Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
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venerdì 31 ottobre 2014

ENNESIMA TESTIMONIANZA SULLA DIABOLICITA’ DELLA SETTA ERETCA NEOCATECUMENALE, movimento modernista della “nuova Chiesa satanica Conciliare”…

Intervista di Gianluca Di Pietro ad una anonima ex neocatecumenale (prima parte)

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Segnalazione di Pietro Ferrari

di Gianluca Di Pietro

“FUORI DAL CAMMINO NON C’É SALVEZZA”: intervista ad una ex-neocatecumenale,ex-focolarina,ex-carismatica [PARTE1]

ANTEFATTO

Erano circa le 19,30 del 23 Settembre.
Ero in compagnia di alcuni amici, quando  ricevo un messaggio su Facebook di una signora, V.F., che avevo conosciuto sullo stesso social network qualche mese prima e con la quale avevo scambiato ben più di qualche parola.
Tutto parte da Mozart, o meglio,da un articolo pubblicato da questa redazione su Mozart, su cui Ella sentiva di dover fare qualche precisazione. Non so come, non so perché, il discorso cade sui suoi dubbi circa la Santitá di Papa Wojtyla per via delle sua autorizzazioni ai neocatecumenali,focolarini e carismatici, additati da Lei giustamente come «sette all’interno della Chiesa che apportano divisioni»
Poi la stessa scrive una frase,« Kiko per me poi é eretico», che stuzzica il mio interesse e,al contempo, mi insospettisce. Indago con discrezione e,alla fine, mi confessa che in passato aveva avuto delle esperienze sia in neocatecumenali sia focolarini che carismatici.
Argomenti questi per me appetibili sui quali non ho potuto non palesarle l’intenzione di  una “intervista”.

INTERVISTA

Gianluca: «Mi ha accennato prima ad un Suo passato da neocatecumenale,focolarina e carismatica. Procediamo con ordine. Cosa l’ha spinta a frequentare i neocatecumenali?»
V:« Una rottura sentimentale. All’epoca andavo all’università e quella rottura fu per me devastante. Mi sentii smarrita e sola. Così quando una ragazza che conoscevo di vista mi parló di certe catechesi in una parrocchia vicina, la seguí. Frequentai tali incontri dal novembre ’91 al gennaio ’92 all’incirca.
Sin dal primo incontro mi resi conto che vi era qualcosa di strano!»
Gianluca:« Interessante! Cosa in particolare?»
V:« Quando parlai di transustanziazione i catechisti di quella comunitá si adombrarono e mi rimproverarono. Per loro, ero superba perché volevo esibirmi in paroloni difficili per far colpo e mettere in mostra la mia erudizione! Non si trattó del solo episodio. Ben presto capii che non bisognava contestare i catechisti,fare loro domande o chiedere lumi su determinati argomenti. Rispondevano che non servivano spiegazioni: era così e basta! Per di piú non si parlava mai del Catechismo ed insistevano sul concetto di peccato. Pensi che una volta mi chiesero quando avevo incontrato Cristo. Rimasi senza parole! Scoprii ben presto dagli altri frequentatori che bisognava rispondere «Nel peccato». E questo dottrinalmente non esiste. Ne ero sicura: bene o male, ho fatto la catechista in parrocchia e ho frequentato un minicorso di due anni di Teologia e Cristologia per preparare i bambini alla Prima Comunione. Di certo non sono un teologo, ma l’ABC cattolico lo conosco.
Molte catechesi erano incentrate sulla famiglia, ma manipolate. Mi spiego meglio.
Ricordo una coppia di sposi che invitava a non avere paura a ricevere da Dio come dono tanti figli. La donna mi confidò ,in seguito ed in separata sede, che era sposata con suo marito da poco e che ancora prendeva la pillola perché non si sentiva pronta. Per di più, c’erano tante spese e pochi soldi. Mi confessó che era stata obbligata dai catechisti a recitare quella parte di madre e sposa perfetta»
Gianluca:« Davvero sconvolgente! Un teatro di ipocrisia! Vi furono altri episodi come questi? Altre catechesi?»
V:« Più che durante le catechesi, vi furono episodi preoccupanti durante la prima “trasferta” in un convento. Ogni mese dovevamo partire. I responsabili passavano con un sacco dell’immondizia. Ero studentessa allora e,tra le tasse e i libri,era gravoso pagare centomila lire ogni mese. Tra l’altro io ho sempre lavorato per mantenermi all’universitá. Qualche volta pensavo di rinunciare ad andare per via dei troppi soldi che chiedevano, ma i catechisti mi intimavano che era il diavolo a tentarmi…. Lui mi tentava ad abbandonare. I soldi sono lo sterco del demonio, bisogna disprezzarli – mi dicevano. Per di più,mi consigliavano addirittura di lavorare per pagarmi i raduni. Ricordo che una volta non avevo che ventimila lire. Feci finta di mettere soldi nel busta ed una ragazza fu costretta a pagare anche per me. Mi sentii una ladra!
Ma torniamo al nostro discorso: questo primo raduno era decisivo per comporre la lista dei catechisti e dei supervisori. In pratica, la comunità sceglieva i cantori, i responsabili, i catechisti. Quindi si armarono di sacco nero, bigliettini e penne. A quel punto,non so quale istinto mi guidó -forse la curiosità – e  scrissi il mio nome falsificando la scrittura. Quando lessero il mio nominativo, si allarmarono e chiesero chi avesse scritto quel nome. Io feci l’Indiano,ovviamente. Ben presto,peró, arrivó un superiore e mi intimó a votare Tizio come catechista, Caio come cantore e Sempronio come responsabile. Insomma, i nomi erano già decisi in partenza. La votazione era solo una finzione!!
Al secondo scrutinio,infatti, i nomi richiesti raggiunsero il quorum e facemmo festa perché “illuminati da Dio”. »
Gianluca:« Altro che illuminati da Dio! Si verificarono altri attriti tra Lei e la comunitá?»
V:«Intanto contestai subito la pratica della comunione sulla mano e la disposizione circolare attorno all’altare-mensa. Non la presero bene. Mi giudicarono una piantagrane, una contestatrice superba. La liturgia,invece, era decisa da Kiko Arguell e sua Moglie Carmen, i fondatori del cammino. Quell’uomo disegnava le icone liturgiche, scriveva le musiche. Lui decideva le azioni liturgiche:” Kiko ha detto, Kiko ha fatto, Kiko non vuole, Kiko ha deciso”.
Quel Kiko decideva anche degli spilli. Se qualcosa non risultava ai catechisti, questi andavano da Kiko e chiedevano conferma!
Le racconto cosa accadde per le celebrazioni pasquali. Prima di tutto ci chiesero di digiunare il sabato santo invece che il venerdì. E giá questo mi pareva in contrasto con le leggi della Chiesa, ma l’apice della stranezza era entrare in chiesa all’una di notte (quando la messa Pasquale della Mezzanotte  era  terminata) e rimanervi fino alle 6.30  per poi partecipare ad una sorta di seder di pasqua ebraico e mangiare le uova sode fredde,dopo 24 ore di digiuno. Fu terribile!»
Gianluca:« Sui generis come celebrazione,questo é indubbio!»
V:« Ah,ora dimenticavo: non era possibile partecipare ad altre Messe se non in caso di emergenza ed era necessario agganciarsi ad un’altra comunitá. E poi bisognava prendere parte tassativamente alle riunioni del mercoledì in cui si sorteggiavano i gruppi per la celebrazione della messa e per le letture e commento delle Scritture. Ogni mercoledì bisognava versare 10 mila lire per i fiori. Non bastavano mai i fiori sull’altare! E guai se mancavi alle riunioni del mercoledi. Dovevi dare spiegazione e rendere conto di quello che avevi fatto alle catechiste.  Un altro evento improrogabile era la messa il sabato sera alle 21. Non capivo perché mai fosse  più importante il sabato sera che la domenica!
Per non parlare della Confessione!! C’era tutto un rito inventato da Kiko. Ci  riunivamo in una stanza. Il cantore ed il chitarrista suonavano e a turno ci si confessava in piedi, pochi minuti, e con sacerdoti sempre diversi. Non c’era direzione spirituale,capisce?!? Kiko voleva che non fossimo seguiti dai sacerdoti, bensì dai catechisti. Per me é più facile confessarmi se il sacerdote mi conosce, conosce il mio percorso, la mia vita! E tutto ció é contrario alla Chiesa! I sacerdoti che amministravano i sacramenti in questa comunità di certo non erano entusiasti: uno di questi  mi disse che questa pratica dei neocatecumenali disincardinava i sacerdoti dalle parrocchie. Il problema era che il vescovo ce li mandava!»

