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sabato 31 ottobre 2015

IN OMNIUM SANCTÓRUM - santa Messa "Non Una Cum" gli apostati vaticanosecondisti...

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  EPISTOLA
Léctio libri Apocalypsis B. Ioánnis Ap., 7, 2-12


In diébus illis: Ecce ego Ioánnes vidi álterum Angelum ascendéntem ab ortu solis, habéntem signum Dei vivi: et clamávit voce magna quátuor Ángelis, quibus datum est nocére terræ et mari, dicens: Nolíte nocére terræ et mari neque arbóribus, quoadúsque signémus servos Dei nostri in fróntibus eórum. Et audívi númerum signatórum centum quadragínta quátuor míllia signáti, ex omni tribu filiórum Israël. Ex tribu Iuda duódecim míllia signáti. Ex tribu Ruben duódecim míllia signáti. Ex tribu Gad duódecim míllia signáti. Ex tribu Aser duódecim míllia signáti. Ex tribu Néphtali duódecim míllia signáti. Ex tribu Manasse duódecim míllia signáti. Ex tribu Símeon duódecim míllia signáti. Ex tribu Levi duódecim míllia signáti. Ex tribu Issachar duódecim míllia signáti. Ex tribu Zábulon duódecim míllia signáti. Ex tribu Ióseph duódecim míllia signáti. Ex tribu Béniamin duódecim míllia signáti. Post hæc vidi turbam magnam quam dinumeráre nemo póterat, ex ómnibus géntibus, et tríbubus, et pópulis, et linguis: stantes ante thronum, et in conspéctu Agni, amícti stolis albis, et palmæ in mánibus eórum: et clamábant voce magna, dicéntes: Salus Deo nostro, qui sedet super thronum, et Agno. Et omnes Ángeli stábant in circúitu throni, et seniórum, et quátuor animálium: et cecidérunt in conspéctu throni in fácies suas, et adoravérunt Deum, dicéntes: Amen. Benedíctio, et cláritas, et sapiéntia, et gratiárum áctio, honor, et virtus, et fortitúdo Deo nostro, in sǽcula sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.    

In quei giorni: ecco che io, Giovanni vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare: "Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi". Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele: dalla tribù di Giuda dodicimila; dalla tribù di Ruben dodicimila; dalla tribù di Gad dodicimila; dalla tribù di Aser dodicimila; dalla tribù di Nèftali dodicimila; dalla tribù di Manàsse dodicimila; dalla tribù di Simeone dodicimila; dalla tribù di Levi dodicimila; dalla tribù di Issacar dodicimila; dalla tribù di Zàbulon dodicimila; dalla tribù di Giuseppe dodicimila; dalla tribù di Beniamino dodicimila. Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. E gridavano a gran voce: "La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello". Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo: "Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen".

M. - Deo grátias.

GRADUALE

Ps. 33, 10 et 11 - Timéte Dóminum, omnes sancti eius: quóniam nihil déest timéntibus eum. Inquiréntes áutem Dóminum, non defícient omni bono. 
Sal. 33, 10 e 11 - Temete il Signore, o voi tutti suoi santi: perché nulla manca a quelli che lo temono. Quelli che cercano il Signore non saranno privi di alcun bene.

mercoledì 28 ottobre 2015

" La chiesa conciliare COME TALE non c’entra alcunché con la Chiesa cattolica, se non nella misura in cui costituisce la contro-chiesa diretta dal demonio".

La “chiesa” conciliare non ha nulla a che vedere con la Chiesa cattolica

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del Prof. Antonio Diano

L’articolo pubblicato infra da fra’ Leone è un’eccellente spiegazione della situazione ecclesiale odierna: per chi conosce l’autore, una vera summa del suo pensiero, tanto che l’apparato critico potrebbe ridursi a contributi suoi. Vorrei nondimeno, vista l’occasione preziosa, approfondire qui un altro punto chiave per ulteriore chiarezza, a mo’ di integrazione all’illuminante articolo dell’amico fra’ Leone. La “chiesa conciliare” NON è la Chiesa cattolica, che è santa e non può insegnare l’errore (come il Papa, che della Fede è la regola prossima), e non è neppure la Chiesa cattolica semi-distrutta, cosa impossibile che infatti non è avvenuta nella storia, malgrado talora sembri di cogliere una simile posizione nel dibattito.  La chiesa conciliare è una società satanica, che si è abilmente travestita da chiesa cattolica sotto la direzione del demonio: moltissimi, la schiacciante maggioranza dei cattolici ad ogni latitudine, son purtroppo caduti nella trappola, e credono che la chiesa conciliare sia la Chiesa cattolica, o magari la inglobi, o vi sia un pazzesco mélange, o che la “chiesa tradizionale” possa trovare un posto nella “chiesa” conciliare onde “correggerla”, invece di combatterla in quanto totalmente contro-chiesa (posizione FSSPX, secondo chi scrive eretica), tenendo la pseudo-autorità come legittima ma “disubbidendole” quasi sempre quando la spara… un po’ grossa, e secondo il proprio arbitrio.

