Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

giovedì 12 giugno 2014

UN ERETICO O UNO SCISMATICO NON PUO' ESSERE ASSOLUTAMENTE PONTEFICE DELLA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA...

 Purtroppo per motivi lavorativi mi devo assentare per circa 15 giorni dalla gestione del nostro Sito quindi ho deciso di mettetre questo articolo che il gentile Carlo Di Pietro mi ha sagnalato sulla questione se un eretico o uno scismatico possa ricevere da Dio il potere di Giuristizione sulla Chiesa, per noi la questione è chiara, chi proferisce abitualmente l'eresia non può essere assolutamente Pontefice della Chiesa Cattolica ma và ritenuto come non facente parte della Chiesa figuriamoci se puo' assumere qualsiasi ufficio Sacerdotale all'interno di essa. Per noi è altresi' chiaro che i personaggi eterodossi conciliari non sono Pontefici nemmeno "materiali", quindi se abiurano le eresie pubbliche che proferiscono pubblicamente diverrebbero Pontefici con potere di Giuristizione sulla Chiesa, in quanto codesti Signori sono eretici formali, pensare che questi signori travestiti di bianco siano in qualche modo ignoranti riguardo alla vera dottrina della Chiesa quando celebrano il messale di Montini o mentre insegnano e attuano l'ecumenismo, la libertà religiosa, la colegialita ecc... è oramai una barzelletta che non regge più. Si spera che questo stralcio del libro, APOLOGIA DEL PAPATO di Carlo Di Pietro, possa portare ad una maggiore consapevolezza sul problema oggettivo se questi pomposi modernistI siano o no dei veri Pontefici della Chiesa di Nostro Signore.

Fonte: Radio Spada...
 
http://2.bp.blogspot.com/-1II8XcfzU7U/T0EK49iE4wI/AAAAAAAADYw/-298_BhTXYo/s1600/Cattedra+S_Pietro2.jpg

Di Carlo Di Pietro...
 
[…] allora facciamo attenzione a non buttarci nella mischia senza prima aver ben approfondito la materia, si fanno brutte figure e si rischia di peccare. Prudenza e consapevolezza! Io non conosco la medicina, non conosco l’ingegneria, non conosco l’arte, pertanto taccio ed ascolto, poiché sono ignorante, ignoro; dunque vi raccomando parimenti di occuparvi di ciò che vi compete e di tacere davanti all’evidenza storica (che uso) ed alla scienza teologica (state ascoltando solo citazioni di Magistero), solo così eviterete di promanare miasmi luridi e pestiferi. Si usi il cervello: caput imperare, non pedes.
Cosa ci insegna la Pastor Aeternus, ovvero la Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano sulla Chiesa di Cristo, approvata il 18 luglio 1870, dove si definiscono due verità di fede rivelata e sempre credute: l’Istituzione del Primato Apostolico nel Beato Pietro e l’Infallibilità promessa?
Sul Primato: «Proclamiamo dunque ed affermiamo, sulla scorta delle testimonianze del Vangelo, che il primato di giurisdizione sull’intera Chiesa di Dio è stato promesso e conferito al beato Apostolo Pietro da Cristo Signore in modo immediato e diretto. Solamente a Simone, infatti, al quale già si era rivolto: “Tu sarai chiamato Cefa” (Gv 1,42), dopo che ebbe pronunciata quella sua confessione: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivo”, il Signore indirizzò queste solenni parole: “Beato sei tu, Simone Bariona; perché non la carne e il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli: e io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra io edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: qualunque cosa avrai legato sulla terra, sarà legata anche nei cieli, e qualunque cosa avrai sciolto sulla terra, sarà sciolta anche nei cieli” (Mt 16,16-19). E al solo Simon Pietro, dopo la sua risurrezione, Gesù conferì la giurisdizione di sommo pastore e di guida su tutto il suo ovile con le parole: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecore” (Gv 21,15-17). A questa chiara dottrina delle sacre Scritture, come è sempre stata interpretata dalla Chiesa cattolica, si oppongono senza mezzi termini le malvagie opinioni di coloro che, stravolgendo la forma di governo decisa da Cristo Signore nella sua Chiesa, negano che Cristo abbia investito il solo Pietro del vero e proprio primato di giurisdizione che lo antepone agli altri Apostoli, sia presi individualmente, sia nel loro insieme, o di coloro che sostengono un primato non affidato in modo diretto e immediato al beato Pietro, ma alla Chiesa e, tramite questa, all’Apostolo come ministro della stessa Chiesa. Se qualcuno dunque affermerà che il beato Pietro Apostolo non è stato costituito da Cristo Signore Principe di tutti gli Apostoli e capo visibile di tutta la Chiesa militante, o che non abbia ricevuto dallo stesso Signore Nostro Gesù Cristo un vero e proprio primato di giurisdizione, ma soltanto di onore: sia anatema».
Sulla Perpetuità: «[…] Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell’istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa. Non tramonta dunque ciò che la verità ha disposto, e il beato Pietro, perseverando nella forza che ha ricevuto, di pietra inoppugnabile, non ha mai distolto la sua mano dal timone della Chiesa [S. LEO M., Serm. III al. II, cap. 3]».