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venerdì 24 ottobre 2014

ECCO COME LA CHIESA PROCLAMAVA, INFALLIBILMENTE, I VERI SANTI….

 

Abbiamo appena assistito alla pseudo beatificazione dell’apostata Montini da parte dei suoi compagni di merenda Vaticanosecondisti, non ci dilunghiamo nel portare in evidenza l’operato Diabolico Montini, che già in passato abbiamo fatto, ma ci soffermiamo sul Rito Cattolico sulle Beatificazioni fatto dalla vera Chiesa Cattolica e non quello utilizzato dagli uomini della falsa Chiesa Conciliare oggi presieduta dal modernista Bergoglio…

IL LIBRO CHE HA FERMATO LA BEATIFICAZIONE DI PAOLO VI - "PAOLO VI BEATO?" DI DON LUIGI VILLA. Download pdf

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RITO E CERIMONIE PER LE BEATIFICAZIONI E CANONIZZAZIONI.

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CAPITOLO PRIMO

LO SPLENDORE DEI FIGLI DI DIO

Dice San Paolo: « Haec est énim volúntas Dei, sanctificatio vestra: questa è !a volontà di Dio, la vostra santificazione » (Tess. IV, 3), volendo indicare con questa frase che tutti i cristiani sono destinati a partecipare - e godere della visione beatifica di Dio. Ma fra i cri­stiani, ve ne sono alcuni che, per aver offerto con generosità la loro vita, o per aver predicato le virtù cristiane in grado eroico, meritano onori speciali.

Questi onori pubblici, possono però essere tributati solo dopo l’approvazione della Chiesa e solo dopo questa sanzione i fedeli possono venerare le loro immagini ed invocarli pubblicamente come intercessori presso Dio.

Prima di accordare tali onori ad uno dei suoi membri, la Chiesa, percorre un lungo cammino fatto di prudenza ed accortezza; tutte le azioni, le parole, gli scritti del Servo di Dio sono vagliati, pesati e giudicati, anzi sono sottoposti ad un vero processo che dura molto tempo, talvolta persino secoli, fino a che, riconosciuta l’eroicità delle virtù, la realtà dei miracoli ottenuti per sua intercessione, viene solennemente proclamata la sua san­tità per mezzo della Canonizzazione.

Il riconoscimento della santità di un servo di Dio, e la concessione degli onori degli altari, avviene attra­verso i due processi di Beatificazione e di Canonizzazione.

La Canonizzazione è la sentenza ultima e definitiva per mezzo della quale il Romano Pontefice dichia­ra che un Beato gode la gloria dei Santi e ne impone il culto pubblico a tutta la Chiesa.

La Beatificazione è la sentenza meno solenne e non definitiva, per mezzo della quale il Romano Pontefice di­chiara che un servo di Dio gode della gloria dei Santi e ne permette limitatamente il culto pubblico.

I processi di Beatificazione

I processi di Beatificazione per via ordinaria hanno tre fasi.