"Sostenere che la gerarchia “conciliare” modernista ha qualche parvenza di legittimità, vuol dire aprire le porte all’errore all’interno della Chiesa".


VERITÀ E IL BENE DELLA CHIESA

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di Fra Leone da Bagnoregio

Sono trascorsi ormai molti anni dalla morte di Pio XII avvenuta il 9 ottobre 1958 a Castel Gandolfo, spirando l’ultimo papa che incarnava la romanità, spirava pure l’ultimo barlume di verità nel mondo, l’ultimo impedimento al potere del Maligno sull’umanità già colpita dal “vulnus originale”.
Con Giovanni XXIII iniziò una nuova era per la Chiesa, un nuovo corso di avvicinamento al mondo un raillement con il mondo moderno e contemporaneo. Il demonio, principe di questo mondo non poteva che essere l’ispiratore di questo nuovo corso. Con il Vaticano II i tre principi della rivoluzione francese, si insinuarono all’interno della Chiesa e ne mutarono la struttura sia dottrinale che disciplinare.
Con l’approvazione dei documenti sulla Chiesa nel mondo “Gaudium et Spes” e “Dignitatis humanae personae” si è introdusse il principio rivoluzionario della “liberté” con i decreti sull’ecumenismo “Nostra Aetate” ed “Unitatis rendintegratio” si insinuò il principio falso della “fraternité”, infine con la costituzione conciliare sulla Chiesa “Lumen Gentium” si insinuò quello democratico della “egalité”.

Fu sostituita alla religione di Dio, la religione dell’uomo,[1] per mezzo dell’eresia modernista già condannata da San Pio X nel 1907 con l’Enciclica “Pascendi Dominici gregis” e da tutti gli atti del Magistero successivi fino a Pio XII con l’Enciclica “Humani Generis”. Il modernismo propugnato dai teologi della “Nouvelle Theologie” negli anni cinquanta dello scorso secolo risultò essere però molto più insidioso e pernicioso di quello precedente.
Poche persone e ancor meno pochi vescovi si accorsero al momento della loro approvazione durante il Vaticano II, cosa si stava accogliendo all’interno della Chiesa. Ci furono lotte anche aspre durante la discussione, ma infine, tutti approvarono i testi conciliari meno compromessi che però erano già erronei nelle loro fondamenta, era stato tutto predisposto, proporre l’assurdo per far approvare l’erroneo. Anche i vescovi che animarono la resistenza al cambiamento durante le sessioni del Vaticano II, non ne percepirono la gravità, anzi sottovalutarono gli errori a tal punto che ne approvarono i documenti conciliari che contenevano tutti gli elementi più gravi.
Il passo era compiuto, il baluardo, l’ostacolo al regno di Satana era stato rimosso o perlomeno eclissato e da allora non si è più in grado di combattere il male, anzi ormai, il contro Magistero è diventato lo strumento del male per la perdizione delle anime.
Questo è il punto focale di tutto il progetto anticristiano per la distruzione della Chiesa di Cristo.

Coloro che resistettero alla rivoluzione conciliare furono in pochi in confronto a chi l’accolse ed aderì alla nuova “chiesa conciliare”. Il grimaldello per rovesciare le coscienze è stata la devozione all’obbedienza, anzi perché l’obbedienza è una virtù se ben interpreta, ma un modo errato di intendere l’obbedienza verso il Sommo Pontefice, nessun presule cattolico ebbe il coraggio di contrastare apertamente durante il Vaticano II il nuovo corso, minacciando di abbandonare l’assise e di dichiarare decaduto l’occupante indebito dei palazzi apostolici.

SELFIE INTERRELIGIOSO DELL'APOSTATA TRAVESTITO DI BIANCO....


TUTTO CIO' AVVIENE TRANQUILLAMENTE IN VATICANO...

«Scomunichiamo e anatematizziamo ogni eresia che si erge contro la santa, ortodossa e cattolica fede, come l'abbiamo esposta sopra. Condanniamo tutti gli eretici, sotto qualunque nome; essi hanno facce diverse, ma le loro code sono strettamente unite l'una all'altra, perché convergono tutti in un punto: sulla vanità. Gli eretici condannati siano abbandonati alle potestà secolari o ai loro balivi per essere puniti con pene adeguate. I chierici siano prima degradati della loro dignità; i beni di questi condannati, se si tratta di laici, siano confiscati; se fossero chierici, siano attribuiti alla chiesa, dalla quale ricevono lo stipendio. [...] Decretiamo, inoltre, che quelli che prestano fede agli eretici, li ricevono, li difendono, li aiutano, siano soggetti alla scomunica; e stabiliamo con ogni fermezza che chi fosse stato colpito dalla scomunica, e avesse trascurato di dare soddisfazione entro un anno, da allora in poi sia ipso facto colpito da infamia, e non sia ammesso né ai pubblici uffici o consigli, né ad eleggere altri a queste stesse cariche, né a far da testimone. [...] Se poi si tratta di un chierico, sia deposto dall’ufficio e dal beneficio: infatti chi ha una colpa maggiore, sia punito con una pena più grave. Chi trascurasse di evitarli, dopo la dichiarazione di scomunica da parte della chiesa, sia colpito dalla scomunica fino a che non abbia dato la debita soddisfazione.
I chierici non amministrino a questi uomini pestilenziali i sacramenti della chiesa; né osino dare ad essi sepoltura cristiana; non accettino le loro elemosine o le loro offerte. Diversamente, siano privati del loro ufficio, e non tornino mai più in suo possesso, senza un indulto speciale della sede apostolica. La stessa disposizione va applicata a qualsiasi religioso, senza tener conto dei loro privilegi in quella diocesi, in cui avessero avuto l'ardire di provocare tali eccessi.»

