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domenica 15 maggio 2016

La condanna della «morale di situazione...

Fonte: Progetto Barruel...

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S. S. Papa Pio XII

Discorso ai partecipanti al Congresso della Federazione Cattolica Mondiale della Gioventù Femminile Sala delle Benedizioni, venerdì 18 aprile 1952.

[La condanna della «morale di situazione»]

Da: Discorsi e Radiomessaggi di S.S. Pio XII, XIV, Quattordicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1952 - 1 marzo 1953, pagg. 71-78. A.A.S., vol. XXXXIV (1952), n. 7-8, pagg. 413 - 419.
Il tema del Congresso
Benvenute, care figlie della Federazione Mondiale della Gioventù Femminile Cattolica: vi salutiamo con lo stesso piacere, la stessa gioia e lo stesso affetto con cui cinque anni or sono vi abbiamo ricevute a Castel Gandolfo in occasione della grande Assemblea internazionale delle Donne Cattoliche.
Gli stimoli ed i saggi consigli che vi ha offerto tale Congresso, come pure le parole che vi abbiamo allora indirizzato [1], non sono rimasti privi di frutto. Sappiamo degli sforzi da voi compiuti nel frattempo, tesi a realizzare quei determinati fini che avevate allora chiaramente intravisto; ce lo prova il Memoriale a stampa che ci avete trasmesso nel preparare l'attuale Congresso: «La Fede dei giovani — Problema del nostro tempo», le cui trentadue pagine hanno l'importanza di un grosso tomo; Noi l'abbiamo esaminato con grande attenzione in quanto riassume e sintetizza gl'insegnamenti frutto di numerose e varie ricerche sullo stato della Fede tra la gioventù cattolica d'Europa e le sue risultanze sono estremamente istruttive.
Tutta una serie di questioni in esso affrontate le abbiamo trattate Noi stessi nella Nostra Allocuzione del 12 settembre 1947, alla quale avete assistito, ed in molte altre allocuzioni precedenti e seguenti. Oggi desideriamo cogliere l'occasione di essere qui riuniti con voi per affermare ciò che riteniamo di un certo fenomeno che si va manifestando un po' ovunque nella vita di fede dei cattolici, che colpisce un po' tutti, ma particolarmente i giovani ed i loro educatori, e di cui si trovano le vestigia in diversi luoghi del vostro Memoriale, come ad esempio quando affermate [2]«Confondendo il cristianesimo con un codice di precetti e di divieti, i giovani hanno una sensazione di soffocamento in  questo clima di morale imperativa, e non è solo un'infima minoranza a gettare fuori bordo l'imbarazzante fardello».
Una nuova concezione della legge morale
Potremmo denominare questo fenomeno «una nuova concezione della vita morale» perché si tratta di una tendenza che si manifesta nell'ambito della morale; ma i principî della morale si basano sulle verità della Fede, e voi sapete bene di quale importanza fondamentale per la conservazione e lo sviluppo della Fede sia che la coscienza del giovane e della giovane si formi quanto prima e si sviluppi secondo le rette e sane norme morali; perciò la «nuova concezione della morale cristiana» tocca assai direttamente il problema della Fede dei giovani. Abbiamo  già parlato della «nuova morale» nel nostro messaggio radiofonico del 23 marzo scorso agli educatori cristiani; ciò che diciamo oggi non è solo una continuazione di ciò che abbiamo trattato allora: Noi vogliamo disvelare le origini profonde di tale concezione. Si potrebbe qualificarla come «esistenzialismo etico», «attualismo etico», «individualismo etico» intesi nel senso stretto che stiamo per esporre, e proprio così come si trovano in ciò che vien detta «Situationsethik — morale di situazione».
La «morale di situazione». — Suo segno distintivo
Il segno distintivo di tale morale è costituito dal fatto che essa non si basa in alcun modo sulle leggi morali universali come ad esempio i Dieci Comandamenti, ma sulle condizioni o circostanze reali e concrete nelle quali si deve agire, e secondo le quali la coscienza individuale è tenuta a giudicare ed a scegliere; questo  stato di cose è unico ed è valido una sola volta per ciascuna azione umana. Perciò la decisione della coscienza, affermano coloro che sostengono tale etica, non può essere imperata dalle idee, dai principî e dalle leggi universali.
