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domenica 30 settembre 2012

Eleison comments: Sarto, Siri?...

 Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  29 settembre 2012

Sarto, Siri?

In un sermone per la Festa di San Pio X, mi è capitato di pronunciare «quasi un’eresia»: mi sono chiesto ad alta voce se Giuseppe Sarto avesse disobbedito a Paolo VI contro la distruzione della Chiesa se, invece di morire come Papa Pio X nel 1914, fosse morto come cardinale nel, diciamo, 1974. All’interno della Fraternità San Pio X questo deve suonare come un’eresia, perché: per favore, come si può svilire in questo modo la saggezza del celeste patrono della FSSPX? Ma la domanda non è oziosa.

Nel 1970, Mons. Lefebvre visitò personalmente (in privato) un certo numero di cardinali e di vescovi della Chiesa, con la speranza di persuadere anche solo un po’ di essi a manifestare una pubblica resistenza contro la rivoluzione del Vaticano II. Egli usava dire che se solo una mezza dozzina di vescovi avessero resistito insieme, si sarebbe seriamente ostacolata la devastazione conciliare della Chiesa. Purtroppo, neanche l’indicato successore di Pio XII, il Cardinare Siri di Genova, volle fare una mossa pubblica contro la direzione della Chiesa. Alla fine, si fece avanti Mons. de Castro Mayer, ma solo nel 1980, quando la rivoluzione conciliare si era ben stabilita ai vertici della Chiesa.

Com’è possibile che le migliori tra le menti bene addestrate fossero state oscurate cosi? Com’è che solo così pochi dei migliori uomini di Chiesa di allora abbiano visto ciò che vedeva Monsignore, per esempio che la “legge” che stabiliva il Novus Ordo Missae non fosse affatto una legge, perché appartiene alla vera natura della legge essere una prescrizione della ragione per il bene comune? Com’è possibile che egli sia stato relativamente l’unico a non lasciare che tale basilare principio di buon senso fosse soffocato dal rispetto per l’autorità, quando la stessa sopravvivenza della Chiesa veniva messa in pericolo dal Vaticano II e dalla nuova Messa ? Com’è possibile che l’autorità abbia preso cosí il sopravvento sulla realtà e la verità ?

La mia risposta è che per sette secoli la Cristianità è scivolata verso l’apostasia. Per 700 anni, con la nobile parentesi della Contro-Riforma, la realtà del Cattolicesimo è stata lentamente erosa dalla cancerosa fantasia del liberalismo, che è l’affrancamento dell’uomo da Dio con l’affrancamento della natura dalla grazia, della mente dalla verità oggettiva e della volontà dall’oggettivo bene e male. Per lungo tempo, per 650 anni, gli uomini di Chiesa cattolici si sono aggrappati alla realtà e l’hanno difesa, ma alla fine l’avvincente fantasia dell’affascinante modernità si è fatta strada nel loro intimo così che la realtà ha perso la sua maestria sulle loro menti e sulle loro volontà. Mancando della grazia, come diceva San Tommaso Moro dei vescovi del suo tempo che tradivano la Chiesa cattolica, essi hanno permesso che la fantasia degli uomini prevalesse sulla realtà di Dio e che l’autorità prevalesse sulla verità.
Ne deriva una pratica lezione per il clero come per i laici.

Cari colleghi dentro e fuori la FSSPX, per servire Iddio, evitiamo di reagire come Giuseppe Siri, mentre invece abbiamo bisogno di agire come Giuseppe Sarto, con le sue magnifiche denunce degli errori moderni nella Pascendi, nella Lamentabili e nella Notre charge apostolique sul Sillon. E per ottenere la grazia di cui abbiamo bisogno, in questa crisi che è la più tremenda di tutta la storia della Chiesa, abbiamo bisogno di pregare tremendamente.

Laici, se gli orrori della vita moderna vi  rendono “affamati e assetati di giustiza”, gioite, se potete, perché tali orrori vi mantengono nella realtà, e non dubitate se persevererete nella fame, perché “sarete saziati” (Mt. V, 6). Beati i poveri in spirito, i mansueti e quelli che piangono, dice Nostro Signore, nello stesso capitolo.
Per una sicura protezione contro la possibilità che le vostre menti e i vostri cuori possano essere sopraffatti dalla fantasia: recitate ogni giorno cinque, meglio quindici Misteri del Santo Rosario della Beata Vergine Maria. 

 Kyrie eleison.

Londra, Inghilterra

sabato 29 settembre 2012

"Concússum est mare, et contrémuit terra, ubi Archángelus Michaël descéndit de coelo". Festa dei Santi Arcangeli...

Si scosse il mare e tremò la terra,
quando l'Arcangelo Michele discese dal Cielo
 
 
   Sancte Michaël Archángele, defénde nos in praelio, contra nequítiam et insídias diáboli esto praesídium. Imperet illi Deus, súpplices deprecámur: tuque, Princeps milítiae coeléstis, Sátanam aliosque spíritus malígnos, qui ad perditiónem animárum pervagántur in mundo,  divína virtúte, in inférnum detrúde.
Amen.

O San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, sii nostro presidio contro la malizia e le insidie del diavolo. Che Dio lo soggiochi, noi lo domandiamo supplicando: e tu Principe delle milizie celesti, Satana e gli altri spiriti maligni,  che vanno errando a perdizione delle anime, per la potenza divina, caccia nell'inferno.
Amen.
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MISSALE  ROMANUM VETUS  ORDO

EPISTOLA
Léctio libri Apocalypsis B. Ioánnis Ap., 1, 1-5
 
In diébus illis: Significávit Deus quæ opórtet fíeri cito, mittens per Ángelum suum servo suo Ioánni, qui testimónium perhíbuit verbo Dei, et testimónium Iesu Christi, quæcúmque vidit. Beátus qui legit, et áudit verba prophetíæ huius: et servat ea, quæ in ea scripta sunt: tempus enim prope est. Ioánnes septem ecclésiis, quæ sunt in Asia. Grátia vobis, et pax ab eo qui est, et qui erat, et qui ventúrus est: et a septem spirítibus, qui in conspéctu throni eius sunt: et a Iesu Christo, qui est testis fidélis, primogénitus mortuórum, et prínceps regum terræ, qui diléxit nos, et lavit nos a peccátis nostris in sánguine suo.
M. - Deo grátias.
 
In quel tempo: Dio rivelò le cose che presto debbono accadere, inviando per mezzo del suo Angelo il messaggio al suo servo Giovanni, il quale attesta che tutto quello che vide è parola di Dio e testimonianza di Gesú Cristo. Beato chi legge e ascolta le parole di questa profezia: e serba le cose che in essa sono scritte, poiché il tempo è vicino. Giovanni alle sette Chiese che sono nell’Asia. Grazia a voi e pace da parte di Colui che è, era e sta per venire; e dei sette spiriti che sono dinanzi al suo trono, e di Gesú Cristo che è il testimonio fedele, il primogenito tra i morti e il principe dei re della terra, il quale ci amò e ci lavò dai nostri peccati col proprio sangue.
M. - Deo grátias.

venerdì 28 settembre 2012

Il disastro Müller, custode della falsa ed eretica fede conciliare non certo di quella cattolica...

Il disastro Müller

di Christopher A. Ferrara

Articolo pubblicato su Catholic Family News

Fonte: Unavox...

Non ci sono alternative: umanamente parlando, la nomina di Papa Benedetto del vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller a capo della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) è un disastro per la causa della restaurazione cattolica nel contesto della devastata vigna del post Vaticano II che ha “rinnovato” la Chiesa.

