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sabato 30 agosto 2014

LA LOTTA PERPETUA DEL VICARIO DI GESÙ CRISTO (III)…

Fonte: Progetto Barruel…

Monsignor Enrico Eduardo Manning

Protonotario apostolico e Proposto del Capitolo metropolitano di Westminster
Da: Il dominio temporale del Vicario di Gesù Cristo, Roma 1862 (coi tipi della S. Congreg. de Propaganda Fide) pag. 142-161.

LA LOTTA PERPETUA DEL VICARIO DI GESÙ CRISTO (III)

Discorso III

«Et nunc quid detineat scitis, ut reveletur in suo tempore. Nam mysterium iam operatur iniquitatis: tantum ut qui tenet nunc, teneat, donec de medio fiat» (II. Thess. II. 6. 7.)  [«E ora voi sapete, che sia quello, che lo rattiene, affinchè sia manifestato a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero d'iniquità: solamente che chi ora lo rattiene, lo rattenga, fino che sia levato di mezzo.» N.d.R.]

Prima che io mi faccia a trattare del nostro terzo subbietto permettemi che vi richiami alla mente i due punti che spero di avere bastantemente addimostrati nei precedenti discorsi. Il primo punto si è ravvisarsi di già avverata e manifestata la profetizzata ribellione o secessione nella spirituale separazione dalla Chiesa e nell'opposizione alla sua divina autorità, alla sua divina voce, separazione ed opposizione di cui tracciammo le orme sin dal giorno, in cui l'Apostolo disse «già si lavora il mistero dell'iniquità,» [II Thess. II, 7. N.d.R.] in cui S. Giovanni dichiarò gli Anticristi essersi già sparsi pel mondo. L'altro punto sì è l'uomo del peccato, il figliuolo della perdizione, l'iniquo dover essere una persona e probabilmente di razza giudaica: dover egli essere l'usurpatore della dignità del vero Messia e però un Anticristo nel senso che vorrà al vero Messia sè medesimo sostituire, dover egli operare falsi miracoli e pretendere un culto divino.

Il terzo punto del quale io debbo ora parlare è intorno l'impedimento che ritarda la sua manifestazione. L'Apostolo dice: «Il mistero dell'iniquità già si lavora; solamente che colui che ora il rattiene [= trattiene, N.d.R.] (cioè colui che si frappone alla manifestazione dell'uomo del peccato) il rattenga sino (a quel tempo in cui) sarà egli tolto di mezzo.» Ciò vuol dire, che come questo mistero d'iniquità continuamente lavorasi, così pure la sua piena manifestazione viene continuamente impedita da un ostacolo, da un argine che starà sempre sino a che non sia rimosso, e che vi è un tempo stabilito nel quale dovrà questo esser tolto di mezzo. S. Paolo in questo passo fa uso di due espressioni: egli dice prima «quello che rattiene» e poi «quegli che rattiene.» Egli parla di questo ostacolo ora come di una cosa, ora come di una persona: τὸ κατέχον e ὁ κατέχων. A prima giunta sembrerebbe esservi qui una grande difficoltà d'interpretazione, se, cioè, per questo ostacolo che impedisce la rivelazione dell'uomo del peccato debba intendersi una persona o un sistema: poichè in un luogo se ne parla in significato neutro quasi di un sistema: e in un altro in significato maschile, quasi di una persona. Credo in quello che ho sin qui detto di aver già dato la soluzione di questa apparente difficoltà. Io ho in brevi tratti, se vi ricorda, indicato le due linee parallele che sembran tracciare i due misteri di santità e d'iniquità coi rispettivi loro capi. Ho in ciò seguito S. Agostino il quale descrive lo svolgersi che fanno sin dal principio del mondo i due misteri di santità, e d'iniquità, rappresentandoli come due città, per le quali ha inteso lo spirito di Dio e lo spirito di Satana, che in diverse guise si rivelano negli eletti del Signore e nei nemici di lui e del suo regno. Ora a quel modo che il mistero di santità assommasi nella Persona e nella Incarnazione del Figliuolo di Dio, il mistero d'iniquità compendiasi nell'uomo del peccato il quale sarà rivelato a suo tempo. Per tal modo con quelle parole «quello che impedisce» e «quegli che impedisce» potrà benissimo intendersi e un sistema e una persona: poichè giusta gli esempî da me addotti questo sistema e questa persona non sono che una medesima cosa.

