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venerdì 9 marzo 2012

Predazione degli organi...Orrore dei nostri tempi...

Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente
 Nata nel 1985



Presidente Nerina Negrello
Pass. Canonici Lateranensi, 22 - 24121 Bergamo (ITALIA)
tel. 035 21.92.55 - fax 035 23.56.60 - C.C.P. 18066241
C.F. 95088250162
lega.nazionale@antipredazione.org


Non ti hanno detto che l'espianto di organi quali cuore, fegato, polmoni, reni, ecc., si effettua da persona in coma, sottoposta a ventilazione forzata, e non da un morto in arresto cardio-circolatorio-respiratorio, come tutti intendiamo.
La persona viene incisa dal bisturi mentre il suo cuore batte, il sangue circola, il corpo è roseo e tiepido, urina, può muovere gambe, braccia, tronco, ecc... Le donne gravide portano avanti la gravidanza.
Non è vero che prima si interrompa la ventilazionee che poi, a cuore e respiro fermi, si inizi il prelievo, ma è proprio l'opposto.
Gli organi vengono tolti da persona che ha perso la coscienza, le cui reazioni alla sofferenza prodotta dall'espianto sono impedite da farmaci paralizzanti o da anestetici.
Prof. Dr. Massimo Bondì, L.D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Univ. La Sapienza Roma, chirurgo generale e patologo generale: “La morte cerebrale è ascientifica, amorale e asociale” (Audizione Commissione sanità 1992).
Dr. David W. Evans, Fellow Commoner of Queens’ College Cambridge, cardiologo dimessosi dal Papworth Hospital per opposizione alla “morte cerebrale”: “C'è grande differenza tra essere veramente morto ed essere dichiarato clinicamente in morte cerebrale” (Audizione Commissione sanità 1992).
Dr. Robert D. Truog, Dr. James C. Fackler, Harvard Medical School Boston: “Non è possibile accertare la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello con i mezzi clinico-strumentali attuali [Critical Care Medicine, n° 12, 1992, “Rethinking Brain Death” (Ripensamento sulla morte cerebrale)].
Prof. Peter Singer, Presidente dell'Associazione Internazionale di Bioetica: “...la morte cerebrale non è altro che una comoda finzione. Fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi” (Congresso di Cuba 1996).
Dr. Cicero Galli Coimbra, Head of Department neurology and neurosurgery, Univ. Sau Paulo, Brasil: “...i protocolli diagnostici per dichiarare la morte cerebrale (test dell’apnea) inducono un danno irreversibile su pazienti che potrebbero essere salvati” (Convegno internazionale Roma 19/2/2009)...
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La cosidetta morte cerebrale: una “caccia agli organi”?

Di Don Giuseppe Rottoli, sacerdote della San Pio X...
Mercoledì 3 settembre 2008, sul quotidiano L’Osservatore Romano apparve un articolo di Lucetta Scaraffia, professoressa, Membro del Comitato nazionale di bioetica dal titolo: “A quarant’anni dal rapporto di Harvard - I segni della morte”. Leggiamo all’inizio di questo articolo: «Quarant’anni fa verso la fine dell’estate del 1968, il cosiddetto rapporto di Harvard cambiava la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio, ma sull’encefalogramma piatto: da allora l’organo indicatore della morte non è più soltanto il cuore, ma il cervello.
Si tratta di un mutamento radicale della concezione della morte – che ha risolto il problema del distacco dalla respirazione artificiale, ma che soprattutto ha reso possibili i trapianti di organi – accettato da quasi tutti i paesi avanzati (dove è possibile realizzare questi trapianti) […]. La giustificazione scientifica di questa scelta risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo […]. Naturalmente, in proposito si è aperta nel mondo scientifico una discussione, in parte raccolta nel volume, curato da Roberto de Mattei, Finis vitae. Is brain death still life? (ed. Rubbettino), i cui contributi - di neurologi, giuristi e filosofi statunitensi ed europei – sono concordi nel dichiarare che la morte cerebrale non è la morte dell’essere umano. Il rischio di confondere il coma (morte corticale) con la morte cerebrale è sempre possibile. E questa preoccupazione venne espressa al concistoro straordinario del 1991 dal Cardinal Ratzinger nella sua relazione sul problema delle minacce alla vita umana: “Più tardi, quelli che la malattia o un incidente faranno cadere in un coma ‘irreversibile’, saranno spesso messi a morte per rispondere alle domande di trapianti d’organo o serviranno, anch’essi, alla sperimentazione medica (‘cadaveri caldi’)” […]. La Ponficia Accademia delle scienze – che negli anni Ottanta si era espressa a favore del rapporto di Harvard – nel 2005 è tornata sul tema con un convegno su ‘I segni della morte’».
Questo articolo è stato stimolato anche dal libro del professor Paolo Becchi pubblicato recentemente, Morte cerebrale e trapianto di organi, (ed. Morcelliana) (1). Nel presente articolo non potremo trattare tutto l’argomento, ci limitiamo a dare alcune citazioni per permettere, a chi ne è interessato, un approfondimento.
IL NOCCIOLO DEL PROBLEMA
Il prof. Evers, nel già citato libro Finis Vitae (2) afferma: «Dire che un paziente collegato alla ventilazione artificiale e dichiarato “cerebralmente morto” è un corpo che sicuramente morirà e pertanto non è più una persona, contrasta con la realtà. Si deve usare la massima attenzione a non dichiarare morta una persona, anche un momento prima del fatto, in quanto sarebbe una fondamentale ingiustizia. Una persona che sta morendo è ancora viva, anche un momento prima della morte, e deve essere trattata come tale. Per concludere, crediamo che ci possa essere la distruzione dell’intero encefalo, ma non sono stati individuati criteri che siano stati stabiliti per determinarla in modo affidabile. Una cessazione della funzione cerebrale non è la stessa cosa della distruzione. Nella situazione attuale della medicina, un paziente con distruzione dell’intero encefalo è, al massimo, soltanto ferito mortalmente, ma non ancora morto. La morte non dovrebbe essere dichiarata a meno che non ci sia la distruzione dei sistemi respiratorio, circolatorio e dell’intero encefalo».
Alle stesse conclusioni arrivano altri esperti, ad es. il prof. Wanatabe (3) scrive: «Lo stato della morte cerebrale al massimo rappresenta la “predizione della imminente morte di una persona”, ma assolutamente non la “conferma della morte”, cosa che anche i suoi sostenitori peraltro ammettono».
A pagina 107 del suo libro, il prof. Becchi cita un famoso neurologo: «Ciò che in tal modo Shewmon(4) mette radicalmente in discussione è la tesi secondo cui l’encefalo è l’organo responsabile dell’integrazione delle parti corporee che rendono l’organismo un tutto organizzato e funzionante. Su questa tesi si è costruita la giustificazione della morte cerebrale: la cessazione delle funzioni dell’encefalo determinerebbe la disintegrazione dell’organismo che abbandonato a se stesso, diverrebbe una mera collezione di organi. Contro questa teoria Shewmon avanza la propria tesi: “il sistema critico” del corpo non è localizzabile in un singolo organo sia pure importante come l’encefalo».
 
