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sabato 28 maggio 2016

"Quando si scatenerà il gran disastro, forse atomico, sarà bene che questo stupore di fronte al potere bestiale del male, si trasformi in stupore sul potere del Bene"...

LA PROFEZIA DI FATIMA E LO SCATENARSI DELLE BESTIE APOCALITTICHE

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PROMESSI A FATIMA I DUE OSTACOLI ALLE BESTIE APOCALITTICHE

I miei articoli di novembre scorso, sulla situazione mondiale guidata da stati terroristici, trovano ora nell’articolo di Maurizio Blondet: «Putin spinto alla guerra».. Dalla NATO e ora, dai suoi.» (20 maggio 2016), le informazioni specifiche sulla guerra impostata.
In esso si fa presente la data di maggio 2017, cent’anni dalla prima Apparizione di Fatima.
Ora, come si sa, il principale marchio delle bestie apocalittiche finali è quello dell’inganno.
Per esempio sulla guerra in Siria. Perciò il mio: SUL MALE PRESENTE NEL GOVERNO TERRORISTICO DEL MONDO – E il ruolo di Maria Santissima nel suo superamento (6 novembre 2015), cerca di inquadrare tale questione epocale, come confronto del peggior male con il maggior BENE!
«Nell’ordine sociale del mondo ci voleva la prova di una contrapposizione tra il bene voluto da Dio e un «bene» elucubrato dall’uomo decaduto, che sono le maligne ideologie: in breve, tra l’Ordine di segno divino, che è quello Cristiano e un «nuovo ordine» di ideologie umane.
Si trattava della contrapposizione per mettere alla prova quanti cercano la volontà di Dio di fronte al problema del male, «questione teologica» cruciale su cui si confrontano i governi in questa terra». E così una spaventosa guerra finale sta per essere servita da satana!

Oggi, anche la Regina d’Inghilterra lascia scappare che quanto sta per succedere sarà così disastroso da far sembrare la II GG solo lo scossone in un buco stradale. Lo ha detto irritata per dover leggere il discorso insulso preparato dal troppo europoide 1º ministro. Si dica che Elisabetta si tiene ben informata di continuo con i dossier del governo e altri.
Scrivevo: «Non sarà che per superare un male di questa portata il Signore non richieda all’umanità la riflessione sul peccato originale e sul mancato stupore di fronte al potere del Bene? Perché esso è offerto nei nostri tempi all’insegna del ruolo della vera Regina, Maria Santissima per una mirabile conversione nazionale e mondiale al Regno di Cristo. È quanto s’intende considerare in seguito a questo sorvolo sull’origine dei grandi mali presenti.»
E come altre volte, non mi riferivo ad articoli delle ultime notizie per arrivare a delle durevole conclusioni, ma a uno scritto degli anni ’30 «The rulers of Russia and the World» del Rv. Denis Fahey, C.S.SP., D.D., D.PH., B.A., (Professor of Philosophy and Church History, Holy Ghost Missionary College, Kimmage, Dublin.) Padre Fahey apre ricordando qualcosa di cruciale nella politica mondiale: «Nel suo noto libro, Genève contre la Paix, pp. 83-92, il conte de St-Aulaire, ex ambasciatore di Francia a Madrid e Londra, dà un interessante resoconto di una “lezione” sulla missione di Israele tra le nazioni, da parte di un banchiere ebreo di New York. La “lezione ” è stata “impartita” in una cena internazionale a BudaPesth nel 1919, a pochi giorni dopo il crollo della Judaeo Bolshevist dominazione di Bela-Kuhn sull’Ungheria cattolica. Il Conte spiega, in via preliminare, che un certo numero di ebrei rivoluzionari, che erano stati espulsi dall’Ungheria, erano tornati lì in uniformi americane dopo l’armistizio, e che i loro rapporti hanno guidato il presidente Wilson nel suo atteggiamento verso tutto quanto riguardava gli interessi di Israele.

domenica 15 maggio 2016

"Oimé che questi pazzi amano in vita la loro pazzia, ma in morte poi aprono gli occhi e confessano di essere stati pazzi"...

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Dagli scritti di Sant'Alfonso Maria de Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa.

Sentimenti d'un moribondo trascurato, che poco ha pensato alla morte.

Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives (Isa 38,1)


PUNTO I
Figuratevi di trovarvi presente ad un infermo, a cui non restano che poche ore di vita. Povero infermo, mirate come sta oppresso da' dolori, dagli svenimenti, suffogazioni di petto, mancanza di respiro, sudor freddo, colla testa svanita a tal segno che poco sente, poco capisce e poco può parlare. Tra le sue miserie la maggiore è quella ch'egli già sta vicino a morire, ed in vece di pensare all'anima e ad apparecchiar i conti per l'eternità, non pensa che a' medici, a' rimedi, per liberarsi dall'infermità e da' dolori che lo vanno uccidendo. "Nihil aliud quam de se cogitare sufficiunt", dice S. Lorenzo Giustiniani, parlando di tali moribondi. Almeno i parenti, gli amici l'avvertissero dello stato pericoloso in cui si trova; no, non v'ha fra tutt'i suoi parenti ed amici chi abbia l'animo di dargli la nuova della morte e di avvisargli che prenda i Sagramenti; ognuno ricusa di dircelo per non dargli disgusto.

(O mio Dio, da ora io vi ringrazio che in morte mi farete assistere da' miei cari Fratelli della mia Congregazione, i quali non avranno altro interesse allora che della mia eterna salute, e tutti mi aiuteranno a ben morire).

Ma frattanto, benché non si dà l'avviso della morte, nulladimeno l'infermo vedendo la famiglia in rivolta, i collegi de' medici che si replicano, i rimedi moltiplicati, spessi e violenti che si adoprano; il povero moribondo sta in confusione e spavento tra gli assalti de' timori, de' rimorsi e delle diffidenze, dicendo tra sé: Oimé chi sa, se già è arrivata la fine degli anni miei? Or quale sarà poi il sentimento dell'infermo, quando già riceve la nuova della sua morte? "Dispone domui tuae, quia morieris, et non vives". Che pena avrà in sentirsi dire: Signor tale, la vostra infermità è mortale, bisogna che prendiate i Sagramenti, vi uniate con Dio e vi andiate licenziando dal mondo. Licenziando dal mondo? Come? si ha da licenziar da tutto? da quella casa, da quella villa, da quei parenti, amici, conversazioni, giuochi, spassi? Sì, da tutto. Già è venuto il notaio e scrive questa licenziata: "Lascio, lascio". E con sé che si porta? non altro che un misero straccio, che tra poco dovrà infracidarsi insieme con lui dentro la fossa.

Oh che malinconia e turbamento apporterà al moribondo allora il veder le lagrime de' domestici e 'l silenzio degli amici, che in sua presenza tacciono e non hanno animo di parlare! Ma le maggiori pene saran per lui i rimorsi della coscienza, che in quella tempesta si faran più sentire, per la vita disordinata fatta sino ad allora, dopo tante chiamate e lumi divini, dopo tanti avvisi de' padri spirituali, e dopo tante risoluzioni fatte, ma o non eseguite mai, o appresso trascurate. Dirà egli allora: Oh povero me, ho avuto tanti lumi da Dio, tanto tempo da aggiustare la mia coscienza, e non l'ho fatto; ed ecco che ora già sono arrivato alla morte! Che mi costava il fuggir quell'occasione, lo staccarmi da quell'amicizia, il confessarmi ogni settimana? E benché avesse avuta a costarmi assai, io dovea far tutto per salvarmi l'anima, che importava tutto. Oh se avessi posta in esecuzione quella buona risoluzione da me fatta; se avessi seguitato, come allora cominciai, ora quanto me ne troverei contento? ma non l'ho fatto, ed ora non v'è più tempo di farlo. I sentimenti di tali moribondi, che sono stati in vita trascurati di coscienza, son simili a quelli de' dannati, che nell'inferno anche si dolgono de' loro peccati, come causa della loro pena, ma senza frutto e senza rimedio.
 
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PUNTO II

Oh come in punto di morte si fan conoscere le verità della fede, ma per maggior tormento di quel moribondo, ch'è vivuto male; e specialmente s'era persona consagrata a Dio, sì che abbia ella avuto più comodo di servirlo, più tempo, più esempi e più ispirazioni. Oh Dio che pena avrà in pensare e dire: Io ho ammoniti gli altri, e poi ho fatto peggio di loro! Ho lasciato il mondo, e poi son vivuto attaccato ai diletti, alle vanità ed agli amori del mondo! Qual rimorso le sarà il pensare che coi lumi, ch'ella ha ricevuti da Dio, si sarebbe fatto santo anche un pagano! Qual pena avrà in ricordarsi di aver disprezzate in altri le pratiche di pietà, come debolezze di spirito, e di aver lodato certe massime di mondo, di stima propria, o d'amor proprio, cioè di non farsi mettere il piede avanti, di non farsi patire, e di prendersi tutti gli spassi che si presentano!

