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sabato 26 settembre 2015

DOMÍNICA XVIII POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

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 EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 1, 4-8


Fratres: Grátias ago Deo meo semper pro vobis in grátia Dei, quæ data est vobis in Christo Iesu: quod in ómnibus dívites facti estis in illo, in omni verbo, e t in omni sciéntia: sicut testimónium Christi confirmátum est in vobis ita ut nihil vobis desit in ulla grátia, exspectántibus revelatiónem Dómini nostri Iesu Cristi, qui et confirmábit vos usque in finem sine crímine, in die advéntus Dómini nostri Iesu Christi.
M. - Deo grátias.
Fratelli: Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza.  La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo.
M. - Deo grátias.

GRADUALE
Ps. 121, 1 et 7 - Lætátus sum in his, quæ dicta sunt mihi: in domum Dómini íbimus. Fiat pax in virtúte tua: et abundántia in túrribus tuis.
Sal. 121, 1 e 7 - Mi rallegrai di ciò che mi fu detto: andremo alla casa del Signore. Regni la pace nelle tue mura e la sicurezza nelle tue torri.

martedì 22 settembre 2015

"Tutto dunque c'invita a conformare la nostra volontà a quella di Dio, anche in mezzo alle tribolazioni [...]".

Dagli scritti di Padre Adophe Tanquerey (1854 - 1932).

http://2.bp.blogspot.com/-AM5kX8NYWPc/VfIDzqyjp6I/AAAAAAAAGe0/dYJ3u4HCjug/s430-Ic42/R%2525C3%2525A9ginald_Garrigou-Lagrange_img-108.jpeg
 
Conformità alla volontà di beneplacito.

Questa conformità consiste nel sottomettersi a tutti i provvidenziali avvenimenti voluti o permessi da Dio per il nostro maggior bene e principalmente per la nostra santificazione.

a) Si appoggia sopra questo fondamento: che nulla succede senza il volere o il permesso di Dio, e che Dio, essendo infinitamente sapiente e infinitamente buono, nulla vuole e nulla permette se non per il bene delle anime, anche quando noi non riusciamo a vederlo. [...]

Ma per capir questa dottrina, bisogna guardar le cose con l'occhio della fede e dell'eternità, della gloria di Dio e della salute degli uomini. Chi si ferma alla vita presente e alla terrena felicità, non riuscirà mai a intendere i disegni di Dio, che volle assoggettarci alla prova quaggiù per ricompensarci poi nel cielo. Tutto è subordinato a questo fine, non essendo i mali presenti che un mezzo per purificarci l'anima, rinsaldarla nella virtù, e farci acquistare dei meriti; ogni cosa poi per la gloria di Dio che resta il fine ultimo della creazione.

b) È dunque un dovere per noi di sottometterci a Dio in tutti gli avvenimenti lieti o tristi che siano, nelle pubbliche calamità o nelle private sventure, nelle intemperie delle stagioni, nella povertà e nei patimenti, nel lutto che ci colpisce come nel gaudio, nell'ineguale ripartizione dei doni naturali o soprannaturali, nella povertà come nella ricchezza, nei rovesci come nei buoni successi, nelle aridità come nelle consolazioni, nella malattia come nella sanità, nella morte e nei dolori ed incertezze che l'accompagnano. [...] S. Francesco di Sales, commentando queste parole, ne ammira la bellezza: "O Dio, quale parole di grandissimo amore! Pensa, Teotimo, che dalla mano di Dio Giobbe ricevette i beni, dichiarando con ciò che non aveva tanto stimato i beni perchè beni quanto perchè provenivano dalla mano del Signore. Stando così le cose, ne conchiude che bisogna amorosamente sopportare le avversità perchè procedono dalla stessa mano del Signore, che è egualmente amabile quando distribuisce afflizioni come quando largisce consolazioni". Le afflizioni infatti ci porgono occasione di meglio attestare il nostro amore a Dio; l'amarlo quando ci ricolma di beni è cosa facile, ma spetta solo all'amore perfetto il ricevere i mali dalla sua mano, non essendo essi amabili se non per riguardo di chi li dà.

http://3.citynews-firenzetoday.stgy.it/~media/originale/44985441654138/crocifisso-ligneo-attribuito-a-michelangelo-contestato-dalla-corte-dei-conti-tmnews-infophoto-5.jpg
 
Questo dovere di sottomissione al beneplacito di Dio negli avvenimenti tristi è dovere di giustizia e d'obbedienza, perchè Dio è Supremo nostro Padrone che ha su di noi ogni autorità; è dovere di sapienza, perchè sarebbe follia volersi sottrarre all'azione della Provvidenza, mentre che nell'umile rassegnazione troviamo la pace; è dovere d'interesse, perchè la volontà di Dio non ci prova che per nostro bene, per esercitarci nella virtù e farci acquistare dei meriti; ma è sopratutto dovere d'amore perchè l'amore è dono di sè fino all'immolazione.

sabato 19 settembre 2015

BERGOGLIOGUEVARA...

 
Bergoglio capo modernista della falsa chiesa Conciliare va a Cuba...

DOMÍNICA XVII POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati Vaticanosecondisti...

 http://fotos.miarroba.es/fotos/e/5/e5837694.jpg
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 EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 4, 1-6


Fratres: Obsecro vos ego vinctus in Dómino, ut digne ambulétis vocatióne, qua vocáti estis, cum omni humilitáte, et mansuetúdine, cum patiéntia, supportántes ínvicem in caritáte, sollíciti serváre unitátem spíritus in vínculo pacis. Unum corpus, et unus spíritus, sicut vocati estis in una spe vocatiónis vestræ. Unus Dóminus, una fides, unum baptísma. Unus Deus, et Pater ómnium, qui est super omnes, et per ómnia, et in ómnibus nobis. Qui est benedíctus in sǽcula sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.

Fratelli: vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l'unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti. Egli che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen.

martedì 15 settembre 2015

"Come poi possa essere permesso all’uomo di risposarsi, dopo aver ripudiato una moglie adultera, io proprio non lo vedo, dal momento che alla donna che ha abbandonato un marito adultero ciò non è permesso".

