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lunedì 31 ottobre 2011

Mgr Richard Williamson : “Il Vaticano II è un dolce avvelenato”...



Fonte: Unavox
Intervista di S. Ecc.za Mons. Richard Williamson 
della Fraternità Sacerdotale San Pio X
condotta da Jérôme Bourbon per il giornale francese Rivarol
12 gennaio 2007


RIVAROL numéro 2793. Vendredi 12 janvier 2007. Page 9.
1 rue d’Hauteville. 75010 Paris. - Tél : 01-53-34-97- Fax : 01-53-34-97-98


Decano dei quattro vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Mons. Richard Williamson, 66 anni, dirige dal 2003 il seminario argentino de La Reja. 
Dopo la sua conversione, questo britannico poliglotta diplomato a Cambridge, entra nel 1972 a Ecône, ove viene ordinato sacerdote nel 1976 da Mons. Lefebvre, che lo consacra vescovo dodici anni più tardi. Egli si dichiara contrario ad ogni intesa con Benedetto XVI.

Rivarol: Benedetto XVI occupa la Sede di Pietro da quasi due anni. Che bilancio traccia del suo regno ?
Mons. Richard Williamson:  Benedetto XVI sembra che essenzialmente continui nella linea del suo predecessore Giovanni Paolo II. Fino ad oggi, dunque, ha dimostrato di essere un pontefice del Concilio Vaticano II. Come era da aspettarsi.
La liberalizzazione della Messa tridentina: una fonte di confusione ?
 
Rivarol: Si dice che Benedetto XVI prossimamente dovrebbe liberalizzare la Messa tradizionale. Questa misura è in grado di risolvere la crisi della Chiesa ?
 
Mons. Richard Williamson: Posso sbagliarmi, ma io penso che la liberalizzazione, anche parziale, della Messa tradizionale sarebbe un passo avanti per la Chiesa universale. La grazia fortissima di questa Messa, che attualmente si trova come soffocata dal rito di Paolo VI, si rimetterebbe a scorrere dappertutto nel mondo. Ma per risolvere la crisi della Fede occorrerebbe molto più che la restaurazione del buon Rito della Messa.
Rivarol: Questo Motu Proprio sulla Messa non finirà invece col creare più confusione che chiarezza dottrinale ?
Mons. Richard Williamson: Giustamente, permettere il buon Rito della Messa non significa formare i fedeli a parteciparvi come è necessario. È tutto da ricostruire, e in effetti in un primo tempo vi sarà molta confusione, per esempio con delle messe ibride. Ma la ricostruzione deve pur cominciare da qualche parte; bisogna aver fiducia nella forza intrinseca del buon Rito.
Rivarol: I fedeli tradizionaliti non rischiano di dissolversi nelle parrocchie conciliari a scapito della Fede integrale ?
Mons. Richard Williamson: Se in seguito a questa liberalizzazione del buon Rito, dei fedeli della Tradizione frequentassero regolarmente le parrocchie conciliari, significa che non avrebbero compreso granché della battaglia della Fede integrale. Spetta ai capi della Tradizione formare bene le loro pecorelle, così che questa eventuale liberalizzazione faccia più bene ai conciliaristi che male ai tradizionalisti. Questi ultimi infatti devono capire che il problema di fondo è la Fede totale e non solo il Rito della Messa.
Rivarol: Chiedere la liberalizzazione della Messa tradizionale senza ritornare sul Novus Ordo Missae di Paolo VI non significa accettare il principio di coesistenza e di pari dignità tra ciò che Mons. Lefebvre chiamava “ la Messa di sempre ” e la “ Messa di Lutero ” ?
Mons. Richard Williamson: Ab inimico disce”, apprendi dal nemico, dicevano i Latini. Perché tanti vescovi conciliari si mettono in subbuglio per la semplice eventualità della liberalizzazione del buon Rito della Messa ? Non è perché sanno che se nei loro templi si rimette l’Arca dell’Alleanza i loro riti di Dagon sono in pericolo ? Si veda il capitolo V del primo libro di Samuele !  Dobbiamo avere noi, col Rito di San Pio V, più paura dei conciliari col loro rito di Paolo VI ?
Benedetto XVI: un modernista !
 
Rivarol: Nella Summa Teologiae, San Tommaso d’Aquino scrive che venerare la tomba di Maometto, per un cristiano è un atto di apostasia. Ritiene che Benedetto XVI sia colpevole di communicatio in sacris essendosi posto in raccoglimento nella Moschea Blu di Istanbul e che questo suo atteggiamento equivalga a rinnegare la Fede ?
Mons. Richard Williamson: Se Benedetto XVI ha pregato all’interno di una moschea, circondato da maomettani, secondo l’uso dei maomettani, ha commesso un grave peccato contro la fede cattolica e compiuto uno scandalo enorme davanti all’intera Chiesa.
Rivarol: Definirebbe modernista Benedetto XVI ?
Mons. Richard Williamson: Se un modernista è qualcuno che vuole adattare la Chiesa Cattolica al mondo moderno, certamente Benedetto XVI è un modernista. Egli crede sempre che la Chiesa debba riappropriarsi dei valori della Rivoluzione francese. Forse egli ammira il mondo moderno meno di Paolo VI, ma lo ammira ancora fin troppo. I suoi vecchi scritti sono pieni di errori modernisti. Ora, il modernismo è la sintesi di tutte le eresie (San Pio X, Pascendi). Dunque, come eretico, Ratzinger supera di gran lunga gli errori protestanti di Lutero, come ha detto molto bene Mons. Tissier de Mallerais. Solo un hegeliano come lui è persuaso che i suoi errori siano la vera continuazione della dottrina cattolica, mentre Lutero sapeva ed affermava che egli rompeva con la dottrina cattolica.
 
Il Vaticano II insegna l’eresia ?
 
Rivarol: Ritiene che il Vaticano II insegni l’errore o l’eresia ? E direbbe che questa assemblea di vescovi fu un vero concilio ecumenico o un conciliabolo ? E nel rispondere Lei esprime la posizione ufficiale della Fraternità ?
Mons. Richard Williamson: Del Vaticano II, Mons. Lefebvre diceva che era un vero Concilio ecumenico nella sua convocazione, ma non nel suo svolgimento. In altre parole, i quasi 2000 vescovi sono stati convocati validamente, ma i 16 documenti che hanno prodotto sono quasi tutti cattivi, perfino molto cattivi. Se questi documenti non sono nettamente eretici, derivano dall’eresia e sfociano nell’eresia: ecco ancora un’espressione di Mons. Lefebvre, che corrisponde sicuramente alla posizione ufficiale della FSSPX.
Rivarol: L’Istituto del Buon Pastore considera che non si possa ignorare l’esistenza del Vaticano II e che, quindi, occorra interpretarlo. Che ne pensa ?
 
Mons. Richard Williamson: “Non si può ignorare il Vaticano II” ? Io distinguo. Il Vaticano II è un fatto enorme nella recente storia della Chiesa, d’accordo. Ma i suoi documenti sono fin troppo sottilmente e profondamente avvelenati perché si debba interpretarli. Un dolce parzialmente avvelenato va gettato tutto intero nella pattumiera !
 
