domenica 19 maggio 2013

UN COMMENTO PERTINENTE AD UN ARTICOLO IMPERTINENTE...

http://urladalsilenzio.files.wordpress.com/2011/01/ipocrisia.jpg

A proposito dell'articolo di Marco Bongi

Una conferenza di mons. Richard Williamson

Letto e pubblicato l'articolo di Marco Bongi richiamato nel titolo, ci è sembrato opportuno e doveroso scrivere alcune precisazioni. Sia perché siamo certi saranno prese in consideraziome da Marco Bongi stesso, sia e soprattutto perché l'oggettiva realtà reclama di essere richiamata, così che si possa guardare oltre le nebbie del soggettivismo.

di Belvecchio
  Esiste un problema in seno all’ambito tradizionale in generale, di natura prevalentemente psicologica: è il problema meramente umano, quindi in certo modo comprensibile, ma non per questo giustificabile, di trovare sempre un nemico da indicare come causa principale dei mali che affliggono la moderna tenuta religiosa cattolica.
Restringendo la visuale all’ambito tradizionale che ruota intorno alla Fraternità San Pio X, sembra che qui il nemico di turno sia uno dei quattro vescovi, Mons. Richard Williamson, individuato come la causa principale della crisi esplosa nel 2012 in seno alla Fraternità.

Non v’è dubbio che a questa crisi abbiano concorso diversi fattori, alcuni legati anche alla valenza personale di questo o di quel responsabile della Fraternità, ma, piuttosto che soffermarsi a riflettere su tutti i fattori, e per primo su quelli generali, che sono i più importanti, certi fedeli preferiscono individuare delle responsabilità specifiche e personali, che permettano loro di evitare il gravoso impegno della riflessione e della valutazione complessiva del problema.

Il canovaccio è sempre lo stesso: si sostiene che il “colpevole” sia uso avanzare delle “insinuazioni” senza il sostegno di argomentazioni circostanziate. Certo una leggerezza, che scantonerebbe inevitabilmente nella colpa!
Ma come si argomenta per affermarlo? Ci si richiama non al ragionamento complessivo dell’incriminato, ma a questa o a quella affermazione, colta proprio sull’onda dell’emotività auto appagante.

Per esempio, si citano certi passi dei “Commenti Eleison” di Mons. Williamson per evitare di citare, ancora per esempio, la nota lettera dei tre vescovi al Superiore generale, del 7 aprile 2012, lettera che è un compendio serio della problematica sorta.
Ovviamente la citazione della lettera ridimensionerebbe di parecchio la supposta esclusiva responsabilità di Mons. Williamson, che è solo uno dei firmatari, ma questo non sarebbe funzionale allo scopo di individuare “un” colpevole. Tra l’altro, citando quella lettera, si sarebbe obbligati a citare poi la risposta del Superiore generale, ampliando così il ventaglio delle responsabilità, cosa che anch’essa non sarebbe funzionale allo scopo suddetto.

venerdì 17 maggio 2013

IL "VESCOVO BERGOGLIO" SI ESIBISCE NELLA SUA PERSONALE "MOLTIPLICAZIONE DELLE ERESIE"...

 http://eclissisociale.com/wp-content/uploads/2013/04/papa.jpg


...Dopo questo primo intervento iniziale, Papa Francesco ha dato spazio ad alcune domande dei presenti, ma prima ha spiegato in che modo vada inteso l’amore cristiano, gratuito, simboleggiato dai pochi pani e pesci del Vangelo che sfamarono una folla:
“Non si moltiplicarono. No, non è la verità: semplicemente non finirono, come non finì la farina e l’olio della vedova. Non finirono. Quando uno dice ‘moltiplicare’ può confondersi e credere che faccia una magia… No, semplicemente è la grandezza di Dio e dell’amore che ha messo nel nostro cuore, che – se vogliamo – quello che possediamo non termina”...

ORAMAI SONO SENZA FACCIA E SI MOSTRANO PER QUELLO CHE SONO...

Rimano solo da constatare che questo signore non è cattolico quindi ne consegue che non è un lecito Pontefice della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo. Come i suoi 5 predecessori Bergoglio si può definire Pontefice della "nuova Chiesa eretica Conciliare", ripeto egli non è Cattolico.
Insegnare al prossimo di disubbidire ad un lecito Pontefice Cattolico è un eresia, ma insegnare a resistere a questi signori, modernisti, è lecito e doveroso. Questo nostro dire è solamente un constatare la situazione odierna della Chiesa visibile che alto non è che la "nuova chiesa Conciliare", quindi gli ultimi 6 Pontefici di essa sono leciti solamente in essa, ma non sono leciti, in quanto eterodossi, nella vera Chiesa Cattolica di Nostro Signore Gesù Cristo, quindi, come disse il Cardinale Journet: "Quanto all'assioma "Dove è il Papa lì è la Chiesa" vale quando il Papa si comporta come Papa e capo della Chiesa; nel caso contrario, né la Chiesa è in lui, né lui nella Chiesa (Caietano, II, II, 39.1 "L'Eglise du Verbe Incarné", voi. II, pp. 839-840).
La Chiesa nelle Litanie dei Santi domanda a Dio: “Affinché vi degnate di conservare nella Santa Religione il Sommo Pontefice e tutta la Gerarchia, vi preghiamo, Signore, ascoltaci!”. 
Ne consegue che è possibile che il Papa si allontani dalla Santa Religione" è evidentemente ciò che viviamo oggi nella Chiesa visibile, questi signori condannati, in quanto modernisti, si sono separati da tempo, sempre che lo siano mai stati, dalla vera Chiesa Cattolica quindi dargli una qualche obbedienza è assolutamente un operare contro Dio e la vera Chiesa Cattolica che per adesso e per permissione di Dio è apparentemente appena visibile in coloro che hanno resistito a questi impostori che vivono a sbaffo dentro le mura del Vaticano...

------------------- 


Papa Innocenzo III: "Soltanto per il peccato che commettessi in materia di fede, io potrei essere giudicato dalla Chiesa" (Sermo IV in cons. Pont.. P.L. 217.670)

Papa Felice III: "Non resistere all’errore è approvarlo, non difendere la verità è ucciderla. Chiunque manca di opporsi ad una prevaricazione manifesta può essere considerato un complice occulto” (citato da Leone XIII nella sua lettera ai Vescovi italiani 08/12/1892)

Papa San Leone: "Anatematizziamo Onorio (Papa), che non ha istruito questa Chiesa apostolica con la dottrina della Tradizione apostolica ma ha permesso con un sacrilego tradimento che fosse macchiata la fede immacolata e non ha estinto, come competeva alla sua autorità apostolica, la fiamma incipiente dell'eresia, ma l'ha fomentata con la sua negligenza" (Denz.Sch. 563 e 561).