Ma facciamoci da prima a considerare più in particolare quale debba essere il carattere dell'«iniquo» ossia dell'Anticristo che dovrà venire. Le parole, di cui fa uso in questo luogo S. Paolo, significano l'«uomo senza legge» colui che non si assoggetta a veruna legge nè divina, nè umana, colui di cui sola legge è la sua propria volontà, colui che per sola sua norma non altro riconosce, non altro segue che il proprio suo libito [= piacere, N.d.R.]. Questo appunto significa il greco vocabolo «ὁ ἄνομος». Ora nel libro di Daniele avvi una profezia espressa quasi nei medesimi termini, nella quale predicesi che negli ultimi tempi del mondo sorgerà, un re «che farà ciò che vorrà»[1] che s'innalzerà su tutto ciò che dicesi Dio e che «bestemmierà contro l'Altissimo.»[2] Questa profezia è quasi alla parola la profezia di S. Paolo. Ciò che ci dimostra aver voluto S. Paolo citare alla lettera o al più parafrasare la profezia di Daniele. Ora, poichè questo iniquo dovrà essere un uomo senza legge che introdurrà il disordine, la sedizione, il tumulto, la rivolta tanto nel temporale quanto nello spirituale ordine del mondo, colui che dovrà impedire la sua manifestazione, e che sarà, questa avvenuta, il suo diretto avversario, dovrà necessariamente rappresentare il principio dell'ordine, la legge di suggezione, l'autorità del vero e del giusto. Abbiam noi dunque raggiunto, per così dire, un indizio il quale può metterci nella via di ritrovare questa persona o questo sistema che avversa, impedisce o rattiene la rivelazione dell'uomo del peccato sino al tempo in cui dovrà essa accadere.

Esaminiamo ora su questo punto le interpretazioni dei primi padri della Chiesa.

Tertulliano[3] credeva che questo ostacolo fosse il romano impero. L'immane potenza della Roma pagana che tutto il mondo abbracciava era il principio d'ordine che manteneva in quel tempo la tranquillità della terra.

Lattanzio[4], che scrisse più tardi, tenne del tutto la medesima opinione e credette che il romano impero che dava ordine e pace alle nazioni del mondo impedisse con ciò stesso la rivelazione dell'uomo senza legge, dell'uomo del peccato; e Tertulliano e Lattanzio ingiungevano ambedue ai cristiani del loro tempo che dovessero pregare per la conservazione del pagano impero di Roma, ravvisando in esso il materiale argine che opponevasi al traboccare della grande fiumana del male che, Roma distrutta, doveva il mondo inondare. Così pure insegnano S. Giovanni Crisostomo ed altri.[5]

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Un'altra interpretazione ci dà Teodoreto, greco scrittore, il quale dice che la grazia dello Spirito Santo, che la divina potenza si è quella che rattiene il manifestarsi o il rivelarsi dell'uomo del peccato.[6] Altri scrittori dicono da ultimo, questo argine essere il potere apostolico, ossia la presenza degli Apostoli. I cristiani, come da questa epistola a quei di Tessalonica ci è dato di dedurre, credevano vicina la rivelazione della venuta del supremo Giudice, e però credevan pure vicina la manifestazione dell'uomo del peccato. È adunque naturale che credessero che la presenza degli Apostoli sulla terra colla loro predicazione e coi loro miracoli impedisse la piena manifestazione del principio dell'incredulità e della spiritual ribellione.

Queste tre interpretazioni son tutte in parte vere, tutte in perfetta armonia fra loro: e noi vedremo che, prese insieme, ci daranno una piena ed adeguata spiegazione. Non è del resto a meravigliare che questi scrittori, scrivendo in differenti periodi della Chiesa, non potessero ciascuno comprender pienamente questa profezia. Chè gli avvenimenti del mondo continuamente e progressivamente interpretano e spiegano, di età in età, il senso delle profetiche predizioni.

1. Primamente adunque la potenza del pagano impero di Roma fu senza dubbio un grande ostacolo contro l'irrompere dello spirito di licenza e di disordine, poichè, come sappiamo, fu il principio di unità che tutte le nazioni del mondo insieme strinse. Esso le organò e le tenne collegate sotto l'autorità di una sola legislazione, di un solo potente governo, di una sola grande sovranità, di una giurisdizione che da una sola fonte sgorgava e per ordinati tribunali in tutto il mondo esercitavasi. La pace delle nazioni veniva mantenuta dallo stanziamento di poderosi eserciti: le romane legioni tutto il mondo allora conosciuto occupavano; le vie militari che da Roma partivano, la terra tutta attraversavano: il mondo universo tenevasi quieto e tranquillo per l'onnipresenza, per così dire, di questo pagano colosso. Esso era «eccessivamente terribile»[7] [terribilis nimis, cioè fuor di modo terribile, ingl. exceeding terrible. N.d.R.] giusta 1a profezia di Daniele: esso era, per così dire, di ferro; esso comprimeva e soggiogava le nazioni e col suo giogo, colla sua ferrea verga dava al mondo la pace. Non v'ha dubbio che sino a che il romano impero avesse durato nella sua forza, saria stato impossibile che il principio di rivolta e di disordine avesse levato il capo, e però quei primi cristiani scrittori giustamente interpretavano l'ostacolo contro lo spirito di licenza essere lo spirito di ordine, di governo, di autorità che con una giustizia di ferro le nazioni del mondo in quei tempi reggeva.