La Fede cristiana fonda le sue esigenze morali sulla conoscenza delle verità essenziali e delle loro relazioni; così fa san Paolo nell'Epistola ai Romani [3] per ciò che attiene alla religione in quanto tale, sia cristiana sia anteriore al cristianesimo; a partire dalla creazione, afferma l'Apostolo, l'uomo intravede ed afferra in qualche modo il Creatore, la sua potenza eterna e la sua divinità, e ciò con una tale evidenza da sapersi e sentirsi obbligato a riconoscere Dio e dargli un qualche culto, così che trascurare tale culto o pervertirlo in idolatria costituisce colpa grave per tutti ed in ogni tempo.
Ma non così l'etica di cui parliamo. Essa non nega i concetti ed i principii morali generali (sebbene talora si avvicini assai ad una simile negazione) ma li sposta dal centro all'estrema periferia; può accadere che molte volte la decisione della coscienza sia in accordo con essi; ma non sono, per così dire, un insieme di premesse dalle quali la coscienza trae le conseguenze logiche nel caso particolare, il caso «di una sola volta» [franc. le cas d'«une fois», il caso singolo, particolare, irripetibile N.d.R.] Ma non è assolutamente così! Al centro si trova il bene, che bisogna porre in atto o conservare nel suo valore reale ed individuale; ad esempio, nell'ambito della Fede, il rapporto personale che ci lega a Dio. Se la coscienza seriamente formata decidesse che l'abbandono della Fede cattolica e l'adesione ad un altra confessione portasse più vicino a Dio, un tale passo si troverebbe ad essere «giustificato» anche se generalmente è qualificato come «defezione dalla Fede». — O anche, nell'ambito della morale, il dono di sé corporale e spirituale tra i giovani: qui la coscienza seriamente formata deciderebbe che in ragione della sincera inclinazione vicendevole siano convenienti le intimità fisiche e sensuali le quali, benché ammissibili esclusivamente tra gli sposi, si trasformerebbero in manifestazioni consentite. — La coscienza aperta di oggi deciderebbe così perché trae dalla gerarchia dei valori il principio che, essendo i valori della persona i più elevati, potrebbero servirsi dei valori inferiori del corpo e dei sensi oppure escluderli a seconda che lo suggerisca ciascuna situazione. — Si è preteso con insistenza che, precisamente secondo tale principio, nell'ambito di diritto matrimoniale, bisognerebbe, in caso di conflitto, lasciare alla coscienza seria e retta dei coniugati, a seconda delle esigenze delle concrete situazioni, la facoltà di rendere direttamente impossibile la realizzazione dei valori biologici in favore dei valori della persona.
Giudizi di coscienza di tale natura, per quanto appaiano contrari di primo acchito ai precetti divini, sarebbero validi di fronte a Dio, perché, si afferma, la coscienza sincera seriamente formata è più importante di fronte a Dio stesso del «precetto» e della «legge».
Una tale decisione è dunque «attiva» e «produttrice», non «passiva» e «recettrice» della decisione e della legge che Dio ha scritto nel cuore di ciascuno e ancor meno della legge del Decalogo che il dito di Dio ha scritto su tavole di pietra affidandone la promulgazione e la conservazione all'autorità umana.
La «morale nuova» eminentemente «individuale».
L'etica nuova (adattata alle circostanze), affermano i suoi autori, è eminentemente «individuale»; nella determinazione della coscienza il singolo uomo si incontra immediatamente con Dio e prende la sua decisione davanti a Lui senza l'intervento di alcuna legge, d'alcuna autorità, d'alcuna comunità, d'alcun culto o confessione, per nulla e in nessun modo; qui vi è solamente l'io dell'uomo e l'Io del Dio personale; non del Dio della Legge, ma del Dio Padre con cui l'uomo deve unirsi nell'amore filiale. Da questo punto di vista la decisione della coscienza è dunque un «rischio» personale, secondo la propria conoscenza e la propria valutazione in tutta sincerità davanti a Dio. Questi due elementi, la retta intenzione e la risposta sincera, sono ciò che Dio considera, l'azione non Gli importa; di modo che il responso può essere quello di scambiare la Fede cattolica con altri principî, di divorziare, d'interrompere la gestazione, di rifiutare l'obbedienza all'autorità competente all'interno della famiglia, della Chiesa, dello Stato e via discorrendo.