Estratti dalle opere “De nuptiis et concupiscentiâ” e “De bono coniugali” di Sant’Agostino d’Ippona, Padre e Dottore della Chiesa (354 – 430). 

http://media.evangelizo.org/images/santibeati/A/Sant_Agostino_Vescovo_e_dottore_della_Chiesa/Sant_Agostino_AK.jpg

 Ciascun uomo è parte del genere umano; la sua natura è qualcosa di sociale e anche la forza dell’amicizia è un grande bene che egli possiede come innato. Per questa ragione Dio volle dare origine a tutti gli uomini da un unico individuo, in modo che nella loro società fossero stretti non solo dall’appartenenza al medesimo genere, ma anche dal vincolo della parentela. Pertanto il primo naturale legame della società umana è quello fra uomo e donna.
E Dio non produsse neppure ciascuno dei due separatamente, congiungendoli poi come stranieri, ma creò l’una dall’altro, e il fianco dell’uomo, da cui la donna fu estratta e formata, sta ad indicare la forza della loro congiunzione. Fianco a fianco infatti si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta. Conseguenza è che la società si continua nei figli che sono l’unico frutto onesto non del legame tra l’uomo e la donna, ma della relazione sessuale. Infatti anche senza un simile rapporto vi sarebbe potuta essere nei due sessi una forma di amichevole e fraterna congiunzione, fungendo l’uomo da guida e la donna da compagna. 

Riguardo la fedeltà, il tradimento e il divorzio

Ciò che vogliamo dire ora, riferendoci a questa condizione di nascita e di morte che conosciamo e nella quale siamo stati creati, è che il connubio del maschio e della femmina è un bene. E tale unione è approvata a tal punto dalla divina Scrittura che non è consentito di passare a nuove nozze a una donna ripudiata dal marito, finché il marito vive, né è consentito di risposarsi all’uomo respinto dalla moglie, finché non sia morta quella che lo ha abbandonato.
[…] A ciò si aggiunge che mentre essi si rendono a vicenda il debito coniugale, anche quando esigono questo dovere in maniera piuttosto eccessiva e sregolata, sono tenuti comunque alla reciproca fedeltà. E a questa fedeltà l’Apostolo attribuisce un diritto tanto grande da chiamarla potestà, quando dice: “Non è la moglie che ha potestà sul proprio corpo, ma il marito; allo stesso modo non è il marito che ha potestà sul proprio corpo, ma la moglie” (1 Corinzi 7:4).
La violazione di questa fedeltà si dice adulterio, quando, o per impulso della propria libidine, o per accondiscendenza a quella altrui, si hanno rapporti con un’altra persona contrariamente al patto coniugale. Così si infrange la fedeltà, che anche nelle cose più basse e materiali è un grande bene dello spirito, e perciò è certo che essa dev’essere anteposta perfino alla conservazione fisica, sulla quale si fonda la nostra vita temporale. Un filo di paglia di fronte a un mucchio d’oro è praticamente un nulla; tuttavia la buona fede, quando viene osservata coscienziosamente, si tratti d’oro o di paglia, non sarà certo di minor valore perché è osservata in cosa di minor valore. Quando poi la lealtà viene impegnata per commettere un peccato, certo sorprende che si possa far ricorso lo stesso a questo termine; ma ad ogni modo, qualunque sia la natura di questa lealtà, se il peccato avviene anche contro di essa, è più grave. Si deve eccettuare solo il caso che essa sia trasgredita proprio per tornare alla buona fede autentica e legittima, cioè per correggere la perversione della volontà ed emendare il peccato.

domenica 13 settembre 2015

"Nondimeno, persino il passo del divorzio e del nuovo sposalizio presso la contro-Chiesa Cattolica era troppo lento per l'apostatico Antipapa Francesco".

Papa Leone XIII, Dum multa (2), 24/12/1902: "Ne consegue, dunque, che il Matrimonio dei Cristiani una volta pienamente compiuto… non può essere dissolto per alcuna ragione salvo la morte di qualunque dei 2 sposi, secondo le sante parole: 'Ciò che Iddio ha unito che nessun uomo divida.'."

  http://3.bp.blogspot.com/-7MJy4MWG2oA/UjtJVqWVqDI/AAAAAAAABfg/WcJz4cDrHTM/s640/stanlio.jpg
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Fonte: VaticanoCattolico... 


Antipapa Francesco rende il divorzio ed il nuovo sposalizio presso la contro-Chiesa Cattolica ancor più rapidi e semplici mediante delle riforme radicali


 

Il sito di rete Independent.co.uk ha riportato quanto segue:
"Papa Francesco ha radicalmente riformato il processo della Chiesa Cattolica per l'annullamento dei Matrimoni, permettendo le decisioni brevi e rimuovendo gli appelli automatici in un tentativo di accelerare e semplificare la procedura…
La maggiore riforma di Francesco coinvolge una nuova procedura breve, gestita da un vescovo, utilizzabile allorché entrambi gli sposi richiedono un annullamento o non si oppongo ad esso. Essa può anche essere utilizzata quando dell'altra evidenza rende un'investigazione più estesa non necessaria.
Essa richiede che il processo venga completato entro 45 giorni…
Un'altra riforma è la rimozione dell'appello già prendente luogo automaticamente appresso l'emissione della prima decisione, anche se nessuna delle parti lo desiderasse. Un appello è ancora possibile, tuttavia, una delle parti lo deve richiedere: una semplificazione utilizzata negli Stati Uniti di America per molti anni. 
La riforma permette ancora al vescovo locale, in posti in cui il normalmente richiesto tribunale a 3 giudici non è disponibile, di essere egli stesso il giudice o di delegare la gestione dei casi ad un sacerdote-giudice munito di 2 assistenti.".

