San Francesco d'Assisi... LETTERA A TUTTI I CHIERICI SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE
Facciamo
attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni
hanno riguardo al santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai
santissimi Nomi e alle sue Parole scritte che santificano il
corpo.
Sappiamo
che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla
parola.
Niente
infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso
Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali
siamo stati creati e redenti "da morte a vita" (1Gv 3,14).
Tutti
coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé,
soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i
corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del
sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene
trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e
amministrato agli altri senza discrezione.
Anche i
nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, poiché "L'uomo
carnale non comprende le cose di Dio" (1Cor 2,14). Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo,
dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi
l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo
forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
Orsù, di
tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque
troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e
lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo
prezioso.
Ugualmente,
ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi
sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo
decoroso.
Queste cose
sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i
chierici. 14 E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere
"ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio" (Cfr.
Mt 12,36). E coloro che faranno
ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno
benedetti dal Signore Iddio.
(da Fonti Francescane, sez. Lettere)
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 11,
23-29
Fratres: Ego énim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam
Dóminus Iesus in qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias ágens
fregit, et dixit: Accípite, et manducáte: hoc est corpus meum, quod pro
vobis tradétur: hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem,
postquam coenávit, dícens: Hic calix novum testaméntum est in meo
sánguine. Hoc fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem.
Quotiescúmque enim manducábitis panem hunc, et cálicem bibétis, mortem
Dómini annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem
hunc, vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et
sánguinis Dómini.
Probet áutem seípsum homo: et sic de pane illo edat, et de cálice bibat.
Qui enim mandúcat et bibit indígne, iudícium sibi mandúcat et bibit: non
diiúdicans corpus Dómini.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Io stesso ho appreso dal Signore quello che ho insegnato
a voi: il Signore Gesú, nella stessa notte nella quale veniva tradito:
prese il pane, e rendendo grazie, lo spezzò e disse: Prendete e
mangiate, questo è il mio corpo che sarà immolato per voi: fate questo
in memoria di me. Similmente, dopo cena, prese il calice, dicendo:
Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, tutte le volte che ne
berrete, fate questo in memoria di me. Infatti, tutte le volte che
mangerete questo pane e berrete questo calice, annunzierete la morte del
Signore fino a quando Egli verrà. Chiunque perciò avrà mangiato questo
pane e bevuto questo calice indegnamente, sarà reo del Corpo e del
Sangue del Signore. Dunque, l’uomo esamini sé stesso e poi mangi di quel
pane e beva di quel calice: chi infatti mangia e beve indegnamente,
mangia e beve la sua condanna, non riconoscendo il corpo del Signore.
Discorso di Pio XII dopo il rito di canonizzazione di San Pio X, 29 maggio 1954
Quest’ora di fulgente trionfo, che
Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per
sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema
gloria degli altari, ricolma l’animo Nostro di gaudio, al quale voi,
Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza così
largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina
bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto
più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale
santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di
essere al servigio di lui nella Curia Romana.
Fausto e memorando questo dì, non
soltanto per Noi, che lo annoveriamo tra i giorni felici del Nostro
Pontificato, cui la Provvidenza aveva pur riservato così numerosi dolori
e sollecitudini; ma altresì per la intiera Chiesa, che, spiritualmente
stretta intorno a Noi, esulta all’unisono in veemente palpito di
religiosa commozione.
Il caro nome di Pio X in questo vespro
radioso attraversa da un capo all’altro la terra, scandito con gli
accenti più diversi; e destando da per tutto pensieri di celestiale
bontà, forti impulsi di fede, di purezza, di pietà eucaristica, risuona a
perenne testimonianza della feconda presenza di Cristo nella sua
Chiesa. Con generoso ricambio, esaltando il suo servo, Dio attesta la
eccelsa santità di lui, per la quale, anche più che per il suo supremo
Ufficio, Pio X fu in vita inclito campione della Chiesa, e come tale è
oggi il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi.
Ora Noi desideriamo che precisamente in
questa luce voi contempliate la gigantesca e mite figura del Santo
Pontefice, affinchè, calate le ombre su questa memoranda giornata e
spente le voci dell’immenso osanna, il solenne rito della sua
santificazione permanga in benedizione nelle anime vostre ed in salvezza
per il mondo.
— Il programma del suo Pontificato fu da lui solennemente annunziato
fin dalla prima Enciclica (E supremi del 4 Ottobre 1903), in cui
dichiarava essere suo unico proposito di instaurare omnia in Christo
(Eph. 1, 10), ossia di ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in
Cristo. Ma quale è la via che ci apre l’adito a Gesù Cristo? egli si
chiedeva, guardando amorevolmente le anime smarrite ed esitanti del suo
tempo. La risposta, valida ieri, come oggi e nei secoli, è: la Chiesa!
Fu pertanto sua prima sollecitudine, incessantemente perseguita fino
alla morte, di rendere la Chiesa sempre più in concreto atta ed aperta
al cammino degli uomini verso Gesù Cristo. Per questo intento egli
concepì l’ardita intrapresa di rinnovare il corpo delle leggi
ecclesiastiche, in guisa da dare all’intiero organismo della Chiesa più
regolare respiro, maggior sicurezza e snellezza di movimento, come era
richiesto da un mondo esterno improntato a crescente dinamismo e
complessità. È ben vero che questa opera, da lui stesso definita «
arduum sane munus », si adeguava all’eminente senso pratico ed al vigore
del suo carattere; tuttavia la sola aderenza al temperamento dell’Uomo
non sembra che spieghi l’ultimo motivo della difficile impresa. La
scaturigine profonda dell’opera legislativa di Pio X è da ricercarsi
soprattutto nella sua personale santità, nella sua intima persuasione
che la realtà di Dio, da lui sentita in comunione incessante di vita, è
la origine e il fondamento di ogni ordine, di ogni giustizia, di ogni
diritto nel mondo. Dov’è Dio, là è ordine, giustizia e diritto; e,
viceversa, ogni ordine giusto tutelato dal diritto manifesta la presenza
di Dio. Ma quale istituzione sulla terra doveva più eminentemente
palesare questa feconda relazione fra Dio e il diritto, se non la
Chiesa, corpo mistico di Cristo stesso? Iddio benedisse largamente
l’opera del beato Pontefice, cosicchè il Codice di diritto canonico
resterà nei secoli il grande monumento del suo Pontificato, ed egli
stesso potrà considerarsi come il Santo provvidenziale del tempo
presente.
