giovedì 9 luglio 2015
San Vincenzo Lirinese COMMONITORIO PARTE PRIMA (cap. I-IX)...
Poichè dice la divina Parola, e così n'ammonisce:
«Interroga i tuoi padri, e te ne daranno novella; i tuoi avi, e
te la testificheranno [2]: come:
Figlio mio, guarda di non iscordare questi miei insegnamenti, e
custodisci quelle mie parole ammezzo il tuo cuore [3]: non che: Porgi le tue orecchie alle parole dei
saggi [4]»; a me Peregrino [5],
il minimo dei servi del Signore sembra, che mediante l'aiuto celeste
sia per essere fatica di non dispregevole utilità, s'io
m'accingo a scrivere quelle verità, che senza alterazione di
sorta appresi dal santi Padri; e non ha certo dubbio, che ciò
non sia necessarissimo alla mia propria fralezza, procurandomi per tal
guisa un mezzo assai acconcio, onde aiutare la caducità della
mia memoria, facilitandomene l'assidua lettura. Alla quale
determinazione, non che il vantaggio della intrapresa, m'invita egli
pure la natura del tempo, ed il riflettere alla opportunità di
questo mio luogo. Perocchè ogni cosa umana venendo dal tempo
rapita, è debito nostro il togliere alla nostra volta
alcunchè d'utile ad esso per la vita eternale. E peculiarmente,
ove il salutare timore del tremendo giudizio di Dio ci astringa a
sempre maggior conoscenza di Religione, e la fraudolenta astuzia di
sempre novelli eretici n'accenni ad essere non poco attenti e
guardinghi. Ove poi consideriamo, che noi schifando il conversare ed il
frastuono delle città scegliemmo di vivere in questa assai
rimota villetta, ed in essa medesima un appartatissimo monastero; in
cui, lungi dall'occasion di distrarci, si può attuare
quant'è cantato ne' salmi: «State tranquilli e
riconoscete, ch'io sono Dio [6]:»
non manco a ciò concorrer vediamo lo scopo di nostra individuale
risoluzione. [Ancor più con ciò s'accorda lo
scopo di quello che ci siamo
proposti. Lat: Sed et propositi nostri ratio in id convenit. N.d.R.]
Perocchè trovandoci già noi travolti in turbini
molteplici e pericolose burrasche, ci riparammo per inspirazione divina
nel porto della Religione, stato in ogni tempo sicurissimo a tutti;
perchè qui spogliato il vanitoso e superbo fasto del secolo, e
colle opere della umiltà placando il Signore, potessimo non
soltanto sfuggire ai naufragi della vita presente, sibbene ancora il
fuoco della futura. Ma qui do cominciamento al proposito mio; che
è d'enunciare in iscritto con esattezza anzi di storico che
spirito d'autore le verità a noi trasmesse e depositate dai
nostri maggiori; ed ancora in ciò così diportandomi, che
non tutte, ma sì rammemori le cose sol necessarie. Nè
questo medesimo sono per fare con elegante e distesa maniera, ma con
semplice e piana; cosicchè molte cose siano per sembrare anzi
accennate, che non pienamente chiarite. Con copia ed accuratezza
scrivan coloro, i quali per solidità d'ingegno, e per ragione
d'uffizio a ciò sono chiamati. A me basta, che per aiutar la
memoria, e più veramente per allontanare i pericoli della
smemorataggine mia, mi sia provveduto d'un Commonitorio, che facendomi
bel bello risovvenire le apprese verità, mi studi coll'aiuto
divino d'ogni giorno perfezionare, ed al suo compimento condurre. A tal
fine ho voluto pure questo indicare, perchè venendo esso alle
mani de' cristiani, per emenda da me promessa vedendolo da limarsi, non
censurino in esso cosa con prematuro giudizio.
1. Domandando io spesso e con grande instanza ed impegno da
moltissimi personaggi chiari per dottrina e per santità, con
quale sicura e generale e legittima regola discernere io potessi la
verità della Cattolica fede dagli errori della eretica
prevaricazione; sempre, o quasi sempre ne riportai questa assai chiara
risposta: S'altri voglia conoscere le frodi dei ribellanti eretici,
schivarne i lacciuoli, e coll'aiuto divino intenda a perseverare nella
veracità ed integrità della Fede ortodossa, a conseguirlo
ha mestieri d'un duplice appoggio; dell'Autorità, vale a dire,
delle sacre Scritture, e della Tradizione della Chiesa cattolica [7].
2. A questo tratto altri forse potrebbe dirci: Essendo perfetto il
Canone della divina Scrittura, e sufficientissimo ad ogni qualsiasi
verità; perchè dovremo asserir necessaria
l'autorità della ecclesiastica interpretazione? È
chiarissima la ragione s'altri rifletta, che non tutti saprebbero per
la loro profondità interpretare le Sacre Scritture in uno stesso
genuino ed identico senso; ed anzi così variamente se ne possono
le sentenze contorcere, che quanti hanno uomini, tanti, quasi dissi,
significati se ne possano dedurre. [... che quanti sono gli
uomini, altrettanti sono i significati che si possono dedurre dalle
Scritture. Lat. ... ut pene quot homines sunt, tot illinc sententiae
erui posse videantur. N.d.R.] E
Novaziano in un modo, in un modo
Fotino, in un modo Sabellio, e Donato, ed Ario, ed Eunomio, e
Macedonio, ed Apollinare, e Priscilliano, e Pelagio, e Celestio, e
Nestorio ce le vogliono esporre [8].
È quindi essenziale al mantenimento della verità, ed alla
conoscenza di tanti e tanto svariati ravvolgimenti dell'errore, che
l'indirizzo della profetica ed apostolica sapienza venga regolato
secondo l'infallibil giudizio della Cattolica Chiesa [9].
domenica 5 luglio 2015
DOMÍNICA VI POST PENTECOSTEN - Santa messa "Non Una Cum" gli impostori apostati vaticanosecondisti...
Bolla di Papa Paolo IV del 1559, Cum ex apostolatus:
“Se mai, in qualunque epoca, avvenga che... il Romano Pontefice abbia deviato dalla Fede Cattolica o sia caduto in qualche eresia prima di assumere il papato, tale assunzione, anche compiuta coll’unanime consenso di tutti i Cardinali, è nulla, invalida e senza effetto; né può dirsi divenire valida, o esser tenuta per legittima in qualsivoglia modo, o esser ritenuta dare a costoro alcun potere di amministrare delle materie sia spirituali che temporali; ma qualsiasi cosa sia detta, fatta o stabilita da costoro è priva di ogni forza e non conferisce assolutamente alcuna autorità o diritto a chicchessia; e costoro per il fatto stesso (eo ipso) e senza che sia richiesta alcuna dichiarazione siano privati di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, ufficio, e potere.”
EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Romános, 6, 3-11
Fratres: Quicúmque baptizáti sumus in Christo Iesu, in morte ipsíus baptizáti sumus. Consepúlti enim sumus cum illo per baptísmum in mortem: ut quómodo Christus surréxit a mórtuis per glóriam Patris, ita et nos in novitáte vitæ ambulémus. Si enim complantáti facti sumus similitúdini mortis eius: simul et resurrectiónis érimus. Hoc sciéntes, quia vetus homo noster simul crucifíxus est: ut destruátur corpus peccáti, et ultra non serviámus peccáto. Qui enim mortuus est, iustificátus est a peccáto. Si autem mórtui sumus cum Christo: crédimus quia simul étiam vivémus cum Christo: sciéntes quod Christus resúrgens ex mórtuis, iam non móritur, mors illi ultra non dominábitur. Quod enim mórtuus est peccáto, mórtuus est semel: quod autem vivit, vivit Deo. Ita et vos existimáte, vos mórtuos quidem esse peccáto, vivéntes autem Deo, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Tutti noi che siamo stati battezzati nel Cristo Gesú, siamo stati battezzati nella sua morte. Dunque siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo: affinché come il Cristo resuscitò dai morti per la gloria del Padre, cosí anche noi risorgiamo a vita nuova. Se infatti gli siamo stati uniti per crescere con lui per la similitudine della sua morte: ugualmente lo saremo per la similitudine della sua resurrezione. Questo sappiamo: che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, affinché sia distrutto il corpo del peccato e non serviamo piú il peccato. Chi infatti è morto è giustificato dal peccato. Ora, se noi siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo con Cristo: sapendo che il Cristo resuscitando dai morti non muore piú e che la morte non avrà piú potere su di lui. Poiché la sua morte fu una morte al peccato per sempre: ma la sua vita è una vita per Dio. Cosí anche voi consideratevi morti al peccato, ma vivi, invece, per Dio, in Gesú Cristo nostro Signore.
M. - Deo grátias.
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Romános, 6, 3-11
Fratres: Quicúmque baptizáti sumus in Christo Iesu, in morte ipsíus baptizáti sumus. Consepúlti enim sumus cum illo per baptísmum in mortem: ut quómodo Christus surréxit a mórtuis per glóriam Patris, ita et nos in novitáte vitæ ambulémus. Si enim complantáti facti sumus similitúdini mortis eius: simul et resurrectiónis érimus. Hoc sciéntes, quia vetus homo noster simul crucifíxus est: ut destruátur corpus peccáti, et ultra non serviámus peccáto. Qui enim mortuus est, iustificátus est a peccáto. Si autem mórtui sumus cum Christo: crédimus quia simul étiam vivémus cum Christo: sciéntes quod Christus resúrgens ex mórtuis, iam non móritur, mors illi ultra non dominábitur. Quod enim mórtuus est peccáto, mórtuus est semel: quod autem vivit, vivit Deo. Ita et vos existimáte, vos mórtuos quidem esse peccáto, vivéntes autem Deo, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Tutti noi che siamo stati battezzati nel Cristo Gesú, siamo stati battezzati nella sua morte. Dunque siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo: affinché come il Cristo resuscitò dai morti per la gloria del Padre, cosí anche noi risorgiamo a vita nuova. Se infatti gli siamo stati uniti per crescere con lui per la similitudine della sua morte: ugualmente lo saremo per la similitudine della sua resurrezione. Questo sappiamo: che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, affinché sia distrutto il corpo del peccato e non serviamo piú il peccato. Chi infatti è morto è giustificato dal peccato. Ora, se noi siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo con Cristo: sapendo che il Cristo resuscitando dai morti non muore piú e che la morte non avrà piú potere su di lui. Poiché la sua morte fu una morte al peccato per sempre: ma la sua vita è una vita per Dio. Cosí anche voi consideratevi morti al peccato, ma vivi, invece, per Dio, in Gesú Cristo nostro Signore.
M. - Deo grátias.
Catechismo San Pio X - 132. Chi è fuori della Chiesa si salva? 133. Che significa « remissione dei peccati »?
Chi è fuori della Chiesa per propria colpa e muore senza dolore perfetto, non si salva; ma chi ci si trovi senza propria colpa e viva bene, può salvarsi con l'amor
di carità, che unisce a Dio, e, in spirito, anche alla Chiesa, cioè all'anima di lei.
Remissione dei peccati significa che Gesù
Cristo ha dato agli Apostoli e ai loro successori la potestà di rimettere
nella Chiesa ogni peccato.
domenica 28 giugno 2015
CATECHISMO DI SAN PIO X...129. Chi sono gli scismatici? 130. Chi sono gli scomunicati?
Nella Mystici Corporis Pio XII :
In
realtà, tra i membri della Chiesa bisogna annoverare esclusivamente
quelli che ricevettero il lavacro della rigenerazione, e professando la
vera Fede, né da se stessi disgraziatamente si separarono dalla
compagine di questo Corpo, né per gravissime colpe commesse ne furono
separati dalla legittima autorità. "Poiché — dice l’Apostolo — in un
solo spirito tutti noi siamo stati battezzati per essere un solo corpo, o
giudei o gentili, o servi, o liberi" (I Cor. XII, 13). Come dunque nel
vero ceto dei fedeli si ha un sol Corpo, un solo Spirito, un solo
Signore e un solo Battesimo, così non si può avere che una sola Fede
(cfr. Eph. IV, 5), sicché chi abbia ricusato di ascoltare la Chiesa,
deve, secondo l’ordine di Dio, ritenersi come etnico e pubblicano
(cfr. Matth. XVIII, 17). Perciò quelli che son tra loro divisi per
ragioni di fede o di governo, non possono vivere nell’unita di tale
Corpo e per conseguenza neppure nel suo divino Spirito.
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Gli scismatici sono i cristiani che, non negando esplicitamente alcun dogma, si separano volontariamente dalla Chiesa di Gesù Cristo, ossia dai legittimi pastori.
231. Chi sono gli scomunicati?
Gli scomunicati sono quelli che per mancanze gravissime vengono colpiti di scomunica dal Papa, o dal Vescovo, e sono quindi, siccome indegni, separati dal corpo della Chiesa, la quale aspetta e desidera la loro conversione
DOMÍNICA V POST PENTECOSTEN - Santa messa "Non Una Cum" gli impostori apostati vaticanosecondisti...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli. 1. Petri 3, 8-15.
Caríssimi: Omnes unánimes in oratióne estóte, compatiéntes, fraternitátis amatóres, misericórdes, modésti, húmiles: non reddéntes malum pro malo, nec maledíctum pro maledícto, sed e contrário benedicéntes: quia in hoc vocáti estis, ut benedictiónem hereditáte possideátis. Qui enim vult vitam dilígere et dies vidére bonos, coérceat linguam suam a malo, et lábia ejus ne loquántur dolum. Declínet a malo, et fáciat bonum: inquírat pacem, et sequátur eam. Quia óculi Dómini super justos, et aures ejus in preces eórum: vultus autem Dómini super faciéntes mala. Et quis est, qui vobis nóceat, si boni æmulatóres fuéritis? Sed et si quid patímini propter justítiam, beáti. Timórem autem eórum ne timuéritis: et non conturbémini. Dóminum autem Christum sanctificáte in córdibus vestris.
M. - Deo grátias.
Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli. 1. Petri 3, 8-15.
Caríssimi: Omnes unánimes in oratióne estóte, compatiéntes, fraternitátis amatóres, misericórdes, modésti, húmiles: non reddéntes malum pro malo, nec maledíctum pro maledícto, sed e contrário benedicéntes: quia in hoc vocáti estis, ut benedictiónem hereditáte possideátis. Qui enim vult vitam dilígere et dies vidére bonos, coérceat linguam suam a malo, et lábia ejus ne loquántur dolum. Declínet a malo, et fáciat bonum: inquírat pacem, et sequátur eam. Quia óculi Dómini super justos, et aures ejus in preces eórum: vultus autem Dómini super faciéntes mala. Et quis est, qui vobis nóceat, si boni æmulatóres fuéritis? Sed et si quid patímini propter justítiam, beáti. Timórem autem eórum ne timuéritis: et non conturbémini. Dóminum autem Christum sanctificáte in córdibus vestris.