A mio avviso, il problema non è tanto che gli scritti di Müller contengano delle dichiarazioni che minano i dogmi della transustanziazione e della perpetua verginità di Maria. Lascerò ad altri il compito di accertare, sulla base dell’opportuno esame dei testi originali tedeschi visti  nel loro contesto, se Müller abbia espresso eresie definitive, proposizioni temerarie o qualche tipo di errore teologico.
Per quanto mi riguarda, gli ultimi scritti di Müller non sono più o meno problematici delle numerose sorprendenti dichiarazioni che si possono trovare nei lavori dell’ex cardinale Ratzinger, che sono state esaminate nel mio libro The Great Façade e in molti altri lavori. Per esempio, vi è l’affermazione del cardinale Ratzinger in Introduzione al Crisianesimo, ove si dice (Queriniana, Brescia, 1986, p. 296): «Paolo [San Paolo] afferma dottrinalmente non la risurrezione dei corpi, bensì quella delle persone». No, non lo fa! Egli afferma che saranno esattamente i nostri corpi fisici – trasfigurati, certo – che sorgeranno dalla tomba nel giorno del Giudizio. Ed è quello che afferma la nostra fede sulla resurrezione del corpo, e non della “persona”.
[su questo argomento si vedano gli studi di Mons. Tissier de Mallerais: La fede in pericolo per la ragione e Il mistero della Redenzione secondo Benedetto XVI]

mercoledì 26 settembre 2012

Mons Bernard Tissier de Mallerais: "Mai accetterò di dire: “Il Concilio, se lo si interpreta bene, forse lo si potrebbe far corrispondere con la Tradizione, si potrebbe trovare un significato accettabile”. Non accetterò mai di dirlo. Sarebbe una menzogna, e non è permesso dire menzogne, anche se si tratta di salvare la Chiesa".

Aggiornamento:
Interessante che alcuni siti "tradizionali" si stiano stracciando le vesti per il discordo di Monsignor De Mallerais. Sono cascati dal pero per l'attegiamento del "Papa" modernista, come gli ultimi quattro prima di Lui, che oggi occupa la Cattedra di Pietro insegnado ampiamente la dottrina eterodossa Conciliare arrivando ad affermare che non si può essere dentro la chiesa senza accettare il conciliabolo e le sue perniciose dottrine che Monsignor de Mallierais ha riassunto in tre punti:
1° - La collegialità.
2° - L'ecumenismo.
3° - La libertà religiosa.
A questi tre punti, giustamente citati dal Monsignore, noi aggiungiamo il 4° - La diabolica riforma liturgica del pessimo Paolo VI.
Questi cosidetti "tradizionalisti", compresi Fellay e la sua combriccola di accordisti "tiepidi", sono rimasti sconcertati dall'atteggiamento di Ratzinger, in arte Benedetto XVI. E incredibile, basta girare su Internet, compreso il sito ufficiale della falsa Chiesa del Signore, e si possono trovare numerosissimi discorsi, insegnamenti e opere, per esempio la riedizione del diabolico incontro interreligioso di Assisi, per rendersi conto che Ratzinger sia un modernista conclamato, peraltro egli nel conciliabolo è stato uno dei fautori dei punti citati dal Monsignore arrivando sino al punto di concorrere ad abolire gli schemi preparatori del concilio, cattolici, preparati per due anni sotto la guida del Cardinale Ottaviani, infine Ratzinger è anche uno dei quattro personaggi che hanno affossato il terzo segreto di Fatima che hanno portato come conseguenza massima la crescente apostasia della Gerrachia della Chiesa dal conciliabolo in poi.
Monsignor Lefebvre parlò di Ratzinger come di una persona di cui non ci si può fidare, ma chi ha ricevuto in eredità la Fraternità se ne è infischiato di tale avvertimento e ha portato avanti la discussione cosidetta "dottrinaria" con gli assassini della fede mirando solo ad un riconoscimento canonico pur far parte della combriccola modernista Vaticana che ha preso, abusivamente, residenza in Vaticano da 50 anni. Ricordiamo agli emminenti accordisti "tiepidi", compresi i cosidetti siti " tradizionalisti" che questi modenisti, occupanti del Vaticano, sarebbero stati scomunicati immediatamente dal tempo di San Pio X sino a Pio XII e questo, perlomeno gli aderenti alla fraternità lo sanno benissimo, ma non lo dicono apertamente sennò i giochetti "accordisti" non sarebbero nemmeno iniziati.
Quindi la situazione è chiara, Ratzinger ritiene cattolico solo chi accetta le eresie conciliari, che sono miseramente e allo stesso tempo provvidenzialmente pastorali e non dogmatiche, e i successivi insegnamenti dei Papi che hanno aderito ad essi.
Per quanto ci riguarda Ratzinger è pontefice lecito della "nuova Chiesa concilare" nata 50 anni fà ma non può essere il massimo rappresentante della vera Chiesa di Gesù Cristo, troppi fatti accaduti avvalorano questa affermazione che lo stesso Ratzinger conferma affermando: " Le confermo effettivamente che per essere veramente reintegrati nella Chiesa occorre veramente accettare il concilio Vaticano II e il magistero post-conciliare”. 
Un altro esempio: " Spetta a voi, cari giovani, far sì che, nel vostro Paese e in Europa, credenti e non credenti ritrovino la via del dialogo. Le religioni non possono aver paura di una laicità giusta, di una laicità aperta che permette a ciascuno di vivere ciò che crede, secondo la propria coscienza. Se si tratta di costruire un mondo di libertà, di uguaglianza e di fraternità, credenti e non credenti devono sentirsi liberi di essere tali, eguali nei loro diritti a vivere la propria vita personale e comunitaria restando fedeli alla proprie convinzioni, e devono essere fratelli tra loro .

Una delle ragion d’essere di questo Cortile dei Gentili è quella di operare a favore di questa fraternità al di là delle convinzioni, ma senza negarne le differenze. E, ancor più profondamente, riconoscendo che solo Dio, in Cristo, ci libera interiormente e ci dona la possibilità di incontrarci davvero come fratelli
(VIDEO-MESSAGGIO DEL SANTO PADRE, (DELLA NUOVA CHIESA CONCILIARE) BENEDETTO XVI NELLA SERATA CONCLUSIVA DEL "CORTILE DEI CRETINI" A PARIGI (24-25 MARZO 2011), 25.03.2011 )".  Ebbene questo discorso non può venire da Pietro, difatti se fosse pronunciato dentro una satanica loggia massonica sarebbe ampiamente applaudito.

  
Molte persone emminenti, in primis monsignor Gherardini,  gli hanno chiesto di dimostrare teologicamente la reale continuità della dottrina conciliare con quella pre conciliare, ma egli non lo ha ancora fatto perchè è impossibile, la stessa dottrina, dogmatica, pre conciliare li inchioderebbe al muro come modernisti traditori di nostro Signore in quanto, come diceva monsignor Lefebvre: " hanno un orrore istinitvo al Dogma".
Per concludere, anche se molto ci sarebbe da dire, Monsignor de Maillierais ha affermato che la Santissima Vergine si sarebbe messa di traverso ad un entrata della Fraternità nella cosidetta "Chiesa conciliare". lo  credo bene: la "chiesa conciliare" non è la vera Chiesa Cattolica quindi la Madonna non appoggierà mai una tale commistione bastarda tra chi ha mantenuto l'insegnamento del Signore con chi ha rigettato tale insegnamento per andare appresso alle diavolerie mondane degli eretici, scismatici, massoni, rappresentanti delle false religioni ed ebrei Deicidi, difatti questi pomposi modernisti si sono eletti da soli i loro Sacerdoti i loro Vescovi i loro Cardinali e i loro Pontefici, ha scusate anche i loro Santi conciliari, facendo credere che il Signore sia daccordo con le loro opere ed i loro insegnamenti che sono all'incontrario delle opere ed insegnamenti della Vera Chiesa promulgati per 1958 anni ufficialmente e pubblicamente.
Alro non rimane da fare che rimanere in Grazia di Dio vivendo semplicemente e cattolicamente la propria vita attendendo che la giustizzia Divina spazzi via l'orda modernista dalla mura Vaticane, affinchè le anime del Signore si salvino dai lupi che oggi le sbranano con dottrine eterodosse, che come diceva il grande San Pio X, portano all'ateismo.
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Fonte: Unavox...
Conferenza di Mons Bernard Tissier de Mallerais
al priorato di Saint-Louis-Marie Grignon de Montfort
a Gastines, in Francia

16 settembre 2012

Trascrizione a cura del sito Un évêque s'est levé!
La conferenza è stata registrata dal Priorato St. Louis-Marie Grignon de Monfort (Route Chavagnes Bonnezeau, 
49380 Faye-D’anjou, Francia, tel: 0033 02 41 74 12 78, fax: 0033 02 41 66 22 64), dove può essere richiesta al costo di 5 €.