Quale autorità per la Chiesa conciliare ?
Rivarol: Visto che Lei denuncia l’illegittimità e la nocività del Vaticano II, della nuova Messa, dei nuovi riti sacramentali, del nuovo codice di diritto canonico, del nuovo catechimo, delle nuove beatificazioni (Giovanni XXIII) e canonizzazioni (Mons. Escriva de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei), questo non significa porre il problema dell’autorità dei pontefici conciliari che hanno promulgato tutte queste riforme che Lei giudica disastrose ?
Mons. Richard Williamson: I tanti cattivi  frutti dei pontefici conciliari, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e adesso Benedetto XVI, provano che si tratta di cattivi pontefici, ma non necessariamente che essi non siano affatto dei pontefici. 
Tocchiamo l’argomento principale dei " sedevacantisti ". Nessuno, che io sappia, sostiene che un eretico puramente materiale perda automaticamente il suo ufficio, poiché egli non si oppone coscientemente alla dottrina e all’autorità della Chiesa cattolica. Ne consegue che i " sedevacantisti " debbano affermare che questi papi sono degli eretici formali, cosa che presuppone la pertinacia nell’eresia. Ma la pertinacia è una questione interiore all’uomo, dunque solo Dio può giudicare senza sbagliarsi. In effetti, per giudicare che si trattava di un eretico formale, una volta la Chiesa lo obbligava a rinunciare esteriormente alla sua eresia o a persistervi esteriormente. Ma un tale processo poteva essere condotto solo da una autorità superiore. Ora, in questa crisi senza precedenti nella storia della Chiesa, sono proprio le autorità supreme della Chiesa, e in particolare il Vicario di Cristo, che sono invasi dall’eresia modernista: è dunque impossibile, almeno per il momento, provare che questi papi sono degli eretici formali, tali che perderebbero o avrebbero perso il loro ufficio.
Più che mai oggi è possibile fare il male pensando di fare il bene. Questi papi conciliari sono ingannati in profondità dal mondo moderno, in particolare a causa della loro perdita kantiana della verità oggettiva (si veda l’enciclica Pascendi, di cui quest’anno celebriamo il centenario). Io penso che essi sono " sinceri " come tutti i liberali convinti e quindi non sono affatto propenso a ritenere che siano degli eretici formali.
Non vedo altri argomenti seri atti a concludere che la Sede di Roma sia vacante.

domenica 30 ottobre 2011

"Ma ora per le preghiere della Madre mia e di tutti i Santi, sono ancora così misericordioso e paziente che voglio far arrivare a loro le parole, che uscirono dalla mia bocca e offrir loro la mia misericordia. Se la vorranno avere, mi placherò; altrimenti sperimenteranno la mia giustizia, in modo che saranno, come ladri, confusi pubblicamente davanti agli Angeli e agli uomini e saranno giudicati dagli uomini".

Ora a voi questo monito, o sacerdoti. Se non mi ascolterete e non vi prenderete a cuore di dar gloria al mio nome, dice il Signore degli eserciti, manderò su di voi la maledizione e cambierò in maledizione le vostre benedizioni. Anzi le ho gia maledette, perché nessuno tra di voi se la prende a cuore.
Voi invece vi siete allontanati dalla retta via e siete stati d'inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete rotto l'alleanza di Levi,dice il Signore degli eserciti. (Malachia 2)


Il Santo padre incontrando, il 28 Ottobre 2011, i rappresentanti delle false religioni ha detto loro: "Andando per le nostre strade diverse, traiamo forza da quest’esperienza e, ovunque siamo, proseguiamo il viaggio rinnovato che conduce alla verità, il pellegrinaggio che porta alla pace. Vi ringrazio tutti di cuore!"



Capito bene? tutti avanti per la propria strada, quindi niente conversione a Gesù Cristo, tutto in nome di una fantomatica e blasfema pace massonica che nulla di buono porterà...
A noi non ci rimane altro che rigettare tali insegnamenti per mantenere intatta la Fede donataci da Dio...


Pio XI nell'Encilcica "Qas Primas" ha scritto:
La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi; e voi sapete, o Venerabili Fratelli, che tale empietà non maturò in un solo giorno ma da gran tempo covava nelle viscere della società. Infatti si cominciò a negare l'impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto — che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo — di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste; quindi la si sottomise al potere civile e fu lasciata quasi all'arbitrio dei principi e dei magistrati. Si andò più innanzi ancora: vi furono di quelli che pensarono di sostituire alla religione di Cristo un certo sentimento religioso naturale. Né mancarono Stati i quali opinarono di poter fare a meno di Dio, riposero la loro religione nell'irreligione e nel disprezzo di Dio stesso”.


Lo stesso Pio VII scrisse:
Lettera al Vescovo di Troyes di Papa Pio VII (1814): “Il nostro cuore è ancor più profondamente afflitto da una nuova causa di dolore che, lo ammettiamo, ci tormenta e fa sorgere profondo scoramento ed estrema angoscia: è l’articolo 22 della Costituzione. Non soltanto esso permette la libertà dei culti e di coscienza, per citare i termini precisi dell’articolo, ma promette sostegno e protezione a questa libertà e, inoltre, anche ai ministri dei quali i culti sono citati....
“Questa legge fa ben più che stabilire la libertà per tutti i culti senza distinzione: mescola la verità con l’errore e pone le sette eretiche e perfino il Giudaismo sullo stesso piano della santa ed immacolata Sposa di Cristo, fuori della quale non ci può essere salvezza. In aggiunta a questo, nel promettere favore e supporto alle sette eretiche ed ai loro ministri non sono semplicemente le loro persone, ma i loro errori che vengono favoriti e tollerati. Questa è implicitamente l’eresia disastrosa e sempre da deplorarsi che S. Agostino descrive in questi termini: ‘Pretende che tutti gli eretici siano sul retto cammino e dicano la verità. Questa è un’assurdità così mostruosa che non posso credere che qualsiasi setta possa realmente professarla.’”


Scrisse ancora, Papa Gregorio XVI:
Mirari Vos” di Papa Gregorio XVI (15 agosto 1832): “Veniamo ora ad un’altra causa, ahimé! fin troppo fruttuosa delle deplorevoli infermità che oggi affliggono la Chiesa. Intendiamo l’indifferentismo, ovvero quella diffusa e pericolosa opinione seminata dalla perfidia dei malvagi, secondo la quale è possible, mediante la professione di qualche sorta di fede, procurare la salvezza dell’anima, posto che la morale di una persona si conformi alle norme of giustizia e probità. Da questa sorgente avvelenata dell’indifferentismo sgorga quella falsa e assurda massima, meglio definita il folle delirio (deliramentum), secondo il quale si deve ottenere la libertà di coscienza e garantirla a chiunque. Questo è il più contagioso degli errori, che prepara la via per quella assoluta e totalmente sfrenata libertà di opinioni che, per la rovina della Chiesa e dello Stato, si diffonde ovunque e che certuni, per eccesso di impudenza, non temono di propugnare come vantaggiosa per la religione. Ah, ‘qual morte più disastrosa per le anime della libertà di errore?’, disse S. Agostino.”
E doloroso constatare che proprio chi è stato messo a pascere il gregge di Dio vada contro il pensiero autorevole di  Suoi predecessori, promuovendo una pace senza Gesù Cristo, si Gesù il RE dei RE il Signore dei Signori colui che solo può dare la vera pace viene vilipeso da numerose riunioni con gli infedeli con gli eretici e gli scismatici, promosse dalla Gerarchia della Sua Chiesa. Verrà il giorno che tutto questo cesserà e il Regno Regale di Gesù Cristo regnerà su tutti i popoli, quindi coraggio combattiamo con le armi della Fede questa gloriosa battaglia per il Signore, e per il nostro bene...

Gesu', nostro Signore, parla a Santa Brigida e a noi...

venerdì 28 ottobre 2011

L'abominio è compiuto... Prime reazioni.


L'abominio è compiuto...
 http://www.umbria24.it/notizie/wp-content/uploads/2011/10/papa-benedetto-xvi-assisi-201120060322_5-1.jpg


Riparazione e pubblica protesta per lo scandalo iterreligioso di Assisi III...

In questo video alcuni militanti cattolici del Circolo Culturale Triveneto Christus Rex pregano il Santo Rosario in riparazione allo scandalo del raduno interreligioso, sincretista, panteista e demonolarico di Assisi III. Il Portavoce del Circolo Matteo Castagna illustra la pubblica protesta e intervista don Floriano Abrahamowicz, titolare della domus Marcel Lefebvre e il Prof. Franco Damiani, addetto stampa del movimento.
Per visonare il "DOSSIER SUL RIFIUTO DI ASSISI III" consultare www.agerecontra.it nella categoria IL RIFIUTO DI ASSISI III...

giovedì 27 ottobre 2011

Ad Assisi: la grande offesa a Dio, da parte dalla Gerarchia modernista riunita con le false religioni, è in atto...