M. - Deo grátias.
venerdì 26 giugno 2015
SEDE VACANTE: " testimoniare l’inganno modernista de falsi Pontefici conciliari affinché sia superato".
“….esiste un vero noviziato per gli
ecclesiastici da aggregare all’ordine massonico. Vi è una certa
categoria di persone che la massoneria destina come addetti alla
selezione dei possibili collaboratori da scegliere tra gli
ecclesiastici, i quali devono essere forniti di certe doti: spiccata
intelligenza, avidità di carriera, ambizione, pronto intuito a capire e a
fingere di non capire…” (Monsignor Marinelli)
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"Cari amici,
Sono lieto di salutarvi, in occasione di questa visita in Vaticano. I miei predecessori hanno incontrato delegazioni di B’nai B’rith International in diverse occasioni, e oggi io vi do il mio benvenuto con rinnovata e rispettosa cordialità!....
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ACEFALIA VOLONTARIA OVVERO EUTANASIA «CATTOLICA»!
L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele
Nella semplice e pratica saggezza di tutti i popoli in tutti i tempi c’è la certezza della necessità sociale di un capo.
Nel corso della storia si sa come questa
necessità ha assunto tante forme sacrali anche mitiche, anche involte
in simbolismi di tutti i generi.
Fatto sta che tale necessità d’ordine
sociale è suscitata divinamente poiché intrinseca alla natura del corpo
sociale che richiede una testa.
Per soddisfarla il Creatore suscita
nell’ordine umano, a immagine del padre – capo famiglia, condottieri e
re per la più larga famiglia dei popoli e nazioni. Niente più naturale,
niente più imprescindibile nell’ordine sociale!
Ed ecco che per la Sua Chiesa, società
perfetta, il Signore ha scelto e formato Simone, pescatore dotato del
dono di comando, come Suo Pietro. Egli doveva rimanere e perpetuare la
carica come rappresentante dei Suoi poteri nella santa Chiesa della
salvezza umana; supremo potere per una suprema missione riguardante la
vita di ogni essere umano; mistero della Fede, poiché si trattava del
potere infallibile di Dio in terra, concesso a uomini fallibili. Ma era
potere divino in vista della salvezza degli uomini.
Intorno all’importanza senza paragoni di
questa somma Carica, si è dall’inizio, creata una singolare aureola di
rispetto, di devozione, addirittura col termine simbolico di
«adorazione» del Vicario di Cristo ovvero del Papa cattolico.
E siamo arrivati ai nostri tempi di
quella decadenza crescente che parte proprio dall’alto: capi che
deviano, guida che confondono, chierici che si compromettono con
menzogne. Sì, decadenze storicamente cicliche, ma pure inevitabilmente
crescenti verso il mitico «kali iuga» delle più antiche visioni di un
caos finale che ha portato Gesù a dire: “Quando il Figlio dell’Uomo
tornerà sulla terra, troverà ancora la Fede?”
Ci siamo? Nel vagliare i fatti presenti è
impossibile negarlo perché tali inganni hanno da qualche tempo
raggiunto proprio quel vertice voluto da Dio. Infatti, il «disordine
universale» è «disordine cattolico» (cattolico = universale) perché
riguarda il vero «ordine» terreno per l’umanità decaduta, essendo il
Cristianesimo il «sistema» dell’ordine possibile nella società umana,
rivelato da Nostro Signore Gesù Cristo. E non si dica che siamo nel
campo della sola religione; ciò è determinante per ogni ordine civile
nel mondo materiale, ordinato a quello spirituale.
A questo punto, poiché è esso che fa
compiere il vero progresso delle civiltà, quando declina e manca, è la
Storia a registrare il risultato nel disordine crescente e
incontenibile, come in questo periodo di confusione cronica di capi e
guida abbagliati ma convinti d’essere illuminati. E pure usano tale
temine come lo hanno fatto infelici professori del ritorno alle sorgenti
del nulla, come Ratzinger e compagni!
Regna la confusione, eppure predomina il
vezzo clericale che si deve accettare e anche imporre ai fedeli di
accettare i capi passati dal convento, nel caso dai conclavi, ormai
immersi nel marasma conciliare! E tutto diventa discutibile, meno
l’inventata infallibilità del conclave. I cardinali non potrebbero
sbagliarsi nella loro scelta.
Ecco il nuovo spirito di corpo di una
classe clericale nel guado, che accantona, sia la priorità della Fede, a
cui dovrebbe servire l’autorità, sia il Magistero dei Papi (vedi Paolo
IV e San Pio V), che escludono l’assolutezza dei conclavi.
E così siamo arrivati alla funesta
successione di conclavi fasulli, con l’ultimo che sforna l’«episcopato
romano» del farsesco Bergoglio!
Può il cattolico, in questa paurosa
crisi mentale che investe la Chiesa e dura da più di mezzo secolo, non
sentire il dovere di testimoniare l’assenza dell’autorità apostolica che
preserva e difende la Fede di fronte ai falsi pastori che cercano di
cambiarla? Nel silenzio predominante, perduta la crisi che, più completa
non si può, poiché quasi un’intera generazione riconosce come papi e
pure “santi” chierici di un’altra «fede».
È vero che la piena testimonianza dei
falsi pastori richiede la presenza di uno vero, se non si vuole
inventare una Chiesa senza l’autorità del Vicario di Gesù Cristo. Ma ciò
per dei sapienti di quest’ora è un circolo vizioso senza uscita! Perciò
il Signore avrebbe istituito una Chiesa tanto imperfetta da meritarsi
la materialità untuosa dei «papi conciliari»! Dicono, che il pericolo
sta in un “conclavismo”, inteso come esercizio di un «decisionismo» di
gruppo per creare una autorità religiosa universale dal nulla. Sì, ma
per evitarlo un altro gruppo di consacrati istruiti nella manualistica
tradizionale decide che si deve subire qualsiasi «papa» uscito dai
conclavi a servizio dell’altra fede! Il chierico votato secondo il nuovo
disordine canonico conciliare può essere uno in forte odore di eresia,
ma insindacabile. Eccoci a quello che è davvero fatale “conclavismo”
distruttore del principio del vero conclave cattolico. Esso è valido
solo se elegge un cattolico per ricevere il potere pontificio
direttamente da Dio e non dal conclave. Così s’inventano la nuova eresia
che attribuisce potere assoluto al conclave! (Vedi «A graça do Conclave e a cilada conclavista», promariana, 25.09.2010).
lunedì 22 giugno 2015
BERGOGLIONE SVENDE LA CHIESA AI PIEDI DEGLI ERETICI COME LUI...