La condanna della «morale di situazione...

Fonte: Progetto Barruel...

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S. S. Papa Pio XII

Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminile Sala delle Benedizioni, venerdì 18 aprile 1952.

[La condanna della «morale di situazione»]

Da: Discorsi e Radiomessaggi di S.S. Pio XII, XIV, Quattordicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1952 - 1 marzo 1953, pagg. 71-78. A.A.S., vol. XXXXIV (1952), n. 7-8, pagg. 413 - 419.
Il tema del Congresso
Benvenute, care figlie della Federazione Mondiale della Gioventù Femminile Cattolica: vi salutiamo con lo stesso piacere, la stessa gioia e lo stesso affetto con cui cinque anni or sono vi abbiamo ricevute a Castel Gandolfo in occasione della grande Assemblea internazionale delle Donne Cattoliche.
Gli stimoli ed i saggi consigli che vi ha offerto tale Congresso, come pure le parole che vi abbiamo allora indirizzato [1], non sono rimasti privi di frutto. Sappiamo degli sforzi da voi compiuti nel frattempo, tesi a realizzare quei determinati fini che avevate allora chiaramente intravisto; ce lo prova il Memoriale a stampa che ci avete trasmesso nel preparare l'attuale Congresso: «La Fede dei giovani — Problema del nostro tempo», le cui trentadue pagine hanno l'importanza di un grosso tomo; Noi l'abbiamo esaminato con grande attenzione in quanto riassume e sintetizza gl'insegnamenti frutto di numerose e varie ricerche sullo stato della Fede tra la gioventù cattolica d'Europa e le sue risultanze sono estremamente istruttive.
Tutta una serie di questioni in esso affrontate le abbiamo trattate Noi stessi nella Nostra Allocuzione del 12 settembre 1947, alla quale avete assistito, ed in molte altre allocuzioni precedenti e seguenti. Oggi desideriamo cogliere l'occasione di essere qui riuniti con voi per affermare ciò che riteniamo di un certo fenomeno che si va manifestando un po' ovunque nella vita di fede dei cattolici, che colpisce un po' tutti, ma particolarmente i giovani ed i loro educatori, e di cui si trovano le vestigia in diversi luoghi del vostro Memoriale, come ad esempio quando affermate [2]«Confondendo il cristianesimo con un codice di precetti e di divieti, i giovani hanno una sensazione di soffocamento in  questo clima di morale imperativa, e non è solo un'infima minoranza a gettare fuori bordo l'imbarazzante fardello».
Una nuova concezione della legge morale
Potremmo denominare questo fenomeno «una nuova concezione della vita morale» perché si tratta di una tendenza che si manifesta nell'ambito della morale; ma i principî della morale si basano sulle verità della Fede, e voi sapete bene di quale importanza fondamentale per la conservazione e lo sviluppo della Fede sia che la coscienza del giovane e della giovane si formi quanto prima e si sviluppi secondo le rette e sane norme morali; perciò la «nuova concezione della morale cristiana» tocca assai direttamente il problema della Fede dei giovani. Abbiamo  già parlato della «nuova morale» nel nostro messaggio radiofonico del 23 marzo scorso agli educatori cristiani; ciò che diciamo oggi non è solo una continuazione di ciò che abbiamo trattato allora: Noi vogliamo disvelare le origini profonde di tale concezione. Si potrebbe qualificarla come «esistenzialismo etico», «attualismo etico», «individualismo etico» intesi nel senso stretto che stiamo per esporre, e proprio così come si trovano in ciò che vien detta «Situationsethik — morale di situazione».
La «morale di situazione». — Suo segno distintivo
Il segno distintivo di tale morale è costituito dal fatto che essa non si basa in alcun modo sulle leggi morali universali come ad esempio i Dieci Comandamenti, ma sulle condizioni o circostanze reali e concrete nelle quali si deve agire, e secondo le quali la coscienza individuale è tenuta a giudicare ed a scegliere; questo  stato di cose è unico ed è valido una sola volta per ciascuna azione umana. Perciò la decisione della coscienza, affermano coloro che sostengono tale etica, non può essere imperata dalle idee, dai principî e dalle leggi universali.
La Fede cristiana fonda le sue esigenze morali sulla conoscenza delle verità essenziali e delle loro relazioni; così fa san Paolo nell'Epistola ai Romani [3] per ciò che attiene alla religione in quanto tale, sia cristiana sia anteriore al cristianesimo; a partire dalla creazione, afferma l'Apostolo, l'uomo intravede ed afferra in qualche modo il Creatore, la sua potenza eterna e la sua divinità, e ciò con una tale evidenza da sapersi e sentirsi obbligato a riconoscere Dio e dargli un qualche culto, così che trascurare tale culto o pervertirlo in idolatria costituisce colpa grave per tutti ed in ogni tempo.
Ma non così l'etica di cui parliamo. Essa non nega i concetti ed i principii morali generali (sebbene talora si avvicini assai ad una simile negazione) ma li sposta dal centro all'estrema periferia; può accadere che molte volte la decisione della coscienza sia in accordo con essi; ma non sono, per così dire, un insieme di premesse dalle quali la coscienza trae le conseguenze logiche nel caso particolare, il caso «di una sola volta» [franc. le cas d'«une fois», il caso singolo, particolare, irripetibile N.d.R.] Ma non è assolutamente così! Al centro si trova il bene, che bisogna porre in atto o conservare nel suo valore reale ed individuale; ad esempio, nell'ambito della Fede, il rapporto personale che ci lega a Dio. Se la coscienza seriamente formata decidesse che l'abbandono della Fede cattolica e l'adesione ad un altra confessione portasse più vicino a Dio, un tale passo si troverebbe ad essere «giustificato» anche se generalmente è qualificato come «defezione dalla Fede». — O anche, nell'ambito della morale, il dono di sé corporale e spirituale tra i giovani: qui la coscienza seriamente formata deciderebbe che in ragione della sincera inclinazione vicendevole siano convenienti le intimità fisiche e sensuali le quali, benché ammissibili esclusivamente tra gli sposi, si trasformerebbero in manifestazioni consentite. — La coscienza aperta di oggi deciderebbe così perché trae dalla gerarchia dei valori il principio che, essendo i valori della persona i più elevati, potrebbero servirsi dei valori inferiori del corpo e dei sensi oppure escluderli a seconda che lo suggerisca ciascuna situazione. — Si è preteso con insistenza che, precisamente secondo tale principio, nell'ambito di diritto matrimoniale, bisognerebbe, in caso di conflitto, lasciare alla coscienza seria e retta dei coniugati, a seconda delle esigenze delle concrete situazioni, la facoltà di rendere direttamente impossibile la realizzazione dei valori biologici in favore dei valori della persona.

