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domenica 29 marzo 2015

DOMINÍCA SECUNDA PASSIÓNIS SEU IN PALMIS - II DOMENICA DI PASSIONE Santa Messa rigorosamente "Non Una Cum" con gli apostati Vaticanosecondisti...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Philippénses, 2, 5-11 
 
Fratres: Hoc enim sentíte in vobis, quod et in Christo Iesu: qui cum in forma Dei esset, non rapínam arbitrátus est esse se æquálem Deo: sed semetípsum exinanívit formam servi accípiens, in similitúdinem hóminum factus, et hábitu invéntus ut homo. Humiliávit semetípsum, factus obédiens usque ad mortem, mortem áutem crucis. Propter quod et Deus exaltávit illum, et donávit illi nomen, quod est super omne nomen: (hic genufléctitur) ut in nómine Iesu omne genu flectátur coeléstium, terréstrium, et infernórum, et omnis lingua confiteátur, quia Dóminus Iesus Christus in glória est Dei Patris.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli: abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;  ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.  
M. - Deo grátias. 

mercoledì 25 marzo 2015

"Noi siamo Cattolici-Romani integrali. Come l’indica questa parola, il Cattolico-Romano integrale accetta integralmente la dottrina, la disciplina, le direzioni della Santa Sede e tutte le loro legittime conseguenze per l’individuo e per la società. Esso è «papalino», «clericale», antimodernista, antiliberale, antisettario".


 Papa Leone XIII, Sapientiae Christianae, 10 Gennaio 1890: “Come dice San Tommaso: “ciascuno è tenuto a manifestare pubblicamente la sua Fede, sia per istruire incoraggiare gli altri fedeli, sia per respingere gli attacchi degli avversari”. Indietreggiare davanti al nemico e conservare il silenzio, quando da tutte le parti si alzano tali clamori contro la Verità, è il comportamento di un uomo senza carattere, o che dubita della verità delle sue credenze.”
 

Con questo scritto non si vuole mettere in dubbio la validità e la leicità della Consacrazione svolta da Monsignor Williamson ma si vuole solo analizzare quali siano state le motivazioni per cui si è svolto l’evento.
 
Prima di fare un breve commento alle parole lette durante il “Mandato Romano” che autorizzava l’elezione del Nuovo Vescovo da parte di Monsignor Williamson e di un passaggio dell’intervista fatta a Monsignor Faure leggiamo cosa asserisce il Supremo magistero della Chiesa Cattolica rispetto a chi si aggrava del delitto di scisma dalla Suprema Autorità della Chiesa, chiaramente in un tempo di normalità e di ordine:

 
http://3.bp.blogspot.com/-gOrKxs4KVpA/U_03H7hYrQI/AAAAAAAAAQ4/336H9BwxcPk/s1600/papa-pio-ix.jpg6. La frode più usata per ottenere il nuovo scisma è il nome di cattolico, che gli autori e i loro seguaci assumono ed usurpano malgrado siano stati ripresi dalla Nostra autorità e condannati con Nostra sentenza. Fu sempre cosa importante per eretici e scismatici dichiararsi cattolici e dirlo pubblicamente, gloriandosene, per indurre in errore popoli e Principi. E questo lo attestò tra gli altri il Presbitero San Girolamo : "Sono soliti gli eretici dire al loro Re o al loro Faraone: siamo figli di quei sapienti che fin dall’inizio ci tramandarono la dottrina degli Apostoli; siamo figli di quegli antichi re che si chiamano i re dei Filosofi e abbiamo unito la scienza delle Scritture con la sapienza del mondo"…
8. Che fosse subdola e capziosa la formula di fede da essi pubblicata è confermato anche dal fatto che avevano respinto la dichiarazione o professione di fede proposta ritualmente dalla Nostra autorità, e che il Venerabile Fratello Antonio Giuseppe, Arcivescovo di Tiane, Delegato Apostolico a Costantinopoli, aveva ordinato loro di sottoscrivere con lettera monitoria, ad essi inviata il 29 settembre dello stesso anno. È alieno sia dal divino ordinamento della Chiesa, sia dalla sua perpetua e costante tradizione, che qualcuno possa affermare la propria fede e asserire di essere veramente cattolico, se non partecipa di questa Sede Apostolica. A questa Sede Apostolica , per il suo particolarissimo primato, tutta la Chiesa, ossia i fedeli, ovunque si trovino, devono aderire, e chiunque abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa, soltanto falsamente può affermare di appartenere alla Chiesa. Pertanto è già scismatico e peccatore colui che colloca un’altra cattedra in contrapposizione all’unica Cattedra del Beato Pietro, dalla quale promanano, verso tutti, i diritti di una veneranda comunione.
9. Certamente, tutto questo non era sconosciuto ai preclarissimi Vescovi delle Chiese Orientali. Infatti, nel Concilio di Costantinopoli celebrato nell’anno 536, Menna, Vescovo di quella città apertamente dichiarava ai Padri, che approvavano: "Noi, come la vostra carità già conosce, seguiamo la Sede Apostolica e le obbediamo; riconosciamo in comunione con essa i suoi membri che l’approvano, mentre condanniamo coloro che essa condanna". Ancora più apertamente ed espressamente San Massimo , Abate di Crisopoli e confessore della fede, parlando di Pirro Monotelita dichiarava: "Se non vuole essere eretico e non vuole sentirselo dire, non si metta dalla parte di questo o di quello: ciò è inutile e irragionevole perché se c’è uno che si scandalizza di lui, tutti sono scandalizzati, e se uno è appagato, tutti senza dubbio sono appagati. Quindi si affretti ad accordarsi su tutto con la Sede Romana. Una volta accordatosi con essa, tutti insieme e ovunque lo riterranno pio e ortodosso. Infatti parla inutilmente chi crede che una persona siffatta debba essere persuasa e sottratta al castigo da me; egli non dà garanzie e implora il beatissimo Papa della santissima Chiesa dei Romani, cioè la Sede Apostolica, la quale dallo stesso Verbo di Dio incarnato, ma anche da tutti i santi Sinodi, secondo i sacri canoni ricevette e detiene il governo, l’autorità e il potere di legare e di sciogliere in tutto e su tutto, quanto si riferisce alle sante Chiese di Dio che esistono su tutta la terra". Perciò Giovanni, Vescovo di Costantinopoli, dichiarava ciò che poi avvenne nell’ottavo Concilio Ecumenico, cioè "che i separati dalla comunione della Chiesa Cattolica, cioè coloro che non sono in accordo con la Sede Apostolica, non dovevano essere nominati nella celebrazione dei Sacri Misteri"; con ciò si significava palesemente che essi non venivano riconosciuti come veri cattolici.
È alieno sia dal divino ordinamento della Chiesa, sia dalla sua perpetua e costante tradizione, che qualcuno possa affermare la propria fede e asserire di essere veramente cattolico, se non partecipa di questa Sede Apostolica. A questa Sede Apostolica , per il suo particolarissimo primato, tutta la Chiesa, ossia i fedeli, ovunque si trovino, devono aderire, e chiunque abbandona la Cattedra di Pietro sulla quale è fondata la Chiesa, soltanto falsamente può affermare di appartenere alla Chiesa. Pertanto è già scismatico e peccatore colui che colloca un’altra cattedra in contrapposizione all’unica Cattedra del Beato Pietro, dalla quale promanano, verso tutti, i diritti di una veneranda comunione…
12. Ma, affermano i Neoscismatici, non si è trattato di dogmi, ma di disciplina a questa infatti si riferisce la Nostra Costituzione Reversurus pubblicata il 12 luglio 1867 ; quindi a coloro che la contestano non possono non essere negati il nome e le prerogative di cattolici: e Noi non dubitiamo che a voi non sfuggirà quanto sia futile e vano questo sotterfugio. Infatti, tutti coloro che ostinatamente resistono ai legittimi Prelati della Chiesa, specialmente al sommo Pastore di tutti, e si rifiutano di eseguire i loro ordini, non riconoscendo la loro dignità, dalla Chiesa Cattolica sono sempre stati ritenuti scismatici. Per quanto hanno fatto i sostenitori della fazione Armena di Costantinopoli, nessuno potrà ritenerli immuni dal reato di scisma, anche se non sono stati condannati come tali dall’autorità apostolica. La Chiesa, come hanno insegnato di Padri è un popolo riunito con un sacerdote; è un gregge che aderisce al suo Pastore: perciò il Vescovo è nella Chiesa, e la Chiesa nel Vescovo, e chi non è con il Vescovo, non è nella Chiesa. Del resto, come ammoniva il Nostro Predecessore Pio VI nella lettera Apostolica con cui condannò in Francia la costituzione civile del Clero, spesso la disciplina aderisce talmente al dogma e influisce a tal punto sulla conservazione della sua purezza che i sacri Concilii in moltissimi casi non hanno dubitato di separare con anatemi dalla comunione della Chiesa i violatori della disciplina.
13. Questi Neoscismatici sono andati veramente oltre dal momento che vanno dicendo che "nessuno scisma è per se stesso un’eresia, tale da essere visto rettamente come allontanamento dalla Chiesa" . Infatti non si sono fatti scrupolo di accusare la Sede Apostolica come se, oltrepassando i limiti della Nostra potestà, avessimo avuto la presunzione di porre mano alla falce in campo altrui, pubblicando alcune norme di disciplina da osservarsi nel patriarcato Armeno; come se le Chiese degli Orientali dovessero osservare con Noi la sola comunione e unità di fede, e non fossero sottomesse alla potestà apostolica del Beato Pietro in tutte le materie che riguardano la disciplina. Inoltre, siffatta dottrina non solo è eretica dopo che sono state deliberate dal Concilio Ecumenico Vaticano la definizione e la proclamazione del potere e della natura del primato pontificio, ma anche perché come tale l’ha sempre ritenuta e condannata la Chiesa Cattolica. Fin d’allora i Vescovi del Concilio Ecumenico di Calcedonia professarono chiaramente nei loro Atti la suprema autorità della Sede Apostolica, e richiedevano umilmente dal Nostro Predecessore San Leone la conferma e la validità dei loro decreti, anche di quelli che riguardavano la disciplina.
14. E in realtà il successore del Beato Pietro , per il fatto stesso che per successione tiene il posto di Pietro, vede assegnato a sé per diritto divino tutto il gregge di Cristo, avendo ricevuto assieme all’Episcopato il potere del governo universale, mentre agli altri Vescovi viene assegnata una particolare porzione del gregge, non per diritto divino, ma per diritto ecclesiastico, non per bocca di Cristo, ma per l’ordinamento gerarchico onde poter esercitare in esso una ordinaria potestà di governo. Se la suprema autorità dell’assegnazione venisse tolta a San Pietro e ai suoi successori, prima di tutto vacillerebbero le stesse fondamenta delle principali Chiese e le loro prerogative. "Se Cristo volle che ci fosse qualcosa in comune fra Pietro e gli altri pastori, non concesse mai alcunché se non per mezzo di lui"…
(Enciclica Quartus supra del Beato Sua Santità Pio IX)