2. Ma questo ostacolo non era il solo romano impero, la sola Roma. Questo ostacolo era pure il regno di Dio che su tutta la terra discese e che sin dal giorno della Pentecoste per tutto il circuito del romano impero si diffuse con autorità ben più grande dell'autorità di Roma. S. Leone dà la base di questa interpretazione.[8] «Perchè, dic'egli, i benefici effetti di questa ineffabile grazia potesse tutto il mondo provare, preparò Iddio l'impero di Roma che si estese fino agli ultimi confini che la famiglia delle nazioni rinchiudono. Acconcia preparazione fu in vero che più regni fossero per divina disposizione in un solo impero collegati: potè così prontamente l'universal predicazione dell'evangelio penetrare nel seno di quelle nazioni che il governo di una sola città insieme univa.» S. Tommaso poggiandosi su questo passo afferma non esser cessato il romano impero, ma da temporale esser divenuto spirituale: commutatum de temporali in spiritale.[9] Domenico Soto ha la medesima opinione[10]. Ed in fatto la Chiesa Apostolica diffondendosi in tutte le nazioni già insieme unite dal potere del pagano impero di Roma avvivolle di una nuova vita, fece in esse penetrare un nuovo principio di ordine, un nuovo spirito di unità, trasfigurando e rendendo sacra l'unità delle materiali forze ond'erano insieme collegate, e diè loro una sola mente, una sola intelligenza, una sola legge, una sola volontà, un solo cuore, mediante la fede che l'intelligenza di tutte le nazioni illustrò colla cognizione di Dio, mediante la carità che le strinse in una sola famiglia, mediante l'unica fonte di giurisdizione che dal nostro divino Signore emanò e per mezzo degli Apostoli governò la terra universa. Fu allora negli Apostoli e nei loro successori istituito un unico potere di spiritual legislazione. Vicino ai tribunali della ferrea forza furono eretti i tribunali della divina misericordia. Questo nuovo principio di ordine, di autorità, di suggezione, di pace che s'introdusse nel mondo, si avvalse, può ben dirsi, del materiale potere dell'antica Roma e lo riempì di una nuova vita celeste. Fu esso il sale della terra. Esso prolungò l'esistenza del romano impero fino ad un certo periodo da Dio predestinato. È adunque perfettamente vero per questo ostacolo significarsi ancora lo Spirito Santo: chè la Chiesa di Dio è la presenza del Paraclito il quale informa il visibile corpo di coloro che il battesimo nel grembo della Chiesa ricevono, il quale per esso mistico corpo si fa al mondo manifesto.

3. Ma per questo ostacolo qualche cosa anche di più grave significasi. Chè questi due grandi poteri spirituale e temporale, il temporale nell'antico pagano impero di Roma, lo spirituale nel nuovo soprannatural regno di Dio, insieme incontraronsi. Le circonferenze del loro dominio coincidevano per così dire in tutto il mondo: ma nel loro centro, nella città di Roma essi incontraronsi, primamente a fronte e in conflitto, poscia allato ed in pace. Primamente adunque questi due grandi poteri l'uno di terra, di cielo l'altro, l'uno figlio dell'umana volontà, l'altro figlio del volere di Dio, incontraronsi quivi come nell'arena della loro lotta e per trecento anni l'impero di Roma martirizzò i Pontefici della Chiesa di Dio, per trecento anni l'impero romano combattè per estinguere questo nuovo ed estranio ospite che veniva con giurisdizione alla sua superiore, con circuito che doveva più del suo estendersi. Esso combattè per distruggerlo, per soffocarlo nel proprio suo sangue e per trecento anni pugnò in vano. Chè più martirizzavasi la Chiesa e più la semenza dei martiri si moltiplicava: più l'impero di Roma si adoperava per estinguerla, per distruggerla, più essa spandevasi e cresceva in vigore, in forza, in potere, in grandezza. Ma il grande conflitto di queste due sovranità terminò finalmente colla conversione dell'impero al cristianesimo, coll'intronizzazione, cioè, della Chiesa di Dio, col riconoscimento della sua supremazia su tutte le potestà della terra. Il diritto ebbe allora potere e supremazia sulla forza, e la divina autorità sull'umana prevalse: si unirono allora insieme questi due poteri come in una sola grande autorità, l'imperadore regnante sul suo trono nella sfera della terrena sua giurisdizione, regnante egualmente il Pontefice da trono ben più elevato su tutte le nazioni del mondo. Ciò accadde sino a che Dio nella sua providenza rimosse da Roma l'impero e sulle spiagge del Bosforo il collocò. E di vero trasferitosi in Oriente l'impero, Roma senza sovrano restò: da quell'epoca non vide più essa un temporale sovrano coabitare col Sommo Pontefice le sue mura; e videsi poi quella temporal sovranità providenzialmente nella persona del Vicario di Cristo devolversi. Vero è che nei tre secoli che passarono dalla conversione di Costantino all'epoca di S. Gregorio Magno, in quei tre secoli di turbolenze, di disordine, d'irruzioni, di guerre onde Italia e Roma vennero afflitte, il poter temporale dei Papi era solamente nei suoi primordî; ma circa il settimo secolo esso già era solidamente stabilito; ciò che la divina Providenza avea sin da principio apparecchiato ebbe allora la sua piena manifestazione; e non appena il materiale potere che già avea in Roma regnato venne consacrato e santificato dall'investitura che il Vicario di Gesù Cristo ebbe della temporal sovranità nella città ove dimorava, che cominciò egli a creare per tutta l'Europa l'ordine della cristiana civiltà, e cristiane monarchie, e cristiani imperi che insieme confederati hanno da quel tempo sino ad oggi mantenuto la pace e l'ordine del mondo. E che altro è mai ciò che noi chiamiamo la cristianità, cioè quella grande famiglia di nazioni e di razze cristiane organate e collegate in un coi loro sovrani, coi loro senati per internazionali leggi, per mutui contratti, per trattati, per diplomatiche ed altre simili relazioni che ne formavano un solo e compatto corpo, che altro è mai, se non una difesa del mondo contro il disordine, la sedizione, la licenza? Ora nei dodici secoli trascorsi la pace, la perpetuità, la fecondità della cristiana civiltà di Europa devesi solamente, per quel che ai principî si attiene, a questa santificazione del potere e dell'autorità del grande impero di Roma trasformato primamente e conservato, come ho detto, dal sale che la rugiada del cielo ebbe inumidito, e continuato poscia nella persona del Sommo Pontefice, e nell'ordine della cristiana civiltà di cui fu egli il creatore.