ORGANI FRESCHI
Per poter effettuare i trapianti di organi dispari, occorrono organi freschi che non si possono ottenere da chi è già cadavere, altrimenti falliscono subito. Questa verità ce la confermano tutti gli esperti; per es. il dott. Hill (5) scrive: «Dopo la morte, e talvolta persino prima, gli organi e i tessuti cominciano a degenerare. Alcuni di essi, come le cornee, possono rimanere vitali per molte ore dopo la morte determinata dall’arresto cardiopolmonare. Altri, come il cuore, i polmoni ed il fegato si deteriorano così rapidamente che devono essere espiantati da corpi vivi… I primi tentativi di impiegare organi oltre alle cornee ed ai reni, prelevati dai cadaveri fallivano, perché tali organi non ricuperavano le funzioni dopo il periodo di ischemia calda (cioè dopo la cessazione della circolazione, n.d.r.). Il cambiamento nella certificazione della morte attraverso il test del tronco encefalico, consentito nel 1979, facilitò i trapianti di cuore, polmone e fegato rendendo possibile la rimozione di organi vitali prima che venissero spente le macchine per il supporto artificiale – senza il rischio di conseguenze legali che avrebbero altrimenti accompagnato tale procedura».
Lo stesso discorso vale per le altre certificazioni di “morte cerebrale” accertate con altri sistemi clinici (EEG, angiografia, ecc.) come vedremo in seguito citando altri dottori o professori.
Anche il prof Weaver (6) conferma: «Dal momento che gli organi prelevati da un paziente non sono più adatti all’impianto in un altro soggetto appena qualche minuto dopo la “vera” morte, questi organi devono essere ottenuti da un paziente in vita (“donatore”), il cui cuore e polmoni intatti continuano a nutrire e quindi a proteggere gli organi vitali dalla disintegrazione che li renderebbe inutilizzabili per il trapianto. Ovviamente rimuovere gli organi vitali (quali il cuore, entrambi i polmoni, il fegato, entrambi i reni, il pancreas, l’intestino tenue ecc.) causerà la morte del ‘donatore’».
LA VITA, L’ANIMA E LA MORTE
Quando san Tommaso definisce la vita e dunque correlativamente la morte, riprende la definizione (analogica) di Aristotele: «La vita è un movimento che viene dall’interno - Vita est motus ab intrinseco» (7). Ciò che distingue gli esseri inanimati dagli esseri animati (vegetali, animali e uomo, n.d.r.) è che il principio del loro movimento viene dall’interno e non è imposto loro dall’esterno. Quando una pietra si muove è perché essa è stata mossa da qualcuno o da qualcosa. Invece, il vivente ha in se stesso la sorgente del suo movimento (spostamento, nutrizione, crescita, riproduzione) (cfr. Courrier de Rome, giugno 2008).
Il principio che dà la vita agli esseri animati è l’anima e, come ci conferma il prof. Byrne, non è il cervello a rendere viva una persona ma l’anima (8).
Da parte sua il prof. P. Pasqualucci deduce: «Il permanere di tanti molteplici “segni di vita” (come rivedremo tra qualche paragrafo, n.d.r.) nei pazienti “cerebralmente morti”, fa inoltre ritenere che ci sia una dimensione della coscienza più profonda di quella lesa gravemente dal danno cerebrale, dimensione che rinvia all’esistenza di ciò che si è sempre chiamato anima».
“Per san Tommaso d’Aquino che segue Aristotele – spiega il prof. Potts (9) - l’anima è integralmente legata nel corpo. Egli ritiene che “l’anima umana è la forma del corpo (Summa Theol. I, q. 76, a. 1). Per l’Aquinate la forma è il principio dell’essere, dell’attualità, mentre la materia è il principio della potenzialità. L’anima è il nome della forma delle cose viventi, incluse le piante e gli animali non umani, che serve come principio di vita e di ogni attività in ogni organismo. L’anima nell’uomo, precisa il professore, è la parte spirituale che rende il corpo un corpo umano e dà forma, vivifica, sviluppa, unifica e fonda le funzioni biologiche del corpo. Dal momento che essa anima e unifica l’intero corpo, non solo una particolare parte del corpo, l’anima è nella totalità del corpo”.
Il neurologo Shewmon (10) ci ricorda che: «Nella tradizione aristotelica-tomistica, l’anima umana non è semplicemente uno spirito, ma la “forma sostanziale” o principio vitale del corpo. Rispetto alle anime delle piante e degli animali l’anima dell’uomo possiede una dimensione spirituale che è il fondamento ultimo degli atti ibridi spirituali/fisici (che implicano necessariamente l’attività cerebrale ma sono intrinsecamente irriducibili alla sola attività fisica del cervello), come l’autocoscienza, la formazione di concetti astratti e di volizione […]. L’anima umana utilizza il cervello come strumento per le corrette funzioni mentali umane, ma è essa stessa il fondamento per quegli aspetti spirituali immateriali del funzionamento mentale che sono intrinsecamente irriducibili all’attività elettrochimica o ad altre attività fisiche del cervello».
«La morte non può identificarsi con il venir meno delle funzioni cerebrali – ha affermato il prof. Byrne – devono cessare anche quelle respiratorie e circolatorie perché un paziente possa qualificarsi come morto. Infatti non è il cervello a rendere viva una persona bensì l’anima. Se la scienza giuridica e medica, non solo occidentale, ha da sempre ritenuto che la morte dovesse essere accertata attraverso la cessazione dell’attività cardiocircolatoria e respiratoria è perché l’esperienza dimostra che all’arresto di tali attività fa seguito, dopo alcune ore, il rigor mortis (rigidità cadaverica) e quindi l’inizio della disgregazione del corpo» (11).
Il prof. Seifert riassume bene: «La più sorprendente prova empirica a sostegno della tesi che la mente non può essere incarnata esclusivamente negli emisferi cerebrali è fornita da studi intrapresi da David Alan Shewmon su bambini idroanencefalici, nei quali è stato dimostrato che anche il tronco encefalico può assumere alcune delle funzioni degli emisferi cerebrali» (12).
ALCUNE CONTRADDIZIONI
Il prof. R. Weber (13) afferma: «C’è un’evidente autocontraddizione. Da una parte il concetto di morte cerebrale è basato sulla cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali, che sono viste come la “condizione fisica insostituibile di tutta la vita emotiva e fisica. Dall’altra parte, i pazienti in coma manifestamente irreversibile e i bambini anencefalici vengono ritenuti vivi nonostante abbiano perso in maniera irreversibile, o forse non abbiano mai avuto, “esperienze coscienti specificatamente umane”. Lo stato vegetativo persistente viene visto come uno “stato di vita vegetativa”. Questi pazienti vivono interamente senza le condizioni fisiche per una vita emotiva o psichica, e malgrado tutto si è concordi sul fatto che essi sono vivi. Eppure questo rompe completamente con il fondamento del concetto di morte cerebrale, vale a dire il cervello come condizione dell’intera vita emotiva e psichica».
Nella sua relazione il giudice Beckmann (14) puntualizza: «Se la perdita delle funzioni cerebrali implica l’assenza dello spirito umano, e se tale assenza consente di dichiarare la morte dell’essere umano, allora anche gli embrioni umani si potrebbero ritenere “morti” fino a che l’encefalo non si è sviluppato. Ma ciò non è plausibile. L’embrione allo stadio iniziale non è morto, è decisamente vivo, così da generare un encefalo».
Anche il prof. Shewmon conclude: «Le piante e gli embrioni non hanno un organo di integrazione centrale; l’integrazione è piuttosto un fenomeno emergente chiaramente non localizzabile che coinvolge l’interazione reciproca tra tutte le parti» (15).
 
OLTRE VENT’ANNI IN STATO DI MORTE CEREBRALE
Il prof. Becchi (16) riporta il caso studiato dal prof. Shewmon: «Lasciate che vi illustri il caso di TK, colui che detiene il record di sopravvivenza. All’età di 4 anni egli contrasse la meningite, che causò un aumento della pressione intracranica al punto che le ossa del cranio del bambino si divisero. Esami multipli sulle onde cerebrali diedero risultati negativi e nei successivi 14 anni e mezzo non sono stati osservati né respirazione spontanea né riflessi del tronco cerebrale. I medici suggerirono di interrompere il supporto vitale, ma la madre non ne volle sapere. Il decorso iniziale fu molto variabile, ma alla fine fu trasferito a casa, dove egli resta collegato ad un ventilatore, assimila il cibo che arriva allo stomaco attraverso un sondino, urina spontaneamente, e richiede poco più di un’assistenza infermieristica. In stato di “morte cerebrale” egli è cresciuto, ha superato infezioni e le sue ferite si sono rimarginate. La madre di TK mi diede il permesso di esaminare il ragazzo e di documentare fotograficamente ogni cosa. Mi convinsi che egli non aveva nessuna funzione del tronco cerebrale. La pelle del suo viso e della parte superiore del torso, tuttavia, si chiazzò quando pizzicai varie parti del suo corpo, aumentarono la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Questa risposta agli stimoli, mediata dal midollo spinale, non potè essere suscitata a livello del viso, i cui impulsi sensoriali vengono elaborati nel tronco cerebrale, assente nel ragazzo. Ad ulteriore conferma della diagnosi, i potenziali evocati non mostrarono risposte corticali o del tronco, un angiogramma a risonanza magnetica non mostrò flusso sanguigno intracranico, una risonanza magnetica rivelò che l’intero cervello, incluso il tronco, era stato sostituito da un’ombra di tessuti e da fluidi proteici disorganizzati. TK ha molto da insegnare a proposito della necessità del cervello per l’unità integrativa somatica».
Lo stesso prof. Shewmon (17) riferisce: «TK spirò dopo 20 anni e mezzo in stato di morte cerebrale. Fu eseguita soltanto un’autopsia dell’encefalo, con dati particolarmente interessanti che confermarono in maniera definitiva la distruzione dell’intero encefalo e del tronco encefalico. Sono contento che l’autopsia e le pubblicazioni siano stati opera di medici con cui non ho avuto alcun rapporto e che non avevano uno speciale interesse per la morte cerebrale. E’ chiaro dalle loro scelte di parole ciò che tutti e quattro i coautori consideravano fosse lo stato di vita/morte di TK. E’ morto all’età di 24 anni per complicanze della meningite tipo B dell’H. Influenzae contratta a quattro anni e mezzo […]. I reperti patologici dell’autopsia confermarono che il suo encefalo era stato distrutto dagli eventi associati all’episodio della meningite di tipo B e dell’H. Influenzae, mentre il corpo era rimasto vivo (morte cerebrale con un corpo vivente) per altri due decenni, una durata di sopravvivenza successiva alla morte cerebrale che supera di molto quella di ogni altro rapporto» (18).
«Anche se l’encefalo è distrutto – conclude il prof. Shewmon – rimane ancora il resto del sistema nervoso: il midollo spinale con le sue funzioni integrative intrinseche e la sua rete di comunicazione a doppio senso con quasi tutte le altre parti del corpo attraverso i nervi periferici e autonomi. Per il semplice fatto che queste parti del sistema nervoso non sono associate direttamente alle funzioni mentali, non dovrebbero essere sottovalutate in merito al loro ruolo nel mantenimento di un “organismo come un tutto» (19).
COMA CEREBRALE E CORPO VIVO
Citiamo le relazioni di alcuni professori riguardo al fatto che la vita nei cosiddetti “morti cerebrali”, nonostante le apparenze, continua.
Scrive il prof. P. Byrne (20): «Quando un paziente ha una lesione o una patologia cerebrale, per la quale è richiesto il trattamento con il ventilatore (comunemente anche detto, in modo non esatto, respiratore), il ventilatore muove l’aria, l’ossigeno e l’anidride carbonica. Lo scambio di ossigeno e anidride carbonica è intrinseco al sistema respiratorio. La circolazione è intrinseca al cuore e al sistema circolatorio. Perché la vita della persona sia supportata da un ventilatore, molti organi e sistemi, compresi fegato e reni, devono essere integri e normalmente funzionati. Il medico ha il privilegio di esaminare e trattare quel paziente e di prenderne cura. Il medico non deve uccidere, non deve fare del male e non deve accelerare la morte.
La guarigione si verifica soltanto nei viventi. Appena si crea una lesione esogena o endogena in un tessuto, nel tessuto connettivo vascolarizzato avviene una complessa reazione di guarigione chiamata infiammazione. La guarigione comincia immediatamente nel sito della lesione. Occorrono neutrofili, eosinofili, linfociti, basofili e piastrine. Gli ormoni prodotti come parti del sistema endocrino sono portati sul sito della lesione dal sistema circolatorio. I prodotti originatisi con la lesione vengono raccolti e trasportati dalla circolazione al fegato, milza e reni per la disintossicazione ed escrezione. L’infiammazione è seguita dalla rigenerazione. La guarigione avviene soltanto nei vivi con un sistema circolatorio integro e funzionate. Non ci può essere vera guarigione dopo la vera morte. La guarigione è riscontrabile nei pazienti dopo la dichiarazione di “morte cerebrale”, ma prima dell’asportazione degli organi vitali. Ad esempio, se un taglio venisse eseguito attraverso la pelle nei tessuti sottocutanei di un paziente “cerebralmente morto” prima dell’asportazione degli organi vitali, si avrebbe sanguinamento dalla ferita e la guarigione inizierebbe immediatamente, perché quel paziente non sarebbe veramente morto. Se fosse veramente morto e se gli fosse fatto un taglio attraverso la pelle fino al tessuto sottocutaneo, ci sarebbe trasudazione di fluido, ma non sanguinamento attivo. Il processo di guarigione non avverrebbe mai, perché non ci sarebbe la circolazione a condurre le cellule guaritrici dei globuli bianchi e gli ormoni sul luogo della lesione e né alcun modo per eliminare i prodotti di scarto per la disintossicazione ed escrezione. Non ci sarebbero cellule vive a riunire insieme i tessuti. La guarigione avviene nelle persone dichiarate “cerebralmente morte”, ma non si verifica mai dopo la vera morte».
Il neurologo statunitense Shewmon afferma (21): «Ma i corpi di TK e di altri sopravissuti di lunga durata in condizioni di morte cerebrale mostrano molte proprietà olistiche (Olismo: teoria secondo cui l’organismo costituisce una totalità organizzata non riconducibile alla semplice somma delle parti componenti), come ad esempio una complessa omeostasi di centinaia, se non di migliaia, di sostanze chimiche interagenti ed enzimi, assimilazione di elementi nutritivi ed eliminazione degli scarti, crescita proporzionata, mantenimento della temperatura corporea (benché inferiore al normale e con l’aiuto di coperte), guarigione delle ferite, superamento delle infezioni, capacità di ricupero da malattie serie abbastanza da richiedere ricovero ospedaliero e successive dimissioni, risposte sistemiche allo stress e a stimoli nocivi, equilibrio di risposta delle varie funzioni endocrine e così di seguito. Tra i casi oggetto del mio studio un ragazzo di 13 anni, da me personalmente visitato in una struttura infermieristica specializzata, raggiunse la pubertà durante la morte cerebrale».
LA QUESTIONE DELL’ANESTESIA
Il Dr. Hill afferma: «È sempre necessario paralizzare il donatore a cuore battente per evitare movimenti e rendere possibile l’intervento chirurgico, e la maggior parte (ma non la totalità) degli anestesisti somministra la stessa anestesia generale che impiega per qualsiasi altra operazione importante su un paziente vivo. Altri, a causa del paradosso di anestetizzare un paziente ormai certificato come morto, evitano l’anestesia ma controllano le risposte con altri farmaci non anestetizzanti. Anche Pallis e Harley, i quali ritengono che la morte del tronco encefalico sia la vera morte scrivono: “I donatori di organi dovrebbero ricevere l’anestesia esattamente nello stesso modo di un paziente sensibile… Un’anestesia adeguata dovrebbe anche placare qualunque paura di sensibilità residua”.
Non dovrebbe di certo esserci bisogno di placare simili paure, ma esse chiaramente esistono nella mente di alcuni anestesisti e del personale della sala operatoria così come dei parenti dei pazienti. Non è naturale osservare così tanti segni di vita in qualcuno che si presuppone essere morto. Come è stato osservato da altri, nessun patologo eseguirebbe subito un esame post mortem su un corpo così reattivo; nessun impresario di pompe funebri lo seppellirebbe o cremerebbe» (22).
Il neurologo C. Coimbra nella sua relazione (23), dopo diverse considerazioni è giunto a dire: «Questo fatto ci ha portato alla conclusione che una qualche vitalità può essere sempre nascosta e conservata nelle profonde strutture cerebrali nel momento in cui il cerebro è morto. Perciò, la definizione di “morte cerebrale” dovrebbe essere forse applicata alla morte del cerebro piuttosto che all’intero sistema nervoso centrale».
I SEGNI DI LAZZARO
Come abbiamo appena citato i cosiddetti “morti cerebrali” durante le incisioni per gli espianti se non sono anestetizzati e curarizzati muovono gli arti, questi movimenti, come testé ricordato, sono chiamati segni di Lazzaro, le reazioni dei presenti sono impressionanti, ne citiamo qualcuna.
Per esempio il prof. Spaemann (24) riporta: «Quando un’anestesista tedesca scrive: “Le persone con cervello lesionato non sono morte ma morenti” e che dopo trent’anni di professione non si è potuta convincere del contrario di ciò che effettivamente vedeva, la sua dichiarazione vale per molti altri… Una di questa infermiere scrive: “Quando sei lì e un braccio si alza e tocca il tuo corpo o lo abbraccia, è terribile”».
Il dott. Beckmann (25) scrive: «Un organismo cerebralmente morto reagisce in modi limitati agli stimoli esterni. Ad esempio, la pressione del sangue aumenta dopo la prima incisione del chirurgo, che inizia l’espianto di un organo. Per questo motivo ai donatori di organi, prima dell’espianto vengono somministrati farmaci per il rilassamento muscolare. Altre reazioni di persone cerebralmente morte sono la cosiddetta “sindrome di Lazzaro” (movimenti degli arti) o l’afferrare le infermiere quando sollevano la testa dei pazienti per sistemare i cuscini».
Anche il prof. Weaver non può negare la realtà (26): «In tale situazione non ero l’unico operatore sanitario costretto a considerare ed analizzare la condizione del “donatore”. Un’infermiera dell’unità, in forma privata e in lacrime, si lamentò con me: “Ma è ancora vivo!” Molti dei miei colleghi cardiologi col tempo sono divenuti abbastanza perplessi a proposito della rimozione di organi vitali e non credono che il fine giustifichi i mezzi. Uno di essi mi comunicò la propria opinione. “Il conseguimento di un “bene” non giustifica l’uccidere”».
TESTIMONIANZE