"A tali condizioni è chiaro che la
Sede Apostolica non può in nessun modo partecipare alle loro riunioni e
che in nessun modo i cattolici possono aderire o prestare aiuto a
siffatti tentativi; se ciò facessero, darebbero autorità ad una falsa
religione cristiana, assai lontana dall’unica Chiesa di Cristo. Ma
potremo Noi tollerare l’iniquissimo tentativo di vedere trascinata a
patteggiamenti la verità, la verità divinamente rivelata? Ché qui
appunto si tratta di difendere la verità rivelata. Gesù Cristo inviò per
l’intero mondo gli Apostoli a predicare il Vangelo a tutte le nazioni; e
perché in nulla avessero ad errare volle che anzitutto essi fossero
ammaestrati in ogni verità, dallo Spirito Santo;
forse che questa dottrina degli Apostoli venne del tutto a meno o si
offuscò talvolta nella Chiesa, diretta e custodita da Dio stesso? E se
il nostro Redentore apertamente disse che il suo Vangelo riguardava non
solo il periodo apostolico, ma anche le future età, poté forse l’oggetto
della fede, col trascorrere del tempo, divenire tanto oscuro e incerto
da doversi tollerare oggi opinioni fra loro contrarie? Se ciò fosse
vero, si dovrebbe parimenti dire che la discesa dello Spirito Santo
sugli Apostoli e la perpetua permanenza nella Chiesa dello stesso
Spirito e persino la predicazione di Gesù Cristo da molti secoli hanno
perduto ogni efficacia e utilità: affermare ciò sarebbe bestemmia.
Inoltre, l’Unigenito Figlio di Dio non solo comandò ai suoi inviati di
ammaestrare tutti i popoli, ma anche obbligò tutti gli uomini a prestar
fede alle verità che loro fossero annunziate « dai testimoni preordinati da Dio », e al suo precetto aggiunse la sanzione « Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; ma chi non crederà, sarà condannato »"...
Continua l'opera di delegittimazione della vera Chiesa Cattolica ad opera degli apostati vaticanosecondisti con a capo il fasullo Bergoglione (ne materiale ne formale), al pari dei suoi predecessori Papi conciliari, che oggi ha incontrato ufficialmente gli eretici impenitenti Valdesi.
Prima di fare un breve commento al continuo scandalo pubblico dato dai servi di satana vaticanosecondisti leggiamo qualche informazione sull'eretico Pietro Valdo fondatore della fasulla chiesa dei Valdesi affinchè sia ben chiaro a tutti che razza di personaggi siano questi Valdesi che cercano una qualche legettimazione dal falso Papa Bergoglio:
Se qualcuno patrocina gli eretici: è un eretico egli stesso.
Papa Innocenzo III
Se qualcuno prega con gli eretici: è un eretico.
Papa Benedetto XV
Se qualcuno prega con gli eretici, è un eretico.
Papa Sant. Agatone
Se qualcuno non condanna gli eretici, sia anatema per lui.
Papa Vigilio
Il protestantesimo o religione riformata, come orgogliosamente la chiamarono i suoi fondatori, è la somma di tutte le eresie, che furono prima di esso, che sono state dopo, e che potranno nascere ancora a fare strage delle anime.(Papa San Pio X)
Un eretico non può essere papa, la sua elezione sarebbe invalida e qualora un papa diventasse eretico, non avrebbe più alcuna giurisdizione spirituale sulla chiesa.
Se qualcuno patrocina gli eretici: è un eretico egli stesso.
Papa Innocenzo III
Se qualcuno prega con gli eretici: è un eretico.
Papa Benedetto XV
Se qualcuno prega con gli eretici, è un eretico.
Papa Sant. Agatone
Se qualcuno non condanna gli eretici, sia anatema per lui.
Papa Vigilio
Il protestantesimo o religione riformata, come orgogliosamente la chiamarono i suoi fondatori, è la somma di tutte le eresie, che furono prima di esso, che sono state dopo, e che potranno nascere ancora a fare strage delle anime.(Papa San Pio X)
Un eretico non può essere papa, la sua elezione sarebbe invalida e qualora un papa diventasse eretico, non avrebbe più alcuna giurisdizione spirituale sulla chiesa.

Pietro Valdo, capostipite della setta dei Valdesi, iniziò a spargere la sua eresia nell’anno 1160 circa, con l’occasione della morte di un certo importante personaggio di Lione, defunto improvvisamente davanti a più persone. Pietro ne rimase così atterrito, che subito distribuì ai poveri una grande somma di danaro; da questo gesto, molti uomini, per devozione, gli si diedero per discepoli.
Valdo era
alquanto letterato, ed allora volle spiegare loro il Nuovo Testamento;
purtroppo propose ai suoi seguaci anche vari dogmi alieni dalla dottrina
cattolica.
Gli
ecclesiastici gli si opposero ma esso, non facendone conto, diceva ai
suoi seguaci che il clero era ignorante e corrotto nei costumi, dunque
invidiava la buona vita e dottrina della neonata setta valdese.
Così viene riferita l’origine dei Valdesi da Fleury, da Natale Alessandro e dal cardinal Gotti (Fleury l. 73. n. 55. Nat. Alex. c. 4. a. 13. Gotti c. 93. §. 1.), nondimeno il p. Graveson (Sec. 12. coll. 3)
sostiene che Pietro Valdo, avendo inteso o letto nel Vangelo di san
Matteo al capo 19, che per comando del Signore si devono vendersi tutti i
beni per darli ai poveri, si persuase di voler rinnovare questa vita
apostolica; perciò vendette tutti i suoi beni dispensandoli ai poveri e
scelse di vivere da povero. Così volle imitarlo un certo Giovanni, che,
spaventato dalla morte subitanea di quel personaggio di Lione, vendette
il suo patrimonio e si fece compagno di Pietro; così, acquistando più
seguaci, si espanse la setta di questi eretici.
domenica 21 giugno 2015
DOMÍNICA IV POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" GLI APOSTATI VATICANOSECONDISTI...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Romános
Rom. 8, 18-23.
Fratres: Exístimo, quod non sunt condígnæ passiónes hujus témporis ad
futúram glóriam, quæ revelábitur in nobis. Nam exspectátio creatúræ
revelatiónem filiórum Dei exspéctat. Vanitáti enim creatúra subjécta
est, non volens, sed propter eum, qui subjécit eam in spe: quia et ipsa
creatúra liberábitur a servitúte corruptiónis, in libertátem glóriæ
filiórum Dei. Scimus enim, quod omnis creatúra ingemíscit et párturit
usque adhuc. Non solum autem illa, sed et nos ipsi primítias spíritus
habéntes: et ipsi intra nos gémimus, adoptiónem filiórum Dei
exspectántes, redemptiónem córporis nostri: in Christo Jesu, Dómino
nostro.
Fratelli: io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente
non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in
noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli
di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo
volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza
di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per
entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene
infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie
del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie
dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la
redenzione del nostro corpo.
GRADUALE
Ps. 78, 9 et 10.
Propítius esto, Dómine, peccátis nostris: ne quando dicant gentes: Ubi
est Deus eórum? Adjuva nos, Deus, salutáris noster: et propter honórem
nóminis tui, Dómine, líbera nos.
Mostrati
clemente, o Signore, verso i nostri peccati affinché gli infedeli non
abbiano a dire: dove è il loro Dio? Aiutaci, o Dio della nostra
salvezza, e per l’onore del to nome liberaci, o Signore!
sabato 20 giugno 2015
CATECHISMO DI SAN PIO X. 127. Chi sono gli eretici? 128. Chi sono gli apostati?...