Infine:
 
http://www.papapionono.it/img/fotopionono.jpg…Proclamiamo quindi e dichiariamo che la Chiesa Romana, per disposizione del Signore, detiene il primato del potere ordinario su tutte le altre, e che questo potere di giurisdizione del Romano Pontefice, vero potere episcopale, è immediato: tutti, pastori e fedeli, di qualsivoglia rito e dignità, sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo. In questo modo, avendo salvaguardato l’unità della comunione e della professione della stessa fede con il Romano Pontefice, la Chiesa di Cristo sarà un solo gregge sotto un solo sommo pastore. Questa è la dottrina della verità cattolica, dalla quale nessuno può allontanarsi senza perdita della fede e pericolo della salvezza…
(Pastor aeternus del Beato Sua Santità Pio IX)
 
Come si evince da ciò che è scritto in questi infallibili documenti e che i fedeli cattolici, sia laici che Consacrati, che si pongono fuori di questa dottrina di fatto si collocano nel delitto di Scisma dalla Suprema autorità della Chiesa che è il Sommo Pontefice:
sono vincolati, nei suoi confronti, dall’obbligo della subordinazione gerarchica e della vera obbedienza, non solo nelle cose che appartengono alla fede e ai costumi, ma anche in quelle relative alla disciplina e al governo della Chiesa, in tutto il mondo (Pastur Aeternus)”.

 
 
Per questo, prima di ogni commento all’evento della Consacrazione a Vescovo di Monsignor Faure, è stato giusto ricordare cosa afferma il Supremo magistero della Chiesa affinché non si dica che le nostre affermazioni vengono da noi e non dalla Chiesa, in definitiva si deve obbedienza al Sommo Pontefice (e di conseguenza ai Vescovi residenziali a Lui sottomessi) sia nella cose che riguardano la fede e la morale ma anche quelle relative alla disciplina, quindi se si riconosce come vera autorità l’attuale gerarchia eretica della falsa Chiesa Conciliare gli si dovrebbe totale ubbidienza in tutto, ma come si vedrà il permesso al presunto “Pontefice” per effettuare la nuova Consacrazione non è stata nemmeno chiesta ma si è agito a prescindere da essa causa l’eresia che essi proclamano dalla mattina alla sera dal conciliabolo sino ad oggi, tutto questo è avvenuto al contrario, (nonostante che nel personale mandato si affermi che si desidera seguire la linea di Lefebvre), di come fece Monsignor Lefebvre che si adoperò in varie trattative con i Vaticanosecondisti per ottenere il mandato Pontificio per la consacrazione Vescovile.
 
In questa vicenda la prima domanda che sorge spontanea è questa:
In questo tempo di disordine all’interno della chiesa è necessario Consacrare nuovi Vescovi secondo il rito Tradizionale? Assolutamente si, dato che ad oggi la cosiddetta “Sessio” è assente in quanto la Sede Apostolica è vacante, (per causa dell’eresia modernista materiale e formale dei Vaticanosecondisti che hanno usurpato tutte le sedi della Chiesa), di un Pontefice Cattolico ed è necessario avere dei Vescovi Cattolici integrali per mantenere inalterata la “Missio”, per la salvezza delle anime, in attesa che la “Sessio” sia ristabilita, con l’elezione di un legittimo Pontefice Cattolico, e la Chiesa ritorni in ordine.
 
La dottrina della Chiesa rispetto alla “Sessio” afferma: (cf can. 108 § 3 del CjC, 1917): “Per divina istituzione, la sacra gerarchia è composta, in ragione dell’ordine, di vescovi, sacerdoti e ministri; in ragione della giurisdizione del pontificato supremo e dell’episcopato subordinato”.
 
La seconda è Questa: la Consacrazione di Monsignor Faure è avvenuta secondo la retta fede Cattolica, o è stata inficiata da motivazioni che non permetteranno di ristabilire la “Sessio”, che è un potere prettamente Papale? Noi pensiamo di si, a causa del continuo riconoscimento a presunte "Autorita", una ciurma di delinquenti della fede:
Leggiamo il Mandato Apostolico, chiamato durante il Rito di Ordinazione di “emergenza”:
 
“…Come molti già sanno, le prime parole del Rito della Consacrazione Episcopale sono quelle della dichiarazione che l’assistente anziano fa al vescovo consacrante:
“Reverendíssime Pater, póstulat sancta mater Ecclésia cathólica, ut hunc praeséntem Presbyterum ad onus Episcopátus sublevétis”
“Reverendissimo Padre, nostra santa Madre la Chiesa cattolica, Le chiede di elevare questo qui presente presbitero all’onere dell’Episcopato.”


