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venerdì 26 agosto 2016

"Vegliate dunque, o uomini, vegliate! Perché non conoscete né il giorno né l’ora. Il giorno del Signore viene, come un ladro nella notte".


L’ora del Terremoto: come un ladro nella notte 



di Isacco Tacconi

Andare a coricarsi la sera, quando le luci si spengono una ad una come piccole candele nella notte cheta, e i bambini già dormono nei loro letti nella spensierata serenità di chi è certo del domani che verrà. E poi, nel cuore della notte, quando da poco è scoccata l’ora del Principe delle tenebre che per rovesciare l’ora della Crocifissione e Morte del Figlio di Dio, imita grottescamente l’opera della nostra Redenzione trasformandola nel tempo oscuro in cui si rivela il figlio dell’iniquità, lo avvertiamo, forte, improvviso, orribile e inarrestabile lo scuotimento degli abissi.
Le fondamenta della terra si squassano, i monti fondono come cera al semplice suono del vento divino che ha aperto in due il «lito rubro». In un attimo, quel sonno dell’umana superbia che ubriaca la coscienza si dissolve precipitandoci nel più tetro degli incubi: la terra si apre sotto i nostri piedi per inghiottirci. In fretta ci si alza, impotenti: cosa fare? Dove fuggire? Come evitare il colpo vibrante della falce che cala inesorabile sulle nostre flebili vite, le quali sembravano essere un granché e, invece, come erba secca alla sera è falciata e dissecca? Il terrore si impadronisce di ogni fibra del nostro corpo votato alla morte, ogni nostro sentire è un fremito interno che l’anima non può dominare, e ci accorgiamo che la nostra vita è veramente un soffio. “Stolto, questa notte stessa l’anima tua ti sarà ridomandata, e quanto hai preparato di chi sarà?”. O uomo, non stupirti della tua miseria, ma riconosci il tuo vuoto nulla, poiché siamo ombre vaporose che appaiono e dispaiono: “homo natus de muliere, brevi vivens tempore, replétur multis misériis. Qui quasi flor egréditur et contéritur, et fugit velut humbra”.

La terra trema, la nostra casa diventa la nostra stessa prigione, non possiamo uscire, la vita che poc’anzi ci sembrava essere senza fine ora è appesa al filo impietoso delle laboriose moire; ci è sottratto il tempo e il luogo dove finire i nostri giorni. La morte non attende, quando è giunta l’ora essa non tarda e obbedisce alla divina giustizia che miete dove non ha seminato. Soltanto il nome di Colei che ferma il braccio infuocato dell’angelo castigatore è la nostra speranza. E d’un tratto una famiglia colta dallo spavento, si dispone ad affrontare l’infallibile giudicamento. Le ginocchia si piegano, i cuori si sciolgono, le dita scorrono sui grani mentre ancora le pareti ondeggiano e l’uomo è ricondotto a guardare il cielo, giacché la terra frana e non c’è dove potersi appigliare. Il firmamento, tale è, perché unica fermezza e stabilità che sovrasta il movimento della terra, sospesa nel vuoto spazio del cielo universo, mentre volge verso l’ultimo scioglimento in favilla, come attestarono il santo profeta Davide con la Cumana Sibilla.
“Ma Dio è buono e misericordioso”, qualcuno dirà, e non può volere la morte degli innocenti. Eppure la bontà e la misericordia risplendono nella giustizia, perché al di fuori della giustizia vige l’ingiustizia, come al di fuori del bene sussiste solo il male, e lontano dalla luce le tenebre. Possiamo noi sapere agli occhi di Dio chi è senza peccato, chi senza colpa? “Si iniquitàtes observàveris Domine, Domine, quis sustinébit?”. Nulla sfugge a Colui che tutto ha creato e tutto conserva nell’essere, che se solo distogliesse lo sguardo dal mondo esso collasserebbe come un buco nero per ritornare nel baratro del nulla da cui è uscito. Se Dio permette il male morale è per non togliere a noi la dignità di creature dotate di libero arbitrio. Ma quando Dio permette il male che proviene dalla morte e dalla distruzione è perché vuole ricondurre a sé i suoi figli smarriti e, nella verità della sua vacuità, fargli levare lo sguardo verso quae aeterna sunt. Come un padre che per ricondurre il proprio figlio sulla via del bene deve colpirlo duramente affinché si ravveda, perché, attraverso il castigo possa aver salva l’anima come sta scritto: «Lo stolto non si corregge con le parole» e ancora: «Percuoti tuo figlio con la verga e libererai la sua anima dalla morte».

venerdì 19 agosto 2016

Gli eretici modernisti non hanno in se il potere di "Giuristizione" ma solo il potere dell'Ordine, sempre che siano Consacrati col vero rito Cattolico, in definitiva i cosidetti Pontefici Conciliari sono Canonicamente Nulli...







Arai Daniele

Per l’attuale orribile situazione della Chiesa e del mondo Dio offre una soluzione attraverso Maria. Ma spetta agli uomini prima capirla e poi accoglierla. Essa dipende della presenza di un vero Papa, inviato dal Signore. Infatti, nei momenti più cruciali per la vita della Cristianità sulla terra, i Papi hanno giudicato essere giunto il tempo stabilito dalla Provvidenza per proclamare solennemente la posizione privilegiata della Vergine Maria nell’economia della salvezza.
Il Vescovo Antonio de Castro Mayer ricordava l’importanza dei dogmi mariani per affrontare anche le più gravi questioni civili ricorrendo alla mediazione umana più potente presso Dio, quello della Vergine Madre. Perciò riteneva urgente il dogma ancora da proclamare della Mediazione universale di Maria per un’immensa conversione nei nostri tempi. E ecco cosa il maligno sussurra per impedirla in questi tempi: ipotesi teologali!
In realtà, il mondo ha beneficiato negli ultimi duecento anni di apparizioni della Madonna, legate a questa luminosa e fattiva mediazione. Per molti cattolici sembra però che, di fronte ai guai più inenarrabili creati dalle deviazioni del Vaticano 2, la situazione rovinosa della Chiesa renda ormai scaduto il tempo per ricorrere alla luce di certezze dogmatiche ancora da definire.

 GLI ULTIMI DUE USURPATORI ERETICI MODERNISTI TRAVESTITI DA PONTEFICI...
 
