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lunedì 19 marzo 2012

CARDINAL RATZINGER : UN ENIGMA RISOLTO...(E' modernista)


...Io l'ho detto anche a quei Cardinali: "Non vedete nel Concilio che lo Schema della libertà religiosa è uno Schema contraddittorio? Nella prima parte dello Schema si dice: "Niente e' cam­biato nella Tradizione" e nell'interno dello Schema tutto e' contrario alla Tradizione. E' contrario a quanto hanno detto Gregorio XVI, Pio IX e Leone XIII". Allora bisogna scegliere! O siamo d'accordo con la libertà religiosa del Concilio e dun­que siamo contrari a quello che hanno detto questi Papi, oppure siamo d'accordo con questi Pa­pi e allora non siamo più d'accordo con quanto è stato detto nello Schema sulla libertà reli­giosa. E' impossibile essere d'accordo con tutti e due. Ed io ho aggiunto: "IO SCELGO LA TRA­DIZIONE, IO SONO PER LE TRADIZIONI E NON PER QUESTE NOVITÀ' CHE RAPPRESENTANO IL LIBERALISMO. NIENTE ALTRO CHE IL LIBERALISMO CHE FU CONDANNATO DA TUTTI I PONTEFICI DURANTE UN SECOLO E MEZZO. QUESTO LIBERALISMO E' ENTRATO NELLA CHIESA ATTRAVERSO IL CONCILIO: LA LIBERTA', L'UGUAGLIANZA E LA FRATERNITÀ' . LA LIBERTA’ : la libertà religiosa; LA FRA­TERNITÀ': l'ecumenismo; L'UGUAGLIANZA: la collegialità. E questi SONO I TRE PRINCIPI DEL LIBE­RALISMO, CHE DISCENDE DAI FILOSOFI DEL XVIII SECOLO ED E' SFOCIATO NELLA RIVOLUZIONE FRANCESE. QUESTE SONO LE IDEE ENTRATE NEL CONCILIO CON LE PAROLE EQUIVOCHE. E ORA NOI ANDIAMO ALLA ROVINA: LA ROVINA DELLA CHIESA, POICHÉ' QUESTE IDEE SONO ASSOLUTAMENTE CONTRO LA NATURA E CON­TRO LA FEDE. NON CE' FRA DI NOI, NON CE' UNA VERA UGUAGLIANZA. IL PAPA LEONE XIII L'HA COSI' BEN DETTO, CHIARAMENTE, NELLA SUA ENCICLICA SULLA LIBERTA'. POI LA FRATERNITÀ! SE NON CE' UN PADRE, OVE TROVEREMO LA FRATERNITÀ? SE NON C’E’ UN PADRE, NON CE' DIO; COME POTREMO ALLORA ESSERE FRATELLI? COME POTREMO ESSERE FRATELLI SENZA PADRE COMUNE? IMPOSSIBILE! DOBBIAMO ABBRACCIARE TUTTI I NEMICI DELIA CHIESA: I COMUNISTI, I MASSONI, I BUDDISTI E TUTTI COLORO CHE SONO CONTRO LA CHIESA? (Marcel lefebvre, La Messa di Lutero)

Dopo la laurea su Agostino, era stato Gottlieb Söhngen, «il mio maestro», a suggerire di lavorare su Bonaventura. «Un compito difficile», ricorda il Papa: «Dimostrai subito che la teologia medievale non conosce neanche un termine per esprimere da un punto di vista contenutistico il nostro moderno concetto di Rivelazione». 
 
da Sì Sì No No, Anno XXXV n. 5, del 15 Marzo 2009
Link a questa pagina : http:// www.doncurzionitoglia.com/Ratzinger_enigma_risolto.htm

Anni or sono sì sì no no (15 gennaio 1991) si occupò dell'allora cardinal Ratzinger definendolo un "enigma. Oggi sono usciti due libri che ci pare abbiano risolto tale enigma. Vediamoli assieme.

1. Pera e Ratz
inger "cristiani per cultura"
Per i tipi della Mondadori di Milano è uscito, qualche giorno fa, l'interessante libro di MARCELLO PERA Perché dobbiamo dirci cristiani / Il liberalismo, l'Europa, l'etica, accreditato da una lettera altamente elogiativa di BENEDETTO XVI (che parla, naturalmente, come dottore privato). Nel suo libro Pera si sforza di mostrare che liberalismo e cristianesimo non solo sono conciliabili, ma addirittura connaturali, coessenziali o congeneri; e purtroppo papa Ratzinger (sempre come dottore privato) gli dà ampiamente ragione. Il fatto mi richiama alla mente la divertente poesiola in romanesco del TRILUSSA "La cornacchia libberale": una povera cornacchia tutta nera, simbolo del clericalismo, se ne sta rinchiusa tutto il giorno in sacrestia, mentre le colombe, tutte bianche (simbolo del liberalismo), volano nel cielo "libere e gioconde". Allora la cornacchia è presa dalla tentazione di "libera[lizza]rsi" e "cambiar colore"; perciò si rotola in mezzo ad un mucchio di farina, diventa bianca bianca e rompe il vetro della finestrella per volare in cielo, finalmente libera dall'oscurantismo della sacrestia. Però volando volando, con lo sbatter delle ali, parte della farina se ne va e la cornacchia si vergogna di trovarsi mezza bianca e mezza nera. Ma una colomba la rassicura: adesso, con "i tempi nuovi", anche la moda delle signore è cambiata, dal parrucchiere si fanno fare i "colpi di sole" o le "meches", «eppoi proprio "oggi" che il prete è mezzo libberale e il libberale è mezzo gesuita, se resti mezza bianca e mezza nera, t'assicuri la carriera».
Il libro succitato mi sembra essere la messa in pratica e in teoria della storiella del Trilussa. Vediamo perché. Esso è strutturato in tre parti: la prima sulla conciliabilità tra Cristianesimo e liberalismo; la seconda sulla identità cristiano-giudaico-liberale dell'Europa; la terza sulle nozioni di etica e questione morale.

Il "libberale mezzo gesuita" 
Pera afferma che "se vogliamo godere delle nostre libertà liberali, dobbiamo essere cristiani" (Ibidem, p. 154). Egli, però, insiste sul fatto che l'asserto è soltanto ipotetico. Infatti «il liberalismo è in crisi , per superarla bisogna dargli una base etica "cristiana"» (Ibid., p. 102). Dunque, la necessità di essere cristiani è finalizzata all'ipotesi di salvare il liberalismo in crisi. Il Cristianesimo, per Pera, è una specie di "instrumentum liberalismi". L'Autore chiarisce subito e onestamente che "non si tratta di conversione" (p. 4) , ma di "coltivare" dei principi, una tradizione, una cultura che, soli, possono fornire le basi etiche (non dommatiche) al liberalismo (p. 5). I "Padri" del liberalismo classico , secondo Pera, sono Locke, i "padri-pellegrini" fondatori degli Usa (tra cui Jefferson) e soprattutto Kant (p. 5). Ora essi "sapevano che senza un sentimento religioso nessuna società, soprattutto la società liberale [.], può essere stabile" (ivi). Il Cristianesimo, grazie al concetto di uomo creato a immagine di Dio, "è la religione che ha introdotto il valore della dignità personale" (p. 6). Diciamo subito che Pera non prende in considerazione il Cattolicesimo romano, ossia la religione cristiana quale Gesù l'ha fondata, ma il cristianesimo "riformato". Come spiega apertamente a pagina 45 in cui contrappone il "cristianesimo storico della Chiesa" di Roma contro cui la modernità ha lottato e il cristianesimo "inclusa la Riforma", alle radici del quale la modernità europea si è "abbondantemente nutrita". Dalla concezione dell'uomo immagine di Dio nasce l'idea della dignità assoluta e inamissibile (cioè che non può perdersi in nessun caso) della persona umana. Ma questo - osserviamo - è l'errore personalista, che confonde la dignità remota della natura razionale umana con la dignità prossima della persona, che viene persa se essa non agisce conformemente alla sua natura razionale, cioè fatta per conoscere il vero e ripudiare il falso, e libera, cioè creata per amare il bene e fuggire il male (vedi San Tommaso d'Aquino, Somma Teologica, II-II, q. 6, a. 4 ad 3). Lo Stato liberale, per i "Padri" del liberalismo, ha la "funzione di garante e custode del rispetto dei diritti umani" (p. 7) e basta (del bene comune, come individualismo liberale vuole, neppure un cenno). Pera è liberale e lo dice, ma cerca di dare una sua definizione di liberalismo compatibile (kantianamente) col Cristianesimo. È il "libberale mezzo gesuita" di Trilussa.

Il "prete mezzo libberale"
A pagina 10 del libro in esame iniziano i dolori. Infatti Pera riporta il testo della lettera che Benedetto XVI (sempre come dottore privato) gli ha inviato il 4 settembre 2008 e in cui scrive: "Ella analizza l'essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti, mostrando che all' essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell'immagine cristiana di Dio [.]. Il liberalismo, senza cessare di essere liberalismo ma, al contrario, per essere fedele a se stesso, può collegarsi con una dottrina del bene, in particolare quella cristiana, che gli è congenere". E qui siamo alla seconda parte della poesia di Trilussa: "il prete mezzo libberale". Pera parla nel suo libro di "ossimoro", ossia etimologicamente oxys = acuto e móros (stupido) figura retorica che accosta ad una parola un'altra di significato contrario, per esempio: cerchio-quadrato; giudeo-cristiano; acuto-stupido. L'Autore non applica la parola "ossimoro" a catto-liberale, ma io penso che sia proprio la definizione buona della pretesa di conciliare l'inconciliabile: cattolicesimo e liberalismo. Pera parla anche di "ircocervo", un animale mitico metà caprone e metà cervo (irco = capro+cervo), che rappresenta l'errore di voler coniugare due concetti inconciliabili, definendo tale errore "una chimera" ossia un'assurdità (p. 135). Tale è appunto il "cattolicesimo liberale", anche se Pera non sembra avvedersene. Le libertà liberali - egli dice - sono: "ciascuno è libero di perseguire la propria concezione del bene [.], ciascuno gode di libertà di coscienza e religiosa" (p. 15). Due errori, però, condannati costantemente dal Magistero della Chiesa, da Gregorio XVI (1831) sino a Pio XII (+ 1958) , anche se fatti propri da Giovanni XXIII (1958) e i suoi successori sino a Benedetto XVI (2005).
Cristianesimo=protestantesimo 
 Pera dice anche delle cose sensate o con fondamento nella realtà, quando - ad esempio - a pagina 20 inizia un paragrafo intitolato "L' apostasia del cristianesimo". Tuttavia le guasta in fine, poiché le vede sempre "sub specie kant-itatis".
Ammette, onestamente, che "lo Stato liberale è non religioso. [.]. Dopo la fine [.] dell'unione fra il trono e l'altare, tutti consideriamo una grande conquista politica che le istituzioni dello Stato siano una casa aperta, dove ciascuno convive con ciascun altro e nessuno è discriminato o escluso a motivo della sua fede religiosa" (p. 26); inoltre, «Lo Stato liberale ha la religione della laicità, dove per laicità si deve intendere non solo ciò che, in negativo, consiste nell'affrancare l' insieme della sfera pubblica da ogni influenza esercitata in nome di una religione o ideologia particolare, ma ciò che, in positivo, "incarna la scelta simultanea della libertà di coscienza e dell'uguaglianza"» (p. 30).