(Dato che Williamson, la San Pio X e le vedove inconsolabili Ratzingeriane riconoscono come autentiche le autorità eretiche Vaticanosecondiste non si capisce come si possa affermare che la Chiesa ha chiesto di Consacrare un nuovo Vescovo quando in realtà non gli è stato nemmeno chiesto quindi per quanto ci riguarda questa affermazione è falsa)

sabato 21 marzo 2015

DOMÍNICA PRIMA PASSIÓNIS - Domenica della Passione - Santa Messa rigorosamente "Non Una Cum" con gli impostori vaticanosecondisti...


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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Hebræos, 9, 11-15 
 
Fratres: Christus assístens póntifex futurórum bonórum, per ámplius et perféctius tabernáculum non manufáctum, id est, non huius creatiónis: neque per sánguinem hircórum aut vitulórum, sed per próprium sánguinem introívit semel in sancta, ætérna redemptióne invénta. Si enim sánguis hircórum et taurórum, et cinis vítulæ aspérsus, inquinátos sanctíficat ad emundatiónem carnis; quanto magis sánguis Christi, qui per Spíritum Sanctum semetípsum óbtulit immaculátum Deo, emundábit consciéntiam nostram ab opéribus mórtuis, ad serviéndum Deo vivénti? Et ídeo novi testaménti mediátor est: ut morte intercedénte, in redemptiónem eárum prævaricatiónum, quæ erat sub prióri testaménto, repromissiónem accípiant, qui vocáti sunt ætérnæ hereditátis, in Cristo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli: Cristo invece, venuto come sommo sacerdote di beni futuri, attraverso una Tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano di uomo, cioè non appartenente a questa creazione,  non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue entrò una volta per sempre nel santuario, procurandoci così una redenzione eterna. Infatti, se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, sparsi su quelli che sono contaminati, li santificano, purificandoli nella carne, quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio vivente? Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, perché, essendo ormai intervenuta la sua morte per la rendenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza, coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa.
M. - Deo grátias.

venerdì 20 marzo 2015

A CONSACRAZIONE AVVENUTA ATTENDIAMO ULTERIORI INFORMAZIONI PER ESPRIMERE UN GIUDIZIO, speriamo che non sia un altro Vescovo della linea gallicana della ex Fraternità San Pio X...



La Consacrazione del nuovo Vescovo è avvenuta, ora attendiamo l'omelia di Monsignor Williamson e la lettura del mandato Romano, del rito di Consacrazione, che riguarda in particolare e direttamente il Papato e l'incardinazione che da esso deriva per comprendere quali siano le motivazioni che hanno spinto Williamson a Consacrare un Vescovo, una cosa è certa ora nella chiesa in disordine non è in atto nessun potere di giurisdizione Papale in quanto la chiesa, causa l'eresia materiale ed assolutamente formale dei modernisti assassini della fede che hanno occupato tute le sedi della Chiesa Cattolica, è priva momentaneamente di un Pontefice Cattolico validamente ordinato secondo la fede Cattolica quindi, come ho affermato precedentemente, attendiamo le motivazioni prima di esprimere un giudizio completo dell'evento, una cosa si puo' plaudire è il fatto che un altro Vescovo validamente ordinato, al contrario dei vaticanosecondisti, potra' amministrare i Sacramenti validi della vera Chiesa Cattolica per la salvezza delle anime...
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mercoledì 18 marzo 2015

CONFERMATA LA CONSACRAZIONE EPISCOPALE DEL Rev. P. Jean Michel Faure DALLE MANI DI Monsignor Williamson...



E' confermato domani ci sarà la Consacrazione Episcopale
 Mosteiro da Santa Cruz,
Nova Friburgo / RJ - Brasile
Orario: 09h00min am
Scelto: Rev. P. Jean Michel Faure
dalle mani di Monsignor Richard Williamson

Data: 19 Marzo 2015 - Festa del Glorioso Patriarca San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e protettore della Chiesa universale

martedì 17 marzo 2015

Mons. R. Williamson consacrerà un nuovo Vescovo...STAREMO A VEDERE...

Fonte: Radio Spada...
La notizia è recente e dice che giovedì prossimo – 19 marzo, Festa di San Giuseppe – Mons. R. Williamson (il vescovo espulso dalla Fraternità San Pio X) consacrerà un nuovo vescovo, probabilmente si tratterà di Jean-Michel Faure, 73 anni, ordinato prete da Mons. M. Lefebvre nel 1977. Il tutto dovrebbe svolgersi a Nova Friburgo in Brasile.
Forse non sarà l’unica consacrazione: anche Fr. Innocent Marie (ordinato prete nel 1982) potrebbe diventare vescovo.
Queste le indiscrezioni riportate da Rorate Caeli.

Una giornata di conferenze non conformi, targata RADIO SPADA...

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Una giornata di conferenze non conformi,
targata RADIO SPADA



EUROPA, EUTANASIA DELLA CHRISTIANITAS
 

Reggio Emilia
25 aprile 2015
Agriturismo “Il Bove”,
Via Salimbene da Parma, 115



Ore 10: Apertura dei banchetti librari con i testi delle Edizioni Radio Spada, ritrovo degli ospiti provenienti da tutta Italia.

Ore 11: Prima Conferenza: “Europa” senza anima, Vaticano senza Dottrina. Quali prospettive per la “Chiesa di Francesco”?

Andrea Zambrano (giornalista di ‘Prima Pagina Reggiocollaboratore de ‘Il Giornale’ e de ‘La Bussola Quotidiana
introduce Danilo Quinto (autore del libro ‘Ancilla Hominis’ pubblicato dalle Edizioni Radio Spada)

Ore 12: Pranzo e ricreazione (costo: 25 euro, importante prenotarsi). Libero accesso ai banchetti librari.

Ore 14: Breve monologo teatrale a cura del Prof. Luca Fumagalli intitolato “Il mio nome è Simone.

Ore 14,30: Seconda conferenza: Sfacelo continentale. Tra ironia e speranza.

Ilaria Pisa (Responsabile tesoreria delle Edizioni Radio Spada

introduce Alfio Krancic (vignettista de ‘Il Giornale)

Ore 15,30: Piccola pausa con possibilità di acquistare libri presso i banchetti

Ore 15,45: Terza Conferenza: Moderni tonfi ed antichi trionfi: cos’era la Christianitas e cosa ne è rimasto

Piergiorgio Seveso (vicepresidente RadioSpada.org),

Matteo Castagna (Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico 'Christus Rex')


Ore 17: Conclusione dei lavori, saluti finali (Andrea Giacobazzi e altri) e canto di “Noi vogliam Dio”.


Possibile prenotarsi per il pernottamento in loco 

Per qualsiasi informazione: 329 2210540 (orario lavorativo) o 392 9950752 (dalle 15 alle 20)


lunedì 16 marzo 2015

BOLLA DI INDIZIONE DEL GIUBILEO UNIVERSALE DELL'ANNO SANTO 1950...

BOLLA DI INDIZIONE DEL GIUBILEO UNIVERSALE DELL'ANNO SANTO 1950
Il Vescovo Pio, Servo dei servi di Dio.


