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domenica 21 aprile 2013

"Tutti i peccatori non sono eretici, ma gli eretici sono una specie particolare e pericolosa che noi dobbiamo evitare"...

L'illusione liberale

di Don François Chazal, FSSPX


10 aprile 2013

L'articolo è stato pubblicato nel sito francese Avec l'Immaculée, e risponde a quello scritto da Don François Laisney contro i critici di Mons. Fellay

Caro Don Laisney,
dal momento che in passato Lei ha aiutato la nostra causa, sono rimasto sorpreso del suo ultimo attacco contro il nostro piccolo gruppo (un vescovo, 50 sacerdoti – inclusi i 6 nuovi del mese di marzo – 3 monasteri e un carmelo in Germania) di resistenza alla FSSPX riconciliatrice, che don Couture ha raccomandato lui stesso in cattedra. È segno che il liberalismo si diffonde con la benedizione delle autorità.

La ringrazio per essersi accontentato di 3 pagine di sofismi, che sono un buon compendio delle falsità che ci vengono rinfacciate.


Sofisma n° 1 – Sarebbe bene essere regolarizzati adesso

Lei incomincia col dire che non siamo riusciti a dimostrare che Mons. Fellay è in errore… Bene, ma lo provi!

Noi citiamo soprattutto le sue stesse parole o i suoi scritti. Se si dice che la Dichiarazione del 15 aprile è una calunnia, Lei sarebbe il primo a pensare che questa Dichiarazione è un falso. Il doppio linguaggio di Menzingen è un processo in crescita e ben documentato, basato sull’idea che il Vaticano II e la nuova Messa possono essere migliorati e che non si può chiedere al Nuovo Ordine di condannarli (intervista  del 15 febbraio a Nouvelles de France).

La regolarizzazione è come uno stuzzicadenti, indifferente, il che significa che posso usarlo sull’occhio della mia sorellina. Un sacerdote non ha bisogno di essere regolato da Robespierre, ma dal buon Papa Pio VI. Ma no, Lei dice che noi dobbiamo essere in regola perché la legge è ordine. “Ordine!” dice il moderatore del Parlamento inglese. Sfortunatamente, il Nuovo Ordine è un ordine solo di nome. Esso è il disordine, il disorientamento diabolico, come ha detto Suor Lucia di Fatima e come Mons. Lefebvre ha detto a noi: “sottomettersi al male per obbedienza è peccatoNel giorno del giudizio, Dio [non ci chiederebbe] se abbiamo obbedito a delle autorità infedeli” (9 agosto 1986).

Perché non presenta ai fedeli il seguito della definizione di “legge”? Questo non è giusto.
Una legge è un ordine della ragione dato dal responsabile di un gruppo per il bene comune della comunità.

È ragionevole essere in regola con i demolitori della Chiesa? Cos’è successo al bene comune di Campos, dell’Istituto del Buon Pastore, dell’Istituto Cristo Re, della Fraternità San Pietro?

Quando la fede è in pericolo, il Diritto Canonico mette in regola coloro che si rifiutano di fare il bagno con gli squali. Dunque… serve un altro sofisma.


Sofisma n° 2 – I nuovi papi sono cattivi e liberali, ma non eretici

Per essere in comunione con gli squali, si deve provare che sono degli squali caritatevoli, non accettando come siamo noi, la loro preda, visto che noi distinguiamo chiaramente in essi ciò che è buono da ciò che è un po’ crudele.

Anche qui, Lei avrebbe dovuto dire, a noi che siamo dei lettori ignoranti, in che consiste il donatismo (un’eresia rigorista: le persone in stato di peccato devono essere evitate del tutto e non possono amministrare dei sacramenti validi.)