PELLEGRINAGGIO DEL PAPA AD ASSISI: I VIDEO, LE FOTO, I PODCAST

Papa Pio XI ripetè nella "Mortalium Animos" che la Fede Cattolica è la religione rivelata da Dio:
“Dio, Creatore di tutte le cose, fece in modo che potessimo conoscerLo e servirLo; al nostro servizio, pertanto, ha pieno diritto. Avrebbe potuto invero accontentarsi di prescrivere per il governo dell’umanità la sola legge naturale, cioè la legge che nella creazione aveva scritto nel cuore dell’uomo, e far poi regolare il progresso di quella legge dalla Sua ordinaria Provvidenza. Volle, tuttavia, fare delle leggi positive che noi dovessimo obbedire, e progressivamente, dall’inizio della razza umana fino alla venuta ed alla predicazione di Gesù Cristo, Egli stesso insegnò al genere umano i doveri che una creatura razionale ha verso il suo Creatore.“Evidentemente perciò, nessuna religione può esser vera, salvo quella che riposa sulla rivelazione di Dio, una rivelazione cominciata fin dagli albori, continuata sotto l’Antica Legge, e condotta a compimento da Gesù Cristo stesso sotto la Nuova. Ora, se Dio ha parlato — ed è storicamente certo che infatti ha parlato — allora è chiaramente dovere dell’uomo di credere implicitamente la Sua rivelazione e di obbedire ai Suoi comandi. Affinchè potessimo compiere correttamente entrambi le cose, per la gloria di Dio e la nostra stessa salvezza, il Figlio Unigenito di Dio fondò la Sua Chiesa sulla terra.”
Da questa Verità divina, cioè che Dio ha rivelato al genere umano l’unica vera Religione mediante la quale deve essere adorato, ne segue il principio cattolico che vieta ai Cattolici di partecipare ad un falso ecumenismo. Per continuare con gli insegnamenti di Papa Pio XI:
A tale scopo si organizzano congressi, incontri e conferenze a cui partecipa ampio concorso di uditori, dove tutti senza distinzione, non credenti di ogni tipo, come anche Cristiani, e perfino coloro che hanno infelicemente rifiutato Cristo e negato la Sua Divina Natura o missione, sono invitati ad unirsi alla discussione. Orbene, tali sforzi non possono ottenere alcun tipo di approvazione fra i Cattolici. Essi presuppongono l’erronea veduta che tutte le religioni siano più o meno buone ed apprezzabili, in quanto tutte danno espressione, sotto varie forme, a quel senso innato che conduce gli uomini a Dio ed al riconoscimento obbediente della Sua legge... favorire questa opinione, pertanto, ed incoraggiare tali intraprese, equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio
 Quindi è chiarissimo che la Gerarchia della nuova Chiesa Conciliare cammina contro la Dottrina espressa dalla Chiesa Cattolica prima del nefasto Concilio Vaticano II, come è altrettanto chiaro che questi eventi di falso ecumenismo e di falso dialogo con le false religioni vanno contro il Primo Comandamento e offendono direttamente la Maestà Divina di Dio...

lunedì 24 ottobre 2011

Comunicato stampa della Fraternità Sacerdotale San Pio X...


Molte sono le specie di menzogna, e noi le dobbiamo odiare tutte, senza distinzioni, poiché non c’è menzogna che non sia in contrapposizione con la verità. Verità e menzogna sono infatti cose contrarie fra loro come luce e tenebre, pietà ed empietà, giustizia e ingiustizia, peccato e opere buone, salute e infermità, vita e morte. Quanto più dunque amiamo la verità, tanto più dobbiamo odiare la menzogna. Tuttavia ci sono delle menzogne che, se le si crede, non recano alcun danno, per quanto l’intenzione di ingannare anche con questo tipo di menzogne non è esente da danni: i quali però ricadono su chi mente e non su chi gli presta fede. Se, ad esempio, quel nostro fratello, servo di Dio che era Frontone, nell’indicarti le cose che ti disse avesse proferito (Dio liberi!) una qualche menzogna, avrebbe recato danno a se stesso, non a te, anche ammesso che tu senza malizia avessi creduto a tutto quello che egli ti raccontava. In effetti, tanto se le cose fossero andate così [com’egli diceva], quanto se fossero andate diversamente, siccome esse non contenevano nulla che a crederle avvenute in un modo (mentre erano avvenute diversamente), chi vi prestava fede non doveva ritenersi reo di colpa per aver trasgredito una qualche norma della verità o la dottrina della salvezza eterna. Se viceversa uno mente in cose che a crederle si cade nell’eresia riguardo agli insegnamenti di Cristo, tanto più grave è la colpa del mentitore quanto più misera è la condizione di chi gli presta fede. Vedi dunque quanto grande colpa sia mentire, trasgredendo l’insegnamento di Cristo, in una materia che a crederla si va in perdizione, anche se ciò facciamo per tirare dalla nostra i nemici della dottrina di Cristo. Noi intenderemmo condurli alla verità allontanandoci noi stessi da ciò che è vero; e non ci accorgiamo che, mentre vogliamo attirare gli impostori ricorrendo alla menzogna, insegniamo loro falsità ancora più gravi! Infatti quello che dicono quando mentiscono è ben diverso da quello che dicono a causa dell’errore in cui cadono. Ed effettivamente quando predicano la loro eresia essi palesano l’errore in cui si trovano, quando invece asseriscono o dottrine che non hanno o di non avere le dottrine che hanno, essi dicono delle falsità. È vero tuttavia che se uno non presta fede alle loro parole, sebbene non li riporti alla fede, lui almeno non va in perdizione. Non si allontana infatti dalla fede cattolica uno che prende per cattolico un eretico che mentendo fa professione di verità insegnate dalla Chiesa cattolica. Ciò che fa non lo danneggia poiché l’errore che commette riguarda l’interno dell’uomo (che rimanendo nascosto non può giudicarlo) e non la dottrina rivelata da Dio, che egli ha ricevuto e deve custodire [inalterata]. Se al contrario gli eretici si mettono a insegnare la loro eresia, chi presta loro fede e considera vera la loro dottrina condividendo il loro errore, incorre nella stessa condanna da loro meritata. Sì, va in perdizione chiunque presta fede alle dottrine perniciose che gli eretici propagandano con verbosità, tratti in inganno dal loro errore mortifero. Quando invece noi cattolici predichiamo i dogmi della religione cattolica, che riteniamo essere alla base della retta fede, allora chi li crede, se era andato perduto viene salvato. Ecco ora il caso dei priscillianisti che per nascondere i loro veleni si camuffano da cattolici: se uno dei nostri crede alle loro parole sebbene essi se ne stiano nascosti, costui rimane cattolico. Diverso è il caso dei cattolici che, per smascherare gli eretici, ricorrendo alla menzogna dicono di essere priscillianisti: costoro dovranno per forza elogiare i dogmi insegnati dagli eretici facendoli passare per nostri. E allora chi ci crede o si rafforzerà nell’adesione alle loro dottrine o passerà subito alla loro setta, magari temporaneamente. Chi infatti può sapere con certezza ciò che recherà il futuro?, se cioè in seguito essi saranno condotti a libertà, quando noi diremo la verità, dopo che in antecedenza sono stati ingannati dalle nostre menzogne? Come daranno ascolto al nostro insegnamento quando si saranno accorti che noi siamo dei bugiardi? Chi ci assicura un risultato positivo? Chi non s’avvede che la cosa è del tutto incerta? Da tutto questo si conclude che è più perniciosa o, per essere più benevoli, più pericolosa la menzogna detta dai cattolici per convincere gli eretici che non quella che dicono gli eretici per sfuggire ai cattolici. In effetti, se uno presta fede ai cattolici che per attirare all’errore ricorrono alla menzogna, diventa eretico o si conferma nell’eresia. Al contrario, se uno presta fede agli eretici che con menzogna occultano la loro identità, non cessa di essere cattolico.

