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sabato 1 gennaio 2011

Nuovo annuncio di preghiera sincretistica ad Assisi...Anno nuovo atteggiamenti vecchi ...

Salmo 126

[1]Canto delle ascensioni. Di Salomone.
Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. [2]Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore:
Parole di Benedetto XVI  all'Angelus, ....Cari fratelli e sorelle, nel Messaggio per l’odierna Giornata della Pace ho avuto modo di sottolineare come le grandi religioni possano costituire un importante fattore di unità e di pace per la famiglia umana, ed ho ricordato, a tale proposito, che in questo anno 2011 ricorrerà il 25° anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace che il Venerabile Giovanni Paolo II convocò ad Assisi nel 1986. Per questo, nel prossimo mese di ottobre, mi recherò pellegrino nella città di san Francesco, invitando ad unirsi a questo cammino i fratelli cristiani delle diverse confessioni, gli esponenti delle tradizioni religiose del mondo e, idealmente, tutti gli uomini di buona volontà, allo scopo di fare memoria di quel gesto storico voluto dal mio Predecessore e di rinnovare solennemente l’impegno dei credenti di ogni religione a vivere la propria fede religiosa come servizio per la causa della pace. Chi è in cammino verso Dio non può non trasmettere pace, chi costruisce pace non può non avvicinarsi a Dio. Vi invito ad accompagnare sin d’ora con la vostra preghiera questa iniziativa.




Preghiera multireligiosa e interreligiosa

Nell’epoca del dialogo e dell’incontro delle religioni è sorto inevitabilmente il problema se si possa pregare insieme gli uni con gli altri. A questo proposito oggi si distingue preghiera multireligiosa e interreligiosa. Il modello per la preghiera multireligiosa è offerto dalle due giornate mondiali di preghiera per la pace, nel 1986 e nel 2002, ad Assisi. Appartenenti a diverse religioni si radunano. […] Tuttavia le persone radunate sanno pure che il loro modo di intendere il “divino”, e quindi la loro maniera di rivolgersi a esso, sono così diversi che una preghiera comune sarebbe una finzione, non sarebbe nella verità. Esse si raccolgono per dare un segno del comune anelito [alla pace e alla giustizia, ndr], ma pregano – anche se in contemporanea – in sedi separate, ciascuno a modo proprio. […]


In riferimento ad Assisi – tanto nel 1986 quanto nel 2002 – ci si è chiesti ripetutamente e in termini molto seri se questo sia legittimo. La maggior parte della gente non penserà che si finge una comunanza che in realtà non esiste? Non si favorisce così il relativismo, l’opinione che in fondo siano solo differenze secondarie quelle che si frappongono tra le “religioni”? Non si indebolisce così la serietà della fede, non si allontana ulteriormente Dio da noi, non si consolida la nostra condizione di abbandono? Non si possono accantonare con leggerezza tali interrogativi. I pericoli sono innegabili, e non si può negare che Assisi, particolarmente nel 1986, da molti sia stato interpretato in modo errato. Sarebbe però altrettanto sbagliato rifiutare in blocco e incondizionatamente la preghiera multireligiosa così come l’abbiamo descritta. A me sembra giusto legarla a condizioni che corrispondano alle esigenze intrinseche della verità della responsabilità di fronte ad una cosa così grande come è l’implorazione rivolta a Dio davanti a tutto il mondo. Ne individuo due:

1. Tale preghiera multireligiosa non può essere la norma della vita religiosa, ma deve restare solo come un segno in situazioni straordinarie, in cui, per così dire, si leva un comune grido d’angoscia che dovrebbe riscuotere i cuori degli uomini e al tempo stesso scuotere il cuore di Dio.

2. Un tale avvenimento porta quasi necessariamente ad interpretazioni sbagliate, all’indifferenza rispetto al contenuto da credere o da non credere e in tal modo al dissolvimento della fede reale. Perciò avvenimenti del genere devono restare eccezionali, e dunque è della massima importanza chiarire accuratamente in che cosa consistano. Questo chiarimento, in cui deve risultare nettamente che non esistono le “religioni” in generale, che non esiste una comune idea di Dio e una comune fede in Lui, che la differenza non tocca unicamente l’ambito delle immagini e delle forme concettuali mutevoli, ma le stesse scelte ultime – questo chiarimento è importante, non solo per i partecipanti all’avvenimento, ma per tutti quelli che ne sono testimoni o comunque ne sono informati. L’avvenimento deve presentarsi in sé stesso e davanti al mondo in modo talmente chiaro da non diventare dimostrazione di relativismo, perché si priverebbe da solo del suo senso.