La prima fase è costituita dai processi ordinari­ questi sono compiuti per diritto proprio dal Vescovo di quella diocesi dove il Servo di Dio è morto o dove avvennero i miracoli. Questi processi ordinari sono tre:

Il primo processo è costituito da una diligente raccolta ed esame di tutti gli scritti del Servo di Dio, pubblici e privati.

Il secondo processo, da incominciarsi entro trenta anni dalla morte, deve provare la fama della santità o del martirio del Servo di Dio.

Il terzo processo deve provare che al Servo di Dio non fu prestato già alcun culto pubblico o se vi fu pre­stato venne subito rimosso.

La seconda fase è costituita dalla introduzione della Causa presso la Santa Sede.

L'Ordinario trasmette alla S. Sede tutti gli scritti del Servo di Dio. Il Postulatore, cioè colui che è incari­cato di far procedere la causa, trasmette gli altri atti.

Dopo una nuova revisione di tutti gli scritti, viene discusso il processo informativo e se l'esito è favorevole, viene proposta la cosa al Romano Pontefice perché ordini il Decreto d’introduzione della causa. Dato il Decreto si discute il processo di non culto e s'iniziano i processi apostolici.

La terza fase è costituita dai processi apostolici, i quali hanno due parti:

A) la prima parte che si svolge per delegazione della Santa Sede nella Curia dei Vescovi (diocesani);

B) la seconda parte a Roma presso la S. Congregazione dei Riti.

Nei processi apostolici presso la Curia diocesana si deve provare la persistenza della fama di santità del Servo di Dio e l'esercizio delle virtù cristiane in grado eroico ed i miracoli. Questi processi devono essere compiuti entro due anni.

Approvati questi processi presso la Sacra Congregazione dei Riti, si procede a discutere l'eroicità delle virtù e il fatto dei miracoli. Salvo particolare dispensa del Romano Pontefice, prima di procedere alla discussione delle virtù devono essere trascorsi cinquanta anni dalla morte del Servo di Dio.

Il dubbio sull’eroicità delle virtù è discusso in tre Congregazioni: antipreparatoria, preparatoria e gene­rale. Alla Congregazione generale è presente anche il Papa Dopo il voto affermativo dei Cardinali e dei Consultori e l'approvazione del Papa, che suole anche differire di qualche giorno, viene emanato il Decreto sull’eroicità delle virtù che è promulgato solennemente nel modo indicato dal Papa stesso. Con questo decreto il Servo di Dio è chiamato Venerabile.

Quindi si procede a sciogliere l'altro dubbio sui mi­racoli e la procedura è uguale tenendosi nuovamente tre Congregazioni.

Emanato anche a questo Decreto, in una congregazione generale si scioglie la questione del «tuto»: se si possa in pratica, sicuramente (tuto) procedere alla Beatificazione.

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I processi di Canonizzazione

Quando dopo la Beatificazione si sia ottenuto per intercessione del Beato un nuovo miracolo, il Postulatore chiede che si riprenda la Causa presso la Sacra Congrega­zione. Allora abbiamo i processi apostolici sui miracoli, i quali si svolgono per la prima Parte nelle Curie dioce­sane, per la seconda parte presso la Santa Sede, ossia con l’intervento anche dei Vescovi che, come i Cardinali, deb­bono dare il voto. Il dubbio sui miracoli viene discusso in tre Congregazioni a Roma, come sopra, quindi viene discusso il dubbio del «tuto» per la Canonizzazione e poi il Papa suole chiedere preghiere e tiene diversi con­cistori fin quando in un concistoro pubblico o semipubblico stabilisce il giorno della solenne Canonizzazione. Quindi si celebrano le grandiose solennità nella Basilica di San Pietro.

CAPITOLO SECONDO

IL RITO DELLA BEATIFICAZIONE

Alle ore dieci dopo il canto di Nona, il Reverendissimo Capitolo Vaticano si reca processionalmente ad occupare il suo posto nell'abside «a cornu epistolae» mentre gli eminentissimi Signori Cardinali componenti la Sacra Congregazione dei Riti prendono posto «a cornu evan­gelii» o, in una bancata ricoperta di arazzi.

In altri re­parti prendono posto i Consultori, Prelati ed Ufficiali ap­partenenti alla stessa Congregazione.

Entrato il Clero nell'abside, il Postulatore della Cau­sa si appressa, accompagnato dal Segretario della Sacra Congregazione dei Riti, al Cardinale Prefetto della stessa Congregazione, per rimettergli la Lettera Apostolica in forma di «Breve», rivolgendogli la preghiera di ordinarne la lettura.

Terminata la lettura tutti sorgono in piedi, e mentre s'intona il «Te Deum» viene posta in venerazione sull'altare una reliquia del Beato e viene tolto il velario che ricopre la «Gloria» nella raggiera del Bernini. Nel con­tempo viene scoperta sulla loggia esterna della Basilica lo stendardo raffigurante il Beato.

Terminato il canto del «Te Deum» l'Eccellentis­simo Celebrante - fattasi l'invocazione al nuovo Beato - ne canta l’«Oremus» proprio: quindi dopo aver incensato la reliquia e l'immagine, depone il piviale e, assunto i sacri paramenti, inizia il solenne Pontificale. La Cappella Giulia, dopo aver eseguito il «Te Deum» accompagna con scelta musica liturgica la San­ta Messa.

CAPITOLO TERZO

IL GRANDIOSO RITO DELLA CANONIZZAZIONE

Per il solennissimo Rito della Canonizzazione la Ba­silica Vaticana è addobbata con fasto e splendore; è divisa, per mezzo di steccati, grandi reparti e tribune ove prendono posto i fedeli. A destra della porta principale vi è la Cappella detta della Pietà, dove si trova la celebre statua del Michelangelo; per l'occasione essa è ornata da un panneggio di damasco rosso; un po' più avanti, dalla stessa parte, vi è la Cappella del Santissimo Sacramento, che è esposto per la cerimonia: tutta la Chiesa si presenta ai nostri occhi parata a festa « come una sposa che attende il suo Sposo).

martedì 21 ottobre 2014

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 41°)...