Trascrizione dell’ultima parte della conferenza sul tema: “Lo spirito della Fraternità Sacerdotale San Pio X”, contenente l’esposizione della situazione attuale dei rapporti fra Roma e la FSSPX.
Nella prima parte, Mons. Tissier de Mallerais ha raccontato la storia di Mons. Lefebvre e della Fraternità, perché «il suo spirito è la sua storia», ed l’ha conclusa dicendo che alla fine della sua vita, Mons. Lefebvre era in pace, perché aveva sistemato ogni cosa per assicurare la continuazione delle sue opere.

Mons. Lefebvre ha trasmesso tutto quello che aveva ricevuto. Tutta l’eredità del padre Le Floch, del seminario, tutta la sua esperienza, e l’ha trasmesso nella Fraternità e questo continua, ma a condizione che noi continuiamo con lo stesso spirito di lotta.

Non si possono cedere le armi in piena battaglia, non cercheremo l’armistizio mentre la guerra infuria: con Assisi 3 o 4 l’anno scorso; con la beatificazione di un falso beato, il Papa Giovanni Paolo II. Una cosa falsa, una falsa beatificazione. E con l’esigenza, ricordata continuamente da Benedetto XVI, di accettare il Concilio e le riforme del magistero post-conciliare.
Egli lo ha ripetuto continuamente. E lo aveva detto a Mons. Fellay già in occasione dell’udienza accordatagli nell’agosto del 2005: per essere cattolici bisogna accettare il Concilio e le sue riforme e il magistero dopo il Concilio. E questo è noto pubblicamente poiché Mons. Fellay rilasciò allora un’intervista in cui spiegava cosa fosse accaduto.

Ed ecco che nel 2012, sei anni dopo, il Papa riprende i contatti con noi per proporci una soluzione d’oro, una prelatura personale, che già lo stesso Mons. Lefebvre aveva proposto al cardinale Gagnon. Era stata una iniziativa di Mons. Lefebvre, che aveva detto: “Ecco, se voi ci accordate un vescovo, potremmo fare della Fraternità San Pio X una prelatura personale che includa le opere amiche”: i Domenicani, i Cappuccini, le Domenicane, i Benedettini, le Benedettine…, tutta la famiglia della Tradizione.

A Papa Pio VII: "niuno dunque sia permesso lacerar questa carta di Nostra dichiarazione, condanna, comando, proibizione ed interdizione, o pure con temerario ardire trasgredirla. Che se alcuno presumerà di attentarlo, sappia che incorrerà lo sdegno di Dio Onnipotente, e de' Beati Apostoli di lui Pietro e Paolo".

"Smascherare la Massoneria è vincerla!" Leone XIII

Fonte. il benemerito sito, Progetto Barruel...
Da: Atti Pontificii o sieno Lettera Enciclica e Sillabo degli 8 dicembre 1864 co' documenti in essi citati, testo e volgarizzamento curati per una Pia Unione di Sacerdoti napolitani, Napoli 1865, pag 109-115.

LETTERA ENCICLICA

DEL NOSTRO SANTISSIMO PADRE IL PAPA PIO VII

Ecclesiam a Jesu Christo, 13 settembre 1821.

La Chiesa fondata da Gesù Cristo Nostro Salvatore su ferma pietra, e contro di cui lo stesso Cristo promise non dover mai prevalere le porte dell'inferno, è stata sovente da tanti e sì terribili nemici assalita, che se non vi fosse stata quella divina promessa, che non può venir meno, sarebbe a temersi ch'essa assediata o dalla forza, o dalle arti o dalle astuzie di quelli perisse del tutto. Ciò che però accadde nei tempi passati, si è fatto ancora sopra tutto in questa Nostra luttuosa età, che sembra esser quell'ultimo tempo tanto prima prenunziato dagli Apostoli, in cui (In Epist. b. Judae Ap. v. 18.) verranno i derisori viventi secondo i loro appetiti nell'empietà. Poichè a niuno è ignoto, quanta moltitudine di uomini scellerati in questi difficilissimi tempi siasi radunata contro al Signore, e contro al suo Cristo, de' quali il principale impegno è, sebbene con inutili sforzi, indebolire e distruggere la Chiesa stessa, ingannando i fedeli per mezzo di una filosofia inutile ed ingannatrice (Coloss. cap. II, v. 8.), e strappandoli dalla dottrina della Chiesa. Lo che per ottenere con maggior facilità, molti di loro adunarono occulte assemblee e sette clandestine, dalle quali speravano con maggior libertà tirar moltissimi alla società della loro congiura e scelleratezza.
Già da gran tempo questa Santa Sede scoperte tali sette gridò grandemente e liberamente contro di esse, e scoprì i loro consigli clandestinamente concertati contro la Religione, anzi anche contro la Società civile. Fin d'allora eccitò la diligenza di tutti, acciò prendessero le precauzioni per non dar campo a queste sette di tentare ciò che scelleratamente meditavano. È però da dolersi, che a questi impegni della Sede Apostolica non corrispose l'esito ch'Ella si aspettava; e che gli uomini scellerati non si arrestaron mai dall'intrapreso disegno; donde poi son nati in fine quei mali che abbiam veduti co' nostri occhi. Anzi gli uomini, de' quali la superbia sempre più cresce, si sono resi arditi a formare ancora delle nuove segrete società.
Qui deve farsi menzione di quella società poco anzi nata, e molto estesa nell'Italia ed in altre regioni, la quale sebbene sia divisa in molte sette, e per la loro varietà prenda alle volte diversi nomi e distinti fra loro, in realtà però, per la comunione delle sentenze e delle operazioni, per una certa lega formata è una, e suole per lo più chiamarsi dei Carbonari. Fingono essi per altro una singolare osservanza, ed un certo maraviglioso impegno per la Religione Cattolica, e per la persona e dottrina di Gesù Cristo nostro Salvatore, che ardiscono anche qualche volta empiamente chiamare Rettore e gran Maestro della loro società. Ma questi parlari che sembrano ammolliti più dell'olio, non altro sono, che strali per ferire più sicuramente i meno cauti, adoperati da uomini astuti, i quali vengono vestiti da pecore, ma al di dentro son lupi rapaci (Matth. VII. 15.).

martedì 25 settembre 2012

Commento di Gnocchi e Palmaro sulla pessima figura del modernista, suicidato, Cardinale Martini e le lodi massoniche al loro fratello trapassato in maniera anticristiana...