Mentre nella preghiera multireligiosa si prega nello stesso contesto, ma separatamente, la preghiera interreligiosa significa un pregare insieme di persone o gruppi di diversa appartenenza religiosa. È possibile fare questo in tutta verità e onestà? Ne dubito. Comunque devono essere garantite tre condizioni elementari, senza le quali tale pregare diverrebbe la negazione della fede:

1. Si può pregare insieme solo se sussiste unanimità su chi o che cosa sia Dio e perciò se c’è unanimità di principio su cosa sia il pregare: un processo dialogico in cui io parlo a un Dio che è in grado di udire ed esaudire. In altre parole: la preghiera comune presuppone che il destinatario, e dunque anche l’atto interiore rivolto a Lui, vengano concepiti, in linea di principio, allo stesso modo. Come nel caso di Abramo e Melchisedek, di Giobbe e di Giona, dev’essere chiaro che si parla col Dio unico che sta al di sopra degli dèi, col Creatore del cielo e della terra, col mio Creatore. Dev’essere chiaro dunque che Dio è “persona”, vale a dire che può conoscere ed amare; che può ascoltarmi e rispondermi; che Egli è buono ed è il criterio del bene, e che il male non fa parte di Lui. […]

2. Sulla base del concetto di Dio, deve sussistere pure una concezione fondamentalmente identica su ciò che è degno di preghiera e può diventare contenuto di preghiera. Io considero le richieste del Padre nostro il criterio di ciò che ci è consentito implorare da Dio, per pregare in modo degno di Lui. In esse si vede chi e come è Dio e chi siamo noi. Esse purificano la nostra volontà e fanno vedere con che tipo di volontà stiamo camminando verso Dio, e che genere di desideri ci allontana da Lui, ci metterebbe contro di Lui. Richieste che fossero in direzione opposta alle richieste del Padre nostro, per un cristiano non possono essere oggetto di preghiera interreligiosa, e di nessun tipo di preghiera.

3. L’avvenimento deve svolgersi nel suo complesso in modo tale che la falsa interpretazione relativistica di fede e preghiera non vi trovi alcun appiglio. Questo criterio non riguarda solo chi è cristiano, che non dovrebbe essere indotto in errore, ma alla stessa stregua anche chi non è cristiano, il quale non deve avere l’impressione dell’interscambiabilità delle “religioni” e che la professione fondamentale della fede cristiana sia di importanza secondaria e dunque surrogabile. Per evitare tale errore bisogna pure che la fede dei cristiani nell’unicità di Dio e in quella di Gesù Cristo, il Redentore di tutti gli uomini, non sia offuscata davanti a chi non è cristiano.

(tratto da J.Ratzinger, Fede, verità, tolleranza. Il cristianesimo e le religioni del mondo, Cantagalli, Siena, 2003, pagg.110-114)
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Papa Pio XI: Questa è la vera dottrina sul vero ecumenismo

“A tale scopo si organizzano congressi, incontri e conferenze a cui partecipa ampio concorso di uditori, dove tutti senza distinzione, non credenti di ogni tipo, come anche Cristiani, e perfino coloro che hanno infelicemente rifiutato Cristo e negato la Sua Divina Natura o missione, sono invitati ad unirsi alla discussione. Orbene, tali sforzi non possono ottenere alcun tipo di approvazione fra i Cattolici. Essi presuppongono l’erronea veduta che tutte le religioni siano più o meno buone ed apprezzabili, in quanto tutte danno espressione, sotto varie forme, a quel senso innato che conduce gli uomini a Dio ed al riconoscimento obbediente della Sua legge... favorire questa opinione, pertanto, ed incoraggiare tali intraprese, equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio”
Focalizziamo l’attenzione sulla frase “equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio.” Questa frase è un’altra definizione della parola “apostasia.” Secondo Papa Pio XI, sostenere il falso ecumenismo ed incoraggiarlo, è equivalente all’apostasia. Il Papa continua quindi la sua spiegazione:
“Commetteremo l’iniquità di sopportare che la verità, la verità rivelata da Dio, sia fatta oggetto di compromesso? Perché invero si tratta di difendere la verità rivelata. Gesù Cristo inviò i Suoi Apostoli in tutto il mondo per annunciare la Fede del Vangelo a ogni nazione, e per salvarle dall’errore. Egli volle che lo Spirito Santo insegnasse loro dapprima tutta la verità. Forse che ciò è stato reso oscuro nella Chiesa della quale Dio stesso è Legislatore e Guardiano? Il nostro Redentore disse chiaramente che il Suo Vangelo era da intendersi non solo per l’età apostolica ma per tutti i tempi. Può, allora, l’oggetto della fede esser diventato nel corso del tempo così tenue ed incerto che oggi si debbano tollerare opinioni contradditorie? Se fosse così, allora dovremmo ammettere che la venuta dello Spirito Santo sugli Apostoli, il perpetuo dimorare del medesimo Spirito nella Chiesa, secondo la precisa predicazione di Gesù Cristo, avrebbero perso secoli fa la loro efficacia e valore. Affermare questo sarebbe una bestemmia.”
Questo è sempre stato l’insegnamento della Fede Cattolica attraverso i secoli; ed inoltre, le leggi della Chiesa Cattolica chiaramente riflettono questi insegnamenti:
Canone 1258 §1: I fedeli non possono in alcun modo assistere attivamente o prender parte attiva nelle cerimonie religiose degli acattolici. (communicatio in sacris)
Canone 2316: Chi coopera in qualsiasi modo spontaneamente e scientemente alla propagazione dell’eresia o chi pratica communicatio in sacris con gli eretici, contro il dettato del canone 1258 è sospetto di eresia.


