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domenica 6 luglio 2014

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 39°)...

Continuiamo la publicazione del LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.

Prima e seconda parte.

Terza e quarta parte.

Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.

Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.

Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.

Capitolo 17°.

Capitolo 18°.

Capitolo 19°.

Capitolo 20°.

Capitolo 21°.

Capitolo 22°.

Capitolo 23°.

Capitolo 24°.

Capitolo 25.

Capitolo 26.

Capitolo 27.

Capitolo 28°.

Capitolo 29°.

capitolo  30°.

Capitolo 31°.

Capitolo 32°.

Capitolo 33°.

Capitolo 34°.

Capitolo 35°.

Capitolo 36°.

Capitolo 37°.

Capitolo 38°.

«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.

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Capitolo 39: che dire dell'orribile setta del laicismo, setta che secondo qualcuno ha causato recentemente così grandi devastazioni nel nostro paese.
È ora il momento di parlare del laicismo, di questa spaventosa setta, come la si è definita, che ha avuto in questi ultimi tempi il singolare privilegio di attirare l'attenzione pubblica, allorché quasi nessun'altra questione teologica abbia ottenuto lo stesso onore.
Ben terribile dev'essere questo mostro, poiché gettando lo stesso grido d'allarme tutti hanno creduto di doverlo attaccare, finanche uomini i meno portati alla polemica religiosa e a vegliare sull'onore della Chiesa.
Il laicismo è stata una strana eresia contro la quale si è scatenato l'odio di tutti quelli che odiano Gesù Cristo. Si è vista mai una cosa più straordinaria ? Al contrario, dal momento che un secolare o un ecclesiastico si sono levati contro il "laicismo", il campo frammassone gliene ha fatto subito un titolo di gloria e l’ha coperto con i suoi più calorosi applausi.
Ecco un fatto che nessuno può smentire poiché è accaduto sotto gli occhi di tutti. Questo dato non sarebbe sufficiente per risolvere pienamente fin dal primo momento questo spaventoso problema ?
Ma che cos'è il laicismo ?
I suoi feroci contraddittori, dall'alto loro cattedre rispettive più o meno autorizzate, si sono presi la pena di anatematizzarlo, ben più di quella di definirlo. Per noi, che da molti anni abbiamo delle relazioni pubbliche e private con esso, noi proveremo a risparmiare ai suoi nemici l'imbarazzo che risulta per essi da questo stato di cose, e ci daremo il compito di offrir loro una definizione di laicismo al fine che essi abbiano una base sulla quale appoggiare le loro invettive.
Tre punti qualificano il laicismo:
1) la pretesa esagerazione dell'iniziativa laica nella qualificazione delle persone e delle dottrine.
2) la pretesa esagerazione dell'iniziativa laica nella direzione e l'organizzazione delle opere cattoliche.
3) la pretesa mancanza di sottomissione di certi laici verso l'autorità episcopale.
Ecco i punti dell'odioso processo intentato ai laicisti da due o tre anni. Inutile dire che questi tre punti, chiaramente indicati qui da noi per la prima volta, non lo sono mai stati nelle focose e faticose aringhe dell’ampolloso accusatore che ha principalmente portato la sua parola contro di noi.
Particolareggiare le responsabilità, precisare le idee, non entra affatto nelle leggi della sua singolare polemica al più alto grado.
Si vocifera molto e si grida a rotta di collo: "scisma, scisma ! setta, setta ! Ribellione, ribellione !".
Si esaltano i privilegi e le prerogative dell'autorità episcopale, si dimostrano, con grandi rinforzi di autori e di diritto canonico, verità che nessuno ha negato riguardo a questa autorità, ma non ci si avvicina, nemmeno da lontano, al vero punto del dibattito, non si porta alcuna prova che giustifichi le più gravi accuse dimenticando che ogni accusa, non provata, si trasforma in impudente calunnia, proprio così ! Ecco una bella maniera di discutere !