 Nella giornata della Prolusione, tutta incentrata sul pessimo conciliabolo, del Cardinale Bagnasco in cui viene lodata, mentendo, la pessima figura del suicidato Cardinale Martini, modenista e probabilmente massone, pubblichiamo il recente commento di Gnocchi e Palmaro sulla figura di questo "emminentissimo" esponente della falsa chiesa partorita nel diabolico conciliabolo Vaticano II...
 ..."Il secondo testimone, più noto e anzi famoso, è il Cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, che ha cessato di vivere il 31 agosto scorso, dopo una lunga malattia portata con dignità, diventando esempio di una non retorica accettazione della volontà di Dio. Studioso appassionato della Bibbia, pastore creativo sul fronte della nuova evangelizzazione, cercatore indomito di strade che portino ad incontrare gli uomini del nostro tempo, egli è stato «figura imponente» (dall’omelia del Cardinale Angelo Scola) della Chiesa nel dopo Concilio. Nel suo motto episcopale «Pro veritate, adversa diligere», troviamo da una parte molto di lui, e dall’altra la direzione di un cammino che, in comunione con la Chiesa e con l’aiuto della grazia, ciascuno di noi sa di dover percorrere"(Bangasco)... (Intanto la percorra lui e la sua combriccola di modernisti, perchè la via di Martini non è di certo la via di Dio ma quella del suo antagonista ribelle, "satana")

 Rendiamo anche nota questa bella notizia che arriva dalla Germania, con l'avallo della falsa gerarchia modernista che abita in Vaticano:
 
"Chi non versa l’8 per mille alla Chiesa non è più cattolico e non puo’ avere accesso ai sacramenti, compreso il funerale religioso: è la dura presa di posizione assunta dalla Conferenza episcopale della Germania con l’avallo del Vaticano in risposta alla fuga dei cattolici tedeschi dal pagamento del contributo. A partire da lunedì prossimo chiunque dichiarerà la sua uscita dalla comunita’ ecclesiastica di appartenenza, risparmiandosi così il pagamento dell’8 per mille, si porrà al di fuori della Chiesa cattolica. Nel documento reso noto a Berlino si sottolinea che l’uscita formale dalla Chiesa costituisce “una grave mancanza nei riguardi della comunità ecclesiale”. “Chi per qualunque motivo dichiara davanti all’autorità civile la propria uscita dalla Chiesa”, e’ scritto nel documento, “viene meno all’obbligo di appartenenza alla comunità ecclesiastica e a quello di consentire alla Chiesa con il suo contributo finanziario di assolvere alle proprie mansioni”.
Chi non paga l’8 per mille non verrà più considerato cattolico e non potrà dunque più avere accesso ai sacramenti, come la confessione, l’eucarestia, ne’ potra’ piu’ essere padrino di battesimo. In caso di morte, poi, gli verra’ negato il funerale religioso, anche se non verra’ automaticamente scomunicato. Con questa misura la Chiesa cattolica cerca di arginare il crescente rifiuto di contribuire al suo sostentamento, ai quali basta una semplice dichiarazione alla cancelleria di un tribunale per essere esentati dal pagamento"...
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 L'esempio del Cardinale Martini

Con la morte del cardinale Martini è stata canonizzata
la teologia del dubbio
pubblicato su Corrispondenza Romana
 
 di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro...
A forza di interpretare la Scrittura a proprio estro, come ha insegnato il cardinale Carlo Maria Martini e prima di lui Lutero e prima ancora Valdo e prima di loro uno stuolo per nulla originale di eretici, troppi cattolici hanno finito per praticare al contrario il chiarissimo monito evangelico che invita a essere candidi come colombe e astuti come serpenti. Perché solo gente candida come serpenti e astuta come colombe può applicarsi al tentativo di sottrarre il cardinale Martini all’uso che il mondo ne sta facendo dopo la sua morte. Solo un’astuzia spuntata e un candore ingrigito possono condurre un cattolico a non rendersi conto che il mondo sta facendo dell’arcivescovo, in morte, l’uso che lui stesso aveva scelto in vita. Non deve proprio stupire se il primo frutto pubblico post mortem dell’opera del cardinale è la notizia della proposta di legge sul fine vita elaborata da Furio Colombo e intitolata proprio “Legge Martini”. Un sorta di miracolo laico, verrebbe da dire, che “Il fatto quotidiano” del 12 settembre 2012 presenta così: “Il testo si compone di tre soli articoli. Primo: ogni cittadino ha il diritto di decidere liberamente di non ‘vivere’ in stato di coscienza la propria agonia e la propria morte. Ha diritto perciò di chiedere di essere ‘sedato’ entrando nella fine irreversibile di ogni sofferenza e ogni angoscia, anche qualora l'uso di narcotici possa abbreviare la continuazione della vita dell'organismo. Secondo: la legge istituisce una ‘alleanza medico-paziente’ che stabilisce inequivocabilmente il diritto di ogni ammalato (irreversibilmente inguaribile) di scegliere il momento in cui ricevere una ‘sedazione’ definitiva che lo accompagni, in perfetta incoscienza senza ritorno, alla morte dell'organismo. 

Tale diritto è esercitato da chi, per legame naturale o come indicato da una precedente dichiarazione esplicita, rappresenta la volontà dell'ammalato, nel caso di impossibilità diretta di comunicare da parte del paziente. Terzo: le strutture sanitarie pubbliche e private sono responsabili della sofferenza fisica, psicologica e morale conseguente alla non applicazione della presente legge, a causa di carenze tecniche e o amministrative, e ne rispondono in sede civile e penale. Si parla dunque di palliazione nella proposta di Colombo che pone l’accento sulla volontà espressa da Martini ‘di dire ai medici che lo assistevano, di rinunciare a qualunque proseguimento delle tecniche di mantenimento in vita. Dunque l’espressione della richiesta, a cui i medici hanno aderito, di essere sedato in modo da poter morire senza terrore e senza dolore’. Come sempre, al dramma è seguita la farsa delle smentite, delle controsmentite, delle interpretazioni e delle contronterpretazioni. Ma è difficile sottrarre all’uso del mondo la morte del cardinale, oltre che la sua vita, dopo la lettera della nipote Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre. Nel testo, si legge tra l’altro: “Avevi paura, non della morte in sé, ma dell'atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. 

E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia. Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato” Quand’anche, scorrendo queste righe, non ci si trovasse in quella zona grigia tanto evocata e vezzeggiata dal cardinale, non pare proprio questo l’atteggiamento che il gregge si attende dal pastore davanti alla morte. Qui ci si trova davanti a un sentire e a un pensare che turbano e rimandano inevitabilmente a quanto Martini confessava nelle Conversazioni notturne a Gerusalemme durante il colloquio con il confratello Georg Sporschill: “Le mie difficoltà hanno riguardato un grande interrogativo: non riuscivo a capire perché Dio lascia soffrire suo Figlio sulla croce. Perfino da vescovo, a volte, non riuscivo ad alzare lo sguardo verso il crocifisso, perché questa domanda mi tormentava. Me la prendevo con Dio… Soltanto in seguito un concetto teologico mi è stato di aiuto nel mio travaglio: senza la morte non saremmo in grado di dedicarci totalmente a Dio… Nella morte spero di riuscire a dire questo sì a Dio”. Parlare del cardinale Martini, del suo pensiero e della sua opera dentro la Chiesa vorrebbe dire affrontare senza ipocrisie passi intessuti di tragedia come questo. Senza esimersi dal pregare generosamente per la sua anima, poiché nessuno, tranne Dio, sa dove si trovi e quale sia il suo destino.

domenica 23 settembre 2012

Reversible declaration...

Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  22 settembre
2012
Dichiarazione reversibile

Forse non tutto ciò che riguarda il Capitolo Generale della Fraternità San Pio X, tenutosi a luglio in Svizzera, è stato disastroso, ma dei suoi due frutti ufficiati: le “Sei Condizioni” sono “pericolosamente deboli” (cfr. EC 268 del 1 settembre) e la “Dichiarazione” finale lascia molto a desiderare. Ecco una brevissima sintesi dei suoi dieci punti:-

1. Ringraziamo Dio per i 42 anni d’esistenza della nostra Fraternità. 2. Abbiamo ritrovato la nostra unità dopo la recente crisi (davvero?). 3. riguardo alla professione di fede, 4. nella Chiesa, nel Papa, in Cristo Re. 5. Teniamo fermo il Magistero costante della Chiesa, 6. come pure la costante Tradizione. 7. Ci uniamo a tutti i cattolici oggi perseguitati. 8. Chiediamo l’aiuto della Beata Vergine Maria, 9. di San Michele 10, e di San Pio X.

