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lunedì 21 maggio 2012

"Ha avuto ragione e ha ancora ragione: i nemici sono ovunque nella Chiesa e specialmente a Roma".

 
"Abbiamo negato il peccato". Lettera di Cristina Campo a Maria Zambrano III Domenica di Avvento 1965 Cara, la tua lettera del giorno dell'Immacolata Concezione, che Elémir mi ha mostrato, mi ha dato molta gioia. Se già non l'hai fatto, leggi il Mattutino di quella festa: le lezioni del II e del III Notturno (Sermone di san Girolamo e Omelia di san Germano) - e nel Mattutino di oggi (II Notturno) il Sermone di Leone il Grande sopra il digiuno. Vorrei tu potessi udire queste lezioni cantate, all'Abbazia di Sant'Anselmo, la sera precedente la festa, tra le 7 e le 8. Ciascuna termina con un profondo inchino del lettore e un "Tu autem Domine miserere nobis", a cui risponde il "Deo Gratias". Poi viene il Responsorio dialogato e infine il lettore chiede all'Abate, inchinandosi: "Jube Domine benedicere". E colui risponde con un breve distico rimato (che troverai esemplificato nel mattutino della Domenica) di sapore squisitamente popolare; p. es. "Ad societatem civium supernorum / perducat nos Rex Angelorum", ovvero: "Per Evangelica dicta / deleantur nostra delicta". Fa molto freddo, duramente freddo in chiesa a quell'ora. Iersera non c'ero che io sola, nella navata. I monaci sono tutti in cocolla e cappuccio - e da come ciascuno rialza il suo cappuccio si comprende se sarà vero monaco, perché il vero monaco è altero del suo abito, che è l'eleganza stessa, e lo porta da re. Meditando sulla tua bellissima lettera mariana, ripensavo a quale miracolo, possibile solo per virtù di grazia, sia ogni ora di questa nostra vita, sempre più simile alla vita in una foresteria di convento. Intendo: che a queste letture, questi canti, questa feste sia consentito di sopravvivere. Per esempio: come mai si celebra ancora la festa dogmatica dell'Unica Immacolata, mentre implicitamente si nega, in mille modi, la maculazione di tutti gli altri? In un mondo dove non è più riconosciuto non dico il sacrilegio, l'eresia, la blasfemia, la predestinazione al male - ma il puro e semplice concetto di peccato? Padre Mayer mi disse un giorno di scrivergli tutte le cose che mi turbano nello svolgersi del Concilio; e io gli riposi: "ma non sono che due, sempre le stesse: la negazione della Comunione dei Santi (potenza della preghiera, ruolo sovrano della contemplazione, reversibilità e trasferimento delle colpe e delle pene) e il rifiuto della croce (l'uomo "non deve più soffrire", restare un'ora sola inchiodato alla croce della propria coscienza o alla porta chiusa di un irrevocabile non licet)". Non parliamo di applicazione della parola del Maestro: rinnegate il padre e la madre (i.e. tutto ciò che vi è stato insegnato prima della mia venuta nella vostra anima); passato, presente, patria, partito - tutto ormai è conciliabile con la Croce (e con ciò che essi pensano lo sia) purché non ci sia mai problema escatologico. A morte il monaco contemplativo che vive già per metà nella "Urbs Jerusalem Beata" -: terrestre dev'essere, questa Gerusalemme e poco importa se somiglierà stranamente alla Torre di Babele alzata nel centro di Sodoma o di Gomorra...). I falsi monaci di Cuernavaca, figli di Satana intenti alle opere del padre loro, fabbricano di queste piccole croci per fedeli convinti dell'inesistenza del maligno e della necessità della libera coscienza: crocette che sono in tutti simili alla vera Croce quale doveva apparire agli occhi dei Crocifissori: una povera, comica cosa. (Non dirlo a Enrique, che me ne portò una: aspetto un vero eretico - non ce ne sono quasi più, poiché lo sono tutti - per regalargliela). Tu mi ringrazi, cara, del Breviario. Io ti sto ringraziando dal 2 di Novembre per quella meravigliosa cena funeraria che hai saputo raccontarmi come la grande romanziera che sei: con verità perfetta. In questo mese, che dedico unicamente ("unicamente" aggiunto sopra il rigo) al suffragio di mia Madre, non... [mancano fogli].  
da “Avvenire”, 2 agosto 2003 