A tutti i fedeli che leggeranno questa Lettera, salute e Apostolica Benedizione.
Il grande Giubileo, che si celebrerà nel prossimo anno in questa Alma Città, si propone principalmente di richiamare tutti i cristiani non solo all’espiazione delle loro colpe e all’emendazione della loro vita, ma anche a tendere alla virtù e alla santità, secondo il detto: « Santificatevi e siate santi, perché io sono il Signore Dio vostro »1. Dal che si vede facilmente quale e quanta sia l’utilità di tale antichissima istituzione. Se difatti gli uomini, accogliendo l’invito della Chiesa e distaccandosi dalle passeggere cose terrene, si volgeranno alle imperiture ed eterne, si avrà l’auspicatissimo rinnovamento dei cuori, da cui è lecito sperare che i costumi privati e pubblici si abbiano ad ispirare agli insegnamenti e allo spirito del Vangelo.
Poiché quando la rettitudine guida la convinzione dei singoli e la dirige sul piano pratico, ne consegue che una nuova forza e un nuovo impulso permeano di sé l’umana società e preparano un migliore e più felice ordine di cose. Orbene, mai come oggi è stato necessario riformare tutto secondo la verità e la virtù del Vangelo.
Gli sforzi umani, anche se degni di lode e non suggeriti da fallaci motivi, sono impari a tanta impresa; soltanto l’augusta religione, che trae l’appoggio dall’aiuto soprannaturale e dalla grazia divina, può affrontare un così grande problema e, con la fattiva collaborazione di tutti, portarlo a felice compimento.
Desideriamo quindi ardentemente che i Vescovi di tutto il mondo, assecondati in ciò dal proprio clero, insegnino con ogni diligenza al gregge affidato alle loro cure quel che riguarda il prossimo Giubileo. Esortino i fedeli a parteciparvi nel miglior modo, vadano a Roma o restino nel proprio paese; ad elevare a Dio sempre più ardenti le preghiere, a moltiplicare le opere di penitenza e di carità, e a mettere in pratica tutte quelle cose, che in altra occasione Noi abbiamo proposto come peculiari per l’Anno Santo.


Prevedendo pertanto i fecondi e salutari frutti che imploriamo con supplici voti dal Divin Redentore, fedeli alle tradizioni dei Romani Pontefici che Ci hanno preceduto, dopo aver preso consiglio dai Venerabili Nostri Fratelli gli Eminentissimi Cardinali di S.R.C., con l’autorità di Dio onnipotente e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo, per la salute delle anime e l’utilità della Chiesa, con la presente Lettera indiciamo e promulghiamo, e intendiamo che sia ritenuto come indetto e promulgato, un universale e grande Giubileo da celebrarsi in questa Alma Città, dal Natale del 1949 al Natale del 1950, a norma del canone 923.
Durante quest’anno di espiazione, a tutti i fedeli che debitamente confessati e comunicati visiteranno per una sola volta nel medesimo giorno, o in giorni diversi, secondo l’ordine che loro più piacerà le Basiliche di S. Giovanni in Laterano, di San Pietro in Vaticano, di. S. Paolo sulla Via Ostiense, di S. Maria Maggiore all’Esquilino, e reciteranno tre volte il «Pater Noster », l’«Ave Maria » e il « Gloria Patri » ed un Pater, Ave e Gloria, secondo le Nostre intenzioni, ed aggiungeranno in ciascuna Basilica un «Credo », concediamo ed elargiamo nel Signore la piena indulgenza e il perdono da ogni pena dovuta per i peccati.
A favore di coloro che, a Roma o durante il viaggio, non abbiano potuto compiere o neppure iniziare il numero delle visite, perché impediti da malattia o da altra giusta causa o perché nel frattempo colpiti da morte, riduciamo le suddette disposizioni in modo che, se saranno confessati e comunicati, possano lucrare anch’essi l'indulgenza giubilare, come se effettivamente avessero visitato le quattro Basiliche sopra ricordate.


Stabiliamo inoltre che i fedeli possano lucrare l’indulgenza giubilare sia per sé che per i defunti, tante volte quante avranno adempiute le condizioni prescritte.
Voi certamente non ignorate, diletti figli, quali siano le intenzioni generali dei Romani Pontefici. Desideriamo tuttavia manifestare con maggiore precisione e chiarezza le Nostre particolari circa il prossimo Anno Santo.

domenica 15 marzo 2015

L'illogica posizione Teologica della Fraternità' San Pio X...

Fonte: Cattolicesimo Romano...


di S.E. Mons. Mark A. Pivarunas, CMRI

Festa di S. Giuseppe
19 marzo 2002
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Carissimi beneamati in Cristo,
La notizia che colpisce, della recente riconciliazione del gruppo tradizionale di Campos, in Brasile (la Unione Sacerdotale S. Giovanni M. Vianney, già fondata da S.E. Mons. Antonio de Castro Mayer) con la Chiesa Conciliare del Vaticano II, non dovrebbe essere una sorpresa per nessuno. Il vescovo e i preti di questa società, proprio come i loro precedenti consociati, la Fraternità Sacerdotale S. Pio X, hanno mantenuto una posizione teologica incoerente per così tanti anni che la loro presente decisione di ritornare alla Chiesa modernista rappresenta in definitiva il decorso logico della loro illogica posizione.
Il 18 gennaio 2002, S.E. Mons. Licinio Rangel, il vescovo della Unione Sacerdotale S. Giovanni M. Vianney, dopo tanti anni trascorsi in difesa della Messa Latina Tridentina e della vera Fede Cattolica, ha concluso un compromesso con la gerarchia modernista ed ha emanato la seguente dichiarazione:
“Noi riconosciamo il Concilio Vaticano Secondo come uno dei Concilii Ecumenici della Chiesa Cattolica, accettandolo alla luce della Sacra Tradizione… Riconosciamo la validità del Novus Ordo Missae promulgato da Papa Paolo VI dovunque sia celebrato correttamente e con l’intenzione di offrire il vero Sacrificio della S. Messa.
“Riconosciamo il Santo Padre, Papa Giovanni Paolo II, insieme con tutti i suoi poteri e prerogative, promettendogli obbedienza filiale ed offrendo le nostre preghiere per lui.”
Effettuata una tale pubblica dichiarazione, Mons. Rangel e i preti della Unione Sacerdotale S. Giovanni M. Vianney dovrebbero chiedersi come differisca oggi la situazione della Chiesa Conciliare rispetto a ciò che era allorquando il loro fondatore, il defunto Mons. Castro Mayer, originalmente prese posizione a sostegno della vera Messa e della vera Fede, in opposizione al Novus Ordo Missae e ai falsi insegnamenti del Vaticano II sull’ecumenismo e la libertà religiosa. La presente situazione della Chiesa Conciliare è infatti di gran lunga peggiore oggi di quel che era allora.
Se il Novus Ordo Missae è una messa valida e il Concilio Vaticano II fu un concilio legittimo, allora la loro posizione a sostegno della tradizione per tutti questi anni è stata tenuta per niente. Essi infatti avrebbero potuto benissimo aver fatto parte della nuova Chiesa ecumenica del Vaticano II fin dall’inizio.
Non meno spiacevole e non meno sorprendente è il fatto che Mons. Bernard Fellay, superiore della Fraternità S. Pio X, fosse in comunicazione con la Chiesa Conciliare un anno fa, ma abbia nondimeno interrotto il dialogo.
Pertanto, quando anche la Fraternità S. Pio X seguisse l’Unione S. Giovanni M. Vianney, si riconciliasse con i modernisti (in effetti “concludesse un compromesso” è un termine più appropriato) della Chiesa Conciliare, e diventasse un altro “pisello nel baccello” di questa falsa Chiesa ecumenista, ciò avverrebbe del pari senza alcuna sorpresa.
E come potrebbe essere altrimenti? Mentre i membri della Fraternità S. Pio X, nel loro tentativo di mantenere la vera Messa e la Fede Cattolica tradizionale, devono opporsi alla messa del Novus Ordo ed al falso ecumenismo e alla libertà religiosa del Concilio Vaticano II, erroneamente sostengono che Giovanni Paolo II è il loro papa, anche se non sono per nulla canonicamente approvati da costui e non hanno con esso assolutamente alcuna connessione giurisdizionale.
Infatti con tutte le loro affermazioni che riconoscono Giovanni Paolo II come vero papa, essi, in realtà, mediante la loro pubblica disobbedienza nei suoi riguardi lo disattendono completamente, in quanto amministrano i sacramenti senza aver ricevuto da lui, che riconoscono come papa, alcuna missione canonica ed alcuna giurisdizione. Essi non hanno alcuna autorità o approvazione da Giovanni Paolo II per stabilire chiese e cappelle attraverso il mondo, né per dispensare i Sacramenti. Se la Chiesa Conciliare del Vaticano II è la Chiesa Cattolica (come ritengono), allora come possono non considerasi degli scismatici?

