Per la maggior Gloria di Nostro Signore cerchiamo persone disponibili ad eventuali Traduzioni da altre lingue verso l'Italiano. per chi si rendesse disponibile puo' scrivere all'indirizzo Mail: cruccasgianluca@gmail.com
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domenica 30 agosto 2015

DOMÍNICA XIV POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati veticanosecondisti...

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  EPISTOLA  
Léctio Epístolae B. Pauli Ap. ad Gálatas, 5, 16-24


Fratres: Spíritu ambuláte, et desidéria carnis non perficiétis. Caro enim concupíscit advérsus  spíritum: spíritus áutem advérsus carnem: haec enim sibi ínvicem adversántur, ut non quaecúmque vultis, illa faciátis. Quod si spíritu ducímini, non estis sub lege. Manifésta sunt áutem ópera carnis: quae sunt fornicátio, immundítia, impudicítia, luxúria, idolórum sérvitus, venefícia, inimicítiae, contentiónes, aemulatiónes, irae, rixae, dissensiónes, sectae, invídiae, homicídia, ebrietátes, comessatiónes, et his simília: quae praedíco vobis, sicut praedíxi: quóniam, qui tália águnt, regnum Dei non consequéntur. Fructus áutem Spíritus est: cáritas, gáudium, pax, patiéntia, benígnitas, bónitas, longanímitas, mansuetúdo, fides, modéstia, continéntia, cástitas. Advérsus huiúsmodi non est lex. Qui áutem sunt Christi, carnem suam crucifixérunt cum v í t i i s et concupiscéntiis.
M. - Deo grátias.

Fratelli: Camminate secondo lo spirito e non accondiscendete ai desiderii della carne. Poiché la carne ha desiderii contrarii allo spirito, e lo spirito contrarii alla carne: essi lottano tra loro, dimodoché voi non fate ciò che vorreste fare. Poiché se siete condotti dallo spirito, non siete sotto la legge. Ora, le opere della carne sono manifeste: esse sono la fornicazione, gli atti impuri, l’impudicizia, la lussuria, l’idolatria, la magia, le inimicizie, i litigi, le gelosie, l’ira, le lotte, le discordie, le sètte, l’invidia, gli omicidi, l’ubbriachezza, l’intemperanza e altre cose simili; a riguardo di queste cose io vi avverto, come già vi avvertii, che coloro che le commettono non conseguiranno il Regno di Dio. Invece, frutto dello Spirito è la carità, la gioia, la pace, la pazienza, la benignità, la bontà, la longanimità, la mansuetudine, la fede, la modestia, la continenza, la castità: contro queste cose non c’è legge. Quelli che appartengono al Cristo hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e con le sue concupiscenze.
M. - Deo grátias.

giovedì 27 agosto 2015

"E così è, perchè questi accecati, fidando alla misericordia, seguitano a peccare, e così si perdono".

Fonte: Progetto Baruel...

Sant'Alfonso Maria De Liguori

Da: Opere, classe I, Opere ascetiche Vol. XV: Sermoni compendiati per tutte le domeniche dell'anno Vol. I Torino 1827 pag.  164-172.

Sermone XIV. per la Domenica Quinquagesima

INGANNI DEL PECCATORE

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 Domine, ut videam. Luc. 18. 43.

1. Il demonio porta all'inferno i peccatori, non cogli occhi aperti, ma chiusi; prima gli accieca, e poi li conduce seco a peccare eternamente. Bisogna dunque, se vogliamo salvarci, pregare continuamente Iddio col cieco del corrente vangelo: Domine, ut videam: Domine, ut videam. Signore, datemi luce, fatemi vedere la via che ho da fare per salvarmi, e non restar ingannato dal nemico della mia salute. Voglio per tanto oggi, uditori miei, porvi avanti agli occhi gl'inganni del demonio, co' quali tenta gli uomini a peccare, ed a persistere in peccato, acciocchè sappiate guardarvene nelle occasioni.