mercoledì 11 giugno 2014

LA "PREGHIERA DELLA PACE MASSONICA" DELL'ANTI PAPA BERGOGLIO...

FONTE: Radio Spada...

La “Preghiera per la Pace” interreligiosa presso i Giardini Vaticani

Bergoglio, domenica di Pentecoste 2014, ha “pregato” in Vaticano “per la pace”, durante un incontro aconfessionale, dai media spudoratamente definito interreligioso, i cui partecipanti sono stati: 1) Bergoglio in rappresentanza di se medesimo e del modernismo; 2) il patriarca eretico scismatico Bartolomeo I (ibid.); 3) il presidente israeliano Shimon Peres (in rappresentanza dei talmudisti); 4) il presidente palestinese Mahmoud Abbas (in rappresentanza della setta dei maomettani).
AFP3283402_Articolo
Il sito web del Vaticano ha reso disponibile il testo integrale delle “preghiere” offerte ed ha sostenuto che si è pregato per lo stesso vero Dio, ciò naturalmente è una menzogna colossale condannata da Dio (Rivelazione) e dalla Chiesa (Definizione) (qui maggiori info). Per leggere il discorso completo di Bergoglio clicca qui.
Su tre sedie identiche, come da foto introduttiva, questo per simboleggiare la presunta uguaglianza della nostra vera religione con le altre false, nonché la presunta uguaglianza dell'Istituzione divina (che secondo i media e gli "una cum" Bergoglio rappresenta "in atto") e di quelle umane, si è letto qualche opuscolo probabilmente  cosmopolita ed antropocentrico.
10415629_701892659872051_1719061137575939159_n

Bergoglio intento a piantare l’ulivo della pace “senza simboli religiosi che potessero urtare le diverse fedi”. L’Ansa riferisce: “i quattro protagonisti di questo evento senza precedenti si sono trasferiti su un pulmino bianco nell’area scelta per l’invocazione di pace, neutra, senza simboli religiosi che potessero urtare le diverse fedi” (clicca qui).
Tutti i simboli religiosi durante il tragitto sono stati rimossi (clicca qui). Nel contempo, il giorno prima, a san Pietro si festeggiava con sobrietà Bergoglio e la sua religione.
10464131_701406583253992_4209231982890101480_n

Secondo il sito del Vaticano: “Un momento storico, un’immagine indelebile: l’incontro di preghiera in Vaticano con Francesco e i presidenti israeliano e palestinese, Shimon Peres e Mahmoud Abbas, alla presenza del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I e del custode di Terra Santa padre Pizzaballa. Le invocazioni sono risuonate in lingue diverse, ma tutte rivolte alla richiesta di pace in Medio Oriente. Dopo i discorsi di Francesco e dei due presidenti, è seguito l’incontro privato”. Ancora: “La forza della preghiera per arrivare alla pace in Medio Oriente, e questa forza si è elevata da un piccolo angolo dei Giardini Vaticani, dove Francesco, Shimon Peres e Mahmoud Abbas hanno pregato l’uno accanto all’altro. Tre diversi momenti di grande emozione per ringraziare Dio della Creazione, per chiedere perdono, per invocare la pace […] Bergoglio ha quindi chiuso con una preghiera per chiedere l’intercessione della Madonna e che la parola ‘pace, shalom, salam’, diventi stile della nostra vita” (qui maggiori info). Va ricordato che i leader coinvolti sono perfettamente a conoscenza della falsità dei loro rispettivi credi, ciò fa capire chiaramente che pregano divinità differenti, poiché Dio è Uno e Trino, ben si Rivela e la Chiesa ugualmente bene definisce la Verità da credersi ed anatematizza l'opinione contraria.
0b22b9b010536bd03bdcf0ad6f58ed52025225
Secondo Enzo Bianchi, preoccupante figura moderna: “la cosa è davvero profetica” (clicca qui). I vescovi residenziali ("una cum Bergoglio") tacciono, dunque acconsentono. Per "una cum" si intende "in comunione con la fede ed il governo del soggetto".