Comunicato stampa circa l'anniversario dell'incontro ecumenico di Assisi 

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L’anziano Arcivescovo Marcel Lefebvre ebbe a scrivere in modo pertinente il 29 giugno 1976, in occasione della sospensione a divinis comminatagli da Paolo VI, la riflessione:
“Che la Chiesa Conciliare è una Chiesa scismatica, perché rompe con la Chiesa Cattolica quale è sempre stata. Essa ha i suoi nuovi dogmi, il suo nuovo sacerdozio, le sue nuove istituzioni, il suo nuovo culto, tutti già condannati dalla Chiesa in molti documenti, ufficiali e definitivi.
“Questa Chiesa Conciliare è scismatica, perché ha preso per base per il suo aggiornamento, principi opposti a quelli della Chiesa Cattolica, come la nuova concezione della Messa espressa ai numeri 5 della Prefazione al [decreto] Missale Romanum e 7 del suo primo capitolo, che attribuisce all’assemblea un ruolo sacerdotale che non può esercitare; come similmente il naturale — vale qui a dire divino — diritto di ogni persona e di ogni gruppo di persone alla libertà religiosa.
“Questo diritto alla libertà religiosa è blasfemo, perché attribuisce a Dio scopi che distruggono la Sua Maestà, la Sua Gloria, la Sua Regalità. Questo diritto implica libertà di coscienza, libertà di pensiero, e tutte le libertà massoniche.
“La Chiesa che afferma tali errori è al tempo stesso scismatica ed eretica. Questa Chiesa Conciliare è, pertanto, non cattolica. Nella misura in cui Papa, vescovi, preti e fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, essi si separano dalla Chiesa Cattolica.”

In riparazione alla celebrazione del 25° anniversario dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, la Fraternità San Pio X indice per il 27 ottobre p.v. una giornata di preghiera e penitenza.
Nelle case della Fraternità avrà luogo l’adorazione del Santissimo Sacramento, la recita del Santo Rosario e i membri della Fraternità digiuneranno in quel giorno.
Invitiamo tutti i fedeli ed amici ad unirsi a questa preghiera e a questo digiuno per tre intenzioni:
1) In riparazione alla celebrazione di un evento storico che più di ogni altro ha umiliato la Sposa di Cristo mettendola sullo stesso piano delle false religioni;
2) Affinché Cristo Nostro Signore tolga il velo dai cuori degli uomini di Chiesa facendo loro riconoscere che una sola Pace è possibile tra gli uomini, quella di Cristo nel Regno di Cristo. Pax Christi in Regno Christi;3) Affinché Nostro Signore spenga i crescenti focolai di guerra nel mondo che sembrano essere la Sua risposta alla “pace” di Assisi.

 Il superiore del Distretto
don Davide Pagliarani

domenica 23 ottobre 2011

Ormai alla Madonna affidano di tutto...


I falsi amici della Madonna di Fatima...

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 23.10.2011

...Alla Vergine Maria, che guida i discepoli di Cristo sulla via della santità, ci rivolgiamo ora in preghiera. Alla sua intercessione affidiamo anche la Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo: un pellegrinaggio ad Assisi, a 25 anni da quello convocato dal Beato Giovanni Paolo II.
Il Papa anzichè ubbidire alla Madonna e compiere la consacrazione della Russia in comunione con tutti i vescovi, affida alla Madonna una riunione di false religioni, promotrici di una falsa pace senza Dio, LO SCANDALO CONTINUA...Tutto è scritto, tutto è rivelato:

 

«Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne […] Essi dicono ai veggenti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo di Israele”. Pertanto dice il Santo di Israele: “Poiché voi rigettate questo avvertimento […] ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia rovina, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvviso, e si infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova fra i suoi frantumi neppure un coccio…”». (Isaia 30,8 – 14)

Intervista a Monsignor Gherardini: "Non dico che la consacrazione delle specie eucaristiche venga con ciò resa impossibile; mi limito a dire che le due forme non concordano sull’essenziale e che questo non è a pari titolo incluso nell’una e nell’altra".

 


Intervento di Mons. Brunero Gherardini (1) – Canonico Vaticano
Su: “Quod et Tradidi Vobis”- La tradizione vita e giovinezza della Chiesa.
Sabato 20 novembre 2010
Presso: Aula Magna – Facoltà di Filosofia – Studio Domenicano – Piazza San Domenico 13 – Bologna
Incontro organizzato da: Centro Studi “Vera Lux” - Bologna-Ozzano

"Vetus Ordo Missae": la vera Messa Cattolica che i modernisti hanno cercato di cancellare con l'evento del rito, assolutamente non Cattolico, del "Novus Ordo Missae"... 

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Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore...

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Fonte. Chiesa e post concilio...
CATHOLICA – Sembra giusto distinguere tra l’opportunità di accentuare tale o tale aspetto della dottrina, anche cercare il vocabolario più adatto alla società a scopo di evitare ogni fraintendimento, secondo la diversità dei tempi, delle culture, ecc. Ci sono anche problemi nuovi, o ancora problemi scomparsi: penso alla condanna della balestra, che non ha più senso attuale. Non è vero?


BRUNERO GHERARDINI – La mia risposta sarà certamente più lunga di quella che forse, caro Direttore, aveva prevista. Necessariamente più lunga. La domanda mi viene rivolta dopo l’ipotesi di “due epoche radicalmente diverse nel corso della modernità”. Ma, su argomenti dottrinali come quelli che mi sono stati sottoposti, non posso rispondere in base ad una semplice ipotesi. Se infatti non si sa che cosa sia la modernità, sarà molto difficile stabilire i confini fra “due epoche radicalmente diverse”.
E il difficile sta proprio qui: che cos’è la modernità?

Charles Taylor, in una serie di scritti l’uno più interessante dell’altro, all’interno dei quali si dichiara contro Nietzsche, Foucault e Derrida,
  1. non identifica la modernità con la crisi della memoria e dell’immaginazione, con un pericolo per la Fede ed ancor meno con l’attuale linguaggio postmoderno, ma
  2. v’intravede in genere qualcosa di più profondo di pure e semplici opinioni sulla personalità, la coscienza, la società, la natura, il mondo, ed in particolare su ciò che cambiò la vita culturale politica ed ecclesiale nel 18° sec. e che caratterizza pure il presente.
Non che quella di Taylor sia l’unica idea di modernità, ma essa consente di leggere sul suo stesso sfondo la ben nota allocuzione papale del 22 dicembre 2005, alla quale lei si e mi richiama. E di leggerla non tanto limitatamente, come troppo spesso si fa, alla contrapposizione di due ermeneutiche antitetiche (continuità/discontinuità, riforma/rottura), quanto con riferimento all’apparente contrasto fra principi permanenti e situazioni mutevoli. Quel contrasto, lasciando inalterati i principi permanenti, pone in evidenza le situazioni storico-sociali e culturali d’una modernità che fu laicista ed antioscurantista (leggi antiecclesiale) fin al Vaticano II ed assunse connotazioni se non di coincidenza almeno di “compossibilità” col messaggio conciliare, soprattutto là dove l’accento cadeva sull’antropocentrismo e la laicità in funzione dichiarativa e difensiva della c.d. autonomia del creaturale.
A prima vista tutto ciò può sembrare legittimo, ma ignora il fatto che quel creaturale non è un assoluto, segnato com’è dalla contingenza che lo rapporta con un principio superiore estrinseco. Volendo insistere sulla sua legittima autonomia, si dovrà pertanto aggiungere “relativa”. Metafisicamente parlando, infatti, il creaturale è solo relativamente autonomo, in corrispondenza alla sua creaturalità e alle leggi che ne regolano comportamenti e sviluppo e che, in quanto tali, dipendono dalla volontà che pose in essere il creaturale stesso. Se “il senso” dell’autonomia lo caratterizza, non ne deriva, come si vede, che si tratti d’un’autonomia in assoluto.
Forse sta qui la distinzione tra moderno e postmoderno: nel primo l’autonomia è, sì, fortemente accentuata, ma non assolutizzata come nel secondo. L’Allocuzione del 2005 si snoda sulla scia del moderno, ma la maggior parte dei teologi postconciliari l’ascolta come eco del postmoderno e assunzione di esso. Non ci si rende conto che una tale autonomia, in quanto è il nucleo teoretico della modernità e soprattutto della postmodernità, ha origini kantiane, vale a dire “entro i limiti della sola ragione” e da tali origini pedissequamente ripete i diritti d’un mondo ormai maturo – “die Mündigkeit der Welt” – e la sua “liberazione dal sacro”. Lo riconobbe onestamente E. Bethge, il biografo di D. Bonhoeffer (Monaco 1967, p. 973) quando scrisse: “Aufklärung ist der Ausgang des Menschen aus seiner selbstverschuldeten Unmündigkeit. Unmündigkeit ist das Unvermögen, sich seines Verstandes ohne Leitung eines anderen zu bedienen“ (L'illuminismo è l'uscita dell'uomo da uno stato di minorità il quale è da imputare a lui stesso. Minorità è l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro - ndR). All’influsso kantiano va aggiunto quello feuerbachiano, sia nel suo esito di umanesimo ateo, sia in quello che coincide con la scomparsa (“Schwund”) della coscienza cristiana. L’attuale e superficiale affermazione: “questo non è più peccato” è una dimostrazione lapalissiana che modernità e postmodernità han raggiunto quei limiti.
A questo punto, non perché abbia premesso tutto quello che avrei da dire, ma perché di esso ho detto almeno l’essenziale, posso rispondere alla sua domanda. Sì, dobbiamo farci un dovere d’evitare ogni fraintendimento, cercando le parole esatte per non cadere in equivoci e per esser sicuri di venir capiti. Se non che l’ unico modo per raggiunger un tale scopo non è quello di piegarsi alla mentalità kantiana e feuerbachiana della modernità e della postmodernità: ciò sarebbe un tradimento. Ma quello della fedeltà assoluta alla propria identità cristiano-cattolica, opportunamente spiegata a chi non ne conosce più nemmeno il linguaggio, per fargli riscoprire la realtà del messaggio evangelico e la gioia d’aderire ad esso.