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Noi abbiamo ora raggiunto la soluzione della difficoltà che ho in principio accennata, del come, cioè, il potere che impedisce la rivelazione dell'uomo del peccato possa ritrovarsi non solo in una persona ma in un sistema e non solo in un sistema ma in una persona. Questo potere ritrovasi in una parola nella cristianità e nel suo capo, e però nella persona del Vicario di Gesù Cristo e in quella gemina [= duplice. N.d.R.] autorità onde per divina providenza è stato egli rivestito ravvisiam noi il principio che direttamente si oppone al principio del disordine. L'uomo che niuna legge nè umana, nè divina conosce, che alla sola sua volontà obbedisce, non ha sulla terra antagonista più diretto del Vicario di Gesù Cristo, il quale ha ad un tempo il carattere di re e di sacerdote, e rappresenta i due principî del temporale e spirituale ordine, il principio monarchico o dell'autorità, e il principio dell'apostolica supremazia. Noi veggiam così letteralmente avverarsi le tre interpretazioni che dai santi padri ho desunte. Nel lento volger dei tempi, mentre cresceva e maturavasi l'opera degli Apostoli, surse la cristianità, adempiendo le profezie alla lettera e manifestando in sè stessa quel potere che l'Apostolo predisse avrebbe impedito lo sviluppo del principio della licenza e la rivelazione dell'uomo che deve esserne il rappresentante. Che cosa ritarda adunque in questo momento la manifestazione di questo anticristiano potere e della persona in cui dovrà esso risiedere? Il resto che della cristiana società esiste tuttavia nel mondo. Non vi possono essere che due società, naturale l'una, soprannaturale l'altra. La natural società è quel politico ordine, che si forma fra gli uomini senza alcuna relazione colla rivelazione, colla Incarnazione di Dio: la soprannatural società è la Chiesa che abbraccia tutte quelle nazioni che penetrate tuttora dello spirito della fede e della cattolica unità mantengonsi fedeli ai principî sui quali fu la cristianità nella sua origine costituita.

Sin dalla fondazione della Cristiana Europa l'ordine politico del mondo si è poggiato sulla Incarnazione del Signor nostro Gesù Cristo: per questa ragione tutti i pubblici ed autentici atti ed anche il calendario col quale noi numeriamo i nostri giorni prendono, quelli la loro data, questo il suo punto di partenza dall'anno di Salute ossia dall' «anno di nostro Signore.» E qual è mai il senso di questa frase se non che lo stato e l'ordine nel quale viviamo si poggia sulla Incarnazione divina, che la cristianità è il nostro fondamento, che noi riconosciamo le rivelate leggi, comunicate da Dio al suo incarnato Figliuolo, dall'incarnato Figliuolo agli Apostoli, dagli Apostoli al mondo, come i primi principî di ogni cristiana legislazione, di ogni cristiana società? Ora se questa società fondata sull'Incarnazione è l'ordine nel quale siam noi sinora vissuti, io porto opinione che noi ce ne andiamo ora discostando in tutto il mondo incivilito. In Inghilterra la Religione viene dalla sfera politica esclusa. In varii paesi, come, per esempio in Francia ed ora in Austria, è stato per pubblico atto dichiarato che lo stato non ha religione, che tutte le sette possono egualmente partecipare alla politica vita e al politico potere della nazione. Ora una non picciola parte di ogni nazione, una parte della Francia e dell'Austria si compone di quella razza che nega la venuta del Dio fatt'uomo, che nega, cioè, l'Incarnazione di Dio. Non è mio còmpito, l'oppormi alla loro ammissione ai politici diritti: sosterrei anzi per contrario che se non vi fosse altr'ordine che quello della natura sarebbe una politica ingiustizia l'escluder veruno della razza d'Israello dalla partecipazione di eguali diritti; ma sostengo altresì che dal momento in cui voi ammettete coloro che negano l'Incarnazione ad un'eguaglianza di diritti, voi fate scendere la vita sociale e l'ordine in cui voi vivete dalla base dell'Incarnazione alla base della pretta natura: e questo è appunto ciò che dell'anticristiano periodo è stato predetto. Noi abbiam già veduto che la terza e special caratteristica dell'Anticristo è la negazione dell'Incarnazione: quindi se le nazioni del mondo furono costituite dalla fede sulla base della Incarnazione, l'atto nazionale che ammette coloro che negano l'Incarnazione alla politica e social comunione, è realmente un traslocamento dell'ordine soprannaturale della nostra vita sociale al livello del naturale ordine. Ora questo è appunto quanto noi vediamo oggi compiersi. Non voglio ora, lo ripeto, oppormi contro simile eguaglianza, ma io scorgo in questi avvenimenti l'avveramento della profezia di cui discorriamo.