Commento del MFSS 

Come illustrato dal materiale del presente monastero, nella Chiesa Cattolica non esiste alcuna cosa simile allo "annullamento" di un Santo Matrimonio consumato, bensì, qualora in presenza di chiara evidenza dimostrante che una particolare unione non è stata validamente contratta, solamente una dichiarazione di nullità per cui una certa unione fu giammai un Santo Matrimonio in prima istanza. Tali dichiarazioni, donde certune unioni non furono effettivamente dei Santi Matrimoni in prima istanza, venivano tradizionalmente concesse rarissimamente. Tali casi sono estremamente difficili da dimostrare e qualora vi fosse del dubbio circa la valida contrazione del Santo Matrimonio da parte di una particolare unione la Chiesa Cattolica presumerebbe la validità del medesimo. 
Papa Leone XIII, Dum multa (2), 24/12/1902: "Ne consegue, dunque, che il Matrimonio dei Cristiani una volta pienamente compiuto… non può essere dissolto per alcuna ragione salvo la morte di qualunque dei 2 sposi, secondo le sante parole: 'Ciò che Iddio ha unito che nessun uomo divida.'."
Nella setta del Vaticano II, invece, gli "annullamenti" vengono erogati continuamente. Essi vengono quasi sempre concessi allorché richiesti. Essi fungono come divorzio e nuovo sposalizio di fatto. Verbigrazia, negli SUA, nell'anno 1968, vennero concessi solamente 338 apparenti annullamenti, allorquando l'insegnamento matrimoniale pre-Vaticano II era ancora sostenuto dalla più parte delle persone. Ciò malgrado, con l'esplosione dell'apostasia del Vaticano II l'apostasia dell'indissolubilità del Santo Matrimonio è stata gettata dalla finestra assieme agli altri dogmi. Dal 1984 al 1994 la chiesa del Vaticano II, negli SUA, ha concesso poco meno di 59000 pretesi annullamenti all'anno, seppure il numero di Santi Matrimoni "Cattolici" sia caduto di un terzo dal 1965 in poi. La setta del Vaticano II ratifica chiaramente il divorzio ed il nuovo sposalizio. 
Nondimeno, persino il passo del divorzio e del nuovo sposalizio presso la contro-Chiesa Cattolica era troppo lento per l'apostatico Antipapa Francesco. Mediante i suoi novelli documenti demoniaci egli ha reso lo "abbandono" e la contrazione di "nuovi" Santi Matrimoni da parte degli aderenti alla contro-Chiesa Cattolica molto più facili. Egli ha accelerato il processo, aggiungendo nuove "ragioni" per richiedere un "annullamento", come l'aborto, concedendo nuovi poteri alle "autorità" locali. Precedentemente, una seconda corte avrebbe confermato la decisione; ciò è decaduto. Precedentemente, vi erano delle spese; ora non più. In alcuni casi, l'apostatico "vescovo" locale, della setta del Vaticano II, può arrivare ad una decisione in solitudine. Nella contro-Chiesa Cattolica è tutto incentrato sul rendere il divorzio ed il nuovo sposalizio più facili di quanto lo fossero. Ecco come un giornale del "novus ordo" ha riassunto alcuni dei cambiamenti: 
"- È sufficiente una sentenza di 'nullità';
- è sufficiente un giudice, sotto la responsabilità del 'vescovo', per supervisionare il processo;
- sotto certe circostanze ciascun 'vescovo' può fungere egli stesso da giudice;
- nel caso di un evidente 'annullamento' il processo sarebbe ancor più rapido;
- le conferenze dei 'vescovi' locali sono chiamate ad aiutare i 'vescovi' individuali tramite il processo di riforma, essendo esortati ad ausiliare a garantire che il processo sia gratuito, fatta salva 'la giusta e decente rimunerazione dei lavoratori delle corti';
- l'appello di una sentenza, nel caso fosse necessario, potrebbe essere trattato localmente, a livello della 'arcidiocesi' più prossima, piuttosto che presentarlo in Vaticano. (http://www.cruxnow.com/church/2015/09/08/pope-francis-streamlines-process-for-granting-annulments/)".
 http://www.dagospia.com/img/patch/11-2014/papa-bergoglio-francesco-616284.jpg

Ancorché sia richiesta solamente una sentenza, ove fosse avanzato un appello esso potrebbe essere trattato dalla "arcidiocesi" più prossima; non è più necessario presentarlo a Roma, Italia. Sotto tale nuovo accordo gli apostatici "ordinari" della setta del Vaticano II saranno capaci di appagare chiunque si trovi scontento nel proprio Santo Matrimonio. Gli aderenti alla setta del Vaticano II possono ritrovarsi "non-sposati" nel giro di 45 meri giorni dalla lamentela presentata al proprio "vescovo". Ciò è ripugnante. È tutto incentrato sull'adorazione dell'uomo, rifiutando giammai le di esso voglie ed i di esso desideri. Ci si può immaginare quanto disastrosa possa nel futuro essere tale decisione a livello locale nella setta del Vaticano II, dove i di essa "vescovi" apostatici difendono nulla e condannano nulla?

DOMÍNICA XVI POST PENTECOSTEN - Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati diabolici vaticanosecondisti...

 http://4.bp.blogspot.com/-cDn2DJ7PCpc/Uh5tyw2YB5I/AAAAAAAAAy0/frCLht474NY/s1600/messa-cantata.jpg
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  EPISTOLA  

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Ephésios, 3, 13-21
Fratres: Obsecro vos, ne deficiátis in tribulatiónibus meis pro vobis, quæ est glória vestra. Huius rei grátia flecto génua mea ad Patrem Dómini nostri Iesu Christi, ex quo omnis patérnitas in coelis et in terra nominátur, ut det vobis secúndum divítias glóriæ suæ, virtúte corroborári per Spíritum eius in interiórem hóminem, Christum habitáre per fidem in córdibus vestris: in caritáte radicáti, et fundáti ut possítis comprehéndere cum ómnibus sanctis, quæ sit latitúdo et longitúdo, et sublímitas, et profúndum: scire étiam supereminéntem sciéntiæ caritátem Christi, ut impleámini in omnem plenitúdem Dei. Ei áutem, qui potens est omnia fácere superabundánter quam pétimus, aut intellígimus secúndum virtútem, quæ operátur in nobis: ipsi glória in Ecclésia, et in Christo Iesu, in omnes generatiónes sǽculi sæculórum. Amen.
M. - Deo grátias.
 
Fratelli: Vi prego quindi di non perdervi d'animo per le mie tribolazioni per voi; sono gloria vostra. Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.
M. - Deo grátias.

sabato 12 settembre 2015

"«Sono vostro, salvatemi.» Accettatemi, o Maria, per vostro, e come vostro pensate voi a salvarmi. Io non voglio esser più mio, a voi mi dono".


 https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f9/Raphael_Madonna_dell_Granduca.jpg
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Sant'Alfonso Maria De Liguori

Da: Opere, classe I, Opere ascetiche Vol. I: Le glorie di Maria, Vol. I Torino 1824 pag. 17-31.