                                     Donazione organi! Paolo Mondo e' stato ucciso! 

La verità è come l’olio posto nell’acqua viene sempre a galla, non possiamo nasconderla, ci sarà sempre qualcuno che ce la ricorderà; questa realtà ce lo prova il fatto che in tutto il mondo ci sono persone che non possono far tacere la loro coscienza riguardo alla cosiddetta “morte cerebrale”.
Riportiamo parte della conferenza del dott. Joseph Evers (27) all’Istituto Pontificio: «Quindici anni or sono mi fu chiesto di presiedere, presso il nostro ospedale locale, “un Sottocomitato di Terapia Intensiva Pediatrica per la revisione del protocollo da noi impiegato per la diagnosi della morte cerebrale nei bambini, in vista della rimozione degli organi vitali e del successivo trapianto. È stata la prima volta in cui sono stato costretto ad affrontare le questioni scientifiche, legali e morali che riguardavano la “morte cerebrale”. Se avessi approvato una raccomandazione del protocollo per autorizzare la rimozione di organi ai fini del trapianto, avrei saputo che con la mia approvazione avrei in effetti affermato di essere certo al di là di ogni (ragionevole) dubbio che una persona dichiarata “cerebralmente morta” era, di fatto, morta e che il principio vitale (l’anima immortale) si era separata dal corpo. Se così stavano le cose, allora sarebbe stato moralmente permissibile rimuovere dal deceduto organi vitali, per esempio il cuore, a scopo di trapianto.
Votare l’approvazione mentre rimaneva il dubbio sarebbe stato moralmente reprensibile da parte mia, in quanto avrebbe significato sancire la possibile uccisione di una persona per il potenziale bene di un’altra. A prescindere da quanto sarebbe stato apprezzabile il fine inteso, i mezzi adottati sarebbero stati una violazione del quinto comandamento, “non uccidere”.
Per sciogliere ogni dubbio sulla questione iniziai una ricerca nella letteratura e un dialogo con colleghi stimati…
In merito sull’argomento, sul “Journal of the American Medical Association” del 1982 era uscito un articolo che riportava il caso di una ventiquattrenne incinta che era stata dichiarata “cerebralmente morta” il diciannovesimo giorno di ricovero in ospedale. Era poi stata mantenuta collegata alle apparecchiature per la ventilazione artificiale per altri cinque giorni e proprio prima della vera morte, mediante taglio cesareo diede alla luce un bimbo sano alla ventinovesima settimana di gestazione. Dopo aver letto questo articolo mi dovetti domandare se, in caso ciò fosse stato vero, non avrei forse dovuto anche sostenere la possibilità per un “cadavere” di nutrire il bambino ancora ospitato in grembo e poi di farlo nascere sano molti giorni dopo. Commentando il fatto, i dottori Siegler e Wikler dissero: “La morte dell’encefalo non sembra servire come confine; è una perdita tragica e infine fatale, ma non è per se stessa la morte. La morte corporea avviene successivamente, quando cessa il funzionamento integrato”…
Non potevo più evitare la verità: o collegato alle macchine per la ventilazione artificiale c’era un cadavere, o c’era una persona ancora viva, sebbene “cerebralmente morta”. Se era un cadavere, ci si sarebbe dovuti riferire a lui come a un cadavere vivente? Ma come il cerchio quadrato, è una contraddizione in termini. Si può avere l’uno o l’altro, ma non entrambi. La conclusione è ovvia; una persona viva mortalmente ferita non equivale a una persona morta. Se la dichiarazione di “morte cerebrale” diventa un segnale per la rimozione di un cuore che ancora batte, allora senza ombra di dubbio il paziente morirà.
Per consolidare ulteriormente il mio ragionamento ci volle una tragedia, capitata ad una mia cara amica; uno dei suoi due figli adulti ebbe un incidente automobilistico quasi mortale e venne portato di urgenza al più vicino pronto soccorso. I medici fecero di tutto per rianimarlo, ma inutilmente, ed egli fu dichiarato “cerebralmente morto”. Per come mi ricordo, da diverso tempo era lontano dai Sacramenti della Chiesa, ma l’altro figlio della donna, un sacerdote, si precipitò al capezzale del fratello e gli impartì il Sacramento dell’Estrema Unzione. Poco dopo questo segno della misericordia di Dio, il supporto vitale venne staccato e l’uomo spirò.
Non molto tempo dopo questo evento dovetti riflettere su una richiesta per il trapianto degli organi vitali fatta dopo l’Estrema Unzione. Mi chiesi allora: come si potrebbe fare una cosa del genere? Per impartire in maniera valida e ricevere in modo efficace questo sacramento si deve presumere che la persona sia viva. Per rimuovere un organo vitale, per esempio un cuore che batte, deve invece essere certamente morta. La conclusione era ovvia, non c’era una cartina di tornasole per il momento esatto di separazione dell’anima immortale dal corpo. Né un medico né un teologo lo possono stabilire. Detti le dimissioni dal Sottocomitato per il protocollo. Votai contro l’adozione del protocollo e quindi, davanti a tutto il personale medico, dissi ai miei colleghi perché lo avevo fatto e perché mi auguravo che anche loro votassero contro. Alcuni lo fecero, ma non in numero sufficiente ed il protocollo venne adottato.
Subito dopo questa riunione un mio collega, un neurologo di cui ho molto rispetto e che veniva spesso consultato per le diagnosi cliniche di “morte cerebrale” in casi di bambini donatori dai quali prelevare gli organi per il successivo trapianto, mi si avvicinò e mi disse, “Sai Joe, hai ragione, noi facciamo solo finta di non vedere”».
Il neonatologo prof. Paul Byrne (28) racconta: «Nel 1975 prestai assistenza ad un neonato nel reparto di terapia intensiva neonatale al Cardinal Glennon Memorial Hospital for Children di St Louis in Missouri. Joseph era collegato al ventilatore da sei settimane. Erano stati fatti molti tentativi per disabituarlo al ventilatore. Non respirava spontaneamente. Fu eseguita una registrazione dell’attività elettrica (EEG). Fu interpretata come “coerente con la morte cerebrale”. Due giorni dopo l’EEG non era cambiato. Fu suggerito di scollegare il bambino dall’apparecchiatura. Tuttavia continuai a mantenerlo collegato al ventilatore. In seguito egli è stato in grado di disabituarsi al ventilatore ed è stato anche dimesso dall’ospedale. È cresciuto e si è sviluppato in modo normale, è andato a scuola, con eccellente rendimento; ha praticato la corsa su pista ed il baseball. Da adulto ha lavorato dieci anni come paramedico ed ora fa il vigile del fuoco a St Louis in Missouri. Oggi ha circa trent’anni».
 