Eppure, se la Chiesa non ha definito la natura teologica degli interventi offerti dalle apparizioni mariane dei secoli moderni è perché assillata proprio dalla scristianizzazioni i cui effetti esse servivano a ammortizzare con miracoli e nuovi devozioni. Si pensi alla Medaglia miracolosa portata a Rue du Bac a Parigi alla vigilia del governo massonico di Luigi Filippo d’Orleans nel 1830 e la miracolosa conversione del Ratisbonne nel 1842 a Roma. Il fatto è che negli ultimi due secoli gli errori rivoluzionari si sono moltiplicati minando la fede della Chiesa, mentre le sue difese sono state abbattute, specialmente attraverso la rivolu­zione conciliare romana, sotto dei «papi», piuttosto procaci anticristici.
Se l’obiettivo era togliere di mezzo il Papa, abbattendolo nell’animo, e infine nella persona; uccidere il Papato per estinguerne la missione di conversione, essa si dimostra compiuta. Questo piano è stato portato avanti dalla Rivoluzione francese in poi, in un crescendo. Perciò anche gli ausili straordinari dati attraverso la Madonna per impedirlo anticiparono le fasi del piano in un crescendo: a Rue du Bac, a la Salette, a Lourdes e finalmente a Fatima.

domenica 14 agosto 2016

S.E. Mons. Castro Mayer :“La Chiesa che aderisce formalmente e totalmente al Vaticano II con le sue eresie non è, né potrebbe essere, la Chiesa di Gesù Cristo".


 TORMENTATO CORSO DELL’IPOTESI TABÙ SUL PAPA ERETICO

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Con piacere segnalo la pubblicazione del libro «IPOTESI TEOLOGICA DI UN PAPA ERETICO» (Edizioni Solfanelli, 2016) dello studioso brasiliano Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, traduzione italiana della Iª parte del contenuto del lavoro accordato e seguito da Sua Ecc. Mons. Antonio de Castro Mayer (in foto).
Tale studio occupa una posizione di rilievo nella storia della Chiesa della nostra epoca per l’importanza del tema trattato in tempo opportuno (1970), pur da posizione isolata e controcorrente, ma, principalmente, per la parte essenziale che ha avuto in esso il preclaro Vescovo di Campos d’illustre memoria, Antonio de Castro Mayer.
A causa dell’amicizia filiale che mi lega all’illustre prelato, così come all’amicizia con l’Autore, sono stato in grado di aggiungere informazioni importanti sulla questione. Esse furono in parte pubblicate a suo tempo dal quindicinale  “sì sì no no”, del 30 giugno 1983.
Infatti, tale lavoro è stato scritto secondo lo stesso Mons. Castro Mayer: “a quattro mani”. Arnaldo si era recato alla Sede episcopale di Campos, dove ha redatto il lavoro seguito dal Presule che poi ha voluto mettere per scritto che la sua proprietà è del dott. Arnaldo Vidigal Xavier da Silveira, membro della TFP.

Qui seguirà quanto ho pubblicato allora sul sì sì no no, che non solo riguarda il corso del lavoro – inviato già nel 1970 a tutti i vescovi brasiliani – ma nel 1974, insieme a due altri lavori, a Paolo 6, che non ha mai risposto alle gravi questioni di Fede lì esposte.
Nel gennaio 1974 Sua Ecc.za Mons. Antonio De Castro Mayer, allora Vescovo di Campos (Brasile), inviava a Paolo VI, la lettera, che di seguito rendiamo nota.
Vi erano allegati tre studi dei quali il quindicinale pubblicò il secondo, sulla libertà religiosa.
«E’ una documentazione di tangibile attualità e di estremo interesse, ai fini della comprensione di un pontificato, le cui scelte disastrose gravano tuttora sulla Chiesa nelle loro amarissime conseguenze. Basta leggere poche righe per capire che gli scritti di Mons. De Castro Mayer non hanno niente in comune con gli appelli emotivi o le proteste avventate: è un successore degli Apostoli che cosciente della propria responsabilità si rivolge al successore di Pietro per esporgli gravissime obiezioni fondate su argomenti inoppugnabili. Si avverte che la devozione verso il Santo Padre quasi lo fa tremare, ma non lo trattiene per questo dall’esporre con serena fermezza il Suo dissenso da atti pontifici che compromettono le radici stesse della Fede cattolica, apostolica, romana.
La lettera di Sua Eccellenza Castro Mayer non ebbe mai altra risposta che questa, trasmessa il 22 marzo 1974, tramite il Nunzio Apostolico Carmine Rocco: «Le lettere dei 25 gennaio u. s. dirette all’Eminentissimo Card. Baggio e a Sua Santità Paolo VI, insieme con gli studi fatti da Vostra Eccellenza, sono pervenute a destinazione».
 Sul contenuto degli studi scese il silenzio più impenetrabile: in questo modo semplicistico l’Autorità decaduta credeva di risolvere la scottante questione. Né la gravità delle obiezioni dottrinali né l’affanno di un Vescovo costretto a dissentire dal Papa per rimanere fedele a Cristo, alla Chiesa, alle anime, poterono indurre Paolo VI a lacerare quello schermo dietro il quale amava celare il suo vero volto.
Eppure, come risulta dalla lettera a Mons. Antonio De Castro Mayer era stato espressamente ordinato in nome del Santo Padre di manifestare in tutta libertà le ragioni del suo dissenso. ln realtà Paolo VI (o chi per lui) voleva soltanto accertare fin dove si sarebbe spinta la resistenza dell’allora Vescovo di Campos. Già negli anni settanta, allorché a quest’ultimo era stata attribuita una rigorosa analisi teologica sulla possibilità di un Papa eretico e sul nuovo Ordo Missae, il Secretario di Stato Card. Jean Villot e il Cãrd. Sebastiano Baggio erano intervenuti personalmente, non per chiarire questioni dottrinali ma per assillare il Vescovo dissenziente con raccomandazioni di «riserbo e discrezione che s’impongono».
Ora, nella lettera che accompagna i tre studi Mons. A. De Castro Mayer assicurava il suo “riserbo” e manifestava l’intenzione di non rendere pubblico il suo dissenso. Tanto bastava a Papa Montini e ai montiniani. Tutto il resto: l’integrità della Fede, la fedeltà alla Tradizione cattolica, la sofferenza di tutti coloro che, come Mons.Castro Mayer, si sentivano lacerati tra l’ubbidienza alla Chiesa e l’ubbidienza non dovuta, ma pretesa, ad un corso ecclesiale in rotta con la Fede e la Tradizione immutabili della Chiesa, tutto questo poco interessava a chi aveva messo il proprio io al posto di Dio.

E così furono giocate la semplicità, la devozione e la fiducia di un Vescovo, che non aveva ancora misurato la profondità dell’abisso in cui sembrava precipitata la suprema Autorità nella Chiesa. Solo gli anni e l’evidenza dei fatti lo avrebbero convinto che, in tempi come questi, il silenzio di chi ha responsabilità di anime è omissione colpevole e l’obbedienza incondizionata deplorevole complicità.