SOPRA LA SALVE REGINA

si ragiona delle molte e copiose grazie, che la madre di dio dispensa a' suoi divoti, dichiarate in diversi punti sopra la salve regina

Nativitas_Beatae_Mariae_Virginis
Nativitas B. Mariae Virginis
CAPITOLO PRIMO

Salve, Regina, Mater Misericordiae.

§. I. Quanta dev'essere la nostra confidenza in Maria, per esser ella la Regina della Misericordia.
§. I. Quanta dev'essere la nostra confidenza in Maria, per esser ella la Regina della Misericordia.
Poichè la gran Vergine Maria fu esaltata ad esser Madre del Re de' Regi, con giusta ragione la s. Chiesa l'onora, e vuole che da tutti sia onorata col titolo glorioso di Regina. Se il Figlio è Re, dice s. Attanagio (Ser. de Deip.) giustamente la Madre de[v]e stimarsi e nominarsi Regina: Si ipse Rex est qui natus est de Virgine, Mater quae eum genuit, Regina et Domina proprie ac vere censetur. Sin da che Maria, soggiunge s. Bernardino da Siena, diede il suo consenso in accettare d'esser Madre del Verbo eterno, sin d'allora meritò di esser fatta la Regina del mondo e di tutte le creature: Haec autem Virgo in illo consensu meruit primatum orbis, dominium mundi, sceptrum regni super omnes creaturas (tom. 2 §. 51.) Se la carne di Maria, discorre s. Arnoldo Abbate, non fu divisa da quella di Gesù, come poi dalla monarchia del figlio può esser separata la Madre? Neque a dominatione filii Mater potest esse sejuncta. Una est Mariae et Christi caro. Ond'è, che dee giudicarsi la gloria del regno non solo esser comune tra la Madre e 'l Figlio, ma ben anche la stessa: Filii gloriam cum Matre non tam communem judico, quam eamdem (s. Arn. de Laud. Virg.).

E se Gesù è Re dell'universo, dell'universo ancora è Regina Maria: Regina constituta totum jure possidet filii regnum. Ruberto Abbate. Sicchè, dice s. Bernardino da Siena, quante sono le creature che servono a Dio, tante debbono ancora servire a Maria; giacchè gli Angeli e gli uomini e tutte le cose che sono nel cielo e nella terra, essendo soggette all'imperio di Dio, son anche soggette al dominio della Vergine; tot creaturae serviunt gloriosae Virgini, quot serviunt Trinitati; omnes namque creaturae, sive Angeli, sive homines, et omnia quae sunt in coelo et in terra, quia omnia sunt divino imperio subjecta, gloriosae Virgini sunt subjectae (To. 2. c. 61.) Quindi rivolto alla divina Madre Guerrico Abbate, così le parla: Perge, Maria, perge secura, in bonis filii tui, fiducialiter age tamquam Regina, Mater regis et sponsa; tibi debetur regnum et potestas: Siegui dunque, o Maria, siegui sicura a dominare, disponi pure a tuo arbitrio de' beni del tuo figlio, mentre essendo madre e sposa del Re del mondo, si deve a te, come Regina, il regno e il dominio sopra tutte le creature.

Regina dunque è Maria: ma sappia ognuno per comune consolazione, che ella è una regina tutta dolce, clemente ed inclinata al bene di noi miserabili. Perciò la s. Chiesa vuole, che noi la salutiamo in questa orazione, e la chiamiamo Regina della misericordia. Il nome stesso di Regina, come considera il b. Alberto Magno, significa pietà e provvidenza verso de' poveri; a differenza del nome d'Imperatrice, che significa severità e rigore. La magnificenza dei re e delle regine consiste nel sollevare i miserabili, dice Seneca: Hoc reges habent magnificum, prodesse miseris. Sicchè dove i Tiranni nel regnare han per fine il proprio bene, i regi debbono aver per fine il bene de' vassalli. Onde è, che nella consagrazione de' re si ungono le loro teste con olio, simbolo di misericordia, per dinotare che essi in regnando debbono sopra tutto nudrire pensieri di pietà e beneficenza verso de' sudditi.
Debbono dunque i regi principalmente impiegarsi nelle opere di misericordia, ma non talmente che si dimentichino di usar la giustizia verso de' rei, quando si deve. Non così Maria, la quale benchè Regina, nulladimeno non è Regina della giustizia intenta al castigo de' malfattori, ma Regina della misericordia, intenta solo alla pietà ed al perdono de' peccatori. E perciò la Chiesa vuole, che espressamente la chiamiamo Regina della misericordia. Considerando il gran Cancelliere di Parigi Giovan Gersone le parole di Davidde: Duo haec audivi, quia potestas Dei est, et tibi, Domine, misericordia (Ps. 61. 12.) [«Queste due cose io udii: che la potenza è di Dio: e e che in te, o Signore, è misericordia» N.d.R.] Dice, che, consistendo il Regno di Dio nella giustizia e nella misericordia, il Signor l'ha diviso; il Regno della Giustizia se l'ha riserbato per sè, e il Regno della misericordia l'ha ceduto a Maria, ordinando, che tutte le misericordie che si dispensano agli uomini, passino per mano di Maria, ed a suo arbitrio si dispensino. Ecco le parole di Gersone: Regnum Dei consistit in potestate et misericordia: potestate Deo remanente, cessit quodammodo misericordiae pars Matri regnanti (P. 3. Tr. 4. s. Magn.) E lo conferma s. Tommaso nella prefazione all'Epistole canoniche, dicendo, che la s. Vergine, allorchè concepì nel seno il divin Verbo, e lo partorì, ottenne la metà del regno di Dio, con divenir ella la Regina della misericordia, e restando Gesù Cristo Re della Giustizia: Quando filium Dei in utero concepit, et postmodum peperit, dimidiam partem regni Dei impetravit, ut ipsa sit Regina misericordiae, ut Christus est Rex justitiae.