(Concilio Lateranense IV, cost. III)

domenica 25 ottobre 2015

DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI REGIS - XXII dopo Pentecoste - Santa Messa "Non Una Cum" i satanassi Vaticanosecondisti...

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 EPISTOLA

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Colossénses, 1, 12-20

Fratres: Grátias ágimus Deo Patri, qui dignos nos fecit in partem sortis sanctórum in lúmine: qui erípuit nos de potestáte tenebrárum, et tránstulit in regnum Fílii dilectiónis suæ, in quo habémus redemptiónem per sánguinem eius, remissiónem peccatórum. Qui est imágo Dei invisíbilis, primogénitus omnis creatúræ: quóniam in ipso cóndita sunt univérsa in coelis et in terra, visibília et invisibília, sive throni, sive dominatiónes, sive principátus, sive potestátes: ómnia per ipsum et in ipso creáta sunt: et ipse est ante omnes, et ómnia in ipso constant. Et ipse est caput córporis Ecclésiæ, qui est princípium, primogénitus ex mórtuis: ut sit in ómnibus ipse primátum ténens: quia in ipso complácuit omnem plenitúdinem inhabitáre; et per eum reconciliáre ómnia in ipsum, pacíficans per sánguinem crucis eius, sive quæ in terris, sive quæ in coelis sunt, in Christo Iesu Dómino nostro.
M. - Deo grátias.

Fratelli: ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui infatti che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.
M. - Deo grátias.

giovedì 22 ottobre 2015

"Quando tu vuoi peccare, dimmi, chi ti promette la misericordia di Dio? non certamente te la promette Iddio, ma te la promette il demonio, affinchè tu perda Dio, e ti danni".

Fonte: Progeto Barruel...

Sant'Alfonso Maria De Liguori

Da: Opere, classe I, Opere ascetiche Vol. XVI: Sermoni compendiati per tutte le domeniche dell'anno Vol. II Torino 1827 pag. 136-146.

Sermone XLI. per la Domenica duodecima dopo Pentecoste 

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ABUSO DELLA DIVINA MISERICORDIA

 Curam illius habe. Luc. 10 35.

Nel vangelo odierno si dice, che un certo uomo cadde in mano de' ladroni, i quali dopo averlo spogliato, gli diedero molte ferite, e lo lasciarono mezzo vivo. Passando colà un Samaritano, lo vide, e n'ebbe compassione; onde prima gli fasciò le ferite, e poi lo condusse in uno alloggiamento, e lo raccomandò caldamente all'ostiere che ne avesse la cura: Curam illius habe. Queste parole oggi io dico ad alcuno, se mai si trovasse fra voi, uditori miei, che tiene impiagata l'anima di peccati, e che in vece di attendere a curarla, sempre più l'aggrava di ferite co' nuovi peccati, abusandosi della misericordia di Dio, che per sua bontà ancora lo mantiene in vita, affinchè si emendi, e finalmente non perda l'anima. E così ti dico, fratello mio, curam illius habe, abbi cura, abbi compassione dell'anima tua che sta troppo inferma: Miserere animae tuae. Eccl. 30. 24. Sta inferma, e quel ch'è peggio, sta vicina a morire colla morte eterna dell'inferno; mentre chi troppo si abusa della divina misericordia, è prossimo a restare abbandonato dalla misericordia di Dio; e questo sarà l'unico punto del presente discorso. 

1. Dice s. Agostino, che in due modi il demonio inganna i cristiani, desperando et sperando [«col disperare e collo sperare» N.d.R.]. Dopo che l'uomo ha commessi molti peccati, il nemico lo tenta a diffidare della misericordia di Dio, mettendogli davanti il rigore della divina giustizia. Prima non però di peccare gli dà animo a non temere del castigo dovuto a chi pecca, mettendogli davanti la divina misericordia. Onde il Santo consiglia: Post peccatum spera misericordiam; ante peccatum pertimesce justitiam. [«Dopo il peccato spera nella misericordia (di Dio); prima del peccato temi la (Sua) giustizia.» N.d.R.]. Dopo il peccato, se tu disperi del perdono di Dio, tu l'offendi con un nuovo e maggior peccato; ricorri alla sua misericordia, ch'egli ti perdonerà. Ma prima del peccato, temi della giustizia, e non ti fidare della sua misericordia; mentre chi si abusa della misericordia di Dio per offenderlo, non merita che Dio gli usi misericordia. Scrive l'Abulense: chi offende la giustizia, può ricorrere alla misericordia; ma chi offende ed irrita contro di sè la misericordia, a chi ricorrerà?