Segue la LETTERA del Vescovo A. De Castro Mayer a PAOLO VI
Beatissimo Padre, prostrato rispettosamente ai piedi di Vostra Santità, chiedo venia di sottomettere alla Vostra considerazione gli studi allegati alla presente lettera.
L’invio di questi studi e in ubbidienza all’ordine di Vostra Santità, trasmesso con lettera dell’Eminentissimo Cardinale Sebastiano Bacci all’Eminentissimo Cardinale Vicente Scherer, della qnale quest’ultimo mi ha messo al corrente a viva voce durante un nostro incontro a Rio de Janeiro il 24 settembre u. s.
Nell’ottobre scorso, ho avuto l’onore di scrivere a Vostra Santità affermando il mio filiale rispetto a tali ordini. Tra questi c’era quello per cui, nell’eventualità che «in coscienza io non fossi d’accordo con gli atti dell’attuale Magistero Ordinario della Chiesa», «manifestassi liberamente alla Santa Sede» il mio parere. E’ quel che faccio, con tutta la riverenza dovuta all’ Augusto Vicario di Gesù Cristo, consegnando a Vostra Santità i tre studi allegati.

venerdì 29 luglio 2016

Quando andrete all’assalto dei bellicosi nemici, sia questo l’unanime grido di tutti i soldati di Dio: “Dio lo vuole! Dio lo vuole!”...

Discorso di Urbano II al Concilio di Clermont (1095)

Popolo dei Franchi, popolo d’oltre i monti, popolo come riluce in molte delle vostre azioni eletto ed amato da Dio, distinto da tutte le nazioni sia per il sito del vostro paese che per l’osservanza della fede cattolica e per l’onore prestato alla Santa Chiesa, a voi si rivolge il nostro discorso e la nostra esortazione. Vogliamo che voi sappiate quale lugubre motivo ci abbia condotto nelle vostre terre; quale necessità vostra e di tutti i fedeli ci abbia qui, attratti.
Da Gerusalemme e da Costantinopoli é pervenuta e più d’una volta è giunta a noi una dolorosa notizia: i Persiani. gente tanto diversa da noi, popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore, ha invaso le terre di quei cristiani, le ha devastate col ferro, con la rapina e col fuoco e ne ha in parte condotti prigionieri gli abitanti nel proprio paese, parte ne ha uccisi con miserevole strage, e le chiese di Dio o ha distrutte dalle fondamenta o ha adibite al culto della propria religione. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati, circoncidono i cristiani e il sangue della circoncisione o spargono sopra gli altari o gettano nelle vasche battesimali; e a quelli che vogliono condannare a una morte vergognosa perforano l’ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinché, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. Altri fanno bersaglio alle frecce dopo averli legati ad un palo; altri, fattogli piegare il collo, assalgono con le spade e provano a troncare loro la testa con un sol colpo.

Che dire della nefanda violenza recata alle donne, della quale peggio è parlare che tacere? Il regno dei Greci è stato da loro già tanto gravemente colpito e alienato dalle sue consuetudini, che non può essere attraversato con un viaggio di due mesi. A chi dunque incombe l’onere di trarne vendetta e di riconquistarlo, se non a voi cui più che a tutte le altre genti Dio concesse insigne gloria nelle armi, grandezza d’animo, agilità nelle membra, potenza d’ umiliare sino in fondo coloro che vi resistono? Vi muovano e incitino ali animi vostri ad azioni le gesta dei vostri antenati, la probità e la grandezza del vostro re Carlo Magno e di Ludovico suo figlio e degli altri vostri sovrani che distrussero i regni dei pagani e ad essi allargarono i confini della Chiesa. Soprattutto vi sproni il Santo Sepolcro del Signore Salvatore nostro, ch’è in mano d’una gente immonda, e i luoghi santi, che ora sono da essa vergognosamente posseduti e irriverentemente insozzati dalla sua immondezza.
O soldati fortissimi, figli di padri invitti, non siate degeneri, ma ricordatevi del valore dei vostri predecessori; e se vi trattiene il dolce affetto dei figli, del genitori e delle consorti, riandate a ciò che dice il Signore nel Vangelo “chi ama il padre e la madre più di me, non è degno di me.
Chiunque lascerà il padre o la madre o la moglie o i figli o i campi per amore del mio nome riceverà cento volte tanto e possederà la vita eterna”. Non vi trattenga il pensiero di alcuna proprietà, nessuna cura delle cose domestiche, ché questa terra che voi abitate, serrata d’ogni parte dal mare o da gioghi montani, è fatta angusta dalla vostra moltitudine, né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi.

giovedì 28 luglio 2016

Saviano, propagatore di morte...

Fonte:Agere Contra...

Caro Saviano, legalizzare la Marijuana è un errore.

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Incalcolabili i danni per la persona e per la società e inoltre non si riduce, ma al contrario si rilancia il potere delle mafie (VIDEO: ex tossicodipendenti contro la cannabis libera)

da Tempi
«È ora di legalizzare il mercato delle droghe in Italia e di farlo in maniera ragionata per evitare che continuino a circolare sostanze che uccidono. Non è più possibile girare la faccia dall’altra parte. È ora di capire che abbiamo troppo da perdere», ha scritto Roberto Saviano sull’Espresso. È il suo – ennesimo – articolo a favore della legalizzazione delle droghe. Niente. È più forte di lui: deve continuare a ripetere la stessa solfa fino alla noia. L’autore di Gomorra dovrebbe però atterrare sul pianeta Terra, togliersi il salame dagli occhi e cominciare a fare un po’ più i conti con la realtà e un po’ meno coi suoi bolsi refrain ideologici. Perché lo dice Tempi? No, perché lo dicono molti di quei magistrati e scienziati che lui dice di stimare. Di esempi ce ne sono a bizzeffe. Non staremo qui a ripetervi quel che diceva Paolo Borsellino nel 1989 (qui trovate ilvideo) quando definiva coloro che propongono di liberalizzare le droghe per combattere le mafie dei «dilettanti di criminologia». Né ripeteremo le parole di Silvio Garattini, direttore dell’Istituto farmacologico “Mario Negri”, che recentemente ha messo fortemente in dubbio le presunte “qualità terapeutiche” della cannabis. 