L'eterno Padre costituì Gesù Cristo Re di giustizia, e perciò lo fè Giudice universale del mondo; onde cantò il Profeta: Deus judicium tuum Regi da et justitiam tuam filio Regis (Ps. 71. 2.) [«Dà, o Dio, la potestà di giudicare al Re, e l'amministrazione di tua giustizia al figliuolo del Re» N.d.R.] Qui ripiglia un dotto interprete, e dice: Signore, voi avete data al vostro figlio la giustizia, quia misericordiam tuam dedisti Matri Regis. [«poichè la vostra misericordia l'avete data alla Madre del Re» N.d.R.] Onde s. Bonaventura ben volta il suddetto passo di Davidde, con dire: Deus judicium tuum Regi da, et misericordiam tuam Matri ejus. [«Dà, o Dio, la potestà di giudicare al Re, e l'amministrazione di tua misericordia alla Madre del Re» N.d.R.] Così parimente l'Arcivescovo di Praga Ernesto dice, che l'eterno Padre ha dato al Figlio l'officio di giudicare e punire, ed alla Madre l'officio di compatire e sollevare i miserabili: Pater omne judicium dedit Filio, et omne officium misericordiae dedit Matri. Che perciò predisse lo stesso Profeta Davidde, che Dio stesso (per così dire) consacrò Maria per Regina di misericordia, ungendola con olio di allegrezza: Unxit te Deus oleo laetitiae (Ps. 44.) Acciocchè tutti noi miseri figli di Adamo ci rallegrassimo in pensando di aver in cielo questa gran regina tutta piena d'unzione di misericordia e di pietà verso di noi, come dice s. Bonaventura: Maria plena unctione misericordiae et oleo pietatis, propterea unxit te Deus oleo laetitiae (s. Bon. in Spec. cap. 7.).

 http://sorelleminorifrancescane.org/wp-content/uploads/2015/08/sant-alfonso-de-liguori.jpg

E a tale proposito quanto bene si applica dal b. Alberto Magno l'istoria della regina Ester, la quale fu già figura della nostra regina Maria. Si legge nel libro d'Ester al cap. 4, che, regnando Assuero, uscì ne' suoi regni un decreto, con cui si ordinava la morte di tutti i Giudei. Allora Mardocheo, che era uno de' condannati, raccomandò la lor salute ad Ester, acciocchè si fosse interposta col re, affin di ottenere la rivocazione della sentenza. Sul principio Ester ricusò di far quest'officio, temendo di sdegnare maggiormente Assuero. Ma la riprese Mardocheo e le mandò a dire, ch'ella non pensasse a salvare solo se stessa, mentre il Signore l'avea posta sul trono per ottenere a tutti i Giudei la salute: Ne putes, quod animam tuam tantum liberes, quia in domo regis es prae cunctis Judaeis (Est. 4. 13). Così disse Mardocheo alla regina Ester, e così ancora possiamo dir noi poveri peccatori alla nostra regina Maria, se mai ella ripugnasse d'impetrarci da Dio la liberazione del castigo giustamente da noi meritato. Ne putes, quod animam tuam tantum liberes, quia in domo Regis es prae cunctis hominibus. Non pensate, signora, che Dio vi abbia esaltata ad essere Regina del mondo, solo per provvedere al vostro bene, ma acciocchè ancora voi fatta sì grande possiate più compatire e meglio soccorrere noi miserabili.

venerdì 11 settembre 2015

LA LOGGIA MASSONICA VATICANOSECONDISTA...

 
'Tra le culture più esclusive quella romana è la più chiusa, dove neppure i titoli nobiliari e aristocratici sono sufficienti a farvela introdurre; ancor più esclusiva è quella ecclesiastica. Eppure la massoneria in quest'ultima vi entra facilmente dalla porta di servizio e senza biglietto, mimetizzandosi alla perfezione. La massoneria non usa cambiare la metodologia che trova sul posto dove opera. In Vaticano, strenuo baluardo della Chiesa cattolica, essa si arma di diabolica pazienza e aspetta, aspetta tanto finché non riesca a raggiungere le migliori leve del potere e del comando. Tale setta, che s'infiltra sempre là 'dove batte la storia' al dire di Cesare Pavese, sa che il Vaticano resta da sempre un'ardita antenna che capta e trasmette messaggi più avanzati su tutto; riuscire a trasmettergli l'epidemia nello spirito, di riflesso significa distruggere le difese immunologiche nella ragione umana. La parola d'ordine è: «Credere il meno possibile, senza essere eretico; per obbedire il meno possibile, senza essere ribelle» (Giuseppe De Mestre). La mano invisibile della massoneria in Vaticano, al centro di poteri occulti tra alta finanza e alti livelli, non è una diceria: la si avverte da per tutto, nel processo di assunzioni, nel metodo delle promozioni, nel corso di diffamazioni o di elogi per questo o quel monsignore secondo peso e misura. Così, codesto centro che per divino mandato dev'essere un faro, dentro il suo corpo da tempo ospita tumescenze che lo decompongono. Per uno sfregio al giudizio universale della Cappella Sistina il mondo intero scatterebbe in piedi a condannarne la profanazione; ma l'infiltrazione massonica in Vaticano è ancor più dissacrante perchè stravolge le menti e la sacralità del cuore del cristianesimo.

Contraddittorietà e ambiguità di realtà programmate disorientano i credenti, impotenti a frenare e a domare fatti ed eventi fluidi ed evanescenti nell'ambiente. La piovra nel Palazzo, mai come oggi sui livelli di guardia, si riveste del dono dell'ubiquità in alto e in basso, dentro e fuori. Se ne avverte la presenza opaca dai lunghi tentacoli, ma non dove s'annida. Essa si serve di emissari sul posto, mercenari oscuri che non disdegnano l'equivoco di quella malavita organizzata, ben introdotta nell'ambiente, fatta di miseria e nobiltà. Quando deve colpire, non è mai un atto inconsulto. La maglia è così stretta che chi ne è colpito palpa solo la propria impotenza e capisce che reagire è dannoso piuttosto a sè che alla bestia.
Il Cardinale Angelo Roncalli (futuro papa Giovanni XXIII) era un Massone Documentato (Angelo Roncalli è quello al centro con la mano sul ginocchio destro) seduto alla sua destra il suo "confidente", Edouard Herriot, Segretario dei Socialisti Radicali e Gran Maestro, che Roncalli ospitò insieme agli altri ufficiali della "quarta Repubblica Massonica" di Francia, nel 1953.
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LA MASSONERIA ALLA CONQUISTA DELLA CHIESA
Di Carlo Alberto Agnoli... 
Premessa