 CANDIDATI ALLA DONAZIONE E… ALLA VIVISEZIONE?
Il prof. Weaver (29) ebbe questa esperienza: «Un esempio di urgenza e fretta è meglio illustrato da una telefonata che ho ricevuto da un sacerdote del Nebraska occidentale nel dicembre 2004: nel tardo pomeriggio del martedì un abitante di una piccola cittadina era caduto da una scala ed aveva subìto una lesione cerebrale. Fu rapidamente trasferito in un ospedale cattolico di Omaha per ulteriori cure avanzate, ma 18 ore dopo la caduta (le 14.00 del giorno seguente) fu sottoposto a prelievo degli organi dopo la dichiarazione di “morte cerebrale”. Il sacerdote mi pose una domanda problematica: “Perché non gli è stato dato più tempo per valutare possibili segni di ripresa?”
La mia risposta fu: “I sostenitori dei trapianti risponderebbero che prima si prelevano gli organi, maggiore possibilità hanno gli organi di essere in buone condizioni”. Un esponente del movimento per la vita affermerebbe che un supporto vitale aggressivo potrebbe portare ad ulteriori segni di recupero, che fermerebbero il processo di donazione, ma in alcuni casi potrebbe tradursi nella ripresa del paziente “donatore”. Ci sono stati anche tragici errori nella dichiarazione di morte causati dallo zelo e dall’urgenza di ottenere organi. Alcuni non sono riportati per cause legali in corso che riguardano imputazioni quali omicidio e negligenza».
Nell’esposizione della sua relazione, il prof. Wanatabe (30) col sottotitolo: “I nostri 7 anni di esperienza (in Giappone, n.d.r) dopo l’applicazione della legge sui trapianti degli organi”, scrive: «Come è stato brevemente discusso nell’addendum al mio precedente articolo, un espianto multiplo di organi da una donna di mezza età con emorragia subaracnoidea (e cerebrale) eseguito nel febbraio 1999 è stato il primo caso dopo l’entrata in vigore della legge. In questo caso, sembra che i medici dell’Ospedale della Croce Rossa a Kochi avessero visto nella paziente una possibile candidata donatrice fin dall’inizio, in quanto la donna possedeva una donor card. Allora invece di adottare certe precauzioni per salvarle la vita, tra cui abbassare la pressione sanguigna che era estremamente alta, dissero immediatamente alla famiglia che la donna si trovava in uno stato di “incombente morte cerebrale”, e non accennarono alla possibilità di salvarle la vita mediante rimozione chirurgica dell’enorme ematoma. Inoltre, sebbene la legge stabilisca chiaramente che il test di apnea deve essere eseguito come l’ultimo della serie delle procedure diagnostiche, questo test venne ripetuto molte volte, alcune anche prima che l’elettroencefalogramma diventasse piatto. Quel test deve aver accelerato la progressione della morte cerebrale e allo stesso tempo inflitto un dolore insopportabile alla paziente. Infine, con l’incisione chirurgica per il prelievo degli organi, la pressione sanguigna della paziente salì improvvisamente ed i suoi arti mostrarono movimenti
eccessivi al punto da richiedere l’anestesia. Questi fenomeni mostrano chiaramente che la donna sentiva dolore e che il tronco encefalico era funzionante, chiari segni che negavano lo stato di morte cerebrale».
Non è lecito pensare che questi poveri pazienti, se non sono trattati con farmaci anestetizzanti, ma curarizzanti subiscano la “vivisezione”, soffrendo in modo terribile?
«Il terzo caso di espianto – racconta il prof. Wanatabe - ha riguardato un ragazzo coinvolto in un incidente stradale. Era stato portato al pronto soccorso del Municipal Hospital di Furukawa una sera, dove si scoprì che aveva firmato una donor card. Quando il primario di neurochirurgia, già andato a casa propria, due ore e mezzo più tardi fu informato di questo caso, disse al personale di osservare soltanto il decorso affermando che non c’erano indicazioni per l’intervento chirurgico. Non arrivò in ospedale se non quattro ore più tardi, e per più di dieci ore il ragazzo non ricevette trattamenti intensivi per prevenire la progressione del danno cerebrale, come la somministrazione di medicinali per abbassare la pressione intracranica. Quindi, di nuovo in questo caso, la vittima di incidente non è stata considerata una persona con urgente bisogno di cure salvavita, ma invece è stata trattata come candidato alla donazione».
LA GRAVIDANZA
Diverse donne incinte in stato di “morte cerebrale” hanno portato avanti la gravidanza. Ad esempio il dott. Hill narra: «È stato registrato un nuovo caso di una donna, ritenuta morta secondo i test del tronco encefalico, la quale è stata assistita per 11 settimane fino al parto di un neonato vivo, prima di essere scollegata dal supporto vitale. Ciò dimostra ancora una volta che i test di funzionalità del tronco encefalico non sempre, come spesso si pretende, garantiscono una rapida morte per arresto cardiocircolatorio, e che una complessa fisiologia tipica della vita può continuare per favorire la gestazione» (31).
Il dott. Beckmann (32) scrive: «Il processo biologico del morire può essere “fermato” per qualche giorno mentre le funzioni dei polmoni e del cuore vengono artificialmente sostenute. Nel caso in cui la paziente sia una donna incinta, può essere “tenuta in vita” fino alla nascita del bambino. In Germania, gli eventi che hanno accompagnato il caso del cosiddetto “bebè di Erlangen” (Erlanger Baby) nel 1992 hanno portato il problema della morte cerebrale all’attenzione del pubblico. Molte persone non potevano credere che un gruppo di medici volesse far proseguire la gravidanza per far sviluppare un feto vivo all’interno di un “cadavere”, altre chiedevano di lasciare che la madre “spirasse in pace”».
Sono veramente morte le madri in condizione di morte cerebrale che portano a compimento la gravidanza di bambini non ancora nati? Mercedes Arzù Wilson (33) si chiede: «Come può una mamma così detta “cerebralmente morta”, dopo aver dato alla luce un bambino vivo, produrre latte materno quando invece il chirurgo ha assicurato la sua famiglia che il suo cervello è morto?
In quest’ultimo caso se si riscontra una pur minima attività cerebrale, è ovvio che la tecnologia esistente, allo stato attuale, è incapace di individuare una nascosta attività del cervello, così come le complesse funzioni della ghiandola pituitaria…
La società dei trapianti ignora forse che il latte materno è il risultato dell’attività della ghiandola pituitaria nel cervello che invia i segnali per la produzione della prolattina, i cui livelli aumentano in vista della produzione di latte per il bambino?
È interessante notare come quest’ultima domanda fu posta, su richiesta personale di sua Santità Giovanni Paolo II, ai medici favorevoli alla “morte cerebrale” che frequentavano, nel febbraio 2005, un convegno della Pontificia Accademia delle Scienze.
Nessuno di loro negò che una madre incinta, dichiarata “cerebralmente morta” potesse produrre latte dalle proprie mammelle dopo la nascita del figlio. Tali ammissioni incrinarono la loro sicurezza che nei pazienti con commozione cerebrale non ci fosse attività del cervello».
GUARIGIONI SPECIALMENTE CON L’IPOTERMIA
Il professore giapponese Wanatabe (34) ci delucida sull’ipotermia: «Ho citato la notevole efficacia della terapia dell’ipotermia cerebrale nel salvare pazienti con grave danno cerebrale e nel prevenire l’insorgere della morte cerebrale. Questa terapia fu sviluppata dal Dipartimento di terapia d’emergenza del Nihon University Hospital a Tokio. Nel loro primo rapporto, questa terapia fu adottata in venti casi in ematoma subdurale acuto con lesione cerebrale diffusa e dodici casi di ischemia cerebrale globale dovuta ad arresto cardiaco protratto per 30-40 minuti, tutti pazienti al livello 3-4 della scala di coma di Glasgow, dilatazione bilaterale delle pupille e assenza di reazione alla luce. Con l’ipotermia cerebrale controllata dal computer e il mantenimento di una pressione intracranica adeguata, quattordici pazienti su venti nel primo gruppo e sei su dodici pazienti nel secondo gruppo sono ritornati alla normale vita quotidiana, con il recupero della capacità di comunicazione verbale eccetto in un paziente. Sebbene i sostenitori della morte cerebrale possano ben argomentare che dal momento che i medici del pronto soccorso non hanno eseguito il test di apnea per paura di aggravare il danno cerebrale, quei trentadue casi potrebbero non essersi trovati in condizioni di morte cerebrale, un tale notevole successo della terapia implica un chiaro spostamento del punto di non ritorno verso o entro lo stadio di morte cerebrale. Gli studi di Coimbra sugli animali che avevano subìto un grave trauma alla testa presentano chiaramente un’evidenza sperimentale a sostegno della notevole efficacia clinica del trattamento dell’ipotermia cerebrale. Egli ha dimostrato che l’abbassamento della temperatura corporea a 33° in quegli animali diminuiva l’edema cerebrale ed abbassava la pressione intracranica, quindi aumentava il flusso sanguigno cerebrale al di sopra del livello critico. Tale effetto, insieme alla prevenzione dello sviluppo di ipertermia cerebrale, la quale accelera il danno alle cellule nervose, era in grado di ripristinare la funzione cerebrale normale, mentre un test di apnea condotto su quegli animali provocava ipotensione grave e riduceva ulteriormente il flusso sanguigno cerebrale distruggendo l’intero encefalo. Quindi, lo stato di morte cerebrale nel senso di danno veramente irreversibile dell’encefalo può essere diagnosticato solo dopo l’applicazione della terapia dell’ipotermia cerebrale, ed il test di apnea dovrebbe essere immediatamente cancellato dalla serie di procedure diagnostiche elencate nell’attuale legge sul trapianto di organi».
Leggiamo dalla relazione del prof. Weaver: «Il neurologo C. G. Coimbra ha anche mostrato che uno dei test diagnostici universalmente usati, noto come test di apnea, per determinare l’abilità cerebrale di generare il processo di respirazione, può in realtà causare ulteriore danno all’encefalo. Spiegato in modo semplice il test di apnea viene eseguito spegnendo il ventilatore, e ciò arresta l’apporto di ossigeno ai polmoni, i quali non espellono l’anidride carbonica, un prodotto standard di scarto. Tuttavia il graduale incremento della quantità di anidride carbonica crea un ambiente che danneggia ulteriormente le cellule cerebrali già compromesse e allo stesso tempo queste cellule non ricevono l’ossigeno necessario per la ripresa”(35).
GLI ATTUALI MEZZI SCIENTIFICI NON SONO INFALLIBILI
Basandosi sulle relazioni di numerosi professori e dottori, il prof. P. Becchi a pag. 100 del suo libro riferisce: «Gli attuali mezzi clinici non sono in grado di accertare la cessazione di tutte le funzioni, ma soltanto di alcune e diagnosticano tutt’al più la morte corticale».
Abbiamo riportato più sopra col sottotitolo: “Una sopravvivenza di oltre 20 anni in stato di morte cerebrale” il caso di TK, studiato dal neurologo Shewmon, riguardante un bambino colpito da meningite all’età di 4 anni; ebbene: «L’angiogramma a risonanza magnetica non mostrò flusso sanguigno intracranico, una risonanza magnetica rivelò che l’intero cervello, incluso il tronco era stato sostituito da un’ombra di tessuti e da fluidi proteici disorganizzati. Ciò che restava dell’encefalo era atrofizzato e non poteva essere riconosciuto come encefalo». L’angiogramma dunque, in questo caso certificava che il paziente era in stato di “morte cerebrale”, ma non permetteva di concludere che il paziente era vivo.
Mons. Bruskewitz (36) fa notare: «TK non soltanto presentava segni di vita, ma addirittura raggiunse la pubertà e l’età adulta».
Riguardo all’elettroencefalogramma il prof. Bondì scriveva che la presenza di forti addensamenti emorragici endocranici (tipica dei traumatizzati da incidenti) può eliminare il “segnale” della penna scrivente (dell’elettroencefalogramma, n.d.r.) o diminuire di molto l’ampiezza dei segnali rilevati dalla macchina operante con elettrodi applicati sopra il tavolato osseo; data l’esiguità della traccia scritta è sempre problematico e grossolano l’apprezzamento obiettivo di questi segni di vita, la cui importanza è capitale, se possono sottrarre un paziente alla sentenza medico legale di morte e all’irremediabile svuotamento del suo corpo con l’espianto; in questo caso gli elettrodi dovrebbero essere posti sotto il tavolato osseo. Quindi l’EEG non dimostra affatto che l’attività cerebrale sia assente in tutto l’encefalo» (37).