Possa questo spirito di giustizia e di
diritto, del quale Pio X fu al mondo contemporaneo testimone e modello,
penetrare nelle aule delle Conferenze degli Stati, ove si discutono
gravissimi problemi della umana famiglia, in particolare il modo di
bandire per sempre il timore di spaventosi cataclismi e di assicurare ai
popoli una lunga era felice di tranquillità e di pace.
- Invitto campione della Chiesa e Santo provvidenziale dei nostri
tempi si rivelò altresì Pio X nella seconda impresa che contraddistinse
l’opera sua, e che in vicende talora drammatiche ebbe l’aspetto di una
lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro:
l’unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede. Già
dalla fanciullezza la Provvidenza divina aveva preparato il suo eletto
nell’umile sua famiglia, edificata sull’autorità, sui sani costumi e
sulla fede stessa scrupolosamente vissuta. Senza dubbio ogni altro
Pontefice, in virtù della grazia di stato, avrebbe combattuto e respinto
gli assalti miranti a colpire la Chiesa nel suo fondamento. Bisogna
tuttavia riconoscere che la lucidità e la fermezza, con cui Pio X
condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo, attestano
in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di
santo. Unicamente sollecito che l’eredità di Dio fosse serbata intatta
al gregge affidatogli, il grande Pontefice non conobbe debolezze dinanzi
a qualsiasi alta dignità o autorità di persone, non tentennamenti di
fronte ad adescanti ma false dottrine entro la Chiesa e fuori, nè alcun
timore di attirarsi offese personali e ingiusti disconoscimenti delle
sue pure intenzioni. Egli ebbe la chiara coscienza di lottare per la più
santa causa di Dio e delle anime. Alla lettera si verificarono in lui
le parole del Signore all’Apostolo Pietro: « Io ho pregato per te,
affinchè la tua fede non venga meno, e tu . . . conferma i tuoi fratelli
» (Luc. 22, 32). La promessa e il comando di Cristo suscitarono ancora
una volta nella roccia indefettibile di un suo Vicario la tempra
indomita dell’atleta. È giusto che la Chiesa, decretandogli in quest’ora
la gloria suprema nel medesimo luogo ove rifulge da secoli non mai
offuscata quella di Pietro, confondendo anzi l’uno e l’altro in una sola
apoteosi, canti a Pio X la sua riconoscenza ed invochi in pari tempo la
intercessione di lui, affinchè le siano risparmiate nuove lotte di tal
genere. Ma ciò di cui allora propriamente si trattò, vale a dire la
conservazione della intima unione della fede e del sapere, è un così;
alto bene per tutta la umanità, che anche questa seconda grande opera
del santo Pontefice è di una importanza che va molto al di là dello
stesso mondo cattolico.
Chi, come il modernismo, separa,
opponendole, fede e scienza nella loro fonte e nel loro oggetto, opera
in questi due campi vitali una scissione così deleteria, « che poco è
più morte ». Si è veduto praticamente: l’uomo, che al volger del secolo
era già nell’intimo di sè diviso, e tuttavia ancora illuso di possedere
la sua unità nella sottile apparenza di armonia e di felicità, basate in
un progresso puramente terreno, è stato poi visto come spezzarsi sotto
il peso di una ben differente realtà.
Dalle «Lettere» di sant'Atanasio, vescovo
(Lett. 1 a Serap. 28-30; PG 26, 594-595. 599)
Luce, splendore e grazia della Trinità
Non sarebbe cosa inutile ricercare l'antica tradizione, la dottrina e la
fede della Chiesa cattolica, quella s'intende che il Signore ci ha
insegnato, che gli apostoli hanno predicato, che i padri hanno conservato.
Su di essa infatti si fonda la Chiesa, dalla quale, se qualcuno si sarà
allontanato, per nessuna ragione potrà essere cristiano, né venir
chiamato tale.
La nostra fede è questa: la Trinità santa e perfetta è quella che è
distinta nel Padre e nel Figlio e nello Spirito Santo, e non ha nulla di
estraneo o di aggiunto dal di fuori, né risulta costituita del Creatore e
di realtà create, ma è tutta potenza creatrice e forza operativa. Una è
la sua natura, identica a se stessa. Uno è il principio attivo e una
l'operazione. Infatti il Padre compie ogni cosa per mezzo del Verbo nello
Spirito Santo e, in questo modo, è mantenuta intatta l'unità della santa
Trinità. Perciò nella Chiesa viene annunziato un solo Dio che è al di
sopra di ogni cosa, agisce per tutto ed è in tutte le cose (cfr. Ef 4,
6). E' al di sopra di ogni cosa ovviamente come Padre, come principio e
origine. Agisce per tutto, certo per mezzo del Verbo. Infine opera in
tutte le cose nello Spirito Santo.
L'apostolo Paolo, allorché scrive ai Corinzi sulle realtà spirituali,
riconduce tutte le cose ad un solo Dio Padre come al principio, in questo
modo: «Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; e vi
sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità
di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti» (1 Cor 12,
4-6).
Quelle cose infatti che lo Spirito distribuisce ai singoli, sono date dal
Padre per mezzo del Verbo. In verità tutte le cose che sono del Padre
sono pure del Figlio. Onde quelle cose che sono concesse dal Figlio nello
Spirito sono veri doni del Padre. Parimenti quando lo Spirito è in noi,
è anche in noi il Verbo dal quale lo riceviamo, e nel Verbo vi è anche
il Padre, e così si realizza quanto è detto: «Verremo io e il Padre e
prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14, 23). Dove infatti vi è la luce,
là vi è anche lo splendore; e dove vi è lo splendore, ivi c'è
parimenti la sua efficacia e la sua splendida grazia.
Questa stessa cosa insegna Paolo nella seconda lettera ai Corinzi, con
queste parole: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la
comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2 Cor 13, 13).
Infatti la grazia è il dono che viene dato nella Trinità, è concesso
dal Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo. Come dal Padre per
mezzo del Figlio viene data la grazia, così in noi non può avvenire la
partecipazione del dono se non nello Spirito Santo. E allora, resi
partecipi di esso, noi abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e
la comunione dello stesso Spirito.
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Romanos, 11, 33-36
O altitúdo divitiárum
sapiéntiæ et sciéntiæ Dei: quam incomprehensibília sunt iudícia eius, et
investigábiles viæ eius!
Quis enim cognóvit sensum Dómini? Aut quis consiliárius eius fuit? Aut
quis prior dedit illi, et retribuétur ei?