2. Quando tu vuoi peccare, dimmi, chi ti promette la misericordia di Dio? non certamente te la promette Iddio, ma te la promette il demonio, affinchè tu perda Dio, e ti danni. Cave (dice s. Gio. Grisostomo ) ne unquam canem illum suscipias, qui misericordiam Dei pollicetur. Hom. 50. ad pop. [«Bada di non accogliere quel cane (il demonio) che promette la misericordia di Dio.» N.d.R.] Se per lo passato hai offeso Dio, peccatore mio, spera e trema; se vuoi lasciare il peccato, e lo detesti, spera, giacch'egli promette il perdono a chi si pente del male fatto; ma se tu vuoi seguitare la mala vita, trema, che il Signore non ti aspetti più, e ti mandi all'inferno. A che fine aspetta Dio il peccatore? acciocchè siegua ad ingiuriarlo? no, l'aspetta affinchè lasci il peccato, e così possa egli usargli pietà, e perdonarlo. Propterea expectat Dominus, ut misereatur vestri. Isa. 30. 18. [«Per questo aspetta il Signore, affin di usarvi pietà.» N.d.R.] Ma quando il Signore vede, che quegli del tempo che gli dà per piangere le colpe commesse, se ne avvale per moltiplicarle; allora dà di mano al castigo, gli taglia i passi, facendolo morire come si trova in peccato, acciocchè morendo finisca di offenderlo. Ed allora chiama a giudicarlo lo stesso tempo che gli avea dato a far penitenza. Vocavit adversum me tempus. Thren. 1. 15. Ipsum tempus (scrive s. Gregorio) ad judicandum venit. [Thren. (Lam.) I, 15: «Ha chiamato contro di me il tempo.» — «Lo stesso tempo viene in giudizio» N.d.R.]

sabato 17 ottobre 2015

DOMÍNICA XXI POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" i satanassi apostati conciliari...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios  6, 10-17

Fratres: Confortámini in Dómino et in poténtia virtútis ejus. Indúite vos armatúram Dei, ut póssitis stare advérsus insídias diáboli. Quóniam non est nobis colluctátio advérsus carnem et sánguinem: sed advérsus príncipes et potestátes, advérsus mundi rectóres tenebrárum harum, contra spirituália nequítiæ, in coeléstibus. Proptérea accípite armatúram Dei, ut póssitis resístere in die malo et in ómnibus perfécti stare. State ergo succíncti lumbos vestros in veritáte, et indúti lorícam justítiæ, et calceáti pedes in præparatióne Evangélii pacis: in ómnibus suméntes scutum fídei, in quo póssitis ómnia tela nequíssimi ígnea exstínguere: et gáleam salútis assúmite: et gládium spíritus, quod est verbum Dei.

Fratelli, per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.
M. - Deo grátias.

martedì 13 ottobre 2015

LO STATO MISERABILE DEI RECIDIVI NEL PECCATO...

Sant’Alfonso Maria de Liguori, dottore della Chiesa

SERMONE XXI. – PER LA DOMENICA DI PASQUA

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Dello stato miserabile dei recidivi.
Nolite expavescere: Iesum quaeritis Nazarenum, crucifixum: surrexit, non est hic. (Marc. 16. 6.)

Spero, cristiani miei, che siccome è risorto Cristo, così anche tutti voi in questa santa Pasqua vi siate confessati e siate risorti. Ma avvertite quel che dice s. Girolamo, che molti cominciano bene, ma pochi son quelli che perseverano: Incipere multorum est, perseverare paucorum. All’incontro dice lo Spirito santo che non è salvo chi comincia a viver bene, ma chi persevera nel ben vivere sino alla morte: Qui autem perseveraverit usque in finem, hic salvus erit. La corona del paradiso, dice s. Bernardo, è sol promessa a coloro che cominciano, ma non è data poi, se non a coloro che perseverano: Inchoantibus praemium promittitur, perseverantibus datur3. Giacché dunque, fratello mio, hai risoluto di darti a Dio, senti quel che ti dice lo Spirito santo: Fili, accedens ad servitutem Dei, praepara animam tuam ad tentationem4. Non credere che sieno finite per te le tentazioni. Ora apparecchiati a combattere, e guardati di ricadere nei peccati che ti hai confessati, perché se torni a perdere la grazia di Dio, sarà difficile che la ricuperi. E questo è quello che voglio dimostrarti in questo giorno, lo stato miserabile de’ recidivi, cioè di coloro che miseramente dopo la confessione ricadono negli stessi peccati di prima.