In queste pagine non ci proponiamo di provare la veridicità, nome per nome, della famosa lista di prelati massoni pubblicata il 12 settembre 1978 dal giornalista Mino Pecorelli in seguito a molteplici altre liste che erano già trapelate sulla stampa. Infatti, come escludere che Pecorelli, che era un piduista, o comunque vicinissimo a Licio Gelli, Venerabile della più famosa e famigerata Loggia massonica italiana, possa avere inserito dei nomi per confondere le acque o danneggiare qualche avversario? Certo, come meglio vedremo, c’è il significativo riscontro della lista di Panorama, del 10 agosto 1976. Ma anche questo elemento di per sé non è conclusivo. Anche personaggi fortemente indiziati di affiliazione massonica potrebbero in realtà non essere iscritti alla sètta, ma solo idealmente molto prossimi alle sue posizioni. Proprio per questa ragione abbiamo ritenuto opportuno non riprodurre per intero l’elenco apparso su Osservatore Politico ritenendo che le posizioni individuali vadano valutate caso per caso. Quello che invece ci preme dimostrare è la generale attendibilità della lista pecorelliana, sintomo di una penetrazione della Massoneria nelle più alte gerarchie ecclesiastiche così profonda da generare il dubbio che quella sètta si sia praticamente impadronita del timone di quella Chiesa cattolica che, nel segreto delle sue Logge, da secoli aveva giurato di distruggere, e che la stia pilotando verso gli scogli di un disastroso naufragio da cui solo la mano potente di Dio potrà salvarla.


Capitolo I – Mino Pecorelli e la «Gran Loggia Vaticana»: una rivelazione sulla penetrazione massonica nella Chiesa

 
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Il 12 settembre 1978 la rivista Osservatore Politico del noto giornalista Mino Pecorelli (1928-1979) pubblicava un articolo intitolato «La Gran Loggia Vaticana» che destava notevole scalpore. In detto articolo, il Pecorelli, premesso che tanto in ambiente massonico quanto in ambiente cattolico tradizionalista correvano insistenti voci su una massiccia infiltrazione della Massoneria nelle più alte cariche ecclesiastiche e che l’agenzia di informazioni Euroitalia il 17 e il 25 agosto di quell’anno aveva diffuso, con tanto di numero e data di iscrizione alla sètta addirittura i nomi di quattro «papabili» in vista dell’imminente Conclave, elencava 113 nominativi di ecclesiastici e otto di altre personalità influenti in ambiente cattolico. Il tutto corredato con data di adesione, numero di matricola e sigla massonica. Il giornalista non precisava come fosse venuto in possesso di quei nominativi, ma è noto che era persona molto vicina al «Venerabile» Licio Gelli e alla famigerata Loggia P2. Da notare che nella lista in questione erano indicati, con identici dati di immatricolazione e di iscrizione alla sètta, anche i quattro cardinali di cui aveva parlato l’agenzia Euroitalia, e precisamente gli autorevolissimi Sebastiano Baggio (1913-1993), Salvatore Pappalardo (1918-2006), Ugo Poletti (1914-1997) e Jean Villot (1905-1979).

L’autenticità di questo elenco – se veridico sconvolgente perché comproverebbe che già almeno dal 1978 (anzi, come vedremo in seguito, dal 1976) la massoneria, da sempre condannata ed esecrata come la setta dell’Anticristo, aveva acquistato un potere tanto più smisurato in quanto occulto e incontrollabile, sull’intera Chiesa cattolica – ha formato oggetto di polemiche. Data l’eccezionale importanza del tema che getta lunghe ombre di sospetto sulla gerarchia ecclesiastica conciliare e persino sul suo insegnamento, riteniamo assai utile fare il punto sulla questione in base agli elementi in nostro possesso, molti dei quali sopravvenuti all’articolo del Pecorelli. Prima, peraltro, di passare alla discussione dell’argomento, e affinché il lettore possa rendersi conto delle difficoltà in cui, a prescindere da certi indispensabili personaggi di facciata, si imbatte chiunque voglia accertare l’appartenenza di una o più persone a quella sètta, riteniamo necessario illustrare brevemente la questione del segreto libero-muratorio.


Capitolo II – Una premessa indispensabile: il segreto massonico

Checché affermino i suoi pubblici sostenitori, la Massoneria è sempre stata e rimane una Società Segreta operante all’insaputa di tutti, tramite personaggi noti bensì, e spesso anche notissimi, ma la cui appartenenza ad essa resta circondata dal più rigoroso mistero. Costoro si incontrano in riservatissimi conciliaboli che li riuniscono al di là delle apparenti divergenze e dei contrasti anche clamorosi che appaiono al «mondo profano», per attuare piani e programmi comuni che devono restare ignoti al pubblico. Ciò è stato recentemente dimostrato dalla notoria vicenda della Loggia P2 nella quale confluivano uomini dalle più diverse e in apparenza contraddittorie etichette politiche e ideologiche. Né si dica, per favore, che la P2 era una Loggia «atipica» e «deviata». È lo stesso incontestato storico ufficiale della Massoneria, il professor Aldo Mola, ad affermare in un’intervista a Il Sabato, del 26 settembre 1992 – come sintetizza l’articolista – che la P2 «non fu una Loggia deviata, ma si dovette sacrificarla perché non si scoprisse che la vera Massoneria era coperta». Ciò, peraltro, è risultato ben chiaro a tutti in seguito alle indagini del giudice Agostino Cordova che hanno rivelato tutto un pullulare di Logge «deviate» in combutta con mafia, camorra e n’drangheta e immerse fino al collo nel «mercato» degli appalti truccati e delle tangenti. Tanto clamorose e numerose furono queste rivelazioni che – è cronaca recente – il 17 aprile 1993 il professor Giuliano Di Bernardo, fino a poco prima Gran Maestro del Grand’Oriente d’Italia, fondò una nuova «obbedienza» massonica, denominata «Gran Loggia Regolare d’Italia» per prendere le distanze – piuttosto tardivamente invero – da una organizzazione ormai ampiamente screditata. A dimostrare la gravità, l’importanza e l’essenzialità del segreto massonico, riportiamo qui da Il libro completo dei rituali massonici, pubblicato nel 1946 da Salvatore Farina (33º e massimo Grado del Rito Scozzese Antico e Accettato) parte della formula del giuramento dell’Apprendista massone, e cioè di colui che viene ammesso al primo grado della “luce” iniziatica; giuramento pronunciato di fronte ai “fratelli”, che vi assistono in piedi e con le spade in pugno ad asseverarne la gravità e l’importanza, nonché i pericoli in cui incorre l’incauto divulgatore: «”Io N.N. liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell’anima, con assoluta e irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell’Universo: prometto e giuro di non palesare giammai i segreti della Libera Massoneria; di non far conoscere ad alcuno ciò che mi verrà rivelato, sotto pena di aver tagliata la gola, strappato il cuore e la lingua, le viscere lacere, fatto il mio corpo cadavere in pezzi, indi bruciato e ridotto in polvere, questa sparsa al vento per esecrata memoria e infamia eterna; prometto e giuro di prestare aiuto e assistenza a tutti i fratelli Liberi Muratori sparsi sulla superficie della terra».