Di marijuana si torna a parlare in questi giorni perché il 25 luglio arriva alla Camera la proposta di legge sulla legalizzazione e qualche giorno fa il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, ha appoggiato l’idea. Di più: ha proposto che diventino monopolio di Stato e siano vendute nelle tabaccherie. Bene. Ora però dovete leggere l’intervista definitiva sulla questione che spazza via le ridicole tesi di Saviano e che appare oggi sulla Stampa. A parlare non è uno qualunque ma Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro che vive sotto scorta per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta. Insomma, uno che la mafia la conosce bene. E Gratteri, tra le altre cose, afferma due cose molto interessanti. Primo: «Penso che uno Stato democratico non si possa permettere il lusso di liberalizzare ciò che provoca danni alla salute dei cittadini. Uno stato democratico si deve occupare della salute e della libertà dei suoi cittadini, noi sappiamo invece che qualsiasi forma di dipendenza genera malattie, in particolare psichiche, ma genera anche ricatto. Non possiamo liberalizzare ciò che fa male». Secondo: «Il guadagno che si sottrarrebbe alle mafie è quasi ridicolo rispetto a quanto la criminalità trae dal traffico di cocaina e eroina. Un grammo di eroina costa 50 euro, un grammo di marijuana costa 4 euro. Non c’è paragone dal punto di vista economico». Volete un esempio, dei numeri? Eccoli: «Ogni 100 tossici dipendenti solo il 5% usa droga leggere. Di questa percentuale solo il 25% viene utilizzato da maggiorenni, l’altro 75% sono minorenni. Se noi pensiamo di liberalizzare e vendere droghe leggere e allora dovremmo ipotizzare di vendere hashish e marijuana anche ai minorenni. Di sicuro non risolveremmo il problema di contrasto alle mafie. Le mafie per coltivare canapa non pagano luce, acqua e soprattutto personale, se si legalizza invece bisogna assumere operai, pagare acqua, luce, il confezionamento, il trasporto. Si è fatto un esperimento a Modena creando delle serre, si è capito che in questo modo un grammo costerebbe 12 euro, tre volte in più di quanto costa al mercato nero. È evidente che il “consumatore” andrà comunque dove paga meno».


LEGALIZZARE LA CANNABIS È UN ERRORE, AD ESEMPIO IN COLORADO… «Legalizzare la cannabis è un errore, provoca danni sociali per miliardi». Parola di Antonio Maria Costa, classe 1941, per anni direttore a Vienna dell’Ufficio Onu per la lotta a droga e criminalità organizzata. In un intervento pubblicato ieri dalla Stampa, Costa spiega innanzitutto come la «cannabis danneggia la mente», frenando il funzionamento dei recettori sensoriali. Se il rischio di danno psichico è pari al 10% in media, nei giovani che consumano in modo «saltuario» la marijuana «sale al 20%», mentre per i giovani che ne fanno uso abituale si va dal 20% al 50%.

lunedì 25 luglio 2016

DOMÍNICA X POST PENTECOSTEN Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti...


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EPISTOLA    

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 12, 2-11

  Fratres: Scitis quóniam cum gentis essétis, ad simulácra muta prout ducebámini eúntes. Ideo notum vobis fácio, quod nemo in Spíritu Dei loquens, dicit anáthema Iesu. Et nemo potest dícere, Dóminus Iesus, nisi in Spíritu Sancto. Divisiónes vero gratiárum sunt, idem autem Spíritus. Et divisiónes ministratiónum sunt, idem autem Dóminus. Et divisiónes operatiónum sunt, idem vero Deus, qui operátur ómnia in ómnibus. Unicuíque autem datur manifestátio Spíritus ad utilitátem. Alii quidem per Spíritum datur sermo sapiéntiæ: álii autem sermo sciéntiæ secúndum eúmdem Spíritum: álteri fides in eódem Spíritu: álii grátia sanitátum in uno Spíritu: álii operátio virtútum, álii prophetía, álii discrétio spirítuum, álii génera linguárum, álii impertrátio sermónum. Hæc autem ómnia operátur unus atque idem Spíritus, dívidens síngulis prout vult.
M. - Deo grátias.


Fratelli: Sapete che quando eravate pagani, eravate trascinati verso i muti idoli. Perciò io vi avverto che nessuno, che parli per lo Spirito di Dio, dice: Maledizione a Gesú. E nessuno può dire: Signore Gesú, se non dallo Spirito Santo. Vi sono bensí diversità di carismi, ma lo Spirito è uno solo. E vi sono diversità di ministeri, ma non v’è che un solo Signore. E vi è anche diversità di operazioni, ma non v’è che un solo Dio, che opera tutto in tutti. Infatti a ciascuno è concessa la manifestazione dello Spirito a fini utili. Dallo Spirito, ad uno è concessa la parola della sapienza, a un altro la parola della scienza sempre dal medesimo Spirito, a un altro la fede nello stesso Spirito, a un altro il dono delle guarigioni nell’unico Spirito, a un altro il dono di operare miracoli, a un altro la profezia, a un altro il discernimento degli spiriti, a un altro ogni genere di lingue, a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutto questo è il medesimo e unico Spirito che lo opera, dando a ciascuno secondo che gli piace.
M. - Deo grátias.

venerdì 15 luglio 2016

"Tutto questo è semplicemente qualcosa di diabolico".

Bergoglio, maestro dell’inganno

Breve selezione degli errori e delle empietà pronunciate dal falso profeta
Jorge Mario Bergoglio, bugiardo consumato, bestemmiatore incallito e illustre discepolo del padre della menzogna…

di Alejandro Sosa Laprida


«E quando noi andiamo a confessarci, per esempio, non è che diciamo il peccato e Dio ci perdona. No, non è così! Noi troviamo Gesù Cristo e gli diciamo: “questo è tuo e io ti faccio peccato un’altra volta”. E a lui piace, perché è stata la sua missione: farsi peccato per noi, per liberarci. […] Quello che il Signore vuole da noi è proprio l’annuncio della riconciliazione, che è il nucleo del suo messaggio: Cristo si è fatto peccato per me e i peccati sono là, nel suo corpo, nel suo animo. Questo è da pazzi, ma è bello: è la verità» (1).
«Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d'orgoglio e bestemmie» (Ap 13, 5).
«Proferirà insulti contro l'Altissimo e distruggerà i santi dell’Altissimo; penserà di mutare i tempi e la legge» (Dan 7, 25).
«Tante volte io mi trovo in crisi con la fede e alcune volte anche ho avuto la sfacciataggine di rimproverare Gesù: “Ma perché Tu permetti questo?”, e anche dubitare: “Ma questa sarà la verità, o sarà un sogno?”. E questo da ragazzo, da seminarista, da prete, da religioso, da vescovo e da Papa. … Un cristiano che non abbia sentito questo, qualche volta, la cui fede non sia entrata in crisi, gli manca qualcosa: è un cristiano che si accontenta con un po’ di mondanità» (2).

Bergoglio insegna, con le sue parole e il suo esempio, che dubitare delle verità di fede è cosa buona e che quelli che non lo fanno sono «cristiani mondani». Blasfemia da quattro soldi. Per essere un buon cristiano, secondo questo energumeno infernale, si dovrebbe mettere in discussione, per esempio, la divinità o la resurrezione di Gesù Cristo. L’“insegnamento” bergogliano contraddice assolutamente quello di Nostro Signore, che rimproverò all’Apostolo Tommaso di non aver creduto alla testimonianza degli altri Apostoli sulla Sua resurrezione:
«Poi disse a Tommaso: “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e méttila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!”» (Gv 20, 27-29).