Si tratta di una Dichiarazione non priva di pietà, che San Paolo dice essere utile in ogni circostanza (I Tim. IV, 8). Tuttavia, ai suoi due discepoli, Timoteo e Tito, egli sottolinea continuamente la necessità della dottrina, che rimane il fondamento della vera pietà. Ahimè, la Dichiarazione è un po’ meno forte in dottrina. Invece di mettere in risalto gli errori dottrinali del Concilio, che sono stati devastanti per la Chiesa negli ultimi 50 anni, essa presenta, nei suoi paragrafi più dottrinali, il 5 e il 6,  solo una timida condanna di questi errori, insieme ad un tributo agli immutabili Magistero (5) e Tradizione (6) della Chiesa, tributo corretto, ma in grado di costituire un argomento fin troppo facilmente reversibile per un conciliarista. Vediamo come:-

Nel paragrafo 5 è detto che il Vaticano II è “viziato da errori”, mentre il Magistero costante della Chiesa è ininterrotto e “con la sua azione di insegnamento trasmette il deposito rivelato in perfetta armonia con tutto ciò che la Chiesa intera ha sempre creduto, in ogni luogo.” Cosa che naturalmente  implica che Roma deve rivedere il Vaticano II per depurarlo dagli errori. Ma vediamo come può replicare un Romano: “L’affermazione del Capitolo sulla continuità del Magistero è del tutto ammirevole! Ma noi Romani siamo questo Magistero, e noi diciamo che il Vaticano II non è viziato da errori!”

Stessa cosa per il paragrafo 6. La Dichiarazione afferma: “La Tradizione costante della Chiesa trasmette e trasmetterà fino alla fine dei tempi l’insieme degli insegnamenti necessari al mantenimento della fede e alla salvezza”. Così che si può pensare ad un ritorno delle autorità della Chiesa alla Tradizione. Ma troppo facilmente il Romano ribatte: “L’affermazione del Capitolo su come la Tradizione mantiene la fede è del tutto ammirevole! Ma i guardiani di questa Tradizione siamo noi Romani, e noi diciamo, in base all’ermeneutica della continuità, che il Vaticano II non interrompe, ma continua la Tradizione. Quindi il Capitolo è del tutto in errore quando insinua che bisogna ritornare ad essa.”

Che contrasto con la forza dell’attacco irreversibile di Mons. Lefebvre contro gli errori del Vaticano II, espresso nella sua famosa Dichiarazione del 21 novembre 1974! Dove egli dichiara che la Roma conciliare non è la Roma cattolica perché la riforma conciliare è “naturalista, teilhardiana, liberale e protestante… tutta e interamente avvelenata… essa nasce dall'eresia e finisce nell'eresia”, ecc. ecc. E la sua conclusione è un rifiuto categorico ad avere a che fare con la neo-Roma, perché essa non è assolutamente la vera Roma.

Basta scaricare da Internet entrambe le dichiarazioni per rendersi conto quale di esse costituisca un inconfondibile squillo di tromba che chiama alla battaglia necessaria (I Cor. XIV, 8). C’è da chiedersi quanti sono i capitolari che hanno trascurato di studiare ciò che ha detto Mons. Lefebvre, e perché.

Kyrie eleison.

Londra, Inghilterra

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sabato 22 settembre 2012

I "tiepidi" della Fraternità San Pio X si sono svegliati dal sonno modernista in cui sono incappati?...

Parrebbe che gli accordisti "tiepidi" e traditori dell'opera di Monsignor Lefebvre, si siano accorti che del Vaticano, nei suoi corrotti esponenti, non ci si possa fidare, quindi un accordo con loro sarebbe impossibile. Ora se questo presunto ravvedimento ci sia stato rimane la riparazione per i danni fatti: 
la totale riabilitazione di Monsignor Williamson e di tutti quei sacerdoti perseguitati perchè denunciavano ciò che questi "tiepidi" stavano facendo con la combriccola Vaticana.  
Le immediate dimissioni da qualsiasi carica all'interno della Fraternità San Pio X di questi personaggi accordisti, per i danni fatti.  
l'allontanamento del Sionista avvocato Krah, che gestisce i fondi della Fraternità San Pio X parimerito con Fellay, che naturalmente dovrà rimettere il suo mandato.  
Scuse pubbliche ai fedeli ingannati sul contenuto dei perniciosi contatti con gli assassini della Fede Vaticani.
L'immediata soppressione del G:R:E:C che è la commistione di alcuni Sacerdoti della Fraternità con altri sacerdoti modernisti della falsa Chiesa Conciliare.

Eano stati avvisati da Monsignor Lefebvre, ma non hanno dato retta e hanno condotto i colloqui con gli assasini della fede in maniera impropria e in totale tradimento all'insegnamento del Monsignore:

"Bisogna tenere, assolutamente tenere, tenere ad ogni costo. E adesso vengo a quello che senza dubbio vi interessa; ma io dico: Roma ha perso la fede, cari amici, Roma è nell'apostasia. Queste non sono parole, non sono parole (sparate) in aria che vi dico, è la verità! Roma è nell'apostasia. Non si può più dare fiducia a questa gente. Hanno abbandonato la Chiesa, abbandonano la Chiesa, e sicuro, sicuro, sicuro. L'ho riassunto al cardinale Ratzinger in poche parole, perche diciamo che è difficile di riassumere tutta questa situazione; ma gli ho detto: "Eminenza, veda, anche se Voi ci accordaste un vescovo, anche se Voi ci accordaste una certa autonomia rispetto ai vescovi, anche se Voi ci accordaste tutta la liturgia del 1962, se ci accordaste di continuare i seminari della Fraternità, come lo stiamo facendo ora, noi non possiamo collaborare, e impossibile, impossibile, perche lavoriamo in due direzioni diametralmente opposte: Voi lavorate alla decristianizzazione della società, della persona umana e della Chiesa e noi invece lavoriamo alla cristianizzazione. Ecco che non ci si può capire.

 In definitiva se vogliono che la gente torni a fidarsi di loro adempino almeno a questi cinque punti e allora la loro presunta illuminazione sullo stato del Vaticano, occupato da impostori modernisti, sarà reale e degna di fede

Pubblichiamo questo articolo apparso sulla Croix, in cui il primo successore dei Mons. Lefebvre alla testa della Fraternità San Pio X, chiarifica come il problema di fondo che ci separa dalla autorità ecclesiastiche attuali sia la rottura dottrinale del concilio Vaticano II con il magistero tradizionale della Chiesa. 
 
Secondo don Franz Schmidberger, che fu superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X dal 1984 al 1994, la FSSPX si avvia verso un'ammissione del fallimento delle sue trattative con il Vaticano. Per l'attuale superiore del distretto di Germania dei lefebvriani, che si pronunciava (in tedesco) in un video pubblicato sul sito dei tradizionalisti il 19 settembre, il fallimento delle trattative viene da Roma.
Il 13 giugno scorso, durante un incontro con il cardinale William Levada, allora ancora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Mons. Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità, si è visto consegnare una dichiarazione che pone la FSSPX di fronte ad un problema.
Da un lato, esige l'accettazione della nuova liturgia, dall'altro il riconoscimento fondamentale del concilio Vaticano II come iscritto nella linea ininterrotta dei concili e dell'insegnamento della Chiesa cattolica. “ Cosa che proprio non va”, pensa don Schmidberger.

venerdì 21 settembre 2012

Oh, ma che bei frutti ha dato e da il Conciliabolo Vaticano II, rappresentato dai suoi promotori modenisti...

Ascoltiamo e leggiamo cosa ha detto Ratzinger, (in arte Benedetto XVI, pontefice della "nuova Chiesa conciliare"), modernista conclamato, sulla cosidetta "nuova evangelizzazione" promossa dal pernicioso Conciliabolo Vaticano II...