San. Domenico (XII 100): " li cattolici sono àrbori fruttuosi, li eretici sono sterpi pungenti e ‛ nocivi ' e venenosi "
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127. Chi sono gli eretici?
Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verita' rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti.
128. Chi sono gli apostati?
Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno ,la fede cattolica gia' professata.
Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verita' rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti.
128. Chi sono gli apostati?
Gli apostati sono i battezzati che rinnegano, con atto esterno ,la fede cattolica gia' professata.
I FONDAMENTI DELLA FEDE...
Fonte: Progetto Barruel...
Da: Antidoto alle massime empie e sovversive. Serie di scritti tendenti a nutrir l'intelletto di sane dottrine ed a ringagliardire nel cuore i più nobili affetti, vol. III, Napoli 1854 pag. 1-15
Sac. Enrico Edoardo Manning
I FONDAMENTI DELLA FEDE
LEZIONI QUATTRO
prima traduzione italiana
La vita eterna si è che conoscano te, solo vero
Dio e Gesù
Cristo mandato da te. S. Giovanni,
XVII, 3.
LEZIONE PRIMA
LA VERITÀ RIVELATA, DEFINITA E CERTA.
Egli è mio divisamento parlare de' sostegni della fede,
non già delle speciali dottrine della teologia cattolica, ma dei
sostegni o del fondamento sopra cui tutta quanta la fede posa.
Arduo tema al trattarsi; sia perchè argomento d'indole proemiale
e d'arida trattazione, sia ancora perchè non riesce faccenda
agevole di por mano ad una materia da sì gran pezza in
dibattimento, senza trattarla in tuono di vivida controversia. Ed io lo
crederei uno sfregio al sacro carattere della medesima verità,
se m'inducessi a maneggiare un tema, cotanto sacro e sì
necessario, nel tuono [= tono
N.d.R.] di mera disputazione.
Impertanto desidero di
parlare a gloria di Nostro Signore, e, Dio concedente, in aiuto di
chiunque cerca la verità.
Stabilire saldi ed incrollabili fondamenti di nostra fede egli è
cosa pur necessaria ad ogni tempo, conciossiachè, essendo il
fine dell'uomo la vita eterna, ed essendo il mezzo di questo fine la
cognizione di Dio e di Gesù Cristo mandato da lui; il nostro
essere morale, intellettuale e spirituale, ne importa necessità
di conoscere rettamente, e mercè la cognizione, essere unito
alla mente e volontà di Dio. E ciò che è
necessario in ogni tempo, è necessario poi segnatamente in
questo. Imperocchè questa terra una volta piena di luce, una
volta unita alla grande comunanza del cristianesimo, ed innestata sulla
mistica vigna, onde per ogni ramo, per ogni brocco [= germoglio N.d.R.]
circola la vita e la
verità, son trecento anni, da uomini perversi, a perversi fini,
fu di taglio appartata dal mondo cristiano, ed istrappata
dall'unità di Cristo. Or da quel tempo, quale si fu la storia
religiosa dell'Inghilterra? Lo scisma che ricise Inghilterra dalla
divina tradizione della fede, la svelse
dello stesso fendente dalla sorgiva [= dalla sorgente N.d.R.] della certezza; lo
spartimento,
onde fu tronca Inghilterra dall'unità della Chiesa dilatata per
tutto il mondo, piantò il principio di scisma nelle sue viscere.
L'Inghilterra schiantata dall'unità cattolica, dirupò
come frana da greppo [= ripa
N.d.R.] stritolandosi per la sua
massa medesima e
gravità in frantumi. Inghilterra, Scozia, Irlanda sbrancaronsi;
ognuna, religione propria; ognuna, regola di fede propria. Da scisma
contraddizione, da contraddizione incertezza, contrasto e dubbio.

Nè si sta qui. Quello stesso principio di scisma che
separò l'un dall'altro i tre regni, dilatossi più oltre.
In ogni punto divisione menava divisione. Ogni chiesa protestante in
ragione del suo proprio costitutivo nutriva in seno il principio ad un
tempo della sua nascita e della sua morte, vo' dire il giudizio
privato.
E il giudizio privato, compiendo gli effetti suoi su gl'individui,
cagionò scisma da scisma: a tale, per confessione d'uno
scrittore, e scrittor protestante, che nel secolo diciassettesimo,
nell'auge massimo del protestantismo, le sette dell'Inghilterra
sommavano da due a tre centinaia.
Se non che v'hanno cause ed eventi a noi più da presso che
rendono più che mai necessario il tornar addietro da capo ai
fondamenti unici della certezza, e ripristinare la base della Fede. Il
religioso stabilimento per sì lungh'anni creduto Chiesa,
corporazione in possesso di tre secoli di tradizione, sorretta dal
braccio di questa potentissima nazione, mantenuta dalla forza delle
leggi e dell'autorità, investita di dignità e gradi
politici, con alle mani vaste dotazioni, non già di terre ed oro
soltanto, ma, ciò che torna assai più importante, dei
tesori che si ragunò [che
aveva messo insieme N.d.R.]
la Chiesa Cattolica, e dei quali fu
iniquamente diserta [spogliata
N.d.R.], cioè le
università, i collegi e
scuole; questa grande corporazione, colta nell'intelletto,
racchiudente in sè stessa la vita nazionale nell'intera sua
forza e maturità, sonata l'ora dell'esperimento, fu
interrogata sulla sua fede, e volendo rispondere prevaricò. Fu
addimandata parlasse quale maestra, inviata di Dio; non potè;
Dio non l'avea mandata. Cotalchè l'estrema speranza di certezza,
qui fra le protestanti congregazioni rimasta, chiarì la propria
impotenza nel magistero. La corporazione a cui gli uomini attribuivano
follemente del divin magistero della Chiesa, nella sua missione e nei
suoi ordini si proclamò cosa umana.
domenica 14 giugno 2015
IN FESTO SACRATÍSSIMI CORDIS IESU - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti..
Dalle «Opere» di san Bonaventura, vescovo
(Opusc. 3, Il legno della vita, 29-30. 47; Opera omnia 8, 79)
Presso di te é la sorgente della vita
Considera anche tu, o uomo redento, chi, quanto grande e di qual natura sia colui che pende per te dalla croce. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19, 37), per divina disposizione é stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed é, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).
Sorgi, dunque, o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle pareti di una gola profonda» (Ger 48, 28). Come «il passero che ha trovato la sua dimora» (Sal 83, 4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l'intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell'eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora.
O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità é senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile!
Da te scaturisce il fiume «che rallegra la città di Dio» (Sal 45, 5), perché «in mezzo ai canti di una moltitudine in festa» (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando con la testimonianza dell'esperienza, che «in te é la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce» (Sal 35, 10).
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(Opusc. 3, Il legno della vita, 29-30. 47; Opera omnia 8, 79)
Presso di te é la sorgente della vita
Considera anche tu, o uomo redento, chi, quanto grande e di qual natura sia colui che pende per te dalla croce. La sua morte dà la vita ai morti, al suo trapasso piangono cielo e terra, le dure pietre si spaccano.
