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sabato 27 settembre 2014

IL MODERNISTA RATZINGER SAREBBE UN VERO PAPA E BERGOGLIONE, della stessa combriccola conciliarista, NON LO SAREBBE? MA PER FAVORE….

BERGOGLIO PAPA NULLO: IL VERO RESTEREBBE RATZINGER?

DOPO LA “SPARATA” DI ANTONIO SOCCI

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

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Sono già molti quelli che non possono ammettere che uno come Bergoglio possa essere davvero un papa, ma per tante ragioni o pretesti diversi.

Qui ho già raccontato il caso del Rv. Paul Kramer, che amici mi hanno portato a visitare quando della sua visita in Portogallo un anno fa (vedi «VISITA AL RV. PAUL KRAMER, “FATIMITA” DEL GRUPPO GRUNER, CHE DICHIARA BERGOGLIO ERETICO E LA SEDE VACANTE, 27 dicembre 2013; «Rev. Paul Kramer, “Fatimita” del gruppo Gruner: il Papa è eretico. 13 dicembre 2013; IL VENTO GELIDO DELL’ “EVANGELII GAUDIUM”. Poiché in questo caso furono addotte giustamente delle ragioni dottrinali per giungere a tale conclusione, la mia visita era soltanto per far vedere a Kramer che le ragioni da lui trovate nella «Evangelii gaudium» risalivano al Vaticano 2º e dintorni, come pure il cosiddetto «Catechismo della Chiesa Cattolica». Perciò, sarebbe tutta la combriccola dei «papi conciliari» da incriminare insieme. Niente da fare! Bergoglio sarebbe davvero un eretico e papa nullo, ma Ratzinger rimarrebbe il vero papa!

Ora, vi è un libro di Antonio Socci, annunciato su Il Foglio di Giuliano Ferrara (24.09.2014) che ricalca questa «permanenza» di Benedetto 16º come papa, a causa di errori d’ordine legale, che renderebbero Bergoglio nullo:

  • «Dubbi che a un anno e mezzo dal cambio sul Soglio di Pietro non sono stati chiariti, domande rimaste senza risposta. Come quella relativa all’annullamento dello scrutinio che ha visto depositata nell’urna una scheda in più rispetto ai votanti. I cardinali, senza pensarci troppo, decisero di bruciare tutto e di effettuare subito un nuovo scrutinio. Peccato che, ricorda Socci, le norme non lo consentono e quindi l’elezione sia nulla. Mai avvenuta. La costituzione apostolica, dopotutto, prescrive che nessuno, se non il Papa, possa modificare le regole del Conclave. Che prescrivono al massimo quattro votazioni quotidiane, e non cinque come avvenuto. Niente di personale, giura Socci. Anche perché ammette di essere stato uno dei tanti che “hanno accolto Bergoglio a braccia spalancate. Gli comunicai (convintamente) che poteva contare pure sulla preghiera mia e della mia famiglia”. Tutto, in lui, faceva pensare a “una ventata di aria fresca per il Vaticano e per l’intera chiesa”. Però – e qui lo scrittore se la prende con i circoli tradizionalisti che accusano Francesco d’essere il fedele esecutore del Concilio, “sostenere oggi che le dichiarazioni di Bergoglio e Scalfari in fin dei conti sono in continuità con Benedetto XVI, con Giovanni Paolo II e con Paolo VI, ovvero che Bergoglio incarna l’essenza del Vaticano II, è assurdo” (!). Quella che è in corso, aggiunge l’autore del libro, che si spinge perfino a mettere in dubbio un’elezione papale, non è la realizzazione del Vaticano II, bensì “un abusivo Vaticano III”.
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  • «Roma. Continua a firmarsi Benedictus XVI, con tanto di P. P. a indicare la potestà papale, cosa che invece Francesco non ha mai fatto fin dal giorno del suo insediamento sulla cattedra petrina. Di bianco si vestiva e di bianco continua a vestirsi, anche se ha smesso la mantelletta e la fascia. Non c’è stato tempo per recuperare una tonaca nera in tutto il Vaticano, è la giustificazione un po’ fiacca che giunge d’oltretevere. Papa era e Papa rimane, benché emerito. S’è tenuto anche lo stemma con le chiavi decussate che qualche zelante cardinale esperto d’araldica aveva tentato di aggiornare, togliendo ogni riferimento al ministero petrino. Ma allora che valore ha la rinuncia annunciata da Joseph Ratzinger, assiso sul tronetto rosso in Sala Clementina, l’11 febbraio d’un anno fa tra la sorpresa dei porporati presenti, alcuni dei quali – non avvezzi al latino – non avevano capito la portata di quanto stava accadendo, “caso unico nei duemila anni di storia della chiesa”? A chiederselo è lo scrittore cattolico Antonio Socci, in “Non è Francesco”, corposo libro in uscita per Mondadori ai primi d’ottobre e potente manifesto antibergogliano, scritto – dice l’autore – in obbedienza “al grido della mia coscienza”. Benedetto, scrive Socci, avrebbe rinunciato solo all’esercizio attivo del ministero, mentre quello petrino “è per sempre”. E se una cosa è per sempre, non può essere revocata. E’ la trasposizione dell’antica regola benedettina del semel abbas semper abbas. E’ rimasto perfino dentro il recinto di Pietro, non chiudendosi in qualche monastero della Provenza come suggeritogli da più parti. Il Papa emerito non parla, ma “parlano però i suoi gesti, i suoi segni e le sue decisioni”, osserva l’autore, compresi i silenzi: “Sa che ogni sua parola pubblica potrebbe attirare l’attenzione, e qualsiasi cosa dicesse verrebbe letta pro o contro il suo successore”, diceva il segretario e prefetto della Casa pontificia, mons. Georg Gänswein in un’intervista al Messaggero.»

