Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
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sabato 30 aprile 2016

« Abbiamo tradito la nostra vocazione! Giuda per trenta denari... noi per un vile piacere! Ah, non fossimo mai nati! »...

Fonte: Istruzione Cattolica...

Meditazione di Don Giuseppe Tomaselli su Giuda e i Sacerdoti infedeli...
 
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Il Sacerdote puro è la mia consolazione. Il suo cuore è sereno, il suo apostolato è fecondo; anche se dotato di pochi talenti, mi porta molte anime; è stimato dai buoni e dai cattivi, poichè la purezza traspare ed affascina. Chi è privo di questa virtù, ancorchè eccella per alte doti, è larva di Sacerdote, o meglio, è un cadavere. Chi lo circonda, lo condanna inesorabilmente. Quest'infelice si pente di essere Ministro di Dio e il demonio si serve di tale disposizione per spingerlo alla diserzione. Sorride, pare che goda, ma il verme del rimorso lo rode. Un Sacerdote che pecchi e non senta più rimorso, sarebbe sull'orlo dell'inferno. La sua fede è morta; non sente la speranza di rialzarsi; non è attratto dal mio amore... Oh, non fosse mai nato quest'uomo!... Dopo la cattura del Getsemani, fui trascinato alla casa di Caifa, dove fui ricevuto con beffe ed insulti e dove uno dei servi mi diede il primo schiaffo... Il primo schiaffo... comprendilo bene! Quanto dolore!... In quel primo schiaffo vidi il primo peccato mortale di tante anime ed in particolare la prima caduta di certi prediletti... e dopo la prima colpa... quante altre ancora... e quante anime trascinate con l'esempio alla stessa sventura!... Antecedentemente alla prima colpa, quel Consacrato rimane titubante; poi si decide al male e mi dà il primo schiaffo... Finito il bollore della passione, con il cuore amareggiato, in preda alla disillusione, l'infelice cerca di distrarsi e riprende le sue occupazioni. Satana ha vinto; non lascerà più in pace la sua preda, anzi se ne vorrà servire per guadagnarne altre. E come entrò a poco a poco nel cuore di Giuda, sino a trascinarlo al tradimento ed alla disperazione, così tenterà di fare col misero Consacrato. Il nemico sa suscitare pessimi sentimenti: « Hai peccato!... Che cosa ti è accaduto di male?... Proprio nulla!... Quel tale che tu temi, sai che è buono e perdona facilmente!... Godi un po' la vita come gli altri; ne hai il diritto!... Avrai sempre tempo di pentirtene!... Basta un istante di pentimento e sarai salvo lo stesso!... »

MALEDETTI TUTI GLI ERETICI...

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Falso Vescovo, (in virtù della nullità della nuova ordinazione episcopale conciliare), di Palermo mentre si fa un giro in bici dentro la Cattedrale da lui presieduta illecitamente...


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“Preghiera per conservare la vera Fede” scritta da san Pietro Canisio (1521-1597), olandese della Compagnia di Gesù, apostolo della Controriforma in Germania, definito “martello degli eretici”, beatificato da Pio IX nel 1868 e canonizzato da Pio XI nel 1925 che lo nominò pure Dottore della Chiesa.

Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro, testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo nell’unità di questa stessa Chiesa.
Professo con franchezza, con san Girolamo, di essere unito con chi è unito alla Cattedra di Pietro e protesto, con sant’Ambrogio, di seguire in ogni cosa quella Chiesa romana che riconosco rispettosamente, con san Cipriano, come radice e madre della Chiesa universale. Mi affido a questa Fede e dottrina che da fanciullo ho imparato, da giovane ho confermato, da adulto ho insegnato e che finora, col mio debole potere, ho difeso. A far questa professione non mi spinge altro motivo che la gloria e l’onore di Dio, la coscienza della verità, l’autorità delle Sacre Scritture canoniche, il sentimento e il consenso dei Padri della Chiesa, la testimonianza della Fede che debbo dare ai miei fratelli e infine l’eterna salvezza che aspetto in Cielo e la beatitudine promessa ai veri fedeli.