«La nuova evangelizzazione? È nata con il Concilio»
Lo ha detto il Pontefice parlando ai vescovi appena nominati. E ha aggiunto: “Siate testimoni credibili»
Alessandro Speciale
ROMA

La sfida della “nuova evangelizzazione”, a cui sarà dedicato il Sinodo dei vescovi che si apre il mese prossimo in Vaticano, in realtà viene da lontano. Anzi, secondo papa Benedetto XVI, se ne possono rintracciare le origini già nell'evento che ha dato forma alla Chiesa cattolica così come la conosciamo oggi, il Concilio Vaticano II. E non è quindi un caso che il 50.esimo anniversario della grande assise ecumenica cada proprio nel mezzo del Sinodo.

Parlando questa mattina ai vescovi freschi di nomina invitati a Roma per un Convegno promosso dalla Congregazione per i Vescovi, papa Ratzinger ha ricordato come il suo predecessore Giovanni XXIII vedesse nel Concilio da lui convocato l'occasione di “un balzo innanzi verso una penetrazione dottrinale ed una formazione delle coscienze”, perché la dottrina “certa ed immutabile” della Chiesa venisse “approfondita e presentata in modo che risponda alle esigenze del nostro tempo”.

“Potremmo dire - ha commentato Benedetto XVI - che la nuova evangelizzazione è iniziata proprio con il Concilio, che il beato Giovanni XXIII vedeva come una nuova Pentecoste che avrebbe fatto fiorire la Chiesa nella sua interiore ricchezza e nel suo estendersi maternamente verso tutti i campi dell‘umana attività”.

Per il pontefice, i vescovi devono essere “audaci nell’invitare gli uomini di ogni condizione all’incontro con Cristo e a rendere più solida la fede”, di cui devono difendere in modo particolare la “unità”. Ma soprattutto, ha aggiunto, i vescovi devono essere “testimoni credibili”, i primi testimoni della fede, con il compito di accompagnare il cammino dei credenti “offrendo l’esempio di una vita vissuta nell’abbandono fiducioso di Dio”.

Infatti, ha spiegato ai novelli vescovi Benedetto XVI, non si può essere “al servizio degli uomini, senza essere prima servi di Dio”: “Il vostro personale impegno di santità vi veda assimilare ogni giorno la Parola di Dio nella preghiera e nutrirvi dell’Eucaristia, per attingere da questa duplice mensa la linfa vitale per il ministero”.

Gli effetti di quella “nuova Pentecoste” rappresentata dal Concilio, ha concluso il pontefice, “nonostante le difficoltà dei tempi, si sono prolungati, raggiungendo la vita della Chiesa in ogni sua espressione: da quella istituzionale a quella spirituale, dalla partecipazione dei fedeli laici nella Chiesa alla fioritura carismatica e di santità”.
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Vediamo ora uno dei numerosissimi frutti avvelenati del Conciliabolo tanto decantato dagl'ultimi cinque pontefici modernisti...

giovedì 20 settembre 2012

Il diabolico 1° passaggio della setta eretca Neocatecumenale approvata dal modernista Ratzinger (in arte Benedetto XVI)...


udienza 20/01/2012
 Il modernista Ratzinger con gli eresiarchi fondatori della setta Neocatecumenale...
 Foto dall'udienza del Papa alla setta del Cammino Neocatecumenale - Approvazione delle celebrazioni blasfeme ed eretiche che segnano questo itinerario diabolico di iniziazione non cristiana - Invio di 17 nuove missio ad gentes della combriccola eretica NC...
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Fonte: Osservatorio sul Cammino Neocatecumenale...
Nostra traduzione dal blog Crux Sancta.

Il primo scrutinio del Cammino Neocatecumenale

Questo "uomo-patata" di Kiko Argüello
 occupa la copertina di un suo disco.
Notate il solito buco nella guancia
Il Primo Scrutinio è il primo passo all’interno del Cammino Neocatecumenale. È parte di quel che i seguaci di Kiko chiamano precatecumenato e consiste in una convivenza di quattro giorni, la prima di questo tipo a cui sono sottoposti i neocatecumenali. In realtà chi vi accede ancora non è considerato un neocatecumeno dai suoi “fratelli”, dato che io stesso ho sentito dire da parte di un neocatecumeno che aveva vent’anni di “cammino” alle sue spalle che chi non abbia superato i “Secondi Scrutini” è considerato ancora un signor nessuno e un “mondano qualunque” (sic).

Come tutte le convivenze di “passaggio” del CNC, anche questa comincia con il rito del lucernario come quello del Sabato Santo, ma la festa vera e propria comincia il sabato mattina, quando sono già presenti tutti coloro che hanno preferito essere responsabili e non mancare alla loro responsabilità di lavorare per una convivenza di passaggio. Durante la mattinata si svolge una catechesi sulla croce, si leggono i passi del vangelo che esortano a portare la croce e a seguire Gesù e si rivolge alla gente domandine del tipo: Qual è la tua croce? Come la vivevi prima del cammino? Come la vivi oggi?, etc.; domande a cui la gente deve rispondere prima individualmente e poi in gruppo. Poi, nel pomeriggio, ci si riunisce e il catechista domanda a ciascuno dei partecipanti: “Qual è la tua croce, fratello? E perché? Cosa ti dà la fede? Hai fede?, etc.

È già a partire da questa prima convivenza che cominciano ad affacciarsi i problemi di coscienza. Per esempio, una figlia rispondeva al catechista che la sua croce era suo padre perché si ubriacava, e questi piangeva per la vergogna; escono alla luce storie di abusi e di ogni altro tipo, beghe familiari, etc. Si dà il caso che tutti devono cominciare a parlare di temi intimi di fronte agli altri, cosa che si approfondirà nel corso dei vari passaggi. Per il momento, si parla solo della croce.

Quest'orrido "totem" di Kiko Argüello
dovrebbe rappresentare il Crocifisso
e la figura cerchiata dovrebbe
rappresentare la Beata Vergine
È allora quando il catechista comincia a parlare della fede, del fatto che è essa ciò che salva, che bisogna sperimentarla, che nessuno ha fede. Dopo aver rivolto domante sulla croce, si chiede alla gente se ha fede, e tutti ovviamente rispondono di sì. A questo punto arriva lo scherno: Ah, sì? Hai fede? Allora potrai dire a quella montagna che si muova di lì e si getti in mare? O al meno a quella sedia? O a quel vaso di fiori? Fino a che la gente scopre di poter ricevere l’approvazione del catechista quando afferma di non avere fede: è questa l’unica risposta corretta. “La convivenza ha come uno dei suoi obiettivi principali quello di convincere l’iniziato che NON HA FEDE – dice loro il catechista –, per questo avete camminato per due anni bla bla bla, per scoprire che non avete fede bla bla bla, e senza fede non potete prendere la vostra croce perché vi è pesante bla bla bla”.

mercoledì 19 settembre 2012

CASTIGAT RIDENDO MORES...

Dal sito www.cattolicitradizionalistimarche.orghttp://2.bp.blogspot.com/-5wCExZyZcqQ/UDUE-tgdsJI/AAAAAAAAAeo/PjsS19mWBd0/s1600/Immagine.jpg Monica Andreoni, 14 anni del Circolo “Cattolici per la Tradizione”...

"Quale cattedra in Vaticano ha autorità per favorire uno «stato di diritto» invertito per cui l’errore ha diritti che vanno riconosciuti e rispettati?" Nessuna Cattedra...