domenica 21 settembre 2014

"AMMAZZA, AMMAZZA...SONO TUTTI UNA RAZZA!". QUELLI DELLA FRATERNITA’ SAN PIO X, e quelli che li fiancheggiano, liberali tutti…

« Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema. »
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)
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MGR WILLIAMSON: A BISHOP IN HIS OWN STORM!

di don Floriano Abrahamowicz
Strano!? Paradosso!? Mgr Fellay e Mgr Williamson cioè “l’estrema destra” e “l’estrema sinistra” di quella che fu la Fraternità San Pio X sono assaliti da tantissime domande a riguardo della chiesa conciliare. Sono domande che ci si poneva sin dai tempi del concilio: che cosa sta succedendo nella Chiesa? Ma può un Papa, un concilio insegnare qualche cosa che contraddice il magistero infallibile della Chiesa? E se non è solo uno (come Ario o Lutero) ma se la maggioranza dei prelati avallano questi errori? Se dunque la collettività dell’episcopato non professa più integralmente la fede cattolica, possono essere considerati ancora cattolici? O cessano di esserlo, come era il caso dei protestanti anche se rimanevano nelle chiese, portavano gli abiti sacerdotali, celebravano perfino la liturgia come prima? Tante sono le domande alle quali si aggiungeva quella molto grave: ma sono ancora valide le nuove consacrazioni episcopali? tutte domande, anche quest’ultima che poi noi seminaristi, in seminario studiammo… Le risposte ci furono date. La non identità tra “chiesa ufficiale” e chiesa visibile fondata da Gesù Cristo ci fu insegnata. Infine la necessità di dichiarare al grande pubblico queste realtà, “senza urtare, con tatto”, Mgr Lefebvre lo chiedeva. Intanto che i suoi sacerdoti riflettessero, mantenendo pubblicamente il dubbio che i “papi conciliari” lo fossero, procedette legittimamente alle consacrazioni episcopali del 1988.
Risolvendo il dubbio che i “papi conciliari” non sono papi; assimilando e comunicando ai fedeli che la chiesa conciliare non è la chiesa fondata da Gesù Cristo; che le nuove consacrazioni episcopali sono invalide, il dovere si impone di non avere nessun rapporto ecclesiale con la “chiesa ufficiale”
Ora né il liberale Mgr Fellay, né il grande antiliberale Mgr Williamson hanno seguito le orme del venerato fondatore.
Ecco perché le domande i fedeli non le fanno a chi ha dato la risposta, ma ai Monsignori Fellay e Williamson.
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L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele
Nel periodo in cui Mgr Lefebvre si accingeva a consacrare quattro vescovi per la sua Fraternità, il valente Arcivescovo usava chiedere l’opinione in proposito ad alcuni amici che lo visitavano. Una di queste risposte è stata immediata: “Senz’entrare nel merito della vostra decisione episcopale, sembra certo che, così come Voi agite da leone, da quanto si sa della vostra nidiata interna, non c’è d’aspettarsi che la comparsa di quattro gatti confusi!”
Monsignor Lefebvre avrebbe voluto contraddire quella battuta burlesca, ma ha potuto solo esprimere un sorriso amaro; probabilmente già prevedeva cosa sarebbe successo. Non per altro aveva visto passare la Sua Fraternità e Seminari per tante crisi profonde. La trasferta in blocco da Albano a Ecône; poi, quando ha dovuto lasciare la direzione a Rickenbach per assumere personalmente la guida del Seminario di Ecône, a causa di gravi disguidi nel suo insegnamento. E poi il tradimento dei monaci di don Gérard del Barroux. Insomma, delle tempeste interne che lo tenevano preoccupato quasi quanto a causa di quelle planetarie. Di positivo c’è stata solo l’adesione negli anni Ottanta del Vescovo Antonio de  Castro Mayer di Campos, che però, proprio allora veniva allontanato dalla sua Diocesi. Io sono testimone della sua lotta per mantenere il suo popolo e sacerdoti nella Tradizione della Chiesa contro le novità del Vaticano 2º. Ma quanto può durare tale resistenza se quasi tutti sono aperti al tradimento in seguito al tradimento dei suoi preti, quale Rifan, oggi vescovo conciliare e bergogliano?
Tante defezioni hanno falcidiato la Fraternità, come quella, importante, dei sacerdoti in America del Nord, che volevano giustamente la definizione dell’Arcivescovo riguardo all’autorità romana. Quella di cui più tardi avrebbe scritto:
« La chaire de Pierre et les postes d’autorité de Rome étant occupés par des antichrists, la destruction du Règne de Notre Seig­neur se poursuit rapidement à l’intérieur même de son Corps mystique ici­ bas, spécialement par la corruption de la sainte Messe, expression splendi­de du triomphe de Notre Seigneur par la Croix : «Regnavit a ligno Deus», et source d’extension de son Règne dans les âmes et dans la société. »
Non voleva che si ammettesse questa realtà allora e Williamson gli era rimasto fedele in questo silenzio. Ma adesso si capisce che da ex anglicano, già avendo avuto re e regine come capo della sua chiesa, era un tanto indifferente, come lo è ancora, alla persona che rappresenta come Vicario, Gesù Cristo in terra. Eppure il Signore ha voluto il Pontefice Romano come Suo unico rappresentante, conferendogli il potere extraordinario della infallibilità su questione di Fede e di Morale. Perciò prega per Pietro e successori, affinché la loro fede non venga meno (Lc 22, 32). Per Mons. Williamson, nel suo ultimo commento «eleison» (374), quel che esiste è solo l’infallibilità della Chiesa. Vediamo.

mercoledì 17 settembre 2014

"Ecco le prove su come sono cadute le torri l’11 settembre"