sabato 23 aprile 2016

DOMINÍCA QUARTA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

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EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Iacóbi Ap., 1, 17-21
 
Caríssimi: Omne datum óptimum, et omne donum perféctum desúrsum est, descéndens a Patre lúminum, apud quem non est transmutátio, nec vicissitúdinis obumbrátio. Voluntárie enim génuit nos verbo veritátis, ut simus inítium áliquod creatúræ eius. Scitis, fratres mei dilectíssimi. Sit áutem omnis homo velox ad audiéntum: tardus áutem ad loquéndum, et tardus ad iram. Ira enim viri iustítiam Dei non operátur. Propter quod abiiciéntes omnem immundítiam, et abundántiam malítiæ, in mansuetúdine suscípite ínsitum verbum, quod potest salváre ánimas vestras.
M. - Deo grátias.
 
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento. Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature. Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira. Perché l'ira dell'uomo non compie ciò che è giusto davanti a Dio. Perciò, deposta ogni impurità e ogni resto di malizia, accogliete con docilità la parola che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime.
M. - Deo grátias.

«partecipare alle cose sante finché non sia suscitato un pontefice che ostenti la verità»...


L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

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«La dottrina sul Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa (cfr. Col. I, 24), dottrina attinta originariamente al labbro stesso del Redentore e che pone nella vera luce il gran bene (mai abbastanza esaltato) della nostra strettissima unione con sì eccelso Capo, è tale senza dubbio che, per la sua eccellenza e dignità, invita tutti gli uomini che son mossi dal divino Spirito a studiarla e, illuminandone la mente, fortemente li spinge a quelle opere salutari che corrispondono ai suoi precetti. Reputiamo perciò Nostro compito il trattenerCi con voi su questo argomento, svolgendo e dichiarandone quei punti specialmente che riguardano la Chiesa militante. Al che Ci muove non solo l’insigne grandezza di questa dottrina, ma anche lo stato presente dell’umanità…
«Infatti, da una parte perdura il falso razionalismo il quale ritiene completamente assurdo ciò che trascende le forze dell’ingegno umano, e gli associa un altro errore affine (il cosiddetto naturalismo volgare), il quale non vede né vuol riconoscere altro nella Chiesa di Cristo all’infuori dei vincoli puramente giuridici e sociali; dall’altra parte si va introducendo un falso misticismo il quale falsifica la Sacra Scrittura, sforzandosi di rimuovere gli invariabili confini fra le cose create e il Creatore.

«Intanto questi falsi ritrovati, opposti tra loro, conducono a questo effetto: alcuni, atterriti da un certo infondato timore, considerano una così elevata dottrina come cosa pericolosa e perciò indietreggiano davanti ad essa, come dal pomo del Paradiso, bello sì, ma proibito. Niente affatto: i misteri rivelati da Dio non possono essere nocivi agli uomini, ne devono restare infruttuosi come un tesoro nascosto nel campo; ma sono stati rivelati appunto pur il vantaggio spirituale di chi piamente li medita. Infatti, come insegna il Concilio vaticano, “quando la ragione, illuminata dalla fede, indaga con pia e sobria diligenza, può raggiungere, concedendolo Iddio, sufficiente ed utilissima intelligenza dei misteri: sia per analogia con ciò che conosce naturalmente, sia per il nesso dei misteri stessi tra di loro e con il fine ultimo dell’uomo”; quantunque l’umana ragione, come lo stesso sacro Sinodo ammonisce, “non si rende mai atta a penetrarli con la stessa chiarezza di quelle verità che costituiscono il suo naturale oggetto” (Sessio III, Const. de Fide Catholica, c. 4).
«Avendo pertanto maturamente considerato queste cose al cospetto di Dio: affinché la bellezza della Chiesa rifulga di nuova gloria, affinché la conoscenza della singolare e soprannaturale nobiltà dei fedeli congiunti nel Corpo di Cristo col proprio Capo, si diffonda, e inoltre affinché sia precluso l’adito ai molteplici errori su questo argomento, abbiamo creduto Nostro dovere pastorale esporre a tutto il popolo cristiano, con questa Lettera Enciclica, la dottrina del Corpo mistico di Cristo e della unione dei fedeli con il divino Redentore nello stesso Corpo, ricavando al tempo stesso dalla medesima dottrina alcuni ammaestramenti, per cui una più alta investigazione di questo mistero produca frutti sempre più abbondanti di perfezione.