Il dott. Hill da parte sua ci ricorda che: “Accertamenti mediante risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno mostrato che un paziente in stato vegetativo persistente incapace di risposte agli stimoli può ricevere, elaborare, rispondere e comunicare col pensiero. Sebbene lo stato vegetativo persistente non sia la morte del tronco encefalico, la risonanza indica che quel paziente, a differenza di quanto sino ad ora creduto, può non essere completamente irrangiungibile e incapace di risposte agli stimoli, e dimostra quanto poco sappiamo del significato delle attività cerebrali residue in coloro che sono ritenuti morti secondo i test di funzionalità del tronco encefalico (38).
STRANI CONCETTI DI PERSONA
Molti filosofi e laureati hanno uno strano concetto della persona, al di fuori del senso comune, e così arrivano a giustificare gli espianti. Il prof Shewmon riferisce che al III International Symposium on Coma and death, tenutosi a l’Avana, Cuba, dal 22 al 25 febbraio 2000, il Dr. Fred Plum, esperto di morte cerebrale e primo autore dell’importante manuale The diagnosis of Stupor and coma, si alzò e disse: «Va bene, ti concedo che il corpo in condizioni di morte cerebrale è un organismo umano vivente, ma è una persona umana?» (39).
Da parte sua il prof. Spaemann spiega che: «La concezione di Furton coincide con la concezione di Peter Singer e di Dereck Parfit, per i quali le persone esistono finchè sono capaci di atti personali, posizione da cui deriva che ad esempio durante il sonno gli individui non sono persone» (40).
«Warren – riporta il prof. Potts - segue Locke nel ritenere che “alcuni esseri umani non sono persone”. Ciò include che un “uomo o una donna la cui coscienza sia stata permanentemente cancellata ma che rimanga in vita (…); esseri umani anormali, privi di apprezzabili capacità mentali (…); un feto. Tali individui mancano di pieni diritti morali» (41).
E IL FUTURO?
Stiamo tornando ad un concetto pagano della vita, si vuole il benessere a tutti i costi, anche a scapito del prossimo, ciò è veramente inquietante e questo non possiamo non constatarlo.
«La nostra preoccupazione - riferisce il prof. Wanatabe - è che a causa della scarsità di organi donati, chi propone i trapianti possa tentare di espandere la categoria dei donatori dai morti cerebrali alle persone in stato vegetativo, ai soggetti con handicap mentali e a membri deboli della nostra società. L’utilizzo di bambini anencefalici come donatori, già praticato in certi paesi, dà fondamento a tale preoccupazione» (42).
La situazione dell’uomo moderno arriva al paradosso, ecco la costatazione del dott. Hill: «Ci sono stati alcuni progressi nella esecuzione degli xenotrapianti, ossia di tessuti e organi prelevati da animali. I problemi del rigetto sono enormi e l’opinione pubblica britannica e le organizzazioni per i diritti degli animali sembrano più preoccupate per il destino degli animali che potrebbero fornire gli organi che per i donatori umani» (43).
«Le società per millenni – riporta il prof. Weaver – hanno imposto il genocidio di membri vulnerabili selezionati delle loro culture. Ciò continua ancora oggi con gli utilitaristi che usano principi di proporzionalismo per giustificare l’uccisione di disabili al fine di migliorare la vita degli altri» (44).
MORALE
La coscienza, in senso proprio, è un giudizio della ragione pratica sulla bontà o colpevolezza di un’azione, cioè è un giudizio sulla liceità o illiceità del proprio atto. È logico che per quanto riguarda la nostra eternità non dobbiamo fare atti contrari alla volontà di Dio. Ora già Pio XII aveva scritto che in caso di dubbio sulla morte di una persona bisogna presumere che sia ancora viva (45). Questa affermazione riguardava proprio le persone in stato di rianimazione. Il principio di Teologia morale che riguarda i trapianti di organi afferma che con un dubbio pratico circa la liceità di un’azione non è mai lecito agire. Per es. un cacciatore che dubiti se vi sia una bestia o uomo dietro a un cespuglio e spara lo stesso, pecca di omicidio, anche se poi risulta che ha freddato un capo di selvaggina (46); chi sorpassa in curva, senza visibilità, col dubbio che di fronte venga un altro automezzo, anche se non succede nessun incidente, fa peccato lo stesso perchè mette in pericolo la sua vita e quella degli altri. Siccome nel caso dei trapianti di organi non vi è affatto la certezza che le persone espiantate siano morte, coloro che si ritrovano in questa situazione non devono agire, ma devono chiarire il dubbio e seguire la parte più sicura. Quindi la norma della nostra condotta (nel nostro caso: dei medici espiantatori, dei donatori e dei familiari di eventuali donatori) non è la coscienza libera, ma la coscienza certa che l’uomo ha il dovere di rendere vera, per cui la coscienza vincibilmente erronea (o falsa) ogni essere umano è tenuto a correggerla e quella dubbia è obbligato a chiarirsela e questo massimamente quando si tratta dell’autorità di Dio e della propria salvezza e della vita degli altri.
CONCLUSIONE
Il Papa Giovanni Paolo II, il 29/08/2000 in occasione del Congresso internazionale della Società dei trapianti aveva affermato: «Gli organi vitali e singoli non possono essere prelevati che ex cadavere cioè da un individuo certamente morto […]. Comportarsi altrimenti significherebbe causare intenzionalmente la morte del donatore prelevando i suoi organi”.
Il dott. Byrne ribadisce in modo chiaro: «In realtà la morte cerebrale non è la vera morte. Non ci sono modi per ottenere un cuore per i trapianti a meno che non sia un cuore sano da un paziente vivo. Sotto il profilo etico non è accettabile la rimozione di un organo dispari, vitale e sano adatto ai trapianti da un soggetto dichiarato in modo legale “cerebralmente morto”, ma non sotto il profilo biologico: non si dovrebbe compiere il male per il bene che potrebbe derivarne. Si può fare qualcosa per trasformare in vero ciò che è falso?» (47).
«Anziché riconoscere che il soggetto “cerebralmente morto” non è realmente morto – riferisce il prof. Coimbra - alcuni hanno già proposto che la “morte cerebrale” valga come morte ai fini del trapianto. Tuttavia il morire non è la morte e troppe vite sono state perdute per la passata cecità, quando la diagnosi di “morte” è stata applicata al cervello silente che riceveva livelli critici di apporto sanguigno. Un paziente che sarebbe morto senza speranza anni fa potrebbe ora essere aiutato a riprendersi mediante nuove efficaci terapie, sviluppate per il miglioramento delle conoscenze relative alla fisiopatologia del coma» (48).
Il prof. Seifert conclude: «Quindi dal discorso del Papa e dal principio etico vero ed evidente in esso affermato (enfatizzato dall’intera tradizione di insegnamenti morali impartiti dalla Chiesa) secondo cui se esiste un minimo ragionevole dubbio che le nostre azioni uccidano una persona dobbiamo astenercene dal compierle, unitamente al fatto della crescente incertezza nella comunità scientifica, giuridica, psicologica e filosofica mondiale a proposito della morte cerebrale come morte di fatto della persona» (49).
Articolo apparso su Tradizione Cattolica - n°1 – 2009
Bibliografia:
(1) Paolo Becchi, Professore di filosofia del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Genova.
(2) In Finis vitae Is brain death still life? Ed. Rubettino, p. 140. JOSEPH C. EVERS, M.D., FAAP, pediatra, Fellow dell’American Academy of Pediatricians (U.S.A.).
(3) In Finis Vitae ib. p. 373. - Yoshio Wanatabe, M.D., FACC, cardiologo. Professore Emerito di Medicina, Fujita Health University, Direttore del Toyota Medical Center, Giappone.
(4) D. ALAN SHEWMON, M.D., PH.D., neurologo. Professore di neurologia e pediatria presso la David Geffen School of Medicine - UCLA; Direttore del Dipartimento di Neurologia, Olive View Medical Center, Los Angeles, California (U.S.A.).
(5) In Finis Vitae ib. p. 196 - DAVID J. HILL, M.A., PH.D., Consulente Emerito in Anestesiologia, Addenbrooke’s Hospital, Cambridge (U.K.).
(6) In Finis vitae, ib. p. 380. WALT FRANKLIN WEAVER, Professore associato presso la Facoltà di Medicina, Università del Nebraska, Omaha, Nebraska (U.S.A.).
(7) Summa Theol. I, Q.18, a.1, c..
(8) cfr.http:/www.lozuavopontificio.net/osservatorio/2008/04/12/l’inganno-della-morte-cereb…
(9) In Finis vitae, ib. p. 225. (MICHAEL POTTS, filosofo, Professore presso la Methodist University, Fayetteville, North Carolina (U.S.A.).
(10) In Finis vitae, ib. p 320.
(11) Byrne ww.lozuavopontificio, ib. Paul A. Byrne, M.D. FAAP, neonatologo. Professore di neonatologia presso la Facoltà di Medicina, Università dell’Ohio.
(12) In Finis vitae, ib. p. 263. JOSEF SEIFERT, PH. D., filosofo. Rettore della International Academy for Philosophy del Liechtenstein; membro della Pontificia Accademia per la Vita).
(13) In Finis vitae, ib. p. 436. RALF WEBER, giurista. Professore all’Università di Rostock, membro della Commissione etica dell’Ordine dei Medici in Mecklenburg-Vorpommern (Germania).
(14) In Finis vitae, ib. p. 41, RAINER BECKMANN, giudice, Membro della Academy for Ethics in Medicine… Componente in qualità di esperto delle Commissioni del Parlamento tedesco Law and Ethics of Modern Medicine (2000-2002).
(15) In Finis vitae, ib. p. 306.
(16) P.Becchi, Morte cerebrale, ib. p. 104.
(17) In Finis vitae, ib. p. 304.
(18) S. REPERTINGER, W.P. FITZGIBBONS, M.F. OMOJOLA, et al., “Long survival following bacterial meningitis-associated brain destructio”, in “Journal of Child Neurology”, 21, 2006, pp. 591-595.
(19) In Finis vitae, ib. p. 326.
(20) In Finis vitae, ib. p. 80.
(21) In Finis Vitae, ib. p. 305.
(22) 203 In Finis vitae, ib. p. 203.
(23) In Finis vitae, ib. p. 173 - CICERO GALLI COIMBRA, M.D., PH.D., neurologo clinico. Professore presso il Departement of Neurology and Neurosurgery, Federal University of Sao Paulo – UNIFESP (Brasile).
(24) In Finis vitae, ib. p. 340. (ROBERT SPAEMANN, filosofo. Professore Emerito presso le Università di Stoccarda, Heidelberg, Salisburgo; membro della Pontificia Accademia per la vita (Germania).
(25) In Finis vitae, ib. p. 45.
(26) In Finis vitae, ib. p. 395.
(27) In Finis vitae, ib. p. 135 ss.
(28) In Finis vitae, ib. p. 78.
(29) In Finis vitae, ib. p. 409.
(30) In Finis vitae, ib. p. 371s.
(31) In Finis vitae, ib. p. 208, (Brain dead woman gives birth, in “British Medical Journal”, 332, 2006. p. 1468).
(32) In Finis vitae ib. p. 28.
(33) Mercedes Arzù Wilson, membro della Pontificia Accademia per la Vita, (cfr. www.fattisentire.net, 05/09/2008)., ibidem.
(34) In Finis Vitae, ib. 374.
(35) In Finis vitae, ib. p. 410.
(36) Brusk 51 In Finis vitae, ib. p. 51, FABIAN WENDELIN BRUSKEWITZ, Vescovo della Diocesi di Lincoln, Nebraska (U.S.A).
(37) Prof. Dr. Massimo Bondì L. D. Pat. Chir. e Prop. Clin. Patologo Generale – General Surgeon M.D. Sydney, Audizione del 29.10.92, testo presentato al Comitato Ristretto della Commissione Affari Sociali del Parlamento Italiano, cfr. Lega contro la predazione degli organi a cuore battente, Via Patti lateranensi, Bergamo.
(38) In Finis vitae, ib. p. 208 A. OWEN, “Detecting awareness in the persistent vegetative state”, in “Science”, 313, 2006, p. 1402.
(39) In Finis vitae, ib. p. 285.
(40) In Finis vitae, ib. p. 347
(41) In Finis vitae, ib, p. 64.
(42) In Finis vitae, ib. p. 367.
(43) In Finis vitae, ib. p. 206.
(44) In Finis vitae, ib. p. 399.
(45) PioXII, Discorso, Le Dr. Bruno Haid, a numerose personalità della scienza medica, in risposta ad alcuni quesiti importanti sulla rianimazione, 24/11/1957.
(46) E. Jone, Compendio di Teologia morale ed. Marietti, 1964, par. 89.
(47) In Finis vitae, ib. p. 98.
(48) In Finis vitae, ib. p.189.
(49) In Finis vitae, ib. p. 276.