Fonte: POP OFF…
Per la prima volta un rappresentante dell’associazione ingegneri e architetti per la verità sull’11 settembre viene intervistato da un network nazionale Usa. «Le prove e le testimonianze a favore di una demolizione controllata sono schiaccianti. Ma le autorità continuano a ignorarle. Bisogna riaprire le indagini ufficiali».
di Franco Fracassi
Il momento del crollo della torre nord. Il momento del crollo della torre nord.
«La maggioranza di noi crede già di sapere come siano crollate le torri gemelle, perché c’è stato raccontato nella versione ufficiale. La maggioranza degli architetti e degli ingegneri non dubita nemmeno lontanamente della storia che l’Istituto nazionale per gli standard nella tecnologia (Nist) ci ha presentato. Poi, però, quando vedono le prove sulle torri gemelle, come per l’edificio 7, finiscono per darci ragione a stragrande maggioranza, e molti di loro firmano la nostra petizione. Lo ripeto, sono duemiliaduecento architetti e ingegneri che chiedono una vera indagine ora che le prove sono chiaramente disponibili nei video». L’architetto di San Francisco Richard Gage è il fondatore dell’associazione degli “Architetti e ingegneri per la verità sull’11 settembre”. Sono anni che ha in mano le prove sufficienti per far riaprire l’inchiesta. Ma solo il primo agosto di quest’anno (tredici anni dopo la strage) un network statunitense ha deciso di intervistarlo.
Popoff in passato ha più volte dimostrato come la versione ufficiale su quegli attentati faccia acqua da tutte le parti e su come esista una vasta casistica di prove e testimonianze che portano a una ricostruzione diversa da quella comunemente conosciuta di quella giornata e dei fatti che l’hanno segnata.
È la prima volta che anche un network dell’importanza di C-Span spezza il muro di silenzio e di disinformazione che si è creato intorno a chi cerca di battersi per arrivare alla verità sull’11 settembre.
Il racconto di Gage non si focalizza sulle torri gemelle, bensì su un terzo edificio crollato quel giorno al World Trade Center. Un grattacielo di cui nessuno parla mai. Ma che è un tassello fondamentale per comprendere i fatti di quel giorno. L’edificio 7 (tutti i grattacieli del World Trade Center erano numerati, le torri erano gli edifici 1 e 2) venne giù alle cinque e venti del pomeriggio dell’11 settembre. Sette ore dopo il crollo delle torri gemelle. Nessuno si curò particolarmente di quel grattacielo alto duecentoventi metri sbriciolatosi nel nulla. Eppure…
L'edificio 7 immerso dal fumo dei detriti subito dopo il crollo della torre nord, la seconda a disintegrarsi. L’edificio 7 immerso dal fumo dei detriti subito dopo il crollo della torre nord, la seconda a disintegrarsi.