 Bergoglion-pentecostale

«LA CHIESA È IL CORPO MISTICO DI CRISTO
«Considerando l’origine di questa dottrina Ci sovvengono sin dall’inizio le parole dell’Apostolo: “Dove abbondò il peccato, sovrabbondo la grazia” (Rom. V, 20). Risulta infatti che il padre di tutto il genere umano fu costituito da Dio in sì eccelsa condizione da tramandare ai posteri, insieme con la vita terrena, anche quella superna della grazia celeste. Sennonché, dopo la misera caduta di Adamo, tutta la stirpe umana, infetta dalla macchia ereditaria del peccato, perdette la partecipazione alla natura di Dio (cfr. II Petr. 1, 4), e tutti diventammo figli dell’ira divina (Eph. II, 5). Ma il misericordiosissimo Iddio “amò talmente il mondo, da dare il Suo unigenito Figlio” (Jo. III, 16), e il Verbo dell’eterno Padre con identico divino amore si assunse dalla progenie di Adamo l’umana natura, innocente però e senza macchia di colpa, affinché dal nuovo Adamo celeste scorresse la grazia dello Spirito Santo in tutti i figli del progenitore. I quali, dopo essere stati privati della figliolanza adottiva di Dio a causa del primo peccato, diventati per l’incarnazione del Verbo fratelli secondo la carne del Figlio unigenito di Dio, hanno ricevuto anch’essi il potere di essere figli di Dio (cfr. Jo. 7, 12). E così Gesù pendente dalla Croce non solo risarcì la violata giustizia dell’eterno Padre, ma meritò per noi suoi consanguinei un’ineffabile abbondanza di grazie. Egli avrebbe potuto elargirla da sé a tutto il genere umano; ma volle farlo per mezzo di una Chiesa visibile, nella quale gli uomini si riunissero allo scopo di cooperare tutti con Lui e per mezzo di essa a comunicare vicendevolmente i divini frutti della Redenzione. Come infatti il Verbo di Dio, per redimere gli uomini con i suoi dolori e tormenti, volle servirsi della nostra natura, quasi allo stesso modo, nel decorso dei secoli, si serve della Sua Chiesa per continuare perennemente l’opera incominciata (cfr. Conc. Vat., Const. de Eccl., prol.).

domenica 17 aprile 2016

DOMINÍCA TÉRTIA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli impostori modernisti vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 2, 11-19
 
Caríssimi: Obsecro vos tamquam ádvenas, et peregrínos abstinére vos a carnálibus desidériis, quæ mílitant advérsus ánimam, conversatiónem vestram inter gentes habéntes bonam: ut in eo, quod detréctant de vobis tamquam de malefactóribus, ex bonis opéribus vos considerántes, gloríficent Deum in die visitatiónis. Subiécti ígitur estóte omni humánæ creatúræ propter Deum: sive regi, quasi præcellénti: sive dúcibus, tamquam ab eo missis ad vindíctam malefactórum, láudem vero bonórum: quia sic est volúntas Dei, ut benefaciéntes obmutéscere faciátis imprudéntium hóminum ignorántiam: quasi líberi, et non quasi velámen habéntes malítiæ libertátem, sed sicut servi Dei. Omnes honoráte: fraternitátem dilígite: Deum timéte: regem honorificáte. Servi, súbditi estóte in omni timóre dóminis, non tantum bonis, et modéstis, sed etiam dyscolis. Hæc est enim grátia: in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
Carissimi, io vi esorto come stranieri e pellegrini ad astenervi dai desideri della carne che fanno guerra all'anima. La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio. State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore: sia al re come sovrano, sia ai governatori come ai suoi inviati per punire i malfattori e premiare i buoni.  Perché questa è la volontà di Dio: che, operando il bene, voi chiudiate la bocca all'ignoranza degli stolti. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio. Onorate tutti, amate i vostri fratelli, temete Dio, onorate il re. Domestici, state soggetti con profondo rispetto ai vostri padroni, non solo a quelli buoni e miti, ma anche a quelli difficili. È una grazia per chi conosce Dio subire afflizioni, soffrendo ingiustamente.
M. - Deo grátias.