Cosa ci insegna, invece, la Chiesa cattolica? Come ottenere la pace secondo la Divina Costituzione di Gesù Cristo e della Chiesa?

Pope Pius XI_Christ
Sulla vera pace. Enciclica “Quas Primas”  di Papa Pio XI (1925):
“Nella prima Enciclica che, asceso al Pontificato, dirigemmo a tutti i Vescovi dell'Orbe cattolico — mentre indagavamo le cause precipue di quelle calamità da cui vedevamo oppresso e angustiato il genere umano — ricordiamo d'aver chiaramente espresso non solo che tanta colluvie di mali imperversava nel mondo perché la maggior parte degli uomini avevano allontanato Gesù Cristo e la sua santa legge dalla pratica della loro vita, dalla famiglia e dalla società, ma altresì che mai poteva esservi speranza di pace duratura fra i popoli, finché gli individui e le nazioni avessero negato e da loro rigettato l'impero di Cristo Salvatore. Pertanto, come ammonimmo che era necessario ricercare la pace di Cristo nel Regno di Cristo, così annunziammo che avremmo fatto a questo fine quanto Ci era possibile; nel Regno di Cristo — diciamo — poiché Ci sembrava che non si possa più efficacemente tendere al ripristino e al rafforzamento della pace, che mediante la restaurazione del Regno di Nostro Signore. […] Né v'è differenza fra gli individui e il consorzio domestico e civile, poiché gli uomini, uniti in società, non sono meno sotto la potestà di Cristo di quello che lo siano gli uomini singoli.

sabato 7 giugno 2014

PROVE TECNICHE DI ERESIA MANIFESTA...