Inoltre, perché dal fianco di Cristo morto in croce fosse formata la Chiesa e si adempisse la Scrittura che dice: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (Gv 19, 37), per divina disposizione é stato permesso che un soldato trafiggesse e aprisse quel sacro costato. Ne uscì sangue ed acqua, prezzo della nostra salvezza. Lo sgorgare da una simile sorgente, cioè dal segreto del cuore, dà ai sacramenti della Chiesa la capacità di conferire la vita eterna ed é, per coloro che già vivono in Cristo, bevanda di fonte viva «che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14).
Sorgi, dunque, o anima amica di Cristo. Sii come colomba «che pone il suo nido nelle pareti di una gola profonda» (Ger 48, 28). Come «il passero che ha trovato la sua dimora» (Sal 83, 4), non cessare di vegliare in questo santuario. Ivi, come tortora, nascondi i tuoi piccoli, nati da un casto amore. Ivi accosta la bocca per attingere le acque dalle sorgenti del Salvatore (cfr. Is 12, 3). Da qui infatti scaturisce la sorgente che scende dal centro del paradiso, la quale, divisa in quattro fiumi (cfr. Gn 2, 10) e, infine, diffusa nei cuori che ardono di amore, feconda ed irriga tutta la terra.
Corri a questa fonte di vita e di luce con vivo desiderio, chiunque tu sia, o anima consacrata a Dio, e con l'intima forza del cuore grida a lui: «O ineffabile bellezza del Dio eccelso, o splendore purissimo di luce eterna! Tu sei vita che vivifica ogni vita, luce che illumina ogni luce e che conserva nell'eterno splendore i multiformi luminari che brillano davanti al trono della tua divinità fin dalla prima aurora.
O eterno e inaccessibile, splendido e dolce fluire di fonte nascosta agli occhi di tutti i mortali! La tua profondità é senza fine, la tua altezza senza termine, la tua ampiezza è infinita, la tua purezza imperturbabile!
Da te scaturisce il fiume «che rallegra la città di Dio» (Sal 45, 5), perché «in mezzo ai canti di una moltitudine in festa» (Sal 41, 5) possiamo cantare cantici di lode, dimostrando con la testimonianza dell'esperienza, che «in te é la sorgente della vita e alla tua luce vediamo la luce» (Sal 35, 10).

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Ephésios.
Ephes. 3, 8 19.
Fratres: Mihi, ómnium sanctórum mínimo, data est grátia hæc, in géntibus
evangelizáre investigábiles divítias Christi, et illumináre omnes, quæ
sit dispensátio sacraménti abscónditi a sǽculis in Deo, qui ómnia
creávit: ut innotéscat principátibus et potestátibus in coeléstibus per
Ecclésiam multifórmis sapiéntia Dei, secúndum præfinitiónem sæculórum,
quam fecit in Christo Jesu, Dómino nostro, in quo habémus fidúciam et
accéssum in confidéntia per fidem ejus. Hujus rei grátia flecto génua
mea ad Patrem Dómini nostri Jesu Christi, ex quo omnis patérnitas in
coelis ei in terra nominátur, ut det vobis, secúndum divítias glóriæ suæ,
virtúte corroborári per Spíritum ejus in interiórem hóminem, Christum
habitáre per fidem in córdibus vestris: in caritáte radicáti et fundáti,
ut póssitis comprehéndere cum ómnibus sanctis, quæ sit latitúdo, et
longitúdo, et sublímitas, et profúndum: scire étiam supereminéntem
sciéntiæ caritátem Christi, ut impleámini in omnem plenitúdinem Dei.
M. Deo Gratias.
M. Deo Gratias.
Fratelli: A me, che sono l'infimo fra tutti i santi, è stata concessa
questa grazia di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di
Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual è l'adempimento
del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore
dell'universo, perché sia manifestata ora nel cielo, per mezzo della
Chiesa, ai Principati e alle Potestà la multiforme sapienza di Dio,
secondo il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore,
il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la
fede in lui. Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie
tribolazioni per voi; sono gloria vostra. Per questo, dico, io piego le
ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla
terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua
gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo
interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così,
radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti
i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e
conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate
ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
M. Deo Gratias.
M. Deo Gratias.
sabato 13 giugno 2015
Gli anticristi modernisti continuano ad insabbiare il "Messaggio di Fatima"...
Fonte: Acta Apostolicae Sedis...
L'"Apostolato Mondiale di Fatima" nasconde le parole di nostra Signora di Fatima nella traduzione inglese della Nuova Biografia di Lucia
In due articoli precedenti (27 agosto 2014 e 10 aprile 2015) ho evidenziato una rivelazione esplosiva in una nuova biografia di suor Lucia, Um Caminho Sob un Olhar de Maria ( Un percorso sotto lo sguardo di Maria ), pubblicata dal convento di Coimbra . Per
richiamare i fatti, a pagina 266 dell'edizione originale portoghese c'è
una citazione da un diario di Suor Lucia, non ancora pubblicato, in cui
si racconta la direttiva della Vergine di stare in pace e di impegnarsi a scrivere il Terzo Segreto, dopo la lunga lotta della veggente di metterlo per iscritto. La frase cruciale è "stare in pace, e scrivere ciò che io ti ho comandato, ma, tuttavia, non quello che è ti é stato dato per capire il suo significato ". In portoghese la frase chiave è" está em paz e escreve o
que te mandam, não porém o que te é dado entender fare seu significado. "
La chiara
importazione delle parole della Beata Vergine è che, alla data riportata
nella biografia, 3 Gennaio 1944, ha comandato a Lucia di scrivere la
visione, in ultima analisi pubblicata dal Vaticano il 26 giugno del
2000, il cui testo di quattro pagine è datato 3 gennaio 1944, ma non è la spiegazione della Vergine del suo stesso significato, che aveva dato a Lucia. La
spiegazione della Vergine del significato della visione avrebbe dovuto
comportare un separato, ma ancora inedito testo, un testo la cui
esistenza è stata solo evidente sin dal momento la visione è stata pubblicata, suscitando la famosa risposta di Madre Angelica in diretta televisiva ( 16 maggio 2001): ". Mi capita di pensare di essere uno di quelli che pensa che non abbiamo compreso l'intera cosa" No, non l'abbiamo fatto.
domenica 7 giugno 2015
IoStoConDanilo [Come aiutare D. Quinto, licenziato per le sue opinioni]...
Fonte: Radio Spada...
Ciò che mi permetto di chiedere con queste poche righe è di entrare tutti in questa famiglia dando il nostro contributo, per permettere a Danilo di resistere, in attesa di un nuovo lavoro. In coscienza, non possiamo fare altrimenti. In una recente chiacchierata mi ha detto: “Ho tentato di tutto in questi dieci anni di conversione per sopravvivere insieme alla mia famiglia e non ho rimpianto nulla di quello che ho lasciato: la sicurezza economica, la prospettiva di una carriera politica. Mi sono abbandonato alla volontà di Dio. Non posso mollare”.

di Andrea Giacobazzi
Mi trovo a scrivere per una notizia che
probabilmente molti di voi già conoscono. Danilo Quinto ha visto sparire
la sua principale fonte di reddito per la fedeltà a ciò in cui crede,
per aver scritto alcuni articoli apparsi su Radio Spada e per aver
pubblicato (sempre con le Edizioni Radio Spada) il libro “Ancilla Hominis“,
in cui le opinioni sull’operato di Francesco sono apparse ad alcuni
troppo dure. [Per leggere qualche dettaglio in più sulla vicenda,
leggere l’articolo: Danilo Quinto licenziato per le sue opinioni e per il libro pubblicato con noi]
Non entrerò nel merito degli scritti di
Danilo, non mi interessa. Per certo posso affermare che era un ben
pagato dirigente del Partito Radicale, con ampie possibilità di essere
candidato ed eletto al Parlamento.