Pera ammette anche la sua preferenza per il cristianesimo "riformato" o protestantesimo piuttosto che per il cattolicesimo papista. Infatti, giustamente secondo lui, l'autorità della Chiesa è stata messa in discussione, praticamente, dal nascere della borghesia, che ha segnato la fine della teocrazia medievale, all'insegna dell'autonomia e della liberazione (p. 33); filosoficamente l'autorità ecclesiastica è stata sostituita dall'ego cogitans con le sue idee (Cartesio), dall'io empirico con le sue sensazioni e passioni (Hume) e dal soggettivismo trascendentale con le sue "categorie a priori" (Kant) (ivi). Uno dei "Padri" del liberalismo classico, Locke, "diceva che gli uomini devono poter disporre di sé senza chiedere permesso o dipendere dalla volontà di un altro" (p. 34), e un secolo dopo Kant ribadiva che "ciascuno deve valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro" (ivi). È il rifiuto non solo del Magistero petrino, ma anche dell'ab alieitas per il trionfo immanentistico dell'aseitas del creato e del contingente ossia del panteismo.
Pera ammette che la lotta del liberalismo contro la Chiesa "c'è stata, ed è stata spietata e anche sanguinosa" (ivi), ma, secondo lui, "dal male della rottura [tra fede e scienza, Stato e Chiesa] è nato il bene di una nuova conquista. Una instauratio magna, come la chiamava Bacone, una porta sempre aperta, oltrepassando la quale (Plus Ultra) ciascuno può liberamente contribuire all'avanzamento indefinito del sapere" (ivi). Pera ricorda persino che Locke, uno dei "Padri" del liberalismo, "non esitava a invocare i rigori dello Stato in particolare contro i papisti, i quali non devono in nessun modo venir tollerati" (p. 35). Ora "qualis pater talis filius". Quindi ci si chiede ove risieda la coessenzialità tra liberalismo e cattolicesimo o "cristianesimo classico", quello fondato da Cristo su Pietro e chiamato - con disprezzo - "papismo" dai luterani. Non esiste. Al massimo vi è coessenzialità tra liberalismo e protestantesimo, fondato da Lutero sul soggettivismo assoluto. Però, se Pera è un liberale, Ratzinger è il successore di Pietro. Allora come può scrivere che "cristianesimo e liberalismo sono congeneri"? (p. 11). La risposta è quella della "cornacchia libberale" di Trilussa o dell' ircocervo e ossimoro citati da Pera: Ratzinger cerca di "conciliar l' inconciliabile", il Cattolicesimo col liberalismo, ossia il "sì" col "no", anche se Gesù ci ha detto: "il vostro parlare sia sì sì no no, quello che è in più viene dal Maligno".
L'anello di congiunzione: la «ermeneutica»
Pera, a pagina 38 del suo libro, addirittura scrive: "Si può essere anticlericali (e si deve esserlo, se il temporalismo clericale rispuntasse). Si può essere laici (e si deve esserlo circa la separazione tra Stato-Chiesa)". E si domanda: "Ma si può esser anticristiani?". La risposta per lui è che non si può essere anticristiani. Ma - mi domando e dico - se il Cristianesimo vero, che è quello fondato da Cristo su Pietro e non quello fondato da Lutero sul soggettivismo, ha sempre insegnato esplicitamente e formalmente la subordinazione dello Stato alla Chiesa, come conciliare l'inconciliabile? Pera, che è kantiano, kantianamente vi riesce, ma Benedetto XVI come farà? Lo vedremo oltre.
Pera continua scrivendo che "il pensiero religioso di Kant è il cristianesimo più genuino"; (p. 41), però ammette che "Locke era deista. Jefferson era deista. Kant era razionalista. Tutti e tre ri-scrissero o re-interpretarono la Bibbia e i Vangeli. Tutti e tre erano liberali. Tutti e tre erano cristiani" (p. 43). Ma qui si equivoca! Ed è proprio qui l'anello di congiunzione tra Pera e Ratzinger: l'«ermeneutica» ossia la re-interpretazione soggettiva. A lui e a Pera sembra che sia possibile leggere il Vangelo in maniera deista (che nega la Provvidenza di un Dio personale e trascendente), a lui e a Pera sembra che si possa coniugare il razionalismo (rifiuto del soprannaturale e della Rivelazione divina) con il Vangelo che è la divina Rivelazione. Esattamente come Ratzinger, da Papa, sostiene che non vi è rottura, ma continuità tra il Vaticano II e la Tradizione cattolica ("ermeneutica della conti-nuità", Discorso alla Curia Romana, Natale 2005).
Per quanto riguarda Ratzinger ritorneremo sull'argomento. Quanto a Pera, egli a pagina 45 contrappone chiaramente il "cristianesimo storico della Chiesa" di Roma, contro cui la modernità ha lottato, e il cristianesimo della "esaltazione dell' individuo", "inclusa la Riforma", alle radici del quale la modernità europea si è "abbondantemente nutrita". Lutero, infatti, ha esaltato l' individualismo "religiosamente", Cartesio filosoficamente e Rousseau sociologicamente. Onde in tutto il libro di Pera la nozione di Cristianesimo è ambivalente e il ragionamento dell' Autore è sofistico in quanto da una parte si intende Cristianesimo per protestantesimo soggettivista e dall' altra si vorrebbe far intendere, grazie all'avallo di papa Ratzinger, che il "Cristianesimo" di cui si parla è quello classico fondato da Cristo su Pietro . Il 20 settembre del 1870 (presa di Roma) - scrive l'Autore - "i liberali hanno vinto una battaglia contro la Chiesa, ma hanno avuto come alleato il cristianesimo" (p. 48). È chiaro ancora una volta che il cristianesimo di cui parla qui Pera non ha nulla a che spartire con la Chiesa di Cristo, che è quella romana. Inoltre gli "alleati" che hanno sconfitto i "papisti" nel 1870 sono stati alleati, oltre che con il protestantesimo, specialmente inglese, con la massoneria, che con esso fa un tutt'uno, e il giudaismo talmudico, che sta alle fonti della setta segreta.


"Cristiani per cultura"

Da pagina 49 a 54 Pera spiega quale fosse il pensiero di Benedetto Croce sul liberalismo e lo rifiuta, così come rifiuta il crociano "Perché non possiamo non dirci cristiani" (1942), arrivando alla conclusione che "Dobbiamo dirci cristiani". Tuttavia, distingue subito in che senso è necessario dirsi cristiani: non per Fede nel Dio Incarnato, ma "per cultura [.], ammiratori del messaggio cristiano. [.]. Non è necessario che i liberali siano cristiani nel primo senso, [.] è sufficiente che lo siano nel secondo senso" (p. 57) (e qui tocca a noi domandare: -Ma si può essere cristiani senza la fede in Cristo?). Infatti - continua Pera - "tra i Padri del liberalismo, Kant, [insegnò che] si può vivere come se Dio esistesse, velut si Deus daretur, anzi è moralmente necessario ammettere l'esistenza di Dio" (ivi).
Per Kant la ragione speculativa (Critica della Ragion pura) non arriva a conoscere le cose in sé, ma solo come ci sembrano. Onde la sostanza, l'essere, l'anima e Dio sono inconoscibili dalla "Ragion pura". Tuttavia, siccome l'uomo ha bisogno, per vivere bene in società, di un Ente supremo che lo aiuti a comportarsi correttamente, la "ragion pratica" (cioè la volontà o, meglio, il sentimento) postula la necessità di comportarsi come se Dio esistesse, anche se non sappiamo con certezza se esista o meno (Critica della Ragion pratica). Ora, il kantismo sposato al dogma cattolico lo soggettivizza e relativizza e questo è il modernismo filosofico-dommatico condannato da San Pio X nella Pascendi. Ma questo è proprio il sistema riproposto, cento anni dopo la condanna del modernismo, da Pera, che però è stato (questa è la vera novità) "benedetto" da Papa Benedetto XVI come dottore privato - ripetiamo - e non parlante ex cathedra Petri mentre il modernismo fu condannato da documenti magisteriali di alto contenuto dottrinale e dogmatico da papa San Pio X (Pascendi) fino a papa Pio XII (Humani Generis).
Lo stesso discorso Pera fa nel secondo capitolo del suo libro quanto all'Europa: se essa vuol rinascere, "deve riconoscersi come una tradizione che ha una base etica cristiana" (pp. 59-102). Anche qui si equivoca perché si parla di "etica" e di etica "cristiana", ma nel senso kantiano, protestantico e a-dommatico di "ragion pratica". Ora un'etica a-dommatica non è una vera etica, ma "moralismo" o "imperativo categorico", cioè il "dovere per il dovere" kantiano mentre l'etica naturale è una conseguenza pratica della metafisica o filosofia dell'essere.

Il terzo capitolo del libro riguarda la "questione morale". Pera si pone la domanda se si possa vivere senza il liberalismo, ossia senza "il libero mercato, la scienza, la tecnologia, la democrazia" (p. 104). Si chiede anche se il "regime liberale sia migliore degli altri" (ivi). Qui entra in gioco la questione morale, poiché parlare di "migliore" non è politicamente corretto nella società di oggi pervasa dal multiculturalismo e dal relativismo. Ora secondo Kant, Doctor Communis del liberalismo, l'uomo "è sempre fine e mai mezzo" (p. 143): è l' antropo-centrismo radicale che ha scalzato il teo-centrismo. La "ragion pratica" dà alla volontà la legge, che è una versione razionalizzata di un comandamento cristiano (ivi). La legge morale (cristiana) è legge dell' imperativo categorico (ivi). Essa impone il "rispetto della persona" (ivi).

Come si vede, siamo nel pieno della rivoluzione antropocentrica, personalistica e soggettivistica di Kant. Ma mentre p. Guido Mattiussi la chiamava "Il veleno kantiano" (Monza, 1905), e così anche San Pio X, Pera e Ratzinger la dichiarano, invece, "il miglior regime politico-morale", che può cementare l' Europa nella comune convinzione etica rispetto alla bioetica, morale sessuale, matrimoniale, uso di droghe, liceità dell'eutanasia e del suicidio. Ora, anche se da parte cattolica in alcuni casi particolari è lecito, anche se non è l'ideale, agire praticamente assieme a chi, per motivi diversi, difende certi valori, senza, però, mai rinunciare all'ideale, non è mai lecito definire questo sistema come il migliore per principio. Secondo Pera, invece, questo è il miglior sistema (anche se oggi è politicamente scorretto dirlo). Ci si trova, secondo lui, di fronte ad un bivio: "o il liberalismo si sposa con una dottrina del bene, in particolare cristiana che gli è congenere, e allora esso ha qualcosa da offrire alla crisi morale contemporanea, oppure si professa autosufficiente o neutrale e laico, e allora resta estraneo a questa crisi" (p. 149). Egli conclude che "la scelta di agire velut si Christus daretur ha prodotto i migliori risultati" (p. 153) e, secondo la "morale della convenienza", è "conveniente" o anche "necessario" (per Pera) dirsi cristiani, ossia vivere come se Cristo esistesse, anche se non sappiamo se sia realmente esistito o meno: "tentar non nuoce" e quindi conviene (Pascal). La fine del libro è significativa: "Ho cercato di provare che dobbiamo essere cristiani se vogliamo godere delle libertà liberali e [.] che i regimi liberali sono migliori degli altri" (p. 154).
* * *
Un articolo di LAURA BOCCENTI su "Il Timone" (febbraio 2009, pp. 32-33) riprende un passaggio di Pera in cui questi sostiene che "l' Illuminismo si è diffuso in Europa, per un'esigenza, legittima, di rivendicare l'autonomia della ragione nel conoscere la verità", e distingue "neo-conservatoriamente" la rivoluzione o il sensismo empirista inglese, che sarebbe buono e conciliabile col cattolicesimo, dal razionalismo e dalla rivoluzione francese, anticristiani ed atei, inconciliabili con la Chiesa; proprio come la massoneria anglo-americana e quella latina. Come si vede il libro di Pera fa parte di quel progetto di unione tra "cristianismo" giudaico-calvinista, portata avanti dall'amministrazione Bush jr. (e rifiutata persino da Giovanni Paolo II), in funzione filo-israeliana e americanista, che invece Benedetto XVI fa totalmente propria, scegliendo - in Italia - come suoi interlocutori privilegiati la Fallaci, Pera e Ferrara.


2. L'enigma Ratzinger finalmente risolto: "conciliar l' inconciliabile"

Veniamo ora al secondo libro. GIANNI VALENTE, giornalista di 30 giorni, proveniente da Comunione e Liberazione, ha scritto un interessantissimo libro (Ratzinger professore, Cinisello Balsamo, san Paolo, 2008) sulla formazione intellettuale di Benedetto XVI. Il libro integra la sua autobiografia (J. RATZINGER, La mia vita, Cinisello Balsamo, san Paolo, 1997), grazie alle numerose interviste concesse a Valente - tra il 2005 e il 2006 - da colleghi, ex allievi e, in particolare, da ALFRED LÄPPLE, che fu prefetto al seminario di Frisinga dell'allora seminarista e poi sacerdote Joseph Ratzinger.

