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domenica 7 novembre 2010

Consigli ad un novizio per conservare il fervore della vocazione...

Quando viene ripreso o accusato (anche ingiustamente di cose di poca importanza), eviti di scusarsi, ed ami con affetto speciale chi lo accusa e lo riprende. Ami d'esser disprezzato in tutto, nelle mansioni affidategli, negli abiti, nella stanza, nel vitto, ecc. Non si intrometta a dire il suo parere se non quando viene interrogato. Si mortifichi in tutto secondo la prudenza e l'obbedienza, nel mangiare, nel dormire, nel guardare, nel sentire ecc. Osservi la modestia sia con sé, che con gli altri. Tenga quasi sempre gli occhi bassi, specialmente in chiesa, a mensa, nella ricreazione e per la strada. Conservi il silenzio, fuorché quando bisogna parlare o per la gloria di Dio, o per l'utile proprio o del prossimo. E parlando specialmente nelle ricreazioni, non alzi la voce; e sfugga i contrasti e tutti i discorsi vani e mondani. Cerchi sempre d'introdurre discorsi devoti, sulla vanità del mondo, sull'amore per Gesù e Maria, sugli esempi dei santi e sul modo di avanzare nel cammino di perfezione. Dopo aver commesso un difetto, faccia subito un atto di umiltà, si penta e si metta in pace. Non desideri niente, ma solo quel che vuole Dio. Non domandi consolazioni. Nell'aridità di spirito si umilii e si rassegni nelle mani del Signore.

Il desiderio della perfezione


Il primo mezzo che deve prendere una religiosa, per giungere alla perfezione ed esser tutta di Dio, è il desiderio della perfezione. Bisogna desiderare di raggiungere il maggior grado di santità a cui si può arrivare. Chi non desidera di giungere ad acquistare il tesoro della perfezione, sembrandogli troppo dura la fatica per arrivarvi, resterà sempre negligente nella sua tepidezza, senza mai dare un passo nella via di Dio. Anzi chi non desidera e non si sforza di camminar sempre avanti nella via del Signore, come dicono tutti i maestri di spirito e come insegna l'esperienza, andrà sempre indietro e si porrà in gran pericolo di perdersi. Nella via dello spirito, il non andare avanti equivale all'andare indietro. Dice S. Agostino che la vita di un buon cristiano è un continuo desiderio della perfezione: Tota vita christiani boni sanctum desiderium est (Tract. IV, in I Ep. Ioan.). Sicché colui che non conserva nel cuore il desiderio di farsi santo, sarà cristiano, ma non buon cristiano. E se ciò vale generalmente per tutti, specialmente vale per i religiosi, i quali, benché non siano obbligati ad esser perfetti, debbono nondimeno con modo speciale tendere alla perfezione; così appunto insegna S. Tommaso. Insomma, come non v'è uomo che giunga alla perfezione di qualche scienza o arte, se prima non desidera ardentemente di acquistarla, così non v'è stato mai santo che sia giunto alla santità, senza un gran desiderio di conseguirla.

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