http://1.bp.blogspot.com/-ij5M1TPCQfk/UXre0ahHjGI/AAAAAAAAcv4/occane1Pb1k/s1600/sant-alfonso-de-liguori.jpg 
Da «Evidenza della Fede», sant’Alfonso Maria de’ Liguori, CAPITOLO ULTIMO - Modo accennato in breve per convertire un infedele alla nostra santa fede. DIALOGO TRA UN SACERDOTE CRISTIANO ED UN INFEDELE.
Domanda dell’infedele: «Ma io so che così gli ebrei, come i maomettani, ed altri che voi chiamate eretici, ancora credono come voi, che vi sia un solo Iddio; e similmente dicono esservi paradiso ed inferno eterno: poiché poi dite voi che solamente la religione vostra è vera, e le loro son tutte false?».
Risposta del sacerdote: «Che la nostra religione cristiana cattolica sia la sola vera si prova con molti chiari contrassegni che noi abbiamo, e specialmente colle profezie registrate nelle divine scritture, le quali sono state scritte tanti secoli prima di avvenire i fatti che poi si sono avverati col tempo, appunto come sono stati predetti. Ed in particolare queste profezie si sono avverate intorno alla venuta e passione di Gesù Cristo nostro Redentore. Di più si prova coi miracoli, che son succeduti a vista degli stessi nemici della nostra fede, sicché essi medesimi non han potuto negarli: e questa è una prova troppo evidente della verità di nostra fede, perché i veri miracoli non sono operati che da Dio, il quale non può operarli se non in prova della vera fede: altrimenti egli sarebbe causa d’una fede falsa. In oltre si prova colla costanza di tanti milioni di martiri, fra’ quali vi sono state tante verginelle, tanti fanciulli che certamente non avrebbero potuto aver la forza di resistere a tanti strazj loro fatti da’ tiranni acciocché rinnegassero la fede, se Dio colla sua grazia non gli avesse avvalorati a soffrirli con pazienza. Oltre di queste vi sono altre pruove che tralascio per brevità».
Replica dell’infedele: «E niun’altra religione ha queste pruove fuori della vostra?»
Il sacerdote risponde: «Niuna. Udite: la religione degli ebrei fu vera e santa un tempo, cioè prima della venuta del Redentore, ma dopo tal venuta è diventata falsa ed erronea; poich’essi non han voluto credere a questo Redentore già venuto, con tutto che vedonsi avverate (come di sopra ho detto, tutte le profezie scritte nelle medesime scritture, che anch’essi ebrei tengono per vere e divine, circa la nascita, la vita e la morte di Gesù Cristo: come ancora circa il castigo loro prenunziato da Dio della distruzione del tempio, della perdita del regno, e della dispersione della loro nazione: cose ch’essi stessi vedono tutte avverate nel modo appunto che furono predette: e tuttavia rimangono ostinati a non voler credere al Messia già venuto, che i loro antenati fecero morir crocifisso da malfattore, come essi anche oggidì lo tengono. La religione maomettana non è religione, ma un miscuglio di ebraismo e di errori promulgati da Maometto, che fu un vil soldato, ignorante ed empio; il quale sei secoli dopo la venuta di G. Cristo, separandosi dalla religion cristiana in compagnia di altri ribelli colla forza dell’armi usurpò molti regni ai veri loro principi, e così divulgò la sua legge. Per conoscer poi l’empietà di questa legge, basta sapere ch’ella permette a’ suoi seguaci la vendetta, i ladronecci e la libertà della carne; anzi fa consistere il paradiso della vita eterna, non in altro, che nelle sozzure carnali: legge dunque più propria per le bestie, che per gli uomini dotati di ragione. Le religioni finalmente, o per meglio dire le sette degli eretici che si chiamano ancora cristiane, ma si son divise dalla chiesa cattolica, queste son mille, ma l’una peggiore e più piena di errori che l’altra: per vedere la loro falsità basta intendere questa sola cosa, cioè ch’elle son tutte uscite dalla nostra chiesa cattolica, la quale è stata certamente almeno la prima, e come essi dicono, è stata vera un tempo. Or nelle nostre divine scritture sta dichiarato in più luoghi (intendete bene), che la prima chiesa fondata da Gesù Cristo e promulgata da’ suoi discepoli, ella sarà sempre una colonna e base della verità, e non sarà mai abbandonata da Dio: Ecclesia Dei vivi columna et firmamentum veritatis1. Ait autem Dominus: Simon, Simon... ego autem rogavi pro te, ut non deficiat fides tua2. Ecce vobiscum sum usque ad consummationem saeculi3. Queste scritture le ammettono già per vere queste medesime sette eretiche. Ora s’è vero, come è certo, che la nostra chiesa è stata la prima, ed un tempo è stata vera; dee necessariamente confessarsi ch’è stata e sarà sempre l’unica vera; e che tutte l’altre sette che da lei si son separate sono erronee e false».
 ------------------
LA PENTECOSTE DELLA NUOVA CHIESA DI BERGOGLIO - Lombardi spiega le modalità di preghiera ebraica, cristiana e islamica che avverrà in un prato TRIANGOLARE dei giardini Vaticani questa Domenica, solennità cristiana di Pentecoste, per rispettare il Venerdì santo degli islamici e il Sabato santo degli ebrei.

 Padre Lombardi: "Il luogo dove l’evento avviene è un bellissimo prato triangolare che si trova tra la Casina Pio IV, l’Accademia delle Scienze e i Musei Vaticani. Questo triangolo è orientato verso la cupola di San Pietro. Quindi è una collocazione molto bella, molto interessante, nei Giardini; l’incontro avviene tra due siepi molto alte, quindi è un ambiente raccolto.

Sono presenti le delegazioni e i cantori. Il lato aperto verso i Musei, dove passa la strada – ha detto padre Lombardi - è il lato dove si troverà la stampa, dove i colleghi giornalisti che vogliono seguire hanno uno spazio abbastanza adeguato per potersi disporre e vedere, quindi, tutto l’evento in questo grande triangolo che è davanti a loro. Le delegazioni avranno già preso posto in questo triangolo, e i quattro protagonisti: il Papa, i due presidenti e il Patriarca Bartolomeo – scendono dalla loro vettura e a piedi percorrono questo spazio triangolare e arrivano a disporsi alle loro sedi, verso la punta di questo triangolo.