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  LEGA NAZIONALE CONTRO LA PREDAZIONE DI ORGANI
E LA MORTE A CUORE BATTENTE
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I non-donatori devono munirsi di una Dichiarazione Autografa d'opposizione all'espianto degli organi e al prelievo dei tessuti e cellule a norma della Legge 91/99.
 La Carta-Vita/Dichiarazione Autografa documenta tale volontà di affermazione dei diritti della persona, basati sul diritto naturale e sui principi fondamentali della Costituzione, contravvenuti dalle attuali leggi che impongono il concetto e la dichiarazione di “morte cerebrale” a cuore pulsante e, salvo opposizione documentata, l'espianto di organi, tessuti e cellule per trapianto.

È composta da 4 pagine e formula 6 punti d'opposizione alla fasulla “morte cerebrale” e all'espianto, nonché 7 affermazioni di diritto sul proprio corpo.

NB. Non socio "dichiarazione autografa" via e-mail su richiesta
Si palesa nella realtà una evidente discriminazione nei confronti dei Non-donatori (in contrasto con l'art. 3 della Costituzione) i cui diritti vengono negati per mancata emanazione del decreto attuativo previsto all'art. 5 della L. 91/99.
Oggi il Non-donatore è a rischio di espianto per via della liberalizzazione di varie forme di tesserini per la donazione, che chiunque in ospedale può contraffare e infilare in tasca del malato, la cui famiglia conseguentemente perderà il diritto di opposizione (art. 23 Disposizioni Transitorie).
Per queste ragioni, fino a quando non sarà emanato il decreto attuativo per la manifestazione di volontà (art. 5), la Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente, grazie alla tenacia e al sostegno economico dei suoi soci, si sostituisce allo Stato inadempiente e fornisce gratuitamente per via telematica a chi lo richiede la “dichiarazione autografa” d'opposizione all'espianto. Al cittadino basterà scrivere una e-mail o fax con nome, cognome, indirizzo postale e Carta d'Identità e riceverà via mail la sua “Dichiarazione Autografa” intestata e datata, da compilare e firmare, come previsto dalla legge. Vedi comunicato stampa 21 Maggio 2008:

GRATIS ON-LINE
DICHIARAZIONE AUTOGRAFA D'OPPOSIZIONE ALL'ESPIANTO
PER I NON DONATORI

Lo Stato
discrimina i non-donatori, li emargina, li perseguita

La Lega Nazionale Contro la Predazione difende i loro diritti

RAI, TV, stampa e poteri sanitari ufficiali ed occulti hanno fatto show di onnipresenza nella giornata governativa (settimana) della donazione di organi, garantita con finanziamenti alle associazioni trapiantistiche dei cosiddetti volontari: spesso trapiantati/trapiantandi e loro familiari, che ingannano i “sani” per estorcere una firma di donazione di organi (dopo la falsa morte cerebrale dichiarata in rianimazione). La Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente denuncia la mala-informazione data a piene mani dal Ministero della Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e sue appendici regionali e provvede alla difesa dei cittadini contro lo spadroneggiare dei funzionari e politicanti egemonizzati dalle lobby.
Si palesa nella realtà una evidente discriminazione nei confronti dei Non-donatori (in contrasto con l'art. 3 della Costituzione) i cui diritti vengono negati per mancata emanazione del decreto attuativo previsto all'art. 5 della L. 91/99.
Oggi il Non-donatore è a rischio di espianto per via della liberalizzazione di varie forme di tesserini per la donazione, che chiunque in ospedale può contraffare e infilare in tasca del malato, la cui famiglia conseguentemente perderà il diritto di opposizione (art. 23 Disposizioni Transitorie).
La legge 91/99 non riconosce né al Ministro della Sanità, né al Direttore del Centro Nazionale Trapianti (CNT) legittimità di modifica della legge degli espianti/trapianti che fissa precise norme le quali, al di là del giudizio morale, sono definite e vincolanti. Quindi il “decreto temporaneo 8 Aprile 2000” di Rosy Bindi è illegittimo, il “decreto 11 Marzo 2008” di Livia Turco, integrativo del “decreto temporaneo” (amplia alle anagrafi la ricezione delle manifestazioni di volontà), è doppiamente illegittimo, mentre la reiterata pubblica affermazione del Direttore del CNT, Nanni Costa, che il “decreto temporaneo” si identifica con il “Decreto Attuativo” previsto dalla legge, è la prova provata dell'inganno fatto sistema.
Per queste ragioni, fino a quando non sarà emanato il decreto attuativo per la manifestazione di volontà (art. 5), la Lega Nazionale Contro la Predazione di Organi e la Morte a Cuore Battente, grazie alla tenacia e al sostegno economico dei suoi soci, si sostituisce allo Stato inadempiente e fornisce gratuitamente per via telematica a chi lo richiede la “dichiarazione autografa” d'opposizione all'espianto. Al cittadino basterà scrivere una mail o fax con nome, cognome, indirizzo postale e Carta d'Identità e riceverà via mail la sua “Dichiarazione Autografa” intestata e datata, da compilare e firmare, come previsto dalla legge. Ulteriori informazioni nel sito www.antipredazione.org
Consiglio Direttivo
Presidente
Nerina Negrello

22 commenti:

  1. Albino Mettifogo9 marzo 2012 11:12

    Un articolo interessante su cose che i mass-media ufficiali non dicono mai. Sinceramente non mi era mai capitato di riflettere seriamente su quando una persona è davvero morta e quando non lo è. Ho sempre creduto a quello che mi era stato detto circa la scelta di civiltà a rendersi disponibile a donare gli organi: ora, dopo quanto sopra, qualche dubbio inizio ad averlo. Grazie a Gianluca e ad Annarita per aver postato questo articolo.
    Cambiando un attimo discorso volevo chiedervi se avete ricevuto la mia segnalazione del Battistero di Biella concesso in uso ai non cattolici e le vostre impressioni in merito, nonchè se ritenete opportuno pubblicarla. Vi mando un forte abbraccio.
    Albino

    RispondiElimina
  2. Carissimo Albino ho ricevuto la tua segnalazione e presto la pubblicherò...
    Grazie

    RispondiElimina
  3. E' un OTTIMO articolo che presenta in modo chiaro quel che io, pure, feci, per mia conoscenza personale, ma in anni di analisi e documentazione raccolta.