Ha lasciato tutto per convertirsi al
Cattolicesimo: ha lasciato l’incarico di tesoriere, ha lasciato la
possibilità di diventare “onorevole”, ha lasciato la carriera e i soldi
sicuri per mettersi in cammino su una strada dura e pericolosa. L’ha
fatto, certo che le stesse mani che lo applaudivano, lo avrebbero
prontamente schiaffeggiato. Si è riempito di debiti per tenere testa
alla situazione ma è andato avanti.
Giunto con genuinità nella Chiesa, ne ha
visto presto l’immane crisi, e con la stessa fermezza con cui si è
dissociato dai suoi precedenti “colleghi” radicali, si è opposto agli
atteggiamenti contrari alla Fede propri di larghissima parte della
gerarchia e dello stesso Francesco. La scure di alcuni zelanti avrebbe
dovuto presto fargli visita. Ora è senza reddito, senza proprietà di
beni immobili, senza auto ma con una famiglia intorno. Una famiglia che
quotidianamente implica delle spese.

Ciò che mi permetto di chiedere con queste poche righe è di entrare tutti in questa famiglia dando il nostro contributo, per permettere a Danilo di resistere, in attesa di un nuovo lavoro. In coscienza, non possiamo fare altrimenti. In una recente chiacchierata mi ha detto: “Ho tentato di tutto in questi dieci anni di conversione per sopravvivere insieme alla mia famiglia e non ho rimpianto nulla di quello che ho lasciato: la sicurezza economica, la prospettiva di una carriera politica. Mi sono abbandonato alla volontà di Dio. Non posso mollare”.
Neanche noi possiamo mollarlo.
Che fare, quindi? Inviare i nostri
contributi al suo IBAN (che è in calce a questo testo) e comprare –
operazione simbolicamente non secondaria – il suo libro “Ancilla Hominis”, magari facendo acquisti “militanti” di molte copie, da regalare a nostra volta per far conoscere la sua storia.
Non aggiungo altro, il tempo delle parole è finito.
*** *** ***
Banca UNICREDIT,
Intestatario: PASQUALE QUINTO (è il nome sui documenti)
Codice IBAN: IT 66 Y 02008 04020 000101365598.
Causale: Donazione – Campagna #IOSTOCONDANILO
sabato 6 giugno 2015
CORPUS DÓMINI DOMÍNICA II POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...
San Francesco d'Assisi...
LETTERA A TUTTI I CHIERICI SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE
LETTERA A TUTTI I CHIERICI SULLA RIVERENZA DEL CORPO DEL SIGNORE
Facciamo
attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all'ignoranza che certuni
hanno riguardo al santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai
santissimi Nomi e alle sue Parole scritte che santificano il
corpo.
Sappiamo che non ci può essere il corpo se prima non è santificato dalla parola.
Niente
infatti possediamo e vediamo corporalmente in questo mondo dello stesso
Altissimo, se non il corpo e il sangue, i nomi e le parole mediante le quali
siamo stati creati e redenti "da morte a vita" (1Gv 3,14).
Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, poiché "L'uomo carnale non comprende le cose di Dio" (1Cor 2,14).
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra illecitamente, quanto siano miserandi i calici, i corporali e le tovaglie sulle quali si compie il sacrificio del corpo e del sangue di lui. E da molti viene collocato e lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato senza nessun onore e ricevuto senza le dovute disposizioni e amministrato agli altri senza discrezione.
Anche i nomi e le parole di lui scritte talvolta vengono calpestate, poiché "L'uomo carnale non comprende le cose di Dio" (1Cor 2,14).
Non dovremmo sentirci mossi a pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si consegna nelle nostre mani e noi l'abbiamo a nostra disposizione e ce ne comunichiamo ogni giorno? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle sue mani?
Orsù, di
tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e ovunque
troveremo il santissimo corpo del Signore nostro Gesù Cristo collocato e
lasciato in modo illecito, sia rimosso di là e posto e custodito in un luogo
prezioso.
Ugualmente,
ovunque siano trovati i nomi e le parole scritte del Signore in luoghi
sconvenienti, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo
decoroso.
Queste cose
sono tenuti ad osservarle fino alla fine, più di qualsiasi altra cosa, tutti i
chierici. 14 E quelli che non faranno questo, sappiano che dovranno rendere
"ragione" davanti al Signore nostro Gesù Cristo "nel giorno del giudizio" (Cfr.
Mt 12,36).
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
E coloro che faranno ricopiare questo scritto, perché esso sia meglio osservato, sappiano che saranno benedetti dal Signore Iddio.
(da Fonti Francescane, sez. Lettere)
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 11,
23-29
Fratres: Ego énim accépi a Dómino quod et trádidi vobis, quóniam
Dóminus Iesus in qua nocte tradebátur, accépit panem, et grátias ágens
fregit, et dixit: Accípite, et manducáte: hoc est corpus meum, quod pro
vobis tradétur: hoc fácite in meam commemoratiónem. Simíliter et cálicem,
postquam coenávit, dícens: Hic calix novum testaméntum est in meo
sánguine. Hoc fácite, quotiescúmque bibétis, in meam commemoratiónem.
Quotiescúmque enim manducábitis panem hunc, et cálicem bibétis, mortem
Dómini annuntiábitis, donec véniat. Itaque quicúmque manducáverit panem
hunc, vel bíberit cálicem Dómini indígne, reus erit córporis et
sánguinis Dómini.
Probet áutem seípsum homo: et sic de pane illo edat, et de cálice bibat.
Qui enim mandúcat et bibit indígne, iudícium sibi mandúcat et bibit: non
diiúdicans corpus Dómini.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Io stesso ho appreso dal Signore quello che ho insegnato
a voi: il Signore Gesú, nella stessa notte nella quale veniva tradito:
prese il pane, e rendendo grazie, lo spezzò e disse: Prendete e
mangiate, questo è il mio corpo che sarà immolato per voi: fate questo
in memoria di me. Similmente, dopo cena, prese il calice, dicendo:
Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, tutte le volte che ne
berrete, fate questo in memoria di me. Infatti, tutte le volte che
mangerete questo pane e berrete questo calice, annunzierete la morte del
Signore fino a quando Egli verrà. Chiunque perciò avrà mangiato questo
pane e bevuto questo calice indegnamente, sarà reo del Corpo e del
Sangue del Signore. Dunque, l’uomo esamini sé stesso e poi mangi di quel
pane e beva di quel calice: chi infatti mangia e beve indegnamente,
mangia e beve la sua condanna, non riconoscendo il corpo del Signore.
M. - Deo grátias.
mercoledì 3 giugno 2015
L'ultimo vero Pontefice Cattolico,(Pio XII) canonizza il grande San Pio X "martello santo" dei modernisti...