LETTERA 5 AGOSTO 1986 DI MONS. MARCEL LEFEBVRE A IDA SAMUEL
 Una testimonianza  su Cristina Campo

Una interessante testimonianza su Cristina Campo, poetessa e fondatrice di Una Voce-Italia, è data da questo biglietto di mons. Marcel Lefebvre a Ida Samuel, segretaria di Una Voce-Bologna. Esso è vergato interamente a mano, nel retto e nel verso, datato Ecône 5 agosto 1986 e sottoscritto da mons. Lefebvre. La busta reca il destinatario: Madame Ida Samuel Via Irnerio 12 Bologna Italie. Vi si distingue l'annullo: 1908 Riddes, 6 agosto 1986. La missiva costituisce la risposta a una lettera che Ida Samuel aveva inviato a mons. Lefebvre il 13 luglio dello stesso anno, della quale si conserva copia. Il biglietto è in possesso della dott.ssa Alessandra Codivilla, presidente pro tempore di Una Voce-Bologna, e fa parte della corrispondenza di Ida Samuel negli ultimi mesi prima della morte, avvenuta il 25 agosto 1986 a Castel S. Pietro.
Il testo è quanto mai eloquente. Mons. Lefebvre ricorda Cristina Campo con parole inequivocabili, esprimendo una più che positiva considerazione di lei. Due aspetti, in particolare, vengono toccati: la capacità di Cristina Campo di vedere le cose, anche in prospettiva futura (si tratta dell'invasione dei nemici interni della Chiesa), e l'incoraggiamento da lei ricevuto a combattere la buona battaglia. Queste parole potrebbero confermare che la Campo fu tra coloro che incoraggiarono l'Arcivescovo a fondare la sua opera.
Riportiamo il testo con una traduzione italiana, e l'immagine del retto e del verso del biglietto.
____________________________________________________

 La Chiesa ha riconosciuto l'autenticità della visione e delle rivelazioni che la Madonna ha fatto a Quito, capitale dell'Equador, nel 1634, alla suora Maria Anna de Jesus Torres; un santuario è stato eretto sul luogo dell'apparizione.

"Così le vocazioni sacerdotali si perderanno, ciò sarà una vera calamità. I preti si allontaneranno dai loro doveri sacri e devieranno dal cammino tracciato da Dio. Allora la Chiesa subirà la notte oscura...Prega con insistenza, grida senza stancarti e piangi senza interruzione con lacrime amare nel segreto del tuo cuore, domandando al nostro Padre nei Cieli che per amore del Cuore Eucaristico del suo Santissimo Figlio, per il suo Prezioso Sangue versato con tanta generosità e per le profonde amarezze ed i dolori della sua Passione e della sua morte prenda pietà dei suoi ministri e metta fine a dei tempi così funesti, inviando alla Chiesa il Prelato che dovrà restaurare lo spirito dei suoi sacerdoti. Questo figlio che io ho caro, colui che il mio Divino Figlio ed io amiamo di un amore di predilezione, noi lo colmeremo di molti doni, dell'umiltà di cuore, della docilità alle divine ispirazioni, della forza per difendere i diritti della Chiesa e d'un cuore con il quale si occuperà come un nuovo Cristo dei grandi come dei più piccoli senza disprezzare i più sfortunati. Egli condurrà con una dolcezza tutta divina le anime consacrate al Servizio divino nei conventi senza rendere loro pesante il giogo del Signore... Questo Prelato e Padre farà da contrappeso alla tiepidezza delle anime consacrate al sacerdozio ed alla religione".
(La Madonna è stata fedele in ciò che ha detto, difatti Dio ha suscitato, per salvare il Sacerdozio e la vera Messa Cattolica, Monsignor Lefebvre)

Leggiamo ora la lettera che Monsignor Lefebvre ha scritto su Cristina Campo...
 