Papa Adriano II: "Onorio è stato anatematizzato dagli Orientali: però si deve ricordare che egli è stato accusato di eresia, unico crimine che rende legittima la resistenza degli inferiori ai superiori, come anche il rifiuto delle loro dottrine perniciose" (Alloc. Ili lect. in Conc. XIII, act.VII - citato da Billot. Traci, de Eccles. Christi", tom. I, p.619). 

giovedì 16 maggio 2013

PRODIGI E MERAVIGLIE DELLA SANTISSIMA EUCARESTIA...

Prodigio S. Curato d'Ars...

Due professori miscredenti dell' Università di Lione vollero andare ad Ars per schernire il loro curato. Entrarono nella piccola chiesa mentre il santo stava celebrando messa. Si misero in una posizione tale da poter osservare tutti i suoi movimenti. Quando giunse all'elevazione dell' Ostia, uno di essi, vedendo tutta la folla prostrarsi, pensò tra se: «Come mai uomini intelligenti possono riconoscere il loro Dio in un pezzo di pane?» Il santo Curato, al momento della Comunione, voltandosi verso i fedeli, fissò il professore come se leggesse nella sua anima quei pensieri di incredulità. Fatta la genuflessione, prese tra le dita l'Ostia e la sollevò sopra la pisside, dicendo le parole liturgiche: «Ecco l'Agnello di Dio!» L'Ostia sfugge dalle sue mani e va a posarsi sulla lingua della prima persona inginocchiata presso la balaustra. Il Santo fissò di nuovo l' incredulo, come per dirgli: «Un semplice pezzo di pane può fare questo?». Il professore si sentì sconcertato e commosso. S'inginocchiò e adorò, poi corse dal Curato per confessarsi. Più tardi si consacrò sacerdote dell'ordine domenicano.
 
 
IL BEATO ALANO DELLA RUPE VEDE GESU’ CELEBRARE LA MESSA

Accadde al Novello Sposo di Maria (il Beato Alano), di trovarsi, per il peccato di accidia, a tralasciare sempre più spesso la Celebrazione del Divin Sacrificio, a motivo di fantasie fugaci e di scrupoli ingannatori. Infine, una grave malattia lo costrinse a letto, e iniziò a trascurare la celebrazione della Messa. Nella Festa di San Giovanni Battista, la sua anima entrò in estasi, e gli sembrava di vedere dall’alto il proprio corpo come se giacesse senza vita. E vide Gesù, rivestito di abiti pontificali, che procedeva verso l’Altare, insieme ad altri ministri; lo accompagnava una innumerevole Schiera di Santi, che gli si mise intorno. Gesù iniziò la celebrazione della Messa, e al momento della Comunione, si udì una voce che gridava: “Le cose Sante ai Santi! Preparate la Via del Signore”. E chiamò per nome quel pellegrino (il Beato Alano), perchè si presentasse alla Comunione. Spaventato, egli disse che non poteva accostarsi alla Comunione, perché non aveva purificato l’anima con la confessione. Ed ecco avvicinarsi a lui il Santo Precursore del Signore, il Battista, che gli disse: “Fai presto, ecco il Confessore, il Beatissimo Pietro, Principe degli Apostoli”. Egli allora si inginocchiò penitente davanti a lui, e quella confessione gli diede una consolazione immensa, quanta mai ne ebbe in tutta la sua vita. Poi egli si inginocchiò davanti all’Altare per gustare il Divinissimo Sacramento, e Gesù lo rimproverò: “O servo pigro e negligente, tu hai ricevuto da Me l’immensa Potestà di compiere i Sacri Misteri, mediante la Santa Mia Madre, che ti assiste. Perché hai nascosto questa Potestà in un fazzoletto?”. Poi, Gesù porse a lui, che tremava e gioiva insieme, la Santissima Comunione. E, subito, sentì Gesù dimorare in lui, e quel colloquio interiore gli dava un’indicibile dolcezza. Gesù gli rimproverò la grandissima negligenza del non celebrare spesso le Messe. Gesù gli disse che un Sacerdote non deve rinviare la Messa né per aridità, né per tentazioni. I demoni, infatti, incutono timore nella propria indegnità, e, ingannando, ritardano l’Opera della Redenzione, ovvero la salvezza delle anime. Allora egli domandò a Gesù: “O Sposo dolcissimo delle anime, perché allora i Dottori e le Leggi dicono di non accostarsi alla Sacra Comunione in questi stati d’animo?” E il Signore Gesù: “Essi lo dicono per maggior zelo. Ma l’Amore di Dio discaccia ogni timore”. Perciò celebrate la Messa, Fratelli, senza attendere di essere degni, puri, giusti (nemmeno gli Angeli, infatti, sarebbero trovati degni di un così grande Ufficio). Celebrate appunto perchè vi sentite indegni, malati e deboli: cosicchè riceviate la benedizione, guarite dai mali e diventiate forti nell’anima.

martedì 14 maggio 2013

LO SCANDALO DELLE INFILTRAZIONI MASSONICHE DENTRO LE MURA VATICANE PERMESSE DA PRELATI CORROTTI E DA PONTEFICI (CONCILIARI) IMPREGNATI DI DOTTRINE MASSONICHE...

Fonte: Corrieredellasera.it...

Quello strano filo che lega Chiesa e massoneria

Una lettera scritta dal cardinale Oddi e dal Gran maestro Gaito a Papa Giovanni Paolo II e le testimonianze di vari prelati e “insider” sollevano il tema delle infiltrazioni all’interno del Vaticano


------------
 -----------

lunedì 13 maggio 2013

13 MAGGIO, APPARIZIONI DELLA MADONNA A FATIMA E LA SCANDALOSA DISUBBIDIENZA DELL'APPARATO MODERNISTA VATICANO..

http://3.bp.blogspot.com/_560eqULyzt0/TUlW-QfmSOI/AAAAAAAACc4/VQNHj1WE63Q/s1600/Madonna+Di++Fatima.jpg
---------------------
Oggi ricorre il ricordo dell'apparizione della Madonna a Fatima, noi la ricordiamo rinnovando la denuncia dei personaggi che loscamente hanno affossato il Suo messaggio, in particolar modo la terza parte in cui viene annunciata l'apostasia della Chiesa che tutti noi oggi vedono con i propri occhi...