Si immagini un catechista che dicesse ai suoi studenti che egli non fa altro che dubitare di ciò che insegna e che questo sarebbe per lui, non solo positivo, ma anche necessario per arrivare ad essere un buon cristiano.
Ebbene, qui abbiamo un presunto «Papa», supremo dottore della fede cattolica, che ci dice più o meno così: «Cari fratelli, per essere cristiani autentici, vi invito a dubitare come faccio io, che non ho smesso di farlo in alcuna delle molte fasi della mia vita, e che continuo a farlo anche adesso che sono il Vicario di Cristo. Perché attenzione, se alcuni non lo fanno, significa che sono cristiani meschini e mondani, incapaci di muoversi verso le “periferie” e di praticare la “cultura dell’incontro”»

Tutto questo è semplicemente inconcepibile. Non c’è una sola frase della Sacra Scrittura o del Magistero della Chiesa che possa essere interpretata come un “invito a dubitare” della rivelazione divina; né si può trovare qualcosa del genere negli scritti dei Santi.

Ciò che supera ogni comprensione è Il fatto che Bergoglio abbia il coraggio di dire questo nientemeno che nella stessa Basilica di San Pietro, e che nessuno, assolutamente nessuno reagisca, si levi e lo rimproveri ad alta voce, in maniera energica e con coraggio, denunciandolo pubblicamente per quello che è: un acerrimo nemico di Dio e della Chiesa, un corruttore della fede ed uno che impugna la rivelazione divina.

Davvero è necessario ricordare che chi vuole indebolire la nostra fede è proprio il demonio? E che qualsiasi dubbio sulla fede viene sempre da lui e mai da Dio?

Da questo si può dedurre con totale certezza che gli “insegnamenti” di Bergoglio sono lineari e chiaramente satanici. Non riconoscerlo è segno di una profonda debolezza interiore, di una fede pusillanime e vacillante, di un’agghiacciante cecità spirituale. Per non parlare della più che perversa suggestione secondo la quale la rivelazione divina si potrebbe legittimamente considerare come un “sogno” [!!!]; né dei “rimproveri” che questo insensato ha il coraggio di muovere al nostro adorabile Redentore ...
«A me non piace, e voglio dirlo chiaramente, a me non piace quando si parla di un genocidio dei cristiani, per esempio nel Medio Oriente: questo è un riduzionismo» (3).

Detto da uno che è il maggiore promotore dell’immigrazione musulmana in Europa, mi sembra evidente che non c’è di che meravigliarsi (4).


«Tanti pensano di loro che sarebbe stato meglio che fossero rimasti nella loro terra, ma lì soffrivano tanto. Sono i nostri rifugiati, ma tanti li considerano esclusi. Per favore, sono i nostri fratelli! Il cristiano non esclude nessuno, dà posto a tutti, lascia venire tutti» (5).

giovedì 14 luglio 2016

I NOVATORI "MODERNISTI" AUTENTICI FIGLI DI SATANA...


«Se, strappando la maschera alla Rivoluzione, le chiedete: “Chi sei tu?” , ella vi dirà: “ [...] Io sono l’odio di ogni ordine religioso e sociale che l’uomo non ha stabilito e nel quale esso non è re e Dio assieme: io sono la proclamazione dei diritti dell’uomo contro i diritti di Dio; sono la filosofia della ribellione, la politica della ribellione, la religione della ribellione: sono la negazione armata; sono la fondazione dello stato religioso e sociale sulla volontà dell’uomo in luogo della volontà di Dio; in una parola io sono l’anarchia; perché io sono Dio spodestato, surrogato dall’uomo. Ecco il motivo per cui mi chiamo rivoluzione, cioè sconvolgimento, perché io colloco in alto chi, secondo le leggi eterne, dovrebbe stare in basso; e metto in basso chi dovrebbe stare in alto” ».

(Mons. Jean-Joseph Gaume, La Rivoluzione, 1856)


Se si vuole ricercare la prima origine dei mali da cui è travagliata la nostra società, si vedrà che tutto deriva dalla ribellione che i Novatori scatenarono contro l’autorità divina della Chiesa; ribellione che, ingigantita nel secolo XVIII nella grande Rivoluzione, quando con tanta arroganza si promulgarono i diritti dell’uomo, ora è spinta alle estreme conseguenze. Ond’è che vediamo esaltata fuor di misura la dignità della ragione umana; disprezzato e ripudiato quanto sembri superare le forze e l’intelligenza dell’uomo e non sia compreso nei limiti della natura; per nulla considerati e dai privati e dai pubblici poteri gli stessi sacrosanti diritti di Dio. Pertanto, eliminato Dio, principio e sorgente di ogni autorità, ne consegue naturalmente che più non esista potere umano la cui autorità venga reputata inviolabile.

martedì 12 luglio 2016

"Francesco non è un cattivo cattolico. E’ un non-cattolico. Questo è il punto cruciale".





Traduzione di Pietro Ferrari

Un’obiezione molto comune che si sente quando si parla di sedevacantismo con quelle anime sfortunate che ancora credono Jorge Bergoglio ( “Francesco”) sia il Papa della Chiesa cattolica, è: “Ma ci sono sempre stati cattivi papi!” Essi non colgono la differenza tra, da un lato tra cattolici che conducono vite immorali ed eretici.
Francesco non è un cattivo cattolico. E’ un non-cattolico. Questo è il punto cruciale. Pertanto, dire che abbiamo avuto cattivi papi in passato ma che erano ancora validi Papi, è del tutto fuori luogo. Un uomo che professa tutta la Fede Cattolica, non importa quanto malvagio possa essere, rimane un membro della Chiesa cattolica. Anche se lui odia Dio. Anche se egli sia un assassino. Anche se egli è un sodomita.
Dio non voglia, naturalmente! Un uomo così, se non si pente, avrà una eternità di sofferenza all’inferno. La sua appartenenza alla Chiesa non gli gioverà; la sua fede, del tutto morta perché senza la carità, non lo salverà. La sua conoscenza della vera fede si limiterà ad aggiungere pene alla sua miseria nell’inferno perché avrà peccato con piena conoscenza del peccato dei suoi atti.