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Comunicato di Mons. Bernard Fellay, 
Superiore Generale della Fraternità San Pio X,
sulla giornata di preghiera interreligiosa di Assisi, 
del 24 gennaio 2002



21 gennaio 2002
 
 
Il Papa Giovanni Paolo II convoca le grandi religioni del mondo, e in particolare i musulmani, ad una grande riunione di preghiera ad Assisi, nello spirito della prima riunione che si tenne nel 1986 per la pace. 
Questo avvenimento provoca la nostra profonda indignazione e la nostra riprovazione.
Perché offende Dio e il suo primo comandamento.
Perché nega l’unicità della Chiesa e della sua missione salvifica.
Perché conduce i fedeli direttamente all’errore dell’indifferentismo.
Perché inganna gli sventurati infedeli e i seguaci delle altre religioni.
Il problema non viene dall’oggetto della preghiera: la pace. 
Pregare, da una parte, per la pace, e cercare, dall’altra, di stabilire ed affermare la pace tra i popoli e le nazioni, è una cosa buona. La liturgia cattolica è piena di bellissime preghiere per la pace. E di tutto cuore noi le facciamo nostre. Inoltre, avendo gli angeli, alla nascita di Nostro Signore Gesú Cristo, annunciato la pace a tutti gli uomini di buona volontà, è del tutto ragionevole invitare i fedeli a implorare dal vero Dio un bene cosí grande, in questo periodo dell’anno.
La ragione della nostra indignazione nasce dalla confusione, dallo scandalo, dalla bestemmia insite nell’invito che il Vicario di Nostro Signore Gesú Cristo, unico mediatore stabilito tra Dio e gli uomini, rivolge alle altre religioni perché vengano a pregare ad Assisi per ottenere la pace.
Si è detto che per evitare ogni sincretismo, non si pregherà “insieme”, ma ogni religione pregherà in sale distinte del convento francescano della città di Assisi. Il cardinale Kasper ha anche affermato, giustamente, che «i cristiani non possono pregare con i membri di altre religioni» (Osservatore Romano, 5 gennaio 2002). 
Ma questo non basta a dissipare il terribile disagio e la confusione: saranno proprio le religioni di ogni specie che pregheranno “ciascuno con il loro culto”, per ottenere, con queste preghiere pronunciate nello stesso momento in luoghi diversi, uno stesso scopo: la pace. Il fatto che tutte siano state invitate nella stessa città, a pregare nello stesso momento, per uno stesso scopo, dimostra chiaramente una volontà di unità, mentre il fatto di doversi separare dimostra invece la contraddizione e l’impossibilità del progetto. La distinzione è volutamente fittizia, benché impedisca, Dio sia lodato, una diretta comunicatio in sacris. Tuttavia, il carattere sincretistico dell’operazione non sfugge a nessuno. 
Con parole ingannevoli si arriva a negare la realtà evidente. Le parole non significano piú niente: “andremo ad Assisi non per pregare insieme”, “andremo insieme per pregare”, “nessun sincretismo”, ecc.
Una cosa è stabilire la pace civile (politica) tra le nazioni per mezzo di congressi, di discussioni, di azioni diplomatiche, con l’intervento di persone influenti delle diverse nazioni e religioni; altra cosa è la pretesa di ottenere da Dio il bene della pace attraverso la preghiera di tutte le (false) religioni. 
Quest’ultimo intendimento si scontra in pieno con la fede cattolica e il primo comandamento.
Poiché qui non si tratta della preghiera individuale, dell’uomo nella sua relazione personale con Dio, sia come Creatore, sia come Santificatore, ma della preghiera di diverse religioni come tali, con i propri riti rivolti alle proprie divinità. 
Ora, la sacra Scrittura, tanto nell’Antico come nel Nuovo Testamento, ci insegna che a Dio è gradita solo la preghiera di Colui che Egli ha stabilito come il solo Mediatore tra Lui stesso e gli uomini, e che questa preghiera si trova solo nella vera religione. Le altre, e in particolare l’idolatria, somma di tutte le superstizioni, Lui le considera un abominazione.