San Paolo (Romani): "Perciò ancora Iddio li ha abbandonati a bruttura, nelle concupiscenze de' lor cuori, da vituperare i corpi loro gli uni con gli altri".

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Iddio non crea gli omosessuali


Redatto da
Monastero della Famiglia Santissima
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La setta del Vaticano II nega la verità donde Iddio non crea alcuna persona come omosessuale.
Antipapa Giovanni Paolo II, Nuovo catechismo (2357): "L'omosessualità… la sua genesi psicologica rimane largamente inspiegabile."
Una falsa idea comunemente detenuta oggidì è quella per cui Iddio crei certune persone omosessuali o per la quale l'omosessualità sia il risultato di qualche sorta di problema psicologico. Difatti, è apparente dai propri contatti con la gente la realtà donde la più parte di coloro considerantisi dei Cattolici tradizionali crede che vi sia nulla di errato con l'orientamento omosessuale, bensì solamente con gli atti omosessuali. La verità è che Iddio non crea alcuno con un orientamento omosessuale e che tutti coloro essenti realmente omosessuali, anche coloro non attivantisi in atti omosessuali, lo sono a causa del peccato mortale e della possessione demoniaca. Coloro i quali ridessero dinnanzi a tale affermazione sarebbero semplicemente dei liberali infedeli non desideranti la verità e detenenti nessun concetto del mondo sovrannaturale.
Romani 1:21-32: "Perciocché, avendo conosciuto Iddio, non però l'hanno glorificato, né ringraziato, come Dio; anzi sono invaniti nei lor ragionamenti, e l'insensato lor cuore è stato intenebrato. Dicendosi esser savi, son divenuti pazzi. Ed hanno mutata la gloria dell'incorruttibile Iddio nella simiglianza dell'immagine dell'uomo corruttibile, e degli uccelli, e delle bestie a quattro piedi, e de' rettili. Perciò ancora Iddio li ha abbandonati a bruttura, nelle concupiscenze de' lor cuori, da vituperare i corpi loro gli uni con gli altri. Essi, che hanno mutata la verità di Dio in menzogna, ed hanno adorata e servita la creatura, lasciato il Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. Perciò, Iddio li ha abbandonati ad affetti infami; poiché anche le lor femmine hanno mutato l'uso naturale in quello che è contro a natura. E simigliantemente i maschi, lasciato l'uso natural della femmina, si sono accesi nella lor libidine gli uni inverso gli altri, commettendo maschi con maschi la disonestà, ricevendo in loro stessi il pagamento del loro errore qual si conveniva. E, siccome non hanno fatta stima di riconoscere Iddio, così li ha Iddio abbandonati ad una mente reproba, da far le cose che non si convengono; essendo ripieni d'ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, d'omicidio, di contesa, di frode, di malignità; cavillatori, maldicenti, nemici di Dio, ingiuriosi, superbi, vanagloriosi, inventori di mali, disubbidienti a padri ed a madri; insensati, senza fede ne' patti, senza affezion naturale, implacabili, spietati. I quali, avendo riconosciuto il diritto di Dio, che coloro che fanno cotali cose son degni di morte, non solo le fanno, ma ancora acconsentono a coloro che le commettono."