Tutto ciò si armonizzerebbe alla perfezione con lo stato di «maggiore età» dell'uomo [l'uomo adulto, da cui i neomodernisti hanno tratto il falso concetto di cristiano adulto. N.d.R.] e, nell'ambito cristiano, con la relazione filiale che, secondo l'insegnamento di Cristo, ci fa pregare «Padre nostro»; questa visione personale risparmia all'uomo il dover ad ogni istante misurare se la decisione da prendere corrisponda  ai paragrafi della legge o ai canoni di norme e regole astratte, lo preserva dall'ipocrisia di una fedeltà farisaica alla legge, lo preserva tanto dallo scrupolo patologico quanto dalla leggerezza o dalla mancanza di coscienza, perché basa personalmente sul cristiano l'intera responsabilità di fronte a Dio: così si esprimono coloro che predicano la «nuova morale».
Essa è al di fuori della Fede e dei principî cattolici
Espressa sotto questa forma l'etica nuova è talmente al di fuori della Fede e dei principii cattolici che persino un bambino, se conosce il suo catechismo, se ne può render conto e lo può percepire. Non è difficile riconoscere come il nuovo sistema morale derivi dall'esistenzialismo, che o fa astrazione da Dio o semplicemente lo nega e in ogni caso abbandona l'uomo a se stesso. Può essere che siano state le condizioni presenti ad indurre il tentativo di trapiantare una tale «morale nuova» sul terreno cattolico per rendere più sopportabili ai fedeli le difficoltà della vita cristiana; di fatto, a milioni di loro sono richieste oggi in grado straordinario, fermezza, pazienza, costanza e spirito di sacrificio se vogliono rimanere integri nella loro Fede, sia che si trovino sotto i colpi di una sorte avversa, sia che si trovino in un ambiente che mette a lor portata tutto ciò a cui un cuore passionale aspira, tutto ciò che desidera: ma un tale tentativo non potrà mai riuscire.
Gli obblighi fondamentali della Legge morale.
Ci si chiederà come la legge morale, che è universale, possa esser sufficiente e persino essere obbligatoria in un determinato caso singolare che nella situazione concreta sua propria è sempre unico e «di una sola volta»; lo può e lo fa perché, precisamente a causa della sua universalità, la legge morale comprende necessariamente ed «intenzionalmente» tutti i casi particolari in cui si verificano i suoi concetti; ed in numerosissimi casi lo fa con una logica talmente concludente che persino la coscienza del singolo fedele vede immediatamente e con piena certezza la decisione da prendere.
Ciò vale specialmente per gli obblighi negativi della legge morale, quelli cioè che esigono un non fare, un tralasciare; ma non solamente per questi. Gli obblighi fondamentali della legge cristiana, per il fatto stesso che sorpassano quelli della legge naturale, si basano sull'essenza dell'ordine soprannaturale costituito dal divin Redentore. Dalle relazioni essenziali tra uomo e Dio, tra uomo e uomo, tra coniugi, tra genitori e figli, dalle relazioni essenziali della comunità nella famiglia, nella Chiesa, nello Stato, da tutto ciò risulta, tra le altre cose, che l'odio di Dio, la blasfemia, l'idolatria, la defezione dalla vera Fede, la negazione della Fede, lo spergiuro, l'omicidio, la falsa testimonianza, la calunnia, l'adulterio e la fornicazione, l'abuso del matrimonio, il peccato solitario, il furto e la rapina, la sottrazione di ciò che è necessario alla vita, la defraudazione del giusto salario [4], l'accaparramento dei viveri di prima necessità e l'aumento ingiustificato dei prezzi, la bancarotta fraudolenta, le manovre d'ingiusta speculazione — tutto ciò è gravemente proibito dal Legislatore divino; non c'è alcun dubbio; qualunque sia la situazione individuale, non v'è altra scelta che obbedire.