D’altronde, come si può pretendere che delle religioni che ignorano il vero Dio possano ottenere da Lui qualche cosa? San Paolo ci assicura che questi falsi dei sono degli angeli decaduti, dei demoni. «…i sacrifici dei pagani sono fatti a demoni e non a Dio. Ora, io non voglio che voi entriate in comunione con i demoni; non potete bere il calice del Signore e il calice dei demoni; non potete partecipare alla mensa del Signore e alla mensa dei demoni» (Cor I, 10, 20-21).
Invitare queste religioni a pregare, significa invitarle a compiere un atto che Dio riprova, che condanna nel suo primo comandamento: Non avrai altro Dio all’infuori di me. Questo significa indurre in errore gli adepti di queste religioni e confortarli nella loro ignoranza e nella loro disgrazia.
Cosa ancora piú grave: questo invito fa credere che la loro preghiera possa essere utile, perfino necessaria, per ottenere la pace. Iddio Onnipotente, per bocca del suo Apostolo, San Paolo, ci ha anche detto cosa ne pensa: «…non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere fra la giustizia e l’empietà, o quale unione fra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? Quale accordo fra il Tempio di Dio e gli idoli?» (Cor II, 6, 14-16).
«Non sarà mai detta l’ultima parola sulla lotta dei buoni e dei malvagi lungo gli avvenimenti della storia, finché non la si ricondurrà alla lotta personale e sempre irriducibile tra Satana e Gesú Cristo», scriveva assai giustamente Mons. Lefèbvre (Itinerario spirituale, Ed. Ichthys, Albano Laziale, 2000, pag. 63). Questa verità fondamentale a proposito della guerra e della pace sembra completamente dimenticata nella prospettiva dello spirito di Assisi.
A un certo momento della giornata, saranno tutti riuniti. Quando allora risuonerà nelle orecchie dei partecipanti il richiamo del primo papa, San Pietro: «Non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (Atti 4, 12)? Gesú Cristo, unico Salvatore, è anche l’unico Pacificatore. Ma si oserà ricordare queste verità elementari agli ospiti estranei al cristianesimo? La paura di offenderli farà omettere o ridurre ad una semplice fede soggettiva (“Per noi cristiani, Gesú Cristo è Dio”, e simili),questo requisito assoluto della vera pace.
Lo abbiamo appena detto:
Non solo non vi è che un solo e vero Dio, e «coloro che lo misconoscono sono dunque inescusabili» (Rm, 1, 20), ma non vi è che un solo Mediatore (Tim I, 2, 5), un solo ambasciatore gradito a Dio, che intercede senza posa per noi (Ebrei 7, 25). Le religioni che rifiutano la Sua divinità esplicitamente, come il Giudaismo e l’Islam, sono destinate al fallimento nelle loro preghiere, a causa di un errore cosí fondamentale. «Chi è il menzognero, se non colui che nega che Gesú è il Cristo? L’Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre» (Gv I, 2, 22-23).
Malgrado l’apparente monoteismo, non abbiamo lo stesso Dio, non abbiamo lo stesso Mediatore. E solo la Sposa mistica di Cristo (Ef 5, 32) possiede le prerogative per ottenere da Dio, in nome e per mezzo di Gesú Cristo, ogni bene, e in particolare il bene della pace. 
Questa è la fede della Chiesa, insegnata e creduta in tutte le età e in tutti i tempi. Non si tratta di intolleranza o di disprezzo del prossimo, si tratta del rigore della verità. «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14, 6).
Attuare delle azioni, e fare attuare delle azioni, che non esprimono piú tutto questo, significa ingannare. Significa offendere Dio, offendere Colui nel quale Egli ha riposto la sua predilezione (Mc 9, 7): Nostro Signore Gesú Cristo, offendere la Sua santa Chiesa (Mt 16, 18).
In che modo potrebbero essere esauditi coloro che rifiutano questa mediazione, come fanno esplicitamente gli ebrei e i musulmani rifiutando la Sua divinità? 
E lo stesso dicasi per coloro che rifiutano alla Chiesa questo ruolo di mediatrice.