S. E. MONSEIGNEUR MARCEL LEFEBVRE
Ecône, le 5 août 1986

Chere Madame,
Par la grace de Dieu, nous esperons ouvrir le nouveau grand séminaire, afin de multiplier les vrais prêtres catholiques.
Je vous remercie de votre aimable pensée pour nos jeunes seminaristes.
Cristina Campo! Quel souvenir pendant ce miserable Concile. Que d'encouragements nous avons reçu d'elle pour mener le bon combat, elle voyait l'invasion des ennemis de l'Eglise et de la vrai Rome, mieux que nous. Elle a eu raison et elle a encore raison: les ennemis sont partout dans l'Eglise et specialement à Rome.
Que Dieu vous assiste et vous reconforte.
Je prie à votre intention et vous assure de mes sentiments respectueux.
+ Marcel Lefebvre

SEMINAIRE N.D. DES CHAMPS 
1908 ECONE - RIDDES / SUISSE 
TEL. 026 6 29 27 
Ecône, 5 agosto 1986
Cara Signora,
per la grazia di Dio speriamo di aprire il nuovo grande seminario, per moltiplicare i veri sacerdoti cattolici.
La ringrazio del Suo amabile pensiero per i nostri giovani seminaristi.
Cristina Campo! Che ricordo durante quel miserevole Concilio. Quale incoraggiamento abbiamo ricevuto da lei per condurre la buona battaglia, meglio di noi ella vedeva l'invasione dei nemici della Chiesa e della vera Roma. Ha avuto ragione e ha ancora ragione: i nemici sono ovunque nella Chiesa e specialmente a Roma.
Che Iddio La assista e La conforti.
Prego secondo le Sue intenzioni e le confermo i miei sentimenti rispettosi
+ Marcel Lefebvre

18 commenti:

  1. Mi permetto di postare un commento che non rientra direttamente nel tema di questo post ma penso farà ugualmente piacere, dal momento che non avrete il "filo diretto".

    All'Istituto Universitario san Pio X a Parigi si è da poco conclusa la conferenzza dell'insegnante di ecclesiologia al Semianrio di Econe, già facente parte della commissione dottrinale che in Vaticano disteva su un possibile accordo con la Fraternità: l'abbé Gleize.

    La conferenza è durata sulle due ore e mezzo e s'intitolava "Da un magistero all'altro: il Vaticano II e noi".

    Il sacerdote è stato molto prudente nelle affermazioni, dicendo che quanto avrebbe esposto sarebbero state le linee di fondo di una situazione, in realtà, molto complessa.

    Quello che è in gioco non è poco: è la variazione sostanziale del concetto di Magistero. Prima del Vaticano II il magistero curava e difendeva la "verità oggettiva"; dopo il Vaticano II, la verità è sempre pensata come puro riferimeto al soggetto per cui il Magistero esprime l'esperienza dei soggetti nell'epoca presente.

    Il sacerdote ha ricordato che non si tratta solo di un nuovo linguaggio ma di un contenuto che in più punti si mostra come opposto a quello passato.

    "Una dei rimproveri che ci facevano in Vaticano durante i colloqui - ha riferito - è che suani troppo oggettivi. Quello che ora conta è i soggetto, non tanto l'oggetto della verità".

    (continua) ...

    RispondiElimina
  2. "Uno dei rimproveri che ci facevano in Vaticano durante i colloqui - ha riferito - è che siamo troppo oggettivi nella dottrina. Quello che ora conta è il soggetto, non tanto l'oggetto della verità".

    Tuttavia la posizione della Fraternità rimanda esattamente al Magistero fino al Vaticano II escluso. Infatti il sacerdote ha ricordato che nella dottrina tradizionale, il Magistero:

    1) Parla in nome di Cristo.
    "Chi ascolta voi ascolta me" (Lc 10,16). Cfr Dei Filius e Pastor Aeternus.

    2) Il Magistero impone un insegnamento con autorità divina (Cfr. Rm 1,5)

    3) Il Magistero conserva ed esplicita la verità rivelata (Cfr. Pio XII Humani generis). Per questo principio la funzione magisteriale non è mai di inventare qualcosa o di far regredire una dottrina ma di portarla sempre da un livello meno chiaro ad un'altro più chiaro. Il Magistero è dunque colui che interpreta in una linea di continuità col passato.