Continuiamo la publicazione del LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.

Prima e seconda parte.

Terza e quarta parte.

Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.

Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.

Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.

Capitolo 17°.

Capitolo 18°.

Capitolo 19°.

Capitolo 20°.

Capitolo 21°.

Capitolo 22°.

Capitolo 23°.

Capitolo 24°.

Capitolo 25.

Capitolo 26.

Capitolo 27.

Capitolo 28°.

Capitolo 29°.

capitolo  30°.

Capitolo 31°.

Capitolo 32°.

Capitolo 33°.

Capitolo 34°.

Capitolo 35°.

Capitolo 36°.

Capitolo 37°.

Capitolo 38°.

Capitolo 39°.

Capitolo 40°.

«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.

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Capitolo 41: v'è esagerazione a non riconoscere come partito perfettamente cattolico un partito radicalmente antiliberale ?

Quel che ci avete appena detto ci ha convinto, esclamerà qualcuno dei nostri, di quelli che sono timidi e timorosi all'eccesso quando si tratti di politica o di partiti; ma, quale deve essere il partito cui si affilierà il buon cattolico per difendere come voi dite, concretamente e praticamente, la sua Fede contro l'oppressione del liberalismo ? Lo spirito di partito può qui allucinarvi e far sì che il desiderio di favorire una causa politica determinata per mezzo della religione, prevalga su quello di favorire la religione per mezzo della politica.
Ci sembra amico lettore, che qui noi presentiamo  la difficoltà con tutta la sua forza, tale come la presentano moltissime persone. Per fortuna ci sarà molto facile ridurla a niente  per quanto grande sia il numero dei nostri fratelli che questa obiezione  blocca e riduce al silenzio.
Noi affermiamo dunque, senza paura d'essere logicamente contraddetti, che il modo più efficace, più logico, di combattere il liberalismo, è quello di lavorare in comunione di intenti e di sforzi con il partito più radicalmente antiliberale.
Ma questa è una verità evidente !
D'accordo, ma nondimeno è una verità; e di chi è la colpa se  è divenuto necessario presentare a certe persone le più solide verità della filosofia sotto una forma più che ingenua ? No, non è spirito di partito, ma spirito di verità, affermare l'impossibilità di una opposizione efficace al liberalismo, al di fuori di un partito veramente cattolico, e poi l'impossibilità di un partito radicalmente cattolico che non sia nello stesso tempo un partito radicalmente antiliberale.
Questa doppia affermazione disturba dolorosamente certi palati viziati da pietanze male assortite (cattolici-liberali), ma  essa non è per questo meno incontestabile.

Il cattolicesimo e il liberalismo sono dei sistemi dottrinali e di azione essenzialmente opposti, noi crediamo di averlo dimostrato nella serie dei nostri articoli. Occorre dunque necessariamente riconoscere, costi quel che costi e tanto amaro che possa sembrarci, che è impossibile essere integralmente cattolici senza essere integralmente antiliberali.
Queste idee danno una equazione rigorosamente matematica. Gli uomini e partiti (salvo errore o buona fede) non sono cattolici nelle loro dottrine che quando non professino nessuna opinione anti-cattolica, ed è assolutamente evidente che essi professeranno una dottrina anti-cattolica tutte le volte che  faranno professione cosciente, in tutto o in parte, di qualche dottrina liberale.
Di conseguenza  dire che tale partito liberale, tale persona liberale, non è cattolica, è una proposizione tanto esatta quanto dire che il bianco non è nero, oppure che il rosso non è blu. Questo è semplicemente enunciare un’argomento che risulta logicamente dall'applicazione allo stesso del principio di non-contraddizione. Ne quid idem simul esse et non esse: "una stessa cosa non può essere e non essere nello stesso tempo". c'è nel mondo un teorema matematico la cui conclusione valga di più che la seguente: "non c'è un partito perfettamente cattolico che non sia un partito radicalmente antiliberale".
Venga dunque qui il più sapiente dei liberali, e ci dica se c'è al mondo un teorema matematico la cui conclusione valga più della seguente: "non c'è partito perfettamente cattolico che non sia un partito radicalmente antiliberale".
Non c'è dunque, lo ripetiamo, altro partito cattolico, con una proposizione accettabile per i cattolici, che quello che  professi, o sostenga, o pratichi delle idee risolutamente anti-liberali. Ogni altro, per quanto rispettabile sia, per quanto conservatore si mostri, quale che sia l'ordine materiale che assicuri al paese, i vantaggi o  beni che per accidente esso offra alla religione, non è un partito cattolico, dal momento che si presenta fondato su principi liberali, o organizzato in uno spirito liberale, o diretto verso un fine liberale.

lunedì 13 ottobre 2014

SIGNORE E SIGNORI ECCO A VOI LA “SODOMA E GOMORRA” VATICANOSECONDISTA…..

6° COMANDAMENTO “NON COMMETTERE ATTI IMPURI”.

Vediamo ora come la sinagoga di satana intende cambiare il Vangelo di Nostro Signore:

sodoma

Questa mattina, nel corso dell’undicesima Congregazione generale della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi MODERNISTI vaticanosecondisti, sul tema: Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione (5-19 ottobre 2014), il Relatore generale Cardinale della falsa e satanica chiesa conciliare, (quindi falso cardinale cattolico) Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest, ha tenuto la Relatio post disceptationem:

Relazione del Relatore generale,Péter Erdő

Il discernimento dei valori presenti nelle famiglie ferite e nelle situazioni irregolari

17. In considerazione del principio di gradualità del piano salvifico divino, ci si chiede quali possibilità siano date ai coniugi che vivono il fallimento del loro matrimonio, ovvero come sia possibile offrire loro l’aiuto di Cristo attraverso il ministero della Chiesa. A questo proposito, una significativa chiave ermeneutica proviene dall’insegnamento del Concilio Vaticano II, il quale, mentre afferma che «l’unica Chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa cattolica», riconosce che anche «al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica» (Lumen Gentium, 8).