DOMÍNICA QUARTA IN QUADRAGÉSIMA...IV di Quaresima - Santa Messa "Non Una Cum" gli impostori modernisti Vaticanosecondisti.

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 Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione, volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l'audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell'indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo.
Dato a Roma, presso San Pietro, il giorno diciannove di luglio dell'anno millecinquecentosettanta, quinto del nostro pontificato. (Bolla, valida in perpetuo, Quo Primo Tempore di Sua Santità San Pio V)

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Gálatas, 4, 22-31 

Fratelli sta scritto che Abramo ebbe due figli, uno dalla schiava e uno dalla donna libera. Ma quello dalla schiava è nato secondo la carne; quello dalla donna libera, in virtù della promessa. Ora, tali cose sono dette per allegoria: le due donne infatti rappresentano le due Alleanze; una, quella del monte Sinai, che genera nella schiavitù, rappresentata da Agar - il Sinai è un monte dell'Arabia -; essa corrisponde alla Gerusalemme attuale, che di fatto è schiava insieme ai suoi figli. Invece la Gerusalemme di lassù è libera ed è la nostra madre. Sta scritto infatti: Rallègrati, sterile, che non partorisci, grida nell'allegria tu che non conosci i dolori del parto, perché molti sono i figli dell'abbandonata, più di quelli della donna che ha marito. Ora voi, fratelli, siete figli della promessa, alla maniera di Isacco. E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello nato secondo lo spirito, così accade anche ora. Però, che cosa dice la Scrittura? Manda via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non avrà eredità col figlio della donna libera. Così, fratelli, noi non siamo figli di una schiava, ma di una donna libera. 
M. - Deo grátias. 

Fratres: Scriptum est: Quóniam Abráham duos fílios hábuit: unum de ancílla, et unum de líbera. Sed qui de ancílla, secúndum carnem natus est: qui áutem de líbera, per repromissiónem: quæ sunt per allegoríam dicta. Hæc enim sunt duo testaménta. Unum quidem in monte Sina, in servirtútem génerans: quæ est Agar: Sina enim mons est in Arábia, qui coniúnctus est ei, quæ nunc est Ierúsalem, et servit cum fíliis suis. Illa áutem, quæ sursum est Ierúsalem, líbera est, quæ est mater nostra. Scriptum est enim: Lætáre stérilis, quæ non paris: erúmpe, et clama, quæ non párturis: quia multi fílii desértæ, magis quam eius, quæ habet virum. Nos áutem, fratres, secúndum Isaac promissiónis fílii sumus. Sed quómodo tunc is, qui secúndum carnem, natus fúerat, persequebátur eum qui secúndum spíritum: ita et nunc. Sed quid dicit Scriptúra? Éiice ancíllam, et fílium eius: non enim heres erit fílius ancíllæ cum fílio líberæ. Itaque, fratres, non sumus ancíllæ fílii, sed líberæ: qua libertáte Christus nos liberávit. 
M. - Deo grátias. 

GRADUALE  
Ps. 121, 1 et 7 - Lætátus sum in his, quæ dicta sunt mihi: in domum Dómini íbimus. Fiat pax in virtúte tua: et abundántia in túrribus tuis. 

venerdì 13 marzo 2015

FESTEGGIAMO “BERGOGLIONE”, FALSO PAPA CATTOLICO, NEI SUOI DUE ANNI A CAPO DELLA FALSA CHIESA CONCILIARE

Teologi e canonisti come San Roberto Bellarmino (1542-1621), il Gaetano, (1468-1533), Francisco Suarez (1548-1617), Tomàs de Torquemada (1420-1498), Wernz e Vidal ritengono, senza compromettere la dottrina dell'infallibilità pontificia, che anche un papa (come individuo, chiaramente) che diventa eretico perde il pontificato. Inoltre, alcuni di questi autori sostengono che un papa può divenire scismatico. Ad esempio, nel suo grande trattato sul Romano Pontefice, San Roberto Bellarmino pone la questione: «Se un papa eretico possa essere deposto». Da notare in primo luogo che la sua domanda presume che un papa può diventare eretico. Dopo una lunga discussione, Bellarmino conclude: «Un papa che è eretico manifesto cessa (per se) automaticamente di essere papa e di comandare, così come cessa automaticamente di essere un cristiano e un membro della Chiesa. Quindi, egli può essere giudicato e punito dalla Chiesa. Questo è l'insegnamento di tutti gli antichi Padri che insegnano che gli eretici manifesti perdono immediatamente qualsiasi giurisdizione» 13. Per sostenere la sua posizione, Bellarmino cita diversi passi di Cipriano, di Ioannes Driedonus e di Melchior Cano (1509-1560). La base di questo insegnamento, conclude il Santo, è che un eretico manifesto non può essere in alcun modo membro della Chiesa, né per mezzo della sua anima, né per mezzo del suo corpo, né tramite un'unione interna, né attraverso un'unione esterna. Dopo il Bellarmino, altri eminenti canonisti e teologi hanno sostenuto in maniera simile questa posizione. Lo Ius Canonicum di Wernz e Vidal, un'opera in otto volumi ripubblicata nel 1943, che forse è il commentario più tenuto in considerazione dal Codice di Diritto canonico del 1917, afferma: «Attraverso la divulgazione aperta dell'eresia, per via di questo fatto (ipso facto), si ritiene che il Romano Pontefice caduto nell'errore debba essere privato del potere di giurisdizione anche prima di qualsiasi sentenza di accertamento da parte della Chiesa [...]. Un papa che è caduto nell'eresia pubblica cesserebbe ipso facto di essere un membro della Chiesa; perciò, egli cesserebbe anche di essere il capo della Chiesa»