 In questo testo del libro "La battaglia finale del diavolo", si puo' leggere con chiarezza tutte le manovre operate da questi alti Prelati per affossare, colpevolmente,  il messaggio di Fatima:

Capitolo 16
        La situazione in cui si trovano oggi la Santa Chiesa ed il mondo è davvero gravissima. In questi tempi così preoccupanti, proprio come durante la crisi ariana, i laici devono sostenere delle responsabilità che in tempi normali non gli competerebbero.        In quanto membri del Corpo Mistico di Cristo, abbiamo il dovere di impegnarci positivamente per combattere questa crisi, in base alle nostre possibilità. Nel fare ciò, non possiamo venire distolti dal falso appello alla pietà, che ci chiede di indulgere nella grossolana presunzione per la quale sarebbe “Dio a guidare la Chiesa”, se questo significa per i Cattolici di rango inferiore di stare zitti ed ubbidienti e non far niente per opporsi agli errori ed alle ingiustizie perpetrate dai membri della gerarchia, ed anzi obbedire ciecamente a qualsiasi decisione delle autorità, non importa quanto distruttive possano esserne le conseguenze.

domenica 12 maggio 2013

ANCORA INCORAGGIAMENTO...

Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

11 Maggio 2013
Questi commenti sono reperibili tramite il seguente accesso controllato: http://www.dinoscopus.org/italiano/italianiprincipale.html
 
 http://www.dici.org/galerie/Econe2007/HRez/4-Preface.jpg

ANCORA INCORAGGIAMENTO

Le novità su una visita in Germania, Francia e Svizzera sono incoraggianti. Certi dirigenti farebbero bene a ricordare le famose parole di Abramo Lincoln: “Si può ingannare una parte del popolo per tutto il tempo, tutto il popolo per qualche tempo, ma non tutto il popolo per tutto il tempo”. Sempre meno persone rimangono ingannate da ciò che sta accadendo nella neo-Fraternità San Pio X.
Il viaggio è iniziato in Germania, dove alcuni temevano che avrei potuto incontrare delle difficoltà, ma per quattro giorni non sono stato disturbato in alcun modo. Un bravo giovane laico è venuto a prendermi all’enorme stazione di Francoforte e mi ha condotto a Nord a BrilonWald, per incontrare una mezza dozzina di Suore Carmelitane, diventate famose nel mondo della Tradizione cattolica per essersi separate, con tutte le buone ragioni, dalla FSSPX nel suo stato attuale. Esse hanno le idee chiare, sono contente e risolute. Come mi ha detto la Madre Superiora, il loro dolore più grande è che da oltre 20 anni nessuna novizia è rimasta con loro. Le Suore Carmelitane non verranno espulse dal loro attuale convento, come si era temuto, ma sperano di potersi trasferire a sud, dove avranno un maggiore sostegno. Che Dio sia con loro. Le loro preghiere sono preziose per tutti noi.
Poi sono stato ricondotto a Sud di Francoforte, per un incontro privato con circa due dozzine di adulti, per lo più uomini, in un luogo in campagna. Nel pomeriggio, essi hanno seguito attentamente un’approfondita analisi dei retroscena della crisi del Nuovo Ordine Mondiale e della neo-Chiesa, e la mattina seguente una presentazione degli evidenti problemi nella neo-Fraternità. Ci sono state molte domande interessanti e tanti canti vigorosi dei compatrioti di Beethoven. Gli uccelli primaverili sugli alberi tedeschi hanno dovuto far fronte alla concorrenza!
Più a Sud, a Monaco, ho incontrato i due avvocati che si batteranno nel mio quinto processo per negazione dell’“Olocausto”. In questo processo che si terrà a Ratisbona a settembre, essi sono ben consapevoli che la politica nazionale renderà virtualmente impossibile un giusto verdetto a livello regionale, ma faranno del loro meglio. E proprio perché i Sei Milioni vengono intesi da milioni di persone come un sostituto Redentore, non mi sono fatto scrupolo di remunerare gli avvocati tramite la St. Marcel Iniziative, ma i fondi si stanno esaurendo. Grazie per qualsivoglia aiuto.
In seguito, sono stato nella Foresta Nera, nel sud-ovest della Germania, dove si trova un’altra comunità di una mezza dozzina di Suore, anch’esse contente e risolute a non seguire l’attuale sviamento della FSSPX. Fondate nel 1988, da recente hanno finito di costruire e di decorare una bella cappella con quasi due dozzine di stalli: “in segno di speranza”, mi ha detto il loro cappellano. Ragazze, se pensate di avere la vocazione, qui in Germania potete provare questi due conventi fermamente anti-modernisti.
Infine, ho trascorso una notte in Svizzera, in un luogo vicino, ma non noto, a Ecône, che avrà appreso la cosa solo dopo il mio incontro con un gruppo di bravi laici. E poi una notte a Parigi, dove ho avuto il piacere di sapere che molti sacerdoti della FSSPX hanno perso la fiducia nell’attuale direzione della Fraternità. Dobbiamo essere pazienti. Dio onnipotente non si fa ingannare da alcuno di noi.
Il mio prossimo impegno è a Londra, il 19 maggio, dove dovrei parlare di Amleto agli Amici Inglesi della Palestina. Perché? Nel dramma, Shakespeare protesta con vigore e dolore contro la perdita dell’anima dell’Inghilterra. Se l’Inghilterra fosse ancora cattolica, non solo la Palestina, ma il mondo intero starebbe meglio.
Kyrie eleison.

sabato 11 maggio 2013

LA CIURMAGLIA MODERNISTA CONCILIARE HA INFESTATO LA DIOCESI DI MILANO...

Prima di leggere che cosa combinano nella ex Cattolica Diocesi di Milano impariamo da don Matiussi chi siano i perniciosi modernisti...