Sì, tutto questo è vero. Ma un tale uomo, se eletto al papato, sarebbe ancora un Papa valido, perché ciò che mantiene un uomo nell’ essere validamente eletto al papato non è una mancanza di santità, ma la professione di eresia (tra le altre cose). In altre parole, ciò che gli impedisce di essere un Papa valido non è la commissione di peccati contro la morale (altrimenti nessuno potrebbe essere Papa, visto che siamo tutti peccatori), non importa quanti o quanto gravi, ma la commissione dei peccati contro la Fede .
Questo è l’insegnamento cattolico non controverso. Papa Pio XII l’ha messo ben a fuoco quando ha insegnato autoritativamente nella sua bella enciclica sulla Chiesa:

In realtà solo quelli devono essere inclusi come membri della Chiesa che sono stati battezzati e professano la vera fede, e che non sono stati così sfortunati da separare se stessi da l’unità del corpo, o sono stati esclusi dalla legittima autorità per gravi errori commessi ….
Né si deve immaginare che il Corpo della Chiesa, solo perché porta il nome di Cristo, si componga durante i giorni del suo pellegrinaggio terreno solo dei membri cospicui per la loro santità, o che consista solo di coloro che Dio ha predestinato alla felicità eterna. E’ grazie alla misericordia infinita del Salvatore quel luogo è consentito in suo Corpo mistico qui sotto per coloro che, di vecchio, Egli non ha escluso dal banchetto. Non ogni peccato, per quanto grave possa essere, come la sua natura va a  recidere un uomo dal Corpo della Chiesa, così come lo scisma o eresia o apostasia. Gli uomini possono perdere la carità e la grazia divina per il peccato, divenendo così incapaci di merito soprannaturale, e tuttavia non essere privati di tutta la vita se sono in possesso della fede e della speranza cristiana, e se, illuminati dall’alto, sono stimolati dalle sollecitazioni interne dello Spirito Santo per salutare timore e vengono spostati alla preghiera e la penitenza per i loro peccati. (Pio XII, Enciclica Mystici corporis, nn 22-23).

domenica 3 luglio 2016

DOMÍNICA VII POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA    
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Romános, 6, 19-23
 
Fratres: Humánum dico, propter infirmitátem carnis vestræ: sicut enim exhibuístis membra vestra servíre immundítiæ, et iniquitáti ad iniquitátem, ita nunc exhibéte membra vestra servíre iustítiæ in sanctificatiónem. Cum enim servi essétis peccáti, líberi fuístis iustítiæ. Quem ergo fructum habuístis tunc in illis, in quibus nunc erubéscitis? Nam finis illórum mors est. Nunc vero liberáti a peccáto, servi áutem facti Deo, habétis fructum vestrum in sanctificatiónem, finem vero vitam ætérnam. Stipéndia enim peccáti, mors. Grátia áutem Dei, vita ætérna, in Cristo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli: Vi parlo alla maniera  umana a causa della debolezza della vostra carne: come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a scopo di malizia, cosí ora offrite le vostre membra per servire alla giustizia a scopo di santificazione. Infatti, quando eravate schiavi del peccato, non potevate servire alla giustizia. Ma che vantaggio avete avuto da quelle cose delle quali ora vi vergognate? Poiché il fine di essi è la morte. Ora, invece, liberati dal peccato, e fatti servi di Dio, avete per vostro vantaggio la santificazione e per fine la vita eterna. Infatti, mercede del peccato è la morte: ma dono di Dio è la vita eterna nel Cristo Gesú nostro Signore.
M. - Deo grátias.

sabato 2 luglio 2016

UN CASO DI COSCIENZA SUGLI ERRORI CONDANNATI DALLA SANTA SEDE NEL 1864...


https://sansosti.files.wordpress.com/2010/10/3pio-ix.jpg
La Civiltà Cattolica anno XIX, serie VII, vol. II (fasc. 434, 7 Aprile 1868), Roma 1868 pag. 150-167.

R.P. Beniamino Palomba d.C.d.G.


UN CASO DI COSCIENZA SUGLI ERRORI 

CONDANNATI DALLA SANTA SEDE NEL 1864

I giornali così irreligiosi come cattolici si sono recentemente occupati, e si occupano ancora, nel parlare di un caso di coscienza, proposto al clero di Parigi e risoluto da esso, nel mese di Febbraio del corrente anno. Il qual caso, benchè per via indiretta, pur nondimeno andava principalmente a ferire nella Enciclica Quanta cura, che l'augusto Pontefice Pio IX diresse nel Dicembre del 1864 a tutt'i Patriarchi, Primati, Arcivescovi e Vescovi, che hanno la grazia e la comunione della Sede Apostolica; ed anche principalmente trattava di alcuni degli errori, già condannati da Sua Santità ed inseriti in quel Sillabo, che venne fuori di suo ordine insieme colla Enciclica nominata. Di qui gli uomini, che stanno sempre pronti ad offendere la Chiesa cattolica ed a contraddire alla sua dottrina, colsero il destro di falsare il senso e diminuire il valore di quegli atti rilevantissimi della Cattedra di Roma; e per mezzo della stampa sparsero a danno altrui il veleno, che ammorba i loro cervelli e i loro petti.

 Ma ad uno stesso tempo corsero anche per le stampe le risposte degli scrittori cattolici, i quali confutarono que' miserabili sofismi, e misero in chiaro la verità de' fatti, narrati falsamente dai giornali irreligiosi. Un tale argomento è degno, che sia toccato ancora da noi; e ciò prendiamo a fare nel presente articolo, il quale, come l'ordine richiede, incomincia colla esposizione del caso.

Stando alle notizie, che attingiamo dai giornali francesi, il clero di Parigi convenne il dì 5 Febbraio di quest'anno nella chiesa di san Rocco, per la consueta conferenza, detta del caso di coscienza. Presedeva in quel giorno lo stesso Arcivescovo, e fu proposta a discutere la seguente questione: «Un uomo impegnato nella politica dichiara al suo confessore di non voler punto rinunziare alle dottrine, che ora prevalgono presso le nazioni moderne; i cui principali capi sono la libertà de' culti, la libertà della stampa e l'intervento dello Stato nelle materie miste. Ecco in qual modo egli ragiona: — Voi, confessor mio, non avete il dritto di prescrivermi, come ad uomo privato, che io assegni tal giorno e che adoperi tal mezzo, per convertire questa o quella persona. Non vi ha dubbio, che io debba adoperarmi colle mie parole e coi miei esempii, per la conversione e per la edificazione de' prossimi; ma appartiene a me, agente libero, être responsable, scegliere i mezzi o discernere le occasioni. Similmente per una stessa ragione voi non potete comandarmi, come ad uomo politico, legislatore, principe, che io prenda oggi stesso questo o quel provvedimento contro la bestemmia, per cagion d'esempio, o contro il lavoro della domenica, o contro la sfrenatezza della stampa. Imponetemi pure, che io attenda a propagare la giustizia e la verità; ma lasciate a me il giudizio e la scelta delle occasioni e dei mezzi.

lunedì 27 giugno 2016

MANCA POCO...