Quóniam ex ipso, et per ipsum, et in ipso sunt ómnia: ipsi glória in
sǽcula. Amen.
M. - Deo grátias.
O incommensurabile
ricchezza della sapienza e della scienza di Dio: come imperscrutabili
sono i suoi giudizii e come nascoste le sue vie! Chi infatti ha
conosciuto il pensiero del Signore? O chi gli fu mai consigliere? O chi
per primo dette a lui, sí da meritarne ricompensa? Poiché da Lui, per
mezzo di Lui e in Lui sono tutte le cose: a Lui gloria nei secoli.
Amen.
M. - Deo grátias.
GRADUALE
Dan.
3, 55-56 - Benedíctus es, Dómine, qui intuéris abyssos, et sedes super
Chérubim.
Benedíctus es, Dómine, in firmaménto coeli, et laudábilis in
sǽcula.
Dan. 3, 55-56 - Benedetto sei Tu, o Signore, che scruti gli abissi e
hai per trono i Cherubini. Benedetto sei Tu, o Signore, nel firmamento
del cielo, e degno di lode nei secoli.
ALLELÚIA
Allelúia, allelúia.
Dan.
52 - Benedíctus es, Dómine, Deus patrum nostrórum: et laudábilis in
sǽcula. Allelúia..
Allelúia, allelúia
Dan. 52 - Benedetto sei tu, o Signore, Dio dei nostri padri: e degno
di lode nei secoli. Allelúia
Molti sono rimasti impressionati
dalle parole dell’esorcista Padre Amorth al Rv. Gruner, morto non molto dopo,
lasciando una «lettera testamento» sull’ora presente. Vediamo. -Scrive un
lettore: “girano ultimamente in internet, a seguito della morte di P. Nicolas
Gruner di Fatima Tv, notizie circa il fatto che lo stesso abbia scritto in data
12/3 u.s. una lettera ai propri fedeli e amici dal contenuto a dir poco
apocalittico! Ovviamente la prudenza vorrebbe non dare seguito a certe notizie
se non in presenza di fonti certe… e pertanto non avendo nessun tipo di fonte
“certa”, ricorro a voi nella speranza di ricevere una conferma o una smentita
appunto …!!! la lettera in questione è del seguente tenore:
“IMPORTANTE Notizia -Padre Nicholas
Gruner, è morto improvvisamente il 29 aprile 2015… Ha trascorso 38 anni della
sua vita di sacerdote… ha sempre tenuto in grande considerazione i messaggi
della S. Vergine a Fatima, specialmente la terza parte del messaggio di Fatima e
la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria. Segue l’ultima
lettera inviata da P. Nicholas Gruner poco prima di morire ai suoi
fedeli.
LA PUNIZIONE è alle porte! “Giovedi,
12 Marzo, 2015. Festa di San Gregorio Magno.
Cari amici, Io vengo da Roma, dove
mi sono recato per assistere alla elezione dei nuovi cardinali nel mese di
febbraio. Ma mentre ero lì, qualcosa di inaspettato – qualcosa che ha scosso la
mia anima! – C’è qualcosa che non mi aspettavo! Ho parlato con padre Gabriele
Amorth, il più famoso esorcista del mondo. Le sue parole mi scossero come poche
cose non hanno mai fatto prima! Padre Amorth mi ha detto che rimane pochissimo
tempo per la realizzazione delle catastrofi tremende predette dalla Madonna di
Fatima, QUANTO TEMPO? Meno di 8 mesi! Padre Gabriele Amorth ha detto che se non
viene effettuata la consacrazione della Russia – come ha chiesto la Madonna! –
Alla fine di ottobre 2015, le oscure profezie di Fatima potrebbero accadere
presto!
Perché Padre Gabriel Amorth l’ha
detto? Affinché l’Apostolato della Madonna possa far sentire la sua voce come
mai prima e possa essere gridato il Messaggio di Fatima, sui tetti! E per fare
questo, dobbiamo stare insieme. Dobbiamo mobilitare tutte le nostre risorse,
tutte le nostre forze, e risvegliare il mondo dal sonnambulismo che conduce alla
perdizione! Non esiste il caso: Tutto è Provvidenza! Amorth ha 85 anni,ed è
ancora l’esorcista capo di Roma. Ha diretto decine di migliaia di esorcismi e
scrisse diversi libri sull’argomento. E’ il successore di Padre Candido, il suo
famoso santo predecessore ed egli stesso aveva doni spirituali speciali. Padre
Amorth sa che siamo nella battaglia finale con Satana e il tempo è breve. Ho
incontrato e parlato con Padre Amorth molte volte nel corso degli anni. Questa è
la prima volta in cui si è espresso in un linguaggio semplice e chiaro nell’
affermare che il tempo che rimane è pochissimo per la punizione di tutto il
mondo Nel suo amore misericordioso, nostro Signore ha dato alla nostra
generazione molte possibilità di allontanarsi dal male e la menzogna, PRIMA
della punizione, Nostro Signore ci ha sempre avvertito attraverso i profeti. Nel
deserto spirituale del nostro tempo, il nostro Signore ci ha donato – PIU
‘ATTENZIONE PER AVVISARCI – Qualcuno addirittura superiore nella gerarchia del
Cielo: Giovanni Battista! Qual è l’importanza del Messaggio di Fatima?
Riflettendo sui fatti tremendi che stanno accadendo nel mondo si comprende
facilmente il Messaggio che la Madre di Nostro Signore Gesù Cristo, ci ha detto
a Fatima! Nostro Signore ha inviato Sua Madre a noi per avvisarci in tempo e
salvarci dalla catastrofe; ma Lui è contento di come il suo messaggio è stato
ricevuto dalla Sua Chiesa? dai suoi ministri? Immaginate come vi sentireste se
la vostra madre è stata disonorata, disprezzata e anche insultata!!!
L’ira del Signore è in crescita!!!
le parole della Madonna sono state ignorate e il castigo è sempre più vicino e
sarà terribile al di là di tutto ciò che non si può immaginare! In realtà, i
dirigenti della Chiesa, non riuscendo a obbedire alla Madonna e consacrare la
Russia al suo Cuore Immacolato, stanno mettendo il mondo – e miliardi di anime!