DOMINÍCA PENTECOSTES - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Actuum Apostolórum, 2, 1-11 Cum compleréntur dies Pentecóstes, erant omnes discípuli páriter in eódem loco: et factus est repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et replévit totam domum ubi erant sedéntes. Et apparuérunt illis dispertítæ línguæ tamquam ignis: sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis línguis, prout Spíritus Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Ierúsalem habitántes Iudæi, viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce, convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque lingua sua illos loquéntes. Stupébant autem omnes, et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti, qui loquúntur, Galilæi sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi, et Medi, et Ælamítæ, et qui hábitant Mesopotámiam, Iudæam, et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrygiam, et Pamphyliam, Ægyptum, et partes Lybiæ, quæ est circa Cyrénen, et ádvenæ Románi, Iudæi quoque, et prosélyti, Cretes, et Arabes: audívimus eos loquéntes nostris línguis magnália Dei.
M. - Deo grátias. 
 
Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue delle grand 
M. - Deo grátias.
 
ALLELÚIA   
Allelúia, allelúia. Ps. 103, 30 - Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ. Allelúia. (genufléctitur) Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis ignem accénde.
 
Allelúia, allelúia. Sal. 103, 30 - Manda il tuo Spírito e saran creati, e sarà rinnovata la faccia della terra. Allelúia. (ci si inginocchia) Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli: e accendi in essi il fuoco del tuo amore.  

 
 
SEQUENTIA 1 Veni, sancte Spíritus, / Et emítte coélitus, / Lucis tuæ rádium. 2 Veni, pater páuperum, / Veni, dator, múnerum, / Veni, lumen córdium. 3 Consolátor óptime, / Dulcis hospes ánimæ, / Dulce refrigérium. 4 In labóre réquies, / In æstu tempéries, / In fletu solátium. 5 O lux beatíssima, / Reple cordis íntima, / Tuórum fidélium. 6 Sine tuo númine, / Nihil est in hómine, / Nihil est innóxium. 7 Lava quod est sórditum, / Riga quod est áridum, / Sana quod est sáucium. 8 Flecte quod est rígidum, / Fove quod est frígidum, / Rege quod est dévium. 9 Da tuis fidélibus, / In te confidéntibus, / Sacrum septenárium. 10 - Da virtútis méritum, / Da salútis éxitum, / Da perénne gáudium. Amen. Allelúia. 

mercoledì 11 maggio 2016

APROVATO IL "MATRIMONIO" SODOMITICO DAGLI SCOMUNICATI ANTICRISTIANI PARLAMENTARI ITALIANI...

(Questo è il proclama dello scomunicato anticristiano Renzi sulla sua pagina di Facebook)
È un giorno di festa per tanti, oggi. Per chi si sente finalmente riconosciuto. Per chi vede dopo anni che gli vengono restituiti diritti talmente civili da non aver bisogno di altri aggettivi Per chi stanotte ha fatto fatica a prendere sonno, per chi da giorni ci scrive chiedendo dove festeggiare, per chi semplicemente non sta più nella pelle. È un giorno di festa per tanti, oggi. In queste ore decisive tengo stretto nel mio cuore il pensiero e il ricordo di Alessia. E questo mi basta. Perché le leggi sono fatte per le persone, non per le ideologie. Per chi ama, non per chi proclama Scriviamo un’altra pagina importante dell’Italia che vogliamo. Lo facciamo mettendo la fiducia perché non erano possibili ulteriori ritardi dopo anni di tentativi falliti. Lo facciamo con umiltà e coraggio. Ma lo facciamo adesso perché in Italia non è più possibile continuare a rinviare tutto. 