    4) Il magistero impone la verità e condanna l'errore. Non può esserci affermazione della verità senza parallela condanna di ciò che gli è contrario. (Cfr Pio XII, Humani generis: il Magistero non solo esplicita e conserva ma difende il deposito della fede).

    Da questo quarto principio scendono due conseguenze:

    a) Non professare mai l'errore opposto alla fede;
    b) Professare la fede e rifiutare l'errore.

    ----

    A questi quattro principi del magistero tradizionale si sono sostituiti altri quattro principi che sono apparsi chiaramente nel dialogo dottrinale recente tra il Vaticano e la Fraternità. La numerazione ripartirà dal fondo.

    4) Il Magistero impone la verità e condanna l'errore opposto?
    (Cfr. Giovanni XXIII nel discorso del 12 ottobre 1962: piuttosto che condannare la Chiesa espone i valori della sua dottrina; cfr. Dignitatis Humanae, 2: all'eresia si da il diritto di non essere più anatemizzata? "La Chiesa non vi chiede che la libertà" Paolo Vi nel discorso di chiusura del Concilio Vaticano II).

    Da questo quarto punto discendono due principi che devono essere sempre assolutamente rispettati:

    a) Non andare mai contro coscienza;
    b) Non essere impediti contro coscienza.

    Così il nuovo Magistero vuole proporre la fede con categorie culturali attuali. Si passa, allora, dal diritto della verità al diritto della persona.

    Le riunioni ecumeniche di Assisi non sono degli abusi o degli eccessi ma rientrano perfettamente in questa ottica.

    Così se fino a Pio XII il magiestero era inteso come un servizio alla fede in riferimento ai dogmi, da Giovanni XXIII il Magistero propone la fede come se fosse un'opinione.

    (continua)

    RispondiElimina
  3. 3) Il Magistero conserva sempre o esplicita ancora la verità rivelata?

    Vediamo contraddetto il principio tradizionale nella Messa di Paolo VI in cui all'esplicitazione mostrata nella Messa di Pio V si ha preferito ritornare a forme meno esplicite per un motivo di cortesia ecumenica. Vediamo questo principio pure nel ragionamento del papa. Egli non condanna chi non la pensa come lui ma si esprime in termini di "preferenza". Il papa preferisce l'ermeneutica della continuità, rispetto a quella della rottura per interpretare il Vaticano II.
    Il 27 dicembre 2005 il papa ha affermato: "La Chiesa riconsidera le sue posizioni nei riguardi del mondo moderno". Questo mostra che preferisce non riaffermare quanto prima di Giovanni XXIII era stato detto.

    Tutto ciò porta a posizioni paradossali.

    Un protestante conservatore, molto istruito e rigido, spesso invitato in riunioni ecumeniche, ad un certo punto si è alzato e ha posto una domanda all'episcopato cattolico svizzero presente: "Cristo è Dio?". Dai vescovi non venne alcuna risposta. Il Magistero episcopale preferisce non ribadire le verità di sempre!

    Il papa stesso ammette che può esservi discontinuità nell'insegnamento ma solo per quanto riguarda l'oggetto della verità (oggi si insegna la libertà religiosa mentre ieri la si condannava). Ravvede e afferma la continuità nel soggetto: è sempre la Chiesa che si pronuncia.
    Questo è un vero e proprio ribaltamento delle posizioni rispetto a quelle tradizionali!

    La funzione della Chiesa, dunque, diviene quella di esplicitare non la verità passata ma l'applicazione della fede nei tempi presenti. In tutto questo ci può realmente esserci un rischio di evoluzionismo.

    2) Il Magistero insegna ancora la verità?
    In Verbum Domini di Benedetto XVI compare un'affermazione strana: è la comunità ecclesiale che si da un esempio di fede. La funzione del Magistero non è quella di servire l'oggettività della fede ma di aiutare il popolo di Dio nell'epoca presente.
    Il soggetto dell'annuncio è l'IO universale che si nasconde nel Credo (Cfr. Benedetto XVI, Verbum Domini).
    La Chiesa da un esempio nel vissuto mostrando un'esperienza.