Gage: «Siamo in grado di esibire prove di demolizione controllata, in particolare per il terzo grattacielo crollato quel giorno, il World Trade Center 7. Gli architetti e gli ingegneri di tutto il mondo non sono per niente informati di quello che è stato il terzo peggior crollo strutturale in tutta la storia moderna. Qui abbiamo un grattacielo di cinquantadue piani che alle cinque e venti di quel pomeriggio viene giù come un sasso, con accelerazione da caduta libera, dritto verso il basso, in modo uniforme, simmetrico, come abbiamo visto. Un edificio con quarantamila tonnellate di strutture in acciaio non può venir giù in quel modo, a causa di semplici incendi da ufficio, che è la motivazione ufficiale data dal Nist, senza che tutte le ottanta colonne di ciascun piano vengano rimosse simultaneamente e in modo sincronizzato, piano dopo piano. È una cosa che abbiamo già visto, come nei vecchi alberghi di Las Vegas. Ha esattamente l’aspetto di una demolizione controllata. Ma il Nist dice di no. Loro dico che l’edificio è crollato a causa di un nomale incendio d’ufficio. Quindi, si può iniziare a vedere il problema sin dall’inizio. Normali incendi d’ufficio non hanno mai fatto crollare prima nella storia un gratacielo. Noi facciamo grattacieli in acciaio con protezioni antincendio per un ottimo motivo, e questi hanno protetto le nostre torri per moltissimo tempo».
Il crollo dell'edificio 7 secondo per secondo. Dalla sequenza fotografica si vede la stranissima caratteristica del crollo del grattacielo. Sembra un pilastro che si inabissa verticalmente, sparendo tra le macerie del World Trade Center. Il crollo dell’edificio 7 secondo per secondo. Dalla sequenza fotografica si vede la stranissima caratteristica del crollo del grattacielo. Sembra un pilastro che si inabissa verticalmente, sparendo tra le macerie del World Trade Center.
L’associazione presieduta da Gage raccoglie duemiladuecento architetti e ingegneri di tutto il mondo. Professionisti che hanno esposto le prove raccolte in oltre trecento conferenze in trentadue Paesi dei cinque continenti e in ottantadue città americane diverse.
«Presentiamo delle prove di una demolizione con esplosivi. E queste prove non solo sono visibili nei video, ma vengono anche sentite dalla voce dei soccorritori, che parlano di esplosioni durante la distruzione di questi edifici, che parlano di pozze di metallo fuso che scorrevano come lava. Lo stesso Leslie Robertson, l’ingegnere strutturista del World Trade Center, cita un fiume d’acciaio che scorreva. Questo dimostra temperature superiori ai mille gradi centigradi. Mentre gli incendi da ufficio non arrivano nemmeno alla metà di quelle temperature. Abbiamo quindi un problema molto serio, e bisogna dare una spiegazione nell’ambito del rapporto ufficiale per quanto riguarda queste temperature estremamente alte e per la presenza di metallo fuso, che viene documentata dalla stessa Fema (la protezione civile statunitense)», prosegue l’architetto.