Consigliamo all'anticristiano scomunicato Renzi di rileggersi ciò che afferma la Sacra Scrittura riguardo a coloro che commettono il peccato igniominioso dell'omosessualita', dopo faccia un bel buco nella terra e si sotterri insieme ai suoi compagni di loggia, chiaramente sono intesi anche Bergoglione, falso Papa, e la sua cricca di appestai modernisti...

La volontà di Dio è la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all'impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso (Prima lettera ai Tessalonicesi, 4,3-7)

Perciò Dio ha abbandonato i pagani all’impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi... Dio li ha abbandonati apassioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata (Lettera ai Romani, 1,24-28).

Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio (Lettera ai Galati, 5,19-21). 
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Il sacerdote esorcista don Giuseppe Tomaselli ha lasciato scritte le testimonianze rese dal demone Melid, che durante un esorcismo disse queste cose: - Melid, più volte ti ho chiesto negli esorcismi: qual è il peccato che manda più anime all’inferno? Tu mi hai risposto: – Non occorre che io te lo dica; tu lo sai. - Secondo me è l'impurità. - Vedi che lo sai! Tutti coloro che stanno nel pozzo infernale, vi si trovano per l’impurità. Hanno fatto anche altri peccati, ma si sono dannati sempre per questo peccato o anche con esso. - Cosa pensi tu di tutti quelli che vivono nell’immoralità? - Penso che sono già scritti nel registro dei dannati e che solamente una grande grazia potrebbe cancellarli. - Dunque sono scritti nel libro dei tuoi schiavi i divorziati e le divorziate. - L’Altissimo, davanti al quale tutto deve essere puro e senza macchia non accetterà nel suo regno dei Beati coloro che trascorrono la vita nel quotidiano peccato impuro. Sono stato io ed altri miei compagni a convincere i capi di Stato ad emettere la legge del divorzio, facendo comprendere che questa legge è un'esigenza del progresso dei popoli. I primi a pagare questa legge, che tu, Pretaccio, chiami iniqua e che io invece chiamo tesoro del mio regno, saranno i legislatori, responsabili dei peccati impuri dei divorziati e poi sono responsabili uomini e donne che hanno accettato la pessima legge. - Sventurati i divorziati, che per una breve vita di piacere passeggero, in eterno dovranno soffrire i tormenti che al presente tu stesso devi subire! - Io, Melid, faccio comprendere a costoro che le parole del Cristo sono da disprezzare e non faccio riflettere che con l’Altissimo c'è poco da scherzare. - E delle numerose prostitute cosa sarà? - Le tengo strette al mio cuore, affinché nessuna mi lasci. La catena più forte per loro è il piacere e la brama di denaro. L’inferno è ampio e c’è il posto preparato per ciascuna di loro. - A te, Melid, piacciono di più i peccati privati, solitari, che non hanno ripercussioni sugli altri, oppure i peccati che danno scandalo e spingono gli altri al male? - Certamente io preferisco gli scandalosi, perché con essi i peccati si moltiplicano. Il mondo è pieno di scandali e perciò io ed i miei compagni stiamo più vicini agli scandalosi, che sono i nostri migliori aiutanti.

• «Le passioni sono tutte disonorevoli, perché l’anima viene più danneggiata e degradata dai peccati di quanto il corpo lo venga dalle malattie; ma la peggiore fra tutte le passioni è la bramosia fra maschi. (…)I peccati contro natura sono più difficili e meno remunerativi, tanto che non si può nemmeno affermare che essi procurino piacere, perché il vero piacere è solo quello che si accorda con la natura.»

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO Homilia IV in Epistula Pauli ad Romanos.


• «Questo vizio non va affatto considerato come un vizio ordinario, perché supera per gravità tutti gli altri vizi. Esso infatti uccide il corpo, rovina l’anima, contamina la carne, estingue la luce dell’intelletto, scaccia lo Spirito Santo dal tempio dell’anima, vi introduce il demonio istigatore della lussuria, induce nell’errore, svelle in radice la verità dalla mente ingannata, prepara insidie al viatore, lo getta in un abisso(..)» San Pier Damiani O.S.B., Liber Gomorrhanus, in Patrologia Latina • «La passione per delle forme indebite è prossima alla pazzia; questo vizio sconvolge l’intelletto, spezza l’animo elevato e generoso, trascina dai grandi pensieri agli infimi, rende pusillanimi, iracondi, ostinati e induriti, servilmente blandi e incapaci di tutto; inoltre, essendo l’animo agitato da insaziabile bramosia di godere, non segue la ragione ma il furore. (…)»