…Anche i Papi hanno sollevato la possibilità che un eretico possa finire in qualche modo sul trono di Pietro. Papa Innocenzo III (1198–1216), uno dei campioni più forti dell'autorità pontificia nella storia del papato, insegna: «Nondimeno, il Romano Pontefice non deve vantarsi, perché può essere giudicato dagli uomini, o piuttosto, può essere chiamato in giudizio, se puzza manifestamente di eresia. Perché colui che non crede è già giudicato» 17. Durante il tempo della rivolta protestante, Papa Paolo IV (1555–1559), un altro vigoroso difensore dei diritti del papato, sospettava che uno dei Cardinali che aveva buone possibilità di essere eletto papa nel prossimo conclave fosse in segreto un eretico. Perciò, il 16 febbraio 1559, egli  pubblicò la Bolla Cum ex Apostolatus Officio. Il Pontefice decretò che se mai dovesse succedere che qualcuno che venisse eletto papa avendo in anticipo «di aver deviato dalla fede, o di essere caduto in qualche eresia», la sua elezione, anche se fosse avvenuta con l'accordo e il consenso unanime di tutti i Cardinali, sarebbe «nulla, non valida e senza alcun valore» («nulla, irrita et inanis existat»). Paolo IV decretò che tutti i successivi atti, leggi e nomine di tale papa invalidamente eletto siano prive «di qualsiasi forza ("viribus careant") tutte e ciascuna ("omnia et singula") di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto ("nullam prorsus firmitatem nec ius")». Inoltre, egli ordinò che tutti coloro che fossero nominati ad uffici ecclesiastici da tale papa «siano per il fatto stesso ("eo ipso") e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione ("absque aliqua desuper facienda declaratione"), private ("sint privati") di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere ("auctoritate, officio et potestate")». Quindi, la possibilità di cadere nell'eresia, è una concomitante mancanza di autorità da parte di un individuo che sembra essere il papa, non è affatto forzata, ma è fondata sull'insegnamento di almeno due Papi…

…Più semplicemente, da un lato sappiamo che la Chiesa è indefettibile (non può sbagliare), e dall'altro sappiamo - come insegnano diversi teologi e Papi - che un papa, come individuo, può disertare dalla fede, e perdere così il suo ufficio e la sua autorità. Una volta che abbiamo riconosciuto gli errori e i mali della religione conciliare, non restano che due alternative:

· La Chiesa è caduta nella defezione (il che è impossibile);

· Gli uomini di Chiesa hanno disertato la fede, e di conseguenza hanno perso i loro uffici e la loro autorità.

Di fronte ad una tale scelta, alla luce della logica dei dettami di fede, noi affermiamo l'indefettibilità della Chiesa, e riconosciamo la defezione degli ecclesiastici. In altre parole, riconosciamo che i cambiamenti introdotti dopo il Concilio sono falsi e cattivi, e che dev'essere rifiutato anche un riconoscimento implicito degli uomini che li hanno promulgati, in quanto non possiedono realmente l'autorità della Chiesa. É probabile che qualcuno dica che tutti i cattolici «tradizionalisti» sono «sedevacantisti». In realtà, non tutti i cattolici «tradizionalisti» si sono ancora resi conto di questo problema. In questo modo, il problema dell'autorità è risolto. I cattolici che stanno lottando per preservare la fede dopo l'apostasia post-conciliare non hanno alcun obbligo nei confronti di coloro che hanno perso la loro autorità abbracciando l'errore.

don Anthony Cekada

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Vi ricordate le corna “benedicenti” di Bergoglione e di Luis Antonio Tagle a Manila? Squallide…

Francesco, il "Papa Rock" fa le corna ai filippini. Per loro significa "Ti amo"

Vediamo ora Tagle come rappresenta bene la falsa e satanica chiesa Conciliare tutto amore misericordia e lussuria:

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mercoledì 11 marzo 2015

“Credete voi, che la vostra indifferenza vi scuserà avanti il tribunale del Giudice supremo? E potete voi senza follia avventurarvi ad un sì terribile avvenire?”

Tratto dal libro “Brevi e famigliari risposte alle obbiezioni che si fanno più frequentemente contro la religione”, dell’Abate francese Ségur . Anno 1870

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«Tutte le religioni son buone? » — Ciò vuol dire, non è egli vero, che, purché io sia presso a poco un uomo onesto, poco importa l'essere Pagano, Giudeo, Turco, Cristiano, Cattolico, Protestante?
Ciò vuol dire ancora che tutte le religioni sono invenzioni umane di cui Iddio deve ben poco curarsi?
Ciò vuol dire infine che tutte le religioni son false?
Ma, ditemi, dove avete imparato che ciò che si pensa dell'Essere superiore gli sia indifferente? E chi vi ha rivelalo che tutti i culti che si vedono sulla terra gli siano graditi egualmente ?
Perchè vi sono delle false religioni, ne segue egli forse che non siavene una vera?
E perchè siamo circondati da ingannatori, non è più possibile distinguere l'amico sincero?
“Tutte le religioni non sono che invenzioni umane, indifferenti?”
Ma vi pensate? E non vedete che date così una smentita al genere umano intiero?
Il Pagano che piega il ginocchio davanti il suo Giove, l'Indiano che onora le incarnazioni ridicole del suo Budda; il Musulmano che venera il suo falso profeta, non li vedete dominati da una stessa e grande credenza, la credenza che Dio non ha abbandonato l'uomo a se stesso, e che nell'ordine religioso meno ancora che negli altri, noi non siamo separati dal nostro Creatore ? — Se il diluvio delle superstizioni indiane, egiziane, druide, greche, romane, pagane, maomettane, non potè distruggere questa credenza, non verrà da ciò che essa è la voce indestruttibile della verità, il grido, il bisogno della natura, la tradizione costante del genere umano? Il raggio della verità può egli sólo penetrare attraverso di tante ombre.
E voi, voi venite a decidere il contrario? — Voi scopriste che Dio accoglie collo stesso amore e il cristiano che adora Gesù Cristo, e il Giudeo che non vede in lui che un vile impostore? Che ò lecito e permesso d'adorare in luogo di Dio supremo nelle contrade pagane Giove, Marte, Priapo, Venere? Di rendere in Egitto gli onori divini ai coccodrilli sacri e al bue Apis? Presso i Fenici di sacrificare i propri figli al Dio Moloch? Nel Messico d'immolare migliaia di vitlime umane agli orribili idoli che vi si venerano? Altrove di prostrarsi davauti un tronco d'albero, davanti pietre, piante, avanzi d'animali, avauzì impuri della morte? Di ripetere dal fondo del cuore, a Costantinopoli « Dio è Dio, e Maometto è suo profeta? » A Roma, a Parigi abborrire tutte queste false divinità, disprezzare questo stesso Maometto come un impostore?
Ma è impossibile che ciò crediate seriamente! — Ecco ciò che intanto voi dite : « Tutte le religioni sono buone. »
Perchè non avere piuttosto il merito della franchezza, e confessare che non volete darvi la pena di cercare la verità, che essa poco v'importa e che la tenete come una cosa oziosa?

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La ricerca della verità religiosa, inutile! . . . . Insensato ! E se contro la vostra affermazione per nulla fondala, Dio ha imposto all'uomo una regola determinata di culto? Se tra tutte le religioni, una, una sola è la religione, la verità religiosa, assoluta come ogni verità che respinge ogni mescolanza d'errore, escludendo tutto ciò, che non è essa.... a qual sorte voi v'esponete? Credete voi, che la vostra indifferenza vi scuserà avanti il tribunale del Giudice supremo? E potete voi senza follia avventurarvi ad un sì terribile avvenire?

“Per la verità al solo Pietro furono consegnate le chiavi del regno celeste, e a lui, unitamente agli Apostoli, fu dato, per testimonianza della sacra Scrittura, il potere di legare e di sciogliere; ma non si legge in alcun luogo che gli Apostoli ricevessero questo sommo potere “senza Pietro e contro Pietro”.

LETTERA ENCICLICA
SATIS COGNITUM
DEL SOMMO PONTEFICE
LEONE XIII
SULLA UNITÀ DELLA CHIESA

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Ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi e agli altri Ordinari locali che hanno pace e comunione con la Sede Apostolica.

Il Papa Leone XIII. Venerabili Fratelli, salute e Apostolica Benedizione.