    1) La Chiesa parla ancora in mome di Cristo?
    Si evita di mostrarlo preferendo ammettere che la Chiesa da un esempio nel vissuto mostrado un'esperienza. Infatti la Chiesa, secondo una famosa affermazione di Paolo VI, chiede la libertà. Ci chiediamo di quale libertà si parli. Se si tratta della libertà di predicare la verità come sempre è stato fatto non ci sono problemi. Ma si teme che non è assolutamente così poiché la posizione tradizionalista non è riconosciuta come la posizione della Chiesa cattolica ma come una delle tante posizioni o "sensibilità" religiose. Ognuno ha la libertà di esprimere la sua ma non certo quella di condannare altre.
    Su questo piano la Fraternità non potrà mai convenire.

    Il relatore ha confessato che, quando dialogava in Vatican, aveva l'impressione di avere a che fare con gente molto convinta e seria in quanto stava dicendo. Non era gente falsa. "Non sono altro che prigionieri di un'ideologia", ha concluso.

    Paradosi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Emmerich aveva profetizzato tutto ciò, esecrandolo con parole durissime: la nuova chiesa stravagante in cui nessun Angelo o Santo aiuta nella costruzione. Questa chiesa assurda verrà distrutta dal feroce popolo armato di lance (a me personalmente questo popolo pare una metafora del media system, ma solo il tempo potrà chiarire).
      Riccardo da Aosta

      Elimina
  4. Infinitamente grazie, Paradosi,
    per questa preziosa conferenza, che in questi giorni arriva come una profonda consolazione per tutti noi....ci hai fatto un regalo grande!
    Non sei andato, in verità, fuori tema, perché in definitiva sono le medesime cose che denunciava, già ai tempi del concilio, Cristina Campo: le diametrali opposizioni fra la teologia conciliare e la vera cattolicità del Magistero di sempre. Il rovesciamento totale che ha subìto, e che qui descrivi benissimo, lo stesso principio di "Magistero", passato dall'oggettività inequivocabile della Rivelazione al SOGGETTIVISMO dell'esperienza e dell'interpretazione, da parte della collettività, di tutto l'annuncio cristiano.

    Sono stupita e felice, che a da qualche parte ci sia ancora libertà di espressione e di parola, al punto da poter indire una conferenza sui contenuti e sugli esiti dei recenti colloqui dottrinali, confermando peraltro in pieno le voci dell'evidente fallimento dei colloqui.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, è stato un fallimento totale perché si è dimostrato che i presupposti dei teologi vaticani sono all'opposto di quelli del magistero tradizionale espressi fino a Pio XII nella Humani Generis.

      E questo è un fatto di gravità inaudita che va ben oltre la questione della Fraternità san Pio X indicando CHIARAMENTE che in Vaticano, oggi, vivono in stato di scisma rispetto al loro recente passato.

      Ora uno si chiede: può una realtà ecclesiale che ha ancora riferimenti tradizionali, come la Fraternità san Pio X, legarsi con una realtà scismatica? Qui è il nodo del dilemma.

      Per questo l'abbé Gleize, in luogo di dare conclusioni precise e nette, si è limitato a dire: "Non vi nascondo che al momento presente nella Fraternità ci sono fortissime tensioni".

      Paradosi

      Elimina
  5. Ippodromo e ippica22 maggio 2012 09:06

    A proposito di ramo sano.....

    "Io vi dico, davvero il diavolo è in libertà e, beh, ovunque nella stessa Fraternità!"

    Capito?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vai a giocare con gli altri bambini in giardino e non disturbare gli adulti con frasi sceme e totalmente gratuite. Grazie.

      paradosi

      Elimina
    2. Ippodromo e Ippica22 maggio 2012 09:38

      Veramente la frase è di Mons. Fellay, Superiore Generale della FSSPX.

      P.S. Noto con piacere che lei è un cattolico "adulto" (e definisce cosi anche gli altri partecipanti) BENE!