2. Per meglio conoscere quest'inganni, figuriamoci il caso di un giovine, che preso da qualche passione vive in peccato schiavo del demonio, e niente pensa alla sua salute eterna. Figlio mio, io gli dico, che vita è questa che fai? seguitando a viver così, come ti puoi salvare? non lo vedi, che te ne vai all'inferno? Ma ecco il demonio, che dall'altra parte gli dice: e perchè ti hai da dannare? soddisfati ora, perchè appresso te ne confesserai; e così rimedierai a tutto. Ecco la rete, colla quale il demonio strascina tante anime all'inferno: Soddisfati, perchè poi te ne confessi. Ma frattanto, io ripiglio, già perdi l'anima. Dimmi, se tu avessi in mano una gioja, che vale mille ducati, la gitteresti in un fiume colla speranza di appresso ritrovarla? e se appresso non la ritrovi più? Oh Dio, tu tieni in mano questa bella gioja dell'anima tua, che Gesù Cristo ha comprata col suo medesimo sangue, e vuoi gittarla nell'inferno (poichè secondo la presente giustizia già per ogni peccato mortale resti scritto tra 'l numero de' dannati), e dici: ma spero di ricuperarla poi con fare una buona confessione? Ma se poi non arrivi a ricuperarla? Per fare una buona confessione vi bisogna un vero dolore del peccato, e questo dolore è dono di Dio; se Dio non ti dà questo dolore, non resterai perduto per sempre?

domenica 23 agosto 2015

DOMÍNICA XIII POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati modernisti vaticanosecondisti...

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  EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Gálatas, 3, 16-22


Fratres: Abrahæ dictæ sunt promissiónes, et sémini eius. Non dicit: Et semínibus, quasi in multis, sed quasi in uno: Et sémini tuo, qui est Christus. Hoc autem dico: testaméntum confirmátum a Deo, quæ post quadringéntos et trigínta annos facta est lex, non írritum facit ad evacuándam promissiónem. Nam si ex lege hæréditas, iam non ex promissióne. Abrahæ autem per repromissiónem donávit Deus. Quid ígitur lex? Propter transgressiónes pósita est, donec veníret semen, cui promíserat, ordináta per Ángelos in manu mediatóris. Mediátor autem uníus non est: Deus autem unus est. Lex ergo advérsus promíssa Dei? Absit. Si enim data esset lex, quæ posset vivificáre, vere ex lege esset iustítia. Sed conclúsit Scriptúra ómnia sub peccáto, ut promíssio ex fide Iesu Christi darétur credéntibus.
M. - Deo grátias.

Fratelli: Le promesse sono state fatte ad Abramo e alla sua discendenza. Non dice: Alle sue discendenze, come se fossero molte, ma come se fosse una sola: Alla tua discendenza, che è Cristo. Ora io vi dico: la legge che è stata fatta quattrocento trent’anni dopo, non può render vano un patto confermato da Dio e render vana la promessa. Infatti, se l’eredità viene dalla legge, non è piú in virtú della promessa: ma Dio donò ad Abramo per promessa. Perché dunque la legge? La legge fu aggiunta in vista delle trasgressioni, fino a che venisse la posterità a cui la promessa era stata fatta, e la legge fu promulgata dagli Angeli e per mezzo di un mediatore. Ma il mediatore non lo è di uno solo: Dio invece è uno solo. Dunque la legge è contro la promessa? Niente affatto. Se, infatti, fosse stata data una legge che avesse potuto vivificare, invero dalla legge sarebbe venuta la giustizia, ma la Scrittura ha racchiuso tutto sotto il peccato, affinché la promessa si realizzasse, mediante la fede in Gesú Cristo per  coloro che credono.
M. - Deo grátias.

giovedì 20 agosto 2015

"La guerra implacabile mossa dalla Sinagoga contro la Chiesa"...


Dall’opera monumentale di Mons. Umberto Benigni, Storia Sociale della Chiesa (Casa Editrice Vallardi Milano, 1922, un capitolo tratto dal terzo volume, La crisi della società antica.