sabato 16 aprile 2016

San Paolo diceva: Dio vuole la vostra santificazione; che vi asteniate da atti impuri; che ciascuno di voi sappia mantenere il proprio vaso carnale in santità e dignità, non già nella irrequietezza del desiderio, come i pagani che ignorano Dio (I Tess. IV, 5).

 Fonte: Progetto Barruel...

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Da: Catechismo ad uso dei Parroci pubblicato da S. Pio V Pont. Mass. per Decreto del Concilio di Trento, nuova traduzione a cura di Mons. Enrico Benedetti, Roma 1918 pag. 497-511 e 599-611

PARTE TERZA

I PRECETTI DEL DECALOGO

Importanza del Decalogo. Cat. 161.
298. Sant'Agostino esalta apertamente il Decalogo come sintesi e riassunto di tutte le leggi: Molte cose aveva detto il Signore, e pure due sole tavole di pietra sono date a Mosè, dette tavole della testimonianza futura nell'arca; perchè tutto il resto che il Signore aveva comandato si intende compreso nei dieci comandamenti incisi nelle due tavole. Come del resto i medesimi dieci comandamenti dipendono a loro volta dai due dell'amore di Dio e del prossimo, in cui sta in sintesi tutta la Legge e tutto l'insegnamento dei Profeti. [S. August., Questionum in Heptateuchum libri septem, liber II, Quaestiones in Exodum. N.d.R.]
Essendo qui il nocciolo di tutta la Legge, occorre che i Pastori attendano giorno e notte ad enuclearlo, non soltanto per uniformarvi la propria vita, bensì anche per istruire nella disciplina del Signore il gregge loro affidato. È detto: Le labbra sacerdotali custodiranno la scienza, e dalla loro parola attingeranno la legge, poichè il sacerdote e l'angelo degli eserciti del Signore (Mal. II, 7). Sentenza cotesta che si applica in modo particolare ai Pastori della nuova Alleanza che, più vicini a Dio, debbono ascendere di splendore in splendore, in virtù dello spirito del Signore (II Cor. III, 17). Avendoli Gesù Cristo insigniti del nome di luminari (Matt. V, 14), è loro stretto compito fornir luce a coloro che giacciono nelle tenebre, costituirsi istruttori degli ignoranti, educatori dei fanciulli (Rom. II, 19), di più essi che sono spirituali dovranno soccorrere chi sia irretito nel delitto (Gal. VI, 1). Inoltre essi sono giudici nelle confessioni ed emanano sentenze secondo la qualità e la gravita dei peccati. Onde se non vogliono essere imputati di incapacità, se non vogliono frodare gli altri, debbono essere vigilantissimi nell'adempimento di simile compito e sperimentati nella interpretazione dei divini precetti, in base ai quali debbono giudicare ogni azione ed ogni omissione. Secondo l'ammonimento dell'Apostolo, impartiscano la sana dottrina (II Tim. IV, 3), immune cioè da ogni errore e curino le malattie dell'anima, i peccati, sicchè il loro popolo appaia caro a Dio, praticante le opere buone (Tit. II, 14).
Esposizione del Decalogo. Cat. 162-167.
299. In simili esposizioni il Pastore proponga a sè e agli altri argomenti capaci di indurre alla obbedienza alla Legge.
Ora, tra le ragioni che possono istigare gli spiriti degli uomini al rispetto dei precetti della Legge, quella che riveste maggiore forza è questa: Dio ne è l'autore. Sebbene si dica consegnata dagli angeli (Gal. III, 19), nessuno può revocare in dubbio il fatto che Dio stesso ne è l'autore. Ne danno ampio affidamento non solamente le parole dello stesso Legislatore che commenteremo fra poco, ma passi quasi innumerevoli delle Scritture, che agevolmente soccorreranno ai Pastori. Del resto chi non sente una legge divina inserita nel proprio cuore, in virtù della quale sa distinguere il bene dal male, l'onesto dal turpe, il giusto dall'ingiusto? E perchè la forza regolatrice di questa legge naturale non e diversa affatto da quella scritta, chi mai oserà negare che come Dio è l'Autore della legge naturale non lo sia anche della Legge scritta? Ora deve insegnarsi che consegnando la Legge a Mosè, Dio non conferì una luce nuova, bensì rinnovo il fulgore di una luce che i costumi perversi e una diuturna negligenza avevano miseramente oscurato. Non creda anzi il popolo che egli sia esonerato dal vincolo di queste leggi, perchè fu derogato già alla Legge di Mosè. È certissimo infatti che dobbiamo obbedire a questi comandamenti non perchè sono stati imposti per mezzo di Mosè, ma perchè scolpiti nell'anima di ciascuno, e da nostro Signore spiegati e ratificati. Ad ogni modo gioverà moltissimo e rivestirà una singolare virtù dimostrativa la considerazione che Dio, sulla sapienza e giustizia del quale non è lecito sollevare dubbi e alla cui infinita e vigorosa potenza non possiamo sottrarci, emanò la Legge. Perciò comandando per mezzo dei profeti di rispettare la legge, Dio dichiarava apertamente chi era, e nell'esordio stesso del Decalogo leggiamo: Io sono il Signore Iddio tuo (Esod. XX, 2). Altrove: Se io sono il Signore, dove è il timore dovuto a me? (Mal. I, 6). Cotesto pensiero non solamente stimolerà le anime fedeli al rispetto dei precetti divini, ma anche ad azioni di grazie, per avere Iddio spiegata la sua volontà, via alla nostra salvezza. Ripetute volte la sacra Scrittura esaltando questo straordinario beneficio, ammonisce il popolo di riconoscere la propria dignità e la benevolenza del Signore. Nel Deuteronomio è scritto: Qui la vostra saggezza e la vostra prudenza di fronte ai popoli, che udendo il mondo questi comandamenti, esclami:
Ecco un popolo saggio e prudente, ecco una grande razza (Deut. IV, 6). E nei Salmi: Non si portò così con ogni popolo e non rivelò i suoi voleri a tutti (Salm. CXLVII, 10).