      Elimina
    3. Gentile signore, quando si osserva seriamente una sitauzione dove c'è ben poco da ridere, fare delle citazioni estermporanee come le fa lei con un bel "capito?" alla fine come se qui si avesse a che fare con deficienti, io lo trovo quanto meno di cattivo gusto.
      La invito, pertanto, a tornare nel giardino dei bambini a giocare. Penso che quello sia il luogo a lei confacente.

      Paradosi

      Elimina
    4. Torna a letto con don seppia, che ha freddo.

      Elimina
    5. per Ippodromo ed ippica.
      Si curano cavalli e fantini con massicce dosi di fertilizzanti per pomodori.
      Cura gratuita, effetto lassativo assicurato.dopo la mente è più sgombra ed il cavallo latra.

      Veterinario

      Elimina
  6. L'abbé Gleize è una persona evidentemente intelligente: capisce che la situazione è complessa e non si possono fare delle generalizzazioni o delle semplificazioni riduttrici.

    Ma capisce pure che ci sono delle linee di fondo inequivocabili. Si è dunque posto come uno studioso della questione e, quando ha proposto i 4 punti che identificano il magistero odierno, in luogo di fare un'affermazione certa - come faceva con i quattro punti relativi al magistero tradizionale - ha messo dei punti interrogativi.

    Ci sono dei momenti, infatti, in cui il magiestero moderno sembra insegnare nella linea di quello tradizionale. Però poi emergono elementi ad esso dissonanti. Nella Chiesa uscita dal Vaticano II, infatti, non si ama condannare e non si ama neppure fare affermazioni trancianti.

    Si ha paura di violentare la libertà dell'individuo. E' un rispetto umanistico che considera fino allo scrupolo l'uomo e finisce per disconoscere la verità oggettiva. Certo, ci possono essere situazioni in cui questo non sembra, ma molte situazioni odierne ce lo provano. Ed è qui che l'abbé Gleize ha trovato il punto di rottura e l'impossibilità di dialogare con il Vaticano, quando faceva parte della commissione dottrinale sui testi del Concilio.

    "Non ci intendiamo", ha affermato, "abbiamo riferimenti totalmente differenti".

    Tutto questo, ha aggiunto il relatore, non vuole dare una risposta su quale può essere in futuro la nostra posizione nei riguardi del Vaticano. Questo dipende dai superiori. Quello che è certo è che ci sono forte difficoltà d'intenderci.

    A quel punto ha fatto l'esempio di un protestante conservatore, abitante nella zona di Friburgo, il quale ha una libreria dove dentro si può trovare pure la Summa Theologica di san Tommaso d'Aquino. Questo protestante, a differenza di tanti altri protestanti, è molto legato a certi riferimenti tradizionali e, a volte, si è trovato a parlare con l'abbé Gleize. Una delle volte in cui gli ha parlato, ha riferito d'essere stato invitato in un'assemblea dell'episcopato svizzero. Ad un certo punto si è alzato e ha posto ex abrupto una domanda ai vescovi presenti: "Cristo era Dio?". Riferisce che tutti sono stati zitti.

    Questo è un esempio in cui la verità oggettiva non è riconosciuta, dal momento che quanto la precede e la determina è la libertà del soggetto.

    ----

    Propongo ad Annarita, se lo vuole, di prendere il testo di questi interventi di sistemarlo un poco e di farne un post.

    Dal momento che l'abbé Gleize era un membro qualificato della Fraternità San Pio X nei colloqui dottrinali, ne potrebbe uscire una relazione molto interessante, soprattutto in questo momento in cui pare che la confusione prevalga.