lunedì 8 settembre 2014

“Chiunque vuole essere salvato, deve prima di tutto detenere la Fede Cattolica, colui che non la conserva integra ed inviolata andrà, senza alcun dubbio, alla sua perdizione eterna.”

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Restate saldi nella Tradizione, negli insegnamenti della Chiesa sin dalle origini; questa è l'unica garanzia per un futuro pieno di speranza nel bene, Ma non è così ai giorni nostri, dove regnano le tenebre più fitte, proprio a causa di questo cercare sempre qualcosa di nuovo,di diverso...... (San Pio da Pietrelcina)
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LEGGIAMO COSA BLATERA BERGOGLIONE FALSO PAPA CATTOLICO MA AUTENTICO PONTEFICE DELLA FALSA CHIESA CONCILIARE RIGUARDO AD UN PRESUNTO INCONTRO CON NOSTRO SIGNORE NEI NOSTRI PECCATI:
…Però quando lo Spirito incontra il nostro cuore? È lo stesso San Paolo che ci aiuta in questo, dicendo “‘Io soltanto mi vanto dei miei peccati’. Scandalizza, questo. – ha commentato Bergoglio – E poi, in un altro brano, dice: ‘Io soltanto mi vanto in Cristo e questo Crocifisso’.
Incontriamo Gesù nei nostri peccati, perché Gesù è venuto per i peccatori: Gesù mi aspetta proprio lì, nell’ “incontro tra i miei peccati e il sangue di Cristo, che mi salva. E quando non c’è quell’incontro, non c’è forza nel cuore”…
CODESTO SIGNORE NON PUO’ ESSERE IL VICARIO DI NOSTRO SIGNORE. Si ricorda che un vero Pontefice non può sbagliare riguardo alla fede e alla morale in quanto assistito dallo Spirito Santo che non gli permette di sbagliare, oramai le prove che questi signori conciliari travestiti di bianco non hanno in sè lo Spirito di Dio che dà loro giurisdizione sulla Chiesa Cattolica è evidente…
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Papa Eugenio IV, Concilio di Firenze, Sessione 8, 22 Novembre 1439, ex-cattedra: “In sesto luogo, una regola della Fede riassunta dal beatissimo Atanasio che inizia: “chiunque vuole essere salvato, deve prima di tutto detenere la Fede Cattolica, colui che non la conserva integra ed inviolata andrà, senza alcun dubbio, alla sua perdizione eterna.” Ora la Fede Cattolica consiste in questo: noi veneriamo un solo Dio nella Trinità e la Trinità nella unità, senza confondere le persone né dividere la sostanza; altro in effetti è la persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno una medesima divinità, una gloria uguale, una stessa eterna maestà. Ed in questa Trinità niente è anteriore o posteriore, niente è più grande o meno grande, ma tutte tre le persone sono coeterne e coeguali, cosicché in tutto, come già detto prima, si deve venerare tanto l’unità nella Trinità quanto la Trinità nell’unità. Dunque, colui che vuole essere salvato deve pensare questo della Trinità. Ma è necessario alla salvezza eterna di credere fedelmente anche nell’Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo…Gesù Cristo, Figlio di Dio, è Dio e uomo… Tale è la Fede Cattolica: se qualcuno non la crede fedelmente e fermamente, non potrà essere salvato.”