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Israele La guerra implacabile mossa dalla Sinagoga contro la Chiesa fin dal tempo degli Apostoli, a base di denunzie al governo pagano e di assassinii tumultuarii, deve cambiare di tattica dopo il trionfo politico e sociale degli aborriti Nazareni. I popoli non ebbero ad attendere di farsi cristiani per apprezzare la Sinagoga come pericolo etico ed economico per la società delle «genti». Gli attacchi antisemiti che si trovano negli autori pagani bastano a provarlo. Ma quando la romanità divenne la cristianità, l’odio della Sinagoga raddoppiò contro di essa per il motivo religioso, giacché quello spirito, che oggi si chiama talmudico, odia più il cristianesimo che non il paganesimo. Questo rappresenta per la Sinagoga un gregge da domare, da spogliare, da trarne schiavi; quello è l’insieme dei seguaci di Gesù ai quali va l’eredità dell’odio specialissimo del Sinedrio contro il Crocifisso. Onde vedemmo la nascente società cristiana, sorta al potere, costretta a preservarsi dallo speciale pericolo ebraico che incrudeliva specialmente sugli schiavi cristiani, oltre il costante pericolo morale e materiale che proveniva naturalmente dall’ebraismo contro tutta la società civile. Degli infelicissimi giorni del diluvio barbarico e della dominazione barbarica in Occidente e quelli anche più tristi dell’invasione saracena, noi troveremo spesso le tracce della nuova tattica della Sinagoga. La Chiesa aveva dovuto crescere nelle catacombe; all’uscirne di questa, la Sinagoga si fece delle catacombe morali, nascondendo, mentre le rinforzava, le sue fila attraverso il mondo occidentale ed orientale (1), facendo sempre del meritato abominio dei goim verso di essa, un nuovo titolo di maggior odio contro di loro. Dominò fin d’allora il tipo dell’ebreo ossequioso, adulatore di tutti i potenti, specialmente di quelli ai quali stava per giuocare qualche brutto tiro, spia politica di tutti contro tutti purché ci fosse da guadagnare e ne nascessero pericoli e danni pei cristiani, pronto a farsi battezzare anche parecchie volte per scampare dalla pena meritata e per fare dello stesso battesimo una trincea entro cui prepararsi a maggiori colpi contro la Chiesa. Vi è insomma in questo periodo intermedio il tipo iniziale di quell’ebreo del medioevo cristiano e islamitico, lebbra dolorosa e vergognosa da cui invano le due società cercano di liberarsi con rimedi empirici e spesso contraddittori. Noi troveremo già in questo periodo i nuovi re che debbono occuparsi della «questione ebraica» per la salute dei loro Stati, mentre già le plebi esacerbate si danno a violenza intermittenti che fanno torto alla civiltà cristiana e nulla rimediano al danno e allo scorno subito dalla religione e dalla società civile.

venerdì 14 agosto 2015

UN CONCILIO IMPERFETTO, POTREBBE ESSERE QUESTA LA SOLUZIONE DELLA CRISI DELLA CHIESA?...




 In Verità della Fede [vol. I, Marietti, 1826, p. 142] si leggono le parole del santo «Dottore utilissimo» (sant’Alfonso): «La seconda cosa certa si è, che quando in tempo di scisma si dubita, chi fosse il vero Papa, in tal caso il concilio può esser convocato da’ cardinali, e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perché allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso, che il Papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il Papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile, e caduto dal suo officio».

Il Card. Giovanni di Torquemada (non l'inquisitore) commentando il "Corpus iuris canonici" IIe Distinzione 21 "prima sedes" e Distinzione 40 "si papa" , afferma: "Rispondo dicendo su questa conclusione che il papa non ha giudice superiore sulla terra, eccetto per il caso di eresia". Proseguano la glossa afferma ancora: "De­viante dalla fede, significa, quando dalla fede fuoriesce pertinacemente e dalla pietra della fede cade, sopra la pietra sui cui è stata fondata cfr. Matt. XVI, [Il papa] diventa minore ed inferiore a qualsiasi fedele e quindi può essere giudicato dalla Chiesa, o piuttosto essere dichiarato già condannato, secondo quanto sta scritto che chi non crede è già stato giudicato, e non può il papa stabilire una legge, che non lo-si possa accusare di eresia, poiché cosi verrebbe messa a repentaglio tutta la Chiesa e verrebbe confuso il generale stato della medesima."

