Giotto: Il bacio di Giuda (Cappella degli Scrovegni, Padova) (foto da Wikimedia) |
tratta di riconoscimento di libertà, di maturità e di responsabilità; in questo la Chiesa può imparare, come ha già sottolineato il Concilio Vaticano II. Da un altro punto di vista, è ineludibile la critica che deriva dallo spirito evangelico nei confronti di questa società, ad esempio quando le persone vengono giudicate solo a seconda delle loro prestazioni, quando la solidarietà reciproca viene calpestata o quando la dignità degli esseri umani non viene riconosciuta. In ogni caso però vale quanto segue: l'annuncio di libertà del Vangelo costituisce il parametro per una Chiesa credibile, per il suo agire e la sua immagine sociale. Le sfide concrete con cui la Chiesa deve confrontarsi non sono affatto nuove. E tuttavia non si riescono a vedere delle riforme che guardino al futuro. Occorre portare avanti un dialogo aperto su questo nei seguenti ambiti di problematicità.
1. Strutture di partecipazione: in tutti i campi della vita ecclesiale la partecipazione dei credenti è la pietra di paragone per la credibilità dell'annuncio di libertà del Vangelo. Conformemente all'antico principio giuridico “Ciò che riguarda tutti, deve essere deciso da tutti” occorrono più strutture sinodali a tutti i livelli della Chiesa. I credenti devono essere resi partecipi alla scelta di importanti “rappresentanti ufficiali” (vescovo, parroco). Quello che può essere deciso sul posto, lì deve essere deciso. Le decisioni devono essere trasparenti.
2. Comunità: le comunità cristiane devono essere luoghi nei quali le persone condividono beni spirituali e materiali. Ma attualmente la vita comunitaria è in declino. Sotto la pressione della mancanza di preti vengono costruite delle unità amministrative sempre più grandi – “parrocchie extralarge” – , nelle quali non possono quasi più essere vissute vicinanza e appartenenza. Si pone ine a identità storiche e a reti sociali particolarmente significative. I preti vengono “bruciati” [dall'eccesso di compiti] e finiscono per esaurirsi. I credenti restano lontani, se non viene data loro la fiducia di assumersi una corresponsabilità e di sentirsi partecipi in strutture democratiche alla direzione delle loro comunità. Il ministero ecclesiale deve servire alla vita delle comunità – non il contrario. La Chiesa ha bisogno anche di preti sposati e di donne in servizio ecclesiale.
3. Cultura del diritto: il riconoscimento di dignità e libertà di ogni essere umano si mostra appunto quando i conflitti vengono affrontati in modo equo e con rispetto reciproco. Il diritto ecclesiale merita questo nome solo se i credenti possono effettivamente far valere i loro diritti. Difesa del diritto e cultura del diritto nella Chiesa devono essere urgentemente migliorati; un primo passo in questa direzione è la creazione di una giurisdizione amministrativa ecclesiale.
4. Libertà di coscienza: Rispetto per la coscienza individuale significa porre fiducia nella capacità di decisione e di responsabilità degli uomini. Favorire e sviluppare questa capacità è anche compito della Chiesa; non deve però trasformarsi in paternalismo. Riconoscere seriamente libertà di coscienza è qualcosa che ha a che fare con l'ambito delle decisioni personali sulla vita e delle forme di vita individuale. L'alta considerazione della Chiesa per il matrimonio e per la forma di vita senza matrimonio è fuori discussione. Ma essa non impone di escludere le persone che vivono responsabilmente l'amore, la fedeltà e la cura reciproca in una unione omosessuale o come divorziati risposati.
5. Riconciliazione: la solidarietà con i peccatori presuppone di prendere sul serio il peccato al proprio interno. Un pretenzioso rigorismo morale non si confà alla Chiesa. La Chiesa non può predicare riconciliazione con Dio, senza procurare essa stessa nel suo agire i presupposti per la riconciliazione con coloro verso i quali è diventata colpevole: per violenza, per violazione del diritto, per il rovesciamento del biblico annuncio di libertà in una morale rigorosa priva di misericordia.