Giacché dunque ti sei confessato, cristiano mio, Gesù Cristo ti dice quel che disse al paralitico: Ecce sanus factus es: iam noli peccare, ne deterius tibi aliquid contingat1. Colla confessione fatta già l’anima tua è sanata; è sanata ma non è ancora salva, perché se torni a peccare, la tornerai a perdere, e il danno della ricaduta sarà molto peggiore delle tue prime cadute: Audis, dice s. Bernardo, recidere, quam incidere, esse deterius. Chi patisce un’infermità mortale, e da quella guarisce, se poi ricade nello stesso male perderà talmente le forze naturali, che gli sarà impossibile il ristabilirsi. Ciò appunto accade a’ recidivi nel peccato, ritornando essi al vomito, cioè ripigliando i peccati vomitati nella confessione, resteranno così deboli, che diventeranno trastulli del demonio. Dice s. Anselmo che il nemico sopra de’ recidivi acquista un certo dominio, che li fa cadere e ricadere, come vuole, onde i miseri diventano simili a quegli uccelli, che servono di giuoco ai fanciulli, i quali permettono loro che si alzino di quando in quando da terra, ma perché li tengono legati, tornano a farli cadere quando vogliono. Così fa il demonio coi recidivi: Sed quia ab hoste tenentur, volantes in eadem vitia deiiciuntur.

domenica 11 ottobre 2015

"Era quindi giusto che i Sodomiti, ardendo di desideri perversi originati dal fetore della carne, perissero ad un tempo per mezzo del fuoco e dello zolfo, affinché dal giusto castigo si rendessero conto del male compiuto sotto la spinta di un desiderio perverso"...

 «Dietro di me non c'è nessuna lobby... Ho conosciuto sacerdoti omosessuali, spesso isolati come me, ma non una lobby. La Chiesa ha tra i suoi ministri fantastici sacerdoti omosessuali che non possono essere trattati come sono trattati ora. La legge interna alla Chiesa che vieta l'ordinazione sacerdotale agli omosessuali mi ricorda le peggiori leggi del passato» dice. «Ho detto alla mia Chiesa chi sono in un gesto di disperazione, questo gesto precedeva il Sinodo, io chiedevo alla mia Chiesa: “Per favore non perdete più tempo”. Ormai la mia vita personale non è più un problema. Io sono fedelissimo al celibato perché il celibato si riferisce all'impossibilità di avere moglie: io non ho mai toccato una donna», aggiunge non si capisce bene quanto provocatoriamente, Charamsa. Che poi conclude: «Siate liberi, val la pena, dobbiamo essere coerenti con noi stessi sulla terra per vivere in eterno. Dio ci ama così come siamo».

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Queste sono tra le ultime affermazioni di Krzysztof Charamsa, subito sopra con il suo "fidanzatino", falso consacrato conciliare sulla sua terrificante condizione di omosessuale praticante. Questo sodomita viene considerato come un eminete Teologo, ora nella speranza che il sodomita falso sacerdote possa riacquistare il senno insieme ai suoi falsi superiori postiamo ciò che la Sacra Scrittura, la vera Santa Chiesa ed i Santi dichiarano sul peccato gravissimo contro natura 



«Non accoppiarti con un maschio come si fà con la donna: è cosa abominevole [...]. Tutti quelli che commetteranno tali azioni abominevoli, verranno sterminati di mezzo al popolo» (Lv 18, 22 e 29).

«Se un maschio giace con un altro maschio come si fà con la donna, entrambi hanno commesso un abominio: vengano messi a morte, e il loro sangue ricada su di loro» (Lv 20,13).

«Il loro aspetto testimonia contro di loro: essi manifestano i loro peccati, come fece Sodoma, anziché nasconderli. Guai a loro! Essi si preparano la loro rovina»! (Is 3, 9).

San Paolo: «Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, fino al punto di disonorarsi a vicenda i corpi, poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato la creatura al posto del Creatore benedetto nei secoli. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami: le loro donne hanno mutato le unioni secondo natura quelle contro natura; allo stesso modo gli uomini, lasciando l'unione naturale con le donne, si sono accesi di passione fra maschi, ricevendo così in loro stessi la punizione che si addice al loro traviamento [...]. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che condanna a morte chi commette tali azioni, essi non solo le commettono, ma persino approvano chi le compie» (Rm 1, 24-32).

«La Legge non è fatta per il giusto, bensì per i cattivi e i ribelli, gli empi e i peccatori, per i sacrileghi e i profanatori, i parricidi e i matricidi, gli impudichi e i sodomiti [...] e per qualunque altro vizio contrario alla sana dottrina» (1 Tm 1, 9-10).

. «Non illudetevi! Né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né i sodomiti [...] erediteranno il Regno di Dio»! (1 Cor, 6, 9-10).

Sant'Agostino: "I delitti che vanno contro natura, ad esempio quelli compiuti dai sodomiti, devono essere condannati e puniti ovunque e sempre. Quand'anche tutti gli uomini li commettessero, verrebbero tutti coinvolti nella stessa condanna divina: Dio infatti non ha creato gli uomini perché commettessero un tale abuso di loro stessi. Quando, mossi da una perversa passione, si profana la natura stessa che Dio ha creato, è la stessa unione che deve esistere fra Dio e noi a venire violata»"

sabato 10 ottobre 2015

DOMÍNICA XX POST PENTECOSTEN - Maternità della Beata Vergine Maria - Santa Messa "Non Una Cum" con gli apostati Vaticanosecondisti...