    Condivido ed approvo questa scelta e questa modalità di esposizione.

    Qui tutto ben spiegato e reso accessibile per tutti!

    Complimenti quindi per i gestori che sono riusciti a fare un compendio di informazioni che consiglio vivamente a tutti coloro che leggono, di raccogliere e conservare. Un così alto numero di informazioni e documentazione è difficile da trovare sia in giornali e riviste, sia in blog cattolici o definiti tali.

    Permane, nei blog cattolici, una resistenza inspiegabile a trattare questo tema pesante e considerato tabu'.

    In realtà, non si tratta, come a prima vista sembrerebbe, di impedire lo slancio "cristiano" di donare agli altri quando siamo defunti, ma di impedire un gravissimo illecito sul corpo vivente ancora,contrario ad ogni legge umana e divina.

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    1. Grazie, Mardu...
      stiamo raccongliendo altro materiale, che presto proporremo. E' necessario insistere sull'argomento per spingere a riflettere tutti con la propria testa, e per informare il più possibile la gente circa questo micidiale inganno...che mi ricorda una frase profetica di Cristo: "E dove è il "cadavere", ivi si raduneranno gli avvoltoi".

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  4. Don Giuseppe Rottoli, detto più o meno scherzosamente "a rotoli" in ambiente tradizionalista, è quel prete che, quando vede una donna in calzoni, trasecola, impallidisce, balbetta, come se vedesse il demonio in persona. Davanti a lui le donne devono tutte presentarsi rigorosamente in gonna e certo non in mini poiché è abominio che una donna si vesta "da uomo". Questo dice la Bibbia (oltre a dire che è abominio mangiare i crostacei). Ma allora perché mangiare crostacei non è ugualmente abominio??
    Si va da un estremo (il permissivismo totale) ad un altro (il letteralismo biblico).
    Povero mondo, anche tra i tradizionalisti c'è proprio di tutto...

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    1. E QUINDI???...
      A cosa servirebbe questo bel "fuori tema" sulla cognizione morale e sulle caratteristiche personali di questo Sacerdote (sempre ammesso che non siano tutte corbellerie di sua invenzione)? Qual'è il fine di questa imperdibile informazione? Screditare il Sacerdote, squalificando così anche i suoi scritti?
      E screditare subliminalmente i suoi scritti a cosa servirebbe? Ad insinuare dubbi sull'attendibilità dell'argomento dell'intero thread?...

      Ah, e questo "geniale" esempio dei crostacei da chi l'ha preso in prestito? Dalla pietosa uscita che ha fatto l'ignorantissimo "arci gay" Grillini l'altra sera nello show di Chiambretti?...
      Oppure vorrebbe insinuare che sia "letteralismo biblico" anche il mettere in pratica il Quinto Comandamento, che recita NON UCCIDERE? Altrimenti dovrebbe spiegarci il motivo di questo suo acutissimo intervento...Eh?

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    2. Annarita le scrivo col cuore in mano.

      Quanto le ho detto non è una mia invenzione, basta interpellare chi ha conosciuto il prete in questione riguardo alle sue "crociate" contro le donne in pantaloni. Anni fa lo faceva quando era priore di Rimini ma poi, immagino, abbia proseguito in quella direzione.
      Invece io penso che ci vuole un poco di normalità nelle cose e anche se si è rigorosi non bisogna mai perdere di vista la persona, mai umiliarla! Non mi consta sia sempre così.

      Nulla da dire sull'osservanza del comandamento "non uccidere". Quello che mi preme evidenziare è un'altra cosa: il fondamentalismo biblico anche dove non ci dovrebbe stare necessariamente! La Bibbia va applicata cum granu salis perché se devo applicare il passo "la donna non si vesta da uomo" perché non devo applicare anche "non mangiare crostacei"?? (in questo Grillini non c'entra un accidente visto che è di Bibbia che si parla, non di arcigay).

      Non è il vestito maschilizzante che fa della donna un maschiaccio ma ci vuole ben altro, mi sembra!
      Oserei inoltre dire che la moda della donna, anche se "maschilizzante", forse non è e non potrà mai essere identica e precisa a quella maschile dal momento che si tratta di corpi differenti con peculiarità anatomiche differenti (non serve specificare cosa)!

      Questa "pruderie moralistica" nel vedere scandalo anche dove necessariamente non c'è (scandalismi che io vidi nel prete in questione manco il fuoco dovesse rovesciarsi sulla terra per una donna in calzoni che attraversava la strada) è la cosa peggiore e fa la differenza tra il bieco tradizionalismo e l'amore per la tradizione.

      Provi a sentirsi trattare da demonio solo per avere un vestito un poco "maschilizzante" e vediamo se continuerà a dire quello che ha sopra scritto.

      Forse rimarrà pure peggio quando, com'è capitato a me, il prete che la rifiuta perché ha deciso così nella sua testa non le rifiuta l'offerta di denaro che lei subito dopo le porge, tanto per metterlo alla prova.

      Il denaro sì ma lei no! Bel principio e bella comprensione! Noti poi che quella persona non si "abbassa" a spiegarsi con lei, non le interessa capire le sue ragioni, ma allunga le mani, se lei le porge soldi, quello certo lo fa!

      Consideri attentamente che il fondamentalismo bieco di certi neocatecumenali ce l'hanno anche certi tradizionalisi.

      Perché negarlo? E' questione di umanità e la scelta di campo non protegge da certe caratteristiche. Se uno è limitato e gratuitamente autoritario lo è ovunque lo metti, non è la "bandiera" diversa sotto la quale milita a salvarlo o a fargli cambiare la sua natura limitata e gratuitamente autoritaria.... Pensare diversamente potrebbe significare non aver abbandonato il dualismo settario dei neocatecumenali (i nostri sono tutti buoni, gli altri no!!).

      Mi auguro tanto che lei non sia in questa drammatica situazione ideologica.

      Cordialmente.

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  5. Cara sorella....
    dal suo scritto desumo che abbia avuto una brutta esperienza di incomprensione personale col Sacerdote da noi citato, per un suo articolo pertinente al tema trattato....
    ..e quando si hanno esperienze brutte, interiormente traumatiche come mi pare sia stata la sua, quando si legge del protagonista delle proprie ferite, non si riesce ad andare oltre concentrandosi sull'argomento in oggetto...

    Perciò le rispondo, anche se siamo del tutto fuori tema, perchè comprendo il suo bisogno di giustizia e perchè su quello che ha esposto vale la pena di fare alcune chiarificazioni ed altre rettificazioni.

    Lei dice:"La Bibbia va applicata cum granu salis perché se devo applicare il passo "la donna non si vesta da uomo" perché non devo applicare anche "non mangiare crostacei"??" Sono due cose abissalmente differenti e le spiego perchè. Oggi noi facciamo una fatica immane a capirlo, perchè nella nostra cultura disumanizzata questo principio è stato soppresso, ma l'abbigliamento è "comunicazione sociale" e difinisce l'identità sessuale, la TENDENZA sessuale, la mansione sociale, e l'intenzione caratteriale del soggetto che lo indossa.

    Un uomo che si vesta da donna, non occorre neanche analizzarlo....il caso contrario invece è più sottile: la donna che si veste da uomo sta dicendo a se stessa e agli altri che desidera per sé l'autorità, le peculiarità e le mansioni che Dio ha stabilito per l'uomo, cioè non si sottomette al suo grado doppiamente creaturale, dal momento che come riparazione per il Peccato Originale Dio stabilì che la donna fosse ontologicamente soggetta all'uomo "Verso di lui sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà". Pertanto indossare panni maschili (ripeto, anche se noi oggi non ci vediamo questo messaggio)
    significa rifiutare la condizione che la donna ha contratto con la sua natura ferita dalla disubbidienza.

    C'è anche un altro aspetto, non secondario: oggi l'abbigliamento maschile(il pantalone) mostra le forme del corpo umano più che non lo faccia quello femminile (una veste che copra le gambe); quindi scegliere il pantalone per una donna equivale a non preoccuparsi più di tanto di esperre le proprie forme allo sguardo del prossimo. Una mancanza di sensibilità spirituale e di pudore, inteso in modo assoluto come lo intendono i santi. E questo glie lo sta dicendo una donna che non mette una gonna neanche con le cannonate: cioè che non è ancora giunta a questo stadio di accoglienza, di santa soggezione alla legge divina, e di umile accettazione della sua natura divinamente decretata come "soggetta".

    Non così invece per l'applicazione della regola sugli alimenti, che Dio dette al vecchio Israele per mettergli dei freni nell'infilare in bocca di tutto (sono regole igieniche: non dimentichiamoci che dovette insegnar loro anche a lavarsi le mani prima di mangiare), ma che con nostro Signore Gesù Cristo, e con il dono di Sapienza superiore che Lui ha portato con Sé, furono soppresse. dice infatti Giovanni "Dichiarava così mondi tutti gli alimenti". Ripensiamo anche alla visione che Pietro ha negli Atti degli Apostoli, in cui Dio gli dice di mangiare tutti gli animali (immondi) che vede sul drappo che sale verso il cielo, e Dio aggiunge: "Quello che Io ho santificato, tu non considerarlo più immondo". Siamo pertanto in presenza di due Parole dell'Antico Testamento da interpretare su piani del tutto diversi.
    (continua)

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  6. Pertanto pur non giustificando la durezza di modi probabilmente usata nei suoi confronti, giustifico invece il fondamento dottrinale che sostiene il pensiero del Sacerdote....e penso che se conoscesse la sottoscritta avrebbe molto da faticare nell'accettarla, visto anche il caratteraccio maschilizzato che si porta a spasso.... ;-) Siamo tutti in cammino verso la Fede, laici e consacrati...portiamo tutti pazienza gli uni con gli altri......