 anonstmichael
Il modernista ha i suoi principi filosofici; anzi quelli assume come dottrina fondamentale, per adattarvi tutto il resto che pensa, anche in materia religiosa.  E in filosofia ha raccolto i frutti del mal seme kantiano, ed è venuto all’agnosticismo. Professa dunque di non saper nulla di tutto ciò che passa i fenomeni; non sa nulla dell’anima e della vita avvenire, nulla di Dio. Se nomina Iddio nomina alcunché d’ignoto; non solo quanto al riconoscerne l’infinito eccesso, e nel grado e nel modo, su gli umani pensieri (che sarebbe giusto); ma ancora quanto al non sapere se sia semplice, se sia anima del mondo, se sia distinto dall’universo: checché voglia dire, né pur ne conosce la propria esistenza, ed è vero ateo.
(…)
(Esponendo il modo di ragionare dei modernisti) Che se chicchessia, qualunque cattolico conservatore, la gerarchia della Chiesa, il Pontefice Romano, si ostinino alle formole una volta sancite, certamente è lodevole il loro zelo costante; ma è da disprezzare il pensiero fisso in quelle formole, quasicchè in esse fosse posta la religione. Non sono che simboli, da adattare ai tempi, ai paesi, ai popoli; sono essenzialmente mutabili secondo le condizioni di coloro che vogliono essere religiosi; debbon giovare agli uomini per elevarsi in alto, e per questo debbon seguirli nel loro modo di pensare e di sentire. Che se la Chiesa vorrà ostinarsi a ritenere ciò che valeva pei tempi antichi, il mondo andrà innanzi senza di lei; ovvero essa vivrà miserabile con il rifiuto della umanità, e più non avrà l’assenso di nessuna anima evoluta.
Così essi. E poi hanno voluto applicare l’esposta dottrina al cristianesimo. Gesù di Nazareth, anima squisita, e potente nella sua soavità a influire sugli altri, ebbe l’esperienza religiosa della divina paternità che ha cura di tutte le cose e gli uomini particolarmente. Questo suo sentimento egli comunicò a’suoi discepoli, nei quali perciò si formò il sentimento che quel medesimo Gesù fosse una manifestazione dell’inconoscibile. E perché come giudei avevan pure il pensiero d’un Messia che verrebbe, questo incarnarono in Gesù; egli così diventò oggetto religioso e sacro sotto la forma messianica. Poi quel sentimento di fraternità, sotto la cura del Padre celeste, che è l’essenza del cristianesimo, passò alle regioni ove fioriva la cultura di Grecia; né per esprimere la superiorità di Gesù e l’elemento divino onde pareva dotato, si potè pensare ad altro di meglio che il concetto platonico del Logos, da noi tradotto nel Verbo. Centro della Chiesa diventò Roma, e qui predominava la ragione giuridica, e non si credette di poter onorare Gesù meglio che dicendolo figlio di Dio. In cotali idee si fissò al tradizione cristiana: ma pei nostri tempi, liberi da quei pregiudizi, e portati a concepir tutto con un senso più reale, dicono di voler esaltare Gesù, la più grande figura sorta finora, anzi consentono a chiamarlo Dio, nel senso che egli meglio di tutti si elevò a sentire il divino e ad operare quasi divinamente. – Il filosofo e lo storico rimane certo che Gesù non fu diverso dagli altri mortali; il credente pensa che in lui qualche speciale relazione con l’Inconoscibile ci fosse; il teologo modernista raccoglie che, per chi ci crede, è Gesù un simbolo del divino, simbolo foggiato secondo umani pensieri. Quindi verità simboliche tutti i dogmi di là derivati; quindi riti simbolici quelli che noi diciam sacramenti. E le profezie, varie impressioni dei credenti, riferite all’avvenire; e i miracoli, altre impressioni riferite a fatti storici traviati; e la Chiesa, l’adunanza di quelli che partecipano alle impressioni portate dal Cristo, come i buddisti partecipano l’esperienza interna dell’antico Gotamo Budda,
(…)
Contro l’errore fondamentale che i dogmi dipendano dall’umana filosofia, e che il mantenimento della divina rivelazione sia affidato allo studio e all’ingegno umano, con la conseguenza che deve mutarsi e svolgersi d’età in età, eran già fulminati gli anatemi del Concilio Vaticano, e ora è volto il quarto punto del giuramento (antimodernista). Qui si giura,
1. di ritenere immurata con lo stesso senso delle parole e con lo stesso pensiero, quella dottrina di fede, che dagli Apostoli pei Santi Padri ci fu tramandata;
2. di respingere l’eretica sentenza, che afferma l’evoluzione dei dogmi intesa così che questi passino da uno ad altro senso, facendo mutevoli nel significato le espressioni usate nella Chiesa;
3.di respingere ugualmente l’eresia che invece della santa Chiesa pone a custode della rivelazione, e lo studio filosofico, e la coscienza che l’uomo da sé si va formando, con progresso indefinito.
Tutto questo esplicitamente era già stato detto dal Concilio Vaticano; e soltanto ora (col giuramento antimodernista) si aggiunge quel cenno della coscienza, mentre una volta pareva che con i dogmi avesse da fare solo la scienza. Particolarmente notevole era l’ultimo canone: 
Si quis dixerit fieri posse ut dogmatibus ab Ecclesia propositis aliquando, secundum progressum scientiae, sensus tribuendus sit alius ab eo quem intellexit et intelligit Ecclesia, anathema sit.;con il quale è dannata l’intima essenza del modernismo.

(Padre Guido Mattiussi s.j. Apologia della religione. Appunti alle lezioni del p.G.M. s.j. tenute nella scuola sociale cattolica. Bergamo 1911. Bergamo stabilimento tipografico s. Alessandro 1912 .pagine 159, 161, 162, 164, 165.)

DOVE IMPARARE L'ISLAM ?

A Milano, in uno degli oratorii cattolici
È quello che legge sulla pagina degli oratorii della Arcidiocesi di Milano


Oratorio e Islam
Workshop a cura del CADR rivolto agli operatori pastorali

8.05.2013

Workshop a cura del CADR (Centro Ambrosiano di Dialogo con le Religioni) sull'accoglienza di bambini e famiglie musulmane durante le attività dell'Oratorio (ordinario ed estivo), aperto a tutti gli operatori pastorali degli oratori milanesi.
Gli argomenti trattati riguarderanno cenni sulla religione islamica, norme morali, modalità di preghiera comune (principi guida, suggerimenti pastorali, sussidi).

Data: sabato 18 maggio 2013
Orario: dalle 10 alle 13
Luogo: Centro Diocesano Card. Schuster
via S. Antonio 5 - Milano
I piano - aula verde


http://b.vimeocdn.com/ts/418/574/418574371_640.jpg


Cos'è questo CADR?




Nella pagina apposita si legge:

C.A.D.R.
strumento  per un  servizio  di:

- incontro e dialogo interreligioso
- studio sulle religioni, un loro discernimento con credenti ed esperti delle singole Fedi
- confronto con le Chiese Cristiane Orientali
- conferenze, tavole rotonde, giornate di studio,  corsi per insegnanti ed operatori sociali
- preparazione al matrimonio dinubendi di fedi diverse  e  accompagnamento dopo il matrimonio

mercoledì 8 maggio 2013

Questi signori del nulla non vogliono assolutamente il bene della Chiesa ma annunciano la fine di essa con il proporre le nuove dottrine eretiche Conciliari...

 

Il Signore Gesù ha ordinato agli Apostoli:

"Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno". (San Marco capitolo 16)

Quindi il comando è semplice, gli Apostoli devono fare proseliti per la salvezza delle anime di tutti i popoli. Cosa insegnano oggi, al contrario di Nostro Signore Gesù Cristo, gli eterodossi Pontefici, Cardinali Vescovi e sacerdoti totalmente impregnati del diabolico Conciliabolo Vaticano II?
"L’evangelizzazione non è fare proselitismo". Queste false affermazoni producono la morte della Chiesa missionaria istituita da Nostro Signore Gesù Cristo. Questi signori del nulla farebbero bene a costruirsi i loro ponti e buttarsi di sotto, forse qualcuno non ascolterà le loro abberazioni del Vangelo di Nostro Signore e si salverà l'anima...