    Paradosi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro uomo chiamato cavallo noi "adulti" lo intendiamo alla maniera cattolica di San Paolo non alla sua maniera modernista.
      Ci dica, se riesce ad essere serio, cosa credo impossibile, una sola cosa detta contro il magistero perenne della Chiesa in tutto quello che ha letto sul blog, sempre se la sua età glielo consenta!
      CVCRCI

      Elimina
  7. Ecco qualcosa sull'abbé Gleize:

    http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=467:una-questione-cruciale-il-valore-magisteriale-del-concilio-vaticano-ii&catid=64:crisi-nella-chiesa&Itemid=81


    Benedetto XVI ci tiene ai colloqui e a una soluzione positiva ocn la Fraternità san Pio X semplicemente perché ci tiene all'ermeneutica della continuità (il Vaticano II è armonizzabile con la tradizione di sempre).
    Tuttavia da quanto è emerso fino ad ora dalla Fraternità si può decisamente dire il contrario. E questo lo si vede prima di tutto e soprattutto su come è considerata la funzione magisteriale nella Chiesa odierna.

    Paradosi

    RispondiElimina
  8. ALTRO MATERIALE DA http://www.dici.org/documents/magistere-ou-tradition-vivante-labbe-gleize-denonce-un-faux-dilemme/

    ---

    In una conferenza del 25 gennaio 2012 a Sion (Svizzera) dal titolo "Magistero o tradizione vivente?", padre Jean-Michel Gleize, professore di ecclesiologia al Seminario di Ecône ha detto fra l'altro:

    "Ci contestano, infatti, che il solo magistero vivente e degno di questo nome è il magistero odierno, non quello di ieri.Solo il Magistero di oggi è in grado di dire ciò che è coerente con la tradizione e ciò che non lo è, poiché solo lui rappresenta il magistero vivente, interprete della Tradizione.

    E quindi tra le due, c'è una sola possibilità:
    - o rifiutare il Vaticano II dichiarando che è contrario alla tradizione, ma contraddicendo l'unico magistero possibile. il magistero vivente, che è quello odierno (quello di Benedetto XVI), e noi non siamo cattolici ma protestanti;
    - o decidersi di non essere protestanti e sentirsi obbligati ad accettare il Vaticano II per obbedire al magistero vivente, che è quello odierno, dichiarando che il Concilio è conforme alla Tradizione.

    E' un dilemma, ossia un problema senza apparente soluzione al di fuori di quelle indicate: se si vuole sfuggire ad uno dei due corni, si è presi dall'altro. In realtà questo è un falso dilemma. Infatti esistono pure dei falsi dilemmi (...)

    Le due alternative sono entrambe evitabili dal momento che esiste una terza soluzione. E' possibile rifiutare il Vaticano II senza essere protestanti, obbedendo semplicemente al magistero; è possibile non essere protestanti e obbedire al magistero senza accettare il Vaticano II (...) Il dilemma sopra esposto, infatti, è falso perché si trascura di specificare un'indispensabile distinzione. Se si distingue si ha modo di uscire dal dilemma perché si mostra l'esistenza d'una terza alternativa. La nostra risposta consiste, dunque, nel distinguere. (...)

    Il magistero vivente non si definisce come opposizione al magistero passato; si definisce per opposizione al magistero postumo. Questo magistero vivente è quello del presente, ma pure quello del passato. L'obiezione che ci è posta consiste nell'assimilare magistero vivente e magistero presente e ad opporre questo magistero vivente al magistero passato. Quest'assimilazione esiste poiché ci si pone esclusivamente dal punto di vista del soggetto. Non si distingue più tra i due punti di vista: quello della funzione (in cui il magistero vivente è contemporaneamene presente e passato) e quello del soggetto (in cui il magistero vivente non è che presente). Si confondono i due punti di vista e si riduce così il magistero vivente al magistero presente.

    ... (continua)

    RispondiElimina
  9. ... (continua)

    Il sofismo che [in Vaticano] ci oppongono consiste a confondere i due sensi dell'aggettivo "vivente" attribuito al magistero. Noi diciamo che il magistero vivente copre tutto il magistero passato e presente e ci poniamo così nel giusto punto di vista, che è quello della costanza di una funzione sempre attiva, il cui atto è definito dall'oggetto. Chi ci obbietta si pone nel punto di vista del soggetto e pretende che il magistero vivente coincida esclusivamente con il magistero di un individuo presente e vivente.

    Perché questa confusione? Perché ridurre il magistero vivente al magistero presente? Perché dopo il vaticano II hanno voluto inventare un nuovo magistero. Il magistero è ridefinito poiché ha per compito quello d'esprimere la continuità di un soggetto e non più quella di un oggetto.