(San Bernardino da Siena, O.F.M., Predica XXXIX, in: Prediche volgari.

domenica 8 maggio 2016

DOMÍNICA POST ASCENSIÓNEM - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Actuum Apostolórum, 1, 1-11
 
Primum quídem sermónem feci de ómnibus, o Theóphile, quæ coepit Iesus fácere et docére, usque in diem, qua, præcípiens Apóstolis per Spíritum Sanctum, quos elégit, assúmptus est: quibus et præbuit seípsum vivum post passiónem suam in multis arguméntis, per dies quadragínta appárens eis, et loquens de regno Dei. Et convéscens, præcépit eis, ab Ierosólymis ne discéderent, sed exspectárent promissiónem Patris, quam audístis per os meum: quia Ioánnes quidem baptzávit aqua, vos autem baptizabímini Spíritu Sancto non post multos hos dies. Igitur qui convénerant, interrogábant eum, dicéntes: Dómine, si in témpore hoc restítues regnum Israël? Dixit autem eis: Non est vestrum nosse témpora vel moménta, quæ Pater pósuit in sua potestáte: sed accipiétis virtútem superveniéntis Spíritus Sancti in vos, et éritis mihi testes in Ierúsalem, et in omni Iudæa, et Samaría, et usque ad últimum terræ. Et cum hæc dixísset, vidéntibus illis, elevátus est, et nubes suscépit eum ab óculis eórum. Cumque intueréntur in coelum eúntem illum, ecce duo viri astitérunt iuxsta illos in véstibus albis, qui et dixérunt: Viri Galilæi, quid statis aspiciéntes in coelum? Hic Iesus, qui assúmptus est a vobis in coelum, sic véniet quemádmodum vidístis eum eúntem in coelum.
M. - Deo grátias.
 
Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio  fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.  Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni". Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra". Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n'andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo".
M. - Deo grátias.

sabato 7 maggio 2016

Il vero motivo del suicidio del mondo, senza Nostro Signore, creato dai senza Dio: IL COLLASSO DEL PAPATO CATTOLICO con un nuovo papato satanico, ed invalido, derivante dal dopo Pio XII sino ad oggi con l'apostata Bergoglione...

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

 
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Negli ultimi giorni, su questo sito, sono state pubblicate due traduzioni dello stesso articolo in inglese di Pat Buchanan; la mia nell’ultimo articolo di venerdì e quella di Maurizio Blondet il 3 maggio. Sul mio fb già il 27 scorso c’era la sua traduzione in portoghese, risaltando la rilevanza dello scritto, che descrive l’immane tragedia che vive oggi la civiltà occidentale, un vero suicidio, come è nel titolo del mio articolo. Dicevo, però, che descrivere la situazione per conoscerla meglio è, solo l’inizio di quello a cui si deve mirare per superarla.
Non sembra che fosse questo lo scopo specifico dell’articolo di Buchanan, né del commento su di esso di Blondet, ma era il mio. Credo, infatti, che il Signore permetta tutto questo male per trarre da esso un maggior bene.
Il giorno che le genti delle nazioni ex cristiane capiranno perché sono senza Cristo, potranno capire sia la ragione perché il loro tempo è scaduto (Lc 21, 24), sia quale è la sola via di ritorno alla civiltà.

L’articolo finisce con la seguente frase: “How small, of all that human hearts endure, That part which laws or kings can cause or cure,” wrote Samuel Johnson. Secular conservatives may have remedies for some of America’s maladies. But, as Johnson observed, no secular politics can cure the sickness of the soul of the West — a lost faith that appears irretrievable.  
Nel mio articolo non avevo tradotto il pensiero che Samuel Johnson sintetizza così:  “Quanto piccola è la parte, che leggi o re possono causare o curare, di quel che sopporta il cuore umano,”che continua: «Conservatori secolari possono avere rimedi per alcune delle malattie degli Stati Uniti. Ma, come osserva Johnson, nessuna politica laica è in grado di curare la malattia dell’anima dell’Occidente – una fede perduta che appare irrimediabile
Ricordavo allora che una situazione dimostratasi «irrimediabile» agli occhi umani, a causa del limitato potere delle leggi o dei re, non lo è nel ricorso ai rimedi offerti da Dio. La Religione e la preghiera cattolica si poggia sulla fede nel potere assoluto di Dio, anche attraverso i Suoi segni e Profezie. Così, dopo aver copiato concorde la descrizione del bravo scrittore americano sulla situazione presente di un mondo deliberatamente scristianizzato, che è l’effetto di qualcosa, penso che vada rivolta ogni attenzione alla causa di questo crollo. Sì, perché se la conclusione d’irrimediabilità agli occhi degli uomini quadra nella logica naturale dei fatti, essa non quadra in quella dei disegni sovrannaturali di Dio. In questa luce, se quanto scritto nell’articolo e altre analisi serie dimostra come finisce il mondo senza il Cristianesimo e la Cristianità senza il Vicario di Dio, tale descrizione serve per segnalare quanto è mancato e a cui è imperativo tornare.
Come, però, tale disastro terminale ancora non è a visto di tutti e, quindi, non serve d’avvertimento ai più sull’immane guaio che pende sul mondo. E allora pure i sopravvissuti – di dura cervice – dovranno capire la sua causa, legata al modo corrotto di vivere senza badare alla vita spirituale dell’anima, legata al fine ultimo della vita.