Grande è però certamente la miseria di un popolo che la fede nella divina Incarnazione abbia perduto per modo che debba abbandonare il cristiano ordine istituito di già dalla providenza di Dio. Ora tale è appunto lo stato del mondo e noi verso tal miseria c'incamminiamo a gran passi. Si dice che l'Etna abbia circa centosessanta crateri. Oltre le due grandi bocche che insieme unite formano l'immenso cratere così comunemente chiamato, esso è in tutti i suoi lati forato da canali e da bocche onde nei passati secoli la lava di tempo in tempo paurosamente erompeva. Non so trovare più bel paragone al presente stato della cristianità. La Chiesa di Dio poggia sulla base della natural società, sul fondamento dell'antico romano impero, sull'incivilimento delle pagane nazioni del mondo, il quale è stato per alcun tempo consacrato, consolidato, preservato, nobilitato, santificato e trasformato dall'azione della fede e della grazia. La Chiesa di Dio poggia tuttavia su questa base. Ma sotto alla Chiesa lavora continuamente il mistero dell'iniquità, quel mistero che già al tempo dell'Apostolo avea cominciato il suo lavoro, e che ora sta per raggiugnere l'apice della sua forza, il massimo della sua influenza. Che cosa, dimando io, che cosa fu mai la rivoluzione francese del 1789 colla crudeltà delle sue stragi, coll'empietà delle sue bestemmie, colla maschera del suo terrore e del suo cinismo, che cosa fu mai se non un'eruzione dello spirito anticristiano, un inondamento di lava vomitata dalle nere cavità della montagna? E che altro fu mai lo scoppio del 1830 e del 1848 se non appunto questo principio anticristiano che sotto alla cristiana società scava il terreno e cerca ogni via di erompere? Nel 1848 aprì esso contemporaneamente le molteplici sue bocche in Berlino, in Vienna, in Torino, in Firenze, in Napoli ed in Roma medesima. In Londra esso si fè tumido e minacciò, ma il suo tempo non era ivi ancora venuto. Ora tuttociò che altro è, il ripeto, se non lo spirito di licenza che levasi contro Dio e contro gli uomini, il principio scismatico, il principio eretico, il principio di ribellione che corre fondendosi in una sola massa, che erompe dovunque può farsi una strada, e che apre crateri alle sue ignite [= infuocate. N.d.R.] correnti ovunque la cristiana società trovi affievolita? Ebbene questa lotta che già da secoli si è ingaggiata continuerà sempre più gagliarda fino a che giugnerà il tempo nel quale «colui che rattiene sarà tolto di mezzo.»