"Rimanere sotto la guida di Antipapa Francesco significa aderire ad una setta acattolica, la contro Chiesa Cattolica del Vaticano II"...

Fonte: Vaticano Cattolico...

 http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2014/11/papa-naso-clown.jpg


 

 

Antipapa Francesco conferma la sua sediziosa eresia sul divorzio e sul "nuovo" sposalizio su Twitter

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Come conosciuto da molte persone, la cosiddetta esortazione Apostolica di Antipapa Francesco, Amoris laetitia, La letizia dell'amore, insegna ufficialmente che le persone viventi in adulterio ed in pretesi secondi sposalizi, invalidi, possono trovarsi nello stato di grazia, potendo possibilmente ricevere l'apparente Santa Comunione. Ciò significa che sotto la guida di Antipapa Francesco la setta del Vaticano II, oltreché la docenza Ecclesiastica per la quale coloro viventi in adulterio od in pretesi secondi sposalizi non possono ricevere la Santa Comunione, nega il dogma Cattolico dell'indissolubilità del Santo Matrimonio ufficialmente e pubblicamente. Si voglia tenere a mente che Amoris laetitia, documento nel quale la sediziosa docenza è presente, delinea l'ufficiale insegnamento di Antipapa Francesco all'intera chiesa del Vaticano II. Esso è indirizzato a tutti i "vescovi, sacerdoti, diaconi, uomini consacrati, connubi e fedeli laici." Ovviamente, ciò demarca un'eresia maggiore, costituente dell'ulteriore prova infallibile per cui Giorgio Bergoglio è un eretico pubblico ed un Antipapa. La sua setta non è ovviamente la Chiesa Cattolica, essa è piuttosto nulla più che una setta acattolica permettente il divorzio ed il preteso nuovo sposalizio. Tale sviluppo caratterizza invero un'altra struggente discolpa a favore dei veri Cattolici, aventi sottolineato la realtà per la quale i pretendenti al Papato post-Vaticano II non sono stati e non sono dei veri Papi. Esso rappresenta un'altra umiliante sconfitta a carico dei falsi tradizionalisti e dei difensori della contro Chiesa Cattolica, come la FSSPX, ad esempio. I fatti e la realtà hanno ancora una volta dimostrato come essi e la loro falsa posizione si trovino totalmente in errore.