Ma noi, invece, parliamo volentieri con i liberali, con quelli del Nuovo Ordine e con i non-cattolici, ed essi sono anche i benvenuti nelle nostre Messe; ma condanniamo i loro errati modi d’agire.
Questo è quello che facciamo e credo che sia cattolico.
Facendo parte di un club di peccatori, cercando, con la grazia di Dio, di liberarci, invitando i peccatori, anche i liberali, non vedo come Lei possa paragonarci ai donatisti… A meno che il suo stomaco non riesca a digerire il fatto che noi chiamiamo le cose col loro nome.
Tutti i peccatori non sono eretici, ma gli eretici sono una specie particolare e pericolosa che noi dobbiamo evitare (devo provarglielo?).

Secondo Lei, il modo migliore per non vedere gli eretici è di non vedere le eresie, come per esempio impedire la pubblicazione in inglese del libro di Mons. Tissier, che si vende in Francia e che prova che Benedetto XVI è un eretico [NdT: La strana teologia di Benedetto XVI, ed. Ichthys, 2012]. Io avrei dovuto pensarci: se vogliamo una Roma migliore, tutto quello che dobbiamo fare è dire che tali cose non sono delle super-eresie e attirare l’attenzione sui gesti “tradizionali” di Benedetto XVI, evitando accuratamente di dire che ha benedetto un centro islamico, che ha nominato un massone alla Pontificia Accademia delle Scienze, che ha recitato i Vespri con i Protestanti in San Paolo fuori le mura, che ha preparato la beatificazione di Paolo VI, ecc… La maggior parte di queste informazioni non si trovano su DICI o su FSSPX.org, le si deve cercare penosamente altrove.

Dunque, come può dire che voi resistete al liberalismo, quando vi rifiutate di esporre le eresie (cosa più grave)? In che modo il Capitolo Generale può pretendere di conservare la libertà di rifiutare gli errori, quando, anche prima di essere regolarizzati, quello che constatiamo è il silenzio assordante sugli scandali del papato attuale?


Sofisma n° 3 – I nuovi papi non sono così liberali

Sì Sì No No chiamava il cardinale Ratzinger “un Prefetto della Congregazione della Fede senza la Fede”. Tutti coloro che hanno studiato i suoi scritti giungono alla stessa conclusione. Egli non è liberale allo stesso grado di Dupanloup e Montalembert, ma rallegriamoci, adesso abbiamo Papa Francesco.
Disperando di trovare qualcosa su DICI o su FSSPX.org, ho seguito la sua Messa inaugurale su Youtube… Questa la nuova religione: donne che fanno la lettura, comunione ai fautori dell’aborto Joe Biden e Nancy Perosi, rappresentanti delle false religioni vicino all’altare, dal lato del Vangelo, l’anello di Paolo VI, la preghiera alla tomba di San Pietro col Patriarca scismatico, paramenti Novus Ordo, abusi liturgici di ogni sorta, omelia di sinistra, omaggio dei cardinali in piedi, ecc. E non parlo degli altri aspetti di questo papa gesuita… ve ne sono tanti e ben più importanti di quelli riferiti da Don Bouchacourt.

Anche se potete contare sul fatto che molti fedeli non verificheranno i fatti, io penso che Papa Francesco vi renderà più difficile il compito di provare che Roma è cambiata… tranne che in peggio. Se voi persevererete in questo accecamento liberale, un po’ meno forse rispetto agli altri gradi di liberalismo, aspettatevi che la crisi nella FSSPX continuerà.
Volete davvero che ci raggiungano altri sacerdoti?

Se fossi Mons. Fellay, ammetterei umilmente di aver “presentato male la situazione e l’ampiezza dell’eresia a Roma” o che “Roma va di male in peggio e noi lo denunciamo ed escludiamo ogni accordo con essa”. Ma non c’è alcun segno di questo. Che Dio vi aiuti a capire le cose con questo nuovo papa, che è meno pericoloso per noi perché è meno ambiguo. L’etichetta corrisponde al contenuto della bottiglia, mentre con Benedetto XVI abbiamo avuto perfino le scarpe rosse.