Noi abbiam già veduto qual sia l'impedimento che frapponesi al pieno trionfo dello spirito di disordine. Ora questo impedimento, questo ostacolo va di giorno in giorno scemando visibilmente di forze. Esso si affievolisce intellettualmente. Le intellettuali convinzioni degli uomini si van facendo sempre più deboli: la cristiana e cattolica civiltà cede il passo alla civiltà della pretta natura, alla civiltà materiale che la sua ultima perfezione ripone nella sola materiale prosperezza [= prosperità. N.d.R.], che ammette alla sua comunione persone di ogni casta, di ogni credenza, che si fonda sul principio che la politica nulla ha che fare colla vita avvenire, che il governo delle nazioni ha per solo obbietto il loro temporale ben essere, la protezione delle persone e delle proprietà, lo sviluppo dell'industria, il progresso della scienza, in una parola il coltivamento del solo ordine di natura. Tale è la teoria della civiltà che acquista ogni giorno forza maggiore. La cattolica pietà diviene anch'essa ogni giorno più debole ed a tal grado più debole che v'hanno nazioni le quali conservano ancora il nome di cattoliche e nelle quali la proporzione di coloro che frequentano i sagramenti verso il resto della popolazione può appena calcolarsi, giusta appunto le parole del nostro divino Signore: «per essere soprabbondata l'iniquità si raffredderà la carità in molti.»[11] La cristiana società adunque, ossia il vero spirito il vero principio sociale cristiano va, il ripeto, per ogni dove indebolendosi. Il de Tocqueville il quale, per quanto mi è dato di vedere, niuna intenzione aveva di esaminare o di addimostrare ciò che io ora affermo, scrivendo intorno la democrazia di America sostiene con pruove di fatto che tutti i governi, tutte le nazioni dei mondo s'incamminano verso la democrazia, ossia tendono alla diminuzione, all'esaurimento della politica autorità e allo sviluppo della popolare licenza per modo che addiverrà ben tosto solo principio di legge la volontà della moltitudine. Egli addimostra che in Francia scoppiando ad ogni metà di secolo una rivoluzione col doppio delle forze dell'antecedente si è sempre più innanzi spinta la società verso la democrazia, e che i medesimi fenomeni possono osservarsi in tutto il mondo cristiano. «Per ogni dove, egli dice, abbiam noi veduto gli avvenimenti della vita delle nazioni favorire il progredimento della democrazia. Tutti gli uomini hanno coi loro sforzi alla sua causa giovato e coloro che pensatamente ne vogliono procacciare il trionfo, e quelli che non han mai pensato di volerla servire: coloro che per essa combattono e quelli che ne sono dichiarati nemici: tutti sono stati alla rinfusa pel medesimo sentiero sospinti, tutti sonosi adoperati per un medesimo risultamento chi contro voglia, chi senza saperlo, come ciechi istrumenti nella mano di Dio... Tutto questo libro è stato scritto sotto l'impressione di una specie di religioso timore prodotto nella mente dell'autore dal vedere codesta irresistibile rivoluzione, che per tanti secoli è sempre andata innanzi tutti gli ostacoli sorpassando, e che noi veggiamo oggi andar tuttavia innanzi, passando fra le ruine di cui ella stessa è cagione.»[12] È pur curioso il raffrontare queste parole con quelle scritte nel terzo secolo da S. Ippolito che dice, verso la fine del mondo dover l'impero romano trasformarsi e smembrarsi in democrazie εἰς δημοκρατίας.[13] Un altro scrittore spagnuolo di gran mente e di gran fede che morì poco fa ambasciadore in Parigi, Donoso Cortes, descrivendo il presente stato della società, disse che la società cristiana era condannata a perire, i principî che ora sono in voga essendo essenzialmente anticristiani: ch'essa pochi altri passi farebbe e cadrebbe estinta. Egli notò ciò che oggi nell'istoria delle nazioni appare manifestissimo, l'affievolirsi cioè in ogni dove del principio dell'ecclesiastico ordine ed osservò che dovunque affievoliscasi il potere della Chiesa sopra una nazione, il potere civile maggior forza vi acquisti; per modo che nulla è di questo vero più certo che cioè il civile despotismo prevalga in quei paesi specialmente nei quali il potere della Chiesa è depresso, e che la sola sicurezza che abbiano per la loro libertà le umane razze sia l'indipendenza della Chiesa e la sua libera azione sui civili governi. «Nell'abbandonare come cosa morta l'impero della fede e nel proclamare che ha fatto la società l'indipendenza della ragione e della volontà umana, ha reso assoluto, universale, necessario il male che prima non era che relativo, eccezionale e contingente. Questo periodo di rapida retrocessione cominciò in Europa colla restaurazione del paganesimo, nella filosofia, nella religione, nella politica. Oggidì il mondo è alla vigilia dell'ultima delle sue restaurazioni, della restaurazione del paganesimo socialistico.»[14]. E in un altro luogo egli dice: «La società europea è moribonda. Le sue estremità già son fredde: presto sarà freddo anche il suo cuore. E sapete voi perchè è ella prossima alla morte? Ella è moribonda perchè è stata avvelenata, perchè Dio le diè per nutrimento la sostanza della cattolica verità, e gli empirici dottori le han dato per cibo la sostanza del razionalismo: ella è moribonda, perchè a quel modo che l'uomo non vive del solo pane, ma di ogni parola che la bocca di Dio gli fa udire, così pure le società non per la sola spada periscono, ma per ogni parola che si formola nella bocca dei suoi filosofi. Ella è moribonda perchè l'errore la uccide, perchè suo fondamento è ora l'errore. Sappiatelo adunque, quanto voi ritenete per incontrovertibile, è falso.