18. In questa luce, vanno anzitutto ribaditi il valore e la consistenza propria del matrimonio naturale. Alcuni si domandano se sia possibile che la pienezza sacramentale del matrimonio non escluda la possibilità di riconoscere elementi positivi anche nelle forme imperfette che si trovano al di fuori di tale realtà nuziale, ad essa comunque ordinate. La dottrina dei gradi di comunione, formulata dal Concilio Vaticano II, conferma la visione di un modo articolato di partecipare al Mysterium Ecclesiae da parte dei battezzati.

19. Nella medesima prospettiva, che potremmo dire inclusiva, il Concilio dischiude anche l’orizzonte in cui si apprezzano gli elementi positivi presenti nelle altre religioni (cf. Nostra Aetate, 2) e culture, nonostante i loro limiti e le loro insufficienze (cf. Redemptoris Missio, 55). Dallo sguardo rivolto alla sapienza umana presente in esse, infatti, la Chiesa apprende come la famiglia venga considerata universalmente forma necessaria e feconda di convivenza umana. In tal senso, l’ordine della creazione, in cui affonda le radici la visione cristiana della famiglia, si dispiega a livello storico, nelle diverse espressioni culturali e geografiche.

20. Rendendosi dunque necessario un discernimento spirituale, riguardo alle convivenze e ai matrimoni civili e ai divorziati risposati, compete alla Chiesa di riconoscere quei semi del Verbo sparsi oltre i suoi confini visibili e sacramentali. Seguendo lo sguardo ampio di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; cf. Gaudium et Spes, 22), la Chiesa si volge con rispetto a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto e imperfetto, apprezzando più i valori positivi che custodiscono, anziché i limiti e le mancanze.
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Verità e bellezza della famiglia e misericordia

21. Il Vangelo della famiglia, mentre risplende grazie alla testimonianza di tante famiglie che vivono con coerenza la fedeltà al sacramento, con i loro frutti maturi di autentica santità quotidiana nutre pure quei semi che ancora attendono di maturare, e deve curare quegli alberi che si sono inariditi e domandano di non essere trascurati.

giovedì 9 ottobre 2014

Monsignor Lefebvre: (Da questa unione adulterina non possono che venire dei bastardi. E chi sono questi bastardi? Sono i nostri riti. Il rito della nuova Messa è un rito bastardo. I sacramenti sono dei sacramenti bastardi…(…) I sacerdoti che escono dai seminari sono dei preti bastardi.)

Tradizione e Sacramento dell’Ordine

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di Frà Leone da Bagnoregio

TRADIZIONE E SACRAMENTI

«De cette union adultère ne peut venir que des bâtards. Et qui sont ces bâtards? Ce sont nos rites. Le rite de la nouvelle messe est un rite bâtard. Les sacrements sont des sacrements bâtards. Nous ne savons plus si ce sont des sacrements qui donnent la grâce ou qui ne la donnent pas. Nous ne savons plus si cette messe nous donne le Corps et le Sang de Notre-Seigneur Jésus-Christ ou si elle ne les donne pas». (…) «Les prêtres qui sortent des séminaires sont des prêtres bâtards. Ils ne savent pas ce qu’ils sont. Ils ne savent pas qu’ils sont faits pour monter à l’Autel, pour offrir le Sacrifice de Notre-Seigneur Jésus-Christ, et pour donner Jésus-Christ aux âmes, et appeler les âmes à Jésus-Christ. Voilà ce que c’est qu’un prêtre, et nos jeunes qui sont ici le comprennent bien. Toute leur vie va être consacrée à cela, à aimer, à adorer, à servir Notre-Seigneur Jésus-Christ dans la Sainte Eucharistie, parce qu’ils y croient, à la présence de Notre-Seigneur dans la Sainte Eucharistie! » (…) «C’est cette volonté de dialogue avec les protestants qui nous a valu cette messe bâtarde, et ces rites bâtards». (S. E. Rev. Mons. Marcel Lefebvre Omelia di Lilla 29 agosto 1976)[1]

Alcune settimane orsono sono apparsi tutta una serie articoli, a firma di Augustinus e di don Curzio Nitoglia, che probabilmente sono la stessa persona, sulla questione relativa alla validità delle nuove ordinazioni sacerdotali e consacrazioni episcopali ed in generale sui nuovi sacramenti. [vedi qui - qui - qui - qui - qui - qui).

A nostro avviso tale dissertazione pecca di troppa superficialità, sarà oggetto di ulteriore indagine vagliare la validità degli altri sacramenti, ci soffermeremo per ora solo sul sacramento dell’Ordine ed in particolare sulla validità della nuova forma per l’ordinazione dei vescovi.

Vorrei tralasciare, altresì, la questione del sedevacantismo più volte discussa in questa sede e trattarla solo marginalmente, vorrei invece soffermarmi sulla questione della validità delle nuove ordinazioni sacerdotali ed episcopali.

Si vuol precisare già in partenza che il presente breve studio non ha nessun intento polemico e non vuole entrare in conflitto con qualsivoglia persona, ma si vuole dare ad ognuno il suo, al servizio della verità e della giustizia. É necessario non assicurare, ma mettere in guardia i sacerdoti ordinati con il nuovo rito al fine di salvaguardare il sacerdozio cattolico o perlomeno ciò che rimane di esso.

Il nuovo Pontificale riformato fu promulgato da Paolo VI il 18 giugno 1968, con la Costituzione Apostolica“Pontificalis Romani” a seguito delle riforme volute dalla Costituzione conciliare “Sacrosantum Concilium”.