Quando i nostri protagonisti hanno preso posto alle loro sedi, ci sarà il Papa tra i due presidenti – il presidente Peres alla destra e il presidente Abbas alla sinistra e il Patriarca in una sede distinta, vicina e con posizione particolare, inizia questo tempo di invocazione per la pace. C’è un’apertura musicale, c’è una breve monizione in inglese che spiega lo svolgimento dell’evento, e poi ci sono tre momenti che si svolgono in ordine cronologico delle tre religioni, cioè prima il momento dell’ebraismo, poi quello del cristianesimo e poi quello dell’islam. Il momento ebraico, evidentemente, ha testi in ebraico; il momento cristiano ha testi in inglese, italiano e arabo; il momento musulmano ha testi in arabo. Lo schema è ternario: prima un momento di ringraziamento per la Creazione, poi un momento di richiesta di perdono, poi un momento di invocazione per la pace, in tutti e tre i momenti delle tre religioni. Vi sono degli interludi musicali molto semplici, curati da mons. Palombella con la collaborazione di musicisti. All’inizio c’è un quartetto d’archi che eseguirà di Simon Baber l’adagio del quartetto per archi in Si minore; poi, nel momento ebraico, vi sarà un clarinetto e due violini con musiche ebraiche sul tema della pace; nel momento cristiano si useranno un’arpa e un flauto; nel momento musulmano, un violino e ognuno naturalmente userà melodie caratteristiche e adatte ad accompagnare i testi scelti per le preghiere.

Dopo questi tre momenti, che sono la parte sostanziale dell’invocazione per la pace, abbiamo di nuovo un breve intervento del lettore, che fa la monizione in inglese e introduce l’ultimo momento, che sono i tre interventi del Santo Padre, del presidente Peres e del presidente Mahmud Abbas, che diranno le parole che ritengono appropriate e la loro invocazione per la pace.

Dopo avere fatto i loro tre interventi, c’è un gesto di pace – probabilmente una stretta di mano comune – e poi c’è il gesto del piantare un ulivo, gesto abituale in questi momenti in cui si prega o ci si incontra per la pace, e l’ulivo sarà posto vicino alle sedi dei quattro protagonisti, che si avvicinano a questo ulivo e depongono la terra per piantare simbolicamente questa pianta, simbolo di pace. Dopo di questo, i quattro si trovano alle loro sedi, e le delegazioni passano a salutarli: tutte le delegazioni passano a salutare il Papa e i due presidenti e il Patriarca Bartolomeo. Dopodiché, sempre questi quattro protagonisti dell’incontro, si spostano e si recano all’edificio dell’Accademia delle Scienze che è a poche decine di metri di distanza, di fatto, dal luogo dove si trovano nella celebrazione, attraversando un breve spazio di siepe e di strada; è quel cortile ovale, chiamato il “Ninfeo”, e lì c’è un’immagine di loro quattro insieme sulla porta dell’ambiente in cui entreranno, e poi entrano in questo ambiente e c’è un incontro di tipo riservato, che non è seguito dalle telecamere o dai giornalisti in cui i quattro protagonisti terminano l’incontro stando liberamente tra di loro. Terminato questo momento riservato, li vedremo poi uscire di nuovo da questo ambiente dell’Accademia delle Scienze e poi prenderanno ciascuno la propria macchina e i due presidenti lasceranno direttamente il Vaticano, e il Papa e il Patriarca rientrano a Santa Marta, dove alloggiano."

http://www.news.va/it/news/briefing-sullincontro-di-preghiera-in-vaticano

giovedì 5 giugno 2014

Apologia del Papato: richiamo all’unità nel mondo della Tradizione cattolica...

 Venerdì 13 giugno 2014 ore 21
Sala Caraciotti
Teramo - Via Torre Bruciata 14

APOLOGIA DEL PAPATO

Presentazione a cura dell'autore 
CARLO DI PIETRO

Moderatore
Avv. Pietro Ferrari

https://moimunanblog.files.wordpress.com/2014/05/image38.jpg
----------- -----------
http://1.bp.blogspot.com/-pXmJ2YAr_kk/Uod1Y8cdwfI/AAAAAAAAH4o/F2JzclDr_jg/s1600/carrozza+papa+2.jpg