6. Celebrazione: la liturgia vive della partecipazione attiva di tutti i credenti. In essa devono trovare spazio le esperienze e le forme di espressione attuali. La celebrazione non deve irrigidirsi in tradizionalismo. La molteplicità culturale arricchisce la vita liturgica e non può conciliarsi con le tendenze verso una unificazione centralistica. Solo quando la celebrazione della fede accoglie concrete situazioni di vita l'annuncio della Chiesa raggiungerà le persone. Il processo di dialogo ecclesiale iniziato può condurre alla liberazione e al cambiamento se tutte le parti coinvolte sono pronte ad affrontare i problemi impellenti. Si tratta di cercare in un libero ed equo scambio di argomentazioni le soluzioni che portino la Chiesa fuori dalla sua paralizzante autoreferenzialità. Alla tempesta dello scorso anno non può seguire alcuna pace! Nella situazione attuale questa potrebbe essere solo una pace tombale. La paura non è mai stata una buona
consigliera in tempi di crisi. Cristiane e cristiani sono esortati dal Vangelo a guardare con coraggio al futuro e – sulla parola di Gesù – a camminare come Pietro sulle acque: “Perché avete così paura? È così piccola la vostra fede?”
I firmatari (143 fino al 3 febbraio):
Albus, Michael, Universität Freiburg
Anzenbacher, Arno, Universität Mainz
Arens, Edmund, Universität Luzern
Autiero, Antonio; Universität Münster
Bäumer, Franz Josef, Universität Gießen
Baumgartner, Isidor, Universität Passau
Bechmann, Ulrike, Universität Graz
Belok, Manfred, Theologische Hochschule Chur
Benk, Andreas, Pädagogische Hochschule Schwäbisch-Gmünd
Bieberstein, Klaus, Universität Bamberg,
Bieberstein, Sabine, Katholische Universität Eichstätt
Biesinger, Albert, Universität Tübingen
Bischof, Franz Xaver, LMU München
Blasberg-Kuhnke, Martina, Universität Osnabrück
Böhnke, Michael, Universität Wuppertal
Bopp, Karl SDB, Phil.-Theol. Hochschule Benediktbeuern
Bremer, Thomas, Universität Münster
Brosseder, Johannes, Universität zu Köln
Broer, Ingo, Universität Siegen
Bucher, Anton A., Universität Salzburg
Collet, Giancarlo, Universität Münster
Dautzenberg, Gerhard, Universität Gießen
Demel, Sabine, Universität Regensburg
Droesser, Gerhard, Universität Würzburg
Eckholt, Margit, Universität Osnabrück
Emunds, Bernhard, Phil.-Theol. Hochschule St. Georgen
Ernst, Stephan, Universität Würzburg
Feiter, Reinhard, Universität Münster
Franz, Albert, Universität Dresden
Frevel, Christian, Universität Bochum
Fröhling, Edward SAC, Phil.-Theol. Hochschule Vallendar
Fuchs, Ottmar, Universität Tübingen
Fürst, Alfons, Universität Münster
Gabriel, Karl, Universität Münster
Garhammer, Erich, Universität Würzburg
Göllner, Reinhard, Universität Bochum
Görtz, Heinz-Jürgen, Universität Hannover
Goertz, Stephan, Universität Mainz
Grümme, Bernhard, Pädagogische Hochschule Ludwigsburg
Häfner, Gerd, LMU München
Haker, Hille, Universität Frankfurt am Main, Chicago
Hartmann, Richard, Theologische Fakultät Fulda
Heimbach-Steins, Marianne, Universität Münster
Heinz, Hanspeter, Universität Augsburg
Hemel, Ulrich, Universität Regensburg
Hengsbach, Friedhelm SJ, Phil.-Theol. Hochschule St. Georgen
Hilberath, Bernd-Jochen, Universität Tübingen
Hilpert, Konrad, LMU München
Höfer, Rudolf, Universität Graz
Höhn, Hans-Joachim, Universität zu Köln
Hoffmann, Johannes, Universität Frankfurt am Main
Hoffmann, Paul, Universität Bamberg
Holderegger, Adrian, Universität Freiburg(Schweiz)
Holzem, Andreas, Universität Tübingen
Hünermann, Peter, Universität Tübingen
Jäggle, Martin, Universität Wien
Jorissen, Hans, Universität Bonn
Kampling, Rainer, Universität Berlin
Karrer, Leo, Universität Freiburg/Schweiz
Kern, Walter, Pädagogische Hochschule Ludwigsburg