    Non condivido invece il suo "mettere alla prova" il Sacerdote: brutto il gesto di porgergli un aiuto concreto con una doppiezza nel cuore: lei lo ha preso sul bisogno, perciò non poteva pretendere una risposta neutra, coerente coon la posizione precedente. E non è escluso che costui abbia anche faticato ad accettare, sforzandosi così di mostrare un'apertura...

    Sulla similitudine con i neocatecumenali, la prego, NON LA FACCIA! Se ALCUNI tradizionali possono presentare dei modi da perfezionare, i neocatecumeni sono TUTTI COSì, non per loro colpa, ma perchè trattasi della dottrina che ricevono esplicitamente, e della natura irrimediabilmente SETTARIA del Cammino. Una differenza sostanziale.

    Mi dispiace per questa sua esperienza, che però non toglie la bontà dell'articolo scritto dal Don in questione e mi auguro che lei lo ammetta. Anch'io prima o poi rischio di fare un'esperienza del genere, posso aspettarmelo, se non mi convertirò seriamente...Ma mi farebbe piacere, ora che ci siamo conosciute un po' meglio, che intervenisse con le sue riflessioni sul tema che stiamo portando avanti in questa sede. Con affetto in Cristo+
    A. Rita

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  7. Una precisazione.
    Il sacerdote in questione lo incontrai qualche tempo dopo che incorsero delle incomprensioni (sanabilissime) tra me e la Fraternità. Ero in treno. Lo vidi seduto con un altro prete sempre della Fraternità. Colsi l'occasione di sedermici di fronte nella speranza di poter aprire un dialogo. Entrambi mi trattarono come un essere reietto. Rimasi gentile fino in fondo e l'offerta in denaro che gli porsi era nel contesto di un estremo tentativo di apertura, per mostrare che "ci tenevo", insomma.

    Certo che col senno di poi si rivelo' pure una "prova" ma è in quel contesto che va letta.

    Vedere, come dice lei, solo un "brutto gesto", senza neppure chiedersi cosa potesse significare in quel preciso momento, mi sembra inclinare gli altri a dividere comunque il campo tra i buoni (da una parte) e i cattivi (con me) dall'altra. E questo, vede, si fa perché si pone sempre una IDEA sopra una PERSONA che poi è l'inizio di ogni rovina, mentre un'idea, semmai, deve essere accostata ad una persona con tutta la delicatezza del caso, altrimenti potrebbe essere rifiutata.

    Non è un caso che quando conobbi quel prete lui non volle sapere di me. Volle sapere "cosa pensavo" delle questioni religiose. E' l'IDEA che prevale.

    In quel momento ho capito perfettamente che ci sono nella Fraternità alcuni che hanno comportamenti settari, indipendentemene da altri che possono magari avere mentalità più elastiche, comprensive, umane. Sottomettere una persona ad un insieme di idee, per quanto giustissime esse possano essere, senza neppure rendersi conto di essa, senza volerla neppure capire o aiutarla a capire mi sembra realmente atteggiamento settario. Uno può avere solo la libertà di dire "sì" a prescindere dal fatto di capire. Ma così non finisce per contare la "vetrina" e l'apparenza? Il giorno in cui dice "no" manco ci si cura di sapere o di aiutare. Che differenza c'è con i neocatecumenali, in questo esatto punto? Nessuna direi perché in entrambi i casi è l'IDEA che deve cadere sulla testa della persona.

    E dico questo indipendentemente da molte cose giuste che si potrebbero dire (e che quel prete potrebbe dire).

    Uno puo' dire anche cose giustissime (infatti io non ho molto da dire su quanto è esposto su questo post) ma poi con il suo comportamento rovina tutto.

    E, mi creda!, ci sono alcuni che non la capiranno mai, neppure se gli cadesse il mondo addosso, esattamente come i neocatecumenali, guarda caso!!

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    1. Annarita è molto gentile con lei,che riconosco invece come persona che nasconde molto bene le sue idee! Intraprendere una diatriba completamente fuori argomento, solo per portare discredito su un sacerdote CON TUTTI I SUOI LIMITI UMANI E CARATTERIALI, indica nettamente la sua poca sensibilità e la sua grande fragilità...(padre Pio non era certo un tipo simpatico!)
      ma queste sue caratteristiche che la renderebbero persona come tante, sono condite da una certa qual malizia associata ad ignoranza delle cose religiose (la storia dei "crostacei" mi fa sbalordire visto che lei confonde la dottrina cristiana con l'ebraica!). Questa miscela indica che lei è ancora alla ricerca di qualcosa di fermo e valido; credo che lei lo possa trovare qui, ma tacendo e leggendo profondamente le informazioni.

      Come vede qui vi sono personalità differenti, e se Annarita gestore del blog si espande in chiarificazioni necessarie per lei e quelli che hanno letto le sue "osservazioni", viceversa io sono come quel sacerdote don Rottoli: sappia "abbassare la cresta" e legga di più.

      Legga le mie osservazioni scritte sopra, sull'argomento, e sappia che la mia cultura e la mia professione sono perfettamente in linea con quanto scritto nel blog, aldilà delle sue critiche inutili.

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  8. Mi intrometto scusatemi.
    Gli uomini si dividono in buoni e cattivi!
    Ora non che lei sia tra i cattivi certo, ma è così.
    L'atteggiamento settario a volte può essere, anzi lo è come segno di difesa, la Chiesa non è una setta ma ha sempre difeso i suoi fedeli, salvaguardondoli, dal resto del mondo e l'apertura a volte è frenata dalla diffidenza che in periodi del genere sono più che comprensibile.
    Le dico questo perchè anch'io ho provato questo senso di "chiusura", che può essere frainteso con settarismo, ma dobbiamo considerare anche le sofferenza di uan Fraternità Cattolica fatta oggetto di pressioni, offese, attacchi ed odio da gran parte dell'orbe cattolico e del clero stesso.
    Allora come loro non hanno guardato a lei, vedrà lo faranno, lei non guardi a loro, ma solo a ciò che trasmettono e sul quel punto nessuno è come la Fraternità!
    inoltre vorrei brevemente farle notare che quando presi coscienza della vera dottrina cattolica e mi allontanai del gruppo di preghiera del rns e dalla parrochhia, non solo i miei "fratelli" non si sono fatti più sentire ma neanche il parroco, mai dico mai una volta ha tentato di ascoltare o pralarmi eppure lui mi conosceva!!!!
    CVCRCI

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  9. Cara Signora,
    mi fa piacere parlare con lei, e se desidera continuare la nostra chiacchierata sarò felice di farlo mettendole a disposizione la mia mail:
    annarita.2009@gmail.com
    L'aspetto volentieri..........

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  10. Però mi colpisce molto che lei dica che non ha molto da dire su questo argomento...
    Questo è qualcosa che potrebbe riguardarci TUTTI, NESSUNO ESCLUSO,da un momento all'altro, per esempio in caso di incidente e di perdita di coscienza relativa al trauma....

    Forse non è chiaro che siamo tutti a rischio di venire uccisi in ospedale, col consenso magari dei nostri parenti facilmente manovrabili in un momento di dolore,ai quali raccontano che siamo cerebralmente "morti", quando invece NON E' VERO, perchè c'è un commercio legalizzato degli organi umani, e tranne i vecchi (nessuno vuole organi vecchi), siamo tutti dei potenziali "animali" da squartare vivi, per recuperare alcune parti interne da "montare" su altri corpi. Spero ora sia un pò più chiaro...

    Non solo! Se non portiamo sempre con noi un'autocertificazione che in caso di incidente NON VOGLIAMO essere uccisi per poterci rubare gli organi, lo Stato DA PER SCONTATO CHE NOI SIAMO D'ACCORDO CON LA NOSTRA ELIMINAZIONE, QUANDO POTREMMO ESSERE CURATI E SALVATI!

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  11. ....Per questo pubblicheremo presto un documento in pdf,da scaricare e stampare, e compilare, e da portare sempre con sé: è un fac-simile di AUTOCERTIFICAZIONE in cui si dichiara di essere contrari alla donazione dei proopri organi. Documento di "NON - DONATORE".

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  12. Ho appena aggiornato l'articolo su come si possa fare per non farsi depredare gli organi, quindi non venire ucciso...

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  13. Ho conosciuto molto bene Don Giuseppe Rottoli e a parte la battuta negli "ambienti tradizionalisti" che non ho mai sentito, posso dire che è un sacerdote bravo, onesto e santo e per nulla intransigente...e non mi ricordo di averlo mai visto trasecolare davanti ad una donna in pantaloni!? Siamo ben sicuri di quello che si scrive?
    Poi è ovvio che se qualcuna si presenta alla Messa in minigonna ne avrebbe ben donde...

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  14. Per quel che riguarda l'articolo: è proprio vero che il principe del mondo è il demonio...questi orrori possono avverarsi solo in questa "valle di lacrime"...

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  15. potrei sapere perchè avete cancellato il mio post inerente la spiegazione della differenza tra marte cerebrale e morte cardiaca ,niente niente avete paura di un 19enne che conosce le cose al contrario vostro?

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    1. Caro diciannovenne "sotuttoio",
      quando sarai in grado di riportare qui sotto degli studi internazionali, già pubblicati sulle riviste mediche di tutto il mondo, e che DIMOSTRINO SCIENTIFICAMENTE quello che la tua testa ha appreso dalla falsa campagna pubblicitaria portata avanti dai poteri forti, potrai rimettere a buon diritto interventi del genere. Ciao

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  16. innanzitutto non mi pare di essermi rivolto a lei con questo tono ,l'educazione evidentemente non è una cosa per tutti ,secondo lei i chirurghi che hanno effettuato il primo trapianto al mondo erano dei poveri deficenti oppure avevano una qualche conoscenza scientifica in piu' di lei e me messi assieme? Francesco

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  17. Una curiosità: Nel testo si dice "Il principio che dà la vita agli esseri animati è l’anima e, come ci conferma il prof. Byrne, non è il cervello a rendere viva una persona ma l’anima (8).", ma allora gli animali hanno un'anima! Vegetativa o intellettiva non si sa, oltretutto non potendola vedere non lo sappiamo! Bene se possiamo uccidere per la nostra sopravvivenza un animale con anima vegetativa perchè un corpo che non ha più le capacità intellettiva e affettiva non può essere usato per il bene (come atto di carità suprema) di un fratello. Se non vengono espiantati gli organi al 99 % quel corpo cesserà comunque ogni segno di vita. Cosa se ne fanno i vermi di un cuore intatto?

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