Il richiamo all’unità nel mondo della Tradizione cattolica a seguito del Concilio Vaticano II proposto dal cattolicesimo militante, fatto da chierici e laici “tradizionalisti”, è riuscito a ritrovarsi attorno a delle chiavi di lettura della crisi della Chiesa, chiavi di lettura spesso improntate sugli aspetti culturali, ideologici e magari “complottistici” di ciò che avveniva e continua ad avvenire nella Chiesa. Ci sono, però, dei punti nevralgici, dei luoghi simbolici e dei “grumi teologici” attorno a certi argomenti cruciali che dividono, spesso tristemente anche con asprezza, il composito “mondo tradizionalista cattolico”, che, diciamolo chiaramente, si trova ad essere definito da un epiteto più giornalistico che teologico. Questi temi sono: l’infallibilità pontificia, il significato della “pastoralità” del Concilio Vaticano II, la possibilità che la Chiesa insegni errori perniciosi, la questione della disobbedienza e quella della visibilità della Chiesa, il sedevacantismo e il sedeplenismo oltranzista, sui quali Carlo Di Pietro ha scritto già decine di articoli per il blog Radio Spada; tutti argomenti sui quali invece, la stragrande maggioranza dei cattolici attuali non si sente affatto interessata, talvolta ne discute dimostrando di non avere contezza (neanche mediocre) della materia, in un’epoca in cui il papato, diventa fucina di personaggi apprezzati soprattutto per lo stile mediatico che assumono. Più che un libro, ‘Apologia del Papato’ è un “compendio enciclopedico”, frutto non solo di studio ma anche di un agone vissuto nel confronto decennale con altri studiosi del tema. L’autore è stato un seminarista e studente in teologia presso un seminario in uso ai Modernisti, ha poi preferito proseguire privatamente la formazione dottrinale usufruendo della sua ricca biblioteca preconciliare (60.000 titoli circa fra testi cartacei e comodi documenti digitalizzati) ed avvalendosi dell’aiuto di alcuni sacerdoti e frati. Dunque una dissertazione profonda, documentata e mai letta prima. ‘Apologia del Papato’, come si evince dalla manifesta intenzione introduttiva e studiando affondo lo scritto, non è un testo dove l’autore impugna posizioni ad oltranza ma anzi, grazie all’accurato lavoro di ricerca dottrinale, morale, giuridica e storica, lo studioso evita adeguatamente quei gravi errori metodologici. È una vera apologia in difesa dei diritti della Chiesa e del Romano Pontefice. Un’opera ben riuscita, strutturata in 600 pagine (un indice esaltante, più di mille note poderose e dalla bibliografia interminabile), che già ha suscitato dibattiti, antipatie ed apprezzamenti durante la stesura. Un lavoro che merita di essere letto senza pregiudizi, apprezzato e dibattuto: è un vero e proprio richiamo all’unità intorno ai Pontefici nel mondo della Tradizione cattolica, una sorta di “chiamata alle armi”.

martedì 3 giugno 2014

CIRCA L'INFALLIBILITA' DELLA SANTA CHIESA CATTOLICA APOSTOLICA ROMANA, l'unica e vera Chiesa di Nostro Signore...

Fonte: Progetto Barruel...
Da:L'infallibilità e il Concilio Generale, studio di scienza religiosa ad uso della gente del mondo tradotto da Mons. Ferdinando Mansi (consultore della S. C. dell'Indice), Roma-Torino 1869, pag. 39-66.

Mons. Victor-Auguste-Isidore Dechamps (1810–1883)

Cap. IV.

L'oggetto preciso della infallibilità della Chiesa.