Questo documento rivoluziona sostanzialmente le forme della consacrazione episcopale e dell’ordinazione diaconale, mentre lascia più o meno inalterata la formula di ordinazione sacerdotale.

Per fare una corretta disamina sull’argomento è necessario innanzi tutto esaminare cosa pensano i modernisti riguardo ai sacramenti, sempre considerando che i novatori artefici del nuovo Pontificale Romano siano da intendersi come affetti da modernismo, come si era espresso Mons. Marcel Lefebvre e altri vescovi oppure no, nel secondo caso tutte le argomentazioni divengono inutili.

Così si esprime Ludovico Ott: «Il modernismo nega l’istituzione immediata dei sacramenti da parte di Cristo e li considera come puri simboli aventi col sentimento religioso la stessa relazione che hanno le parole rispetto alle idee».[2] Tale definizione trae origine dal decreto del Santo Uffizio “Lamentabili” del 3 luglio 1907.[3]

Altro argomento che si ritrova in tutta la mutazione avvenuta per opera di Paolo VI è l’influsso dell’ecumenismo, non si vuole con i nuovi riti approvati dispiacere o dare fastidio ai Protestanti alla loro teologia in materia di sacramenti.

L’analisi proposta da Augustinus sostiene, portando valevoli argomenti inerenti alla validità dei sacramenti amministrati da ministri eretici, scisamtici o addirittura supposti aderenti alla massoneria. Questo è vero, perché i sacramenti hanno efficacia come insegna la teologia scolastica “ex opere operato” prescindendo da qualsiasi intenzione occulta o peccato, scisma o eresia del ministro del sacramento, purché abbia intenzione di voler fare ciò che fa la Chiesa e questa intenzione si manifesta quando il ministro utilizza un rito approvato dalla Chiesa stessa. Bisogna nondimeno, fare una distinzione tra eretico e scismatico ed eretico che nega la validità di alcuni sacramenti, infatti, nessun teologo ha mai sostenuto e può sostenere che i sacramenti amministrati ad esempio dai Protestanti come l’Eucarestia o l’Ordine siano validi! I Protestanti, infatti, negano la presenza reale nell’Eucarestia e la sacramentalità dell’Ordine.

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La Chiesa ha persino, più volte amministrato nuovamente sub conditione  sacramenti come il Battesimo, se impartito da ministri Protestanti, appartenenti a strane congregazioni come ad esempio la Battista, perché non avevano l’intenzione di fare ciò che vuole la Chiesa. É scontato che i sacramenti amministrati dagli eretici e scismatici orientali devono essere considerati validi, perché hanno sempre utilizzato un rito approvato dalla Chiesa ancor prima dello scisma, come i riti di San Basilio o di San Giovanni Crisostomo, oppure di altre chiese orientali un tempo unite con Roma. Come sono validi i sacramenti amministrati da ministri in stato di peccato mortale oppure da ministri anche massoni, purché abbiano utilizzato un rito approvato dalla Chiesa e non abbiano dichiarato pubblicamente che non intendevano fare ciò che vuole la Chiesa conferendo quel determinato sacramento, ponendo così un “obex” alla validità del medesimo. Nessuno, in realtà, ha mai messo in discussione la validità dei sacramenti conferiti ai vescovi giurati (filo rivoluzionari), durante la Rivoluzione Francese  e consacrati in stato di scisma nel 1791 da Mons. Charles Maurice de Talleyrand vescovo di Autun, aderente alla massoneria[4].

mercoledì 8 ottobre 2014

San Paolo: «Non v'ingannate, dic'egli altrove, nè i fornicatori nè gli adulteri, nè gl'impudici, nè gli abbominevoli saranno eredi del regno di Dio.»

Come si è potuto constatare, Dottrinalmente, nell’articolo  di don Floriano Abrahamowicz le ordinazioni Episcopali Conciliari sono nulle in quanto i nemici della Chiesa Cattolica che da oltre 50 anni hanno occupato abusivamente la Chiesa di Nostro Signore hanno cambiato, nel Conciliabolo,  la materia e la forma dei Sacramenti, ed in questo caso il rito dell’Ordinazione Episcopale. Ora constatato tragicamente questo fatto uno si potrebbe chiedere che validità ha l’ultimo Sinodo indetto da Bergoglione e la sua cricca di nemici della Chiesa? Assolutamente nullo e per niente vincolante per i fedeli Cristiani Cattolici legati alla vera Tradizione della Chiesa. E per tutti coloro che scientemente ed ignorantemente seguono il carrozzone satanico conciliare?  La risposta definitiva sarebbe quella di abbandonare al suo destino il corso degli impostori conciliari e passare definitivamente, sino al ritorno dell’ordine, nelle fila di chi segue la Tradizione rigorosamente non una cum ma per chi ne è impossibilitato per qualche ragione non hanno l’obbligo di seguire le fila di codesti nemici di Nostro Signore in quanto hanno l’intenzione di toccare la Fede e la Morale del Sacramento del Matrimonio che permetterebbe a chi si trova fuori della Chiesa per causa del divorzio o varie perversioni che li mette in stato di peccato mortale di accedere all’Eucarestia ed in pratica annullando anche la Confessione in quanto se possono accedere alla ricezione dell’Eucarestia in stato di peccato mortale che senso avrebbe confessare cio’ che diventa lecito secondo i satanassi conciliari? Questa è la realtà dei fatti quindi ad ognuno la sua scelta o si è di Nostro Signore o si è di satana.


Per aiutare chi è indeciso su dove stare, se col Signore o con i servi di satana conciliari, postiamo questo magisteriale articolo sui peccati contro la sessualità che in realtà hanno prodotto l’offuscamento del senso del peccato con la conseguenza che quasi tutti i cosiddetti matrimoni conciliari sono quasi tutti, se non tutti, nulli in quanto inficiati già dall’inizio da uno stato di peccato mortale e dal fatto che chi amministra i “sacramenti conciliari” forse non è nemmeno sacerdote in quanto le ordinazioni Episcopali conciliari sono invalide.