martedì 8 settembre 2015

VADE RETRO ALLA SATANICA CHIESA CONCILIARE E A CHI L'HA CREATA ED ANCHE A COLORO CHE GLI PERMETTE, (ALLA CHIESA CONCILIARE), DI SOPPRAVVIVERE...

 Oggi sono state presentati due "Motu Proprio", Mitis Iudex Dominus Iesus e Mitis et misericors Iesus, concernenti una presunta riforma del Matrimonio Cattolico. Chiaramente questa ulteriore riforma del Matrimonio Cattolico non ha nessun valore in quanto queste riforme sono apportate all'interno della satanica chiesa Conciliare da fasulli consacrati con il nuovo rito modernista conciliare quindi questi documenti a firma del laico apostata bergoglio, fasullo pontefice materiale e formale, non hanno nessun effetto di legge all'interno della vera Chiesa Cattolica, quindi l'esortazione a tutti coloro che non vogliono avere niente a che fare con gli apostati modernisti conciliari è di studiare per approfondire e mettere in pratica nella vita ciò che insegna la vera Chiesa Cattoica riguardo il vero Matrimonio Cattolico e non seguire le mode del momento e neanche groppuscoli che si definiscono Tradizionali ma camminano con i piedi in due presunte Chiese quella cattolica e quella falsa conciliare.
Fonte: Progetto Barruel...
La Civiltà Cattolica anno LXXXII, vol. I, Roma 1931 pag. 97-112, 193-224, 289-313 e 325-399.

SS. S. N. PAPA PIO XI

LETTERA ENCICLICA

DEL MATRIMONIO CRISTIANO IN ORDINE ALLE CONDIZIONI, AI BISOGNI, AI DISORDINI PRESENTI DELLA FAMIGLIA E DELLA SOCIETÀ

 http://biografieonline.it/img/bio/Papa_Pio_XI_1.jpg

Quanto grande sia la dignità del casto connubio, si può principalmente riconoscere da ciò, Venerabili Fratelli, che Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio dell'Eterno Padre, quando assunse la natura dell'uomo decaduto, in quella amorosissima economia con la quale compiè la totale riparazione della nostra schiatta, non solo volle comprendere in maniera particolare anche questo principio e fondamento della società domestica e quindi del consorzio umano; ma richiamandolo inoltre alla primitiva purità della istituzione divina, lo elevò a vero e «grande» [1] Sacramento della Nuova Legge, affidandone perciò tutta la disciplina e la cura alla Chiesa sua Sposa.
Ma perchè da questo rinnovamento del matrimonio si possano raccogliere i frutti desiderati presso i popoli di ogni regione e di ogni età, si debbono anzitutto illuminare le menti degli uomini con la vera dottrina di Cristo intorno al matrimonio; inoltre occorre che i coniugi cristiani, con la grazia divina che internamente ne corrobora la debolezza della volontà, conformino in tutto pensieri e condotta a quella purissima legge di Cristo, per ottenerne a sè e alla loro famiglia la vera pace e felicità.
Purtroppo tuttavia, non solamente Noi che da questa Apostolica Sede come da una specola riguardiamo con occhi paterni tutto il mondo, ma voi pure, Venerabili Fratelli, e certamente vedete e insieme con Noi amaramente lamentate come tanti uomini, dimentichi di quell'opera divina di restaurazione, o ignorino del tutto la grande santità del matrimonio cristiano o sfrontatamente la neghino, o persino qua e là vadano conculcandola, seguendo i falsi principii di una certa nuova e del tutto perversa moralità. E poichè si sono cominciati a diffondere eziandio tra i fedeli questi perniciosissimi errori e questi depravati costumi, che tentano d'insinuarsi insensibilmente ma sempre più profondamente, abbiamo creduto essere dovere del Nostro ufficio di Vicario di Gesù Cristo in terra e di supremo Pastore e Maestro, alzare la Nostra voce apostolica per allontanare le pecorelle a Noi affidate dai pascoli avvelenati e, per quanto dipende a Noi, custodirnele immuni.

domenica 6 settembre 2015

DOMÍNICA XV POST PENTECOSTEN - Solennità di San Pio X- Santa messa "Non Una Cum" i satanassi modernisti vaticanosecondisti...

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  EPISTOLA  
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Gálatas, 5, 25-26; 6, 1-10


Fratres: Si spíritu vívimus, spíritu et ambulémus. Non efficiámur inánis glóriæ cúpidi, ínvicem provocántes, ínvicem invidéntes. Fratres, et si præoccupátus fúerit homo in áliquo delícto, vos, qui spirtuáles estis, huiúsmodi instrúite in spíritu lenitátis, consíderans teípsum, ne et tu tentéris. Alter altérius ónera portáte, et sic adimplébitis legem Christi. Nam si quis exístimat se áliquid esse, cum nihil sit, ipse se sedúcit. Opus áutem suum probet unusquísque, et sic in semetípso tantum glóriam habébit, et non in áltero. Unusquísque enim onus suum portábit. Commúnicet áutem is, qui catechizátur verbo, ei, qui se catechízat, in ómnibus bonis. Nolíte erráre: Deus non irridétur. Quæ enim semináverit homo, hæc et metet. Quóniam qui séminat in carne sua, de carne et metet corruptiónem: qui áutem séminat in spíritu, de spíritu metet vitam ætérnam. Bonum áutem faciéntes, non deficiámus: témpore enim suo metémus, non deficiéntes. Ergo dum tempus habémus, operémur bonum ad omnes, máxime áutem ad domésticos fidei.
M. - Deo grátias.   