Nel 1969 il card. Charles Journet ha scritto un articolo sulla possibile eresia del "papa", e dichiara: "I teologi medievali dicevano che il Concilio non dovrebbe nemmeno deporlo, ma soltanto constatare il fatto dell' eresia e significare alla Chiesa che colui che era stato papa è decaduto dalla sua funzione primaziale. Chi gliel' ha levata? Nessuno al di fuori di lui stesso. Come egli può abdicare con un atto di volontà, cosi può decretare volontariamente, da se stesso, la sua deca­denza, con un atto di eresia.
Il motivo è che rinnegando la fede, colui che era papa ha cessato di far parte della Chiesa, di essere suo membro. Dal momento che il fatto è dichiarato pubbli­camente, egli non potrebbe dunque, continuare ad esserne la testa. In un caso simile, un eventuale senten­za del Concilio è soltanto dichiarativa, e non proclama in nessun modo la supremazia del Concilio sul Papa".

Papa Pio IX, diceva: “Dal momento che il mondo intero è contro Dio e la sua Chiesa, è evidente che Egli ha avocato la vittoria sui suoi nemici a Se stesso. Questo sarà più chiaro se si considera che la radice di tutti i nostri mali attuali deve essere considerata nel fatto che coloro che hanno talento e vigore bramano vantaggi terreni e non solo disertano dalla Causa di Dio, ma arrivano a ripudiarla. E così sembra che non possano essere ricondotti a Dio da qualsiasi altro percorso che attraverso un evento che non può essere assegnato a qualsiasi agente secondario. E così tutti saranno costretti a vedere il soprannaturale , esclamando: «Ciò è accaduto per l’intercessione del Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi»! Accadrà un gran «portento» che riempirà il mondo di stupore. Un portento che, però, sarà preceduto dal trionfo della rivoluzione! La Chiesa soffrirà enormemente. I suoi capi e servi saranno derisi, flagellati e martirizzati.” (V. The Prophets and our Times, Rv. R. Gerald Culleton, Tan Books, Rockford, Illinois, 1974. pp. 206, 216, 229). 

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COSTANZA E IL CONCILIO IMPERFETTO

di Fra Leone da Bagnoregio
Si è dibattuto molto sulla questione del cosiddetto “concilio imperfetto”, questa denominazione è stata stabilita dai teologi cattolici (1) per definire un concilio convocato in assenza del romano pontefice in quanto non presente o dubbio, con il solo scopo di eleggere un legittimo papa e per estirpare uno scisma creato nella Chiesa dalla presenza di più papi.
Elemento fondante del “concilio imperfetto” è la rappresentatività generale della Chiesa, il cattolicesimo deve essere rappresentato nelle sue istituzioni. Questo “concilio imperfetto” avrebbe il compito, per lo stato di necessità della Chiesa, di comporre eventuali scismi ovvero di constatare la vacanza della Sede Apostolica e di provvedere universalmente all’elezione di un nuovo Romano Pontefice in assenza o nel dubbio della legittimità di cardinali o qualora gli stessi non compiano il loro dovere.

Unico esempio di “concilio imperfetto” nella storia della Chiesa risulta essere stato il Concilio di Costanza celebrato tra il 1414 e il 1418 nella città di Costanza sull’omonimo lago.
Fu uno dei concili più importanti della Chiesa, quanto a partecipazione di vescovi, parteciparono, infatti, i vescovi e i cardinali di ben tre obbedienze dei tre papi, a conclusione vi si contavano ben seicento padri conciliari sedenti all’assise.
Il Concilio si radunò a Costanza, il primo novembre 1414, oltre ai cardinali e ai vescovi, vi presenziarono i procuratori dei capitoli cattedrali e delle università, i dottori in teologia e in diritto canonico, numerosissimi componenti del clero inferiore, gran parte dei rappresentanti dei principi tedeschi, dignitari di tutti i regni cristiani e lo stesso Imperatore Sigismondo.
Giovanni XXIII arrivò a Costanza alla fine di ottobre del 1414, e gli vennero tributati tutti gli onori del papa legittimo.