D'altronde Noi opponiamo all'«etica di situazione» tre considerazioni o massime. La prima: Noi concediamo che Dio vuol principalmente e sempre la retta intenzione: ma questa da sola non è sufficiente. Un'altra: non è permesso fare il male perché ne risulti un bene [5]; tuttavia quest'etica agisce — forse senza rendersene conto — secondo il principio che il fine santifica i mezzi. La terza: vi possono essere situazioni in cui l'uomo, e specialmente il cristiano, non può ignorare che egli deve sacrificare tutto, persino la sua vita, per salvare la propria anima, tutti i martiri ce lo rammentano, e sono numerosissimi anche ai nostri tempi. Ma allora la madre dei Maccabei ed i suoi figli, le sante Perpetua e Felicita nonostante i loro neonati, Maria Goretti e migliaia d'altri, uomini e donne, che la Chiesa venera avrebbero allora subito la loro morte sanguinosa, di fronte alla «situazione», inutilmente o addirittura a torto? No certo; ed essi sono, col loro sangue, testimoni più espressivi della verità contro la «nuova morale»
Il problema della formazione della coscienza
Laddove non vi siano delle norme assolutamente obbligatorie, indipendenti da ogni circostanza o eventualità, la situazione «di una sola volta» e la sua unicità richiede, è vero, un esame attento per decidere quali siano le norme da applicarsi ed in qual modo. La morale cattolica ha sempre e con abbondanza trattato tale problema della formazione della propria coscienza con esame previo delle circostanze del caso da risolversi; tutto ciò che essa insegna offre un prezioso aiuto per determinare la coscienza tanto in teoria quanto in pratica. Basti citare le esposizioni, insuperate, di san Tommaso riguardo alla virtù cardinale della prudenza e le virtù ad essa connesse [6]. Il suo trattato mostra un sentimento dell'attività personale e dell'attualità che contiene tutto ciò che vi è di giusto e di positivo nell'«etica di situazione» evitandone però le confusioni e deviazioni; sarà sufficiente perciò che il moralista continui sulla stessa linea, se vuol approfondire problemi nuovi.
L'educazione cristiana della coscienza è ben lungi dal trascurare la personalità, anche quella della giovane e del bambino e di soffocare la sua iniziativa, perché ogni sana educazione mira, entro giusti limiti, a rendere l'educatore sempre meno necessario e l'educato sempre più indipendente; e ciò vale anche nei riguardi dell'educazione della coscienza impartita da Dio e dalla Chiesa: il suo fine è, come afferma l'Apostolo, [7] l'«uomo perfetto a misura della pienezza dell'età di Cristo», dunque l'uomo adulto che possiede pure il coraggio della responsabilità. [Eph. IV 13-15: «Donec occuramus omnes in unitatem, fidei et agnitionis Filii Dei, in virum pefectum, in mensuram aetatis plenitudinis Christi: ut iam non simus parvuli fluctuantes, et circumferamur omnia vento doctrinae in nequitia hominum, in astutia ad circumventionem erroris. Veritatem autem facientes in caritate, crescamus in illo per omnia, qui est caput Christus. — Fino a tanto che ci riuniamo tutti per l'unità della fede e della cognizione del Figliuolo di Dio, in un uomo perfetto, alla misura della età piena di Cristo: onde non più siamo fanciulli vacillanti e portati qua e là da ogni vento di dottrina per raggiri degli uomini, per le astuzie, onde seduce l'errore. Ma seguendo la verità nella carità, andiam crescendo per ogni parte in lui, che è il capo (cioè) Cristo». Mons. Antonio Martini commenta: «Vers. 13. Fino a tanto che ci riuniamo ec. Ecco l'ultimo termine, a cui è diretto il ministero ecclesiastico. Questo adunque avrà luogo nella Chiesa di Cristo insino a tanto, che tutti coloro, che sono destinati alla vita, gli uni dopo gli altri forti divengano e robusti nella fede e nella cognizione di Cristo, e siano tutti come un solo uomo perfetto, un solo mistico Corpo di Cristo nella sua piena virile età. Così interpretano questo luogo comunemente i padri greci e s. Girolamo e s. Ambrogio. Molti però de' padri latini lo spiegano della futura generale risurrezione, nella quale i fedeli acquisteranno un corpo simile a quello del loro capo, quanto alla età, alla robustezza e alle doti gloriose, delle quali saranno ornati. E da questo pur inferiscono, che i santi risusciteranno nella stessa età, in cui Cristo morì, e risuscitò. Vedi Filip. III. 21. La prima