    Continuità di un soggetto, ci dice Benedetto XVI nel discorso del 2005, "che cresce nel tempo e si sviluppa restanto tuttavia sempre la stessa, l'unico soggetto del Popolo di Dio in cammino". Per Roma, il magistero vivente è precisamente il magistero di Benedetto XVI, in opposizione al magistero di san Pio X o di Pio XII. Tale magistero è attuale poiché è soggettivo, perché esprime la continuità di un soggetto. E' uno dei presupposti della Tradizione vivente, nel discorso papale del 2005.

    Il magistero non si definisce più in funzione della verità eterna e atemporale della rivelazione (che resta sempre la stessa, che sia passata, presente o futura). Questo nuovo magistero si ridefinisce in funzione del soggetto presente dell'autorità, egli stesso organo di un altro soggetto più fondamentale che è l'unico Popolo di Dio in cammino attraverso i tempi. Il magistero vivente è sempre quello di questo tempo presente, poichè si situa in riferimento al Popolo di Dio tale quale vive nel tempo presente. Il ruolo del magistero è quello d'assicurare la continuità di un'esperienza, è lo strumento dello Spirito che alimenta la comunione assicurando il legame tra l'esperienza di fede apostolica, vissuta nella comunità originale dei discepoli, e l'esperienza attuale di Cristo nella sua Chiesa (Benedetto XVI "La comunione nei tempi: La tradizione", discorso del 26 aprile 2006 nell' osservatore romano, 18, 2 maggio 2006, p. 12).

    ---

    Paradosi

    RispondiElimina
  10. Il papa Ratzinger non è nuovo in queste sue affermazioni. Sono il succo della sua visione "attualizzante" del magistero, come è in tutto il Vaticano.
    Questa visione non è altro che un soggettivismo esasperato che porta l'uomo moderno a gestire e valutare ogni cosa, anche del passato, con i parametri odierni.

    E' un errore conosciuto nella storia e che si presenta anche nella Chiesa di ora.
    E, senza esitazione lo si può collocare nello stesso filone marxista di identificazione della storia umana, tramite i pochi parametri definiti da Marx, il cui succo era che l'uomo era "homo economicus", non altro!

    Freud identificava l'essere umano come un animale che agiva in base a degli istinti primordiali di cui non poteva liberarsi: mangiare e sessualità, esternata o repressa.

    ognuno di questi pensatori esaminava la realtà che gli si presentava davanti, al suo tempo, valutando in base ai parametri DEL SUO TEMPO E DELLA SUA MENTALITA'.

    E' la pura soggettivizzazione della realtà!

    Ratzinger non è da meno e se si volesse spiegare come un uomo possa arrivare a soggettivizzare la realtà, si possono fornire poche chiavi di lettura:
    A incapacità di accettare la complessità della realtà da cui deriva l'esigenza di chiuderla nei propri parametri (es. etichettare un altro per chiuderlo in una casella mentale-più comoda che lasciare fluttuare nella mente una realtà-uomo complessa)
    B orgoglio o superbia per cui si VUOLE incasellare poichè ci si ritiene centro di potere e di esistenza e come tali si è liberi di decidere e classificare con i propri parametri (esempio: la verità non è una sola, quindi io ne do' la MIA interpretazione).

    A voi la scelta di quale categoria si possa inserire l'uno o l'altro personaggio.

    Ma è certo che questo sistema mentale è pieno MODERNISMO, con il quale non si riuscirà MAI ad ottenere un risultato dialogativo.
    Poichè questo sistema mentale parte dal SE' come entità libera ed autonoma e prescinde da qualsiasi altra entità esterna che anzi disturba quando, superiore in conoscenza, impone una visione più equilibrata.

    Questo sistema mentale si rifà alla volontà primordiale di Adamo che volle conoscere con la sua libera decisionalità e libero arbitrio e si impose come ENTITA' autonoma da Dio e dalla Sua volontà, ed incorse nella SUPERBIA.

    Il resto lo sappiamo bene!

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