A piú riprese, Giovanni Paolo II ha giustificato la giornata di Assisi. E uno degli argomenti è relativo proprio alla preghiera. «Ogni preghiera autentica viene dallo Spirito Santo, che abita misteriosamente in ogni ànima». 
Ora, se si dà un significato corretto al termine “autentica”,  si può ammettere la prima parte di questa frase. Ma è evidente che allora non si può definire autentica la preghiera del buddista davanti all’idolo di Budda, o quella dello stregone che fuma il calumet della pace, o quella dell’animista.
L’unica autentica è la vera preghiera che si rivolge al vero Dio. È un abuso chiamare autentica la preghiera che si rivolge a un demone. E la preghiera del terrorista fanatico prima di schiantarsi contro le torri di Manhattan: «Allah è grande», dovrà anch’essa essere dichiarata autentica? Non è anch’egli convinto di fare il bene, non è anch’egli sincero? 
È chiaro dunque che la visione puramente soggettiva, con tutta evidenza, non basta perché una preghiera divenga autentica.
Quanto alla seconda parte della frase: «lo Spirito Santo abita misteriosamente in ogni ànima», o in ogni uomo, è certamente falsa. Il termine “misteriosamente” può indurre in errore: nella teologia cattolica, come nella sacra Scrittura, l’inabitazione dello Spirito Santo è direttamente legata alla ricezione della grazia santificante. Una delle prime parole del battesimo, intima al demonio di abbandonare l’ànima, per far posto allo Spirito Santo. Cosa questa che afferma chiaramente che lo Spirito Santo non abitava in quell’ànima.
Alla base della giustificazione della giornata interreligiosa di Assisi vi è dunque una falsa proposizione.
Nella mentalità del dialogo, che intima di considerare l’interlocutore molto positivamente, si predica che nelle altre religioni vi è tanto di bene, e che, dato che il bene viene da Dio, Dio è operante in queste stesse religioni. Si tratta di un sofisma che si fonda sulla mancata distinzione tra l’ordine naturale e l’ordine soprannaturale. Poiché è evidente che quando si parla di una azione di Dio in una religione, si intende l’opera della salvezza, e cioè che Dio salva con la sua grazia, la sua grazia soprannaturale. Invece il bene di cui si dice che sia nelle altre religioni (almeno non cristiane) non è che un bene naturale, Dio agisce in quanto Creatore, che dona l’essere ad ogni cosa, e non in quanto Salvatore. La volontà del Concilio Vaticano II di superare la distinzione fra l’ordine della grazia e l’ordine naturale, produce in questo caso i suoi frutti piú disastrosi. Si determina la piú grande confusione, quella che fa ritenere che una qualsiasi religione possa ottenere in definitiva i piú gran beni dal buon Dio. È un inganno immenso, un errore grottesco.
Un errore che coincide col piano massonico di stabilire un grande tempio della fraternità universale, al di sopra delle religioni e delle credenze, “l’unità nella diversità”, cosí cara alla Nuova Era (New Age) e al globalismo mondialista. «Il nostro inter-confessionalismo ci ha procurato la scomunica del 1738, da parte di Clemente XI. Ma la Chiesa era certamente in errore, tant’è vero che il 27 ottobre 1986, l’attuale Pontefice ha riunito ad Assisi uomini di tutte le confessioni religiose per pregare insieme per la pace. E cosa cercano di diverso i nostri fratelli quando si riuniscono nei tempii, se non l’amore tra gli uomini, la tolleranza, la solidarietà, la difesa della dignità della persona umana, considerandosi uguali, al di sopra di ogni credo politico, di ogni credo religioso e del colore della pelle?» (Gran Maestro Armando Corona, della Gran Loggia Equinozio di Primavera, in Hiram, Organo del Grande Oriente d’Italia, aprile 1987).
Una cosa è certa: non v’è niente di meglio per provocare la collera di Dio.
È per questo che, pur desiderando ardentemente la pace del Signore, noi non avremo assolutamente niente da spartire con questa giornata del 24 gennaio ad Assisi. Nullam partem.
+ Mons. Bernard Fellay
21 gennaio 2002
VN:F [1.9.3_1094]

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