente si, dato che ad oggi la cosiddetta “Sessio” è assente in quanto la Sede Apostolica è vacante, (per causa dell’eresia modernista materiale e formale dei Vaticanosecondisti che hanno usurpato tutte le sedi della Chiesa), di un Pontefice Cattolico ed è necessario avere dei Vescovi Cattolici integrali per mantenere inalterata la “Missio”, per la salvezza delle anime, in attesa che la “Sessio” sia ristabilita, con l’elezione di un legittimo Pontefice Cattolico, e la Chiesa ritorni in ordine.
La dottrina della Chiesa rispetto alla “Sessio” afferma: (cf can. 108 § 3 del CjC, 1917): “Per divina istituzione, la sacra gerarchia è composta, in ragione dell’ordine, di vescovi, sacerdoti e ministri; in ragione della giurisdizione del pontificato supremo e dell’episcopato subordinato”.
La seconda è Questa: la Consacrazione di Monsignor Faure è avvenuta secondo la retta fede Cattolica, o è stata inficiata da motivazioni che non permetteranno di ristabilire la “Sessio”, che è un potere prettamente Papale? Noi pensiamo di si, a causa del continuo riconoscimento a presunte "Autorita", una ciurma di delinquenti della fede:
“…Come molti già sanno, le prime parole del Rito della Consacrazione Episcopale sono quelle della dichiarazione che l’assistente anziano fa al vescovo consacrante:
“Reverendíssime Pater, póstulat sancta mater Ecclésia cathólica, ut hunc praeséntem Presbyterum ad onus Episcopátus sublevétis”
“Reverendissimo Padre, nostra santa Madre la Chiesa cattolica, Le chiede di elevare questo qui presente presbitero all’onere dell’Episcopato.”
(Dato che Williamson, la San Pio X e le vedove inconsolabili Ratzingeriane riconoscono come autentiche le autorità eretiche Vaticanosecondiste non si capisce come si possa affermare che la Chiesa ha chiesto di Consacrare un nuovo Vescovo quando in realtà non gli è stato nemmeno chiesto quindi per quanto ci riguarda questa affermazione è falsa)