di Arai Daniele

Come si sa, i governi delle nazioni, o meglio, quelli che governano i governi, sapevano che per scatenare una guerra dovevano coinvolgere le genti; motivarle con ragioni forti poiché guerre causano morti e perdite d’ogni genere.  Perciò ricorrevano al martellamento della propaganda e questa, se necessario, alle «false flag» per costruire la motivazione che non c’era o non era abbastanza forte. La storia di queste false provocazioni del «nemico» designato è la più truce e maledettamente ingannevole; le più recenti evocano arsenali di armi per la distruzione di massa, magari dello stesso popolo che tale governo nemico dice di difendere, ma che altri poteri – detti democratici – dicono che andranno difesi da loro. Insomma, una guerra per il diritto di liberare e difendere popoli che poi devono scappare dai liberatori!
Ci voleva ora un motivo molto più reale e serio per chiamare alla guerra. Perché uso il verbo nel passato? Come si presentava ieri e si presenta oggi questo stato conflittuale che provoca guerre senza fine? Nel così detto Medio Oriente non devono sventolare motivi molto forti per scatenare una guerra, esse lì sono di casa dal tempo dell’Impero ottomano e quando questo è scemato è subentrata la questione palestinese; lì le guerre seguono una specie di «generazione spontanea». Sì, ma ora le conseguenze di esse arrivano in Europa, dove si respira di nuovo arie di guerra, ed è inutile fingere che non ci siamo e che non ci riguardi. Oggi, se non siamo alla vigilia di quella che, come spesso si dice, sarà la terza guerra mondiale, siamo alla vigilia di quella peggiore che, come lasciò sfuggire la regina Elisabetta, farà ricordare la IIª GG come un semplice buco nella strada. La prossima, che si può dire sarà la quarta, per non escludere la terza, la nominata Guerra fredda, che sembra vinta dal così detto Occidente, ma che fece comunque i suoi milioni (45?) di morti fra la fine della IIª GG e la caduta del muro di Berlino, potrebbe superarle tutte per quanto riguarda devastazione e numero di vittime.

Ma se il «pericolo sovietico» si presentò arreso tra l’89 e il ’91 in Europa, quale terribile nemico è rimasto per chiamare alla guerra oggi? Putin? La sua Russia è nel mirino per aver annesso la Crimea, ma lì non vi fu guerra. Allora, sarebbe per la difesa della Siria di Assad, che i poteri occulti vogliono ostinatamente spodestato. Ci sarà una forte ragione segreta per cui vale pure l’attuale devastazione totale del Paese, senza limite di mezzi e di scadenze, per ottenerlo.

lunedì 20 giugno 2016

"E questa cospirazione non si limita a quanto potrà accadere nel Sinodo Universale, ma riguarda anche il futuro"...


Segnalazione www.unavox.it




Appello importante al lettore

Si sta compiendo la più perversa cospirazione contro la Santa Chiesa. I suoi nemici tramano di distruggere le Sue più sacre tradizioni, realizzando riforme così audaci e malevole come quelle di Calvino, Zuinglio ed altri grandi eresiarchi, tutto con la finzione di modernizzare la Chiesa e metterla al livello dell’epoca, però, col proposito occulto di aprire le porte al comunismo, accelerare la rovina del mondo libero e preparare la futura distruzione del Cristianesimo. Benché sembri impossibile, essi pretendono di realizzare tutto ciò nel Concilio Vaticano Secondo. Abbiamo prove che attestano come questo sia quel che hanno tramato in segreto gli alti poteri del comunismo e della forza occulta che li controlla. Si tratterebbe di cominciare con un sondaggio iniziale, a partire dalle riforme che provocano resistenza minore nei difensori della Santa Chiesa, per noi gradualmente realizzare la Sua trasformazione fino a che quei resistenti lo permettano. Sembrerà tuttavia incredibile, a coloro che ignorano quella cospirazione, che tali forze anticristiane contino di avere, dentro le gerarchie della Chiesa, una vera «quinta colonna», di agenti controllati dalla massoneria, dal comunismo e dal potere occulto che li governa; tali agenti sarebbero tra quei Cardinali, Arcivescovi e Vescovi che formano una specie di ala progressista entro il Concilio e che tenteranno di far adottare le perverse riforme. Si pretende che quel blocco, che si formerà all’inizio del Sinodo, conti sull’appoggio del Vaticano, controllato a sua volta dalla «quinta colonna» delle forze cospiratrici anticristiane. Ci sembra che ciò sia incredibile e piuttosto il frutto della iattanza dei nemici della Chiesa, anziché una realtà obiettiva. Però menzioniamo questo assurdo per mostrare fin dove giungano i nemici della Cattolicità e del mondo libero.

martedì 14 giugno 2016

Dice il P. Medina: "Peccatum mortale, si possibile esset, destrueret ipsum Deum, eo quod causa esset tristitiae in Deo infinitae"...

Filios enutrivi, et exaltavi, ipsi autem spreverunt me (Isa 1,2)

http://www.santalfonsoedintorni.it/wp-content/uploads/2011/07/055025a.jpg

PUNTO I
Che fa chi commette un peccato mortale? Ingiuria Dio, lo disonora, l'amareggia. Per prima il peccato mortale è un'ingiuria, che si fa a Dio. La malizia di un'ingiuria, come dice S. Tommaso, si misura dalla persona, che la riceve, e dalla persona che la fa. Un'ingiuria che si fa ad un villano, è male, ma è maggior delitto, se si fa ad un nobile; maggiore poi, se si fa ad un monarca. Chi è Dio? è il Re de' Regi. "Dominus Dominantium est, et Rex Regum" (Apoc 17,14). Dio è una maestà infinita, a rispetto di cui tutt'i principi della terra e tutt'i santi e gli angeli del cielo son meno d'un acino d'arena. "Quasi stilla situlae, pulvis exiguus" (Is 40,15). Anzi dice Osea che a fronte della grandezza di Dio tutte le creature son tanto minime, come se non vi fossero: "Omnes gentes quasi non sint, sic sunt coram Eo" (Os 5). Questo è Dio. E chi è l'uomo? S. Bernardo: "Saccus vermium, cibus vermium". Sacco di vermi e cibo di vermi, che tra breve l'han da divorare. "Miser, et pauper, et caecus, et nudus" (Apoc 3,17). L'uomo è un verme misero che non può niente, cieco che non sa veder niente, e povero e nudo che niente ha. E questo verme miserabile vuole ingiuriare un Dio! "Tam terribilem maiestatem audet vilis pulvisculus irritare!" dice lo stesso S. Bernardo. Ha ragione dunque l'Angelico in dire che 'l peccato dell'uomo contiene una malizia quasi infinita. "Peccatum habet quandam infinitatem malitiae ex infinitate divinae maiestatis". Anzi S. Agostino chiama il peccato assolutamente "infinitum malum". Ond'è che se tutti gli uomini e gli angeli si offerissero a morire, e anche annichilarsi, non potrebbero soddisfare per un solo peccato. Dio castiga il peccato mortale colla gran pena dell'inferno, ma per quanto lo castighi, dicono tutt'i teologi che sempre lo castiga "citra condignum", cioè meno di quel che dovrebbe esser punito.

lunedì 13 giugno 2016

DOMÍNICA IV POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanoscondisti...