http://1.bp.blogspot.com/-2qEb07SeEck/UCoyV-LDYzI/AAAAAAAAD88/EcbKs6L8uog/s640/san%2Bpietro.jpg
Abbiam di già provato, che una chiesa divinamente stabilita dev'essere infallibile, e che l'oggetto di questa infallibilità non è in generale che la conservazione del deposito della rivelazione. Ma bisogna spiegare più dettagliatamente, quale è l'oggetto preciso di questa infallibilità, e quindi ove trovasi, nella chiesa, il soggetto di questa infallibilità, l'organo divinamente costituito di questo insegnamento infallibile, il giudice senza appello delle controversie relative alla fede.
Intorno a questi due punti, come intorno a tutti gli altri, la chiesa, di cui la fede è apostolica, e sempre viva fin dalla sua origine, la chiesa la quale non ha che a rammentar se stessa per non sbagliare, non ha mai variato.
Facciamoci dunque a costatare per prima la sua dottrina intorno al primo punto, ossia intorno al soggetto preciso della sua infallibilità.
Avendo ricevuto la promessa della infallibilità solo per conservare il deposito della verità rivelata, la chiesa non è infallibile che in materia di fede, vale a dire nell'insegnamento della verità che bisogna credere [1]. Essa per questo stesso fatto è infallibile anche in materia di costumi, facendo parte della rivelazione, ed anche della verità stessa che bisogna. credere, la legge Evangelica, ossia la verità che bisogna praticare.
Ma la chiesa è dessa infallibile nell'insegnamento delle verità esplicitamente e formalmente  rivelate?
Essa è infallibile nell'insegnamento delle verità chiaramente e certamente contenute nella rivelazione, o che appartengono implicitamente alla fede.
Essa è infallibile eziandio nell'insegnamento delle verità essenzialmente e inseparabilmente legate alla rivelazione, o che hanno con la medesima una necessaria connessione. I teologi esprimono la stessa cosa con altri termini, quando e' dicono che la chiesa è infallibile nell'insegnamento delle cose che si rapportano alla fede ed ai costumi, ma che vi si riferiscono per se stesse e prossimamente, e non già di una maniera accidentale e rimota: Per se et proxime, non autem per accidens et remote.

Se la chiesa fosse infallibile nell'insegnamento delle cose che hanno rapporto qualunque, anche rimoto, colla verità rivelata, sarebbe allora in tutte le cose infallibile, perchè nel vasto insieme dell'ordine naturale e soprannaturale, le verità tutte non ne formano che una agli occhi di Dio. Giammai la chiesa si è attribuita una simile infallibilità. Essa non ha mai confusa la scienza sagra con le scienze profane, la scienza delle cose divine con la scienza delle cose umane. Essa lascia il mondo, e tutto ciò che non è rinchiuso nella sfera della fede, in re fidei, come dice Bellarmino, alle dispute degli uomini, e non interviene la medesima per condannarne l'errore, che allorquando questo viene a toccare la verità rivelata. Ella favorisce così essa stessa la scienza, non potendo la verità contraddire la verità.
Ma quando è che una verità appartiene implicitamente alla fede? E quando una verità è essenzialmente ed inseparabilmente collegata con la rivelazione, per se et proxime?
Quando la Chiesa la giudica tale, lo che essa non manca mai di far chiaramente vedere.
Dovendo la chiesa vegliare e conservare la verità rivelata in tutta la sua purezza, è infallibile altresì nella condanna delle proposizioni, che feriscono, in differenti maniere, la fede ed i costumi, o che li mettono a repentaglio [2].
Essa conseguentemente è infallibile in materia di fatti dogmatici, e diciam di fatti dogmatici, perchè essa non pretende affatto infallibilità in materia di fatti puramente personali od istorici, la conoscenza dei quali dipende principalmente dalla testimonianza degli uomini, non avendo spesso simili fatti relazione alcuna nè prossima nè essenziale con la fede. Ma sonovi dei fatti che si appellano dogmatici, poichè essi vanno essenzialmente ed inseparabilmente collegati colla fede, per esempio il fatto dell'esistenza del tale errore nel tal libro. Se la chiesa non fosse infallibile nel giudicare un tal fatto, nulla le servirebbe il condannare l'errore, non potendo indicare con certezza, ove esso si trova. I pastori divinamente istituiti per pascere le anime della vera dottrina, sarebbero in tal caso nella impotenza di adempiere al loro officio, e Gesù glielo avrebbe confidato in vano.
La chiesa è altresì infallibile in ciò che riguarda il culto divino, e la disciplina generale, perchè il divin culto, e la disciplina generale hanno sempre dei rapporti intimi con la fede e con i costumi. Se la chiesa potesse in queste materie prescrivere o approvare cose contrarie alla fede ed ai costumi, o che non fossero loro conformi, precipiterebbe essa inevitabilmente le anime nell'errore, e invece di salvarle, le perderebbe. Ma ciò non può avvenire, avendole Gesù Cristo promesso di essere con lei sino alla fine dei tempi. La chiesa dunque è infallibile in materia di disciplina generale in questo senso, cioè che quello che da essa vien generalmente prescritto o approvato in questa materia, non può mancare di essere in armonia con la verità e colla morale rivelate.   