In quale misura la distinzione tra principii permanenti e dottrine di validità temporanea (le cosidette “forme concrete”) potrebbe essere fondata nella tradizione teologica? Ci sono dei precedenti? E s’è il caso, come spiegarlo, e sopra tutto, con quale criterio? [Si evoca per es. la condanna del prestito a interesse, poi accettato]. Variante: è possibile cambiare ottica secondo l’opportunità (vedere le cose secondo un aspetto nell’ottocento, vedere altro aspetto — e classificare la prima ottica – dopo… ?


Mi pare che la Tradizione stessa coincida esattamente con il contenuto della domanda. Non tutt’i principi della dottrina cattolica son permanenti, né tutti legati ad un determinato momento storico e destinati a decadere con esso. Ci sono gli uni e ci sono gli altri: i primi in funzione fondativa della realtà cattolica e pertanto irrinunciabili e non negoziabili per nessun motivo; gli altri segnati dalla provvisorietà della loro incidenza sulla vita e le scelte della Chiesa. Poiché costituiscono il motivo formale dell’esser cattolici e del pensare da cattolici, non ci sarà mai, non potrà mai esserci una ragione debitamente proporzionata per dichiarar i principi permanenti decaduti dalla loro funzione fondativa; qualora ciò avvenisse, potrebbe verificarsi solo nell’ipotesi d’una Chiesa altra da quella cattolica.
La Tradizione è il coestendersi inalterato ed inalterabile di codesti principi, dalla morte dell’ultimo Apostolo alla parousìa del Signore Gesù, e su un tale coestendersi si gioca l’identità stessa della Chiesa. Non è infatti il soggetto-Chiesa che rende permanenti i detti principi, ma sono questi stessi principi che assicurano e confermano l’identità della Chiesa, la sua vita e la sua perenne giovinezza.
E’ vero, ci furono e potranno sempre esserci forme concrete d’insegnamenti legati al tempo e alle sue particolari problematiche. Gli esempi addotti – il prestito, la pena di morte, la guerra ed altro ancora – furon effettivamente oggetto d’interventi magisteriali che, in processo di tempo, vennero o modificati fin al loro contrario, o negati. Mi si chiede con quale criterio; la risposta mi sembra intuitiva: perché si tratta d’insegnamenti non dogmatici, che tali non potranno mai diventare in base al fatto che, fin dal IV sec. con san Cirillo Gerosolimitano e san Gregorio Nisseno, per dogma s’intende una verità di fede definita. Una di quelle, cioè, che la Chiesa dichiara contenute nel sacro deposito delle verità rivelate ed ininterrottamente presenti nella Tradizione ecclesiale e definisce perciò come verità della Fede cattolica, “di per sé irriformabili” e dogmaticamente obbligatorie per ogni cattolico.
Il criterio delle modifiche o addirittura dell’abbandono d’un precedente insegnamento ecclesiale riguarda non il dogma che, per natura sua non subisce immutazioni intrinseche e sostanziali, ma ogni intervento su materia e per motivi contingenti, passati i quali, o trasformatisi, vien meno la ragione formale dell’intervento stesso. Ciò, ovviamente, non è un cambiamento di prospettiva o di ottica della Fede, la qual cosa ne sarebbe anche la tomba, ma un cambiamento dell’impatto che la Fede stessa ha con i fenomeni del transeunte, la qual cosa fa parte del suo concreto innesto con la realtà del creato e con la sua storia.

A proposito delle dottrine (dei principii) intrinsecamente associate a situazioni mutevoli: in che misura tale concezione sarebbe diversa del relativismo culturale introdotto in particolare nella filosofia da Dilthey, in teologia da Schelling e Schleiermacher, e oggi così di moda con l’ermeneutica di Gadamer o le teorie della “narrazione”, ecc. ? Dove la frontiera, se c’è?


sabato 22 ottobre 2011

Chiamata alle armi per tutti i cattolici di buona volontà

Mentre la Gerarchia modernista si appresta a reiterare lo scandaloso evento di Assisi 1986 con le false religioni per ottenere una falsa pace senza il Dio vero, proponiamo a tutti i cattolici di buona volontà l'unica cosa veramente necessaria per ottenere la vera pace proveniente da Dio:

LA PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO, PER OTTENERE LA CONSACRAZIONE DELLA RUSSIA DA PARTE DEL PAPA IN COMUNIONE CON TUTTI I VESCOVI.




venerdì 21 ottobre 2011

«... Dio vi ha eletti per colonne della Chiesa, acciocché siate strumento ad estirpare l’eresia, confondere le bugie, esaltare la Verità, dissolvere le tenebre e manifestare la luce». (Santa Caterina da Siena). Ma essi, la Gerarchia, non lo fanno, anzi...

«Siate forti! Non si deve cedere dove non bisogna cedere. Si deve combattere, non con mezzi termini, ma con coraggio; non di nascosto, ma in pubblico; non a porte chiuse, ma a cielo aperto!».
(S. Pio X)

http://www.papalepapale.com/sdt/wp-content/uploads/2011/05/267_RatzPast04.jpg
Un perito e un padre del concilio. Ratzinger e Congar. Futuro papa e futuro cardinale...

 
 Qui si possono leggere le autentiche eresie di questo perito del modernista Concilio Vaticano II



S. Ecc. Mons. Marcel Lefebvre, Arcivescovo emerito di TulleS. Ecc. Mons. Antonio de Castro Mayer, Vescovo emerito di Campos, in perfetto accordo con la presente Dichiarazione...

...Roma ci ha fatto chiedere se abbiamo l’intenzione di proclamare la nostra rottura con il Vaticano in occasione del congresso di Assisi.
A noi sembra piuttosto che la domanda dovrebbe essere la seguente:
Credete e avete l’intenzione di proclamare che il Congresso di Assisi consumi la rottura delle Autorità romane con la Chiesa Cattolica?

Perché è proprio questo che preoccupa coloro che sono ancora cattolici.

In effetti, è ben evidente che a partire dal Concilio Vaticano II il Papa e gli Episcopati si allontanano sempre più nettamente dai loro predecessori.
Tutto ciò che è stato messo in opera dalla Chiesa nei secoli passati per difendere la fede, e tutto ciò che è stato compiuto dai missionari per diffonderla, fino al martirio, è ormai considerato come un errore di cui la Chiesa dovrebbe scusarsi e per il quale dovrebbe farsi perdonare.

L’attitudine degli undici papi che dal 1789 al 1985 hanno condannato la rivoluzione liberale, con documenti ufficiali, è considerata come «una mancanza di comprensione del soffio cristiano che ha ispirato la Rivoluzione».
Da qui il voltafaccia completo di Roma a partire dal Vaticano II, che ci ha fatto ripetere le parole rivolte da Nostro Signore a coloro che stavano per arrestarlo: Haec est hora vestra et potestas tenebrarum (Questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre) (Lc XXII 52-53).