lunedì 11 aprile 2016

DOMINÍCA SECUNDA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" l'apostata Bergoglione...

 http://www.santalfonsoedintorni.it/wp-content/uploads/2012/05/Il-buon-pastore720.jpg
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 2, 21-25 
 
Caríssimi: Christus passus est pro  nobis, vobis relínquens exémplum, ut sequámini vestígia eius. Qui peccatum non fecit, nec invéntus est dolus in ore eius: qui cum maledicerétur, non maledicébat: cum paterétur, non comminabátur, tradébat autem iudicánti se iniúste: qui peccata nostra ipse pértulit in córpore suo super lignum: ut peccátis mórtui, iustítiæ vivámus: cuius livóre sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum.
M. - Deo grátias 
 
Fratelli a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca,  oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime.
M. - Deo grátias. 
 
 
ALLELÚIA 
Allelúia, allelúia. Luc. 24, 35 - Cognovérunt discípuli Dóminum Iesum in fractióne panis. Allelúia. Io. 10, 14 - Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, e t cognóscunt me meæ. Allelúia. 
 
Allelúia, allelúia. Luca 24, 35 - I discepoli riconobbero il Signore Gesù alla frazione del pane. Allelúia. Giovanni 10, 14 - Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Allelúia. 

 http://beniculturali.diocesi.bergamo.it/bbccbg/allegati/159/Ambito_veneziano_sec._XVIII,_Messale_con_Ges%C3%B9_Cristo_Buon_Pastore-Casa_parrocchiale_della_parrocchia_di_Sant'Agata_Vergine_e_Martire.jpg
 
EVANGÉLIUM

Sequéntia S. Evangélii secundum Ioánnem, 10, 11-16

sabato 9 aprile 2016

VERI SACRAMENTI AMMINISTRATI DA UN VERO VESCOVO CATTOLICO (MONSIGNOR MARK PIVARUNAS)...

 Catechismo di San Pio X con Monsignor Mark Pivarunas...
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Santa Messa "Non Una Cum" dove sono state amministrate le Sante Cresime...
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https://escogitur.files.wordpress.com/2013/06/a6878-mons-markpivarunas.jpg?w=296&h=400

Fra tali decreti, il più controverso durante il Concilio, e il più distruttivo della Fede Cattolica dopo il Concilio, fu il decreto “Dignitatis Humanae” sulla Libertà Religiosa, promulgato da Paolo VI il 7 dicembre 1965. La ragione per la quale questo decreto fu il più controverso e il più distruttivo è che esso insegna esplicitamente dottrine già condannate in precedenza dai Papi del passato. E questo era così lampante che molti Padri Conciliari conservatori si opposero ad esso fino alla fine; mentre anche i cardinali liberali, vescovi e teologi che promossero gli insegnamenti di “Dignitatis Humanae” dovettero confessare la loro incapacità di conciliare questo decreto con le passate condanne dei Papi. Esaminiamo gli errori dottrinali di questo decreto sulla Libertà Religiosa per vedere cosa causò tutta questa controversia durante il Concilio Vaticano II. Al contorno della questione, consideriamo anzitutto gli importanti principi implicati in questa materia. Il primo principio da considerare è il termine “diritto”. Il diritto è definito come il potere morale residente in una persona – un potere che tutti gli altri sono tenuti a rispettare – di fare, possedere, o richiedere qualcosa. Il diritto si fonda sulla legge, poichè l’esistenza di un diritto in una persona implica un obbligo in tutti gli altri di non impedire o violare quel diritto. Orbene, è solo la legge che può imporre un tale obbligo – sia che sia la legge naturale (nella natura, data da Dio); o la legge positiva [espressa dagli uomini], entrambi le quali si fondano (come ogni vera legge) ultimamente sulla Eterna Legge di Dio. Quindi, la base ultima del diritto è l’Eterna Legge di Dio. C’è molta gente oggi che fa clamore per i suoi “diritti”. Alcuni pretendono di avere il “diritto” di uccidere un bambino non ancor nato nel seno materno; alcuni il “diritto” di vendere pornografia; altri il “diritto” di vendere e promuovere l’uso di contraccettivi; altri ancora il “diritto” di suicidarsi assistiti da un medico. In questo senso, questi cosiddetti “diritti” non sono affatto dei veri diritti. Essi sono contro le leggi di Dio: “Non ammazzare; Non commettere adulterio.” L’uomo può avere la libera volontà di commettere peccato ma non ha il diritto – il potere morale di farlo. Questa è la ragione primaria per la quale la società si trova al presente in un tale triste stato. Questa è la ragione per cui l’immoralità è così rampante e la “fibra morale” della società così lacerata. L’uomo si è allontanato dalle leggi di Dio e segue ciecamente le sue brame e passioni. (da una Lettera Pastorale del 2 febbraio 1995)