– In pericolo! DOBBIAMO avvertire il mondo! Le parole di padre Amorth dovrebbero
risuonare nei nostri cuori. Dobbiamo agire ora. Il tempo è breve! Vostro in
Gesù, Maria e Giuseppe, Padre Nicholas Gruner Centro di Fatima ”
*
preghiera che padre Kolbe rivolge al Signore Gesù nel novembre del 1929: «Sei rimasto su questa misera terra nel santissimo e oltremodo mirabile Sacramento dell’altare e ora vieni a me e ti unisci strettamente a me sotto forma di nutrimento… Già ora il tuo Sangue scorre nel sangue mio, la tua anima, o Dio incarnato, compenetra la mia anima, le dà forza e la nutre».
Hymnus Te
lucis ante términum,
Rerum Creátor, póscimus,
Ut pro tua cleméntia
Sis præsul et custódia.
Procul recédant sómnia,
Et nóctium phantasmata;
Hostémque nóstrum cómprime,
Ne polluántur córpora.
* Præsta, Pater piíssime,
Patríque compar Únice,
Cum Spíritu Paráclito
Regnans per omne sæculum.
Amen.
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EPISTOLA
Léctio Actuum Apostolórum, 2, 1-11 Cum compleréntur dies
Pentecóstes, erant omnes discípuli páriter in eódem loco: et factus est
repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et
replévit totam domum ubi erant sedéntes. Et apparuérunt illis dispertítæ
línguæ tamquam ignis: sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt
omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis línguis, prout Spíritus
Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Ierúsalem habitántes Iudæi,
viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce,
convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque
lingua sua illos loquéntes.
Stupébant autem omnes, et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti,
qui loquúntur, Galilæi sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque
linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi, et Medi, et Ælamítæ, et qui
hábitant Mesopotámiam, Iudæam, et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrygiam,
et Pamphyliam, Ægyptum, et partes Lybiæ, quæ est circa Cyrénen, et
ádvenæ Románi, Iudæi quoque, et prosélyti, Cretes, et Arabes: audívimus
eos loquéntes nostris línguis magnália Dei.
M. - Deo grátias.
Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme
nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un
violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed
apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su
ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e
incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito
concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini
religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta
gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria
lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che
parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il
suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della
Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia,
della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a
Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed
Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue
delle grand
M. - Deo grátias.
ALLELÚIA
Allelúia, allelúia.
Ps. 103, 30 - Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis
fáciem terræ. Allelúia.
(genufléctitur)
Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis
ignem accénde.
Allelúia, allelúia.
Sal. 103, 30 - Manda il tuo Spírito e saran creati, e sarà rinnovata la
faccia della terra. Allelúia.
(ci si inginocchia) Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi
in essi il fuoco del tuo amore.
SEQUENTIA
1 Veni, sancte Spíritus, / Et emítte coélitus, / Lucis tuæ rádium. 2
Veni, pater páuperum, / Veni, dator, múnerum, / Veni, lumen córdium. 3
Consolátor óptime, / Dulcis hospes ánimæ, / Dulce refrigérium. 4 In
labóre réquies, / In æstu tempéries, / In fletu solátium. 5 O lux
beatíssima, / Reple cordis íntima, / Tuórum fidélium. 6 Sine tuo númine,
/ Nihil est in hómine, / Nihil est innóxium. 7 Lava quod est sórditum, /
Riga quod est áridum, / Sana quod est sáucium. 8 Flecte quod est rígidum,
/ Fove quod est frígidum, / Rege quod est dévium. 9 Da tuis fidélibus, /
In te confidéntibus, / Sacrum septenárium. 10 - Da virtútis méritum, /
Da salútis éxitum, / Da perénne gáudium.
Amen. Allelúia.
IL «SEGRETO DI FATIMA» NEL VICOLO DEI MIRACOLI DI RETE 4
L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele
Tale trasmissione avrebbe potuto essere di grande interesse per la
presenza dello scrittore e giornalista Carlo Maria di Pietro, che è
partito dalla sua casa, 7 ore di viaggio, per ricordare la cosa
principale sul «Terzo Segreto» sul Papa: “… prostrato in ginocchio
ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli
spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo
morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e
religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e
posizioni …”. L’assalto più potente mai sferrato da Satana alla
Chiesa. Dal ‘Pontefice’ fino all’ultimo dei laici, Satana induce alla
sovversione del dogma. L’attacco non è ai corpi, ma alla Chiesa
militante. Difatti la lettura antropocentrico wojtyliana del segreto
risulta quantomeno di fantasia. Questo messaggio della Madonna di Fatima
già nel 1957 rendeva noto in Vaticano quello che sarebbe accaduto poco
dopo e che oggi chiamiamo: PROBLEMA DELL’AUTORITÀ NELLA CHIESA (dalle
elezioni non canoniche a tutto il resto).
Purtroppo in quel programma si è perso tempo con tante futilità, ma
almeno alla fine Di Pietro è riuscito a dire l’ultima parola sulla
perdita di spiritualità nella Chiesa; è essa in pericolo. Era invitato
in vista del suo studio sul problema sollevato riguardo all’identità di
Suor Lucia, sia per il suo aspetto sia per la calligrafia disuguale. Sì,
ma la questione principale era sapere perché questo sospetto diffuso
proprio nei mezzi più interessati a Fatima? Quale il problema di Suor
Lucia? Perché si è contraddetta su quanto aveva rivelato prima, sulla
data e sugli avvisi portati dalla Madre di Dio? Perché ha negato
l’intervista a Padre Fuentes nel dicembre 1957, pochi mesi prima della
morte di Pio XII? Come mai su una questione tanto centrale del Segreto
non se ne parla?
In trasmissione era presente un uomo dello spettacolo, Cecchi Paone,
nel ruolo dello scettico, avvocato del diavolo, che però serve a
ratificare certe esagerazioni. Fatima autentica, come si può dimostrare,
non teme confronti perché è confermata nella realtà. Dice il Paone che
il futuro non può essere descritto perché non esiste. Infatti, le
profezie di Fatima sono per lo più condizionali e perciò restarono
«segrete» poiché quanto previsto è come se il Signore dicesse: se
continuate a fare così va a finire certamente male. E nel caso dei Papi
di Fatima, Lucia ha scritto: “Per mezzo di una comunicazione intima il
Signore mi disse, lamentandoSI: “Non vollero soddisfare la Mia
richiesta… come il Re di Francia, si pentiranno e lo faranno, ma sarà
tardi. La Russia avrà già sparso i suoi errori per il mondo, provocando
guerre e persecuzioni alla Chiesa: Il Santo Padre avrà molto da patire”. Era la conferma di quella comunicazione intima che Lucia aveva riferito al suo Vescovo nell’agosto 1931: “Fa
sapere ai Miei ministri che siccome essi hanno seguito l’esempio del Re
di Francia nel ritardare l’esecuzione della Mia domanda, lo seguiranno
nella disgrazia.”