 http://tuttacronaca.files.wordpress.com/2013/04/papa-francesco-tuttcronaca.jpg

L’evangelizzazione non è fare proselitismo. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco nella Messa alla Casa Santa Marta. Il Papa ha ribadito che il cristiano che vuole annunciare il Vangelo deve dialogare con tutti, sapendo che nessuno possiede la verità, perché la verità si riceve dall’incontro con Gesù. Alla Messa, concelebrata dal cardinale Francesco Coccopalmerio e mons. Oscar Rizzato, hanno preso parte un gruppo di dipendenti dei Servizi generali del Governatorato, della Cancelleria del Tribunale dello Stato Vaticano e della Floreria. Il servizio di Alessandro Gisotti:

I cristiani di oggi siano come Paolo che, parlando ai greci nell’Areopago, costruì ponti per annunziare il Vangelo senza condannare nessuno. E’ quanto sottolineato da Papa Francesco che ha messo l’accento sull’atteggiamento “coraggioso” di Paolo che “si avvicina di più al cuore” di chi ascolta, “cerca il dialogo”. Per questo, ha osservato, l’Apostolo delle Genti fu davvero un “pontefice, costruttore di ponti” e non “costruttore di muri”. Questo, ha aggiunto, ci fa pensare all’atteggiamento che sempre deve avere un cristiano:

“Un cristiano deve annunziare Gesù Cristo in una maniera che Gesù Cristo venga accettato, ricevuto, non rifiutato. E Paolo sa che lui deve seminare questo messaggio evangelico. Lui sa che l’annunzio di Gesù Cristo non è facile, ma che non dipende da lui: lui deve fare tutto il possibile, ma l’annunzio di Gesù Cristo, l’annunzio della verità, dipende dalla Spirito Santo. Gesù ci dice nel Vangelo di oggi: ‘Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità’. Paolo non dice agli ateniesi: ‘Questa è la enciclopedia della verità. Studiate questo e avrete la verità, la verità!’. No! La verità non entra in una enciclopedia. La verità è un incontro; è un incontro con la Somma verità: Gesù, la grande verità. Nessuno è padrone della verità. La verità si riceve nell’incontro”.

martedì 7 maggio 2013

Nella falsa Chiesa Conciliare Habemus Papas...

 Fonte: Unavox...
Dalla monarchia alla diarchia… per ora!

di Belvecchio




Città del Vaticano, 2 maggio 2013, il grande gesto è compiuto: HABEMUS PAPAS - abbiamo due papi; ne avevamo già parlato, ma da oggi è ufficiale: la Chiesa cattolica moderna, la Chiesa conciliare ha due papi in Vaticano.

A sentire quelli che ne capiscono, non sarebbe esatto parlare così, poiché, come si vede chiaramente (?) dalla foto, il “Papa in carica” indossa lo zucchetto, la mozzetta e la fascia, mentre il “Papa emerito” indossa solo la talare bianca… dei papi… appunto.
Tolta l'illuminante differenza, resta il fatto che da oggi in Vaticano vi sono due papi: uno che fa il Papa, a modo suo, e uno che non fa il Papa, bontà sua.

La cosa che colpisce è che di questi due, nessuno è veramente Papa, non perché osiamo affermarlo noi, che siamo nessuno, ma per esplicita affermazione di entrambi.

Papa Francesco continua a chiamarsi “vescovo di Roma” e non intende prendere possesso dell'appartamento papale, non intende cioè occupare il posto del Papa, preferendo continuare ad abitare in albergo, al Santa Marta,  come si compete  agli ospiti del Vaticano.
Papa Benedetto ha rinunciato a fare il Papa, perché stanco e affaticato, ma invece di ritirarsi a vita privata, si veste ancora da papa e va ad abitare in Vaticano, alla Mater Ecclesiae, un monastero a due passi dal Santa Marta, dove occuperà … nascosto al mondo… un insieme di locali: per lui, le quattro memores Domini, il segretario, Mons. Georg Gänswein, la segretaria, Birgit Wansing e, quand'è a Roma, il fratello Georg.

C'è qualcosa di talmente scomposto in tutto questo che si arriva al punto che nessuno osa chiedere ragione pubblicamente del perché e dello scopo che impediscono ad un papa rinunciatario di adottare l’elementare delicatezza di tornarsene a casa sua o di ritirarsi in qualche monastero della Baviera… davvero “nascosto al mondo”, come retoricamente da lui dichiarato al tempo della sua rinuncia; e ad un papa da poco eletto, e che ha accettato l'elezione, di assumere il ruolo proprio del suo nuovo “stato”, sia nominalmente, sia formalmente… magari con un po’ di coerenza con i suoi predecessori e con il rispetto dovuto all’Istituzione e alla stessa Chiesa.

Sia come sia, è indubbio che nessuno può negare, tolta la mala fede, che oggi la Chiesa cattolica, come mai in duemila anni, ha due papi “conviventi”. Come nessuno può negare che questa anomalia non può non avere un suo profondo significato, ancorché oscuro per molti di noi… finora.
Nelle cose di Chiesa, non si può parlare di “caso”, né di circostanze accidentali: nulla è fortuito, neanche gli errori degli uomini di Chiesa.

Ciò che salta all’occhio, qui, è la plastica rappresentazione di una diarchia, sia pure solamente apparente: eppure una diarchia che colpisce la percezione dei fedeli, che procura inevitabilmente un insegnamento distorto e che induce a prefigurarsi una sorta di incipiente poliarchia.
È un caso che il nuovo Papa abbia deciso di nominare 8 cardinali per costituire un “gruppo consultivo” che l’aiuti nel governo della Chiesa?

Già Paolo VI, esplicitando il vero Vaticano II, era giunto all’invenzione dei sinodi dei vescovi che avrebbero dovuto aiutare il Papa a governare la Chiesa – erano i vescovi che l’avevano voluto -, adesso ci sarà un organismo permanente che affiancherà la monarchia del Papa come una sorta di “consiglio della corona” – sono i cardinali in conclave che l’hanno voluto -.
Un passo la volta si procede spediti verso quanto “legittimamente richiesto dai tempi”: la direzione collegiale e “democratica” della Chiesa di Cristo riveduta e corretta dalla visione dell’uomo moderno.
Già qualcuno parla di un primo passo verso una nuova concezione della Chiesa: una sorta di super-chiesa entro la quale far rientrare la cattolica e le “chiese sorelle”, con a capo un collegio di papi o, per meglio dire, di patriarchi, compreso il patriarca di Roma.

Papa Francesco ha avuto modo di dire che il Vaticano II dev’essere ancora compreso e applicato, e sembra proprio che lui voglia portare a compimento questo processo.
Lo scetticismo di qualcuno circa queste nostre considerazioni, da certuni già definite di persona come “illazioni gratuite e malevole”, potrà trovare qualche elemento di riflessione dalla considerazione della seguente foto dei “due papi”.