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«Tale è la forza vitale della verità, che se voi una, una sola ne possedeste, ella vi salverebbe. Ma la vostra caduta è sì profonda, il vostro scadimento sì radicale, la vostra cecità sì compiuta, sì assoluta la vostra nudità che nè anche una sola verità possedete. Per questa ragione la vicina catastrofe non avrà l'eguale nell'istoria. Gl'individui potranno tuttavia salvarsi, perchè sempre posson salvarsi gl'individui; ma la società è perduta, non perchè ella trovisi in una radicale impossibilità di salvarsi, ma perchè non vuole salvarsi. Non vi è speranza di salvezza per la società, perchè noi non vogliamo che i nostri figliuoli sian cristiani, perchè non siamo veri cristiani noi stessi. Non vi è speranza di salvezza per la società, perchè lo spirito cattolico, il solo spirito di vita, non ne informa tutte le sue parti: esso non informa l'educazione, non il governo, non le istituzioni, non le leggi, non la morale. Mutare lo stato delle cose, nella condizione in cui ora sono, ben m'avvedo che sarebbe un'impresa da giganti. Non vi è forza sulla terra che sola possa esser da tanto, e appena il potrebbero tutte le sue forze insiem riunite. Lascio a voi il giudicare se una tale cooperazione sia possibile e sino a qual punto possibile: lascio a voi il decidere se, anche ammettendo questa possibilità, la salvezza della società dovrebbe realmente dirsi un vero miracolo.»[15].

L'ultimo punto adunque intorno il quale mi resta a parlare si è, che questo ostacolo, questo impedimento durerà tuttavia sino a che non venga tolto di mezzo. Ora qual'è il significato di queste parole «sino a che non venga tolta di mezzo»? E chi mai toglierallo di mezzo? Verrà esso tolto di mezzo per umana volontà o per mero caso? Certo non è questo il vero significato. Se l'ostacolo che ha impedito lo sviluppo del principio dell'anticristiano disordine è stato il divino potere di Gesù Cristo nostro Signore, incorporato nella Chiesa e guidato dal suo Vicario, certo non vi è mano tanto poderosa, non vi è volontà tanto imperiosa che valga a toglierlo di mezzo; il potrà la sola mano, la sola volontà del Figlio incarnato di Dio medesimo. È però pienamente, letteralmente esatta l'interpretazione dei SS. Padri che da principio ho esposta. Quest'ostacolo è il divino potere manifestatosi da prima nella providenza, poscia nella Chiesa e quindi in queste due economie insieme compenetratesi, e durerà esso sino a che verrà il tempo, il tempo preveduto e preordinato, nel quale sarà rimosso per dar luogo sulla terra ad una nuova disposizione della divina sapienza, disposizione che formerà il subietto del mio ultimo discorso.

Voglio ora fare osservare una notevole analogia. La storia della Chiesa e la storia della vita di nostro Signore sono una, si può dire, il riscontro dell'altra. Per trentatrè anni il Figliuolo di Dio incarnato visse mortal vita nel mondo, e niun uomo potè stender su lui la sua mano. Nessuno potè impadronirsene perchè la sua ora «non era ancora venuta.» V'era un'ora preordinata nella quale il Figliuolo di Dio sarebbe caduto nelle mani dei peccatori. Egli la previde; egli la predisse: ma egli la teneva in sua mano: poichè esso avea circondato la sua persona di un circolo della stessa sua divina potenza e niuno potè rompere questo circolo di onnipotenza sinchè l'ora non venne in cui per sua propria volontà egli medesimo aprì la via alla potenza del male. Per questo egli disse nel giardino di Getsemani: «Questa è la vostra ora, l'ora della potenza delle tenebre.»[16] Per questo, prima che si desse egli stesso nelle mani dei peccatori spiegò anche una volta la maestà del suo potere e quando essi vennero a lui egli levossi e disse «Io sono» ed «essi dettero indietro e stramazzarono per terra.»[17] Dopo aver così vendicato l'onore della sua divina maestà esso si diè da sè stesso nelle mani dei peccatori. Così pure egli disse quando fu dinanzi a Pilato «Tu niun potere avresti contro di me se non ti fosse dato dall'alto.»[18] Era volontà di Dio, era permissione del Padre che Pilato avesse potere sull'incarnato suo Figlio. E di nuovo egli disse: «Pensi tu forse che io non possa pregare il Padre mio ed esso mi porrà innanzi adesso più di dodici legioni di Angeli? Come adunque si adempiranno le scritture?» Così pure accade della sua Chiesa. Sinchè non sia l'ora nella quale venga per divino volere tolto di mezzo l'ostacolo, niuno avrà potere di stender su lei la mano. Le porte d'inferno le porteranno guerra, esse lotteranno e combatteranno, come ora combattono, contra il Vicario di Cristo, ma niuno ha il potere di farlo muover d'un passo sinchè l'ora non venga in cui permetterà il Figliuolo di Dio che le potenze del male per un dato tempo prevalgano. Ch'esso permetterà loro questo trionfo per un dato tempo sta scritto nelle profezie. Quando l'ostacolo sarà tolto di mezzo, allora l'uomo del peccato sarà rivelato, allora avrà luogo la persecuzione dei tre anni e mezzo, breve ma terribile, durante la quale la Chiesa tornerà nello stato di sofferenza in cui fu da principio, e l'immortale Chiesa di Dio per la sua inestinguibile vita derivata dall'aperto costato di Gesù, come per trecento anni visse in mezzo al sangue, viverà pure in mezzo alle fiamme dei giorni dell'Anticristo.