Chi sono questi “ministri”? Certamente il Suo Vicario: il Papa,
probabilmente pure i vescovi cattolici. Ma dal Papa dipendeva il
compimento della domanda. Di fronte a una richiesta-aiuto, di cui si
riconosce l’origine divina, tergiversare indica crisi di percezione
riguardo ai segni della volontà del Signore, che essi rappresentano con
“tutto il potere nel Cielo e nella Terra”. Ancor peggio, indica crisi di
fede nel potere della preghiera e della penitenza per ottenere un
intervento divino nella Storia, di cui Gesù Cristo è il Signore. Si può
allora dire che la crisi nella visione spirituale causa pure sviste nei
veri problemi terreni.
Per quanto riguarda Pio XI, nome risultante nel «Segreto», è
inevitabile concludere che egli, non accogliendo l’aiuto soprannaturale
di Fatima, non arrivò ad applicare giudizi politici nel segno del
principio di Cristo Re, di cui fu il dotto relatore. Quindi, cadde in
certe contraddizione nella sua politica dei concordati a oltranza,
nell’illusione di risolvere qualcosa nei “dialoghi democratici” coi
nemici di Dio. Perciò non ha capito il sostegno dovuto alla lotta dei Cristeros in Messico, come in Francia, con la condanna dell’Action Française, dimostratasi
deleteria, e attribuendo troppo valore ai concordati “civilizzatori” in
Italia e Germania. In speciale, si è illuso nel tentativo, durato 15
anni (1922-1937), di trattare con un sistema alla fine dichiarato intrinsecamente perverso, con cui ogni collaborazione è impossibile.
Tutto ciò riguarda carenza nella fiducia all’aiuto miracoloso
ottenibile se gli uomini rendessero gloria a Dio dando ascolto alla
richiesta di consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria.
Papa Leone XIII nel suo Motu Proprio del 25 settembre 1888, quando scrisse l’invocazione a S. Michele
“Questi astutissimi nemici hanno riempito e inebriato di fiele e amarezza la Chiesa, la sposa dell’Agnello immacolato, e hanno messo empie mani sulle sue più sacre proprietà. Nello stesso Luogo Santo, dove fu posta la Sede del beatissimo Pietro e la Cattedra di Verità per la luce del mondo, hanno elevato il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno che quando il Pastore sia stato colpito, il gregge venga disperso.”
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Come si potrà vedere subito sotto nelle immagini del Codex del 1917 la famosa Bolla del Pontefice Paolo IV è presente e non tolta come vorrebbero far intendere quei furbacchioni che per far quadrare le loro personali tesi dell'eretico comunque Pontefice vanno sparando che la bolla di Paolo IV non sia presente nell'unico vero Codice ad oggi esistente nella chiesa Cattolica...
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Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus
“Se mai, in qualunque epoca, avvenga che… il Romano Pontefice abbia deviato dalla Fede Cattolica o sia caduto in qualche eresia prima di assumere il papato, tale assunzione, anche compiuta coll’unanime consenso di tutti i Cardinali, è nulla, invalida e senza effetto; né può dirsi divenire valida, o esser tenuta per legittima in qualsivoglia modo, o esser ritenuta dare a costoro alcun potere di amministrare delle materie sia spirituali che temporali; ma qualsiasi cosa sia detta, fatta o stabilita da costoro è priva di ogni forza e non conferisce assolutamente alcuna autorità o diritto a chicchessia; e costoro per il fatto stesso (eo ipso) e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione siano privati di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, ufficio, e potere.”
Vogliamo premettere che non si vuol insegnare ad un vescovo la sua
funzione, in quanto come vescovo è parte integrante della
“chiesa docente”, ma quando si constatano certe incongruenze e certe
palesi omissioni è dovere anche dell’inferiore precisare e
riprendere anche un superiore per il bene delle anime e per amore della
verità ed è ciò che ci accingiamo a fare.
Sono apparsi recentemente due “commenti” (n. 405
e 407)
di Mons. Richard Williamson, intitolati “Buon senso sulla sede vacante” nei
quali il vescovo espone le argomentazioni formulate da Giovanni di San
Tommaso relativamente all’eresia del papa, questa teoria è stata
seguita principalmente dai domenicani, ma anche da altri teologi, ma le
opinioni sul papa eretico si possono ridurre a cinque e non solo a
quella riportata da Mons. Richard Williamson e sono le seguenti:
1°)
Il Papa non può cadere nell'eresia. Difesa da molti teologi, che
però quasi tutti precisano, con S. Roberto Bellarmino, che nel
caso dovesse cadere in eresia cesserebbe d’essere papa “ipso facto" poiché "chi è fuori della Chiesa non
può esserne il Capo".
2°)
Per la sua eresia, il Papa non perde mai il pontificato. Difesa da un
solo Teologo (Bouix) e confutata da molti teologi.
3°)
Il Papa perde il pontificato nel momento stesso in cui diventa eretico
anche solo internamente. Difesa dal cardinale. Giovanni de Torquemada,
oggi abbandonata da tutti.
4°)
Perde il pontificato soltanto dopo la dichiarazione d’eresia da parte
di un Concilio, dei cardinali o di un gruppo di vescovi:
a)
questa dichiarazione sarebbe realmente una deposizione sostenuta dal
cardinale de Vio detto il Gaetano;b) questa dichiarazione
non sarebbe una deposizione ma soltanto una semplice constatazione
della perdita del pontificato; difesa da Suarez, Billuart, Giovanni di
San Tommaso ed altri e confutata dai teologi che seguono la prima e la
quinta ipotesi;
5°) Il Papa eretico perde il
pontificato nel momento stesso in cui la sua eresia diventa manifesta “ipso facto”. Difesa dal cardinale
San Roberto Bellarmino, Silvius, dal cardinale Ballerini, Wernz – Vidal
dai cardinali Billot e Journet e da tanti altri.
Mons. Richard Williamson ha portato in evidenza soltanto la quarta
posizione di cui al punto (b,
sembra però ignorare quanto scritto dal cardinale Bellarmino che
confuta la quarta opinione con argomenti assai di rilievo.
San Roberto Bellarmino che non approvava la quarta ipotesi in nessun
modo, la confutava così (1):
«La quarta opinione è quella di
Gaetano (2) secondo la quale il papa manifestamente
eretico non è deposto ipso facto (3) , ma può e deve essere deposto dalla
Chiesa. A mio avviso, quest’opinione non è difendibile.