Vi è abbastanza noto che una parte non piccola dei Nostri pensieri e delle Nostre cure è rivolta a far sì che i traviati ritornino all’ovile del sommo pastore delle anime, Gesù Cristo. Tenendo presente questo, credemmo opportuno, con consiglio e propositi salutari, che gioverebbe non poco descrivere l’immagine e i lineamenti della Chiesa, fra i quali è degnissima di speciale considerazione l’unità, che il divino autore le impresse per l’eternità come insegna di verità e di assoluto valore. L’innata bellezza della Chiesa deve impressionare molto gli animi di chi la contempla; e non è lontano dal vero che con la contemplazione di essa possa essere rimossa l’ignoranza o possano essere sanate le false e preconcette opinioni, specialmente di coloro che sono in errore senza loro colpa, ché anzi può destarsi negli uomini un amore verso la Chiesa simile alla carità, con la quale Gesù Cristo, redimendola col suo sangue divino, la fece sua sposa: “Cristo ha amato la Chiesa, e per essa ha dato se stesso”(Ef 5,25). A quanti faranno ritorno all’amantissima madre, finora non bene conosciuta, o malamente abbandonata, se non è necessario che questo ritorno costi loro del sangue (che peraltro fu il prezzo con il quale Cristo la conquistò) ma qualche fatica o molestia, molto più lieve a sopportarsi, questo almeno sia loro chiaro e palese: che tale peso non è imposto ad essi dalla volontà dell’uomo, ma da un volere e comando divini. Conseguentemente, mediante la grazia celeste, facilmente conosceranno la verità della sua divina affermazione: “Il mio giogo è soave e il mio peso è leggero” (Mt 11,30). Per questo, avendo riposto grandissima speranza nel “Padre dei lumi”, da cui discende “ogni bel dono ed ogni regalo perfetto” (Gc 1,17), di tutto cuore lo supplichiamo, affinché egli, che solo “fa crescere” (1Cor 3,6), voglia benignamente concederci la forza di persuadere.

Benché Dio possa da solo, con le sue facoltà, compiere tutte le cose che vengono compiute dalle nature create, tuttavia volle con benigna provvidenziale decisione, servirsi degli uomini per aiutare gli uomini; e come nell’ordine delle cose naturali si serve dell’opera e del contributo degli uomini per conferire alle cose la debita perfezione, così pure si comporta — nelle cose che superano il limite naturale — allo scopo di dare all’uomo la santità e la salvezza. Ora è chiaro che tra gli uomini non vi può essere comunicazione di sorta se non attraverso le cose esterne e sensibili. Per tale motivo il Figlio di Dio assunse la natura umana e “pur essendo di natura divina... spogliò se stesso assumendo la condizione di servo, divenendo simile agli uomini”(Fil 2,6-7); così, operando sulla terra, parlando direttamente, insegnò agli uomini la sua dottrina e i precetti della sua legge.

E poiché conveniva che la sua divina missione fosse perenne, egli riunì intorno a sé alcuni discepoli della sua dottrina, e li fece partecipi del suo potere; e avendo su di essi chiamato dal cielo “lo Spirito di verità”, comandò loro di percorrere tutta la terra, predicando fedelmente a tutte le genti quanto egli aveva insegnato e comandato, affinché il genere umano, professando la sua dottrina e ubbidendo alle sue leggi, potesse conseguire la santità in terra e la felicità eterna nel cielo.

Per questa ragione e in virtù di questo principio fu generata la Chiesa, la quale, se si considera l’ultimo fine a cui mira, e le cause prossime della santità, è certamente spirituale; ma se si considerano i membri che la compongono e i mezzi che conducono al conseguimento dei doni spirituali, è esterna e necessariamente visibile. Gli Apostoli ricevettero la missione d’insegnare attraverso segni, che si percepiscono con la vista e con l’udito, e non altrimenti essi l’eseguirono se non con parole e con fatti, che in ogni caso colpiscono i sensi. E così la loro voce, percuotendo esternamente gli orecchi, produsse la fede negli animi: “La fede dipende dalla predicazione, e la predicazione si attua per la parola di Cristo”(Rm 10,17). E sebbene la stessa fede, o l’assenso alla prima e suprema verità, per sé sia contenuta nella mente, tuttavia occorre che si manifesti con un’esplicita professione: “Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si professa la fede per ottenere la salvezza” (Rm 10,10). Così pure non vi è nulla per l’uomo di più interno della grazia celeste, che produce la santità, ma gli ordinari e principali strumenti per la partecipazione della grazia stessa sono esterni: li chiamiamo sacramenti, che vengono amministrati con certi riti da persone scelte appositamente a tale scopo. Gesù Cristo comandò agli Apostoli e ai loro successori in perpetuo che istruissero e dirigessero le genti, e comandò a queste che ne ricevessero la dottrina e fossero sottomesse ed obbedienti al loro potere. Ma codesti mutui diritti e doveri nel Cristianesimo non avrebbero potuto non solo sopravvivere, ma neppure cominciare, se non attraverso i sensi, interpreti e messaggeri delle cose.

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È per questo che spesso le sacre Scritture nominano la Chiesa ora corpo, ora corpo di Cristo: “Ora voi siete il corpo di Cristo”(1Cor 12,27). Come corpo la Chiesa è visibile e, in quanto è di Cristo, è un corpo vivo, operoso e vitale, poiché Gesù Cristo la custodisce e la sostenta con la sua virtù, come la vite alimenta e rende fruttiferi i suoi tralci. Come negli animali il principio di vita è celato e del tutto nascosto, e tuttavia si rivela e si manifesta con il movimento e con l’atteggiamento delle membra, così pure nella Chiesa il principio di vita soprannaturale si manifesta con evidenza con le sue stesse azioni.

lunedì 9 marzo 2015

“Se non vivremo abbastanza a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta”. Omelia completa di Mons. McKenna…

Un ringraziamento per Stefano Andreozzi che mi ha trascritto gentilmente il presente scritto:

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Omelia di Mons. McKenna in occasione dell’Ordinazione di Don Ugolino Giugni, 12 gennaio 1991.
Miei cari fedeli e figli nel Signore. Mi rammarico di non poter parlare direttamente con ciascuno di voi nella vostra lingua e di dover essere breve, per la stessa ragione, nella mia omelia.
Superata tuttavia ogni difficoltà, devo esprimere, da un lato, la mia gioia e, dall’altro, la mia tristezza. In realtà, la nostra comune gioia e la nostra comune tristezza. Innanzitutto, la nostra comune gioia per un nuovo sacerdote, un vero sacerdote, che tra poco nascerà sacramentalmente al mondo, un mondo che necessita disperatamente di nuovi veri sacerdoti. Perciò voglio porgere le mie congratulazioni a Don Giugni per questo sacerdozio che corona degnamente un lungo periodo di studi e di sacrifici compiuti in vista di questa meta; le stesse congratulazioni faccio alla sua famiglia.
“Haec est dies quam fecit Dominus, exsultemus et laetemur in ea” “Questo è il giorno che fece il Signore, esultiamo e rallegriamoci” per usare le parole del salmo. Benché in nessun modo io abbia desiderato la responsabilità dell’episcopato, specialmente di questi tempi, mi sento privilegiato per aver avuto dal buon Dio la grazia di portare nel mondo questo sacerdote tramite il Sacramento dell’Ordine. Egli è solo il sesto sacerdote che ho potuto ordinare nei miei quattro anni di episcopato.
D’altro canto c’è il comune dolore, e anche di questo devo parlare, seppure brevemente. Intendo il comune dolore nel contemplare la nostra Santa Madre Chiesa in condizioni così disperate sebbene, umanamente parlando, non sia scomparsa. Diciamo che la barca di Pietro è caduta in mano ai pirati o, per essere più chiari, che la ciurma, capitano compreso, si è ammutinata; Vescovi, preti, gli stessi Papi conciliari. Ora essi sono tutti intenti a volgere la rotta della barca dal cielo verso la terra. Secondo le parole di Geremia: “Il nemico è diventato il capo” cioè ha assunto il comando.
Ed ancora, quanto è peggiorata la situazione dopo gli ultimi avvenimenti! Non è facile immaginare un colpo pii duro di quello che ha colpito la piccola schiera di fedeli che stanno resistendo all’ammutinamento e lottano per tenere la Chiesa nella sua giusta rotta sotto il patrocinio della Sua Madre Celeste e sotto la direzione infallibile del Signor Nostro Gesù il quale disse: “La mia anima è triste fino alla morte”. Allo stato attuale delle cose, pare che il nemico sia in vista del definitivo compimento del suo piano infernale e, d’altro canto, Satana sembra esserne conscio. Tuttavia, con le
parole di San Paolo, “il nostro dolore non deve essere come quello di coloro che sono senza speranza”.
La Chiesa Cattolica, come insegna la Fede, d “indefettibile”, indistruttibile, anche se, umanamente parlando, non è in vista alcun aiuto, nessuna prospettiva terrena di liberazione della Chiesa, neppure dopo 25 anni dal concilio, nessuna speranza di restaurazione di un vero Papa. Eppure questo è il nocciolo della questione. Nostro Signore ci ha assicurato “sarò con voi ogni giorno” e che “le porte dell’inferno non prevarranno” contro la Sua Chiesa. Finirà il mondo prima che ciò accada. Ed allora, cari fratelli, non ci resta che continuare e non perderci d’animo. Come ha detto San Paolo: “Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?” e dunque siate voi fedeli di sostegno a noi, pochi vescovi, preti, seminaristi, religiosi. Se non vivremo abbastanza a lungo per vedere la vittoria, neppure vedremo la disfatta, non comunque se saremo uniti nella Fede. Secondo le parole di Nostro Signore, “non temere, piccolo gregge”.
Purtuttavia, quale fardello sulle spalle di noi vescovi e sacerdoti. Anche lei, caro fratello Gilles, incomincia a portarlo con la sua coraggiosa risposta alla chiamata del Signore, rivestendo oggi il glorioso abito talare. Ci congratuliamo anche con lei e con la sua famiglia.
“Una città posta su una montagna” dice Nostro Signore “non può essere nascosta”. Comprendetene il significato, confratelli di Verrua, che Egli ha posto su questa magnifica sommità. Possa la Nostra Santa Patrona e Celeste Madre accoglierci sotto il suo manto, così fragili come siamo e confessiamo di essere; Lei dopo Dio d la nostra singolare speranza.
Noi invochiamo anche l’intercessione del suo devoto servo e nostro defunto consacratore, Monsignor Guérard des Lauriers. Amen.
Omelia delle Cresime
Cari Fedeli, ancora una volta mi sento felice e privilegiato di essere qui oggi, come ieri, per ordinare don Ugolino ed amministrare la cresima a coloro che oggi l’hanno ricevuta.

domenica 8 marzo 2015

ERETICI IMPENITENTI IN UDIENZA DA UN ALTRO ERETICO IMPENITENTE...

DON DOLINDO RUOTOLO
“Le sette hanno un tristissimo retaggio d'iniquità, di soprusi, di delitti e di spaventose degradazioni; gli eretici, pur fingendo di predicare la virtù e la fede, devastano la coscienza e riducono le anime ad un cumulo di rovine. Basta vedere lo stato di corruzione nel quale sono cadute le nazioni protestanti per convincercene. Si può dire senza esagerazione perché è un fatto storico innegabile che tutta l'apostasia moderna da Dio è dovuta al protestantesimo, degenerato prima nel razionalismo e poi nell'ateismo. Se la Russia è diventata la tristissima fucina della barbaria comunista, questo lo si deve alla sua lunga divisione dalla Chiesa cattolica. Dove vi sono i falsi profeti, c'è la morte con tutte le sue conseguenze di corruzione.
Che importa che essi fingano pietà, e s'illudano di averla? Non è l'apparenza che vale innanzi a Dio; né il dire: Signore, Signore, e fare poi il comodo proprio, che può far entrare nel regno dei cieli. La caratteristica degli eretici non potrebbe essere più precisa: essi dicono Signore, Signore, con le apparenze della loro pietà, si vantano anche di profetare nel nome di Dio, cioè di annunziare e propagare le parole della Bibbia; credono di essere i propagatori del regno di Dio, e i nemici di satana, mentre dolorosamente, ne sono gli amici e i coadiutori; rigettano i miracoli della Chiesa, e credono alle loro stoltezze nelle riunioni specialmente di alcune sette, come quelle dei pentecostali, nelle quali le convulsioni epilettiche e gli ubriacamenti della fantasia, fanno loro credere di rinnovare il miracolo della Pentecoste. Gesù Cristo non lascia luogo ad equivoci, afferma solennemente che simile gente è così estranea a Lui, che Egli non la conosce, e protesterà Lui nel giorno del giudizio.
Falsi profeti sono anche quelli che si ammantano di pietà, e poi vengono meno ai loro doveri, contentandosi di una devozione superficiale, tutta a base di apparenza e vuota di sostanza. Queste anime sono come terre abbandonate che danno fiori selvatici e producono solo paglia isterilita!.
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ECCO SUBITO SOTTO LA COMBRICCOLA ERETICA NEOCATECUMENALE CON  BERGOGLIONE CAPO DELLA SATANICA CHIESA COCILIARE: 

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sabato 7 marzo 2015

DOMÍNICA TÉRTIA IN QUADRAGÉSIMA - III Domenica di Quaresima Santa Messa “Non Una Cum” con gli assassini della fede Conciliari…


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EPISTOLA

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 5, 1-9 

Fratres: Estóte imitatóres Dei, sicut f í l i i caríssimi: et ambuláte in dilectióne, sicut et Christus diléxit nos, et trádidit semetípsum pro nobis oblatiónem, et hóstiam Deo in odórem suavitátis. Fornicátio áutem, et omnis immundítia, aut avarítia, nec nominétur in vobis, sicut decet sanctos: aut turpitúdo, aut stultilóquium, aut scurrílitas, quæ ad rem non pértinet: sed magis gratiárum áctio. Hoc enim scitóte intelligéntes, quod omnis fornicátor, aut immúndus, aut avárus, quod est idolórum sérvitus, non habet hereditátem in regno Christi, et Dei. Nemo vos sedúcat inánibus verbis: propter hæc enim venit ira Dei in fílios diffidéntiæ. Nolíte ergo éffici partícipes eórum. Erátis enim aliquándo ténebræ nunc áutem lux in Dómino. Ut fílii lucis ambuláte: fructus enim lucis est in omni bonitáte et iustítia et veritáte.

M. - Deo grátias.

Fratelli fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore. Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro - che è roba da idolàtri - avrà parte al regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi inganni con vani ragionamenti: per queste cose infatti piomba l'ira di Dio sopra coloro che gli resistono. Non abbiate quindi niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce; il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.

M. - Deo grátias. 

GRADUALE

Ps. 9, 20 et 4 - Exúrge, Dómine, non præváleat homo: iudicéntur gentes in conspéctu tuo. In converténdo inimícum meum retrórsum, infirmabúntur et períbunt a fácie tua. 

Ps. 9, 20 et 4 - Sorgi, o Signore, non trionfi l’uomo: siano giudicate le genti al tuo cospetto.Voltano le spalle i miei nemici: stramazzano e periscono di fronte a Te.