giovedì 3 settembre 2015

3 SETTEMBRE 2015: SAN PIO X, PAPA E CONFESSORE...

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/21/Pius_X.jpg
Gravi pericoli.
La vecchiaia di Leone XIII, il cui regno era stato lungo e glorioso, fu attristata dai gravi pericoli che minacciavano la Chiesa. Una sottile eresia colpiva il cuore stesso della Rivelazione e, sotto le spoglie menzogniere d'un progresso vivificatore, rinnegava la tradizione e alterava i dogmi. Nondimeno, nessun Papa dei tempi moderni, al pari di Leone XIII, aveva fatto luce al cammino degli uomini. Il numero e la qualità delle sue Encicliche lo pongono tra i grandi Dottori che hanno capito il loro tempo e risolto le scottanti questioni dei momento. Si aveva ascoltato, si aveva applaudito, ma in molti ambienti non si aveva capito, non solo, ma si aveva persino alterato, e questa era la cosa più grave, il pensiero stesso del Papa.
Le scienze ecclesiastiche che egli aveva voluto rinnovare mediante il tomismo, si incamminavano per vie opposte; l'azione sociale dei cattolici che egli aveva definito con chiarezza veniva, poco alla volta, sostituita da una falsa democrazia liberale; il laicismo invadeva ogni campo e minacciava di oscurare completamente negli spiriti i principi che reggono le società e stabiliscono i loro rapporti con la Chiesa.

Instaurare omnia in Christo.
A Leone XIII mancò il tempo per smascherare e abbattere il modernismo, questa idra dalle molteplici teste, in ognuna delle quali riviveva una antica eresia; a Leone XIII mancò il tempo di riorganizzare le istituzioni ecclesiastiche in modo che potessero esercitare, con più ampiezza, più armonia e più efficacia, le funzioni essenziali del magistero e del governo che esse traggono dall'Autorità suprema della Sede Apostolica. Iddio, però, suscitò il successore che egli desiderava. San Pio X era stato uno dei suoi più fedeli discepoli, si era formato sulla dottrina delle sue grandi encicliche ed aveva egli pure la chiara intuizione dei gravi pericoli che minacciavano la Chiesa; in più, la profonda esperienza nel governo delle anime che egli aveva acquisita come parroco, come vescovo e come Patriarca, unita a non comuni doni naturali e ad una profonda santità, ne facevano l'uomo adatto per compiere l'opera di universale rinnovamento nella Chiesa. All'inizio del suo pontificato, Pio X stabilì le linee fondamentali del suo programma attraverso le parole con le quali san Paolo aveva parlato del piano di Dio che salva il mondo: "Instaurare omnia in Christo": opera che aveva avuto il suo termine con la vita terrena del Redentore, ma la cui realizzazione continua a compiersi nel tempo col concorso degli uomini. Con questo suo motto, Pio X faceva capire che le circostanze del tempo non affidavano al Papa una particolare vigilanza su certi problemi soltanto ma che tutto, omnia, abbisognava d'una energica presa di posizione, perché nulla sfuggisse al Cristo e alla sua Redenzione.
 

La vita liturgica.
È significativo che il suo primo atto, in vista di questa sua universale riforma, abbia toccato un particolare che molti allora giudicarono insignificante: con Motu proprio di appena qualche mese dopo la sua elezione, egli realizzò la prima tappa di una riforma completa della liturgia, mediante certe prescrizioni sul canto sacro. In questo atto, Pio X si mostra nel suo carattere più vero e più profondo: forte uomo di azione, Pio X fu innanzitutto uomo di preghiera. La preghiera che egli raccomanda è, innanzitutto, la preghiera pubblica e solenne della Chiesa che racchiude, in un comune linguaggio, una comune adorazione ed un unico sacrificio, tutte le anime battezzate: essa è un'anticipazione della preghiera dell'eternità. Pio X volle che i fedeli ritrovassero il senso di questa grande preghiera liturgica, racchiusa nella preghiera che il Cristo indirizza al Padre, ispirata dallo Spirito Santo presente nella Chiesa, che deve essere la sorgente, l'ispirazione delle preghiere personali che ogni fedele deve recitare, in più, ogni giorno.
La preghiera sarà la leva dell'azione di Pio X; e questo rinnovamento del canto gregoriano è appena l'inizio d'una serie di riforme e di iniziative di ordine liturgico che orienteranno, per vie nuove e al tempo stesso tradizionali, la vita spirituale dei fedeli. Riforma del breviario, che proporziona e armonizza la distribuzione dei salmi e che ridona alla domenica quel posto d'onore che il culto dei santi le aveva strappato nel Medio Evo; sviluppo del culto eucaristico; invito alla comunione frequente e quotidiana a cominciare dall'età della ragione; riaffermazione dell'ideale del sacerdozio. La fiamma dell'amore di questo santo Papa, ignis ardens, trabocca dai suoi insegnamenti e dalle sue prescrizioni. Così, poco alla volta, prende vita nella Chiesa un profondo rinnovamento di vita spirituale, nell'unione più intima delle anime, tra di loro, e in Cristo. E si viene così a determinare una duplice crescita, da una parte delle forze che resistono agli attacchi del nemico, dall'altra dell'omaggio reso a Dio con forma più piena, più alta, più pura.

martedì 1 settembre 2015

«Voi che stavate intorno al confessionale forse non avete sentito le parole che hanno motivato il Padre a cacciarmi via. Ebbene, P. Pio ha detto testualmente: Vai via, animale, vai via, perché d’accordo con tua moglie hai abortito tre volte”...

Padre Pio: « Questi genitori vorrei cospargerli con le ceneri dei loro feti distrutti per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. [...] Quelle ceneri vanno sbattute sulla faccia di bronzo dei genitori assassini.» di Padre Pellegrino Funicelli

 http://www.stellamatutina.eu/wp-content/uploads/2014/02/stellamatutina-confessionale-padre-pio.jpg

"Padre Pio sull'aborto "

Padre Pellegrino un giorno disse al nostro Santo:

«Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?».

Rispose P. Pio:
«Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore».

Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore con il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio: «L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!».

«Perché suicidio?» domandò p. Pellegrino.

“Assalito da una di quelle, non insolite furie divine, compensate da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà”, P. Pio rispose: «Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori.