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venerdì 16 marzo 2012

Conc. di Trento (D. B. 854) definisce: «Se alcuno dirà che nei ministri, mentre fanno e conferiscono i Sacramenti, non è richiesta almeno l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, sia scomunicato».

Marcel Lefebvre: "Hanno trasformato i nostri Sacrifici, i sacramenti, i catechismi... Siamo stupefatti, dolorosamente sorpresi. Che fare in presenza di una realtà così profondamente angosciosa, lacerante, schiacciante? Mantenere la fede."

 

..Nella Chiesa non c'è alcun diritto, alcuna giurisdizione che pos­sa imporre a un cristiano una diminuzione della propria fede. Ciscun fedele può e deve resistere a chiunque attenti alla sua fede, fa­cendo leva sul catechismo della sua infanzia. Se si trova di fronte a un ordine che la mette in pericolo di corruzione, la disobbedienza è un dovere tassativo. Ora, siccome noi riteniamo che la nostra fede sia in pericolo a causa delle riforme e degli orientamenti post-con­ciliari, abbiamo il dovere di disobbedire e di attenerci alla Tradizio­ne. Aggiungiamo: è il più grande servizio che possiamo rendere al­la Chiesa e al successore di Pietro, quello di rifiutare una « Chiesa » riformata e liberaleggiante. Lo abbiamo visto: Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, non è né liberale né riformabile.
 Il colpo da maestro di Satana
Due religioni si affrontano. Ci troviamo in una situazione dram­matica, in cui è impossibile non fare una scelta. Tale scelta però non è fra l'obbedienza e la disobbedienza. Ciò che ci propongono, ciò a cui siamo espressamente invitati, ciò per cui ci perseguitano, si ri­duce a scegliere una parvenza di obbedienza. Il Santo Padre, infat­ti, non può chiederci di abbandonare la nostra fede. Noi scegliamo dunque di conservarla, sapendo che non possiamo ingannarci rima­nendo attaccati a ciò che la Chiesa ha insegnato per ben duemila an­ni. La crisi è profonda, sapientemente organizzata e diretta, tanto che si può veramente credere che il maestro concertatore non sia un uomo, bensì Satana in persona. È il colpo da maestro di Satana es­sere riuscito a far disobbedire i cattolici a tutta la Tradizione... pro­prio in nome dell'obbedienza. Ma l'obbedienza, in questo caso, do­vrebbe manifestarsi con un rifiuto categorico. L'autorità, anche le­gittima, non può ordinare un atto riprovevole, cattivo.
San Tommaso d'Aquino, al quale in materia teologica è bene fa­re sempre riferimento, arriva fino a domandarsi nella Somma teolo­gica se la « correzione fraterna » prescritta da Nostro Signore possa esercitarsi anche verso i superiori. Dopo aver esaminato tutte le di­stinzioni utili, risponde: «Si può esercitare la correzione fraterna verso i superiori quando si tratta della fede». Se noi fossimo più fermi su questo principio, eviteremmo di arrivare fino ad assimilare gradualmente le eresie.

Si stà dibattendo sulle condizioni per avere un vero e lecito Sacramento della Chiesa Cattolica, chiaramente l'argomento è delicato, e perchè delicato? Perchè viviamo nell'epoca della Chiesa in cui la fede è stata profondamente cambiata nell'ultimo Conciliabolo Vaticano modernista II e questo è avvenuto in tutti gli aspetti della fede e in particolar modo nei Sacramenti. Ora le condizioni per avere un vero Sacramento sono tre: " La forma, la materia e per ultimo l'intenzione da parte del ministro lecitamente Consacrato di credere e quindi agire secondo le intenzioni della Chiesa". Ora, dato che è un dato di fatto che le intenzioni della Chiesa sono state alterate nell'ultimo Conciliabolo si pone un grosso problema: i Sacramenti amministrati secondo le nuove dottrine moderniste della "nuova chiesa Conciliare" sono leciti?
Per fare un esempio; un sacerdote uscito dai seminari eretici neocatecumenali esprime sicuramente nel suo foro interno la fede nelle eresie del movimento Neocatecumenale, in più ha fatto suo anche l'insegnamento eterodosso conciliare, quindi le sue intenzioni non sono quelle della Vera Chiesa Cattolica ma quelle delle eresie Neocatecumenali e quelle del Conciliabolo; pertanto i Sacramenti da essi amministrati si possono definire "probabilmente invalidi". Tutto ciò è veramente tragico. Ben a ragione Monsignor Fellay si è lamentato del comportamento invasivo del Vescovo modernista Concilare in quanto è portatore della dottrina modernista Conciliare. La Fraternità San Pio X è nata per salvaguardare il Sacerdozio, quindi anche la Liturgia Vetus Ordo, e la fede retta della Vera Chiesa Cattolica, quella Pre Conciliare. Quindi nessuno scandalo per l'atteggiamento del Monsignore, anzi grande plauso per la sua presa di posizione nei confronti di un Vescovo che abusivamente ha amministrato il Sacramento della Cresima all'interno della San Pio X. Prima si rifiutano di incardinarli e li combattono in ogni dove, poi maleducatamente si insinuano dentro la Fraternità scavalcando il Vescovo di essa, pensando di avere il potere di comandare su di essa, (oltertutto questo vescovo è anche in pensione), quando invece la Fraternità non è incardinata in nessuna Diocesi. In definitiva Monsignor Fellay si è preoccupato della validità del Sacramento (cioè si è giustamente preoccupato delle anime), Sacramento amministrato da questo Vescovo che campa con le intenzioni moderniste del Conciliabolo. Ora subito sotto proponiamo ai lettori un illuminate insegnamento dottrinario sui Sacramenti affinchè sia ben chiaro a tutti quali siano le condizioni necessare affinchè un Sacramento sia valido.

Intanto che scriviamo questo articolo veniamo a sapere che Monsignor Fellay stamattina ha incontrato il Papa:
  Papa ai lefebvriani: risposte non sufficienti a superare problemi
Citta' del Vaticano, 16 mar. (Adnkronos)
Questa mattina Benedetto XVI ha incontrato il Superiore della Fraternita' di San Pio X Monsignor Bernard Fellay in Vaticano per un colloquio di due ore. Il Papa ha consegnato al leader dei lefebvriani una lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede nella quale si precisa che la risposta della Fraternita' all'offerta di accordo della Santa Sede per far rientrare il gruppo nel seno della Chiesa, ''non e' sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura tra Santa Sede e Fraternita'''. (Adnkronos)

NOI PERSONALMENTE FACCIAMO NOSTRA QUESTA SANTA POSIZIONE DEL GRANDE VESCOVO MARCEL LEFEBVRE, per salvaguardare la nostra fede :
"...Hanno trasformato i nostri Sacrifici, i Sacramenti, i catechismi... Siamo stupefatti, dolorosamente sorpresi. Che fare in presenza di una realtà così profondamente angosciosa, lacerante, schiacciante? Mantenere la fede. Obbedire a Nostro Signore Gesù Cristo e a ciò che ci ha trasmesso per duemila anni. In un momento di terrore, di confusione, di disgregazione della Chiesa, che dobbiamo fare, se non attenerci a ciò che Gesù ha insegnato, a ciò che la Chiesa ci ha dato come verità per sempre, definita una volta per tutte?
Non si può più cambiare ciò che è stato definito una volta per tut­te dai Sommi Pontefici con la loro infallibilità. Nessuno ha il dirit­to di cambiare la verità che è inscritta per sempre nelle Sacre Scrit­ture, perché l'immutabilità della verità corrisponde all'immutabilità di Dio: è, per l'esattezza, una comunicazione dell'immutabilità di Dio all'immutabilità delle nostre verità. Cambiarle significherebbe attentare all'immutabilità di Dio. Mentre Dio è ìmmotus in se permanens, rimane immoto in sé, nell'eternità, al di fuori del mutare dei tempi.
Perciò dobbiamo aderire alle verità eterne, che ci sono state in­segnate in modo permanente, senza lasciarci turbare dal disordine attuale. Sapere quando è il caso di obbedire, non « obbedire per ob­bedire», un'obbedienza fine a se stessa. Perché in definitiva si trat­ta di questo.
Da una parte il buon Dio ha voluto che la Sua verità ci fosse tra­smessa attraverso gli uomini che partecipano della Sua autorità. Dall'altra, nella misura in cui essi non sono fedeli alla trasmissione della verità, noi non possiamo più accettare i loro ordini e gli obbli­ghi che vogliono imporci. Infatti, obbedire a degli uomini che tra­smettono infedelmente il messaggio che è stato loro dato, signifi­cherebbe disobbedire a Dio. E non c'è dubbio che dobbiamo obbe­dire a Dio, piuttosto e prima che agli uomini: in tal caso essi non ottemperano alla funzione per cui hanno ricevuto l'autorità. Laddo­ve, al contrario, il messaggio trasmesso dagli uomini corrisponde a quello di Nostro Signore, non abbiamo alcun diritto di non obbedi­re, fino all'ultimo iota.
Per questo lo stesso san Paolo ci ha avvertito affermando: « Se un angelo del cielo o se io stesso vi insegnassi qualcosa di diverso da ciò che vi ho insegnato, non ascoltatelo» (Gfil 1,8). È il nostro caso: siamo proprio davanti a questa realtà. Se anch'io vi insegnassi qualcosa di contrario ali insegnamento di Gesù Cristo, a ciò che tutta la Tradizione ci ha tramandato, non ascoltatemi. Avreste il di­ritto di non obbedirmi, perché non sarei rimasto fedele alla missio­ne che Dio mi ha affidato."


Ciò che è necessario per amministrare un sacramento
tratto dalla "Somma di Teologia dogmatica" di Padre Giuseppe Casali

San Vincenzo Leniroper conosceva lo shock delle eresie, e pertanto dà una regola di condotta sempre valida, anche dopo mille­cinquecento anni: « Cosa farà il cristiano cattolico se qualche piccola parte della Chiesa si staccherà dalla comunione, dalla fede universa­le? Quale altra decisione prendere, se non preferire alla parte cancre­nosa e corrotta il corpo nel suo insieme che è sano? E se qualche al­tro nuovo contagio cerca di avvelenare non più una piccola parte del­la Chiesa, ma tutta quanta, allora sarà sua massima cura attenersi all'antico, che evidentemente non può essere sedotto da alcuna novità menzognera»
 
Nel Decreto agli Armeni (D. B. 695) la Chiesa dichiara:
«Tutti i Sacramenti si fanno con tre cose e cioè con le cose come materia, con le parole come forma, con la persona del ministro che conferisce i Sacramenti, il quale abbia l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa».
Studiamo perciò questi tre elementi essenziali per fare un Sacramento.
MATERIA E FORMA
Abbiamo detto, ed è dottrina di fede, che il Sacramento è segno sensibile e efficace della grazia, e che cioè non soltanto significa ma produce la grazia. In ogni Sacramento troviamo questo segno sensibile che è costituito da due elementi: cose e parole.
A questi due elementi gli Scolastici hanno dato un nome:
MATERIA E FORMA, desumendolo per analogia dai corpi fisici che appunto sono costituiti dalla materia e dalla forma.
LA MATERIA dunque è la cosa sensibile con cui si fanno i Sacramenti, per esempio: l’acqua nel Battesimo.
La parola cosa è presa in senso largo e significa non solo una sostanza, ma a volte una azione, come per esempio gli atti del penitente nella Confessione.
La materia si dice remota quando si considera solo in sè, come l’acqua nel Battesimo; si dice prossima quando si considera nell’uso del Sacramento, come nel Battesimo l’abluzione che si fa con l’acqua.
LA FORMA sono le parole, ossia la formula che si pronuncia amministrando il Sacramento. Per esempio nel Battesimo sono le parole che si pronunciano versando l’acqua: «Io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
In qualche caso le parole possono essere sostituite da un gesto, come nel Matrimonio dove l’assenso può essere manifestato, per esempio, con un segno affermativo del capo.
Ogni Sacramento ha come segno sensibile lo materia e la forma.
La S. Scrittura stessa ci riporta per diversi Sacramenti le parole e la materia che debbono essere usate nell’amministrazione. Per esempio nel Battesimo, nella Eucaristia, come abbiamo indicato. Per gli altri Sacramenti, vedremo meglio trattando di ciascuno di essi.
IL MINISTRO DEL SACRAMENTO
MINISTRO è colui che conferisce il Sacramento.
MINISTRO PRINCIPALE è lo stesso Gesù Cristo che ha istituito i Sacramenti e nel cui nome e autorità vengono amministrati dal MINISTRO SECONDARIO. Questi, per legge ordinaria, è un uomo viatore, cui è stata data tale facoltà. Abbiamo detto per legge ordinaria, perchè in caso straordinario Dio può far benissimo amministrare un Sacramento da altri, per esempio, dagli Angeli (Cfr. S. Th. 3, q. 64 a. 7).
Il ministro è ordinario quando amministra i Sacramenti per suo ufficio: è straordinario quando gli è concessa tale facoltà per necessità, come un infedele che amministra il Battesimo a uno in punto di morte, o per privilegio, come un Parroco nell’amministrare la Cresima.
Non ogni cristiano può essere ministro per qualunque Sacramento, come ha definito il Conc. di Trento e come si vede dalla Scrittura, dove Gesù dà la potestà agli Apostoli, sia per esserne ministri, come per dare certe determinazioni. Ad esempio nel Matrimonio, dove sono ministri dei laici, la Chiesa ha stabilito per la validità in via ordinaria, la presenza del Sacerdote che ne abbia facoltà.
Così pure per tutti i Sacramenti, eccetto l’Eucaristia, il ministro deve essere distinto da chi riceve il Sacramento.
L’intenzione del ministro
I Protestanti partendo dal loro principio che i Sacramenti servono solo per eccitare la fede e così giungere alla giustificazione, dissero che come forma sufficiente per la validità del Sacramento bastavano le parole pronunciate anche con la sola intenzione esterna e persino dette per gioco. Come avviene in un discorso chè se uno dice una frase, anche senza pensarci e magari senza nemmeno accorgersene, gli ascoltatori ricevono l’idea espressa.
TESI - Per la validità dei Sacramenti si richiede che il Ministro abbia l’intenzione interna di fare ciò che fa la Chiesa. Non basta compiere l’atto per gioco o con sola intenzione esterna.
E’ DI FEDE
riguardo a un Sacramento amministrato per scherzo.
E’ COMUNE SENTENZA
riguardo alla intenzione solamente esterna.
SPIEGAZIONE: L’intenzione è un atto della volontà con cui uno stabilisce di fare qualche cosa.
Come abbiamo detto altrove è attuale quando all’intenzione si unisce l’attenzione. È virtuale quando continua l’atto della volontà, perchè emesso da poco ma vi manca l’attenzione del momento. È abituale quando l’atto viene emesso quasi in forza di una abitudine ed è così distante dall’intenzione attuale, che questa si può dire non duri più, come ad esempio uno pronunziasse le parole di un Sacramento nel sonno, o nello stato ipnotico.
Si dice intenzione interna quella in cui il ministro intende compiere l’atto come una azione sacra; si dice esterna quando il ministro lo compie come un rito semplicemente materiale e non come cosa sacra.
Per fare un Sacramento non basta la INTENZIONE ABITUALE che non può dirsi la continuazione di una precisa volontà, ma occorre almeno la INTENZIONE VIRTUALE, in cui persevera l’atto dell’intenzione.
FARE ciò CHE FA LA CHIESA. Per la validità non è richiesto che il ministro creda lui stesso nel Sacramento (come vedremo nella prossima tesi). Basta che intenda fare ciò che fa la Chiesa. Un pagano, in caso di necessità, può amministrare validamente il Battesimo.
LA CHIESA. Deliberatamente è stata messa questa parola senza aggiungerci «Cattolica». Anche un eretico o uno scismatico quando battezza col rito di quella che lui in buona fede crede la vera Chiesa, intende di amministrare quel Sacramento che è stato conservato nella sua Chiesa da quando si distaccò dalla Chiesa Cattolica. Quindi in definitiva, implicitamente, ha l’intenzione di amministrare quel Sacramento che fu istituito da Gesù Cristo e che è poi quello stesso che si fa nella Chiesa Cattolica. Perciò il Battesimo amministrato nelle varie sette eretiche o scismatiche, purchè venga usata la materia e la forma conveniente è valido.
PROVA:
A) - LA SCRITTURA quando parla dei Sacramenti li presenta come un atto da compiere in nome di Cristo: «Battezzate»; «fate questo in memoria di me» ecc... Ora non si può compiere un atto umano senza avere intenzione di compierlo. Se io pronuncio delle parole con intenzione solo esterna, come per esempio per riferire ciò che ha detto un altro, io non intendo eseguire quanto quelle parole esprimono. Molto più se lo dico solo per gioco. Dunque per ripetere quanto vuole Gesù per fare un Sacramento è necessaria veramente la intenzione interna.
B) - LA TRADIZIONE. Oltre al Decreto per gli Armeni già citato, il Conc. di Trento (D. B. 854) definisce: «Se alcuno dirà che nei ministri, mentre fanno e conferiscono i Sacramenti, non è richiesta almeno l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, sia scomunicato».
Inoltre lo stesso Concilio (Sess. 14, 6) dichiara «invalida la assoluzione data dal Sacerdote che non ha l’intenzione di agire seriamente e di assolvere veramente».
La fede e la santità del ministro
Il Vescovo Agrippino di Cartagine, giudicando che il Battesimo dato dagli eretici fosse invalido, comandava che si ripetesse per coloro che venivano a far parte della Chiesa Cattolica. Lo stesso concetto fu seguito da altri, tra cui s. Cipriano che però, secondo s. Agostino, avrebbe ritrattato prima della morte questo errore, che fu poi condannato da s. Stefano I.
Il medesimo errore fu rinnovato dai Donatisti, dai Valdesi, dagli Albigesi e dagli Anabattisti, che inoltre sostenevano la necessità della probità di vita del ministro per la validità dei Sacramenti.
TESI - Per la validità dei Sacramenti non è richiesta nel ministro né la Fede, né la santità, (ossia lo stato di grazia).
E’ DI FEDE
che non è richiesta la fede per la valida amministrazione del Battesimo e lo stato di grazia per qualsiasi Sacramento.
E’ PROSSIMO ALLA FEDE che non sia richiesta la fede per la valida amministrazione degli altri Sacramenti, Alcuni pongono la difficoltà riguardo al Sacramento della Penitenza, perchè chi ha rinnegato la fede, di solito non l’amministra validamente.
Ma la questione della invalidità non nasce dalla potestà di ordine che possiede il ministro eretico. Si deve ricercare invece nella potestà di giurisdizione che viene ordinariamente tolta dalla Chiesa a chi sia eretico, e conseguentemente scomunicato. Ma in radice questa potestà resta anche in lui, tant’è vero che in caso di estrema necessità la Chiesa riconosce valida la sua assoluzione, perchè appunto, in tal caso, gli dà di nuovo il potere di giurisdizione.
PROVA:
A) - L’EFFICACIA DEI SACRAMENTI non proviene dalla virtù del ministro, ma ex operato, cioè in forza dello stesso Sacramento. Il ministro è causa strumentale e secondaria dei Sacramenti: la causa principale e meritoria è Gesù stesso di cui il ministro fa le veci ed è la grazia di Gesù che scende nell’anima.
B) - LA TRADIZIONE ha costantemente insegnato così. S. Stefano I condanna i ribattezzanti. S. Vincenzo di Lirino (Ep. 73,3) sostiene che questo errore è «contro la regola universale della Chiesa». S. Agostino contro i Donatisti (Tract. 5 in Joan, e altrove), illustra con vari esempi la santità del Sacramento amministrato anche da un indegno col paragone del seme che fruttifica anche se seminato da mani sporche; dell’acqua che irriga pur passando per canali o di pietra o di ferro; del sigillo regio che riproduce la sua effigie sia di ferro che di oro; del medico che cura gli altri anche se malato lui stesso.
Il Conc. di Trento definisce esplicitamente questa verità:
«Se alcuno dirà che il ministro il quale si trova in peccato mortale, purchè abbia osservato tutte le cose essenziali riguardo a fare e a conferire il Sacramento, non conferisce il Sacramento, sia scomunicato» (D. B. 855). E riguardo al Battesimo:
«Se alcuno dirà che il Battesimo che viene dato dagli eretici, nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa non è vero Battesimo, sia scomunicato» (D. B. 860).
Perchè il Sacramento sia amministrato LECITAMENTE oltre chè validamente, è chiaro che il ministro deve avere oltre la fede, lo stato di grazia. Egli tratta una cosa sacra e se è in peccato commette una profanazione di cosa sacra, e cioè un sacrilegio.
LE CERIMONIE
Oltre le parti essenziali, e cioè la materia e la forma, ogni Sacramento ha per la sua amministrazione diversi RITI E CERIMONIE istituite dalla Chiesa.
La Chiesa ne ha ricevuto la potestà da Gesù Cristo e ve le ha poste perchè i fedeli ne ricevano un più largo frutto spirituale e comprendano meglio il significato del Sacramento attraverso le cerimonie, le preghiere, gli insegnamenti e i simboli visibili, Inoltre con questi riti il Sacramento stesso è circondato di maggiore venerazione e amministrato con maggiore riverenza. Perciò debbono essere osservate fedelmente, senza mutazioni o mutilazioni.
Tutti questi insegnamenti sono compendiati in un canone del Conc. di Trento (D. B. 856): «Se alcuno dirà che i riti della Chiesa Cattolica accettati ed approvati, soliti ad usarsi nella solenne amministrazione dei Sacramenti si possono o disprezzare o omettersi a piacere dai ministri senza peccato o cambiarsi da qualunque pastore della Chiesa, sia scomunicato».

I Sacramenti nel Catechismo del Concilio di Trento
II SACRAMENTI
La dottrina dei sacramenti è necessaria ai parroci
148 Se ogni parte della dottrina cristiana richiede nel parroco sapere e diligenza, la dottrina dei sacramenti, necessaria per volere di Dio e fecondissima di bene, suppone in lui una capacità e uno zelo speciale, affinché i fedeli meditandola con cura e frequenza vengano preparati a ricevere in maniera degna e salutare misteri così eccelsi e sacrosanti. Nello stesso tempo i sacerdoti non si allontaneranno dalla norma di quella divina interdizione: "Non date ciò ch'è santo ai cani e non buttate le vostre perle davanti ai porci" (Mt 7,6).
Il termine "sacramento"
149 Volendo trattare dei sacramenti in genere è bene cominciare dal valore e significato del termine stesso, spiegandone i molteplici sensi, al fine di intendere più facilmente qual è quello nel quale viene usato in questo caso. S'insegnerà pertanto ai fedeli che il vocabolo "sacramento" è stato adoperato in diverso senso dagli scrittori profani e da quelli sacri. I primi lo hanno applicato a quell'obbligazione per la quale ci costringiamo, con giuramento, a un qualche vincolo di servitù. Così il giuramento con cui i soldati promettevano fedeltà allo Stato veniva chiamato sacramento militare; questo sembra il significato più frequente della parola presso gli scrittori profani.
Ma i Padri latini che scrissero di argomenti sacri intesero per sacramento una cosa sacra che si mantiene occulta, nel medesimo senso cioè nel quale i greci adoperavano la parola mistero. Appunto in questo senso si deve prendere la voce sacramento nell'epistola a quei di Efeso: "Per far noto a noi il sacramento della sua volontà" (Ef 1,9) e a Timoteo: "Grande è il sacramento della pietà" (1 Tm 3,16) e nella Sapienza: "Disconobbero i sacramenti di Dio" (Sap 2,22). In questi passi e in molti altri, sacramento non significa altro che cosa sacra, nascosta e occulta.
Perciò i dottori latini giudicarono potersi rettamente chiamare sacramenti taluni segni sensibili che esteriormente mostrano e quasi pongono sotto gli occhi la grazia che producono, sebbene essi, a detta di san Gregorio, si possano anche dire sacramenti in quanto la divina virtù vi opera in segreto la salvezza, sotto il velame di segni corporei (In lib. 1 Regum, cap. 16). Né pensi qualcuno che tale vocabolo sia recente nella Chiesa; poiché chi scorre san Girolamo e sant'Agostino facilmente rileverà come questi antichi scrittori della nostra religione, a dimostrazione del medesimo oggetto di cui trattiamo, spessissimo adoperano la parola sacramento e talora quelle di simbolo, segno mistico o segno sacro. E basti, per il nome di sacramento, quanto abbiamo detto e che si può applicare anche ai sacramenti dell'antica legge: di questi ultimi però non è necessario dare istruzioni ai parroci, essendo stati aboliti dalla legge evangelica e dalla grazia.
Definizione del sacramento
150 Oltre al significato del termine, illustrato fin qui, importa investigare diligentemente il valore e la natura del sacramento ed esporre ai fedeli che cosa sia. Nessuno dubita che i sacramenti appartengano a quel genere di mezzi che procacciano la salvezza e la giustizia. Ma sebbene siano molte le espressioni ritenute idonee a chiarire tale argomento, nessuna definizione appare più piana e lucida di quella data da sant'Agostino e seguita poi da tutti i dottori scolastici: "Sacramento è un segno di cosa sacra" (De civit. Dei, 10, 5); o, per usare altre parole del medesimo significato: "Sacramento è un segno visibile della grazia invisibile, istituito per la nostra giustificazione" (san Bernardo, Discorso della cena, 2).
Spiegazione della definizione: "un segno"
151 A meglio chiarire questa definizione, i parroci la spiegheranno partitamente. Anzitutto insegneranno che sono due i generi delle cose percepite con i sensi. Esse infatti o sono state inventate per significarne altre, oppure hanno la loro ragion d'essere in se stesse. Nella seconda categoria entrano quasi tutte le cose prodotte dalla natura; invece nella prima abbiamo le parole, la scrittura, i vessilli, le immagini, le trombe e altre cose simili. Togliendo infatti a un vocabolo il suo ufficio di significare, si toglie al tempo stesso la sua ragion d'essere. Queste cose appunto sono dette propriamente segni, perché, come spiega sant'Agostino, il segno, oltre alla cosa che offre ai sensi, ci fa anche prendere cognizione di un'altra cosa, come dall'orma impressa nel suolo subito ne deduciamo il passaggio di qualcuno, che ha lasciato appunto quest'impronta (De doctr. christ., 2, 1).
Perché il sacramento si dice segno
152 Ciò posto, è evidente che il sacramento appartiene a quella categoria di cose che sono state istituite per significarne altre, in quanto per mezzo di un'immagine e di una similitudine rappresentano quel che Dio opera, per sua invisibile virtù, nelle anime. Per portare un esempio che renda più chiara la spiegazione, il Battesimo, cioè l'abluzione esterna con l'acqua mentre si pronuncia la formula prescritta, significa che per virtù dello Spirito Santo ogni macchia di peccato e ogni turpitudine interiore viene mondata e le anime nostre si adornano del prezioso dono della giustizia celeste. Cosicché nel tempo stesso, come spiegheremo in seguito, detta abluzione corporale produce nell'anima quello che significa.
Ma anche dalla Scrittura si ricava chiaramente che il sacramento deve collocarsi tra i segni. Infatti cosi scrive l'Apostolo ai romani sulla circoncisione, sacramento dell'antica legge dato ad Abramo, padre di tutti i credenti (Gn 17,10); "Egli ricevette il segno della circoncisione, segno della giustizia ricevuta per la fede" (Rm 4,11). Afferma pure che noi tutti, battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte (Rm 6,3).
Qui giova rilevare che Battesimo significa per l'appunto (come dice l'Apostolo) che noi siamo stati insieme con lui sepolti nel Battesimo per morire (ibid. 6,4). Molto gioverà al popolo fedele intendere che i sacramenti appartengono al genere dei segni, perché più facilmente si persuaderà che le cose da essi significate, contenute e prodotte sono sante e auguste e, una volta conosciuta la loro santità, sarà eccitato a venerare più profondamente la bontà di Dio verso di noi.
Il sacramento è un segno stabilito da Dio
153 Rimangono da spiegare le parole "di una cosa sacra", che costituiscono la seconda parte della definizione, ma per farlo più ampiamente è opportuno rifarsi da principio a esaminare l'acuta e sottile trattazione di sant'Agostino sulla varietà dei segni (De doctr. christ., 2, 1).
Alcuni di essi si dicono naturali, perché producono in noi la cognizione non solo di noi stessi, ma anche di qualche altra cosa (il che è comune a ogni genere di segni come è stato detto sopra); il fumo, per esempio, accusa subito la presenza del fuoco. Questo segno si chiama naturale, perché il fumo non significa il fuoco per convenzione, ma per esperienza; chi vede il solo fumo, subito ne deduce la presenza e la forza del fuoco ancora latente.
Altri segni non sono naturali, ma convenzionali e inventati dagli uomini per poter parlare tra di loro, aprire ad altri i sensi dell'animo proprio e insieme conoscere i giudizi e i propositi degli altri. Questi sono molteplici e vari, come si rileva dal fatto che alcuni si riferiscono alla vista, molti all'udito, il resto agli altri sensi. Quando, per esempio, per manifestare qualche cosa agitiamo una bandiera, è chiaro che il segnale si riferisce esclusivamente alla vista; mentre il suono delle trombe, del flauto, della cetra, provocato non solo per diletto, ma spesso per significare qualche cosa, spetta all'udito. Soprattutto in questo senso vanno prese le parole, che mirabilmente valgono a esprimere i più riposti pensieri dell'animo.
Oltre ai segni costituiti per consenso e convenzione degli uomini, ve ne sono altri stabiliti da Dio, pur non essendo tutti, per comune consenso, del medesimo genere. Taluni infatti sono stati dati da Dio agli uomini, solo per significare o ricordare qualche cosa, come le purificazioni, il pane azzimo e molte altre spettanti al culto mosaico; altri invece non servono solo per significare, ma anche per produrre (un effetto). Tra questi ultimi si devono evidentemente enumerare i sacramenti della nuova legge, i quali appunto sono segni d'istituzione divina e non d'invenzione umana. Essi, come noi crediamo fermamente, hanno in sé la virtù d'operare quello che significano.
Differenza tra il sacramento e gli altri segni sacri
154 Come i segni sono di vari tipi, secondo quanto abbiamo mostrato, così anche le cose sacre sono di diverse specie. Per quel che riguarda la definizione dei sacramenti gli scrittori ecclesiastici mostrano che sotto il nome di "cosa sacra" si deve intendere la grazia di Dio, che ci fa santi e ci adorna dell'abito di tutte le virtù divine. A buon diritto le attribuirono questo senso, perché per suo beneficio l'anima si consacra a Dio e a lui si congiunge. Pertanto, per chiarire più esplicitamente che cosa è sacramento, si dovrà spiegare che esso è una cosa sensibile che, per istituzione divina, ha la virtù non solo di significare, ma anche di produrre la santità e la giustizia. Donde segue, come ciascuno facilmente comprenderà, che le immagini dei santi, le croci e simili, pur essendo segni di cose sacre, non si possono chiamare sacramenti.
Sarà facile comprovare la verità di questa dottrina con l'esempio di tutti i sacramenti, facendo un'applicazione analoga a quella da noi esposta a proposito del Battesimo, là dove facemmo osservare che la solenne abluzione del corpo è il segno e ha l'efficacia di una realtà sacra che lo Spirito Santo opera nell'interno dell'anima.
Molteplici significati dei sacramenti
155 Questi mistici segni istituiti da Dio sono destinati, sempre per divina disposizione, a significare non una sola cosa, ma molte insieme. Il che si rileva in tutti e singoli i sacramenti, i quali, oltre la santità e la giustizia, esprimono due altre cose strettissimamente congiunte con la santità, cioè la passione del Redentore, causa della santità, e la vita eterna, o celeste beatitudine, a cui, come al fine, la nostra santità è diretta. E poiché questo si può rilevare in tutti i sacramenti, a buon diritto gli scrittori ecclesiastici hanno insegnato che ogni sacramento ha un triplice significato: ricorda una cosa passata, indica e mostra una cosa presente; preannunzia una cosa futura.
Né si creda che questo loro insegnamento non sia suffragato dalla testimonianza della Scrittura. Quando l'Apostolo dice: "Quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, nella morte di lui siamo stati battezzati" (Rm 6,3) chiaramente mostra che il Battesimo intanto è un segno, in quanto commemora la passione e la morte del Signore. E quando prosegue: "Poiché siamo stati insieme con lui sepolti nel Battesimo per morire, affinché siccome Cristo risuscitò da morte per gloria del Padre, così noi viviamo nuova vita" (ibid. 4) vuol significare che il Battesimo è un segno per il quale viene infusa in noi la grazia celeste; grazia che ci da la forza di iniziare una nuova vita e di compiere con alacrità e con gioia tutti i doveri della vera pietà. E nel concludere con l'espressione: "Se noi siamo stati innestati alla raffigurazione della sua morte, lo saremo anche alla risurrezione" (ibid. 5) vuole evidentemente insegnarci che il Battesimo significa anche la vita eterna, che appunto in forza di esso potremo un giorno conseguire.
Ma oltre alle varie specie di significati, ora menzionati, avviene spesso che un sacramento non esprima e figuri soltanto una cosa presente, ma molte, come facilmente si vede nel santissimo sacramento dell'Eucaristia. Esso significa insieme la reale presenza del corpo e del sangue del Signore e la grazia che ne ricevono coloro i quali degnamente si accostano ai sacri misteri.
Da quanto abbiamo esposto non mancheranno ai pastori argomenti per esporre quanta divina potenza e quali arcani miracoli si celino sotto i sacramenti della nuova legge e quindi per persuadere i fedeli a trattarli e riceverli con la più religiosa pietà.
Cause dell'istituzione dei sacramenti della nuova legge
156 A insegnare il retto uso dei sacramenti nulla è più adatto che esporre con diligenza le cause della loro istituzione. La prima consiste nella debolezza dell'intelletto umano, la cui natura è tale che noi non possiamo aspirare di giungere alla cognizione delle cose intelligibili se non attraverso quelle sensibili. Ora, affinché noi potessimo più facilmente comprendere quello che opera la virtù di Dio, lo stesso divino Creatore con infinita sapienza ha provveduto, per sua benignità verso di noi, a esprimere questa virtù con taluni segni sensibili. Infatti, come ha scritto san Giovanni Crisostomo, se l'uomo non avesse avuto il corpo, gli sarebbero stati offerti quei beni nudi e senza involucro; ma essendo l'anima unita al corpo, è assolutamente necessario per lei servirsi delle cose sensibili per giungere a comprenderli (Hom. in Matth., 82, 4).
La seconda causa sta nel fatto che l'animo nostro non si muove facilmente a credere quel che gli viene promesso. Perciò Iddio, fin dal principio del mondo, ha avuto cura di ricordare frequentemente le sue promesse. Talora però nell'annunziare opere la cui grandiosità avrebbe potuto scuotere la fede nelle sue promesse, aggiunse alle parole altri segni, che avevano sovente l'aspetto di miracoli. Quando, per esempio, Dio inviò Mosè per liberare il popolo d'Israele ed egli, nonostante il sostegno dell'aiuto di Dio che gli parlava, temeva di sobbarcarsi un peso superiore alle sue forze, mentre il popolo, da parte sua, si sarebbe rifiutato di prestar fede agli oracoli divini, ecco che il Signore confermò la sua promessa con molti e vari prodigi (Es 3,11.19). Come dunque nell'Antico Testamento Dio attestò con segni miracolosi la certezza di qualche sua grande promessa, così nella nuova legge Cristo redentore nostro, promettendo a noi il perdono dei peccati, la grazia celeste, la comunicazione dello Spirito Santo, istituì alcuni segni capaci di colpire la vista e gli altri sensi, affinché servissero come di pegno per noi e c'impedissero di dubitare della sua fedeltà alle promesse.
La terza causa fu di far servire questi segni quali rimedi, come scrive sant'Ambrogio (Exp. evang. sec. Lucam, 10, 30, lib. 7, n. 73), e quali medicamenti del Samaritano evangelico, per ridare e conservare la salute delle anime. Infatti la virtù che emana dalla passione di Cristo, cioè la grazia che ci ha meritato sull'altare della croce, deve pervenire a noi come attraverso un canale, mediante i sacramenti; in altra maniera non c'è speranza di salute per nessuno. Perciò il clementissimo Signore volle lasciare alla Chiesa con la sanzione della sua parola e della sua promessa i santi sacramenti, affinché fermamente credessimo che per loro mezzo ci viene comunicato il frutto della sua passione, purché ciascuno applichi a sé con religiosa pietà questo farmaco di guarigione.
La quarta causa che ha reso necessaria l'istituzione dei sacramenti è stata quella di costituirli come caratteri e simboli di riconoscimento tra i fedeli. Infatti nessuna società umana può sussistere in un corpo unitario, vera o falsa che sia la sua religione, senza esser collegata da qualche segno visibile, come insegna sant'Agostino (Contra Faustum, 29, 11). Ora, i sacramenti della nuova legge offrono questa duplice funzione di distinguere i cristiani dagli infedeli e di stringere fra loro in santo vincolo i fedeli medesimi.
Un'altra giustissima causa dell'istituzione dei sacramenti si può desumere da quelle parole dell'Apostolo: "Con il cuore si crede per avere la giustizia e con la bocca si fa confessione per la salvezza" (Rm 10,10). Con i sacramenti noi professiamo e facciamo conoscere la nostra fede davanti agli uomini. Infatti ricevendo il Battesimo pubblicamente attestiamo di credere che, in virtù di quell'acqua che ci lava nel sacramento, avviene la purificazione spirituale dell'anima. Dunque i sacramenti hanno una grande efficacia non solo per eccitare e alimentare la fede nelle anime nostre, ma anche per accendere quella carità che dobbiamo nutrire gli uni per gli altri, ricordandoci di essere collegati da strettissimo vincolo e divenuti membri di un medesimo corpo, in virtù appunto della comunione dei sacri misteri.
Da ultimo, cosa di grande importanza per la cristiana pietà, i sacramenti domano e reprimono la superbia della mente umana e ci esercitano nell'umiltà; perché così siamo costretti ad assoggettarci a elementi sensibili, per ubbidire a Dio, noi che da lui ci eravamo empiamente allontanati per servire agli elementi del mondo (Gal 4,9).
Tutto questo ci sembra opportuno doversi insegnare ai fedeli intorno al nome, alla natura e alla istituzione dei sacramenti. Fatto questo con diligenza, bisognerà ancora spiegare di quali cose constino i singoli sacramenti, quali siano le loro parti, i riti e le cerimonie a essi relative.
Materia e forma dei sacramenti
157 Bisognerà innanzi tutto far notare che la cosa sensibile, di cui si parla nella definizione del sacramento, non è unica, sebbene esso costituisca in verità un unico segno. Ogni sacramento, infatti, consta di due cose, una delle quali ha carattere di materia e si chiama "elemento", l'altra di forma e si dice comunemente "verbo" o "parola". Questa è la dottrina ricevuta dai Padri e può valere per tutti in proposito il notissimo passo di sant'Agostino: "La parola si unisce all'elemento e si forma il sacramento" (In evang. Joh., 80, 3). Quindi con il nome di cosa sensibile essi intendono sia la materia o elemento (l'acqua per il Battesimo, il crisma per la Confermazione, l'olio per l'Estrema Unzione, cose tutte che cadono sotto il senso della vista), sia le parole che hanno carattere di forma e cadono sotto l'udito. L'Apostolo ha chiaramente indicato l'una e l'altra cosa scrivendo: "Cristo amò la Chiesa e diede per lei se stesso, al fine di santificarla mondandola con il lavacro dell'acqua, mediante la parola di vita" (Ef 5,25.26). Nel passo sono espresse la materia e la forma del sacramento.
Era necessario aggiungere le parole alla materia, perché divenisse più esplicito e chiaro il significato del rito. La parola infatti è il più perspicuo di tutti i segni; se essa manca, rimane oscuro il significato della materia dei sacramenti. Consideriamo, per esempio, il Battesimo. Siccome l'acqua ha il potere tanto di rinfrescare che di lavare e potendo essere simbolo di entrambi, se non si aggiungono le parole, potrà forse taluno, per congettura, giudicare quale dei due sia il vero, ma non potrà mai affermarlo con certezza. Invece, adoperando le parole, comprendiamo subito che l'acqua ha la virtù e il significato di purificare.

Appunto in questo i nostri sacramenti si avvantaggiano su quelli dell'antica legge, i quali non avevano, per quanto ne sappiamo, nessuna determinata forma di amministrazione, riuscendo perciò incerti e oscuri; i nostri invece hanno una formula così precisa che, allontanandosi da essa, cessa l'esistenza stessa del sacramento; essi riescono perciò ben chiari ne lasciano luogo al dubbio. Tali dunque sono le parti che costituiscono la natura e la sostanza dei sacramenti e di cui necessariamente consta ciascuno di essi.
Cerimonie dei sacramenti
158 Alla materia e alla forma si aggiungono le cerimonie che, salvo il caso di necessità, non possono omettersi senza peccato, ma che, pur omesse, non distruggono il valore del sacramento, poiché non appartengono all'essenza di esso. Giustamente fin dai primi tempi della Chiesa si è sempre usato di amministrare i sacramenti con solenni cerimonie. Anzitutto perché è sommamente conveniente tributare ai sacri misteri un tale culto religioso, affinché da santi trattassimo le cose sante. In secondo luogo gli effetti del sacramento sono meglio chiariti dalle cerimonie, che quasi ce li pongono sotto gli occhi e imprimono più altamente la loro santità nell'animo dei fedeli. Infine le cerimonie elevano la mente di chi le guarda e le osserva con diligenza al pensiero delle cose celesti ed eccitano in lui la fede e la carità. Perciò bisogna adoperare grande cura e diligenza, affinché i fedeli conoscano a fondo il valore delle cerimonie proprie di ciascun sacramento.
Il numero dei sacramenti
159 Bisogna spiegare anche il numero dei sacramenti. Tale cognizione riuscirà utile ai fedeli che con tanta maggiore pietà saranno indotti a lodare e magnificare la singolare bontà di Dio con tutta la potenza del cuore, quanto più vedranno che sono numerosi gli aiuti a noi preparati da Dio per conseguire la salvezza e la vita beata.
I sacramenti della Chiesa cattolica sono sette, come è provato dalla Scrittura, confermato dalla tradizione dei Padri e attestato dall'autorità dei concili. Perché non siano né più né meno, si può mostrare, con plausibile argomentazione, dall'analogia che esiste tra le situazioni della vita naturale e quelle della vita soprannaturale.
L'uomo infatti per cominciare la vita, conservarla e renderla utile per sé e per la società ha bisogno di sette cose. Come individuo ha bisogno di nascere, crescere, alimentarsi, curarsi in caso di malattia, rafforzarsi in caso di debolezza; come membro della società ha bisogno di essere governato dall'autorità dei magistrati, che dovranno reggerlo e governarlo; inoltre ha bisogno di conservare se medesimo e tutta l'umana famiglia mediante la generazione di legittima prole. Ora tutto questo risponde appieno anche alla vita spirituale dell'anima; e qui appunto è riposta la ragione del numero settenario dei sacramenti.
Viene innanzi a tutti il Battesimo, porta degli altri sacramenti, per il quale rinasciamo a Cristo; poi la Confermazione che ci accresce e irrobustisce nella grazia divina; il Signore infatti, come osserva sant'Agostino (Epist., 265), disse agli Apostoli già battezzati: "Trattenetevi in città finché non siate investiti di potenza dall'alto" (Lc 24,49). Indi l’Eucaristia, cibo che alimenta e sostiene il nostro spirito, avendo detto il Signore: "La mia carne è davvero cibo e il sangue mio è davvero bevanda" (Gv 6,56). La Penitenza restituisce la sanità perduta per le ferite del peccato; l'Estrema Unzione cancella i residui del peccato e ricrea le forze dell'anima, secondo la testimonianza di san Giacomo su questo punto: "Se [l'infermo] si trova con dei peccati, gli saranno rimessi" (Gc 5,15). L'Ordine sacro dona la potestà di esercitare perennemente nella Chiesa il pubblico ministero dei sacramenti e compiere tutte le sacre funzioni. Da ultimo viene il Matrimonio, in virtù del quale, dal legittimo e santo connubio dell'uomo e della donna, sono procreati e religiosamente educati i figlioli al culto di Dio e alla conservazione del genere umano.
I sacramenti non sono tutti ugualmente necessari
160 Importa sommamente notare che i sacramenti, pur avendo in sé una mirabile virtù divina, non hanno però tutti una pari necessità e dignità, ne un solo e medesimo significato. Tre di essi sono necessari più degli altri, sebbene per motivi diversi. Il Battesimo è necessario a tutti senza eccezione, come ha dichiarato il Salvatore medesimo: "Chi non rinascerà per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio" (Gv 3,5). La Penitenza è necessaria soltanto a coloro che, dopo il Battesimo, sono caduti in qualche peccato mortale. Essi non potranno sfuggire l'eterna dannazione, se non avranno fatto legittima penitenza del peccato commesso. L'Ordine sacro, infine, è necessarissimo non ai singoli fedeli ma a tutta la Chiesa.
Se guardiamo alla dignità, l'Eucaristia precede tutti gli altri per la santità, il numero e la grandezza dei suoi misteri; ciò s'intenderà meglio spiegando a suo luogo quel che si riferisce ai singoli sacramenti.
Gesù Cristo è l'autore dei sacramenti
161 Bisogna poi esaminare da chi abbiamo ricevuto questi santi e divini misteri, giacché il valore di un bei dono viene assai aumentato dalla dignità ed eccellenza del donatore. La risposta è facile. Essendo Dio la fonte della giustificazione degli uomini ed essendo i sacramenti i mirabili strumenti di questa giustificazione, è evidente che noi dobbiamo riconoscere quest'unico e medesimo Iddio come autore, in Cristo, della giustificazione e dei sacramenti. Inoltre i sacramenti possiedono una forza efficace che penetra nell'interno dell'anima. Ora, poiché appartiene esclusivamente a Dio penetrare nei cuori e nelle menti degli uomini, ne segue che Dio stesso ha istituito, per il tramite di Cristo, i sacramenti, come dobbiamo ritenere con fede certa e costante che è sempre Dio a dispensarne inferiormente la virtù. Tale appunto è la testimonianza che il Battista dichiarava aver ricevuto in proposito: "Chi mandò me a battezzare in acqua, quegli mi disse: "Colui nel quale vedrai discendere e fermarsi lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo"" (Gv 1,33).
I ministri dei sacramenti
162 Dio, pur essendo l'autore e il dispensatore dei sacramenti, ha voluto che nella Chiesa ne fossero ministri non gli angeli, ma gli uomini. La tradizione costante dei Padri ci conferma che per produrre un sacramento, oltre alla materia e alla forma, si richiede anche il ministro. Questi ministri, mentre compiono quella data funzione, non agiscono in nome proprio, ma in persona di Cristo. Perciò, siano essi buoni o cattivi, purché adoperino la forma e la materia istituita da Cristo e sempre adoperata dalla Chiesa cattolica e si propongano di fare quel che fa la Chiesa amministrandoli, producono e conferiscono veramente i sacramenti. Quindi nulla può impedire il frutto della grazia, a meno che coloro che li ricevono vogliano da sé privarsi di un tanto bene e resistere allo Spirito Santo.
Questa è stata sempre la sentenza certa e costante della Chiesa, come ha dimostrato chiarissimamente sant'Agostino nel suo trattato contro i Donatisti (Del bapt. Contro Donat., 3, 10; 4, 4; 5, 19; Contro Crescen., 4, 20). E se vogliamo argomenti scritturali, li troviamo in queste parole dell'Apostolo: "Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma Dio ha fatto crescere; di guisa che sono nulla colui che pianta e colui che irriga, ma solo Dio che fa crescere" (1 Cor 3,6.7). Da questo passo rileviamo che come agli alberi non nuoce la malvagità di chi li ha coltivati, così nessun male può derivare in coloro che sono stati innestati in Cristo, da parte di ministri perversi. Perciò, come i santi Padri c'insegnarono spiegando il Vangelo di san Giovanni (Gv 4,2), anche Giuda Iscariota battezzò molti e non leggiamo che alcuno di essi fosse ribattezzato. Ciò ha fatto scrivere a sant'Agostino queste parole mirabili: "Giuda ha battezzato e nessuno ha ribattezzato dopo di lui; il Battista ha battezzato e i suoi sono stati ribattezzati; perché il battesimo di Giuda, anche se dato da Giuda, era il battesimo di Cristo, mentre quello del Battista era del Battista. Giustamente quindi noi anteponiamo non Giuda a Giovanni, ma il battesimo di Cristo, anche amministrato da Giuda, a quello del Battista, anche se amministrato da lui in persona" (In evang. loh., 5, 18).
Non per questo i parroci e gli altri ministri dei sacramenti pensino, udendo ciò, che sia loro lecito trascurare l'integrità dei costumi e la purezza del cuore, limitandosi a osservare le rubriche nell'amministrazione dei sacramenti. Bisogna certo osservarle con diligenza, ma non consistono in esse tutti gli obblighi relativi a detta amministrazione. Dovranno sì sempre ricordare che i sacramenti non perdono mai la divina virtù insita in loro, ma tale virtù può causare la morte e il danno eterno di chi li tratta con mani impure. Le cose sante (giova ripeterlo più e più volte) vanno trattate con santità e con rispetto.
Dio ha detto al peccatore, presso il Salmista: "Perché vai parlando dei miei statuti e hai sempre il mio patto in bocca, mentre tu odii il freno della legge?" (Sal 49,16). Ora, se è interdetto al peccatore di parlare delle cose divine, quanto maggior colpa commetterà chi, pur essendo consapevole di molte iniquità, non teme di compiere con la sua bocca contaminata i divini misteri, di toccarli con le sue mani sozze, di offrirli e amministrarli agli altri? E si noti che san Dionigi ha scritto che non è permesso ai cattivi di toccare i simboli; questo è il nome che egli da ai sacramenti (De eccl. hierar; cap. 1).
Perciò i ministri delle cose sacre cerchino anzitutto di acquistare la santità; accedano puri ad amministrare i sacramenti e si esercitino nella pietà, in guisa tale che dal frequente uso e ministero di essi, ne derivi in loro, con l'aiuto di Dio, una grazia sempre più abbondante.
Effetto dei sacramenti: la grazia santificante
163 Dopo si dovrà insegnare quali siano gli effetti dei sacramenti, il che arrecherà molta luce alla definizione dei sacramenti data più sopra. Questi effetti sono principalmente due. Prima anzitutto la grazia che, secondo la terminologia dei dottori, è detta "santificante". L'Apostolo lo ha chiaramente insegnato scrivendo: "Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, al fine di santificarla, purificandola con il lavacro dell'acqua, mediante la parola di vita" (Ef5,25.26). Come possa compiersi sì grande e mirabile portento per mezzo del sacramento, come avvenga, per citare il celebre detto di sant'Agostino, che "l'acqua lavi il corpo e tocchi il cuore" è cosa che non si può comprendere con la ragione umana. Nessuna cosa sensibile, tutti l'ammettono, è di sua natura capace di penetrare nell'anima. Ma alla luce della fede sappiamo che nei sacramenti è riposta una virtù di Dio onnipotente, per cui possono produrre ciò che le cose sensibili non potrebbero da sé sole.
E affinché nessun dubbio possa sussistere nell'anima dei fedeli, volle Iddio clementissimo fin dal principio manifestare con miracoli l'effetto che i sacramenti producono nell'interno. Questo perché noi con ferma fede credessimo che un tale effetto perpetuamente si produce, pur essendo cosi remoto dai sensi. Tralasciamo il fatto che dopo il battesimo del Redentore nel Giordano si aprirono i cieli e scese lo Spirito Santo in forma di colomba (Mt 3,16), per significarci che viene infusa la sua grazia nell'anima quando veniamo battezzati al sacro fonte; tralasciamo questo fatto, perché si riferisce più alla santificazione del Battesimo che all'amministrazione di esso. Ma non leggiamo forse che il giorno di Pentecoste, quando gli Apostoli ricevettero lo Spirito Santo, che li rese più alacri e forti a predicare la verità della fede e a sfidare i pericoli per la gloria di Cristo, venne all'improvviso dal cielo un suono, come si fosse levato un vento gagliardo e apparvero a essi delle lingue distinte, quasi di fuoco? (At 2,3). Questo volle significare che il sacramento della Confermazione dona a noi il medesimo Spirito e ci accresce le forze per resistere alla carne, al mondo, al demonio, che sono i nostri eterni nemici. All'alba della Chiesa si sono frequentemente rinnovati tali miracoli, quando gli Apostoli amministravano i sacramenti, ma poi, confermata e corroborata ormai la fede, cessarono.
Da quanto abbiamo esposto intorno alla grazia santificante, primo effetto dei sacramenti, si ricava chiaramente che i sacramenti della nuova legge hanno una virtù ben più insigne ed efficace che non quelli dell'antica. Questi, essendo deboli e poveri elementi (Gal 4,9), santificavano quanto alla mondezza della carne (Eb 9,13), ma non dell'anima. Perciò furono istituiti soltanto come simboli di quegli effetti che i nostri misteri dovevano produrre. Invece i sacramenti della nuova legge, sgorgati dal costato di Cristo, che per Spirito Santo offrì se stesso immacolato a Dio, mondano la nostra coscienza dalle opere di morte, per farla servire al Dio vivente (Eb 9,14). Quindi operano, in virtù del sangue di Cristo, quella grazia che significano. Se dunque li paragoniamo agli antichi sacramenti, li troviamo insieme più efficaci negli effetti, più ubertosi nei frutti, più augusti nella santità.
Effetto speciale di alcuni sacramenti: il carattere
164 Altro effetto, non però comune a tutti i sacramenti, ma proprio solo di tre. Battesimo, Cresima e Ordine sacro, è il carattere che essi imprimono nell'anima. Quando l'Apostolo scrive: "Dio è quegli che ci ha uniti e sigillati e ha infuso nei nostri cuori la caparra dello Spirito" (2 Cor 1,21) ha espresso chiaramente con le parole ci ha sigillati il carattere, il cui effetto peculiare è appunto quello di marcare, contrassegnare.
Il carattere è come un distintivo impresso nell'anima, che non si può mai cancellare e vi rimane eternamente scolpito. Di esso sant'Agostino ha scritto: "Forse i sacramenti cristiani saranno meno efficaci del distintivo materiale, che distingue il soldato? Quando un soldato ritorna alla milizia che aveva abbandonato, non gli se ne imprime un altro, ma si riconosce e si legittima l'antico" (Contro epist. Parmen., 2, 13; Epist. ad Bonif., 185, 6).
Il carattere produce due effetti: rende atti a ricevere o compiere un dato ufficio sacro e distingue da coloro che non ne sono insigniti. In forza del carattere battesimale, infatti, siamo resi idonei a ricevere gli altri sacramenti e insieme ci distinguiamo, come cristiani, dagli infedeli. Il medesimo si dica del carattere della Cresima e dell'Ordine sacro. Il primo ci arma e ci addestra, come soldati di Cristo, a confessare e difendere pubblicamente il suo nome; a resistere al nemico che si cela in noi e agli spiriti maligni che sono nell'aria; nello stesso tempo ci distingue dai soli battezzati, che sono come bambini nati da poco. Il secondo da la potestà di produrre e di amministrare i sacramenti e insieme distingue chi ne è insignito dalla rimanente massa dei fedeli. Deve pertanto accettarsi la norma della Chiesa cattolica, la quale insegna che questi tre sacramenti imprimono il carattere e non si possono mai ripetere.
Rispetto e frequenza dei sacramenti
165 Questo è quanto si deve insegnare intorno ai sacramenti in generale. Trattando questo argomento i parroci si sforzeranno di ottenere soprattutto due cose: primo, che i fedeli comprendano di quanto onore, culto e venerazione siano degni questi doni celesti e divini; secondo, che ne facciano un uso devoto e pio, poiché Dio clementissimo li ha istituiti appunto per la salute di tutti, e talmente s'innamorino della perfezione cristiana, da considerare come un danno il rimanere privi per qualche tempo specialmente dei due salutari sacramenti della Penitenza e della Eucaristia.
Facilmente i parroci raggiungeranno lo scopo, se ripeteranno spesso ai fedeli quanto abbiamo detto sopra intorno alla divinità e al frutto dei sacramenti: che essi cioè per prima cosa sono stati istituiti da Gesù nostro redentore, dal quale nulla può uscire che non sia perfettissimo; secondo, che quando si ricevono, ci penetra fin nell'intimo del cuore l'efficacissima grazia dello Spirito Santo; terzo, che possiedono una virtù mirabile e sicura nel curare le anime; quarto, che per loro mezzo vengono a noi trasmesse le ricchezze immense della passione del Signore. Faranno da ultimo notare che, pur essendo l'intero edificio cristiano basato sul saldissimo fondamento della pietra angolare che è Cristo, sarebbe assai da temerne la rovina, se non fosse sostenuto in ogni parte dalla predicazione della parola di Dio e dall'uso dei sacramenti.

48 commenti:

  1. Sono contento del contenuto del post affinchè l'anonimo che scriveva ieri e che non ha risposto può dare dell'eretico anche a Padre Casali.
    Ora l'anonimo, che ignora evidentemente la dottrina sui sacramenti, può eliminare dalla sua mente ogni dubbio sull'ortodossia delle nostre tesi.
    Facendo tesoro di tali insegnamenti, come ne facciamo noi, deve chiedersi il Sacramento è sempre valido?
    Avevo infatti fatto notare che lui parlava di effetto erroneamente, mentre per produrre l'effetto (res), confondendo l'efficacia con l'effetto, è primariamente necessaria la validità.
    La Chiesa se ha dogmatizzato questa materia ha ritenuto la necesità di slvaguardarla, poichè se il Signore opera per il bene, satana opera per il male.
    Quindi è evidente che come Egli vuole la santificazione, il cornuto vuole la dannazione.
    quest utlimo deve quindi far in modo che i sacramenti siano invalidi.
    Sono due gli spetti su cui agisce satana.
    Padre Casali nella sua somma pone l'accento sull'aspetto soggettivo ma vi è anche l'intenzione oggettiva che è molto importante.
    Perchè?
    Ebbene da una parte vediamo che satana agisce sui ministri facendo diminuire la fede fino alla perdita affinchè il ministro non si trovi nell'intenzione attuale o virtuale ma in quella abituale, dall'altra ciò non basta perchè dal punto di vista oggettivo la Chiesa supplisce.
    Come supplisce?
    Con il rito ed è per questo motivo che satana doveva agire anche sul rito stesso della messa trasformandolo da un sacrificio ad una messa innegabilmente protestante, basti leggere la definizione dall'istitutio generalis anche corretta!
    Una volta corrotto il rito non vi è più l'intenzione oggettiva ed il sacramento non è più valido.
    NO o VO?
    NO: finchè c'è l'intenzione del ministrio attuale o virtuale il sacramento è valido quando non v'è più questo non lo è più perchè l'intenzione oggettiva non può supplire la mancanza del ministro.
    CVCRCI
    Gianluca ed Annarita scusate la lungaggine non volevo monopolizzare

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    1. Ma stai scherzando?...Tranquillo, Stef, nessuna lungaggine...i tuoi preziosi commenti vanno sempre benissimo. Anzi, approfitto per ringraziarti della tua fedelissima presenza.

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  2. A Gianluca ed A.Rira - Aprite un commento alla risposta odierna del Papa a Mons. Fellay - Per la S.Sede tutto cio' che ha fatto La FSSPX e Mons. Fellay fino a tutt'oggi, non e' ancora sufficiente per ritrovare la piena unita' dottrinale. Serve ancora coraggio, oppure?.......

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    1. Carissimo Berni,
      non appena avremo notizie più articolate e precise, non mancheremo di dedicarvi un articolo.
      :-)

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  3. All'Anonimo (Pasquale)che desidera continuare qui la discussione su "salvezza dentro o fuori dalla Chiesa", scusandosi per l'OT, ma di fatto rischiando di nuovo di spostare l'argomento principale, dico:"No. Non scuso."

    Ti ho tolto il commento da qui e l'ho inserito nell'articolo in cui era partita quella discussione, cioè quello di Domenica 11 Marzo, intitolato "Bisogna tenere, assolutamente tenere, tenere ad ogni costo." E sono stata anche molto buona a spostarlo lì, perchè anche in quell'articolo si trattava di un OT, con cui avevi spostato il discorso principale. Ogni volta che troverò una chiara intenzione di spostare i discorsi verso altro, provvederò a SPOSTARE I COMMENTI. Non è difficile da capire...

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  4. Scusatemi, ma se un sacerdote non crede nell'eucaristia, ma comunque utilizza l'antico rito, l'antico rito è fatto in modo tale che le formule in essa presenti vi danno la validità dei sacramenti indipendentemente dalla fede(si vede il miracolo eucaristico di lanciano, dove il sacerdote basiliano pur dubitando della presenza reale di Gesù nell'eucaristia,la transustanziazione è comunque avvenuta.)
    vi prego di chiarirmi questi miei dubbi.
    grazie.

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    1. CELESTINO,
      la risposta che cerchi te la offre il primo coommento di Stettino, che introduce un principio della Teologia Dogmatica che è fondamentale per chiarire la dichiarazione del Concilio di Trento:

      Il Santo Concilio di Trento dichiara che la terza condizione per la validità del Sacramento è "l'intenzione di fede del Sacerdote, in linea con l'intezione di fede della Chiesa".

      Ora, è fondamentale precisare che va distinta l'intenzione OGGETTIVA di tutta la Chiesa e l'intenzione SOGGETTIVA del singolo celebrante.

      Quella SOGGETTIVA del singolo Sacerdote che celebra, come nel tuo esempio del Miracolo di Lanciano, può anche mancare, ma viene supportata da quella OGGETTIVA di tutta la Chiesa, A PATTO PERO' CHE QUELLA OGGETTIVA (di tutta la Chiesa) SIA AUTENTICAMENTE CATTOLICA, COME LO ERA QUANDO C'ERA SOLO IL RITO ANTICO.

      Pertanto mentre la fede soggettiva del singolo Prete, veniva sostenuta o sostituita dalla Fede oggettiva della Chiesa Tradizionale, quando il Rito Antico era veramente cattolico e le sue formule erano sante,

      OGGI, LA FEDE OGGETTIVA DI TUTTA LA CHIESA, NON ESSENDO PIU' AUTENTICAMENTE CATTOLICA A CAUSA DEL NUOVO RITO PROTESTANTIZZATO, NON SOSTIENE E NON GARANTISCE PIU' IL SACRAMENTO, NEL CASO CHE AL SINGOLO CELEBRANTE VENGA A MANCARE LA FEDE PERSONALE, anzi è proprio la fede OGGETTIVA DELLA CHIESA che ha cambiato la fede soggettiva del celebrante, inquinandola!

      (Ed è proprio questo il motivo che ha spinto Mons. Fellay ad invitare i fedeli a non ricevere le Cresime per mano di un vescovo con la fede modernista e conciliare.)

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    2. Quindi, per concludere... se un vescovo modernista amministra i Sacramenti con Rito Antico, ma la sua fede è quella attuale nel Concilio, la fede OGGETTIVA della Chiesa conciliare di oggi, che non è più totalmente cattolica, non può garantire la validità del Sacramento.

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  5. Ma che barzellettieri!! AHAHAHAHAAHHHAHAH!

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  6. Va bene Annarita se vi do fastidio non vi infastidirò più.Scusatemi tolgo il disturbo e grazie.Se lo metti in un thread di qualche giorno fa non lo leggerà nessuno.Vale a dire che non scriverò più su questo blog.Scusate tanto.Comunque anch questa discussione è piena di errori grossolani.La Chiesa insegna che i Sacramenti sono validi ex opere operato pertanto prescindono dalla fede o dallo stato di grazia del celebrante.Perchè la Messa sia valida basta che il Sacerdote reciti le parole della consacarazione.Anche se riecita solo quelle la transustaziazione avviene
    se il Sacerdote è validamente ordinato.Pertanto tutta questa discussione è sbagliata.

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    1. Albino Mettifogo16 marzo 2012 17:46

      Signor, anonimo. Per il suo post io le ho risposto sul thread indicato da Annarita.
      Albino

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    2. Non è vero che non vengono più letti i commenti degli articoli precedenti.. Forse nel tuo blog funzionava così...ma qui no. Qui se una discussione è interessante, si va a vedere se negli articoli passati i commenti sono aumentati o no. Quindi non preoccuparti, come non ti preoccupi quando inserisci commenti in articoli scritti anche un anno fa.

      Quello che tu dici non lo insegna "la Chiesa", ma il tuo Kapo eretico e guarda caso quella che tu citi (che se un sacerdote ordinato recitasse anche solo le parole della Consacrazione, questa avverrebbe) è la teoria dei protestanti. Quello che insegna la Chiesa Cattolica, lo trovi nel testo pubblicato sopra del SANTO CONCILIO DI TRENTO.

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    3. GRAZIE ALBINO!!!
      :))))

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    4. Il problema è che una Messa valida non è necessariamente una Messa lecita, questo si deve capire. Non è che visto che l'ostia è consacrata allora tutto va bene. Se l'Ostia è consacrata all'interno di un rito acattolico, cui non è lecito partecipare perché si professa l'eresia o l'ambiguità, allora non è lecito riceverla, perché si partecipa a quel rito e si partecipa nel modo più intimo a quel rito. Ogni partecipazione alla nuova Messa è illecita, perché ogni nuova messa è come minimo ambigua su alcune importanti verità della fede. Quindi ogni Comunione alla nuova Messa è illecita.
      Che confusione ha ingenerato nei fedeli e nella Chiesa il CVII!!
      Il problema di fondo è uno solo, manca la Vittima sacrificale e mancando la Vittima (NSGC) manca tutto!
      L'inghippo sta nell' Offertorio, questo è il dramma, tutto ruota intorno a questa parola chiave che il diabolico Bugnini ha saputo orchestrare pur di eliminare la vera "Vittima" facendo cadere il "Sacrificio" e innalzando il "ricordo o memoriale che sia"!!!
      Un sacerdote avrà difficoltà fintantoché fa uso del NOM solo ritornando al V.O. si avrà la vera presenza di NSGC con la "transustanziazione"!
      "L’augusto sacrificio dell’altare non è, dunque, una pura e semplice commemorazione della Passione e Morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla croce, offrendo al Padre tutto Se stesso, Vittima graditissima", il Messale di San Pio V richiama incessantemente questo aspetto, tanto fondamentale in quanto esso esprime l’essenza della Santa Messa. E lo fa principalmente nell’Offertorio e nel Canone.
      Il Novus Ordo è amputato del sacrificio vero che viene offerto al Signore, la mutilazione principale è nell'Offertorio.
      L’Offertorio ha precisamente la funzione di anticipare non l’effetto della consacrazione, ma il suo significato, richiamando così il sacerdote ed i fedeli all’offerta di loro stessi, in unione alla Vittima divina. San Pio V,scelse quelle formule che meglio esprimevano il gesto dell’offerta, significato nel sollevare la patena ed il calice.
      Nel nuovo Offertorio non è rimasto più nulla di tutto questo, neppure il nome Offertorio, sostituito da Presentazione dei doni; ed effettivamente la nuova formulazione non ha nulla a che vedere con l’intenzione offertoriale. Se ne accorse lo stesso Paolo VI, ma non apportò alcuna modifica: pane e vino sono offerti a Dio in luogo dell’unica offerta a Lui gradita, quella del Corpo e del Sangue del suo Figlio, e l’uomo si dichiara capace di offrire a Dio i frutti del proprio lavoro; l’Eucaristia come sacrificio non è contemplata nelle due formule di presentazione dell’ostia e del vino, che invece rinviano subito l’attenzione sull’Eucaristia come sacramento ("perché diventi per noi cibo di vita eterna"; "perché diventi per noi bevanda di salvezza"). L’elemento sacrificale risulta così non negato, ma certamente posto in ombra e avvelenato, a grave danno della fede di chi celebra e di chi assiste. Cosa mai consacrerà il sacerdote se è privo dell'Agnello sacrificale?

      BlaisePascal

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    5. Ho sbagliato l'inserimento, il mio intervento va come risposta per:
      Anonimo Mar 16, 2012 09:12 AM
      BP

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    6. Va bene così, caro Blaise,
      infatti il tuo commento è inserito nella colonna di riferimento a quel post dell'anonimo Mar 16, 2012 09:12 AM, solo che per l'orario di pubblicazione, risulta l'ultimo della fila. :)))

      Al tuo bellissimo e chiarissimo intervento, aggiungo solo che il cambiamento avvenuto nell'Offertorio, richiama purtroppo il tentativo da parte della riforma liturgica di avvicinare il più possibile il Messale alla struttura rituale della cena ebraica, all'interno della quale il Signore inserì l'istituzione della Nuova ed Eterna Alleanza.

      Col pretesto che Gesù "fosse ebreo" il movimento riformatore del Concilio pretese di inserire più elementi possibili della cena ebraica nel Messale, affinchè - dicevano costoro - si riscoprissero le "fonti ebraiche" del Cristianesimo.

      Questo terribile movimento giudaizzante, che serpeggiava nella Gerarchia e fra i teologi conciliari, prevedeva non il ritorno degli ebrei al Cristianesimo, ma il riassorbimento del Cristianesimo(soprattutto della Chiesa Cattolica)nell'Ebraismo, che secondo costoro aveva diritto di autorità per preesistenza cronologica.

      Fu così che l'Offertorio Cattolico venne sostituito con una striminzita Berakàh ebraica, cioè la preghiera di benedizione sui frutti della terra, da "presentare" a Dio. Liturgicamente è un atto primitivo, da trogloditi della fede....

      (Purtroppo gli attuali GIUDAIZZANTI (neocat) non si sono inventati da soli....c'era tutta una corrente conciliare che ha preparato il terreno, ha cambiato il MESSALE, ha aperto le porte ed ha continuato a tenerle aperte per quarant'anni, fino alle ultime approvazioni ufficiali...)

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    7. Guarda anonimo lo andrò a leggere, ti informo intanto che sto preparando un articolo riguardo alla dottrina della Chiesa sulla salvezza che spero con retta intenzione potrà chiarirti alcuni concetti che, da come ti esprimi, sono evidentemente carenti.
      Chiaramente non è farina del mio sacco ma tutto ciò è suppportato da certezze.
      CVCRCI

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    8. @ a.rita, sperando di aver inserito la risposta nella finestra giusta :))
      Giusto,il Signore mandando Suo Figlio ha cancellato DEFINITIVAMENTE la vecchia alleanza, ciò i giudei non l'hanno mai digerito. A conferma di ciò che scrivi proprio oggi leggo un articolo in cui Mons. Athanasius Schneider in una sua conferenza tratta dei "cinque usi liturgici seguenti che si possono considerare come le cinque piaghe del corpo mistico liturgico del Cristo". Si tratta di piaghe, perché rappresentano una violenta rottura col passato, perché mettono apertamente meno l'accento sul carattere sacrificale che è quello centrale ed essenziale della messa, mettono avanti il banchetto; tutto ciò diminuisce i segni esteriori dell'adorazione divina, perché esse mettono meno in rilievo il carattere del mistero in ciò che ha di celeste ed eterno.
      Cito qui la parte che conferma quanto hai scritto:
      [La terza piaga, sono le nuove preghiere dell'offertorio. Esse sono una creazione interamente nuova e non sono mai state usate nella Chiesa. Esse esprimono meno l'evocazione del mistero del sacrificio della croce che quella di un banchetto, richiamando le preghiere del pasto ebraico del sabato. Nella tradizione più che millenaria della Chiesa d'Occidente e d'Oriente, le preghiere dell'offertorio sono sempre state espressamente incardinate al sacrificio della croce (cf. p. es. Paul Tirot, Storia delle preghiere d'offertorio nella liturgia romana dal VII al XVI secolo, Roma 1985). Una tale creazione assolutamente nuova è senza nessun dubbio in contraddizione con la formulazione chiara del Vaticano II che richiama « Innovationes ne fiant … novae formae ex formis iam exstantibus organice crescant » (Sacrosanctum Concilium, 23).]
      Per l'articolo completo rimando al link così evito di fare lo stesso caos della volta scorsa.
      BlaisePascal

      http://unafides33.blogspot.com/2012/03/testo-integrale-del-magistrale.html

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    9. Grazie carissimo!!
      Questo testo è di altissimo interesse! Spero vivamente che diventi un prossimo articolo...
      :)))

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  7. Mi permetto di dire al Sig.Stettino che quanto dice è falso perchè parte da premesse sbagliate e false.A parte che il termine Novus Ordo non è liturgico come non lo è Vetus Ordo.Il libro della Messa si chiama semplicemente Messale Romano e basta.Sia il Messale promulgato da Pio V che quello promulgato da Papa Paolo VI non si chiamano Novus o Vetus Ordo.Poi il Messale del 1969 non è corrotto.Fu approvato da Paolo VI quaindi in forza del primato dato a Pietro e della particolare assistenza dello Spirito Santo promesso da Gesù dobbiamo credere per fede che ciò che Pitro lega in terra è legato in cielo e ciò che egli sciogli è sciolto in cielo.Non ha senso quindi dire che la Messa di Paolo VI non sarebbe valida perchè non sarebbe secondo le intenzioni della Chiesa.Le intenzioni della Chiesa ci sono e sono state ratificate dal Successore di Pietro.Pertanto non è esatto,anzi è fuorviante quanto detto da Stettino.

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    1. E' veramente incredibile come voi filo protestanti tiriate in ballo il Primato Petrino solo quando vii faccia coomodo!.. Quello che dici è pura mistificazione.

      Il Primato Petrino, con la sua caratteristica dell'infallibillità, si esplica solo in caso di solenne proclamazione EX CATTEDRA. E non mi pare che Paolo VI, che fra l'altro non credeva più ai Dogmi, abbia mai proclamato come Dogma di Fede o con una Bolla Pontificia "in Perpetuo" come fece San Pio V, il nuovo messale romano. Quindi di quale "assistenza dello Spirito Santo" vai parlando?

      Lo stesso Concilio Vaticano II non ha carattere dogmatico ma solo pastorale. Figurarsi se possa esserlo la riforma liturgica uscita fuori da quel concilio!..

      Quando poi Cristo dette a Pietro facoltà di "legare e sciogliere in terra ed in Cielo" gli disse: "A te darò LE CHIAVI DEL REGNO DEI CIELI", che significa: "a te do la decisione di sciogliere i peccati o di lasciarli legati", cioè gli dette "LE CHIAVI" della Salvezza delle anime. Cosa che poi allargò a tutti gli Apostoli quando apparendo Risorto, disse loro:" Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi". Cosa c'entra questo, con la riforma liturgica??

      E come puoi dire che il novus ordo non sia corrotto, se la dottrina su cui si basa è quella evangelico- luterana che professavano i quattro riformatori protestanti che Paolo VI inserì nella Commissione Consilium?
      Non coprendi che quando Stettino parla di "intenzione oggettiva" della Chiesa si riferisce alla vera dottrina cattolica rimasta intatta fino al Concilio?

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    2. Aggiungo una precisazione:
      E' chiaro che "le chiavi del Regno dei Cieli" affidate da Gesù a Pietro, cioè le chiavi per entrare nella Salvezza eterna, non riguardino solo la Santa Confessione, ma tutti e sette i Sacramenti Cattolici, e quindi segnatamente anche quello del Santo Sacrificio dell'Altare.
      A Patto però che i Sacramenti vengano lasciati nella struttura teologica in cui la Sapienza della Chiesa li ha sigillati dogmaticamente. Altrimenti non essendo più validi, non sono più mezzo di salvezza.

      E dico questo perchè non è vera la frase messa dall'anonimo nel commento che ho spostato sull'articolo di domenica scorsa (11 Marzo), il quale sostiene che "la Chiesa ha sempre insegnato che la comunicazione della grazia non è legata ai Sacramenti (gratia non alligatur sacramentiis)".
      la Chiesa invece ha sempre insegnato esattamente questo!

      Non so da dove gli vengano questi insegnamenti
      (anzi, lo so!..) ed è per questo che i neocatecumenali, da bravi protestanti, hanno sostituito la Pastorale Sacramentale della Chiesa Cattolica di sempre, con la modernissima "Pastorale di evangelizzazione", altrimenti chiamata da GPII "Nuova evangelizzazione", che è più trendy....

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    3. Purtroppo pensavo che per lei ci fosse speranza, come avevo detto ad Annarita, invece vero che non c'è più possibilità per lei e che si ostina nell'errore, e, a parte la stupida disquisizione su NO e VO che è solo un modo di esprimere lei, ancora continua a mietere errori perchè lei non sa minimamente quali siano le condizioni per l'infallibilità.
      Anche il CNC è stato approvato, anche questo un dogma!
      Per favore basta, scuoto la polvere.
      Avevi ragione Annarita!!!!!
      CVCRCI

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  8. O barzellettari, ma non vi è ancora arrivata la notizia che
    "la posizione, da lui espressa [Fellay], non è sufficiente a superare i problemi dottrinali che sono alla base della frattura tra la Santa Sede e detta Fraternità."

    Ciè che alla fraternità sono di fuori..... dalla Dottrina Cattolica.....

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    1. Gentile Anonimo,
      non si può ragionare per "sentito dire" o per slogans. Bisogna effettivamente osservare e capire costa sta realmente succedendo e sono cose gravi.
      Per essere chiaro faccio un esempio.

      Io entro in una drogheria e ordino delle caramelle di menta. Il droghiere sale su uno scaffale e, da un barattolo con su scritto "caramelle di menta", mi porge il peso di prodotto da me desiderato. Il barattolo corrisponde effettivamente al suo contenuto. Fin qui tutto ok? Bene, proseguiamo.

      Dopo qualche anno la drogheria cambia gestione. Chi serve dietro il banco non è più il signore di un tempo anche se tutte le cose paiono al loro posto: infine è sempre una drogheria! Faccio di nuovo il mio ordine: "Un etto di caramelle di menta!". Il nuovo droghiere sale sugli scaffali, prende il barattolo tradizionale con su scritto "caramelle di menta", mi porge il peso del prodotto da me desiderato.

      Quando sono a casa, però, mi accorgo che, mettendo in bocca quelle caramelle il sapore non è più di menta e sono immangiabili.

      Cosa penserò? Penserò, forse, che devono comunque essere di menta solo perché appartenevano al barattolo di sempre e uscivano dalla drogheria di sempre? Evidentemente no! Neppure l'autorità del nuovo droghiere può convincermi di questo.

      Bene! Se queste cose funzionano regolarmente nella vita pratica io mi chiedo: "Perché mai non devono funzionare nella vita religiosa, nella fede e nella Chiesa??". Cosa hanno fatto al nostro cervello per impedire che noi capiamo?

      Vede, noi, dal punto di vista della Chiesa, se ci vendono sterco per menta, finiamo per mangiarlo e ringraziare pure chi ce l'ha venduto caramente. Siamo vittime degne dei nostri carnefici! Ci hanno cortocircuitato nella mente!

      Nel caso in specifico, quello che è venuto meno non è un dettaglio ma esiste un concetto di tradizione totalmente diverso: mentre i "lefebvriani" hanno conservato il concetto cattolico tradizionale (= le "caramelle di menta vera"), i "cattolici conciliari" lo hanno alterato (= le "false caramelle").

      Ovvio che i secondi poi, essendo con il cosiddetto coltello dalla parte del manico (dal punto di vista del potere), dicono quel che a loro pare meglio, quello che poi lei stesso viene qui ripetendo. A loro e a lei fa comodo dire questo. Ma la realtà non è affatto così. C'è chi preferisce chiamare "menta" la menta vera, non una sua immangiabile imitazione.

      L'esempio posto è assai elementare, tanto, comunque, lei non capirà ancora perché una parte di lei ancora non lo vuole recepire! Dovremo rassegnarci a leggere le sue cose, non frutto del suo sacco, ma riportate, come un lacché riporta le missive del suo despota.

      Paradosi

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    2. Che ignoranza! Fuori dalla dottrina cattolica semmai da quella conciliare l'unica che conoscete!
      CVCRCI

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  9. Quando la mattina facciamo professione di Fede diciamo: "Mio Dio, credo fermamente quanto Voi, infallibile Verità, avete rivelato e la Santa Chiesa ci propone a credere"
    La formula specifica appositamente e letteralmente "la SANTA Chiesa"...
    Poichè solo quella Santa è la Chiesa di Dio.

    La Chiesa del CVII ha rinnegato il solenne Magistero dei Santi Vicari di Cristo ed innegabilmente ha perso buona parte della Sua Santità...se non tutta...
    Le "intenzioni" per il sacerdote retto, il vero Alter Christus e di qualsiasi scuola cattolica sia, quindi saranno sempre quelle in linea con la SANTA Chiesa e dunque con la Tradizione, il Magistero di sempre etc etc...

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  10. scusatemi, ma potete chiarire alcuni miei dubbi che ho riportato un po più sopra???
    grazie.

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    1. Celestino,
      ti ho risposto di sopra. :))

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    2. Cara Annarita la tua concezione del primato di Pietro è distorta e corrotta e collima con il sedevacantismo.Al Papa ogni cattolico deve ossequio non solo quando si esprime ex Cathedra ma sempre anche nel suo Magistero Ordinario.Non a caso S.Agostino usò la famosa frase:"Roma locuta, causa finita (Ha parlato Roma, la discussione è terminata.Oltre al Magistero definitorio e definitivo c’è anche il Magistero ordinario autentico.Ad esso, come dice il Concilio, il cristiano deve prestare “un religioso (cioè ispirato alla fede della Chiesa) ossequio di volontà e di intelligenza” (LG 25)

      C'è un documento della Cong.per la Dottrina dlla Fede che ti consiglio di leggere sulla “Professione di fede e Giuramento di fedeltà” (29.6.1998), dopo aver parlato del magistero straordinario e definitorio (sempre infallibile) e del magistero ordinario definitivo (anche questo infallibile), tratta del magistero ordinario autentico.La Professione di fede richiesta per quest’ultimo tipo di magistero si esprime così: “La terza proposizione della Professione di fede afferma: «Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il romano pontefice o il collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo».A questo comma appartengono tutti quegli insegnamenti in materia di fede o morale presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale”.

      Il documento poi va avanti così: “Tali insegnamenti sono comunque espressione autentica del magistero ordinario del romano pontefice o del collegio episcopale e richiedono, pertanto, l'ossequio religioso della volontà e dell'intelletto.Sono proposti per raggiungere un’intelligenza più profonda della rivelazione, ovvero per richiamare la conformità di un insegnamento con le verità di fede, oppure infine per mettere in guardia contro concezioni incompatibili con queste stesse verità o contro opinioni pericolose che possono portare all'errore.

      L'approvazione del Messale del 1969 da parte di Papa Paolo VI fa parte del Magistero ordinario al quale come cattolica dovresti prestare ossequio.Se non lo fai sbagli e ti poni fuori e in opposizione al Primato di Pietro.Mi dispiace dirlo ma questo si chiama sedevacantismo.

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  11. Inoltre se dici che il Messale di Paolo VI è luterano dimostri di non conoscere sia la storia della liturgia e della Chiesa e neanche il luteranesimo.Perchè poi il Messale di Paolo VI sarebbe luterano mi piacerebbe me lo spiegassi.Posso giustificare le tue affermazioni solo con la non conoscenza perchè basterebbe una minima conoscenza della liturgia e della sua storia per rendersi conto dell'infondatezza delle tue affermazioni.
    Probabilmente non ti rendi conto di quello che dici.Kiko Arguello in questo discorso non c'entra proprio nulla,non so perchè lo tirate sempre in ballo.E' una vera fissazione la vostra.

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    1. Non so perchè ancora rispondo, sarà solo per amore della Verità, ma basta la definizione della nuova messa per far capire anche ad un bambino che non si parla di un sacrificio, oltre tutto una serie di protestanti che erano in commissione ed altri successivamente hanno espresso il compiacimento per questo straviolgimento, che anche un cieco vedrebbe!
      Per l'altro anonimo o lo stesso ma la risma è la stessa:
      Lei cita la lettera apostolica ad tuendam fidem faccio notare:
      1) Che lei non sa neanche cosa vuo dire sedevancantismo (incominciano ad essere troppe le cose che non sa)
      2)Questa lettera dice all'inizio:I fedeli chiamati ad esercitare un ufficio in nome della Chiesa sono tenuti ad emettere la « Professione di fede », secondo la formula approvata dalla Sede Apostolica (cf. can. 833). Inoltre, l'obbligo di uno speciale (( Giuramento di fedeltà » concernente i particolari doveri inerenti all'ufficio da assumere, in precedenza prescritto solo per i Vescovi, è stato esteso alle categorie nominate al can. 833, nn. 5-8. Le è sfuggito oppure l'ha omesso.
      3)Secondo lei tra i primi due gardi di assenso ed il terzo c'è differenza oppure sono gli stess? è evdinte che sono diversi, si da il caso che allora anche Mons. Gherardini è un sedevacantista.
      L'ossequio religioso di volontà e d'intelletto non è sullo stesso livello delle Verità dei primi due gradi che invece obbligano, chiaro è che nella mente perversa dei modernisti A=B ed è probabile che anche lei consideri tutto allo stesso livello.
      4) Si da il caso che se gli insegnamenti del terzo livello quando contrastano con ciò che è stato infallibilmente insegnato da sempre non possono essere oggetto di assenso perchè si deve prima obbedire a Dio che algi uomini. Mi indichi un passo delle scritture (bastano quelle) dove si parli della libertà religiosa.
      5) Ci sarebbe qui la diatriba di dove inserire le novità conciliari che alcuni inseriscono tra i primi due livelli come sviluppo in continuità (?) senza mai dimostrarlo.
      6) L'obbedienza che voi sbandierate la portate solo però al magistero conciliare e post conciliare inquinato da un concilio pastorale che la gerarchia vuole imporre come dogmatico.
      Ma chiunque dica che non è pastorale è il primo disobbediente nei confronti dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI e l'attuale Benedetto XVI che hanno confermato che l'indole del concilio è: pastorale!
      Difficoltà risolte.
      Comunque è l'ora delle tenebre è l'ora vostra gioite ora!
      CVCRCI
      A dire il vero sto portando avanti uno studio sul ATF e sulla sua nota dottrinale che contiene almeno un'imprecisione sicura!

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    2. Vede caro Stettino anche nel suo caso posso giustificare le sue affermazioni solo con la non conoscenza ed uso un eufemismo.Spero non ci sia malafede.Parla di amore alla verità?Spero sia sincero perchè,purtroppo,di verità nei suoi discorsi ne vedo ben poca.In quello che dice c'è un equivoco di fondo spero sia dovuto ad ignoranza.Dice che nella Messa di Paolo VI non si parla di sacrificio.Ciò è falso per vari motivi.

      Anzitutto la Messa è intrinsecamente,per natura un sacrificio.
      La natura sacrificale della Messa non è qualcosa che noi possiamo aggiungere o sottrarre a nostro piacimento o che dipende da come noi ci poniamo o da cosa noi diciamo o dai nostri gesti.Come ho detto la Messa è un sacrificio per natura,è insito nell'Eucarestia il valore sacrificale.Questo sacrificio si riattualizza comunque se a celebrare sia un Sacerdote validamente ordinato a prescindere dalla sua fede e dal suo stato di grazia.Non diventa sacrificio perchè lo si sottolinea particolarmente o perchè ripetiamo continuamente il termine "sacrificio".Non è che la Messa Tridentina sia più sacrificio perchè,apparentemente,si sottolinea di più il carattere sacrificale in chiave antiprotestante.La Messa è una sola non esistono due Messe,quella pre e post Vaticano II, con due valori e significati diversi.

      Tra l'altro non è neanche vero che il Messale Tridentino sottolinei maggiormente la natura sacrificale e che non abbia anche il valore e significato conviviale.Se stiamo strettamente al termine "sacrificio" tra i due Messali ,il Messale di Paolo VI fa più spesso ricorso a questo termine.

      Il vostro errore poi sta nel considerare solo il valore sacrificale della Messa.La Messa è il sacrificio di Cristo che si riattualizza sull'altare ma è anche la Santa Cena,è anche
      Eucaristia.

      E questo non l'hanno inventato i protestanti o il Vaticano II perchè già San Paolo nelle sue lettere parla della Messa quale "Cena del Signore"oltre che di Sacrificio.anche i Padri della Chiesa sottolineanno il carattere convivile dell'
      Eucarestia senza trascurare quello sacrificale.E' quindi patrimonio della Tradizione millenaria della Chiesa non è una invenzione moderna.

      Lo ripeto in questi blog vedo tanta ignoranza e non voglio offendere nessuno.Secondo me non andate da nessuna parte in questo modo.

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    3. Ha parlato il Simonaico di Cirene in accordo con i magnabusecche trasteverini.Vai su altri blog + adatti alle tue circonvolute espressioni.come mai sei emigrato? Sono finiti gli infarcimenti mentali dalla loggia?

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    4. Anonimo,
      ma le pensi di notte le tue miserrime bugie, per dirle qui di giorno?.... Ogni tua frase esprime l'esatto contrario dell'evidenza dei FATTI. Quindi non spreco nemmeno il tempo a confutare.
      Ritirati.

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  12. Non è che i cattolici sono tenuti a credere solo ai Dogmi o alle definizioni di fede ex cathedra ma a tutto il Magistero e a tutte le decisioni del Papa.La fede non è come un suprmarcket dove scegliamo quello che ci piace.

    Siete fuori strada.