Adottando la religione liberale del protestantesimo e della Rivoluzione, i princípi naturalisti di J. J Rousseau, le libertà atee della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, il principio della dignità umana senza più alcun rapporto con la verità e la dignità morale, le Autorità romane voltano le spalle ai loro predecessori e rompono con la Chiesa Cattolica, esse si mettono al servizio dei distruttori della Cristianità e del Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo...

Come avevamo affermato in un articolo precedente la cosidetta "nuova evangelizzazione" è portata avanti secondo la nuova dottrina, che rompe col passato, del Concilio Vaticano II, questo lo conferma lo stesso pontefice...
«Gli artefici di errori non cerchiamoli, oggi, tra i nemici dichiarati. Essi si nascondono nel seno stesso e nel cuore della Chiesa». (San Pio X)

giovedì 20 ottobre 2011

Maestro in Sacerdozio, maestro nella fede, colui che ha salvato la Messa di sempre...


Monsignor Marcel Lefebvre è nato il 29 novembre 1905 a Tourcoing (Nord della Francia) ed è morto a Martigny (Vallese, Svizzera) il 25 marzo 1991. Arcivescovo cattolico di Dakar e delegato apostolico per l’Africa francese, sarà nominato vescovo di Tulle nel 1962, poi superiore generale della Congregazione dello Spirito Santo. Grande figura fra i rappresentanti dell’opposizione al Concilio Vaticano II, nel 1970 fonda la Fraternità Sacerdotale San Pio X con lo scopo di preservare il sacerdozio cattolico.



Ad un anno di distanza dal primo volume "Mons. Marcel Lefebvre: nel nome della verità", la nota scrittrice cattolica Cristina Siccardi torna ad affrontare la figura del vescovo francese fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Già questo fatto dimostra chiaramente il notevole aumento d'interesse nei confronti di questo personaggio, controverso e discusso, che ha lasciato però un messaggio quanto mai attuale, proprio in questo tempo in cui sempre più voci si levano ad analizzare in modo nuovo, ed anticonformista, il grande fenomeno ecclesiale del Concilio Vaticano II.
In questo secondo volume l'autrice intende approfondire soprattutto la spiritualità e la dottrina di mons. Lefebvre, evidenziandone il profondo attaccamento alla Chiesa ed alla sua bimillenaria tradizione.

Innanzitutto va rilevato come il lavoro risulti estremamente ben documentato. Esso si basa infatti sulla diretta consultazione di manoscritti, in gran parte inediti, custoditi presso il seminario di Ècône. E proprio osservando attentamente tali manoscritti la Siccardi non trascura anche un'analisi grafologica dei documenti.

"Osservando ed esaminando la calligrafia di Monsignor Lefebvre possiamo comprenderne la trasparente e forte personalità. Scrittura di corpo medio, ordinatissima, facilmente leggibile e regolarmente allineata. Il foglio non è riempito, vengono lasciate parti bianche, dando un senso armonico allo spazio occupato; le lettere sono strette, più alte che larghe, semplici ed essenziali, unite fra di loro e sono vicine le une alle altre" (pp.11-12).

Questi elementi, unitamente ai contenuti ed alle notizie biografiche, contribuiscono alla ricostruzione della personalità dell'arcivescovo.

"Tutto ciò esprime una personalità raffinata ed elegante, pur nell'umiltà e nella sobrietà. Temperamento energico, da leader, testardo e persuasivo, come di chi sa farsi valere senza alzare il tono; insomma, autorevole e non autoritario; generosissimo e capace di soffrire in silenzio, propenso ad apprezzare la stima e l'affetto. Immediato, intuitivo e lungimirante, ricco di iniziativa e capace di prendere decisioni, sapendo coinvolgere i collaboratori" (p.12).

Un'altra caratteristica importantissima della sua personalità era senz'altro quella dell'organizzatore. Sotto questo aspetto mons. Lefebvre differisce e sovrasta di gran lunga gli altri esponenti del tradizionalismo cattolico, magari dottissimi ed eruditi, ma dotati di poco senso pratico. La sua innata capacità di coinvolgere i giovani e di formarli in uno spirito di azione autenticamente cristiano, rifuggiva sia dal settarismo, sia dal compromesso in materia di Fede e morale.
Questo fu probabilmente il segreto che preservò, e continua a preservare, la Fraternità San Pio X, dalla polverizzazione di altri movimenti, pur avendo dovuto affrontare circostanze storiche difficilissime ed estremamente pesanti.

Scorrendo le dense pagine del volume ci si rende ben conto di quale fosse la specifica e più autentica vocazione del prelato. Così la riassume Cristina Siccardi:

"Due furono le vocazioni di Monsignor Marcel Lefebvre: la prima, quella maturata fin dalla più tenera età, ovvero diventare sacerdote. La seconda: formare santi sacerdoti, mantenendo la filosofia cattolica e la teologia di san Tommaso d'Aquino…" (p. 9).

mercoledì 19 ottobre 2011

Il carrozzone interreligioso, di stampo massonico, della Gerarchia modernista con le false religioni, è in partenza. Noi li chiameremo così : " Pellegrini verso la menzogna, pellegrini verso la rovina"...

Ecumenismo massonico: tre stampe risalenti ad epoche diverse che esprimono il pensiero della sètta: per la Massoneria tutte le religioni sono uguali...



..È opportuno continuare a completare l'esame dei «contenuti» della religiosità massonica. La Massoneria, com'è a tutti noto, professa il culto del Grande Architetto dell'Universo. Già nella prefazione agli Statuti Generali del 1820 era detto: «Essa (la Massoneria) ha per principio la esistenza di un Dio, che adora e rispetta sotto il convenuto titolo di Grande Architetto dell'Universo» . Uno dei landmarks, dei principî cioè che costituiscono le pietre fondamentali dell'edificio massonico, è il seguente: «Ogni Libero Muratore deve credere nell'esistenza di Dio come Grande Architetto dell’Universo» . Come si vede, è credenza accettata da tutta la Massoneria. Le difficoltà cominciano quando si tratta di stabilire che cosa si nasconda sotto la formula G\A\D\U\, giacché, neanche in questo caso, le fonti massoniche sono chiare e concordi. È lo stesso Farina a farci notare le prime incertezze: «Nel grande trattato di alleanza firmato a Losanna nel 1875 tra i Supremi Consigli di Rito Scozzese Antico e Accettato, il Convento approvò uno dei sette punti principali della dottrina Massonica in questi termini: “Il riconoscimento di una a gloria del grande architetto dell'universoForza superiore della quale essa proclama l'esistenza sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo”. Immediatamente, delle proteste si elevarono da diverse nazioni, specialmente dall'Inghilterra e dall'America, rimproveranti il Convento di avere attribuito alla Massoneria la dottrina indicata dalla parola “Forza” ad esclusione di ogni altra. Tuttavia, una dichiarazione di principio seguì immediatamente l'ammissione dei sette punti e cioè: “La Massoneria proclama ciò che ha proclamato fino dalla sua origine: l'esistenza di un principio Creatore sotto il nome di Grande Architetto dell'Universo”». Il termine «Creatore» implica una nozione che il termine «Forza» non racchiudeva. Ciò sarebbe stato fonte di nuove contestazioni, se il Convento non avesse avuto cura di formulare immediatamente quest'altro principio: «La Massoneria non impone alcuna limitazione alla libera ricerca della Verità ed è per garantire a chiunque tale libertà che essa esige da tutti la tolleranza» 66. Abbiamo citato così a lungo questo brano perché esso rivela come in Massoneria, non esista una dottrina del G\A\D\U\. Non comprendiamo, infatti, quale sia la «dottrina» che la parola «Forza», di per sé sola, è capace d'implicare. È poi curioso ed indicativo notare come se la cavi il Convento di Losanna dinanzi al rumoreggiare di qualche Grand'Oriente, lasciando che ciascuno pensi del G\A\D\U\ quel che gli aggrada. Il che conferma il sostanziale disinteresse della Massoneria per una precisa formulazione. Ma la genericità e la confusione non si limitano solamente al Convento di Losanna. Guido Laj (1880-1948), Gran Maestro di Palazzo Giustiniani, nel suo Discorso all'Assemblea Nazionale Massonica, del 19 novembre 1945 (pagg. 12-13), ricordava le parole del Gran Maestro Ernesto Nathan (1845-1921) del 21 aprile 1901, quando inaugurava la sede massonica in Roma: «Se voi guardate un nostro diploma massonico, un foglio di carta intestata, se entrate in una Loggia Massonica, voi vedrete sovraneggiare queste lettere: A\G\D\G\A\D\U\; esse significano semplicemente: "A Gloria Del Grande Architetto Dell'Universo. È Zeus, Giove, Yahwéh, Dio? La causa prima, l'infinito creatore noi intendiamo affermarlo, non interpretarlo. È. Com'è, qual'è, riveli la fede di ogni individuale coscienza; a noi, collettivamente suffraga il pensiero del creatore nella manifestazione complessiva del creato. Per noi ogni fede, sinceramente professata e seguita, che guida e mantiene onesto l'uomo attraverso la vita è degna di ogni rispetto. In una parola, se la religione del dovere, eretta a legge morale e rimontando oltre alle brevi percezioni nostre alla causa prima, si riveli sotto l’una o l'altra forma, si chiama materialismo, abbrutimento, potremo, violando pensiero e parola, classificare la regola nostra come tale: ma badate, invece di stare in terra vola in alto: l'ente massonico non determina privilegiati interpreti fra Dio e l'uomo; questo abitua al sacrificio, al senso del dovere civile, e, educandolo alla coscienza del progresso individuale e collettivo, lo affina, lo eleva, per avvicinare, nell'infinita scala dell'essere, l'anima sua a quella che racchiude in sé l'Universo»...