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  EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 5, 15-21
Fratres: Vidéte quómodo caute ambulétis: non quasi insipiéntes, sed ut sapiéntes, rediméntes tempus, quóniam dies mali sunt. Proptérea nolíte fíeri imprudéntes, sed intelligéntes, quæ sit volúntas Dei. Et nolíte inebriári vino, in quo est luxúria: sed implémini Spíritu Sancto, loquéntes vobismetípsis in psalmis, et hymnis, et cánticis spirituálibus, cantántes, et psalléntes in córdibus vestris Dómino: grátias agéntes semper pro ómnibus, in nómine Dómini nostri Iesu Christi, Deo et Patri. Subiécti ínvicem in timóre Christi.
M. - Deo grátias.
Fratelli: vigilate dunque attentamente sulla vostra condotta, comportandovi non da stolti, ma da uomini saggi; profittando del tempo presente, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio. E non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza, ma siate ricolmi dello Spirito, intrattenendovi a vicenda con salmi, inni, cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo. Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
M. - Deo grátias.

GRADUALE
Ps. 144, 15-16 - Oculi ómnium in te spérant, Dómine: et tu das illis escam in tempore opportúno. Aperis tu manum tuam: et imples omne ánimal benedictióne.
Sal. 144, 15-16 - Tutti rivolgono gli sguardi a Te, o Signore: dà loro il cibo al momento opportuno. Apri la tua mano e colmi di ogni benedizione ogni vivente.

ALLELÚIA

Allelúia, allelúia. Ps. 107, 2 - Parátum cor meum, Deus, parátum cor meum: cantábo, et psallam tibi, glória mea. Allelúia.
Allelúia, allelúia. Sal. 107, 2 - Il mio cuore è pronto, o Dio, il mio cuore è pronto: canterò e inneggerò a Te, che sei la mia gloria. Allelúia.

mercoledì 7 ottobre 2015

L'apostata e falso Pontefice Cattolico Bergoglio in immagini...

 2 Corinti 11:13-15: "Costoro sono falsi apostoli, operai ingannevoli, travestiti da apostoli di Cristo. Né è da meravigliarsene (οὐ θαῦμα), poiché lo stesso Satana si traveste in angelo della luce; non è dunque un gran che se i suoi ministri si travestono come ministri della giustizia. Ma la loro fine sarà conforme alle loro opere."

Papa Vigilio, Concilio di Costantinopoli II, 553 DC: "… Noi teniamo a mente ciò che fu promesso circa la Santa Chiesa e Colui Che affermò: 'I cancelli dell'Inferno non prevarranno contro di essa.', per essi noi comprendiamo le lingue trattanti di morte degli eretici, … " 
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domenica 4 ottobre 2015

DOMÍNICA XIX POST PENTECOSTEN - SAN FRANCESCO D'ASSISI - Santa messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

http://www.sanpiox.it/public/images/stories/immagini/San%20Francesco%20dAssisi.JPG
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  EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 4, 23-28
Fratres: Removámini spíritu mentis vestræ, et indúite novum hóminem, qui secúndum Deum creátus est in iustítia, et sanctitáte veritátis. Propter quod deponéntes mendácium, loquímini veritátem uniusquísque cum próximo suo: quóniam sumus ínvicem membra. Irascímini, et nolíte peccáre: sol non óccidat super iracúndiam vestram. Nolíte locum dare diábolo: qui furabátur, iam non furétur; magis áutem labóret, operándo mánibus suis, quod bonum est, ut hábeat unde tríbuat necessitátem patiénti.
M. - Deo grátias.

Fratelli: dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera. Perciò, bando alla menzogna: dite ciascuno la verità al proprio prossimo; perché siamo membra gli uni degli altri. Nell'ira, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo. Chi è avvezzo a rubare non rubi più, anzi si dia da fare lavorando onestamente con le proprie mani, per farne parte a chi si trova in necessità. M. - Deo grátias.

GRADUALE

Ps. 140, 2 - Dirigátur orátio mea, sicut incénsum in conspéctu tuo, Dómine. Elevátio mánuum meárum sacrifícium vespertínum.
Sal. 140, 2 - Si innalzi la mia preghiera come l’incenso al tuo cospetto, o Signore. L’elevazione delle mie mani sia come il sacrificio della sera.

ALLELÚIA

Allelúia, allelúia. Ps. 104, 1 - Confitémini Dómino, et invocáte nomen eius: annuntiáte inter gentes ópera eius. Allelúia.
Allelúia, allelúia. Sal. 104, 1 - Date lode al Signore, e invocate il suo nome, fate conoscere tra le genti le sue opere. Allelúia.

giovedì 1 ottobre 2015

l'eretico Abate Roca precursore degli impostori vaticanosecondisti: «C'è un sacrificio da compiere, che rappresenta un solenne atto di espiazione… il Papato cadrà; morirà per mano del coltello consacrato che gli stessi Padri dell'ultimo concilio avranno forgiato. Il Papa-Cesare è la vittima coronata per il sacrificio».