Oh ! Quale sfoggio di erudizione, quale profondità teologica, quale sottigliezza in diritto canonico, quale enfasi retorica si è dissipata per dimostrare che i più fermi difensori della causa cattolica non siano altro che i suoi più grandi nemici, e che gli inventori e i fautori del laicismo fossero precisamente quegli stessi che si accusano senza tregua di clericalismo, per provare infine che quelli che da sempre si sono distinti per la loro devozione e la loro docilità alla guida pastorale in ciò che riguarda la sua giurisdizione, abbiano al contrario teso ad emanciparsi dal magistero sacro dell'episcopato !
Questa ultima frase, in ciò che riguarda la sua giurisdizione, gli implacabili avversari di ciò che si definisce a torto laicismo, l'hanno tenuta in un deprecabile e forse volontario oblìo. Essi citano senza tregua e in tutti i sensi l'enciclica "Cum Multa", e si dirà che non sono ancora pervenuti a leggervi questa parentesi che dà la legittima e naturale spiegazione di ciò che essa contiene di più sostanziale. Infatti tutte le accuse di rivolta dirette contro certe associazioni e contro certi fogli periodici sarebbero giustificate a condizione di provare (ciò che non è mai stato fatto e non si farà mai) che quest'associazioni e questi giornali, rifiutando con fermezza virile di far parte della disgraziata unione cattolico-liberale che si voleva canonicamente imporre loro, abbiano disubbidito ai loro capi religiosi in qualcosa che fosse di loro giurisdizione.
L’intelligenza incommensurabile degli uomini che hanno scoperto e che perseguono il laicismo poteva ben occuparsi di ciò, sarebbe stato un compito degno dei loro gusti ricercati, poiché senza alcun dubbio essi non ne avrebbero visto la fine che molto tardi. Ma che farci ? L'idea non è venuta a questi anti-laicisti…
Comunque è un ben singolare laicismo quello che, in Spagna soprattutto in Catalogna, marcia alla testa di tutte le opere cattoliche volgarmente definite ultra montane.
Nel nome del Papa, si organizzano dei pellegrinaggi; in favore del Papa, si raccolgono migliaia di adesioni e di firme; per soccorrere il Papa, si inviano senza interruzione a Roma elemosine su elemosine , si marcia sempre a fianco dei prelati e si eseguono tutti gli ordini relativi alla guerra contro l'empietà. Questo movimento laicista fonda, paga, sostiene le scuole cattoliche, per opporle alle scuole cosiddette laiche e alle scuole protestanti; in una parola, nelle assemblee letterarie, nel Tempio, nella stampa, forma e arruola i più ardenti difensori della Fede e della Santa Sede !
È un laicismo veramente raro e fenomenale quello i cui amici e ispiratori sono i preti più esemplari, e le cui basi principali sono le case religiose più ferventi, il quale laicismo, in pochi anni ha ricevuto esso solo più benedizioni particolari di Sua Santità il Papa che ogni altra associazione nell’ultimo mezzo secolo, e che porta il segno più autentico dei servitori di Cristo, poiché i nemici più dichiarati del nome cristiano lo guardano con tanto odio e lo perseguitano con tanta rabbia.
Non è vero che questo laicismo assomiglia in tutto e per tutto al più puro cattolicesimo ?
Riassumendo questo laicismo (come noi l’abbiamo dipinto) non esiste, né niente che gli sia rassomigliante. Ciò che esiste, sì, è un pugno di cattolici laici che valgono un esercito e tormentano la setta cattolico-liberale, che ha perciò una ragione molto legittima e molto giustificata di detestarli .
E più ancora:
1) -il cattolico laico ha sempre potuto, può e deve, con ancor più ragioni oggi, prendere parte molto attiva alla controversia religiosa, esponendone le dottrine, qualificandone libri e persone.