(Il Concilio di Trento L’11 novembre 1563, nella sessione XXIV, fu promulgato un decreto sul Sacramento del matrimonio che comprendeva dodici canoni).
Il testo del settimo è il seguente:

«Se qualcuno dirà che la Chiesa sbaglia quando ha insegnato e insegna che, secondo la dottrina del Vangelo e degli apostoli, il vincolo del matrimonio non può essere sciolto per l’adulterio di uno dei coniugi; e che nessuno dei due, nemmeno l’innocente, che non ha dato motivo all’adulterio, può contrarre un altro matrimonio, vivente l’altro coniuge; e che commette adulterio il marito che, cacciata l’adultera, ne sposi un’altra, e la moglie che, cacciato l’adultero, ne sposi un altro, sia anatema».

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Fonte: Progetto Barruel…

Abbé Joseph-François Du Clot de la Vorze (1745-1821)

Arciprete e Parroco della diocesi di Ginevra
Da: Esposizione istorica, dommatica e morale di tutta la dottrina cristiana e cattolica, I traduz. ital., vol. V, Napoli 1827 pag. 66-79.
DISCORSO XCII.

DEI PECCATI CONTRARI ALLA PURITÀ.

Non moechaberis.
Non commetterai impurità.
Exod 20. v. 15.

Eccoci arrivati al sesto Comandamento. Io non vi dissimulo che provo ribrezzo di dovervi parlare del peccato vietato da questo Precetto. Quando l'Apostolo S. Paolo parla di questo enorme peccato, dice che è un peccato che non si dovrebbe neppur nominare: Che non si senta solamente, dice il Santo Apostolo [1], parlare tra voi nè di fornicazione, nè di qualsivoglia impurità, come non se ne deve sentir parlare dai Santi. Come mai i Sacerdoti le di cui labbra devono esser pure e sante, parleran di un peccato che ha la forza di lordare anche quando si nomina? I Sacerdoti devono solo parlarne per impegnare i Cristiani a non parlarne mai. Io spero, col soccorso del Signore, combatter questo ignominioso peccato con forza, con precauzione, in modo tale che non lorderò nè la mia lingua, ne le vostre orecchie, nè il vostro cuore. Al contrario, siccome il mio scopo è d'ispirarvi l'amore per la purità, io combatterò il vizio, v'ispirerò l'amore per la virtù, e procurerò d'infiammarvi di un santo desiderio di menare una vita pura e casta, come siete obbligati di fare per sostenere l'onore che avete di essere i tempii dello Spirito Santo, i membri di G. C. [2].

Per evitare le ripetizioni, spiegheremo nello stesso tempo il sesto ed il nono Comandamento. Per mezzo del sesto, il quale è espresso con queste parole: Non moechaberis non commetterai adulterio, Iddio ha fatto agli uomini un espresso divieto dell'adulterio. Per mezzo del nono in cui si dice: Non desiderabis uxorem proximi tui, non desiderar la donna del prossimo tuo, Iddio ci ha imposto il dovere di esser puri di cuore e di spirito.

Diciamo che Iddio ci ha vietato, col sesto Comandamento, ogni sorta di peccati contrarii alla virtù di castità; giacchè sebbene il vocabolo che è impiegato nel Precetto, significhi soltanto l'adulterio presso i Greci, è di uso però di esprimere con questa parola tutt'i peccati d'impurità, come ha osservato S. Agostino [3].

Per convincersene non si deve far altro che consultar le scritture dell'antico e del nuovo Testamento. In fatti Iddio fa chiaramente sentire ch'ei comprendeva la semplice fornicazione nel Precetto, non moechaberis, con queste parole che si leggono nel Deuteronomio [4] riguardo alle donne prostitute ed ai fornicatori: «Non vi saran donne prostitute tra le figlie d'Israele, ne fornicatori tra i figli d'Israele.» Perciò la legge che condanna a morte gli adulteri [5] facea subire la stessa pena ad una donzella che erasi lasciata lordare dal delitto di fornicazione nella casa di suo padre [6]. Si sa che Dio consumò col fuoco del Cielo le città di Sodoma e di Gomorra non a cagion degli adulterii, ma a cagion delle altre impurità abbominevoli che vi si commettevano; donde risulta che il Precetto si estende indistintamente a tutt'i delitti d'impurità.

Se passiamo dall'antico al nuovo Testamento, ce ne convinceremo ancor maggiormente: «Voi sapete che è stato detto agli antichi, dice G. C. [7]: Voi non commetterete. adulterio, ed io vi dico che se alcuno guarda una donna con un cattivo desiderio per lei, egli ha già commesso l'adulterio nel suo cuore.» Ecco la vera estensione del Precetto. Iddio, secondo G. C., non vieta solamente l'azione del delitto, ma eziandio il pensiero, il desiderio del delitto; talmente che si è veramente prevaricatore del Precetto, e colpevole di adulterio innanzi a Dio, quando con desiderii volontarii e deliberati si consuma questo delitto nei proprio cuore.

Non si dica che G. C. limita la estensione del Precetto al solo adulterio, o tutt'al più al desiderio dell'adulterio, e non a tutti gli altri peccati d'impurità; imperciocchè S. Paolo, fedele interprete della dottrina del nostro divin Maestro, entra su questo articolo in un racconto infinitamente istruttivo: «Sappiate, dic'egli [8], che nessun fornicatore, nessuno impudico, sarà erede del regno di G. C. e di Dio.» Il santo Apostolo racchiude in queste poche parole le impudicizie di ogni genere, e dichiara espressamente che verun impudico, di qualunque specie sia il suo delitto, non avrà parte al regno eterno: «Non v'ingannate, dic'egli altrove [9], nè i fornicatori . . . . nè gli adulteri, nè gl'impudici, nè gli abbominevoli . . . . saranno eredi del regno di Dio.» Ei nomina, l'una dopo l'altra, le varie specie d'impurità, e dice che tutti coloro che se ne renderanno colpevoli saranno egualmente eliminati dal regno di Dio.