Le sessioni generali furono celebrate nella cattedrale della città, Giovanni XXIII era convinto che il Concilio confermasse la sua autorità di papa, ma ben presto si accorse che le cose non stavano andando come lui sperava. Fu cambiato, infatti, l’ordine tradizionale delle votazioni, non più per capita singulorum, bensì per nationes, determinate in: italiana, francese, tedesca, inglese e, dal 1416, anche spagnola. Questo stratagemma sarebbe servito per neutralizzare la preponderanza dei prelati italiani, in gran parte fedeli a Giovanni XXIII. Si fece strada, altresì, la richiesta che tutti e tre i papi dovessero abdicare.
Fu diffuso, infine, un libello contro il “papa pisano”, con molte gravi accuse, e si diffuse la voce che dopo la sua abdicazione non sarebbe stato più rieletto.

domenica 9 agosto 2015

DOMÍNICA XI POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti creatori della falsa e satanica chiesa conciliare...


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  ORÁTIO  
Omnípotens sempitérne Deus, qui abundántia pietátis tuæ, et mérita súpplicum excédis et vota: effúnde super nos misericórdiam tuam: ut, dimíttas quæ consciéntia métuit, et adiícias quod orátio non præsúmit. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
M. - Amen.

O Dio onnipotente ed eterno che, per l’abbondanza della tua pietà, sopravanzi i meriti e i desideri di coloro che Ti invocano, effondi su di noi la tua misericordia, perdonando ciò che la coscienza teme e concedendo quanto la preghiera non osa sperare. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. - Amen.

EPISTOLA 
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 15, 1-10


Fratres: Notum vobis fácio Evangélium, quod prædicávi vobis, quod et accepístis, in quo et statis, per quod et salvámini: qua ratióne prædicáverim vobis, si tenétis, nisi frusta credidístis. Trádidi enim vobis in primis, quod et accépi: quóniam Christus mórtuus est pro peccátis nostris secúndum Scriptúras: et quia sepúltus est, et quia resurréxit tértia die secúndum Scriptúras: et quia visus est Cephæ, et post hoc úndecim. Deínde visus est plus quam quingéntis frátribus simul, ex quibus multi manent usque adhuc, quidam autem dormiérunt. Deínde visus est Iacóbo, deínde Apóstolis ómnibus: novíssime autem ómnium tamquam abortívo, visus est et mihi. Ego enim sum mínimus Apostolórum, qui non sum dignus vocári Apóstolus, quóniam persecútus sum Ecclésiam Dei. Grátia autem Dei sum id quod sum, et grátia eius in me vácua non fuit.
M. - Deo grátias.

mercoledì 5 agosto 2015

"Il peccato ci consegna al demonio. Il peccato è l’assassino dell’anima. E’ lui che ci strappa dal Cielo per precipitarsi in inferno. E noi amiamo il peccato! … Che follia!"

 DA UN’OMELIA DI SAN GIOVANNI VIANNEY – Curato d’Ars – 1820 -

di Padre Romualdo Maria Lafitte O.S.B.