Quando Papa Francesco andò a trovare Papa Benedetto a Castel Gandolfo, il 23 marzo scorso, l’evento venne volutamente reclamizzato dallo stesso Vaticano, con foto e filmati. Memori del gran numero di perplessità suscitate allora, questa volta sono state fatte a circolare solo le foto qui riportate.

Quando la liturgia "CONCILIARE" fa rima con eresia.

 Agli assasini della Fede: "E’ da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce. Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore." (Monsignor Celada)
----------------------
Fonte: Facebook...

  ------------------
  ------------------

sabato 4 maggio 2013

"Chiunque sia stato il responsabile di questo settimo paragrafo, sia anátema!"

  Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X

  4 maggio 2013

 Questi commenti sono reperibili tramite il seguente accesso controllato:
http://www.dinoscopus.org/italiano/italianiprincipale.html

 http://www.abc.es/Media/201210/24/williamson--644x362.jpg

Dichiarazione dottrinale - II

Perdonatemi, cari lettori, se ritorno al settimo paragrafo della Dichiarazione Dottrinale del 15 aprile dell’anno scorso. La Dichiarazione doveva servire quanto meno come base per tutte le future relazioni tra la Fraternità San Pio X e Roma. Il 13 giugno (no l’11) Roma la rifiutò, così la direzione della FSSPX oggi può anche ripudiarla, ma essa serve a mostrare ciò di cui è capace l’attuale direzione della FSSPX. Circa il settimo paragrafo, esso è un capolavoro di confusione. Questi “Commenti” di tre settimane fa (CE 300, del 13 aprile) l’hanno spiegato in parte con una doppia distinzione, ma per rendergli giustizia la confusione richiede una distinzione quadrupla. Ecco il paragrafo completo:
Dichiarazione III, 5: “Le affermazioni del Concilio Vaticano II e del Magistero pontificio posteriore, relative alla relazione fra la Chiesa cattolica e le confessioni cristiane non cattoliche, come al dovere sociale della religione e al diritto alla libertà religiosa, (1) la cui formulazione è difficilmente conciliabile con le precedenti affermazioni dottrinali del Magistero, (2) devono essere comprese alla luce della Tradizione intera e ininterrotta, (3) in maniera coerente con le verità precedentemente insegnate dal Magistero della Chiesa, (4) senza accettare alcuna interpretazione di queste affermazioni che possa portare ad esporre la dottrina cattolica in opposizione o in rottura con la Tradizione e con questo Magistero.
Le sottolineature sono mie, per evidenziare le astuzie contenute nel paragrafo. Si noti (1) come non sarebbero le dichiarazioni del Vaticano II ad essere problematiche, ma solo la loro “formulazione”. Già si sta togliendo alle parole il significato che esse esprimono oggettivamente. Le parole fluttuano a seconda di come siano soggettivamente “comprese” (2), o “interpretate” (4). Le menti vengono indotte ad abbandonare la certezza che il bianco si chiama bianco. Si suggerisce che non ci sia l’oggettiva impossibilità di conciliare il nonsenso conciliare col senso cattolico, ma solo la difficoltà soggettiva di conciliarli (cioè da parte delle menti ottenebrate dei retrogradi cattolici tradizionali).

Soprattutto si noti ai punti (2) e (3) il sottile ma cruciale scivolamento da “alla luce della” a “in maniera coerente con”. In verità, comprendere le novità del Vaticano II “alla luce della” Tradizione significa rendersi conto che esse sono del tutto inconciliabili con essa. Invece, comprenderle “in maniera coerente con” la Tradizione significa che esse sarebbero conciliabili. Di nuovo le menti vengono indotte a svirgolare, perché “alla luce della” e “in maniera coerente con” non significano la stessa cosa. Quindi è inevitabile (4) che qualsiasi soggettiva comprensione delle novità come in contrasto con la Tradizione e col Magistero anteriore, debba assolutamente essere rigettata.

Così la clausola (2) si inchina alla “Tradizione intera e ininterrotta” e (2) potrebbe conciliarsi col senso cattolico, ma (3) intanto suggerisce il nonsenso modernista e (4) lo fa suo. Tale che l’intero paragrafo costituisce un ingegnoso graduale scivolamento da un barlume di verità alla totalmente erronea “ermeneutica della continuità”, che sembra derivare da Alice nel paese delle meraviglie – “La parola significa quello che io dico significhi”, tuona Humpty Dumpty.

Solo Dio sa chi ha scritto questo paragrafo. Può non essere stato il Superiore Generale della FSSPX. Ma chiunque lo esamini attentamente, può negare che, così com’è, esso è concepito per condurre le menti dalla Verità cattolica all’errore conciliare? Esso fa fluttuare le parole come fanno gli eretici, e gli eretici che fanno fluttuare le parole fanno perdere la fede alle anime e le spingono all’Inferno. Chiunque sia stato il responsabile di questo settimo paragrafo, sia anátema!

Kyrie eleison.

venerdì 3 maggio 2013

Commento de La Sapinière al carteggio tra Fellay e Ratzinger...

 Ringraziamo per la traduzione un nostro carissimo amico...
---------------------
 http://2.bp.blogspot.com/-QNe-Ciy4ibs/UVSRpIUsWaI/AAAAAAAABUM/SaepVSGezmY/s400/media-411563-7.jpg

Tra i documenti dell’ultimo Cor Unum, il più scandaloso è senza dubbio la lettera inviata da Mons. Fellay al Papa Benedetto XVI, il 17 giugno 2012.
Quattro giorni prima, il 13 giugno, Mons. Fellay era a Roma per firmare un accordo sulla base della Dichiarazione dottrinale del 15 aprile. Accorgendosi che il suo testo già molto cattivo, ritoccato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, era divenuto ancora peggiore, egli dichiara di non poter firmare. Ma si affretta a far conoscere al Papa, con una lettera del 17 giugno, la sua grande delusione: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà

Questa frase è terribile.
Questa frase è odiosa.
Questa frase basterebbe da sola a screditare totalmente l’autorità di colui che l’ha scritta.
Questa frase dovrebbe suscitare una vera levata di scudi, un concerto di proteste.
Questa frase dovrebbe infine aprire gli occhi dei sacerdoti e dei fedeli che, indossando o meno delle lenti rosa, coltivano ancora delle illusioni sul Superiore generale della Fraternità.

Perché non ci si accusi di estrapolare questa frase dal suo contesto, ecco il contesto stesso:
Mons. Fellay comincia con lo scusarsi di «presentare un problema ulteriore» al Papa. Si dispiace poi che non si sia tenuto «conto della supplica di non ritoccare» la sua Dichiarazione del 15 aprile «a causa delle conseguenze che questo avrebbe comportato» (non a causa di un’intransigenza dottrinale che sembra non sia più all’ordine del giorno), così che «il nuovo testo riprende quasi tutti i punti del Preambolo del settembre 2011 che presentavano delle difficoltà».
E allora bisognava rifiutarli nettamente e porre fine ai tentativi insidiosi di Roma.