Gli è permesso strappare le loro maschere dai visi sospetti e di tirare dritto ai bersagli che in anticipo la Chiesa gli ha segnalato. Tra essi quello preferito deve essere nostri giorni l'errore contemporaneo del liberalismo e la sua triste discendenza, il suo complice e suo ricettatore, il cattolicesimo liberale, contro il quale il Papa ha detto 100 volte che tutti buoni cattolici, anche laici, devono combattere senza tregua.
2) - Il fedele laico ha sempre potuto e può oggi come nel passato intraprendere, organizzare, dirigere, condurre a buon fine tutti i tipi di opere storiche, seguendo con sottomissione la via tracciata dal diritto canonico e senza altre riserve che quelle imposte da questo diritto.
L'esempio di un tale potere ci ha dato dai grandi santi che erano semplici laici, e che hanno tuttavia creato delle magnifiche istituzioni di ogni genere, fino a dei veri ordini religiosi.
Testimone Francesco d'Assisi: egli non fu mai prete. Che gli anti -laicisti non abbiano una sincope: egli non fu mai prete, e non fu nemmeno sotto diacono, ma semplicemente un povero laico quando gettò i fondamenti del suo ordine.
A maggior ragione si può dunque fondare un giornale, un'accademia , un circolo di propaganda, senz'altra obbligazione che quella di attenersi alle regole generali stabilite, non per il criterio di un uomo qualsiasi, ma per la saggia legislazione cattolica, alla quale tutti sono sottomessi e tutti debbono obbedienza, dal più grande principe della Chiesa fino al laico più oscuro.
3) nelle questioni libere, non c'è, per un giornale, un'associazione o un individuo, né rivolta né non sottomissione a volerle risolvere secondo il loro giudizio privato.
Ciò che vi è di molto notevole, benché la cosa non abbia nulla di straordinario, è che noi dobbiamo, noi cattolici, fare la lezione ai liberali, per insegnar loro quali siano le leggi della vera libertà cristiana, e quanto la nobile sottomissione della Fede sia distinta dal servilismo basso e rampante.
Il confessore non ha il diritto di imporre al suo penitente delle opinioni libere, anche se le ritiene più profittevoli e più sicure; lo stesso per il curato riguardo ai suoi parrocchiani e per il vescovo nei confronti dei suoi diocesani, e sarebbe molto utile che i sapienti contraddittori rileggessero un poco Bouix, o perlomeno il P. Larraga. Per la stessa ragione non c'è né crimine, né peccato, né perfino colpa veniale, e ancor meno naturalmente eresia, scisma o altra infedeltà che sia in certe resistenze. 
Poiché sono resistenze autorizzate dalla Chiesa, e che pertanto nessuno può condannare. E tutto ciò senza pregiudicare se tali resistenze siano qualche volta non solo permesse, ma anche raccomandabili, non soltanto raccomandabili, ma anche obbligatorie in coscienza; come accadrebbe se in buona o cattiva fede, con intenzioni oneste o no, un superiore volesse costringere un inferiore a sottoscrivere delle formule, a prendere delle posizioni, a cadere in connivenze apertamente favorevoli all'errore, desiderate, ordite e applaudite dai nemici di Gesù Cristo.
In questo caso il dovere del buon cattolico è di resistere a oltranza, e di morire piuttosto che cedere.
Questo è tutto ciò che c'era da dire sulla questione così dibattuta del laicismo che considerata nella sua vera luce e con una conoscenza media della materia non è neppure una questione.
Se la teologia stabilita dai profondi fratelli del cattolicesimo liberale fosse certa, non resterebbe molto da fare al diavolo per essere padrone del campo di battaglia, poiché ci consegneremmo a lui con le nostre proprie mani.
Per rendere qualsiasi movimento cattolico-laico impossibile nella pratica, non esiste miglior mezzo che quello di sottometterlo a delle condizioni tali che esso divenga moralmente impraticabile. In una parola, non sarebbe che puro giansenismo, ma per fortuna questo giansenismo ha lasciato cadere la sua maschera.



































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