Le "profezie" sul Concilio del canonico Roca

L'eretico canonico Paul Roca (1830 - 1893)

normalisti all'interno della Chiesa cercano di convincersi, e di convincere noi, che la rivoluzione conciliare ha avuto inizio con il postconcilio, e non con il Concilio. Secondo loro - appoggiati in questo anche dalle pie speculazioni di Benedetto XVI e dalla sua ermeneutica della continuità - il Concilio sarebbe evento cattolico, il quale sarebbe stato stravolto e distorto durante il postconcilio, sino a condurre alla crisi attuale. In pratica, i normalisti negano un rapporto di causalità tra il Concilio e la sua applicazione successiva. Essi non negano la situazione disastrata in cui si trova la Chiesa, ma non ne attribuiscono le cause all'assise romana. Temono, in verità, che laddove essi dovessero riconoscere che un Concilio Ecumenico abbia insegnato errori dottrinali, si dovrebbe dedurne che i Papi che lo presiedettero non abbiano esercitato il proprio Magistero, non solo venendo meno alla propria funzione di difensori della Verità rivelata, ma anche favorendo la diffusione dell'errore tra i fedeli. Insomma, per paura delle conseguenze, negano le premesse. Essi si trovano quindi costretti ad abbracciare aprioristicamente un postulato indimostrabile. 

Sotto un profilo morale, questo comportamento è gravissimo: anzitutto perché non è possibile curare un malato basandosi semplicisticamente sugli effetti del male, e non sulle sue cause. In secondo luogo, perché la crisi attuale - che coinvolge Fede, Morale, Liturgia e disciplina della Chiesa - costituisce una causa di dannazione per moltissime anime, ad opera della stessa Chiesa che viceversa dovrebbe salvarle. In terzo luogo, perché il rendersi ciechi dinanzi all'evidenza della débâcle conciliare è gesto da irresponsabili, da pusillanimi o da complici: specialmente allorché il semplice raziocinio ci dimostra quello che, ad un'analisi storica e documentale approfondita, i fatti ci confermano. D'altronde, se esaminiamo le Sacre Scritture, troviamo anticipata la situazione presente. 

Molti eminenti studiosi hanno permesso di scoprire le manovre dei modernisti nell'imminenza del Concilio e durante il suo svolgimento, e la perfetta corrispondenza di quanto essi si prefiggevano con quanto poi effettivamente è avvenuto dal postconcilio ad oggi. Merita tuttavia una qualche riflessione anche un passo più indietro nel tempo: analizzare la corrispondenza sussistente tra i piani dei nemici della Chiesa e la loro realizzazione durante e dopo il Concilio. In sostanza, chiediamoci se vi fu qualcuno che, in epoca antecedente al Concilio stesso, programmò di servirsene per diffondere dottrine eretiche, in modo da ottenere la distruzione della Chiesa usando i suoi stessi strumenti di governo e di magistero. 

Il ragionamento, che sinora si è sviluppato risalendo dagli effetti alle cause - vista la crisi del postconcilio (effetto), si può supporre che l'origine sia il Concilio (causa) - possiamo ora procedere nell'altro senso: se il Concilio fu la causa della crisi postconciliare, possiamo supporre che vi fu chi pianificò in anticipo questo piano perverso, con una strategia ed una tattica volte ad ottenere uno specifico risultato? Vi è una mens nel succedersi degli eventi, o è tutto accaduto per caso? In questo modo, identificando la causa (una mens) di quella che noi riteniamo essere a sua volta la causa (il Concilio) della crisi (il postconcilio), saremo in grado di dimostrare questa relazione necessaria e di escludere le tesi dei normalisti

Prima di tutto chiediamoci se l'idea di convocare un Concilio Ecumenico sia stata affrontata da qualche Papa, prima del 1962. Scopriremo allora che sin dai tempi di Pio XI l'ipotesi fu scartata, perché molti Cardinali e Prelati, e lo stesso Pontefice, avevano saputo che la setta modernista avrebbe potuto utilizzare il Concilio per scavalcare le condanne papali e diffondere le proprie tesi ereticali. Il Cardinal Boggiani affermò, nel corso del Concistoro segreto del 23 Maggio 1923, che le idee moderniste erano diffuse nel clero e nell'Episcopato: Questa mentalità può portare alcuni Padri a presentare mozioni, ad introdurre metodi incompatibili con le tradizioni cattoliche”. Il Cardinal Billot disse: I peggiori nemici della Chiesa, i modernisti, si stanno già preparando, come tutto sembra indicare, per portare avanti la rivoluzione all'interno della Chiesa, un nuovo 1789”. La percezione del pericolo gravissimo incombente sulla Chiesa, e dell'imminente attacco del Maligno, dissuasero Pio XI e Pio XII dall'indire un Concilio, mentre si cercò di rafforzare le difese interne grazie ad un più fermo governo da parte del Papa e dei suoi più stretti collaboratori.
Anche qui troviamo una conferma al nostro assunto: siccome la Chiesa aveva ben chiari i piani del nemico e i mezzi che esso si prefiggeva di utilizzare per giungere al proprio scopo, l'unica risposta ragionevole era impedire la celebrazione di un Concilio Ecumenico, al di là delle pie intenzioni che avrebbero potuto teoricamente ispirarlo. Un'azione di prudente realismo, in modo da combattere il nemico in campo aperto, senza lasciarlo infiltrare nella cittadella, dove avrebbe potuto causare un danno incalcolabile.