Il Läpple si era specializzato nello studio del pensiero del cardinal John Henry Newman, convertitosi dall'anglicanesimo al cattolicesimo nell'Ottocento e che, secondo lui, anche da cattolico si sarebbe basato, nelle sue speculazioni, sulla coscienza del singolo individuo, dandole un primato assoluto, anche rispetto al magistero ecclesiastico (Ibidem, p. 18). Läpple cita un discorso tenuto poi dal card. Ratzinger nel 1990 su Newman, in cui dice: "la dottrina di Newman sulla coscienza, divenne per noi il fondamento di quel personalismo teologico che ci attrasse col suo fascino" (Ibid., p. 22). Läpple racconta che Ratzinger, da cardinale, amava citare ancora la frase di Newman, che lo aveva colpito da giovane seminarista: "io brinderei per il Papa. Ma prima per la mia coscienza e poi per il Papa" (p. 28).
Il giovane Ratzinger - dice Läpple - mostrava una "precoce insofferenza [.] per l'impostazione neoscolastica. [.] Non si sentiva a suo agio con la tendenza neoscolastica a rinchiudere la verità in definizioni astratte, impersonali" (p. 29). Ciò è molto grave - osserviamo - poiché comporta la negazione della validità delle formule dommatiche , che definiscono le verità di Fede, in maniera chiara e concisa, tramite idee che sono astratte dai sensi; e inoltre nega anche la oggettività della Rivelazione le cui verità sono "impersonali" o non soggettive. Dunque Ratzinger ha una concezione soggettivista e personalista del dogma e della Rivelazione, che è tipicamente modernista. Per spiegarmi meglio faccio un esempio. Secondo la Fede cattolica il dato Rivelato (e il dogma che lo propone a credere ai fedeli) è definito in una formula dommatica ("Dio è l'Essere perfettissimo"), che lo esprime in maniera reale e razionale. Inoltre il Rivelato (e il dogma che lo esprime) ha un significato oggettivo, che non dipende da come lo penso io o il soggetto pensante, ma da come è in sé (Dio è un Essere realmente e oggettivamente esistente, indipendentemente dal mio pensiero). Invece per il modernismo (come spiega san Pio X nella Pascendi) e per Ratzinger, il dogma deve essere "personalizzato" o soggettivo, il soggetto o l'io lo interpreta così o colà (Dio, per me, è il divenire assoluto, non è trascendente ma immanente al mondo.) e quindi lo distrugge o deforma, soggettivizzandolo e relativizzandolo. Questo soggettivismo filosofico-teologico è il "motivo conduttore" di tutto il pensiero ratzingeriano, dai primi anni di seminario (1946) sino ad oggi (2009). Lo vedremo nel corso del libro, che riporta fedelmente e non "soggettivamente" - con citazioni precise - quanto dicono il prof. Läpple, colleghi ed ex alunni di Ratzinger e quanto Ratzinger ha continuato a dire sino al 1977 e fino ad ora.
In particolare Läpple ritorna costantemente su questo soggettivismo dommatico ratzingeriano. A pagina 37 del libro di Gianni Valente, egli ricorda che, mentre per Schmaus, professore di teologia dogmatica non apprezzato dal giovane Joseph, "la Fede della Chiesa era traducibile in concetti definitivi, statici, che definiscono verità perenni", per Söhngen, professore di teologia fondamentale molto ammirato da Ratzinger, "la Fede era mistero e si comunicava in una storia", ossia il dogma va "storicizzato" e storicizzandolo lo si relativizza e soggettivizza, non negandolo, come gli atei, ma trasformandolo sostanzialmente, come i modernisti: "anche per Ratzinger - continua Läpple - come per Söhngen, Dio non è innanzi-tutto un Summum Bonum che si riesce a conoscere e a dimostrare con formule esatte" (p. 39). Il concilio Vaticano I, invece, ha defi-nito de Fide catholica che "l'uomo può dimostrare con certezza, colla ragione naturale, l'esistenza di Dio e alcuni suoi attributi, con un sillogi-smo che a partire dagli effetti risale alla Causa" (DB 1785). All'origine del soggettivismo ratzingeriano, secondo Läpple, vi è oltre il Newman anche Martin Buber, il filosofo ebreo chassidico, che ha volgarizzato e reso pubblica la dottrina cabalistica esoterica giudaica (ivi).
* * *


Nel 1943, quando Pio XII promulgò l'enciclica Mystici corporis sulla Chiesa, l'ambiente teologico tedesco e il giovane Ratzinger non ne rimasero soddisfatti, dacché "la Chiesa, identificandosi col corpo stesso di Cristo, rischiava di auto-comprendersi come sorgente dispensatrice di quella stessa grazia e di cadere in un orgoglio ecclesiocentrico" (p. 40). Inoltre per Ratzinger "la Chiesa santa, Ecclesia sancta, e la Chiesa cattolica non sono identiche" (p. 43). Un fatto significativo e inquietante, è riferito dal Läpple: quando nel 1950 Pio XII condannò il neo-modernismo di de Lubac, Congar, Daniélou ecc., con la enciclica Humani generis, Söhngen (il professore ammirato da Ratzinger) dopo la lezione, in cui non fece nessun accenno all'enciclica, entrato nel suo studio privato assieme a Läpple e Ratzinger "gettò con rabbia sulla scrivania i libri che portava con sé dalla lezione. Poi si mise al piano e sfogò tutta la sua ira sulla tastiera" (p. 46).
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A pagina 50 Valente affronta la discussione della Tesi di laurea di Ratzinger e intitola il paragrafo "Una Tesi modernista". Infatti Ratzinger aveva scritto in essa che "la Rivelazione [doveva essere] percepita come storia della salvezza e non secondo l'impostazione neoscolastica, che concepiva la Rivelazione come l'insieme oggettivizzato dei contenuti di verità [.]. Ratzinger si spingeva anche oltre, fino a suggerire che tale concezione della Rivelazione [.], implicava necessariamente la presenza di un soggetto ricevente, senza il quale non potrebbe avvenire alcuna trasmissione di verità rivelate" (p. 51). È la stessa teoria soggettivista ed evoluzionista della Verità rivelata, esposta sopra, che Ratzinger presenta nel 1956 alla Tesi di laurea. Ma se il relatore era l'idealista Söhngen, il correlatore della Tesi era il tomista Michael Schmaus, il quale "disse a Söhngen: 'guarda che questo lavoro è modernista, non posso farlo passare'. In certi passaggi della Tesi Schmaus vedeva un pericoloso soggettivismo che metteva in crisi l'oggettività della Rivelazione" (p. 52). La Tesi non fu bocciata totalmente, come aveva chiesto Schmaus, e, grazie all' intervento di Söhngen venne restituita al candidato con l'ordine di sottoporla a revisione radicale. "Per risolvere l'impasse e aggirare l'ostacolo Ratzinger ricorse a un escamotage. Si è accorto che la parte finale della Tesi [.], è passata quasi indenne sotto la furia censoria di Schmaus. Tale sezione [.] costituiva un'unità tematica a sé stante e poteva anche essere letta come testo in sé compiuto" (p. 53) e quella sola parte fu ripresentata da Ratzinger nel 1957. Quando discusse la sua Tesi, il giovane Joseph, come racconta Läpple, fu interrogato da Schmaus il quale gli chiese "se secondo lui la verità della Rivelazione era qualcosa di immutabile o qualcosa di storico-dinamico. Ma non rispose Ratzinger. Prese la parola Söhngen, e i due professori iniziarono a scontrarsi. [.] Alla fine arrivò il rettore a dire che il tempo era scaduto" (pp. 54-55) e la Tesi fu approvata. Oltre la gravità del fatto (modernismo recidivo e pertinace del giovane Ratzinger) occorre tener presente la sua astuzia, che ritroveremo durante il Vaticano II, come vedremo oltre, onde non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: Ratzinger non è un ingenuo, tutt' altro; è molto furbo sotto apparente ingenuità (cfr. l'ossimoro di Pera) e nei colloqui con lui non bisogna mai dimenticarsene, altrimenti si resta scottati.
È altresì importante notare che nel cuore della sua Tesi, oltre all'errore modernista, il Nostro riproponeva anche quello gioachimita o millenarista. Il Valente scrive: "Ratzinger in quella sezione finale della sua Tesi aveva dimostrato che San Bonaventura [.], non aveva rifiutato in blocco le speculazioni visionarie dell'abate calabrese Gioacchino da Fiore [.]. Al regno del Padre (Antico Testamento) e a quello del Figlio (il tempo della Chiesa, inaugurato con la venuta di Gesù) sarebbe seguito l'avvento del regno dello Spirito: un tempo nuovo, annunciato dall'arrivo dell'alter Christus [.], connotato dal superamento della Chiesa come strumento sacramentale e ministeriale stabilito da Cristo, nonché dall'ingresso in una condizione carismatica di accesso immediato alla grazia [.], una trasformazione della Chiesa che avvenga nella storia" (pp. 53-54) e non dopo la fine del mondo, quando la Chiesa "purgante e militante" diverrà "trionfante". Onde quando oggi Ratzinger parla di "ermeneutica della continuità" tra Vaticano II e Tradizione della Chiesa, è credibile solo in un'ottica gioachimita, che risale almeno al 1956, e mai in uno sguardo conforme all' insegnamento comune del magistero tradizionale della Chiesa, che ha condannato, se non Gioacchino in sé, il gioachimismo e la terza èra come Nuovissima Alleanza.
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Nel 1960, il Nostro svolge un seminario sulla Confessione Augustana "tutto orientato a valutare la compatibilità di quella prima esposizione sistematica del Credo luterano con la dottrina cattolica" (p. 67). Ecco ancora un voler "conciliar l'inconciliabile", come poi il NOM e la Messa tridentina, il Vaticano II e la Tradizione ecclesiastica. Durante il Vaticano II (1962-1965) dopo essere stato arruolato dal card. Joseph Frings, arcivescovo di Colonia e presidente dell'episcopato tedesco, Ratzinger si distingue come perito ufficiale del concilio in senso anti-papale e filo-concilarista, criticando le «concezioni deformanti [del concilio] che lo riducono a "costruzione strettamente papale", strumento ridondante dell'infallibilismo monarchico pontificio» (p. 77). Egli lavora costantemente "per la teologia dell' episcopato e per il rafforzamento del potere episcopale" (p. 86). Per quanto riguarda lo schema preparatorio (della Curia romana e del Sant' Uffizio) sulle fonti della Rivelazione, «Ratzinger non usa mezzi termini: si trattava di "un prodotto della mentalità antimodernista", un testo 'scritto in uno spirito di condanna e negazione' [.]. L'affossamento di tale schema [.] viene definito da Ratzinger come il vero punto di svolta del concilio. La Chiesa doveva scegliere: "o continuare con l' antimodernismo", oppure, [.] "voltare pagina e muoversi verso un nuovo e positivo incontro con le proprie origini, coi propri fratelli e con il mondo di oggi. Visto che la maggioranza padri ha optato per la seconda alternativa, noi possiamo anche parlare del concilio come di un nuovo inizio» (p. 88). In questa frase si ritrova già la teoria dell'ermeneutica della continuità, ossia l'interpretazione soggettiva del concilio come non rottura con la Tradizione, ma assieme anche come nuovo inizio.
È l'ossimoro (intelligente-stupido) e l'ircocervo (capro-cervo), di cui parla anche Pera nel succitato libro, che forniscono la chiave di lettura del connubio tra cattolicesimo e liberalismo, tra novità e Tradizione. Il pensiero di Ratzinger è l' incarnazione dell'ossimoro e dell' ircocervo, è la chimera o l'assurdità eretta a principio. Se non si tiene a mente tutto ciò, egli resta un enig-ma , ma i due libri che stiamo esa-minando, in particolare il secondo scritto da una persona favorevole a Ratzinger su testimonianza di altre persone parimenti a lui favorevoli, ci hanno aiutato finalmente a risolverlo con certezza di prove documentate.
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Un altro episodio che dimostra la scaltrezza di Ratzinger è riportato da Valente a pagina 102.
Quando scoppia in concilio il caso della collegialità, è proprio il Nostro, assieme a Rahner e Martelet, a scrivere il testo "Il primato e il collegio dei vescovi nel governo di tutta la Chiesa", stampato in 2000 copie e distribuito ai padri conciliari. Il card. Ottaviani interviene in aula per deplorare "l'iniziativa dei tre periti", senza nominarli specificatamente e il card. Larraona scrive una lettera drammatica a Paolo VI chiedendogli di correggere la dottrina della collegialità, poiché formalmente contraria alla divina costituzione della Chiesa.
La risposta di Paolo VI è doppia (come la sua personalità): da una parte cerca di zittire Larraona intimidendolo, ma dall'altra, avendo capito il rischio che si stava correndo con la dottrina conciliarista della collegialità, fa uscire, senza ritoccare il documento, la famosa "Nota explicativa praevia", la quale è aggiunta, pur essendo "praevia", alla fine del documento per specificare che il collegio dei vescovi è da intendersi sempre "cum Petro et sub Petro".
I progressisti sono furiosi e non vorrebbe accettare la mossa del Papa, in quanto intromissione "monarchica" nel primato dei vescovi e del concilio, ma «anche in questo caso c'è chi conta sulla saggezza [io parlerei di astuzia] di Ratzinger: il cardinale di Bologna Giacomo Lercaro manda il suo collaboratore Giuseppe Alberigo [l'interprete del concilio come rottura con la Tradizione] dal teologo bavarese a chiedere consiglio, e a suggerire l'ipotesi (subito accantonata come irricevibile) di far intervenire in aula il cardinal Frings contro la Nota [.]. "Fortunatamente c'è Ratzinger" [.] scrive Congar» (p. 102) . Valente continua: «Riguardo alla Nota praevia, le considerazioni di Ratzinger tendono a sminuirne il peso specifico: [.] gli enunciati della Nota 'non hanno creato una situazione nuova rispetto al testo conciliare' e non contengono valore giuridico. La nota è stata proposta come norma interpretativa [.], ma 'non è stata accolta nello stesso testo conciliare, per cui non fu neppure firmata dal Papa e dai padri conciliari, ma solo dal segretario generale Felici'» (p. 110).
Ratzinger non si è mai proclamato un "pentito" del concilio. Nel 1984, disse a VITTORIO MESSORI (Rapporto sulla Fede, Cinisello Balsamo, san Paolo, 1985, p. 15), parlando dei teologi che avevano partecipato al Vaticano II ed erano stati i fondatori della rivista Concilium: "non sono cambiato io, son cambiati loro". Un suo ex allievo Peter Kuhn, ha detto: "non gli ho mai sentito dire: quello che abbiamo fatto, non avremmo dovuto farlo" (G. VALENTE, cit., p. 143). Egli stigmatizza gli eccessi del post-concilio, in quanto - parafrasando Lenin - "l' estremismo è la malattia senile del conciliarismo".
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Per quanto riguarda i rapporti col giudaismo, già nel 1972, Ratzinger tramite Ludwig Weimer entra in contatto con la "CCI" o "Comunità Cattolica di Integrazione" ("Katholische Integrierte Gemeinde"). La fondatrice della CCI è Traudl Weiss, la quale insiste nel "far risalire le radici profonde del suo movimento [CCI] sino ad Auschwitz" (VALENTE, cit., p. 161). La CCI sostiene che «dopo l'olocausto [.] non si può continuare come se nulla fosse successo con [.] quel cattolicesimo che non si è ribellato davanti alla "shoah" [.]. Serve una conversione. Occorre chiudere con "600 anni di Chiesa di Stato, di matrimonio tra trono e altare" [.] per ritornare al cristianesimo degli inizi, e riscoprirne soprattutto la radice ebraica» (p. 162). Nel 1949 la Traudl (nata nel 1923) lascia l'Azione Cattolica e sposa un ricco avvocato, Herbert Walbrecher. «La riscoperta della radice ebraica ispira anche il modello organizzativo della Comunità. L'archetipo di tutto è la Torah che realizza il progetto gigantesco di porre tutta la vita sotto il regno di Dio [.]. Israele accetta con passione il mondo come dono di Dio. Israele sa che se non sottomettesse il suo mondo esteriore, e quindi la società al Regno di Dio, la sua fede sarebbe ristretta e fuori dalla realtà. [.] nei loro viaggi in Israele i membri della Comunità stringeranno rapporti di collaborazione e amicizia con la rete dei kibbutzim [.] Anche l'imprenditorialità economica sviluppata da membri della Comunità - scuole, cliniche, società in fallimento acquistate dall'avvocato Walbrecher, fabbriche di penne, addirittura una banca - si autogiustifica in un orizzonte religioso: si tratta di "riguadagnare alla fede tutti i settori, tutti i mondi" [.]. Anche la creatività ebraizzante della loro liturgia scandalizza gli ambienti [cattolici]» (pp. 163-164). La dottrina della CCI sostiene che "Gesù e i Dodici non erano cristiani, erano ebrei; l' elezione di Israele da parte di Dio non è mai venuta meno ; Israele permane come radice e fondamento portante della Chiesa" (p. 162). Dio non può avere due spose (Chiesa e Sinagoga); da tale "bigamia" son nate tutte le divisioni e i litigi che sono avvenuti nel corso della storia della Chiesa, che dovrebbe radicarsi nell'ebraismo «per poter essere del tutto cattolica, e cioè universale» (ivi) .

Nell'estate del 1976 i membri della CCI occupano quattro duomi tedeschi chiedendo di essere ricevuti dal cardinale di Monaco mons. Döpfner. La polemica si accese anche nella cerchia degli allievi di Ratzinger, che "intervenne e disse che si trattava di una cosa normale, perché in Duomo ogni cristiano ha diritto di asilo" (p. 165). Non ha, però - osserviamo - diritto di occupazione abusiva: esse sono due cose sostanzialmente diverse, sulle quali Ratzinger sofisticamente equivoca. Döpfner muore proprio in quei giorni. In attesa della nomina del nuovo arcivescovo di Monaco, che sarà Ratzinger, «la comunità integrata "invita ad un incontro alcuni teologi [.]. Ma dopo il caso dell' "occupazione del Duomo" tutti declinano l'imbarazzante invito, tranne Ratzinger. Due anni dopo, da arcivescovo di Monaco, sarà proprio Ratzinger [.] ad approvare ad experimentum a livello diocesano gli statuti della Comunità integrata, riconoscendola come associazione apostolica» (p. 165). L'amicizia di Ratzinger con la Comunità continua: "è l'ospite d'onore delle loro ricorrenze, celebra Messa nelle loro sedi. Mentre permane l'ostilità di ampi settori della Chiesa tedesca, sulle pubblicazioni della comunità compaiono spesso foto e interventi del cardinale" (ivi). Quando Ratzinger diventa Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, la CCI "si insedia in un palazzo a pochi passi dal Vaticano" (via Domenico Silveri, 30) e "nel 1994 i gesuiti vendono alla Comunità integrata il complesso di Villa Cavalletti [di Frascati, via XXIV maggio, 73], [.] lì i teologi della Comunità insediano l'Accademia per la teologia del popolo di Dio", visitata in più occasioni dal prefetto dell'ex Sant'Uffizio, [Accademia] che si concepisce come centro di irradiazione di una teologia cattolica che ha come punto sorgivo costante il richiamo martellante alla radice ebraica del cristianesimo" (ivi).
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L'immagine di Ratzinger, dopo lo studio di questi due letture "autorevoli", perché provenienti da ambienti a lui favorevoli (Lettera di Benedetto XVI di encomio al libro di Pera e libro di Valente con interviste di Läpple, colleghi ed ex allievi di Ratzinger), appare finalmente meno enigmatica e più "trasparente". "Tentazione svelata è mezza vinta!" (San Filippo Neri).

da Sì Sì No No, Anno XXXV n. 5, del 15 Marzo 2009

Link a questa pagina : http:// www.doncurzionitoglia.com/Ratzinger_enigma_risolto.htm

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 Che cos'è il Modernismo?
Eresia o meglio complesso di eresie sorte in seno alla Chiesa al principio del ventesimo secolo sotto l’influsso della filosofia e della critica moderna, con la pretesa di elevare e di salvare la religione e la Chiesa cattolica attraverso un radicale rinnovamento. Autori principali: in Francia Leroy e Loisy, in Inghilterra Tyrrel, in Germania Schell, in Italia gli autori (anonimi) del “Programma dei Modernisti”, che non hanno originalità, ma ripetono idee altrui; ostinato seguace e difensore del Modernismo fu E. Bonaiuti. Il Papa S. Pio X emanò due documenti contro il Modernismo: il Decreto del S.Ufficio “Lamentabili” (3 luglio 1907, DB, 2001 ss.) e l’Enciclica “Pascendi” (8 sett. 1907). Il primo consiste in una serie di 65 Proposizioni condannate, l’ Enciclica è una lucida e profonda analisi delle teorie modernistiche in contrasto con la sana filosofia e col patrimonio di tutta la dottrina cristiana. Per farsi una idea esatta del Modernismo basta leggere questo documento pontificio, che, nonostante le proteste dei Modernisti, col passare degli anni si è dimostrato sempre più oggettivo ed efficace. Ne accenniamo lo schema.
Il Modernismo è un ibrido amalgama di cattolicismo verbale con un reale razionalismo naturalistico, in base a tre falsi sistemi filosofici: 1) Agnosticismo (dal Kantismo), che mette insieme soggettivismo, fenomenismo e relativismo, svalutando la cognizione razionale. 2) Immanentismo, per cui la coscienza umana porta in sé virtualmente ogni verità, anche quella divina, che si sviluppa sotto lo stimolo del senso religioso (dalla dottrina di Kant e di Schleiermacher). 3) Evoluzionismo radicale, per cui la vera realtà non è l’essere, ma il divenire dentro e fuori dell’uomo (da Hegel e più ancora da Bergson).

Conseguenze d’indole religiosa:
a) Impossibilità di dimostrare un Dio personale, distinto dal mondo. b) La religione e la rivelazione sono un prodotto naturale della nostra sub-coscienza e il dogma ne è l’espressione provvisoria, soggetta a perenne evoluzione. c) La Bibbia non è un libro divinamente ispirato e però dev’essere studiato criticamente come libro umano, soggetto ad errori. d) La scienza non ha nulla a che fare con la fede: il critico come tale può negare ciò che ammette come credente. e) La divinità di Cristo non si ricava dagli Evangeli, ma è frutto della coscienza cristiana. f) Il valore espiatorio e redentivo della morte di Cristo è opinione di S. Paolo. g) Cristo non ha istituito la Chiesa né il primato di Pietro, passato poi ai Romani Pontefici: la odierna organizzazione ecclesiastica è la risultante di umane contingenze e può mutarsi continuamente. h) I Sacramenti furono istituiti dagli Apostoli, che credevano così d’interpretare le istruzioni del Maestro. Questi Sacramenti servono soltanto a tener vivo negli uomini il pensiero della presenza del Creatore sempre benefica. i) Il dogmatismo rigido della Chiesa romana è inconciliabile con la vera scienza, che è legata all’ evoluzione universale e ne segue le sorti.
S. Pio X conclude giustamente che il Modernismo, in forza di questi principi deleteri, conduce all’abolizione di ogni religione e quindi all’Ateismo.

(Parente- Piolanti, Dizionario di Teologia Dommatica per laici, Studium Roma 1943).

56 commenti:

  1. Cari Annarita e Gianluca sempre a proposito del tema della libertà religiosa vorrei dire che voi dite che solo il Vaticano II ha detto che "dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale" (Gaudium et Spes, 22).Cioè che non solo chi appartiene giuridicamente alla Chiesa si salva ma anche chi appartiene ad altre religioni.Voi dite che questa è modernismo ma vi sbagliate perchè ben settecento anni prima c'è stato San Tommaso D'Aquino ha spiegato quello che il Vaticano II ha ribadito.Si tratta quindi di
    insegnamento che appartiene alla Tradizione della Chiesa.

    Dal De Veritate di S.Tommaso D'aquino,14, 11,ad:


    “Dal fatto che tutti gli uomini sono tenuti a credere esplicitamente alcune verità per salvarsi, non c’è inconveniente alcuno che qualcuno viva nelle selve o tra gli animali bruti.Poiché appartiene alla Divina Provvidenza provvedere a ciascuno le cose necessarie per la salvezza, a meno che uno non lo impedisca da parte sua.Perciò, se uno educato secondo la ragione naturale si comporta in maniera da praticare il bene e fuggire il male,si deve tenere per cosa certissima (certissime tenendum est)che Dio gli rivelerà per interna ispirazione le cose che deve credere necessariamente o gli invierà qualche predicatore della fede come fece con S. Pietro e Cornelio.

    Pertanto Cari Annarita e Gianluca forse fareste meglio ad informarvi meglio.

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  2. Albino Mettifogo19 marzo 2012 17:52

    Certo, signor anonimo, tutto vero. A patto, però, di essere nell' impossibilità assoluta di conoscere Dio e il Vangelo, e che questa impossibilità non derivi da propria colpa. In caso contrario ci si danna inevitabilmente (Catechismo della Chiesa Cattolica).
    Albino

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    1. Certo ma bisogna veramente e consciamente rifiutare Gesù Cristo fino all'ultimo isttante della vita e ciò come si può dimostrare con certezza?Stiamo nooi nei cuori degli uomini,conosciamo la loro coscienza per saperlo?No di certo pertanto cm possiamo dire con certezza chi si danna?Anche chi è battezzato e appartiene alla Chiesa giuridicamente può dannarsi se rifiuta la salvezza.

      Mi compiaccio comunque che si accetti che la dottrina della liberta di coscienza e religiosa non sia una invenzione modernista come erroneamente si vuole far credere.Il Vaticano II non ha mai detto,come sostiene qualcuno su questo blog,che tutti si salvano indistintamente.

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    2. Caro anonimo, fino al CVII non solo non esisteva il diritto alla libertà religiosa e di coscienza, ma una dura condanna verso esse.
      Questi falsi insegnamenti sono stati specialmente condannati da Papa Pio IX nell’enciclica Quanta Cura dell’8 dicembre 1864:
      “E da questa completamente falsa idea di governo dello Stato non temono di promuovere quell’erronea opinione, specialmente dannosa alla Chiesa Cattolica ed alla salvezza delle anime, chiamata ‘libertà di perdizione’ dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di recente memoria; ovvero che la libertà di coscienza e di culto sia un diritto proprio di ciascuno e debba essere proclamata e stabilita per legge in ogni società correttamente costituita.”
      Questo stesso Pontefice reiterò gli insegnamenti della Quanta Cura quando condannò le seguenti proposizioni nel Sillabo degli Errori dell’8 dicembre 1864:
      “15. Ogni uomo è libero di abbracciare e professare quella religione che con il lume della sua ragione reputi vera.”
      “16. Gli uomini possono trovare la via per l’eterna salute, e possono conseguire l’eterna salvezza nel culto di qualsiasi religione.”
      “77. In questa nostra epoca non è più adatto che la religione cattolica sia l’unica religione dello stato, ad esclusione di qualsiasi altro culto.”
      “78. Perciò in certe regioni conosciute per cattoliche è stato lodevolmente stabilito per legge esser lecito a tutti gli uomini ivi immigrati il pubblico esercizio del proprio culto, quale che esso sia.”
      “79. Perché è falso che la libertà civile di ogni culto, e similmente la piena potestà garantiti a tutti di manifestare apertamente e pubblicamente ongi tipo di opinioni e idee, più facilmente conduce alla corruzione della morale e della mente del popolo, e al diffondersi del male dell’indifferentismo.”
      Il falso ecumenismo fu esplicitamente condannato da Papa Pio XI nell’enciclica Mortalium Animos del 6 gennaio 1928:
      “...favorire questa opinione [l’ecumenismo e l’interconfessionalità] ed incoraggiare tali intraprese equivale ad abbandonare la religione rivelata da Dio.”
      “Stando così le cose, è chiaro che la Sede Apostolica non può in alcun modo prender parte a queste assemblee, nè è in alcun modo lecito ai cattolici di dare a tali intraprese il loro incoraggiamento o supporto.”
      “Pertanto, Venerabili Fratelli, è ora chiaro perchè questa Sede Apostolica non ha mai permesso ai suoi sudditi di prender parte alle assemblee dei non-cattolici.”
      Prima di disquisire di certi argomenti, bisogna conoscerli.
      Patrizia

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    3. Caro anonimo che scambia fischi per fiaschi, non c'è bisogno di pontificare addirittura con San Tommaso d'Aquino per venire a dire quello che è scritto su tutti i catechismi della Chiesa Cattolica a partire da quello dei fanciulli di San Pio X...

      Una cosa è la diabolica libertà religiosa, una cosa è la salvezza delle persone non cristiane incolpevoli ma buone ed oneste.
      Faccia tesoro di quello che le ha insegnato Patrizia.

      E si informi lei...

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  3. L'anonimo ha le traveggole, come tanti che interpretano in senso "moderno" ogni lettura.
    Faccio un po' di esempi.
    Nella foresta asiatica del Myanmar esistono popolazioni di "montagna" che sono perfettamente isolate dal resto.Alcune tribù (non tutte!!!)non hanno mai incontrato alcun missionario.
    Vivono secondo la loro ragione utilizzando la loro tradizione per vivere rettamente.
    Muore uno per evento naturale o fortuito. Il Signore, secondo quanto scrissero i Padri della Chiesa, lo pone in dimensione temporanea fino al raggiungimento della sua massima perfezione di uomo e raggiunge pure il Paradiso.(secondo i suoi limiti e suo livello di perfezione)

    Altro esempio.
    Sempre nello stesso ambiente una tribù incontra e frequenta un missionario.
    Stesso schema di vita secondo ragione ,ma i componenti, ascoltando il missionario, sono più portati al cristianesimo ed ai suoi sacramenti.
    Uno della tribù però, è uno scettico e non vuole proprio sapere di ascoltare il missionario perchè "non ha bisogno di alcun bianco che insegni". Muore per ragioni naturali o fortuite, senza aver voluto nè battesimo, nè estrema unzione.
    Dove andrà ?
    Ha commesso vari errori:orgoglio nel non accettare insegnamenti, superbia e disprezzo verso il "bianco", indifferenza verso una religione profonda e complessa, ma arricchente.
    Se la sua superbia avrà la valenza della superbia di ribellione adamitica(nessuno può saperlo) accentuerà anche l'errore della possibilità che gli fu data, di conoscere la Parola di Dio e salvarsi l'anima
    Questo intendeva dire San Tommaso e questo si intende quando si esprime il concetto che a tutti è data la possibilità di salvarsi.

    Ma...credo che diventi arduo sostenere che coloro che vivono in una società civile, in Europa, ad esempio, pur negando di avvicinarsi alla religione, si salvino!
    Non possiamo certo sapere noi cosa succederà alla morte loro, ma la ostinazione o la indifferenza ad avvicinarsi a quel che ti si offre ogni giorno con una chiesa in ogni paese, mette a gravissimo rischio la salvezza di questi.

    Spero di aver chiarito all'anonimo polemizzatore.
    Non sono certo problemi facili da risolvere. Si capisce che sono molto complessi e rientrano in quell'imponderabile che sta nella Mente di Dio.
    Ma il discorso serve a far capire che ogni uomo ha una sua valenza importante nella vita e ad ognuno viene chiesto il conto, anche al più selvaggio.
    Nessuno, essendo uomo, può ritenersi indenne da colpa e meritevole di Paradiso solo per aver vissuto in Terra.

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    1. Ma caro amico come può essere certo del rifiuto ostinato delle persone?Conosce forse l'intimità della loro anima?Conosce la loro coscienza?Vuole togliere a Dio la possibilità di salvare le persone fino all'ultimo istante della vita terrena?Non è forse tutto possibile a Dio?Allora se Dio può veramente tutto perchè non potrebbe salvare e toccare un cuore di un peccatore prima che esso muoia?Perchè lei è così categorico sembra quasi che goda della dannazione delle anime?Dio soffre molto anche per una sola anima che si danna.Tutte le anime sono state pagate a caro prezzo con il Sangu di Cristo.
      La morte e la salvezza sono dei tali misteri che

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    2. Prima di tutto non mi sento caro amico tuo, se non altro poichè mi attribuisci parole o pensieri che non ho espresso. Inoltre se tu leggessi bene, senza scorrere, quanto scrivo, arriveresti a capire meglio che non pongo limiti alla Misericordia Divina, ma pongo grossi limiti all'orgoglio umano che non crede o non si affida alla Misericordia.

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  4. Vorrei poi far notare ad Annarita e Gianluca così arrabbiati contro il Vaticano II che è grazie ad esso che possono parlare del Papa in questo modo impunemente.Se fossimo ai tempi del Concilio di Trento o anche prima sarebbero stati già arsi vivi.

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    1. Prima del CVII nessun cattolico sarebbe stato privato della S.Messa di sempre.
      Prima del CVII nessun cattolico avrebbe visto le proprie chiese profanate da eretici, scismatici, pagani e seguaci di false religioni.
      Prima del CVII nessun cattolico sarebbe stato abbandonato a sè stesso nella fede e negli insegnamenti.
      Ergo, prima del CVII nessuno avrebbe avuto motivo di parlare così, se non i nemici di Santa Madre Chiesa.
      La perdita della Santa Inquisizione è stata di una gravità incalcolabile per la salvezza dell'anima.

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    2. Dante nella sua Divina Commedia, ha messo alcuni 'papi all'inferno, io non me ricordo, che lui è stato processato e incarcerato per questo...

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    3. Cosa c'entra Dante? Era un poeta, mica un santo...

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    4. Lei parla del Papa? Lo sa lei che la sua libertà religiosa è contro il Magistero solenne di circa 260 Papi?

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  5. Mi sembra che se può rispondere l'anonimo, così: S. Tommaso pone come criterio di salvezza a coloro al di fuori della Chiesa, le leggi naturali. Tuttavia, coloro che partecipano in altre religioni, non hanno le leggi naturale, perchè chiamiamo Dio non è Dio. Il caso della legge naturale, si applicherebbe a figure come Socrate, che attraverso il legame con le leggi naturali scoperto la falsità delle religioni del suo tempo. Così, San Tommaso non sta dicendo che c'è salvezza nelle altre religioni (e non poteva, perché le Scritture dicono che gli dèi di queste religioni sono demoni), ma stabilisce un accordo con le leggi naturali come mezzi straordinari per la salvezza fuori dalla Chiesa, che è molto diverso dal parlare di salvezza nelle altre religioni, dove il semplice fatto di adorare una falsa divinità, la persona non ha condizione di mantenere le leggi naturali. Ancora bisogna ricordare che la cultura moderna nasce rifiuto delle leggi naturali. Solo così è possibile che l'aborto e il matrimonio gay ricevere una legislazione positiva da parte dello Stato. Anche uno come l'altro, sono il frutto diretto della separazione tra Chiesa e Stato e la legge della libertà religiosa. Impossibile indicare la conservazione delle leggi naturali, senza la vera religione.

    E 'interessante vedere ciò che Pio XII ha detto in Summi Pontificatus e ciò che Giovanni XXIII ha detto nel suo discorso di apertura del Consiglio:

    Pio XII, Summi Pontificatus :

    Una presa di posizione dottrinale completa contro gli errori dei tempi presenti può essere rinviata, se occorrerà, ad altro momento meno sconvolto dalle sciagure degli esterni eventi: ora Ci limitiamo ad alcune fondamentali osservazioni.

    "Il tempo presente, venerabili fratelli, aggiungendo alle deviazioni dottrinali del passato nuovi errori, li ha spinti a estremi, dai quali non poteva seguire se non smarrimento e rovina. Innanzitutto è certo che la radice profonda e ultima dei mali che deploriamo nella società moderna sta nella negazione e nel rifiuto di una norma di moralità universale, sia della vita individuale, sia della vita sociale e delle relazioni internazionali; il misconoscimento cioè, così diffuso ai nostri tempi, e l'oblio della stessa legge naturale.

    Questa legge naturale trova il suo fondamento in Dio, creatore onnipotente e padre di tutti, supremo e assoluto legislatore, onnisciente e giusto vindice delle azioni umane. Quando Dio viene rinnegato, rimane anche scossa ogni base di moralità, si soffoca, o almeno si affievolisce di molto, la voce della natura, che insegna, persino agli indotti e alle tribù non pervenute a civiltà, ciò che è bene e ciò che è male, il lecito e l'illecito, e fa sentire la responsabilità delle proprie azioni davanti a un Giudice supremo.

    Orbene, la negazione della base fondamentale della moralità ebbe in Europa la sua originaria radice nel distacco da quella dottrina di Cristo, di cui la cattedra di Pietro è depositaria e maestra; dottrina che un tempo aveva dato coesione spirituale all'Europa, la quale, educata, nobilitata e ingentilita dalla croce, era pervenuta a tal grado di progresso civile da diventare maestra di altri popoli e di altri continenti. Distaccatisi invece dal magistero infallibile della chiesa, non pochi fratelli separati sono arrivati fino a sovvertire il dogma centrale del cristianesimo, la divinità del Salvatore, accelerando così il processo di spirituale dissolvimento".

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  6. "I valori morali, secondo i quali in altri tempi si giudicavano le azioni private e pubbliche, sono andati, per conseguenza, come in disuso; e la tanto vantata laicizzazione della società, che ha fatto sempre più rapidi progressi, sottraendo l'uomo, la famiglia e lo stato all'influsso benefico e rigeneratore dell'idea di Dio e dell'insegnamento della chiesa, ha fatto riapparire anche in regioni, nelle quali per tanti secoli brillarono i fulgori della civiltà cristiana, sempre più chiari, sempre più distinti, sempre più angosciosi i segni di un paganesimo corrotto e corruttore: «Quand'ebbero crocifisso Gesù si fece buio»".

    "Rinnegata, in tal modo, l'autorità di Dio e l'impero della sua legge, il potere civile, per conseguenza ineluttabile, tende ad attribuirsi quell'assoluta autonomia, che solo compete al Supremo Fattore, e a sostituirsi all'Onnipotente, elevando lo stato o la collettività a fine ultimo della vita, a criterio sommo dell'ordine morale e giuridico, e interdicendo, perciò, ogni appello ai princìpi della ragione naturale e della coscienza cristiana.

    Non disconosciamo, invero, che princìpi errati, fortunatamente, non sempre esercitano intero il loro influsso, principalmente quando le tradizioni cristiane, più volte secolari, di cui si sono nutriti i popoli, rimangono ancora profondamente, anche se inconsciamente, radicate nei cuori. Tuttavia, non bisogna dimenticare l'essenziale insufficienza e fragilità di ogni norma di vita sociale che riposi su un fondamento esclusivamente umano, s'ispiri a motivi esclusivamente terreni e riponga la sua forza nella sanzione di un'autorità semplicemente esterna.

    Dove è negata la dipendenza del diritto umano dal diritto divino, dove non si fa appello che ad una malsicura idea di autorità meramente terrena e si rivendica un'autonomia fondata soltanto sopra una morale utilitaria, qui lo stesso diritto umano perde giustamente nelle sue applicazioni più gravose la forza morale, che è la condizione essenziale per essere riconosciuto e per esigere anche sacrifici".

    "Come vicario di Colui, il quale in un'ora decisiva, dinanzi al rappresentante della più alta autorità terrena di allora, pronunziò la grande parola: «Io sono nato e venuto al mondo per render testimonianza alla verità; chiunque sta per la verità ascolta la mia voce» (Gv 18,37), Noi di nulla Ci sentiamo più debitori al Nostro ufficio, e anche al nostro tempo, come di «rendere testimonianza alla verità». Questo dovere, adempiuto con apostolica fermezza, comprende necessariamente l'esposizione e la confutazione di errori e di colpe umane, che è indispensabile conoscere, perché sia possibile la cura e la guarigione: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Nell'adempimento di questo Nostro dovere, non Ci lasceremo influenzare da terrene considerazioni, né Ce ne tratterremo per diffidenze e contrasti, per rifiuti e incomprensioni, né per timore di misconoscimenti e di false interpretazioni. Ma lo faremo sempre animati da quella paterna carità che, mentre soffre dei mali che travagliano i figli, indica loro il rimedio, sforzandoCi cioè di imitare il divino modello dei pastori, il buon pastore Gesù, che è luce insieme e amore: «Seguendo il vero con amore» (Ef 4,15)".

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  7. Giovanni XXIII, discorso di apertura del Concilio:

    7. 1. Aprendo il Concilio Ecumenico Vaticano II, è evidente come non mai che la verità del Signore rimane in eterno. Vediamo infatti, nel succedersi di un’età all’altra, che le incerte opinioni degli uomini si contrastano a vicenda e spesso gli errori svaniscono appena sorti, come nebbia dissipata dal sole.

    "2. Non c’è nessun tempo in cui la Chiesa non si sia opposta a questi errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando. Non perché manchino dottrine false, opinioni, pericoli da cui premunirsi e da avversare; ma perché tutte quante contrastano così apertamente con i retti principi dell’onestà, ed hanno prodotto frutti così letali che oggi gli uomini sembrano cominciare spontaneamente a riprovarle, soprattutto quelle forme di esistenza che ignorano Dio e le sue leggi, riponendo troppa fiducia nel progressi della tecnica, fondando il benessere unicamente sulle comodità della vita. Essi sono sempre più consapevoli che la dignità della persona umana e la sua naturale perfezione è questione di grande importanza e difficilissima da realizzare. Quel che conta soprattutto è che essi hanno imparato con l’esperienza che la violenza esterna esercitata sugli altri, la potenza delle armi, il predominio politico non bastano assolutamente a risolvere per il meglio i problemi gravissimi che li tormentano".

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  8. Poi mi citi quale documento del Magistero afferma che chiunque si salva anche se ateo o se rifiuta Dio fino alla fine.Io non conosco alcun documento Magisteriale nè tantomeno il Concilio Vaticano II dice una cosa simile.Ma se mi è sfuggito la prego di indicarmelo.

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  9. Tratto da Nostra Aetate:

    «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini».

    Cosa può esserci di vero e santo in religioni che non riconoscono la divinità di N.S.G.C.?
    Quali raggi di verità potranno mai emanare quando solo Nostro Signore è Via, Verità e Vita?
    Affermare il contrario è rinnegare la Verità rivelata e condannarsi e condannare all'eterna perdizione.

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  10. Credo che l'anonimo non abbia compreso il mio discorso.Lo ripeto:

    Bisogna distinguere per non fare confusione.Si distingue dunque tra anima della Chiesa e corpo della Chiesa.Fanno parte dell’anima della Chiesa tutte le persone che vivono in grazia,anche se non appartengono alla Chiesa cattolica e anche se non sono ancora battezzate.Dio dona la sua grazia a tutti gli uomini. I mezzi ordinari della comunicazione della grazia sono i sette sacramenti.Ma la grazia non è legata i Sacramenti (gratia non alligatur sacramentis).Dio la dispensa anche attraverso vie invisibili, note a Lui solo.Tutti coloro che vivono in grazia (il loro numero e il loro volto lo conosce solo Dio) fanno parte dell’anima della Chiesa e si salvano.È a questa Chiesa che si riferiva il grande Sant’Ambrogio quando affermava “extra Ecclesia nulla salus” (al di fuori della Chiesa non vi è salvezza)non alla Chiesa solo giuridica.

    Fanno parte del corpo della Chiesa coloro che sono stati visibilmente congiunti con Cristo mediante i sacramenti.In questo senso fanno parte del corpo della Chiesa solo i battezzati.Può succedere però che alcuni battezzati non vivano in grazia.Allora questi fanno parte solo del corpo della Chiesa,ma non della sua anima.La discriminante però per salvarsi non è l’appartenenza materiale alla Chiesa, e cioè l’appartenere al suo corpo, ma l’appartenenza alla sua anima.Certo chi fa parte del corpo della Chiesa, sebbene possa perdere la grazia, la può facilmente ricuperare tramite la confessione sacramentale.Ugualmente la può più facilmente accrescere nutrendosi della parola di Dio e con i vari sacramenti.
    E proprio per questo l’impegno missionario della Chiesa non deve mai venir meno.

    La Chiesa ha sempre insegnato questo pertanto sia la FSSPX che voi su questo tema siete in errore.Spero di essere stato chiaro.

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  11. Aggiungo poi che nella lettera agli ebrei si legge: “Chi infatti si accosta a Dio deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano” (Eb 11,6).Qui,come si vede, vengono indicate alcune verità fondamentali da credere esplicitamente:l’esistenza di Dio e che Dio premia coloro che lo cercano, sottinteso con una vita retta.Tutte le altre verità di fede (come il credere esplicitamente in Cristo e nella SS. Trinità)non sono credute esplicitamente,ma nella disposizione dell’animo. Vale a dire: se uno venisse a sapere che questa è la vera fede, senz’altro
    l’abbraccerebbe. Molti rimangono nella loro religione perché non sanno che quella cristiana è la religione vera.Dunque, anche chi vive fuori del cristianesimo,se segue la propria buona fede e agisce con retta coscienza, con l’aiuto della grazia può salvarsi.Questo è anche l’insegnamento del Concilio, il quale afferma: “Quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e con l’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna” (Lumen gentium 16).Il Concilio prosegue dicendo:
    “molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale.
    Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: ‘Predicate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16,15), mette ogni cura nell’incoraggiare e sostenere le missioni ” (Lumen gentium 16).Anche per questo la Nuova Evangelizzaizone è quantomai necessaria.

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  12. Dato il punto di vista dell'ultimo anonimo, me sembra utile qui ricordare Padre Julio Meinvielli e il suo testo "Padre Julio Meinvielle - La Predica Missionaria della Chiesa Scoraggiata in Karl Rahner 1", vedere::

    Karl Rahner è un teologo, che ha acquisito grande notorietà questi ultimi anni. La sua teologia si distingue dalla sua fecondità in suscitare problemi la cui soluzione invece di soddisfare, produce malessere. Il suo problematicismo sistematico genera giustamente scetticismo. Dal canto suo, questo problematicismo denuncia un’evidente mancanza di chiari principi, i quali possono lasciar di essere tali e convertirsi in errori se gli si sposta dal luogo che gli corrisponde e gli si attribuisce un luogo e un significato preponderante. Per esempio, l’insegnamento della Chiesa secondo il quale Dio da la Grazia necessaria per la salvezza a ciascun fedele o infedele che fa il necessario per salvarsi, d’accordo con l’assioma teologico che dice: “Facienti quod est in se, Deus non denegat gratiam”. A chi fa quello che è nelle proprie mani, Dio non nega la grazia. Questo insegnamento ha uno speciale significato per gli infedeli che non hanno l’opportunità di ricevere l’influsso del cristianesimo. Sebbene questa verità sia manifesta, come dopo vedremo, non bisogna assegnarle nel piano cristiano della Chiesa e della Salvezza un posto primario come se l’incorporazione alla Chiesa visibile e storica non fosse tanto necessaria e occupasse soltanto un posto secondario o di supererogazione. Le cose si ordinano, però, precisamente all’inversa. La Rivelazione cristiana è tutta essa indirizzata ad esporre il Piano di Dio riguardante la Salvezza tramite la venuta di Gesù Cristo in questo mondo e la fondazione della Chiesa, come mezzo necessario per raggiungerla. Questa è la via ordinaria e necessaria per la quale Dio salva gli uomini. A coloro che senza mancanza propria non possono usare questo mezzo, Dio, nei suoi misteriosi disegni, gli concede la sua grazia –grazia soprannaturale– per vie che solo Egli si riserva, affinché possano salvarsi.

    Karl Rahner, S. J. ha sistematizzato, forse con eccessiva forza, quello che lui chiama un cristianesimo invisibile, che sarebbe effetto di una “consacrazione dell’Umanità dall’Incarnazione del Verbo”. “Facendosi uomo il Verbo di Dio, dice Rahner, l’Umanità si è convertita realmente - ontologicamente nel popolo dei figli di Dio, persino antecedentemente alla santificazione effettiva di ciascuno dalla grazia.”2 “Questo popolo di Dio che si estende tanto quanto l’Umanità”... “è antecedente all’organizzazione giuridica e sociale di quello che chiamiamo Chiesa”.3 “D’altra parte, questa realtà vera e storica del popolo di Dio, che è antecedente alla Chiesa come magnitudine sociale e giuridica, può adottare un’ulteriore concretizzazione in quello che chiamiamo Chiesa.”4
    “Così, dunque, dove e nella misura in cui ci sia popolo di Dio, c’è anche già, radicalmente, Chiesa, e di certo, indipendentemente dalla volontà del individuo.”5 Conseguentemente ogni uomo, per il fatto di essere uomo, appartiene già, radicalmente alla Chiesa. Questa appartenenza radicale implica un’attualità d’appartenenza che non era ammessa da Santo Tommaso, il quale parlò soltanto d’appartenenza in potenza6, così ammessa normalmente fin qui dai teologi. Questa appartenenza attuale, anche se non pienamente sviluppata, da tutto il diritto di considerare e chiamare “cristiano” a ciascun uomo per il fatto di essere uomo. Se poi questo uomo “assume totalmente la sua natura umana concreta nella sua decisione libera”7 “assume tutta la sua concreta realtà di natura.”8 e “l’incorporazione al popolo di Dio si converte in espressione di questo atto giustificante”.9 In Rahner, quindi, un infedele che senza colpa non appartiene alla Chiesa visibile, ma che accetta con decisione personale la sua natura umana concreta (che è stata consacrata dall’Incarnazione del Verbo) non solo è cristiano invisibile, ma con questa decisione personale e libera viene giustificato.

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  13. Quest’opinione di Rahner, S. J., riguardante un cristianesimo invisibile nel quale un infedele verrebbe giustificato, persino senza porre un atto di contenuto propriamente soprannaturale è senza dubbio audace. Se la si potesse, tuttavia, difendere legittimamente fra le opinioni cattoliche, non la si deve sostenere in modo tale che risultino indebolite le verità fondamentali e prime degli insegnamenti cattolici.

    L’ardore missionario di San Paolo nella predica è un’esagerazione

    In “Mision et Grâce”10, Karl Rahner, S. J., scrive:

    “Dobbiamo oggi riconoscere per forza che ci è impossibile adottare pura e semplicemente il punto di partenza di San Paolo. Va da se che San Paolo rappresenta per il cristianesimo fedele una norma assoluta. Ma non è possibile ai cristiani, nel secolo della storia della Chiesa in cui viviamo, in riferimento alla salvezza dei non cristiani, partecipare delle idee pessimiste che San Paolo poteva avere nell’ottica religiosa del suo tempo, come pure di quelle dei cristiani del XVIII secolo. Nel pensiero di San Paolo gli uomini che non giungevano al battesimo erano persi. È vero che San Paolo non ha enunciato nessun dogma su questo punto. Nella pratica era, tuttavia, per lui un’evidenza.

    “Non è possibile a noi cristiani in pieno XXo secolo sottoscrivere interamente questa prospettiva e questo modo di agire. Neanche abbiamo il diritto. Un missionario di oggi non può già, come lo era un San Francesco Saverio, essere animato da questa convinzione: «Se me ne vado dai giapponesi, se insegno loro e predico il cristianesimo, saranno salvati, andranno in cielo. Se rimango in Europa, saranno persi, come sono persi i loro genitori per non aver ascoltato parlare di Cristo ed essere morti senza battesimo»”. 11

    “La nostra coscienza religiosa di cristiani di oggi è diversa. Ci è difficile pensare che gli uomini che non hanno sentito parlare di Cristo devono dannarsi per sempre. Non possiamo appoggiarci sul dogma per fare nostro un tale modo di vedere le cose. Sappiamo oggi che esiste un cristianesimo invisibile, in cui si trova realmente, sotto l’effetto dell’agire di Dio, la giustificazione della grazia santificante”.

    Articolo completo http://tradizionalistacattolico.blogspot.com.br/2011/11/padre-julio-meinvielle-la-predica.html

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  14. "Invero le funzioni del Nostro Ministero Apostolico esigono assolutamente che difendiamo con tutta la cura e lo zelo possibili la causa della Chiesa che Ci è stata affidata dallo stesso Cristo Signore, e che condanniamo tutti coloro che non temono di combattere e calpestare la Chiesa, i suoi sacri diritti, i suoi Ministri e questa Sede Apostolica. Con questa Lettera confermiamo, dichiariamo e condanniamo di nuovo, in generale e in particolare, tutto ciò che in diverse Allocuzioni concistoriali ed in altre Nostre Lettere, con grande rammarico del Nostro animo, fummo costretti a deplorare, a segnalare, a condannare . E a questo punto, Diletti Figli Nostri e Venerabili Fratelli, ancora dobbiamo ricordare e biasimare il gravissimo errore in cui sono miseramente caduti alcuni cattolici. Credono infatti che, vivendo nell’errore, lontani dalla vera fede e dall’unità cattolica, possano pervenire alla vita eterna. Ciò è radicalmente contrario alla dottrina cattolica. A Noi ed a Voi è noto che coloro che versano in una invincibile ignoranza circa la nostra santissima religione, ma che osservano con cura la legge naturale ed i suoi precetti, da Dio scolpiti nei cuori di tutti; che sono disposti ad obbedire a Dio e che conducono una vita onesta e retta, possono, con l’aiuto della luce e della grazia divina, conseguire la vita eterna. Dio infatti vede perfettamente, scruta, conosce gli spiriti, le anime, i pensieri, le abitudini di tutti e nella sua suprema bontà, nella sua infinita clemenza non permette che qualcuno soffra i castighi eterni senza essere colpevole di qualche volontario peccato. Parimenti è notissimo il dogma cattolico secondo il quale fuori dalla Chiesa Cattolica nessuno può salvarsi e chi è ribelle all’autorità e alle decisioni della Chiesa, chi è ostinatamente separato dalla unità della Chiesa stessa e dal Romano Pontefice, Successore di Pietro, cui è stata affidata dal Salvatore la custodia della vigna , non può ottenere la salvezza eterna. Infatti le parole di Cristo Nostro Signore sono perfettamente chiare: "Chi non ascolta la Chiesa, sia per te come un pagano o come un pubblicano (Mt 18,17). Chi ascolta voi ascolta me; chi disprezza voi disprezza me, e chi disprezza me disprezza Colui che mi ha mandato (Lc 10,16). Colui che non mi crederà sarà condannato (Mc 16,16). Colui che non crede è già giudicato (Gv 3,18). Colui che non è con me è contro di me, e colui che non accumula con me, dissipa" (Lc 11,23). Allo stesso modo l’Apostolo Paolo dice che questi uomini sono "corrotti e condannati dal loro proprio giudizio" (Tt 3,11) e il Principe degli Apostoli li dice "maestri mendaci che introducono sette di perdizione, rinnegano il Signore, attirano su di sé una rapida rovina" . "Quanto conficiamur" - Pio IX

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  15. A parte che bisogna stabilire chi è veramente eretico.E' la Chiesa casomai a stabilirlo non un blog.Ma anche nel caso di un eretico chi può dire con certezza che si danni?Chi può esculdere che Dio non trovi un modo per salvarlo?Ci crediamo si o no che tutto è possibile a Dio?Secondo me lei non ha ben capito la differenza tra anima e corpo della Chiesa.La prego di rileggere quanto ho scritto.Tutti gli uomini di buona volontà che ignorano Cristo senza colpa ma vivono in rettitudine di cuore la propria religione e compiono il bene, appartengono all'anima della Chiesa pur non appartenedone giuridicamente.Possono quindi ottenere la salvezza e la grazia che Dio può comunicare oltre i Sacramenti.Questo la Chiesa ha sempre insegnato.D'altronde anche la Sacra Scrittura dice che la volontà di Dio è che tutti si salvino e nessuno perisca(1 Tim. 2,4).

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    1. Questo è quanto è sempre stato detto dalla Chiesa nella Tradizione dei padri della Chiesa, San Tommaso in testa ! Quindi non capisco la vis polemica..per dir la sua ad ogni costo? Grazie, ma qui credo tutti lo sappiano senza stare ad accusare di poca carità a destra ed a manca. Forse uno spirito più attento alla lettura che legga bene le parole scritte nei commenti, potrebbe far entrare meglio nella sua comprensione da modernista massonico.

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    2. Albino Mettifogo20 marzo 2012 09:43

      Concordo con lei Mardunolbo. Si tratta di una polemica inutile e fine a sè stessa, perchè da ambo le parti si sta dichiarando la stessa cosa. Io all' anonimo l' ho fatto presente per ben tre volte questo concetto (anche in altri post), ma evidentemente lui legge solo quello che gli interessa. Per parte mia seguirò il consiglio dato più sotto da Anna Rita. Non gli risponderò più e lascerò che si spolmoni a suo piacimento. Non si può certo cavare sangue da una rapa.
      Albino

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  16. La mia domanda è dovuta al suo discorso, secondo cui tutti i battezzati partecipano della Chiesa. Se è così, se può dire che i sabelliani, giudaizzanti, ariani, gnostici, nestoriani, ecc, che erano tutti battezzati (secondo il suo discorso), formerebbero un solo corpo, ma come si vede dalla testimonianza storica, questo non è vero. Come dice sant'Agostino a Vera Religione, la regola della di unità è la fede non è il battesimo (effetto della fede), perché il battesimo cancella la macchia del peccato originale, egli da solo non è garanzia che il battezzato persevererà sino alla fine e fare una buona utilizzazione dalla grazia ricevuta.
    Nessuno ha detto che il blog intende stabilire quello qui è veramente eretico. Tutto è possibile a Dio, semplicemente non è possibile per Lui a contraddire se stesso. Per quale ragione avrebbe dato i mezzi per la separazione tra Chiesa e quindi salvare quelle della sua Chiesa è stato separato? C'è un certo tipo di eresia che è una bestemmia contro lo Spirito Santo, questa non ce perdono.

    Mi sembra nella tua presentazione del rapporto tra corpo e anima della Chiesa, che l'unione con la gerarchia della Chiesa non è necessaria. Così, perchè Dio ha creato una Chiesa?

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  17. Benissimo tutti questi commenti sul principio della "libertà religiosa", ma come al solito l'anonimo entra E CAMBIA DELIBERATAMENTE L'ARGOMENTO PRINCIPALE DELL'ARTICOLO, CHE RIGUARDA IL MODERNISMO DI RATZINGER.

    Perciò siamo a 21 commenti, nessuno dei quali riguarda l'argomento in questione. Questo è un metodo molto preciso, usato da questi anonimi disturbatori, a cui preme intralciare l'andamento delle informazioni.

    INVITO PERTANTO TUTTI I FRATELLI CHE QUI SCRIVONO AD IGNORARE QUEGLI INTERVENTI CHE NON SIANO IN TEMA CON L'ARGOMENTO DEL THREAD PUBBLICATO. E prego, chi desidera farlo, di aprire finalmente il confronto sul tema del modernismo di Ratzinger.

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  18. Articolo datato, ma non superato.

    http://www.sodalitium.biz/index.php?pid=94

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  19. L'articolo citato sopra di Don Sergio Ricossa (altro sacerdote che "non le manda a dire") è pure altra RIPROVA concreta e documentata dell'ideologia ratzingeriana, che è discosta dai princìpi della Tradizione ecclesiale.

    Quindi o si accettano le sue idee(Ratzinger):A i Vangeli e la Bibbia vanno re-interpretati ed adeguati alla mentalità odierna (es. gli evangelisti furono esagerati a condannare il popolo ebraico)B l'unità delle chiese cristiane è più importante del mantenere la fedeltà ai dogmi della Chiesa cattolica

    Oppure ..non si è d'accordo con Ratzinger che attualmente è il papa !

    Gran dilemma per ogni cattolico, ma questa è la realtà che dobbiamo vedere!

    Tenendo presente che se non si è d'accordo bisogno procedere nelle conseguenze e diffidare delle idee che esprime poichè sempre frutto di mentalità modernista ed ecumenista in contrapposizione con i secolari insegnamenti della Chiesa.
    Si comprendono così, del resto, le incredibili aperture fatte a sette pseudo-cattoliche o le accoglienze fatte alle massonerie mondiali.

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  20. Da Il terzo segreto di Fatima"Nel 1998, Padre Malachi Martin, ora purtroppo deceduto, affermò durante la trasmissione Art Bell Show che gli era stato fatto leggere il Terzo Segreto di Fatima all’inizio del 1960, mentre era segretario del Cardinale Bea. Padre Martin affermò che il testo era contenuto su di un unico foglio di carta, che le parole della Madonna erano assai asciutte e precise e riguardavano un prossimo "papa" - un impostore che avrebbe usurpato il soglio pontificio sotto il controllo del demonio. Per questo, il Terzo Segreto di Fatima rivelerebbe il "mistero dell’iniquità" (2 Tess. 2,7): la Chiesa Cattolica "contraffatta" - la contro-chiesa, l’anti-Chiesa - il mistero del drago, la cui coda avrebbe spazzato via un terzo delle stelle del cielo , ovvero un terzo della gerarchia Cattolica sotto la guida di un antipapa eretico.

    E’ questo che Papa Giovanni Paolo II rivelò criticamente, nel suo discorso relativo alla rivelazione del Terzo Segreto il 13 maggio 2000: "Il messaggio di Fatima è un appello alla conversione, che mette in guardia l’umanità affinché non faccia il gioco del "drago", il quale con la "coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra" (Ap. 12, 4).

    Quando parlai con Padre Malachi Martin riguardo all’antipapa eretico e dell’apostasia nel Terzo Segreto, la sua risposta fu: "Fosse solo quello." L’antipapa e i suoi collaboratori apostati saranno (come li chiama Suor Lucia) i partigiani del diavolo (os partidarios do demonio) "i quali lavoreranno per il male e non avranno paura di niente". 1 Sono questi "partigiani del demonio" che costituiscono il "terzo delle stelle del cielo" precipitate sulla terra dalla coda del drago. Questi uomini che si nascondono come clero "Cattolico" sono in realtà membri segreti della setta e sono consacrati al demonio. Essi otterranno il controllo dell’apparato Vaticano e creeranno il "ramo" cattolico di una nuova religione ecumenica mondiale. La loro "chiesa" contraffatta sarà Cattolica solo di nome. Essa formerà la parte "Cattolica" della religione imposta e asservita dal Nuovo Ordine Mondiale. Il vero Cattolicesimo sarà considerato fuori legge, ed i fedeli Cattolici che rimarranno saldi nella loro vera fede, saranno soggetti alle più feroci persecuzioni che si siano mai viste nella storia..."segue

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  21. "...I Cattolici non saranno i benvenuti nella Civiltà dell’Amore: l’esclusivismo dei loro dogmi (quali extra ecclesiam nulla salus, ovvero "fuori dalla Chiesa non vi è salvezza") li renderanno sospetti e considerati alla stregua di "fanatici" e "terroristi" - una vera e propria minaccia all’unità ecumenica e alla "pace" del Nuovo Ordine Mondiale. Per questo, la vera Chiesa Cattolica verrà trattata come un’organizzazione criminale, e come una minaccia alla pace mondiale. Lo status della Chiesa sarà allora lo stesso che all’epoca delle persecuzioni nell’antica Roma, quando la Chiesa veniva vista come un’organizzazione sovversiva e criminale. Vi saranno leggi penali promulgate per punire i praticanti delle forme di religione "pre conciliari" e ormai "fuori moda" che minacciano la pace mondiale" (l’ordine ecumenico e neo-pagano della Civiltà dell’Amore) per il loro attaccamento settario all’esclusivismo dogmatico, il quale (viene già considerato tale!) porta a persecuzioni inquisitorie, alle guerre di religione, alle crociate.

    Verrà offerta un alternativa ai Cattolici, per evitare le spiacevolezze della persecuzione e del martirio. La vasta maggioranza sarà stata conquistata dall’inganno e diverrà apostata. Così come accade oggi in Cina, gli verrà concesso il loro Latino, il loro incenso, la loro "Messa", etc. - ma solo a condizione che essi siano in comunione con la Chiesa ufficiale - ovvero con ciò che sarà diventata la Roma apostata. Gli verrà imposto di rimanere fedeli al papa impostore la cui chiesa contraffatta sarà in comunione con la Grande Chiesa Ecumenica che unirà tutte le religioni.

    Coloro che avranno la grazia e la forza di continuare a professare la loro Fede Cattolica si rifiuteranno di abbandonare la vera Chiesa tradizionale Cattolica. Per questo rifiuto essi verranno trattati come fanatici irrecuperabili e scismatici ostinati. Verranno universalmente disprezzati come nemici della Civiltà dell’Amore, e verranno considerati responsabili del fallimento del Nuovo Ordine Mondiale nel raggiungere la pace universale, l’amore, l’unità e l’armonia. Il loro fato è descritto nella visione del Terzo Segreto: il Papa, il clero ed i fedeli cattolici verranno sistematicamente cacciati e brutalmente sterminati per il loro rifiuto ad abbracciare la falsa religione dell’Ecumenismo e della Libertà Religiosa, entrambe le quali sono state solennemente ed esplicitamente condannate dalla Chiesa Cattolica nei pronunciamenti pre conciliari di grandi Papi come Pio IX, nel Syllabus, Pio XI nella Mortalium Animos e Gregorio XVI nella Mirari Vos......" VI RISPARMIO IL RESTO,DATO CHE E' ABBASTANZA CHIARO QUESTO

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    1. Bravo Mardu, quest'articolo merita di essere conosciuto e per evitare sterili polemiche, non è farina sedevacantista.
      Patrizia

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    2. DIO TI BENEDICA MARDU!!
      Questi due posts da te inseriti descrivono molto bene quello che ci aspetta in un futuro non lontano, ed anche se materialmente non è niente di bello, a me dona tanto conforto sapere che ci viene offerta la possibilità di testimoniare la Fede in Gesù Signore fino anche all'effusione del sangue....
      Voglia il Signore avere pietà di noi ed accordarci la Grazia di rimanere saldi in Lui, ad ogni costo.

      (Anche a livello politico, economico e sociale la situazione non sarà diversa...magari prossimamente rifletteremo su questo con un articolo...)

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  22. Caro Mardunolbo mi metti il Link dell'articolo da te citato?...

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  23. scusatemi tanto, ma qualcuno sa che fine ha fatto il forum tradizione.biz??? e da qualche giorno che non lo trovo più.

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    1. Non sappiamo Celestino...
      magari hanno qualche problema tecnico...

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  24. Lucido e chiaro oltreché sincero il dire dell'ottimo Mardunolbo. Ecco ciò che ci aspetta nel gulag globale. Ecco il frutto del rinnovamento roncallianmontiniano, sotto il sole di satana. Bravo Mardunolbo, e se passa da Aosta le offro volentieri un pranzetto! Riccardo da Aosta

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    1. Gentil Riccardo, Ad Aosta il gracchio Mardunolbo vola con piacere avendo là lasciato ricordi ed affetti.dia mail o, MEGLIO, la dia ad Annarita che me la girerà.Attenzione che quel che ho scritto sopra non è farina del mio sacco, ma sono parole di padre Gruner,sacerdote cattolico perseguitato dalla gerarchia poichè ossequioso di Fatima.

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  25. Come meravigliarsi su papa Ratzinger?

    Al tempo del Concilio, riteneva che la Chiesa di Pio XII fosse una Chiesa che "fabbricasse pagani" (testuali parole).
    Guarda caso le stesse cose le dice pure Kiko Arguello.
    E qui si capisce come oggi, nonostante paramenti tradizionali che lo coprono, egli in sostanza non sia cambiato da allora, dal momento che approva i NC.

    Paradosi

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    1. Caro paradosi dove stà questo discorso di Ratzinger?...

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  26. Grazie Mic., per aver richiamato quei disturbatori, i quali non hanno alcun bisogno di trattare cose di importanza primaria e si perdono e vorrebbero farci perdere nelle nebbie. Noi dobbiamo trattare argomenti molto piu' seri in questo momento cosi' grave. Sarebbe meglio se quelli stessero zitti, avrebbero tutto da guadagnare.

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  27. Con riferimento a Ratzinger stiamo scoprendo giorno dopo giorno che e' un vero modernista e sta' cercando di portare tutti dentro (non si capisce quale chiesa) per farne ormai una chiesa mondializzata. Ripensando a quando diceva che la barca stava affondando e tutte quelle belle cose della Via Crucis del 2005, non riesco a capire dove voleva arrivare, guardando oggi cosa ci offre. - UNA CHIESA MONDIALIZZATA.

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  28. Cara A.Rita,

    Mi scusa per l'eccessiva quantità di messaggi in risposta ad anonimo.

    A proposito di Joseph Ratzinger, notare quello che lui ha detto circa la sua tesi di laurea su San Bonaventura e Gioacchino da Fiore:

    "Se la Rivelazione nella teologia neoscolastica era stata intesa essenzialmente come trasmissione divina di misteri, che restano inaccessibili all'intelletto umano, oggi la Rivelazione viene considerata una manifestazione di sé da parte di Dio in un'azione storica e la storia della salvezza viene vista come elemento centrale della Rivelazione. Mio compito era quello di cercare di scoprire come Bonaventura avesse inteso la Rivelazione e se per lui esistesse qualcosa di simile a un'idea di "storia della salvezza".
    È stato un compito difficile. La teologia medievale non possiede alcun trattato de revelatione ("sulla Rivelazione") come invece accade nella teologia moderna. Inoltre, dimostrai subito che la teologia medievale non conosce neanche un termine per esprimere da un punto di vista contenutistico il nostro moderno concetto di Rivelazione".
    Presentato il secondo volume delle «Gesammelte Schriften» di Joseph Ratzinger: la prefazione di Benedetto XVI - http://papabenedettoxvitesti.blogspot.com.br/2009/09/presentato-il-secondo-volume-delle.html

    Per comprendere la definizione della rivelazione da lui esposto, si deve tenere conta che nella concezione hegeliana* della storia, la storia viene considerata lo spirito assoluto. In questo modo, si può dire che concezione della storia (spirito absoluto) di Hegel suggerisce una manifestazione di Dio. Ratzinger applicare la concezione hegeliana della storia, la rivelazione cristiana e apparirà un diverso concetto di tradizione, che assorbirà questo nuovo concetto di rivelazione. Poi mi chiedo, come comprendere il rapporto della tradizione (e della propria stessa Sacra Scrittura) con la "storia della salvezza", che è ora considerato una rivelazione?

    Un Saluto dal Brasile

    *Leggere il testo che è stato publicato in Disputationes Theologicae:


    Mons. Livi: incompatibilità tra teologia cattolica e filosofia hegeliana
    http://disputationes-theologicae.blogspot.com.br/

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  29. Poco tempo dopo la sua elezione, mi ero rallegrata perchè il nuovo Papa aveva osato lo denunciare la cosiddetta "dittatura del relativismo", e pensavo: "Allora forse rimetterà le cose al giusto posto, sentiremo di nuovo un Vicario di Cristo che condanna con chiarezza gli errori e le eresie, dicendo pane al pane, vino al vino, e finalmente brillerà la Verità eterna, dopo decenni di confusione dottrinale e liturgica....finalmente ci spiegherà PERCHE' ci hanno fatto credere che la Messa antica era stata abolita per sempre !
    ma non è andata così: dopo l'approvazione dei NC e dopo Assisi3, evento al quale il papa disse di "essere stato costretto", mi è sembrato proprio che anche lui è soggiogato da quella dittatura.
    Non so, è una figura difficile da inquadrare, intelligentissimo ma coinvolto negli sbandamenti dei teologi modernisti del concilio.... però non riesco a pensare che sia egli stesso un convinto esponente di ideologie relativiste, anche se, davvero vi confesso che, ascoltando quella teoria che "le due forme dell'unico rito, NO e VO, devono fecondarsi a vicenda" questa idea mi ha sempre provocato sconcerto e profondo rifiuto, quasi ribrezzo spirituale....poichè mostrano che secondo lui esse hanno lo stesso grado di dignità e valore spirituale. E ciò sicuramente fa capo all'hegelismo che connota la sua formazione.
    Dicevo, nel thread prec. che la confusione è grandissima nei piccoli fedeli, e mi dispiace che qui spesso ssi creino equivoci: mi pare che bloggers e amministratori mi abbiano considerato una disturbatrice al pari di altri malevoli utenti, ma nessuno ha capito il mio dubbio, quando ho posto la domanda circa mons. Gherardini, e nessuno mio ha degnata di una risposta.
    Mi dispiace molto per questo malinteso, che non dipende da me, credo infatti di non aver offeso nessuno, nè di aver fatto sarcasmo, come certi habitué....ma sono stata confusa in uno stesso mucchio insieme coi trolls.
    Forse in altra sede ripeterò quella domanda, se non verrò ancora ignorata e considerata di disturbo, come è già accaduto.

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    1. Nebbia, non ho visto la tua domanda su mons. Gherardini, se volete, potete scrivermi al seguente indirizzo: falcometa@hotmail.it sarà un piacere parlare con te e tentare rispondere alla domanda.

      Un Saluto dal Brasile

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    2. No Nebbia...
      non sei stata assimilata ai disturbatori o trolls...
      Mi dispiace che la mancata risposta ti abbia ingenerato questo pensiero. Comprensibile, comunque.

      Avevo anche provato a fare una ricerca sui precedenti articoli per trarne le risposte alle domande da te poste, ma non ho avuto il tempo di portare a termine quelo che mi ero prefissata.

      Mi scuso con te, per questa mancanza, sperando di riuscire a riparlare di Magistero solenne o pontificio, e di Magistero ordinario e straordinario... Ti do il benvenuto in questo blog, e ti invito a farci ancora compagnia.
      :))

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    3. Vai a leggere e trovi che ti ho indicato un articolo interessante di don Pierpaolo, Superiore del Distretto Italia
      BlaisePascal

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    4. ops... come al solito ho sbagliato finestra il msg è diretto a Nebbia :)

      BlaisePascal

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  30. Gentile Nebbia,

    il papa non è dove sta per fare mediazioni tra la verità e la menzogna. A noi non interessa un papa intelligente, a noi interessa un papa che serva la tradizione e non la esponga alla prostituzione.
    Prostituire la tradizione con il mondo significa non fare il papa ma fare il politico, il mediatore culturale, il genio intellettuale, tutte cose inutili per la Chiesa, qualora la verità venga oltraggiata.

    Un papa che rifiuti di testimoniare, anche scandalizzando i benpensanti o cadendo in minoranza, non è degno di tale carica.

    Paradosi

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    1. Caro Paradossi,

      Purtroppo, la Chiesa Conciliare, attraverso gli istituti Eclesia Dei offre la tradizione (che è fonte di rivelazione) come um cattolicesimo greco-romano, che è più un'opzione tra cattolicesimo-liberale, cattolicesimo-protestante, cattolicesimo-comunista, ecc. Questo è il principale pericolo di un accordo per la FSSPX: ridurre la tradizione ha un'altra opzione tra i tanti.

      Un saluto dal Brasile

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    2. Ah certo che lo so Gederson: è il Pantheon della Chiesa conciliare, come diceva mons. Lefebvre. Solo così si spiega la comprensenza di neocatecumenali e di fraternità tradizionaliste. Purtroppo, però, alla lunga questo Pantheon andrà contro Roma stessa creando profonde lacerazioni nella Chiesa stessa (già sta avvenendo).
      Se i primi secoli avevano le eresie cristologiche, oggi ci sono, tra l'altro, le eresie ecclesiologiche: Chiese parallele all'interno di una stessa Chiesa.
      Se nel basso medioevo si sono avuti tre papi in una sola Chiesa, ora si ha un solo papa in molte Chiese.
      E' il caos totale!!!!!

      Paradosi

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  31. Tanto a Ratzinger non sta mica a cuore la tradizione...
    Guardate un poco cosa si pubblica sul Daily Telegraph e che da noi non si rende noto: il papa si fa fare un profumo personalizzato che ama moltissimo (al punto da ordinarne in gran quantità) con essenze di fiori e frutta (quindi prevalentemente femminile).

    Una cosa del genere la fa - da che sappia - la regina d'Inghilterra.

    Guardate un poco qui: http://www.agerecontra.it/public/press20/?p=10078

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  32. Per la redazione interessante segnalazione:

    La distruzione imminente di Roma prevista dal Terzo Segreto di Fatima (Il dogma della fede non è...)

    http://thirdsecret.org/content.php?252-The-imminent-destruction-of-Rome-predicted-by-the-Third-Secret-of-Fatima

    http://thirdsecret.org/content.php?213-THe-authentic-third-secret-of-Fatima

    http://www.traditioninaction.org/Questions/B352_Secret.html

    http://www.traditioninaction.org/HotTopics/a077ht_Sappers.htm

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  33. BXVI NON BACIA IL CROCEFISSO!

    ...in questo video sembra che baci il Crocifisso
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=3db5naPBt0k#!

    ...invece nel secondo video con angolatura differente si vede chiaramente che BXVI rifiuta di baciare il Crocifisso!!

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tj7ygttZ8Z8#!

    BlaisePascal

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