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venerdì 3 maggio 2013

Commento de La Sapinière al carteggio tra Fellay e Ratzinger...

 Ringraziamo per la traduzione un nostro carissimo amico...
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Tra i documenti dell’ultimo Cor Unum, il più scandaloso è senza dubbio la lettera inviata da Mons. Fellay al Papa Benedetto XVI, il 17 giugno 2012.
Quattro giorni prima, il 13 giugno, Mons. Fellay era a Roma per firmare un accordo sulla base della Dichiarazione dottrinale del 15 aprile. Accorgendosi che il suo testo già molto cattivo, ritoccato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, era divenuto ancora peggiore, egli dichiara di non poter firmare. Ma si affretta a far conoscere al Papa, con una lettera del 17 giugno, la sua grande delusione: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà

Questa frase è terribile.
Questa frase è odiosa.
Questa frase basterebbe da sola a screditare totalmente l’autorità di colui che l’ha scritta.
Questa frase dovrebbe suscitare una vera levata di scudi, un concerto di proteste.
Questa frase dovrebbe infine aprire gli occhi dei sacerdoti e dei fedeli che, indossando o meno delle lenti rosa, coltivano ancora delle illusioni sul Superiore generale della Fraternità.

Perché non ci si accusi di estrapolare questa frase dal suo contesto, ecco il contesto stesso:
Mons. Fellay comincia con lo scusarsi di «presentare un problema ulteriore» al Papa. Si dispiace poi che non si sia tenuto «conto della supplica di non ritoccare» la sua Dichiarazione del 15 aprile «a causa delle conseguenze che questo avrebbe comportato» (non a causa di un’intransigenza dottrinale che sembra non sia più all’ordine del giorno), così che «il nuovo testo riprende quasi tutti i punti del Preambolo del settembre 2011 che presentavano delle difficoltà».
E allora bisognava rifiutarli nettamente e porre fine ai tentativi insidiosi di Roma.

È qui che si colloca la frase essenziale, che da sola è una parafrasi: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà
Ci torneremo

Poi, Mons. Fellay confessa «di non sapere che pensare».
Piaccia a Dio che noi si abbia al più presto un capo che, ammaestrato dall’esperienza di questi ultimi decenni e impregnato dell’eredità di Mons. Lefebvre, sappia che pensare!

Mons. Fellay scrive al Papa che lo credeva «disposto a rinviare a più tardi la soluzione delle differenze ancora in corso su certi punti del Concilio e della riforma liturgica, un po’ come al Concilio di Firenze si era passato sotto silenzio la questione del divorzio per cause d’adulterio presso i Greci, pur di arrivare all’unione»
Questa comparazione storica è del tutto manchevole, come ha dimostrato l’eccellente studio «La vera storia della riunificazione dei greci ortodossi con la Chiesa cattolica» (16 gennaio 2013).
Ma notiamo soprattutto che Mons. Fellay considera seriamente in questa lettera di «rinviare a più tardi» e di «passare sotto silenzio» i problemi dottrinali.
Un tempo ci si diceva: «Nessun accordo pratico senza accordo dottrinale». 
È spaventoso!

http://2.bp.blogspot.com/-cdbcAnzr7M4/T9G846BjX1I/AAAAAAAAeNA/orHqoXmMkZ8/s400/fellay_benedict.jpg

Non facciamo alcun processo alle intenzioni: Mons. Fellay aggiunge subito che egli si è: «impegnato in questa ottica malgrado l’opposizione molto forte nei ranghi della Fraternità e a prezzo di importanti disordini» (infatti!)
Questa confessione non richiede alcun commento, al pari di quella della frase seguente, dove Mons. Fellay afferma lui stesso la sua intenzione: «ho intenzione di continuare ad attuare tutti i miei sforzi per proseguire su questa strada, al fine di arrivare ai chiarimenti necessari
A buon intenditore poche parole!

Per farla breve, invece di continuare nell’analisi di una lettera così deprimente, ritorniamo alla frase centrale: «Sfortunatamente, nel contesto attuale della Fraternità, la nuova dichiarazione non passerà
L’avverbio iniziale pesa non poco: visto che la nuova dichiarazione è peggiore di quella del 15 aprile. E Mons. Fellay deplora che essa non passerà «nel contesto attuale della Fraternità».
Egli pensava che il suo testo del 15 aprile 2012 sarebbe passato, nel contesto di allora. Aveva composto un testo in funzione del contesto.
È stata Roma che, ancora una volta, ha rovinato tutto!
Ma niente è perduto: il «contesto» può evolvere; infatti, a partire da questa lettera del giugno 2012, il «contesto della Fraternità» è evoluto in maniera sorprendente, tale che delle cose prima impensabili, in un avvenire più o meno prossimo potrebbero «passare».

Che Mons. Fellay sappia, tuttavia, che con la Grazia di Dio e l’aiuto di Mons. Lefebvre, vi sarà sempre un buon gruppo di sacerdoti e di fedeli risoluti, per i quali, qualunque sia il contesto, il suo testo non passerà.

La Sapinière

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