Kessler, Hans, Universität Frankfurt am Main
Kienzler, Klaus, Universität Augsburg
Kirchschläger, Walter, Universität Luzern
Knobloch, Stefan, OFMCap, Universität Mainz
Könemann, Judith, Universität Münster
Kohler-Spiegel, Helga, Pädagogische Hochschule Feldkirch/Vorarlberg
Kos, Elmar, Universität Vechta
Kraus, Georg, Universität Bamberg
Kruip, Gerhard, Universität Mainz
Kügler, Joachim, Universität Bamberg
Kuhnke, Ulrich, Hochschule Osnabrück
Kuld, Lothar, Pädagogische Hochschule Weingarten
Ladenhauf, Karl-Heinz, Universität Graz
Lang, Bernhard, Universität Paderborn
Langer, Wolfgang, Perchtolsdorf
Lesch, Karl Josef, Universität Vechta
Loretan, Adrian, Universität Luzern
Lüdicke, Klaus, Universität Münster
Ludwig, Heiner, TU Darmstadt
Lutterbach, Hubertus, Universität Duisburg-Essen
Maier, Joachim, Schriesheim
Meier, Johannes, Universität Mainz
Mennekes, Friedhelm SJ, Köln
Merks, Karl-Wilhelm, Bonn
Mette, Norbert, Technische Universität Dortmund
Michel, Andreas, Universität zu Köln
Mieth, Dietmar, Universitäten Erfurt und Tübingen
Missala, Heinrich, Universität Duisburg-Essen
Möhring-Hesse, Matthias, Universität Vechta
Mooney, Hilary, Pädagogische Hochschule Weingarten
Müller, Klaus, Universität Münster
Müllner, Ilse, Universität Kassel
Nauer, Doris, Phil.-Theol. Hochschule Vallendar
Neuner, Peter, LMU München
Niederschlag, Heribert SAC, Phil.-Theol. Hochschule Vallendar
Odenthal, Andreas, Universität Tübingen
Ollig, Hans-Ludwig SJ, Phil.-Theol. Hochschule St. Georgen
Pellegrini, Silvia, Universität Vechta
Pemsel-Maier, Sabine, Pädagogische Hochschule Karlsruhe
Pesch, Otto Hermann, Universität Hamburg
Pock, Johann, Universität Wien
Poplutz, Uta, Universität Wuppertal
Porzelt, Burkard, Universität Regensburg
Raske, Michael, Universität Frankfurt am Main
Richter, Klemens, Universität Münster
Roebben, Bert, Universität Dortmund
Rotter, Hans, Universität Innsbruck
Sauer, Ralph, Universität Vechta
Schäper, Sabine, Katholische Fachhochschule Münster
Schmälzle, Udo, Universität Münster
Schmidt, Thomas M., Universität Frankfurt am Main
Schmiedl, Joachim, Phil.-Theol. Hochschule Vallendar
Schockenhoff, Eberhard, Universität Freiburg
Scholl, Norbert, Pädagogische Hochschule Heidelberg
Schulz, Ehrenfried, LMU München
Schreiber, Stefan, Universität Augsburg
Schreijaeck, Thomas, Universität Frankfurt am Main
Schüller, Thomas, Universität Münster
Schüngel-Straumann, Helen, Universität Kassel / Basel
Seeliger, Hans-Reinhard, Universität Tübingen
Siller, Hermann Pius, Universität Frankfurt am Main
Simon, Werner, Universität Mainz
Spiegel, Egon, Universität Vechta
Steinkamp, Hermann, Universität Münster
Steins, Georg, Universität Osnabrück
Stosch, Klaus von, Universität Paderborn
Striet, Magnus, Universität Freiburg
Strotmann, Angelika, Universität Paderborn
Theobald, Michael, Universität Tübingen
Trautmann, Franz, Pädagogische Hochschule Schwäbisch-Gmünd
Trautmann, Maria, Katholische Universität Eichstätt
Trocholepczy, Bernd, Universität Frankfurt am Main
Vogt, Markus, LMU München
Wacker, Marie-Theres, Universität Münster
Wahl, Heribert, Universität Trier
Walter, Peter, Universität Freiburg
Weirer, Wolfgang, Universität Graz
Wendel, Saskia, Universität zu Köln
Wenzel, Knut, Universität Frankfurt am Main
Werbick, Jürgen, Universität Münster
Willers, Ulrich, Katholische Universität Eichstätt
Ziebertz, Hans-Georg, Universität Würzburg
Zwick, Reinhold, Universität Münster
Intanto hanno già riformato la Chiesa nei loro paesi. Lasciamoli dove stanno, poveracci
RispondiElimina1. La credibilità dell'annuncio di libertà del Vangelo? Il VANGELO E’ VERITA’, E’ CREDIBILISSIMO , INDIPENDENTEMENTE DALLE STRUTTURE.
