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giovedì 15 gennaio 2015

"IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" di Don Félix Sardà y Salvany, (Capitolo 42°)...

Continuiamo la publicazione del LIBRO "IL LIBERALISMO E' UN PECCATO" DI Don Félix Sardà y Salvany.
Prima e seconda parte.
Terza e quarta parte.
Dal Capitolo 5° al Capitolo 8°.
Dal Capitolo 9° al Capitolo 12°.
Dal Capitolo 13° al Capitolo 16°.
Capitolo 17°.
Capitolo 18°.
Capitolo 19°.
Capitolo 20°.
Capitolo 21°.
Capitolo 22°.
Capitolo 23°.
Capitolo 24°.
Capitolo 25.
Capitolo 26.
Capitolo 27.
Capitolo 28°.
Capitolo 29°.
capitolo  30°.
Capitolo 31°.
Capitolo 32°.
Capitolo 33°.
Capitolo 34°.
Capitolo 35°.
Capitolo 36°.
Capitolo 37°.
Capitolo 38°.
Capitolo 39°.
Capitolo 40°.

Capitolo 41°.

«La parte dottrinale di cotesto libro, la quale riguarda il liberalismo, è eccellente, conforme ai documenti di Pio IX e di Leone XIII, e giudicata dalla Sacra Congregazione dell'Indice dottrina sana.» La Civiltà Cattolica, anno XXXIX, vol. IX della serie XIII, Roma 1888, pag. 346.

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Capitolo 42: spiegazione semplice e chiara di una massima della Rivista Popular che molti hanno mal compreso.

" Come potete giudicare così male (dirà qualcuno) la massima, dogmatica per molti, che è risuonata così tante volte alle nostre orecchie ! Niente, nemmeno un pensiero per la politica, tutto, fino all'ultimo respiro, per la Religione".

Questa massima alla sua ragion d'essere, amici miei, essa caratterizza perfettamente, senza pregiudizio per le grandi dottrine fin qui esposte, la Rivista di propaganda popolare che la inscrive tutte le settimane in testa alle sue colonne.

La sua spiegazione è facile e sgorga dal carattere stesso della propaganda popolare, e dal senso puramente popolare che vi ricevono certe espressioni. Noi lo dimostreremo rapidamente.

Politica e religione, nel loro senso più elevato, nel loro senso metafisico, non sono delle idee distinte; la prima, al contrario, è contenuta nella seconda, come la parte contenuta nel tutto, o come il ramo è compreso nell'albero, per servirci di un paragone più volgare.

La politica o l'arte di governare i popoli non è altra cosa, nella sua parte morale (la sola di cui ci occupiamo qui), dell'applicazione dei grandi principi della religione nella direzione della società, con i mezzi necessari al suo vero fine.

Considerata da questo punto di vista, la politica è la religione o fa parte della religione, proprio come l'arte di governare un monastero, la legge che presiede alla vita coniugale o i mutui doveri dei padri e dei figli.

Di conseguenza sarebbe assurdo dire: "non voglio nulla per la politica, poiché voglio ogni cosa per la religione", dato giustamente che la politica è una parte molto

importante della religione, poiché essa è o deve essere semplicemente un'applicazione su grande scala dei principi e delle regole che la religione promulga per le cose umane, che sono tutte contenute nella sua immensa sfera.

Ma, il popolo non è metafisico, e negli scritti della propaganda popolare, non si può dare alle parole l'accezione rigorosa che esse ricevono nelle scuole.

Se il propagandista parlasse da metafisico non sarebbe compreso nei circoli e nei piccoli comitati dove si raccoglie il suo pubblico speciale. Occorre dunque assolutamente che egli dia a certe parole che impiega il senso che loro conferisce il semplice popolano da cui vuole essere compreso.