È qui che si colloca la frase essenziale, che da sola è una parafrasi: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà
Ci torneremo

Poi, Mons. Fellay confessa «di non sapere che pensare».
Piaccia a Dio che noi si abbia al più presto un capo che, ammaestrato dall’esperienza di questi ultimi decenni e impregnato dell’eredità di Mons. Lefebvre, sappia che pensare!

Mons. Fellay scrive al Papa che lo credeva «disposto a rinviare a più tardi la soluzione delle differenze ancora in corso su certi punti del Concilio e della riforma liturgica, un po’ come al Concilio di Firenze si era passato sotto silenzio la questione del divorzio per cause d’adulterio presso i Greci, pur di arrivare all’unione»
Questa comparazione storica è del tutto manchevole, come ha dimostrato l’eccellente studio «La vera storia della riunificazione dei greci ortodossi con la Chiesa cattolica» (16 gennaio 2013).
Ma notiamo soprattutto che Mons. Fellay considera seriamente in questa lettera di «rinviare a più tardi» e di «passare sotto silenzio» i problemi dottrinali.
Un tempo ci si diceva: «Nessun accordo pratico senza accordo dottrinale». 
È spaventoso!

http://2.bp.blogspot.com/-cdbcAnzr7M4/T9G846BjX1I/AAAAAAAAeNA/orHqoXmMkZ8/s400/fellay_benedict.jpg

Non facciamo alcun processo alle intenzioni: Mons. Fellay aggiunge subito che egli si è: «impegnato in questa ottica malgrado l’opposizione molto forte nei ranghi della Fraternità e a prezzo di importanti disordini» (infatti!)
Questa confessione non richiede alcun commento, al pari di quella della frase seguente, dove Mons. Fellay afferma lui stesso la sua intenzione: «ho intenzione di continuare ad attuare tutti i miei sforzi per proseguire su questa strada, al fine di arrivare ai chiarimenti necessari
A buon intenditore poche parole!

Per farla breve, invece di continuare nell’analisi di una lettera così deprimente, ritorniamo alla frase centrale: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà
L’avverbio iniziale pesa non poco: visto che la nuova dichiarazione è peggiore di quella del 15 aprile. E Mons. Fellay deplora che essa non passerà «nel contesto attuale della Fraternità».
Egli pensava che il suo testo del 15 aprile 2012 sarebbe passato, nel contesto di allora. Aveva composto un testo in funzione del contesto.
È stata Roma che, ancora una volta, ha rovinato tutto!
Ma niente è perduto: il «contesto» può evolvere; infatti, a partire da questa lettera del giugno 2012, il «contesto della Fraternità» è evoluto in maniera sorprendente, tale che delle cose prima impensabili, in un avvenire più o meno prossimo potrebbero «passare».

Che Mons. Fellay sappia, tuttavia, che con la Grazia di Dio e l’aiuto di Mons. Lefebvre, vi sarà sempre un buon gruppo di sacerdoti e di fedeli risoluti, per i quali, qualunque sia il contesto, il suo testo non passerà.

La Sapinière

giovedì 2 maggio 2013

LE PAGLIACCIATE CONCILIARI VANNO AVANTI CON MASSIMI ESPONENTI ANCORA VIVENTI...

------------------

"Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città [di Roma]. Il clero locale diventava tiepido, e vidi una grande oscurità... Allora la visione sembrò estendersi da ogni parte. Intere comunità cattoliche erano oppresse, assediate, confinate e private della loro libertà. Vidi molte chiese che venivano chiuse, dappertutto grandi sofferenze, guerre e spargimento di sangue. Una plebaglia selvaggia e ignorante si dava ad azioni violente. Ma tutto ciò non durò a lungo". (13 maggio 1820)

"Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta, mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa. Vidi un Papa che era mite e al tempo stesso molto fermo... Vidi un grande rinnovamento e la Chiesa che si librava in alto nel cielo".

"Vidi una strana chiesa che veniva costruita contro ogni regola... Non c’erano angeli a vigilare sulle operazioni di costruzione. In quella chiesa non c’era niente che venisse dall’alto... C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di umana creazione, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo...". (12 settembre 1820)

"Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita là [a Roma]. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto questo proprio come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici a cui contribuivano angeli, santi ed altri cristiani. Ma là [nella strana chiesa] tutto il lavoro veniva fatto meccanicamente. Tutto veniva fatto secondo la ragione umana... Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni.

C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo. Io non vedevo un solo angelo o un santo che aiutasse nel lavoro. Ma sullo sfondo, in lontananza, vidi la sede di un popolo crudele armato di lance, e vidi una figura che rideva, che disse: "Costruitela pure quanto più solida potete; tanto noi la butteremo a terra"". (12 settembre 1820)
-------------------------
http://1.bp.blogspot.com/-nHK2tR5qgjk/UYKs9tJDBfI/AAAAAAACGxU/mhY2l1p9Fw0/s1600/ritorno6.jpg

GLI INCIUCI SEGRETI DI FELLAY CON RATZINGER FINALMENTE VENGONO ALLA LUCE E CHIARISCONO DEFINITIVAMENTE CHE FELLAY NON SEGUE ASSOLUTAMENTE LA LINEA DI MONSIGNOR LEFEBVRE...

 Ringraziamo per la Traduzione una nostra carissima amica...
-------------------------

 COSI' MONSIGNOR LEFEBVRE su Fideliter n°66 Setembre Ottobre 1988
Riguardo alla ripresa dei contatti con Roma. Porrò la questione sul piano dottrinale:"Siete d'accordo con le grandi encicliche dei Papi che vi hanno preceduto? Siete d'accordo con "Quanta Cura" di Pio IX, "Immortale Dei" e "Libertas" di Leone XIII, "Pascendi" di San Pio X, "Quas primas" di Pio XI, "Humani Generis" di Pio XII. Accettate ancora il giuramento antimodernista? Siete ancora per il Regno Sociale di NSGC? Se non accettate la dottrina dei vostri predecessori è inutile di parlare. Finche non avrete accettato di riformare il Concilio considerando la dottrina di questi Papi che vi hanno preceduto nessun dialogo è possibile. E’ inutile. Cosi le posizioni sono più chiare.
-----------------------------------

http://2.bp.blogspot.com/-QNe-Ciy4ibs/UVSRpIUsWaI/AAAAAAAABUM/SaepVSGezmY/s400/media-411563-7.jpg


Introduzione:
La Sapinière pubblicherà alcuni testi presenti nell'ultimo Cor Unum, il n. 104 del marzo 2013. Si tratta del famoso Cor Unum annunciato nella lettera circolare di Menzingen datata 7 marzo 2013, che contiene sia la "Dichiarazione dottrinale" di Mons. Fellay del 15 aprile 2012,  che altri articoli annessi e "la parola del Superiore generale".