 
 La concezione eretica della dottrina sulla "libertà religiosa"
 26. (La libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. È un diritto sacro e inalienabile. Comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto. Include la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza.21 Deve essere possibile professare e manifestare liberamente la propria religione e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La libertà religiosa è radicata nella dignità della persona; garantisce la libertà morale e favorisce il rispetto reciproco. Gli ebrei che hanno sofferto a lungo ostilità spesso letali, non possono dimenticare i benefici della libertà religiosa) "ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE".
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di Arai Daniele
Una «Libertà di Coscienza» che è matrice di guerre e rivoluzioni
Il Signore con la sua Incarnazione, Passione e morte in croce, per redimerci dall’abuso umano della libertà originale, ci insegna che quest’abuso è il maggior male per ciascuno e per la società umana; la tremenda realtà della «Città dell’uomo», presa nella morsa di un idolatrico culto della goduria terrena e dell’odio al divino.
Perciò il Signore istituì la Chiesaper contenere e superare nella fedeltà al Diritto naturale e divino questo male micidiale. Il Cristianesimo edificando la Civiltà nell’amor di Dio, reprime la libertà spuria, che è abuso di quella voluta da Dio.
Gesù insegnando che la verità ci farà liberi, insegna che la falsa libertà schiavizza.
Infatti, “un errore è peggio di un delitto, è matrice di delitti”. Vi è un rapporto di dipendenza della libertà verso la verità e quindi al Diritto. Esso determina l’ordine personale e sociale nelle coscienze, dove tutti sentono la voce di Dio, mantenendo la libertà di seguirla.
La missione della Chiesa è di confermare, insegnare e difendere la verità che libera e perciò è civilizzatrice, edificando le società conla Fede, Speranza e Carità, difese nell’ordine pratico dal Diritto delle coscienze secondo il diritto divino alla Verità.
Ecco l’incomparabile Civiltà cristiana del Diritto sostenuto dalla Chiesa. Ma ecco pure la ragione perché è combatuta nella società moderna che impone un «diritto alla libertà di coscienza autonoma», quella approvata dal Vaticano II, il razzo VII sulla Cristianità!
Seguono qui degli insegnamenti magisteriali in materia per giungere alla visione delle conseguenze causate dalla confusione tra la libertà delle coscienze, voluta da Dio perla Veritàe l’applicazione sociale dell’altra «libertà» e uguaglianza dell’illuminismo: del dominio di quelli che, «più uguali e liberi» degli altri, impongono le loro libertà come sommo «bene» secondo il democratico diritto alla «libertà di coscienza».
Dalla Enciclica Libertas di Papa Leone XIII aprendiamo: “La libertà, nobilissimo dono di natura, proprio unicamente di creature dotate d’intelletto e di ragione, attribuisce all’uomo la dignità di essere “in mano del proprio arbitrio” e di essere padrone delle proprie azioni. Tuttavia è molto importante stabilire in che modo tale dignità debba manifestarsi, poiché dall’uso della libertà possono derivare grandi vantaggi ma anche grandi mali. Infatti è facoltà dell’uomo ubbidire alla ragione, seguire il bene morale, tendere direttamente al suo fine ultimo. Ma egli può anche deviare verso tutt’altri scopi e, perseguendo false immagini del bene, può turbare l’ordine prestabilito e precipitare in volontaria rovina”.
 

lunedì 17 settembre 2012

MONSEIGNEUR LEFEBVRE UN ÉVÊQUE DANS LA TEMPÊTE...

Fonte: Una fides - Monsignor Lefebvre: un Vescovo nella Tempesta

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Secondo la pagina web DICI sabato 29 settembre a Parigi sarà proiettato per la prima volta al pubblico il film: “Monsignor Lefebvre: un Vescovo nella tempesta”.
Il film ripercorre la vita del fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X a partire dalle testimonianze inedite di chi l’ha conosciuto e sulla base di numerosi documenti d'archivio.
L'evento si svolgerà alla presenza del Vescovo Bernard Fellay, superiore generale della fraternità.
Secondo Jacques Régis-du Cray, autore della sceneggiatura ispirata dalla biografia scritta dal Vescovo Bernard Tissier di Mallerais (editoriale records) su Monsignor Marcel Lefebvre, il film servirà per far capire a molte persone, non solo ai fedeli della Fraternità San Pio X, una personalità attraverso la quale si potrà comprendere l’attuale crisi della Chiesa.

domenica 16 settembre 2012

“Ribellious, divisive”...

 Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  15 settembre 2012


“Ribelle, divisivo”

Il settimo capitolo del Vangelo di San Giovanni contiene una particolare lezione per oggi: chi sono i veri ribelli contro l’autorità e chi sono i ribelli semplicemente apparenti? Chi sembra dividere il popolo di Dio e chi lo sta realmente dividendo? Le cose non sono sempre come appaiono. È sempre necessario “non giudicare secondo le apparenze, ma giudicare con giusto giudizio” (Gv. VII, 24).

Giovanni VII è a ridosso della fine della vita di Nostro Signore sulla terra. Gli Ebrei cercano di uccidere Gesù (versetto 1), ma Nostro Signore va comunque a Gerusalemme e insegna nel Tempio (14). La folla è già divisa (12) e così l’effetto del suo insegnamento è che alcuni (40) riconoscono in Lui il profeta (Cfr. Dt. XVIII, 15-19), mentre altri (41, 42) rifiutano di riconoscerlo perché è un Galileo. Quindi vi sono divisione e discordia. Ora, la divisione come tale è biasimevole, ma chi è da biasimare? Certo, non Nostro Signore, che predica semplicemente la dottrina del Padre Suo nei Cieli. (16-17). Né può essere biasimata quella parte della folla che accetta il divino insegnamento. Chiaramente, il biasimo per la discordia spetta alle autorità del Tempio e a quella parte della folla che rifiuta la Verità.

Parimenti, negli anni ’60 e ’70 Mons. Lefebvre divise i cattolici insegnando e praticando la verità della Tradizione cattolica, ma quale cattolico che oggi si vanta di essere tradizionale lo biasima per quella divisione? Chiaramente, il biasimo per la divisione della Chiesa non ricade né su Monsignore né su coloro che lo seguirono, ma principalmente su quelle autorità della Chiesa che distorsero la vera religione, come le autorità del Tempio al tempo di Nostro Signore. Ripetute volte, Monsignore supplicò costoro di “giudicare con giusto giudizio” affrontando il problema centrale generato dal loro adulterio conciliare col mondo moderno. Cosa che si rifiutano di fare ancora oggi. E ripetute volte la loro unica risposta fu “Obbedienza!”, “Unità!”. La loro mancanza di argomenti sulle questioni della verità, non prova che sono loro i veri ribelli e divisori della Chiesa?

Nonostante la discordia come tale non sia cosa buona, sia Nostro Signore, sia Mons. Lefebvre sapevano a priori che al loro insegnamento sarebbe seguita la discordia. Perché hanno continuato ad andare avanti? Perché le anime possono salvarsi nonostante la discordia (Cfr. Lc. XII, 51-53), ma non possono salvarsi senza la verità. Se le autorità religiose sviano gli uomini – e il Diavolo lavora particolarmente su di esse perché con il loro potere possono condurre fuori strada molte altre anime – allora dev’essere proclamata la Verità per ricondurre gli uomini sulla via del Cielo, anche se per effetto si avrà la discordia. In questo senso la Verità è al di sopra dell’autorità e dell’unità.

E dove sta la verità nel 2012? Il Vaticano II è stato un disastro per la Chiesa – è vero o falso? Le autorità della Chiesa che hanno prodotto Assisi III e la “beatificazione” di Giovanni Paolo II, si aggrappano al Vaticano II – è vero o falso? E quindi se la Fraternità San Pio X si sottomettesse a tali autorità, queste, usando tutto il loro prestigio e il potere sulla FSSPX, che essa stessa ha riconosciuto loro, dissolverebbero la sua resistenza contro il Vaticano II – è vero o falso? Quindi la FSSPX corre il grave rischio di perdere definitivamente tutto quello che gli permette di resistere a tale prestigio e a tale potere – è vero o falso? Come dicono i Romani: “Roma può aspettare”!