Sofisma n° 4 – Ci si deve riunire alla Chiesa visibile

Il suo paragrafo successivo è un po’ complesso e ammetto che gli argomenti dell’anglicanesimo sono un po’ forzati. Ma resta il fatto che il suo ragionamento, che è una ripresa dell’infame lettera di Mons. Fellay del 14 aprile, corrisponde allo stesso manchevole ragionamento usato da Dom Gérard per abbandonare Mons. Lefebvre nel 1988.
Come Lei stesso dice più avanti, dopo il Vaticano II “si è manifestata chiaramente” una nuova Chiesa. Ciò che abbiamo è un grosso groviglio di verità ed errori, con persone buone che hanno la fede e altre marce. In mezzo a tale miscuglio dove mal si distingue il grano dal loglio, che facciamo? Andiamo in mezzo al campo? No! Dio sbroglierà tutto a suo tempo.

Nel frattempo, noi dobbiamo rimanere legati il più possibile alla Chiesa cattolica visibile, pregando e riconoscendo papi e vescovi e dando prova di cortesia nei confronti dei preti del Novus Ordo che stanno dalle nostre parti, ottenendo talvolta il permesso di servirci delle belle chiese ed astenendoci dal dire che tutti quelli del Nuovo Ordine sono cattivi.

Ma per voi liberali, come per i Galati insensati di una volta, si tratta della salvezza nella melma, come dice Mons. Williamson. Voi volete confondervi canonicamente in questa melma vischiosa e inestricabile. Non avete appreso alcunché dalle esperienze del passato, e il fatto che la situazione a Roma sia peggiorata (Papa Francesco, Müller, Kasper, Bertone, ecc.) non fa cambiare il vostro ragionamento. Buona fortuna!
Farete parte del parlamento delle religioni, prima di essere calpestati come i Redentoristi di Papa Stronsay [NdT: nome dell’isola in cui abitano i Redentoristi].
Vi è ben altro di più importante nella vita che avere i documenti in regola.
Noi piangiamo amaramente perché l’umanità ha perso i suoi mezzi visibili per la salvezza, perché la Chiesa visibile ha perduto la sua identità missionaria col Vaticano II, così che un numero enorme di anime scendono all’inferno come fiocchi di neve.

No, Reverendo, noi amiamo la Chiesa visibile più di quanto Lei pensi: insegnare la fede a tutte le nazioni, come ha comandato Nostro Signore, questo significa compiere un atto di visibilità che non si ritrova più nella Chiesa conciliare.

È triste vederLa seguire le false argomentazioni di Mons. di Noia.


Sofisma n° 5 – Mons. Fellay lotta contro il Vaticano II

Come può conciliare ciò che dice in seguito, con la dichiarazione che fece Mons. Lefebvre nel 1976: «Nella misura in cui il Papa, i vescovi, i preti e i fedeli aderiscono a questa nuova Chiesa, si separano dalla Chiesa attolica»?
Nel corso degli stessi mesi durante i quali Lei afferma che era fedele, Mons. Fellay scriveva accuratamente il suo preambolo dottrinale, che potrebbe essere il manifesto dottrinale di qualunque altro movimento dell’ambito Ecclesia Dei.
Sorprendentemente, il Papa non può accettarlo per ragioni politiche che ancora non conosciamo o perché non si fidava di poter catturare così tutta la FSSPX.
Se l’avesse accettato, noi oggi riconosceremmo il Vaticano II, la validità e la legittimità della nuova Messa, la validità di tutti i sacramenti del Novus Ordo, perfino i sacramenti dubbi della Cresima e dell’Ordine. Saremmo in accordo con la professione di fede del 1989, che comprende la sottomissione al Vaticano II e seguiremmo il Magistero attuale, secondo i termini di Lumen Gentium 25. Dovremmo dire che la libertà religiosa è conciliabile con la Tradizione (quantunque difficilmente). Faremmo nostro il Diritto Canonico, senza neanche menzionare il vecchio Codice che Mons. Lefebvre ci chiedeva di seguire.

Una liquidazione completa che, secondo il fratello del Papa, Benedetto XVI si è dispiaciuto molto di non essere riuscito a farci accettare.

Ma il 14 luglio, il Capitolo Generale ha esposto un grosso cartello: IN VENDITA!

Guardi le dichiarazioni inquietanti del passato, le interviste, specialmente quella della CNS, la lettera del 14 aprile, le sei condizioni, le parole dei due Assistenti, e la sentenza è chiara: Mons. Fellay combatte forse il Vaticano II… con un quarto delle sue energie.


Sofisma n° 6 – Roma si riavvicina alla tradizione

L’elezione trionfale e l’istallazione di Francesco, confermano perfettamente che questo “reale sforzo” di Roma per ritornare alla Tradizione era solo una fase della Rivoluzione. Spesso è necessario fare qualche passo indietro per meglio saltare.
Imparerete la lezione di Papa Francesco e sarete più prudenti? Considerando il silenzio dei siti ufficiali della FSSPX, io temo di no. Ma, se voi pensate ancora di farvi riconoscere dalla trionfante Roma modernista, questo può dare più tempo ai buoni sacerdoti anti-liberali che fanno ancora parte della Fraternità ufficiale (e sono numerosi), perché aprano gli occhi. Anche noi abbiamo bisogno di più tempo per preparare la scialuppa di salvataggio. Io penso anche che Papa Francesco terrà presente Mons. Fellay, almeno lo spero.


Sofisma n° 7 – Meglio prevenire che guarire

Lei vuole che, per reagire, noi si aspetti l’arrivo nelle nostre cappelle della nuova Messa, del Vaticano II e di tutti i loro armamentari.
Lei vorrebbe che noi ci lasciassimo ingannare ancora una volta e che ci trovassimo obbligati a nuotare verso un altro battello solo quando il primo sarà colato a picco.
Ma, Reverendo, noi siamo già stati ingannati una volta, e in maniera magistrale, dal Concilio. Abbiamo studiato nei particolari il processo e abbiamo constatato che il medesimo procedimento è stato impiegato nei confronti di coloro che hanno abbandonato la battaglia vicino a Mons. Lefebvre. Vuole davvero che ci si inganni nuovamente?
Prima di agire, dovremmo attendere l’accettazione ufficiale del Vaticano II, avvolta in un linguaggio a doppio senso e accompagnata da un apparente passo indietro.
Ma è proprio questo linguaggio ambiguo che ci stimola ad agire, per paura che gli spiriti semplici si lascino ingannare.
Il nostro compito è difficile e ai suoi occhi è penoso, ma noi ci dobbiamo assicurare che rimarrà un gruppo importante di resistenti quando sarà fatta la riconciliazione che voi auspicate.
La vostra determinazione a ritornare nella Chiesa ufficiale del Nuovo Ordine, nutre a sua volta la nostra di determinazione.


Sofisma n° 8 – Pregate, pagate e obbedite

Il suo ultimo paragrafo, Reverendo, è indirizzato direttamente a Mons. Williamson, attuale capo della resistenza.
Io non so, Reverendo, se Lei si rende conto che l’obbedienza è la vostra arma principale, esattamente come per il Novus Ordo nei confronti della FSSPX; e noi cinquanta constatiamo con tristezza che si tratta della sola risposta presentata ai problemi dottrinali che abbiamo esposto.

Ecco quindi che si può comprendere la perplessità di Mons. Williamson per creare uno stretto legame d’obbedienza, poiché è già la seconda volta che ci si vuole imporre l’obbedienza per disobbedire a Dio.

Certo, alcuni di noi amerebbero costituire una organizzazione, un’armata, un po’ come i primi Gesuiti, Ma Sua Eccellenza non gradisce l’idea e non accetterebbe di farne parte, né di dirigere un seminario.
Peraltro, i nostri fedeli aspirano alla sicurezza di un corpo organizzato di sacerdoti; vogliono dei combattenti uniti in una rete mondiale. Allora, che facciamo?
Indovini! Noi ubbidiamo a Mons. Williamson, fidando nel fatto che la necessità di una “armata mariana” emergerà gradualmente dai legami di carità che esistono tra noi, dalla necessità di provvedere ai sacramenti e a quell’aiuto sacerdotale di cui le famiglie hanno bisogno.
Già emergono dei capi regionali, come Don Pfeiffer nell’America del Nord, Dom Thomas nell’America del Sud, Don Pinaud, io penso, in Francia. Don Ringrose è un buon capo nel suo ambito e Don Ortiz lavora gioiosamente con lui. Da parte mia, io mando una copia dei miei documenti canonici a Notre-Dame du Mont Carmel.

Noti che si era profetizzato che si sarebbe trattato di “una dozzina”, che “non si sarebbe tenuta insieme”. I fatti lo smentiscono: noi siamo in contatto e ci aiutiamo a vicenda dottrinalmente, spiritualmente e finanziariamente.
No, non c’è il caos fra noi. Noi siamo una organizzazione nascente in via di sviluppo.
I nostri concorrenti vorrebbero che noi prendessimo delle decisioni affrettate, ma per il momento noi siamo solo dei sacerdoti rigettati dalla FSSPX e cerchiamo di sopravvivere allo choc. I nostri giuramenti e le nostre promesse noi le osserviamo nel dolore, senza casa da un anno, e senza niente in banca.

Dopo questi abusi di fiducia da parte delle autorità, è anche difficile per i fedeli orientarsi (talvolta l’autorità dovrebbe provare a guadagnarsi la fiducia dei sottoposti).
Certi fedeli vengono colpiti dall’ostracismo, altri non possono più sopportare il liberalismo di certi sacerdoti locali… e devono accontentarsi di rare visite di un missionario che copre un vasto territorio. Ma vi sono i fortunati di Vienne, in Virginia, di Los Angeles (Don Perez), della Florida, del Brasile, ecc.

Non si preoccupi, Reverendo, se ancora non abbiamo una inquadratura secondo i suoi desideri, una inquadratura ben definita, questo serve a riflettere bene per la struttura migliore. Pensi a due periodi di 12 anni per un Superiore generale… un quarto di secolo!

Per finire con una nota gaia, parliamo dello zelo amaro.
Qui si affacciano diverse domande:

Chi ha lasciato il pranzo pieno di amarezza prima della fine, perché non poteva più trattenere la collera, ed ha ripetuto l’esperienza altrove?
Chi ci ha rifiutato l’assoluzione?
Chi dice ai poveri paesani che noi saremmo scismatici?
Chi vuole che noi si mangi in biblioteca e si dica Messa nelle nostre camere?
Chi rifiuta di parlarci, perfino per valutare le sue argomentazioni in privato?
Chi ci dice che sarebbe illegale per noi andare nelle cappelle e nelle proprietà della FSSPX? Chi scomunica i fedeli negli Stati Uniti e in Italia?
Chi ha detto a Dom Cypriano di cacciare Dom Raphael?


No, reverendo, io non Le rifiuterei l’assoluzione perché si fa delle illusioni e non rifiuterei di offrirLe un bicchiere della birra che amo (la Guinnes amara, lo confesso). Venga quando vuole alla mia tavola o venga a passare un momento davanti ad una bibita. Io non penso che Lei per questo vada all’Inferno. Si potrebbe perfino gustare un po’ di whisky al Priorato di Singapore, visto che ne restano ancora un po’ di bottiglie nella FSSPX.

Senza volerLa ubriacare, alzo la mia birra amara e Le auguro di essere così poco amaro come me.

In Gesù e Maria

François Chazal +

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