sposizione sembra più naturale e più adattata a quello, che segue. Vers. 14. Onde non più siamo fanciulli ec. Viene a spiegare più chiaramente, quale sia la robustezza e la virile perfetta età dell'uomo cristiano, portando la comparazione di coloro, i quali non sono ancor giunti a quello stato. Tutto questo si fa, dice egli, affinchè noi non siamo più come piccoli pargoletti, che mal posano su' loro piedi, e ad ogni piccolo inciampo vacillano, e stan per cadere; perchè non siamo più sommossi e trasportati or in una, ora in altra parte dalle diverse dottrine contrarie alla fede, or de' pagani filosofanti, or de' Giudei, or degli Eretici, i quali co' raggiri e con le astuzie , delle quali si serve l'errore per insinuarsi negli animi semplici, ci allontanino dalla retta via della fede. Vers. 15. Ma seguendo la verità ... andiamo crescendo ec. Ma tenendo costantemente la vera dottrina e nelle parole e ne' fatti insieme con la carità, procuriamo di ingrandirci ogni dì in ogni maniera di virtù e di grazia fino a giungere a quella corrispondenza, che dobbiamo avere noi membri col capo nostro, che è Cristo. Questo è il vero senso di questo versetto nel greco ed anche nella Volgata, sebbene in questa non è cosi chiaramente espresso, come non ho potuto esprimerlo assai chiaramente nella traduzione. Ma non si lasci di osservare l'altissimo documento, che si dà a' Cristiani in questo luogo riguardo all'obbligo, che hanno, di andarsi ogni dì perfezionando nelle virtù. Questa obbligazione nasce secondo il sentimento dell'Apostolo dalla necessaria relazione e corrispondenza, che aver debbono le membra del mistico Corpo col divino loro capo Cristo, alla immagine del quale fa d'uopo, che siano conformi, come altrove dice lo stesso Apostolo, conformità alla quale dee tendere l'uomo cristiano in tutto il tempo di questa vita.» N.d.R.]
Occorre solo che tale maturità si situi al giusto livello! Gesù Cristo resta il Signore, Capo e Maestro di ciascun uomo individuo, di ogni età e in ogni stato, per mezzo della sua Chiesa in cui Egli continua ad operare, ed il cristiano, per parte sua, deve assumersi la grave e grande funzione di far valere, nella sua vita personale, nella sua vita professionale e nella sua vita sociale e pubblica, per quanto da lui dipende, la verità, lo spirito e la legge di Cristo: questa è la morale cattolica, che lascia vasto campo libero all'iniziativa ed alla responsabilità personale del cristiano.
I pericoli per la Fede della gioventù
Ecco ciò che volevamo dirvi. I pericoli per la Fede della nostra gioventù sono oggi straordinariamente numerosi; ciascuno lo sapeva e lo sa, ma il vostro memoriale è particolarmente istruttivo a questo riguardo. Tuttavia Noi riteniamo che pochi di tali pericoli siano così grandi e carichi di conseguenze quali sono quelli che la «nuova morale» fa correre alla Fede; le aberrazioni a cui conducono simili deformazioni e simili infiacchimenti di quei doveri morali che derivano in modo direttamente naturale dalla Fede condurrebbero col tempo alla corruzione della stessa sorgente: così la Fede muore.
Due conclusioni
Da tutto quel che abbiamo detto Noi trarremo due conclusioni, due norme che terminando vogliamo lasciarvi e con le quali orientare ed animare ogni vostro agire e tutta la vostra vita di valenti cristiani:
La prima — la Fede dei giovani dev'essere una Fede orante; la gioventù deve imparare a pregare. Che ciò sia a misura e nelle forme che corrispondono a tale determinata età, ma sempre con la coscienza che senza la preghiera non è possibile rimanere fedeli alla Fede.
La seconda — i giovani devono essere fieri della propria Fede ed accettare che costi loro qualcosa; essi devono abituarsi a sacrificarsi per la propria Fede, a camminare di fronte a Dio in rettitudine di coscienza, a riverire ciò che Egli ordina: allora tale Fede crescerà come da sé nell'amore di Dio.
Che la carità di Dio, la grazia di Gesù Cristo e la partecipazione dello Spirito Santo [8] siano con tutti voi, Noi ve lo auguriamo con il più paterno affetto, e per testimoniarvelo, vi doniamo di tutto Nostro cuore, a ciascuno di voi ed alle vostre famiglie, al vostro movimento, a tutte le sue branche nel mondo intero, a tutte le vostre colleghe che vi aderiscono, l'apostolica Benedizione.
[Traduzione: C.S.A.B.]

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