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Assisi 2011: le religioni rinnovano il loro impegno per la pace e la giustizia

I “numeri” della Giornata di riflessione, dialogo e preghiera che si terrà il prossimo 27 ottobre ad Assisi, a 25 anni dal primo storico incontro. Oltre alle denominazioni cristiane, ci saranno musulmani, indù, buddisti, scintoisti, jainisti, Sikh, Bahai, Zoroastriani, rappresentanti delle religioni tradizionali e, per la prima volta, invitati non credenti.

lunedì 17 ottobre 2011

"VINDICATI" l'ultimo capitolo nella storia di Fatima...

Ultimo atto del libro che svela definitivamente le bugie del cardinale Bertone riguardo alla vicenda del messaggio di Fatima...


"Vindicati " ultimo capitolo del libro "Il segreto ancora nascosto"

Christopher Ferrara Anno 2011
The Third Secret: A Vindication...



Giuseppe DeCarli, ANNO 2010:
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"Non potremo quindi partecipare in alcun modo alla prossima riunione inter-religiosa di Assisi, commemorazione e ripetizione di uno scandalo immenso per la Chiesa. La nostra sarà una preghiera di riparazione".

Riunione ecumenica ad Assisi e interpretazione del concilio... 

Sabato 1° gennaio scorso Benedetto XVI invitava “i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà,” ad unirsi a lui in pellegrinaggio ad Assisi nel mese di ottobre, per “fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace”.


In un successivo comunicato del 2 aprile 2011, la sala stampa del Vaticano precisava che tale incontro avverrà il 27 ottobre prossimo, in commemorazione del 25° anniversario della storica riunione del 27 ottobre 1986 voluta da Giovanni Paolo II.
Nel comunicato appare chiaramente che si tratterà di un incontro in cui ognuno è invitato alla preghiera. Dopo il ritrovo a S. Maria degli Angeli ed il pranzo “Sarà poi lasciato un tempo di silenzio, per la riflessione di ciascuno e per la preghiera”. Ugualmente nel pomeriggio, la marcia silenziosa verso la Basilica di San Francesco “Si svolgerà in silenzio, lasciando spazio alla preghiera e alla meditazione personale”.I fedeli sono invitati ad unirsi a questo incontro: “Il Papa chiede ai fedeli cattolici di unirsi spiritualmente alla celebrazione di questo importante evento ed è grato a quanti potranno essere presenti nella città di San Francesco, per condividere questo ideale pellegrinaggio”.Poste queste premesse vorrei mostrare perché un cattolico non può non solo partecipare a questo evento, ma deve con la preghiera ed il sacrificio ripararlo.
La memoria della prima riunione di Assisi
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domenica 16 ottobre 2011

L'Orgoglio ancestrale degli ebrei e la "presunzione" del Blog Messainlatino...

 
Abbiamo trovato  IL PRESUNTO MOTIVO per cui il Blog Messainlatino avrebbe pubblicato il suo articolo con le PRESUNTE  lettere di Fellay e Wiliamson, al solo fine di attaccare apertamente la Fraternità San Pio X e sopratutto Monsignor Wiliamson...



Commenti settimanali di
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X


  15 ottobre 2011

Fonte: Unavox...

Orgoglio ancestrale...

Nel suo secondo volume sulla vita di Gesù, pubblicato alcuni mesi fa, Papa Benedetto XVI ha fatto un commento che ha permesso ai giornalisti di saltare alla conclusione che gli Ebrei non devono più essere ritenuti responsabili di deicidio, cioè dell’uccisione di Dio. Peggio, il 17 maggio, il Direttore esecutivo del Segretariato per il dialogo ecumenico e gli affari interreligiosi della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha detto che nessuno può accusare gli Ebrei di deicidio in nessun momento storico, senza ricadere nell’esclusione dalla comunione con la Chiesa cattolica.
Contrariamente a quanto vuol credere oggi molta gente, è opportuno ricordare, sia pure brevemente, quello che la vera Chiesa ha sempre usato insegnare sull’omicidio giudiziario di Gesù.

In primo luogo, l’uccisione di Gesù fu un vero “deicidio”, cioè l’uccisione di Dio, perché Gesù era una delle tre Persone divine che in aggiunta alla sua natura divina assunse una natura umana.
Quale di esse è stata uccisa sulla Croce?
Solo la natura umana.
Ma chi è stato ucciso sulla Croce nella sua natura umana?
Nessun altro che la seconda Persona divina, cioè Dio.

In secondo luogo, Gesù è morto sulla Croce per salvare dai nostri peccati tutti noi esseri umani peccatori, e in questo senso tutti gli uomini furono e sono il fine della sua morte. Ma solo gli Ebrei (capi e popolo) furono i principali agenti del deicidio, poiché dai Vangeli è evidente che il “gentile” più coinvolto, Ponzio Pilato, non avrebbe mai condannato a morte Gesù se i capi degli Ebrei non avessero incitato il popolo ebraico a reclamare la sua crocifissione (Mt. XXVII, 20). Certo che i dotti capi furono più colpevoli del popolo ignorante – dice San Tommaso d’Aquino (Summa III, 47, 5) – ma tutti gridarono insieme: “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” (Mt. XXVII, 25).

In terzo luogo, almeno Papa Leone XIII considerava che ci fosse una reale solidarietà tra gli Ebrei che reclamarono l’uccisione di Gesù e la collettività    ebraica dei tempi moderni. Col suo Atto di Consacrazione del Genere Umano al Sacro Cuore di Gesù, l’intera Chiesa non ha pregato Dio, dalla fine del XIX secolo in poi, perché volga “i suoi occhi misericordiosi verso i figli di quella razza, un tempo popolo scelto da Dio: i cui progenitori richiamarono su di essi il Sangue del Salvatore, sui quali Esso possa ora scendere come un lavacro di redenzione e di vita”?

Ma Leone XIII non è certo il solo a ribadire tale continuità che accomuna gli Ebrei di tutti i secoli. Non sono essi stessi a rivendicare oggi la Palestina sulla base del fatto che sarebbe la loro per un diritto derivato dal Dio del Vecchio Testamento? C’è mai stata sulla faccia della terra una razza-popolo-nazione più orgogliosamente identitaria nel corso dei secoli?
Originariamente elevati da Dio a culla del Messia, ahimé, quand’Egli arrivò essi, collettivamente, si rifiutarono di riconoscerlo. Ancora collettivamente, che significa che vi sono sempre delle nobili eccezioni, essi sono rimasti fedeli a questo rifiuto, al punto da cambiare la loro religione da quella di Abramo, di Mosè e del Vecchio Testamento, in quella di Anna, di Caifa e del Talmud. Tragicamente, la loro stessa educazione messianica voluta da Dio li conduce a continuare a rifiutare colui che essi ritengono sia un falso messia.
Fintanto che non si convertiranno, alla fine del mondo, come la Chiesa ha sempre insegnato che faranno (Cf. Rom. XI, 26-27), essi sembrano destinati a scegliere di agire, collettivamente, come nemici del vero Messia.