Queste cose forse già cominciano ad avverarsi ed è bene lo averle dinanzi agli occhi: chè i segni precursori dell'Anticristo già cominciansi a vedere: son questi l'affievolimento dell'autorità del S. Padre negli animi perversi, l'invasione del suo patrimonio, il tradimento di coloro che più gli stanno dappresso, la tirannia di coloro che son suoi figli, la gioja, l'esultanza, il giubilo dei paesi e dei governi protestanti, l'insulto e lo scherno che tutto giorno si versano, ci duole il dirlo, in Inghilterra sul sacro ed unto suo capo. E v'hanno dei cattolici che di lui si scandolezzano [= scandalizzano. N.d.R.]: v'hanno dei cattolici che parlano contro il potere temporale del Papa sia perchè storditi dai clamori dei protestanti, sia perchè son codardi e non hanno il coraggio di far fronte ad una popolare menzogna per difendere una impopolare verità. Lo Spirito della protestante Inghilterra, la sua licenza, il suo orgoglio, il suo disprezzo, la sua ostilità contro la Chiesa di Dio ha fatto che anche alcuni cattolici abbiano un cuore di ghiaccio e non si muovan nè anche quando il Vicario di Gesù Cristo è insultato. Abbiam dunque bisogno di star bene in guardia. Accadrà ancora di molti ciò che di alcuni accadde quando il Figliuolo di Dio entrò nei giorni della sua passione. Essi lo videro tradito, legato, menato via come un ladrone, schiaffeggiato, bendato, flagellato, essi viderlo portar la sua croce al Calvario, viderlo sopra quella croce inchiodato ed elevato ed esposto al dileggio di tutto il mondo: ed essi dissero: «Se egli è il re d'Israele, che discenda dalla croce e noi gli crederemo.»[19] Così pure dicono ora alcuni. «Vedete questa Cattolica Chiesa, questa Chiesa di Dio, debole e sfiancata, rigettata anche dalle nazioni che si dicon cattoliche. Vi è una cattolica Francia, una cattolica Germania, una cattolica Italia e tutte abbandonano questo vieto figmento che è il poter temporale del Vicario di Cristo.» E così perchè sembra debole la Chiesa, perchè nel Vicario di Cristo rinovellasi la passione del suo Maestro, noi però ci scandolezziamo, noi però gli voltiamo la faccia. Dov'è, dov'è dunque la nostra fede? Il Figliuolo di Dio predisse pure tutto ciò quando egli disse: «Ve l'ho detto adesso prià che succeda: affìnchè, quando sia avvenuto, crediate.»[20]

[CONTINUA]

Card. E. Manning: LA LOTTA PERPETUA DEL VICARIO DI GESÙ CRISTO

DISCORSO I

DISCORSO II

DISCORSO III

DISCORSO IV

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NOTE:

[1] O ciò che gli piacerà. Dan. XI. 16.

[2] Dan. VII. 25.

[3] Tert. De Resur. Carnis, c. 24.

[4] Divin. Instit. VII. 25.

[5] Malvenda, lib. II. c. 3.

[6] Theodor. In II. Ep. ad Thess. II. 6.

[7] Dan. VII. 19.

[8] Serm. LXXXII. t. 1. p. 322.

[9] In II. Ep. ad Thess. in locum.

[10] In lib. LV. sent. distinct. XLVI. 4.

[11] Matth. XXIV. 12.

[12] De la démocratie en Amérique, par Alexis de Tocqueville vol. I. Introduction pp. 8. 9.

[13] De Antichristo, XXVII.

[14] Lettre à M. de Montalembert, 4. Juin 1849. Œuvres, vol. 1. p. 354.

[15] Polémique avec divers Journaux de Madrid. vol. 1. 574-576.

[16] Luc. XXII. 53.

[17] Ioan. XVIII. 5.

[18] Ioan. XIX. 11.

[19] Matth. XXVII. 42.

[20] Ioan. XIV. 29.

2 commenti:

  1. Colui che trattiene è il Papa che è stato rimosso. Adesso è il turno del falso profeta menzionato nel Libro della Rivelazione che anticipa l'ingresso sulla scena mondiale dell'anticristo come negoziatore di pace che darà l'inizio all'ultima settimana di Daniele o se preferite la ''fine dei tempi''.

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  2. Dalla Polonia la notizia che è stato rimosso dal sindaco di Varsavia (che ha potere decisionale sui primari ospedalieri) il primario ostetrico dell'ospedale principale poichè non accettava di far abortire una signora che usò l'inseminazione artificiale per diventare madre.
    Con il dubbio che la sua "inseminazione" avesse generato un figlio con handicap, arrivò la decisione di aborto cui il primario (che non aveva praticato mai neanche l'inseminazione artificiale-Fivet-) si oppose.
    Sapete come si chiama l'ospedale dove il primario anti-aborto fu espulso ?
    "Sacra Famiglia"
    Più ironico ed aberrante di così !

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