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Ma la devastazione spirituale del Vaticano II e della Chiesa Conciliare non finisce qui. Come applicazione pratica e culmine attuale del suo indifferentismo religioso e falso ecumenismo, la Chiesa Conciliare ha ripetutamente organizzato assemblee interreligiose nelle quali le varie religioni del mondo vengono incoraggiate a pregare i loro falsi dei per la pace del mondo. Il più infame e blasfemo di questi raduni interreligiosi fu tenuto nel 1986 nelle chiese un tempo cattoliche di Assisi.

Ancora una volta in contrasto, S. Patrizio avrebbe forse invitato i preti druidi nelle chiese cattoliche d’Irlanda, e in uno spirito di falso ecumenismo, li avrebbe incoraggiati a praticarvi il loro falso culto? Certamente no! S. Patrizio era fermamente radicato nella vera fede e nel credere al Primo Comandamento di Dio — “Io sono il Signore, Dio tuo; tu non avrai altri dei davanti a Me.”

Il frutto del falso ecumenismo non è altro che l’indifferentismo religioso: l’erronea credenza che tutte le religioni siano più o meno buone ed apprezzabili. Ciò costituisce una negazione del fatto che non c’è altro che una sola vera religione rivelata da Dio.

sabato 2 aprile 2016

"Le intenzione di Roncalli e Montini – che sono quelle della presente «chiesa conciliare» – derivano da dottrine ereticali precedenti alla loro «elevazione», per cui s’inquadrano nella sentenza della Bolla «Cum ex» di Papa Paolo IV, che rende nulle le loro elezioni, pur se avessero avuto il voto unanime dei cardinali"...

FATIMA E L’ORA DEL COLPO ALL’ANIMA DELL’EUROPA CRISTIANA

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L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