Come mai il Papa può perdere verità tanto antiche?                                     

Kyrie eleison.


Londra, Inghilterra

Incontro del Papa in Vaticano con le varie sette post conciliari, dette dei "nuovi evangelizzatori", fra cui spicca l'eretico Cammino Neocatecumenale...



Incontro del Pontefice con le sette scaturite dal modernista Concilio Vaticano II, promotori della cosidetta "Nuova Evangelizzazione" che altro non è che l'indottrinamento modernista ed eretico scaturito dall'ultimo Concilio. Perchè diciamo questo? Basti pensare alla presenza della setta eretica (quindi diabolica) del Cammino Neocatecumenale, recentemente approvato in tutto dalla Gerarchia modernista post-conciliabolo Vaticano II...
OMELIA DEL SANTO PADRE 16/10/2011...
...La teologia della storia è un aspetto importante, essenziale della nuova evangelizzazione, perché gli uomini del nostro tempo, dopo la nefasta stagione degli imperi totalitari del XX secolo, hanno bisogno di ritrovare uno sguardo complessivo sul mondo e sul tempo, uno sguardo veramente libero, pacifico, quello sguardo che il Concilio Vaticano II ha trasmesso nei suoi Documenti, e che i miei Predecessori, il Servo di Dio Paolo VI e il Beato Giovanni Paolo II, hanno illustrato con il loro Magistero...
 ...Proprio per dare rinnovato impulso alla missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui spesso si trovano verso il luogo della vita, l’amicizia con Cristo che ci dona la vita in pienezza, vorrei annunciare in questa Celebrazione eucaristica che ho deciso di indire un “Anno della Fede”, che avrò modo di illustrare con un’apposita Lettera apostolica. Esso inizierà l’11 ottobre 2012, nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Cristo Re dell’Universo. Sarà un momento di grazia e di impegno per una sempre più piena conversione a Dio, per rafforzare la nostra fede in Lui e per annunciarLo con gioia all’uomo del nostro tempo...
 

IL PRESUNTO NON SI PUBBLICA E LE PERSONE NON SI GIUDICANO...

E' stato diffuso dal sito  Maurice Pinay, una presunta lettera a firma Mons. Fellay, Superiore della Fraternità S. Pio X, al suo confratello Monsignor Williamson, che sempre in maniera presunta gli avrebbe risposto. Noi di questo Blog non daremo giudizi - come fanno certi Blog che si reputano "amanti della Tradizione" quando non lo sono - né sulla lettera che rimane presunta, ne sulle persone che stimiamo; la pubblichiamo anche noi in quanto oramai è pubblica, ma dissentiamo energicamente da certi personaggi che attaccano in maniera indecente e fuorviante Monsignor Wiliamson, e indirettemente anche Monsignor Fellay, consigliamo agli autori di questo gesto di smetterla di giudicare pesantemente Monsignor Wiliamson che rimane un Vescovo autenticamente Cattolico e di spostare il loro tiro sulla Gerarchia modernista, a tutti i livelli, che ha preso possesso in maniera indebita della Chiesa di Gesù Cristo, nel frattempo stendiamo un velo pietoso su chi mette i piedi in due staffe  ... 

 
Testo della (presunta) lettera di Mons. Fellay a Mons. Williamson

23 Settembre 2011
Eccellenza,
Sarei lieto di invitarLa alla riunione dei superiori della FSSPX che si terrà in Albano all'inizio del mese di ottobre, visto che la natura e la composizione della riunione è stata in qualche modo modificata a causa degli eventi in corso. Sarei lieto di inviarLe un testo da Roma per cui vogliono una risposta. Tuttavia, mi trovo obbligato a fissare condizioni a ciascuno di questi punti.

In primo luogo, circa il testo, Le chiedo un giuramento per iscritto che non comunicherà a nessuno né il testo né il relativo contenuto. Troppo spesso in passato Ella ha mancato di discrezione, così sono costretto a sottometterla ad una procedura di questo tipo, cosa che non sono felice di dover fare.

In secondo luogo, circa la riunione di Albano, posso invitarLa a partecipare solo a condizione che smetta di pubblicare i commenti Eleison [il nome della newsletter di Williamson, n.d.r.]. Gliene è già stata data la ragione più volte, così come l'ordine di smettere. Ella ha ritenuto che per il bene della predicazione e la difesa della Fede aveva bisogno di non prestarvi alcuna attenzione, con il pretesto che nessuno aveva il diritto di fermare un vescovo dall'adempiere il suo dovere di predicare e difendere la Fede. Ma tale predicazione e difesa della Fede sono inserite in circostanze concrete che ben possono autorizzare i superiori ad intervenire. Inoltre, nessun altro vescovo della FSSPX pubblica una lettera circolare e non si considera per ciò solo ostacolato dall'esprimere se stesso.

Inoltre le conseguenze del Suo atteggiamento sono dannose per la FSSPX: Ella trasuda diffidenza verso il vertice della Fraternità e il Superiore Generale. Non può trattenersi dal comunicare questa sensazione a coloro che La circondano. Nessuna rivoluzione potrebbe fare un lavoro migliore per minare l'autorità… e questo lo fa in nome di un supposto possibile tradimento da parte del Superiore Generale... La cosa è molto seria.

Soprattutto quando un certo numero di indicazioni mostra che la Sua azione non si limita alla teoria:

1 Ad un sacerdote argentino Novus Ordo che chiede il Suo consiglio, raccomanda che non si unisca alla FSSPX.

2 Ad un laico americano scrive che l'apostasia della Chiesa ufficiale è ancor più avanzata di quella della FSSPX. Come si possono scrivere queste cose, false e ingiuste, contro la Fraternità di cui Ella è ancora un membro?

3 Esiste nei circoli anglosassoni una rete di infiltrati nella FSSPX che preparano una secessione. Portano avanti Lei come capo di questo movimento, che è l'amico dei suoi leader e sta facendo il loro gioco.

E poi accusa noi di essere biforcuti! Circa l'unità della FSSPX, quello che più la mette in pericolo è proprio Lei, Eccellenza! Sempre in nome della difesa della Fede. In un momento così grave come il confronto ora in corso tra noi e la Santa sede, la cui conclusione sarà decisiva per il nostro futuro e non senza conseguenze per tutta la Chiesa, Le chiedo quindi, una volta di più, di rimanere in silenzio fino a ulteriori ordini. Se dovesse rifiutare di prestare attenzione a questa direttiva, significherebbe sia non essere invitato all'incontro di Albano sia l'avvio della procedura canonica volta all'esclusione dalla FSSPX. Pertanto attendo la Sua risposta.
Tutto questo è estremamente triste e non ha nulla a che fare con il confronto [con Roma] di cui ho accennato, checché Ella ne pensi. La perdita di uno dei suoi vescovi è una delle cose peggiori che potrebbero accadere alla FSSPX. Dipende interamente da Lei di risparmiarle una tale disgrazia. Creda, Eccellenza, nella mia fervente preghiera al Sacro Cuore di Gesù.
BpF.
Testo della (presunta) lettera di Mons. Williamson al sito Maurice Pinay

Caro Maurice Pinay,
La prego di pubblicare sul blog stesso su cui ha pubblicato la lettera del 23 settembre del Vescovo Fellay, il seguente messaggio:
La lettera del 23 settembre di Mons. Fellay a me indirizzata, come pubblicata sul blog Maurice Pinay, è autentica, ma è stata messa in Internet a mia insaputa e senza il mio permesso. Avevo inviato una copia ad amici per chiedere loro consigli o per dire loro perché non ero presente alla riunione di Albano, ma mai avrei voluto che quella copia apparisse in pubblico. Non ho idea di chi lo ha postato, e non mi chiedere chi lo ha fatto. .

Mons. Richard Williamson, Londra, 14 ottobre 2011