E allora, oggi, nella FSSPX se uno “giudica non secondo le apparenze, ma con giusto giudizio”, chi è che realmente è “divisivo”? Chi sono in realtà i “ribelli contro l’autorità”? Chi critica con forza la confusione fra la Verità cattolica e l’errore conciliare o coloro che la promuovono?
  Kyrie eleison.
 Londra, Inghilterra

sabato 15 settembre 2012

Indovina indovinello: indovina chi dice queste eresie condannate dalla vera Chiesa di Cristo...Clicca su "continua a leggere", sul fondo pagina, per scoprire chi dice queste cose".

Dichiarazione di Mons. Marcel Lefebvre e di Mons. Antonio de Castro Mayer

Mons. Antonio de Castro MayerMons.Marcel LefebvreIn conseguenza alla visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga e al congresso delle religioni ad Assisi

Roma ci ha fatto chiedere se abbiamo l’intenzione di proclamare la nostra rottura con il Vaticano in occasione del congresso di Assisi. A noi sembra piuttosto che la domanda dovrebbe essere la seguente:
Credete e avete l’intenzione di proclamare che il Congresso di Assisi consumi la rottura delle Autorità romane con la Chiesa Cattolica?
Perché è proprio questo che preoccupa coloro che sono ancora cattolici. In effetti, è ben evidente che a partire dal Concilio Vaticano II il Papa e gli Episcopati si allontanano sempre più nettamente dai loro predecessori. Tutto ciò che è stato messo in opera dalla Chiesa nei secoli passati per difendere la fede, e tutto ciò che è stato compiuto dai missionari per diffonderla, fino al martirio, è ormai considerato come un errore di cui la Chiesa dovrebbe scusarsi e per il quale dovrebbe farsi perdonare.
L’attitudine degli undici papi che dal 1789 al 1985 hanno condannato la rivoluzione liberale, con documenti ufficiali, è considerata come «una mancanza di comprensione del soffio cristiano che ha ispirato la Rivoluzione». Da qui il voltafaccia completo di Roma a partire dal Vaticano II, che ci ha fatto ripetere le parole rivolte da Nostro Signore a coloro che stavano per arrestarlo: Haec est hora vestra et potestas tenebrarum – Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre (Lc XXII 52-53).
Adottando la religione liberale del protestantesimo e della Rivoluzione, i princípi naturalisti di J. J Rousseau, le libertà atee della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, il principio della dignità umana senza più alcun rapporto con la verità e la dignità morale, le Autorità romane voltano le spalle ai loro predecessori e rompono con la Chiesa Cattolica, esse si mettono al servizio dei distruttori della Cristianità e del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo.
Gli atti attuali di Giovanni Paolo II e degli Episcopati nazionali illustrano di anno in anno questo cambiamento radicale della concezione della fede, della Chiesa, del sacerdozio, del mondo, della salvezza che si ottiene con la grazia.
Il colmo di questa rottura con il magistero anteriore della Chiesa si è raggiunto ad Assisi, dopo la visita alla sinagoga.

Il peccato pubblico contro l’unicità di Dio, contro il Verbo Incarnato e la Sua Chiesa,  fa fremere d’orrore:  Giovanni Paolo II che incoraggia le false religioni a pregare i loro falsi dei: scandalo incommensurabile e senza precedenti.
Noi potremmo riprendere qui la nostra dichiarazione del 21 novembre 1974, che rimane più attuale che mai.
Noi, che restiamo in modo indefettibile attaccati alla Chiesa Cattolica Romana di sempre, siamo obbligati a constatare che questa religione modernista e liberale della Roma moderna e conciliare si allontana sempre più da noi che professiamo la fede cattolica degli undici papi che hanno condannato questa falsa religione. La rottura non viene dunque da noi, ma da Paolo VI e da Giovanni Paolo II, che rompono con i loro predecessori.
Questo rinnegamento di tutto il passato della Chiesa attuato da questi due papi e dai vescovi che li imitano è un’empietà inconcepibile ed una umiliazione insostenibile per coloro che restano cattolici nella fedeltà a venti secoli di professione della stessa fede.
Noi consideriamo, dunque, come nullo tutto ciò che è stato ispirato da questo spirito di rinnegamento: tutte le riforme postconciliari e tutti gli atti di Roma che sono compiuti con questa empietà.
Noi contiamo nella grazia di Dio e nel suffragio della Vergine fedele, di tutti i martiri, di tutti i papi fino al Concilio, di tutti i Santi e le Sante fondatori e fondatrici degli ordini contemplativi e missionari, perché ci vengano in aiuto nella rinascita della Chiesa con la fedeltà integrale alla Tradizione.
Buenos Aires, 2 dicembre 1986.
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“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.
“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica.” (Monsignor Marcel Lefebvre)

Veniamo ora alle frasi eretiche sulla "libertà religiosa conciliare" del personaggio da scoprire.... 

 19. La natura e la vocazione universale della Chiesa esigono che essa sia in dialogo con i membri delle altre religioni.Questo dialogo in Medio Oriente è basato sui legami spirituali e storici che uniscono i cristiani agli ebrei e ai musulmani. Questo dialogo, che non è principalmente dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, poggia anzitutto su basi teologiche che interpellano la fede. Esse derivano dalle Sacre
Scritture e sono chiaramente definite nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, Lumen gentium, e nella Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, Nostra aetate.17 Ebrei, cristiani e musulmani credono in un Dio Uno, creatore di tutti gli uomini.

26. La libertà religiosa è il culmine di tutte le libertà. È un diritto sacro e inalienabile. Comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto. Include la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza.21 Deve essere possibile professare e manifestare liberamente la propria religione e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La libertà religiosa è radicata nella dignità della persona; garantisce la libertà morale e favorisce il rispetto reciproco. Gli ebrei che hanno sofferto a lungo ostilità spesso letali, non possono dimenticare i benefici della libertà religiosa.
Da parte loro, i musulmani condividono con i cristiani la convinzione che in materia religiosa nessuna costrizione è consentita, tanto meno con la forza. Tale costrizione, che può assumere forme molteplici e insidiose sul piano personale e sociale, culturale, amministrativo e politico, è contraria alla volontà di Dio. Essa è una fonte di strumentalizzazione politico-religiosa, di discriminazione e di violenza che può condurre alla morte. Dio vuole la vita, non la morte. Egli proibisce l’omicidio, anche quello dell’omicida (cfr Gen 4,
15-16; 9, 5-6; Es 20, 13).
27. La tolleranza religiosa esiste in diversi paesi, ma essa non impegna molto perché rimane limitata nel suo raggio di azione. È necessario passare dalla tolleranza alla libertà religiosa. Questo passaggio non è una porta aperta al relativismo, come alcuni affermano. Questo passo da compiere non è una crepa aperta nella fede religiosa, ma una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio. Non è una violazione delle verità fondanti della fede, perché, nonostante le divergenze umane e religiose, un raggio di verità illumina tutti gli uomini.22 
Sappiamo bene che la verità non esiste al di fuori di Dio come una cosa in sé. Sarebbe un idolo. La verità si può sviluppare soltanto nella relazione con l’altro che apre a Dio, il quale vuole esprimere la propria alterità attraverso e nei miei fratelli umani. Quindi non è opportuno affermare in maniera esclusiva: « io possiedo la verità ». La verità non è possesso di alcuno, ma è sempre un dono che ci chiama a un cammino di assimilazione sempre più profonda alla verità. La verità può essere conosciuta e vissuta solo nella libertà, perciò all’altro non possiamo imporre la verità; solo nell’incontro di amore la verità si dischiude.
 91. I centri di educazione, le scuole, gli istituti superiori e le università cattoliche del Medio Oriente sono numerosi. I religiosi, le religiose e i laici che vi operano compiono un lavoro impressionante, che apprezzo e incoraggio. Estranee ad ogni proselitismo, queste istituzioni educative cattoliche accolgono alunni o studenti di altre Chiese e di altre religioni.83
Essendo degli inestimabili strumenti di cultura per la formazione dei giovani
alla conoscenza, dimostrano in modo evidente il fatto che esiste, in Medio Oriente, la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso un’educazione alla tolleranza e una ricerca continua di qualità umana.