Se si domanda perchè nel Decalogo Iddio parla del solo adulterio, e non esprime alcun'altra impurità, il Catechismo del Concilio di Trento risponde [10] che Dio ha proibito l'adulterio in termini più precisi, perchè, oltre la turpitudine che ha comune con gli altri delitti d'impurità, è caratterizzato altresì per una crudele ingiustizia che si fa al prossimo, anzi generalmente alla civil società. Nella legge di Mosè sì l'uomo che la donna adulteri eran puniti di morte. Le leggi Romane li condannavano alla medesima pena. La Chiesa ha sempre riguardato questo delitto con esecrazione, e ne' primi secoli non ne accordava l'assoluzione, che dopo aver fatto sostenere ai colpevoli una lunghissima rigorosa penitenza. Tertulliano si trovò scandalezzato perchè si dava loro l'assoluzione nella Chiesa Cattolica, e S. Cipriano [11] ci assicura che parecchi Vescovi Cattolici di Africa la ricusavan loro anche in punto di morte. Ciò posto, non deve recar meraviglia che l'adulterio sia un caso riservato nella Diocesi di Ginevra, ed in molte altre.

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giovedì 2 ottobre 2014

IMPORTANTE PRECISAZIONE SULLE CONSACRAZIONI NULLE EPISCOPALI CONCILIARI, CHE SPIEGHEREBBE PERCHE' GLI USURPATORI, e non sedenti, DICANO ERESIE IN QUESTIONI DI FEDE E MORALE...

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Don Floriano Abrahamowicz: “Perché le nuove ordinazioni sono invalide”

di don Floriano Abrahamowicz
 
Nel corso della consueta Catechesi del giovedì sera, ho voluto effettuare alcune puntualizzazioni e particolarmente attuali in merito alla validità delle ordinazioni sacerdotali, sapendo di trattare un argomento delicato e allo stesso tempo particolarmente dibattuto. Ho voluto citare alcune affermazioni di S.E. Rev.ma Mons. Marcel Lefebvre, alcuni scritti di don Anthony Cekada ed altri documenti per ribadire, ancora una volta, come con la riforma montiniana si sia voluto cambiare il significato del sacerdozio, secondo la nuova dottrina scaturita dal Conciliabolo Vaticano II. Nuovi riti per una nuova fede, che, nell’attuale situazione, possiamo sì definire non più cattolici, perché non dispongono delle caratteristiche necessarie per esserlo, troncando con duemila anni di Tradizione apostolica. Oggi, possiamo anzi dobbiamo, per il bene delle anime, parlare apertamente della drastica riduzione della Visibilità della Chiesa Cattolica, che include la Sede Vacante, per spirito di carità e per mantenere quel sensus Ecclesiae che troppi paiono aver smarrito

PERCHE’ LE NUOVE ORDINAZIONI SONO INVALIDE:

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MONTINI PAOLO VI

Invito tutti coloro che vogliono rimanere cattolici e ricevere sacramenti validi a leggere attentamente ed assimilare questa breve e completa spiegazione sul PERChè I SACRAMENTI DELLA CHIESA CONCILIARE SONO NULLI. Chi invece desidera l’assurdo – farsi riconoscere come cattolico dalla “contro-chiesa” – finisce per porre un atto di AUTOESCLUSIONE dalla Chiesa Cattolica.

Riflessioni sull’invalidità del Sacramento dell’Ordine episcopale come promulgato da Paolo VI in risposta all’articolo di Padre Pierre-Marie, OP¯
di don Anthony Cekada
Traduzione e sintesi di Federico Colombera

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“Quando saranno scomparsi i sacerdoti validamente consacrati, [i modernisti] permetteranno la celebrazione della Messa in latino”, Don Carl Pulvermacher, 1977

Il 18 giugno del 1968, Giovanni Battista Montini/Paolo VI portava a compimento la riforma del Pontificale Romano, mutando così radicalmente, tra le altre cose, il Sacramento dell’Ordine Episcopale.
Il nuovo Sacramento risulta, ad un’attenta analisi, e come confidenzialmente rivelatomi da Monsignor Lefebvre nel 1970, decisamente invalido. Il problema dev’essere analizzato ricorrendo alla teologia dei Sacramenti, che illustra da una parte la natura dei princìpi utili per poter determinare la validità della forma sacramentale stessa e, dall’altra, la metodologia per poter applicare empiricamente tali leggi.
La Costituzione di Paolo VI ha introdotto un mutamento sostanziale rispetto alla forma dell’Ordine  poiché, come prescritto da Papa Pio XII, essa deve inequivocabilmente esprimere l’effetto che si vuole produrre, ovvero il potere dell’Ordine e la relativa grazia prodotta dallo Spirito Santo. Inoltre Papa Pacelli, rispetto all’Ordinazione episcopale, ha chiaramente indicato la formula adatta allo scopo, in cui il potere dell’Ordine ricevuto dal Vescovo e la grazia conferita dallo Spirito Santo risultano senz’ombra di dubbio espresse.
In particolare, ecco la formula come voluta da Montini:
Effondi ora sopra questo eletto la potenza che viene da te, o Padre, il tuo Spirito che regge e guida: tu lo hai dato al tuo diletto figlio Gesù Cristo ed egli lo ha trasmesso ai Santi Apostoli, che nelle diverse parti della terra hanno fondato la Chiesa come tuo santuario a gloria e lode perenne del tuo nome[1].