 http://www.adorazioneeucaristica.it/scdars8.jpg
 
San Giovanni Maria Vianney era un contadino. Con molta difficoltà, riuscì a diventare sacerdote. Confessava 22 ore al giorno, con penitenze e digiuni terribili; leggeva nelle anime, faceva tanti miracoli, e la gente veniva dal mondo intero per confessarsi con lui. Egli predicava ai suoi contadini in maniera molto semplice, ma chiara e essenziale.
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Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo…
“Mio Dio, perché mi avete messo al mondo?” – “Per salvarti”.
“E perché mi volete salvare?” – “Perché ti amo”.
Com’è bello conoscere, amare e servire Dio ! non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo è tempo perso! Bisogna agire solo per Dio, mettere le nostre opere nelle Sue mani… Svegliandosi al mattino, bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per Voi, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrete mandarmi come Vostro dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di Voi: aiutatemi!”
Oh! Come rimpiangeremo, in punta di morte, tutto il tempo che avremo dedicato ai piaceri, alle conversazioni inutili, al riposo, anziché dedicarlo alla mortificazione, alla preghiera, alle buone opere, a pensare alla nostra miseria, a piangere sui nostri peccati!  Allora ci renderemmo conto di non aver fatto nulla per il Cielo. Che triste, figli miei!
La maggior parte dei cristiani non fa altro che lavorare per soddisfare questo cadavere che presto marcirà sotto terra, senza alcun riguardo per la povera anima, che è destinata a essere felice o infelice per l’Eternità. La loro mancanza di spirito e di buon senso fa accapponare la pelle!
Vedete, figli miei, non bisogna dimenticare che abbiamo un’anima da salvare e un’Eternità che ci aspetta. Il mondo, le ricchezze, i piaceri, gli onori passeranno: il Cielo e l’Inferno non passeranno mai.
Stiamo dunque attenti! I santi non hanno cominciato tutti bene, ma hanno finito tutti bene. Noi abbiamo cominciato male: finiamo bene e potremo un giorno congiungerci a loro in Cielo.
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 http://www.parroquiasjmvianney.com.ar/images/vianney-1a.jpg

Dobbiamo abbandonare i beni temporali e mettere al secondo piano i vantaggi terreni per sforzarci di raggiungere le dimore celesti che sono eterne. Perché la gloria presente è fugace e vana se, mentre li possediamo, omettiamo di pensare all’eternità celeste. (San Enrico II, imperatore de Germania)
Il peccato ci consegna al demonio. Il peccato è l’assassino dell’anima. E’ lui che ci strappa dal Cielo per precipitarsi in inferno. E noi amiamo il peccato! … Che follia! Se ci pensassimo bene, avremmo un tale orrore del peccato che non ci potrebbe commetterlo. Il buon Dio ci vuole felici, e noi non lo vogliamo! Gli giriamo le spalle e ci doniamo al demonio! Fuggiamo dal nostro amico, e cerchiamo il nostro agguzzino! Perché affliggere Dio nostro Padre a quel punto, Lui che ci ha riscattati dall’inferno? … O ! Quanto insensati siamo ! Impieghiamo per perderci eternamente il tempo che Dio ci ha dato per salvarci. Non è forse una vera follia di legarsi al demonio, di rendersi degno dell’inferno? Miei figlioli, non si può abbastanza capire la follia del peccato… non si può abbastanza piangerla… O Gesù Io so che il peccato uccide la mia anima e mi conduce verso l’inferno. Voglio andare in Paradiso, non in inferno. E so che solo nella preghiera e la penitenza mi darete la forza di resistere. Siete l’unico che non tradite mai. Aiutatemi a ritirare il mio cuore da ciò che è terrestre e a riempirlo del Santo amore di Voi!

sabato 1 agosto 2015

DOMÍNICA X POST PENTECOSTEN - Santa messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti fondatori della satanica e fasulla Chiesa Conciliare...

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EPISTOLA   

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 12, 2-11

Fratres: Scitis quóniam cum gentis essétis, ad simulácra muta prout ducebámini eúntes. Ideo notum vobis fácio, quod nemo in Spíritu Dei loquens, dicit anáthema Iesu. Et nemo potest dícere, Dóminus Iesus, nisi in Spíritu Sancto. Divisiónes vero gratiárum sunt, idem autem Spíritus. Et divisiónes ministratiónum sunt, idem autem Dóminus. Et divisiónes operatiónum sunt, idem vero Deus, qui operátur ómnia in ómnibus. Unicuíque autem datur manifestátio Spíritus ad utilitátem. Alii quidem per Spíritum datur sermo sapiéntiæ: álii autem sermo sciéntiæ secúndum eúmdem Spíritum: álteri fides in eódem Spíritu: álii grátia sanitátum in uno Spíritu: álii operátio virtútum, álii prophetía, álii discrétio spirítuum, álii génera linguárum, álii impertrátio sermónum. Hæc autem ómnia operátur unus atque idem Spíritus, dívidens síngulis prout vult.