Discorso di Pio XII dopo il rito di canonizzazione di San Pio X, 29 maggio 1954
Quest’ora di fulgente trionfo, che
Iddio, suscitatore degli umili, ha disposto e quasi affrettato, per
sigillare la mirabile ascesa del suo servo fedele Pio X alla suprema
gloria degli altari, ricolma l’animo Nostro di gaudio, al quale voi,
Venerabili Fratelli e diletti figli, con la vostra presenza così
largamente partecipate. Eleviamo pertanto fervide grazie alla divina
bontà per averCi concesso di vivere questo straordinario evento, tanto
più che forse per la prima volta nella storia della Chiesa la formale
santificazione di un Papa è proclamata da chi ebbe già il privilegio di
essere al servigio di lui nella Curia Romana.
Fausto e memorando questo dì, non
soltanto per Noi, che lo annoveriamo tra i giorni felici del Nostro
Pontificato, cui la Provvidenza aveva pur riservato così numerosi dolori
e sollecitudini; ma altresì per la intiera Chiesa, che, spiritualmente
stretta intorno a Noi, esulta all’unisono in veemente palpito di
religiosa commozione.
Il caro nome di Pio X in questo vespro
radioso attraversa da un capo all’altro la terra, scandito con gli
accenti più diversi; e destando da per tutto pensieri di celestiale
bontà, forti impulsi di fede, di purezza, di pietà eucaristica, risuona a
perenne testimonianza della feconda presenza di Cristo nella sua
Chiesa. Con generoso ricambio, esaltando il suo servo, Dio attesta la
eccelsa santità di lui, per la quale, anche più che per il suo supremo
Ufficio, Pio X fu in vita inclito campione della Chiesa, e come tale è
oggi il Santo dato dalla Provvidenza ai nostri tempi.
Ora Noi desideriamo che precisamente in
questa luce voi contempliate la gigantesca e mite figura del Santo
Pontefice, affinchè, calate le ombre su questa memoranda giornata e
spente le voci dell’immenso osanna, il solenne rito della sua
santificazione permanga in benedizione nelle anime vostre ed in salvezza
per il mondo.
- — Il programma del suo Pontificato fu da lui solennemente annunziato fin dalla prima Enciclica (E supremi del 4 Ottobre 1903), in cui dichiarava essere suo unico proposito di instaurare omnia in Christo (Eph. 1, 10), ossia di ricapitolare, ricondurre tutto ad unità in Cristo. Ma quale è la via che ci apre l’adito a Gesù Cristo? egli si chiedeva, guardando amorevolmente le anime smarrite ed esitanti del suo tempo. La risposta, valida ieri, come oggi e nei secoli, è: la Chiesa! Fu pertanto sua prima sollecitudine, incessantemente perseguita fino alla morte, di rendere la Chiesa sempre più in concreto atta ed aperta al cammino degli uomini verso Gesù Cristo. Per questo intento egli concepì l’ardita intrapresa di rinnovare il corpo delle leggi ecclesiastiche, in guisa da dare all’intiero organismo della Chiesa più regolare respiro, maggior sicurezza e snellezza di movimento, come era richiesto da un mondo esterno improntato a crescente dinamismo e complessità. È ben vero che questa opera, da lui stesso definita « arduum sane munus », si adeguava all’eminente senso pratico ed al vigore del suo carattere; tuttavia la sola aderenza al temperamento dell’Uomo non sembra che spieghi l’ultimo motivo della difficile impresa. La scaturigine profonda dell’opera legislativa di Pio X è da ricercarsi soprattutto nella sua personale santità, nella sua intima persuasione che la realtà di Dio, da lui sentita in comunione incessante di vita, è la origine e il fondamento di ogni ordine, di ogni giustizia, di ogni diritto nel mondo. Dov’è Dio, là è ordine, giustizia e diritto; e, viceversa, ogni ordine giusto tutelato dal diritto manifesta la presenza di Dio. Ma quale istituzione sulla terra doveva più eminentemente palesare questa feconda relazione fra Dio e il diritto, se non la Chiesa, corpo mistico di Cristo stesso? Iddio benedisse largamente l’opera del beato Pontefice, cosicchè il Codice di diritto canonico resterà nei secoli il grande monumento del suo Pontificato, ed egli stesso potrà considerarsi come il Santo provvidenziale del tempo presente.
Possa questo spirito di giustizia e di
diritto, del quale Pio X fu al mondo contemporaneo testimone e modello,
penetrare nelle aule delle Conferenze degli Stati, ove si discutono
gravissimi problemi della umana famiglia, in particolare il modo di
bandire per sempre il timore di spaventosi cataclismi e di assicurare ai
popoli una lunga era felice di tranquillità e di pace.
- - Invitto campione della Chiesa e Santo provvidenziale dei nostri tempi si rivelò altresì Pio X nella seconda impresa che contraddistinse l’opera sua, e che in vicende talora drammatiche ebbe l’aspetto di una lotta impegnata da un gigante in difesa di un inestimabile tesoro: l’unità interiore della Chiesa nel suo intimo fondamento: la fede. Già dalla fanciullezza la Provvidenza divina aveva preparato il suo eletto nell’umile sua famiglia, edificata sull’autorità, sui sani costumi e sulla fede stessa scrupolosamente vissuta. Senza dubbio ogni altro Pontefice, in virtù della grazia di stato, avrebbe combattuto e respinto gli assalti miranti a colpire la Chiesa nel suo fondamento. Bisogna tuttavia riconoscere che la lucidità e la fermezza, con cui Pio X condusse la vittoriosa lotta contro gli errori del modernismo, attestano in quale eroico grado la virtù della fede ardeva nel suo cuore di santo. Unicamente sollecito che l’eredità di Dio fosse serbata intatta al gregge affidatogli, il grande Pontefice non conobbe debolezze dinanzi a qualsiasi alta dignità o autorità di persone, non tentennamenti di fronte ad adescanti ma false dottrine entro la Chiesa e fuori, nè alcun timore di attirarsi offese personali e ingiusti disconoscimenti delle sue pure intenzioni. Egli ebbe la chiara coscienza di lottare per la più santa causa di Dio e delle anime. Alla lettera si verificarono in lui le parole del Signore all’Apostolo Pietro: « Io ho pregato per te, affinchè la tua fede non venga meno, e tu . . . conferma i tuoi fratelli » (Luc. 22, 32). La promessa e il comando di Cristo suscitarono ancora una volta nella roccia indefettibile di un suo Vicario la tempra indomita dell’atleta. È giusto che la Chiesa, decretandogli in quest’ora la gloria suprema nel medesimo luogo ove rifulge da secoli non mai offuscata quella di Pietro, confondendo anzi l’uno e l’altro in una sola apoteosi, canti a Pio X la sua riconoscenza ed invochi in pari tempo la intercessione di lui, affinchè le siano risparmiate nuove lotte di tal genere. Ma ciò di cui allora propriamente si trattò, vale a dire la conservazione della intima unione della fede e del sapere, è un così; alto bene per tutta la umanità, che anche questa seconda grande opera del santo Pontefice è di una importanza che va molto al di là dello stesso mondo cattolico.
Chi, come il modernismo, separa,
opponendole, fede e scienza nella loro fonte e nel loro oggetto, opera
in questi due campi vitali una scissione così deleteria, « che poco è
più morte ». Si è veduto praticamente: l’uomo, che al volger del secolo
era già nell’intimo di sè diviso, e tuttavia ancora illuso di possedere
la sua unità nella sottile apparenza di armonia e di felicità, basate in
un progresso puramente terreno, è stato poi visto come spezzarsi sotto
il peso di una ben differente realtà.
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