Sacrosanctum concilium decreto sulla Liturgia del Conciliabolo che tra i modernisti satanici sancisce l'abolimento della vera Messa Cattolica...

Sacrosanctum concilium - la costituzione del Vaticano II sulla Sacra Liturgia


Contenuto proveniente dal capitolo:
La rivoluzione del Vaticano II (1962-1965)
Fra. Michele Dimond e Fra. Pietro Dimond.

Sacrosanctum concilium è la costituzione del Vaticano II sulla Sacra Liturgia. Essa è responsabile per gli incredibili cambiamenti apparentemente operati nei confronti della Santa Messa e degli altri Sacramenti, appresso il Vaticano II.
Una "Santa Messa" post-Vaticano II. 

Tali incredibili cambiamenti sono coperti in più dettaglio nella prossima sezione del presente libro, trattante la rivoluzione "liturgica". Ciò che ebbe iniziato Sacrosanctum concilium Antipapa Paolo VI terminò, sopprimendo la tradizionale Santa Messa Latina ed eclissandola con un servizio invalido e Protestante, appellato la nuova "messa" o "novus ordo missae", il nuovo ordine della messa. La nuova "messa" in assolo è stata responsabile per la dipartita di milioni di persone dalla Chiesa Cattolica. 

Un'altra "Santa Messa" post-Vaticano II.

Antipapa Paolo VI eclissò i riti di tutti i 7 Sacramenti della Chiesa Cattolica, operando dei cambiamenti gravi e possibilmente invalidanti ai Sacramenti dell'Estrema Unzione, della Sacra Confermazione e dei Sacri Ordini. Ciò malgrado, il tutto ebbe inizio con la costituzione del Vaticano II, Sacrosanctum concilium.
Le intenzioni rivoluzionarie del Vaticano II sono chiare in Sacrosanctum concilium.
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (63b): "Deve esservi una nuova edizione del libro Romano dei riti e, seguendo questo come modello, ciascuna autorità locale ecclesiastica competente, vedasi articolo 22,2, dovrebbe preparare il proprio, adattato alle necessità delle zone individuali, incluse quelle concernenti il linguaggio, il prima possibile." [116]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (66): "Entrambi i riti del Battesimo adulto devono essere rivisti, il più semplice ed il più elaborato, l'ultimo con riguardo ai rinnovati catecumeni." [117]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (67): "Il rito del Battesimo infantile deve essere rivisto ed adattato alla realtà della situazione dei neonati." [118]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (71): "Anche il rito di Confermazione deve essere rivisto." [119]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (72): "Anche i riti e le formule della Penitenza devono essere riviste in modo tale che esse esprimano più chiaramente ciò che il Sacramento è e ciò che esso reca." [120]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (76): "I riti dei differenti generi di Ordinazione devono essere rivisti - sia le cerimonie che i tesi." [121]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (77): "Il rito della celebrazione del Matrimonio nel libro Romano dei riti deve essere rivisto e reso più ricco in modo tale che esso esprima la grazia del Sacramento più chiaramente… " [122]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (79): "I Sacramentali dovrebbero essere rivisti… la revisione dovrebbe anche porre attenzione alle necessità del nostro tempo." [123]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (80): "Il rito di consacrazione delle vergini trovabile nel Pontificale Romano deve essere soggetto a revisione." [124]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (82): "Il rito del seppellimento degli infanti dovrebbe essere rivisto ed una messa speciale dovrebbe essere fornita." [125]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (89d): "L'ora di prima deve essere soppressa." [126]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (93): "… gli inni devono essere ristorati alla loro forma originale. Le cose ammaccanti la mitologia o quelle meno adatte alla santità Cristiana devono essere rimosse o cambiate." [127]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (107): "L'anno liturgico deve essere rivisto." [128]
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (128): "I canoni e gli statuti ecclesiastici trattanti la provvisione delle cose visibili per l'adorazione devono essere rivisti il prima possibile… " [129]
Ebbene sì, il Diavolo non riusciva ad attendere di tentare la distruzione della preziosa eredità liturgica della Chiesa Cattolica mediante gli eretici presenti al Vaticano II. Il suo obbiettivo era quello di lasciare al mondo la quanta meno Sacra Tradizione egli potesse. Come dimostrato nel presente libro, ciò è esattamente quello che egli fece.

Un'altra "Santa Messa" post-Vaticano II.

Per mezzo di Sacrosanctum concilium, numeri 37 e 40,1, il Vaticano II cadde in eresia, professando contro l'insegnamento di Papa San Pio X presente in Pascendi Dominci gregis circa l'adorazione modernista. 
Documento del Vaticano II, Sacrosanctum concilium (37): "… la Chiesa coltiva ed incoraggia i doni e le dotazioni della mente e del cuore possedute dalla varie razze e genti… Invero, essa talvolta accoglie loro nella Liturgia stessa, a patto che esse siano conformi al pensiero presente dietro al vero spirito della Liturgia." [130]