La Chiesa, come società perfetta istituita da Nostro Signore per la salvezza, è invitta perché vive della fede nella Verità ovvero in Gesù Cristo, Suo Capo.
La Cristianità, invece, dipende dalla salute della Chiesa Militante e può soffrire pesanti sconfitte, fino a sembrare liquidata, come succede nei nostri tempi.
È quanto rivela simbolicamente il Segreto di Fatima, più chiaro nel 1960.
Il cattolico sa che la Chiesa e il Papa hanno tantissimi nemici, ma che il potere dato a questo capo, per rappresentare il Signore vincitore del mondo, è senza limite; è l’anima che reggerà sempre le civiltà.
Quindi, la soppressione o sospensione di tale potere è la causa perché la Cristianità è per ora senz’anima; liquidata. Eppure, alla fine, la Chiesa invitta, retta nella Fede, la riporterà in vita e in gloria, poiché riavrà questo Papa che accoglierà la Profezia; sono termini chiari del Messaggio di Fatima.
Il famigerato Vaticano 2 é il processo subdolamente legato a un nuovo ordine mondiale, che provare a identificare agli occhi del mondo la Chiesa Cattolica con la sua nuova entità «conciliare». Un processo di omologazione ecumenista che procede alla pari di quello della globalizzazione mondialista.
Più passano gli anni, però, e più cresce il sospetto e la resistenza a tale «chiesa pentita», che è un’altra. Infatti, essa stessa si dissocia del concetto che possa rappresentarsi, come la Cattolica, quale depositaria della Verità unica, di Dio stesso per gli uomini. Tale entità conciliare, al contrario, diffonde la credenza che la Chiesa non abbia da spartire col governo dell’umanità se non quello stabilito da enti sopranazionali quale l’ONU. Ecco che una parola sui grandi problemi del mondo e perfino sui vari massacri di cristiani, spetta a tutti gli enti civili e religiosi, tra cui la chiesa conciliare; una tra tante altre!
Il compimento attuale di tale processo compiacente d’apostasia di massa implica un lungo corso di decadenza clericale. Riassumiamo allora i principali eventi storici della Chiesa e della Cristianità negli ultimi cent’anni per arrivare al presente. Andiamo dalla Iª Grande Guerra all’apparizione di Fatima; poi dalla rivoluzione russa alla 2ª Grande Guerra mondiale. Seguì la guerra fredda della modernità americanista di mezza Europa contro la sovietizzazione operata dalla Russia, per spargere i suoi errori contro la Chiesa di Cristo nel mondo.
Questi erano quelli errori filosofici covati nella stessa Europa e condannati dalla Chiesa. Accolti dalla rivoluzione modernista del Vaticano 2, «tolsero di mezzo» le difese della Chiesa a queste colluvie d’errori, aprendo a ogni libertà di culto ed eresie. Con la vera Chiesa indifesa, perché disarmata dal suo interno, il Cristianesimo divenne sempre più chiaramente la fede più perseguitata del mondo. Domanda: È tanto difficile localizzare storicamente l’evento scatenante di tale processo di disarmo cattolico?
Quando, finalmente nel 2000 è pubblicata la visione del ‘Terzo Segreto» di Fatima che figura la liquidazione» del Papato, questo crollo viene alla luce in termini biblici: il vero ostacolo all’avanzata anticristiana è stato “tolto di mezzo”; evento “più chiaro nel 1960”! Infatti, il potere delle chiavi era allora in mano a chi aprì alla rivoluzione modernista, ai sovietici, agli ebrei, ai massoni, levando le difese della Chiesa a tali d’errori; disarmando la Chiesa dal suo interno.

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Per il cattolico, le intime ragioni di questo deleterio corso discendente della Chiesa di Dio è riferibile al Mistero che coinvolge tutta la Storia. Come è già nell’Antico Testamento: si tratta della conseguenza di un adulterio generale del Popolo della Fede, che invoca castighi, il primo dei quali è il silenzioso abbandono di Dio. Ciò richiede un contrito esame di coscienza sugli eventi che hanno determinato il presente, tenendo conto che l’aiuto divino è sempre stato alla portata della santa Chiesa per difendere la Fede.
Non si può negare, seguendo il breve riassunto degli eventi di questi ultimi cento anni, che essi iniziano e si compiono alla luce di quanto era nella Profezia di Fatima. Quindi, il corso degli eventi era previsto e annunciato nel messaggio di luce della Madre di Dio a Fatima, che oltre a essere portatore di avvisi lo era pure di aiuti. Ecco il ricordo del «Mistero cristiano» dell’intervento divino in terra, ripetuto in un’ora buia per l’umanità. Eppure, è stato offuscato dall’opposto «mistero d’iniquità», con l’aggravante d’essere oscuramento perpetrato allo stesso interno della stessa Sede romana.
Ecco descritto cosa rappresentò nel Mistero Cristiano la rottura degli anni 1958-1960. Molto si è scritto su questa rottura dottrinale e liturgica, meno sulle trame per soffocare l’avviso profetico per i nostri tempi e neutralizzarne l’aiuto, con le inevitabile cadute in tutti i piani, religiosi, morali e fisici. Rivediamole allora.