Perché, in primo luogo, è provato dagli argomenti
d’autorità e di ragione che l’eretico manifesto è deposto
ipso facto. L’argomento di autorità si basa su San Paolo (Tit.
III) che ordina di evitare l’eretico dopo due avvertimenti, cioè
dopo che abbia dimostrato un’ostinazione manifesta (ciò che
significa prima di ogni scomunica o sentenza giudiziale). È
ciò che scrive San Girolamo, aggiungendo che gli altri peccatori
sono esclusi della Chiesa da una sentenza di scomunica, gli eretici
invece si esiliano, separandosi da loro stessi dal Corpo di Cristo. Ora
un papa che resterebbe papa non può essere evitato,
perché come ci si può chiedere d’evitare il nostro capo?
Come potremmo separarci da un membro che c’è unito?
Il
seguente principio è dei più certi: il non cristiano non
può, in nessun modo, essere papa come Gaetano stesso ammette
(ibid., cap. 26). La ragione sta nel fatto che non può essere la
testa se non è un membro; ora il non cristiano non è
membro della Chiesa, ed un eretico manifesto non è cristiano,
come insegnano chiaramente San Cipriano (libro IV, Epist. 2),
Sant’Atanasio (serm. 2 cont. Arian.), Sant’Agostino (lib. de grat.
Cristo, cap. 20), San Girolamo (Contr. Lucifero.) e di altri; ed
è per questo che un eretico manifesto non può fare il
papa.
Primum quídem sermónem feci de ómnibus, o Theóphile, quæ coepit
Iesus fácere et docére, usque in diem, qua, præcípiens Apóstolis per
Spíritum Sanctum, quos elégit, assúmptus est: quibus et præbuit seípsum
vivum post passiónem suam in multis arguméntis, per dies quadragínta
appárens eis, et loquens de regno Dei. Et convéscens, præcépit eis, ab
Ierosólymis ne discéderent, sed exspectárent promissiónem Patris, quam
audístis per os meum: quia Ioánnes quidem baptzávit aqua, vos autem
baptizabímini Spíritu Sancto non post multos hos dies. Igitur qui
convénerant, interrogábant eum, dicéntes: Dómine, si in
témpore hoc restítues regnum Israël? Dixit
autem eis: Non est vestrum nosse témpora vel moménta, quæ Pater pósuit
in sua potestáte: sed accipiétis virtútem superveniéntis Spíritus Sancti
in vos, et éritis mihi testes in Ierúsalem, et in omni Iudæa, et Samaría,
et usque ad últimum terræ.
Et cum hæc dixísset, vidéntibus illis, elevátus est, et nubes suscépit
eum ab óculis eórum. Cumque intueréntur in coelum eúntem illum, ecce duo
viri astitérunt iuxsta illos in véstibus albis, qui et dixérunt: Viri
Galilæi, quid statis aspiciéntes in coelum? Hic Iesus, qui assúmptus est
a vobis in coelum, sic véniet quemádmodum vidístis eum eúntem in coelum.
M. - Deo grátias.
Nel
mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù
fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato
istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu
assunto in cielo. Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione,
con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno
di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non
allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la
promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni
ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo,
fra non molti giorni". Così venutisi a trovare insieme gli domandarono:
"Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?".
Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il
Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo
che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la
Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". Detto
questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al
loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se
n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e
dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo
Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno
allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
Recentemente ho ricevuto una Mail (mandata anche alla mia fidanzata che in questa vicenda non centra assolutamente niente) da don Ricossa che mi accusa di calunnia nei suoi confronti e di aver far fatto parte della setta Neocatecumenale quindi non saprei cosa dico faccio e scrivo. Faccio presente al don Ricossa che l'articolo non è stato redatto da me ma da un mio caro conosciente quindi ritengo doveroso che la risposta alla Mail di don Ricossa la faccia l'autore stesso dell'articolo in questione, per quanto riguarda la mia ex appartenenza alla setta diabolica Neocatecumenale risponderò personalmente a tempo debito con i giusti toni riguardosi alla fede...
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Caro don Ricossa,
nessuna falsificazione ! Infatti, nel testo in questione viene scritto "se ne deduce che…"; si tratta dunque di una nostra deduzione e non di una vostra esplicita dichiarazione. Si deduce cioè la giurisdizione del mezzo- papa-materialiter il quale, secondo voi non è un semplice impostore, una "comparsa" ma " il validamente eletto al Soglio", "materia apta" a divenire realmente Papa.
Ma, è codesta una deduzione assurda oppure, al contrario, perfettamente logica, consequenziale, soppesando le vostre parole alla conferenza? Vediamo:
Voi avete detto testualmente:
"cosa possono fare i cattolici? Il Papa avendo rifiutato il mandato di Cristo (non volendo essere Papa) è "papa materiale" cioè non è Papa ma nessuno lo può togliere, se non chi ha autorità nella Chiesa (vescovi residenziali e cardinali) dopo le necessarie legali monizioni.
Noi cattolici non possiamo dichiarare la sede vacante perché non ne abbiamo l'autorità.
Noi cattolici non possiamo: giuridicamente eleggere qualcuno perché non ne abbiamo l'autorità.
Noi possiamo dichiarare il nulla l'elezione dell’ eletto perché non ne abbiamo l'autorità eccetera eccetera".
Quello che qui ci preme sottolineare è che voi dite che nella "Chiesa" (ma di quale Chiesa parlate?) qualcuno ha l’"autorità" cioè il potere di governo, cioè la giurisdizione.
Chi è questo "qualcuno"? Sono -bontà vostra!- i c.d. "vescovi residenziali e cardinali": sono loro che dovrebbero inviare le "legali monizioni" al loro superiore gerarchico-"che non può essere giudicato da nessuno" -il vescovo di Roma- il mezzo- papa- materialiter.
Ma qui sorge una triplice obiezione: 1) se dei pseudo-vescovi-materialiter-modernisti possiedono l’"autorità nella Chiesa" cioè la giurisdizione, perché non dovrebbe possederla il loro capo pseudo-vescovo di Roma-mezzo- papa-modernista? Se lui ha posto un Obex (ostacolo) a divenire Papa (-cattolico), loro hanno posto ognuno (essendo manifestatamente eretici modernisti non meno di lui) un obex ad essere Vescovi (-cattolici) e la loro ordinazione è chiaramente, ipso facto, inefficace (secondo la tesi). Dunque essi si trovano nella stessa catastrofica posizione limbica del loro capo-materialiter. Di qui la nostra inferenza: o tutti con giurisdizione, o nessuno.