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EPISTOLA    
Léctio Epístolæ beáti Pauli Apóstoli ad Romános Rom. 8, 18-23.
 
Fratres: Exístimo, quod non sunt condígnæ passiónes hujus témporis ad futúram glóriam, quæ revelábitur in nobis. Nam exspectátio creatúræ revelatiónem filiórum Dei exspéctat. Vanitáti enim creatúra subjécta est, non volens, sed propter eum, qui subjécit eam in spe: quia et ipsa creatúra liberábitur a servitúte corruptiónis, in libertátem glóriæ filiórum Dei. Scimus enim, quod omnis creatúra ingemíscit et párturit usque adhuc. Non solum autem illa, sed et nos ipsi primítias spíritus habéntes: et ipsi intra nos gémimus, adoptiónem filiórum Dei exspectántes, redemptiónem córporis nostri: in Christo Jesu, Dómino nostro.
 
Fratelli: io ritengo, infatti, che le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi. La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
 
GRADUALE    
Ps. 78, 9 et 10. Propítius esto, Dómine, peccátis nostris: ne quando dicant gentes: Ubi est Deus eórum? Adjuva nos, Deus, salutáris noster: et propter honórem nóminis tui, Dómine, líbera nos.
 
Mostrati clemente,  o Signore, verso i nostri peccati affinché gli infedeli non abbiano a dire: dove è il loro Dio? Aiutaci, o Dio della nostra salvezza, e per l’onore del to nome liberaci, o Signore!

domenica 5 giugno 2016

DOMÍNICA III POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Petri Ap., I, 5, 6-11 Carissími: Humiliámini sub poténti manu Dei, ut vos exáltet in témpore visitatiónis: omnem sollicitúdinem vestram proiiciéntes in eum, quóniam ipsi cura est de vobis. Sóbrii estóte, et vigiláte: quia adversárius vester diábolus tamquam leo rúgiens círcuit, quǽrens quem dévoret: cui resístite fortes in fide: sciéntes eámdem passiónem ei, quæ in mundo est, vestræ fraternitáti fíeri. Deus áutem omnis grátiæ, qui vocávit nos in ætérnam suam glóriam in Christo Iesu, módicum passos ipse perfíciet, confirmábit solidabítque. Ipsi glória, et impérium in sǽcula sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.
 
Carissimi: Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, affinché vi esalti nel tempo della sua visita: e affidate a Lui ogni vostra preoccupazione, poiché Egli stesso ha cura di voi. Siate sobrii e vigilate, poiché il vostro nemico, il diavolo, vi circonda come un leone ruggente, cercando di divorare qualcuno: ad esso resistete forti nella fede; sapendo che le medesime sofferenze hanno i vostri fratelli sparsi per il mondo. Tuttavia, il Dio di ogni grazia, che ci ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo Gesú, ci perfezionerà dopo che avremo sofferto un poco, e ci confermerà nella fede, ci irrobustirà. A Lui gloria e il regno nei secoli dei secoli. Amen.
M. - Deo grátias. 

sabato 28 maggio 2016

"Quando si scatenerà il gran disastro, forse atomico, sarà bene che questo stupore di fronte al potere bestiale del male, si trasformi in stupore sul potere del Bene"...

LA PROFEZIA DI FATIMA E LO SCATENARSI DELLE BESTIE APOCALITTICHE

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PROMESSI A FATIMA I DUE OSTACOLI ALLE BESTIE APOCALITTICHE

I miei articoli di novembre scorso, sulla situazione mondiale guidata da stati terroristici, trovano ora nell’articolo di Maurizio Blondet: «Putin spinto alla guerra».. Dalla NATO e ora, dai suoi.» (20 maggio 2016), le informazioni specifiche sulla guerra impostata.
In esso si fa presente la data di maggio 2017, cent’anni dalla prima Apparizione di Fatima.
Ora, come si sa, il principale marchio delle bestie apocalittiche finali è quello dell’inganno.
Per esempio sulla guerra in Siria. Perciò il mio: SUL MALE PRESENTE NEL GOVERNO TERRORISTICO DEL MONDO – E il ruolo di Maria Santissima nel suo superamento (6 novembre 2015), cerca di inquadrare tale questione epocale, come confronto del peggior male con il maggior BENE!
«Nell’ordine sociale del mondo ci voleva la prova di una contrapposizione tra il bene voluto da Dio e un «bene» elucubrato dall’uomo decaduto, che sono le maligne ideologie: in breve, tra l’Ordine di segno divino, che è quello Cristiano e un «nuovo ordine» di ideologie umane.
Si trattava della contrapposizione per mettere alla prova quanti cercano la volontà di Dio di fronte al problema del male, «questione teologica» cruciale su cui si confrontano i governi in questa terra». E così una spaventosa guerra finale sta per essere servita da satana!

Oggi, anche la Regina d’Inghilterra lascia scappare che quanto sta per succedere sarà così disastroso da far sembrare la II GG solo lo scossone in un buco stradale. Lo ha detto irritata per dover leggere il discorso insulso preparato dal troppo europoide 1º ministro. Si dica che Elisabetta si tiene ben informata di continuo con i dossier del governo e altri.
Scrivevo: «Non sarà che per superare un male di questa portata il Signore non richieda all’umanità la riflessione sul peccato originale e sul mancato stupore di fronte al potere del Bene? Perché esso è offerto nei nostri tempi all’insegna del ruolo della vera Regina, Maria Santissima per una mirabile conversione nazionale e mondiale al Regno di Cristo. È quanto s’intende considerare in seguito a questo sorvolo sull’origine dei grandi mali presenti.»
E come altre volte, non mi riferivo ad articoli delle ultime notizie per arrivare a delle durevole conclusioni, ma a uno scritto degli anni ’30 «The rulers of Russia and the World» del Rv. Denis Fahey, C.S.SP., D.D., D.PH., B.A., (Professor of Philosophy and Church History, Holy Ghost Missionary College, Kimmage, Dublin.) Padre Fahey apre ricordando qualcosa di cruciale nella politica mondiale: «Nel suo noto libro, Genève contre la Paix, pp. 83-92, il conte de St-Aulaire, ex ambasciatore di Francia a Madrid e Londra, dà un interessante resoconto di una “lezione” sulla missione di Israele tra le nazioni, da parte di un banchiere ebreo di New York. La “lezione ” è stata “impartita” in una cena internazionale a BudaPesth nel 1919, a pochi giorni dopo il crollo della Judaeo Bolshevist dominazione di Bela-Kuhn sull’Ungheria cattolica. Il Conte spiega, in via preliminare, che un certo numero di ebrei rivoluzionari, che erano stati espulsi dall’Ungheria, erano tornati lì in uniformi americane dopo l’armistizio, e che i loro rapporti hanno guidato il presidente Wilson nel suo atteggiamento verso tutto quanto riguardava gli interessi di Israele.