"Cor Unum é un canale privato dei membri della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Per sua natura, quindi, Cor Unum è una rivista destinata esclusivamente ai membri. Di conseguenza, è vietato renderlo pubblico o permetterne la lettura a persone che non siano membri della Fraternità".

I nostri lettori comprenderanno che il solo pericolo di un accordo o di una deriva liberale della Fraternità, ci autorizza ad infrangere questo divieto.

Cominciamo con lo scambio di lettere tra Mons. Fellay e Benedetto XVI nel giugno 2012, seguito al rifiuto della Dichiarazione dottrinale di Mons. Fellay da parte di Benedetto XVI. Questi testi sono emblematici, soprattutto la lettera che segue di Mons. Fellay.

A breve pubblicheremo un commento su questa lettera desolante, molto significativa.

——————————
Questa lettera dell'accordista filo modernista Fellay, dimostra che egli non ha potuto firmar l'ignobile accordo con gli assasini della fede solamente per il fatto che egli non governa in pieno tutta la Fraternità e non perchè un accordo con l'accetazione del diabolico Conciliabolo fosse impossibile per un vero Cristiano tradizionale. Quindi come dice da tempo Monsignor Williamson, l'aspetto dottrinario è diventato secondario rispetto all'accordo meramente  pratico.
Quindi le varie dichiarazioni di "fedeltà" all'insegnamento di Monsignor Lefebvre fatte da Fellay non sono nemmeno degne di essere proposte all'attenzione in quanto Fellay più di una volta a fatto dichiarazioni contrarie propio a Colui che gli insegnato anche ad allacciarsi le scarpe.
 
 http://www.gloria.tv/thumbnail/2013-01/media-390263-2.jpg

Lettera di Mons. Fellay a Papa Benedetto XVI, 17 giugno 2012

Fraternità Sacerdotale San Pio X
A sua Santità Papa Benedetto XVI


Santissimo Padre,

In un momento in cui dovete affrontare delle prove dolorose, per le quali vi assicuro le mie povere preghiere, provo imbarazzo nel presentarle un problema supplementare anziché del conforto.

Di fatto, la sera di mercoledì 13 giugno, durante un incontro assolutamente cordiale, il cardinale Levada mi ha consegnato una dichiarazione dottrinale che non potrò firmare. Ignorando la supplica di non ritoccare la proposta che avevo rimesso, a causa di delle conseguenze che ciò avrebbe determinato, il nuovo testo ripropone pressoché tutti i punti del Preambolo di settembre 2011 che mettevano un ostacolo e che mi ero sforzato di scartare.

"Sfortunatamente, nell'attuale contesto della Fraternità, la nuova dichiarazione non verrà accettata".

Confesso di non sapere più cosa pensare. Credevo di avere compreso che lei fosse disponibile a rinviare la soluzione delle controversie ancora in corso su alcuni punti del Concilio e della riforma liturgica, un po' come al Concilio di Firenze si era taciuta la questione del divorzio per causa di adulterio presso i Greci per arrivare, ciononostante, all'unione, e mi sono impegnato in questa prospettiva malgrado l'opposizione piuttosto forte tra i ranghi della Fraternità e a prezzo di gravi sconvolgimenti. Ed ho assolutamente intenzione di continuare a fare ogni sforzo per proseguire il cammino alfine di arrivare ai necessari chiarimenti.

Ora sembrerebbe che io mi sia sbagliato e che venga veramente richiesta la totale accettazione dei punti controversi prima di procedere oltre... Se queste miei ultimi discorsi provocassero un nuovo imbarazzo, mi spiace, ma si tratta anche di necessità di chiarezza.

Inoltre, vista la massiccia opposizione che va preparandosi in alcuni ambienti della Chiesa che intendono palesemente rendere impossibile l'esercizio della nuova prelatura, vista la pressione stessa di alcuni Stati, mi domando pure come potrebbe realizzarsi il progetto in tali circostanze.

Mi sembra che voi solo possiate ancora cambiare il corso degli eventi che si prospetta. Non si tratta assolutamente, da parte mia, di voler fare la benché minima pressione, bensì di esporvi semplicemente i fatti e di sapere se mi sto sbagliando riguardo alle vostre intenzioni sulla nostra situazione. Se lo ritenete opportuno, in questo momento piuttosto delicato, mi permetto chiedere per vostra benevolenza un' udienza (più discreta possibile) alfine di ascoltare dalla vostra bocca il vostro giudizio riguardo noi.

Si degni, Vostra Santità, di credere alla mia devozione filiale e al mio più caro desiderio di servire la Santa Chiesa.

Menzingen, domenica 17 giugno 2012
+ Bernard Fellay


———————————
Questa risposta del modernista ed abdicante Ratzinger conferma il fatto che questo Signore non è assolutamente Tradizionale...
 
 http://www.mondoinformazione.com/wp-content/uploads/2013/02/1861948-papa_benedetto_xvi.jpg

Lettera di Papa Benedetto XVI a Mons. Fellay, 30 giugno 2012


A Monsignor Bernard Fellay
Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X


Nella lettera del 17 giugno 2012 mi avete comunicato che non potrete firmare la Dichiarazione dottrinale che vi è stata consegnata da sua Eminenza il cardinal Levada durante il vostro incontro del 13 giugno 2012. Permettetemi di mettervi al corrente a mia volta della delusione che ha suscitato in me tale notizia. Per di più, un documento interno alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, diffuso dai media il 26 giugno 2012, lascia intendere che io sarei stato soddisfatto della Dichiarazione dottrinale proposta dalla Fraternità nello scorso aprile, ma che le modifiche apportate a quel testo l'avrebbero reso "chiaramente inaccettabile" per voi.

La Dichiarazione dottrinale in questione, preparata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e dalla Commissione Pontificia Ecclesia Dei, ed approvata esplicitamente da me prima di esservi consegnata, comprende gli elementi giudicati indispensabili per essere in grado di pronunciare la Professione di fede ed il Giuramento di fedeltà per assumere una carica esercitata in nome della Chiesa, garanti della piena comunione ecclesiale. Tali elementi sono essenzialmente l'accettazione:

1 del Magistero come interprete autentico della Tradizione apostolica.
2 del Concilio Vaticano II come parte integrante della detta Tradizione, fermo restando la possibilità di una legittima discussione sulla formulazione di punti particolari dei documenti conciliari.
3 della validità e della liceità del Novus Ordo Missae.

Nel momento in cui si apre il Capitolo generale della vostra Fraternità, non posso che incoraggiare questa assemblea ad accettare questi punti come indispensabili per una riconciliazione in seno alla comunione della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica.

Innalzando delle preghiere a Dio in questa direzione, vogliate gradire, Monsignore, l'attestato dei miei rispettosi e devoti ossequi.

Dal Vaticano, 30 giugno 2012
Benedetto XVI