2) Ma… Ma essendo gli ordini sacri modernisti invalidi, come anche voi dite (lo diceva chiaramente Mgr G.De Lauriers: "… Ciò nella sola misura in cui una "gerarchia" che lo è soltanto materialiter può perpetuarsi. Una tale perpetuazione non è, ex se, impossibile. Essa richiede tuttavia espressamente delle consacrazioni episcopali che siano certamente valide. E poiché il nuovo rito è dubbio, gli "occupanti" (della sede apostolica) ben presto non saranno più che delle "comparse"…"), costoro non sono né Vescovi né Papi, ma semplici impostori. Allora che senso ha parlare di "autorità nella Chiesa"? Di certo, essendo eretici modernisti e senza ordini validi, non possono far parte della Gerarchia cattolica. Questo è un punto estremamente importante centrale per comprendere, oggi, chi è la vera
Chiesa, chi possiede, oggi, la vera autorità. Non bastano perciò parole dette o
scritte nel passato che oggi non si riescono più udire, come a Milano.
3) Occorre infine ricordarsi il potere di giurisdizione è sì distinto della Santissima Fede ma non separabile né anteponibile, per importanza, ad essa: in realtà esso è al servizio della vera Fede. L'insegnamento infallibile dogmatico della Santa Chiesa è inequivocabile e inoppugnabile a proposito.
Per finire questa breve precisazione: il vostro tono ingiurioso tradisce un nervosismo non giustificato dalla questione sul tappeto.
Nel mondo del
"tradizionalismo cattolico" sono accaduti nell'ultimo semestre tre
fatti che pur distinti, frutto dell'attività di distinte organizzazioni, vanno
nella stessa direzione sia pure con un
passo diverso. Il passo è diverso ma la direzione è la stessa. Vediamo:
il primo consiste in una
conferenza tenuta a Milano il 15 novembre 2014 dal titolo: "La tesi di
Cassiciacum oggi", promossa dall’I.M.B.C. di Verrua di Savoia.
Cosa si dice ? Vien detto che
il mezzo-papa-materialiter non può esser toccato dai vescovi cattolici, cioè
dichiarato decaduto, poiché tali vescovi pur avendola SS Fede non hanno la giurisdizione,che invece hanno i "vescovi"
modernisti residenziali, pur nonavendo
quest'ultimi la SS. Fede. Se ne deduce che anche il mezzo-papa-materialiter la
sua giurisdizione ce l’ha (benché né lui né i suoi falsi vescovi abbiano gli
ordini validi-ma questo l'oratore non lo dice). Dunque il mezzo- papa occupa la
Cattedra, esercita di fatto la giurisdizione e nessuno, nessun Concilio di
vescovi cattolici può toccarlo, cioè rimuoverlo. Paralisi assoluta ! Del resto,
udite!, potrebbe essere in buona fede e "volere il bene della Chiesa"
! Ripetiamolo: il mezzo papa sembra non avere (la prudenza non è mai troppa!)
la Fede ma mantiene la sua giurisdizione e, secondo l'oratore, solo i vescovi
modernisti che lo attorniano possono legalmente ammonirlo ed eventualmenterimuoverlo ( logico no? Eretici che
ammoniscono il loro eretico capo ! ).
Il secondo fatto,
disconosciuto da molti, è il riconoscimento, agli inizi di aprile 2015, da
parte della Segreteria degli affari di culto della Nazione Argentina dellaFSSPX (-distretto argentino) come parte della
Chiesa cattolica romana (cioè la setta modernista) in base alla legge 24-483 che
nel suo articolo 1 concede personalità giuridica civile agli istituti di vita
consacrata e Società di vita apostolica
che godono di personalità giuridica pubblica nella Chiesa modernista.
Dunque la sezione argentina
della FSSPX è stata registrata con il numero 381 tra gli istituti di vita
consacrati nelle dipendenze dell'arcivescovado di Buenos Aires (cardinale
M.A.Poli) .
Il terzo episodio è accaduto
questo del mese di maggio: pochi giorni or sono infatti il vescovo Williamson
ha affermato con chiarezza definitiva (dietro lo schermo del teologo Giovanni
di San Tommaso e di altri non meglio precisati), nel commento del 2-5, che il
Papa che governa la Chiesa cattolica può essere un eretico manifesto, senza per
questo perdere la sua giurisdizione, dato che per il bene dei fedeli la Chiesa
ha bisogno di essere governata.
Caríssimi: Estóte factóres verbi, et non auditóres tantum: fallente
vosmetípsos. Quia si quis audíto rest verbi, et non factor: hic
comparábitur viro consideránti vultum nativitátis suae in spéculo:
considerávit enim se, et ábiit, et statim oblítus est, qualis fúerit.
Qui autem perspéxerit in legem perféctam libertátis, et permánserit
in ea, non audítor obliviósus factus, sed factor óperis: hic beátus
in facto suo erit. Si quis autem putat se religiósum esse, non
refraénans linguam suam, sed sedúcens cor suum, huius vana est
relígio. Relígio munda, et immaculáta apud Deum et Patrem, haec est:
Visitáre pupíllos, et víduas in tribulatióne eórum, et immaculátum
se custodíre ab hoc saéculo.
M. - Deo grátias.
Caríssimi: Mettete in pratica la parola di Dio, non vi limitate ad
ascoltarla, ingannando voi stessi. Perché chi ascolta la parola e
non la mette in pratica è simile ad un uomo che guarda in uno
specchio il suo volto e, dopo essersi mirato, se ne va e lo
dimentica subito. Chi invece, avendo considerato attentamente la
legge perfetta della libertà, e avendo perseverato nel mirarla, ne è
divenuto, non uditore immemore, ma praticante: costui sarà beato nel
suo operare. Se uno ritiene di essere religioso e non tiene a freno
la sua lingua, illude se stesso, e la sua religione è vana. La
religione pura e immacolata agli occhi di Dio Padre consiste in
questo: nel visitare gli orfani e le vedove nelle loro
tribolazioni,e nel non lasciarsi contaminare dal mondo.
M. - Deo grátias.
ALLELÚIA
Allelúia, allelúia.
Surréxit Christus, et illúxit nobis, quos redémit sánguine suo.
Allelúia. Io. 16, 28 - Exívi a Patre, et veni in mundum:
íterum relínquo mundum, et vado ad Patrem. Allelúia.