RispondiEliminaIl Vescovo un “rappresentante ufficiale”? Vorrei lanciare una scarpa… Signore aiutaci tu!
2. Comunità: le comunità cristiane devono essere luoghi nei quali le persone condividono beni spirituali e materiali. OK, e che cosa c’entrano i preti sposati e le donne preti? Ecco, non ci sono vocazioni, e quindi LIBERI TUTTI. Ma sì, pure mia nonna…
3. Cultura del diritto: con questo diritto alla Libertà (tema postconcilaire), finiremo per essere tutti atei…
4. Libertà di coscienza: C’E’ GIA’. Siamo tutti liberi di seguire Gesù Cristo o rinnegarlo. Troppo comodo piegarlo ai nostri peccati…. Perché di peccati si sta parlando. Se ritengono il matrimonio cristiano come una firmetta, e non come un sacramento indissolubile, allora FUORI!!!
5. Riconciliazione: la solidarietà con i peccatori presuppone di prendere sul serio il peccato al proprio interno.
BENE. Ma non facciamo della lotta al moralismo un nuovo moralismo… I singoli possono sbagliare, ma la Chiesa rimarrà sempre SANTA. Ed invece si prendono a modello i peccati di singoli e si vorrebbe cancellare la Chiesa. FALSI
6. Celebrazione: la liturgia vive della partecipazione attiva di tutti i credenti.
BENE, ma poi si vorrebbe l’anarchia totale???? La Liturgia è DIVINA. Già ho delle perplessità su ciò che sapete bene, ma qui si vorrebbe legittimare il Sacerdote Orange!!!!!!
Perdonatemi, ma questi non sono cattolici vero? Vi prego di confermarmelo, perché altrimenti altro che preghiere… A proposito, non ho visto la firma di Lutero…
"Perdonatemi, ma questi non sono cattolici vero? Vi prego di confermarmelo, perché altrimenti altro che preghiere… A proposito, non ho visto la firma di Lutero… "
RispondiEliminaDipende cosa si intende per "cattolico": oggi il cattolico è colui che partecipa e sottoscrive in toto l'ideologia del post concilio...di cui questi (ed altri) sono i frutti.
Secondo la sana Dottrina cattolica tramandata nei secoli fino al concilio, il cattolico è colui che segue, senza discostarsene, gli insegnamenti del Santo Vangelo di Cristo e gli approfondimenti di questo, insiti nella Tradizione e nel Magistero proclamato fino a Pio XI(non perchè tutto quanto detto in seguito sia storto, ma non c'è la certezza di non cibarsi anche di veleno mescolato al buon cibo). Il problema oggi, è che chi non sottoscrive il Vaticano II non è considerato "cattolico", ma questi qui, che lo sottoscrivono, anzi fanno leva proprio su quei principi per affermare quanto sopra, sono "cattolici", perchè legati alll'ermeneutica della "continuità".........
Lutero? Lui c'entra sempre...non può firmare, ma li protegge dal... Basso.
"la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando."
RispondiEliminaALLOCUTIO di apertura del CVII 11/10/1962
ECCO LA NUOVA PRIMAVERA.
CVCRCI
Al peggio non c'è mai limite. Questo è vero.
RispondiEliminama chiedevo se questi parlano e firmano, ufficialmente come cattolici.
Sul "cattolico" post concialiare concordo. Io ne sono il caso emblematico. Post-concilaire fino alle budella, perchè questo ho vissuto, ma le budella iniziano a contorcersi...