Non possiamo far passaggio ad un altro soggetto, senza aver ben rischiarati gli spiriti illusi intorno alla natura ed alla portata delle definizioni della fede. S'immaginano costoro, che la chiesa, definendo un dogma, impone ai fedeli una nuova credenza. Non vi è cosa più falsa di questa. Una definizione di fede non è altro che una dichiarazione dogmatica di una verità contenuta nel deposito della rivelazione, e che ha fatto sempre parte della credenza della chiesa. La chiesa non inventa mai, essa giudica; e quando le si dimanda se la tale credenza fa parte del dogma, essa risponde. — Se è l'eresia che nega, la sua risposta è un anatema; e se è la buona fede che trovasi in esitanza, la sua risposta è una consolazione. Così è avvenuto che in diverse epoche, l'eresia, ossia la debolezza dello spirito umano (perchè lo spirito è debole anche negli uomini grandi) è stata l'occasione delle dichiarazioni dogmatiche della chiesa, e che il cozzo degli errori, o delle opinioni ha fatto scaturire dalla rocca su cui essa è fondata, non già delle verità nuove, ma delle nuove dichiarazioni.
Non debbonsi confondere due cose cotanto differenti come quella del credere e del sostenere un dogma, dice il Conte de Maistre.
«La chiesa cattolica non è argomentatrice di sua natura; essa crede senza entrare in disputa, perchè la fede è una credenza per amore, e l'amore non ama affatto gli argomenti.
«Il cattolico sa bene che non può ingannarsi, sa di più che se egli potesse ingannarsi, non vi sarebbe più verità rivelata, nè sicurezza alcuna per l'uomo quaggiù in terra, poichè ogni società divinamente istituita suppone l'infallibilità, come egregiamente diceva l'illustre Malebranche.
«La fede cattolica non ha dunque bisogno, e questo è il principal carattere, il quale non è abbastanza rimarcato; essa non ha bisogno, ripeto, di riconcentrarsi in se stessa, interrogarsi intorno alla sua credenza, e dimandare a se stessa, perchè essa crede; essa non è molestata da questa inquietudine disertatrice che agita le sette. È il dubbio che produce delle opere: perchè dunque scrivere, essa che non ha mai dubbio?
Ma se si viene ad oppugnare un qualche dogma, essa allora esce dal suo stato naturale; cerca ed esamina i fondamenti del dogma messo in disputa; interroga l'antichità, crea delle parole speciali, di cui la sua buona fede non avea affatto bisogno, ma rese poi necessarie per caratterizzare il dogma, ed innalzare tra noi ed i novatori un'eterna barriera [3].

http://www.jacqueslanciault.com/wp-content/QDSC_0538a_800.jpg
In questo modo souo state definite, e la Consostanzialità del Verbo contro l'Arianismo, e la Transostanziazione [4] contro i protestanti, definizioni che compendiano con un solo vocabolo l'immutabile credenza della chiesa intorno alla Divinità del Verbo, e intorno all'adorabile Sagramento dell'Eucaristia.
Non deve dunque porsi in obblio che la fede della chiesa precede alle definizioni dogmatiche, e che per essere vero fedele, non basta di credere solamente ciò che è definito contro l'eresia, nè di credere solamente quando è definito contro l'eresia: No, bisogna credere prima di tutto ciò che l'autorità della chiesa ci propone a credere come rivelato da Dio [5].
Del resto, Colui, la cui Sapienza sa far servire il male al progredimento del bene, sa fare altresì servire l'errore al progresso della verità, vogliam dire al progresso della scienza del dogma, dell'intelligenza della fede. Questo progresso esiste dice Pio IX, rammentando le parole di S. Vincenzo di Lerino: «Questo progresso esiste, ed è grandissimo, ma è il vero progresso della fede, non già il cambiamento. Bisogna che l'intelligenza, la scienza, e la saggezza di tutti come di ciascuno in particolare, delle epoche e dei secoli di tutta la chiesa, come degl'individui, crescono e fanno grandi, grandissimi progressi, affinchè più chiaramente si comprenda ciò che l'antichità venerava senza comprenderlo, affinchè le pietre preziose del dogma divino vengano elaborate, esattamente adattate, e ornate con saggezza, e si arricchiscano di grazia, di splendore, di bellezza: ma sempre nel medesimo genere, vale a dire nella medesima dottrina, nel medesimo senso, nella sostanza medesima, di modo che facendo uso di nuovi vocaboli, non si dicono pertanto cose novelle [6]