
A
proposito dell'articolo di Marco Bongi
“Una conferenza di mons. Richard Williamson”
“Una conferenza di mons. Richard Williamson”
Letto e pubblicato l'articolo di
Marco Bongi richiamato nel titolo, ci è sembrato opportuno e
doveroso scrivere alcune precisazioni. Sia perché siamo certi
saranno prese in consideraziome da Marco Bongi stesso, sia e
soprattutto perché l'oggettiva realtà reclama di essere
richiamata, così che si possa guardare oltre le nebbie del
soggettivismo.
di
Belvecchio
Esiste un problema in seno all’ambito tradizionale in generale, di
natura prevalentemente psicologica: è il problema meramente
umano, quindi in certo modo comprensibile, ma non per questo
giustificabile, di trovare sempre un nemico da indicare come causa
principale dei mali che affliggono la moderna tenuta religiosa
cattolica.
Restringendo la visuale all’ambito tradizionale che ruota intorno alla Fraternità San Pio X, sembra che qui il nemico di turno sia uno dei quattro vescovi, Mons. Richard Williamson, individuato come la causa principale della crisi esplosa nel 2012 in seno alla Fraternità.
Non v’è dubbio che a questa crisi abbiano concorso diversi fattori, alcuni legati anche alla valenza personale di questo o di quel responsabile della Fraternità, ma, piuttosto che soffermarsi a riflettere su tutti i fattori, e per primo su quelli generali, che sono i più importanti, certi fedeli preferiscono individuare delle responsabilità specifiche e personali, che permettano loro di evitare il gravoso impegno della riflessione e della valutazione complessiva del problema.
Il canovaccio è sempre lo stesso: si sostiene che il “colpevole” sia uso avanzare delle “insinuazioni” senza il sostegno di argomentazioni circostanziate. Certo una leggerezza, che scantonerebbe inevitabilmente nella colpa!
Ma come si argomenta per affermarlo? Ci si richiama non al ragionamento complessivo dell’incriminato, ma a questa o a quella affermazione, colta proprio sull’onda dell’emotività auto appagante.
Per esempio, si citano certi passi dei “Commenti Eleison” di Mons. Williamson per evitare di citare, ancora per esempio, la nota lettera dei tre vescovi al Superiore generale, del 7 aprile 2012, lettera che è un compendio serio della problematica sorta.
Ovviamente la citazione della lettera ridimensionerebbe di parecchio la supposta esclusiva responsabilità di Mons. Williamson, che è solo uno dei firmatari, ma questo non sarebbe funzionale allo scopo di individuare “un” colpevole. Tra l’altro, citando quella lettera, si sarebbe obbligati a citare poi la risposta del Superiore generale, ampliando così il ventaglio delle responsabilità, cosa che anch’essa non sarebbe funzionale allo scopo suddetto.
Restringendo la visuale all’ambito tradizionale che ruota intorno alla Fraternità San Pio X, sembra che qui il nemico di turno sia uno dei quattro vescovi, Mons. Richard Williamson, individuato come la causa principale della crisi esplosa nel 2012 in seno alla Fraternità.
Non v’è dubbio che a questa crisi abbiano concorso diversi fattori, alcuni legati anche alla valenza personale di questo o di quel responsabile della Fraternità, ma, piuttosto che soffermarsi a riflettere su tutti i fattori, e per primo su quelli generali, che sono i più importanti, certi fedeli preferiscono individuare delle responsabilità specifiche e personali, che permettano loro di evitare il gravoso impegno della riflessione e della valutazione complessiva del problema.
Il canovaccio è sempre lo stesso: si sostiene che il “colpevole” sia uso avanzare delle “insinuazioni” senza il sostegno di argomentazioni circostanziate. Certo una leggerezza, che scantonerebbe inevitabilmente nella colpa!
Ma come si argomenta per affermarlo? Ci si richiama non al ragionamento complessivo dell’incriminato, ma a questa o a quella affermazione, colta proprio sull’onda dell’emotività auto appagante.
Per esempio, si citano certi passi dei “Commenti Eleison” di Mons. Williamson per evitare di citare, ancora per esempio, la nota lettera dei tre vescovi al Superiore generale, del 7 aprile 2012, lettera che è un compendio serio della problematica sorta.
Ovviamente la citazione della lettera ridimensionerebbe di parecchio la supposta esclusiva responsabilità di Mons. Williamson, che è solo uno dei firmatari, ma questo non sarebbe funzionale allo scopo di individuare “un” colpevole. Tra l’altro, citando quella lettera, si sarebbe obbligati a citare poi la risposta del Superiore generale, ampliando così il ventaglio delle responsabilità, cosa che anch’essa non sarebbe funzionale allo scopo suddetto.














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