Sul fatto che fanno leva sui documenti del Concilio Vaticano II non concordo. Forse con l'idea che il Concilio Vaticano II abbia aperto la porta a qualunque cambiamento, questo sì.
ma questi veramente hanno sbroccato. Quello che hanno detto è Modernismo. E' che ancora oggi non riesco a capire dove sta questo confine. e le parole di apertura del Concilio non tracciano un confine netto.
nella Chiesa oggi manca ESSERE NETTI. O COSi' o POMI'. Ma almeno che lo si dica con forza ed urlando. non con i libretti per pochi intimi...
saranno fratelli "normali"o fratelli separati? Già perchè i fratelli "maggiori" ci sono già, anche se non vogliono sentirsi chiamare così..Usando la medicina della misericordia (è una virtù la misericordia;non mi risulta che sia mai stata una medicina, poichè la medicina che contrasta la malattia, sempre crea una reazione essendo introduzione di prodotto efficae NON E' ASTENSIONE -CHIAMATA MISERICORDIA )La misericordia, come l'astensione, come medicina non protegge, uccide.
RispondiEliminaAnche se ormai sembrerebbe inutile, è bene ricordare che tutti i cavalli di battaglia del modernismo che ogni giorno ci sono ricordati, predicati, imposti o pretesi, sono stati infallibilmente condannati da San Pio X con il decreto "Lamentabili sane exitu" e l'enciclica "Pascendi Dominici Gregis". Non solo: coloro che contraddicono e sostengono proposizioni, opinioni e dottrine contrarie a quando stabilito da San Pio X nei due atti, sono colpiti dalla scomunica attraverso l'atto "Praestantia Scripturae Sacrae" del 18 novembre 1907, emanata dal Santo Papa proprio per reprimere ogni tentativo modernista e la scomunica è ancora vigente, visto la chiusura dell'atto: "In forza dell'autorità Nostra, Noi vogliamo e comandiamo che tutte queste disposizioni restino fisse ed abbiano efficacia, non ostante qualunque cosa in contrario."
RispondiEliminaChiaramente, parlare oggi di scomunica è meritevole di scomunica.
Patrizia
Grazie Patrizia,
RispondiEliminadoverosissima precisazione, per nulla inutile, perchè non da tutti conosciuta, perciò non scontata....
Estratto di un articolo con fonte www.repubblica.it del 29 gennaio 2011.Speriamo che il passare degli anni abbia portato anche saggezza.
RispondiElimina"Quarantuno anni fa Joseph Ratzinger mise in discussione l'obbligo del celibato per i sacerdoti cattolici. Lo fece in una lettera confidenziale, scritta insieme ad altri otto illustri e allora giovani teologi, inviata alla Conferenza episcopale tedesca. L'uomo che oggi appare un Pontefice conservatore, uno strenuo difensore di tradizioni, ortodossia e dogmi, allora chiese di considerare l'ipotesi di permettere ai preti una normale vita sessuale e la costruzione d'una famiglia. Lo ha rivelato ieri la Sueddeutsche Zeitung, riportando il contenuto della missiva. È una scoperta imbarazzante per Benedetto XVI (…) Era il 9 febbraio 1970, Ratzinger aveva appena 42 anni. "Pieni di timor di Dio - scrissero i nove teologi - poniamo la questione della situazione d'emergenza della Chiesa. Le nostre riflessioni riguardano la necessità urgente di una riflessione e di un approccio differenziato sulla legge del celibato della Chiesa. Siamo convinti che ciò sia necessario al più alto livello ecclesiastico". (…) E ancora: "Teologicamente è ingiusto non ripensare il tema alla luce della nuova situazione storica e sociale. Specialmente i preti giovani si chiedono, alla luce dell'acuta crisi delle vocazioni, come questi problemi della vita della Chiesa e dei suoi pastori potranno essere risolti nei prossimi anni". Chi sceglie il sacerdozio, sottolinearono i nove, affronta solitudine e perdita di riconoscimento del proprio ruolo nella società di oggi, una società altamente sessualizzata. (…)"
Patrizia
Secondo il codice di diritto canonico n.833, sono obbligati ad emettere la professio fidei il rettore e gli insegnanti di teologia e filosofia nei seminari, il rettore dell'università ecclesiastica o cattolica, i docenti che insegnano in qualsiasi università discipline pertinenti alla fede e ai costumi.
RispondiEliminaCon quale spirito i teologi sopra hanno giurato sopra i Vangeli?
Patrizia