Dice San Tommaso d'Aquino (
Sum. Th.II-II, Q.174, art.6): "così pure nel tempo della grazia tutta la Fede
della Chiesa è fondata sulle rivelazioni dell'unità e della Trinità di Dio fatta
agli Apostoli, secondo le parole evangeliche (Mt 16,18): "su questa pietra", cioè sulla
professione di questa tua Fede, "edificherò
la mia Chiesa".
Quindi è
chiarissimo sulla retta fede cattolica professata dagli Apostoli con in primis
San Pietro la chiesa Cattolica è comunicata con Nostro Signore che elargisce
tutte le grazie necessarie per la salvezza delle anime, ora pensare che la giurisdizione
(Sessio), che è comunicata solo a Pietro che a Sua volta la comunica ai Vescovi
a Lui sottomessi (La dottrina della Chiesa parla chiaramente (cf can. 108 § 3
del CjC, 1917): “Per
divina istituzione, la sacra gerarchia è composta, in ragione dell’ordine, di
vescovi, sacerdoti e ministri; in ragione della giurisdizione del pontificato
supremo e dell’episcopato subordinato”), non
necessita della fede di Pietro è ridicolo, offensivo ed eretico.
Quindi in questo sottospecie
di catechismo si afferma che Pietro in quanto eretico puo’ essere un membro
morto ma siccome, secondo le loro eretiche menti, la (Sessio) non necessita
della professione da parte di Pietro della retta fede puo’ tranquillamente
essere riconosciuto come l’autentica autorità della Chiesa Cattolica in attesa
che un concilio imperfetto, sempre secondo le loro deviate menti indetto da altri apostati vaticanosecondisti laici
(in quanto non hanno ricevuto un valido ordine episcopale) deponga dal Papato
(laico anch’esso per lo stesso motivo dei precedenti) il presunto eretico
Pontefice.
Si legge nel catechismo di San
Pio X al n° 124. Domanda: «Chi è fuori della comunione dei santi?»; Risposta:
«E’ fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati,
gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli
scomunicati».
Ora questo catechismo viene
insegnato ai bambini ed è chiarissimo nell’affermare chi è fuori della chiesa e
chi né fa parte, continuare ad offendere le intelligenze dei cattolici che si
sforzano in mezzo a mille difficoltà di rimanere fedeli a Nostro Signore è
oramai diventato insopportabile, oltre ad essere eretici gallicani Williamson e
soci travisano la retta fede facendo forza sulla buona fede dei piccoli fedeli
che in gran parte non conoscono gran che di Dottrina Cattolica per portarli
dalla loro parte e magari scucirli anche un bel po’ di denaro per la loro sopravvivenza.
Ricordiamo ai neo Gallicani che il magistero Autentico della Chiesa è superiore
a qualsiasi pensiero teologico di chiunque, e perché questo? Perché il
Magistero della Chiesa gode dell’infallibilità data al solo Pietro:
Scrive Leone XIII, Satis Cognitum:
“Deve
dunque Gesù Cristo aver preposto alla Chiesa un sommo reggitore a cui tutta la
moltitudine dei cristiani sia sottomessa e obbedisca.
(…) Quale sia poi questo potere, a cui debbono tutti i cristiani debbono
obbedire, non si può altrimenti determinare che dopo aver esaminata e
conosciuta la volontà di Cristo. (…) prima di privare la Chiesa della sua
corporale presenza gli fu necessario destinare qualcuno che in suo luogo ne
avesse cura. Quindi
disse a Pietro prima dell’ascensione: pasci le mie pecore. Gesù Cristo quindi
diede alla Chiesa per sommo reggitore Pietro (…). E infatti fece quell’insigne promessa
a Pietro, e a nessun altro: Tu sei Pietro e su questa pietra io edificherò la
mia Chiesa (Mt 16, 18).”
Interessante che tanti, come Monsignor Williamson, vadano in giro
facendo conferenze contro la Massoneria che è penetrata nella chiesa dal
Conciliabolo in poi affermando giustamente che tale commistione non può essere
compatibile dentro la Chiesa di Nostro Signore per poi bellamente
infischiarsene sia delle loro stesse parole ma anche delle tante testimonianze
oramai pubbliche sull’appartenenza di alti prelati, compresi i primi due fasulli
Pontefici Conciliari, che renderebbero invalide tutte le opere della falsa e
satanica chiesa conciliare, potremmo anche parlare dell’infischiarsene anche di
tutte le riconosciute manifestazioni Mariane che nella loro bocca sono presenti
nelle conferenze ma nei fatti non vengono prese in considerazione. Se non altro
in tutto questo marasma diviene sempre più chiaro l’agire di chi rimane fedele
a Nostro Signore e di chi agisce contro.
Per quanto ci riguarda rimarremo fedeli sino alla morte alla
dottrina Dogmatica del Concilio Vaticano I e rigetteremo tutte le neo tesi che giustificano una presunta autorità a degli autentici assasini della fede cattolica:
Pio IX, Concilio
Vaticano Primo:
“Al solo
Simone Pietro, inoltre, dopo la resurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di
sommo pastore e rettore su tutto il suo ovile, dicendo: Pasci i miei agnelli;
pasci le mie pecore. A questa dottrina così chiara delle sacre scritture, com’è
stata sempre intesa dalla chiesa cattolica, si oppongono apertamente le false
opinioni di coloro che, fraintendendo la forma di governo istituita da Cristo
signore nella sua chiesa, negano che il solo Pietro, rispetto agli altri
apostoli, sia presi singolarmente che tutti insieme, abbia ricevuto un vero e
proprio primato di giurisdizione da Cristo; o quanti affermano che questo
primato immediatamente e direttamente sarebbe stato conferito non allo stesso
beato Pietro, ma alla chiesa e, per mezzo di essa, a lui, come a suo ministro.
Perciò SE QUALCUNO DIRÀ CHE IL BEATO APOSTOLO PIETRO NON È
STATO COSTITUITO DA CRISTO SIGNORE, PRINCIPE DI TUTTI GLI APOSTOLI E CAPO
VISIBILE DI TUTTA LA CHIESA MILITANTE; OVVERO CHE EGLI DIRETTAMENTE ED
IMMEDIATAMENTE ABBIA RICEVUTO DAL SIGNORE NOSTRO GESÙ CRISTO SOLO UN PRIMATO
D’ONORE E NON DI VERA E PROPRIA GIURISDIZIONE: SIA ANATEMA”.