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Così, una volta intesa la causa del flagello meritato, allo stesso tempo potrà essere intesa la necessità vitale della fede e dell’amore di Dio e del prossimo che funestamente mancarono. Sarà la presa di coscienza, nell’afflizione della tragedia, per riparare il danno che un modo infedele di vivere ha provocato; il castigo per capire a cosa ricorrere per riparare e riprendere la dritta via del ritorno all’amore di Dio nella Chiesa che Lo rappresenta nel Suo Vicario.
Infatti, il gran segno dello scadere del tempo delle nazioni è l’accoglienza degli anticristi in Vaticano; abominio nel Luogo Santo!
Un bravo scrittore come Maurizio Blondet, che vuole a suo modo essere fedele alla religione della sua gioventù, prende in parte coscienza del male presente, facendo a meno del fatto che Gesù istituì la Chiesa per essere rappresentato nel mondo dal Papa che indichi la via di conversione.
Purtroppo sono in molti a ritenere normale vedere come Vicario di Cristo quell’infedele che non sa quanto solo Putin capisce, per difendere per la salvezza della civiltà, che è secondo Blondet: “l’adesione a un codice morale quotidiano, a dogmi esigenti fondati nella storia del popolo, la rinuncia all’edonismo microscopico e pullulante; la fine della vacanza dell’edonismo dozzinale e  standard a cui  le masse atomizzate  europee si credono (son fatte credere) “liberate”, emancipate dai “dogmi e tabù”. E’ comicamente sintomatica, per contro, l’adorazione che i gestori intellettuali del progressismo terminale – da  Pannella a  Bertinotti, da Eugenio Scalfari all’intero corpo dei giornalisti ‘de sinistra’  – tributano a “Francesco”,  come lo chiamano affettuosi: proprio mentre – con l’alta gerarchia clericale – questo  è impegnato freneticamente a diroccare l’edificio che ha creato la civiltà, la moralità civile, la cultura, i nobili costumi (la Cavalleria) oggi stracciati e calpestati, a smontare la Chiesa de-sacramentalizzandola, per farla diventare un’ausiliaria della religione generica adatta al governo unico mondiale – questi miscredenti smarriti, adoranti, aspettano da ‘Francesco’ una via d’uscita al capolinea in cui si sono  cacciati.  Son diventati clericali, ad ogni occasione citano le frasi di “Francesco”: ovviamente le più anticristiane, tipo “chi sono io per giudicare?”. Bevono da lui il loro nuovo catechismo, che li conferma nella “fede” laica. Che buffo e triste spettacolo.  Mortuario anche questo.”
Dopo questa descrizione di una situazione allucinante si potrebbe aspettare una conclusione più consona al titolo: «senza Cristo»…

lunedì 2 maggio 2016

DOMINÍCA QUINTA POST PASCHA - Santa Messa "Non Una Cum" gli impostori apostati Vaticanosecondisti...

 
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EPISTOLA  
Léctio Epístolae B. Iacóbi Ap., 1,22-27

Caríssimi: Estóte factóres verbi, et non auditóres tantum: fallente vosmetípsos. Quia si quis audíto rest verbi, et non factor: hic comparábitur viro consideránti vultum nativitátis suae in spéculo: considerávit enim se, et ábiit, et statim oblítus est, qualis fúerit. Qui autem perspéxerit in legem perféctam libertátis, et permánserit in ea, non audítor obliviósus factus, sed factor óperis: hic beátus in facto suo erit. Si quis autem putat se religiósum esse, non refraénans linguam suam, sed sedúcens cor suum, huius vana est relígio. Relígio munda, et immaculáta apud Deum et Patrem, haec est: Visitáre pupíllos, et víduas in tribulatióne eórum, et immaculátum se custodíre ab hoc saéculo.