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    1. A quanto pare però vale solo per noi!
      Come mai?
      Intanto iniziate a credere ai dogmi e già sarebbe qualche cosa e poi sta dicendo un' emerita frescaccia per non usare altri termini perchè la nostra fede si basa solo sui dogmi e a tutte le decisioni del Magistero e del Papa infallibili a cui si deve l'assenso De Fide, Ora il Credo, il credo ha presente? rispecchia la nostra fede Cattolica ed è tutto quello in cui crediamo, oppure dovremmo credere per esempio che il CNC è necessario alla salvezza perchè approvato dal Papa?
      Fortuna che siamo noi avere i concetti sbagliati!
      lei non li ha per nulla!
      La Fede è un dono e molti sono chiamati e pochi eletti!
      CVCRCI

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  13. Visto che l'anonimo neocat-protestante giudaizzato mena ancora la parola sedevacantismo, vorrei approfittare ed attaccarmi alle elaborazioni eretiche sue e domandare perchè si intende dividere coloro che intendono celebrare validamente la messa.

    Ovvero, vengo al dunque.
    Se è importante in un sacramento la materia.la forma e le intenzioni del celebrante, mi sorgono dei grossi dubbi, già parzialmente elaborati sopra, riguardo alla messa.

    Una messa viene ritenuta valida se il ministro-sacerdote intende celebrare secondo che " il Ministro abbia l’intenzione interna di fare ciò che fa la Chiesa." Quale chiesa ? Evidentemente la "Chiesa" in senso etimologico e dottrinale, non in senso letterale...(se la chiesa odierna è modernizzata ed eretica,l'intenzione che aderisce a questa chiesa rende invalido il sacramento)

    Orbene, ne consegue che il sacerdote che produce una messa con ogni materia e forma ma che "aderisce" alla "chiesa" moderna, non produce validamente!
    Arriviamo quindi al nocciolo: se la fraternità San Pio X prosegue nel celebrare messe con materia e forma adatte ma seguendo l'intenzione di seguire la chiesa odierna[aderendo ed esprimendo l'intenzione, con le parole, di essere "con il papa"] allora la messa diventa INVALIDA!

    Quindi avrebbero ragione i cosiddetti "sedevacantisti" che seguendo la dottrina di mons Guerard des Lauriers (scomunicato da una chiesa già eretica...)si discostano dalla chiesa moderna e modernista anche NON dicendo di celebrare CON il papa:tralasciando di fatto la frase "una cum..."
    In ciò quindi costoro aderiscono nel modo più congruo a tutto quanto è stato detto sopra e citato secondo dottrina secolare della Chiesa.
    La Fraternità di San Pio X dovrebbe quindi fare un passetto in più e decidersi a procedere, in ogni sacramento e celebrazione, con distacco reale dalla chiesa moderna, a cui capo è il papa.

    O mi sbaglio ?

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    1. No Mardu è il rito stesso che esprime l'intenzione della Chiesa cioè di compiere un Sacrificio, mentre la messa di Paolo VI per definizione è una cena, l'eretico NC cita solo documenti che comunque non gli danno ragione, come ho detto prima i nemici di Cristo dovevano agire sul soggeto attraverso la perdita di fede, sull'oggeto cambiando il rito da Sacrificio a cena e chi nega questa cosa nega l'evidenza perchè è scritto tutto sull'istittio generalis sebben parzialmente modificata rimane l'intenzione di fare una cena.
      Per quanto riguarda il sedevacantismo,no Mardu per carità, non è così, vado di fretta.
      Pensiamo a questo: non può sussistere un corpo senza la testa esso morirebbe, mentre può sussistere un corpo con una mente che non ragiona più, questa è la situazione di oggi, possiamo per analogia paragonare sempre la Chiesa a Cristo, nell'orto degli ulivi la sua divinità si eclissò per dar sfogo completamente alla passione della sua umanità e soffrire umanamente, la Chiesa è nella stessa condizione (sebbene per colpa).
      A dopo scusate....
      CVCRCI

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  14. Scusami annarita, ma allora quali sacramenti nella chiesa modernistica sono validi, ad es il battisimo e la confessione nella chiesa modernistica sono valid1???, visto che io sono nato e cresciuto nella chiesa modernista.

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  15. Caro Celestino anch'io sono cresciuto nella Chiesa modernista ciò non significa che i sacramenti non siano validi, qui si sta spiegando quali siano lecondizioni affinchè venga impartito validamente un sacramento esempio se ti si presentano con una pizzetta al pomodoro (paradosso) come ostia quello è invalido (materia) se dicono ad esempio "versato per i biondi" (altro paradosso) non è valido (forma) per l'intenzione è meno evidente.
    Con ciò non vogliamo dire, penso siamo tutti d'accordo, che non siano validi ma se come ho detto al Bene si conrappone il male il tentativo del cornuto è quello di invalidare i sacramenti la materia è più evidente, la forma un pò meno perchè cambiare il significato non è così facile, sebbene l'abbiano fatto in effetti, quindi bisogna agire più sull'intenzione come sopra detto, quindi con il passare del tempo i dubbi aumenteranno fino a diventare certezze.
    Esempio c'è una foto reperibile sul web, anche sul mio blog, di un pagliaccio (realmente vestito da pagliaccio non è un insulto) che spezza una pagnotta di pane, secondo te c'è da fare tante domande sulla validità?No
    Ma il cornuto è intelligente ed affina le sue armi.
    CVCRCI

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  16. Vede caro Stettino anche nel suo caso posso giustificare le sue affermazioni solo con la non conoscenza ed uso un eufemismo.Spero non ci sia malafede.Parla di amore alla verità?Spero sia sincero perchè,purtroppo,di verità nei suoi discorsi ne vedo ben poca.In quello che dice c'è un equivoco di fondo spero sia dovuto ad ignoranza.Dice che nella Messa di Paolo VI non si parla di sacrificio.Ciò è falso per vari motivi.

    Anzitutto la Messa è intrinsecamente,per natura un sacrificio.
    La natura sacrificale della Messa non è qualcosa che noi possiamo aggiungere o sottrarre a nostro piacimento o che dipende da come noi ci poniamo o da cosa noi diciamo o dai nostri gesti.Come ho detto la Messa è un sacrificio per natura,è insito nell'Eucarestia il valore sacrificale.Questo sacrificio si riattualizza comunque se a celebrare sia un Sacerdote validamente ordinato a prescindere dalla sua fede e dal suo stato di grazia.Non diventa sacrificio perchè lo si sottolinea particolarmente o perchè ripetiamo continuamente il termine "sacrificio".Non è che la Messa Tridentina sia più sacrificio perchè,apparentemente,si sottolinea di più il carattere sacrificale in chiave antiprotestante.La Messa è una sola non esistono due Messe,quella pre e post Vaticano II, con due valori e significati diversi.

    Tra l'altro non è neanche vero che il Messale Tridentino sottolinei maggiormente la natura sacrificale e che non abbia anche il valore e significato conviviale.Se stiamo strettamente al termine "sacrificio" tra i due Messali ,il Messale di Paolo VI fa più spesso ricorso a questo termine.

    Il vostro errore poi sta nel considerare solo il valore sacrificale della Messa.La Messa è il sacrificio di Cristo che si riattualizza sull'altare ma è anche la Santa Cena,è anche
    Eucaristia.

    E questo non l'hanno inventato i protestanti o il Vaticano II perchè già San Paolo nelle sue lettere parla della Messa quale "Cena del Signore"oltre che di Sacrificio.anche i Padri della Chiesa sottolineanno il carattere convivile dell'
    Eucarestia senza trascurare quello sacrificale.E' quindi patrimonio della Tradizione millenaria della Chiesa non è una invenzione moderna.

    Lo ripeto in questi blog vedo tanta ignoranza e non voglio offendere nessuno.Secondo me non andate da nessuna parte in questo modo.

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  17. suggerisco di andare avanti coi piedi di piombo perchè ci si sta addentrando un campo teologico minato, dove è sempre meglio portare il Magistero a riprova di ogni passo o affermazione che facciamo.
    Le uniche certezze per la questione Messa sono: la consacrazione del NOM è ben dubbia, il De defectibus di San Pio V parla chiaro. La Forma è difettosa e i dubbi sulla consacrazione sono ben alti.
    Allora, parlandone coi sacerdoti FSSPX, si diceva che potrebbero essere le intenzioni del ministro a supplire in qualche modo, ma resta evidente che innanzi ad una forma dubbia quanto può supplire l'intenzione? Se uno dei tre elementi è bacato...resta un bel dilemma...

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    1. Guarda Ghergon che tutto ciò che ho riportato è scritto sul manuale di teologia dogmatica del Bartmann tra i migliori in assoluto e quello di Ludovico Ott.
      L'intenzione del ministro non può supplire perchè parlaimo del soggetto, come detto o c'è attuale, virtuale, o non c'è abituale, è la Chiesa che supplisce nell'intenzione nell'oggettività contenuta nel rito!
      Tutto ciò oltre tutto è logico perchè si parla di intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, nel caso non ci sia l'intenzione è la Chiesa stessa che è superiore al soggetto che nel suo rito esprime oggettivamente l'intenzione di fare un sacrificio ciò che è evidente non avviene nella messa di Paolo VI.
      Non si balla durante un sacrificio.
      Infatti sotto riporto, contro le illazioni ignoranti e mistificanti del solito anonimo, la definizione della "nuova messa" che, mi dispiace per lui, non ho scritto io.
      Se la vada a leggere!
      Se nega questo è un menzognero.
      CVCRCI
      Nota tanto per essere precisi la nuova definizione fu cambiata proprio dopo la protesta dei Crdinali sopra citati si veda atal proposito: "Una Voce Notiziario" n° 2, 1970, pp. 3-4

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    2. Stefano non metto in dubbio la bontà di quello che hai riportato, avevo già in progetto di consultare ambedue i manuali che hai citato che sono in biblioteca giù a casa in Toscana, mentre purtroppo io sono qui a Milano.
      Il fatto è, e te lo dico per esperienza, che in queste questioni troverai sempre il bastian contrario relativista che metterà in dubbio tutto...
      E allora io ho imparato con gli anni, specialmente quando ho scritto per qualche tempo in "oriens" luogo zeppo di ipocriti modernisti, ad esprimermi solo con stralci di magistero Papale e di testi dottrinali...e pensa che anche innanzi a questi saltava fuori il solito ignorante traviato da satana che ci si scagliava contro...ed eravamo in un forum "tradizionale"..e questo ti dice il livello di apostasia e di grave superbia che ci sovrasta.
      Quindi anche se è laborioso nelle questioni teologiche è sempre meglio postare i passi salienti originali più che un sunto anche se alle volte manca il tempo! sarà un opera comunque meritevole e utile per tutti....

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  18. Come fa a vedere la Verità è cieco.
    Ciò che dico è scritto nero su bianco lei purtroppo bestemmia perchè la Messa è il sacrificio del Calvario lei vada a banchettare sacrilegamente il sabato sera con i suoi satelliti.
    Si vada a leggere il breve esame critico del Card. Bacci e Ottaviani.
    Lei è pericoloso perchè nega l'evidenza e nella sua ignoranza induce altri a seguirla.
    Dice che io non dico la verità ma non porta nessun argomento di autorità, mai, nei suoi argomenti.
    SESSIONE XXII (17 settembre 1562)
    Dottrina e canoni sul santissimo sacrificio della messa.
    Già basterebbe le devo citare tutti i canoni?

    N. 7 [versione 1969]: "La cena del Signore, o messa, è la sacra sinassi o assemblea del popolo di Dio, presieduta dal sacerdote, per celebrare il memoriale del Signore. Vale perciò eminentemente per questa assemblea locale della Santa Chiesa, la promessa del Cristo: 'Là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro' (Mt XVIII 20)".

    N. 7 [versione 1970]: "Alla messa, o cena del Signore, il popolo di Dio si raduna sotto la presidenza del sacerdote che rappresenta il Cristo, per celebrare il memoriale del Signore o sacrificio eucaristico. Per conseguenza per questa assemblea locale della Santa Chiesa vale la promessa del Cristo: 'Là dove due o tre sono radunati nel mio nome, io sono in mezzo a loro' (Mt XVIII 20). In effetti, alla celebrazione della messa, nella quale si perpetua il sacrificio della Croce, il Cristo è realmente presente nell'assemblea riunita in suo nome, nella persona del ministro, nella sua parola sostanzialmente e in maniera ininterrotta sotto le specie eucaristiche".

    Gesù ha detto per molti o per tutti?
    Canone a voce alta o voce bassa?
    De ore tuo te liudico serve nequam!
    Non si permetta di più di dire che non dico la Verità e che io sono in malafede questo che riporto è scritto nero su bianco!
    Stasera?
    Rock'n'roll!
    CVCRCI

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  19. un sacerdote tradizionale, può celebrare validamente la messa di paolo VI???

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    1. Un sacerdote tradizionale non ti celebrerebbe una messa sestopaolina nemmeno con le cannonate, perchè facendolo professerebbe il protestantesimo. Quindi non occorre neanche crearsi il quesito.

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