Ora, il popolo, cosa intende per politica ? Intende tale o tal altro re, tale o tal altro presidente della Repubblica di cui vede l'effigie sulle monete e le carte bollate, il ministro di tale o tal altro colore che sale al potere o ne è appena caduto, i deputati che, divisi tra maggioranza e minoranza, si scontrano per far trionfare il partito che sostengono; il governatore civile e il sindaco che intrigano nelle elezioni, le tasse che bisogna pagare, i soldati e gli impiegati che bisogna far vivere, etc. etc. ecco, per il popolo ciò che è la politica, tutta la politica, e non esistono per lui sfere più alte e più trascendentali.

Di conseguenza, dire al popolo: "noi non ti parleremo di politica", è come dirgli che, con il giornale che gli si offre non saprà mai se c'è una Repubblica o una monarchia, se tale o tal altro principe è di origine volgare o di dinastia reale, porta uno scettro o una corona più o meno democratizzati, se gli ordini che riceve, le imposte che paga e le punizioni che subisce gli vengono da tale o tal altra persona, di un ministero se è progressista conservatore, se Perez è stato nominato sindaco al posto di Fernandez, e quale vicino ha ottenuto la licenza di tabaccaio.

È così che il popolo viene a conoscenza che questo giornale non gli parlerà di politica (che per lui non è altra cosa di quelle che abbiamo appena detto), ma solamente di religione. A nostro umile avviso è dunque a giusto titolo che la Rivista in questione prese per suo programma fin dal principio e conserva ancora questa massima: niente, nemmeno un pensiero, per la politica,etc, etc. Così l'hanno inteso fin dal primo momento tutti quelli che hanno compreso lo spirito di questa rivista, e per comprenderlo in questo modo non ebbero alcun bisogno di arguzie e di sottigliezze.

Del resto questa pubblicazione stessa, se la nostra memoria non ci inganna, si prese l'incarico nel suo primo articolo di dichiarare il suo pensiero.

Dopo aver spiegato, come abbiamo appena fatto, il senso di questa massima essa aggiungeva: "Niente con le divisioni passeggere che oggi turbano i figli della nostra patria. Che un re o il primo venuto governi, che si desideri un re o si voglia la Repubblica unitaria o federale noi promettiamo sul nostro onore di non fare opposizione, fatto salvo che si rispettino i nostri diritti in quanto cattolici e non si offendano le nostre credenze.

Notate il bene, l'immutabile, l'eterno, ciò che è superiore ai miserabili piccoli intrighi di partito, è questo che noi difendiamo, è a tutto ciò che noi abbiamo consacrato tutta la nostra esistenza".

E poco dopo, per una maggior chiarezza per mettere alla portata stessa dei più limitati il vero senso della frase: niente per la politica, l'autore dell'articolo continuava così: "Dio ci preservi tuttavia dal fare la più piccola critica ai buoni giornali che, difendendo la nostra stessa santa causa, aspirano a realizzare un ideale politico più favorevole forse agli interessi del cattolicesimo così perseguitato in Europa e nella nostra patria. Dio sa quanto noi li amiamo, quanto li ammiriamo, quanto li applaudiamo ! Essi sono i benemeriti della religione e dei buoni costumi, sono i maestri della nostra prima giovinezza; alla loro ombra benefica si è formata una generazione decisamente cattolica e brillantemente guerriera, che compensa le nostre afflizioni con abbondanti consolazioni. Essi sono i nostri modelli, e, benché da lontano, noi seguiamo le loro tracce benedette e i raggi di luce che essi proiettano sulla nostra storia contemporanea".

Così si esprimeva la Revista Popular del 1 gennaio 1881. Che gli scrupolosi dunque si tranquillizzino, le nostre parole di oggi non contraddicono le nostre parole di allora e queste ultime non devono subire alcuna modificazione per essere in accordo con le nostre: le due propagande vibrano all'unisono. Quella che afferma Niente per la politica e quella che consiglia la difesa della religione contro il liberalismo sul terreno politico, sono due sorelle talmente sorelle, che si potrebbe chiamar le gemelle, così gemelle da esser nate da una sola anima e da un solo cuore.

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